ALLA RICERCA DEL CENTRO (La Sentinella del Braccagni, novembre 1994)

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Non temete. Quello di cui ci stiamo occupando in questo numero non si riferisce certamente all’alternativa politica tra il polo di destra e quello di sinistra. Niente a che vedere neanche con i Centri Sociali, tornati, a quanto pare, nuovamente di moda. Ma assomiglia di più al testo di quel celebre motivo di Franco Battiato in voga qualche tempo fa, il quale era alla disperata ricerca di “un centro di gravita permanente”. A parte tutto, ma perché dedicare un numero proprio “alla ricerca del centro”? Semplice. Perché di qualsiasi cosa noi parleremo, il centro rappresenterà sempre il cuore, il perno, il fulcro. Non so se avete letto quel bellissimo viaggio nei sentimenti che è “Va dove ti porta il cuore” un libro divenuto un best-seller di Susanna Tamaro. Recita testualmente: “La vita non è una corsa, ma un tiro al bersaglio: non è il risparmio di tempo che conta, bensì la capacità di trovare un centro”. Ora anche un paese, una comunità, deve avere un centro. Proprio qui sta la questione. Secondo noi chi abita a Braccagli può avere il problema di uscire di casa e di soffrire di agorafobia (scusate la parolina!); ossia come il ritrovarsi in una piazza senza alcove, senza riferimenti, a volte affollata a volte desertica, comunque smarrita di luoghi di identificazione, e che quindi induce allo sconforto o al ripiegamento in casa. Braccagni, è risaputo, è latitante di un centro. Si obietterà che non può averlo in quanto paese nato sulla strada. Ma non pensate che la mancanza di una piazza sia un problema solo di spazio fisico, ma ricordiamoci che proprio la piazza è sempre stata considerata l’archetipo fondante della nostra civiltà, sin dai tempi dell’antica Grecia. Come spiega con competenza qui di seguito l’Architetto Marco d’Aquino, l’impianto urbanistico sul quale si è sviluppato Braccagni, produce inevitabilmente degli effetti sul tessuto connettivo del paese, introducendo con questo argomento ulteriori elementi che ci portino a determinare meglio la fisionomia del nostro paese, la sua identità quanto mai sbiadita. Non è un caso quindi che anche la nostra base sociale si presenti quanto mai fragile, malferma, ancora in via di una salda definizione. Anche per questo assistiamo al nascere (e spesso al perire) di tanti organismi e associazioni; al tribolato agire delle vane istituzioni presenti; al formarsi di frammentati punti di ritrovo e di aggregazione (su cui Maurilio Boni ci fornirà esaurienti delucidazioni). Il tutto come tante piccole isole in mezzo al mare. Peccato che in questo paese manchi la vocazione all’arcipelago. ALLA RICERCA DEL CENTRO (La Sentinella del Braccagni, novembre 1994)

Roberto Fidanzi

Bellissime quanto amare parole di Roberto che risalgono a sedici anni fa! Purtroppo niente è cambiato, anzi, se è possibile è pure peggiorato. Questa volta non me la rifaccio con ci ha amministrato. Me la rifaccio con noi abitanti del paese che non siamo stati capaci di PRETENDERE da chi ci amministra cambiamenti ed indirizzi diversi. Quasi un diffuso menefreghismo, quasi un arrendersi prima ancora di provare.

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Non temete. Quello di cui ci stiamo occupando in questo numero non si riferisce certamente all’alternativa politica tra il polo di destra e quello di sinistra. Niente a che vedere neanche con i Centri Sociali, tornati, a quanto pare, nuovamente di moda. Ma assomiglia di più al testo di quel celebre motivo di Franco Battiato in voga qualche tempo fa, il quale era alla disperata ricerca di “un centro di gravita permanente”. A parte tutto, ma perché dedicare un numero proprio “alla ricerca del centro”? Semplice. Perché di qualsiasi cosa noi parleremo, il centro rappresenterà sempre il cuore, il perno, il fulcro. Non so se avete letto quel bellissimo viaggio nei sentimenti che è “Va dove ti porta il cuore” un libro divenuto un best-seller di Susanna Tamaro. Recita testualmente: “La vita non è una corsa, ma un tiro al bersaglio: non è il risparmio di tempo che conta, bensì la capacità di trovare un centro”. Ora anche un paese, una comunità, deve avere un centro. Proprio qui sta la questione. Secondo noi chi abita a Braccagli può avere il problema di uscire di casa e di soffrire di agorafobia (scusate la parolina!); ossia come il ritrovarsi in una piazza senza alcove, senza riferimenti, a volte affollata a volte desertica, comunque smarrita di luoghi di identificazione, e che quindi induce allo sconforto o al ripiegamento in casa. Braccagni, è risaputo, è latitante di un centro. Si obietterà che non può averlo in quanto paese nato sulla strada. Ma non pensate che la mancanza di una piazza sia un problema solo di spazio fisico, ma ricordiamoci che proprio la piazza è sempre stata considerata l’archetipo fondante della nostra civiltà, sin dai tempi dell’antica Grecia. Come spiega con competenza qui di seguito l’Architetto Marco d’Aquino, l’impianto urbanistico sul quale si è sviluppato Braccagni, produce inevitabilmente degli effetti sul tessuto connettivo del paese, introducendo con questo argomento ulteriori elementi che ci portino a determinare meglio la fisionomia del nostro paese, la sua identità quanto mai sbiadita. Non è un caso quindi che anche la nostra base sociale si presenti quanto mai fragile, malferma, ancora in via di una salda definizione. Anche per questo assistiamo al nascere (e spesso al perire) di tanti organismi e associazioni; al tribolato agire delle vane istituzioni presenti; al formarsi di frammentati punti di ritrovo e di aggregazione (su cui Maurilio Boni ci fornirà esaurienti delucidazioni). Il tutto come tante piccole isole in mezzo al mare. Peccato che in questo paese manchi la vocazione all’arcipelago. ALLA RICERCA DEL CENTRO (La Sentinella del Braccagni, novembre 1994)

    Roberto Fidanzi

  2. Granocchiaio ha detto:

    Bellissime quanto amare parole di Roberto che risalgono a sedici anni fa! Purtroppo niente è cambiato, anzi, se è possibile è pure peggiorato. Questa volta non me la rifaccio con ci ha amministrato. Me la rifaccio con noi abitanti del paese che non siamo stati capaci di PRETENDERE da chi ci amministra cambiamenti ed indirizzi diversi. Quasi un diffuso menefreghismo, quasi un arrendersi prima ancora di provare.

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