L’ultimo baluardo ai giusti saperi e alle buone tradizioni

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(foto di Renzo Bonelli da Facebook)

(foto di Renzo Bonelli da Facebook)

Si rinnova a Castel del Piano, la suggestiva tradizione dei “sepolcri” del giovedì Santo, prima della Pasqua. Una consuetudine secolare, con la quale, un tempo, venivano adornate tutte le Chiese del paese amiatino, anche quelle di campagna e che oggi resiste in quattro edifici religiosi: la Propositura di San Niccolò e Lucia, l’Oratorio di San Giuseppe, la Madonna delle Grazie e la chiesa del Santissimo Sacramento, nota più come Chiesa Piccina, situata nella parte più antica del centro storico di Castel del Piano. Gli addobbi delle Chiese che sono meta di centinaia di persone, che arrivano anche dai paesi vicini e anche da più lontano, per ammirare quelle che sono vere e proprie opere d’arte, hanno come elemento caratteristico la veccia, una pianta con ciuffi di foglie sottilissime di colore bianco-dorato, la cui preparazione, laboriosissima, occupa quaranta giorni di tempo e la cui preparazione è carica di simbologia. I semi vengono piantati il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima, spiega Francesca Franceschini una delle donne che coltiva la veccia, e teniamo i vasi in cantina, perché le piante devono stare al buio. Vanno innaffiate a giorni alterni o, comunque, spesso. Usiamo semi vari, questi che ho piantato io sono lenticchie e grano. L’importante è tenerle al buio, e in questo modo restano di questo colore bianco”. Il gruppo di donne casteldelpianesi che si dedicano a questa coltivazione si è ormai molto ridotto nel tempo, ma tuttavia la tradizione resiste anche perchè l’arte della veccia viene custodita e tramandata di generazione in generazione. I vasi di veccia che costituiscono lo scenario base dei Sepolcri, sono affiancati da altri tipi di fiori, per lo più rose rosse, così che la parte antistante l’altare maggiore delle Chiese è interamente occupata da un tappeto variopinto e lucente, di grande effetto scenico. Uno spettacolo che simboleggia il sepolcro della deposizione di Cristo e che la mattina seguente verrà tolto subito dalla Chiesa per lasciare il posto ai paramenti a lutto che caratterizzeranno l’ambiente in attesa della solenne processione di Gesù Morto che si svolge la sera del venerdì Santo, forse residuo ultimo di antiche giudeate medievali.

Fiora Bonelli

 Già a gennaio si seminava la veccia. La veccia era considerata all’epoca quasi un’infestante e veniva recuperata dagli scarti della trebbiatura e dalla respigolatura, cioè il ripasso nei campi dove si era raccolto per recuperà i semi caduti a terra. In effetti la veccia è una leguminosa che entra nella dieta per i piccioni, determinando la bontà delle carni. Lo scopo di questa semina particolare era quello di avere poi, per la Settimana Santa, un bel vaso fiorito di quest’erba. In effetti non era fiorito, era solo imbiancato a forza, perché fatto crescere in mancanza di luce. Una volta nata si metteva infatti o dentro qualche vecchio forno abbandonato o in qualche angolo buio. Non veniva innaffiato di frequente, perché l’umidità era assicurata dal luogo chiuso e protetto che si sceglieva. Quando si arrivava, diciamo così, a maturazione, la veccia si doveva presentare come dei fili molto lunghi e fitti, tanto da ricadere come fossero dei fini capelli, e doveva avere un colore giallo paglierino chiarissimo, quasi bianco. Era una gara a chi le faceva più belle, era un vanto della famiglia o della persona a chi riusciva a farla più lunga, più fitta, più chiara e più sana. Una volta pronta, veniva portata con orgoglio in chiesa, per la preparazione del Santo Sepolcro. Veniva cioè fatta una composizione artistica di questi vasi per commemorare il Santo Sepolcro di Nostro Signore.

Roberto Tonini (dal libro “I miei Acquisiti in Maremma”)

 Qui da noi a Braccagni credo l’allestimento del Santo Sepolcro sia scomparso già a partire dagli anni ’60. E se non fosse stato per l’articolo fatto da Fiora Bonelli sul Tirreno e poi il successivo post su Facebook, con tanto di bellissime foto, per me non veniva più fatto in tutta al provincia.

Lo sapevo io! L’ho sempre saputo che il vero baluardo ai buoni saperi e alle buone abitudini si trova nei nostri paesi dell’entroterra, grandi o piccoli che siano. Con preferenza per questi ultimi. Come se l’erba maligna strisciasse dal piano verso le colline e poi nella montagna percorrendo le strade maestre, e poi le piccole strade e le mulattiere. Dove esistono ancora. Ma con molta fatica e per fortuna assai lentamente.

Proprio qualche giorno fa vennero a chiedermi dove potevano trovare un po’ di addobbi per il Santo Sepolcro. Gli spiegai che non si trovano in vendita e non si preparano sul momento, ma vanno preparati con largo anticipo. E gli spiegai anche che l’ultima santa donna che lo faceva a Braccagni, Maria Soldati Dottarelli (Maria di Palle), smise quando era rimasta sola e nessuno pareva più apprezzare il suo amorevole pensiero. Maria mi aveva spiegato per filo e per segno come si preparava la veccia per il Santo Sepolcro (vedi sopra). Le differenze tra i due metodi sono minime e coerenti.

Ora scopro che alle pendici del Monte Amiata, in tre diverse chiese, la bellissima tradizione continua con la stessa passione e devozione di un tempo.

………..venerdì santo e sabato santo le campane sono legate. Si sciolgono a Pasqua, la notte fra sabato e domenica. Ed ogni volta, in questi due giorni, mi manca il suono delle campane….

Fiora Bonelli da Facebook

Ma c’erano le raganelle…………..

Sostituivano il suono delle campane e del campanello in chiesa

Era una gioia correre per il paese e suonarle……………..sono anni che non le sento più, e non so nemmeno se esistono ancora …………..

Ma sono convinto che loro lassù, nei paesi dell’entroterra maremmano, ce l’hanno ancora e i ragazzi corrono per  le strade a suonarle…..

 

foto di Fiora Bonelli e Renzo Bonelli

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Si rinnova a Castel del Piano, la suggestiva tradizione dei “sepolcri” del giovedì Santo, prima della Pasqua. Una consuetudine secolare, con la quale, un tempo, venivano adornate tutte le Chiese del paese amiatino, anche quelle di campagna e che oggi resiste in quattro edifici religiosi: la Propositura di San Niccolò e Lucia, l’Oratorio di San Giuseppe, la Madonna delle Grazie e la chiesa del Santissimo Sacramento, nota più come Chiesa Piccina, situata nella parte più antica del centro storico di Castel del Piano. Gli addobbi delle Chiese che sono meta di centinaia di persone, che arrivano anche dai paesi vicini e anche da più lontano, per ammirare quelle che sono vere e proprie opere d’arte, hanno come elemento caratteristico la veccia, una pianta con ciuffi di foglie sottilissime di colore bianco-dorato, la cui preparazione, laboriosissima, occupa quaranta giorni di tempo e la cui preparazione è carica di simbologia. I semi vengono piantati il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima, spiega Francesca Franceschini una delle donne che coltiva la veccia, e teniamo i vasi in cantina, perché le piante devono stare al buio. Vanno innaffiate a giorni alterni o, comunque, spesso. Usiamo semi vari, questi che ho piantato io sono lenticchie e grano. L’importante è tenerle al buio, e in questo modo restano di questo colore bianco”. Il gruppo di donne casteldelpianesi che si dedicano a questa coltivazione si è ormai molto ridotto nel tempo, ma tuttavia la tradizione resiste anche perchè l’arte della veccia viene custodita e tramandata di generazione in generazione. I vasi di veccia che costituiscono lo scenario base dei Sepolcri, sono affiancati da altri tipi di fiori, per lo più rose rosse, così che la parte antistante l’altare maggiore delle Chiese è interamente occupata da un tappeto variopinto e lucente, di grande effetto scenico. Uno spettacolo che simboleggia il sepolcro della deposizione di Cristo e che la mattina seguente verrà tolto subito dalla Chiesa per lasciare il posto ai paramenti a lutto che caratterizzeranno l’ambiente in attesa della solenne processione di Gesù Morto che si svolge la sera del venerdì Santo, forse residuo ultimo di antiche giudeate medievali.
    Fiora Bonelli

    Già a gennaio si seminava la veccia. La veccia era considerata all’epoca quasi un’infestante e veniva recuperata dagli scarti della trebbiatura e dalla respigolatura, cioè il ripasso nei campi dove si era raccolto per recuperà i semi caduti a terra. In effetti la veccia è una leguminosa che entra nella dieta per i piccioni, determinando la bontà delle carni. Lo scopo di questa semina particolare era quello di avere poi, per la Settimana Santa, un bel vaso fiorito di quest’erba. In effetti non era fiorito, era solo imbiancato a forza, perché fatto crescere in mancanza di luce. Una volta nata si metteva infatti o dentro qualche vecchio forno abbandonato o in qualche angolo buio. Non veniva innaffiato di frequente, perché l’umidità era assicurata dal luogo chiuso e protetto che si sceglieva. Quando si arrivava, diciamo così, a maturazione, la veccia si doveva presentare come dei fili molto lunghi e fitti, tanto da ricadere come fossero dei fini capelli, e doveva avere un colore giallo paglierino chiarissimo, quasi bianco. Era una gara a chi le faceva più belle, era un vanto della famiglia o della persona a chi riusciva a farla più lunga, più fitta, più chiara e più sana. Una volta pronta, veniva portata con orgoglio in chiesa, per la preparazione del Santo Sepolcro. Veniva cioè fatta una composizione artistica di questi vasi per commemorare il Santo Sepolcro di Nostro Signore.
    Roberto Tonini (dal libro “I miei Acquisiti in Maremma”)

    Qui da noi a Braccagni credo l’allestimento del Santo Sepolcro sia scomparso già a partire dagli anni ’60. E se non fosse stato per l’articolo fatto da Fiora Bonelli sul Tirreno e poi il successivo post su Facebook, con tanto di bellissime foto, per me non veniva più fatto in tutta al provincia.

    Lo sapevo io! L’ho sempre saputo che il vero baluardo ai buoni saperi e alle buone abitudini si trova nei nostri paesi dell’entroterra, grandi o piccoli che siano. Con preferenza per questi ultimi. Come se l’erba maligna strisciasse dal piano verso le colline e poi nella montagna percorrendo le strade maestre, e poi le piccole strade e le mulattiere. Dove esistono ancora.
    Proprio qualche giorno fa vennero a chiedermi dove potevano trovare un po’ di addobbi per il Santo Sepolcro. Gli spiegai che non si trovano in vendita e non si preparano sul momento, ma vanno preparati con largo anticipo. E gli spiegai anche che l’ultima santa donna che lo faceva a Braccagni, Maria Soldati Dottarelli (Maria di Palle), smise quando era rimasta sola e nessuno pareva più apprezzare il suo amorevole pensiero. Maria mi aveva speigato per filo e per segn come si preparava la veccia per il Santo Sepolcro (vedi sopra). Le differenze tra i due metodi sono minime e coerenti.
    Ora scopro che alle pendici del Monte Amiata, in tere diverse chiese, la bellissima tradizone continua con la stessa passione e devozione di un tempo.

    ………..venerdì santo e sabato santo le campane sono legate. Si sciolgono a Pasqua, la notte fra sabato e domenica. Ed ogni volta, in questi due giorni, mi manca il suono delle campane….
    Fiora Bonelli da Facebook

    Ma c’erano le raganelle…………..
    Sostituivano il suono delle campane e del campanello in chiesa
    Era una gioia correre per il paese e suonarle……………..sono anni che non le sento più, e non so nemmeno se esistono ancora al mio paese…………..
    Ma sono convinto che loro lassù, nei paesi dell’entroterra maremmano, ce l’hanno ancora e i ragazzi corrono per le strade a suonarle…..

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