15 ottobre 2017 XXVIII Domenica del Tempo Ordinario /A Isaia 25,6-10 ” Il Signore preparerà per tutti i popoli , su questo monte un banchetto di grasse vivande…di vini eccellenti di cibi succulenti.

15 ottobre 2017

 XXVIII Domenica del Tempo Ordinario /A

Isaia 25,6-10

” Il Signore preparerà per tutti i popoli , su questo monte un banchetto di grasse vivande…di vini eccellenti di cibi succulenti.

Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni…Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci ed  esultiamo per la sua salvezza.

                                                                                            (  Isaia)

Matteo 22,1-14

” Il Regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire…Allora il re disse ai suoi servi: “Il banchetto è pronto, ma gli invitati non ne erano degni, andate ormai ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale,  gli disse: ” Amico, come sei potuto entrare qui senza l’abito nuziale? Allora il re ordinò ai servi :” Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”…

Perchè molti sono i chiamati,  ma pochi gli eletti.”

                                                                              ( Dal Vangelo)

 

Nella conclusione della parabola letta  Domenica scorsa, notammo che la Chiesa è formata da coloro che al seguito di Cristo, compiono le opere del Regno.

La parabola di questa Domenica continua in quella direzione, cioè, non importa chi si è, da dove si viene, qual è il proprio passato; ciò che conta è la prontezza nel rispondere al Signore che chiama ad operare.

E’ il tema della cattolicità della Chiesa dove tutti possono ormai far parte, purchè si abbia la veste nuziale, cioè la conversione.

l passato non conta : l’essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente, (notate San Paolo) che aprirà un nuovo futuro, un nuovo modo di vivere, un respirare Cristo! Un compito che dura tutta la vita

Immediatamente, ( notate San Paolo)che aprirà un nuovo futuro, un nuovo modo di essere, “un respirare a Cristo”! Un compito che dura tutta la vita.

Certo, questo fa paura.

E’ la paura di ciò che è nuovo e che, perciò può non sapersi in che cosa consista,  ma non bisogna spaventarsi. La paura del nuovo si vince vivendo.

Abbiamo notato come le due parabole ( anche se distanti l’una dall’altra 700 anni ), si assomiglino, hanno la stessa impostazione e tutte e due aprono il meraviglioso scenario di una vita senza fine raffigurata in un grandioso banchetto.

Le due parabole di Isaia e Gesù sono un compendio della salvezza. E’ la storia che con Cristo ha raggiunto il suo culmine: il convito è pronto: tutto è preparato, venite alle nozze. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perchè “tutto è pronto”.

Si preferisce la propria opera: campo, affari, amori,chiusi in una visione miope all’invito del re: è stato detto:” l’uomo è il rischio di Dio”. Perchè Dio rischia di ritrovarsi con la sala vuota, con le Chiese vuote, con una festa a cui nessuno vuol partecipare.

Eppure… Dio continua ad invitare”!

E’ per questo che la Chiesa non cessa di andare in tutto il mondo e di annunziare agli uomini il piano di salvezza realizzato in Cristo; diventata così, universale sacramento di salvezza.

La Chiesa è, per sua natura “missionaria” la meditiamo così,   proprio in questo mese di ottobre e con la celebrazione  (stabilita dal Concilio Vat. II)  di una giornata missionaria  che vuole essere considerata come atto di fraternità universale.

La fede è il grande dono di Dio concesso a noi, ma non possiamo tenercelo per noi, nè imporlo agli altri, ma viverlo in fraternità con tutti.

E’ nell’Eucarestia che la Chiesa  trova il suo centro di unità. E’ intorno ad un pezzo di pane e un po’ di vino che si realizza il banchetto visto da Isaia e che Cristo ha portato a compimento.

Da tutta la terra si offre a Dio un ‘oblazione pura e santa al di là di ogni limite, razza, tribù e lingua.

Rimane un incidente al termine della parabola di Gesù “ L’uomo che era a tavola, ma senza” la veste nuziale”..

Cosa ha voluto rivelarci?

Semplice…Non basta dire sì alla chiamata, occorre accettare Cristo e porsi al suo seguito.

Concludo con un’antica preghiera irlandese:

“Cristo davanti a me, Cristo dietro di me, Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra.”

BUONA DOMENICA

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8 Ottobre 2017

 XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

ISAIA 5,1-7

“Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse invece acini acerbi…

MATTEO”21,33-43

“C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio; visto il figlio, i contadini dissero tra loro:”Uccidiamolo e avremo l’eredità..!”

Gesù disse:” Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.                                                            (Dal Vangelo)

Le letture bibliche sono incentrate, in questa domenica, sul mistero della libera corrispondenza dell’uomo agli inviti d’amore del nostro Creatore.

Purtroppo anche Dio ha le sue delusioni.

Come mai dopo tanti segni di benevolenza, le creature razionali non riconoscono e non onorano l’Infinito dono del loro Dio?

Isaia ce lo dirà con l‘immagine della vigna coltivata amorosamente da un colono a lui caro e del quale ne  condivide il doloroso dramma: dopo tanta fatica , le viti invece di uva si caricano di selvatichezza, di acerbo lambrusco.

Non gli rimane che smettere il suo impegno e rendere la vigna  un deserto. Gesù ricorrerà alla parabola-metafora dei vignaioli sleali e omicidi. Avrebbero dovuto rispondere con la consegna dei frutti della vigna che, invece gli vengono negati: malmenano e uccidono i messaggeri venuti a reclamarli, compreso lo stesso figlio che viene ucciso.

Non resta che confermare il verdetto che si meritano: l’espulsione dalla vigna e la sua trasmissione ad altri fittavoli.

La parabola del Vangelo è annuncio e interpretazione della vicenda pasquale di Gesù, come Messia, continuando la tradizione di rifiutare i profeti perchè i loro messaggi non coincidevano con le proprie attese e i propri interessi.

Ma, nonostante ciò, l’iniziativa di Dio giunge a compimento proponendo al “rifiutato” come il Signore, di vivere in altre nazioni: Israele rifiuta Gesù,  Dio rifiuta Israele… ma la storia della salvezza continua!

La reazione alla “missione” di Gesù e la sua uccisione, sono fatti emblematici di tutto un sistema religioso sociale e costituiscono la conclusione logica e necessaria della pervicace resistenza ad ogni conversione.

Occorre rettificare certe immagini mitizzate da molti cristiani circa la morte di Gesù come se derivasse dalla volontà del Padre, cosicchè, i protagonisti della sua morte, sarebbero stati solo delle “marionette”.

Bisogna chiarire, invece, che la volontà del Padre, era che il Figlio-Gesù fosse fedele alla sua missione fino in fondo, anche se questo prevedesse la morte.

L’uccisione di Gesù scaturisce come fatto storico dalla fedeltà alla missione affidatagli dal Padre e dalla violenta reazione di tutto un sistema che da tale missione si sentiva scosso e minacciato.

E’ esatto dire che Cristo muore ancora, che viene rifiutato e condannato e, ciò avviene ogni qual volta noi siamo solidali e conniventi con situazioni con cui l’uomo è conculcato, strumentalizzato, offeso e sfruttato.

La Parola di Gesù nella parabola non si limita a spiegare il perchè della sua morte, essa è annuncio di resurrezione, è un dono di speranza per i suoi discepoli, è certezza che non è  inutile lottare per la giustizia, liberazione e servizio a tutti i livelli in cui viene a trovarsi il nostro prossimo.

Le due parabole evidenziano lo stesso significato: non bloccarsi nel proprio egoismo pieno e sfaccendato, ma aprirsi al bene del fratello che ha bisogno di certezza nella laboriosità.

Un proverbio dice:” La fedeltà si compra con la fedeltà”.

E allora non deludiamo più oltre le aspettative di Dio.

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1° Ottobre 2017

 XXVI Domenica del Tempo Ordinario /A

 

Matteo 21,28-32

” Disse Gesù ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ” Sì, Signore, ma non vi andò:

Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?

“Risposero”. Il primo”. E Gesù disse loro ” In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”…

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

                                                                                       (Dal Vangelo)

La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata. Il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti alle loro responsabilità.

La prima lettura (Ezechiele) prende le difese del comportamento di Dio. Gli Ebrei credevano che le colpe dei loro padri dovevano subirle loro. No, ribatte il profeta, voi portate le conseguenze dei vostri peccati.

Importante è attendere non tanto a quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento totale, un passaggio all’altra sponda.

  1. Paolo, seconda lettura tocca il vertice del calore e della passione, introducendo uno dei passi più importanti intorno alla dottrina e alla persona del Cristo, che dall’alto del suo “grado”, discende con un gesto definito di annientamento; si fa schiavo subendo la morte ad essi riservata: la morte in croce.

 Il VANGELO ci offre oltre alle tante applicazioni, un risvolto riguardo l’educazione vista nel tempo attuale.

Il giovane costituisce per l’adulto un enigma, eppure, così come si usa dire, anche l’adulto è figlio della sua gioventù e porta nella sua fisionomia, ancora i tratti, segni del suo passato.

Il famoso psicologo, Bruno Betthe’heim scriveva : “il volto di un uomo  non perde mai i lineamenti della sua giovinezza, la sua anima non lascia mai estinguere gli antichi amori”.

Tuttavia c’è anche una costante” incomunicabilità”tra le generazioni che spesso ci stupiscono di fronte a comportamenti, per noi inediti e sconcertanti, ma che, invece, i giovani assumono con immediatezza, quasi fossero ovvii.

Pensiamo solo a tutto il dibattito sulla febbre del” sabato sera”, a incomprensibili modelli “giovanilistici” al linguaggio scardinato orgiastico; agli stessi segnali del vestito , della gestualità, delle musiche,etc…

Ebbene anche Gesù ha creato una parabola proprio su questa indecifrabilità del comportamento giovanile, cercando però di individuarne e cogliere il filo positivo

E’ evidente l’orizzonte socio-culturale palestinese del primo secolo, profondamento diverso dal nostro.

L’educazione era severa e nei Libri Sapienziali”Proverbi e Siracide” molto spesso fa capolino il “bastone” come strumento pedagogico sbrigativo: “Chi risparmia il bastone odia suo figlio…la verga e la correzione danno sapienza; il giovane lasciato libero disonora sua madre”…”La stupidità è legata al cuore del ragazzo, è il bastone a scacciarla da lui.”

E una delle prime imposizioni era quella del lavoro, tanto è vero che la tradizione rabbinica antica dichiarava che” il padre che non insegna al figlio un mestiere, lo alleva per farne un ladro”.

Proprio sull’ordine paterno di impegnarsi al lavoro prende spunto la parabola dei due figli proposta dalla liturgia odierna.

Le reazioni sono divaricate e contraddittorie: da un lato, c’è il figlio apparentemente ossequiente, ma intimamente ipocrita e ribelle, dall’altro lato c’è il figlio “esternamente indisponente”, ma internamente disponibile.

Sotto l’aspetto arruffato, contestatore, irrequieto di molti giovani , si nasconde una sorprendente bontà, un’inattesa generosità, una inaspettata tenerezza.

Su questa duplicità di comportamenti, Gesù costruisce la parabola e la sua applicazione. In poche parole, nella parabola sono stati tratteggiati due volti: quello dell’ipocrisia e quello della sincerità nascosta.

Infine mi piace concludere con una illuminante meditazione del poeta libanese-americano Kahil Gibran tratto dalla sua opera “il profeta “.

“I vostri figli non sono i vostri figli. essi non provengono da voi ma dalla vita, per tramite vostro. E  benchè stiano con voi non vi appartengono.

Potete dare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri, perchè essi hanno i propri pensieri. Potete alloggiare i  loro corpi ma non le loro anime, perchè le loro anime abitano nella casa di domani che voi non potete visitare neppure nel sogno. Non dovete sforzarvi di essere simili a loro nè pretendere che esssi siano simili a voi . Voi siete gli archi dai quale il divino Arciere lancia i vostri figli sui sentieri dell’infinito (Gibran)

 

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24 Settembre 2017

XXV Domenica del Tempo Ordinario /A

Isaia 55,6-9

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino.

L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.

Perchè i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…” (dal Profeta Isaia)

Matteo 20,1-16

“Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse ad uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro. Prendi il tuo e vattene .

Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchè io sono buono”.    

                                                                                                (Dal Vangelo)

Il profeta Isaia ci fa riflettere sulla interpretazione della parabola di questa Domenica con alcune considerazioni, anche se a distanza di secoli.

Isaia ricorda all’uomo, (che alle  volte tenta di giudicare Dio), la distanza esistente tra la mente divina e la mente umana. l’uomo non può giudicare Dio con la misura d’uomo.

Certo che i mali causati al prossimo in questa vita richiedono una condanna; tuttavia” c’è il fatto del figlio prodigo”che, con l’abbraccio del Padre vede annullati tutti i suoi errori e i torti del passato.

Il profeta, (che non aveva dinnanzi a sè questo fatto) afferma semplicemente di tornare a Dio con piena fiducia. Tale atteggiamento illumina favorevolmente tutto il nostro rapporto con Dio.

Perciò al di là di ogni considerazione, è soprattutto il pensiero della grandezza di Dio che deve infondere fiducia.

Un Dio tanto grande e tanto buono, non può rimanere impressionato dai nostri errori, (così come un padre non è turbato dalle scappatelle del proprio figlio), Dio vuol perdonarci. Solo vuole vedere che siamo pentiti e siamo decisi a migliorarci.

E’ questo l’esempio di Paolo (Filippesi 1,20- 27) il quale si presenta nella liturgia odierna come una finestra spalancata sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “ Per me vivere è Cristo, morire un guadagno”, e l’esortazione a “comportarsi in maniera degna del Vangelo di Cristo”.

IL Vangelo ci riporta la parabola degli operai chiamati a lavorare nella vigna.

La parabola va contro la mentalità del privilegio e dei privilegiati. Idea che era la regola fissa degli scribi e dei farisei che si consideravano in una ( idea, purtroppo, non scomparsa) posizione superiore a tutti gli altri popoli. Ma seguiamo un po’ l’idea della parabola.

Il padrone della vigna si affaccia sulla piazza ripetutamente e invia a lavorare.

Il valore di questa prima parte sta nel fatto che, quando Dio chiama è sempre per un compito, per un impegno. Il Cristianesimo, infatti, è un invito in tutti i campi.

“L’ora et labora” benedettino, può essere considerato come il programma per eccellenza.

Ma il punto focale, il rigurgito della parabola si manifesta alla sera, al momento della paga: il trattamento uguale, per un lavoro disuguale.

E’ una conclusione un po’ forte.

E’ qui opportuno il richiamo del profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri”, quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo.

Il Signore condanna la sicurezza, la sufficienza , il senso di superiorità nei

confronti degli altri. Non ammette una posizione di “aventi diritto”.

“Amico”, dice il padrone della vigna, non hai concordato con me per un denaro…ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.

Non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Quante volte, anche noi abbiamo chiesto conto a Dio sugli avvenimenti della nostra vita!

Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Sovrana è la libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire.

Victor Hugo scriveva: “Essere buono è facile; difficile è essere giusto. Ora nella parabola Dio riesce ad essere buono e giusto. Nessuno può vantare diritti davanti a Dio .

E’ lui che dona gratuitamente i suoi doni.

Da noi si aspetta non l’invidia ,la cattiveria, ma la corrispondenza, impegno e serietà.

Shakespeare scrive:” Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?

Speriamo di non prenderle!

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17 Settembre 2017

XXIV Domenica del Tempo Ordinario / A

Dal libro del Siracide: 27,33-28,9

“Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.

Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?

Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile come può supplicare per i suoi peccati?..Ricorda i precetti e non odiare il prossimo ” ( Dal Siracide)

Matteo 18,21-35

“Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:” Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?” E ” Non ti dico fino a sette  volte, ma fino a settanta volte sette.”

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi…Gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti…Il servo prostrato a terra lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Il padrone ebbe compassione,..lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava dicendo: ” Restituisci quello che devi! “Abbi pazienza con me e ti restituirò” Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.

Allora il padrone gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perchè tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?  Sdegnato il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. ( Dal Vangelo)

 

La liturgia della Parola di questa Domenica ha lo scopo di promuovere nell’uomo ( cristiano e non) la volontà e l’abitudine a perdonare. Dice in maniera fulminante un proverbio cinese: “Perdona il tuo nemico: lo farai impazzire”.

Infatti è più degno dell’essere ragionevole, il perdono anziché la vendetta; la pace anziché la guerra.

Il perdono è proprio dell’essere evoluto, al contrario della vendetta che è proprio dell’istintivo, residuo di barbarie.

Certo è difficile per l’uomo accettare e soprattutto praticare l’insegnamento di Gesù. Eppure, il perdono non è una costrizione, un dovere, una liberazione. Non è un obbligo, ma un gesto gratuito fuori da tutte le regole.

Se ci si pensa, è una straordinaria possibilità di imitare Dio, di azzerare i conti, di annullare i debiti.

La grande mente di S. Agostino sintetizza la parabola del Vangelo con soli due verbi:

“PERDONàTI,  PERDONIAMO”.

Il servo del Vangelo si è lasciato sfuggire un’occasione meravigliosa! Il perdono è la possibilità di dimenticare. E’ la possibilità di mettere fine alle liti, ai pettegolezzi, ai torti, ai dispetti…dice un proverbio svedese: “Chi sa perdonare, si è vendicato abbastanza”.

Altra motivazione è la caducità della vita: l’uomo deve morire e non è quindi logico che persista nell’odio.

Come si nota le considerazioni di convenienza sono valide sia nella  vita in genere, come sotto l’aspetto religioso: se sei anche tu peccatore e bisognoso di perdono, perché non cominci a perdonare gli altri?

E secondo Gesù, non esiste nessun limite oggettivo al perdono( le sette volte di Pietro si moltiplicano all’infinito).

I punti chiave della parabola sono, infatti, la sproporzione fra le due somme in questione.

L’offesa fatta a Dio ( significato teologico) non è commisurabile con le offese che riceviamo dagli uomini. Ognuno di noi, nei confronti di Dio, è un debitore che non può in nessun modo compensare.

Dio perdona gratuitamente a chi gli chiede misericordia. Così l’uomo deve imparare a perdonare ai propri fratelli perché la vita diventa un inferno per chi non perdona.

Ma solo chi ama veramente riesce a perdonare. Non si tratta di un perdonare- dimenticare  ingenuo, ma si tratta di estirpare dal cuore il seme dell’odio, della recriminazione, del rancore, del rinfacciare i torti subiti.

Certo le ferite lasciano qualche cicatrice, ma il corpo sa reagire e si rinnova, dato che finché dura il rimorso, dura la colpa.

Concludendo, dobbiamo constatare che non possiamo cercare più alibi. la legge del taglione non può esistere dato che amare senza misura è anche la misura del perdono.

“Volete essere felici per un istante? “VENDICATEVI.”

“Volete essere felici per sempre? “PERDONATE”. (Lacordaire)

       

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10 Settembre 2017

 XXIII Domenica del Tempo Ordinario / A

Ezechiele 33,7-9

“Figlio dell’uomo, ti ho costituito come sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se tu avrai ammonito l’empio perchè si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità ma tu sarai salvo”.

Matteo 18,15-20

Gesù disse ai suoi discepoli:

“Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà prendi ancora con te una o due persone, perchè ogni cosa sia risolta nella parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità ; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. ( Vangelo)

I testi biblici invitano ad un esame di coscienza,” circa il nostro atteggiamento concreto verso un fratello che sbaglia”.

In un primo momento ci si può chiedere chi debba sentirsi responsabile dei fratelli che sbagliano, o sono in errore.

Secondo la prima lettura della Messa odierna (Ezechiele) è il profeta la sentinella che parla al popolo in nome di Dio e al posto di Dio.

Sorge qui un interrogativo: Chi fa oggi per noi il profeta=la sentinella? Chi è da considerarsi inviato da Dio a parlarci?

Senz’altro nella Comunità cristiana è il Sacerdote, Vescovo, che oltre al ruolo della presidenza, ha anche una funzione profetica, ma…non così solo. Infatti, nella Chiesa ci sono carismi, ministeri differenti, catechisti, suore, diaconi che difficilmente si assommano ad una sola persona. Cosicché, il ruolo profetico potrebbe essere svolto da un qualsiasi fratello o sorella della Comunità che, però, si senta” preso “dalla Parola di Dio per ascoltarla e proclamarla.

Sintetizzando, detta funzione profetica (sentinella), è quella di ricordare la presenza attiva, amorosa, continua di Dio, in mezzo al suo popolo.

Il Vangelo della Domenica odierna ci dice espressamente che ogni fratello deve sentirsi responsabile del proprio fratello.

Necessario, è allora interrogarsi, come singoli e come Comunità, sui metodi che usiamo  verso quelli che sbagliano, che non sono  osservanti, obbedienti, giusti, onesti.

Spesso siamo soliti assumere atteggiamenti farisaici: ci poniamo su un piedistallo e, giudichiamo coloro che sono nell’errore,

  1. Francesco di Sales, ammoniva: Quando ci prepariamo a correggere un fratello, scriviamo prima su un foglio e ripetiamoci a più riprese queste due frasi bibliche:“Il Signore non ha piacere per la morte del peccatore, ma piuttosto che desista dalla sua condotta, e viva.

“Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.”

Con facilità, questi nostri fratelli, vengono esclusi dai nostri interessi, non tanto perchè non vivono secondo il Vangelo, quanto perchè cozzano contro le nostre opinioni.

Dio non ha agito così. Egli ci manda suo Figlio a morire proprio quando noi eravamo nel peccato, per farci capire che ognuno di noi deve disporsi ad un atteggiamento di perdono, di aiuto nei confronti di chi sbaglia.

E se nonostante tutto, il nostro fratello, non dovesse desistere dal suo errore, resta infine la legge del perdono che significa: continuare a fargli sentire il nostro amore, nonostante il suo rifiuto, e ciò, perchè il Cristo. per ciascuno di noi indistintamente, peccatori e figli delle tenebre, ha agito così.

A conclusione, un raccontino con un po’ di pepe nel finale: “Un giorno vidi una ragazzina che tremava dal freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: “Perchè permetti questo? Perchè non fai qualcosa?” Per un po’ Dio non disse niente. Poi improvvisamente, quella notte mi rispose: CERTO CHE HO FATTO QUALCOSA…HO FATTO TE!  (Antony de Mello)

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3 Settembre 2017

 XXII Domenica del Tempo Ordinario /A

Matteo 16,21-27

“Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto…e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare… Questo non ti accadrà mai. Ma egli voltandosi, disse a Pietro: Lungi da me, Satana!Tu mi sei di scandalo, perchè non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini…

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchè chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la troverà.

Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la sua anima?

” Il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre, con i suoi angeli e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. (dal Vangelo)

La pagina del Vangelo odierno è, in certo senso, sconcertante.

Gesù ha appena terminato di annunciare a Pietro che su di  lui edificherà la sua Chiesa. Ma appena finito di elogiarlo perchè non la “carne e il sangue” ma il Padre mio che sta nei cieli, gli hanno rivelato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente” e, ora…lo apostrofa:” lungi da me Satana…perchè non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini.”

Questo cambiamento di tono da parte di Gesù, ci richiama, Pietro e noi , a riconoscere il dominio assoluto della Parola di Dio.

Pietro si lascia prendere dalla tentazione di adattarla al proprio” buon senso” agli schemi di un ragionamento umano ed è allora che diventa” Satana= scandalo.

Quanto detto, si impone, per il Vangelo di questa Domenica, una vera e propria ” esegesi” ( tirare fuori il vero significato di quanto detto o scritto) per poter penetrare il senso delle forti affermazioni di Gesù e trarne le conseguenze.

Gesù è l’uomo del paradosso, che non accetta compromessi, mezze misure, sconti. Vuole che anche i suoi seguaci gli vadano dietro su questa strada, impegnativa e faticosa.

Un Romanziere tedesco mette in guardia da quei cristiani che sono pronti ad adeguarsi a tutto, a fare le cose perchè ( così fan tutti), e scrive: ” Dobbiamo imparare a conoscere questi” assassini dello spirito”pronti a vendere Dio alla prima occasione.

“Vanno in Chiesa come se andassero al circolo”.( Henrich Boec). E l’Abbè Pier, ci esorta a non essere semplicemente credenti, ma credenti, nonostante tutto”.

Si è accennato ad una esegesi e notiamo che il primo testo del Vangelo è costituito su quattro coppie di verbi: coppie connesse tra loro a due a due. Ecco le prime due: “ Venire dietro a me-rinnegare se stesso”; “seguire me-prendere la croce”.

Da un lato c’è la sequela, il discepolato, che è percorrere lo stesso itinerario di Gesù. Ebbene, questo passo del Cristo ha come meta non un trono ma il colle del Golgota; non Gerusalemme, ma la croce, la morte infame. Non conosce “l’essere serviti”, ma” il servire”.

L’imitazione di Cristo è segnata ” da una porta stretta e da una via angusta e”quanto pochi quelli che l’imboccano!”

Le altre due coppie parallele di verbi si muovono nella stessa direzione ma con un accento ancor più forte e paradossale: “Salvare la propria vita= perderla”e perdere la propria vita= trovarla”.

C’è un curioso detto rabbinico antico che dichiara: “Che cosa devo fare per vivere? Uccida se stesso! E che cosa deve fare l’uomo per morire? Viva per se stesso”!

Effettivamente l’egoismo più assoluto è prigionia e morte; l’incubo di salvare la propria vita si trasforma in una maledizione. Ne siamo testimoni con la frenesia del nostro tempo nel tutelare il corpo, la salute fisica, il benessere, il godimento, l’essere in forma”.

Infine a questa punto, Cristo precisa il suo pensiero illustrandolo attraverso due frasi parallele: ” guadagnare il mondo”= perdere l’anima.

L’anima nel linguaggio biblico è l’essere intero dell’uomo, la sua vita, il suo destino, e dall’altro lato ci sono le ” cose”, il mondo, gli idoli di tutti i tempi che si chiamano potere, ricchezza, successo, orgoglio, mondanità, piacere.

Il Vangelo ci costringe ad una scelta autentica e non per paura della morte, quanto piuttosto per amore della vera vita.

Essa fiorisce solo dalla fiducia in Dio e dall’amore e non sarà mai attaccata dalla ” ruggine” che consuma, e dai ” ladri che scassinano”, non sarà mai attaccata dagli incubi delle malattie e della morte.

Concludiamo con un piccolo apologo giudaico del 1700.

E’ l’insegnamento di rabbì Moshè Lob che diceva: “l’uomo povero e giusto confida gioiosamente in Dio; in nessuno e in nessun’altra cosa potrebbe confidare. Ma com’è difficile per un uomo ricco ed egoista confidare in Dio. Tutti i suoi beni gli gridano: CONFIDA IN ME!!!”

           

BUONA DOMENICA

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27 Agosto 2017

 XXI Domenica del Tempo Ordinario A

 

Matteo 16,13-20

“Giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippi, chiese ai suoi discepoli la gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?

Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei  Profeti.

Disse loro : Voi chi dite che io sia?

Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente… Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi  del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.    (Dal Vangelo)

 

L’ambientazione della scena evangelica odierna la troviamo sulla sponda settentrionale del lago di Genezaret.

Ai discepoli Gesù pone una domanda alla quale ottiene una immediata e variegata risposta che riassume gli interrogativi di tutti coloro che vengono a contatto con Gesù: Chi è Gesù? E’ la domanda della storia intera. Scrive Renan: ” Tutta la storia è incomprensibile senza Cristo”.

” La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

Ma questa domanda è solo un trampolino per quella successiva in cui ogni discepolo è obbligato a prendere decisione personalmente e…ancora oggi resta vero che ogni persona,  risponde secondo quanto vede, quanto vuol vedere e quanto il Padre fa vedere.

 

Nella scena evangelica, solo Pietro raccoglie il suggerimento nascosto nella domanda di Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” E Gesù risponde a Pietro con tre parole fondative per il futuro della sua missione, tre grandi simboli che esprimono il pensiero di Cristo sulla natura di quello che sarà la sua Chiesa affidata a Pietro.

Il primo simbolo e la “Chiesa, infatti, non sarà fondata sulla sabbia ma, sulla roccia” ; e Simone non sarà più il suo nome ma Kepha-( roccia) , e nè vento, nè tempesta potrà più distruggere.

Ciò significa che i fedeli in Cristo non saranno dispersi, ma si ri troveranno sempre insieme intorno alla pietra di Pietro che nel cuore di Cristo radunerà la Chiesa di Dio.

Il II° simbolo che lo farà” custode dell’edificio della Chiesa, è quello delle chiavi”. Pietro d’ora innanzi sarà colui che dispenserà i tesori della salvezza.

Terzo simbolo scaturisce da quello delle chiavi= immagine del legare e dello sciogliere= potere di natura giuridica.

La missione di Pietro sarà quella di offrire il perdono di Dio, oltre a consolare, esortare e guidare il popolo di Dio.

Questo è il progetto di Gesù per tenerci uniti a lui.

Ricordiamoci che la Chiesa è  santa, ma fatta di peccatori e allora dobbiamo imparare ad amarla ed accettarla così com’è. Perchè anche noi siamo Chiesa. Non dobbiamo mai vergognarci della nostra Chiesa anche quando non riusciamo a capire. Confronta la seconda lettura…

E S. Agostino ci dice Se non hai capito, credi! Non cercare dunque di capire per credere, ma, credi per capire, perchè se non crederete non capirete!

Se la domanda iniziale di oggi fosse rivolta a te , cosa risponderesti?

BUONA DOMENICA

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20 Agosto 2017

 XX Domenica del Tempo Ordinario /A

 

Matteo 15,21-28

“Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna cananea si mise a gridare: Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio…Gesù rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede” Ti sia fatto come desideri”.(dal Vangelo)

Un problema preciso è posto dalle letture odierne: il rapporto tra i vari gruppi umani da una parte e, la salvezza, dall’altra.

Le parole della prima lettura (Isaia 56,1 -7) indicano le esigenze divine: diritto-giustizia, il sabato, preghiera, tempio e, una forte accentuazione morale

Il termine ” giustizia” abbraccia l’intero rapporto con Dio e gli uomini, programma che si manifesta ancora attuale.

Diversa la problematica affrontata da Paolo ( II lettura Romani, 11,13-32), si nota un cataclisma: venuto il Messia, le parti si sono invertite: gli stranieri sono ammessi in casa con pieno diritto, mentre i figli del regno rimangono fuori.

La demarcazione tra chi fa parte del regno e chi rimane fuori, non sarà la tradizione, o la legge, ma la fede cioè, l’accettazione o il rifiuto di Gesù; fede che comporta il resto e, cioè la vita, dato che è un evento vitale e non semplicemente intellettuale.

Nel Vangelo incontriamo un bozzetto incantevole, tipico caso dell’eterno, industrioso, incontrastabile amore materno.

Ma qualcosa viene a disturbare il filo delle nostre considerazioni e causato da Gesù stesso. La fedeltà alla missione porta Gesù a rifiutare il miracolo richiesto dalla cananea. Ma è proprio qui che l’episodio subisce una svolta.

La donna per nulla disarmata, va a prostrarglisi davanti: nuova preghiera, nuovo rifiuto, nuova abilissima insistenza e…è la resa di Gesù.

Al ” non è bene prendere il pane dei figli…e gettarlo ai cagnolini” la cananea risponde: “E’ vero, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

E’ la resa di Gesù: Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”.

Qualche ulteriore riflessione: Il Concilio vaticano II° ha espresso questa considerazione. ” Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio”.

E’ l’insegnamento che ci viene dalla Parola di Dio, oggi: “Il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”( prima lett.).

“Dio usa a tutti misericordia” (II lettura). Il colloquio tra Gesù e la donna straniera, è un esempio lampante di accoglienza per tutti.

Invece di vedere nel nostro simile il rivale, l’antipatico, il nemico, dobbiamo abituarci a vedere l’uomo.

Se il cristiano non comprende che deve diventare” un fratello universale”, non ha capito nulla del Vangelo.

Per terminare:

Diceva Martin Luther King che gli uomini “saranno giudicati non dal colore della loro pelle, ma dal colore della loro coscienza”.

Dobbiamo convincerci che c’è una sola razza: l’UMANITA’

 BUONA DOMENICA

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15 Agosto 2017

Assunzione della B. Vergine Maria / A

I° Apocalisse 12

“Nel cielo apparve una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi, e sul capo una corona di dodici stelle. Essa partorì un figlio maschio destinato a governare tutte le nazioni.

Apparve anche un enorme drago rosso…Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato”.

                                                                                       ( Apocalisse)

II° Vangelo: Luca 1,39-56

“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.

                                                                                          (Vangelo)

L’incontro di Maria con Elisabetta è il contesto per l’inserimento del canto di Maria, il MAGNIFICAT.

E’ questo, un canto di gioia, un rendimento di grazie. Il suo vertice è l’esaltazione dell’azione liberatrice di Dio; del dispiegarsi della sua misericordia come rovesciamento radicale della realtà e della logica del mondo e della storia.

L’intervento di Dio nella storia del mondo è il  ” frutto del grembo” di Maria: Gesù Cristo. Tutta una  storia si conclude in Gesù; tutte le profezie sboccano in Lui.

Appena Gesù entra nelle scene del mondo esulta di gioia colui che lo incontra.

L’ultimo profeta dell’Antico Testamento; è il primo che percepisce la voce di colui che, una volta innalzato sulla croce, attirerà tutti a sè! ” Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine”.

Il “Magnificat”, che ha “ubriacato,” di ogni sensazione i più grandi compositori del mondo ( vedi Bach e altri) hanno dimostrato la loro genialità e i sentimenti del loro valore artistico nel profondo delle espressioni di Maria.

E’ proprio questo un inno alla potenza di Dio che, in Gesù Cristo, ha cambiato la faccia del mondo che fino a quel momento si sentiva sovrano.

Al contrario, attraverso una ” umile ancella” il potente Dio interviene e mette al primo posto il povero, l’umile, l’umiliato, colui che altro non ha che il suo Dio così, come Maria, come Elisabetta, come tutta la schiera dei poveri di Jawè.

L’Eterno ha guardato alla povertà della sua serva, di colei che simboleggia tutta la schiera dei poveri nel loro affidarsi unicamente a Dio.

La festa odierna dell’Assunzione di Maria al cielo, ci fa capire che è necessario, ogni tanto, elevare lo sguardo verso l’alto, oltre l’orizzonte quotidiano al di là delle cose e dei fatti. Non si può essere chiusi, sempre e solo su questa terra, con le sue sofferenze e le sue brutture.  E’ necessario ricordare che anche noi siamo fatti per il cielo. La nostra casa sta da quelle parti.

Bisogna elevare più spesso verso l’alto la mente e il cuore per avere un’anima grande, pura e libera.

Alcuni scrittori hanno espresso dei pensieri molto significativi, con i quali concludiamo le odierne riflessioni: ” Per nascere Aquila, bisogna abituarsi alle altitudini” e ancora Oscar Wilde scrive:

” Siamo tutti nati nel fango ma, alcuni di noi guardano le stelle”.

La festa della Madonna Assunta in cielo ci vuole ricordare quella ” Donna vestita di sole, con la luna sotto ai suoi piedi, incoronata di dodici stelle.

              BUON FERRAGOSTO

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13 Agosto 2017

Domenica del Tempo ordinario /A

I°  RE 19,9.11-13

Matteo 14,22-33

“Elia giunse al monte di Dio, l’Oreb. ed ecco il Signore passò davanti a lui. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce. Ma il Signore non era nelle rocce.

Dopo il vento ci fu un terremoto. Ma il Signore non era nel terremoto.

Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto col mantello” (I° Re 19).

Vangelo (Matteo 14,22-33)

Una barca era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura!

Pietro, scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami!

Subito, Gesù stese la mano. lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?”(Dal Vangelo).

 

Nelle Domeniche precedenti l’attenzione è stata concentrata sulle varie parabole che ci hanno messo in evidenza le note caratteristiche del Regno dei cieli.

Questa domenica e le successive ci parleranno abbondantemente della     Chiesa, in particolare sarà di scena  Pietro:

 sul lago;

 nel primo annuncio della Passione di Gesù;

 nel pagamento del tributo.

E’ un contesto da tener presente.

L’episodio della prima lettura, viene a simboleggiare e ricapitolare tutto l’Antico Testamento, attraverso le figure di Mosè ed Elia dove “Dio parla anche quando tace”(Kierkegaard).

E’ l’esperienza che fa Elia; era un Profeta focoso,  ma non incontra Dio nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco.

Lo incontra al mattino nel mormorio di un vento leggero, nel silenzio, nel rumore di un vento sottile”.

Immagine bellissima!.

 

  1. Francesco lo sentiva talmente nella natura, da toccarlo quasi con mano. Certo è necessaria una disposizione, un’apertura di fondo, soprattutto di ordine morale: “Mettiti in condizione di credere in Dio e non dubiterai della sua esistenza”.

 

Dio è silenzio, Dio è pace, intimità.

Solo dopo aver parlato con Dio, nel silenzio, Elia potrà tornare da Dio agli uomini.

E’ un primo insegnamento, molto prezioso, che la prima lettura riportata dalla messa odierna, ha voluto recare alla nostra riflessione.

Un secondo insegnamento ci viene da Pietro nel Vangelo:

la paura di Pietro, la poca fede di Pietro.

La fede non ci dispensa dalla dura fatica di essere uomini deboli, pieni soltanto di orgoglio che ci fa affondare.

La fede non è una scappatoia dalle responsabilità della vita. Non facilita il cammino. Semplicemente dà un senso alla nostra esistenza.

Ha avuto paura Pietro. Abbiamo paura anche noi. Ma come Pietro anche noi abbiamo dimenticato il…

Terzo insegnamento: abbiamo dimenticato la preghiera che c’insegna ad essere più leggeri, che vince la paura, che ci libera dalle preoccupazioni che ci appesantiscono.

Solo quando un uomo piega le ginocchia, impara a camminare nella vita! ” A mani giunte si agisce meglio che agitando le mani” (Camero).

Quella barca con uomini paurosi e spaventati, diventa più sicura quando vi sale Gesù.

E’ una stupenda immagine della Chiesa.

Sembra che sia spesso nel punto di affondare.

Ciò che salva la Chiesa non sono le qualità ed il coraggio degli uomini. La vera garanzia è la fede.

Siamo al sicuro solo perchè, in ginocchio sappiamo gridare: ” Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

La Chiesa è tua! Salvala e salva anche noi!

BUONA DOMENICA

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6 Agosto 2017

 TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE /A

  

Matteo 17,1-9

“Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro…Ed ecco apparvero Mosè e Elia che conversavano con lui.

Prendendo la Parola, Pietro disse a Gesù”Signore è bello per noi essere qui.

Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva;” Questi è il Figlio mio l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”…

                                                                                                 (Dal Vangelo)

La festa della Trasfigurazione che celebriamo in questa domenica, ci immerge nella contemplazione di Dio.

Ci conferma nella fede e nella speranza, centro della nostra vita cristiana.

Questa festa viene chiamata dalla Chiesa d’Oriente” Pasqua dell’estate” ed è anche per noi, immersi nell’estate, una riflessione sulla nostra identità di cristiani.

Quando si sale su un monte, l’aria si fa più limpida e pura. la luce del sole appare più chiara.I colori delle corolle dei fiori più fulgenti.

Sul Tabor, a queste meraviglie naturali si aggiungono, quel giorno, una serie di spettacoli soprannaturali: le vesti e il volto di Gesù brillano come il sole, una nube avvolge la vetta, Elia e Mosè parlano con Cristo, la voce del Padre risuona nella nube.

Pietro, di temperamento sanguigno e di carattere impulsivo, non resiste e ferisce parole che temperano lo spavento che ha preso lui e gli altri Apostoli.

L’Epifania trinitaria: la luce del Figlio, la voce del Padre, la nube dello Spirito.

Da allora la “bellezza” entra nel D.N.A. della Chiesa per invitare tutti a

mettersi al seguito del ” Bel Pastore“. Come non ricordare la cattedrale di Chartres con le sue statue dei Santi dell’Antico e del Nuovo Testamento attorno al “Beau Dieu” come tanti raggi luminosi provenienti dall’unico Sole? Santità è  Bellezza; sono degli eventi di partecipazione del Signore.

Dalla tradizione discende per la Chiesa la chiamata ad avere ( così scrive San Pietro) una” condotta bella” tra le genti, e cioè,”una condotta di santità, e un detto non scritturistico di Gesù, riportato da Clemente, Alessandrino dice:”Hai visto il tuo fratello , hai visto Dio”.

Cristo rifulge dello splendore di colui che è ” L’autore della bellezza e crea intorno a sè la comunione dei Santi del cielo e della terra. E Dostojeski  ci dirà che la “Bellezza salverà il mondo.”

Quando lo Spirito dell’uomo gode in pienezza, svaniscono le pesantezze del corpo e le sofferenze della precarietà umana.

Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il nome ebraico di JHWH, come colui che è, colui che esiste, colui che vive.

Qui sul Tabor il Padre si presenta come AMANTE, e presenta il Figlio come  L’AMATO e c’ è lo Spirito che è “AMORE

L’ordine del Padre: ASCOLTATELO!

Infatti Egli ama il Figlio e chiunque si innesta in Lui.

 

BUONA DOMENICA

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30 Luglio 2017

 XVII del Tempo Ordinario / A

 

Matteo, 13,44-52

“Il Regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va…vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il Regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Il Regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.

Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti”. (Dal Vangelo).

 

Saper fare le scelte fondamentali della vita, al prezzo adeguato, è la proposta delle letture di questa Domenica.

Per i tesori del regno dei cieli Gesù invita a dare tutto.

Nella prima lettura, il giovane e sapiente Salomone domanda a Dio la sapienza, a preferenza di qualsiasi altro dono.

E San Paolo (seconda lettura) ci ricorda il disegno di Dio, al quale dare la nostra collaborazione.

Nel Vangelo si prosegue con l’esposizione delle parabole: significato della parola -Parabola – (ebraico masohal) proverbio, metafora, enigma, racconto usato per comunicare messaggi religiosi o anche profani. Gesù se ne serve per annunciare il Regno di Dio, e noi, dovremmo leggerle attualizzandole.

Oggi ne leggiamo tre il cui scopo è molto evidente sia in quella del tesoro nascosto che in quella della perla preziosa, così come in  quella della rete tirata a riva: esse danno luogo alla riflessione finale dell’ odierno brano del Vangelo di Matteo.

Con questo discorso Gesù ha delineato la storia del regno dei cieli.

Il campo , dice Gesù, è il mondo: nel profondo delle sue realtà sta il tesoro del Regno; bisogna saper scavare, prendere quello che ha valore vero e lasciare il resto. Il mercato sono  i traffici delle attività e dei rapporti umani e in mezzo a detti rapporti, e non chissà in quali misticismi, sta la perla preziosa del regno; bisogna avere occhio per il discernimento e fare, di conseguenza, l’acquisto di ciò che veramente ha valore.

La parabola della rete tirata a riva, per fare la cernita dei pesci è l’ultima delle sette che formano il presente discorso di Gesù in parabole.

Anche il mare come il campo raffigura il mondo: in più aggiunge l’idea dei pericoli e dei travagli nei quali maturano la salvezza o la perdizione degli uomini lungo la storia, che alla fine viene tirata a riva.

Nella loro semplicità, queste parabole richiamano la teologia del Verbo trovata nel prologo di Giovanni; perchè tutto è creato in Lui, nel Verbo, e  all’uomo domanda di essere accolto dentro la sua vita mediante la fede.

Siamo cristiani! Abbiamo scelto Cristo e con lui, tutti i valori del suo Vangelo. La vita cristiana se sempre non è facile, sempre può essere felice.

Non può diventare cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile, alla mediocrità facile.”(Paolo VI).

 

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Vincent van Gogh

 Il grano e la zizzania

 23 Luglio 2017

XVII Domenica del Tempo ordinario / A

Matteo 13,24-43

 “Il Regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo.

Quando la messe fiorì, ecco apparve anche la zizzania. I servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?

No, rispose, perchè non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel granaio.

Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senapa che un uomo semina nel suo campo.

Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero.

Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perchè la fermenti”. (Dal Vangelo)

 

Continua il discorso incentrato sulle parabole. Oggi sono tre: quella della zizzania, del chicco di senapa e quella del lievito.

Difficile è l’interpretazione  della zizzania.

Comunque la sostanza sembra essere quella di evitare allarmismi riguardo alla zizzania che è stata seminata, per dispetto, in un campo di grano; nè è il caso di intervenire precipitosamente.

Le letture che preparano al Vangelo mettono in evidenza che Dio ha cura di tutte le cose” indulgente con tutti” e ha insegnato al suo popolo che” il giusto deve amare tutti gli uomini come suo prossimo”.

Possiamo, quindi, fidarci di lui e lasciare il compito di giudicare.  (Sapienza 12,19)

Paolo nella seconda lettura, ribadisce che noi “ non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente domandare, ma è lo Spirito che prega per noi” e afferma che Dio solo dichiara i giusti” ( Romani 8,33).

Eppure l’uomo, nella sua arroganza, vuole mettersi al posto di Dio, giudicare, condannare, e dividere, così, anche i giusti dagli ingiusti.

  1. Tommaso D’Aquino un giorno ricevette una lettera dalla sorella. Questa lo pregava così:

“Dolcissimo e dotto fratello, indica alla tua povera sorella il metodo più facile per andare in Paradiso”.

Il Santo scrisse in calce alla lettera questa sola frase: ” Basta volerlo”e gliela rimandò.

Abbiamo letto il Vangelo e abbiamo notato che Gesù parla e semina. Spesso abbiamo osservato, così come oggi, che anche Gesù spesso costruisce attorno ad un albero, ad un arbusto, o ad un fiore la sua lezione sul regno di Dio, e non è il solo.

 Si narra che “la prima predica” dello stesso Budda, nel cosiddetto” Sermone del picco dell’avvoltoio”non fosse altro che mostrare ai primi discepoli un fiore appena colto: e solo uno di loro sorrise, comprendendone il valore simbolico di armonia e di bellezza, che il maestro intendeva sottolineare”.

E’ eloquente anche il detto di Pitagora: “Chi parla semina, chi ascolta, raccoglie.”

Dovremmo veramente raccogliere il detto pitagorico, ascoltare Gesù che parla e semina e disporci a raccogliere il significato per il nostro operare.

Vivendo in una società, come la nostra in cui sembra prevalere l’odio, il disprezzo, l’intolleranza, l’arroganza, corriamo il pericolo di perdere il senso e il valore della cose semplici.

Quanti attentati e affronti alla natura, al meraviglioso ambiente che ci circonda; viene a mancare l’educazione, la stima per la preziosità della natura che ogni giorno e notte ci fornisce elementi e  alimenti necessari alla vita umana e animale.

Si arriverà ad una svolta positiva?

Auguriamocelo! Comunque…

Chi crede non ha fretta  (cfr) il dialogo sulla zizzania);

Chi ama è paziente. E…

“La pazienza è amara,

ma il suo frutto è dolce”(Rousseau)

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Vincenti Van Gogh, Un seminatore (tratto da Millet), inizio 1881

16 Luglio 2017

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 13,1-23

 “Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.

Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: Ecco il seminatore uscì a seminare.

E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perchè il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata, non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda…

( Dal Vangelo)

Come risuona e come agisce la Parola di Dio?

E’ una parola efficace che penetra nella storia dell’uomo, e la trasforma e la feconda come l’acqua che fa germogliare la terra per gli alimenti dell’uomo (prima lett.).

Con questa immagine, il popolo di Dio, rilegge la propria esperienza storica, cioè: Dio ha sposato la causa del suo popolo e, dal di dentro, ha dato un senso e uno sbocco salvifico alle proprie esperienze umane.

Gesù s’innesta su questa visione che gli consente di leggere la realtà in trasparenza.

La storia quotidiana, l’esperienza spicciola del contadino, con le sue attese e delusioni, diventa un segno rivelatore dell’azione  nascosta e misteriosa di Dio.

Gesù fa un confronto: costruisce una parabola tra quello che succede nella trama delle cose visibili e sperimentali di ogni giorno e il progetto di Dio che si lascia decifrare da chi ha occhi per vivere e orecchie per intendere!

Con la parabola, o paragone, Gesù invita a riflettere e a prendere una decisione di fronte alla proposta storica, attuale di Dio.

Alle parabole riportate da Matteo fa da sfondo una parabola quadro che dà l’intonazione a tutto il complesso.

Essa risponde ad alcuni interrogativi di fondo che si possono collocare sia a livello di Gesù che a quello della Comunità.

Perchè l’annuncio del Regno di Dio trova così tanta resistenza?

Perchè Gesù non è stato accolto dalla massa dei Giudei?

Perchè molti discepoli falliscono, vengono meno?

E’ questo, possiamo dire, un aspetto enigmatico della storia umana dove è implicato il mistero della libertà insieme alla sovranità di Dio e della sua presenza e azione nel mondo, sempre rispettoso del dono della libertà donata all’uomo.

Il Vangelo odierno non risponde al problema in modo così astratto ma si cala in un esempio pratico che tutti possono capire. Esso fa un confronto con un’esperienza abituale che può stimolare sia la riflessione e, insieme, la decisione di chi ascolta, o legge.

Viene evocato da Gesù un piccolo quadro di vita agricola.

Agli ascoltatori di Gesù,  così come agli altri, l’immagine della” semina“è abbastanza familiare per indicare l’azione di Dio nella storia della salvezza.

L’atto del seminare è un gesto (una volta) che significava speranza e fiducia nel futuro. Questa esperienza umana è già per sè, trasparente.

Abbiamo mostrato come la vicenda del seme è presentata in quattro momenti.

Nei primi tre il seme non raggiunge il suo effetto causa, ma resistenza o ostacolo che sopraggiunge. Solo una quarta parte arriva al successo e dà una ottima rendita” E’ terreno spirituale” dei piccoli, dei poveri…che accolgono con entusiasmo e fiducia la buona notizia del Regno che promette perdono e pace…

L’invito ad ascoltare e penetrare la parabola richiama l’attenzione sul significato che Gesù ha voluto rivelarci nella parabola e, cioè, la logica dell’azione di Dio, sia nella storia dell’umanità che in quella del singolo uomo che ora ha il volto di Gesù che invita, non al fallimento ma al successo  del 100 per cento.

“Quel seme santo che è nei giusti compensa la delusione di Dio per il seme isterilito dai perversi e dai prepotenti… Attorno a questa simbologia agricola ( si innesta) la nota dominante che è quella  della speranza rappresentata da quelle messi che biondeggiano nella finale della parabola, con le loro spighe colme di grano.” (Ravasi)

BUONA DOMENICA

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9 Luglio 2017

XIV Domenica del tempo ordinario / A

Matteo 11,25-30

“Ti Benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.  Sì, o Padre, perchè così è piaciuto a te.

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il carico leggero” (Dal Vangelo)

La scelta dei poveri per il Vangelo di Matteo, non è una trovata propagandistica o demagogica, ma una realtà storica, interpretata in senso profetico da Gesù.

Infatti, la classe dirigente che fa capo agli scribi e ai farisei, cioè, gli interpreti ufficiali della legge di Dio, guide spirituali del popolo, ha reagito con un rifiuto radicale e violento, perchè intaccava i loro interessi.

Al contrario, il messaggio di Gesù, ha incontrato l’adesione e l’entusiasmo delle classi più povere: i salariati, i braccianti, gli artigiani, e gli agricoltori.

Dio inizia con la minoranza e dal basso, ( cfr. la parabola del granello di senape e del pugno di lievito nella massa).

Dio comunica la sua intimità, la sua conoscenza ai piccoli attraverso il Figlio.

Il sapiente, l’intellettuale, lo scriba, il potente, sono esseri” pieni” , colmi di sè, di progetti,  conclusioni, ideologie, pronti a donare farina del loro sacco pieno, ma incapaci di ricevere e di accogliere.

Il “piccolo”, nella dura esperienza di ogni giorno, si è svuotato di tutto, di sè e delle proprie conclusioni, come delle ideologie e sistemi altrui.

Così vuoto, è pronto ad accogliere un altro che venga come un ” dono

di gioia e di pace:

Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”.      

Non si tratta qui di ” fatica” derivante dal lavoro o dalla minaccia di malattie, disoccupazione, morte,  né dal peso del peccato o dal complesso di colpa, ma della liberazione dalla fatica e oppressione della falsa religione, intesa solo come oggetto o complesso di norme escogitate da “spiriti saggi” e intelligenti!?

Il “giogo” dolce di Gesù è un dono dall’Alto che ci prende e ci salva.

E’ la verità in mezzo a noi.

E’ una realtà nuova capace di trasformare il mondo e che si trova nell’Uomo-Dio, Gesù.

Egli è il Messia (I lett.). Non si tratta più di vivere secondo una legge che, per quanto perfetta, è sempre”carne” (II lett.) , ma di lasciarsi afferrare da uno spirito presente e concreto in Gesù.

Viviamo in una società sempre più incattivita e involgarita, c’è davvero bisogno di mitezza e di dolcezza, così come ci suggerisce il Vangelo odierno…e …di educazione.

Nel concludere questa meravigliosa pagina del Vangelo, ciascuno di noi potrebbe porsi la domanda: E noi, oggi, così assetati di concretezza, cosa possiamo fare per assimilarla e passare alla pratica?

E’ una domanda inutile: come il ciliegio non si chiede cosa fare, ma fa le ciliegie, così il cristiano che ha accolto il giogo soave e leggero, non si pone la domanda ma…agisce! Nascono i suoi frutti, così spontaneamente, perchè l’azione nasce dall’essere.

 

BUONA DOMENICA

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2 Luglio 2017

 XIII Domenica del Tempo Ordinario /A

Matteo 10,37-42

“Gesù disse ai suoi discepoli:

Chi ama padre e madre più di me non è degno di me, chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me;

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui  che mi ha mandato

Chi accoglie un profeta come profeta avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, che è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa”. (Dal Vangelo)

Nel brano del Vangelo odierno abbiamo la conclusione del discorso missionario di Gesù, in cui esprime la radicalità della sequela.

I “detti” di Gesù, mettono in questione tutta la nostra azione pastorale centrata sulla difesa dei valori familiari.

Non c’è da meravigliarsi, leggendo i primi versetti  del Vangelo odierno: è una conseguenza logica nella pratica cristiana dove, le funzioni familiari sono trasferite alla Comunità ecclesiale alla quale si appartiene per libera scelta di fede.

Il Cristiano che esce dall’acqua del Battesimo, vive di una vita nuova che prima non possedeva: la vita di Cristo. Di conseguenza, Cristo, al primo posto: avanti al padre, alla madre, al figlio e alla figlia.

E’ un caso così sovrumano, che solo l’Uomo – Dio poteva chiederlo. Il perdere se stessi significa giocare tutto il proprio esistere. Compiere un passo audacissimo e significativo.

In fondo, ciò che chiede Cristo a noi discepoli, è essere degni di Lui…Il resto verrà!!!

Gli altri versetti del Vangelo trattano dell’ospitalità.

Nella e per la fede si costituiscono quei rapporti nuovi che fondano la  famiglia del Signore : la Chiesa nel suo aspetto comunitario ( S. Paolo).

E la benedizione del Signore (I lett.) non può che cadere sulle persone che con accolgono con generosità ogni inviato di Dio.

L’accoglienza domina nel Vangelo odierno. Certamente, la Comunità cristiana, una volta costituita, diventa il luogo nel quale ci si riconosce come discepoli di Gesù, ci si accoglie reciprocamente, si trova ospitalità con cura premurosa e attenzione affettuosa.

Il cristiano trova in questa sua vera famiglia nutrimento, sostegno, incoraggiamento per dedicarsi con generosità al suo impegno di testimone e annunciatore del Vangelo.

Accogliere il missionario vuol dire accogliere Cristo che non mancherà, così come abbiamo letto nel Vangelo, di ricompensare anche il più piccolo gesto di ospitalità, anche “quel bicchiere d’acqua” offerto nei confronti di uno dei piccoli e piccoli sono i cristiani insicuri e vacillanti, esposti al pericolo di perdere anche la fede, non rimarrà senza ricompensa.

C’è  una condizione per ricevere la ricompensa ( che qui viene intesa come salvezza finale donata da Dio come risposta al comportamento dell’uomo) che l’ospitalità sia offerta al profeta, al giusto, al piccolo, in quanto tali dato che in quelli s’intende accogliere Cristo stesso e tessere, così, quei rapporti nuovi che edificano la famiglia di Gesù e insieme ameremo di più i nostri legami anche quelli affettivi e familiari.

 

BUONA DOMENICA

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25 Giugno 2017

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

  

Matteo 10,25-33

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere  di far perire l’anima e il corpo nella Geenna.

Due passeri non si vendono forse per un soldo?

Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri.

                                                                                           (Dal Vangelo).

Dalla storia di Gesù narrata dai Vangeli e dalle esperienze della Comunità primitiva, sembra inevitabile la persecuzione di chi si fa Araldo e testimone delle novità di Dio in un mondo inquinato dal male.

Comunque, per ogni cristiano vero, viene il momento nel quale è chiamato a riconoscere Cristo davanti agli uomini anche a costo di insuccessi e svantaggi nella sua professione, o posizione sociale. Su questo noi cristiani saremo giudicati.

Analizzando le letture di questa domenica notiamo che  il nostro ascolto della Parola è cominciato con un lamento e una invettiva, trasformati in seguito con espressione di fiducia e di lode.

Il profeta Geremia (20,10-13),  sfoga la sua amarezza: i suoi stessi amici si fanno suoi accusatori perchè egli è fedele al messaggio che Dio gli ha affidato e suscita dentro di sè, incomprensione e disagio.

La Parola di Dio è sale che brucia nelle purulenti piaghe, individuali e sociali di un mondo affogato nella melma della cattiveria-

Male obbrobrioso prodotto dagli stessi uomini che si professano religiosi e che, addirittura,  per alcuni (confronta l’isis, ma non solo) è motivo di privilegio ed illusione, compromettendo lo stesso Dio ( Allah!).

Ma il profeta, infine, confida nel Dio vero e già lo loda per la liberazione promessa.

Cristianesimo è un tesoro

Nel Vangelo troviamo Gesù che incoraggia i suoi discepoli dicendo: “Non  temete gli uomini”, anche se non intendeva ispirare ottimismo circa la bontà dell’uomo per temerli, però Gesù intende renderli prudenti come i serpenti, a causa della cattiveria causata dal peccato.

Gesù non era pessimista circa la capacità di molti uomini e donne di accettare il messaggio di amore dal suo Vangelo, e li esorta: “Non temete…non abbiate paura…Siate coraggiosi.

Sapete quante volte nella Bibbia vi è la frase: “Non temere, io sarò con Te?” 365 volte: sono i giorni dell’anno, e il Signore ogni giorno ti dice: ” Non temere io sono con te”.

Il Cristianesimo è un tesoro formidabile: non lo lasciamo appassire; non lo rendiamo un calmante; dice qualcuno: ” Se uno non lotta per le proprie idee, o le idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. (Ezra Dound)

Non basta, perciò, essere chiamati cristiani perchè, il cristiano, o è l’uomo del paradosso, o è l’uomo  della banalità. Norma della vita cristiana è la logica, la coerenza, la fedeltà. Diceva Gandhi: “Per me Dio è coraggio”!

Parole forti quelle del Vangelo odierno: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio”.

Impressione generale procurata dalle letture bibliche potrebbe essere quella di imparare a rischiare. Il rischio diventa una parola cristiana: Sulla terra, l’essere che corre meno rischi è l’essere più vicino al nulla. Chi non rischia nulla è nulla! (Gustave Tibon) E Mazzolari: “Una religione che non rischia diventa un cimitero”!

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18 Giugno 2017

 Corpo e sangue di Cristo  /A

 Giovanni 6,51-58

 “Gesù disse ai Giudei: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…

Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.”  (Dal Vangelo)

 

Nella liturgia della festa del “Corpus Domini), Cristo viene presentato come “pane e bevanda” di salvezza.

Nel mondo tanti hanno fame di pane e sete di acqua, (ne abbiamo l’evidenza nella massa trasmigrante che affolla il nostro mare). Gente affamata e assetata di felicità e sicurezza.

 Noi che mangiamo il pane dell’Eucarestia non siamo estranei o rassegnati a questa fame e sete : ci siamo dentro, solidali con chi la prova.

Perciò non possiamo celebrare l’Eucarestia senza il morso di questa fame e sete.

Questo “pane ” che mangiamo tiene desta in noi la coscienza; è un continuo richiamo al cammino da fare nel deserto; è il pane per il cammino di un giorno, richiamo di una realtà non ancora raggiunta, nostalgia di una vera festa fraterna che ci sazi tutti.

Gesù dice:” Io sono il pane”. Io sono veramente cibo, veramente sono bevanda”, Gesù ristora veramente: Ecco il paralizzato che tanti rimandano indietro; il cieco nato; la Samaritana, insoddisfatta della sua condizione di donna; l’adultera; la vedova di Nain; la sorella di Lazzaro; Zaccheo; il buon ladrone; i discepoli.

“Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Cristo non allontana mai. Conosce la fame e la sete dell’uomo. Non è preoccupato di fare bella figura, guadagnarsi qualcosa…

Prende a cuore le pene e le sofferenze dell’uomo e, risolleva, ridà dignità, valore e significato al vivere di chi lo avvicina. Non svilisce, neanche giudica.

Nel linguaggio profetico egli è l’avvocato di chi non ha difensore; la forza dell’innocente, il vendicatore di chi subisce l’ingiustizia.

Per godere questo ristoro, occorre conquistare un cuore sincero, capace di commuoversi, di condividere le gioie e le pene, di soccorrere un proprio simile, di non far torto a nessuno.

Cristo è l’immagine del pane spezzato, del sangue versato: si è logorato la vita lottando contro lo spirito del male che degrada l’uomo e il mondo.

Ogni uomo offeso, umiliato, è come l’ostia di Cristo, calpestata.

Ogni sofferenza dell’uomo è parte della sofferenza di Cristo.

Egli ha compiuto la riconciliazione tra la fragilità dell’uomo e la grandezza di Dio.

Come avrete potuto notare, la festa dell’Eucarestia, non è una festa facile. Infatti fin dalle origini, l’uomo carnale si è scontrato con questa problematicità:” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”

Il Cristo ci offre la totalità della sua presenza, nell’umile e fragile segno del pane eucaristico, a condizione che, almeno oggigiorno, come Israele nel deserto, la nostra  fame e la nostra povertà, nutrite di Eucarestia in Eucarestia, stimoleranno il nostro cammino verso la dimora definitiva dove Dio sarà la nostra festa per sempre.

“O res mirabilis: manducat Dominum pauper, servus et Humilis” (San Tommaso d’Aquino).

O cosa stupenda, straordinaria: si nutre del Signore il povero, il servo e l’umile.

BUONA FESTA

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11 GIUGNO 2017

 SANTISSIMA TRINITA’ /A

 

Giovanni: 3,16-18

“Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. (dal Vangelo)

La festa della SS. Trinità ci dà lo spunto per intravedere un po’ più Dio e la sua vita intima.

Costatiamo che, da parte nostra, è tanto difficile parlare  di Dio e fatichiamo a raffigurarcelo. Vorremmo vedere il suo volto, sentire la sua voce. I più grandi teologi della storia, hanno tentato ma, hanno constatato che la loro mente si stancava senza ricavarne il risultato.

Di fronte ad una grande tragedia, quando i nostri progetti si spezzano ci domandiamo: ma Dio, dov’è? Perchè non interviene? Che Dio è allora? E’ la domanda di sempre.

Anche nella Bibbia troviamo il grido angoscioso di un uomo che si rivolge a Dio:” Perchè dormi, Signore? E gli dice: “Perchè non ti fai vedere?

Siamo in molti dunque a domandarci: Chi sia Dio, che faccia abbia.

Certo non potremmo parlare di Dio se lui non si fosse rivelato. E’ quanto accaduto nel popolo ebraico, il quale non crederà per tradizione, ma perchè, essendo schiavo, in modo prodigioso, fu liberato.

Ecco allora che un Dio teoretico, con i progetti diventa un Dio concreto, paziente e misericordioso.

Ma, nonostante le testimonianze del popolo ebreo, sapremo ancora ben poco di Dio, dato che anche gli Ebrei, avevano capito Dio a modo loro, cioè, come una persona potente e giusta, severa, vendicativa e questo al contrario di quanto predicavano i profeti.

Ma ecco, che al tempo stabilito, Dio ha mandato il suo Figlio, Gesù di Nazareth. Un uomo che è vissuto tra la gente lasciando una testimonianza indelebile.

In lui scrive S. Paolo, Dio nostro Salvatore ci ha mandato  la sua bontà e il suo amore per l’umanità.

Oggi, poi, il brano del Vangelo si apre proprio con quest’affermazione: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito perchè chiunque creda in lui, non muoia, ma abbia la vita eterna.”

Gesù annuncia che il “Regno di Dio è vicino…è qui in mezzo a voi“. Dio è una persona significativa, che è entrata nella nostra vita, che non è lontana e che, cambiando la nostra esistenza diventa possibile sapere chi è Dio.

Il Vangelo ce lo mostra con forza: la Samaritana e la donna adultera; Zaccheo, esattore imbroglione, e Nicodemo( l’uomo importante); Lazzaro e la povera vedova di Nain: Matteo e Pietro, il pescatore.

Ma il segno che essi hanno trovato Dio, è quello di aver cambiato per sempre la loro vita.

Lo Spirito Santo, infine, è la terza persona che  imbastisce il tutto. Nasce la Chiesa: Riunisce gente di ogni razza, di ogni età.

E’ il dono che Gesù risorto regala agli Apostoli e a tutti i suoi seguaci, perchè tutti si  possano sentire inseriti.

Per concludere, un” rompicapo” pensato dal grande Agostino per farci intravedere il mistero di un “Solo Dio in tre Persone” Padre -Figlio- Spirito Santo: Dio Trinità. E’ presente nel nostro essere umano e nell’ambito della natura.

Una qualche analogia a detto mistero. Ecco secondo Agostino:” Quando la mente( che è tutta l’anima) si conosce, vi sono due termini: mente e conoscenza di sè; quando si conosce e si ama, vi sono tre termini: la mente, l’amore e la conoscenza di sè, formanti però un’unità: sono” unum” e quando, se perfetti, sono uguali.

Trinità di termini, tra loro distinti e tuttavia formanti un’unità: dunque Trinità nell’unità e unità nella Trinità, dove il rapporto è tale da far scoprire un’immagine vera della Trinità eterna e perfettissima; nella mente dell’uomo Trinità creata e imperfetta.

Soltanto nell’amore di Dio l’anima è immagine della Trinità.

Nell’amore, quindi sta la perfezione dell’uomo.

L’itinerario è segnato: egli sa dove tendere”.

  1. Agostino chiude quanto scritto nei suoi libri rivolgendosi all’unico Dio, DIO TRINITA’, dicendo” Quanto ho scritto in questi libri, se in essi c’è del mio, siimi indulgente Tu, e lo siano i tuoi. Amen”. ( De Trinitate 15,28,51)

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4 Giugno 2017

DOMENICA DI PENTECOSTE /A

Giovanni 20,19-23

“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi alitò su di loro e disse:” Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. 

Sono ormai passati 50 giorni dalla Pasqua. La parola “Pentecoste”, infatti significa cinquanta giorni. Oggi la Chiesa festeggia l’evento culminante e conclusivo della grande storia della salvezza, una storia d’amore iniziata con Abramo.

Chi è lo Spirito Santo? Diverse sono le definizioni: terza persona della SS, Trinità; forza di Dio; dono di Cristo Risorto… E’ Colui che guida la Chiesa.

Tutte definizioni da meditare. Sintetizzando, però, queste definizioni non possiamo non arrivare ad una semplice parola: E’ AMORE.

Infatti lo Spirito S. è espressione dell’amore che Dio ha avuto ed avrà verso ciascuno di noi: “Deus charitas est.

Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione superiore del mondo, della storia che li fa custodi della speranza che non delude.

A noi, figli di Dio, non è dato essere orfani. Per questo Gesù assicura i suoi seguaci: “Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera”.

Il fuoco della Pentecoste ci fa vivere una nuova speranza. Ci fa capire soprattutto che la Chiesa in cui viviamo, non è un museo, non è un cimitero, ma è una comunità viva e sempre giovane.

Tanti guardano alla Chiesa, ma non tutti con amore. Dobbiamo amarla adesso soprattutto, quando sembra diventare di moda attaccarla.

Titolo di un giornale: “Volete audience? Attaccate la Chiesa.

Diceva S. Giovanni XXIII: ” La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno.

Dobbiamo amare la Chiesa, perchè è la nostra famiglia, anche se piena di difetti e di scandali.

Ma noi, che ne facciamo parte attiva, guardiamo la Chiesa per amarla.

Amarla perchè Cristo l’ha amata.

Amarla perchè la Chiesa siamo noi.

Se noi resteremo giovani, la Chiesa sarà giovane

Se noi saremo santi, la Chiesa sarà santa, sotto il soffio vitale dello Spirito.

Infine un’ espressione di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere, metterete a fuoco il mondo intero”.

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28 Maggio 2017

ASCENSIONE DEL SIGNORE /A

Matteo 28,16-20

Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, Gesù avvicinatosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. (Dal vangelo)

 

Invisibile, ma non assente…

Nella seconda lettura della festa, ci viene rivolto questo invito: Manteniamo senza vacillare, la professione della nostra speranza.

Gli Apostoli fissano il cielo, mentre Gesù scompare dalla loro vista.( Prima lettura)

Il loro, sembra uno sguardo di delusione e di smarrimento. Mentre la liturgia di oggi, ci invita ad avere uno sguardo di speranza.

Anche noi un giorno raggiungeremo Cristo nella gloria.

Certo, abbiamo tanto bisogno di speranza!

La vita non è bella, ma siamo noi che dobbiamo darle colore e speranza, vivendola con serenità e fiducia. Dovremmo ricordare la massima che dice: “Vivere non significa aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.”

Il romanziere russo Dostoevoski diceva: ” L’uomo è infelice perchè non sa di essere felice”.

Abbiamo perduto la gioia e ottenuto solo sguaiataggine, la risata grassa, l’ilarità grossolana di certe trasmissioni televisive. Ha detto giustamente qualcuno: ” La nostra epoca è riuscita a far dimenticare all’uomo che è un essere umano”.

La solennità dell’Ascensione non ci permette di disperare. Ci insegna ad ascendere, a salire. Siamo fatti per la gioia, siamo fatti per il cielo, siamo fatti per il paradiso. “Guardiamo il cielo ci dice San. Agostino, là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Sarà, per noi, la fine senza fine.  Abbiamo un po’ tutti bisogno di guardare il cielo e non certo per vedere che tempo farà. Diceva S. Ignazio di Loiola: Come appare brutta la terra quando contemplo il cielo” E ancora S. Agostino dice: “Se Cristo è salito al cielo, con lui deve salire il nostro cuore.

Guardiamo il cielo, ma impegniamoci a seminare speranza.

Sperare come se tutto dipendesse da DIO”.

Operare come se tutto dipendesse da me”

Questa è la nostra speranza! Questa è la speranza che dobbiamo diffondere nella società.

Che la speranza trascini tutta la nostra vita

Ricordiamo che

“la fede vede solo quello che è.

La carità ama ciò che vede”( Charles Peguy)

La speranza prevede ciò che sarà nel tempo e nell’eternità”.

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21 Maggio 2017

 

VI domenica di Pasqua / A

 

Giovanni 14,15-21

 

“Gesù disse ai suoi discepoli: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non potrà ricevere; perchè non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”.

                                                                        ( Dal Vangelo)

 

Potremmo cominciare la riflessione sulle letture che concludono il tempo pasquale, riflettendo sulla domanda della seconda lettura della Messa odierna” Siamo pronti a rendere ragione della speranza che è in noi?” Come sapremmo spiegare agli altri, il nostro essere cristiani?

 

Pietro scriveva questa lettera ai cristiani perseguitati dall’impero romano. I consigli di Pietro si ispirano a ciò che va sotto il nome di ” non violenza”. Essere trascinato davanti ad un  giudice, non deve spaventare chi ha la coscienza a posto. Nulla mette in imbarazzo quanto l’innocenza! Ad incoraggiarli c’è l’esempio di Cristo.

Nessuno più innocente di lui, eppure fu trascinato davanti ai tribunali.  La violenza non risolve, anzi richiama violenza.

La risurrezione di Cristo ha significato la vittoria del bene sul male.

 

Le parole di Gesù riportate nel Vangelo di oggi, ci aiutano a spiegarci la nostra speranza, il nostro essere cristiani e discepoli del Signore. Sono parole che invitano ad una riflessione profonda e, solo quando le avremo assimilate e vissute, potremo renderne testimonianza agli altri.

 

Seguire Gesù, come discepoli, è credere in lui, nella certezza che egli è il  vivente per noi, e che le sue parole sono attuali sempre, e che la via da lì aperta è percorribile ancora oggi. ” Non vi lascerò orfani” ripete Gesù, ma formeremo una vera famiglia col Padre e lo Spirito Santo.

Nell’evangelista Giovanni si identificano Pasqua e Pentecoste: fiducia nel superamento della morte e fiducia nella possibilità di continuare il cammino così da identificare amore e comandamento.

 

Tutto ciò è bello , ma come trovare concreta applicazione nella nostra quotidiana esistenza?  Gesù è molto esplicito: seguirlo è amarlo e amarlo è seguire i suoi comandamenti: mettere in pratica le sue parole.

 

Amare diventa così non provare un sentimento, ma credere in certi ideali, e organizzare, conformemente a questi, tutta la propria vita.

 

La Pentecoste è, allora, il momento della presa di coscienza che porta a conoscersi meglio e a valutare, con diversa consapevolezza i valori.

 

Il Padre, ci ha detto Gesù, vi darà un altro  Aiuto (Paraclito) perchè resti con voi per sempre: lo Spirito di Verità.

 

La strada aperta da Cristo, non tornerà mai più steppa.

 

La possibilità di cogliere la sua Verità, di essere afferrati e in essa custoditi, resta aperta a tutti per sempre, purchè non si preferisca la tenebra alla luce.

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14 Maggio 2017

 V Domenica di Pasqua / A

Giovanni 14,1-12

” Tommaso disse a Gesù: Signore, non sappiamo dove vai e come conoscere la via?

Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Se conoscete me, conoscete anche il Padre: fin d’ora lo conoscete e l’avete veduto.

Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta.

Gli rispose Gesù: Da tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre.

Come puoi dire mostraci il Padre? Non credi che io sono il Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre  è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse”.

                                                                                                                                (Dal Vangelo)

Il tema unitario della liturgia è oggi centrato sull’annuncio del Risorto fatto nella comunità sotto il particolare aspetto del suo essere ” VIA”

Noi, non siamo semplicemente “religiosi”, ma siamo discepoli di Cristo, di Cristo Risorto. Egli è la via, una via che cammina essa stessa con noi, è l’unica via che ci conduce al Padre.

La prima lettura parla della” via comunitaria”. Qualifica la missione del credente come

“sacerdotale” il suo è un sacerdozio santo” sacerdozio regale, sacerdozio santo”.

Ma da intendersi tale missione, non come “onorificenza” di cui il popolo di Dio possa menar vanto. la Chiesa è e resta sempre composta da chi era nelle tenebre un” non popolo” escluso dalla misericordia” e che , solo per grazia ha ottenuto misericordia, e che,  è diventato “popolo di Dio, stirpe eletta”.

Essa dovrà proclamare” le  meraviglie di Dio, non sè stessa.

La seconda lettura presenta la nostra vita cristiana.

Essa è una via di crescita in Cristo, Pietra viva, e nella chiesa, popolo sacerdotale., dato che i cristiani formano un tempio fatto non di sassi inanimati ma animati dallo Spirito e perciò ,”Spirituali”.

Dio abita in noi, non nelle pietre, abita con la fede e i Sacramenti nella nostra vita, animata dalla carità.

In Cristo si inizia la costruzione di un nuovo tipo di umanità.

IL Vangelo, infine è la presentazione  di Cristo “via”. Cristo “il nostro”, “il mio”, oggi vuol dire avere in Cristo, l’area della esperienza di Dio. Cristo, che cammina tra noi, è la nostra croce che si fa “resurrezione” attraverso la fedeltà al Padre. E’ vero con  il Battesimo siamo diventati “gente giustificata” ma fragile; come dei lattanti e, come è proprio dei bambini, gente destinata a crescere, a consolidare e a sviluppare il proprio organismo spirituale per raggiungere la completezza della maturità cristiana..

Sicchè, vivere è proprio un cammino di crescita.

Leggendo e meditando il brano del Vangelo odierno, si deve arrivare alla conclusione che in Gesù l’uomo trova quanto Dio solo può dare: la vita e la verità. Cristo rimane un passaggio obbligato per tutta l’umanità perchè è il luogo dove si trova manifesta  l’opera di Dio e il mediatore unico col padre: unico ma non isolato: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perchè io vado al Padre.”

Il mistero di Cristo si prolunga nelle opere dei discepoli. la sua vita è contagiosa, così anche il cristiano diventa, in quanto unito al Cristo “ VIA AL PADRE PER GLI ALTRI”.

BUONA DOMENICA

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7 Maggio 2017

 IV Domenica di Pasqua /A

 Giovanni 10,1-10

“In verità vi dico: chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore.

Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perchè conoscono la sua voce. Un estraneo, invece non lo seguiranno…

In verità io vi dico:Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che soni venuti prima di me sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.( Dal Vangelo)

Oggi celebriamo la Domenica del “Buon Pastore, abbinata alla preghiera per le” Vocazioni”.

E’ patetica e fortemente significativa l’immagine che Gesù fa di sè e di quelli che lo seguiranno nel tempo sia come pastore buono, che come pecore, che avranno bisogno di cure amorose.

Osservatore delle cose semplici, con lo scopo di descrivere l’intimo rapporto che deve intercorrere tra il Capo e le Membra di uno stesso corpo: “Pasci le mie pecorelle”. Così Gesù a Pietro nel Vangelo di Domenica scorsa, concludendo con la missione di pascere, che sarà il compito della Chiesa nella storia.

Oggi questo impegno viene ripreso sotto una luce particolare: la pastoralità; Gesù spiega ulteriormente e più precisamente cosa significhi pascere. Non solo la Chiesa ha una missione da compiere nella storia, ma di questa missione vengono esplicitate le note caratteristiche: Essa deve imitare il CRISTO.

Il pastore è colui che ha cura del gregge, lo conduce al pascolo e controlla i vari prodotti della pastorizia, così cura le sue pecore con attenzione al loro benessere fisico; tiene conto di quanto producono, tosando lana, mungendo il latte; si preoccupa del loro futuro in quanto ne cura la procreazione; programma il nutrimento, i pascoli in estate e fieno per l’inverno; le guida sulle strade nelle quali le portano alla transumanza.

Quanto detto da Gesù è una significativa allegoria riguardo alla vita dell’uomo e dell’Agnello, che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

Questo pastore che guida le sue pecore verso i pascoli rigogliosi è il Cristo; è Lui che con la sua voce indica quale strada percorrere, con quale prudenza camminare.

Ascoltare la sua voce è quindi una scelta di saggezza  per la pecora che deve cercare il proprio star bene, oggi e per il futuro.

La Parola di Dio è la guida vera, la voce con la quale il pastore indica le sue pecore, i sentieri da seguire; essa è una via talvolta ripida e tortuosa, ma alla fine si mostra come una via sicura.

Sicura nel contenuto, perchè rappresenta la  voce del Maestro. Sicura nel tempo perchè porta alla vita eterna e “nessuno le rapirà dalla mia mano”. E in questo traguardo, non si è lasciati soli. C’è un Pastore che è CRISTO.

Servire e non dominare il gregge; fedeli nel servizio pieno di amore, di benevolenza, dolcezza e pazienza. Guidare ponendosi non dietro, ma avanti al gregge, affrontando i lupi e i pericoli prima delle pecore. Essere pronto in una consumazione di amore anche dando la vita se ciò è necessario, per il proprio gregge.

E’ questo sforzo di identificazione col Pastore dei Pastori, Cristo, che costituisce il dramma di ogni vita sacerdotale. E’ questo gregge che insieme al Pastore costituisce la Chiesa, sposa di Cristo, oggetto di amore totale di ogni pastore di anime.

E’ questa chiesa che anch’io, ultimo dei pastori di anime, ho sposato nella mia giovane età di 22 anni nell’ormai 1947, e questa sposa voglio amare, servire, difendere e con lei intendo condividere  per tutta la vita.

BUONA DOMENICA

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Bloemaert – The-Emmaus – Disciples

III Domenica di Pasqua

30 aprile 2017

 

Luca 24,13-35

“In quello stesso giorno…due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus. Mentre discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava , con loro, ma i loro occhi erano incapaci di conoscerlo.

Egli disse loro: Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!

Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?

…Vicini al villaggio, Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perchè si fa sera…”

Egli restò. Quando fu a tavola con loro, prese il pane…lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista. (Dal Vangelo)

 

Nella liturgia della parola di questa domenica, dopo quella di Pasqua, emergono molti spunti di riflessione.

Nella prima lettera degli “Atti degli Apostoli (2,14-33)”spicca l’annuncio che Pietro dà agli Ebrei, e a tutta la gente: “Gesù di Nazareth, da voi ucciso, Dio lo ha risuscitato”. La morte è vinta! L’annuncio irrompe libero e potente.

Nella seconda lettura è ancora Pietro che ricorda ai fratelli perseguitati, la morte di Gesù e la sua Risurrezione, perchè la memoria di quel fatto sia di stimolo nel presente, a seguire Gesù nella tribolazione.

L’annuncio si fa “esortazione”per una condotta nuova in memoria di ciò che è accaduto.

Nel Vangelo abbiamo l’itinerario esemplare che l’uomo compie in virtù della grazia che Dio sa donare.

La proposta di riflessione può essere così presentata: Come è possibile riconoscere e  incontrare Cristo nel cammino di ogni giorno di ogni uomo?

Balza subito agli occhi di chi legge il brano del Vangelo odierno, che due discepoli sono in cammino continuo,  ma avevano perduto la loro guida e maestro cambiano direzione; all’inizio appare come fuga da Gerusalemme sotto il peso della tristezza, ma alla fine, vi sarà una conversione di marcia che farà ritornare i due viandanti di Emmaus alla Gerusalemme abbandonata, ma con tutt’altro spirito.

Concludendosi in una condivisione di fede, quindi, ad una Comunicazione di aver camminato con il Risorto, riconosciuto nello spezzare il pane”così come avvenne nell’ultima cena, e quindi, una conclusione in un clima di gioia e di festa.

Riflettendo sull’avvenimento, notiamo che il cammino compiuto “dai fuggitivi” è sotto il segno della parola: conversavano, discorrevano, discutevano.

L’incontro con Cristo, ignoto durante il percorso, consiste in un dialogo. Abbiamo notato che il tema del discorso che anima il cammino, non è su le cose banali, fantasiose, ma sull’accaduto, sull’evento: Cristo: (“Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele“) Tra l’inizio e la fine, nella continuità di un cammino e di un tema vitale, avviene il cambiamento.

In quella Locanda “dove si erano fermati per il pasto, avviene” un miracolo,”un riconoscimento, un aprirsi gli occhi, un vedere ciò che già esisteva nel loro quotidiano, nel loro cammino, ma non se ne rendevano conto”.

A questo punto avviene il dono della luce e chi la dona non può essere che Gesù stesso. Gesù, da viandante, ascolta, poi parla e, infine diventa primo protagonista.

Una lezione per i due, per noi singoli e comunità che attraverso l’ascolto della Parola e il Pane spezzato nell’Eucarestia, si trova Cristo: quindi la propria identità e il senso dello scorrere del proprio cammino nella vita.

                                              BUONA DOMENICA

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Hendrick ter Brugghen – The incredulity of Saint Thomas

23 aprile 2017

 II domenica dopo PASQUA  /A

 Giovanni 20

 “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo : Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…

Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro. Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò.

Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio  Signore e mio Dio! Gesù gli disse.  Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!  ( Dal Vangelo)

 

IL Cenacolo, una semplice sala di un edificio della vecchia Gerusalemme, è popolata di ricordi cristiani…Là, infatti, si è celebrata l’Eucarestia, là si è istituito il sacerdozio, là è stato donato lo Spirito Santo, là si è offerto all’umanità il Sacramento della Riconciliazione (Ravasi). Il Sacramento dello Spirito oltre al giorno della Pentecoste, è conferito nello stesso giorno della Risurrezione di Cristo.

Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste, sono caratterizzate, nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò ,perchè con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei “tempi nuovi”posti in ” novità di vita”.

Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva il comportamento di gente da Nuovo Testamento.

Ecco allora che, le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo di vivere la nuova vita nata dalla Pasqua.

La seconda lettura ci ha  messo in evidenza che. come cristiani, noi siamo nati a Pasqua” rigenerati mediante la Risurrezione”sacramentalmente per il Battesimo, esistenzialmente per la fede.

Solo quando la Risurrezione di Gesù è diventata un avvenimento reale “per noi”ha dato, senso e finalità alla nostra esistenza, siamo nati alla vita nuova.

E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù:“Beati quelli che, pur non avendo visto crederanno e amiamo Gesù pur senza averlo visto” (sec. lett.).

La fede pasquale ci dona “occhi nuovi” per vedere la realtà vera al di sotto, o al di là della superficie.

Siamo consapevoli che “credere è difficile. Non credere è impossibile” (Victor Hugo.  E ancora che: ” Credere è anche essere capaci di convivere con i propri dubbi” (Guardini).

Credere senza l’orgoglio di credere; credere senza vedere e toccare…

Ma una cosa non dobbiamo mai dimenticare: “Credere significa riconoscere che siamo amati”(Mauriac”..Sì, Dio crede in noi e ci ama.

Dalla Pasqua di Cristo ha inizio un movimento di persone rinnovate nei loro rapporti interpersonali.

Chi ha incontrato Lui nella fede sa assumere i suoi medesimi atteggiamenti di perdono di riconciliazione, di servizio, di amore dovunque e con chiunque.

Così alla domanda iniziale: quale uomo è nato a Pasqua?

E’ un uomo in missione di salvezza a nome del Risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, così come lui ” credendo che Gesù è  Cristo, è il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome.”

Buona Domenica

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Raffellino del Garbo, Resurrezione, 1510

 

16 APRILE 2017

DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE / A

 “Un Angelo sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era sepolto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti”.(Dal Vangelo)

 

Un giornalista scrivendo un articolo sulla Pasqua inizia col riportare un dialogo avuto con suo figlio. La mattina a Pasqua.

“Mio figlio, stamane, mi ha domandato: “Perchè è Pasqua? Che cosa significa: è Pasqua?

Già, perchè è Pasqua. Non mi è facile spiegarlo. In verità mi sembra  di non saperlo, di essermelo dimenticato.

Intorno trovo soltanto gente che non lo sa, che se lo è dimenticato, forse non lo ha mai saputo. C’è il calendario, certamente c’è la festa, anzi, per essere esatti, la festività: non si lavora, si va alla gita, forse anche alla Messa. Si incontrano persone che dicono: “Auguri, Buona Pasqua” e tirano avanti. Si avrebbe voglia di fermarle, di restituire la domanda di mio figlio.

A me sembra che molta gente che aveva il ricordo di Cristo e della Pasqua non sappia più dove questo Gesù e la sua Pasqua siano stati collocati nel corso della propria vita.

Se c’è un dramma nella vita, questo è causato da un vuoto che fa vivere nella incertezza e spinge a cercare un surrogato di potere, in contrapposizione, di intolleranza, di violenza, scartando quella vita nuova che la Pasqua di Cristo e nostra, vuole significare.

Buona Pasqua, proviamo a spiegarci la parola.

Noi la diciamo in un giorno dell’anno, di un anno fatto di errori, di soprusi, di paure, di incertezze, di gesti con i quali ho trattato gli altri come oggetti, piacevoli-spiacevoli, come ostacoli, o come vantaggi.

La diciamo in un giorno dell’anno che la nostra cosiddetta civiltà, ha scelto per ricordare un altro giorno nel quale Dio ha proclamato innocente e santo davanti al mondo un uomo condannato e ucciso come malfattore.

Un giorno nel quale un uomo aveva vinto la morte, perchè il Padre lo aveva amato più della morte.

Per molti di noi, questo uomo è come il Padre, Dio, che significa l’essere che viene prima del tempo e continua dopo il tempo.

Buona Pasqua, allora, significa soprattutto: Ti amo; amo te, che sei lì, e mi sbarri la strada. Teche mi rubi la carriera; te che mi fai soffrire; te che sei fastidioso, te che ti rifugi nel mio paese.

La grande frattura, adesso, è proprio tra il dire il fare; fra la pagliuzza e la trave.

Quell’uomo ucciso sul Golgota, aveva trascinato una folla dietro di sè, con parole nuove che gli spianarono la via del sacrificio e quando il sacrificio fu maturo, anzichè sottrarsi, lo accettò, come fosse giusto.

Così la più clamorosa ingiustizia profana della storia sacra: senza morte, non poteva esserci Risurrezione.

Forse quella gente di cui parlava il citato  giornalista all’inizio dell’omelia, si era dimenticato la Pasqua, perchè aveva da tempo cancellato il “ Venerdì   Santo” e si era messo a “.. giocare a dadi con i soldati”.

Per il credente e anche per il non credente “Buona Pasqua” vuole, innanzitutto, significarci che tale augurio è la festa del “cantico nuovo” la festa della vita e di Cristo e di tutta l’umanità. Il Cantico dell’Alleluia è il significato che esprime gioia e freschezza: “So che cercate Gesù Crocifisso”, dice l’Angelo alle donne, non è qui. E’ RISORTO!

E’ “lassù” nella gloria del Padre Colui che “è vivo” ed è in mezzo noi per sempre (Ravasi).

La Buona Pasqua che auguro a tutti voi con tanto affetto, porti serenità, salute del corpo e dello spirito.

 ALLELUIA

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Santi di Tito, Cristo entra in Gerusalemme, 1570 circa

9 Aprile 2017

 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

Matteo 26,14-27,66

Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son   portata  fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

BUONA    SETTIMANA  SANTA

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Antonio Calegari – La Resurrezione di Lazzaro 1779

2 Aprile 2017

 V domenica di Quaresima /A

 

Giovanni 11,1-  45

“Gesù disse a Marta: Tuo fratello risusciterà.

Gli rispose Marta: So che risusciterà nell’ultimo giorno. Gesù disse: Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno…

E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro vieni fuori !Il morto uscì coi piedi e le mani avvolti in bende e il volto coperto da un sudario”.

                                                                                             (Dal  Vangelo )

I segni dell’acqua e della luce delle domeniche precedenti, sfociano nel discorso  della VITA e della RESURREZIONE.

Acqua e luce sono soltanto segni, dato che Gesù non è nè acqua nè luce, ma è vita e risurrezione.

Un acuto osservatore, “Pronzato”, così commenta la pagina del Vangelo odierno: Gesù risulta insopportabile per certe mentalità, perchè ama la vita, benedice la vita, sente la morte come un’assurdità, un insulto, una cosa intollerabile…Lui non predica l’accettazione della morte, ma insegna ad amare la vita”. Ne è segno il grido: Alzati, vieni fuori”.

E’  una parole che scuote, anche se noi ci contentiamo di una vita” come viene”, come si usa dire tiriamo a campare.

Quanta ricchezza trascurata! Al contrario Gesù ci fa capire che Dio è il nuovo centro dal quale si coglie il senso della vita. Ma quale Dio? Non un Dio qualunque, un Dio generico, costruito dalla propria immaginazione, ma il Dio di Gesù Cristo, cioè: il Dio al quale è stato fedele Gesù, (Morte) e il quale è stato fedele a Gesù,(Risurrezione).

Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e a Lazzaro, eppure non raccoglie subito l’invito della sorelle: Si trattiene due giorni ancora, si direbbe che lo lascia morire.

Sono questi gli apparenti silenzi di Dio dinanzi all’assurdo  di certe morti.

La morte è morte e basta! Non l’ha scelta Dio, siamo stati noi e da quel dì, la morte fa il suo inesorabile corso.

Anche il Verbo di Dio facendosi” carne”, cioè uomo debole e mortale, non ha saltato la morte e neppure l’ha snobbata.

La morte, ancor più la morte di un amico, lo sorprende e lo scuote nel profondo.

La Vita, che è il dono più grande fatto all’uomo, appassionava Gesù, lo esaltava.

La morte, che è il terrore più cupo, lo sconvolge.

Ecco perciò , la forza di quel grido elevato a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori.”

Ci sforzeremo di capire dal Vangelo il senso della Resurrezione operata da Cristo, non un segno-promessa per il futuro ma come segno profezia del presente: La vita  nuova che Cristo ci dona è già presente in chi crede in Lui che è “la Risurrezione e la Vita”.

La comunione con Cristo, che è appunto la vita piena e, non soltanto in senso biologico, bensì nel senso totale di  trionfo del positivo sul

negativo, del bene sul male, dello spirituale sul materiale.

La vita nuova che Cristo ci dona non riguarda solo la sfera spirituale, ma tutto l’uomo. Ha la sua radice profonda nel cuore dell’uomo, cioè nella capacità di dare un senso nuovo alla propria vita nella donazione completa di sè a Dio e ai fratelli. Cristo grida, ad ogni persona : vieni fuori dal sonno, dalla passività, dalla pesantezza, dalla mediocrità; vieni fuori da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità; smettila di morire.

E’ ora di vivere, di partecipare alla Risurrezione.

Ad un cristiano poi, non è consentito di vivacchiare. Avete sentito S. Paolo nella seconda lettura:” lo Spirito abita in voi, e lo Spirito è vita. Alzati tu che dormi, vieni fuori: non piegarti sulle debolezze e i dubbi che provi; vivi in pienezza!

Non aspettiamo l’altra vita per capire questa, viviamo in piedi in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo.

                                          BUONA QUARESIMA

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El Greco – Guarigione del cieco, Galleria Nazionale di Parma

26 marzo 2017

 IV DOMENICA DI QUARESIMA /A

Giovanni 9,1-41

“Gesù passando, vide un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa inviato).

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini gli chiesero: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo  ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Condussero il cieco dai farisei che gli chiesero: Tu che dici di lui dal momento che ti ha aperto gli occhi? Egli rispose: E’ un profeta! Ed essi lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo gli disse: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Egli rispose: E chi è perchè creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te. Ed egli disse: Io credo Signore! E gli si prostrò innanzi”. (dal Vangelo)

Siamo sempre in prospettiva pasquale. Domenica scorsa il tema dell’acqua che dà vita allo spirito. Oggi quello della luce.

E’ tempo di decidersi: decidersi per la fede, dicevamo domenica passata commentando il brano della Samaritana.

Ma, decidersi,quando? Subito! “finchè giorno”, dice Gesù, prima che venga la notte occupata dalle tenebre”.

La fretta non è soltanto di Gesù, la cui giornata, donatagli per compiere le opere di Dio, volge alla sera. Il plurale (V.4) “compiamo” così come altri brani del Vangelo, è un plurale “comunitario” rivolto alla comunità dei credenti, cosicché tutti siamo compromessi.

“Ancora per poco tempo la luce è con voi, camminate mentre avete la luce, perchè non vi sorprendano le tenebre”.

Il tempo quaresimale, è tempo privilegiato e quindi, limitato per aprirsi alla luce.

Il tempo è davvero breve: si pensi alle tante occasioni perdute, o alle numerose porte che, ieri, parevano aperte e oggi appaiono  sbarrate, c’è sempre un troppo tardi, non solo per i giudei del tempo del Signore, ma anche per ogni credente e per la stessa comunità-

Il racconto del cieco-nato, non fa che tradurre in storia concreta l’autorivelazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo”.

Ogni uomo è tenebra, cioè, è strutturato dall’esistenza che resta enigma a sè stessa, che è cieca e sbaglia la propria via e approda alla morte. Ma nel mondo umano è disceso il verbo di Dio che illumina ogni uomo, e che è l’unica luce di Dio e che, a differenza di tutte le ideologie, rende comprensibile l’esistenza e con essa la vita. Infatti la luce è anche simbolo della salvezza totale.

Gesù Cristo è il profondo conoscitore dell’uomo, colui che rivela l’uomo a se stesso: “Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

La storia del cieco-nato è un capolavoro d’ingenuità, candore e determinazione, scelta di valori scoperti con un minimo di buonsenso e di onestà. Che parlano da sè .

I cavilli non riescono ad abbattere questo uomo vero, disponibile che gode della verità da qualunque parte gli provenga .”Una cosa so: ero cieco e ora ci vedo”.

Il racconto dei farisei mette bene in luce le radici della colpevole cecità dei farisei e di chi a loro si rassomigliano.

Restano imprigionati staticamente nel passato e dentro di sè . A costoro dice bene S. Paolo nella seconda lettura di oggi “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà”e Bossuet insiste:L’uomo prevenuto non ascolta, è sordo”.

I farisei si proclamano interpreti autorevoli delle scritture, sanno già tutto, nessuno può loro insegnare nulla, non cercano tutta la verità e proprio in questo consiste la loro cecità e il loro peccato.

Einstein  ci direbbe che: E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio”.

Severo avvertimento offerto a tanta gente cosiddetta “religiosa” di ogni tempo; gente avvezza a ricorrere a tutte le sottigliezze per scusarsi, gente terribilmente sicura che, né la Parola di Dio, né quella della Chiesa riescono più  a sorprenderli e ad appassionarli.

Ma nonostante le nostre problematiche situazioni, Cristo prosegue a  ripeterci: “Voi siete la luce del mondo”. Non burocrati delle regole e analfabeti nel cuore, ma semplicemente luce.

Buona Domenica

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19 Marzo 2017

 III DOMENICA DI QUARESIMA  /A

 GIOVANNI 4,5-42

 “Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar al pozzo di Giacobbe.

Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua…Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua, avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gli disse la donna: I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le rispose: Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme, adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perchè il Padre cerca tali adoratori.”

(Il Vangelo).

Il nostro cammino verso la Pasqua ci pone nella situazione degli Ebrei nel deserto (prima lett.) continua  tensione tra  la nostalgia di ciò che s’è lasciato e la speranza di un avvenire migliore, promesso da Dio, ma non ancora assaporato.

Oggi, dalle letture della liturgia, ci viene presentato il mistero dell’acqua e il dono della grazia. Spesso a quella terra riarsa, spaccata dal calore del sole e incapace di far germogliare quelle possibilità di vita che sono nel suo interno manca di quell’elemento necessario che ci fa gridare verso il Signore: “Dacci dell’acqua perchè possiamo bere” perchè la spaccatura si ricongiunga con l’acqua che scorre al suo interno e, le zolle possano dar vita a tutte le potenzialità presenti al suo interno.

La speranza non può riposare che nel Signore: “Egli spaccò le rocce nel deserto, e li dissetò”.

E’ questa, un’allegoria che può configurare frequentemente lo stato d’animo di chi, sfiduciato di tutto, non ha più, quell’acqua viva della grazia che mette in azione il suo assopimento.

Il racconto presentato dal brano è un capolavoro di psicologia.

Vicino ad un pozzo (quello di Giacobbe)  nell’ora più calda, una donna incontra un uomo che stravolge la sua vita.

Non era un incontro programmato. Cristo non aspettava una peccatrice, e la donna, non aspettava certo un profeta, ma era lì per attingere acqua. il suo problema non erano i suoi peccati, ma l’acqua.

Ma l’incontro con Cristo non è  mai  innocuo: obbliga a cambiare. Donna di cinque mariti. Aveva vissuti tanti amori. Ma come dice Mazzolari” Con tanti amori è rimasta nel deserto dell’amore”.

Gesù non condanna la donna. Non condanna mai nessuno. La sua tattica è quella di scavare nel cuore dell’uomo, fargli prendere coscienza della sua grandezza, e rivelargli le sue potenzialità.

Ecco cosa succede quando si incontra Cristo: la vita cambia” Se tu conoscessi il dono di Dio…!

Nel nostro Battesimo l’acqua versata sul nostro capo, è stata quella che, dopo la vita naturale, ci ha fatto rinascere alla vita soprannaturale.

Constatiamo come la società di oggi, dimenticando i valori sostanziali della sua vita spirituale, soffre la febbre dell’inquietudine. Eliminate certe preziosità si rimane vuoti specialmente nei momenti di bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi per continuare la vita con serenità.

La Samaritana non riusciva ad afferrare, così come l’uomo del benessere, ciò che disseta in una vita destinata all’eterno.

“Se tu conoscessi il dono di Dio “è l’inconscio della donna di Samaria, e anche il nostro basterebbe volerlo, è già presente, è qui: “Il Messia sono io che ti parlo”.

Il progetto per la vita umana è qui, è Lui, c’è solo da capirlo, accoglierlo con amore, tradurlo nell’esistenza e nella storia.

Non è più tempo di attesa, è tempo di decisione, è tempo di fede.

Con una frase di S. Agostino, con poche parole, riassumiamo il contenuto del brano: “Colui che domandava da bere, aveva sete della fede della Samaritana.

Buona Domenica

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Trasfigurazione di Cristo – Bellini museo di Capodimonte

12 Marzo 2017

 II DOMENICA DI QUARESIMA  /A

 

Matteo 17,1-9

“Gesù prese con sè Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui ma Pietro disse a Gesù; Signore è bello per noi restare qui; se vuoi farò tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.

Stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto,    

                                        ASCOLTATELO”

                                                                           (Dal Vangelo)

I discepoli di Gesù avevano bisogno di un unico incoraggiamento. Così come ne abbiamo bisogno noi se sono state prese sul serio le prove della nostra fede.

Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. Le loro attese venivano deluse, e il domani appariva incerto. Questa esperienza di incertezza e timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte.

E’ successo anche ad Abramo ( prima lettura), un personaggio di duemila anni a. C. capostipite del popolo eletto che lascia patria, casa, parenti: prototipo di tutte le chiamate da parte di Dio, così come Paolo, costituito araldo Apostolo, maestro per speciale volere di Dio.

Si rischia quando si ha una speranza, ci si compromette quando si ha una prospettiva. Il Signore non lascia senza promessa i suoi discepoli. Non li conduce su una strada senza sbocco, non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte Tabor. “E’ bello stare qui…Facciamo tre tende”. La terra toccava il cielo, e il cielo baciava la terra. Non c’erano più dubbi anche se quel momento, d’estasi, è soltanto un istante.

Bisogna ridiscendere al piano, fra le strade polverose, sotto il sole, tra la gente. Gesù dice che bisogna continuare la strada presso Gerusalemme.

E’ un altro monte quello della città santa, che aspetta una proposta che aiuti a ritrovare le vie di Dio. Il pellegrinaggio della fatica, dopo l’attimo d’intimità con Dio, riparte con quel volto trasfigurato nel cuore, il volto di un incompreso che va verso la condanna.

Saranno state allucinanti per Pietro, specialmente il comando espresso da Gesù: “Alzatevi, andiamo!”

Bisogna camminare, andare, bisogna staccarsi dalle comodità, dalle abitudini

Questa è la fede: un cammino. Costa, ma senza questo prezzo, non c’è salvezza.

Purtroppo, a noi piace una fede comoda; mediocrità che è sempre in agguato.

Ma la fede non è un “possesso”. E’ un’esperienza da vivere, faticosamente, giorno dopo giorno. E’ ” vecchio nel cuore”, chi desidera che la vita si svolga identica al passato”. A furia di star fermi nella fede si rischia la paralisi della fede.

Siamo in Quaresima e l’invito di Dio, nel Vangelo è solenne e perentorio. Esso cade nel momento propizio non solo ai tre presenti sul Tabor, ma prezioso per tutti quelli che intendono valorizzare questo tempo quaresimale, per ripulire il proprio animo di tutte quelle idee e pensieri che durante un anno non hanno dato un assetto valido alla propria esistenza. La parola del Padre è una sola.

   ASCOLTATELO!

Facciamo un proposito Quaresimale: asteniamoci dalle parole inutili, dalle parole cattive, dalle parole vuote, dal pettegolezzo, riduciamo il chiacchiericcio, e soprattutto, ascoltiamo in silenzio, Dio e gli altri

“Facciamo il digiuno del telefonino : il silenzio parlerà.

Concludiamo con una costatazione del pensatore Confucio (un pagano):  “La ragione per cui gli altri evitavano di buttar fuori parole, era perchè avevano vergogna che, lanciate le parole non ci fosse la possibilità di raggiungerle”.

 BUONA QUARESIMA

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Duccio di Buoninsegna – La tentazione di Cristo sul monte

5 Marzo 2017

 I DOMENICA DI QUARESIMA /A

 

MATTEO 4,1-11

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli si accostò e gli disse: Se sei il figlio di Dio, dì a questi sassi di diventare pane…

Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Il diavolo lo condusse poi nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei figlio di Dio, gettati giù, perchè sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede. Gesù gli rispose: Sta scritto anche: ” Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, Satana!” Sta scritto, infatti,: “Il Signore, Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. (Dal Vangelo)

La QUARESIMA si apre con la scena grandiosa delle tentazioni che Matteo costruisce in tre atti che hanno come fondale rispettivamente il deserto, il tempio di Gerusalemme e un monte altissimo.

Il deserto, nella tradizione biblica ha un doppio senso: il primo è che il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, dell’ intimità con lui, del dialogo contemplativo quasi un prolungamento del paradiso perduto.

Il secondo senso è quello del deserto come “terra inospitale, arida, dura dove tutto parla di morte. E’ l’antico Eden, dominio dei demoni. luogo dove occorre affrontare il combattimento contro l’Avversario.

Quindi luogo di benedizione e di maledizione al tempo stesso.

La tentazione non è lo scandalo e neppure l’incitazione al male. Si tratta di potenzialità con incitamento al male.

Si tratta di una potenza in azione con l’intenzione precisa di spezzare, di separare, o, “prova”( notata nel Vangelo ) di una cosa o persona per saggiarne la resistenza, come quella di provare la resistenza di un tessuto.

Nel racconto del Vangelo, il tentatore per eccellenza, cerca di separare Gesù dal progetto del Padre, ossia, dalla strada di un Messia sofferente, umiliato, rifiutato, e fargli prendere un cammino di facilità, di successo, di potenza.

Abbiamo notato come il dialogo si svolge a colpi di citazioni delle Sacre scritture . Il diavolo per staccare Gesù dalla via della Croce gli propone le varie speranze messianiche del tempo, come benessere economico, fede miracolistica, potere politico o dominio con la forza, (Sono le tentazioni di oggi e di sempre e che stiamo sorseggiando con le droghe, il ladrocinio, la violenza, la sopraffazione sull’altro e tante altre sfumature).

Gesù, specie nella Quaresima, ci invita a riflettere e a vincere le suggestioni del male.

Come Lui, dovremmo respingere ciò che è indecoroso e cattiveria e ribadire la propria volontà di seguire la via stabilita dal Padre anche se non coincide con la moda poco rassicurante del mondo che ci circonda.

Gesù ci ricorda che ” non di solo pane vive l’uomo, ossia, che l’uomo è più dello stomaco, e dovrebbe imparare ad avere più fame e sete di Dio. Che la strada della fede passa anche attraverso i silenzi di Dio, il buio, il dubbio, le contraddizioni, ma l’insegnamento di Gesù risulta veramente esemplare e non consente dubbi e esitazioni.

Ogni cristiano è invitato a fare i conti con la scena che si svolge nel deserto per recuperare il senso genuino del proprio compito e della propria presenza nel mondo.

E’ vero, Gesù, un giorno moltiplicherà i pani, non dai sassi, ma da una condivisione del poco pane di un ragazzo.

Si inginocchierà, non di fronte a Satana, ma davanti agli Apostoli per lavar loro, i piedi.

Sarà innalzato, ma non sul pinnacolo del tempio, bensì sulla Croce indicando, così, ai suoi seguaci che, per entrare nella vita piena, occorre imboccare la scomoda strada del Calvario.

 BUONA QUARESIMA

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26 febbraio 2017

 VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

Matteo 6, 24-34

“Gesù disse ai suoi discepoli; “Nessuno può servire a due padroni, perchè  odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita  non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

Non contate voi forse più di loro? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non mietono. Eppure neanche Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro.

Ora se Dio veste l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque, dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?

 Che cosa indosseremo? Il Padre  vostro Celeste infatti sa che ne avete bisogno”.                                                                                         

             ( Dal Vangelo)

Il Vangelo di questa domenica ci fa pregustare come in una solenne sinfonia, la varietà dei colori con i quali annualmente si ammanta la nostra terra mentre esprime la gratuità della multiforme ricchezza regalata all’uomo che sa osservare il miracolo di ogni stagione. Una provvidenza immensa che nutre ogni creatura nella sua molteplice varietà di cibo e bellezza.

Quel buon Dio che ha creato l’universo, ha pensato al piccolo -grande uomo al quale ha affidato la custodia di tale tesoro perchè lo custodisse, senza intaccarne lo specifico della sua specie come terra, mari, montagne, ghiacciai, boschi e i rispettivi abitanti: uomini, donne e animali di ogni razza.

Col brano odierno del Vangelo, il “Discorso della montagna”delle domeniche passate giunge al suo apice invitando ad una scelta che sia  confidente abbandono all’amore in Dio, in modo da ispirare la vita ad un filiale rapporto con Lui.

Molto spesso si sente ripetere che il messaggio cristiano è allergico alla gioia; che esiste incompatibilità tra Cristo e il piacere. (Basterebbe ascoltare il “Kyrie, Sanctus-Benedictus” della Messa in si minore del grande Bach per smentire l’assurdità della Chiesa allergica alla gioia).

Una specifica allergia la troviamo, però, in una frase del Vangelo odierno

dove viene  affermato un’unica radicale incompatibilità che è quella tra Dio e il denaro.

Infatti Gesù parla di una scelta decisiva che l’uomo deve fare, e ne parla con parole forti, come quella di servire” un solo padrone”.

Il dilemma è chiaro: o si ripone la propria fiducia in Dio oppure nella ricchezza. Non ci può essere l’uno e l’altro, ma o l’uno o l’altro.

Così comprendiamo il peccato originale del ricco che consiste nel mettere tra parentesi Dio. Un cuore occupato dal denaro è un cuore vuoto di Dio.

Cristo non si scaglia contro i ricchi in quanto categoria sociale, ma in quanto espressione di un atteggiamento che svuota il contenuto essenziale della fede.

Significativo e rassicurante l’invito di Gesù che incoraggia a non affannarsi. La fede si oppone all’angoscia, all’ossessione, all’inquietudine.

Insiste, Gesù,  sull’esigenza di affidarsi al Padre celeste, il quale provvede tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tuttavia invita l’uomo a fare la sua parte, non ci dispensa dal nostro impegno che deve rimanere responsabile e sereno.

Il credente si fida dell’amore del Padre  e tuttavia è invitato a darsi da fare. L a fede nella Provvidenza non dispensa il discepolo dal lavoro; il suo impegno rimane serio e sereno.

Osserviamo per un attimo l’impegno e il risultato ottenuto da personaggi e Santi del nostro tempo come l’opera del Cottolengo di don Orione, don Zeno, Madre Teresa di Calcutta , Padre Pio da Pietralcina e di tanti altri sparsi per il  mondo.

Soltanto questi credenti nella Provvidenza sono in grado di documentare se la pagina evangelica è poesia, oppure realtà.

Il detto popolare con cui concludiamo la riflessione sintetizza molto bene sia la Provvidenza di Dio, come l’impegno dell’uomo.

“Dio provvede il cibo agli uccelli ma non glielo mette nel nido”.

Buona Domenica

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Duccio di Buoninsegna – Crocifissione

19 Febbraio 2017

 VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo  5, 38- 48

 “Gesù disse ai suoi discepoli: Avete inteso che fu detto agli antichi; occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra tu porgigli anche l’altra; a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli…”

                                                                               ( dal Vangelo)

La liturgia della Parola, oggi, è tutta protesa a definire, con i sacri testi, l’universale “regola d’oro” punta di diamante di tutto il  “Discorso della montagna” e di tutta la vita di Cristo incentrata sulla radicalità di quella via dell’amore verso il prossimo commisurato all’amore che il Padre Celeste ha verso l’umanità.

Quindi non un amore limitato a connazionali e amici, ma a tutti, senza barriere , fino ad  includere quelli che vengono definiti” nemici”. Troviamo descritto, questo travolgimento, nel Vangelo di questa domenica.

Già nel libro del Levitico (A. T.) Dio aveva comandato agli Israeliti: “Siate Santi, perchè io il Signore vostro Dio, sono Santo”.

Con più intima familiarità e con altro linguaggio più universale ed essenziale Gesù comanda ai Discepoli qualcosa di simile: ” Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro Celeste”.

E la perfezione di Dio coincide, qui,  con il suo amore per gli uomini. Perciò l’assimilazione a Dio, da parte del discepolo, sta sulla via dell’amore fraterno: ” amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perchè siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i” malvagi”

Anche il comando di amare il prossimo si trova nel Levitico, ma viene corretta l’interpretazione .

Per “prossimo” si intendeva, infatti. solo chi apparteneva ai figli di Abramo, chi condivideva, cioè, la stessa fede, la medesima patria.

Gesù dichiara, invece, che” prossimo” è ogni uomo, senza limiti di nazionalità o di religione, ivi compresi esplicitamente, i nemici.amore che egli insegna, non ha confini: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli che cosa fate di straordinario”?

Così l’amore cristiano non è interessato, ma con cuore mite, non opponendo violenza, ma conformandosi all’agire del Padre che sta nei cieli.

C’è, dunque, un amore che non resta sopraffatto dal male, che non si lascia vincere ed ha la capacità di cercare rapporti nuovi, di trasformare il nemico in un fratello.

La civiltà dell’amore è lenta, ma scende nella profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo. Non si basa sulle rivoluzioni, successi immediati e temporanei; ama, invece un’evoluzione con la garanzia di una lunga durata perchè deve cambiare il cuore dell’uomo, e allora tutto sarà possibile.

L’amore che si fa segno e testimoianza può diventare una forza travolgente che cambia situazioni ritenute immodificabili.

Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso quale era l’impero romano.

Si pensi ad un Gandhy, alla protesta, non violenta di un Martin Luther King, per l’emarginazione negra; ad un crollo della dittatura comunista; ad un Papa Giovanni e a madre Teresa di Calcutta, ed a tanti altri.

Di fronte a questa forza, la potenza è debolezza e perciò destinata a perdere!

Nel concludere questa basilare pagina del Vangelo vi invito a rifletterla e a capirla, non interrogando la propria sensibilità, ma guardando la persona di Gesù. Si è autodefinito” mite ed umile di cuore e ha avuto la sua sanzione sulla croce quando , agonizzando, intercede e perdona i suoi crocefissori, e scusandoli dirà che ” che non sanno quello che fanno”, ma chi non si lascia colpire dalla crocefissione di Gesù, non può interiorizzare la frase di S. Agostino che dice:”Chi non si desta ad un potente tuono, non dorme, ma è morto”.

Buona Domenica

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12 FEBBRAIO 2017

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 5,17-18

“Gesù disse ai suoi discepoli:  Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.  In verità io vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge senza che tutto sia avvenuto.

…Sia il vostro parlare: “Sì,sì”, “No,no”; il di più viene dal maligno.

                                                                                              (dal Vangelo)

Il livello in cui si pone nel brano evangelico Gesù e al quale richiama i discepoli, è di un livello dottrinale e morale di un’altezza sconfinata.

Gesù non si richiama al Dio dell’Esodo, al Dio che aveva tratto il suo popolo dalla schiavitù e gli aveva rivelato la propria legge nel deserto. Si appella al Dio “ che fa sorgere il suo sole e manda la sua pioggia anche a coloro che l’offendono e lo bestemmiano”.  Gesù si richiama al Dio che si mostra misericordioso e fedele, ad ogni popolo e ad ogni cuore, e che si fa  Padre della tenerezza infinita per i discepoli.

Il dovere assoluto e unico dei figli di Dio è quello di imitare il Padre.

Gesù si trasformerà in fermento permanente, in rinnovatore dell’umanità.

La nuova Legge include e supera i comandi del Decalogo, che diviene insufficiente e inadeguato. Gesù è venuto a dare compimento, non ad abolire.

Ognuno di noi può approfondire quello che tocca più vicino la nostra esperienza. Gesù ha dato tutto e chiede tutto in radicalità, coerenza, fedeltà piena: Non si può onorare Dio e non essere in armonia con il fratello.

L’amore è il primo debito che abbiamo. Nessuna legge può sostituire e violare la coscienza. E’ per questo che Dio ha voluto dare una legge, uguale per tutti e che tutti siano obbligati ad osservare. Ma Dio non obbliga: “ Se vuoi essere fedele dipende dal tuo buon volere ( prima lettura).

La coscienza non impedisce di commettere il peccato, impedisce  solo di goderne in pace.

Impedisce che ci addormentiamo pensando di aver fatto una cosa giusta. Come dice Paschal : La coscienza è il miglior libro di morale che abbiamo, e quello che si deve consultare di più.”

Qualche volta la ragione ci può ingannare, la coscienza, mai.

Quando Dio creò l’uomo, mise in lui una scintilla, viva e brillante, perchè illuminasse il suo spirito e gli desse il discernimento tra il bene e il male( coscienza), legge innata presente in noi e che ci distingue dagli animali.

Purtroppo possiamo oscurarla, lasciando spazio al piacere immediato, alla superficialità, all’egoismo.

Qualcuno ha ironizzato: “La coscienza, per certe persone è la sostanza più elastica del mondo: oggi, non potete stenderla su una buca di talpa, domani, nasconde una montagna.”

La conclusione non può essere, che quella propostaci dal Figlio di Dio, che impegna ogni essere umano a fare un passo avanti nella fraternità, nell’amore, nella verità sia verso l’uomo come verso il Dio di Gesù Cristo.

Buona Domenica

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5 febbraio 2017

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 5,13-16

“Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

                                                                                              (dal Vangelo)

Dopo la proclamazione delle “Beatitudini” della scorsa domenica  dove Gesù ha dettato la regola per chi vuol seguirlo, in questa domenica passa a dire ai suoi seguaci che cosa devono rappresentare nel mondo servendosi di due metafore: il Sale e la Luce; bastano questi accenni per metterci sotto accusa.

In termini spiccioli il non cristiano, vedendo il cristiano, dovrebbe sentirsi invogliato a seguirlo.

Se questo non succede, vuol dire, che la fede di quel cristiano  è insipida, non saporita.

Il cristiano, col suo coerente comportamento dovrebbe diventare polo di attrazione, far intendere, (senza prediche) che, aderire a Cristo, dà gusto, si è più sereni, più contenti: far sentire il fascino del cristianesimo. E’ così?

In molti casi, certamente! Questo spiegano conversioni, ritorni, vocazioni speciali, l’interesse nel mondo, anche fuori dell’area cristiana.

Ma quanto più si potrebbe ottenere se ognuno di noi vivesse realmente la sua fede!

Troviamo infatti un cristianesimo attraente e un cristianesimo scostante. E’ scostante quello che si basa solo come culto e, del culto, in fondo Dio non ha bisogno a differenza dell’uomo ma a patto che il culto incida sulla vita, sia momento di penetrare la fede insieme ad una crescita interiore. Venendo  a  mancare questa interiorità il culto diventa fastidioso.

Scostante è ancora il cristianesimo moralistico articolato solo su precetti: questo si può fare, quello no…….

Come dev’essere un cristianesimo attraente; Aperto e coraggioso

Il profeta Isaia nella prima lettura della Domenica affronta il problema e ci invita con queste parole: ”spezza il tuo pane con l’affamato; introduci in casa i miseri senzatetto (sembra che viva il nostro tempo); vesti il nudo”…

Nella seconda lettura troviamo il grande convertito Paolo, il quale dopo l’esito negativo del dotto discorso nell’Areopago di Atene mette da parte ogni pregio retorico e va all’essenziale presentando Cristo Crocifisso e basta, che ha costituito il segreto del successo.

Le metafore delle quali si è servito Gesù nel Vangelo sono impietose per i cristiani di” nome”.

Il sale diluito e la lampada da 5 watt, non servono e non piacciono, lo ha affermato Gesù e lo conferma l’esperienza.

Il seguace di Cristo, così come il sale, deve  abbandonare la saliera ed essere gettato nella pasta per dare sapore; con questa immagine Gesù voleva farci capire che il suo seguace e la Chiesa, devono dissolversi in un intenso contatto con il mondo; diversamente, come il sale diventato insipido, saremo calpestati e rifiutati.

Se il seguace di Cristo e la Chiesa avranno dato sapore, sapranno essere anche Luce, e la luce si vede nell’oscurità. Anche una piccola luce dà direzione ad una grande marcia. Se la luce c’è, la vedranno! Dove?

Nelle nostre opere buone e renderanno grazie a Dio. “ Io sono la luce del mondo” ha detto Gesù, ma anche voi” siete luce del mondo”

Non mettiamo questa Luce sotto il moggio, non la rendiamo opaca con strutture, ambiguità compromessi, ma lasciamola risplendere in pienezza. Non vedano noi, ma vedano chi opera in noi, il Signore.

Con la Luce e il Sale diamo un senso e un gusto dello spirito all’esistenza. Il mondo lo attende. Interroghiamoci, cristiani!

Buona Domenica

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29 GENNAIO 2017

 IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

MATTEO 5,1-12

“Gesù, vedendo le folle, salì sul monte…si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perchè saranno consolati.

Beati i miti di cuore, perchè avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete, perchè saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli.

Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli”.   (Dal Vangelo)

Contro quelli che pensano di avere il “complesso del “padr’eterno”, S. Paolo (II lett.), dice: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”,

Contro quelli che pensano di essere” indispensabili” per la società, Gesù dice: beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli.

Ha scritto giustamente Francois Muriac:”   Chi non ha letto il discorso della montagna, non è in grado di sapere cos’è il Cristianesimo”. Insomma per arrivare alle altezze di Dio bisogna stare molto in basso.

Dio ha un debole per i deboli.

Solo la piccolezza e la debolezza può far paura ai forti e ai potenti.

La storia la fanno quelli che non smarriscono mai il senso  delle proporzioni,coloro  che non sono infatuati di sè, ma quelli che ogni giorno fanno il proprio dovere.

Ma in un mondo come quello attuale ha ancora senso il discorso della montagna?

Esso può ancora essere predicato dai Cristiani come il centro del messaggio di Gesù?

Che senso far risuonare quel testo in una società dei consumi, nel terzo mondo sottosviluppato?Interroghiamoci sul significato e sulla forza delle beatitudini: “Beati i poveri di cuore, perchè di essi è il Regno dei cieli”.

L’opera dell’uomo, giorno dopo giorno, è quella di uscire dalla miseria. Il suo impegno è liberazione da questo stato di povertà. La sua ricerca è: avere beni e poterli consumare. Anche se notiamo che il concetto di” povero”è relativo; così il povero dei paesi evoluti, serebbe ricco nei paesi del terzo mondo. Alcuni sono poveri: ci sono ladri di galline, i narcotrafficanti, piccoli contrabbandieri, e baraccati che affittano la casa in città, cc…

Evidentemente non si può applicare a questi la beatitudine della povertà evangelica.

C’è un appello in questa beatitudine, seguire Gesù che invita a rimettere sempre in discussione  la propria personalità; il tenore di vita, l’impiego dell’intelligenza, della cultura, le istituzioni in cui si è inseriti e il tutto in spirito di servizio.

Ricordiamo l’esemplificazione della spoliazione totale di S. Francesco, o il detto di Ghandi:” Chiunque ha più del necessario è un ladro”.

Ricordiamo sempre che l’imparzialissimo Dio sta dalla parte dei poveri veri, dei non violenti, di chi ha compassione, di chi è pulito, di chi è perseguitato.

Dio è con i poveri, non per calcolo, ma per affinità: Dio è povero; è tutto e solo Lui stesso. L’universo è suo, ma non lo sfiora, non lo fa più grande.

Crea per l’uomo beni a non finire e manda il suo Figlio a nascere in una grotta e a morire, nudo, su due assi di legno.

Dio aiuta tutti ad essere “più”, ma con i poveri ci riesce meglio.

Buona Domenica

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22 Gennaio 2017

 III Domenica del Tempo Ordinario /A

 Matteo 4,12- 17

 “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:

“Convertitevi, perchè il Regno dei Cieli è vicino…”

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono”.( Dal Vangelo)

 

La carcerazione di Giovanni Battista consiglia a Gesù di ritirarsi verso la Galilea dove la città di Cafarnao diventerà la sua patria di adozione.

La Galilea, al confine con la Siria, essendo anche un punto d’incontro tra ebrei e Gentili, non per caso, fu scelta da Gesù.

Ora a noi interessa mettersi a fianco di Gesù, seguirlo nei suoi spostamenti, cogliere i tempi che lui viene vivendo.”

E’ stupefacente vedere come Gesù, senza preamboli entri in argomenti( segno che Giovanni Battista aveva fatto un buon lavoro di preparazione , fissando alcuni punti chiave del suo annuncio riguardante la Conversione, il Regno, la Sequela.

L’ordine è Convertirsi.

Nessun argomento per avallarlo; non c’è tempo da perdere in dimostrazioni bisogna, passare ai fatti.

E sì che il convertirsi sia cosa facile, comporta un capovolgimento della mentalità e degli atteggiamenti!

Non a tutti si richiedeva di abbandonare tutto, come gli Apostoli, ma a tutti si richiedeva di correggere di molti gradi la rotta della navigazione: meta doveva diventare il Regno di Dio, da costruire e non solo da godere.

REGNO: punto focale del discorso.

L’annuncio del Regno è dato in maniera semplice, è lo stile di Gesù.

REGNO DEI CIELI: che cos’è? Risposta difficile. Di certo non è un regno che sta oltre le nuvole. Non è un regno che sta tutto dall’altra parte, neppure tutto e solo da questa parte.

Potremmo dire che sulla terra è la Chiesa, ma la Chiesa è tutto il popolo di Dio che abbraccia tutti i figli di Dio e non solo i battezzati e …quale persona non è figlio di Dio?

Il Regno di Dio è su questa terra e oltre la terra. E’ già , e non ancora. E’ nell’apparato della Chiesa, ma non in tutte le sue strutture. E’ nell’intera umanità ma,  non è condiviso ugualmente da ogni uomo. E’ più presente tra i cristiani, ma… molti non cristiani lo posseggono, lo vivono più dei cristiani.

E’ la Parola di Dio ma… non solo quella scritta; è anche quella che risuona nella coscienza.

E’ trasmessa attraverso i Sacramenti, ma Dio non si lascia imprigionare neppure dai Sacramenti e non rinuncia alla sua libertà.

E’ nei poveri, nei piccoli, in chi prega, ma… può essere anche tra i ricchi, tra gli uomini di tutte le categorie  e persino tra chi non prega.

Certamente è nella vita di quelli che pensano più agli altri che a sè: ed è pure scintilla per chi fa il male

Volendo definire qualcosa di più, direi: REGNO è Dio che in Cristo prende a vivere come gli uomini che, ispirandosi a Gesù, cercano di vivere come Dio.

SEGUITEMI !  Per Gesù il Regno non è un’utopia e neppure una probabilità, è un fatto scontato, anche se tutto da costruire. Prepara e raccoglie gli” annunciatori” o costruttori. Da pescatori di pesci ne fa pescatori di uomini. Non fa esami, test di intelligenza: si serve del materiale che offre la sua terra. Per lui, tutti sono buoni..

I quattro uomini nominati nel Vangelo avranno grandissima  importanza nel Regno. La storia si occuperà molto di loro.

Il Vangelo ci fa sapere i nomi dei primi chiamati: Sono due coppie di fratelli: Pietro e Andrea; Giacomo e Giovanni.

Un’avvertenza lasciataci da S. Agostino per concludere:

“Ognuno di noi deve aver paura di lasciar passare a vuoto Dio davanti alla porta della propria vita”.

I chiamati, intanto, partono alla ventura dietro un semplice invito.

Così inizia il cammino di quel Regno che ha una presenza massiccia, anche visibile sulla terra ( la parte invisibile va molto più in là)  e sempre ci sono state persone che hanno fatto credito a Gesù e hanno scelto Lui a preferenza di tutto il resto.

Buona Domenica

don luigi corsi

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15 Gennaio 2017

 II Domenica del Tempo Ordinario /A

 Giovanni  1,29- 34

“In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo…Io sono venuto a battezzare nell’acqua, perchè egli fosse manifestato a Israele… Giovanni testimoniò dicendo: Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questo è il Figlio di Dio” (Dal Vangelo)

 

Ciò che balza all’evidenza nella liturgia della Parola di questa Domenica è la testimonianza di Giovanni resa su Gesù, primo anello di una “cascata di testimonianze” ricevuta dal Messia.

Anche la missione del “servo” della prima lettura appare come una testimonianza disinteressata proprio perchè la sua vita è un fedele servizio a Dio, dato che il Padre stesso lo rende “luce delle nazioni”.

Il compito del testimone è quello di indicare Dio, così come il compito del “cristiano”, attraverso la sua vita, il suo esempio,la sua parola, è indicare Cristo.

Un compito non facile, ma certamente esaltante!

Attraverso me gli altri devono poter vedere Cristo!

Quale attenzione, allora, dobbiamo porre nei nostri comportamenti.

Se è vero che “le parole muovono, ma gli esempi trascinano” (San Gregorio Magno).

Oggi, come ieri, gli uomini non vengono conquistati  dalle parole che stupiscono, ma dagli esempi che stordiscono.

Sulla tomba di Giovanni Paolo II, tra i tanti bigliettini ivi lasciati, in uno è scritto questo pensiero: “Era un uomo che quando lo avvicinavi ti faceva venire voglia di Dio”

Questo si desidera da un cristiano! Non saranno certo le folle oceaniche, o le Messe presiedute dal Papa, ad attirare la gente che non crede, ma piuttosto, una vita cristiana vissuta con coerenza, con coraggio, con credibilità.

Per concludere un’amena storiella che ci aiuta a capire che solo Gesù è il servo sofferente, il nostro Salvatore che ci porta al Padre e che forma l’essenziale della vita del cristiano.

Un giorno S. Pietro stanco per il suo gravoso impegno di PORTINAIO del Paradiso, decide di concedersi un momento di riposo, ed esce dal Paradiso.

Ma, ahimè, subito si accorge di aver dimenticato di prendere con sè le chiavi (quelle famose chiavi riservate a lui solo (“A te darò le chiavi …”), e così si ritrova  chiuso fuori, senza possibilità di rientrare.

Come fare? Come riuscire a introdurre i numerosi eletti che sono in arrivo?

E’ proprio disperato e non sa a quale santo rivolgersi…proprio lui che ha avuto da Cristo il potere di

aprire e  chiudere le porte del Paradiso! Non sapendo come  fare si affida alla collaborazione di chi è in arrivo e ha le carte in regola per entrare.

Il primo ad entrare è un grande personaggio che tiene una borsa pesante e delle chiavi in mano . San Pietro gli chiede: ” Possiamo provare se una delle tue chiavi  riesce ad aprire?

Le provano tutte, ma nessuna apre…

Arriva un PRELATO dall’aria importante. Stesse chiavi, stessi tentativi. Nulla! Dopo di lui tante persone e tutte disponibili, ma nessuna chiave si rivela idonea allo scopo.

Giunge finalmente una VECCHIETTA curva e tremante.. Nessuna la considera o si aspetta da lei qualcosa.

  1. Pietro non si scoraggia e le domanda: “Lei non ha portato proprio nulla?” La vecchietta alza timidamente la mano e solleva il suo tesoro: la corona del Rosario con appeso un piccolo Crocifisso. S. Pietro non esita un istante: prende il Crocifisso, lo infila nella toppa, e la porta… incredibilmente si apre!

“Il Crocifisso,, e non altre chiavi ha avuto il potere sovrumano di aprire quella porta ormai chiusa per tutti.

Buona Domenica

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(Perugino – Battesimo di Cristo)

8  Gennaio 2017

Battesimo del Signore  /A

 Matteo 3,13-17

 “Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed  egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse:” Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”(Dal Vangelo)

Celebrando il Battesimo di Gesù, non possiamo non stabilire un parallelo con il nostro battesimo. Su Gesù irrompe in pienezza lo Spirito di Dio. Gesù è “il servo”, l’eletto, il prediletto nel quale il Padre ha espresso tutto il suo compiacimento.

Anche su di noi, nel giorno del nostro Battesimo c’è stato il  compiacimento trinitario, insieme all’adozione a figli di Dio

per un tempo senza fine e con una regola fondamentale che è quella di amarci così come Dio ci ha amato.

Poche pagine del Vangelo sono così esplosive e dense; in due righe è contenuta tutta la” novità” di Cristo. Quello che accadde quando Gesù aveva circa 30 anni è decisivo per tutti.

Con la manifestazione del Giordano si è completato, concluso, superato tutto quanto predetto dall’Antico Testamento.

Gesù non sarà uno dei tanti Profeti, ma il Figlio unico del Padre. La sua missione sarà quella di dare vita a un nuovo popolo, sacrificando la sua vita per la salvezza dell’umanità.

Dopo il Battesimo, Gesù fa una scelta: va a confrontarsi con i peccatori, cosa che non avrebbero mai fatto sacerdoti, scribi e farisei.

Giovanni protesta, ma Gesù con tutta naturalezza dice di procedere anche se ciò attirerà molte critiche e calunnie.,

Perchè agisce così? “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie e prenderà su di sè i peccati del mondo. Inoltre al Padre sta bene la scelta che ha fatto Gesù mettendosi alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza.

Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, né alla propria famiglia; a poco a poco la folla lo assorbe: Gesù è una vita per gli altri.

Anche noi abbiamo ricevuto lo stesso Battesimo di Gesù. Ma guardiamoci attorno! Esistono comunità di uomini e di donne che si aprono all’iniziativa divina per farsi come Gesù, testimoni e portatori della salvezza nel mondo?

O si è presenti solo per recitare formule di preghiera o soddisfare solo un’esigenza individuale?

O addirittura. dimenticarsi della dignità che il Battesimo ci ha conferito come figli di Dio ?

“Gandhi” (per concludere) ripeteva: “La fede” non ammette di essere raccontata, deve essere vissuta e allora si diffonde da sè”. Se siamo appassionati da Cristo, non possiamo  non trasmettere questo fascino ad altri. “La fede o è un virus o è un vaccino” (diceva Kierkegaard) è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati”.

Riprendiamo coscienza di ciò che comportano Battesimo e Cresima e rendiamoci disponibili a continuare la missione di Gesù caratterizzata non dall’essere servito, ma dal servire

BUONA DOMENICA

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6 Gennaio 2017

 Epifania del signore

 

Matteo1, 12

“Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato?

Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…” Al vedere la stella provarono una grande gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e prostrati lo adorarono. Poi aprirono gli scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

                                                                       (dal Vangelo)

 

Matteo imbastisce la pagina evangelica odierna con molteplici elementi:

Persone: Erode Magi, Scribi e Sacerdoti, il Bambino e Maria e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Grande innominato: Giuseppe.

Le cose : la stella, gli scrigni,oro, incenso e mirra,” l’altra strada”, l’Oriente.

I Sentimenti: la gioia dei Magi nel rivedere la stella, il turbamento di Erode e di Gerusalemme per la notizia della nascita del “Re Dei Giudei”,  ignota ai Giudei, perchè portata da persone giunte da lontano.

Atteggiamenti: finzione di Erode, adorazione dei Magi.

Noi sappiamo che i Pastori ebbero l’annuncio dell’Angelo

durante la notte di Natale (“Oggi vi è nato..”), tanto che andarono a  Betlemme e trovarono ancora il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia.

E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro” e “tutti quelli che udirono si stupirono”( Lc. 2,170)

Chi erano  quelli che” udirono e  si stupirono”?

Certamente Maria  e Giuseppe. Ma la notizia non dovette diffondersi oltre i confini di Betlemme.

Infatti, quando giunsero i Magi dall’Oriente, il Re e tutti gli abitanti della città furono sorpresi e si turbarono.

In verità i sacerdoti e gli scribi sapevano che a Betlemme doveva nascere il Messia. E così fede e scienza si incontrano.

Attraverso il simbolismo  dei doni, i Magi completano le conoscenze dei sacerdoti e scribi relativi al Messia.

Questi è Re  (oro);

é Dio  (incenso);

è Uomo destinato a morire per la salvezza del mondo (Mirra).

Ai sacerdoti andava bene che era Uomo e Re, non però che era Dio. Per questo, giunta la sua” ora” lo uccideranno.

A Erode stava bene che era Uomo, ma non Re e cercò di eliminarlo.

Ai Magi, a Maria, a Giuseppe stava bene che era Uomo- Re- Dio e… l’adorarono.

La nota stonata del racconto quasi fiabesco è Erode. Con i suoi sentimenti di volpe furba e sanguinaria, turba la scena poetica. I Magi, infatti, si allontanarono da lui percorrendo”un’altra strada”, indicata forse da un Angelo anziché dalla stella.

Ma tornandosene nelle loro terre d’Oriente, hanno lanciato il più grande messaggio per tutte le religioni, per tutte le politiche, per la scienza: Ecco l’ Epifania di Dio!

Buona Festa

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Capodanno 2017

 Maria Madre di Dio

 Numeri 6,22;   Galati 4,4-7;   Luca 2,16-21.

“Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” (Num.6).

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perchè ricevessimo l’adozione a figli” (Galati).

“Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore…Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’Angelo, prima di essere concepito nel grembo della madre” (Lc 2 ).

Per chi riesce a far posto alla Parola  di Dio in mezzo al frastuono e all’allegria obbligata e stordente della prima notte e giorno, del nuovo anno, c’è  a disposizione una stupenda benedizione.

 

Ma che cos’è una benedizione? E quale efficacia concreta può avere sulla nostra vita ?  Per molti è associata a qualcosa di magico , mentre la benedizione occupa un posto di spicco in tutto l’A.T. Essa è concepita come una comunicazione di vita da parte di Jahweh.

Con la vita vengono il vigore, la forza, il successo che procurano la pace della mente e la pace con il mondo.

Dio benedice ogni specie della creazione, ma in modo particolare benedice l’uomo creato a sua immagine.. La Creazione è vista  come una grandiosa opera di vita.

 

La benedizione di Dio risulta quanto mai opportuna all’inizio dell’anno civile 2017.

Accogliendo, pertanto, la benedizione  divina,  noi riconosciamo che il tempo non ci appartiene, è dono, non è nostra proprietà. A noi obbliga di non sciuparlo, riempiendolo  di vuoto. Riflettiamo come il tempo, gli anni, passano in fretta, svaniscono nel mistero dell’eternità.

Corriamo tutti dietro il tempo. Gli anni passano in fretta. Ci manca il tempo. Le ore sono troppo brevi e la vita è un soffio. E allora interpelliamo  Dio. Ma di tempo ce ne abbiamo. A noi tocca riempirlo, valorizzarlo serenamente con calma, ma riempirlo tutto di cose valide.

L’uomo saggio che vive a contatto della terra sa che come il frutto matura per virtù del sole , della pioggia e   per virtù del suo sudore; sa pure che il suo benessere, il suo gusto di vivere dipendono da Dio e dall’uomo, da una collaborazione tra ragione e natura, tra il  cielo e la terra.

Arriva  il turno dei fiori, arriva il turno delle messi , il turno dei funghi, il turno delle nevi …e l’anno passa!

Hanno inventato il” fermacarte”, nessuno inventerà mai il fermatempo!

Il cancelliere Adenauer era solito dire ai suoi collaboratori: “Il tempo è l’unico che non perde mai tempo”.

Una tartaruga può godersi i suoi 150 anni di vita; un avvoltoio 117; ad un elefante indiano ne sono concessi: 77; ad un cavallo 40, ad un leone 30; ad un gatto 27… ma su tutti  un giorno piomba il tempo e trionfa!

Solo l’uomo, arrivato a 80-90 anni, e più, si libera dal tempo e lo supera!”

Questa la nostra grandezza, questa la nostra responsabilità: essere insieme mortali ed eterni!

“Per quanto vi preoccupiate ( Vang. ) chi di voi potrebbe prolungare di un solo istante la sua vita?

E allora perchè vi affannate?

Il padre vostro celeste lo sa che ne avete bisogno…

E allora cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto verrà dato in sovrappiù.

Il 2016 si è liquefatto per sempre, anche per noi :

tramonta il sole , cambiano le foglie, scivola l’acqua…scorre il tempo…e graffia!

Solo l’istante presente è in nostro potere, piccolo, piccolissimo, e allora l’AUGURIO migliore di un BUON ANNO  Nuovo è quello che rivolgo a tutti voi, ricco di buona salute e di opere meritevoli che rendano la vita gradita a Dio e preziosa per il futuro, aiutati dalla Madre di Dio, MARIA, alla quale è dedicato questo primo giorno dell’anno 2017…INVOCHIAMOLA !

BUONA DOMENICA

BUON CAPODANNO

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DUCCIO di BUONINSEGNA Natività e i profeti Isaia e Ezechiele – Washington National Gallery

   25  DICEMBRE 2016

   Natale del Signore /A

 

“Giuseppe che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret salì in Giudea alla città di Davide,  chiamata   Betlemme, per farsi registrare  insieme con Maria sua sposa che era incinta.

Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto, diede alla luce  il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c’era posto per loro nell’albergo”( Dal Vangelo)

 

 

  1. Agostino, accoglie la nascita del Messia con una frase molto profonda e significativa:

” Oggi la verità è sorta dalla terra: Cristo è nato da una creatura: gioite e fate festa.

“Cur Deus Homo” che significa :”Perchè Dio si è fatto uomo?”

E’ il grande interrogativo dei secoli. E’ inconcepibile secondo la mente umana, che Dio sia Padre e Figlio…

E’ inconcepibile che Egli diventi “Uomo” ma appunto è un “mistero” e il mistero, sappiamo non si spiega, lo si accetta e basta! Ma…per chi crede, sa che nulla è impossibile a Dio” Dio è onnipotente, ma soprattutto è …AMORE e pertanto, nulla è impossibile a quel Dio onnipotente che è “Amore”.

Dio si fa uomo per rinnovare il mondo.

Potrebbe sembrare che Natale non possa tornare in un mondo tutto assorbito dall’ odio che uccide, dall’ingiustizia che opprime ed emargina, dalla miseria che colpisce le classi più povere.

 

Potrebbe sembrare che Natale non abbia più senso in una società dominata dall’egoismo, dalla ricerca affannosa del piacere oppure là dove, brutalmente, si ricercano bambini per essere massacrati o, per insegnare loro, come uccidere altri bambini in una guerra dissennata e feroce.

Non sono questi i messaggi del Natale.

 

Natale torna perchè è qualcos’altro…è un’altra realtà, è qualcosa che va ben al di là dei piccoli e poveri tentativi che tentano di squalificarlo e di  svuotarlo.

 

Natale è DIO che viene.  E’ DIO con noi. E’ DIO che,  nonostante la cattiveria dell’uomo,  CI  AMA!

 

Natale è un Uomo che nasce, ed è l’uomo che rinasce e che diventa più importante delle cose umane, delle ricchezze del potere, del prestigio e della gloria.

 

Un episodio molto significativo per concludere:

Nel 1886 a Notre Dame (Parigi) assisteva, da dilettante, il grande scrittore Paul Claudel alla celebrazione dei Vespri di Natale.

Paul Claudel, cercava stimolo alle sue composizioni letterarie.

La liturgia parlava di luce ” Davanti alla piccola statua di un Bambino posto sull’altare. Era un puro simbolo o vi si nascondeva una realtà?

 

Se fosse vero, se fosse realtà.! Ed osservava i fedeli sereni e gioiosi perchè credevano. Oh! Il popolo che crede come è felice!

La luce inondò anche il suo animo e gridò: “DIO C’è, e DIO si è fatto BAMBINO – UOMO.

E’ una persona come me, mi ama, mi chiama: IO CREDO”!

 

Con gli Auguri di Buon Natale ai Collaboratori dell’omelia e a tutti coloro che ci seguono auspico di riscoprire la verità del Natale e cantare insieme l’inno cosmico di ” GLORIA a DIO e Pace in Terra”!

BUON  NATALE  

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18 Dicembre 2016

IV Domenica di Avvento /A

 Matteo 1,18-24

 “Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù Tutto questo avvenne perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”(Dal Vangelo)

 

L’attesa del Natale si fa oggi più pressante e diretta con la parola”nascita”. E’ in primo piano in tutte tre le letture della celebrazione domenicale.

Fare memoria del Natale significa, per noi cristiani, imbattersi in una profezia permanente sul nostro tempo, profezia intesa come interpretazione profonda, inspirata del tempo della Chiesa.

A Natale, a  Gesù è stato anticipato un nome che, solo a conclusione della sua stagione palestinese, potrà  esprimere tutta la sua efficacia; quando da Risorto,l’Emmanuele si sarà reso a noi” contemporaneo, anzi futuro alla nostra gloria. Da risorto, infatti, Gesù, nella pienezza dei poteri del Figlio, ha profetizzato di sè: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Nelle letture, troviamo un parallelo , tra la prima e la terza, e la liturgia le ha usate per saldare, come profezia e avvenimento, il primo oracolo dell’Emmanuele con la nascita di Gesù dalla Vergine Maria.

Il caso di Acaz (prima lettura) manifesta il risvolto negativo mentre, viceversa, presenta (terza lettu.) Giuseppe, l’uomo giusto, l’aspetto positivo.

Il brano odierno di Matteo, da una parte introduce Gesù  come personaggio più profondamente radicato nel suo popolo fin dalle più remote origini; dall’altro, il nucleo centrale del racconto, ci propone una verità di fede: il carattere assolutamente straordinario della nascita di Gesù.

Protagonisti della scena narrata sono Giuseppe e Maria.

Un quesito può essere espresso sul significato della scelta di Dio relativo alla nascita del suo Figlio, e cioè: Perchè Dio si è rivolto ad una donna? Si tenta di rispondere: Dio vuole il suo figlio in maniera totale, anche nella carne senza l’intervento dell’uomo. Ciò non è da vedersi come una contrarietà al sesso che è stato voluto e creato da Dio , così com’è; ma piuttosto come affermazione della paternità totale nei confronti di Gesù: Gesù, viene da Dio= Dio fa a meno dell’uomo non fa a meno della donna.

Questa presenza femminile vuole anche significare la rivalutazione di chi , fino a quel giorno, la donna, era stata tenuta in una condizione di inferiorità.

Maria emerge nella sua responsabile corrispondenza all’annuncio e nella sua gratitudine, di consapevole protagonista all’opera di Dio e al riconoscimento della sua eccezionale santità.

Tanto Giuseppe che Maria agiscono nella  fede alla soglia del mistero di Dio mentre ci chiede un: riconoscono e accettano l’intervento divino e si rendono disponibili a ciò che Dio vuol fare per mezzo loro.

L’Avvento sta per finire, ci porta fino alla soglia del mistero di Dio mentre ci chiede un assenso e una consolazione perchè la venuta  di Cristo, che è sempre nuova nascita in chi ogni volta s’incontra con lui, non sia inutile per noi e per il mondo.

E’ illuminante la riflessione che segue da parte di Gandhi (non cristiano) diceva: Perchè cerchi fuori di te ciò che è in te. Se Dio si è fatto uomo per stare con noi, non teniamolo ai bordi della nostra esistenza. L’Eterno è dentro di noi.

BUONA DOMENICA

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11-12-2016-giovannibatt

11 DICEMBRE 2016

III DOMENICA DI AVVENTO /A

 Matteo 11,2-11

 “Giovanni Battista, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?

Gesù rispose: Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:I ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano. Ai poveri è predicata la buona novella. (Dal Vangelo)

 

Gesù accoglie i discepoli del Battista e invia, loro tramite, la sua carta di identità.

Le note distintive segnalate da Gesù indicavano la sostanziale caratteristica della sua missione che avrebbe svolta su questa terra proiettata come esemplificazione per i suoi futuri seguaci.

Fondamentale è aiutare e consolare chi soffre.

Il Natale si fa sempre più vicino e la liturgia della Chiesa dedica questa terza Domenica di Avvento alla gioia che pregusta l’avvenimento della nascita di Gesù e la intitola “Domenica gaudete”(gioite- fate festa).

Una gioia profonda, intima che coinvolge il nostro spirito, una giornata particolare che porta a riflettere come attraverso questa nascita siamo resi capaci di assimilare la pienezza della vita insieme a quella del nostro Redentore.

E, come suggerito dalle risposte recate a Giovanni, che è in carcere, così dobbiamo sentirci impegnati a seguire l’atteggiamento e le opere compiute da Gesù verso coloro che difettano di qualche sofferenza fisica, o spirituale, disporci a visitare, incoraggiare, aiutare coloro che sono nella sofferenza. Sarebbe l’azione buona che farebbe godere con più intensità la grande festa che si attende.

Opere di misericordia, tanto raccomandate da Papa Francesco,” azione che regala anche a chi la compie tanta ricchezza e porta  a ringraziare Dio per la grazia della salute personale. Siamo noi ad arricchirci quando ci avviciniamo a coloro che soffrono, perchè chi soffre risveglia in noi la certezza della nostra piccolezza e del nostro bisogno di Dio e degli altri.”

Facciamoci imitatori dell’operato di Gesù che è espresso nel Vangelo di questa domenica e crediamo che questa è la via che ci porta alla salvezza. Abbiamo fede.

Per concludere riportiamo una delicata poesia di Trilussa: ” Quella vecchietta cieca che incontrai la sera, che mi spersi in mezzo al bosco, mi disse:

“Se la strada non la sai ti accompagno io che la conosco, se ci hai la forza de venimme appresso, de tanto in tanto te la darò ‘na voce fino là in cima dove c’è una croce”.

 Io risposi: “Sarà…ma trovo strano che me possa guidà, chi non ci vede…” La cieca allora mi pijò la mano e sospirò:” Cammina!” Era la fede…

 BUONA DOMENICA

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8 Dicembre 2016

 IMMACOLATA CONCEZIONE /A

 Genesi 3,9-15;      Luca 1,25-38

 ” Il Signore Dio disse al serpente: Perchè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame…sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn, 3)

 L’ANGELO GABRIELE fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamata Maria.

Entrando da lei disse: Ti saluto , o piena di grazia, il Signore è con te…Ecco, concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù”( Luca1)

 ” Egli al principio fece l’uomo, e lo lasciò in balia del suo consiglio. Se vuoi osserverai i Comandamenti, e di essere fedele dipende dal tuo volere…Dinanzi agli uomini c’è la vita e la morte, a ciascuno sarà dato ciò che sceglierà”.

 

Queste parole sono la migliore introduzione alla prima lettura della celebrazione odierna dove si costata, purtroppo il rovesciamento delle proposte di Dio con la conseguente caduta dei progenitori dallo stato di grazia e di felicità.

Paolo, in piena luce del compimento in Cristo, così si esprime: L’uomo era stato scelto per essere santo e immacolato, aperto all’amore verso il suo Dio con una relazione piena di dialogo, e confidenza filiale, con una risposta che non fosse affidata ad un sì o ad un no soltanto, non una risposta verbale, ma esistenziale.

L’uomo pertanto, perde il prezioso dono offerto da Dio e ” il peccato entra nel mondo e così anche la morte raggiungerà tutta l’umanità.

Ma ecco il nostro Dio che, sostanziato di misericordia, blocca la catastrofe e apre alla Speranza.

Ha inizio così, il piano di salvezza, fatto per l’uomo e con l’uomo.

La partecipazione consiste nella lotta contro il nemico. Una ostilità dalle proporzioni cosmiche. Nessuno sfugge, nessuno può sottovalutare il pericolo. L’avversario “guata” la preda, cerca di assalirla; da qui il richiamo alla vigilanza e all’impegno.

La catastrofe originata dall’uomo sarà aperta alla speranza, e il piano di Dio, completamente ristrutturato.

Ma con chi?

Quale sarà la creatura prescelta ?

Una Vergine chiamata MARIA !

Creata da Dio senza il peccato di origine ” umile e grande più che creatura”. Ella concepirà un figlio, lo darà alla luce e lo chiamerà Gesù… Lo Spirito Santo scenderà su di lei…e il suo regno non avrà fine…Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”.

L’immacolata Concezione di Maria è segno di quel mondo che Dio aveva voluto per tutti. Neppure il peccato è riuscito a spezzare il filo che lega l’intero piano di salvezza: Gesù è il centro; la Vergine Madre è il ponte tra la Creazione e la ricostruzione. Il disegno originale di Dio continua!

La Vergine di Nazaret non è un fiore isolato in un deserto di rovi, ma la corolla più bella in un giardino di rose.

La Madonna è l’immagine viva e la realizzazione concreta dell’umanità così come è stata concepita da Dio.

A Lei, pertanto, nostra sorella in umanità e modello della Chiesa, salga la nostra preghiera, carica di nostalgia, di santità e bisognosa di luce divina.

BUONA  FESTA

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4 Dicembre 2016

 

II Domenica dell’Avvento /A

 

Matteo 3,1-12

 

“Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto di Giudea dicendo: Convertitevi perchè il regno dei cieli è vicino! Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

Colui che viene dopo di me è più potente di me. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile”.    ( Dal Vangelo)

 

La liturgia della Parola è, oggi,  dominata da tre gigantesche figure che ne evidenziano la natura della celebrazione:

 

ISAIA, il grande veggente, nato circa 2700 anni fa a Gerusalemme. Il Signore mi ha chiamato ed ho risposto:” Eccomi, manda me!”

 

PAOLO, nato verso l’anno dieci a Tarso (Asia Minore) si chiamava Saulo ed era educato dai Farisei. Odiava i cristiani. Incaricato di guidare una spedizione punitiva nella città di Damasco, incontrò lungo la strada Gesù che gli disse:” Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti?”. Cadde da cavallo e in quel momento cambiò vita e divenne il più grande Apostolo di Gesù.

 

GIOVANNI BATTISTA, con: “Preparate la via al Signore” apre la strada a Gesù…

Matteo l’evangelista, lo presenta  uomo che vive nel deserto , veste con pelli di animali e si ciba di cavallette. Di tanto in tanto scende lungo le rive del Giordano ed annunzia la venuta del Salvatore.

 

Come potremmo definirle queste figure della nostra religione se non come i grandi sognatori? E tutto quello che hanno sognato è diventato realtà?

 

E’ proprio vero che gli uomini hanno bisogno di sogni; sogni per vivere, sogni per sopravvivere. Soprattutto i cristiani hanno bisogno di sogni: ” Se non ci fossero sogni nella Chiesa, non ci sarebbe neppure il Vangelo ( Beitenbau).

Non ci sarebbdero i profeti come quelli che abbiamo nominati; Isaia, per esempio, che sogna il lupo con l’agnello, la pantera con il capretto, il leone che si ciba di paglia…Non ci sarebbero i Santi,  come Francesco, Giovanni, Padre Pio, Madre Teresa…

 

Guai a non avere un ideale, un sogno, una meta più alta! Si diventerebbe “ragionieri dell’anima, freddi calcolatori”.

 

Lo spirito ha bisogno di volare, come una farfalla, di respirare aria pura. Ed è per questo che è necessario, ogni tanto (ecco l’Avvento) di pregare, di pensare, di sognare. “vivere senza sognare è come visitare Venezia senza andare in gondola”.

 

Se nel nostro mondo è accaduto qualcosa di nuovo è grazie a dei” sognatori inguaribili” che si sono ostinati ad immaginare una realtà diversa. Spesso abbiamo paura di sognare cose stupende, cose grandi, cose nuove: abbiamo paura di volare alto; mentre la Parola di Dio ci aiuta a sognare. A volte è la nostra fede che non ha il coraggio di sognare, mentre Dio ha bisogno dei nostri sogni. (Isaia)

 

Pensate: cosa ci ha dato la logica, la sapienza dei politici? Violenze, guerre, fame, droga, morte… Sognare nel linguaggio biblico, spesso equivale a sperare. Allora riempiamo la terra di speranza e Dio ci farà  protagonisti di una grande storia. Ce lo ricorda S. Paolo nella seconda lettura: “In virtù della speranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza”.

 

Proviamo a sognare come cambierebbe la nostra vita e quella della società se mettessimo in pratica l’invito di S. Paolo: “Accoglietevi gli uni gli altri come  Cristo accoglie voi”.

 

Lo stiamo constatando:

Se ci fosse meno intolleranza, ma più accoglienza del diverso, dello straniero, della gente che fugge dagli orrori della guerra non li lasceremmo morire di freddo e di stenti su un lastricato di cemento.

 

Porti addosso tutte le bandiere delle civiltà che ti hanno originato e arricchito: la tua democrazia è greca… la tua scrittura è latina… i tuoi numeri sono arabi…il tuo Cristo è Giudeo e tu ti rifiuti di accogliere un tuo fratello? E tu rimproveri a tuo fratello di essere straniero?

” Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio” ( S. Paolo)

BUONA DOMENICA

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27-11-2016-447-schnorr_von_carolsfeld_ludwig_ferdinand_-_apocalypse

27 Novembre 2016

 I Domenica di Avvento /A

 Matteo 24,37-44

 “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare   la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

                                                                                   (Dal Vangelo)

Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

  1. Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.

L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:    

E era l’Antico Testamento!

Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

Buona Domenica

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20-11-2016-slide_13

20 novembre 2016

Cristo Re dell’Universo /C

Luca 23,35-43

“Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere. I Capi invece schernivano Gesù dicendo: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.

Anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso! C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei!

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi. Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena. Noi, giustamente, perchè riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico: Oggi sarai con me nel Paradiso”.

                                                                                           ( Dal Vangelo)

Il simbolo cosmico della Croce che abbraccia e unifica i quattro punti cardinali, riunificazione della luce e delle tenebre, dello spirito e della materia, del cielo e della terra è al centro  e il centro che domina la liturgia odierna.

La Parola fatta carne imprime alla Croce il senso ultimo e definitivo all’interno dell’esperienza cristiana; e le esemplificazioni portate da Gesù nelle proclamazioni evangeliche acquistano tutto il senso manifestato da Lui e proposto ai suoi seguaci:  “Se il chicco di frumento non muore…”; “Beati i perseguitati…”; “Rimetti la spada nel fodero…..”; “Amatevi…”

Oggi  proclamiamo Gesù Re, perchè “regge”, come una mamma il suo bambino l’umanità intera, perchè non caschi nel baratro del male, ma resti sicura fra quelle braccia che esprimono amore, anima e vita per tutti e per sempre.

Cristo è un Re al quale non sfugge la nostra presenza, ci guarda, ci segue è il pastore delle nostre anime, ci prospetta un destino ultimo e ci attende con amore anche quando le nostre umane distrazioni offuscono questa sua presenza. La sua vicinanza è raccolta meravigliosamente nel “Confessioni di S. Agostino con la seguente riflessione: “Tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei banelato ed hai fatto splendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”.

Cristo, pur essendo il sovrano del popolo, ne diventa il Re Pastore. Egli non si preoccupa di salvare se stesso, ma davanti al popolo che si era radunato per assistere al suo martirio, concede la comunione con il vivente. Al malfattore pentito, concede il “Paradiso”.

Uno dei grandi predicatori dei primi secoli cristiani, S. Giovanni Crisostomo, così si esprime:

“Questo ladrone ha rubato il Paradiso. Nessuno prima di lui ha mai sentito una simile promessa,  né Abramo, né Isacco, né Giacobbe,  né Mosè, né i profeti, né gli Apostoli: Il ladrone entrò prima di tutti loro. Ma anche la sua fede oltrepassò la loro.

Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato alla Croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia con amore.

O ammirabile malfattore. Hai veduto un uomo crocifisso e lo hai proclamato Dio”.

L’altro malfattore distolse lo sguardo e Gesù non gli disse nulla,

Il buio e il silenzio che sovrastano la morte ci ricordano che la morte può essere, purtroppo, anche l’inizio della morte eterna, ma che il Re-Pastore la vuole annullata per sempre…

Buona domenica

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  1. Granocchiaio ha detto:

    20 novembre 2016

    Cristo Re dell’Universo /C

    Luca 23,35-43

    “Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere. I Capi invece schernivano Gesù dicendo: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.

    Anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso! C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei!

    Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi. Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena. Noi, giustamente, perchè riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico: Oggi sarai con me nel Paradiso”.

    ( Dal Vangelo)

    Il simbolo cosmico della Croce che abbraccia e unifica i quattro punti cardinali, riunificazione della luce e delle tenebre, dello spirito e della materia, del cielo e della terra è al centro e il centro che domina la liturgia odierna.

    La Parola fatta carne imprime alla Croce il senso ultimo e definitivo all’interno dell’esperienza cristiana; e le esemplificazioni portate da Gesù nelle proclamazioni evangeliche acquistano tutto il senso manifestato da Lui e proposto ai suoi seguaci: “Se il chicco di frumento non muore…”; “Beati i perseguitati…”; “Rimetti la spada nel fodero…..”; “Amatevi…”

    Oggi proclamiamo Gesù Re, perchè “regge”, come una mamma il suo bambino l’umanità intera, perchè non caschi nel baratro del male, ma resti sicura fra quelle braccia che esprimono amore, anima e vita per tutti e per sempre.

    Cristo è un Re al quale non sfugge la nostra presenza, ci guarda, ci segue è il pastore delle nostre anime, ci prospetta un destino ultimo e ci attende con amore anche quando le nostre umane distrazioni offuscono questa sua presenza. La sua vicinanza è raccolta meravigliosamente nel “Confessioni di S. Agostino con la seguente riflessione: “Tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei banelato ed hai fatto splendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”.

    Cristo, pur essendo il sovrano del popolo, ne diventa il Re Pastore. Egli non si preoccupa di salvare se stesso, ma davanti al popolo che si era radunato per assistere al suo martirio, concede la comunione con il vivente. Al malfattore pentito, concede il “Paradiso”.

    Uno dei grandi predicatori dei primi secoli cristiani, S. Giovanni Crisostomo, così si esprime:

    “Questo ladrone ha rubato il Paradiso. Nessuno prima di lui ha mai sentito una simile promessa, né Abramo, né Isacco, né Giacobbe, né Mosè, né i profeti, né gli Apostoli: Il ladrone entrò prima di tutti loro. Ma anche la sua fede oltrepassò la loro.

    Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato alla Croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia con amore.

    O ammirabile malfattore. Hai veduto un uomo crocifisso e lo hai proclamato Dio”.

    L’altro malfattore distolse lo sguardo e Gesù non gli disse nulla,

    Il buio e il silenzio che sovrastano la morte ci ricordano che la morte può essere, purtroppo, anche l’inizio della morte eterna, ma che il Re-Pastore la vuole annullata per sempre…

    Buona domenica

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  2. Granocchiaio ha detto:

    27 Novembre 2016

    I Domenica di Avvento /A

    Matteo 24,37-44

    “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

    (Dal Vangelo)

    Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

    Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

    In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

    Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

    Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

    Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.
    L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

    L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

    L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

    Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

    Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

    E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

    Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

    Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

    Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

    Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:

    E era l’Antico Testamento!

    Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

    Buona Domenica
    27 Novembre 2016

    I Domenica di Avvento /A

    Matteo 24,37-44

    “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

    (Dal Vangelo)

    Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

    Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

    In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

    Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

    Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

    Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.
    L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

    L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

    L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

    Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

    Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

    E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

    Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

    Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

    Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

    Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:

    E era l’Antico Testamento!

    Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

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  3. Granocchiaio ha detto:

    8 Dicembre 2016

    IMMACOLATA CONCEZIONE /A

    Genesi 3,9-15; Luca 1,25-38

    ” Il Signore Dio disse al serpente: Perchè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame…sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn, 3)

    L’ANGELO GABRIELE fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamata Maria.

    Entrando da lei disse: Ti saluto , o piena di grazia, il Signore è con te…Ecco, concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù”( Luca1)

    ” Egli al principio fece l’uomo, e lo lasciò in balia del suo consiglio. Se vuoi osserverai i Comandamenti, e di essere fedele dipende dal tuo volere…Dinanzi agli uomini c’è la vita e la morte, a ciascuno sarà dato ciò che sceglierà”.

    Queste parole sono la migliore introduzione alla prima lettura della celebrazione odierna dove si costata, purtroppo il rovesciamento delle proposte di Dio con la conseguente caduta dei progenitori dallo stato di grazia e di felicità.

    Paolo, in piena luce del compimento in Cristo, così si esprime: L’uomo era stato scelto per essere santo e immacolato, aperto all’amore verso il suo Dio con una relazione piena di dialogo, e confidenza filiale, con una risposta che non fosse affidata ad un sì o ad un no soltanto, non una risposta verbale, ma esistenziale.

    L’uomo pertanto, perde il prezioso dono offerto da Dio e ” il peccato entra nel mondo e così anche la morte raggiungerà tutta l’umanità.

    Ma ecco il nostro Dio che, sostanziato di misericordia, blocca la catastrofe e apre alla Speranza.

    Ha inizio così, il piano di salvezza, fatto per l’uomo e con l’uomo.

    La partecipazione consiste nella lotta contro il nemico. Una ostilità dalle proporzioni cosmiche. Nessuno sfugge, nessuno può sottovalutare il pericolo. L’avversario “guata” la preda, cerca di assalirla; da qui il richiamo alla vigilanza e all’impegno.

    La catastrofe originata dall’uomo sarà aperta alla speranza, e il piano di Dio, completamente ristrutturato.

    Ma con chi?

    Quale sarà la creatura prescelta ?

    Una Vergine chiamata MARIA !

    Creata da Dio senza il peccato di origine ” umile e grande più che creatura”. Ella concepirà un figlio, lo darà alla luce e lo chiamerà Gesù… Lo Spirito Santo scenderà su di lei…e il suo regno non avrà fine…Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”.

    L’immacolata Concezione di Maria è segno di quel mondo che Dio aveva voluto per tutti. Neppure il peccato è riuscito a spezzare il filo che lega l’intero piano di salvezza: Gesù è il centro; la Vergine Madre è il ponte tra la Creazione e la ricostruzione. Il disegno originale di Dio continua!

    La Vergine di Nazaret non è un fiore isolato in un deserto di rovi, ma la corolla più bella in un giardino di rose.

    La Madonna è l’immagine viva e la realizzazione concreta dell’umanità così come è stata concepita da Dio.

    A Lei, pertanto, nostra sorella in umanità e modello della Chiesa, salga la nostra preghiera, carica di nostalgia, di santità e bisognosa di luce divina.

    BUONA FESTA

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  4. Granocchiaio ha detto:

    6 Gennaio 2017

    Epifania del signore

    Matteo1, 12

    “Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato?

    Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…” Al vedere la stella provarono una grande gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e prostrati lo adorarono. Poi aprirono gli scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

    (dal Vangelo)

    Matteo imbastisce la pagina evangelica odierna con molteplici elementi:

    Persone: Erode Magi, Scribi e Sacerdoti, il Bambino e Maria e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Grande innominato: Giuseppe.

    Le cose : la stella, gli scrigni,oro, incenso e mirra,” l’altra strada”, l’Oriente.

    I Sentimenti: la gioia dei Magi nel rivedere la stella, il turbamento di Erode e di Gerusalemme per la notizia della nascita del “Re Dei Giudei”, ignota ai Giudei, perchè portata da persone giunte da lontano.

    Atteggiamenti: finzione di Erode, adorazione dei Magi.

    Noi sappiamo che i Pastori ebbero l’annuncio dell’Angelo

    durante la notte di Natale (“Oggi vi è nato..”), tanto che andarono a Betlemme e trovarono ancora il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia.

    “ E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro” e “tutti quelli che udirono si stupirono”( Lc. 2,170)

    Chi erano quelli che” udirono e si stupirono”?

    Certamente Maria e Giuseppe. Ma la notizia non dovette diffondersi oltre i confini di Betlemme.

    Infatti, quando giunsero i Magi dall’Oriente, il Re e tutti gli abitanti della città furono sorpresi e si turbarono.

    In verità i sacerdoti e gli scribi sapevano che a Betlemme doveva nascere il Messia. E così fede e scienza si incontrano.

    Attraverso il simbolismo dei doni, i Magi completano le conoscenze dei sacerdoti e scribi relativi al Messia.

    Questi è Re (oro);

    é Dio (incenso);

    è Uomo destinato a morire per la salvezza del mondo (Mirra).

    Ai sacerdoti andava bene che era Uomo e Re, non però che era Dio. Per questo, giunta la sua” ora” lo uccideranno.

    A Erode stava bene che era Uomo, ma non Re e cercò di eliminarlo.

    Ai Magi, a Maria, a Giuseppe stava bene che era Uomo- Re- Dio e… l’adorarono.

    La nota stonata del racconto quasi fiabesco è Erode. Con i suoi sentimenti di volpe furba e sanguinaria, turba la scena poetica. I Magi, infatti, si allontanarono da lui percorrendo”un’altra strada”, indicata forse da un Angelo anziché dalla stella.

    Ma tornandosene nelle loro terre d’Oriente, hanno lanciato il più grande messaggio per tutte le religioni, per tutte le politiche, per la scienza: Ecco l’ Epifania di Dio!

    Buona Festa

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  5. Granocchiaio ha detto:

    8 Gennaio 2017

    Battesimo del Signore /A

    Matteo 3,13-17

    “Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse:” Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”(Dal Vangelo)

    Celebrando il Battesimo di Gesù, non possiamo non stabilire un parallelo con il nostro battesimo. Su Gesù irrompe in pienezza lo Spirito di Dio. Gesù è “il servo”, l’eletto, il prediletto nel quale il Padre ha espresso tutto il suo compiacimento.

    Anche su di noi, nel giorno del nostro Battesimo c’è stato il compiacimento trinitario, insieme all’adozione a figli di Dio

    per un tempo senza fine e con una regola fondamentale che è quella di amarci così come Dio ci ha amato.

    Poche pagine del Vangelo sono così esplosive e dense; in due righe è contenuta tutta la” novità” di Cristo. Quello che accadde quando Gesù aveva circa 30 anni è decisivo per tutti.

    Con la manifestazione del Giordano si è completato, concluso, superato tutto quanto predetto dall’Antico Testamento.

    Gesù non sarà uno dei tanti Profeti, ma il Figlio unico del Padre. La sua missione sarà quella di dare vita a un nuovo popolo, sacrificando la sua vita per la salvezza dell’umanità.

    Dopo il Battesimo, Gesù fa una scelta: va a confrontarsi con i peccatori, cosa che non avrebbero mai fatto sacerdoti, scribi e farisei.

    Giovanni protesta, ma Gesù con tutta naturalezza dice di procedere anche se ciò attirerà molte critiche e calunnie.,

    Perchè agisce così? “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie e prenderà su di sè i peccati del mondo. Inoltre al Padre sta bene la scelta che ha fatto Gesù mettendosi alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza.

    Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, né alla propria famiglia; a poco a poco la folla lo assorbe: Gesù è una vita per gli altri.

    Anche noi abbiamo ricevuto lo stesso Battesimo di Gesù. Ma guardiamoci attorno! Esistono comunità di uomini e di donne che si aprono all’iniziativa divina per farsi come Gesù, testimoni e portatori della salvezza nel mondo?

    O si è presenti solo per recitare formule di preghiera o soddisfare solo un’esigenza individuale?

    O addirittura. dimenticarsi della dignità che il Battesimo ci ha conferito come figli di Dio ?

    “Gandhi” (per concludere) ripeteva: “La fede” non ammette di essere raccontata, deve essere vissuta e allora si diffonde da sè”. Se siamo appassionati da Cristo, non possiamo non trasmettere questo fascino ad altri. “La fede o è un virus o è un vaccino” (diceva Kierkegaard) è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati”.

    Riprendiamo coscienza di ciò che comportano Battesimo e Cresima e rendiamoci disponibili a continuare la missione di Gesù caratterizzata non dall’essere servito, ma dal servire

    BUONA DOMENICA

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  6. Granocchiaio ha detto:

    5 febbraio 2017

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5,13-16

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

    A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

    Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

    (dal Vangelo)

    Dopo la proclamazione delle “Beatitudini” della scorsa domenica dove Gesù ha dettato la regola per chi vuol seguirlo, in questa domenica passa a dire ai suoi seguaci che cosa devono rappresentare nel mondo servendosi di due metafore: il Sale e la Luce; bastano questi accenni per metterci sotto accusa.

    In termini spiccioli il non cristiano, vedendo il cristiano, dovrebbe sentirsi invogliato a seguirlo.

    Se questo non succede, vuol dire, che la fede di quel cristiano è insipida, non saporita.

    Il cristiano, col suo coerente comportamento dovrebbe diventare polo di attrazione, far intendere, (senza prediche) che, aderire a Cristo, dà gusto, si è più sereni, più contenti: far sentire il fascino del cristianesimo. E’ così?

    In molti casi, certamente! Questo spiegano conversioni, ritorni, vocazioni speciali, l’interesse nel mondo, anche fuori dell’area cristiana.

    Ma quanto più si potrebbe ottenere se ognuno di noi vivesse realmente la sua fede!

    Troviamo infatti un cristianesimo attraente e un cristianesimo scostante. E’ scostante quello che si basa solo come culto e, del culto, in fondo Dio non ha bisogno a differenza dell’uomo ma a patto che il culto incida sulla vita, sia momento di penetrare la fede insieme ad una crescita interiore. Venendo a mancare questa interiorità il culto diventa fastidioso.

    Scostante è ancora il cristianesimo moralistico articolato solo su precetti: questo si può fare … quello no

    Come dev’essere un cristianesimo attraente; Aperto e coraggioso

    Il profeta Isaia nella prima lettura della Domenica affronta il problema e ci invita a: ”spezza il tuo pane con l’affamato; introduci in casa i miseri senzatetto (sembra che viva il nostro tempo); vesti il nudo”…

    Nella seconda lettura troviamo il grande convertito Paolo, il quale dopo l’esito negativo del dotto discorso nell’Areopago di Atene mette da parte ogni pregio retorico e va all’essenziale presentando Cristo Crocifisso e basta, che ha costituito il segreto del successo.

    Le metafore delle quali si è servito Gesù nel Vangelo sono impietose per i cristiani di” nome”.

    Il sale diluito e la lampada da 5 watt, non servono e non piacciono, lo ha affermato Gesù e lo conferma l’esperienza.

    Il seguace di Cristo, così come il sale, deve abbandonare la saliera ed essere gettato nella pasta per dare sapore; con questa immagine Gesù voleva farci capire che il suo seguace e la Chiesa, devono dissolversi in un intenso contatto con il mondo; diversamente, come il sale diventato insipido, saremo calpestati e rifiutati.

    Se il seguace di Cristo e la Chiesa avranno dato sapore, sapranno essere anche Luce, e la luce si vede nell’oscurità. Anche una piccola luce dà direzione ad una grande marcia. Se la luce c’è, la vedranno! Dove?

    Nelle nostre opere buone e renderanno grazie a Dio. “ Io sono la luce del mondo” ha detto Gesù, ma anche voi” siete luce del mondo”

    Non mettiamo questa Luce sotto il moggio, non la rendiamo opaca con strutture, ambiguità compromessi, ma lasciamola risplendere in pienezza. Non vedano noi, ma vedano chi opera in noi, il Signore.

    Con la Luce e il Sale diamo un senso e un gusto dello spirito all’esistenza. Il mondo lo attende. Interroghiamoci, cristiani!

    Buona Domenica

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  7. Granocchiaio ha detto:

    19 Febbraio 2017

    VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5, 38- 48

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Avete inteso che fu detto agli antichi; occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra tu porgigli anche l’altra; a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

    Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli…”

    ( dal Vangelo)

    La liturgia della Parola, oggi, è tutta protesa a definire, con i sacri testi, l’universale “regola d’oro” punta di diamante di tutto il “Discorso della montagna” e di tutta la vita di Cristo incentrata sulla radicalità di quella via dell’amore verso il prossimo commisurato all’amore che il Padre Celeste ha verso l’umanità.

    Quindi non un amore limitato a connazionali e amici, ma a tutti, senza barriere , fino ad includere quelli che vengono definiti” nemici”. Troviamo descritto, questo travolgimento, nel Vangelo di questa domenica.

    Già nel libro del Levitico (A. T.) Dio aveva comandato agli Israeliti: “Siate Santi, perchè io il Signore vostro Dio, sono Santo”.

    Con più intima familiarità e con altro linguaggio più universale ed essenziale Gesù comanda ai Discepoli qualcosa di simile: ” Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro Celeste”.

    E la perfezione di Dio coincide, qui, con il suo amore per gli uomini. Perciò l’assimilazione a Dio, da parte del discepolo, sta sulla via dell’amore fraterno: ” amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perchè siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i” malvagi”

    Anche il comando di amare il prossimo si trova nel Levitico, ma viene corretta l’interpretazione .

    Per “prossimo” si intendeva, infatti. solo chi apparteneva ai figli di Abramo, chi condivideva, cioè, la stessa fede, la medesima patria.

    Gesù dichiara, invece, che” prossimo” è ogni uomo, senza limiti di nazionalità o di religione, ivi compresi esplicitamente, i nemici.amore che egli insegna, non ha confini: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli che cosa fate di straordinario”?

    Così l’amore cristiano non è interessato, ma con cuore mite, non opponendo violenza, ma conformandosi all’agire del Padre che sta nei cieli.

    C’è, dunque, un amore che non resta sopraffatto dal male, che non si lascia vincere ed ha la capacità di cercare rapporti nuovi, di trasformare il nemico in un fratello.

    La civiltà dell’amore è lenta, ma scende nella profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo. Non si basa sulle rivoluzioni, successi immediati e temporanei; ama, invece un’evoluzione con la garanzia di una lunga durata perchè deve cambiare il cuore dell’uomo, e allora tutto sarà possibile.

    L’amore che si fa segno e testimoianza può diventare una forza travolgente che cambia situazioni ritenute immodificabili.

    Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso quale era l’impero romano.

    Si pensi ad un Gandhy, alla protesta, non violenta di un Martin Luther King, per l’emarginazione negra; ad un crollo della dittatura comunista; ad un Papa Giovanni e a madre Teresa di Calcutta, ed a tanti altri.

    Di fronte a questa forza, la potenza è debolezza e perciò destinata a perdere!

    Nel concludere questa basilare pagina del Vangelo vi invito a rifletterla e a capirla, non interrogando la propria sensibilità, ma guardando la persona di Gesù. Si è autodefinito” mite ed umile di cuore e ha avuto la sua sanzione sulla croce quando , agonizzando, intercede e perdona i suoi crocefissori, e scusandoli dirà che ” che non sanno quello che fanno”, ma chi non si lascia colpire dalla crocefissione di Gesù, non può interiorizzare la frase di S. Agostino che dice:”Chi non si desta ad un potente tuono, non dorme, ma è morto”.

    Buona Domenica

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  8. Granocchiaio ha detto:

    26 febbraio 2017

    VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

    Matteo 6, 24-34

    “Gesù disse ai suoi discepoli; “Nessuno può servire a due padroni, perchè odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

    Non contate voi forse più di loro? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non mietono. Eppure Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro.

    Ora se Dio veste l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque, dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?

    Che cosa indosseremo? Il Padre vostro Celeste infatti sa che ne avete bisogno”.

    ( Dal Vangelo)

    Il Vangelo di questa domenica ci fa pregustare come in una solenne sinfonia, la varietà dei colori con i quali annualmente si ammanta la nostra terra mentre esprime la gratuità della multiforme ricchezza regalata all’uomo che sa osservare il miracolo di ogni stagione. Una provvidenza immensa che nutre ogni creatura nella sua molteplice varietà di cibo e bellezza.

    Quel buon Dio che ha creato l’universo, ha pensato al piccolo -grande uomo al quale ha affidato la custodia di tale tesoro perchè la custodisse, senza intaccarne lo specifico della sua specie come terra, mari, montagne, ghiacciai, boschi e i rispettivi abitanti: uomini, donne e animali di ogni razza.

    Col brano odierno del Vangelo, il “Discorso della montagna”delle domeniche passate giunge al suo apice invitando ad una scelta che sia confidente abbandono all’amore in Dio, in modo da ispirare la vita ad un filiale rapporto con Lui.

    Molto spesso si sente ripetere che il messaggio cristiano è allergico alla gioia; che esiste incompatibilità tra Cristo e il piacere. (Basterebbe ascoltare il “Kyrie, Sanctus-Benedictus” della Messa in si minore del grande Bach per smentire l’assurdità della Chiesa allergica alla gioia).

    Una specifica allergia la troviamo, però, in una frase del Vangelo odierno

    dove viene affermato un’unica radicale incompatibilità che è quella tra Dio e il denaro.

    Infatti Gesù parla di una scelta decisiva che l’uomo deve fare, e ne parla con parole forti, come quella di servire” un solo padrone”.

    Il dilemma è chiaro: o si ripone la propria fiducia in Dio oppure nella ricchezza. Non ci può essere l’uno e l’altro, ma o l’uno o l’altro.

    Così comprendiamo il peccato originale del ricco che consiste nel mettere tra parentesi Dio. Un cuore occupato dal denaro è un cuore vuoto di Dio.

    Cristo non si scaglia contro i ricchi in quanto categoria sociale, ma in quanto espressione di un atteggiamento che svuota il contenuto essenziale della fede.

    Significativo e rassicurante l’invito di Gesù che incoraggia a non affannarsi. La fede si oppone all’angoscia, all’ossessione, all’inquietudine.

    Insiste, Gesù, sull’esigenza di affidarsi al Padre celeste, il quale provvede tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tuttavia invita l’uomo a fare la sua parte, non ci dispensa dal nostro impegno che deve rimanere responsabile e sereno.

    Il credente si fida dell’amore del Padre e tuttavia è invitato a darsi da fare. L a fede nella Provvidenza non dispensa il discepolo dal lavoro; il suo impegno rimane serio e sereno.

    Osserviamo per un attimo l’impegno e il risultato ottenuto da personaggi e Santi del nostro tempo come l’opera del Cottolengo di don Orione, don Zeno, Madre Teresa di Calcutta , Padre Pio da Pietralcina e di tanti altri sparsi per il mondo.

    Soltanto questi credenti nella Provvidenza sono in grado di documentare se la pagina evangelica è poesia, oppure realtà.

    Il detto popolare con cui concludiamo la riflessione sintetizza molto bene sia la Provvidenza di Dio, come l’impegno dell’uomo.

    “Dio provvede il cibo agli uccelli ma non glielo mette nel nido”.

    Buona Domenica

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  9. Granocchiaio ha detto:

    5 Marzo 2017

    I DOMENICA DI QUARESIMA /A

    MATTEO 4,1-11

    “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli si accostò e gli disse: Se sei il figlio di Dio, dì a questi sassi di diventare pane…

    Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

    Il diavolo lo condusse poi nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei figlio di Dio, gettati giù, perchè sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede. Gesù gli rispose: Sta scritto anche: ” Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”.

    Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, Satana!” Sta scritto, infatti,: “Il Signore, Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. (Dal Vangelo)

    La QUARESIMA si apre con la scena grandiosa delle tentazioni che Matteo costruisce in tre atti che hanno come fondale rispettivamente il deserto, il tempio di Gerusalemme e un monte altissimo.

    Il deserto, nella tradizione biblica ha un doppio senso: il primo è che il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, dell’ intimità con lui, del dialogo contemplativo quasi un prolungamento del paradiso perduto.

    Il secondo senso è quello del deserto come “terra inospitale, arida, dura dove tutto parla di morte. E’ l’antico Eden, dominio dei demoni. luogo dove occorre affrontare il combattimento contro l’Avversario.

    Quindi luogo di benedizione e di maledizione al tempo stesso.

    La tentazione non è lo scandalo e neppure l’incitazione al male. Si tratta di potenzialità con incitamento al male.

    Si tratta di una potenza in azione con l’intenzione precisa di spezzare, di separare, o, “prova”( notata nel Vangelo ) di una cosa o persona per saggiarne la resistenza, come quella di provare la resistenza di un tessuto.

    Nel racconto del Vangelo, il tentatore per eccellenza, cerca di separare Gesù dal progetto del Padre, ossia, dalla strada di un Messia sofferente, umiliato, rifiutato, e fargli prendere un cammino di facilità, di successo, di potenza.

    Abbiamo notato come il dialogo si svolge a colpi di citazioni delle Sacre scritture . Il diavolo per staccare Gesù dalla via della Croce gli propone le varie speranze messianiche del tempo, come benessere economico, fede miracolistica, potere politico o dominio con la forza, (Sono le tentazioni di oggi e di sempre e che stiamo sorseggiando con le droghe, il ladrocinio, la violenza, la sopraffazione sull’altro e tante altre sfumature).

    Gesù, specie nella Quaresima, ci invita a riflettere e a vincere le suggestioni del male.

    Come Lui, dovremmo respingere ciò che è indecoroso e cattiveria e ribadire la propria volontà di seguire la via stabilita dal Padre anche se non coincide con la moda poco rassicurante del mondo che ci circonda.

    Gesù ci ricorda che ” non di solo pane vive l’uomo, ossia, che l’uomo è più dello stomaco, e dovrebbe imparare ad avere più fame e sete di Dio. Che la strada della fede passa anche attraverso i silenzi di Dio, il buio, il dubbio, le contraddizioni, ma l’insegnamento di Gesù risulta veramente esemplare e non consente dubbi e esitazioni.

    Ogni cristiano è invitato a fare i conti con la scena che si svolge nel deserto per recuperare il senso genuino del proprio compito e della propria presenza nel mondo.

    E’ vero, Gesù, un giorno moltiplicherà i pani, non dai sassi, ma da una condivisione del poco pane di un ragazzo.

    Si inginocchierà, non di fronte a Satana, ma davanti agli Apostoli per lavar loro, i piedi.

    Sarà innalzato, ma non sul pinnacolo del tempio, bensì sulla Croce indicando, così, ai suoi seguaci che, per entrare nella vita piena, occorre imboccare la scomoda strada del Calvario.

    BUONA QUARESIMA

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  10. Granocchiaio ha detto:

    12 Marzo 2017

    II DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Matteo 17,1-9

    “Gesù prese con sè Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

    Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui ma Pietro disse a Gesù; Signore è bello per noi restare qui; se vuoi farò tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.

    Stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto,

    ASCOLTATELO”

    (Dal Vangelo)

    I discepoli di Gesù avevano bisogno di un unico incoraggiamento. Così come ne abbiamo bisogno noi se sono state prese sul serio le prove della nostra fede.

    Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. Le loro attese venivano deluse, e il domani appariva incerto. Questa esperienza di incertezza e timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte.

    E’ successo anche ad Abramo ( prima lettura), un personaggio di duemila anni a. C. capostipite del popolo eletto che lascia patria, casa, parenti: prototipo di tutte le chiamate da parte di Dio, così come Paolo, costituito araldo Apostolo, maestro per speciale volere di Dio.

    Si rischia quando si ha una speranza, ci si compromette quando si ha una prospettiva. Il Signore non lascia senza promessa i suoi discepoli. Non li conduce su una strada senza sbocco, non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte Tabor. “E’ bello stare qui…Facciamo tre tende”. La terra toccava il cielo, e il cielo baciava la terra. Non c’erano più dubbi anche se quel momento, d’estasi, è soltanto un istante.

    Bisogna ridiscendere al piano, fra le strade polverose, sotto il sole, tra la gente. Gesù dice che bisogna continuare la strada presso Gerusalemme.

    E’ un altro monte quello della città santa, che aspetta una proposta che aiuti a ritrovare le vie di Dio. Il pellegrinaggio della fatica, dopo l’attimo d’intimità con Dio, riparte con quel volto trasfigurato nel cuore, il volto di un incompreso che va verso la condanna.

    Saranno state allucinanti per Pietro, specialmente il comando espresso da Gesù: “Alzatevi, andiamo!”

    Bisogna camminare, andare, bisogna staccarsi dalle comodità, dalle abitudini

    Questa è la fede: un cammino. Costa, ma senza questo prezzo, non c’è salvezza.

    Purtroppo, a noi piace una fede comoda; mediocrità che è sempre in agguato.

    Ma la fede non è un “possesso”. E’ un’esperienza da vivere, faticosamente, giorno dopo giorno. E’ ” vecchio nel cuore”, chi desidera che la vita si svolga identica al passato”. A furia di star fermi nella fede si rischia la paralisi della fede.

    Siamo in Quaresima e l’invito di Dio, nel Vangelo è solenne e perentorio. Esso cade nel momento propizio non solo ai tre presenti sul Tabor, ma prezioso per tutti quelli che intendono valorizzare questo tempo quaresimale, per ripulire il proprio animo di tutte quelle idee e pensieri che durante un anno non hanno dato un assetto valido alla propria esistenza. La parola del Padre è una sola.

    ASCOLTATELO!

    Facciamo un proposito Quaresimale: asteniamoci dalle parole inutili, dalle parole cattive, dalle parole vuote, dal pettegolezzo, riduciamo il chiacchiericcio, e soprattutto, ascoltiamo in silenzio, Dio e gli altri

    “Facciamo il digiuno del telefonino : il silenzio parlerà.

    Concludiamo con una costatazione del pensatore Confucio (un pagano): “La ragione per cui gli altri evitavano di buttar fuori parole, era perchè avevano vergogna che, lanciate le parole non ci fosse la possibilità di raggiungerle”.

    BUONA QUARESIMA

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  11. Granocchiaio ha detto:

    19 Marzo 2017

    III DOMENICA DI QUARESIMA /A

    GIOVANNI 4,5-42

    “Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar al pozzo di Giacobbe.

    Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua…Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua, avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

    Gli disse la donna: I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le rispose: Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme, adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perchè il Padre cerca tali adoratori.”

    (Il Vangelo).

    Il nostro cammino verso la Pasqua ci pone nella situazione degli Ebrei nel deserto (prima lett.) continua tensione tra la nostalgia di ciò che s’è lasciato e la speranza di un avvenire migliore, promesso da Dio, ma non ancora assaporato.

    Oggi, dalle letture della liturgia, ci viene presentato il mistero dell’acqua e il dono della grazia. Spesso a quella terra riarsa, spaccata dal calore del sole e incapace di far germogliare quelle possibilità di vita che sono nel suo interno manca di quell’elemento necessario che ci fa gridare verso il Signore: “Dacci dell’acqua perchè possiamo bere” perchè la spaccatura si ricongiunga con l’acqua che scorre al suo interno e, le zolle possano dar vita a tutte le potenzialità presenti al suo interno.

    La speranza non può riposare che nel Signore: “Egli spaccò le rocce nel deserto, e li dissetò”.

    E’ questa, un’allegoria che può configurare frequentemente lo stato d’animo di chi, sfiduciato di tutto, non ha più, quell’acqua viva della grazia che mette in azione il suo assopimento.

    Il racconto presentato dal brano è un capolavoro di psicologia.

    Vicino ad un pozzo (quello di Giacobbe) nell’ora più calda, una donna incontra un uomo che stravolge la sua vita.

    Non era un incontro programmato. Cristo non aspettava una peccatrice, e la donna, non aspettava certo un profeta, ma era lì per attingere acqua. il suo problema non erano i suoi peccati, ma l’acqua.

    Ma l’incontro con Cristo non è mai innocuo: obbliga a cambiare. Donna di cinque mariti. Aveva vissuti tanti amori. Ma come dice Mazzolari” Con tanti amori è rimasta nel deserto dell’amore”.

    Gesù non condanna la donna. Non condanna mai nessuno. La sua tattica è quella di scavare nel cuore dell’uomo, fargli prendere coscienza della sua grandezza, e rivelargli le sue potenzialità.

    Ecco cosa succede quando si incontra Cristo: la vita cambia” Se tu conoscessi il dono di Dio…!

    Nel nostro Battesimo l’acqua versata sul nostro capo, è stata quella che, dopo la vita naturale, ci ha fatto rinascere alla vita soprannaturale.

    Constatiamo come la società di oggi, dimenticando i valori sostanziali della sua vita spirituale, soffre la febbre dell’inquietudine. Eliminate certe preziosità si rimane vuoti specialmente nei momenti di bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi per continuare la vita con serenità.

    La Samaritana non riusciva ad afferrare, così come l’uomo del benessere, ciò che disseta in una vita destinata all’eterno.

    “Se tu conoscessi il dono di Dio “è l’inconscio della donna di Samaria, e anche il nostro basterebbe volerlo, è già presente, è qui: “Il Messia sono io che ti parlo”.

    Il progetto per la vita umana è qui, è Lui, c’è solo da capirlo, accoglierlo con amore, tradurlo nell’esistenza e nella storia.

    Non è più tempo di attesa, è tempo di decisione, è tempo di fede.

    Con una frase di S. Agostino, con poche parole, riassumiamo il contenuto del brano: “Colui che domandava da bere, aveva sete della fede della Samaritana.

    Buona Domenica

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  12. Granocchiaio ha detto:

    26 marzo 2017

    IV DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Giovanni 9,1-41

    “Gesù passando, vide un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa inviato).

    Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

    Allora i vicini gli chiesero: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Condussero il cieco dai farisei che gli chiesero: Tu che dici di lui dal momento che ti ha aperto gli occhi? Egli rispose: E’ un profeta! Ed essi lo cacciarono fuori.

    Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo gli disse: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Egli rispose: E chi è perchè creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te. Ed egli disse: Io credo Signore! E gli si prostrò innanzi”. (dal Vangelo)

    Siamo sempre in prospettiva pasquale. Domenica scorsa il tema dell’acqua che dà vita allo spirito. Oggi quello della luce.

    E’ tempo di decidersi: decidersi per la fede, dicevamo domenica passata commentando il brano della Samaritana.

    Ma, decidersi,quando? Subito! “finchè giorno”, dice Gesù, prima che venga la notte occupata dalle tenebre”.

    La fretta non è soltanto di Gesù, la cui giornata, donatagli per compiere le opere di Dio, volge alla sera. Il plurale (V.4) “compiamo” così come altri brani del Vangelo, è un plurale “comunitario” rivolto alla comunità dei credenti, cosicché tutti siamo compromessi.

    “Ancora per poco tempo la luce è con voi, camminate mentre avete la luce, perchè non vi sorprendano le tenebre”.

    Il tempo quaresimale, è tempo privilegiato e quindi, limitato per aprirsi alla luce.

    Il tempo è davvero breve: si pensi alle tante occasioni perdute, o alle numerose porte che, ieri, parevano aperte e oggi appaiono sbarrate, c’è sempre un troppo tardi, non solo per i giudei del tempo del Signore, ma anche per ogni credente e per la stessa comunità-

    Il racconto del cieco-nato, non fa che tradurre in storia concreta l’autorivelazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo”.

    Ogni uomo è tenebra, cioè, è strutturato dall’esistenza che resta enigma a sè stessa, che è cieca e sbaglia la propria via e approda alla morte. Ma nel mondo umano è disceso il verbo di Dio che illumina ogni uomo, e che è l’unica luce di Dio e che, a differenza di tutte le ideologie, rende comprensibile l’esistenza e con essa la vita. Infatti la luce è anche simbolo della salvezza totale.

    Gesù Cristo è il profondo conoscitore dell’uomo, colui che rivela l’uomo a se stesso: “Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

    La storia del cieco-nato è un capolavoro d’ingenuità, candore e determinazione, scelta di valori scoperti con un minimo di buonsenso e di onestà. Che parlano da sè .

    I cavilli non riescono ad abbattere questo uomo vero, disponibile che gode della verità da qualunque parte gli provenga .”Una cosa so: ero cieco e ora ci vedo”.

    Il racconto dei farisei mette bene in luce le radici della colpevole cecità dei farisei e di chi a loro si rassomigliano.

    Restano imprigionati staticamente nel passato e dentro di sè . A costoro dice bene S. Paolo nella seconda lettura di oggi “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà”e Bossuet insiste: ” L’uomo prevenuto non ascolta, è sordo”.

    I farisei si proclamano interpreti autorevoli delle scritture, sanno già tutto, nessuno può loro insegnare nulla, non cercano tutta la verità e proprio in questo consiste la loro cecità e il loro peccato.

    Einstein ci direbbe che: E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio”.

    Severo avvertimento offerto a tanta gente cosiddetta “religiosa” di ogni tempo; gente avvezza a ricorrere a tutte le sottigliezze per scusarsi, gente terribilmente sicura che, né la Parola di Dio, né quella della Chiesa riescono più a sorprenderli e ad appassionarli.

    Ma nonostante le nostre problematiche situazioni, Cristo prosegue a ripeterci: “Voi siete la luce del mondo”. Non burocrati delle regole e analfabeti nel cuore, ma semplicemente luce.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    338 384 95 02

  13. Granocchiaio ha detto:

    2 Aprile 2017

    V domenica di Quaresima /A

    Giovanni 11,1- 45

    “Gesù disse a Marta: Tuo fratello risusciterà.

    Gli rispose Marta: So che risusciterà nell’ultimo giorno. Gesù disse: Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno…

    E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro vieni fuori !Il morto uscì coi piedi e le mani avvolti in bende e il volto coperto da un sudario”.

    (Dal Vangelo )

    I segni dell’acqua e della luce delle domeniche precedenti, sfociano nel discorso della VITA e della RESURREZIONE.

    Acqua e luce sono soltanto segni, dato che Gesù non è nè acqua nè luce, ma è vita e risurrezione.

    Un acuto osservatore, “Pronzato”, così commenta la pagina del Vangelo odierno: Gesù risulta insopportabile per certe mentalità, perchè ama la vita, benedice la vita, sente la morte come un’assurdità, un insulto, una cosa intollerabile…Lui non predica l’accettazione della morte, ma insegna ad amare la vita”. Ne è segno il grido: Alzati, vieni fuori”.

    E’ una parole che scuote, anche se noi ci contentiamo di una vita” come viene”, come si usa dire tiriamo a campare.

    Quanta ricchezza trascurata! Al contrario Gesù ci fa capire che Dio è il nuovo centro dal quale si coglie il senso della vita. Ma quale Dio? Non un Dio qualunque, un Dio generico, costruito dalla propria immaginazione, ma il Dio di Gesù Cristo, cioè: il Dio al quale è stato fedele Gesù, (Morte) e il quale è stato fedele a Gesù,(Risurrezione).

    Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e a Lazzaro, eppure non raccoglie subito l’invito della sorelle: Si trattiene due giorni ancora, si direbbe che lo lascia morire.

    Sono questi gli apparenti silenzi di Dio dinanzi all’assurdo di certe morti.

    La morte è morte e basta! Non l’ha scelta Dio, siamo stati noi e da quel dì, la morte fa il suo inesorabile corso.

    Anche il Verbo di Dio facendosi” carne”, cioè uomo debole e mortale, non ha saltato la morte e neppure l’ha snobbata.

    La morte, ancor più la morte di un amico, lo sorprende e lo scuote nel profondo.

    La Vita, che è il dono più grande fatto all’uomo, appassionava Gesù, lo esaltava.

    La morte, che è il terrore più cupo, lo sconvolge.

    Ecco perciò , la forza di quel grido elevato a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori.”

    Ci sforzeremo di capire dal Vangelo il senso della Resurrezione operata da Cristo, non un segno-promessa per il futuro ma come segno profezia del presente: La vita nuova che Cristo ci dona è già presente in chi crede in Lui che è “la Risurrezione e la Vita”.

    La comunione con Cristo, che è appunto la vita piena e, non soltanto in senso biologico, bensì nel senso totale di trionfo del positivo sul

    negativo, del bene sul male, dello spirituale sul materiale.

    La vita nuova che Cristo ci dona non riguarda solo la sfera spirituale, ma tutto l’uomo. Ha la sua radice profonda nel cuore dell’uomo, cioè nella capacità di dare un senso nuovo alla propria vita nella donazione completa di sè a Dio e ai fratelli. Cristo grida, ad ogni persona : vieni fuori dal sonno, dalla passività, dalla pesantezza, dalla mediocrità; vieni fuori da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità; smettila di morire.

    E’ ora di vivere, di partecipare alla Risurrezione.

    Ad un cristiano poi, non è consentito di vivacchiare. Avete sentito S. Paolo nella seconda lettura:” lo Spirito abita in voi, e lo Spirito è vita. Alzati tu che dormi, vieni fuori: non piegarti sulle debolezze e i dubbi che provi; vivi in pienezza!

    Non aspettiamo l’altra vita per capire questa, viviamo in piedi in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo.

    BUONA QUARESIMA

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

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  14. Granocchiaio ha detto:

    9 Aprile 2017

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 26,14-27,66

    Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

    E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

    A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

    Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

    Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

    Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

    Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

    Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

    Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

    I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

    C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

    Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

    Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

    Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

    Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son portata fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

    Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

    BUONA SETTIMANA SANTA

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    338 384 95 02

  15. Granocchiaio ha detto:

    9 Aprile 2017

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 26,14-27,66

    Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

    E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

    A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

    Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

    Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

    Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

    Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

    Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

    Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

    I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

    C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

    Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

    Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

    Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

    Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son portata fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

    Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

    BUONA SETTIMANA SANTA

    don luigi corsi

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  16. Granocchiaio ha detto:

    16 APRILE 2017

    DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE / A

    “Un Angelo sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era sepolto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti”.(Dal Vangelo)

    Un giornalista scrivendo un articolo sulla Pasqua inizia col riportare un dialogo avuto con suo figlio. La mattina a Pasqua.

    “Mio figlio, stamane, mi ha domandato: “Perchè è Pasqua? Che cosa significa: è Pasqua?

    Già, perchè è Pasqua. Non mi è facile spiegarlo. In verità mi sembra di non saperlo, di essermelo dimenticato.

    Intorno trovo soltanto gente che non lo sa, che se lo è dimenticato, forse non lo ha mai saputo. C’è il calendario, certamente c’è la festa, anzi, per essere esatti, la festività: non si lavora, si va alla gita, forse anche alla Messa. Si incontrano persone che dicono: “Auguri, Buona Pasqua” e tirano avanti. Si avrebbe voglia di fermarle, di restituire la domanda di mio figlio.

    A me sembra che molta gente che aveva il ricordo di Cristo e della Pasqua non sappia più dove questo Gesù e la sua Pasqua siano stati collocati nel corso della propria vita.

    Se c’è un dramma nella vita, questo è causato da un vuoto che fa vivere nella incertezza e spinge a cercare un surrogato di potere, in contrapposizione, di intolleranza, di violenza, scartando quella vita nuova che la Pasqua di Cristo e nostra, vuole significare.

    Buona Pasqua, proviamo a spiegarci la parola.

    Noi la diciamo in un giorno dell’anno, di un anno fatto di errori, di soprusi, di paure, di incertezze, di gesti con i quali ho trattato gli altri come oggetti, piacevoli-spiacevoli, come ostacoli, o come vantaggi.

    La diciamo in un giorno dell’anno che la nostra cosiddetta civiltà, ha scelto per ricordare un altro giorno nel quale Dio ha proclamato innocente e santo davanti al mondo un uomo condannato e ucciso come malfattore.

    Un giorno nel quale un uomo aveva vinto la morte, perchè il Padre lo aveva amato più della morte.

    Per molti di noi, questo uomo è come il Padre, Dio, che significa l’essere che viene prima del tempo e continua dopo il tempo.

    Buona Pasqua, allora, significa soprattutto: Ti amo; amo te, che sei lì, e mi sbarri la strada. Teche mi rubi la carriera; te che mi fai soffrire; te che sei fastidioso, te che ti rifugi nel mio paese.

    La grande frattura, adesso, è proprio tra il dire il fare; fra la pagliuzza e la trave.

    Quell’uomo ucciso sul Golgota, aveva trascinato una folla dietro di sè, con parole nuove che gli spianarono la via del sacrificio e quando il sacrificio fu maturo, anzichè sottrarsi, lo accettò, come fosse giusto.

    Così la più clamorosa ingiustizia profana della storia sacra: senza morte, non poteva esserci Risurrezione.

    Forse quella gente di cui parlava il citato giornalista all’inizio dell’omelia, si era dimenticato la Pasqua, perchè aveva da tempo cancellato il “ Venerdì Santo” e si era messo a “.. giocare a dadi con i soldati”.

    Per il credente e anche per il non credente “Buona Pasqua” vuole, innanzitutto, significarci che tale augurio è la festa del “cantico nuovo” la festa della vita e di Cristo e di tutta l’umanità. Il Cantico dell’Alleluia è il significato che esprime gioia e freschezza: “So che cercate Gesù Crocifisso”, dice l’Angelo alle donne, non è qui. E’ RISORTO!

    E’ “lassù” nella gloria del Padre Colui che “è vivo” ed è in mezzo noi per sempre (Ravasi).

    La Buona Pasqua che auguro a tutti voi con tanto affetto, porti serenità, salute del corpo e dello spirito.

    ALLELUIA

    don luigi corsi

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  17. Granocchiaio ha detto:

    23 aprile 2017

    II domenica dopo PASQUA /A

    Giovanni 20

    “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

    Gesù disse loro di nuovo : Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…

    Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro. Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò.

    Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse. Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno! ( Dal Vangelo)

    IL Cenacolo, una semplice sala di un edificio della vecchia Gerusalemme, è popolata di ricordi cristiani…Là, infatti, si è celebrata l’Eucarestia, là si è istituito il sacerdozio, là è stato donato lo Spirito Santo, là si è offerto all’umanità il Sacramento della Riconciliazione (Ravasi). Il Sacramento dello Spirito oltre al giorno della Pentecoste, è conferito nello stesso giorno della Risurrezione di Cristo.

    Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste, sono caratterizzate, nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò ,perchè con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei “tempi nuovi”posti in ” novità di vita”.

    Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva il comportamento di gente da Nuovo Testamento.

    Ecco allora che, le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo di vivere la nuova vita nata dalla Pasqua.

    La seconda lettura ci ha messo in evidenza che. come cristiani, noi siamo nati a Pasqua” rigenerati mediante la Risurrezione”sacramentalmente per il Battesimo, esistenzialmente per la fede.

    Solo quando la Risurrezione di Gesù è diventata un avvenimento reale “per noi”ha dato, senso e finalità alla nostra esistenza, siamo nati alla vita nuova.

    E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù:”Beati quelli che, pur non avendo visto crederanno e amiamo Gesù pur senza averlo visto” (sec. lett.).

    La fede pasquale ci dona “occhi nuovi” per vedere la realtà vera al di sotto, o al di là della superficie.

    Siamo consapevoli che “credere è difficile. Non credere è impossibile” (Victor Hugo. E ancora che: ” Credere è anche essere capaci di convivere con i propri dubbi” (Guardini).

    Credere senza l’orgoglio di credere; credere senza vedere e toccare…

    Ma una cosa non dobbiamo mai dimenticare: “Credere significa riconoscere che siamo amati”(Mauriac”..Sì, Dio crede in noi e ci ama.

    Dalla Pasqua di Cristo ha inizio un movimento di persone rinnovate nei loro rapporti interpersonali.

    Chi ha incontrato Lui nella fede sa assumere i suoi medesimi atteggiamenti di perdono di riconciliazione, di servizio, di amore dovunque e con chiunque.

    Così alla domanda iniziale: quale uomo è nato a Pasqua?

    E’ un uomo in missione di salvezza a nome del Risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, così come lui ” credendo che Gesù è Cristo, è il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome.”

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  18. Granocchiaio ha detto:

    III Domenica di Pasqua

    30 aprile 2017

    Luca 24,13-35

    “In quello stesso giorno…due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus. Mentre discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava , con loro, ma i loro occhi erano incapaci di conoscerlo.

    Egli disse loro: Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!

    Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?

    …Vicini al villaggio, Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perchè si fa sera…”

    Egli restò. Quando fu a tavola con loro, prese il pane…lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista. (Dal Vangelo)

    Nella liturgia della parola di questa domenica, dopo quella di Pasqua, emergono molti spunti di riflessione.

    Nella prima lettera degli “Atti degli Apostoli (2,14-33)”spicca l’annuncio che Pietro dà agli Ebrei, e a tutta la gente: “Gesù di Nazareth, da voi ucciso, Dio lo ha risuscitato”. La morte è vinta! L’annuncio irrompe libero e potente.

    Nella seconda lettura è ancora Pietro che ricorda ai fratelli perseguitati, la morte di Gesù e la sua Risurrezione, perchè la memoria di quel fatto sia di stimolo nel presente, a seguire Gesù nella tribolazione.

    L’annuncio si fa “esortazione”per una condotta nuova in memoria di ciò che è accaduto.

    Nel Vangelo abbiamo l’itinerario esemplare che l’uomo compie in virtù della grazia che Dio sa donare.

    La proposta di riflessione può essere così presentata: Come è possibile riconoscere e incontrare Cristo nel cammino di ogni giorno di ogni uomo?

    Balza subito agli occhi di chi legge il brano del Vangelo odierno, che due discepoli sono in cammino continuo, ma avevano perduto la loro guida e maestro cambiano direzione; all’inizio appare come fuga da Gerusalemme sotto il peso della tristezza, ma alla fine, vi sarà una conversione di marcia che farà ritornare i due viandanti di Emmaus alla Gerusalemme abbandonata, ma con tutt’altro spirito.

    Concludendosi in una condivisione di fede, quindi, ad una Comunicazione di aver camminato con il Risorto, riconosciuto nello spezzare il pane”così come avvenne nell’ultima cena, e quindi, una conclusione in un clima di gioia e di festa.

    Riflettendo sull’avvenimento, notiamo che il cammino compiuto “dai fuggitivi” è sotto il segno della parola: conversavano, discorrevano, discutevano.

    L’incontro con Cristo, ignoto durante il percorso, consiste in un dialogo. Abbiamo notato che il tema del discorso che anima il cammino, non è su le cose banali, fantasiose, ma sull’accaduto, sull’evento: Cristo: (“Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele“) Tra l’inizio e la fine, nella continuità di un cammino e di un tema vitale, avviene il cambiamento.

    In quella Locanda “dove si erano fermati per il pasto, avviene” un miracolo,”un riconoscimento, un aprirsi gli occhi, un vedere ciò che già esisteva nel loro quotidiano, nel loro cammino, ma non se ne rendevano conto”.

    A questo punto avviene il dono della luce e chi la dona non può essere che Gesù stesso. Gesù, da viandante, ascolta, poi parla e, infine diventa primo protagonista.

    Una lezione per i due, per noi singoli e comunità che attraverso l’ascolto della Parola e il Pane spezzato nell’Eucarestia, si trova Cristo: quindi la propria identità e il senso dello scorrere del proprio cammino nella vita.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

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  19. Granocchiaio ha detto:

    7 Maggio 2017

    IV Domenica di Pasqua /A

    Giovanni 10,1-10

    “In verità vi dico: chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante.

    Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore.

    Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perchè conoscono la sua voce. Un estraneo, invece non lo seguiranno…

    In verità io vi dico:Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che soni venuti prima di me sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.( Dal Vangelo)

    Oggi celebriamo la Domenica del “Buon Pastore, abbinata alla preghiera per le” Vocazioni”.

    E’ patetica e fortemente significativa l’immagine che Gesù fa di sè e di quelli che lo seguiranno nel tempo sia come pastore buono, che come pecore, che avranno bisogno di cure amorose.

    Osservatore delle cose semplici, con lo scopo di descrivere l’intimo rapporto che deve intercorrere tra il Capo e le Membra di uno stesso corpo: “Pasci le mie pecorelle”. Così Gesù a Pietro nel Vangelo di Domenica scorsa, concludendo con la missione di pascere, che sarà il compito della Chiesa nella storia.

    Oggi questo impegno viene ripreso sotto una luce particolare: la pastoralità; Gesù spiega ulteriormente e più precisamente cosa significhi pascere. Non solo la Chiesa ha una missione da compiere nella storia, ma di questa missione vengono esplicitate le note caratteristiche: Essa deve imitare il CRISTO.

    Il pastore è colui che ha cura del gregge, lo conduce al pascolo e controlla i vari prodotti della pastorizia, così cura le sue pecore con attenzione al loro benessere fisico; tiene conto di quanto producono, tosando lana, mungendo il latte; si preoccupa del loro futuro in quanto ne cura la procreazione; programma il nutrimento, i pascoli in estate e fieno per l’inverno; le guida sulle strade nelle quali le portano alla transumanza.

    Quanto detto da Gesù è una significativa allegoria riguardo alla vita dell’uomo e dell’Agnello, che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

    Questo pastore che guida le sue pecore verso i pascoli rigogliosi è il Cristo; è Lui che con la sua voce indica quale strada percorrere, con quale prudenza camminare.

    Ascoltare la sua voce è quindi una scelta di saggezza per la pecora che deve cercare il proprio star bene, oggi e per il futuro.

    La Parola di Dio è la guida vera, la voce con la quale il pastore indica le sue pecore, i sentieri da seguire; essa è una via talvolta ripida e tortuosa, ma alla fine si mostra come una via sicura.

    Sicura nel contenuto, perchè rappresenta la voce del Maestro. Sicura nel tempo perchè porta alla vita eterna e “nessuno le rapirà dalla mia mano”. E in questo traguardo, non si è lasciati soli. C’è un Pastore che è CRISTO.

    Servire e non dominare il gregge; fedeli nel servizio pieno di amore, di benevolenza, dolcezza e pazienza. Guidare ponendosi non dietro, ma avanti al gregge, affrontando i lupi e i pericoli prima delle pecore. Essere pronto in una consumazione di amore anche dando la vita se ciò è necessario, per il proprio gregge.

    E’ questo sforzo di identificazione col Pastore dei Pastori, Cristo, che costituisce il dramma di ogni vita sacerdotale. E’ questo gregge che insieme al Pastore costituisce la Chiesa, sposa di Cristo, oggetto di amore totale di ogni pastore di anime.

    E’ questa chiesa che anch’io, ultimo dei pastori di anime, ho sposato nella mia giovane età di 22 anni nell’ormai 1947, e questa sposa voglio amare, servire, difendere e con lei condividere per tutta la vita.

    BUONA DOMENICA

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  20. Granocchiaio ha detto:

    21 Maggio 2017

    VI domenica di Pasqua / A

    Giovanni 14,15-21

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non potrà ricevere; perchè non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli dimora presso di voi e sarà in voi.

    Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”.

    ( Dal Vangelo)

    Il tema unitario della liturgia è oggi centrato sull’annuncio del Risorto fatto nella comunità sotto il particolare aspetto del suo essere ” VIA”

    Noi, non siamo semplicemente “religiosi”, ma siamo discepoli di Cristo, di Cristo Risorto. Egli è la via, una via che cammina essa stessa con noi, è l’unica via che ci conduce al Padre.

    La prima lettura parla della” via comunitaria”. Qualifica la missione del credente come

    “sacerdotale” il suo è un sacerdozio santo” sacerdozio regale, sacerdozio santo”.

    Ma da intendersi tale missione, non come “onorificenza” di cui il popolo di Dio possa menar vanto. la Chiesa è e resta sempre composta da chi era nelle tenebre un” non popolo” escluso dalla misericordia” e che , solo per grazia ha ottenuto misericordia, e che, è diventato “popolo di Dio, stirpe eletta”.

    Essa dovrà proclamare” le meraviglie di Dio, non sè stessa.

    La seconda lettura presenta la nostra vita cristiana.

    Essa è una via di crescita in Cristo, Pietra viva, e nella chiesa, popolo sacerdotale., dato che i cristiani formano un tempio fatto non di sassi inanimati ma animati dallo Spirito e perciò ,”Spirituali”.

    Dio abita in noi, non nelle pietre, abita con la fede e i Sacramenti nella nostra vita, animata dalla carità.

    In Cristo si inizia la costruzione di un nuovo tipo di umanità.

    IL Vangelo, infine è la presentazione di Cristo “via”. Cristo “il nostro”, “il mio”, oggi vuol dire avere in Cristo, l’area della esperienza di Dio. Cristo, che cammina tra noi, è la nostra croce che si fa “resurrezione” attraverso la fedeltà al Padre. E’ vero con il Battesimo siamo diventati “gente giustificata” ma fragile; come dei lattanti e, come è proprio dei bambini, gente destinata a crescere, a consolidare e a sviluppare il proprio organismo spirituale per raggiungere la completezza della maturità cristiana..

    Sicchè, vivere è proprio un cammino di crescita.

    Leggendo e meditando il brano del Vangelo odierno, si deve arrivare alla conclusione che in Gesù l’uomo trova quanto Dio solo può dare: la vita e la verità. Cristo rimane un passaggio obbligato per tutta l’umanità perchè è il luogo dove si trova manifesta l’opera di Dio e il mediatore unico col padre: unico ma non isolato: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perchè io vado al Padre.”

    Il mistero di Cristo si prolunga nelle opere dei discepoli. la sua vita è contagiosa, così anche il cristiano diventa, in quanto unito al Cristo “ VIA AL PADRE PER GLI ALTRI”.

    BUONA DOMENICA

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  21. Granocchiaio ha detto:

    21 Maggio 2017

    VI domenica di Pasqua / A

    Giovanni 14,15-21

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non potrà ricevere; perchè non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli dimora presso di voi e sarà in voi.

    Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”.

    ( Dal Vangelo)

    Potremmo cominciare la riflessione sulle letture che concludono il tempo pasquale, riflettendo sulla domanda della seconda lettura della Messa odierna” Siamo pronti a rendere ragione della speranza che è in noi?” Come sapremmo spiegare agli altri, il nostro essere cristiani?

    Pietro scriveva questa lettera ai cristiani perseguitati dall’impero romano. I consigli di Pietro si ispirano a ciò che va sotto il nome di ” non violenza”. Essere trascinato davanti ad un giudice, non deve spaventare chi ha la coscienza a posto. Nulla mette in imbarazzo quanto l’innocenza! Ad incoraggiarli c’è l’esempio di Cristo.

    Nessuno più innocente di lui, eppure fu trascinato davanti ai tribunali. La violenza non risolve, anzi richiama violenza.

    La risurrezione di Cristo ha significato la vittoria del bene sul male.

    Le parole di Gesù riportate nel Vangelo di oggi, ci aiutano a spiegarci la nostra speranza, il nostro essere cristiani e discepoli del Signore. Sono parole che invitano ad una riflessione profonda e, solo quando le avremo assimilate e vissute, potremo renderne testimonianza agli altri.

    Seguire Gesù, come discepoli, è credere in lui, nella certezza che egli è il vivente per noi, e che le sue parole sono attuali sempre, e che la via da lì aperta è percorribile ancora oggi. ” Non vi lascerò orfani” ripete Gesù, ma formeremo una vera famiglia col Padre e lo Spirito Santo.

    Nell’evangelista Giovanni si identificano Pasqua e Pentecoste: fiducia nel superamento della morte e fiducia nella possibilità di continuare il cammino così da identificare amore e comandamento.

    Tutto ciò è bello , ma come trovare concreta applicazione nella nostra quotidiana esistenza? Gesù è molto esplicito: seguirlo è amarlo e amarlo è seguire i suoi comandamenti: mettere in pratica le sue parole.

    Amare diventa così non provare un sentimento, ma credere in certi ideali, e organizzare, conformemente a questi, tutta la propria vita.

    La Pentecoste è, allora, il momento della presa di coscienza che porta a conoscersi meglio e a valutare, con diversa consapevolezza i valori.

    Il Padre, ci ha detto Gesù, vi darà un altro Aiuto (Paraclito) perchè resti con voi per sempre: lo Spirito di Verità.

    La strada aperta da Cristo, non tornerà mai più steppa.

    La possibilità di cogliere la sua Verità, di essere afferrati e in essa custoditi, resta aperta a tutti per sempre, purchè non si preferisca la tenebra alla luce.

    BUONA DOMENICA

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  22. Granocchiaio ha detto:

    28 Maggio 2017

    ASCENSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 28,16-20

    “Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, Gesù avvicinatosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. (Dal vangelo)

    Invisibile, ma non assente…

    Nella seconda lettura della festa, ci viene rivolto questo invito: Manteniamo senza vacillare, la professione della nostra speranza.

    Gli Apostoli fissano il cielo, mentre Gesù scompare dalla loro vista.( Prima lettura)

    Il loro, sembra uno sguardo di delusione e di smarrimento. Mentre la liturgia di oggi, ci invita ad avere uno sguardo di speranza.

    Anche noi un giorno raggiungeremo Cristo nella gloria.

    Certo, abbiamo tanto bisogno di speranza!

    La vita non è bella, ma siamo noi che dobbiamo darle colore e speranza, vivendola con serenità e fiducia. Dovremmo ricordare la massima che dice: “Vivere non significa aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.”

    Il romanziere russo Dostoevoski diceva: ” L’uomo è infelice perchè non sa di essere felice”.

    Abbiamo perduto la gioia e ottenuto solo sguaiataggine, la risata grassa, l’ilarità grossolana di certe trasmissioni televisive. Ha detto giustamente qualcuno: ” La nostra epoca è riuscita a far dimenticare all’uomo che è un essere umano”.

    La solennità dell’Ascensione non ci permette di disperare. Ci insegna ad ascendere, a salire. Siamo fatti per la gioia, siamo fatti per il cielo, siamo fatti per il paradiso. “Guardiamo il cielo ci dice San. Agostino, là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Sarà, per noi, la fine senza fine. Abbiamo un po’ tutti bisogno di guardare il cielo e non certo per vedere che tempo farà. Diceva S. Ignazio di Loiola: Come appare brutta la terra quando contemplo il cielo” E ancora S. Agostino dice: “Se Cristo è salito al cielo, con lui deve salire il nostro cuore.

    Guardiamo il cielo, ma impegniamoci a seminare speranza.

    “Sperare come se tutto dipendesse da DIO”.

    Operare come se tutto dipendesse da me”

    Questa è la nostra speranza! Questa è la speranza che dobbiamo diffondere nella società.

    Che la speranza trascini tutta la nostra vita

    Ricordiamo che

    “la fede vede solo quello che è.

    La carità ama ciò che vede”( Charles Peguy)

    La speranza prevede ciò che sarà nel tempo e nell’eternità”.

    BUONA FESTA

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  23. Granocchiaio ha detto:

    4 Giugno 2017

    DOMENICA DI PENTECOSTE /A

    Giovanni 20,19-23

    “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi alitò su di loro e disse:” Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi”.

    Sono ormai passati 50 giorni dalla Pasqua. La parola “Pentecoste”, infatti significa cinquanta giorni. Oggi la Chiesa festeggia l’evento culminante e conclusivo della grande storia della salvezza, una storia d’amore iniziata con Abramo.

    Chi è lo Spirito Santo? Diverse sono le definizioni: terza persona della SS, Trinità; forza di Dio; dono di Cristo Risorto… E’ Colui che guida la Chiesa.

    Tutte definizioni da meditare. Sintetizzando, però, queste definizioni non possiamo non arrivare ad una semplice parola: E’ AMORE.

    Infatti lo Spirito S. è espressione dell’amore che Dio ha avuto ed avrà verso ciascuno di noi: “Deus charitas est.

    Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione superiore del mondo, della storia che li fa custodi della speranza che non delude.

    A noi, figli di Dio, non è dato essere orfani. Per questo Gesù assicura i suoi seguaci: “Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera”.

    Il fuoco della Pentecoste ci fa vivere una nuova speranza. Ci fa capire soprattutto che la Chiesa in cui viviamo, non è un museo, non è un cimitero, ma è una comunità viva e sempre giovane.

    Tanti guardano alla Chiesa, ma non tutti con amore. Dobbiamo amarla adesso soprattutto, quando sembra diventare di moda attaccarla.

    Titolo di un giornale: “Volete audience? Attaccate la Chiesa.

    Diceva S. Giovanni XXIII: ” La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno.

    Dobbiamo amare la Chiesa, perchè è la nostra famiglia, anche se piena di difetti e di scandali.

    Ma noi, che ne facciamo parte attiva, guardiamo la Chiesa per amarla.

    Amarla perchè Cristo l’ha amata.

    Amarla perchè la Chiesa siamo noi.

    Se noi resteremo giovani, la Chiesa sarà giovane

    Se noi saremo santi, la Chiesa sarà santa, sotto il soffio vitale dello Spirito.

    Infine un’ espressione di Santa Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere, metterete a fuoco il mondo intero”.

    BUONA FESTA

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  24. Granocchiaio ha detto:

    11 GIUGNO 2017

    SANTISSIMA TRINITA’ /A

    Giovanni: 3,16-18

    “Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

    Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di lui.

    Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. (dal Vangelo)

    La festa della SS. Trinità ci dà lo spunto per intravedere un po’ più Dio e la sua vita intima.

    Costatiamo che, da parte nostra, è tanto difficile parlare di Dio e fatichiamo a raffigurarcelo. Vorremmo vedere il suo volto, sentire la sua voce. I più grandi teologi della storia, hanno tentato ma, hanno constatato che la loro mente si stancava senza ricavarne il risultato.

    Di fronte ad una grande tragedia, quando i nostri progetti si spezzano ci domandiamo: ma Dio, dov’è? Perchè non interviene? Che Dio è allora? E’ la domanda di sempre.

    Anche nella Bibbia troviamo il grido angoscioso di un uomo che si rivolge a Dio:” Perchè dormi, Signore? E gli dice: “Perchè non ti fai vedere?

    Siamo in molti dunque a domandarci: Chi sia Dio, che faccia abbia.

    Certo non potremmo parlare di Dio se lui non si fosse rivelato. E’ quanto accaduto nel popolo ebraico, il quale non crederà per tradizione, ma perchè, essendo schiavo, in modo prodigioso, fu liberato.

    Ecco allora che un Dio teoretico, con i progetti diventa un Dio concreto, paziente e misericordioso.

    Ma, nonostante le testimonianze del popolo ebreo, sapremo ancora ben poco di Dio, dato che anche gli Ebrei, avevano capito Dio a modo loro, cioè, come una persona potente e giusta, severa, vendicativa e questo al contrario di quanto predicavano i profeti.

    Ma ecco, che al tempo stabilito, Dio ha mandato il suo Figlio, Gesù di Nazareth. Un uomo che è vissuto tra la gente lasciando una testimonianza indelebile.

    In lui scrive S. Paolo, Dio nostro Salvatore ci ha mandato la sua bontà e il suo amore per l’umanità.

    Oggi, poi, il brano del Vangelo si apre proprio con quest’affermazione: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito perchè chiunque creda in lui, non muoia, ma abbia la vita eterna.”

    Gesù annuncia che il “Regno di Dio è vicino…è qui in mezzo a voi“. Dio è una persona significativa, che è entrata nella nostra vita, che non è lontana e che, cambiando la nostra esistenza diventa possibile sapere chi è Dio.

    Il Vangelo ce lo mostra con forza: la Samaritana e la donna adultera; Zaccheo, esattore imbroglione, e Nicodemo( l’uomo importante); Lazzaro e la povera vedova di Nain: Matteo e Pietro, il pescatore.

    Ma il segno che essi hanno trovato Dio, è quello di aver cambiato per sempre la loro vita.

    Lo Spirito Santo, infine, è la terza persona che imbastisce il tutto. Nasce la Chiesa: Riunisce gente di ogni razza, di ogni età.

    E’ il dono che Gesù risorto regala agli Apostoli e a tutti i suoi seguaci, perchè tutti si possano sentire inseriti.

    Per concludere, un” rompicapo” pensato dal grande Agostino per farci intravedere il mistero di un “Solo Dio in tre Persone” Padre -Figlio- Spirito Santo: Dio Trinità. E’ presente nel nostro essere umano e nell’ambito della natura.

    Una qualche analogia a detto mistero. Ecco secondo Agostino:” Quando la mente( che è tutta l’anima) si conosce, vi sono due termini: mente e conoscenza di sè; quando si conosce e si ama, vi sono tre termini: la mente, l’amore e la conoscenza di sè, formanti però un’unità: sono” unum” e quando, se perfetti, sono uguali.

    Trinità di termini, tra loro distinti e tuttavia formanti un’unità: dunque Trinità nell’unità e unità nella Trinità, dove il rapporto è tale da far scoprire un’immagine vera della Trinità eterna e perfettissima; nella mente dell’uomo Trinità creata e imperfetta.

    Soltanto nell’amore di Dio l’anima è immagine della Trinità.

    Nell’amore, quindi sta la perfezione dell’uomo.

    L’itinerario è segnato: egli sa dove tendere”.

    Agostino chiude quanto scritto nei suoi libri rivolgendosi all’unico Dio, DIO TRINITA’, dicendo” Quanto ho scritto in questi libri, se in essi c’è del mio, siimi indulgente Tu, e lo siano i tuoi. Amen”. ( De Trinitate 15,28,51)
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  25. Granocchiaio ha detto:

    18 Giugno 2017

    Corpo e sangue di Cristo /A

    Giovanni 6,51-58

    “Gesù disse ai Giudei: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…

    Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.” (Dal Vangelo)

    Nella liturgia della festa del “Corpus Domini), Cristo viene presentato come “pane e bevanda” di salvezza.

    Nel mondo tanti hanno fame di pane e sete di acqua, (ne abbiamo l’evidenza nella massa trasmigrante che affolla il nostro mare). Gente affamata e assetata di felicità e sicurezza.

    Noi che mangiamo il pane dell’Eucarestia non siamo estranei o rassegnati a questa fame e sete : ci siamo dentro, solidali con chi la prova.

    Perciò non possiamo celebrare l’Eucarestia senza il morso di questa fame e sete.

    Questo “pane ” che mangiamo tiene desta in noi la coscienza; è un continuo richiamo al cammino da fare nel deserto; è il pane per il cammino di un giorno, richiamo di una realtà non ancora raggiunta, nostalgia di una vera festa fraterna che ci sazi tutti.

    Gesù dice:” Io sono il pane”. Io sono veramente cibo, veramente sono bevanda”, Gesù ristora veramente: Ecco il paralizzato che tanti rimandano indietro; il cieco nato; la Samaritana, insoddisfatta della sua condizione di donna; l’adultera; la vedova di Nain; la sorella di Lazzaro; Zaccheo; il buon ladrone; i discepoli.

    “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Cristo non allontana mai. Conosce la fame e la sete dell’uomo. Non è preoccupato di fare bella figura, guadagnarsi qualcosa…

    Prende a cuore le pene e le sofferenze dell’uomo e, risolleva, ridà dignità, valore e significato al vivere di chi lo avvicina. Non svilisce, neanche giudica.

    Nel linguaggio profetico egli è l’avvocato di chi non ha difensore; la forza dell’innocente, il vendicatore di chi subisce l’ingiustizia.

    Per godere questo ristoro, occorre conquistare un cuore sincero, capace di commuoversi, di condividere le gioie e le pene, di soccorrere un proprio simile, di non far torto a nessuno.

    Cristo è l’immagine del pane spezzato, del sangue versato: si è logorato la vita lottando contro lo spirito del male che degrada l’uomo e il mondo.

    Ogni uomo offeso, umiliato, è come l’ostia di Cristo, calpestata.

    Ogni sofferenza dell’uomo è parte della sofferenza di Cristo.

    Egli ha compiuto la riconciliazione tra la fragilità dell’uomo e la grandezza di Dio.

    Come avrete potuto notare, la festa dell’Eucarestia, non è una festa facile. Infatti fin dalle origini, l’uomo carnale si è scontrato con questa problematicità:” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”

    Il Cristo ci offre la totalità della sua presenza, nell’umile e fragile segno del pane eucaristico, a condizione che, almeno oggigiorno, come Israele nel deserto, la nostra fame e la nostra povertà, nutrite di Eucarestia in Eucarestia, stimoleranno il nostro cammino verso la dimora definitiva dove Dio sarà la nostra festa per sempre.

    “O res mirabilis: manducat Dominum pauper, servus et Humilis” (San Tommaso d’Aquino).

    O cosa stupenda, straordinaria: si nutre del Signore il povero, il servo e l’umile.

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  26. Granocchiaio ha detto:

    25 Giugno 2017

    XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

    Matteo 10,25-33

    Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire l’anima e il corpo nella Geenna.

    Due passeri non si vendono forse per un soldo?

    Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

    Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri.

    (Dal Vangelo).

    Dalla storia di Gesù narrata dai Vangeli e dalle esperienze della Comunità primitiva, sembra inevitabile la persecuzione di chi si fa Araldo e testimone delle novità di Dio in un mondo inquinato dal male.

    Comunque, per ogni cristiano vero, viene il momento nel quale è chiamato a riconoscere Cristo davanti agli uomini anche a costo di insuccessi e svantaggi nella sua professione, o posizione sociale. Su questo noi cristiani saremo giudicati.

    Analizzando le letture di questa domenica notiamo che il nostro ascolto della Parola è cominciato con un lamento e una invettiva, trasformati in seguito con espressione di fiducia e di lode.

    Il profeta Geremia (20,10-13), sfoga la sua amarezza: i suoi stessi amici si fanno suoi accusatori perchè egli è fedele al messaggio che Dio gli ha affidato e suscita dentro di sè, incomprensione e disagio.

    La Parola di Dio è sale che brucia nelle purulenti piaghe, individuali e sociali di un mondo affogato nella melma della cattiveria-

    Male obbrobrioso prodotto dagli stessi uomini che si professano religiosi e che, addirittura, per alcuni (confronta l’isis, ma non solo) è motivo di privilegio ed illusione, compromettendo lo stesso Dio ( Allah!).

    Ma il profeta, infine, confida nel Dio vero e già lo loda per la liberazione promessa.

    Cristianesimo è un tesoro

    Nel Vangelo troviamo Gesù che incoraggia i suoi discepoli dicendo: “Non temete gli uomini”, anche se non intendeva ispirare ottimismo circa la bontà dell’uomo per temerli, però Gesù intende renderli prudenti come i serpenti, a causa della cattiveria causata dal peccato.

    Gesù non era pessimista circa la capacità di molti uomini e donne di accettare il messaggio di amore dal suo Vangelo, e li esorta: “Non temete…non abbiate paura…Siate coraggiosi.

    Sapete quante volte nella Bibbia vi è la frase: “Non temere, io sarò con Te?” 365 volte: sono i giorni dell’anno, e il Signore ogni giorno ti dice: ” Non temere io sono con te”.

    Il Cristianesimo è un tesoro formidabile: non lo lasciamo appassire; non lo rendiamo un calmante; dice qualcuno: ” Se uno non lotta per le proprie idee, o le idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. (Ezra Dound)

    Non basta, perciò, essere chiamati cristiani perchè, il cristiano, o è l’uomo del paradosso, o è l’uomo della banalità. Norma della vita cristiana è la logica, la coerenza, la fedeltà. Diceva Gandhi: “Per me Dio è coraggio”!

    Parole forti quelle del Vangelo odierno: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio”.

    Impressione generale procurata dalle letture bibliche potrebbe essere quella di imparare a rischiare. Il rischio diventa una parola cristiana: Sulla terra, l’essere che corre meno rischi è l’essere più vicino al nulla. Chi non rischia nulla è nulla! (Gustave Tibon) E Mazzolari: “Una religione che non rischia diventa un cimitero”!

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  27. Granocchiaio ha detto:

    2 Luglio 2017

    XIII Domenica del Tempo Ordinario /A

    Matteo 10,37-42

    “Gesù disse ai suoi discepoli:

    Chi ama padre e madre più di me non è degno di me, chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me;

    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato

    Chi accoglie un profeta come profeta avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

    E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, che è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa”. (Dal Vangelo)

    Nel brano del Vangelo odierno abbiamo la conclusione del discorso missionario di Gesù, in cui esprime la radicalità della sequela.

    I “detti” di Gesù, mettono in questione tutta la nostra azione pastorale centrata sulla difesa dei valori familiari.

    Non c’è da meravigliarsi, leggendo i primi versetti del Vangelo odierno: è una conseguenza logica nella pratica cristiana dove, le funzioni familiari sono trasferite alla Comunità ecclesiale alla quale si appartiene per libera scelta di fede.

    Il Cristiano che esce dall’acqua del Battesimo, vive di una vita nuova che prima non possedeva: la vita di Cristo. Di conseguenza, Cristo, al primo posto: avanti al padre, alla madre, al figlio e alla figlia.

    E’ un caso così sovrumano, che solo l’Uomo – Dio poteva chiederlo. Il perdere se stessi significa giocare tutto il proprio esistere. Compiere un passo audacissimo e significativo.

    In fondo, ciò che chiede Cristo a noi discepoli, è essere degni di Lui…Il resto verrà!!!

    Gli altri versetti del Vangelo trattano dell’ospitalità.

    Nella e per la fede si costituiscono quei rapporti nuovi che fondano la famiglia del Signore : la Chiesa nel suo aspetto comunitario ( S. Paolo).

    E la benedizione del Signore (I lett.) non può che cadere sulle persone che con accolgono con generosità ogni inviato di Dio.

    L’accoglienza domina nel Vangelo odierno. Certamente, la Comunità cristiana, una volta costituita, diventa il luogo nel quale ci si riconosce come discepoli di Gesù, ci si accoglie reciprocamente, si trova ospitalità con cura premurosa e attenzione affettuosa.

    Il cristiano trova in questa sua vera famiglia nutrimento, sostegno, incoraggiamento per dedicarsi con generosità al suo impegno di testimone e annunciatore del Vangelo.

    Accogliere il missionario vuol dire accogliere Cristo che non mancherà, così come abbiamo letto nel Vangelo, di ricompensare anche il più piccolo gesto di ospitalità, anche “quel bicchiere d’acqua” offerto nei confronti di uno dei piccoli e piccoli sono i cristiani insicuri e vacillanti, esposti al pericolo di perdere anche la fede, non rimarrà senza ricompensa.

    C’è una condizione per ricevere la ricompensa ( che qui viene intesa come salvezza finale donata da Dio come risposta al comportamento dell’uomo) che l’ospitalità sia offerta al profeta, al giusto, al piccolo, in quanto tali dato che in quelli s’intende accogliere Cristo stesso e tessere, così, quei rapporti nuovi che edificano la famiglia di Gesù e insieme ameremo di più i nostri legami anche quelli affettivi e familiari.

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  28. Granocchiaio ha detto:

    9 Luglio 2017

    XIV Domenica del tempo ordinario / A

    Matteo 11,25-30

    “Ti Benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perchè così è piaciuto a te.

    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

    Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il carico leggero” (Dal Vangelo)

    La scelta dei poveri per il Vangelo di Matteo, non è una trovata propagandistica o demagogica, ma una realtà storica, interpretata in senso profetico da Gesù.

    Infatti, la classe dirigente che fa capo agli scribi e ai farisei, cioè, gli interpreti ufficiali della legge di Dio, guide spirituali del popolo, ha reagito con un rifiuto radicale e violento, perchè intaccava i loro interessi.

    Al contrario, il messaggio di Gesù, ha incontrato l’adesione e l’entusiasmo delle classi più povere: i salariati, i braccianti, gli artigiani, e gli agricoltori.

    Dio inizia con la minoranza e dal basso, ( cfr. la parabola del granello di senape e del pugno di lievito nella massa).

    Dio comunica la sua intimità, la sua conoscenza ai piccoli attraverso il Figlio.

    Il sapiente, l’intellettuale, lo scriba, il potente, sono esseri” pieni” , colmi di sè, di progetti, conclusioni, ideologie, pronti a donare farina del loro sacco pieno, ma incapaci di ricevere e di accogliere.

    Il “piccolo”, nella dura esperienza di ogni giorno, si è svuotato di tutto, di sè e delle proprie conclusioni, come delle ideologie e sistemi altrui.

    Così vuoto, è pronto ad accogliere un altro che venga come un ” dono“

    di gioia e di pace:

    “ Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”.

    Non si tratta qui di ” fatica” derivante dal lavoro o dalla minaccia di malattie, disoccupazione, morte, né dal peso del peccato o dal complesso di colpa, ma della liberazione dalla fatica e oppressione della falsa religione, intesa solo come oggetto o complesso di norme escogitate da “spiriti saggi” e intelligenti!?

    Il “giogo” dolce di Gesù è un dono dall’Alto che ci prende e ci salva.

    E’ la verità in mezzo a noi.

    E’ una realtà nuova capace di trasformare il mondo e che si trova nell’Uomo-Dio, Gesù.

    Egli è il Messia (I lett.). Non si tratta più di vivere secondo una legge che, per quanto perfetta, è sempre”carne” (II lett.) , ma di lasciarsi afferrare da uno spirito presente e concreto in Gesù.

    Viviamo in una società sempre più incattivita e involgarita, c’è davvero bisogno di mitezza e di dolcezza, così come ci suggerisce il Vangelo odierno…e …di educazione.

    Nel concludere questa meravigliosa pagina del Vangelo, ciascuno di noi potrebbe porsi la domanda: E noi, oggi, così assetati di concretezza, cosa possiamo fare per assimilarla e passare alla pratica?

    E’ una domanda inutile: come il ciliegio non si chiede cosa fare, ma fa le ciliegie, così il cristiano che ha accolto il giogo soave e leggero, non si pone la domanda ma…agisce! Nascono i suoi frutti, così spontaneamente, perchè l’azione nasce dall’essere.

    BUONA DOMENICA

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  29. Granocchiaio ha detto:

    16 Luglio 2017

    XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 13,1-23

    “Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.

    Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.

    Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: Ecco il seminatore uscì a seminare.

    E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perchè il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata, non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda…

    ( Dal Vangelo)

    Come risuona e come agisce la Parola di Dio?

    E’ una parola efficace che penetra nella storia dell’uomo, e la trasforma e la feconda come l’acqua che fa germogliare la terra per gli alimenti dell’uomo (prima lett.).

    Con questa immagine, il popolo di Dio, rilegge la propria esperienza storica, cioè: Dio ha sposato la causa del suo popolo e, dal di dentro, ha dato un senso e uno sbocco salvifico alle proprie esperienze umane.

    Gesù s’innesta su questa visione che gli consente di leggere la realtà in trasparenza.

    La storia quotidiana, l’esperienza spicciola del contadino, con le sue attese e delusioni, diventa un segno rivelatore dell’azione nascosta e misteriosa di Dio.

    Gesù fa un confronto: costruisce una parabola tra quello che succede nella trama delle cose visibili e sperimentali di ogni giorno e il progetto di Dio che si lascia decifrare da chi ha occhi per vivere e orecchie per intendere!

    Con la parabola, o paragone, Gesù invita a riflettere e a prendere una decisione di fronte alla proposta storica, attuale di Dio.

    Alle parabole riportate da Matteo fa da sfondo una parabola quadro che dà l’intonazione a tutto il complesso.

    Essa risponde ad alcuni interrogativi di fondo che si possono collocare sia a livello di Gesù che a quello della Comunità.

    Perchè l’annuncio del Regno di Dio trova così tanta resistenza?

    Perchè Gesù non è stato accolto dalla massa dei Giudei?

    Perchè molti discepoli falliscono, vengono meno?

    E’ questo, possiamo dire, un aspetto enigmatico della storia umana dove è implicato il mistero della libertà insieme alla sovranità di Dio e della sua presenza e azione nel mondo, sempre rispettoso del dono della libertà donata all’uomo.

    Il Vangelo odierno non risponde al problema in modo così astratto ma si cala in un esempio pratico che tutti possono capire. Esso fa un confronto con un’esperienza abituale che può stimolare sia la riflessione e, insieme, la decisione di chi ascolta, o legge.

    Viene evocato da Gesù un piccolo quadro di vita agricola.

    Agli ascoltatori di Gesù, così come agli altri, l’immagine della” semina“è abbastanza familiare per indicare l’azione di Dio nella storia della salvezza.

    L’atto del seminare è un gesto (una volta) che significava speranza e fiducia nel futuro. Questa esperienza umana è già per sè, trasparente.

    Abbiamo mostrato come la vicenda del seme è presentata in quattro momenti.

    Nei primi tre il seme non raggiunge il suo effetto causa, ma resistenza o ostacolo che sopraggiunge. Solo una quarta parte arriva al successo e dà una ottima rendita” E’ terreno spirituale” dei piccoli, dei poveri…che accolgono con entusiasmo e fiducia la buona notizia del Regno che promette perdono e pace…

    L’invito ad ascoltare e penetrare la parabola richiama l’attenzione sul significato che Gesù ha voluto rivelarci nella parabola e, cioè, la logica dell’azione di Dio, sia nella storia dell’umanità che in quella del singolo uomo che ora ha il volto di Gesù che invita, non al fallimento ma al successo del 100 per cento.

    “Quel seme santo che è nei giusti compensa la delusione di Dio per il seme isterilito dai perversi e dai prepotenti… Attorno a questa simbologia agricola ( si innesta) la nota dominante che è quella della speranza rappresentata da quelle messi che biondeggiano nella finale della parabola, con le loro spighe colme di grano.” (Ravasi)

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  30. Granocchiaio ha detto:

    23 Luglio 2017

    XVII Domenica del Tempo ordinario / A

    Matteo 13,24-43

    “Il Regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo.

    Quando la messe fiorì, ecco apparve anche la zizzania. I servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?

    No, rispose, perchè non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

    Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel granaio.

    Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senapa che un uomo semina nel suo campo.

    Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero.

    Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perchè la fermenti”. (Dal Vangelo)

    Continua il discorso incentrato sulle parabole. Oggi sono tre: quella della zizzania, del chicco di senapa e quella del lievito.

    Difficile è l’interpretazione della zizzania.

    Comunque la sostanza sembra essere quella di evitare allarmismi riguardo alla zizzania che è stata seminata, per dispetto, in un campo di grano; nè è il caso di intervenire precipitosamente.

    Le letture che preparano al Vangelo mettono in evidenza che Dio ha cura di tutte le cose” indulgente con tutti” e ha insegnato al suo popolo che” il giusto deve amare tutti gli uomini come suo prossimo”.

    Possiamo, quindi, fidarci di lui e lasciare il compito di giudicare. (Sapienza 12,19)

    Paolo nella seconda lettura, ribadisce che noi “ non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente domandare, ma è lo Spirito che prega per noi” e afferma che Dio solo dichiara i giusti” ( Romani 8,33).

    Eppure l’uomo, nella sua arroganza, vuole mettersi al posto di Dio, giudicare, condannare, e dividere, così, anche i giusti dagli ingiusti.

    Tommaso D’Aquino un giorno ricevette una lettera dalla sorella. Questa lo pregava così:
    “Dolcissimo e dotto fratello, indica alla tua povera sorella il metodo più facile per andare in Paradiso”.

    Il Santo scrisse in calce alla lettera questa sola frase: ” Basta volerlo”e gliela rimandò.

    Abbiamo letto il Vangelo e abbiamo notato che Gesù parla e semina. Spesso abbiamo osservato, così come oggi, che anche Gesù spesso costruisce attorno ad un albero, ad un arbusto, o ad un fiore la sua lezione sul regno di Dio, e non è il solo.

    Si narra che “la prima predica” dello stesso Budda, nel cosiddetto” Sermone del picco dell’avvoltoio”non fosse altro che mostrare ai primi discepoli un fiore appena colto: e solo uno di loro sorrise, comprendendone il valore simbolico di armonia e di bellezza, che il maestro intendeva sottolineare”.

    E’ eloquente anche il detto di Pitagora: “Chi parla semina, chi ascolta, raccoglie.”

    Dovremmo veramente raccogliere il detto pitagorico, ascoltare Gesù che parla e semina e disporci a raccogliere il significato per il nostro operare.

    Vivendo in una società, come la nostra in cui sembra prevalere l’odio, il disprezzo, l’intolleranza, l’arroganza, corriamo il pericolo di perdere il senso e il valore della cose semplici.

    Quanti attentati e affronti alla natura, al meraviglioso ambiente che ci circonda; viene a mancare l’educazione, la stima per la preziosità della natura che ogni giorno e notte ci fornisce elementi e alimenti necessari alla vita umana e animale.

    Si arriverà ad una svolta positiva?

    Auguriamocelo! Comunque…

    Chi crede non ha fretta (cfr) il dialogo sulla zizzania);

    Chi ama è paziente. E…

    “La pazienza è amara,

    ma il suo frutto è dolce”(Rousseau)

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  31. Granocchiaio ha detto:

    30 Luglio 2017

    XVII del Tempo Ordinario / A

    Matteo, 13,44-52

    “Il Regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va…vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

    Il Regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

    Il Regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.

    Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

    Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti”. (Dal Vangelo).

    Saper fare le scelte fondamentali della vita, al prezzo adeguato, è la proposta delle letture di questa Domenica.

    Per i tesori del regno dei cieli Gesù invita a dare tutto.

    Nella prima lettura, il giovane e sapiente Salomone domanda a Dio la sapienza, a preferenza di qualsiasi altro dono.

    E San Paolo ( seconda lettura) ci ricorda il disegno di Dio, al quale dare la nostra collaborazione.

    Nel Vangelo si prosegue con l’esposizione delle parabole: significato della parola -Parabola – ( ebraico masohal) proverbio, metafora, enigma, racconto usato per comunicare messaggi religiosi o anche profani. Gesù se ne serve per annunciare il Regno di Dio, e noi, dovremmo leggerle attualizzandole.

    Oggi ne leggiamo tre il cui scopo è molto evidente sia in quella del tesoro nascosto che in quella della perla preziosa, così come in quella della rete tirata a riva: esse danno luogo alla riflessione finale dell’ odierno brano del Vangelo di Matteo.

    Con questo discorso Gesù ha delineato la storia del regno dei cieli.

    Il campo , dice Gesù, è il mondo: nel profondo delle sue realtà sta il tesoro del Regno; bisogna saper scavare, prendere quello che ha valore vero e lasciare il resto. Il mercato sono i traffici delle attività e dei rapporti umani e in mezzo a detti rapporti, e non chissà in quali misticismi, sta la perla preziosa del regno; bisogna avere occhio per il discernimento e fare, di conseguenza, l’acquisto di ciò che veramente ha valore.

    La parabola della rete tirata a riva, per fare la cernita dei pesci è l’ultima delle sette che formano il presente discorso di Gesù in parabole.

    Anche il mare come il campo raffigura il mondo: in più aggiunge l’idea dei pericoli e dei travagli nei quali maturano la salvezza o la perdizione degli uomini lungo la storia, che alla fine viene tirata a riva.

    Nella loro semplicità, queste parabole richiamano la teologia del Verbo trovata nel prologo di Giovanni; perchè tutto è creato in Lui, nel Verbo, e all’uomo domanda di essere accolto dentro la sua vita mediante la fede.

    Siamo cristiani! Abbiamo scelto Cristo e con lui, tutti i valori del suo Vangelo. La vita cristiana se sempre non è facile, sempre può essere felice.

    “Non può diventare cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile, alla mediocrità facile.”(Paolo VI).

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  32. Granocchiaio ha detto:

    6 Agosto 2017

    TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 17,1-9

    “Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro…Ed ecco apparvero Mosè e Elia che conversavano con lui.

    Prendendo la Parola, Pietro disse a Gesù”Signore è bello per noi essere qui.

    Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva;” Questi è il Figlio mio l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”…

    (Dal Vangelo)

    La festa della Trasfigurazione che celebriamo in questa domenica, ci immerge nella contemplazione di Dio.

    Ci conferma nella fede e nella speranza, centro della nostra vita cristiana.

    Questa festa viene chiamata dalla Chiesa d’Oriente” Pasqua dell’estate” ed è anche per noi, immersi nell’estate, una riflessione sulla nostra identità di cristiani.

    Quando si sale su un monte, l’aria si fa più limpida e pura. la luce del sole appare più chiara.I colori delle corolle dei fiori più fulgenti.

    Sul Tabor, a queste meraviglie naturali si aggiungono, quel giorno, una serie di spettacoli soprannaturali: le vesti e il volto di Gesù brillano come il sole, una nube avvolge la vetta, Elia e Mosè parlano con Cristo, la voce del Padre risuona nella nube.

    Pietro, di temperamento sanguigno e di carattere impulsivo, non resiste e ferisce parole che temperano lo spavento che ha preso lui e gli altri Apostoli.

    L’Epifania trinitaria: la luce del Figlio, la voce del Padre, la nube dello Spirito.

    Da allora la “bellezza” entra nel D.N.A. della Chiesa per invitare tutti a

    mettersi al seguito del ” Bel Pastore“. Come non ricordare la cattedrale di Chartres con le sue statue dei Santi dell’Antico e del Nuovo Testamento attorno al “Beau Dieu” come tanti raggi luminosi provenienti dall’unico Sole? Santità è Bellezza; sono degli eventi di partecipazione del Signore.

    Dalla tradizione discende per la Chiesa la chiamata ad avere ( così scrive San Pietro) una” condotta bella” tra le genti, e cioè,”una condotta di santità, e un detto non scritturistico di Gesù, riportato da Clemente, Alessandrino dice:”Hai visto il tuo fratello , hai visto Dio”.

    Cristo rifulge dello splendore di colui che è ” L’autore della bellezza e crea intorno a sè la comunione dei Santi del cielo e della terra. E Dostojeski ci dirà che la “Bellezza salverà il mondo.”

    Quando lo Spirito dell’uomo gode in pienezza, svaniscono le pesantezze del corpo e le sofferenze della precarietà umana.

    Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il nome ebraico di JHWH, come colui che è, colui che esiste, colui che vive.

    Qui sul Tabor il Padre si presenta come AMANTE, e presenta il Figlio come L’AMATO e c’ è lo Spirito che è “AMORE

    L’ordine del Padre: ASCOLTATELO!

    Infatti Egli ama il Figlio e chiunque si innesta in Lui.

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  33. Granocchiaio ha detto:

    13 Agosto 2017

    Domenica del Tempo ordinario /A

    I° RE 19,9.11-13

    Matteo 14,22-33

    “Elia giunse al monte di Dio, l’Oreb. ed ecco il Signore passò davanti a lui. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce. Ma il Signore non era nelle rocce.

    Dopo il vento ci fu un terremoto. Ma il Signore non era nel terremoto.

    Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

    Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto col mantello” (I° Re 19).

    Vangelo (Matteo 14,22-33)

    Una barca era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura!

    Pietro, scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami!

    Subito, Gesù stese la mano. lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?”(Dal Vangelo).

    Nelle Domeniche precedenti l’attenzione è stata concentrata sulle varie parabole che ci hanno messo in evidenza le note caratteristiche del Regno dei cieli.

    Questa domenica e le successive ci parleranno abbondantemente della Chiesa, in particolare sarà di scena Pietro:

    sul lago;

    nel primo annuncio della Passione di Gesù;

    nel pagamento del tributo.

    E’ un contesto da tener presente.

    L’episodio della prima lettura, viene a simboleggiare e ricapitolare tutto l’Antico Testamento, attraverso le figure di Mosè ed Elia dove “Dio parla anche quando tace”(Kierkegaard).

    E’ l’esperienza che fa Elia; era un Profeta focoso, ma “ non incontra Dio nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco.

    Lo incontra al mattino nel mormorio di un vento leggero, nel silenzio, nel rumore di un vento sottile”.

    Immagine bellissima!.

    Francesco lo sentiva talmente nella natura, da toccarlo quasi con mano. Certo è necessaria una disposizione, un’apertura di fondo, soprattutto di ordine morale: “Mettiti in condizione di credere in Dio e non dubiterai della sua esistenza”.

    Dio è silenzio, Dio è pace, intimità.

    Solo dopo aver parlato con Dio, nel silenzio, Elia potrà tornare da Dio agli uomini.

    E’ un primo insegnamento, molto prezioso, che la prima lettura riportata dalla messa odierna, ha voluto recare alla nostra riflessione.

    Un secondo insegnamento ci viene da Pietro nel Vangelo:

    la paura di Pietro, la poca fede di Pietro.

    La fede non ci dispensa dalla dura fatica di essere uomini deboli, pieni soltanto di orgoglio che ci fa affondare.

    La fede non è una scappatoia dalle responsabilità della vita. Non facilita il cammino. Semplicemente dà un senso alla nostra esistenza.

    Ha avuto paura Pietro. Abbiamo paura anche noi. Ma come Pietro anche noi abbiamo dimenticato il…

    Terzo insegnamento: abbiamo dimenticato la preghiera che c’insegna ad essere più leggeri, che vince la paura, che ci libera dalle preoccupazioni che ci appesantiscono.

    Solo quando un uomo piega le ginocchia, impara a camminare nella vita! ” A mani giunte si agisce meglio che agitando le mani” (Camero).

    Quella barca con uomini paurosi e spaventati, diventa più sicura quando vi sale Gesù.

    E’ una stupenda immagine della Chiesa.

    Sembra che sia spesso nel punto di affondare.

    Ciò che salva la Chiesa non sono le qualità ed il coraggio degli uomini. La vera garanzia è la fede.

    Siamo al sicuro solo perchè, in ginocchio sappiamo gridare: ” Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

    La Chiesa è tua! Salvala e salva anche noi!

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  34. Granocchiaio ha detto:

    20 Agosto 2017

    XX Domenica del Tempo Ordinario / A

    Matteo 15,21-28

    “Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna cananea si mise a gridare: Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio…Gesù rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede” Ti sia fatto come desideri”.(dal Vangelo)

    Un problema preciso è posto dalle letture odierne: il rapporto tra i vari gruppi umani da una parte e, la salvezza, dall’altra.

    Le parole della prima lettura (Isaia 56,1 -7) indicano le esigenze divine: diritto-giustizia, il sabato, preghiera, tempio e, una forte accentuazione morale

    Il termine ” giustizia” abbraccia l’intero rapporto con Dio e gli uomini, programma che si manifesta ancora attuale.

    Diversa la problematica affrontata da Paolo ( II lettura Romani, 11,13-32), si nota un cataclisma: venuto il Messia, le parti si sono invertite: gli stranieri sono ammessi in casa con pieno diritto, mentre i figli del regno rimangono fuori.

    La demarcazione tra chi fa parte del regno e chi rimane fuori, non sarà la tradizione, o la legge, ma la fede cioè, l’accettazione o il rifiuto di Gesù; fede che comporta il resto e, cioè la vita, dato che è un evento vitale e non semplicemente intellettuale.

    Nel Vangelo incontriamo un bozzetto incantevole, tipico caso dell’eterno, industrioso, incontrastabile amore materno.

    Ma qualcosa viene a disturbare il filo delle nostre considerazioni e causato da Gesù stesso. La fedeltà alla missione porta Gesù a rifiutare il miracolo richiesto dalla cananea. Ma è proprio qui che l’episodio subisce una svolta.

    La donna per nulla disarmata, va a prostrarglisi davanti: nuova preghiera, nuovo rifiuto, nuova abilissima insistenza e…è la resa di Gesù.

    Al ” non è bene prendere il pane dei figli…e gettarlo ai cagnolini” la cananea risponde: “E’ vero, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

    E’ la resa di Gesù: Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”.

    Qualche ulteriore riflessione: Il Concilio vaticano II° ha espresso questa considerazione. ” Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio”.

    E’ l’insegnamento che ci viene dalla Parola di Dio, oggi: “Il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”( prima lett.).

    “Dio usa a tutti misericordia” (II lettura). Il colloquio tra Gesù e la donna straniera, è un esempio lampante di accoglienza per tutti.

    Invece di vedere nel nostro simile il rivale, l’antipatico, il nemico, dobbiamo abituarci a vedere l’uomo.

    Se il cristiano non comprende che deve diventare” un fratello universale”, non ha capito nulla del Vangelo.

    Per terminare:

    Diceva Martin Luter king che “gli uomini saranno giudicati non dal colore della loro coscienza. Dobbiamo convincerci che c’è una sola razza: l’UMANITA’

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  35. Granocchiaio ha detto:

    27 Agosto 2017

    XXI Domenica del Tempo Ordinario A

    Matteo 16,13-20

    “Giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippi, chiese ai suoi discepoli la gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?

    Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei Profeti.

    Disse loro : Voi chi dite che io sia?

    Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente… Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. (Dal Vangelo)

    L’ambientazione della scena evangelica odierna la troviamo sulla sponda settentrionale del lago di Genezaret.

    Ai discepoli Gesù pone una domanda alla quale ottiene una immediata e variegata risposta che riassume gli interrogativi di tutti coloro che vengono a contatto con Gesù: Chi è Gesù? E’ la domanda della storia intera. Scrive Renan: ” Tutta la storia è incomprensibile senza Cristo”.

    ” La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

    Ma questa domanda è solo un trampolino per quella successiva in cui ogni discepolo è obbligato a prendere decisione personalmente e…ancora oggi resta vero che ogni persona, risponde secondo quanto vede, quanto vuol vedere e quanto il Padre fa vedere.

    Nella scena evangelica, solo Pietro raccoglie il suggerimento nascosto nella domanda di Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” E Gesù risponde a Pietro con tre parole fondative per il futuro della sua missione, tre grandi simboli che esprimono il pensiero di Cristo sulla natura di quello che sarà la sua Chiesa affidata a Pietro.

    Il primo simbolo e la “Chiesa, infatti, non sarà fondata sulla sabbia ma, sulla roccia” ; e Simone non sarà più il suo nome ma Kepha-( roccia) , e nè vento, nè tempesta potrà più distruggere.

    Ciò significa che i fedeli in Cristo non saranno dispersi, ma si ri troveranno sempre insieme intorno alla pietra di Pietro che nel cuore di Cristo radunerà la Chiesa di Dio.

    Il II° simbolo che lo farà” custode dell’edificio della Chiesa, è quello delle chiavi”. Pietro d’ora innanzi sarà colui che dispenserà i tesori della salvezza.

    Terzo simbolo scaturisce da quello delle chiavi= immagine del legare e dello sciogliere= potere di natura giuridica.

    La missione di Pietro sarà quella di offrire il perdono di Dio, oltre a consolare, esortare e guidare il popolo di Dio.

    Questo è il progetto di Gesù per tenerci uniti a lui.

    Ricordiamoci che la Chiesa è santa, ma fatta di peccatori e allora dobbiamo imparare ad amarla ed accettarla così com’è. Perchè anche noi siamo Chiesa. Non dobbiamo mai vergognarci della nostra Chiesa anche quando non riusciamo a capire. Confronta la seconda lettura…

    E S. Agostino ci dice“ Se non hai capito, credi! Non cercare dunque di capire per credere, ma, credi per capire, perchè se non crederete non capirete!

    Se la domanda iniziale di oggi fosse rivolta a te , cosa risponderesti?

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  36. Granocchiaio ha detto:

    10 Settembre 2017

    XXIII Domenica del Tempo Ordinario / A

    Ezechiele 33,7-9

    “Figlio dell’uomo, ti ho costituito come sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se tu avrai ammonito l’empio perchè si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità ma tu sarai salvo”.

    Matteo 18,15-20

    Gesù disse ai suoi discepoli:

    “Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà prendi ancora con te una o due persone, perchè ogni cosa sia risolta nella parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità ; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. ( Vangelo)

    I testi biblici invitano ad un esame di coscienza,” circa il nostro atteggiamento concreto verso un fratello che sbaglia”.

    In un primo momento ci si può chiedere chi debba sentirsi responsabile dei fratelli che sbagliano, o sono in errore.

    Secondo la prima lettura della Messa odierna (Ezechiele) è il profeta la sentinella che parla al popolo in nome di Dio e al posto di Dio.

    Sorge qui un interrogativo: Chi fa oggi per noi il profeta=la sentinella? Chi è da considerarsi inviato da Dio a parlarci?

    Senz’altro nella Comunità cristiana è il Sacerdote, Vescovo, che oltre al ruolo della presidenza, ha anche una funzione profetica, ma…non così solo. Infatti, nella Chiesa ci sono carismi, ministeri differenti, catechisti, suore, diaconi che difficilmente si assommano ad una sola persona. Cosicché, il ruolo profetico potrebbe essere svolto da un qualsiasi fratello o sorella della Comunità che, però, si senta” preso “dalla Parola di Dio per ascoltarla e proclamarla.

    Sintetizzando, detta funzione profetica (sentinella), è quella di ricordare la presenza attiva, amorosa, continua di Dio, in mezzo al suo popolo.

    Il Vangelo della Domenica odierna ci dice espressamente che ogni fratello deve sentirsi responsabile del proprio fratello.

    Necessario, è allora interrogarsi, come singoli e come Comunità, sui metodi che usiamo verso quelli che sbagliano, che non sono osservanti, obbedienti, giusti, onesti.

    Spesso siamo soliti assumere atteggiamenti farisaici: ci poniamo su un piedistallo e, giudichiamo coloro che sono nell’errore,

    Francesco di Sales, ammoniva: Quando ci prepariamo a correggere un fratello, scriviamo prima su un foglio e ripetiamoci a più riprese queste due frasi bibliche:“Il Signore non ha piacere per la morte del peccatore, ma piuttosto che desista dalla sua condotta, e viva.
    “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.”

    Con facilità, questi nostri fratelli, vengono esclusi dai nostri interessi, non tanto perchè non vivono secondo il Vangelo, quanto perchè cozzano contro le nostre opinioni.

    Dio non ha agito così. Egli ci manda suo Figlio a morire proprio quando noi eravamo nel peccato, per farci capire che ognuno di noi deve disporsi ad un atteggiamento di perdono, di aiuto nei confronti di chi sbaglia.

    E se nonostante tutto, il nostro fratello, non dovesse desistere dal suo errore, resta infine la legge del perdono che significa: continuare a fargli sentire il nostro amore, nonostante il suo rifiuto, e ciò, perchè il Cristo. per ciascuno di noi indistintamente, peccatori e figli delle tenebre, ha agito così.

    A conclusione, un raccontino con un po’ di pepe nel finale: “Un giorno vidi una ragazzina che tremava dal freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: “Perchè permetti questo? Perchè non fai qualcosa?” Per un po’ Dio non disse niente. Poi improvvisamente, quella notte mi rispose: CERTO CHE HO FATTO QUALCOSA…HO FATTO TE!  (Antony de Mello)

    BUONA DOMENICA

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  37. Granocchiaio ha detto:

    24 Settembre 2017

    XXV Domenica del Tempo Ordinario /A

    Isaia 55,6-9

    “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino.

    L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.

    Perchè i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…” (dal Profeta Isaia)

    Matteo 20,1-16

    “Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

    Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.

    Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse ad uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro. Prendi il tuo e vattene .

    Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perchè io sono buono”.

    (Dal Vangelo)

    Il profeta Isaia ci fa riflettere sulla interpretazione della parabola di questa Domenica con alcune considerazioni, anche se a distanza di secoli.

    Isaia ricorda all’uomo, (che alle volte tenta di giudicare Dio), la distanza esistente tra la mente divina e la mente umana. l’uomo non può giudicare Dio con la misura d’uomo.

    Certo che i mali causati al prossimo in questa vita richiedono una condanna; tuttavia” c’è il fatto del figlio prodigo”che, con l’abbraccio del Padre vede annullati tutti i suoi errori e i torti del passato.

    Il profeta, (che non aveva dinnanzi a sè questo fatto) afferma semplicemente di tornare a Dio con piena fiducia. Tale atteggiamento illumina favorevolmente tutto il nostro rapporto con Dio.

    Perciò al di là di ogni considerazione, è soprattutto il pensiero della grandezza di Dio che deve infondere fiducia.

    Un Dio tanto grande e tanto buono, non può rimanere impressionato dai nostri errori, (così come un padre non è turbato dalle scappatelle del proprio figlio), Dio vuol perdonarci. Solo vuole vedere che siamo pentiti e siamo decisi a migliorarci.

    E’ questo l’esempio di Paolo (Filippesi 1,20- 27) il quale si presenta nella liturgia odierna come una finestra spalancata sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “ Per me vivere è Cristo, morire un guadagno”, e l’esortazione a “comportarsi in maniera degna del Vangelo di Cristo”.

    IL Vangelo ci riporta la parabola degli operai chiamati a lavorare nella vigna.

    La parabola va contro la mentalità del privilegio e dei privilegiati. Idea che era la regola fissa degli scribi e dei farisei che si consideravano in una ( idea, purtroppo, non scomparsa) posizione superiore a tutti gli altri popoli. Ma seguiamo un po’ l’idea della parabola.

    Il padrone della vigna si affaccia sulla piazza ripetutamente e invia a lavorare.

    Il valore di questa prima parte sta nel fatto che, quando Dio chiama è sempre per un compito, per un impegno. Il Cristianesimo, infatti, è un invito in tutti i campi.

    “L’ora et labora” benedettino, può essere considerato come il programma per eccellenza.

    Ma il punto focale, il rigurgito della parabola si manifesta alla sera, al momento della paga: il trattamento uguale, per un lavoro disuguale.

    E’ una conclusione un po’ forte.

    E’ qui opportuno il richiamo del profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri”, quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo.

    Il Signore condanna la sicurezza, la sufficienza , il senso di superiorità nei

    confronti degli altri. Non ammette una posizione di “aventi diritto”.

    “Amico”, dice il padrone della vigna, non hai concordato con me per un denaro…ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.

    Non posso fare delle mie cose quello che voglio?

    Quante volte, anche noi abbiamo chiesto conto a Dio sugli avvenimenti della nostra vita!

    Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Sovrana è la libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire.

    Victor Hugo scriveva: “Essere buono è facile; difficile è essere giusto. Ora nella parabola Dio riesce ad essere buono e giusto. Nessuno può vantare diritti davanti a Dio .

    E’ lui che dona gratuitamente i suoi doni.

    Da noi si aspetta non l’invidia ,la cattiveria, ma la corrispondenza, impegno e serietà.

    Shakespeare scrive:” Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?

    Speriamo di non prenderle!

    BUONA DOMENICA

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  38. Granocchiaio ha detto:

    1° Ottobre 2017

    XXVI Domenica del Tempo Ordinario /A

    Matteo 21,28-32

    ” Disse Gesù ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ” Sì, Signore, ma non vi andò:

    Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?

    “Risposero”. Il primo”. E Gesù disse loro ” In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”…

    Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

    (Dal Vangelo)

    La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata. Il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti alle loro responsabilità.

    La prima lettura (Ezechiele) prende le difese del comportamento di Dio. Gli Ebrei credevano che le colpe dei loro padri dovevano subirle loro. No, ribatte il profeta, voi portate le conseguenze dei vostri peccati.

    Importante è attendere non tanto a quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento totale, un passaggio all’altra sponda.

    Paolo, seconda lettura tocca il vertice del calore e della passione, introducendo uno dei passi più importanti intorno alla dottrina e alla persona del Cristo, che dall’alto del suo “grado”, discende con un gesto definito di annientamento; si fa schiavo subendo la morte ad essi riservata: la morte in croce.
    Il VANGELO ci offre oltre alle tante applicazioni, un risvolto riguardo l’educazione vista nel tempo attuale.

    Il giovane costituisce per l’adulto un enigma, eppure, così come si usa dire, anche l’adulto è figlio della sua gioventù e porta nella sua fisionomia, ancora i tratti, segni del suo passato.

    Il famoso psicologo, Bruno Betthe’heim scriveva : “il volto di un uomo non perde mai i lineamenti della sua giovinezza, la sua anima non lascia mai estinguere gli antichi amori”.

    Tuttavia c’è anche una costante” incomunicabilità”tra le generazioni che spesso ci stupiscono di fronte a comportamenti, per noi inediti e sconcertanti, ma che, invece, i giovani assumono con immediatezza, quasi fossero ovvii.

    Pensiamo solo a tutto il dibattito sulla febbre del” sabato sera”, a incomprensibili modelli “giovanilistici” al linguaggio scardinato orgiastico; agli stessi segnali del vestito , della gestualità, delle musiche,etc…

    Ebbene anche Gesù ha creato una parabola proprio su questa indecifrabilità del comportamento giovanile, cercando però di individuarne e cogliere il filo positivo

    E’ evidente l’orizzonte socio-culturale palestinese del primo secolo, profondamento diverso dal nostro.

    L’educazione era severa e nei Libri Sapienziali”Proverbi e Siracide” molto spesso fa capolino il “bastone” come strumento pedagogico sbrigativo: “Chi risparmia il bastone odia suo figlio…la verga e la correzione danno sapienza; il giovane lasciato libero disonora sua madre”…”La stupidità è legata al cuore del ragazzo, è il bastone a scacciarla da lui.”

    E una delle prime imposizioni era quella del lavoro, tanto è vero che la tradizione rabbinica antica dichiarava che” il padre che non insegna al figlio un mestiere, lo alleva per farne un ladro”.

    Proprio sull’ordine paterno di impegnarsi al lavoro prende spunto la parabola dei due figli proposta dalla liturgia odierna.

    Le reazioni sono divaricate e contraddittorie: da un lato, c’è il figlio apparentemente ossequiente, ma intimamente ipocrita e ribelle, dall’altro lato c’è il figlio “esternamente indisponente”, ma internamente disponibile.

    Sotto l’aspetto arruffato, contestatore, irrequieto di molti giovani , si nasconde una sorprendente bontà, un’inattesa generosità, una inaspettata tenerezza.

    Su questa duplicità di comportamenti, Gesù costruisce la parabola e la sua applicazione. In poche parole, nella parabola sono stati tratteggiati due volti: quello dell’ipocrisia e quello della sincerità nascosta.

    Infine mi piace concludere con una illuminante meditazione del poeta libanese-americano Kahil Gibran tratto dalla sua opera “il profeta “.

    “I vostri figli non sono i vostri figli. essi non provengono da voi ma dalla vita, per tramite vostro. E benchè stiano con voi non vi appartengono.

    Potete dare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri, perchè essi hanno i propri pensieri. Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime, perchè le loro anime abitano nella casa di domani che voi non potete visitare neppure nel sogno. Non dovete sforzarvi di essere simili a loro nè pretendere che esssi siano simili a voi . Voi siete gli archi dai quale il divino Arciere lancia i vostri figli sui sentieri dell’infinito (Gibran)

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  39. Granocchiaio ha detto:

    8 Ottobre 2017

    XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    ISAIA 5,1-7

    “Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse invece acini acerbi…

    MATTEO”21,33-43

    “C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

    Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio; visto il figlio, i contadini dissero tra loro:”Uccidiamolo e avremo l’eredità..!”

    Gesù disse:” Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. (Dal Vangelo)

    Le letture bibliche sono incentrate, in questa domenica, sul mistero della libera corrispondenza dell’uomo agli inviti d’amore del nostro Creatore.

    Purtroppo anche Dio ha le sue delusioni.

    Come mai dopo tanti segni di benevolenza, le creature razionali non riconoscono e non onorano l’Infinito dono del loro Dio?

    Isaia ce lo dirà con l‘immagine della vigna coltivata amorosamente da un colono a lui caro e del quale ne condivide il doloroso dramma: dopo tanta fatica , le viti invece di uva si caricano di selvatichezza, di acerbo lambrusco.

    Non gli rimane che smettere il suo impegno e rendere la vigna un deserto. Gesù ricorrerà alla parabola-metafora dei vignaioli sleali e omicidi. Avrebbero dovuto rispondere con la consegna dei frutti della vigna che, invece gli vengono negati: malmenano e uccidono i messaggeri venuti a reclamarli, compreso lo stesso figlio che viene ucciso.

    Non resta che confermare il verdetto che si meritano: l’espulsione dalla vigna e la sua trasmissione ad altri fittavoli.

    La parabola del Vangelo è annuncio e interpretazione della vicenda pasquale di Gesù, come Messia, continuando la tradizione di rifiutare i profeti perchè i loro messaggi non coincidevano con le proprie attese e i propri interessi.

    Ma, nonostante ciò, l’iniziativa di Dio giunge a compimento proponendo al “rifiutato” come il Signore, di vivere in altre nazioni: Israele rifiuta Gesù, Dio rifiuta Israele… ma la storia della salvezza continua!

    La reazione alla “missione” di Gesù e la sua uccisione, sono fatti emblematici di tutto un sistema religioso sociale e costituiscono la conclusione logica e necessaria della pervicace resistenza ad ogni conversione.

    Occorre rettificare certe immagini mitizzate da molti cristiani circa la morte di Gesù come se derivasse dalla volontà del Padre, cosicchè, i protagonisti della sua morte, sarebbero stati solo delle “marionette”.

    Bisogna chiarire, invece, che la volontà del Padre, era che il Figlio-Gesù fosse fedele alla sua missione fino in fondo, anche se questo prevedesse la morte.

    L’uccisione di Gesù scaturisce come fatto storico dalla fedeltà alla missione affidatagli dal Padre e dalla violenta reazione di tutto un sistema che da tale missione si sentiva scosso e minacciato.

    E’ esatto dire che Cristo muore ancora, che viene rifiutato e condannato e, ciò avviene ogni qual volta noi siamo solidali e conniventi con situazioni con cui l’uomo è conculcato, strumentalizzato, offeso e sfruttato.

    La Parola di Gesù nella parabola non si limita a spiegare il perchè della sua morte, essa è annuncio di resurrezione, è un dono di speranza per i suoi discepoli, è certezza che non è inutile lottare per la giustizia, liberazione e servizio a tutti i livelli in cui viene a trovarsi il nostro prossimo.

    Le due parabole evidenziano lo stesso significato: non bloccarsi nel proprio egoismo pieno e sfaccendato, ma aprirsi al bene del fratello che ha bisogno di certezza nella laboriosità.

    Un proverbio dice:” La fedeltà si compra con la fedeltà”.

    E allora non deludiamo più oltre le aspettative di Dio.

    BUONA DOMENICA

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  40. Granocchiaio ha detto:

    15 ottobre 2017

    XXVIII Domenica del Tempo Ordinario /A

    Isaia 25,6-10

    ” Il Signore preparerà per tutti i popoli , su questo monte un banchetto di grasse vivande…di vini eccellenti di cibi succulenti.

    Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni…Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci ed esultiamo per la sua salvezza.

    ( Isaia)

    Matteo 22,1-14

    ” Il Regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire…Allora il re disse ai suoi servi: “Il banchetto è pronto, ma gli invitati non ne erano degni, andate ormai ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: ” Amico, come sei potuto entrare qui senza l’abito nuziale? Allora il re ordinò ai servi :” Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”…

    Perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.”

    ( Dal Vangelo)

    Nella conclusione della parabola letta Domenica scorsa, notammo che la Chiesa è formata da coloro che al seguito di Cristo, compiono le opere del Regno.

    La parabola di questa Domenica continua in quella direzione, cioè, non importa chi si è, da dove si viene, qual è il proprio passato; ciò che conta è la prontezza nel rispondere al Signore che chiama ad operare.

    E’ il tema della cattolicità della Chiesa dove tutti possono ormai far parte, purchè si abbia la veste nuziale, cioè la conversione.

    l passato non conta : l’essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente, (notate San Paolo) che aprirà un nuovo futuro, un nuovo modo di vivere, un respirare Cristo! Un compito che dura tutta la vita

    Immediatamente, ( notate San Paolo)che aprirà un nuovo futuro, un nuovo modo di essere, “un respirare a Cristo”! Un compito che dura tutta la vita.

    Certo, questo fa paura.

    E’ la paura di ciò che è nuovo e che, perciò può non sapersi in che cosa consista, ma non bisogna spaventarsi. La paura del nuovo si vince vivendo.

    Abbiamo notato come le due parabole ( anche se distanti l’una dall’altra 700 anni ), si assomiglino, hanno la stessa impostazione e tutte e due aprono il meraviglioso scenario di una vita senza fine raffigurata in un grandioso banchetto.

    Le due parabole di Isaia e Gesù sono un compendio della salvezza. E’ la storia che con Cristo ha raggiunto il suo culmine: il convito è pronto: tutto è preparato, venite alle nozze. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perchè “tutto è pronto”.

    Si preferisce la propria opera: campo, affari, amori,chiusi in una visione miope all’invito del re: è stato detto:” l’uomo è il rischio di Dio”. Perchè Dio rischia di ritrovarsi con la sala vuota, con le Chiese vuote, con una festa a cui nessuno vuol partecipare.

    Eppure… Dio continua ad invitare”!

    E’ per questo che la Chiesa non cessa di andare in tutto il mondo e di annunziare agli uomini il piano di salvezza realizzato in Cristo; diventata così, universale sacramento di salvezza.

    La Chiesa è, per sua natura “missionaria” la meditiamo così, proprio in questo mese di ottobre e con la celebrazione (stabilita dal Concilio Vat. II) di una giornata missionaria che vuole essere considerata come atto di fraternità universale.

    La fede è il grande dono di Dio concesso a noi, ma non possiamo tenercelo per noi, nè imporlo agli altri, ma viverlo in fraternità con tutti.

    E’ nell’Eucarestia che la Chiesa trova il suo centro di unità. E’ intorno ad un pezzo di pane e un po’ di vino che si realizza il banchetto visto da Isaia e che Cristo ha portato a compimento.

    Da tutta la terra si offre a Dio un ‘oblazione pura e santa al di là di ogni limite, razza, tribù e lingua.

    Rimane un incidente al termine della parabola di Gesù “ L’uomo che era a tavola, ma senza” la veste nuziale”..

    Cosa ha voluto rivelarci?

    Semplice…Non basta dire sì alla chiamata, occorre accettare Cristo e porsi al suo seguito.

    Concludo con un’antica preghiera irlandese:

    “Cristo davanti a me, Cristo dietro di me, Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra.”

    BUONA DOMENICA

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