Carlina, Carla Brunacci

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Molto dipende dall’età.

Quando ero fanciullo e sentivo dire che era morto Tizio, aveva 55 anni, poverino, così giovane, io non capivo. A me sembravano adulti quelli che avevano 18 anni e potevano guidare l’automobile e vecchi quelli che passano i 24, 25 anni di età. Quelli di 55 anni mi parevano vecchi assai. Quelli oltre i 60, 70 e oltre non sapevo regolarmi, per me erano come dei sopravvissuti. Poi con il crescere dell’età i valori cambiarono un po’, ma non di molto. Con la patente presa a 18 anni e mio babbo, che all’epoca ne aveva 41, per me lui era vecchio.

La svolta su questi parametri avvenne per me purtroppo fin troppo presto: mio babbo morì a 47 anni, io ne avevo 24: io ero un “ragazzo”, ma mi accorsi che lui era ancora giovane!

Da allora tutto prese una misura più realistica: l’infanzia (0-5 anni), la fanciullezza (6-12 anni), l’adolescenza (12-18 anni), il decennio dell’efficienza (18-30 anni), il decennio della crisi (30-42 anni), la maturità (43-60 anni), il crepuscolo (dopo i 60 anni). Quello che è certo è che, nonostante tutto, la valutazione tra giovane e quelli ”di una certa età” varia a seconda dell’eta in cui si giudica.

E ancora una volta ci accorgiamo della realtà quando si parla del momento della morte.

Oggi io ho 71 anni e se muore uno che ha meno di questa età per me è indiscutibilmente giovane!

Certo tra 60, 50, e ancora meno, giù giù, la cosa si fa sempre più penosa. Di contro quelli sulla 70 sono, ovviamente, della mia età, quelli sull’ottantina hanno una bella età, quelli oltre i 90, beh insomma, sono “veramente in là con l’età”!

Non so se sono influenzato da questi nuovi parametri, ma certo in questi ultimi tempi aver visto partire gente come Rossana Barsotti, Bruno Terzo, Andrea Vellutini, Viviana Pisacane, Paolo Polverelli, fino a questo ultimo di Carla Brunacci, mi sembra di veder morire le margherite attorno a me.

È inevitabile che quando c’è anche un minimo di amicizia i sentimenti provati sono più forti. E devi trovare dentro di te l’antibiotico che ti fa superare questi drammi. Ma è cosa tremenda anestetizzare il dolore per la morte di un amico o di una amica. E forse non è nemmeno giusto.

Così è giusto soffrire per la perdita di Carla, Carlina per gli amici. Un volto pulito ed un perenne dolce sorriso per tutti. Anche l’ultima volta che ci siamo incontrati all’edicola, nonostante fosse già in una fase avanzata di sofferenza, mi ha salutato con serenità e con il suo sorriso senza riserve.

Ciao Carla, grazie per il tuo perenne dolce sorriso.

447 Carla e Maria Giulia

Carla con la nipote Maria Giulia

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Molto dipende dall’età.

    Quando ero fanciullo e sentivo dire che era morto Tizio, aveva 55 anni, poverino, così giovane, io non capivo. A me sembravano adulti quelli che avevano 18 anni e potevano guidare l’automobile e vecchi quelli che passano i 24, 25 anni di età. Quelli di 55 anni mi parevano vecchi assai. Quelli oltre i 60, 70 e oltre non sapevo regolarmi, per me erano come dei sopravvissuti. Poi con il crescere dell’età i valori cambiarono un po’, ma non di molto. Con la patente presa a 18 anni e mio babbo, che all’epoca ne aveva 41, per me lui era vecchio.

    La svolta su questi parametri avvenne per me purtroppo fin troppo presto: mio babbo morì a 47 anni, io ne avevo 24: io ero un “ragazzo”, ma mi accorsi che lui era ancora giovane!

    Da allora tutto prese una misura più realistica: l’infanzia (0-5 anni), la fanciullezza (6-12 anni), l’adolescenza (12-18 anni), il decennio dell’efficienza (18-30 anni), il decennio della crisi (30-42 anni), la maturità (43-60 anni), il crepuscolo (dopo i 60 anni). Quello che è certo è che, nonostante tutto, la valutazione tra giovane e quelli ”di una certa età” varia a seconda dell’eta in cui si giudica.

    E ancora una volta ci accorgiamo della realtà quando si parla del momento della morte.

    Oggi io ho 71 anni e se muore uno che ha meno di questa età per me è indiscutibilmente giovane!

    Certo tra 60, 50, e ancora meno, giù giù, la cosa si fa sempre più penosa. Di contro quelli sulla 70 sono, ovviamente, della mia età, quelli sull’ottantina hanno una bella età, quelli oltre i 90, beh insomma, sono “veramente in là con l’età”!

    Non so se sono influenzato da questi nuovi parametri, ma certo in questi ultimi tempi aver visto partire gente come Rossana Barsotti, Bruno Terzo, Andrea Vellutini, Viviana Pisacane, Paolo Polverelli, fino a questo ultimo di Carla Brunacci, mi sembra di veder morire le margherite attorno a me.

    È inevitabile che quando c’è anche un minimo di amicizia i sentimenti provati sono più forti. E devi trovare dentro di te l’antibiotico che ti fa superare questi drammi. Ma è cosa tremenda anestetizzare il dolore per la morte di un amico o di una amica. E forse non è nemmeno giusto.

    Così è giusto soffrire per la perdita di Carla, Carlina per gli amici. Un volto pulito ed un perenne dolce sorriso per tutti. Anche l’ultima volta che ci siamo incontrati all’edicola, nonostante fosse già in una fase avanzata di sofferenza, mi ha salutato con serenità e con il suo sorriso senza riserve.

    Ciao Carla, grazie per il tuo perenne dolce sorriso.

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