Hanno ucciso l’uomo ragno? No hanno ucciso la Befana, non si sa neanche il perché, forse si sa però chi è stato

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l’ho detto e l’ho ridetto. Lo dico e lo ridico. Perché oramai pochi pare ricordino cos’era la Befana.

Era una vecchietta che veniva nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio nelle case dove c’erano dei bimbi. Si sapeva che veniva con un ciuchino che portava lei e i regali. Qualcuno diceva che cavalcava una scopa, ma erano solo fantasie: lei veniva con un suo personale ciuchino: mai visto volare in Maremma le vecchine sulle scope. Per questo era un nostro compito la sera avanti preparare delle piccole fascine di scopo da bruciare lì nel focarileper fare un po’ di caldo a lei e un po’ di erba o fieno per rifocillare un po’ il ciuchino.

Veniva in ogni casa, ma non si vedeva mai. Anzi bisognava andare a letto presto, perché lei veniva solo quando noi dormivamo. Lasciava i regali dentro a le calze di mia nonna Stella che babbo e mamma appendevano al focarile di casa. Quando poi la mattina si andava nel letto a svuotarle era tutto un scartare di cartocci per trovare mandarini, ricciarelli, cavallucci, cioccolatini, qualche piccolo giocattolo: quelli troppo grandi che non entravano nelle calze le lasciava li dentro al focarile dove c’erano anche le ceneri della fascinetta bruciata. C’era qualche pezzetto di carbone nella calza, sempre ben incartato, che segnalava qualche marachella fatta durante l’anno. Ma io ci trovavo anche qualche spicchio d’aglio che, dicevano, avevano lo stesso significato.

Partiva da lontano quella notte. Praticamente si aspettava tutto l’anno. Se si chiedeva un giocattolo era assai probabile che la risposta fosse: chiedilo alla Befana che quando verrà, se starai buono, te lo porterà. E qui si capisce che di giocattoli durante l’anno se ne vedeva pochi. Parlo di giocattoli acquistati, perché invece quelli costruiti da noi ne avevamo a volontà! Dipendeva solo dalla nostra fantasia e la nostra voglia di farseli. Un bell’allenamento per la fantasia e la manualità di ognuno di noi.

All’epoca parlare di Befana in comune con altri era più che un’eresia, era un vero e proprio sacrilegio. Eppure, eppure vennero le eresie e pure i sacrilegi. Sono venuti quando a partire dai sette – otto anni la Befana non veniva più da me, perché non ero più un bimbo. È tornata in casa mia quando ho avute le mie figlie in età. Assimilarono assai bene usi e costumi, tanto che vollero aggiungere anche una tazza di latte e una fetta di panettone per rifocillare la vecchietta. Con tanto di indicazione del gas per scardarselo.

Io purtroppo avevo già cominciato a vedere l’inizio della fine. La prima cosa che mi colpì fu quando in cima al Corso di Grosseto, dove di solito negli anni ’50 stazionava un vigile a dirigere il traffico, vidi una piccola montagna di pacchi messi proprio in mezzo all’incrocio. Mi dissero che era “la Befana per i Vigili”. Ci rimasi male perché la intesi come un atto ruffianesco, magari per farsi fare qualche multa in meno. Altrimenti che scopo avrebbe avuto?

Ma erano nel frattempo erano iniziate le Befane “collettive”!!! Perché? Che bisogno c’era? Con quale scopo? Con quali vantaggi?

Ecco che così spariva l’intimità familiare della festa che andava a banalizzarsi in un colcos senza senso, senza un vissuto familiare, senza poesia. Beoti più che beati.

In una bolgia, anno dietro anno, sempre più affollata e caotica, era evidente il prevalere della ricerca del gioco e dello spettacolo per gli adulti. I bimbi erano incolpevoli attori minori. Un grosso e inguardabile figuro chiamava a se, su indicazione di un elenco con nomi e regali con il nome sopra, il bimbo che, impaurito, veniva spinto sotto il “donnone” che porgeva il regalo. I bimbi solitamente e giustamente impauriti cercavano di guardare i regali e non il befanone.  Qualcuno bimbo inevitabilmente piangeva dalla paura. Qualcuno teneva in mano un pacco senza la gioia di scoprire subito cos’era. E i vispi genitori nell’assordante caos a chiedere: sei contento? Hai visto cosa ti ha portato la Befana? No non l’aveva visto. E non era contento. Ma per loro andava bene così.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Hanno ucciso l’uomo ragno?
    No hanno ucciso la Befana,
    non si sa neanche il perché,
    forse si sa però chi è stato

    l’ho detto e l’ho ridetto. Lo dico e lo ridico. Perché oramai pochi pare ricordino cos’era la Befana.
    Era una vecchietta che veniva nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio nelle case dove c’erano dei bimbi. Si sapeva che veniva con un ciuchino che portava lei e i regali. Qualcuno diceva che cavalcava una scopa, ma erano solo fantasie: lei veniva con un suo personale ciuchino: mai visto volare in Maremma le vecchine sulle scope. Per questo era un nostro compito la sera avanti preparare delle piccole fascine di scopo da bruciare lì nel focarileper fare un po’ di caldo a lei e un po’ di erba o fieno per rifocillare un po’ il ciuchino.
    Veniva in ogni casa, ma non si vedeva mai. Anzi bisognava andare a letto presto, perché lei veniva solo quando noi dormivamo. Lasciava i regali dentro a le calze di mia nonna Stella che babbo e mamma appendevano al focarile di casa. Quando poi la mattina si andava nel letto a svuotarle era tutto un scartare di cartocci per trovare mandarini, ricciarelli, cavallucci, cioccolatini, qualche piccolo giocattolo: quelli troppo grandi che non entravano nelle calze le lasciava li dentro al focarile dove c’erano anche le ceneri della fascinetta bruciata. C’era qualche pezzetto di carbone nella calza, sempre ben incartato, che segnalava qualche marachella fatta durante l’anno. Ma io ci trovavo anche qualche spicchio d’aglio che, dicevano, avevano lo stesso significato.
    Partiva da lontano quella notte. Praticamente si aspettava tutto l’anno. Se si chiedeva un giocattolo era assai probabile che la risposta fosse: chiedilo alla Befana che quando verrà, se starai buono, te lo porterà. E qui si capisce che di giocattoli durante l’anno se ne vedeva pochi. Parlo di giocattoli acquistati, perché invece quelli costruiti da noi ne avevamo a volontà! Dipendeva solo dalla nostra fantasia e la nostra voglia di farseli. Un bell’allenamento per la fantasia e la manualità di ognuno di noi.
    All’epoca parlare di Befana in comune con altri era più che un’eresia, era un vero e proprio sacrilegio. Eppure, eppure vennero le eresie e pure i sacrilegi. Sono venuti quando a partire dai sette – otto anni la Befana non veniva più da me, perché non ero più un bimbo. È tornata in casa mia quando ho avute le mie figlie in età. Assimilarono assai bene usi e costumi, tanto che vollero aggiungere anche una tazza di latte e una fetta di panettone per rifocillare la vecchietta. Con tanto di indicazione del gas per scardarselo.
    Io purtroppo avevo già cominciato a vedere l’inizio della fine. La prima cosa che mi colpì fu quando in cima al Corso di Grosseto, dove di solito negli anni ’50 stazionava un vigile a dirigere il traffico, vidi una piccola montagna di pacchi messi proprio in mezzo all’incrocio. Mi dissero che era “la Befana per i Vigili”. Ci rimasi male perché la intesi come un atto ruffianesco, magari per farsi fare qualche multa in meno. Altrimenti che scopo avrebbe avuto?
    Ma erano nel frattempo erano iniziate le Befane “collettive”!!! Perché? Che bisogno c’era? Con quale scopo? Con quali vantaggi?
    Ecco che così spariva l’intimità familiare della festa che andava a banalizzarsi in un colcos senza senso, senza un vissuto familiare, senza poesia. Beoti più che beati.
    In una bolgia, anno dietro anno, sempre più affollata e caotica, era evidente il prevalere della ricerca del gioco e dello spettacolo per gli adulti. I bimbi erano incolpevoli attori minori. Un grosso e inguardabile figuro chiamava a se, su indicazione di un elenco con nomi e regali con il nome sopra, il bimbo che, impaurito, veniva spinto sotto il “donnone” che porgeva il regalo. I bimbi solitamente e giustamente impauriti cercavano di guardare i regali e non il befanone. Qualcuno bimbo inevitabilmente piangeva dalla paura. Qualcuno teneva in mano un pacco senza la gioia di scoprire subito cos’era. E i vispi genitori nell’assordante caos a chiedere: sei contento? Hai visto cosa ti ha portato la Befana? No non l’aveva visto. E non era contento. Ma per loro andava bene così.

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