GINO BARTALI 100 anni dalla nascita – quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita

*

 

Farà piacere un bel mazzo di rose
e anche il rumore che fa il cellophane
ma una birra fa gola di più
in questo giorno appiccicoso di caucciù.

Sono seduto in cima a un paracarro
e sto pensando agli affari miei
tra una moto e l’altra c’è un gran silenzio
che descriverti non saprei.

Oh, quanta strada nei miei sandali
quanta ne avrà fatta Bartali
quel naso triste come una salita
quegli occhi allegri da italiano in gita

e i francesi ci rispettano
che le balle ancora gli girano
e tu mi fai – dobbiamo andare al cine –
– e vai al cine, vacci tu. –

È tutto un complesso di cose
che fa sì che io mi fermi qui
le donne a volte sì sono scontrose
o forse han voglia di far la pipì.

E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai…
e vai che io sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C’è un pò di vento, abbaia la campagna
e c’è una luna in fondo al blu…

Tra i francesi che s’incazzano
e i giornali che svolazzano
e tu mi fai – dobbiamo andare al cine –
– e vai el cine, vacci tu! –

(BARTALI per Paolo Conte)

 

come si fa a scrivere qualcosa su Bartali dopo questo capolavoro di Paolo Conte?

Non si può. Tuttavia per l’immenso amore che ho verso di lui un paio di cose le dirò.

Ho conosciuto di persona Bartali, a Montepescali, dieci metri dopo la chiesa, potrei indicare il punto esatto dove “lo toccai”. Rimasi sorpreso della sua piccola corporatura, ma anche dalla sua simpatia e bontà incredibili. L’avevo visto in una tappa del Giro d’Italia, tappa cronometro (8ª tappa, 18 maggio 1953) da Grosseto a Follonica, piazzato in un tornante sulle Collacchie. Quel giorno indossava la maglia tricolore di Campione d’Italia.

Usando la sua bicicletta per nascondere documenti falsi, con la scusa che si stava allenando, il campione salvò oltre ottocento persone dalla deportazione. In particolare, Bartali si adoperò per aiutare gli ebrei soprattutto nel periodo compreso tra il il settembre 1943 e il giugno 1944. Per il suo impegno, Israele lo ha insignito del titolo di “Giusto tra le nazioni”, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto fondato nel 1953.

Non ero solo un tifoso “Bartaliano”, ma gli ho anche voluto tantissimo bene e l’ho ammirato tanto.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Farà piacere un bel mazzo di rose
    e anche il rumore che fa il cellophane
    ma una birra fa gola di più
    in questo giorno appiccicoso di caucciù.

    Sono seduto in cima a un paracarro
    e sto pensando agli affari miei
    tra una moto e l’altra c’è un gran silenzio
    che descriverti non saprei.

    Oh, quanta strada nei miei sandali
    quanta ne avrà fatta Bartali
    quel naso triste come una salita
    quegli occhi allegri da italiano in gita

    e i francesi ci rispettano
    che le balle ancora gli girano
    e tu mi fai – dobbiamo andare al cine –
    – e vai al cine, vacci tu. –

    È tutto un complesso di cose
    che fa sì che io mi fermi qui
    le donne a volte sì sono scontrose
    o forse han voglia di far la pipì.

    E tramonta questo giorno in arancione
    e si gonfia di ricordi che non sai
    mi piace restar qui sullo stradone
    impolverato, se tu vuoi andare, vai…
    e vai che io sto qui e aspetto Bartali
    scalpitando sui miei sandali
    da quella curva spunterà
    quel naso triste da italiano allegro
    tra i francesi che si incazzano
    e i giornali che svolazzano
    C’è un pò di vento, abbaia la campagna
    e c’è una luna in fondo al blu…

    Tra i francesi che s’incazzano
    e i giornali che svolazzano
    e tu mi fai – dobbiamo andare al cine –
    – e vai el cine, vacci tu! –

    (BARTALI per Paolo Conte)

    come si fa a scrivere qualcosa su Bartali dopo questo capolavoro di Paolo Conte?

    Non si può. Tuttavia per l’immenso amore che ho verso di lui un paio di cose le dirò.

    Ho conosciuto di persona Bartali, a Montepescali, dieci metri dopo la chiesa, potrei indicare il punto esatto dove “lo toccai”. Rimasi sorpreso della sua piccola corporatura, ma anche dalla sua simpatia e bontà incredibili. L’avevo visto in una tappa del Giro d’Italia, tappa cronometro (8ª tappa, 18 maggio 1953) da Grosseto a Follonica, piazzato in un tornante sulle Collacchie. Quel giorno indossava la maglia tricolore di Campione d’Italia.

    Usando la sua bicicletta per nascondere documenti falsi, con la scusa che si stava allenando, il campione salvò oltre ottocento persone dalla deportazione. In particolare, Bartali si adoperò per aiutare gli ebrei soprattutto nel periodo compreso tra il il settembre 1943 e il giugno 1944. Per il suo impegno, Israele lo ha insignito del titolo di “Giusto tra le nazioni”, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto fondato nel 1953.

    Non ero solo un tifoso “Bartaliano”, ma gli ho anche voluto tantissimo bene e l’ho ammirato tanto.

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