GABRIEL GARCIA MARQUEZ

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Tanto per ricordare  Gabriel Garcia Marquez

Lo ricordo in una maniera un po’ traversa, direi di rinterzo, quella di cui dispongo. All’uscita del mio libro una carissima amica volle farmi il regalo di scrivere qualcosa. Di tutto il libro volle concentrarsi su di un capitolo particolare, quello che riguardava “La donna della mia vita”. E di questo isolò la frase, forse la più  riuscita dell’intero libro. Per parlare di me partì da lontano. E da molto in alto:  da un libro di Gabriel Garcia Marquez  (L’amore ai tempi del colera). Ovviamente il fatto è casuale, non è che in qualche maniera mi accostò a lui, anzi “Lontano dalla prosa suprema di Marquez”. Mi ha fatto un immenso  piacere.

Pubblicato originariamente su Cato Major il 28 luglio 2012 con il titolo “Dell’amore inespresso, tardivo, coniugale

Lo pubblico di nuovo oggi in occasione della di lui dipartita.

E comunque: grazie Raffaella

 

Dell’amore inespresso, tardivo, coniugale

di Raffaella Guidi Federzoni

Ho pensato a lungo come cominciare questo mio scritto. Ci ho pensato mentre mi affaccendavo nelle cose di tutti giorni, interrompendo solo per una veloce lettura su Facebook, fatta per capire cosa vogliono e pensano gli uomini e le donne che hanno chiesto e ottenuto la mia amicizia. Quello che vogliono e pensano è immutato, esiste da molto prima che si conoscesse il significato della parola “social network”. Attenzione, ecco quello che vogliono, che vogliamo. Interesse nei loro e nei nostri pensieri ed azioni, nella vita, che non è la stessa di quella di chi li legge.
Così, zampettando qua e là, mi è capitato sotto gli occhi un commento di qualcuno che riportava un estratto da un libro da me letto quasi trent’anni fa. Quando lo lessi lo amai per tante ragioni, ora lo amo per altre.

La storia è semplice e bellissima, scritta con una prosa ricca e colorata che ha fatto scuola e creato un genere. Racconta di un uomo, che oggi si definirebbe ‘nerd’, un giovane bruttino e di famiglia poco nobile che si innamora di una splendida adolescente e l’aspetta per “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”. Lei proprio non se lo fila, dopo un’iniziale cedimento subito corretto dai suoi genitori . Al momento giusto si sposa lo scapolo più interessante su piazza, lo ama come usava un tempo, e lui ricambia alla stessa maniera, con qualche tradimento ma sempre considerandola la donna centrale della sua vita. Nel frattempo il ‘nerd’ si da’ da fare, costruisce la sua carriera e la sua ricchezza, e pur pensando alla splendida adolescente non si lascia sfuggire una scopata che sia una. Ogni tanto i due si incontrano, lui si sturba, lei per niente. Eh, le donne sono fatte così, perfide e distratte.

La vita va avanti, nel variopinto ambiente sudamericano, fino a che, ormai anzianotti e nonni i personaggi trovano una soluzione alla terza età. L’ex scapolo ambito, marito fedifrago ma comunque solidamente in amore con la mogliera, vede bene di esalare l’ultimo respiro dopo aver finalmente pronunciato la frase che forse era il caso che avesse detto qualche decennio prima “Dio solo lo sa quanto ti amo”.  Questo passaggio piace da morire a diversi maschi, a me femmina molto meno. L’amore inespresso non serve se non a compiacere chi non l’esprime. Quando ciò verrà capito nel mondo occidentale, cambierà la letteratura, l’arte e la qualità della vita di molte donne.

Tornando alla nostra eroina, dal nome di Fermina Daza, lei si commuove per la dipartita del marito e per le parole tardive ma comunque apprezzate. Piange un po’ e poi finalmente comincia a pensare a sé stessa. Si rende conto di aver ricoperto per tantissimo tempo il ruolo di mantenuta di lusso. A questo punto, con un tempismo eccezionale, rientra in scena il nerd, che risponde al nome di Florentino Ariza. L’omo ha l’intelligenza di non sbattere subito la signora anzianotta su di un divano, ma di scriverle. Sissignori, scriverle. La potenza della parola come strumento massimo di seduzione.

Lei, dopo un primo rifiuto, cede. Cosicché, nonostante l’età e il fisico cadente, i nostri eroi finalmente si abbandonano all’amore vero, quello che considera le persone nella loro interezza e dura per sempre.

(Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera).

Quello che ho scritto fino ad ora è solo un lungo prologo. Mi serve per introdurre un altro libro. Lontano dalla prosa suprema di Marquez, è un libro semplice e sincero di un uomo cresciuto in campagna. La biografia di un ragazzo di Maremma, oramai nonno, che si guarda indietro e ricorda la sua vita svoltasi sempre negli stessi luoghi. Roberto non ha il genio del grande scrittore, ma le parole di chi non si vergogna a raccontare quanto abbia amato la famiglia, la fattoria, gli amici, un mondo che non esiste più.

Sopratutto Roberto ha amato Laura. Se l’è trovata vicina di casa da bambina e non ha avuto paura a prendersela come moglie appena è stato possibile. Ha continuato ad amarla e rispettarla nelle diverse stagioni della vita. Da lei è stato ricambiato. Sempre con coraggio ne scrive.

Io penso che se il tuo uomo scrive di te “ha il profumo di femmina più pulito e seducente che ho sentito in tutta la mia vita” ti puoi, come dire, accontentare.

L’amore coniugale è a volte una prigione. A volte invece è un miracolo. Così come un amore tardivo, aspettato per anni e finalmente arrivato. Ma ci vuole coraggio.
(Roberto Tonini – i miei acquisti in Maremma – Edizioni Effigi)

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Dell’amore inespresso, tardivo, coniugale

    di Raffaella Guidi Federzoni

    Ho pensato a lungo come cominciare questo mio scritto. Ci ho pensato mentre mi affaccendavo nelle cose di tutti giorni, interrompendo solo per una veloce lettura su Facebook, fatta per capire cosa vogliono e pensano gli uomini e le donne che hanno chiesto e ottenuto la mia amicizia. Quello che vogliono e pensano è immutato, esiste da molto prima che si conoscesse il significato della parola “social network”. Attenzione, ecco quello che vogliono, che vogliamo. Interesse nei loro e nei nostri pensieri ed azioni, nella vita, che non è la stessa di quella di chi li legge.
    Così, zampettando qua e là, mi è capitato sotto gli occhi un commento di qualcuno che riportava un estratto da un libro da me letto quasi trent’anni fa. Quando lo lessi lo amai per tante ragioni, ora lo amo per altre.

    La storia è semplice e bellissima, scritta con una prosa ricca e colorata che ha fatto scuola e creato un genere. Racconta di un uomo, che oggi si definirebbe ‘nerd’, un giovane bruttino e di famiglia poco nobile che si innamora di una splendida adolescente e l’aspetta per “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”. Lei proprio non se lo fila, dopo un’iniziale cedimento subito corretto dai suoi genitori . Al momento giusto si sposa lo scapolo più interessante su piazza, lo ama come usava un tempo, e lui ricambia alla stessa maniera, con qualche tradimento ma sempre considerandola la donna centrale della sua vita. Nel frattempo il ‘nerd’ si da’ da fare, costruisce la sua carriera e la sua ricchezza, e pur pensando alla splendida adolescente non si lascia sfuggire una scopata che sia una. Ogni tanto i due si incontrano, lui si sturba, lei per niente. Eh, le donne sono fatte così, perfide e distratte.

    La vita va avanti, nel variopinto ambiente sudamericano, fino a che, ormai anzianotti e nonni i personaggi trovano una soluzione alla terza età. L’ex scapolo ambito, marito fedifrago ma comunque solidamente in amore con la mogliera, vede bene di esalare l’ultimo respiro dopo aver finalmente pronunciato la frase che forse era il caso che avesse detto qualche decennio prima “Dio solo lo sa quanto ti amo”. Questo passaggio piace da morire a diversi maschi, a me femmina molto meno. L’amore inespresso non serve se non a compiacere chi non l’esprime. Quando ciò verrà capito nel mondo occidentale, cambierà la letteratura, l’arte e la qualità della vita di molte donne.

    Tornando alla nostra eroina, dal nome di Fermina Daza, lei si commuove per la dipartita del marito e per le parole tardive ma comunque apprezzate. Piange un po’ e poi finalmente comincia a pensare a sé stessa. Si rende conto di aver ricoperto per tantissimo tempo il ruolo di mantenuta di lusso. A questo punto, con un tempismo eccezionale, rientra in scena il nerd, che risponde al nome di Florentino Ariza. L’omo ha l’intelligenza di non sbattere subito la signora anzianotta su di un divano, ma di scriverle. Sissignori, scriverle. La potenza della parola come strumento massimo di seduzione.

    Lei, dopo un primo rifiuto, cede. Cosicché, nonostante l’età e il fisico cadente, i nostri eroi finalmente si abbandonano all’amore vero, quello che considera le persone nella loro interezza e dura per sempre.

    (Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera).

    Quello che ho scritto fino ad ora è solo un lungo prologo. Mi serve per introdurre un altro libro. Lontano dalla prosa suprema di Marquez, è un libro semplice e sincero di un uomo cresciuto in campagna. La biografia di un ragazzo di Maremma, oramai nonno, che si guarda indietro e ricorda la sua vita svoltasi sempre negli stessi luoghi. Roberto non ha il genio del grande scrittore, ma le parole di chi non si vergogna a raccontare quanto abbia amato la famiglia, la fattoria, gli amici, un mondo che non esiste più.

    Sopratutto Roberto ha amato Laura. Se l’è trovata vicina di casa da bambina e non ha avuto paura a prendersela come moglie appena è stato possibile. Ha continuato ad amarla e rispettarla nelle diverse stagioni della vita. Da lei è stato ricambiato. Sempre con coraggio ne scrive.

    Io penso che se il tuo uomo scrive di te “ha il profumo di femmina più pulito e seducente che ho sentito in tutta la mia vita” ti puoi, come dire, accontentare.

    L’amore coniugale è a volte una prigione. A volte invece è un miracolo. Così come un amore tardivo, aspettato per anni e finalmente arrivato. Ma ci vuole coraggio.
    (Roberto Tonini – i miei acquisti in Maremma – Edizioni Effigi)

  2. Giorgio ha detto:

    Caro Roberto,
    se come dice la brava Raffaella Guidi Federzoni Laura si può “accontentare” di quanto le hai scritto, anche tu ti dovresti “accontentare” di una recensione del libro che prende a pretesto come prologo un racconto di un certo Gabriel Garcia Marquez!
    Chapeau …
    In tutta sincerità il coraggio di amare e di farne pubblica ammissione è la cosa più preziosa del tuo libro.
    Una grande lezione per la nostra generazione di anoressici/bulimici amatori.
    Un caro saluto e un bacio a Laura
    Slow love

    Giorgio Pernisco

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