Perchè si mangia così………….in moltissimi ristoranti di mare?

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In estrema sintesi – secondo la mia teoria – potrei dire che è un problema del combinato della  vista e dell’olfatto. E dei guitti.

A differenza di altri ristoranti o trattorie di ogni altro territorio – campagna, città, collina, ecc. – quando  si stà per arrivare in  un locale sul mare veniamo subito in contatto con luminosità molto più accentuate, come se si fosse accesa in cielo una luce più potente. Ma soprattutto è quello sfacciato blu del mare che deve far cambiare le nostre normali capacità di giudizio. Come una liberazione, come un ricordo di una gita scolastica al mare. Come sentir parlare lo spagnolo. Un senso di orizzonti liberi e più grandi. Un inconscio ricordo delle prima gite al mare da bimbi, di negozi con i secchielli e le palette per i giochi con la sabbia. Insomma un misto di ottimismo, talvolta esagerato e ingiustificato, e di nostalgici ricordi. E tutto avviene spontaneamente, automaticamente, alla percezione conscia o inconscia di questa luce e di questi colori.

E poi si arriva all’olfatto.

Fra le tante fortune della mia vita c’è anche quella di essere nato più di settanta anni fa e all’epoca il mare aveva un profumo molto più intenso di quello di oggi. Più penetrante, più netto, più caratteristico, più buono. Basti dire che era profumatissimo anche il mare di Follonica ove, anche allora, c’erano pochi metri di spiaggia, e l’acqua era bassa per 50 metri e più. Oggi di questi posti se ne ritrovano pochissimi. Uno è alla “spiaggia del barbiere” che si trova a Punta Ala, prima della salitina che poi conduce al porto. Un’altra piccola oasi si trova dietro il porto di Talamone, risalendo la costa in barca, lunga la scogliera che va verso il Parco dell’Uccellina dove vivono e vegetano le anemoni di mare, cioè ogliole da friggere. Aver sentito quegli odori è stato come conoscere una dimensione diversa  del mare che  è servita per memorizzare e, come  per tutte le sensazioni olfattive, fissarle indelebili  nella memoria.

Oggi non si sentono che raramente questi nitidi profumi, ma quello “popolare” di mare sì. L’odore e il sapore della prima acqua di mare che mi bagna le labbra al primo tuffo mi fa venire in mente automaticamente le cozze o una pastasciutta con le vongole. Magari non sarà tanto poetico, ma è la verità. Credo che più o meno inconsciamente succeda qualcosa di simile a molti.

Ora, l’effetto visivo e l’aspetto olfattivo si combinano in maniera  micidiale tanto da far rimbecillire le umani genti. Se così non fosse come si potrebbe spiegare che moltitudini di persone, apparentemente sani di mente e di giudizio, gente che a casa sua, nella propria città, o nel ristorantino del paese,  è pronta a criticar la benché minima presunta mancanza,  qui , al mare,  accetta di farsi servire delle schifezze senza nulla obiettare, quasi sempre pagando delle cifre assurde per merce molto spesso scongelata? No, io sostengo che la maggior parte dei clienti di questi locali non sono colpevoli per il semplice motivo che “non sono in condizioni di intendere e di volere”. E questo sempre a causa del nefasto combinato della vista e dell’olfatto nell’ambiente marino che ti riduce in questo stato.

E il ruolo dei ristoratori? Facile, è quello dei guitti che hanno capito tutto e che sanno perfettamente che la grande maggioranza di chi si mette a sedere nel suo locale ha voglia di sentire l’odore del mare, magari un alito fresco di un maestralino, una bella vista (raccomandata, ma non indispensabile), dopo di che  ha la licenza di fare tutte le guittezze possibili. Tanto nessuno gli dice niente. A meno che……..a meno che non si presenti una Maddalena, o  altri – pochi – come lei. E allora che fa il buon oste? Fa spallucce, tanto pe una rompi che viene ce ne so millanta che se ne vengano e poi se ne rivanno beoti e contenti avendo pagato spesso  un prezzo esagerato. Ma con gli occhi pieni di sole e d’azzurro, e il profumo di una frittura che gli rimarrà addosso almeno fino al giorno dopo.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    In estrema sintesi – secondo la mia teoria – potrei dire che è un problema del combinato della vista e dell’olfatto. E dei guitti.

    A differenza di altri ristoranti o trattorie di ogni altro territorio – campagna, città, collina, ecc. – quando si stà per arrivare in un locale sul mare veniamo subito in contatto con luminosità molto più accentuate, come se si fosse accesa in cielo una luce più potente. Ma soprattutto è quello sfacciato blu del mare che deve far cambiare le nostre normali capacità di giudizio. Come una liberazione, come un ricordo di una gita scolastica al mare. Come sentir parlare lo spagnolo. Un senso di orizzonti liberi e più grandi. Un inconscio ricordo delle prima gite al mare da bimbi, di negozi con i secchielli e le palette per i giochi con la sabbia. Insomma un misto di ottimismo, talvolta esagerato e ingiustificato, e di nostalgici ricordi. E tutto avviene spontaneamente, automaticamente, alla percezione conscia o inconscia di questa luce e di questi colori.

    E poi si arriva all’olfatto.

    Fra le tante fortune della mia vita c’è anche quella di essere nato più di settanta anni fa e all’epoca il mare aveva un profumo molto più intenso di quello di oggi. Più penetrante, più netto, più caratteristico, più buono. Basti dire che era profumatissimo anche il mare di Follonica ove, anche allora, c’erano pochi metri di spiaggia, e l’acqua era bassa per 50 metri e più. Oggi di questi posti se ne ritrovano pochissimi. Uno è alla “spiaggia del barbiere” che si trova a Punta Ala, prima della salitina che poi conduce al porto. Un’altra piccola oasi si trova dietro il porto di Talamone, risalendo la costa in barca, lunga la scogliera che va verso il Parco dell’Uccellina dove vivono e vegetano le anemoni di mare, cioè ogliole da friggere. Aver sentito quegli odori è stato come conoscere una dimensione diversa del mare che è servita per memorizzare e, come per tutte le sensazioni olfattive, fissarle indelebili nella memoria.

    Oggi non si sentono che raramente questi nitidi profumi, ma quello “popolare” di mare sì. L’odore e il sapore della prima acqua di mare che mi bagna le labbra al primo tuffo mi fa venire in mente automaticamente le cozze o una pastasciutta con le vongole. Magari non sarà tanto poetico, ma è la verità. Credo che più o meno inconsciamente succeda qualcosa di simile a molti.

    Ora, l’effetto visivo e l’aspetto olfattivo si combinano in maniera micidiale tanto da far rimbecillire le umani genti. Se così non fosse come si potrebbe spiegare che moltitudini di persone, apparentemente sani di mente e di giudizio, gente che a casa sua, nella propria città, o nel ristorantino del paese, è pronta a criticar la benché minima presunta mancanza, qui , al mare, accetta di farsi servire delle schifezze senza nulla obiettare, quasi sempre pagando delle cifre assurde per merce molto spesso scongelata? No, io sostengo che la maggior parte dei clienti di questi locali non sono colpevoli per il semplice motivo che “non sono in condizioni di intendere e di volere”. E questo sempre a causa del nefasto combinato della vista e dell’olfatto nell’ambiente marino che ti riduce in questo stato.

    E il ruolo dei ristoratori? Facile, è quello dei guitti che hanno capito tutto e che sanno perfettamente che la grande maggioranza di chi si mette a sedere nel suo locale ha voglia di sentire l’odore del mare, magari un alito fresco di un maestralino, una bella vista (raccomandata, ma non indispensabile), dopo di che ha la licenza di fare tutte le guittezze possibili. Tanto nessuno gli dice niente. A meno che……..a meno che non si presenti una Maddalena, o altri – pochi – come lei. E allora che fa il buon oste? Fa spallucce, tanto pe una rompi che viene ce ne so millanta che se ne vengano e poi se ne rivanno beoti e contenti avendo pagato spesso un prezzo esagerato. Ma con gli occhi pieni di sole e d’azzurro, e il profumo di una frittura che gli rimarrà addosso almeno fino al giorno dopo.

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