Sagre, sagre, ………..e sacre

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444sagra

Sagra

Del tortello

del pane

della lasagna

della bufala

delle ciliegie

della birra

dello gnocco

della patata

dello strozzaprete

del cinghiale

dell’acquacotta

del cacciucco

della frittura di mare

della faraona

del prosciutto

della trippa

del pollo

della patata macchiaiola

della panzanella

del coniglio

del capitone

della salsiccia

della castagna

del porco

sagra del maccherone

della ficamaschia……………

sono un po’ delle sagre che ci sono in provincia

 

Non amo particolarmente le sagre, ma ogni anno una capatina o due in genere le faccio.

Quest’anno sono ritornato in una di quelle che più mi erano piaciute in passato: la Sagra del Maccherone di Sassofortino.  Approfitto di una lezione pubblica di Tai Chi fatta dall’amica Maria dove ero invitato a fare foto per una sua lezione pubblica,  e faccio la mia sagra 2014.

Il posto è molto bello, sopra il paese sotto i castagni. Non è facilissimo arrivarci, ma con un po’ di attenzione e di pazienza ce la facciamo.

Cos’ha questa Sagra di speciale rispetto a quasi tutte le altre?

Intanto ha i piatti in porcellana…………, le stoviglie in metallo…………e i bicchieri di vetro…….. E vi sembrasse poco! Avete mai provato a tagliare una bistecca alla griglia con i coltellini di plastica? Ci si può andare anche in paranoia. E i bicchieri di plastica? Per me hanno significato non bere mai più vino alle sagre: mi rifiuto di bere vino nella plastica: è un sacrilegio, un insulto ad una bevanda con una cultura lunga di millenni, una cosa abominevole.

All’entrata oramai tutti sono muniti di un menù in bianco in cui puoi scrivere comodamente anche l’ordine per 10 persone. E poi alla cassa un PC con un programma ad hoc ti prende in carica in pochissimo tempo. Ovvio poi  che se sei andato nell’ora di punta trovi la fila, qualche volta anche lunghissima. Come è successo a me.

Eravamo in otto, ma una volta comunicato ad uno specie di “caposala” dopo un pochetto ci ha trovato il tavolo giusto. Buono anche il servizio ai tavoli dove giravamo giovani e anziani, tutti impegnatissimi e molto gentili. Forse più della media riscontrabile nei ristoranti del nostro territorio. Ma questa non è una novità.

Il menù non brillava certo per originalità e varietà, ma anche questa non è una novità.

Restava da verificare la qualità dei cibi che era stata in passato veramente molto buona. Ricordo di tortelli casalinghi e di patate fritte nella padella di ferro…………

Amo i tortelli e poi mi fanno da termometro della situazione, per cui ho ordinato proprio questi, al sugo. Al sugo ragù classico, non quello di cinghiale, e tanto meno quelli burro e salvia che sono tortelli si, ma non i classici. Il risultato è stato un buon piatto, anche se non come quello che ricordavo. Ad un esame più attento ho visto che si trattava di tortelli “fatti a macchina”. Riconoscibilissimi dalla forma regolare del tortello, dalla mancanza del “marciapiede” e soprattutto dal ripieno. Il ripieno industriale è facilmente riconoscibile per essere una specie di impasto omogeneo tra ricotta ed erbe. Normalmente, e stranamente, questi paiono avere più ricotta che verdura. In questi poi non si sentiva affatto la noce moscata che, a parer mio, qui si deve sentire.

In definitiva un buon tortello, ma di una certa categoria. Mi hanno detto che le Sagre sono in difficoltà a farli in proprio causa disposizioni dell’USL. Forse sarà anche la difficoltà di fare quantità spesso enormi. Ma non mi meraviglierei se fosse l’ennesima disposizione a capocchia fatta da chi di dovere.

Sui secondi da segnalare delle bistecche alla brace favolose! Cotte e portate! E non cotte, messe da una parte, e poi riscaldate all’ultimo momento: terrificanti! Carne buona e cottura giusta. Il mio vicino si è mangiato una bistecca di vitellone grande così con una cottura croccante fuori e al rosa al centro veramente perfetta. I maccheroni, oggetto della sagra, parevano un po’ chiari, ma anche questo è spiegabile con l’uso di uova normali………..ma, come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte, anche se a volte non significa un granchè.

Il conto per un primo, un secondo, un contorno, un vino, acqua e frutta varia da un minimo di 17,50 € fino a 30,00. Però noi eravamo in otto e il conto è stato di 13 euro a testa.

Peccato l’anacronistico e antipatico 1 € per il coperto: bastava distribuire  0,20 € al piatto e non ci sarebbe stato questo balzello che oramai nemmeno i migliori ristoranti mettono in conto.

Voto totale 8

Nota: ho scritto Sagra ma anche Sacra, sì perchè c’è ancora gente simpatica che così chiama queste manifestazioni!

T14

lezione di Tai Chi

Archiviato in: IL MANGIARE ED IL BERELA NOTIZIALA VITA DI PAESELE MANIFESTAZIONI

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Sagra

    Del tortello

    del pane

    della lasagna

    della bufala

    delle ciliegie

    della birra

    dello gnocco

    della patata

    dello strozzaprete

    del cinghiale

    dell’acquacotta

    del cacciucco

    della frittura di mare

    della faraona

    del prosciutto

    della trippa

    del pollo

    della patata macchiaiola

    della panzanella

    del coniglio

    del capitone

    della salsiccia

    della castagna

    del porco

    sagra del maccherone

    della ficamaschia……………

    sono un po’ delle sagre che ci sono in provincia

    Non amo particolarmente le sagre, ma ogni anno una capatina o due in genere le faccio.

    Quest’anno sono ritornato in una di quelle che più mi erano piaciute in passato: la Sagra del Maccherone di Sassofortino. Approfitto di una lezione pubblica di Tai Chi fatta dall’amica Maria dove ero invitato a fare foto per una sua lezione pubblica, e faccio la mia sagra 2014.

    Il posto è molto bello, sopra il paese sotto i castagni. Non è facilissimo arrivarci, ma con un po’ di attenzione e di pazienza ce la facciamo.

    Cos’ha questa Sagra di speciale rispetto a quasi tutte le altre?

    Intanto ha i piatti in porcellana…………, le stoviglie in metallo…………e i bicchieri di vetro…….. E vi sembrasse poco! Avete mai provato a tagliare una bistecca alla griglia con i coltellini di plastica? Ci si può andare anche in paranoia. E i bicchieri di plastica? Per me hanno significato non bere mai più vino alle sagre: mi rifiuto di bere vino nella plastica: è un sacrilegio, un insulto ad una bevanda con una cultura lunga di millenni, una cosa abominevole.

    All’entrata oramai tutti sono muniti di un menù in bianco in cui puoi scrivere comodamente anche l’ordine per 10 persone. E poi alla cassa un PC con un programma ad hoc ti prende in carica in pochissimo tempo. Ovvio poi che se sei andato nell’ora di punta trovi la fila, qualche volta anche lunghissima. Come è successo a me.

    Eravamo in otto, ma una volta comunicato ad uno specie di “caposala” dopo un pochetto ci ha trovato il tavolo giusto. Buono anche il servizio ai tavoli dove giravamo giovani e anziani, tutti impegnatissimi e molto gentili. Forse più della media riscontrabile nei ristoranti del nostro territorio. Ma questa non è una novità.

    Il menù non brillava certo per originalità e varietà, ma anche questa non è una novità.

    Restava da verificare la qualità dei cibi che era stata in passato veramente molto buona. Ricordo di tortelli casalinghi e di patate fritte nella padella di ferro…………

    Amo i tortelli e poi mi fanno da termometro della situazione, per cui ho ordinato proprio questi, al sugo. Al sugo ragù classico, non quello di cinghiale, e tanto meno quelli burro e salvia che sono tortelli si, ma non i classici. Il risultato è stato un buon piatto, anche se non come quello che ricordavo. Ad un esame più attento ho visto che si trattava di tortelli “fatti a macchina”. Riconoscibilissimi dalla forma regolare del tortello, dalla mancanza del “marciapiede” e soprattutto dal ripieno. Il ripieno industriale è facilmente riconoscibile per essere una specie di impasto omogeneo tra ricotta ed erbe. Normalmente, e stranamente, questi paiono avere più ricotta che verdura. In questi poi non si sentiva affatto la noce moscata che, a parer mio, qui si deve sentire.

    In definitiva un buon tortello, ma di una certa categoria. Mi hanno detto che le Sagre sono in difficoltà a farli in proprio causa disposizioni dell’USL. Forse sarà anche la difficoltà di fare quantità spesso enormi. Ma non mi meraviglierei se fosse l’ennesima disposizione a capocchia fatta da chi di dovere.

    Sui secondi da segnalare delle bistecche alla brace favolose! Cotte e portate! E non cotte, messe da una parte, e poi riscaldate all’ultimo momento: terrificanti! Carne buona e cottura giusta. Il mio vicino si è mangiato una bistecca di vitellone grande così con una cottura croccante fuori e al rosa al centro veramente perfetta. I maccheroni, oggetto della sagra, parevano un po’ chiari, ma anche questo è spiegabile con l’uso di uova normali………..ma, come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte, anche se a volte non significa un granchè.

    Il conto per un primo, un secondo, un contorno, un vino, acqua e frutta varia da un minimo di 17,50 € fino a 30,00. Però noi eravamo in otto e il conto è stato di 13 euro a testa.

    Peccato l’anacronistico e antipatico 1 € per il coperto: bastava distribuire 0,20 € al piatto e non ci sarebbe stato questo balzello che oramai nemmeno i migliori ristoranti mettono in conto.

    Voto totale 8

    Nota: ho scritto Sagra ma anche Sacra, sì perchè c’è ancora gente simpatica che così chiama queste manifestazioni!

  2. Ric ha detto:

    Caro Granocchiaio, considero le sagre della Maremma un patrimonio da non disperdere e neppure da osteggiare come alcuni ristoratori pretendono tutti gli anni adducendo ad una concorrenza sleale.
    Io ho amici italiani che amano la Maremma nel periodo estivo proprio per questa caratteristica di organizzazione e di valorizzazione (molte volte assai semplicistica) del proprio territori o paese, però se la Maremma interna e collinare è visitata ed apprezzata lo si deve sopratutto alle sagre maremmane.
    A mio avviso dovrebbe avvenire un accordo tra ristoratori e organizzatori delle sagre, magari con piatti o con menu di questi ultimi a prezzi concorrenziali rispetto alla sagra; comunque il turista apprezza la sagra per la semplicità dell’ambiente e della cucina, per la possibilità di fare quattro salti nella pista da ballo oppure per fare una semplice passeggiata nel paese od ammirare il panorama sempre bellissimo della nostra Maremma.
    Quindi spezzo una lancia a favore delle sagre maremmane, magari con un pò più di regolamentazione dalle autorità, ma che ben vengano!

    • Granocchiaio ha detto:

      Io ho detto che non amo particolarmente le sagre, non che siano un fenomeno marginale e privo di successo. Sono sicuramente occasioni per ritrovarsi a passare una serata che altrimenti non si saprebbe cosa fare. O magari scoprire paesi a noi vicini, ma per diversi motivi quasi mai visitati. Questo vale in generale per tutti, turisti e vacanzieri compresi, ma anche e soprattutto per stranieri che hanno così l’occasione di scoprire borghi altrimenti ignorati.
      Non le amo particolarmente perché sono sostanzialmente manifestazioni per fare soldi. e questo si vede e si ripercuote su tanti aspetti. Raramente i bilanci di queste manifestazioni sono pubblici e di soldi ne girano tanti. Anzi parecchi, avrebbe detto Jannacci. Spesso si trincerano dietro qualche Unione Sportiva del paese, altre volte in qualche altra associazione. Credo che sostanzialmente la più gran parte dei proventi vadano poi spesso per questi scopi dichiarati. La maggior parte. Il resto sempre non si sa.
      Senza parlare dell’uso assai diffuso di auto premiarsi in qualche maniera per l’impegno svolto.
      La mancata regolamentazione delle sagre, arrivata al massimo ad una fase di progetto, più che un segnale della solita inefficienza dei nostri amministratori pare più un segnale di pressione elettorale non indifferente.
      Niente di nuovo sotto il cielo: siamo in Italia.

      • Ric ha detto:

        In Spagna, dove sono stato un certo periodo di tempo, le sagre vengono chiamate “fiestas gastronomicas” ed hanno più o meno gli stessi vantaggi fiscali ed economici delle sagre maremmane; in compenso queste feste spagnole hanno lo scopo principale di promuovere un prodotto tipico locale, cosa che fanno benissimo essendo il Paese molto variegato e con una gastronomia tipica che è patrimonio anche dell’Italia. Le nostre sagre ben difficilmente promuovono un prodotto tipico ma sono solo un pretesto di far festa aggirando (in gran parte dei casi) tutte le incombenze fiscali e di tenuta di registri contabili che invece sono obbligatori per i ristoranti. Però permettimi di dire che, eliminate le feste gastronomiche o sagre o feste paesane, ben poco rimarrebbe della appetibilità del nostro territorio specie collinare e specie nelle ore serali. Inoltre la auto-promozione paesana sopperisce ad una cronica mancanza di pianificazione del turismo tipica di tutta Italia. Per quale ragione molti italiani vanno in Grecia od in Croazia o in Spagna? Perchè la promozione turistica in questi paesi è molto più organizzata ed efficiente che non da noi. A Grosseto l’ufficio di promozione turistica è in via Adda, ben lontano dal centro e fuori portata da qualsiasi turista che viene a visitare la Maremma; in Spagna qualsiasi “oficina de turismo” è nel centro storico cittadino con indicazioni ben visibili e con personale multilingue. Vero che nelle sagre spesso una certa parte del denaro non si sa quale strada prenda e sfugge alle regole di bilancio e puntuale indicazione delle poste proprio per non essere obbligatorio il suo deposito in Tribunale, però gli organizzatori avranno pur diritto ad un compenso per l’organizzazione logistica e di approvigionamento della sagra stessa. A mio avviso le sagre maremmane, lo ripeto, sono una ricchezza di questa zona, sono molto ambite dai turisti e hanno un piccolo scopo di valorizzazione paesana che altrimenti non verrebbe attuata. Poi tutto il resto può essere, ma come sarebbe la Maremma senza sagre?

        • Granocchiaio ha detto:

          Vedo con piacere che riconosci che “promuovere un prodotto tipico locale” nelle nostre sagre è da noi un opzional assai casuale.

          Poi mi dici: “eliminate le feste gastronomiche o sagre o feste paesane, ben poco rimarrebbe della appetibilità del nostro territorio”.
          Sono d’accordo. E allora, sotto questo ombrello, in questo nome, facciamo le solite cialtronate così care, comode e gradite a tutti i livelli nel nostro amato Bel Paese?.
          Poi però non ci lamentiamo se tutto va a scatafascio: primo rompiamo la macchinetta e poi vorremmo lamentarci che la macchinetta non va?

          E poi ancora: “spesso una certa parte del denaro non si sa quale strada prenda”: certo, ma stai sicuro che qualcuno lo sa.

          Io non nego che “gli organizzatori avranno pur diritto ad un compenso per l’organizzazione logistica e di approvvigionamento della sagra stessa”. Ma siccome ci ho bazzicato nell’ambiente so come poi succede “ai singoli”. Perché poi c’è sempre qualcuno che cura bene il suo orticello e sa dove andare a cogliere i suoi frutti senza che nessuno gli dica niente. Anche per l’altro magari si sta coltivando tranquillamente il suo.
          Io abbandonai l’ultima organizzazione, secoli fa, proprio per una simile ragione. Siccome al momento del pranzo andavo a casa a mangiare, il solito ben inserito organizzatore mi disse: “ma allora te delle sagre non hai capito proprio un cazzo”. No, io avevo capito e proprio per questo me ne andai e non ci sono più rientrato.

  3. nello ha detto:

    Anch’io la penso come il Granocchiaio: i pasti alle sagre dovrebbero essere attinenti al soggetto. Si va alla sagra del tartufo (da noi sic!) e ci troviamo davanti un menù che nemmeno i ristoranti presentano. Questo è uno dei motivi (non il principale) che mi tengono lontano dal frequentarle. Però…. però domenica scorsa ho fatto un eccezione. Andando ad Urbino mi sono fermato a prendere un caffè in un paesello dell’Alta valle del Metauro, Borgo Pace, e lì ho letto il manifesto di inizio “Festa della patata rossa” la sera di venerdì 29/8. La barista (fra l’altro gentilissima) sentendo i discorsi con mia moglie è intervenuta suggerendomi di restare a cena, esaltandomi i “crostoli” specie di calzone alla brace farcito di patate mozzarella salciccia o prosciutto). Invogliato (ero oltretutto fuori per svago) e sentito che la domenica era aperta anche a pranzo con Loriana abbiamo deciso di andare. Non sono preparato come il Granocchiaio, ma la cosa che mi ha colpito andando alla cassa è che i piatti erano minimi: tre primi, un secondo (una grigliata di carne che poteva essere mista o separata), tre contorni. Stop, il bello che tutto era a base di patate rosse (escluso la pasta al pomodoro ed ovviamente la grigliata) e, almeno da quanto dicevano, il sugo era a base di anatra locale, come i polli. In parole povere tutto o quasi a Km “0” (i produttori che vendevano patate, che penso fossero anche i fornitori, erano otto, solo uno era del comune limitrofo, che però iniziava appena fuori il paese). Il nostro menù: gnocchi e tortelli (assimilabili però ai ravioli), patate del carbonaio (cotte sulla cenere), un crostolo, ciambella (bombolone) e gnocchi fritti, più minerale. Tutto abbondante a poco meno di 25 €. Devo dire che la forma di distribuzione (tipo self service)non ha incluso il coperto, mentre per le stoviglie, anche se di ottimo prodotto, erano di plastica.
    L’unica nota negativa , se vogliamo: penso il responsabile (forse su indicazione del cassiere) sentendomi parlare mi ha chiesto dove poteva andare dalle nostre parti per prendere idee, visto che siamo all’avanguardia (?) per le sagre. Io ho detto che per me non avevano niente da imparare, però se proprio volevano, da buon braccagnino, li ho indirizzati dai Castellani.

    • Ric ha detto:

      Esatto Nello, la Maremma è all’avanguardia nella organizzazione di sagre paesane ed il perchè è presto detto: portano soldi buoni alle casse dei vari comitati locali, Croce Rossa, Unione sportive, ecc.
      Penso che ci sarà da qualche parte qualcuno che se ne approfitta di questo giro di soldi esentasse, però alla fine è un modo come un altro per far riscoprire i nostri borghi e le nostre comunità paesane che altrimenti sarebbero tagliate fuori dall’obiettivo del turismo maremmano, e cioè il mare.
      Il problema è che si deve fare qualcosa per promuovere le produzioni tipiche locali, ma se si esce dal cinghiale, dalla cacciagione, dell’acquacotta, della panzanella, ben poco altro c’è da promuovere nella Maremma. Forse si dovrebbe inventare qualcos’altro nelle specialità locali e questo dovrebbe essere lasciato alla fantasia dei vari comitati locali; non è accettabile una “Sagra della salsiccia alla brace”, non è niente di nuovo nella produzione locale anche se le salsicce maremmane sono buone.
      Una volta con un amico napoletano (uno di quelli col becco fino e con la convinzione che ciò che non fa parte della cucina campana non sia valido) siamo andati alla Sagra di Caldana dove ha ordinato una frittura di pesce per paragonarla a quella napoletana. Ebbene: è rimasto a bocca aperta perchè per lui era buonissima; quindi gran parte delle nostre sagre danno cibo di buona qualità e ben preparato. Quindi W le sagre maremmane (conosciute anche fuori dalla Maremma) pensate che in Lombardia ho visto la Sagra dello Struzzo: e che c’entra lo struzzo con le nostre specialità italiche??

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