IL BENE SI FA MA NON SI DICE. E CERTAMENTE LE MEDAGLIE SI APPENDONO ALL’ANIMA, NON ALLA GIACCA. – GINO BARTALI

Giro d’Italia 2018, Gino Bartali da oggi cittadino di Israele: con la sua bici salvò 800 ebrei durante la guerra

W  il giro d’Italia, W Gino Bartali

 

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Quando la realtà supera la fantasia: Il giro d’Italia

7 maggio 2015

449 ab bartali tricolore

Gino Bartali campione d’Italia a 39 anni

Spesso quando si va alla verifica di una cosa immaginata o sognata si va incontro ad una grande disillusione. Tanto da pentirsi di essere passati dall’astratto al reale. Spesso, ma non sempre.

A me è successo con il ciclismo. Ho scoperto il ciclismo ancora bambino, quando sentivo, e “vedevo”, il Giro d’Italia alla radio. Il completamento dei miei sogni avveniva quando andavo da Guerrino, il nostro barbiere, dove trovavo sulla Domenica del Corriere le foto dei miei eroi: Bartali, Coppi, Magni, Fornara, Astrua, Koblet, Kubler e tanti altri. Poi un giorno, un bellissimo giorno, “andai alla verifica”,  cioè  vidi miei sogni divenire realtà: vidi i miei eroi dal vivo.

L’enfasi trascinante di mio babbo Giorgio annunciò che il Giro d’Italia 1953 sarebbe passato da Grosseto. E con due tappe: la mattina da Roma a Grosseto e il pomeriggio da Grosseto a Follonica. Questa ultima era una tappa a cronometro dove i corridori passano uno alla volta.  Cosicché  avremmo avuto la possibilità di vederceli uno ad uno. Per avere una visuale ancora migliore ci portò nella parte superiore dell’ultimo tornante della salita delle Collacchie. Quindi vedevamo arrivare i corridori abbastanza lentamente perché erano in salita, poi siccome al tornante rallentavano ancora di più, quando infine passavano davanti a noi potevamo osservarli comodamente  perfino in volto! Sapendo l’ordine di partenza il mio babbo annunciava ad alta voce il corridore che stava arrivando. E certo i nomi più famosi erano quelli che davano maggiori emozioni. Ma quando passò il mio preferito provai una gioia mai provata prima. Sbucò dal tornante con la sua splendente e coloratissima maglia tricolore, “con quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita”. Gino Bartali indossava infatti la maglia tricolore di campione d’Italia. Aveva 39 anni! Ed era ancora lì a far battere il cuore a me, a noi, ai suoi tifosi.

Quel giorno capii che i sogni possono esser ancora più belli nella realtà!

Una volta arrivata la televisione, in particolare da una decina di anni a questa parte, si segue il ciclismo come nessuno poteva mai pensare: assieme ai corridori, visti da dietro, vista dal davanti, visti dall’elicottero, tanto che sembra di essere in  bicicletta con loro. Si vedono realmente e con immediatezza le fasi cruciali della corsa, gli scatti, gli inseguimenti, le salite, le volate. E purtroppo perfino le cadute.

Certo rivedere dopo molti anni ancora una cronometro tra Castiglione della Pescaia e Follonica, nel 1994, fu tutta un’altra cosa. Con un incredibile Evgenij Berzin (mai visto un corridore stare meglio di lui in bici) e il gigante Indurain, entrambi entrare in Follonica ad una velocità pazzesca. Berzin vinse il Giro e un certo Marco Pantani si impose nelle tappe di Merano e la tappa sull’Aprica, scattando sul Mortirolo.

Ma niente potrà mai uguagliare le sensazioni che si provano al passaggio reale del gruppo dei corridori su strada. E non solo per il contorno di auto, moto, e magari anche la coloratissima e rumorosa carovana pubblicitaria strada. Quando infine passa il gruppo compatto sulla strada si fa silenzio e si ode solo l’incredibile concerto di decine e centinaia di catene che suonano frusciando nel loro passaggio dalla moltiplica ai pignoni: un suono mai udito prima, da brivido lungo la schiena.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Spesso quando si va alla verifica di una cosa immaginata o sognata si va incontro ad una grande disillusione. Tanto da pentirsi di essere passati dall’astratto al reale. Spesso, ma non sempre.

    A me è successo con il ciclismo. Ho scoperto il ciclismo ancora bambino, quando sentivo, e “vedevo”, il Giro d’Italia alla radio. Il completamento dei miei sogni avveniva quando andavo da Guerrino, il nostro barbiere, dove trovavo sulla Domenica del Corriere le foto dei miei eroi: Bartali, Coppi, Magni, Fornara, Astrua, Koblet, Kubler e tanti altri. Poi un giorno, un bellissimo giorno, “andai alla verifica”, cioè vidi miei sogni divenire realtà: vidi i miei eroi dal vivo.

    L’enfasi trascinante di mio babbo Giorgio annunciò che il Giro d’Italia 1953 sarebbe passato da Grosseto. E con due tappe: la mattina da Roma a Grosseto e il pomeriggio da Grosseto a Follonica. Questa ultima era una tappa a cronometro dove i corridori passano uno alla volta. Cosicché avremmo avuto la possibilità di vederceli uno ad uno. Per avere una visuale ancora migliore ci portò nella parte superiore dell’ultimo tornante della salita delle Collacchie. Quindi vedevamo arrivare i corridori abbastanza lentamente perché erano in salita, poi siccome al tornante rallentavano ancora di più, quando infine passavano davanti a noi potevamo osservarli comodamente perfino in volto! Sapendo l’ordine di partenza il mio babbo annunciava ad alta voce il corridore che stava arrivando. E certo i nomi più famosi erano quelli che davano maggiori emozioni. Ma quando passò il mio preferito provai una gioia mai provata prima. Sbucò dal tornante con la sua splendente e coloratissima maglia tricolore, “con quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita”. Gino Bartali indossava infatti la maglia tricolore di campione d’Italia. Aveva 39 anni! Ed era ancora lì a far battere il cuore a me, a noi, ai suoi tifosi.

    Quel giorno capii che i sogni possono esser ancora più belli nella realtà!

    Una volta arrivata la televisione, in particolare da una decina di anni a questa parte, si segue il ciclismo come nessuno poteva mai pensare: assieme ai corridori, visti da dietro, vista dal davanti, visti dall’elicottero, tanto che sembra di essere in bicicletta con loro. Si vedono realmente e con immediatezza le fasi cruciali della corsa, gli scatti, gli inseguimenti, le salite, le volate. E purtroppo perfino le cadute.

    Certo rivedere dopo molti anni ancora una cronometro tra Castiglione della Pescaia e Follonica, nel 1994, fu tutta un’altra cosa. Con un incredibile Evgenij Berzin (mai visto un corridore stare meglio di lui in bici) e il gigante Indurain, entrambi entrare in Follonica ad una velocità pazzesca. Berzin vinse il Giro e un certo Marco Pantani si impose nelle tappe di Merano e la tappa sull’Aprica, scattando sul Mortirolo.

    Ma niente potrà mai uguagliare le sensazioni che si provano al passaggio reale del gruppo dei corridori su strada. E non solo per il contorno di auto, moto, e magari anche la coloratissima e rumorosa carovana pubblicitaria strada.
    Quando infine passa il gruppo compatto sulla strada si fa silenzio e si ode solo l’incredibile concerto di decine e centinaia di catene che suonano frusciando nel loro passaggio dalla moltiplica ai pignoni: un suono mai udito prima, da brivido lungo la schiena.

  2. Granocchiaio ha detto:

    IL BENE SI FA MA NON SI DICE. E CERTAMENTE LE MEDAGLIE SI APPENDONO ALL’ANIMA, NON ALLA GIACCA. – GINO BARTALI

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