Enrico Curatolo

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Enrico e Valeria l’ho conosciuti quando ancora lavoravo all’Azienda Agraria Meleta. Ci fornivano delle uve per la nostra cantina. Uve molto buone soprattutto perché molto ben curate nel vigneto. Il Dottor Pietro Massimiliano Suter conosceva Enrico Curatolo e sua moglie Valeria Cittadini da tempo. Forse fin da quando per una differenza non enorme loro avevano superato l’offerta del Dottor P.M.S. nell’acquisto dell’azienda Poggio Oliveto e lui ripiegò su Meleta. Così due “forestieri” – uno Svizzero da Basilea, gli altri da Iseo –  erano divenuti titolari di due aziende agricole nello stesso comprensorio di Roccastrada che in poco tempo avrebbero raggiunto importanti traguardi sia in fatto di livelli qualitativi eccezionali, sia in fatto di notorietà e successi nei vari mercati con prodotti di primissima eccellenza.

Enrico e Pietro avevano dei caratteri molto forti, due giganti nei loro campi e nella loro caratura umana e professionale. I coniugi Curatolo sono stati spesso ospiti in casa del Dottor Suter e assistere ai colloqui tra questi due giganti era uno spettacolo mica da poco. Io, spettatore privilegiato, ero sempre in tensione perché non sapevo mai se le pur educate schermaglie avessero preso mai una brutta piega. Si, perché ognuno di loro due, come poi dovevo scoprire, non andavano tanto per il sottile quando avevano da dire qualcosa che a loro non andava bene. Tanto che chi aveva da trattare con loro era sempre molto cauto, se non addirittura timoroso.

Forse consapevoli della forza l’uno dell’altro però, non ebbero mai scontri “cruenti”. Anzi. Il Dottor Suter nel darmi le direttive, che normalmente erano piuttosto dure e ferme con chiunque, mi disse una volta: “non voglio che si abbia mai a che discutere con Enrico e Valeria Curatolo, fai sempre in modo di avere rapporti cordiali e amichevoli con loro”.

Poi dovevo arrivare ad avere amicizia personale e buona conoscenza  con loro due e con la loro famiglia a Poggio Oliveto.

Così piano piano scoprii le mille sfaccettature di questi due straordinari personaggi.

Considero Enrico un autentico genio, senza paura di esagerare o di essere smentito. Un genio poliedrico con interessi a 360°, modello Rinascimento italiano, nato e vissuto oggi. Riusciva ad essere ai massimi livelli possibili in ogni attività avesse deciso di cimentarsi: dall’innovazione  industriale  all’agricoltura specializzata, dall’arte allo sport, dalla pesca alla caccia, dal design alle vetrate liberty al piombo. Non mancano nel suo curriculum alcune innovazioni e invenzioni, anche brevettate, in diversi campi, in particolare nell’uso della vetroresina  – fin dal 1959 ! – e nella progettazione e realizzazione di nuove imbarcazioni per la pesca. E sicuramente diverse altre che mi sfuggono. Alcune di queste sono state poi quelle che lo hanno portato ai massimi livelli professionali e di successo. Per alcune addirittura è stato richiesto come insegnante in Italia e all’estero. Comprese prestigiose Università in U.S.A.

Solo a livello di esempio per comprendere a quale livello ha operato da ricordare in piccolissimo esempio di realizzazioni in PRFV (plastici rinforzati con fibre di vetro) come

  • Cupola di copertura in vetroresina colorata dal diametro di 20 metri in 24 elementi
  • Carenatura autoestinguente per distributore di carburante
  • Elementi per veicolo militare 4 x 4 paracadutabile
  • Drag foyler (spoiler) per autotreni
  • Scocca completa per BMW m1 (Giorgetto Giugiaro), più altri componenti

447 BMW M1

BMW M1

  • Cofano motore Lamborghini Jalpa
  • Lamborghini Countach, paraurti con spoiler, passaggi ruota anteriori e posteriori
LAMBORGHINI COUNTACH

                       LAMBORGHINI COUNTACH

  • Sottoscocca anteriore per Ferrari

Per le barche l’ultima realizzazione brevettata è il Gecko 730 un rivoluzionario gozzo planante con serbatoi di stabilizzazione per la pesca.

448 Gecko 730

GECKO 730

Ho avuto la fortuna di avere un rapporto cordiale e di amicizia con lui: era sempre stimolante e interessante parlarci. Difficile trovarlo impreparato su qualcosa. Riuscivo a dargli piccoli consigli solo in fatto di vino dove mi ero guadagnato la sua stima. Beveva poco e per questo chiedeva consigli per bere bene. Ci siamo ritrovati amanti della tavola e della cucina. Si perché abbiamo fatto coppia anche in cucina in qualche festa di capodanno. Chi lo conosce stenta a crederlo, ma invece siamo riusciti a fare qualcosa di buono anche lì, nella stessa cucina, io e lui, gomito a gomito!

Ovviamente sotto l’ala protettrice di Valeria, da grande regista e regolatrice delle varie situazioni. Mai come in questo caso vale il detto per cui dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna. Per vivere e convivere con un genio ci vuole di essere parimente grandi e qualcos’altro. E Valeria lo è stata per tutta la loro vita. Se lui si poteva permettere di “fare il genio”, lo poteva fare anche perché sapeva di poter contare su di una compagna estremamente solida e all’altezza della situazione. Lei lo ha fatto con una classe ed una elasticità mentale fuori del comune. Senza contare che lei pure aveva le sue proprie eccellenze professionali, qualche volta nelle stesse attività del marito. Ma  in particolare ha successo a livello nazionale in campo oleario. È stata ed è tuttora Capo Panel nella degustazione degli Oli Extravergini di Oliva per conto della Camera di Commercio di Grosseto per l’attribuzione dell’Indicazione Geografica Protetta, I.G.P. e Capo Panel per la redazione della Guida agli Extravergini d’Italia di Slow Food.

I figli Filippo e Massimo hanno dato loro la gioia di essere nonni e di continuare in azienda nelle poderose tracce che ha lasciato il babbo.

A me la gioia di poterlo considerare tra gli uomini che più ho ammirato nella mia vita, cioè mio babbo Giorgio, mio nonno Francesco, il Dottor Pietro Massimiliano Suter e appunto lui Enrico Curatolo, Henry per pochi.

Assieme a GUSTATUS 2014

Assieme a GUSTATUS 2014

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Enrico e Valeria l’ho conosciuti quando ancora lavoravo all’Azienda Agraria Meleta. Ci fornivano delle uve per la nostra cantina. Uve molto buone soprattutto perché molto ben curate nel vigneto. Il Dottor Pietro Massimiliano Suter conosceva Enrico Curatolo e sua moglie Valeria Cittadini da tempo. Forse fin da quando per una differenza non enorme loro avevano superato l’offerta del Dottor P.M.S. nell’acquisto dell’azienda Poggio Oliveto e lui ripiegò su Meleta. Così due “forestieri” – uno Svizzero da Basilea, gli altri da Iseo – erano divenuti titolari di due aziende agricole nello stesso comprensorio di Roccastrada che in poco tempo avrebbero raggiunto importanti traguardi sia in fatto di livelli qualitativi eccezionali, sia in fatto di notorietà e successi nei vari mercati con prodotti di primissima eccellenza.
    Enrico e Pietro avevano dei caratteri molto forti, due giganti nei loro campi e nella loro caratura umana e professionale. I coniugi Curatolo sono stati spesso ospiti in casa del Dottor Suter e assistere ai colloqui tra questi due giganti era uno spettacolo mica da poco. Io, spettatore privilegiato, ero sempre in tensione perché non sapevo mai se le pur educate schermaglie avessero preso mai una brutta piega. Si, perché ognuno di loro due, come poi dovevo scoprire, non andavano tanto per il sottile quando avevano da dire qualcosa che a loro non andava bene. Tanto che chi aveva da trattare con loro era sempre molto cauto, se non addirittura timoroso.
    Forse consapevoli della forza l’uno dell’altro però, non ebbero mai scontri “cruenti”. Anzi. Il Dottor Suter nel darmi le direttive, che normalmente erano piuttosto dure e ferme con chiunque, mi disse una volta: “non voglio che si abbia mai a che discutere con Enrico e Valeria Curatolo, fai sempre in modo di avere rapporti cordiali e amichevoli con loro”.

    Poi dovevo arrivare ad avere amicizia personale e buona conoscenza con loro due e con la loro famiglia a Poggio Oliveto.
    Così piano piano scopri le mille sfaccettature di questi due straordinari personaggi.
    Considero Enrico un autentico genio, senza paura di esagerare o di essere smentito. Un genio poliedrico con interessi a 360°, modello Rinascimento italiano, nato e vissuto oggi. Riusciva ad essere ai massimi livelli possibili in ogni attività avesse deciso di cimentarsi: dall’innovazione industriale all’agricoltura specializzata, dall’arte allo sport, dalla pesca alla caccia, dal design alle vetrate liberty al piombo. Non mancano nel suo curriculum alcune innovazioni e invenzioni, anche brevettate, in diversi campi, in particolare nell’uso della vetroresina – fin dal 1959! – e nella progettazione e realizzazione di nuove imbarcazioni per la pesca. E sicuramente diverse altre che mi sfuggono. Alcune di queste sono state poi quelle che lo hanno portato ai massimi livelli professionali e di successo. Per alcune addirittura è stato richiesto come insegnante in Italia e all’estero. Comprese prestigiose Università in U.S.A.
    Solo a livello di esempio per comprendere a quale livello ha operato da ricordare in piccolissimo esempio di realizzazioni in PRFV (plastici rinforzati con fibre di vetro) come
    – Cupola di copertura in vetroresina colorata dal diametro di 20 metri in 24 elementi
    – Carenatura autoestinguente per distributore di carburante
    – Elementi per veicolo militare 4 x 4 paracadutabile
    – Drag foyler (spoiler) per autotreni
    – Scocca completa per BMW m1 (Giorgetto Giugiaro), più altri componenti

    BMW M1

    – Cofano motore Lamborghini Jalpa
    – Lamborghini Countach, paraurti con spoiler, passaggi ruota
    anteriori e posteriori

    Lamborghini Countach

    – Sottoscocca anteriore per Ferrari

    Per le barche l’ultima realizzazione brevettata è il Gecko 730 un rivoluzionario gozzo planante con serbatoi di stabilizzazione per la pesca.

    Ho avuto la fortuna di avere un rapporto cordiale e di amicizia con lui: era sempre stimolante e interessante parlarci. Difficile trovarlo impreparato su qualcosa. Riuscivo a dargli piccoli consigli solo in fatto di vino dove mi ero guadagnato la sua stima. Beveva poco e per questo chiedeva consigli per bere bene. Ci siamo ritrovati amanti della tavola e della cucina. Si perché abbiamo fatto coppia anche in cucina in qualche festa di capodanno. Chi lo conosce stenta a crederlo, ma invece siamo riusciti a fare qualcosa di buono anche lì, nella stessa cucina, io e lui, gomito a gomito!

    Ovviamente sotto l’ala protettrice di Valeria, da grande regista e regolatrice delle varie situazioni. Mai come in questo caso vale il detto per cui dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna. Per vivere e convivere con un genio ci vuole di essere parimente grandi e qualcos’altro. E Valeria lo è stata per tutta la loro vita. Se lui si poteva permettere di “fare il genio”, lo poteva fare anche perché sapeva di poter contare su di una compagna estremamente solida e all’altezza della situazione. Lei lo ha fatto con una classe ed una elasticità mentale fuori del comune. Senza contare che lei pure aveva le sue proprie eccellenze professionali, qualche volta nelle stesse attività del marito. Ma in particolare ha successo a livello nazionale in campo oleario. È stata ed è tuttora Capo Panel nella degustazione degli Oli Extravergini di Oliva per conto della Camera di Commercio di Grosseto per l’attribuzione dell’Indicazione Geografica Protetta, I.G.P. e Capo Panel per la redazione della Guida agli Extravergini d’Italia di Slow Food.

    I figli Filippo e Massimo hanno dato loro la gioia di essere nonni e di continuare in azienda nelle poderose tracce che ha lasciato il babbo.

    A me la gioia di poterlo considerare tra gli uomini che più ho ammirato nella mia vita, cioè mio babbo Giorgio, mio nonno Francesco, il Dottor Pietro Massimiliano Suter e appunto lui Enrico Curatolo, Henry per pochi.

  2. mezzolitro ha detto:

    L’ho conosciuto al Red Baron, un giorno che parlavo (temo a sproposito)di mare cò Alfredo (vele di qua, vele di la…) e lo prendevo in giro sul fatto che NOI delle Capitanerie si doveva sempre andà a salvare i velisti imbranati, ecc…, lui ascoltava sorseggiando insieme alla moglie e quando Alfredo se ne andò mi chiese se conoscevo il Gecko, certo che lo conoscevo! Ce l’avessimo avuto a Portoferraio nell’anni ottanta, m’avrebbe fatto di molto comodo e quando ridendo mi disse che lo costruiva lui non ci potevo credere. Quella del Gecko è stata un’idea brillantissima, avere un natante che è dislocante o planante a seconda delle necessità più immediate quando si è per mare non è una cosa da poco, lo sanno bene i soccorritori quando devono abbordare un pò alla svelta natanti di piccole dimensioni in difficoltà, infatti devi fare alla svelta ad arrivare (e usi la modalità planante), poi per fare l’abbordaggio con cautela usi la modalità dislocante per la maggiore stabilità. Siccome l’Italia non è un paese normale, la Guardia Costiera non ne fa uso.

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