La saga della ferramenta Tonini

446 mamma babbo io rodolfoe e raffello primi anni '50

dietro mamma Clary Pastorelli e babbo Giorgio, davanti Raffaello, Rodolfo e Roberto Tonini (1955)

Saga della ferramenta Tonini

Era il 1952

La riforma agraria aveva iniziato la sua opera di esproprio di terreni nella grandi aziende agricole per ridistribuirli in piccoli poderi di una decina di ettari circa, più una casa a due piani: per la stalla e la rimessa a pian terreno, per l’abitazione al primo piano.

La mia famiglia abitava nella Fattoria degli Acquisti ed era formata da mio babbo Giorgio (capo officina), mia mamma Clari, io con i miei fratelli Rodolfo e Raffaello, mio nonno Francesco (fresco pensionato delle Ferrovie e della Fattoria stessa), mia nonna Stella e mia zia Anna.

Fu subito chiaro che con il grande taglio della superficie aziendale tutto sarebbe ridimensionato, in particolare da un punto di vista occupazionale. La fattoria ante esproprio aveva una superficie di circa 4.000 ettari e a pieno regime era arrivata ad occupare qualcosa come 700 persone!

Con queste prospettive ogni famiglia cercò una diversa occupazione, un nuovo lavoro. Chi emigrò in citta, a Grosseto, chi nei dintorni e chi finì nella grande pancia di Torino con la Fiat ad accogliere nuova mano d’opera per il boom che si sarebbe prodotto negli anni ’50 ed esploso nei famigerati anni ’60, quelli del Miracolo Economico.

Mio babbo cercò subito una base da cui ripartire a Braccagni, il paese più vicino. Un qualcosa da far decollare, ma nel contempo rimanere ancora per qualche anno alle dipendenze della Fattoria con una specie di part time.

In questa operazione la proprietà della Fattoria, i conti Guicciardini Corsi Salviati, aiutò non poco mio babbo e tutta la famiglia, con sconsigli e facilitazioni di vario genere.

Mio babbo che aveva fatto fino ad allora il capo officina con notevoli responsabilità – tra operai e trattoristi si sfioravano le 20 unità –  poté dare sfogo alle potenzialità che lo dovevano portare in pochi anni a realizzazioni e successi formidabili.

La prima cosa che progettò di fare fu la casa che tuttora si trova tra via Garibaldini e via Bandi. Ad un solo piano dove la parte ad ovest era destinata all’abitazione dei miei nonni, di me e della mia zia Anna. Nella parte destra pensò di aprire una bottega di ferramenta, mesticheria e materiale elettrico a cui si aggiunse subito la rivendita di combustibili solidi e liquidi. In pratica al gas in bombole dell’Agip. Nel negozio lavorò inizialmente mio nonno che si dimostrò formidabile tecnico nei nuovi impianti di illuminazione a gas. Ma anche nel montaggio delle stufe economiche, vero boom dell’epoca. In effetti mio nonno Francesco aveva fin dagli anni ’10 del secolo scorso, il patentino di “conduttore di Macchine a Vapore” che rapportato ai tempi di oggi potrebbe essere paragonato ad un meccanico assistente di aereo.

Mio babbo dirigeva e indirizzava la gestione del negozio scegliendo gli articoli da proporre in vendita e curando anche il rapporto con fornitori, banche e clienti. Riusciva a destreggiarsi tra il lavoro in Fattoria che andava via via sempre riducendosi e le nuove e più disparate iniziative in bottega.

Io avevo vissuto sempre a stretto contatto con i miei nonni: quando eravamo in fattoria avevo il letto in camera loro! Anche con il trasferimento a Braccagni rimasi molto legato a loro. In particolare seguendo mio nonno nelle istallazioni potei imparare a fare diversi lavori tra i quali, e ne vado fiero anche oggi, la saldatura a stagno dei raccordi nelle tubazioni di rame per il gas. In pratica furono le prime vere illuminazioni delle case ancora non servite dalla rete elettrica.

Così mi son bruciato buona parte della mia gioventù! Ma non nel senso del film con James Dean di quegli anni. Nel senso che alla mattina andavo a scuola e nel pomeriggio dovevo stare in bottega! Gli altri ragazzi andavano a giocare a pallone e io stavo al commercio! C’era sempre mio nonno nei paraggi, ma insomma il piccolo bottegaio ero io.

Quando mio babbo dovette lasciare definitivamente la Fattoria l’intera famiglia si arrangiò ad abitare nei tre locali della ferramenta. In pratica quelli tuttora in uso. Il negozio era più corto e nella parte dove ora c’è il banco di vendita c’era la cucina e il letto per me. L’attuale ufficio era la cameretta in cui dormivano mio babbo, mia mamma e mio fratello Raffaello. Rodolfo, l’altro fratello, andava a dormire da Diletta Sonnini che abitava nel cortile del palazzo Pieraccini proprio davanti al negozio. Era una cosa abbastanza penosa. Il servizio igienico era nel piccolo magazzinetto staccato dal corpo casa tutt’ora in piedi. Di giorno la cosa non era poi così drammatica, ma lo diventava se avevi bisogno durante la notte dovendo tirare su e poi ritirare giù la serranda. Se poi era inverno e pioveva……

Fu allora che mio babbo pensò di rialzare la casa per costruire un nuovo appartamento. Ricordo che fece un mutuo con il Monte dei Paschi e con l’opera di mio zio Orazio Pastorelli come muratore, in poco tempo avemmo una casa che a me parve immensa e molto lussuosa. Avevamo un stanza da bagno con vasca, lavandino, water, bidet e mattonelle rosa con rifiniture in nero alla pareti.

Tre camere, una cucina e un soggiorno con il caminetto!

Mio babbo nel frattempo aveva trovato una collaborazione con il fabbro Albino Bonelli per nuove idee di attrezzi agricoli che iniziò a progettare e costruire. In pochi anni il lavoro si allargò tanto che fece una società con il Bonelli e con il Dottor Giuseppe Jacopini. Quella che sarebbe divenuta poi la BRAIMA, conosciuta e apprezzata in tutta Italia e all’estero.

Noi crescevamo, io avevo iniziato ad andare a scuola a Grosseto. Dopo di me c’era Rodolfo che iniziò la scuola a Grosseto, ma, dissero, che era più appassionato al lavoro che allo studio. Infatti dopo poco entrò lui come titolare in negozio dove doveva rimanere fino al 1985, alla vigilia della sua morte. Io tornai dal servizio militare nel settembre del 1967 e andai dritto dritto a lavoro in BRAIMA. Appena nell’aprile dell’anno successiva mio babbo, all’età di 47 anni, moriva. Io rimasi alla BRAIMA come rappresentante degli eredi, Rodolfo si consolidò in bottega e Raffaello venne a sua volta a lavoro alla BRAIMA prima come meccanico poi come agente di commercio. Nel 1985 morì mio fratello Rodolfo ad appena 42 anni. In ferramenta andò Raffaello mentre io lasciavo poco dopo la BRAIMA per andare a dirigere la grande Azienda Agricola Meleta a Roccatederighi.

Nei primi anni ’90 Raffaello lasciò la ferramenta per un lavoro specializzato nel settore pneumatici. Al suo posto entrò prima mia moglie Laura, poi le figlie Stella ed Alessandra.

Loro sperimentarono come non è sufficiente essere brave e preparate nella materia per essere adatte ad un pubblico di ferramenta e altri materiali. Il cliente medio dei nostri territori vuol trovare dietro a questo banco un uomo. Che poi sia molto meno bravo di una donna preparata poco importa. La mia idea personale è che il tipo in oggetto, non ha problemi a dimostrare la sua ignoranza ad un uomo, mentre non è entusiasta di mostrarla ad una donna.

Nel 1987 lasciai il lavoro a Meleta. Le bimbe già avevano adocchiato un piccolo negozio in centro di Grosseto assai più consono ad una donna. Io avevo poco più di 50 anni, un curriculum forse troppo importante e comunque tale da assicurarmi di non trovare lavoro. Nella necessità di trovare un traghetto per la pensione subentrai in negozio al posto delle mie figlie.

Così dopo esserci stato all’inizio quando avevo otto anni mi ritrovai in ferramenta per arrivare alla pensione.

La pensione arrivò nel 2003, ma io rimasi ancora un po’. Sicuramente un po’ troppo.

Nel frattempo si erano diffusi i nuovi STORE dove c’era una scelta molto più ampia. A fianco di questa ampiezza naviga implacabile il marketing. Semplificando si può dire che a fronte di una più vasta gamma di prodotti c’è una qualità media molto inferiore. Salvo la gamma di attrezzi per i professionisti, per il grande pubblico vi sono mille idee per vendere un prodotto “molto colorato” e a basso prezzo, non supportato da una ragionevole qualità. Il tutto facilitato dall’arrivo del “Made in China” che ha rivoluzionato il parametro prezzo/qualità.

Siamo arrivati così alla determinazione di cessare l’attività e di vendere il fondo. Oggi sono riuscito in questo doppio obbiettivo.

Il pensiero va a quei poveri cristi che mi visitavano quotidianamente con assiduità e amore per acquistare le riparelline, le vitine, i dadini o un pizzico di chiodi, per una spesa che raramente arrivava ad 1 euro. Il mio pensiero a loro ed ai viaggi che dovranno fare a Grosseto per queste folli spese.

Roberto Tonini

455 BABBO IN LAMBRETTA

babbo Giorgio con Rodolfo in Lambretta 

 

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Saga della ferramenta Tonini

    Era il 1952

    La riforma agraria aveva iniziato la sua opera di esproprio di terreni nella grandi aziende agricole per ridistribuirli in piccoli poderi di una decina di ettari circa, più una casa a due piani: per la stalla e la rimessa a pian terreno, per l’abitazione al primo piano.

    La mia famiglia abitava nella Fattoria degli Acquisti ed era formata da mio babbo Giorgio (capo officina), mia mamma Clari, io con i miei fratelli Rodolfo e Raffaello, mio nonno Francesco (fresco pensionato delle Ferrovie e della Fattoria stessa), mia nonna Stella e mia zia Anna.

    Fu subito chiaro che con il grande taglio della superficie aziendale tutto sarebbe ridimensionato, in particolare da un punto di vista occupazionale. La fattoria ante esproprio aveva una superficie di circa 4.000 ettari e a pieno regime era arrivata ad occupare qualcosa come 700 persone!

    Con queste prospettive ogni famiglia cercò una diversa occupazione, un nuovo lavoro. Chi emigrò in citta, a Grosseto, chi nei dintorni e chi finì nella grande pancia di Torino con la Fiat ad accogliere nuova mano d’opera per il boom che si sarebbe prodotto negli anni ’50 ed esploso nei famigerati anni ’60, quelli del Miracolo Economico.

    Mio babbo cercò subito una base da cui ripartire a Braccagni, il paese più vicino. Un qualcosa da far decollare, ma nel contempo rimanere ancora per qualche anno alle dipendenze della Fattoria con una specie di part time.

    In questa operazione la proprietà della Fattoria, i conti Guicciardini Corsi Salviati, aiutò non poco mio babbo e tutta la famiglia, con sconsigli e facilitazioni di vario genere.

    Mio babbo che aveva fatto fino ad allora il capo officina con notevoli responsabilità – tra operai e trattoristi si sfioravano le 20 unità – poté dare sfogo alle potenzialità che lo dovevano portare in pochi anni a realizzazioni e successi formidabili.

    La prima cosa che progettò di fare fu la casa che tuttora si trova tra via Garibaldini e via Bandi. Ad un solo piano dove la parte ad ovest era destinata all’abitazione dei miei nonni, di me e della mia zia Anna. Nella parte destra pensò di aprire una bottega di ferramenta, mesticheria e materiale elettrico a cui si aggiunse subito la rivendita di combustibili solidi e liquidi. In pratica al gas in bombole dell’Agip. Nel negozio lavorò inizialmente mio nonno che si dimostrò formidabile tecnico nei nuovi impianti di illuminazione a gas. Ma anche nel montaggio delle stufe economiche, vero boom dell’epoca. In effetti mio nonno Francesco aveva fin dagli anni ’10 del secolo scorso, il patentino di “conduttore di Macchine a Vapore” che rapportato ai tempi di oggi potrebbe essere paragonato ad un meccanico assistente di aereo.

    Mio babbo dirigeva e indirizzava la gestione del negozio scegliendo gli articoli da proporre in vendita e curando anche il rapporto con fornitori, banche e clienti. Riusciva a destreggiarsi tra il lavoro in Fattoria che andava via via sempre riducendosi e le nuove e più disparate iniziative in bottega.

    Io avevo vissuto sempre a stretto contatto con i miei nonni: quando eravamo in fattoria avevo il letto in camera loro! Anche con il trasferimento a Braccagni rimasi molto legato a loro. In particolare seguendo mio nonno nelle istallazioni potei imparare a fare diversi lavori tra i quali, e ne vado fiero anche oggi, la saldatura a stagno dei raccordi nelle tubazioni di rame per il gas. In pratica furono le prime vere illuminazioni delle case ancora non servite dalla rete elettrica.

    Così mi son bruciato buona parte della mia gioventù! Ma non nel senso del film con James Dean di quegli anni. Nel senso che alla mattina andavo a scuola e nel pomeriggio dovevo stare in bottega! Gli altri ragazzi andavano a giocare a pallone e io stavo al commercio! C’era sempre mio nonno nei paraggi, ma insomma il piccolo bottegaio ero io.

    Quando mio babbo dovette lasciare definitivamente la Fattoria l’intera famiglia si arrangiò ad abitare nei tre locali della ferramenta. In pratica quelli tuttora in uso. Il negozio era più corto e nella parte dove ora c’è il banco di vendita c’era la cucina e il letto per me. L’attuale ufficio era la cameretta in cui dormivano mio babbo, mia mamma e mio fratello Raffaello. Rodolfo, l’altro fratello, andava a dormire da Diletta Sonnini che abitava nel cortile del palazzo Pieraccini proprio davanti al negozio. Era una cosa abbastanza penosa. Il servizio igienico era nel piccolo magazzinetto staccato dal corpo casa tutt’ora in piedi. Di giorno la cosa non era poi così drammatica, ma lo diventava se avevi bisogno durante la notte dovendo tirare su e poi ritirare giù la serranda. Se poi era inverno e pioveva……

    Fu allora che mio babbo pensò di rialzare la casa per costruire un nuovo appartamento. Ricordo che fece un mutuo con il Monte dei Paschi e con l’opera di mio zio Orazio Pastorelli come muratore, in poco tempo avemmo una casa che a me parve immensa e molto lussuosa. Avevamo un stanza da bagno con vasca, lavandino, water, bidet e mattonelle rosa con rifiniture in nero alla pareti.

    Tre camere, una cucina e un soggiorno con il caminetto!

    Mio babbo nel frattempo aveva trovato una collaborazione con il fabbro Albino Bonelli per nuove idee di attrezzi agricoli che iniziò a progettare e costruire. In pochi anni il lavoro si allargò tanto che fece una società con il Bonelli e con il Dottor Giuseppe Jacopini. Quella che sarebbe divenuta poi la BRAIMA, conosciuta e apprezzata in tutta Italia e all’estero.

    Noi crescevamo, io avevo iniziato ad andare a scuola a Grosseto. Dopo di me c’era Rodolfo che iniziò la scuola a Grosseto, ma, dissero, che era più appassionato al lavoro che allo studio. Infatti dopo poco entrò lui come titolare in negozio dove doveva rimanere fino al 1985, alla vigilia della sua morte. Io tornai dal servizio militare nel settembre del 1967 e andai dritto dritto a lavoro in BRAIMA. Appena nell’aprile dell’anno successiva mio babbo, all’età di 47 anni, moriva. Io rimasi alla BRAIMA come rappresentante degli, Rodolfo si consolidò in bottega e Raffaello venne a sua volta a lavoro alla BRAIMA prima come meccanico poi come agente di commercio. Nel 1985 morì mio fratello Rodolfo ad appena 42 anni. In ferramenta andò Raffaello mentre io lasciavo poco dopo la BRAIMA per andare a dirigere la grande Azienda Agricola Meleta a Roccatederighi.

    Nei primi anni ’90 Raffaello lasciò la ferramente per un lavoro specializzato nel settore pneumatici. Al suo posto entrò prima mia moglie Laura, poi le figlie Stella ed Alessandra.

    Loro sperimentarono come non è sufficiente essere brave e preparate nella materia per essere adatte ad un pubblico di ferramenta e altri materiali. Il cliente medio dei nostri territori vuol trovare dietro a questo banco un uomo. Che poi sia molto meno bravo di una donna preparata poco importa. La mia idea personale è che il tipo in oggetto, non ha problemi a dimostrare la sua ignoranza ad un uomo, mentre non è entusiasta di mostrarla ad una donna.

    Nel 1987 lasciai il lavoro a Meleta. Le bimbe già avevano adocchiato un piccolo negozio in centro di Grosseto assai più consono ad una donna. Io avevo poco più di 50 anni, un curriculum forse troppo importante e comunque tale da assicurarmi di non trovare lavoro. Nella necessità di trovare un traghetto per la pensione subentrai in negozio al posto delle mie figlie.

    Così dopo esserci stato all’inizio quando avevo otto anni mi ritrovai in ferramenta per arrivare alla pensione.

    La pensione arrivò nel 2003, ma io rimasi ancora un po’. Sicuramente un po’ troppo.

    Nel frattempo si erano diffusi i nuovi STORE dove c’era una scelta molto più ampia. A fianco di questa ampiezza naviga implacabile il marketing. Semplificando si può dire che a fronte di una più vasta gamma di prodotti c’è una qualità media molto inferiore. Salvo la gamma di attrezzi per i professionisti, per il grande pubblico vi sono mille idee per vendere un prodotto “molto colorato” e a basso prezzo, non supportato da una ragionevole qualità. Il tutto facilitato dall’arrivo del “Made in China” che ha rivoluzionato il parametro prezzo/qualità.

    Siamo arrivati così alla determinazione di cessare l’attività e di vendere il fondo. Oggi sono riuscito in questo doppio obbiettivo.

    Il pensiero va a quei poveri cristi che mi visitavano quotidianamente con assiduità e amore per acquistare le riparelline, le vitine, i dadini o un pizzico di chiodi, per una spesa che raramente arrivava ad 1 euro. Il mio pensiero a loro ed ai viaggi che dovranno fare a Grosseto per queste folli spese.

    Roberto Tonini

    pubblicato anche su http://www.maremmagrossetana.info/wordpress/?p=395

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