Carlo Petrini: “Mangiamo meno carne per stare meglio, ma niente allarmi un tanto al chilo”

carlo petrini

 

Il fondatore di Slow Food: “Dobbiamo imparare a scegliere quello che mettiamo a tavola, evitando prodotti con additivi e conservanti. Lo studio dell’Oms può avere un impatto positivo sulle persone. Le isterie ci portano fuori strada”

di CARLO PETRINI

Il fatto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia messo nero su bianco il fatto che esiste una correlazione tra il consumo di carne rossa (e ancor più di carne lavorata) e alcuni tipi di cancro conferma quanto molti scienziati, medici ed epidemiologi affermavano da tempo. Non si può certo dire, infatti, che lo studio uscito in queste ore abbia l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Ciò che colpisce, semmai, è che da oggi non si torna più indietro, non ci si può più immaginare ripensamenti, cambi di rotta o nette fratture nella comunità scientifica: la carne rossa è probabilmente cancerogena; la carne conservata (wurstel, salsicce, carne in scatola, ecc.) è cancerogena.Ma possiamo davvero accontentarci di questa semplificazione? Ovviamente no, ed è la stessa Oms a sottolinearlo chiaramente: è la quantità a fare la differenza, qui sta il centro della questione. Bisogna stare attenti, perché lanciare allarmismi “un tanto al chilo” è insensato oltre che stupido.Non per nulla molte organizzazioni nel mondo, tra cui Slow Food, teorizzano da anni che la diminuzione dei consumi di carne è una strada obbligata, non solo per la salute umana ma anche per quella delle risorse naturali che per la sua produzione vengono utilizzate (o meglio sovrautilizzate). E questo va a braccetto con la qualità della carne che finisce sulle nostre tavole. Qualità in termini di sicurezza e qualità in termini di impatto ambientale.È evidente che produrre carne per un mondo in continua crescita e in cui i consumi sono in costante escalation spinge alla ricerca di soluzioni rapide, di scorciatoie che consentano una produzione veloce, standardizzata e meccanizzata. Ed ecco allora gli allevamenti da centinaia o addirittura migliaia di capi (parlando ovviamente di bovini, perché per ciò che riguarda il pollame si arriva tranquillamente a decine di migliaia), in cui la vicinanza degli animali e gli spazi angusti obbligano a un utilizzo massiccio di antibiotici per limitare l’insorgenza di malattie, dove si rende necessaria l’amputazione di corna, becchi o code per evitare che gli animali si feriscano, dove gli escrementi sono talmente tanti che non è pensabile utilizzarli come concimi (anche perché non ci sono prati da concimare, gli animali vivono reclusi in gabbie e stalle il più piccole possibile per ottimizzare gli spazi), dove l’alimentazione dei capi è ricca di grassi per favorire una crescita rapida e costante. Tutto questo è figlio di un modo sbagliato di mangiare carne.
È necessario diminuire i consumi e diversificare le nostre diete, riscoprendo quelle proteine di origine vegetale che possono facilmente e molto efficacemente sostituire quelle animali. Non solo, ma dobbiamo privilegiare quei prodotti che meno si prestano all’utilizzo massiccio di additivi, conservanti, edulcoranti, coloranti. Perché oggi queste sostanze fanno a tutti gli effetti parte integrante delle nostre diete, spesso a nostra insaputa o per nostra disattenzione o noncuranza.In questo senso è necessario che cresca la sensibilità intorno al fatto che scegliere ciò che si mette in tavola non è una scelta indifferente e soprattutto è una scelta che incide sulla qualità della vita in primis nostra ma non solo. Da questo punto di vista lo studio redatto dall’Oms può avere una grande forza di impatto sulle persone, che finalmente trovano la più alta autorità in termini di salute pubblica a esprimersi così chiaramente su un prodotto di consumo così esteso e diffuso.Consumare meno carne fa bene alla nostra salute, fa bene all’ambiente e fa bene gli animali. Niente isterie però, altrimenti saremo nuovamente fuori strada e nuovamente saremo incapaci di cogliere una grande opportunità di educare noi stessi a mangiare meglio e, più in generale, a consumare meglio. Lo studio che è uscito ieri deve porgerci il destro per affermare ancora una volta che sobrietà, diversificazione e consapevolezza devono essere il nostro faro per approcciare il cibo in maniera matura, informata e rispettosa. Altrimenti staremo solo correndo dietro all’ultima tempesta in un bicchiere d’acqua.

27 ottobre 2015

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Carlo Petrini: “Mangiamo meno carne per stare meglio, ma niente allarmi un tanto al chilo”

    Il fondatore di Slow Food: “Dobbiamo imparare a scegliere quello che mettiamo a tavola, evitando prodotti con additivi e conservanti. Lo studio dell’Oms può avere un impatto positivo sulle persone. Le isterie ci portano fuori strada”

    di CARLO PETRINI

    Il fatto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia messo nero su bianco il fatto che esiste una correlazione tra il consumo di carne rossa (e ancor più di carne lavorata) e alcuni tipi di cancro conferma quanto molti scienziati, medici ed epidemiologi affermavano da tempo. Non si può certo dire, infatti, che lo studio uscito in queste ore abbia l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Ciò che colpisce, semmai, è che da oggi non si torna più indietro, non ci si può più immaginare ripensamenti, cambi di rotta o nette fratture nella comunità scientifica: la carne rossa è probabilmente cancerogena; la carne conservata (wurstel, salsicce, carne in scatola, ecc.) è cancerogena.Ma possiamo davvero accontentarci di questa semplificazione? Ovviamente no, ed è la stessa Oms a sottolinearlo chiaramente: è la quantità a fare la differenza, qui sta il centro della questione. Bisogna stare attenti, perché lanciare allarmismi “un tanto al chilo” è insensato oltre che stupido.Non per nulla molte organizzazioni nel mondo, tra cui Slow Food, teorizzano da anni che la diminuzione dei consumi di carne è una strada obbligata, non solo per la salute umana ma anche per quella delle risorse naturali che per la sua produzione vengono utilizzate (o meglio sovrautilizzate). E questo va a braccetto con la qualità della carne che finisce sulle nostre tavole. Qualità in termini di sicurezza e qualità in termini di impatto ambientale.È evidente che produrre carne per un mondo in continua crescita e in cui i consumi sono in costante escalation spinge alla ricerca di soluzioni rapide, di scorciatoie che consentano una produzione veloce, standardizzata e meccanizzata. Ed ecco allora gli allevamenti da centinaia o addirittura migliaia di capi (parlando ovviamente di bovini, perché per ciò che riguarda il pollame si arriva tranquillamente a decine di migliaia), in cui la vicinanza degli animali e gli spazi angusti obbligano a un utilizzo massiccio di antibiotici per limitare l’insorgenza di malattie, dove si rende necessaria l’amputazione di corna, becchi o code per evitare che gli animali si feriscano, dove gli escrementi sono talmente tanti che non è pensabile utilizzarli come concimi (anche perché non ci sono prati da concimare, gli animali vivono reclusi in gabbie e stalle il più piccole possibile per ottimizzare gli spazi), dove l’alimentazione dei capi è ricca di grassi per favorire una crescita rapida e costante. Tutto questo è figlio di un modo sbagliato di mangiare carne.
    È necessario diminuire i consumi e diversificare le nostre diete, riscoprendo quelle proteine di origine vegetale che possono facilmente e molto efficacemente sostituire quelle animali. Non solo, ma dobbiamo privilegiare quei prodotti che meno si prestano all’utilizzo massiccio di additivi, conservanti, edulcoranti, coloranti. Perché oggi queste sostanze fanno a tutti gli effetti parte integrante delle nostre diete, spesso a nostra insaputa o per nostra disattenzione o noncuranza.In questo senso è necessario che cresca la sensibilità intorno al fatto che scegliere ciò che si mette in tavola non è una scelta indifferente e soprattutto è una scelta che incide sulla qualità della vita in primis nostra ma non solo. Da questo punto di vista lo studio redatto dall’Oms può avere una grande forza di impatto sulle persone, che finalmente trovano la più alta autorità in termini di salute pubblica a esprimersi così chiaramente su un prodotto di consumo così esteso e diffuso.
    Consumare meno carne fa bene alla nostra salute, fa bene all’ambiente e fa bene gli animali. Niente isterie però, altrimenti saremo nuovamente fuori strada e nuovamente saremo incapaci di cogliere una grande opportunità di educare noi stessi a mangiare meglio e, più in generale, a consumare meglio. Lo studio che è uscito ieri deve porgerci il destro per affermare ancora una volta che sobrietà, diversificazione e consapevolezza devono essere il nostro faro per approcciare il cibo in maniera matura, informata e rispettosa. Altrimenti staremo solo correndo dietro all’ultima tempesta in un bicchiere d’acqua.

    Repubblica.itAlimentazione
    27 ottobre 2015
    http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2015/10/27/news/petrini_il_fondatore_di_slow_food_cerchiamo_carne_di_qualita_-125958145/

  2. nello ha detto:

    Sarebbe bene che certi scribacchini leggessero quanto scritto da Petrini (oppure le dichiarazioni di Veronesi da sempre contro la carne rossa), ma credo che, come sempre, continuino a dare notizie senza un approfondimento (e spero sia solo per questo). Quello che dice l’OMS è per l’opinione pubblica Vangelo e se viene riportato con enfasi solo una parte del problema, la conseguenza è una sola: 20% in meno di richiesta della carne (e mi è sembrato di capire di tutti i tipi). Anche qui, come giustamente dice Petrini, non dipende dal tipo di carne o dal metodo di cottura, ma soprattutto dalla quantità (sulla qualità e di conseguenza sull’allevamento è meglio stenderci un velo sopra, poiché nessuno impedisce in modo drastico l’uso degli antibiotici o il come tenere gli animali). Anche i nostro vecchi, pur “ignoranti”, dicevano che “il troppo storpia”, quindi non ci vuole molto a capire che il problema si può risolvere anche da noi. Sull’argomento cancerogeno poi ci si sbizzarrisce: ci dicono che la carne alla brace, specie la parte più carbonizzata, è pericolosa, ma non lo è il pesce cotto alla stessa maniera. Mi sembra che qualcuno bleffa, un po’ come al tempo di Chernobil l’allarmismo su tanti prodotti (latte, insalata etc.) ma non su quello che più assimila lo iodio o cesio, cioè l’acqua. Nei ristoranti però era vietata quella del sindaco ma solo quella in bottiglie così tanti ci guadagnavano…., non vorrei che anche sulla carne si vada in questa direzione.

  3. Granocchiaio ha detto:

    Non per partigianeria, ma tra quando parla Petrini e quando parla Veronesi, uno mi pare equilibrato, e uno no. Vedi un po’ te.
    Il problema non è quando parla OMS, ma quando parla chiunque su Facebook o sul web in generale. Ha scritto giustamente Umberto Eco: I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità.
    Sta a chi legge discernere e districarsi in questo caos.
    Infine sull’acqua. Vero che è un affare miliardario e vergognoso, ma non mi venire a dire che l’acqua del Sindaco è sempre stata buona e tranquilla.

  4. nello ha detto:

    Granocchiaio, oltre che partigiano sei anche pignolo. Ho citato Veronesi perché a torto o a ragione viene considerato uno dei massimi esperti oncologici e in questa logica va il mio pensiero.
    Per l’acqua hai perfettamente ragione che spesso, direi troppo, quella del sindaco non è eccellente, ma nella logica del discorso (parlavo di inquinamento post Chernobil)è stato uno scandalo quanto avvenuto. Ripeto l’acqua è il prodotto che più si inquina, non ne fu vietato l’uso per ovvie ragioni (la principale rischi di malattie legati all’igiene), ma fu imposto l’uso delle varie minerali nei ristoranti, anche là dove, prendendo spunto da un famoso spot, è (era) purissima ….. Piccolo particolare che hai più sfugge: le acque minerali vengono (e venivano) imbottigliate, diciamo, alla fonte, spesso la stessa da dove attinge il sindaco, con l’unica differenza che quella del sindaco è analizzata giornalmente, quelle imbottigliate solo ogni tanto (mi sembra max 5 anni), solo le varie agenzie ne analizzano qualcuna a campione (Granocchiaio, visto che in pratica tu sei interessato, sicuramente saprai dell’inquinamento di una famosa acqua anni fa scoperto dopo quanto?…).
    Giusto quanto affermi citando Eco, ma ripeto non vorrei che qualcuno ci marciasse dietro. Ricordi l’aviaria? e i germani di Principina massacrati (nel vero senso della parola) e poi forse (il condizionale in questi casi è d’obbligo) qualcuno s’era sbagliato.
    Io comunque mangio, e continuerò a farlo, carne (bianca o rossa che sia) un paio massimo di volte alla settimana come da una vita e credo su questo sia in linea con Petrini e company, aggiungo inoltre che alcune varietà (ad esempio il pollo) lo mangio solo se me lo regala qualche contadino amico, non che con questo sia sicuro dell’allevamento, ma per lo meno mi diverto a rosicchiare gli ossi (o le ossa, non so mai come esprimermi).

  5. Granocchiaio ha detto:

    Caro Nello
    Sono pignolo e non partigiano.
    Se scelgo tra una mente aperta ed un “talebano” delle proprie idee non sono partigiano. Scelgo , cerco di discernere.
    Sono pignolo perché in questo mondo “di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità” bisogna stare oltremodo attenti. Doppi sensi, omissioni, e si dicono cose inesatte e fuorvianti come e quando uno vuole.

    Vedi il seguente esempio, proprio su di una intervista a Veronesi.
    Il titolo recita a grandi lettere:
    Oms: “Carne lavorata cancerogena”. Intervista a Umberto Veronesi: “Ora è nero su bianco, la via vegetale è l’unica, non ci sono più dubbi”
    Già alla prima domanda e risposta:

    Dottor Veronesi, che cosa significano le indicazioni dell’Oms?

    – “Che per la prima volta la massima autorità internazionale in tema di cancro, lo IARC, ha messo nero su bianco che la carne può causare diversi tumori. Secondo le conclusioni redatte dai 22 esperti che compongono il board di valutazione, si afferma che “ci sono evidenze sufficienti a lasciar pensare che il consumo di carni processate causi il tumore del colon-retto”. Non solo, il legame è stato riscontrato anche per i tumori del pancreas e della prostata. Una relazione che, occorre sottolinearlo, è dipendente dalle quantità consumate”.

    Analisi della risposta: la carne PUO’ CAUSARE diversi tumori…
    E non potrebbe dire diversamente perchè NON E’ PROVATO DA NESSUNO CHE “la carne causa diversi tumori”: può, ma non è un fatto automatico e garantito, RESTA UNA POSSIBILITA’
    il Dottor Veronesi, giustamente dichiara infine che: “Una relazione che, occorre sottolinearlo, è dipendente dalle quantità consumate”

    Da: ©2015 HuffingtonPost Italia s.r.l., o i Suoi licenzianti (in particolare THEHUFFINGTONPOST Holdings LLC)
    29 ottobre 2015

    Una piccola notazione personale: diffido moltissimo delle carni bianche (pollo e tacchino in particolar modo), molto più che delle carni rosse, perché conosco un po’ l’ambiente e le condizioni di allevamento del pollame. Anche Petrini osserva “…per ciò che riguarda il pollame si arriva tranquillamente a decine di migliaia (di capi allevati contemporaneamente n.d.r.), in cui la vicinanza degli animali e gli spazi angusti obbligano a un utilizzo massiccio di antibiotici per limitare l’insorgenza di malattie..
    Strano che per ora nessuno sia andato a mettere il naso nelle preparazioni di omogeneizzati di pollame.

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