L’assassino era un tipo tranquillo

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Alle quotidiane notizie di stragi per terrorismo e guerra diffusa e frazionata nel mondo si aggiungo purtroppo le notizie quasi quotidiane di stragi familiari. Cambiano poco i quadri familiari, le vittime, soprattutto bambini e donne inermi, ma in compenso c’è una costante praticamente assicurata e scontata.

Sono le riposte che vengono date ai solerti e ineffabili intervistatori dei vicini di casa, del bar dell’angolo, della gente del quartiere. La risposta può assumere lievi sfumature e colorazioni, ma sostanzialmente è riconducibile ad una sola:

L’assassino era un tipo tranquillo

Ora vorrei lasciare alle forbite lezioni dei vari criminologi e psicanalisti, anche loro sistematicamente intervistati, per pormi una domanda: che senso ha intervistare quelle persone in relazione al comportamento (apparente) dell’assassino? Che notizie ci danno, che novità ci rivelano, quale importante indizio ci svelano gli intervistati? Nulla, il nulla più assoluto. Basta prendere una di queste interviste e non farne più di nuove, tanto sostanzialmente dicono sempre la stessa cosa:

L’assassino era un tipo tranquillo

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Alle quotidiane notizie di stragi per terrorismo e guerra diffusa e frazionata nel mondo si aggiungo purtroppo le notizie quasi quotidiane di stragi familiari. Cambiano poco i quadri familiari, le vittime, soprattutto bambini e donne inermi, ma in compenso c’è una costante praticamente assicurata e scontata.
    Sono le riposte che vengono date ai solerti e ineffabili intervistatori dei vicini di casa, del bar dell’angolo, della gente del quartiere. La risposta può assumere lievi sfumature e colorazioni, ma sostanzialmente è riconducibile ad una sola:

    L’assassino era un tipo tranquillo

    Ora vorrei lasciare alle forbite lezioni dei vari criminologi e psicanalisti, anche loro sistematicamente intervistati, per pormi una domanda: che senso ha intervistare quelle persone in relazione al comportamento (apparente) dell’assassino? Che notizie ci danno, che novità ci rivelano, quale importante indizio ci svelano gli intervistati? Nulla, il nulla più assoluto. Basta prendere una di queste interviste e non farne più di nuove, tanto sostanzialmente dicono sempre la stessa cosa:

    L’assassino era un tipo tranquillo

    • Ric ha detto:

      Non sono un esperto di criminologia e neppure di psichiatria, comunque per quello che so questi soggetti che uccidono famigliari, mogli e figli sono persone malate di mente che vivono una vita tranquilla e spesso spensierata, senza covare istinti omicidi e stragisti; poi all’improvviso hanno una sorta di chiamata, un impulso omicida che vede nello stesso atto omicida una liberazione o una missione da compiere. Logico che i vicini di casa o i conoscenti si fanno una idea di vivere accanto ad una persona del tutto normale, che ama la famiglia ed i figli e, una volta intervistati, danno una reputazione positiva del malato di mente. Qualche psichiatra definisce la schizofrenia come una non malattia, trattandosi di un problema fisico e poi questi omicidi efferati venivano spesso occultati anche dalla stampa a causa della loro tragicità e il forte impatto emotivo sulla popolazione quanto ad efferatezza.
      La stampa di oggi, che quasi “cerca” delitti del genere, vuole stuzzicare la curiosità morbosa di una parte dei lettori, riportando la notizia in tutta la sua crudezza. Si tratta, alla fine, di malati di mente molto pericolosi e che vivono all’interno della società senza mostrare sintomi significativi; ma qui ci sono altri discorsi da fare sopratutto sulla pericolosità che si è creata nella eliminazione dei manicomi e sulla leggerezza dei controlli sulle persone a rischio.

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