Il mago

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448 malocchio

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Il “Mago dell’Accesa”……per me solo a sentire pronunciarne il nome mi dava un che di brivido. Sentivo di cose le più strane su di lui e le sue divinazioni. E praticamente chi lo frequentava credeva in lui come ogni cristiano può credere in Gesù. La prova principe era: “vai a casa e sfai il guanciale: troverai una ghirlanda, la prova del malocchio che ti hanno dato”. Peggio, ma poteva capitare, se diceva che la ghirlanda si trovava nel materasso: sfare un materasso non era uno scherzo! Io non l’ho mai vista una “ghirlanda” ma mi spiegarono che era una specie di corda che si formava con i peli del guanciale che si arrotolavano su se stessi, più o meno in forma di corona, siano stati di crine o di lana. Io avevo, come dire, una forte perplessità su quanto dicevano circa le strabilianti rivelazioni del mago. Ma contemporaneamente ero affascinato dalle sue storie e morivo dalla voglia di vederlo, di sentirlo. Chiaro che non ci sarei mai andato da solo. E poi a fare cosa? A chiedergli cosa?

Il caso volle che molto più tardi, oramai uomo di famiglia con tanto di moglie, figlie e azienda di costruzioni meccaniche, si presentò il caso.

L’Azienda era una società, e io ero con altri due soci. Lavoravamo  per una clientela un po’ in tutta Italia e cominciavamo ad affacciarci anche sui mercati esteri. Su questi ultimi con grande felicità, ma anche abbastanza timorosi perché si trattava di prendere impegni e fare contratti di una certa rilevanza. Ci consultammo con diverse persone e associazioni, ma certi dubbi restavano. In fondo si trattava di una scelta veramente importante in un campo completamente nuovo per noi. Presi da tanti dubbi ed esitazioni un bel giorno un socio se ne usci con la fatidica frase: “perché non si va dal Sili a sentire cosa ci dice lui?”. Il terzo socio quasi certamente c’era già stato e non si oppose. Io che morivo dalla voglia di scoprire il personaggio, come dire, non cercavo altro.

Si prende informazioni per l’appuntamento e un bel giorno si prende e si parte. Lo scopo era quello di avere il suo “consiglio” o meglio ancora la sua “preveggenza” per il caso.

Là arrivati, ci fecero entrare salendo una lunga scalinata. Si arrivò in una di quelle cucine di una volta, molto grande. C’erano diverse persone, ma evidentemente abituate a ricevere gente, si risultò essere come trasparenti per loro. Qualcuno indicandoci una porta ci disse: “entrate che poi (LUI) arriva”.

Si entrò in una stanza con un tavolo e delle sedie. Niente mobili e, come si direbbe oggi, un allestimento in stile minimale.

Ci guardammo con facce interrogative e con un poco di emozione. Finalmente LUI entrò e ci salutò. Iniziò a farci tutta una serie di domande, di dove siete, che fate, eccetera, fino a quella finale: perché siete venuti?

Tutte queste formano ovviamente il materiale essenziale e indispensabile su cui poi lui elabora il suo parlare. E così venne a sapere di noi, del nostro lavoro, e infine dei nostri dubbi circa l’avvenire.

Prima di continuare chiamò una sua assistente, una di famiglia, già evidentemente addestrata, che si presentò con un piatto fondo, dell’acqua, dell’olio, un cucchiaio e una candela. Fece ovviamente la cerimonia per scoprire e allontanare il MALOCCHIO. Disse che ce n’era abbastanza, ma che l’avrebbe scacciato.

Lui riprese a fare domande limitandosi a fare considerazione che poi portavano a nuove domande. Finchè le pause di silenzio tra una domanda e l’altra cominciarono a divenire un po’ più lunghe. La tensione cresceva e noi eravamo tutti in attesa delle sue parole. Finchè finalmente usci la predizione: “Vedo per voi una strada lunga e bianca………….molto lunga………….molto lunga…….” Seguì un pesante silenzio e infine mi scappò di bocca quello che ad un toscano capita spesso, naturalmente, automaticamente, senza troppo pensarci, quasi una battuta, chiesi: “ma tutta questa strada, così lunga, è da farsi tutta a piedi?

Fu allora che udii il silenzio più rumoroso della mia vita! LUI era evidentemente assai………”turbato” e mi fulminò con gli occhi di fuoco, gli altri quasi inebetiti non sapevano come scusarsi per la mia uscita. Finchè uno dei miei mi fece cenno con il capo, non con le parole, di andare via, di uscire da quella imbarazzatissima situazione. Uscii dalla stanza, senza dire parola, attraversai la cucina ancora completamente trasparente a tutti, e scesi dalle scale per uscire.

Quando vennero i miei chiesi loro come era andata, se aveva detto altro, come sarebbe andata a finire la faccenda della lunga strada. Dissero, che no, in pratica non aveva detto altro, ribadendo solo di questa lunga strada da percorrere. Che, come in casi simili, vuole e pole dire tutto o dire niente.

Gli chiesi quanto aveva richiesto per la sua prestazione e loro mi dissero che lui aveva risposto: Niente! Niente!

Fate con la signora.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Il “Mago dell’Accesa”……per me solo a sentire pronunciarne il nome mi dava un che di brivido. Sentivo di cose le più strane su di lui e le sue divinazioni. E praticamente chi lo frequentava credeva in lui come ogni cristiano può credere in Gesù. La prova principe era: “vai a casa e sfai il guanciale: troverai una ghirlanda, la prova del malocchio che ti hanno dato”. Peggio, ma poteva capitare, se diceva che la ghirlanda si trovava nel materasso: sfare un materasso non era uno scherzo! Io non l’ho mai vista una “ghirlanda” ma mi spiegarono che era una specie di corda che si formava con i peli del guanciale che si arrotolavano su se stessi, più o meno in forma di corona, siano stati di crine o di lana. Io avevo, come dire, una forte perplessità su quanto dicevano circa le strabilianti rivelazioni del mago. Ma contemporaneamente ero affascinato dalle sue storie e morivo dalla voglia di vederlo, di sentirlo. Chiaro che non ci sarei mai andato da solo. E poi a fare cosa? A chiedergli cosa?

    Il caso volle che molto più tardi, oramai uomo di famiglia con tanto di moglie, figlie e azienda di costruzioni meccaniche, si presentò il caso.

    L’Azienda era una società, e io ero con altri due soci. Lavoravamo per una clientela un po’ in tutta Italia e cominciavamo ad affacciarci anche sui mercati esteri. Su questi ultimi con grande felicità, ma anche abbastanza timorosi perché si trattava di prendere impegni e fare contratti di una certa rilevanza. Ci consultammo con diverse persone e associazioni, ma certi dubbi restavano. In fondo si trattava di una scelta veramente importante in un campo completamente nuovo per noi. Presi da tanti dubbi ed esitazioni un bel giorno un socio se ne usci con la fatidica frase: “perché non si va dal Sili a sentire cosa ci dice lui?”. Il terzo socio quasi certamente c’era già stato e non si oppose. Io che morivo dalla voglia di scoprire il personaggio, come dire, non cercavo altro.

    Si prende informazioni per l’appuntamento e un bel giorno si prende e si parte. Lo scopo era quello di avere il suo “consiglio” o meglio ancora la sua “preveggenza” per il caso.

    Là arrivati, ci fecero entrare salendo una lunga scalinata. Si arrivò in una di quelle cucine di una volta, molto grande. C’erano diverse persone, ma evidentemente abituate a ricevere gente, si risultò essere come trasparenti per loro. Qualcuno indicandoci una porta ci disse: “entrate che poi (LUI) arriva”.

    Si entrò in una stanza con un tavolo e delle sedie. Niente mobili e, come si direbbe oggi, un allestimento in stile minimale.

    Ci guardammo con facce interrogative e con un poco di emozione. Finalmente LUI entrò e ci salutò. Iniziò a farci tutta una serie di domande, di dove siete, che fate, eccetera, fino a quella finale: perché siete venuti?

    Tutte queste formano ovviamente il materiale essenziale e indispensabile su cui poi lui elabora il suo parlare. E così venne a sapere di noi, del nostro lavoro, e infine dei nostri dubbi circa l’avvenire.

    Prima di continuare chiamò una sua assistente, una di famiglia, già evidentemente addestrata, che si presentò con un piatto fondo, dell’acqua, dell’olio, un cucchiaio e una candela. Fece ovviamente la cerimonia per scoprire e allontanare il MALOCCHIO. Disse che ce n’era abbastanza, ma che l’avrebbe scacciato.

    Lui riprese a fare domande limitandosi a fare considerazione che poi portavano a nuove domande. Finchè le pause di silenzio tra una domanda e l’altra cominciarono a divenire un po’ più lunghe. La tensione cresceva e noi eravamo tutti in attesa delle sue parole. Finchè finalmente usci la predizione: “Vedo per voi una strada lunga e bianca………….molto lunga………….molto lunga…….” Seguì un pesante silenzio e infine mi scappò di bocca quello che ad un toscano capita spesso, naturalmente, automaticamente, senza troppo pensarci, quasi una battuta, chiesi: “ma tutta questa strada, così lunga, è da farsi tutta a piedi?”

    Fu allora che udii il silenzio più rumoroso della mia vita! LUI era evidentemente assai………”turbato” e mi fulminò con gli occhi di fuoco, gli altri quasi inebetiti non sapevano come scusarsi per la mia uscita. Finchè uno dei miei mi fece cenno con il capo, non con le parole, di andare via, di uscire da quella imbarazzatissima situazione. Uscii dalla stanza, senza dire parola, attraversai la cucina ancora completamente trasparente a tutti, e scesi dalle scale per uscire.

    Quando vennero i miei chiesi loro come era andata, se aveva detto altro, come sarebbe andata a finire la faccenda della lunga strada. Dissero, che no, in pratica non aveva detto altro, ribadendo solo di questa lunga strada da percorrere. Che, come in casi simili, vuole e pole dire tutto o dire niente.

    Gli chiesi quanto aveva richiesto per la sua prestazione e loro mi dissero che lui aveva risposto: Niente! Niente!

    Fate con la signora.

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