LOMBARDINI

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439 LOMARDINI 2

LOMBARDINI  conosciuta in tutto il mondo per i suoi motori, negli anni ’50 si era cimentata anche nella costruzioni di trattori

444 SAVIGLIANO CICLOPE

La prima volta che lo vidi uscendo di casa una mattina, mentre con un rumore imponente ed un incedere prepotente veniva dalla tabaccaia verso casa nostra, trainando un aratro dalle dimensioni (per me e per allora) mostruose.

444 TREBBIATRICI BUBBA

ARTEMIO BUBBA – PIACENZA

La trebbiatura

Ho fatto in tempo a vedere poche trebbiature fatte con la macchina a vapore, prima dell’avvento dei trattori. Vedere una macchina a vapore in funzione è uno spettacolo a dir poco affascinante, sconvolgente ed ipnotizzante. Prima si caricava la bocchetta in ferro per fare fuoco, si  dava legna sempre di più fino a che il mostro iniziava a dar segni di vita: al fumo del comignolo si accompagnavano sbuffi di vapore, da un po’ tutte le parti. Normalmente c’erano due uomini a “condurla”: il fochista ed il macchinista o “conduttore”. Il primo riforniva periodicamente il fornello, aprendo una porticina di ferro dalla quale s’intravedeva un fuoco tremendo, dalle fiamme color del sole. Il secondo aveva sempre in mano uno straccio, inizialmente bianco, con il quale puliva in continuazione i comandi e le sue mani. Il macchinista controllava poi tutti i grandi manometri dal fondo bianco, apriva e chiudeva valvole in continuazione, lubrificava con l’oliatore dal becco lungo le varie parti dei movimenti.

………………………………

La trebbiatura iniziava con la “piazzatura”. Questa consisteva nel sistemare le macchine in modo opportuno e per le varie esigenze di lavorazione. Si partiva dalla trebbiatrice che veniva messa di fianco ai grandi barconi (o balconi), dei balzi del grano che si erano precedentemente fatti portando i covoni dai campi all’aia, e poi le altre macchine di conseguenza alla trebbia. La macchina motrice, a vapore o a scoppio, era di dietro e tra di loro il moto era trasmesso dal “cignone”.

Dalla parte opposta, dove la trebbia vomitava paglia, negli ultimi tempi, era sistemata la pressa, che prendeva a sua volta il moto da una puleggia della trebbia. Normalmente invece con la paglia si facevano i pagliai, veri capolavori di funzionalità ed estetica. Per fare un pagliaio ci voleva in mezzo lo “stollo”, un grosso ed alto palo di legno, intorno al quale via via i contadini sistemavano con arte la paglia. I pagliai avevano un perfetto stile ad ogiva più o meno slanciata. Hanno contribuito, finché ci sono stati, a rendere caratteristico l’aspetto delle aie di allora.

brani tratti dal libro “I miei Acquisti in Maremma” di Roberto Tonini, edizioni Effigi

 

 

 

433 LANDINI L25

Un nome, un mito

La Landini trattori fu fondata nel 1884 da Giovanni Landini (nato a Reggio Emilia nel 1859), sotto la denominazione di Fabbrica di Attrezzi Agricoli ed Enologici. Inizialmente la produzione dell’impresa riguardò macchinari a vapore come le Locomobili, ma nel 1910 Giovanni Landini costruì il suo primo motore fisso a testa calda. L’idea non è del tutto originale, in quanto i motori di questo genere sono già stati impiegati all’estero, particolarmente in costruzioni navali. Landini, tuttavia, ha il merito di applicare, primo in Italia, questa soluzione a macchinari per uso agricolo.

Trattori a testa calda

Landini 25/30 HP

Nel 1924 il motore monocilindrico a testa calda viene applicato al prototipo del trattore 25/30 HP, con risultati incoraggianti, infatti la macchina si rivela affidabile e robusta. Nel 1932 entra in produzione il modello 40 HP, rivolto alle grandi aziende terriere, come il 25/30 HP è dotato di un sistema di raffreddamento del motore per evaporazione dell’acqua.
Nel 1934 viene messo in produzione il Superlandini e il nuovo trattore si rivela un grande successo commerciale; con 48 cavalli è il più potente trattore dell’epoca di produzione nazionale, e tale resterà fino al primo dopoguerra. Gli unici a produrre modelli di potenza pari o leggermente superiore sono gli Statunitensi, ma i loro prodotti sono più pesanti e afflitti da scarsa affidabilità e, in particolare, hanno la tendenza a spegnersi.

Considerata la macchinosità della procedura atta ad avviare un motore a testa calda, la macchina Landini viene quindi preferita. Nel 1935 viene posto in produzione un modello più piccolo, il Vélite, con 25 CV di potenza e un peso di soli 2300 kg, più flessibile come utilizzo e meno “impegnativo”. Il Vélite, così chiamato rifacendosi al titolo che Mussolini dava a chi si era distinto nella battaglia del grano, conosce un grande successo di vendita.

Il Vélite incontra un successo insperato, permettendo all’impresa reggiana di divenire la prima produttrice di trattori agricoli in Italia, e sprona Landini a mettere in produzione un modello intermedio, il Bufalo da 38 cv. che tuttavia non incontra il successo dei precedenti.

Negli anni cinquanta viene prodotta una nuova gamma di testa calda, dal più piccolo L25 via via sino al grosso L55 il più potente mai costruito. Nonostante al giorno d’oggi il motore testa calda sia stato soppiantato in favore di motori a ciclo Diesel con maggior rendimento e più gestibili, i testa calda Landini restano comunque molto amati dagli appassionati di trattori e dell’ambiente agricolo, sono un simbolo, tanto da divenire in breve un vero oggetto da collezione molto ambito.

435 ARATRI MARTINELLI

ARATRI AUTOMATICI PER TRATTRICI

CARRELLI-AVANTRENO “UNIVERSALE”

ARATRI ED ATTREZZI PORTATI (per sollevamento idraulico)

AFFOSSATORI, SCARIFICATORI

ERPICI FRANGIZOLLE (a dischi di acciaio a tandem per trattrici)

RUSPE AUTOMATICHE LIVELLATRICI

RULLI – FRANGIZOLLE E COLTIVATORI

ARATRI A TRAZIONE ANIMALE

SEMINATRICI

S.p.A. MARTINELLI – MODENA

445 FIAT 25 C DIESEL A CINGOLI

Nel 1951, viene lanciato il Fiat 25R, una delle pietre miliari della produzione Fiat. Questo trattore innovativo, di colore arancione (il primo di una lunga serie di trattori fino al 1983) lancia la Fiat nel settore agricolo europeo. Prodotto in numerosi modelli a gasolio e a benzina, ruotato e cingolato, stretto e industriale, frutteto e forestale. Fu prodotto in quasi 45.000 esemplari.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Nel 1951, viene lanciato il Fiat 25R, una delle pietre miliari della produzione Fiat. Questo trattore innovativo, di colore arancione (il primo di una lunga serie di trattori fino al 1983) lancia la Fiat nel settore agricolo europeo. Prodotto in numerosi modelli a gasolio e a benzina, ruotato e cingolato, stretto e industriale, frutteto e forestale. Fu prodotto in quasi 45.000 esemplari.

  2. Granocchiaio ha detto:

    ARATRI AUTOMATICI PER TRATTRICI

    CARRELLI-AVANTRENO “UNIVERSALE”

    ARATRI ED ATTREZZI PORTATI (per sollevamento idraulico)

    AFFOSSATORI, SCARIFICATORI

    ERPICI FRANGIZOLLE (a dischi di acciaio a tandem per trattrici)

    RUSPE AUTOMATICHE LIVELLATRICI

    RULLI – FRANGIZOLLE E COLTIVATORI

    ARATRI A TRAZIONE ANIMALE

    SEMINATRICI

    S.p.A. MARTINELLI – MODENA

  3. Granocchiaio ha detto:

    Un nome, un mito
    La Landini trattori fu fondata nel 1884 da Giovanni Landini (nato a Reggio Emilia nel 1859), sotto la denominazione di Fabbrica di Attrezzi Agricoli ed Enologici. Inizialmente la produzione dell’impresa riguardò macchinari a vapore come le Locomobili, ma nel 1910 Giovanni Landini costruì il suo primo motore fisso a testa calda. L’idea non è del tutto originale, in quanto i motori di questo genere sono già stati impiegati all’estero, particolarmente in costruzioni navali. Landini, tuttavia, ha il merito di applicare, primo in Italia, questa soluzione a macchinari per uso agricolo.
    Trattori a testa calda
    Landini 25/30 HP
    Nel 1924 il motore monocilindrico a testa calda viene applicato al prototipo del trattore 25/30 HP, con risultati incoraggianti, infatti la macchina si rivela affidabile e robusta. Nel 1932 entra in produzione il modello 40 HP, rivolto alle grandi aziende terriere, come il 25/30 HP è dotato di un sistema di raffreddamento del motore per evaporazione dell’acqua.
    Nel 1934 viene messo in produzione il Superlandini e il nuovo trattore si rivela un grande successo commerciale; con 48 cavalli è il più potente trattore dell’epoca di produzione nazionale, e tale resterà fino al primo dopoguerra. Gli unici a produrre modelli di potenza pari o leggermente superiore sono gli Statunitensi, ma i loro prodotti sono più pesanti e afflitti da scarsa affidabilità e, in particolare, hanno la tendenza a spegnersi.
    Considerata la macchinosità della procedura atta ad avviare un motore a testa calda, la macchina Landini viene quindi preferita. Nel 1935 viene posto in produzione un modello più piccolo, il Vélite, con 25 CV di potenza e un peso di soli 2300 kg, più flessibile come utilizzo e meno “impegnativo”. Il Vélite, così chiamato rifacendosi al titolo che Mussolini dava a chi si era distinto nella battaglia del grano, conosce un grande successo di vendita.
    Il Vélite incontra un successo insperato, permettendo all’impresa reggiana di divenire la prima produttrice di trattori agricoli in Italia, e sprona Landini a mettere in produzione un modello intermedio, il Bufalo da 38 cv. che tuttavia non incontra il successo dei precedenti.
    Negli anni cinquanta viene prodotta una nuova gamma di testa calda, dal più piccolo L25 via via sino al grosso L55 il più potente mai costruito. Nonostante al giorno d’oggi il motore testa calda sia stato soppiantato in favore di motori a ciclo Diesel con maggior rendimento e più gestibili, i testa calda Landini restano comunque molto amati dagli appassionati di trattori e dell’ambiente agricolo, sono un simbolo, tanto da divenire in breve un vero oggetto da collezione molto ambito.

  4. Granocchiaio ha detto:

    ARTEMIO BUBBA – PIACENZA

    La trebbiatura

    Ho fatto in tempo a vedere poche trebbiature fatte con la macchina a vapore, prima dell’avvento dei trattori. Vedere una macchina a vapore in funzione è uno spettacolo a dir poco affascinante, sconvolgente ed ipnotizzante. Prima si caricava la bocchetta in ferro per fare fuoco, si dava legna sempre di più fino a che il mostro iniziava a dar segni di vita: al fumo del comignolo si accompagnavano sbuffi di vapore, da un po’ tutte le parti. Normalmente c’erano due uomini a “condurla”: il fochista ed il macchinista o “conduttore”. Il primo riforniva periodicamente il fornello, aprendo una porticina di ferro dalla quale s’intravedeva un fuoco tremendo, dalle fiamme color del sole. Il secondo aveva sempre in mano uno straccio, inizialmente bianco, con il quale puliva in continuazione i comandi e le sue mani. Il macchinista controllava poi tutti i grandi manometri dal fondo bianco, apriva e chiudeva valvole in continuazione, lubrificava con l’oliatore dal becco lungo le varie parti dei movimenti.

    ………………………………

    La trebbiatura iniziava con la “piazzatura”. Questa consisteva nel sistemare le macchine in modo opportuno e per le varie esigenze di lavorazione. Si partiva dalla trebbiatrice che veniva messa di fianco ai grandi barconi (o balconi), dei balzi del grano che si erano precedentemente fatti portando i covoni dai campi all’aia, e poi le altre macchine di conseguenza alla trebbia. La macchina motrice, a vapore o a scoppio, era di dietro e tra di loro il moto era trasmesso dal “cignone”.

    Dalla parte opposta, dove la trebbia vomitava paglia, negli ultimi tempi, era sistemata la pressa, che prendeva a sua volta il moto da una puleggia della trebbia. Normalmente invece con la paglia si facevano i pagliai, veri capolavori di funzionalità ed estetica. Per fare un pagliaio ci voleva in mezzo lo “stollo”, un grosso ed alto palo di legno, intorno al quale via via i contadini sistemavano con arte la paglia. I pagliai avevano un perfetto stile ad ogiva più o meno slanciata. Hanno contribuito, finché ci sono stati, a rendere caratteristico l’aspetto delle aie di allora.

    brani tratti dal libro “I miei Acquisti in Maremma” di Roberto Tonini, edizioni Effigi

  5. Granocchiaio ha detto:

    La prima volta che lo vidi uscendo di casa una mattina, mentre con un rumore imponente ed un incedere prepotente veniva dalla tabaccaia verso casa nostra, trainando un aratro dalle dimensioni (per me e per allora) mostruose.

  6. Granocchiaio ha detto:

    LOMBARDINI conosciuta in tutto il mondo per i suoi motori, negli anni ’50 si era cimentata anche nella costruzioni di trattori

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