Il mio amico Saverio….cioè Doriano

tgl doriano

Si era verso la fine degli anni ‘80, io cominciavo ad approfondire il mio amore e le mie conoscenze con il vino e il mondo che gli girava intorno. Fu organizzata in un ristorante grossetano una cena con una specie di Gioco del Piacere con il Brunello protagonista della serata. In pratica si cenò bevendo 5 Brunello di Montalcino rigorosamente anonimi. Il gioco consisteva appunto nel valutarli non da specialisti – io non lo ero e non mi reputo tale nemmeno adesso – ma da amanti, da appassionati del buon bere. Trovare quello che a ognuno di noi piaceva di più. Chiaramente se poi s’inciampava in un vino difettato la cosa veniva notata e segnalata. Andai alla cena con il mio amico Carlo Pondini. Li trovammo alcuni amici, e quelli che non lo erano lo divennero poi nello spazio di un paio di bicchieri. In particolare Carlo conosceva bene Doriano Della Lucilla, storico agente della casa vinicola Antinori. Ci mettemmo a tavola con lui e il suo amico Mario Tei, anche lui agente per il vino, anche lui amico già al secondo bicchiere.

Una serata magica. Di quelle che se ti va bene ne capitano una per ogni morte di Papa. Ma anche meno. Il mangiare ed il bere era buono, ma la magia avvenne tra noi quattro. E di magia si trattò, perché quattro persone, pressoché casualmente ritrovatesi a tavola, cominciano a parlare, a scherzare, a ridere, a divertirsi, con un feeling incredibile, beh non credo che sia roba da tutti i giorni. Specie se si considera che le amicizie nate quella sera hanno durato una intera vita!

Io sono un po’ duro a ricordare i nomi, specie la prima volta, per cui il nome Mario mi  venne un po’ più facile ma con Doriano faticavo un po’. Siccome l’esattezza dei nostri nomi non era il nostro tema principale della serata, si tirava avanti, con i nomi come venivano. Finchè non volendo chiamai Mario anche Doriano! Non ricordo chi fu, ma mi pare fu Carlo, che mi disse: facciamo che lui si chiami Saverio! Così te lo ricordi meglio!

Era fresco nella mente di tutti il film di Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere” e la scena in cui la Varesina anziché ringraziare Saverio, si rivolgeva a loro dicendo “Grazie Mario!”. E Benigni, che era Saverio: “ma come grazie Mario, io so Saverio”. Naturalmente la battuta fu immediatamente assimilata da noi quattro, per cui da quel momento Doriano fu Saverio! E per me è rimasto tale per sempre. Quando lo chiamavo al telefono dicendo: “Pronto Saverio?”, dopo un attimo di esitazione capiva e mi rispondeva: “si Mario, dimmi”.

Quella sera andò avanti in un crescendo di battute e risate. Poi successe un fatto che fu come buttare della benzina sul fuoco. Successe che tra i cinque vini trovammo un vino che sapeva di tappo. Era talmente evidente che ci mettemmo a fare battute al riguardo, anche un po’ pesanti. Al nostro stesso tavolo c’era anche giovane, tutto per benino, a noi sconosciuto, che parlava pure poco: si limitava ad ascoltarci e sorridere alla nostre battute. Sennonché a quella sul vino che sapeva di tappo non rise più di tanto. Quando poi alla fine del pranzo furono scoperti i vini si scoprì che il nostro giovine commensale era il figlio del produttore del vino difettato. Ci guardammo atterriti! Il giovine non sapeva cosa dire. E allora tutti facemmo a gare a consolarlo dicendogli: guardi che son cose che possano capitare, non se la deve prendere, e via di questa musica. La situazione era surreale: dopo aver sbeffeggiato il vino prima, ora si faceva a gara a consolare l’incolpevole figlio del produttore.

In effetti appena usciti dal ristorante ci scatenammo in risate esagerate nel ricordare l’accaduto. E tra queste e certi effetti che evidentemente stava facendo il bere su di noi, ci ritrovammo in Piazza della Palma, dietro le carceri a fare battute ad alta voce tirando in ballo “Mario e Saverio”.

Una serata che è rimasta memorabile e ben presente in ognuno di noi quattro!

Naturalmente da quella sera con Mario e Saverio ci siamo risentiti e anche ritrovati, magari ancora a tavola.

Oramai era chiaro che formavamo un Team formidabile. Sono cose che non si spiegano bene, sono magie. Ognuno di noi diverso dall’altro, eppure in una formazione perfetta quando si stava assieme.

Una volta noi tre siamo stati invitati a casa di Saverio e naturalmente ne è venuta fuori una serata veramente eccezionale. Tanto per dire: io ho sempre retto piuttosto bene l’alcol, e se qualche volta è successo di oltrepassare il limite mi è successo da giovane. Poi più niente. Vuoi per il fatto che poi uno impara a bere, vuoi perché la mia stazza mi aiuta non poco ad assorbire senza danno il bere. Praticamente, e per dirla a dritto: non ho più preso una sbornia. Ma quella sera lì, sì, andai in orbita. Vuoi per la qualità e la quantità che Doriano/Saverio ci offrì, vuoi perché il rilassamento estremo finì per allentare certi freni, insomma al momento di partire chiesi a Carlo se poteva guidare lui al posto mio. E così fu. Ma siccome giudicammo che la serata non poteva finire così, da Roselle in piena notte andammo fino a Castiglioni con la speranza che il vento ed il profumo del mare ci potesse abbassare temperatura e fumi.

Poi nel tempo, pur vedendoci poco, ci sentivamo e ci incontravamo via via. Ricordo in particolare quando Doriano mi fece ospite speciale nella villa storica Antinori. Visita alle vigne, alle cantine e pranzo in villa. Fu allora che visitai anche Badia a Passignano, le diverse cantine, barricaie e diverse vigne. Fu proprio mentre giravamo con un pulmino per i vigneti dell’azienda che ad un certo punto esclamai: e quella che roba è? Indicando una vigna di un aspetto e di una bellezza mai viste. Qualcuno mi spiegò: buona vista ha lei: è il vigneto Tignanello.

Quando avevo bisogno Doriano mi accontentava anche per richieste un po’ particolari. Di tutti i loro vini sono rimasto innamorato del Tignanello. Ho qualche annata storica, ma anche una discreta sequenza di annate a partire dal 1972, compresa la mitica 1985. Riusciva ad accontentarmi anche se avevo bisogno di una sola bottiglia di questo straordinario vino, magari una Magnum.

Ciao mio grande e indimenticabile amico,

ciao Doriano,

pardon

ciao Saverio!

Tanti saluti anche da Mario e da Carlo!

Un abbraccio fraterno alla carissima amica Silvana

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Si era verso la fine degli anni ‘80, io cominciavo ad approfondire il mio amore e le mie conoscenze con il vino e il mondo che gli girava intorno. Fu organizzata in un ristorante grossetano una cena con una specie di Gioco del Piacere con il Brunello protagonista della serata. In pratica si cenò bevendo 5 Brunello di Montalcino rigorosamente anonimi. Il gioco consisteva appunto nel valutarli non da specialisti – io non lo ero e non mi reputo tale nemmeno adesso – ma da amanti, da appassionati del buon bere. Trovare quello che a ognuno di noi piaceva di più. Chiaramente se poi s’inciampava in un vino difettato la cosa veniva notata e segnalata. Andai alla cena con il mio amico Carlo Pondini. Li trovammo alcuni amici, e quelli che non lo erano lo divennero poi nello spazio di un paio di bicchieri. In particolare Carlo conosceva bene Doriano Della Lucilla, storico agente della casa vinicola Antinori. Ci mettemmo a tavola con lui e il suo amico Mario Tei, anche lui agente per il vino, anche lui amico già al secondo bicchiere.

    Una serata magica. Di quelle che se ti va bene ne capitano una per ogni morte di Papa. Ma anche meno. Il mangiare ed il bere era buono, ma la magia avvenne tra noi quattro. E di magia si trattò, perché quattro persone, pressoché casualmente ritrovatesi a tavola, cominciano a parlare, a scherzare, a ridere, a divertirsi, con un feeling incredibile, beh non credo che sia roba da tutti i giorni. Specie se si considera che le amicizie nate quella sera hanno durato una intera vita!

    Io sono un po’ duro a ricordare i nomi, specie la prima volta, per cui il nome Mario mi venne un po’ più facile ma con Doriano faticavo un po’. Siccome l’esattezza dei nostri nomi non era il nostro tema principale della serata, si tirava avanti, con i nomi come venivano. Finchè non volendo chiamai Mario anche Doriano! Non ricordo chi fu, ma mi pare fu Carlo, che mi disse: facciamo che lui si chiami Saverio! Così te lo ricordi meglio!

    Era fresco nella mente di tutti il film di Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere” e la scena in cui la Varesina anziché ringraziare Saverio, si rivolgeva a loro dicendo “Grazie Mario!”. E Benigni, che era Saverio: “ma come grazie Mario, io so Saverio”. Naturalmente la battuta fu immediatamente assimilata da noi quattro, per cui da quel momento Doriano fu Saverio! E per me è rimasto tale per sempre. Quando lo chiamavo al telefono dicendo: “Pronto Saverio?”, dopo un attimo di esitazione capiva e mi rispondeva: “si Mario, dimmi”.

    Quella sera andò avanti in un crescendo di battute e risate. Poi successe un fatto che fu come buttare della benzina sul fuoco. Successe che tra i cinque vini trovammo un vino che sapeva di tappo. Era talmente evidente che ci mettemmo a fare battute al riguardo, anche un po’ pesanti. Al nostro stesso tavolo c’era anche giovane, tutto per benino, a noi sconosciuto, che parlava pure poco: si limitava ad ascoltarci e sorridere alla nostre battute. Sennonché a quella sul vino che sapeva di tappo non rise più di tanto. Quando poi alla fine del pranzo furono scoperti i vini si scoprì che il nostro giovine commensale era il figlio del produttore del vino difettato. Ci guardammo atterriti! Il giovine non sapeva cosa dire. E allora tutti facemmo a gare a consolarlo dicendogli: guardi che son cose che possano capitare, non se la deve prendere, e via di questa musica. La situazione era surreale: dopo aver sbeffeggiato il vino prima, ora si faceva a gara a consolare l’incolpevole figlio del produttore.

    In effetti appena usciti dal ristorante ci scatenammo in risate esagerate nel ricordare l’accaduto. E tra queste e certi effetti che evidentemente stava facendo il bere su di noi, ci ritrovammo in Piazza della Palma, dietro le carceri a fare battute ad alta voce tirando in ballo “Mario e Saverio”.

    Una serata che è rimasta memorabile e ben presente in ognuno di noi quattro!

    Naturalmente da quella sera con Mario e Saverio ci siamo risentiti e anche ritrovati, magari ancora a tavola.

    Oramai era chiaro che formavamo un Team formidabile. Sono cose che non si spiegano bene, sono magie. Ognuno di noi diverso dall’altro, eppure in una formazione perfetta quando si stava assieme.

    Una volta noi tre siamo stati invitati a casa di Saverio e naturalmente ne è venuta fuori una serata veramente eccezionale. Tanto per dire: io ho sempre retto piuttosto bene l’alcol, e se qualche volta è successo di oltrepassare il limite mi è successo da giovane. Poi più niente. Vuoi per il fatto che poi uno impara a bere, vuoi perché la mia stazza mi aiuta non poco ad assorbire senza danno il bere. Praticamente, e per dirla a dritto: non ho più preso una sbornia. Ma quella sera lì, sì, andai in orbita. Vuoi per la qualità e la quantità che Doriano/Saverio ci offrì, vuoi perché il rilassamento estremo finì per allentare certi freni, insomma al momento di partire chiesi a Carlo se poteva guidare lui al posto mio. E così fu. Ma siccome giudicammo che la serata non poteva finire così, da Roselle in piena notte andammo fino a Castiglioni con la speranza che il vento ed il profumo del mare ci potesse abbassare temperatura e fumi.

    Poi nel tempo, pur vedendoci poco, ci sentivamo e ci incontravamo via via. Ricordo in particolare quando Doriano mi fece ospite speciale nella villa storica Antinori. Visita alle vigne, alle cantine e pranzo in villa. Fu allora che visitai anche Badia a Passignano, le diverse cantine, barricaie e diverse vigne. Fu proprio mentre giravamo con un pulmino per i vigneti dell’azienda che ad un certo punto esclamai: e quella che roba è? Indicando una vigna di un aspetto e di una bellezza mai viste. Qualcuno mi spiegò: buona vista ha lei: è il vigneto Tignanello.

    Quando avevo bisogno Doriano mi accontentava anche per richieste un po’ particolari. Di tutti i loro vini sono rimasto innamorato del Tignanello. Ho qualche annata storica, ma anche una discreta sequenza di annate a partire dal 1972, compresa la mitica 1985. Riusciva ad accontentarmi anche se avevo bisogno di una sola bottiglia di questo straordinario vino, magari una Magnum.

    Ciao mio grande e indimenticabile amico,

    ciao Doriano,

    pardon

    ciao Saverio!

    Tanti saluti anche da Mario e da Carlo!

    Un abbraccio fraterno alla carissima amica Silvana

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