La Befana

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440Befana

“Rispettare l’età delle favole”, senza “forzare la mano”. 
Lasciare dunque che siano i piccoli “a comprendere che a riempire la calza di doni e dolcetti non è la Befana, ma mamma e papa’”. I consigli per i genitori alle prese con i regali e le leccornie da acquistare in vista dell’Epifania è Elisabetta Scala, pedagogista e coordinatrice nazionale del Moige, che all’Adnkronos spiega “come il bell’incanto di queste favole debba svelarsi da sé: i genitori devono solo accompagnare i bambini, che, crescendo, iniziano a comprendere la verità attorno ai 7-8 anni”.
Se poi la convinzione che la simpatica vecchina cavalchi davvero la scopa per consegnare doni dovesse protarsi oltre, “allora – suggerisce la pedagogista – è il caso, attorno ai 10 anni, di far capire loro la verià’”. Quanto ai regali e ai dolci da infilare nella calza, “per tradizione – ricorda Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Dunque il consiglio “è non esagerare, un regalo tipico – suggerisce – è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini”, soprattutto alla luce dell”abbuffata’ di regali che per molti bambini c’è stata con il Natale”.
Quanto al carbone, incubo di molti piccoli in attesa della Befana, “se c’è – raccomanda la pedagogista – deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”. E se il carbone entra in casa “deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnarne pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni. L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che c’è e va preservata”. Via libera alla calza per i piccoli, dunque, “finché continuano a credere nell’incanto delle fiabe”.
(Adnkronos)

La mia Befana

Questo articolo mi torna proprio a fagiolo. Non più tardi di qualche giorno fa il nipote più grande, otto anni e mezzo, si lamentava con me per il fatto che in classe c’erano ragazzi che dicevano che Babbo Natale non esiste. Con lui il fratellino di sei anni. Io mi sono barcamenato sulla faccenda perché non volevo prevaricare mia figlia su di un argomento così delicato. Gliel’ho detto e lei mi ha detto di non preoccuparmi che ci avrebbe pensato lei. Io ci credo e sto più tranquillo. Però……..però quando ho trovato questo articolo l’ho trovato veramente ben fatto e lo propongo.

Io da bimbo non ho conosciuto Babbo Natale, da noi passava la Befana e basta. E quindi ho conosciuto presto il rito di fare una piccola fascina con un po’ di scopo per far scaldare al fuoco la Befana che girava di notte e una piccola fascina l’erba tagliata per il ciuchino che la portava a giro. E poi la mattina sbirciare al buio nel focarile per vedere se effettivamente era passata la Befana. Da qualche luccichio capivo che si, anche quella volta era passata. E correvo in casa a svegliare tutti per dire che c’erano i regali delle Befana e quindi si potevano aprire e giocarci. I regali erano ben incartati e in un batter d’occhio si scartavano e si vedevano. Poi alla fine veniva il rito delle calze. Per comodità si ritornava a letto e in una calza assai lunga (forse delle mi nonna) si cominciava a tirar fuori pezzo dopo pezzo, sorpresa dopo sorpresa. Venivano fuori cartocci da scartare per vedere cosa c’era. E allora un cavalluccio, un ricciarello, ma anche un mandarino, delle noci, dei fichi secchi. E poi qualche volta scappava fuori un pezzetto di carbone che, ci avevano spiegato, era un rimprovero per qualche marachella fatta. Ma non è che ci si mettesse a piangere per questo: si passala al cartoccio successivo e via!
Raramente c’erano dei regali ingombranti, evidentemente per la difficoltà di metterli dentro la calza. Ma mi ricordo un anno di aver trovato un astuccio in legno chiaro per le matite. Era bellissimo, a due piani, e nel girare la parte superiore mi venne subito a mente che poteva essere una torretta di un carro armato. Come puntualmente si sarebbe poi adoperato a scuola.

Io scoprii la verità abbastanza presto, forse avevo sei o sette anni. La sera prima il mi babbo mi chiese come tutti gli anni cosa avrei voluto ricevere dalla Befana. E quasi sempre c’azzeccava anche perché guidato a dire certe cose. Quell’anno fra le cose più “normali” e conosciute mi chiese se mi sarebbe piaciuto il gioco “non ti scordar di me”. Io non l’avevo mai sentito nominare e gli dissi di no. Allora lui insisté dicendomi che era un bel gioco e che poi l’avrei apprezzato. La mattina dopo tra i regali c’era anche un cartoncino grande come una scacchiera per la dama con tanti cerchietti colorati. Mi disse che era il gioco “non ti scordar di me”. Capii l’antifona, ma non dissi niente per paura che poi dopo non mi avrebbero più fatto arrivare la Befana.
Con quale gioco non ci ho mai giocato, ma in compenso a distanza di tanto tempo lo ricordo meglio degli altri, forse perché si chiamava proprio “Non ti scordar di me”.

Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, quasi sopportata più che goduta. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze. Piene quanto si vuole, ma sempre calze.
Il colpo di grazie per me è stato dato quando hanno cominciato a voler spettacolarizzare l’evento. E non tanto bruciare una pira di fuoco che non è per la Befana. C’è di peggio. si è visto la gru dei pompieri che calava dall’alto del palazzo della Provincia  una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta. Pare che quest’anno arriverà in sidecar (sic!) in luogo della calata dalla gru.

Da noi una commistione tra Befana e Befanata ha fatto si che tutto a “me pare un gran raù” che tutto ha fuori che grazia e intimità. Si perché la mia Befana era una cosa privata, di ogni famiglia. Ora è in piazza e non si capisce il perché. Globalizzazione della Befana? O banalizzazione? Forse per omologare i doni ai bimbi? O forse per far notare in pubblico le differenze dei doni?

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  1. Granocchiaio ha detto:

    “Rispettare l’età delle favole”, senza “forzare la mano”.
    Lasciare dunque che siano i piccoli “a comprendere che a riempire la calza di doni e dolcetti non è la Befana, ma mamma e papa’”. I consigli per i genitori alle prese con i regali e le leccornie da acquistare in vista dell’Epifania è Elisabetta Scala, pedagogista e coordinatrice nazionale del Moige, che all’Adnkronos spiega “come il bell’incanto di queste favole debba svelarsi da sé: i genitori devono solo accompagnare i bambini, che, crescendo, iniziano a comprendere la verità attorno ai 7-8 anni”.
    Se poi la convinzione che la simpatica vecchina cavalchi davvero la scopa per consegnare doni dovesse protarsi oltre, “allora – suggerisce la pedagogista – è il caso, attorno ai 10 anni, di far capire loro la verià’”. Quanto ai regali e ai dolci da infilare nella calza, “per tradizione – ricorda Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Dunque il consiglio “è non esagerare, un regalo tipico – suggerisce – è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini”, soprattutto alla luce dell”abbuffata’ di regali che per molti bambini c’è stata con il Natale”.
    Quanto al carbone, incubo di molti piccoli in attesa della Befana, “se c’è – raccomanda la pedagogista – deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”. E se il carbone entra in casa “deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnarne pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni. L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che c’è e va preservata”. Via libera alla calza per i piccoli, dunque, “finché continuano a credere nell’incanto delle fiabe”.
    (Adnkronos)

    La mia Befana

    Questo articolo mi torna proprio a fagiolo. Non più tardi di qualche giorno fa il nipote più grande, otto anni e mezzo, si lamentava con me per il fatto che in classe c’erano ragazzi che dicevano che Babbo Natale non esiste. Con lui il fratellino di sei anni. Io mi sono barcamenato sulla faccenda perché non volevo prevaricare mia figlia su di un argomento così delicato. Gliel’ho detto e lei mi ha detto di non preoccuparmi che ci avrebbe pensato lei. Io ci credo e sto più tranquillo. Però……..però quando ho trovato questo articolo l’ho trovato veramente ben fatto e lo propongo.

    Io da bimbo non ho conosciuto Babbo Natale, da noi passava la Befana e basta. E quindi ho conosciuto presto il rito di fare una piccola fascina con un po’ di scopo per far scaldare al fuoco la Befana che girava di notte e una piccola fascina l’erba tagliata per il ciuchino che la portava a giro. E poi la mattina sbirciare al buio nel focarile per vedere se effettivamente era passata la Befana. Da qualche luccichio capivo che si, anche quella volta era passata. E correvo in casa a svegliare tutti per dire che c’erano i regali delle Befana e quindi si potevano aprire e giocarci. I regali erano ben incartati e in un batter d’occhio si scartavano e si vedevano. Poi alla fine veniva il rito delle calze. Per comodità si ritornava a letto e in una calza assai lunga (forse delle mi nonna) si cominciava a tirar fuori pezzo dopo pezzo, sorpresa dopo sorpresa. Venivano fuori cartocci da scartare per vedere cosa c’era. E allora un cavalluccio, un ricciarello, ma anche un mandarino, delle noci, dei fichi secchi. E poi qualche volta scappava fuori un pezzetto di carbone che, ci avevano spiegato, era un rimprovero per qualche marachella fatta. Ma non è che ci si mettesse a piangere per questo: si passala al cartoccio successivo e via!
    Raramente c’erano dei regali ingombranti, evidentemente per la difficoltà di metterli dentro la calza. Ma mi ricordo un anno di aver trovato un astuccio in legno chiaro per le matite. Era bellissimo, a due piani, e nel girare la parte superiore mi venne subito a mente che poteva essere una torretta di un carro armato. Come puntualmente si sarebbe poi adoperato a scuola.

    Io scoprii la verità abbastanza presto, forse avevo sei o sette anni. La sera prima il mi babbo mi chiese come tutti gli anni cosa avrei voluto ricevere dalla Befana. E quasi sempre c’azzeccava anche perché guidato a dire certe cose. Quell’anno fra le cose più “normali” e conosciute mi chiese se mi sarebbe piaciuto il gioco “non ti scordar di me”. Io non l’avevo mai sentito nominare e gli dissi di no. Allora lui insisté dicendomi che era un bel gioco e che poi l’avrei apprezzato. La mattina dopo tra i regali c’era anche un cartoncino grande come una scacchiera per la dama con tanti cerchietti colorati. Mi disse che era il gioco “non ti scordar di me”. Capii l’antifona, ma non dissi niente per paura che poi dopo non mi avrebbero più fatto arrivare la Befana.
    Con quale gioco non ci ho mai giocato, ma in compenso a distanza di tanto tempo lo ricordo meglio degli altri, forse perché si chiamava proprio “Non ti scordar di me”.

    Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, quasi sopportata più che goduta. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze. Piene quanto si vuole, ma sempre calze.
    Il colpo di grazie per me è stato dato quando hanno cominciato a voler spettacolarizzare l’evento. E non tanto bruciare una pira di fuoco che non è per la Befana. C’è di peggio. si è visto la gru dei pompieri che calava dall’alto del palazzo della Provincia una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta. Pare che quest’anno arriverà in sidecar (sic!) in luogo della calata dalla gru.

    Da noi una commistione tra Befana e Befanata ha fatto si che tutto a “me pare un gran raù” che tutto ha fuori che grazia e intimità. Si perché la mia Befana era una cosa privata, di ogni famiglia. Ora è in piazza e non si capisce il perché. Globalizzazione della Befana? O banalizzazione? Forse per omologare i doni ai bimbi? O forse per far notare in pubblico le differenze dei doni?

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