Rossana

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Rossana

Rossana

Rossana aveva qualche anno meno di me, ma da adolescenti anche 5 o 6 anni sono già una generazione. E questa è stata una sfortuna. Perché ho iniziato ad incontrarla con amici solo quando lei era già una ragazza.

Era bella Rossana, molto bella. Di una bellezza unica e rara, una bellezza di classe presa con tutta evidenza dai genitori anch’essi molto belli. Ma c’era anche tanta bellezza interiore che si poteva facilmente notare, una vena artistica anche quella presa da suo babbo Amilcare talentuoso e appassionato pittore. Uomo cordiale e gentile, ma anche amante delle belle cose, in primis dei giardini della stazione di Montepescali Scalo in cui prestava servizio come capo-stazione. Le curava con passione a capacità fino a far vincere alla stazione un premio che le Ferrovia di allora davano ai migliori giardini tenuti dalle stazioni. Come mi ha ricordato più volte lei vedendo in quale pietoso stato si trova oggi la stazione ferroviaria.

Rossana prese dal babbo anche la passione e la capacità di pittrice. Un tratto più delicato, più sfumato, più etereo. Ma con temi simili, attenti alla vita, ai paesaggi e alle genti del nostro territorio.

Poi il trasferimento a Grosseto e ci siamo quasi persi di vista. Per tanto tempo, per troppo tempo.

Ci siamo poi ritrovati quasi casualmente grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, Facebook e blog.  Ma erano passati decenni. Erano successe tante cose, matrimoni, nascite, morti.

E così ci siamo riparlati raccontandoci le nostre vite. Si appassionò molto ai miei primi scritti e quando gli dissi che stavo scrivendo un libro sui miei primi 25 anni mi incitò a finirlo e pubblicarlo.

E così quando lo finii e mi ritrovai a fare la presentazione al Comune di Grosseto ebbi finalmente l’occasione di rivederla. Era con una comune amica e mentre ci avvicinavamo sentii  che mormorava all’amica: “vedrai che questo ora non mi riconosce”. La guardai egli dissi: io sono cambiato, tu sei cambiata, ma i tuoi occhi no. E ci abbracciammo.

Poi ci siamo detti mille volte ritroviamoci. Mi confidò che aveva preso passione per la cucina e scoprendo questa passione anche in me mi propose di ritrovarci proprio a tavola, o da me o da lei. Proposte e programmi mai realizzati. Oggi ho la misura di quanto io abbia sbagliato. Di quanto abbia perso. Perso qualcosa che non potrò mai più fare assieme a lei.

La colpa è più mia, perché lei me lo dissi: quando vuoi dimmelo che combiniamo, dove a quando vuoi.

Chiederle scusa ora ha poco senso. Peggio per me.

Devo accontentarmi del meraviglioso ricordo che ho di lei, della sua superba presenza, della sua leggiadria, della sua voce, del suo sguardo, della sua beltà, della sua gentilezza.

 

Mi dispiace tanto Rossana, credimi

Scusa

Roberto

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Rossana aveva qualche anno meno di me, ma da adolescenti anche 5 o 6 anni sono già una generazione. E questa è stata una sfortuna. Perché ho iniziato ad incontrarla con amici solo quando lei era già una ragazza.

    Era bella Rossana, molto bella. Di una bellezza unica e rara, una bellezza di classe presa con tutta evidenza dai genitori anch’essi molto belli. Ma c’era anche tanta bellezza interiore che si poteva facilmente notare, una vena artistica anche quella presa da suo babbo Amilcare talentuoso e appassionato pittore. Uomo cordiale e gentile, ma anche amante delle belle cose, in primis dei giardini della stazione di Montepescali Scalo in cui prestava servizio come capo-stazione. Le curava con passione a capacità fino a far vincere alla stazione un premio che le Ferrovia di allora davano ai migliori giardini tenuti dalle stazioni. Come mi ha ricordato più volte lei vedendo in quale pietoso stato si trova oggi la stazione ferroviaria.
    Rossana prese dal babbo anche la passione e la capacità di pittrice. Un tratto più delicato, più sfumato, più etereo. Ma con temi simili, attenti alla vita, ai paesaggi e alle genti del nostro territorio.

    Poi il trasferimento a Grosseto e ci siamo quasi persi di vista. Per tanto tempo, per troppo tempo.
    Ci siamo poi ritrovati quasi casualmente grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, Facebook e blog. Ma erano passati decenni. Erano successe tante cose, matrimoni, nascite, morti.
    E così ci siamo riparlati raccontandoci le nostre vite. Si appassionò molto ai miei primi scritti e quando gli dissi che stavo scrivendo un libro sui miei primi 25 anni mi incitò a finirlo e pubblicarlo.
    E così quando lo finii e mi ritrovai a fare la presentazione al Comune di Grosseto ebbi finalmente l’occasione di rivederla. Era con una comune amica e mentre ci avvicinavamo sentii che mormorava all’amica: “vedrai che questo ora non mi riconosce”. La guardai egli dissi: io sono cambiato, tu sei cambiata, ma i tuoi occhi no. E ci abbracciammo.

    Poi ci siamo detti mille volte ritroviamoci. Mi confidò che aveva preso passione per la cucina e scoprendo questa passione anche in me mi propose di ritrovarci proprio a tavola, o da me o da lei. Proposte e programmi mai realizzati. Oggi ho la misura di quanto io abbia sbagliato. Di quanto abbia perso. Perso qualcosa che non potrò mai più fare assieme a lei.
    La colpa è più mia, perché lei me lo dissi: quando vuoi dimmelo che combiniamo, dove a quando vuoi.

    Chiederle scusa ora ha poco senso. Peggio per me.
    Devo accontentarmi del meraviglioso ricordo che ho di lei, della sua superba presenza, della sua leggiadria, della sua voce, del suo sguardo, della sua beltà, della sua gentilezza.

    Mi dispiace tanto Rossana, credimi

    Scusa

    Roberto

  2. mezzolitro ha detto:

    Ti capisco Roberto, è veramente la cosa peggiore avere dei rimpianti (attento, rimpianti e non rimorsi) per non aver colto le occasioni e/o le opportunità di dire quello che c’era da dire o fare quello che c’era fa fare con le persone a noi più care che stupidamente, pensiamo che saranno eterne…
    E non c’è rimedio.

    • Granocchiaio ha detto:

      In effetti solo quando ci ritroviamo in queste situazioni ci rendiamo conto quanto possiamo essere superficiali nel tran tran della vita quotidiana.
      Adoperiamo certe espressioni come “una di queste sere usciamo assieme” o “una di queste volte dobbiamo parlare un po’ assieme noi due” che poi si dimostrano più un intercalare che una vera e propria volontà di fare quello che si dice.
      Solo quando succedono dei fatti irreparabili, e non c’è rimedio, come la dipartita di una persona cara, ti rendi conto della superficialità, ma anche gravità, di certi comportamenti.

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