Il primo, la prima volta, fino all’adolescenza

2014-09-18 10.37.53

 

448 roberto barba shadows

  • Il primo ricordo della mia vita: una Balilla color carta zucchero con mio babbo che riportava a casa mia mamma e l’ultimo mio fratello, Raffaello, nato il il 24 ottobre 1949
  • I primi ricordi di scuola: la maestra Borghini che scrive i numeri dell’anno alla lavagna; 1949, 1950, 1951, scritti con i caratteri che si vedono nelle navi militari americane; mi davano un senso di imponenza e sicurezza; una volta mi venne da pensare: chissà se mai riuscirò a vedere scritto anno 2000!
  • I primi odori amati: il pane sfornato dal forno sotto le scale di casa, le mimose in fiore, le foglie dell’alloro, l’erba tagliata, l’odore dell’officina del mio babbo, l’odore della mia mamma
  • I primi rumori e suoni amati: il motore del trattore Landini a testa calda, il fischio delle macchine a vapore, la fisarmonica di mio zio Erpidio, la sigla della trasmissione radiofonica delle 6 e mezzo del pomeriggio “Ballate con noi”, Il Delicado
  • I primi sapori amati: il latte, il pane con il pomodoro strofinato, l’olio e il basilico, il prosciutto tagliato a mano
  • Le prime carezze apprezzate: il legno appena piallato, l’erba dei prati, la peluria dei paperini appena nati, la pelle di mia mamma
  • La prima sigaretta: rubata nello spaccio di fattoria, accesa con gli zolfanelli e fumata arrampicato dentro su pei rami del cipresso vicino alla chiesa
  • Le prime punizioni corporali: mia mamma mi dava degli sculaccioni, ma ricordo solo il dispiacere per la rabbia di lei, non il dolore; da mio babbo la prima volta, avevo meno di dieci anni, avevo rubato il motorino di Beppino il Guardiacaccia e ci avevo fatto un giretto: lui mi in-seguì fino a casa, io mi rifugiai in camera dei mio nonno, lui entrò in camera e si tolse la cintola dai pantaloni, prese le misure per picchiarmi, ma entrò in camera mia mamma e gridò: Giorgio! E lui si rinfilò la cintola e sbraitando ritornò a lavoro. Ci fu una seconda volta in tutta la mia vita con mio babbo, ma fu più buffa della prima: ero grandicello e pensò bene di darmi dei cazzotti nella spalla, come si danno per scherzo tra amici, ma dopo il primo e io che mi ero messo in posa per parare il secondo colpo gli scappò da ridere e smise
  • La prima volta con il vino: assaggiai il vino per la Messa dall’ampollina di Don Pietro: era bianco e sapeva di aceto; la seconda esperienza fu nella cantina della fattoria e lì si partì dal mosto appena spremuto, al mosto in fermentazione, alla svinatura, fino alla pimpa (sciacquatura delle vinacce strette)
  • Il primo vino veramente buono: il vino (Chianti?) che i conti Guicciardini portavano da Gargonza in fattoria degli Acquisti
  • I primi giochi da ragazzi: noi si chimavano “farsi il gusto”
  • I primi giochi con le bimbe: si riuscì a giocarci ai dottori, ma non si volevano mai ammalare, mannaggia!
  • La mia prima cravatta: quella argento della prima comunione, la prima civile era rossa e aveva come la prima l’elastico
  • Il primo capo di vestiario che ho amato: prima la maglietta maniche corte e scollo tipo Dolce vita, poi il Montgomery
  • Il primo capo di vestiario che ho odiato: i pantaloni alla zuava
  • La prima volta in bicicletta: mi pareva così difficile, ma continuavo tutti i giorni a provarci, poi un giorno partii e mi sembrò facile quanto bello e divertente
  • La prima volta con un motorino: avrò avuto 6 o al massimo 7 anni, spesso capitava di dover rimettere la Lambretta di mi babbo sotto la loggia che funzionava anche da garage; io prendevo il manubrio e mio fratello Rodolfo mi aiutava spingendola; qualche volta facevamo così il giro del palazzo, che era abbastanza lungo, direi tutto girotondo un centinaio di metri; poi divenni più intraprendente e nella lieve discesa che c’era da un lato Rodolfo mi spingeva più forte e io percorrevo quei 7 o 8 mettri sulla sella, ma ovviamente a motore spento; finchè un giorno non mi venne lo schiribizzo di ingranare la marcia tirando la frizione, poi la rilasciai e la Lambretta si mise in moto e partì!!!! Feci il gioro di tutto il palazzo e poi mi fermai davanti a Rodolfo con il cuore che mi batteva a diecimila.
  • Il primo bacio ad una donna: me lo ha dato lei, mentre si camminava, di notte, andando a mascherarci per carnevale, uno dei più indimenticabili: mi prese a pizzicotto con due dita sotto il mento, immagino per prendere bene la mira al buio, poi mi penetrò! non smetterò di esserle grato a distanza di secoli
  • La prima volta che mi sentii piegare le gambe con un altro bacio simile a questo, iniziativa sempre da lei, ma non la stessa, sempre camminando, per poi ritrovarmi inebetito, tutto sudato e un po’ umido
  • La prima volta con una donna: con una signora della notte nell’orto degli Ulivi di Grosseto
  • Il mio primo orologio: marca Roamer, 17 Jewels (rubini), marca svizzera che esiste ancora, bellissimo, una elegantissima lancetta dei secondi aveva il finale come la punta di una freccia fosforescente

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Il primo ricordo della mia vita: una Balilla color carta zucchero con mio babbo che riportava a casa mia mamma e l’ultimo mio fratello, Raffaello, nato il il 24 ottobre 1949
    I primi ricordi di scuola: la maestra Borghini che scrive i numeri dell’anno alla lavagna; 1949, 1950, 1951, scritti con i caratteri che si vedono nelle navi militari americane; mi davano un senso di imponenza e sicurezza; una volta mi venne da pensare: chissà se mai riuscirò a vedere scritto anno 2000!
    I primi odori amati: il pane sfornato dal forno sotto le scale di casa, le mimose in fiore, le foglie dell’alloro, l’erba tagliata, l’odore dell’officina del mio babbo, l’odore della mia mamma
    I primi rumori e suoni amati: il motore del trattore Landini a testa calda, il fischio delle macchine a vapore, la fisarmonica di mio zio Erpidio, la sigla della trasmissione radiofonica delle 6 e mezzo del pomeriggio “Ballate con noi”, Il Delicado
    I primi sapori amati: il latte, il pane con il pomodoro strofinato, l’olio e il basilico, il prosciutto tagliato a mano
    Le prime carezze apprezzate: il legno appena piallato, l’erba dei prati, la peluria dei paperini appena nati, la pelle di mia mamma
    La prima sigaretta: rubata nello spaccio di fattoria, accesa con gli zolfanelli e fumata arrampicato dentro su pei rami del cipresso vicino alla chiesa
    Le prime punizioni corporali: mia mamma mi dava degli sculaccioni, ma ricordo solo il dispiacere per la rabbia di lei, non il dolore; da mio babbo la prima volta, avevo meno di dieci anni, avevo rubato il motorino di Beppino il Guardiacaccia e ci avevo fatto un giretto: lui mi in-seguì fino a casa, io mi rifugiai in camera dei mio nonno, lui entrò in camera e si tolse la cintola dai pantaloni, prese le misure per picchiarmi, ma entrò in camera mia mamma e gridò: Giorgio! E lui si rinfilò la cintola e sbraitando ritornò a lavoro. Ci fu una seconda volta in tutta la mia vita con mio babbo, ma fu più buffa della prima: ero grandicello e pensò bene di darmi dei cazzotti nella spalla, come si danno per scherzo tra amici, ma dopo il primo e io che mi ero messo in posa per parare il secondo colpo gli scappò da ridere e smise
    La prima volta con il vino: assaggiai il vino per la Messa dall’ampollina di Don Pietro: era bianco e sapeva di aceto; la seconda esperienza fu nella cantina della fattoria e lì si partì dal mosto appena spremuto, al mosto in fermentazione, alla svinatura, fino alla pimpa (sciacquatura delle vinacce strette)
    Il primo vino veramente buono: il vino (Chianti?) che i conti Guicciardini portavano da Gargonza in fattoria degli Acquisti
    I primi giochi da ragazzi: noi si chimavano “farsi il gusto”
    I primi giochi con le bimbe: si riuscì a giocarci ai dottori, ma non si volevano mai ammalare, mannaggia!
    La mia prima cravatta: quella argento della prima comunione, la prima civile era rossa e aveva come la prima l’elastico
    Il primo capo di vestiario che ho amato: prima la maglietta maniche corte e scollo tipo Dolce vita, poi il Montgomery
    Il primo capo di vestiario che ho odiato: i pantaloni alla zuava
    La prima volta in bicicletta: mi pareva così difficile, ma continuavo tutti i giorni a provarci, poi un giorno partii e mi sembrò facile quanto bello e divertente
    La prima volta con un motorino: avrò avuto 6 o al massimo 7 anni, spesso capitava di dover rimettere la Lambretta di mi babbo sotto la loggia che funzionava anche da garage; io prendevo il manubrio e mio fratello Rodolfo mi aiutava spingendola; qualche volta facevamo così il giro del palazzo, che era abbastanza lungo, direi tutto girotondo un centinaio di metri; poi divenni più intraprendente e nella lieve discesa che c’era da un lato Rodolfo mi spingeva più forte e io percorrevo quei 7 o 8 mettri sulla sella, ma ovviamente a motore spento; finchè un giorno non mi venne lo schiribizzo di ingranare la marcia tirando la frizione, poi la rilasciai e la Lambretta si mise in moto e partì!!!! Feci il gioro di tutto il palazzo e poi mi fermai davanti a Rodolfo con il cuore che mi batteva a diecimila.
    Il primo bacio ad una donna: me lo ha dato lei, mentre si camminava, di notte, andando a mascherarci per carnevale, uno dei più indimenticabili: mi prese a pizzicotto con due dita sotto il mento, immagino per prendere bene la mira al buio, poi mi penetrò! non smetterò di esserle grato a distanza di secoli
    La prima volta che mi sentii piegare le gambe con un altro bacio simile a questo, iniziativa sempre da lei, ma non la stessa, sempre camminando, per poi ritrovarmi inebetito, tutto sudato e un po’ umido
    La prima volta con una donna: con una signora della notte nell’orto degli Ulivi di Grosseto
    Il mio primo orologio: marca Roamer, 17 Jewels (rubini), marca svizzera che esiste ancora, bellissimo, una elegantissima lancetta dei secondi aveva il finale come la punta di una freccia fosforescente

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