Un viaggio con Andrea Vellutini

*

il Beaubourg

il Beaubourg

Nel 1971 la citta di Grosseto si gemellò con Montreuil un comune della periferia est di Parigi. Dopo qualche anno la Giunta Comunale organizzò una gita proprio a Montreuil per ricambiare la visita che una loro delegazione aveva fatto alla nostra città. A guidare la delegazione fu chiamato Andrea Vellutini, allora assessore, come espressione della municipalità. Io fui chiamato nella delegazione come rappresentante della Circoscrizione Braccagni-Montepescali.

All’epoca frequentavo Parigi per il lavoro della BRAIMA, in pratica una volta al mese, o giù di li, ero nella capitale francese. Ciononostante accettai con gioia perché l’occasione era abbastanza particolare e stimolante. E così fu. Fummo ricevuti in pompa magna dalla municipalità. Incontri, presentazioni, visita alle strutture pubbliche, incontri con molti personaggi.

Ci fu anche un incontro “politico” e qui Andrea mi tolse da un imbarazzante impaccio. La giunta di Montreuil era di sinistra, quando allora in Francia un rigoglioso Partito Comunista guidato da George Marchaise era di stretta osservanza Sovietica. Un loro rappresentante ci chiese la nostra appartenenza politica e quando arrivò a me senza esitazione risposi: sono repubblicano. Tutti loro fecero un balzo sopra le loro sedie e mi guardarono in maniera non esattamente amicale. Il sindaco si rivolse ad Andrea come a chiedere spiegazioni. E qui Andrea fu grande perché capì al volo la situazione. In Francia all’epoca i repubblicani (Républicains Indipéndents ) erano la destra, con in particolare Valéry Giscard d’Estaing che sarebbe poi divenuto ministro delle finanze prima e Presidente della Repubblica poi. Insomma per loro ero un rappresentante dell’odiata destra.

Provvidenziale fu quindi l’intervento di Andrea che si gettò  in una accalorata e forbita spiegazione che i repubblicani Italiani erano una cosa completamente diversa dai Repubblicani Francesi. E citò l’esempio di Ugo La Malfa, massimo esponente dei nostri. A quel punto piano piano, i visi truci si sciolsero in un sorriso di sollievo e poi di scuse nei miei confronti!

Eravamo alloggiati nella foresteria del Comune e ci assegnarono la camera in comune. All’epoca i fumavo – purtroppo – come un turco. Ovviamente anche in camera, sia la sera a letto leggendo, sia la mattina appena alzato. Con un salutista come Andrea non era nemmeno il caso di chiedergli il permesso. Così fumai le mie sigarette alla toilette come si faceva da ragazzi a scuola.

Essendo frequentatore di Parigi conoscevo in pratica tutti i posti più famosi. Ciononostante fui felice che ci portassero a visitare il Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou, chiamato anche semplicemente il Beaubourg. Il concorso del progetto per la fantastica realizzazione fu a firma di Renzo Piano e Richard Rogers.

Tra gli innumerevoli aspetti “interiori” della realizzazione una delle più grandi collezione d’arte moderna contemporanea del mondo, paragonabile a quella del Museum of Modern Art di New York; ospita, inoltre, numerose esposizioni temporanee, sale di spettacoli, proiezioni cinematografiche e la prima biblioteca di lettura pubblica d’Europa.

Ma oltre a questo “interno” c’è un fantastico “esterno”, la piazza del Beaubourg. Una piazza che si riempie di artisti  di strada, come i mimi e giocolieri che si esibiscono tutti i giorni.

Alla sera tutta la comitiva fece tappa (d’obbligo) ad un luogo simbolo di Parigi: Il Moulin Rouge. E lì per entrare io ed Andrea fummo obbligati a mettere la cravatta che nessuno dei due aveva. Ben preparati a questo genere di problemi ci fornirono prontamente due coloratissime cravatte. Che mettemmo in una maniera un po’ sbarazzina, con l’aiuto e il grande divertimento della nostra accompagnatrice interprete.

E qui Andrea mi strabiliò per la sua enciclopedica cultura. L’accompagnatrice era una bella signora bionda di nome Anna Pratt. Ad un certo punto Andrea, come fulminato da un’improvvisa rivelazione, gli si rivolge e le fa: ma lei è per caso Anna della Giungla? Io non capivo, non sapevo chi mai fosse questa Anna della Giungla. A lei si aprì in un magnifico e dolce sorriso e gli rispose: si, sono io.

Ecco! Lo immaginavo perchè lei somiglia proprio al fumetto di suo marito Hugo Pratt! E lei annui compiaciuta che lui l’avesse riconosciuta.

Per chi non lo sapesse, come io all’epoca, Hugo Pratt, tanto per capirsi, è il fumettista scrittore di Corto Maltese, Anna nella Giungla, e molti altri scritti.

Tutto avrei pensato, ma non che fosse ferratissimo anche in fumetti!

Grande Andrea!

Arrivederci anche a te, e grazie di averti conosciuto.

 

Anna della giungla

Anna della giungla

Archiviato in: I RICORDI E I PERSONAGGILA NOTIZIALA VITA DI PAESE

RSSNumero commenti (2)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Roberto Tonini ha detto:

    Nel 1971 la citta di Grosseto si gemellò con Montreuil un comune della periferia est di Parigi. Dopo qualche anno la Giunta Comunale organizzò una gita proprio a Montreuil per ricambiare la visita che una loro delegazione aveva fatto alla nostra città. A guidare la delegazione fu chiamato Andrea Vellutini, allora assessore, come espressione della municipalità. Io fui chiamato nella delegazione come rappresentante della Circoscrizione Braccagni-Montepescali.

    All’epoca frequentavo Parigi per il lavoro della BRAIMA, in pratica una volta al mese, o giù di li, ero nella capitale francese. Ciononostante accettai con gioia perché l’occasione era abbastanza particolare e stimolante. E così fu. Fummo ricevuti in pompa magna dalla municipalità. Incontri, presentazioni, visita alle strutture pubbliche, incontri con molti personaggi.

    Ci fu anche un incontro “politico” e qui Andrea mi tolse da un imbarazzante impaccio. La giunta di Montreuil era di sinistra, quando allora in Francia un rigoglioso Partito Comunista guidato da George Marchaise era di stretta osservanza Sovietica. Un loro rappresentante ci chiese la nostra appartenenza politica e quando arrivò a me senza esitazione risposi: sono repubblicano. Tutti loro fecero un balzo sopra le loro sedie e mi guardarono in maniera non esattamente amicale. Il sindaco si rivolse ad Andrea come a chiedere spiegazioni. E qui Andrea fu grande perché capì al volo la situazione. In Francia all’epoca i repubblicani (Républicains Indipéndents ) erano la destra, con in particolare Valéry Giscard d’Estaing che sarebbe poi divenuto ministro delle finanze prima e Presidente della Repubblica poi. Insomma per loro ero un rappresentante dell’odiata destra.

    Provvidenziale fu quindi l’intervento di Andrea che si gettò in una accalorata e forbita spiegazione che i repubblicani Italiani erano una cosa completamente diversa dai Repubblicani Francesi. E citò l’esempio di Ugo La Malfa, massimo esponente dei nostri. A quel punto piano piano, i visi truci si sciolsero in un sorriso di sollievo e poi di scuse nei miei confronti!

    Eravamo alloggiati nella foresteria del Comune e ci assegnarono la camera in comune. All’epoca i fumavo – purtroppo – come un turco. Ovviamente anche in camera, sia la sera a letto leggendo, sia la mattina appena alzato. Con un salutista come Andrea non era nemmeno il caso di chiedergli il permesso. Così fumai le mie sigarette alla toilette come si faceva da ragazzi a scuola.

    Essendo frequentatore di Parigi conoscevo in pratica tutti i posti più famosi. Ciononostante fui felice che ci portassero a visitare il Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou, chiamato anche semplicemente il Beaubourg. Il concorso del progetto per la fantastica realizzazione fu a firma di Renzo Piano e Richard Rogers.

    Tra gli innumerevoli aspetti “interiori” della realizzazione una delle più grandi collezione d’arte moderna contemporanea del mondo, paragonabile a quella del Museum of Modern Art di New York; ospita, inoltre, numerose esposizioni temporanee, sale di spettacoli, proiezioni cinematografiche e la prima biblioteca di lettura pubblica d’Europa.

    Ma oltre a questo “interno” c’è un fantastico “esterno”, la piazza del Beaubourg. Una piazza che si riempie di artisti di strada, come i mimi e giocolieri che si esibiscono tutti i giorni.

    Alla sera tutta la comitiva fece tappa (d’obbligo) ad un luogo simbolo di Parigi: Il Moulin Rouge. E lì per entrare io ed Andrea fummo obbligati a mettere la cravatta che nessuno dei due aveva. Ben preparati a questo genere di problemi ci fornirono prontamente due coloratissime cravatte. Che mettemmo in una maniera un po’ sbarazzina, con l’aiuto e il grande divertimento della nostra accompagnatrice interprete.

    E qui Andrea mi strabiliò per la sua enciclopedica cultura. L’accompagnatrice era una bella signora bionda di nome Anna Pratt. Ad un certo punto Andrea, come fulminato da un’improvvisa rivelazione, gli si rivolge e le fa: ma lei è per caso Anna della Giungla? Io non capivo, non sapevo chi mai fosse questa Anna della Giungla. A lei si aprì in un magnifico e dolce sorriso e gli rispose: si, sono io.

    Ecco! Lo immaginavo perchè lei somiglia proprio al fumetto di suo marito Hugo Pratt! E lei annui compiaciuta che lui l’avesse riconosciuta.

    Per chi non lo sapesse, come io all’epoca, Hugo Pratt, tanto per capirsi, è il fumettista scrittore di Corto Maltese, Anna nella Giungla, e molti altri scritti.

    Tutto avrei pensato, ma non che fosse ferratissimo anche in fumetti!

    Grande Andrea!

    Arrivederci anche a te, e grazie di averti conosciuto.

  2. Carlo Vellutini ha detto:

    Caro Roberto, grazie del pensiero su babbo. Il vostro viaggio a Parigi lo ricordo ancora, anche se ero piccolino. Ricordo quando partiste con il treno dalla stazione di Grosseto. Di quel viaggio babbo mi aveva raccontato praticamente tutto…salvo l’episodio dei repubblicani. Ricordo che mi disse di Anna della Giungla quando a casa di mia zia a Pisa leggevo la collezione di Corto Maltese e mi disse che la signora Pratt era stata la vostra interprete e che era identica a come lui la disegnava nel fumetto. “Era impossibile non riconoscerla!”. Della cena al Moulin Rouge mi raccontò un giorno a Parigi visitando Pigalle. Mi spiegava che quel tipo di locale in Francia era qualcosa di normale visto che “la cena ufficiale con Montreuil la organizzarono proprio qui!” e mi indicava il mitico locale parigino. Insomma fu un viaggio su cui spesso tornava, anche in tempi recenti. Debbo dire che un po’ tutti i suoi viaggi furono per me “mitici”. Da quello in Spagna con la 600 nel 1968 a quello in Sicilia negli stessi anni o a quelli istituzionali a Parigi ed a Cottbus…Mi aveva trasmesso, insieme a mia mamma, quella voglia di viaggiare “on the road” che mi spinse nel 1994 a partire per due mesi per gli Stati Uniti dopo il diploma ed a girarli da solo in treno fermandomi a dormire negli ostelli o nelle palestre attrezzate apposta per gli studenti. Molte volte l’ho accompagnato, anche da piccolo, in giro per l’Italia nei vari convegni e lungo la strada mi ha raccontato molti degli episodi che ho letto in questi giorni e ricordati da molte persone. Per qualche giorno mi è sembrato di riviverli anche a me che li conoscevo nella versione che lui mi aveva narrato e che coincideva punto per punto con i ricordi degli amici…ed ho scoperto anche lati divertenti su cui, nonostante il momento difficile, ho potuto sorridere. Io ti ringrazio di nuovo anche a nome della mia famiglia e sono felice di questo racconto che in molti mi hanno detto di aver letto. Hai fatto conoscere qualcosa in più di mio babbo che credo alla fine abbia amato come pochi questa terra cercando sempre di dare il suo contributo a migliorarla, anche se a noi ha sempre detto che non dovevamo comunque rimanerne prigionieri se non avessimo trovato qui le opportunità ricercate, tanto che a volte ci diceva “non fate come me che per rimanere qui ho perso molte opportunità!”…anche se, sono convinto, che sotto sotto era ben felice di averle perse anche perché parlandone ultimamente mi diceva che nella sua vita non si è mai pentito di nessuna scelta fatta, neanche di aver rinunciato ad opportunità importanti!!! Non per questo voleva che i figli si fermassero di fronte alle possibilità che gli si ponevano davanti, facendo studiare ad ognuno di noi almeno due lingue e non mettendo mai il bastone tra le ruote, anzi sostenendo sempre le nostre scelte, anche quando, magari, poteva non essere d’accordo, perché lui era un uomo di fatti ed era convinto che le esperienze aiutassero a crescere molto più di altro. Per questo, forse, nonostante la sua cultura, ha sempre avuto grande rispetto di tutti e cercava di imparare da chi, magari, non l’aveva acquisita grazie ai libri, ma grazie alla vita quotidiana. Ed è per questo che alla fine, quello che mi ha colpito di più, non è stato solo il ricordo delle autorità che avevano avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo, ma la commozione di tanta gente comune che è voluta venire a salutarlo…Grazie ancora Roberto e grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini!!! Carlo

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.