VIVA la Rai e il Giro d’Italia! No, abbasso la RAI al Giro d’Italia….e qualcunaltro…..

*

Contador tira un pugno a un tifoso vestito da medico

Contador tira un pugno a un tifoso vestito da medico

3 448 Contador tira un pugno a un tifoso vestito da medico al Tour de France 2011_3

4 448 Contador-tira-un-pugno-a-un-tifoso-vestito-da-medico-al-Tour-de-France-2011_4

Quello che scrivo in critica a certe faccende che riguardano il Giro d’Italia non devono far pensare che io sia contro il Giro o contro il ciclismo. È sattamente il contrario. Il ciclismo è il mio sport preferito. Il Giro d’Italia dicono che sia secondo solo al Tour de France. Forse è vero, ma per me il Giro resta il Giro d’Italia.

Quindi ogni comportamento volontario o involontario fatto a discredito o in danno del Giro è come fosse fatto a me stesso.

Vedo che Nello la pensa come me su diverse cose. Vediamo cosa ne pensa su questi altri du aspetti.

TAPPE IN SALITA

Quando viene affrontata una salita, specie se dura o famosa la gente accorre a vedere i corridori sulla strada. Molti commentatori notano il fatto e lo citano come indicatore di “quanto sia seguito e popolare il Giro”. Il che può essere vero. Ma vedere un corridore salire con estrema fatica la salita, magari danzando sui pedali, con una strada che davanti a lui non si vede più, perché invasa dai “tifosi” che si spostano solo all’ultimo minuto. Per un corridore è un po’ come correre al buio. È un atto di coraggio gratuito che fanno, nel senso che danno per scontato che poi davvero si sposteranno. È un po’ come camminare in un campo invaso dalle cavallette: puoi camminare spedito anche se il terreno è copero compeltamente da loro, tanto quando posi un piede dopo l’altro, sicuramente non ne rimane neanche una: tutte si spostano all’ultimo momento.

Una variante non meno pericolsa è lo spettatpre che al passaggio del ciclista si mette a corrergli di fianco, qualche volta di travrerso, magari sbracciandosi per imvitare. Anche qui con perciolo evidente di far cadere l’altleta.

Sarò pure cattivo, ma a parte la paura che questi incoscienti facciano cascare il corridore (purtroppo è già successo qualche volta) ma il mio sogno è qualche volta sia lo scellerato e incosciente spettatore trovi giusto compenso. Come fece Contador nelle foto che metto!

 

INTERVISTE

Con l’arrivo di ex corridori o tecnici di suppporto ai giornalisti/commentatori si è alzato assai il livello delle domande e sulle considerazioni fatte sulla corsa.

Era già successo con Davide Cassani che da ex corridore sapeva evidentemente “leggere” la corsa e argomentare di conseguenza. Quest’anno con Garzelli, ma in particolare con il vispo e pronto Lelli su di una moto i commenti di questi ex sono veramente validi e interessanti. C’è però un effetto collaterale, e cioè che con le loro domande mettono ancora più in risalto la pochezza e la l’ignoranza dei commentatori ufficiali!

Ma c’è di peggio! Possibile? Possibile, possibile.

Gli autori dei misfatti? Quei personaggi che con microfono in mano pretendono di farsi dare delle risposte e delle interviste dal corridore appena arrivato, quando non ha nemmeno più il fiato per respirare. E se insistono – e come insistono! – si scusano con il capo servizio con un “non ci ha risposto!” semplicemente INQUALIFICABILI. Sicuramente dei disadatti.

445 giro-2014-15

Più volte ho raccontato come negli anni ’50, appassionato di ciclismo, vedessi il Giro d’Italia alla radio. Nel senso che ascoltato la radiocroncaca della corsa alla radio da radioscronisti veramente bravi. Sarà stata la loro bravura nel descrivere con enfasi i vari momenti della corsa, recitare e ripetere i nomi dei corridori, magari indicando anche il colore della loro maglia o della loro bici, le rincorse dei gregari che portavano le borracce di acqua ai capitani, le dure salite, le pericolose discese, le entusiasmanti volate.

È chiaro che le immagini venivano fornite dalla nostra mente con questi provvidenziali suggerimenti e racconti.

E poi andando da Guerrino, il barbiere, si guardava la Domenica del Corriere o la Gazzetta Sportiva e si vedeva finalmente le foto dei vari corridori e delle loro imprese. Così che quelle immagini davano dimensione e spessore ai racconti che poi avremmo ascoltato alla radio.

I mezzi tecnici non erano molti all’epoca, ma la bravura dei radiocronisti riuscivano a dare un servizio davvero gradevole.

Poi vene la televisione. Si vedono i corridori alla partenza, poi dei traguardi volanti o degli scollinamneti e ovviamente le volate.

Dopo un bel po’ arrivano finalmente le riprese dalle moto lungo tutto il tragitto, con ponti aerei ed elicotteri che seguano dall’alto la corsa. I motociclisti seguono in diretta i fuggitivi, gli inseguitori, e pure i ritardatari. Troppa grazia Sant’Antonio!

Forse un po’ meno poesia che vedere la corsa alla radio, ma è assai più comodo per vedere la corsa nella sua completezza e immediatezza.

E la radio oggi? Beh, se uno si trova in viaggio e non può vedere la TV che fa? Ma certo, accende la radio e segue la corsa all’antica. Almeno la corsa dal vivo si segue. Specie se c’è una tappa avvincente.

È quello che successo oggi a me. tappa del Mortirolo e poi arrivo all’Aprica. Ho potuto vedere solo metà Mortirolo, quando Contador cercava di riagguantare Fabio Aru e il di lui compagno di squadra Mikel Landa. Poi sono dovuto scappare a prendere mio nipote che usciva da scuola a Grosseto e appena arrivato in macchina ho intercettato su Rai 1 la radiocronaca. Il momento erano appassionante, Contador risaliva con grande bravura e entro poco avrebbe raggiunto i fuggitivi. Poi, così sul più bello un misirizzi della situazione se ne esce con un “passiamo ora la linea alla trasmissione RESTATE SCOMODI”. E infatti il collegamento con il giro è stato sospeso per passare alla nuova rubrica con un titolo che sapeva pure di presa per il culo.

Non ci potevo credere: ma come era possibile sospendere la radiocronaca proprio nel momento più importante della tappa? Ho provato su Rai 2, su Rai3, poi su altre stazioni: niente da fare.

Devo dire che mi è entrato un orso mannaro addosso da non credere.

Ma come è possibile essere così dementi? Il Giro d’Italia! Una tappa fondamentale! Niente! Mi sono detto: è veramente cambiato il mondo.

Ho continuato a girare stazioni su stazione in una ho intercettato delle notizie dalla corsa tanto per sapere che Contador aveva ripreso i fuggitivi e stava attaccando Aru. Poi  niente, stop anche qui.

Ho pensato di accelerare e tentare di andare a vedere il finale alla TV a casa.

Ma a metà strada, chissà come, hanno di nuovo stabilito il contatto radio.

Il fenomeno del radiocronista ci dice che sono con lui grandi campioni del passato e tanto per essere ganzo, anziché aggiornarci sulla corsa, propone un giochino: fa mandare dalla regia il sonoro dell’arrivo di una tappa di non so quanti anni fa!!!

S sente dalla radiocronaca che è un arrivo con Mercks e Gimondi e alla fine vince Gimondi! Indovinate chi era l’ospite? Non avete capito? Ma era Gimondi!

Roba da mordere il volante dalla rabbia.

Alla fine ci dice che Contador e Landa hanno staccato Aru che sta perdendo terreno……

Per poi riprendere con considerazioni improbabili sulla corsa sfidando la bontà e l’educazione di Gimondi che non lo manda a quel paese.

Niente: abbasso il volume e guarda la corsa senza il sonoro.

Becco sì, ma bastonato no! Cazzo!

Archiviato in: LA NOTIZIALO SPORT

RSSNumero commenti (5)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Più volte ho raccontato come negli anni ’50, appassionato di ciclismo, vedessi il Giro d’Italia alla radio. Nel senso che ascoltato la radiocroncaca della corsa alla radio da radioscronisti veramente bravi. Sarà stata la loro bravura nel descrivere con enfasi i vari momenti della corsa, recitare e ripetere i nomi dei corridori, magari indicando anche il colore della loro maglia o della loro bici, le rincorse dei gregari che portavano le borracce di acqua ai capitani, le dure salite, le pericolose discese, le entusiasmanti volate.
    È chiaro che le immagini venivano fornite dalla nostra mente con questi provvidenziali suggerimenti e racconti.
    E poi andando da Guerrino, il barbiere, si guardava la Domenica del Corriere o la Gazzetta Sportiva e si vedeva finalmente le foto dei vari corridori e delle loro imprese. Così che quelle immagini davano dimensione e spessore ai racconti che poi avremmo ascoltato alla radio.
    I mezzi tecnici non erano molti all’epoca, ma la bravura dei radiocronisti riuscivano a dare un servizio davvero gradevole.

    Poi vene la televisione. Si vedono i corridori alla partenza, poi dei traguardi volanti o degli scollinameneti e ovviamente le volate.

    Dopo un bel po’ arrivano finalmente le riprese dalle moto lungo tutto il tragitto, con ponti aerei ed elicotteri che seguano dall’alto la corsa. I motociclisti seguono in diretta i fuggitivi, gli inseguitori, e pure i ritardatari. Troppa grazia Sant’Antonio!
    Forse un po’ meno poesia che vedere la corsa alla radio, ma è assai più comodo per vedere la corsa nella sua completezza e immediatezza.

    E la radio oggi? Beh, se uno si trova in viaggio e non può vedere la TV che fa? Ma certo, accende la radio e segue la corsa all’antica. Almeno la corsa dal vivo si segue. Specie se c’è una tappa avvincente.

    È quello che successo oggi a me. tappa del Mortirolo e poi arrivo all’Aprica. Ho potuto vedere solo metà Mortirolo, quando Contador cercava di riagguantare Fabio Aru e il di lui compagno di squadra Mikel Landa. Poi sono dovuto scappare a prendere mio nipote che usciva da scuola a Grosseto e appena arrivato in macchina ho intercettato su Rai 1 la radiocronaca. Il momento erano appassionante, Contador risaliva con grande bravura e entro poco avrebbe raggiunto i fuggitivi. Poi, così sul più bello un misirizzi della situazione se ne esce con un “passiamo ora la linea alla trasmissione RESTATE SCOMODI”. E infatti il collegmento con il giro è stato sospeso per passare alla nuova rubrica con un titolo che sapeva pure di presa per il culo.
    Non ci potevo credere: ma come era possibile sospendere la radiocronaca proprio nel momento più importante della tappa? Ho provato su Rai 2, su Rai3, poi su altre stazioni: niente da fare.
    Devo dire che mi è entrato un orso mannaro addosso da non credere.
    Ma come è possibile essere così dementi? Il Giro d’Italia! Una tappa fondamentale! Niente! Mi sono detto: è veramente cambiato il mondo.
    Ho continuato a girare stazioni su stazione in una ho intercettato delle notizie dalla corsa tanto per sapere che Contador aveva ripreso i fuggitivi e stava attaccando Aru. Poi niente, stop anche qui.
    Ho pensato di accelerare e tentare di andare a vedere il finale alla TV a casa.
    Ma a metà strada, chissà come, hanno di nuovo stabilito il contatto radio.
    Il fenomeno del radiocronista ci dice che sono con lui grandi campioni del passato e tanto per essere ganzo, anziché aggiornarci sulla corsa, propone un giochino: fa mandare dalla regia il sonoro dell’arrivo di una tappa di non so quanti anni fa!!!
    S sente dalla radiocronaca che è un arrivo con Mercks e Gimondi e alla fine vince Gimondi! Indovinate chi era l’ospite? Non avete capito? Ma era Gimondi!
    Roba da mordere il volante dalla rabbia.
    Alla fine ci dice che Contador e Landa hanno staccato Aru che sta perdendo terreno……
    Per poi riprendere con considerazioni improbabili sulla corsa sfidando la bontà e l’educazione di Gimondi che non lo manda a quel paese.
    Niente: abbasso il volume e guarda la corsa senza il sonoro.
    Becco sì, ma bastonato no! Cazzo!

  2. nello ha detto:

    Anch’io, non ricordo la tappa, ho vissuto la tua stessa esperienza e come te mi sono inc….o. Il fatto è che anche in TV si hanno, sicuramente in forma minore, dei black-out per cavolate. Ieri ad esempio nel bel mezzo della bagarre (problemi meccanici e caduta per Contador e gregari nella discesa del Tonale) sospensione per trasmettere il notiziario sportivo e s’è perso tutto (al limite potevano dare poi la registrazione), dopo altra sospensione con pubblicità sia a pagamento e che degli sponsor per collegarsi anche con RAI3, poi stessa solfa per modificare, ai meno 30 km dall’arrivo quindi nel passaggio sul Mortirolo, o giù di lì, il solito cambio “titolo” (sempre con pubblicità al seguito) fra “Diretta giro” con “Giro all’arrivo”, e che dire quando sono arrivati i primi , massimo, dieci, nuova sosta per passare al “Processo alla tappa” (e undicesimo, ad esempio ieri tappa dura quindi buon piazzamento, chi è arrivato? lo saprò oggi dalla rosea). E’ un peccato visto che reputo la trasmissione nell’insieme (anche le radiocronache, specie con Ghirotto) ottima, posso passare la pubblicità (anche se il ciclismo è giustamente sbandierato come gratuito e gli sponsor pagano anche mamma RAI per il ritorno indiretto che gli fa), ma per il TG sport, all’interno di una trasmissione sportiva, è troppo.
    Visto che sono (siamo) in vena di critiche che senso ha che, a fronte di due canali tematici, la RAI trasmetta eventi sportivi sui canali normali? Poi per il ciclismo siamo al TOP dalle 15.00 alle 18.00 addirittura tre canali (RAIsport1, RAI 3 e 501)……forse la pubblicità noiosa (per fortuna Mediaset ha insegnato la finestrella dell’evento sulla pubblicità, se no sai per quanto tempo si perde la tappa)rende molto ma molto bene

  3. Granocchiaio ha detto:

    Quello che scrivo in critica a certe faccende che rigaurdano il Giro d’Italia non devono far pensare che io sia contro il Giro o contro il ciclismo. È sattamente il contrario. Il ciclismo è il mio sport preferito. Il Giro d’Italia dicono che sia secondo solo al Tour de France. Forse è vero, ma per me il Giro resta il Giro d’Italia.
    Quindi ogni comportamento volontario o involontario fatto a discredito o in danno del Giro è come fosse fatto a me stesso.
    Vedo che Nello la pensa come me su diverse cose. Vediamo cosa ne pensa su questi altri du aspetti.
    TAPPE IN SALITA
    Quando viene affrontata una salita, specie se dura o famosa la gente accorre a vedere i corridori sulla strada. Molti commentatori notano il fatto e lo citano come indicatore di “quanto sia seguito e popolare il Giro”. Il che può essere vero. Ma vedere un corridore salire con estrema fatica la salita, magari danzando sui pedali, con una strada che davanti a lui non si vede più, perché invasa dai “tifosi” che si spostano solo all’ultimo minuto. Per un corridore è un po’ come correre al buio. È un atto di coraggio gratuito che fanno, nel senso che danno per scontato che poi davvero si sposteranno. È un po’ come camminare in un campo invaso dalle cavallette: puoi camminare spedito anche se il terreno è copero compeltamente da loro, tanto quando posi un piede dopo l’altro, sicuramente non ne rimane neanche una: tutte si spostano all’ultimo momento.
    Una variante non meno pericolsa è lo spettatpre che al passaggio del ciclista si mette a corrergli di fianco, qualche volta di travrerso, magari sbracciandosi per imvitare. Anche qui con perciolo evidente di far cadere l’altleta.
    Sarò pure cattivo, ma a parte la paura che questi incoscienti facciano cascare il corridore (purtroppo è già successo qualche volta) ma il mio sogno è qualche volta sia lo scellerato e incosciente spettatore trovi giusto compenso. Come fece Contador nelle foto che metto!

    INTERVISTE
    Con l’arrivo di ex corridori o tecnici di suppporto ai giornalisti/commentatori si è alzato assai il livello delle domande e sulle considerazioni fatte sulla corsa.
    Era già successo con Davide Cassani che da ex corridore sapeva evidentemente “leggere” la corsa e argomentare di conseguenza. Quest’anno con Garzelli, ma in particolare con il vispo e pronto Lelli su di una moto i commenti di questi ex sono veramente validi e interessanti. C’è però un effetto collaterale, e cioè che con le loro domande mettono ancora più in risalto la pochezza e la l’ignoranza dei commentatori ufficiali!
    Ma c’è di peggio! Possibile? Possibile, possibile.
    Gli autori dei misfatti? Quei personaggi che con microfono in mano pretendono di farsi dare delle risposte e delle interviste dal corridore appena arrivato, quando non ha nemmeno più il fiato per respirare. E se insistono – e come insistono! – si scusano con il capo servizio con un “non ci ha risposto!” semplicemente INQUALIFICABILI. Sicuramente dei disadatti.

  4. Ric ha detto:

    Vedo, caro Granocchiaio, che segui con trasporto il Giro d’Italia, come vorrei fare io ma purtroppo sono obbligato a stare in un ufficio, speriamo per poco più. Allora: sono passati i tempi di De Zan che conosceva tutti i corridori a memoria ed aveva una velocità nella lingua tale che riusciva a fare la classifica dell’arrivo anche quando arrivava il gruppone scandendo i nomi degli arrivati a mitraglia. Oggi i giornalisti televisivi devono andare su altri argomenti, fomentare disparità, sottolineare difficoltà presunte o vere, mettere zizzania anche dove non serve. Il loro lavoro sembra più quello dei conduttori di talk show perchè al pubblico televisivo piace più il battibecco e la prepotenza che non un dialogo pacato e tecnico.
    Vero che il battibecco era di moda anche negli anni cinquanta quando si tentò di mettere uno contro l’altro Coppi e Bartali, però si vedeva che i due più che amici erano degli ottimi colleghi di lavoro e comprendevano le difficoltà che l’avversario subiva durante lo svolgimento della tappa ciclistica.
    Dall’altra parte c’è un modo diverso di fare televisione che a noi (almeno credo quelli della nostra età) non piace. L’evento sportivo è più occasione di fare critica anche gratuita che non commento vero e proprio dell’evento stesso. Il Giro d’Italia è un evento nazionalpopolare (brutta parola) nel quale ogni italiano si vede proiettato in quanto gli atleti passano sotto casa sua, vicino al suo podere o azienda commerciale. C’è poi da registrare l’entusiasmo di alcuni, ma non tutti, che porta a compiere gesti di autentica follia pur di essere fisicamente vicini al proprio campione sotto sforzo. E’ un tentativo di emulazione, di narcisismo, di voglia di essere nelle cronache italiane anche con un gesto negativo; i tifosi che si avvicinano pericolosamente ai propri beniamini sportivi sono indifferentemente del nord o del sud Italia e tornano ad essere perfetti lavoratori nelle fabbriche dove lavorano o impiegati negli uffici.
    E poi non si dica che il tifo scatenato e sconsiderato sia solo nel Giro d’Italia: nelle tappe alpine del Tour del France migliaia di entusiasti sostenitori dei corridori fanno ressa attorno al proprio campione preferito: tutto il mondo è paese.
    Ricordo una tappa di montagna nel Tour del France dove il nostro amatissimo Pantani si era scrollato di dosso gli altri corridori era inseguito da un pazzoide vestito da diavolo che sarebbe stato bene in un manicomio e non ad assistere una tappa ciclistica di rilevanza internazionale come sono il Giro ed il Tour.

  5. nello ha detto:

    Anche se non Matusalemme io, Ric e soprattutto il Granocchiaio siamo in là con gli anni e facendo un confronto con le vecchie radiocronache sportive, dove il radiocronista doveva far “vedere” l’azione all’ascoltatore, possiamo rimanere un po’ (molto) perplessi. Il quasi gol di Carosio (anche se poi il pallone sbatteva sulla bandierina, cosa che se l’è portata dietra con le telecronache) o “l’uomo solo al comando, la maglia biancoceleste….” erano dizioni che ci rimanevano imprese (personalmente ricordo ancora ragazzino, ero in colonia all’Abetone, la radiocronaca della tappa Tour in cui Riviere, inseguendo in discesa Nencini, cadde e rimase poi paralizzato, dandogli via libera per l’arrivo in maglia gialla a Parigi, era il 1960 se la vecchiaia non fa scherzi). Poi è venuta la televisione e …… addio Ferretti o, anche Carosio. I loro eredi hanno continuato ad agire come allora (le stesse belle telecronache di De Zan erano sempre figlie dei Ferretti, cosa diversa quella del figlio negli anni in cui il Giro era su Mediaset). Ecco proprio Mediaset (e successivamente con più vigore Sky) e la TV Francese per il ciclismo (TOUR) hanno portato novità. Ma purtroppo le pecche in RAI sono rimaste. Le riprese sono eccellenti vuoi per i mezzi impiegati che per la tecnologia che ha fatto e fa progressi da gigante, ma “l’audio” beh mettiamoci una pietra sopra. I telecronisti lasciano molto a desiderare anche perché sono “multiuso”: lo stessa persona fa ciclismo, pallavolo o biliardo e chi più nè ha ne è metta e non hanno invece la specializzazione su un argomento nel caso sportivo (esempio De Zan o gli stessi Martellini o Pizzul, dopo l’apprendistato che tutti devono avere). Contrariamente al calcio, dove forse la Rai non avendo l’esclusiva ha il braccino corto, nel ciclismo ha avuto sempre dei commentatori tecnici che aiutano il telecronista sia al palco che in corsa. Cassani e Martinelli (prima in coppia ora solo l’ex velocista) al palco, prima Savoldelli oggi Lelli (che oltre ha spiegare l’azione, dà dettagli tecnici in maniera chiara che fa capire tutto anche ai profani, vedi quando ieri in pieno sforzo saltò la catena a Contador e in un attimo riprese la pedalata) in corsa, di Ghirotto ne ho parlato nel precedente post. Comunque il massimo sono le interviste (quelle di De Luca alle ammiraglie ottime) all’arrivo. Ecco forse se corresse oggi Lelli da buon maremmano saprebbe come mandarli a quel paese. Possibile che dopo una tappa si debba rompere i c….. per sapere l’effetto che fa. Aru era “morto” all’arrivo all’Aprica e quel Piccinini a rincorrerlo per sapere come stava. Siamo al massimo.
    Per i deficienti poco da dire, l’unica nota da fare è che purtroppo è un male comune in tutta Europa e non solo in Italia, i cretini ci sono sempre, purtroppo se un corridore reagisce (è successo con uno ,Belli mi sembra, che era i buona posizione ed anni fa dette un cazzotto ad un rompi) viene penalizzato. Ma incidenti come quello di Castiglione (ripeto per me , pur nell’azzardo, è un incidente) non dovrebbero succedere, come non dovrebbe succedere che un bischero con una specie di bicicletta entra nel gruppo e fa strike peggio che al booling, o peggio quello che successe a Bongiorno l’anno scorso allo Zoccolan dove quel “tifoso” per cercare di “aiutarlo” per poco non lo fece cadere, comunque gli fece quasi sicuramente perdere la tappa (o per lo meno la possibilità di giocarsela).
    Ric il diavolo c’è ancora sia al Tour che al Giro (in verità quest’anno ho visto altre maschere) forse lo vedremo domani sul Colle delle Finestre vicino al confine.

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.