La nascita della fiera del Madonnino

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vecchia fiera rid

La nascita della fiera del Madonnino

Scritto da Roberto Spadi il 16-feb-2009

Non mi ricordo bene se era il ’74 o il ’75 quando incominciammo l’avventura della Fiera dell’Olmini, che ora si chiama Fiera del Madonnino.

Avevo 16-17 anni, e il Presidente dell’Olmini, l’indimenticato Varo Ortimini, incominciò a parlare a noi giocatori e anche ai nostri genitori  dell’opportunità di inventarci qualcosa per poter finanziare la squadra di calcio più scalcinata (in senso buono…) che io ricordi, l’Ortimini non si capacitava del fatto che le squadre dei paesi intorno, Sticciano, Ribolla, ecc… si facevano forti (?) con i giocatori nati e cresciuti nel campetto di fianco all’officina della Cooperativa Vallebruna, Guerrino Ciofani, il mì fratello, il Bigliazzi, per citare solo alcuni, e lui si doveva arrangiare  a rinfoltire la rosa di noi un po’ di seconda scelta con dei “mercenari” pescati nei ranghi del Distretto Militare o dell’Aereonautica di Grosseto.

L’anno precedente facemmo una specie di prova generale organizzando nel famigerato (buche, cespugli di spini, residui di ferro…) campetto accanto all’officina della Vallebruna, un torneo di “calcio a 7”, la preparazione fu una fatica incredibile, ma quando fu il giorno dell’inizio del torneo io non credevo ai miei occhi, il campetto perfettamente livellato, rasatissimo, centinaia di persone tutt’attorno, fu l’unico problema a cui non avevamo pensato, (TROPPI SPETTATORI!!!), Il bar a metà pomeriggio aveva finito le bibite !!

L’anno seguente fu istituito un comitato con l’idea di mettere su una Fiera per l’agricoltura come richiamo per far affluire gente allo stand gastronomico e incominciò l’avventura, un successone, ma la cosa incredibile fu che molti dei visitatori erano rimasti colpiti dall’esposizione dei macchinari che devo dire in tutta onestà, i più erano nostri, nel senso che per rinfoltire (Varo aveva un po’ la fissa…) il parco macchine gli ultimi giorni presi dalla disperazione s’andò da chi aveva qualche trattore o qualche altro attrezzo un po’ più novo a chiedere se ce li prestavano per qualche giorno, giusto il tempo della fiera.

Di quel periodo il ricordo più struggente e quello dell’impegno e l’entusiasmo di Mario Daffara, che come difensore magari non era un granchè, però metteva uno strenuo impegno in tutto quello che faceva, anche quando “stronchicciava “ le caviglie dei malcapitati avversari.

Così il Presidente potè comprare finalmente due giocatori “veri”, il Verreschi e l’Altoni e mise mano al Nuovo campo di calcio accanto alla Chiesa dell’Olmini (e qui potrei cominciare a raccontare la storia di Don Giovanni e il tifo “sportivo”, ma è meglio lasciar perdere…) e tanto per cominciare ‘un s’arrivò ultimi nel campionato seguente.

Roberto Spadi

 

 

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  1. Roberto Spadi ha detto:

    La nascita della fiera del Madonnino
    Scritto da Roberto Spadi il 16-feb-2009

    Non mi ricordo bene se era il ’74 o il ’75 quando incominciammo l’avventura della Fiera dell’Olmini, che ora si chiama Fiera del Madonnino.

    Avevo 16-17 anni, e il Presidente dell’Olmini, l’indimenticato Varo Ortimini, incominciò a parlare a noi giocatori e anche ai nostri genitori dell’opportunità di inventarci qualcosa per poter finanziare la squadra di calcio più scalcinata (in senso buono…) che io ricordi, l’Ortimini non si capacitava del fatto che le squadre dei paesi intorno, Sticciano, Ribolla, ecc… si facevano forti (?) con i giocatori nati e cresciuti nel campetto di fianco all’officina della Cooperativa Vallebruna, Guerrino Ciofani, il mì fratello, il Bigliazzi, per citare solo alcuni, e lui si doveva arrangiare a rinfoltire la rosa di noi un po’ di seconda scelta con dei “mercenari” pescati nei ranghi del Distretto Militare o dell’Aereonautica di Grosseto.

    L’anno precedente facemmo una specie di prova generale organizzando nel famigerato (buche, cespugli di spini, residui di ferro…) campetto accanto all’officina della Vallebruna, un torneo di “calcio a 7”, la preparazione fu una fatica incredibile, ma quando fu il giorno dell’inizio del torneo io non credevo ai miei occhi, il campetto perfettamente livellato, rasatissimo, centinaia di persone tutt’attorno, fu l’unico problema a cui non avevamo pensato, (TROPPI SPETTATORI!!!), Il bar a metà pomeriggio aveva finito le bibite !!

    L’anno seguente fu istituito un comitato con l’idea di mettere su una Fiera per l’agricoltura come richiamo per far affluire gente allo stand gastronomico e incominciò l’avventura, un successone, ma la cosa incredibile fu che molti dei visitatori erano rimasti colpiti dall’esposizione dei macchinari che devo dire in tutta onestà, i più erano nostri, nel senso che per rinfoltire (Varo aveva un po’ la fissa…) il parco macchine gli ultimi giorni presi dalla disperazione s’andò da chi aveva qualche trattore o qualche altro attrezzo un po’ più novo a chiedere se ce li prestavano per qualche giorno, giusto il tempo della fiera.

    Di quel periodo il ricordo più struggente e quello dell’impegno e l’entusiasmo di Mario Daffara, che come difensore magari non era un granchè, però metteva uno strenuo impegno in tutto quello che faceva, anche quando “stronchicciava “ le caviglie dei malcapitati avversari.

    Così il Presidente potè comprare finalmente due giocatori “veri”, il Verreschi e l’Altoni e mise mano al Nuovo campo di calcio accanto alla Chiesa dell’Olmini (e qui potrei cominciare a raccontare la storia di Don Giovanni e il tifo “sportivo”, ma è meglio lasciar perdere…) e tanto per cominciare ‘un s’arrivò ultimi nel campionato seguente.

    Roberto Spadi

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