A proposito di Poste, per esempio a Braccagni e a Montepescali

Ieri hanno raggiunto gli onori delle prime pagine nei quotidiani locali le scandalose vicende gestite dalle Poste nei paesi di Braccagni e Montepescali.

 

posta cavalli

Ho due riflessioni da fare: una breve e una lunga.

Ve le dico ambedue, partendo da quella breve.

 

VERSIONE BREVE

La zona Braccagni – Montepescali e relative campagne sono servite da due postini che si dividono la zona, ognuno ha la sua. Per cui anche in Braccagni certi indirizzi sono serviti dalla postina, certi altri dal postino.

Ai primi di febbraio si infortuna la postina e la consegna della posta nella sua zona si arresta. I disagi sono enormi, la gente inizialmente non capisce, non sa cosa sia successo e non sa cosa fare. Poi per i casi più urgenti e gravi (analisi mediche per esempio) qualcuno scopre che può andare a Grosseto dove c’è l’Ufficio smistamento e ritirare direttamente la posta non consegnata. I danni e lo scompiglio è enorme. Nessuno che si degni di dare una comunicazione ufficiale dell’accaduto e del comportamento consigliato. Magari con un cartello appesa all’Ufficio Postale.

Ora, senza farla tanto lunga e drammatica: cosa avrebbe potuto immediatamente fare una persona normalmente dotata da un sufficiente buon senso del padre/madre di casa per ovviare al disagio poi causato?

Per esempio comandare al postino presente in servizio di consegnare la posta un giorno nella sua zona e l’altro sulla zona della collega. Così i ritardi potevano arrivare mediamente a due giorni e non di più.  Qualsiasi altra iniziativa presa, o peggio non presa, ha determinato un disservizio grave e colpevole a tutta la popolazione.

Difficile far sapere alla mano sinistra cosa sta facendo la mano destra eh?

 

VERSIONE LUNGA

Dispiace dover usare la solita espressione: “io ve l’avevo detto”, ma stavolta non ne posso proprio fare a meno. Vedi mio articolo perché NON CHIUDIAMO LE POSTE? Del 25 novembre 2010. http://www.braccagni.info/2010/11/25/perche-non-chiudiamo-le-poste/

LE POSTE DEVONO ESSERE CHIUSE

o, se preferite

LE POSTE DOVRANNO CHIUDERE

 

Basta riflettere un po’ sull’argomento e vedrete che si arriva a questa logica conclusione.

Il traffico  cartaceo spedito per posta si è ridotto in maniera drastica e per il futuro è abbastanza chiaro che si arriverà nei pressi dello zero assoluto.

Molti servizi su carta prendano già corrieri diversi dalle Poste. Oramai è chiaro che tutto viaggegerà su Internet. Moltissime comunicazioni verso Uffici statali, previdenziali o Pubbliche Amministrazioni DEVONO già essere fatte, e sono acettate SOLO PER VIA TELEMATICA. Quindi mettiamoci l’anima in pace: il servizio di comunicazione tra persone, tra uffici e quant’altro ha solo una via possibile e predestinata, ed è la via telematica.

Chi è capace di usare il mezzo telematico lo farà direttamente, altrimenti ci saranno, e già ci sono, uffici disponibili a dare questo servizio.

Mancando questo aspetto basilare resterebbe in piedi il solo servizio finanziario nel quale le Poste si sono aggiornate e allineate – grosso modo – ai servizi resi da chi questo mestiere lo fa per vocazione di nascita, e cioè le Banche.

Non avendo più la necessità dell’asse portante della comunicazione è impensabile di tenere in piedi un carrozzone come le Poste solo per i servizi finanziari. Queste lo fanno per una serie limitata di serivizi e non avendo più nemmeno la disponibilità capillare delle Poste di una volta, vera carta vincente di allora, restano scomode e limitate come non mai.

Forse sarà un boccone amaro da digerire, ma i servizi finanziari dovranno confluire interamente alle Banche. Che a loro volta dovranno potenziare e rendersi più flessibili per questa nuova clientela.

Questo passaggio dalle Poste in profondo ridimensionamento e ricalibrazione dei servizi da dare è la fase più penosa per tutti: utenti e istituzioni.

È evidente che occorrerà una più diffusa informatizzazione dei rapporti dei cittadini tra di loro e verso i terzi. Finchè questa fase non sarà conclusa si vivranno momenti di sempre maggior disagio, disservizi e malcontenti.

A maggior ragione si dovrebbe percorrere le strade della consapevolezza, della chiarezza degli obbiettivi, della flessibilità necessaria al momento contingente.

Tutte cose che presumo siano un pio desiderio riferito al nostra Bel Paese attuale.

Post horn

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Ieri hanno raggiunto gli onori delle prime pagine nei quotidiani locali le scandalose vicende gestite dalle Poste nei paesi di Braccagni e Montepescali.

    Ho due riflessioni da fare: una breve e una lunga.

    Ve le dico ambedue, partendo da quella breve.

    VERSIONE BREVE

    La zona Braccagni – Montepescali e relative campagne sono servite da due postini che si dividono la zona, ognuno ha la sua. Per cui anche in Braccagni certi indirizzi sono serviti dalla postina, certi altri dal postino.

    Ai primi di febbraio si infortuna la postina e la consegna della posta nella sua zona si arresta. I disagi sono enormi, la gente inizialmente non capisce, non sa cosa sia successo e non sa cosa fare. Poi per i casi più urgenti e gravi (analisi mediche per esempio) qualcuno scopre che può andare a Grosseto dove c’è l’Ufficio smistamento e ritirare direttamente la posta non consegnata. I danni e lo scompiglio è enorme. Nessuno che si degni di dare una comunicazione ufficiale dell’accaduto e del comportamento consigliato. Magari con un cartello appesa all’Ufficio Postale.

    Ora, senza farla tanto lunga e drammatica: cosa avrebbe potuto immediatamente fare una persona normalmente dotata da un sufficiente buon senso del padre/madre di casa per ovviare al disagio poi causato?

    Per esempio comandare al postino presente in servizio di consegnare la posta un giorno nella sua zona e l’altro sulla zona della collega. Così i ritardi potevano arrivare mediamente a due giorni e non di più. Qualsiasi altra iniziativa presa, o peggio non presa, ha determinato un disservizio grave e colpevole a tutta la popolazione.

    Difficile far sapere alla mano sinistra cosa sta facendo la mano destra eh?

    VERSIONE LUNGA

    Dispiace dover usare la solita espressione: “io ve l’avevo detto”, ma stavolta non ne posso proprio fare a meno. Vedi mio articolo perché NON CHIUDIAMO LE POSTE? Del 25 novembre 2010. http://www.braccagni.info/2010/11/25/perche-non-chiudiamo-le-poste/

    LE POSTE DEVONO ESSERE CHIUSE

    o, se preferite

    LE POSTE DOVRANNO CHIUDERE

    Basta riflettere un po’ sull’argomento e vedrete che si arriva a questa logica conclusione.

    Il traffico cartaceo spedito per posta si è ridotto in maniera drastica e per il futuro è abbastanza chiaro che si arriverà nei pressi dello zero assoluto.

    Molti servizi su carta prendano già corrieri diversi dalle Poste. Oramai è chiaro che tutto viaggegerà su Internet. Moltissime comunicazioni verso Uffici statali, previdenziali o Pubbliche Amministrazioni DEVONO già essere fatte, e sono acettate SOLO PER VIA TELEMATICA. Quindi mettiamoci l’anima in pace: il servizio di comunicazione tra persone, tra uffici e quant’altro ha solo una via possibile e predestinata, ed è la via telematica.

    Chi è capace di usare il mezzo telematico lo farà direttamente, altrimenti ci saranno, e già ci sono, uffici disponibili a dare questo servizio.

    Mancando questo aspetto basilare resterebbe in piedi il solo servizio finanziario nel quale le Poste si sono aggiornate e allineate – grosso modo – ai servizi resi da chi questo mestiere lo fa per vocazione di nascita, e cioè le Banche.

    Non avendo più la necessità dell’asse portante della comunicazione è impensabile di tenere in piedi un carrozzone come le Poste solo per i servizi finanziari. Queste lo fanno per una serie limitata di serivizi e non avendo più nemmeno la disponibilità capillare delle Poste di una volta, vera carta vincente di allora, restano scomode e limitate come non mai.

    Forse sarà un boccone amaro da digerire, ma i servizi finanziari dovranno confluire interamente alle Banche. Che a loro volta dovranno potenziare e rendersi più flessibili per questa nuova clientela.

    Questo passaggio dalle Poste in profondo ridimensionamento e ricalibrazione dei servizi da dare è la fase più penosa per tutti: utenti e istituzioni.

    È evidente che occorrerà una più diffusa informatizzazione dei rapporti dei cittadini tra di loro e verso i terzi. Finchè questa fase non sarà conclusa si vivranno momenti di sempre maggior disagio, disservizi e malcontenti.

    A maggior ragione si dovrebbe percorrere le strade della consapevolezza, della chiarezza degli obbiettivi, della flessibilità necessaria al momento contingente.

    Tutte cose che presumo siano un pio desiderio riferito al nostra Bel Paese attuale.

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