Masino

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Ambra e Masino, Daniela e Ippolito, Laura e Roberto, Rado, il padovano

Per i casi della vita uno dei fratelli Franci, quelli del Caffè Italiano e altri, si ritrovò a fare il militare con mio babbo Giorgio.

Per il caso io mi ritrovai a fare il militare con un Franci, con Masino.

Per il caso, e sono tre, mia figlia Stella ha fatto le scuole assieme a Michela, figlia di Masino.

 

Nell’aprile del 1966 alla stazione di Grosseto ci ritrovammo in tre con la stessa destinazione: Scuola Sottoufficiali Bersaglieri di Caserta. L’altro era Ippolito Sandri, poi ribattezzato Yoghi. Ci volle poco a scoprire questa combinazione e già durante il viaggio ne parlammo a lungo.

Nessuno di noi aveva fatto la domanda nei Bersaglieri e ci guardavamo con una discreta dose di curiosità. Non si tardò poi a scoprire quanto dura fosse la faccenda. Alla scuola noi Bersaglieri eravamo affiancati con i Carristi e con i Cavalieri.

Durante tutta la giornata noi eravamo però gli unici a muoverci all’interno esclusivamente e tassativamente sempre di corsa. Sia per gli addestramenti che per andare a mensa ma anche per entrare ed uscire dalla Casera e perfino per attraversare il grande cortile.

Tommaso Franci, Roberto Tonini e Ippolito Sandri, alla Scuola ACS di Caserta

dal Distretto militare di Grosseto: Tommaso Franci, Roberto Tonini e Ippolito Sandri, alla Scuola ACS di Caserta

La prendemmo con spirito, anche perché non c’erano altre vie. Io mi imboscai dopo pochi giorni offrendomi di fare l’idraulico prima e poi al momento della formazione di gruppi musicali, come chitarrista. Per questo ero molto invidiato.

Col tempo facemmo conoscenza con le rispettive fidanzate, la mia Laura, Ambra fidanzata di Masino e Daniele di Ippolito.

Quando finimmo la Scuola e fummo inviati ai Reggimenti il caso, ancora una volta, volle che fummo avviati entrambi a Civitavecchia alla Caserma Aurelia. Io nella Compagnia Comando come Capo Carro e lui ai Mortaisti, perché questa era la sua specializzazione.

i due sergenti al Reggimento Bersaglieri di Civitavecchia

i due sergenti al Reggimento Bersaglieri di Civitavecchia

Anche qui dopo pochi giorni mi imboscai in fureria anche perché qui la Corsa Reggimentale, ogni 15 giorni, e in alternativa la ancor più dura Marcia Reggimentale, erano veramente bestiali. Mi pare di aver fatto mezza Corsa Reggimentale, e nemmeno una Marcia.

Per dignità mi nascondevo dietro la finestra quando rientravano. Ricordo il rientro da una Marcia, mi pare la prima che fu fatta, e quando Maso mi passò davanti stentai a riconoscerlo: più che rosso sembrava paonazzo e i sui occhini dicevano fin troppo la sua fatica.

Ovviamente mi prendeva in giro perché scansavo tutto il possibile, però un poco mi invidiava.

Qualche volta venimmo in licenza assieme e così conoscemmo le rispettive fidanzate. (vedi foto alla stazione di Grosseto)

 

Come Dio volle finì anche la leva militare con una memorabile serata in quel di Civitavecchia.

Come d’suo in questi casi ci promettemmo di vederci spesso, tanto spesso. Salvo i matrimoni, ci siamo visti poi invece assai poco.

Tornato da militare riprese in mano il Bar dove nel frattempo lavorava l’anziano babbo e l’amatissima mamma. Ma per poco perché cominciò subito la girandola di iniziative che lo dovevano portare a fare una carriera ricca e folgorante. Il mitico 2002 fu il primo ed ebbe un successo planetario! A questo seguirono diversi altri. Dopo un po’ si spostò a Castiglioni, mi pare si chiamasse La Primula. Anche qui grandissimo successo. Andò anche ad abitare a Castiglioni della Pescaia.

Poi un bel giorno me lo vedo arrivare alla Braima, l’officina fondata da mio babbo e dove lavoravo. Aveva in mano dei disegni e mi spiegò che aveva bisogno di due colonne tubolari in ferro di grande resistenza per sorreggere una grande scalinata. Erano le scale del futuro Four Roses. Si, le colonne di quelle scale di quel mitico locale, gliele ho costruite io!

 

Ci eravamo rivisti qualche volta e potei conoscere l’attaccamento che aveva per i suoi genitori. Ma anche la dolce ma solida Ambra, sua moglie. Per loro valeva il detto: Dio le fa e poi li accoppia. Quando va bene. E loro funzionavano alla meraviglia.

Io sono entrato una volta al Four Roses trascinato dalle mie figlie Stella e Alessandra. Stella si ritrovò alle medie con la sua figlia Michela e credo siano arrivate assieme al diploma.

Quella sera quando mi vide non credeva ai suoi occhi. Fui felicemente suo ospite.

Poi ci siamo visti sempre meno. Le sue notizie mi arrivavano da sua figlia Michela via Stella. O direttamente da Stella perché lei  che frequentava la famiglia.

Le ultime volte che ci siamo visti era uno sbellicarsi dalle risate: ma come sei diventato? Mi diceva, sembri una 600 Multipla! E io: no sei bellino te, c’hai meno capelli del deserto del Sahara. E lui: perché te quanti ce ne ahi? Io? Ma io c’ho una bella barba! Si bella, sembri babbo Natale…….

Poi si finiva con la solita litania.

Lui: ma l’hai sistemato il filmino del mio matrimonio?

Io: certo che l’ho fatto, anzi ora l’ho messo anche su CD

Lui: allora dammelo!

Io: certo che te lo do, ma devi venire a casa mia a prenderlo

Questo era lo scambio di battute che ci siamo regolarmente detti negli ultimi 45 e passa anni.

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Per i casi della vita uno dei fratelli Franci, quelli del Caffè Italiano e altri, si ritrovò a fare il militare con mio babbo Giorgio.
    Per il caso io mi ritrovai a fare il militare con un Franci, con Masino.
    Per il caso, e sono tre, mia figlia Stella ha fatto le scuole assieme a Michela, figlia di Masino.

    Nell’aprile del 1966 alla stazione di Grosseto ci ritrovammo in tre con la stessa destinazione: Scuola Sottoufficiali Bersaglieri di Caserta. L’altro era Ippolito Sandri, poi ribattezzato Yoghi. Ci volle poco a scoprire questa combinazione e già durante il viaggio ne parlammo a lungo.
    Nessuno di noi aveva fatto la domanda nei Bersaglieri e ci guardavamo con una discreta dose di curiosità. Non si tardò poi a scoprire quanto dura fosse la faccenda. Alla scuola noi Bersaglieri eravamo affiancati con i Carristi e con i Cavalieri.
    Durante tutta la giornata noi eravamo però gli unici a muoverci all’interno esclusivamente e tassativamente sempre di corsa. Sia per gli addestramenti che per andare a mensa ma anche per entrare ed uscire dalla Casera e perfino per attraversare il grande cortile.

    La prendemmo con spirito, anche perché non c’erano altre vie. Io mi imboscai dopo pochi giorni offrendomi di fare l’idraulico prima e poi al momento della formazione di gruppi musicali, come chitarrista. Per questo ero molto invidiato.
    Col tempo facemmo conoscenza con le rispettive fidanzate, la mia Laura, Ambra fidanzata di Masino e Daniele di Ippolito.
    Quando finimmo la Scuola e fummo inviati ai Reggimenti il caso, ancora una volta, volle che fummo avviati entrambi a Civitavecchia alla Caserma Aurelia. Io nella Compagnia Comando come Capo Carro e lui ai Mortaisti, perché questa era la sua specializzazione.

    Anche qui dopo pochi giorni mi imboscai in fureria anche perché qui la Corsa Reggimentale, ogni 15 giorni, e in alternativa la ancor più dura Marcia Reggimentale, erano veramente bestiali. Mi pare di aver fatto mezza Corsa Reggimentale, e nemmeno una Marcia.
    Per dignità mi nascondevo dietro la finestra quando rientravano. Ricordo il rientro da una Marcia, mi pare la prima che fu fatta, e quando Maso mi passò davanti stentai a riconoscerlo: più che rosso sembrava paonazzo e i sui occhini dicevano fin troppo la sua fatica.
    Ovviamente mi prendeva in giro perché scansavo tutto il possibile, però un poco mi invidiava.
    Qualche volta venimmo in licenza assieme e così conoscemmo le rispettive fidanzate. (vedi foto alla stazione di Grosseto)

    Come Dio volle finì anche la leva militare con una memorabile serata in quel di Civitavecchia.

    Come d’suo in questi casi ci promettemmo di vederci spesso, tanto spesso. Salvo i matrimoni, ci siamo visti poi invece assai poco.
    Tornato da militare riprese in mano il Bar dove nel frattempo lavorava l’anziano babbo e l’amatissima mamma. Ma per poco perché cominciò subito la girandola di iniziative che lo dovevano portare a fare una carriera ricca e folgorante. Il mitico 2002 fu il primo ed ebbe un successo planetario! A questo seguirono diversi altri. Dopo un po’ si spostò a Castiglioni, mi pare si chiamasse La Primula. Anche qui grandissimo successo. Andò anche ad abitare a Castiglioni della Pescaia.
    Poi un bel giorno me lo vedo arrivare alla Braima, l’officina fondata da mio babbo e dove lavoravo. Aveva in mano dei disegni e mi spiegò che aveva bisogno di due colonne tubolari in ferro di grande resistenza per sorreggere una grande scalinata. Erano le scale del futuro Four Roses. Si, le colonne di quelle scale di quel mitico locale, gliele ho costruite io!

    Ci eravamo rivisti qualche volta e potei conoscere l’attaccamento che aveva per i suoi genitori. Ma anche la dolce ma solida Ambra, sua moglie. Per loro valeva il detto: Dio le fa e poi li accoppia. Quando va bene. E loro funzionavano alla meraviglia.
    Io sono entrato una volta al Four Roses trascinato dalle mie figlie Stella e Alessandra. Stella si ritrovò alle medie con la sua figlia Michela e credo siano arrivate assieme al diploma.
    Quella sera quando mi vide non credeva ai suoi occhi. Fui felicemente suo ospite.
    Poi ci siamo visti sempre meno. Le sue notizie mi arrivavano da sua figlia Michela via Stella. O direttamente da Stella perché lei che frequentava la famiglia.
    Le ultime volte che ci siamo visti era uno sbellicarsi dalle risate: ma come sei diventato? Mi diceva, sembri una 600 Multipla! E io: no sei bellino te, c’hai meno capelli del deserto del Sahara. E lui: perché te quanti ce ne ahi? Io? Ma io c’ho una bella barba! Si bella, sembri babbo Natale…….
    Poi si finiva con la solita litania.
    Lui: ma l’hai sistemato il filmino del mio matrimonio?
    Io: certo che l’ho fatto, anzi ora l’ho messo anche su CD
    Lui: allora dammelo!
    Io: certo che te lo do, ma devi venire a casa mia a prenderlo
    Questo era lo scambio di battute

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