Lui me ne ha date, ma tu sapessi quante gliene ho dette!

*

Abbracciamo la cultura

 

Quando alla mattina vado a Grosseto magari per prendere i miei nipotini la priamtappa è al mercato coperto. Lo facevo a dieci anni quando passavo da lì – allora era mercato soperto – non potevo resistere a passare tra i banchi delle frutta e della verdura, ma anche e soprattutto i banchi del pesce. Con passaggi lenti, di pochi minuti, riuscivo ad immagazzinare quei profumi fino al punto di sentirmi virtualmente sazio.

Oggi un poco più abituato alla spesa, girello e poi qualche piccolo acquisto approfitto e lo faccio.

La seconda tappa è quella di fare colazione al bar. Normalmente non la faccio, anche perché costa almeno il doppio di quello che spendo prendendo le stesse cose in un alimentari. Ma essere a Grosseto, dover aspettare (è una mia specialità) dai dieci ai venti minuti, mi spinge a questa trasgressione.

C’è poi il vantaggio di poter scorrere nel contempo un quotidiano.

Poco tempo fa mi è successa una piccola avventura che devo raccontare, perché mi fa benne allo stomaco.

Ordino la mia piccola colazione, con tanto di beveraggio e cerco con gli occhi un tavolo con un giornale libero. Sono tutti occupati, ma uno è vicino ad un signore che sta proprio leggendo il giornale. Stimo che sia arrivato a metà del quotidiano,

Quando alla mattina vado a Grosseto magari per prendere i miei nipotini la priamtappa è al mercato coperto. Lo facevo a dieci anni quando passavo da lì – allora era mercato soperto – non potevo resistere a passare tra i banchi delle frutta e della verdura, ma anche e soprattutto i banchi del pesce. Con passaggi lenti, di pochi minuti, riuscivo ad immagazzinare quei profumi fino al punto di sentirmi virtualmente sazio.

Oggi un poco più abituato alla spesa, girello e poi qualche piccolo acquisto approfitto e lo faccio.

La seconda tappa è quella di fare colazione al bar. Normalmente non la faccio, anche perché costa almeno il doppio di quello che spendo prendendo le stesse cose in un alimentari. Ma essere a Grosseto, dover aspettare (è una mia specialità) dai dieci ai venti minuti, mi spinge a questa trasgressione.

C’è poi il vantaggio di poter scorrere nel contempo un quotidiano.

Poco tempo fa mi è successa una piccola avventura che devo raccontare, perché mi fa benne allo stomaco.

Ordino la mia piccola colazione, con tanto di beveraggio e cerco con gli occhi un tavolo con un giornale libero. Sono tutti occupati, ma uno è vicino ad un signore che sta proprio leggendo il giornale. Stimo che sia arrivato a metà del quotidiano, Il Tirreno o La Nazione che sia, stimo che abbia già letto la cronaca di Grosseto, che allo sport non mi sembra proprio il tipo, e che quindi con un po’ di pazienza, e un po’ di fortuna ce la potrei anche fare.

Mi siedo accanto, mangio lentamente, cose che faccio abitualmente, e, per educazione, non butto gli occhi sul giornale del vicino, come se volessi leggerlo assieme a lui. Vedo che lentamente sta arrivando alla fine e stimo che ce la farò a leggerlo dopo di lui.

Senonchè nel frattempo una signora si siede proprio davanti al mio vicino e lo saluta evidentemente conoscendolo. La cosa mi rende un poco nervoso perché temo che lei possa chiedergli il giornale prima di me, visto che si conoscono.

Sto quindi in guardia, e quando finalmente il vicino chiude il giornale e lo ripiega, con un tempismo da pugile allungo la mano verso il giornale e dico: posso?

Il signore come morso da una tarantola leva di scatto il giornale dal tavolo e in modo, diciamo così, insolente, mi spara un bel: e no caro, il giornale è mio!

Fulminato prontamente gli chiedo scusa e lui, come a giustificarsi, chiosa parlando rivolto alla sua dirimpettaia: “perché io leggo la cultura, mica i giornaletti locali”! e così dicendo mi mostra che stava leggendo Il Corriere della Sera.

Fatto che evidentemente doveva placare il mio animo e il mio spirito.

Se non chè mi viene spontaneo osservare a voce udibile almeno in metà bar: “se leggere il giornale da acculturati dà questi risultati di creanza, penso che lei faccia solo finta di leggere o che abbia qualche difficoltà a comprendere ed elaborare gli scritti.

Il tipo farfuglia un “cosa ha detto?” che non raccolgo.

Dopo aver fatto questa uscita mi sono sentito assai meglio e sono uscito più disteso.

Anzi. Mi sarei sentito meglio e più leggero, perché in realtà sono rimasto fulminato e senza parole, ho farfugliato qualcosa e sono uscito con la coda tra le gambe.

Pe la serie: lui me ne ha date, ma tu sapessi quante gliene ho dette!

stimo che abbia già letto la cronaca di Grosseto, che allo sport non mi sembra proprio il tipo, e che quindi con un po’ di pazienza, e un po’ di fortuna ce la potrei anche fare.

Mi siedo accanto, mangio lentamente, cose che faccio abitualmente, e, per educazione, non butto gli occhi sul giornale del vicino, come se volessi leggerlo assieme a lui. Vedo che lentamente sta arrivando alla fine e stimo che ce la farò a leggerlo dopo di lui.

Senonchè nel frattempo una signora si siede proprio davanti al mio vicino e lo saluta evidentemente conoscendolo. La cosa mi rende un poco nervoso perché temo che lei possa chiedergli il giornale prima di me, visto che si conoscono.

Sto quindi in guardia, e quando finalmente il vicino chiude il giornale e lo ripiega, con un tempismo da pugile allungo la mano verso il giornale e dico: posso?

Il signore come morso da una tarantola leva di scatto il giornale dal tavolo e in modo, diciamo così, insolente, mi spara un bel: e no caro, il giornale è mio!

Fulminato prontamente gli chiedo scusa e lui, come a giustificarsi, chiosa parlando rivolto alla sua dirimpettaia: “perché io leggo la cultura, mica i giornaletti locali”! e così dicendo mi mostra che stava leggendo Il Corriere della Sera.

Fatto che evidentemente doveva placare il mio animo e il mio spirito.

Se non chè mi viene spontaneo osservare a voce udibile almeno in metà bar: “se leggere il giornale da acculturati dà questi risultati di creanza, penso che lei faccia solo finta di leggere o che abbia qualche difficoltà a comprendere ed elaborare gli scritti.

Il tipo farfuglia un “cosa ha detto?” che non raccolgo.

Dopo aver fatto questa uscita mi sono sentito assai meglio e sono uscito più disteso.

Anzi. Mi sarei sentito meglio e più leggero, perché in realtà sono rimasto fulminato e senza parole, ho farfugliato qualcosa e sono uscito con la coda tra le gambe.

Pe la serie: lui me ne ha date, ma tu sapessi quante gliene ho dette!

Archiviato in: LA CULTURASPIGOLATURE

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Quando alla mattina vado a Grosseto magari per prendere i miei nipotini la priamtappa è al mercato coperto. Lo facevo a dieci anni quando passavo da lì – allora era mercato soperto – non potevo resistere a passare tra i banchi delle frutta e della verdura, ma anche e soprattutto i banchi del pesce. Con passaggi lenti, di pochi minuti, riuscivo ad immagazzinare quei profumi fino al punto di sentirmi virtualmente sazio.
    Oggi un poco più abituato alla spesa, girello e poi qualche piccolo acquisto approfitto e lo faccio.
    La seconda tappa è quella di fare colazione al bar. Normalmente non la faccio, anche perché costa almeno il doppio di quello che spendo prendendo le stesse cose in un alimentari. Ma essere a Grosseto, dover aspettare (è una mia specialità) dai dieci ai venti minuti, mi spinge a questa trasgressione.
    C’è poi il vantaggio di poter scorrere nel contempo un quotidiano.
    Poco tempo fa mi è successa una piccola avventura che devo raccontare, perché mi fa benne allo stomaco.
    Ordino la mia piccola colazione, con tanto di beveraggio e cerco con gli occhi un tavolo con un giornale libero. Sono tutti occupati, ma uno è vicino ad un signore che sta proprio leggendo il giornale. Stimo che sia arrivato a metà del quotidiano, Il Tirreno o La Nazione che sia, stimo che abbia già letto la cronaca di Grosseto, che allo sport non mi sembra proprio il tipo, e che quindi con un po’ di pazienza, e un po’ di fortuna ce la potrei anche fare.
    Mi siedo accanto, mangio lentamente, cose che faccio abitualmente, e, per educazione, non butto gli occhi sul giornale del vicino, come se volessi leggerlo assieme a lui. Vedo che lentamente sta arrivando alla fine e stimo che ce la farò a leggerlo dopo di lui.
    Senonchè nel frattempo una signora si siede proprio davanti al mio vicino e lo saluta evidentemente conoscendolo. La cosa mi rende un poco nervoso perché temo che lei possa chiedergli il giornale prima di me, visto che si conoscono.
    Sto quindi in guardia, e quando finalmente il vicino chiude il giornale e lo ripiega, con un tempismo da pugile allungo la mano verso il giornale e dico: posso?
    Il signore come morso da una tarantola leva di scatto il giornale dal tavolo e in modo, diciamo così, insolente, mi spara un bel: e no caro, il giornale è mio!
    Fulminato prontamente gli chiedo scusa e lui, come a giustificarsi, chiosa parlando rivolto alla sua dirimpettaia: “perché io leggo la cultura, mica i giornaletti locali”! e così dicendo mi mostra che stava leggendo Il Corriere della Sera.
    Fatto che evidentemente doveva placare il mio animo e il mio spirito.
    Se non chè mi viene spontaneo osservare a voce udibile almeno in metà bar: “se leggere il giornale da acculturati dà questi risultati di creanza, penso che lei faccia solo finta di leggere o che abbia qualche difficoltà a comprendere ed elaborare gli scritti.
    Il tipo farfuglia un “cosa ha detto?” che non raccolgo.
    Dopo aver fatto questa uscita mi sono sentito assai meglio e sono uscito più disteso.
    Anzi. Mi sarei sentito meglio e più leggero, perché in realtà sono rimasto fulminato e senza parole, ho farfugliato qualcosa e sono uscito con la coda tra le gambe.
    Pe la serie: lui me ne ha date, ma tu sapessi quante gliene ho dette!

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