Buona Pasqua

23 aprile 2017 II domenica dopo PASQUA /A Giovanni 20 “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Hendrick ter Brugghen – The incredulity of Saint Thomas

23 aprile 2017

 II domenica dopo PASQUA  /A

 Giovanni 20

 “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo : Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…

Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro. Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò.

Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio  Signore e mio Dio! Gesù gli disse.  Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!  ( Dal Vangelo)

 

IL Cenacolo, una semplice sala di un edificio della vecchia Gerusalemme, è popolata di ricordi cristiani…Là, infatti, si è celebrata l’Eucarestia, là si è istituito il sacerdozio, là è stato donato lo Spirito Santo, là si è offerto all’umanità il Sacramento della Riconciliazione (Ravasi). Il Sacramento dello Spirito oltre al giorno della Pentecoste, è conferito nello stesso giorno della Risurrezione di Cristo.

Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste, sono caratterizzate, nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò ,perchè con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei “tempi nuovi”posti in ” novità di vita”.

Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva il comportamento di gente da Nuovo Testamento.

Ecco allora che, le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo di vivere la nuova vita nata dalla Pasqua.

La seconda lettura ci ha  messo in evidenza che. come cristiani, noi siamo nati a Pasqua” rigenerati mediante la Risurrezione”sacramentalmente per il Battesimo, esistenzialmente per la fede.

Solo quando la Risurrezione di Gesù è diventata un avvenimento reale “per noi”ha dato, senso e finalità alla nostra esistenza, siamo nati alla vita nuova.

E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù:“Beati quelli che, pur non avendo visto crederanno e amiamo Gesù pur senza averlo visto” (sec. lett.).

La fede pasquale ci dona “occhi nuovi” per vedere la realtà vera al di sotto, o al di là della superficie.

Siamo consapevoli che “credere è difficile. Non credere è impossibile” (Victor Hugo.  E ancora che: ” Credere è anche essere capaci di convivere con i propri dubbi” (Guardini).

Credere senza l’orgoglio di credere; credere senza vedere e toccare…

Ma una cosa non dobbiamo mai dimenticare: “Credere significa riconoscere che siamo amati”(Mauriac”..Sì, Dio crede in noi e ci ama.

Dalla Pasqua di Cristo ha inizio un movimento di persone rinnovate nei loro rapporti interpersonali.

Chi ha incontrato Lui nella fede sa assumere i suoi medesimi atteggiamenti di perdono di riconciliazione, di servizio, di amore dovunque e con chiunque.

Così alla domanda iniziale: quale uomo è nato a Pasqua?

E’ un uomo in missione di salvezza a nome del Risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, così come lui ” credendo che Gesù è  Cristo, è il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome.”

Buona Domenica

don luigi corsi

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Raffellino del Garbo, Resurrezione, 1510

 

16 APRILE 2017

DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE / A

 “Un Angelo sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era sepolto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti”.(Dal Vangelo)

 

Un giornalista scrivendo un articolo sulla Pasqua inizia col riportare un dialogo avuto con suo figlio. La mattina a Pasqua.

“Mio figlio, stamane, mi ha domandato: “Perchè è Pasqua? Che cosa significa: è Pasqua?

Già, perchè è Pasqua. Non mi è facile spiegarlo. In verità mi sembra  di non saperlo, di essermelo dimenticato.

Intorno trovo soltanto gente che non lo sa, che se lo è dimenticato, forse non lo ha mai saputo. C’è il calendario, certamente c’è la festa, anzi, per essere esatti, la festività: non si lavora, si va alla gita, forse anche alla Messa. Si incontrano persone che dicono: “Auguri, Buona Pasqua” e tirano avanti. Si avrebbe voglia di fermarle, di restituire la domanda di mio figlio.

A me sembra che molta gente che aveva il ricordo di Cristo e della Pasqua non sappia più dove questo Gesù e la sua Pasqua siano stati collocati nel corso della propria vita.

Se c’è un dramma nella vita, questo è causato da un vuoto che fa vivere nella incertezza e spinge a cercare un surrogato di potere, in contrapposizione, di intolleranza, di violenza, scartando quella vita nuova che la Pasqua di Cristo e nostra, vuole significare.

Buona Pasqua, proviamo a spiegarci la parola.

Noi la diciamo in un giorno dell’anno, di un anno fatto di errori, di soprusi, di paure, di incertezze, di gesti con i quali ho trattato gli altri come oggetti, piacevoli-spiacevoli, come ostacoli, o come vantaggi.

La diciamo in un giorno dell’anno che la nostra cosiddetta civiltà, ha scelto per ricordare un altro giorno nel quale Dio ha proclamato innocente e santo davanti al mondo un uomo condannato e ucciso come malfattore.

Un giorno nel quale un uomo aveva vinto la morte, perchè il Padre lo aveva amato più della morte.

Per molti di noi, questo uomo è come il Padre, Dio, che significa l’essere che viene prima del tempo e continua dopo il tempo.

Buona Pasqua, allora, significa soprattutto: Ti amo; amo te, che sei lì, e mi sbarri la strada. Teche mi rubi la carriera; te che mi fai soffrire; te che sei fastidioso, te che ti rifugi nel mio paese.

La grande frattura, adesso, è proprio tra il dire il fare; fra la pagliuzza e la trave.

Quell’uomo ucciso sul Golgota, aveva trascinato una folla dietro di sè, con parole nuove che gli spianarono la via del sacrificio e quando il sacrificio fu maturo, anzichè sottrarsi, lo accettò, come fosse giusto.

Così la più clamorosa ingiustizia profana della storia sacra: senza morte, non poteva esserci Risurrezione.

Forse quella gente di cui parlava il citato  giornalista all’inizio dell’omelia, si era dimenticato la Pasqua, perchè aveva da tempo cancellato il “ Venerdì   Santo” e si era messo a “.. giocare a dadi con i soldati”.

Per il credente e anche per il non credente “Buona Pasqua” vuole, innanzitutto, significarci che tale augurio è la festa del “cantico nuovo” la festa della vita e di Cristo e di tutta l’umanità. Il Cantico dell’Alleluia è il significato che esprime gioia e freschezza: “So che cercate Gesù Crocifisso”, dice l’Angelo alle donne, non è qui. E’ RISORTO!

E’ “lassù” nella gloria del Padre Colui che “è vivo” ed è in mezzo noi per sempre (Ravasi).

La Buona Pasqua che auguro a tutti voi con tanto affetto, porti serenità, salute del corpo e dello spirito.

 ALLELUIA

don luigi corsi

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Santi di Tito, Cristo entra in Gerusalemme, 1570 circa

9 Aprile 2017

 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

Matteo 26,14-27,66

Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son   portata  fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

BUONA    SETTIMANA  SANTA

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Antonio Calegari – La Resurrezione di Lazzaro 1779

2 Aprile 2017

 V domenica di Quaresima /A

 

Giovanni 11,1-  45

“Gesù disse a Marta: Tuo fratello risusciterà.

Gli rispose Marta: So che risusciterà nell’ultimo giorno. Gesù disse: Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno…

E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro vieni fuori !Il morto uscì coi piedi e le mani avvolti in bende e il volto coperto da un sudario”.

                                                                                             (Dal  Vangelo )

I segni dell’acqua e della luce delle domeniche precedenti, sfociano nel discorso  della VITA e della RESURREZIONE.

Acqua e luce sono soltanto segni, dato che Gesù non è nè acqua nè luce, ma è vita e risurrezione.

Un acuto osservatore, “Pronzato”, così commenta la pagina del Vangelo odierno: Gesù risulta insopportabile per certe mentalità, perchè ama la vita, benedice la vita, sente la morte come un’assurdità, un insulto, una cosa intollerabile…Lui non predica l’accettazione della morte, ma insegna ad amare la vita”. Ne è segno il grido: Alzati, vieni fuori”.

E’  una parole che scuote, anche se noi ci contentiamo di una vita” come viene”, come si usa dire tiriamo a campare.

Quanta ricchezza trascurata! Al contrario Gesù ci fa capire che Dio è il nuovo centro dal quale si coglie il senso della vita. Ma quale Dio? Non un Dio qualunque, un Dio generico, costruito dalla propria immaginazione, ma il Dio di Gesù Cristo, cioè: il Dio al quale è stato fedele Gesù, (Morte) e il quale è stato fedele a Gesù,(Risurrezione).

Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e a Lazzaro, eppure non raccoglie subito l’invito della sorelle: Si trattiene due giorni ancora, si direbbe che lo lascia morire.

Sono questi gli apparenti silenzi di Dio dinanzi all’assurdo  di certe morti.

La morte è morte e basta! Non l’ha scelta Dio, siamo stati noi e da quel dì, la morte fa il suo inesorabile corso.

Anche il Verbo di Dio facendosi” carne”, cioè uomo debole e mortale, non ha saltato la morte e neppure l’ha snobbata.

La morte, ancor più la morte di un amico, lo sorprende e lo scuote nel profondo.

La Vita, che è il dono più grande fatto all’uomo, appassionava Gesù, lo esaltava.

La morte, che è il terrore più cupo, lo sconvolge.

Ecco perciò , la forza di quel grido elevato a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori.”

Ci sforzeremo di capire dal Vangelo il senso della Resurrezione operata da Cristo, non un segno-promessa per il futuro ma come segno profezia del presente: La vita  nuova che Cristo ci dona è già presente in chi crede in Lui che è “la Risurrezione e la Vita”.

La comunione con Cristo, che è appunto la vita piena e, non soltanto in senso biologico, bensì nel senso totale di  trionfo del positivo sul

negativo, del bene sul male, dello spirituale sul materiale.

La vita nuova che Cristo ci dona non riguarda solo la sfera spirituale, ma tutto l’uomo. Ha la sua radice profonda nel cuore dell’uomo, cioè nella capacità di dare un senso nuovo alla propria vita nella donazione completa di sè a Dio e ai fratelli. Cristo grida, ad ogni persona : vieni fuori dal sonno, dalla passività, dalla pesantezza, dalla mediocrità; vieni fuori da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità; smettila di morire.

E’ ora di vivere, di partecipare alla Risurrezione.

Ad un cristiano poi, non è consentito di vivacchiare. Avete sentito S. Paolo nella seconda lettura:” lo Spirito abita in voi, e lo Spirito è vita. Alzati tu che dormi, vieni fuori: non piegarti sulle debolezze e i dubbi che provi; vivi in pienezza!

Non aspettiamo l’altra vita per capire questa, viviamo in piedi in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo.

                                          BUONA QUARESIMA

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El Greco – Guarigione del cieco, Galleria Nazionale di Parma

26 marzo 2017

 IV DOMENICA DI QUARESIMA /A

Giovanni 9,1-41

“Gesù passando, vide un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa inviato).

Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini gli chiesero: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo  ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Condussero il cieco dai farisei che gli chiesero: Tu che dici di lui dal momento che ti ha aperto gli occhi? Egli rispose: E’ un profeta! Ed essi lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo gli disse: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Egli rispose: E chi è perchè creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te. Ed egli disse: Io credo Signore! E gli si prostrò innanzi”. (dal Vangelo)

Siamo sempre in prospettiva pasquale. Domenica scorsa il tema dell’acqua che dà vita allo spirito. Oggi quello della luce.

E’ tempo di decidersi: decidersi per la fede, dicevamo domenica passata commentando il brano della Samaritana.

Ma, decidersi,quando? Subito! “finchè giorno”, dice Gesù, prima che venga la notte occupata dalle tenebre”.

La fretta non è soltanto di Gesù, la cui giornata, donatagli per compiere le opere di Dio, volge alla sera. Il plurale (V.4) “compiamo” così come altri brani del Vangelo, è un plurale “comunitario” rivolto alla comunità dei credenti, cosicché tutti siamo compromessi.

“Ancora per poco tempo la luce è con voi, camminate mentre avete la luce, perchè non vi sorprendano le tenebre”.

Il tempo quaresimale, è tempo privilegiato e quindi, limitato per aprirsi alla luce.

Il tempo è davvero breve: si pensi alle tante occasioni perdute, o alle numerose porte che, ieri, parevano aperte e oggi appaiono  sbarrate, c’è sempre un troppo tardi, non solo per i giudei del tempo del Signore, ma anche per ogni credente e per la stessa comunità-

Il racconto del cieco-nato, non fa che tradurre in storia concreta l’autorivelazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo”.

Ogni uomo è tenebra, cioè, è strutturato dall’esistenza che resta enigma a sè stessa, che è cieca e sbaglia la propria via e approda alla morte. Ma nel mondo umano è disceso il verbo di Dio che illumina ogni uomo, e che è l’unica luce di Dio e che, a differenza di tutte le ideologie, rende comprensibile l’esistenza e con essa la vita. Infatti la luce è anche simbolo della salvezza totale.

Gesù Cristo è il profondo conoscitore dell’uomo, colui che rivela l’uomo a se stesso: “Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

La storia del cieco-nato è un capolavoro d’ingenuità, candore e determinazione, scelta di valori scoperti con un minimo di buonsenso e di onestà. Che parlano da sè .

I cavilli non riescono ad abbattere questo uomo vero, disponibile che gode della verità da qualunque parte gli provenga .”Una cosa so: ero cieco e ora ci vedo”.

Il racconto dei farisei mette bene in luce le radici della colpevole cecità dei farisei e di chi a loro si rassomigliano.

Restano imprigionati staticamente nel passato e dentro di sè . A costoro dice bene S. Paolo nella seconda lettura di oggi “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà”e Bossuet insiste:L’uomo prevenuto non ascolta, è sordo”.

I farisei si proclamano interpreti autorevoli delle scritture, sanno già tutto, nessuno può loro insegnare nulla, non cercano tutta la verità e proprio in questo consiste la loro cecità e il loro peccato.

Einstein  ci direbbe che: E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio”.

Severo avvertimento offerto a tanta gente cosiddetta “religiosa” di ogni tempo; gente avvezza a ricorrere a tutte le sottigliezze per scusarsi, gente terribilmente sicura che, né la Parola di Dio, né quella della Chiesa riescono più  a sorprenderli e ad appassionarli.

Ma nonostante le nostre problematiche situazioni, Cristo prosegue a  ripeterci: “Voi siete la luce del mondo”. Non burocrati delle regole e analfabeti nel cuore, ma semplicemente luce.

Buona Domenica

don luigi corsi

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19 Marzo 2017

 III DOMENICA DI QUARESIMA  /A

 GIOVANNI 4,5-42

 “Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar al pozzo di Giacobbe.

Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua…Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua, avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gli disse la donna: I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le rispose: Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme, adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perchè il Padre cerca tali adoratori.”

(Il Vangelo).

Il nostro cammino verso la Pasqua ci pone nella situazione degli Ebrei nel deserto (prima lett.) continua  tensione tra  la nostalgia di ciò che s’è lasciato e la speranza di un avvenire migliore, promesso da Dio, ma non ancora assaporato.

Oggi, dalle letture della liturgia, ci viene presentato il mistero dell’acqua e il dono della grazia. Spesso a quella terra riarsa, spaccata dal calore del sole e incapace di far germogliare quelle possibilità di vita che sono nel suo interno manca di quell’elemento necessario che ci fa gridare verso il Signore: “Dacci dell’acqua perchè possiamo bere” perchè la spaccatura si ricongiunga con l’acqua che scorre al suo interno e, le zolle possano dar vita a tutte le potenzialità presenti al suo interno.

La speranza non può riposare che nel Signore: “Egli spaccò le rocce nel deserto, e li dissetò”.

E’ questa, un’allegoria che può configurare frequentemente lo stato d’animo di chi, sfiduciato di tutto, non ha più, quell’acqua viva della grazia che mette in azione il suo assopimento.

Il racconto presentato dal brano è un capolavoro di psicologia.

Vicino ad un pozzo (quello di Giacobbe)  nell’ora più calda, una donna incontra un uomo che stravolge la sua vita.

Non era un incontro programmato. Cristo non aspettava una peccatrice, e la donna, non aspettava certo un profeta, ma era lì per attingere acqua. il suo problema non erano i suoi peccati, ma l’acqua.

Ma l’incontro con Cristo non è  mai  innocuo: obbliga a cambiare. Donna di cinque mariti. Aveva vissuti tanti amori. Ma come dice Mazzolari” Con tanti amori è rimasta nel deserto dell’amore”.

Gesù non condanna la donna. Non condanna mai nessuno. La sua tattica è quella di scavare nel cuore dell’uomo, fargli prendere coscienza della sua grandezza, e rivelargli le sue potenzialità.

Ecco cosa succede quando si incontra Cristo: la vita cambia” Se tu conoscessi il dono di Dio…!

Nel nostro Battesimo l’acqua versata sul nostro capo, è stata quella che, dopo la vita naturale, ci ha fatto rinascere alla vita soprannaturale.

Constatiamo come la società di oggi, dimenticando i valori sostanziali della sua vita spirituale, soffre la febbre dell’inquietudine. Eliminate certe preziosità si rimane vuoti specialmente nei momenti di bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi per continuare la vita con serenità.

La Samaritana non riusciva ad afferrare, così come l’uomo del benessere, ciò che disseta in una vita destinata all’eterno.

“Se tu conoscessi il dono di Dio “è l’inconscio della donna di Samaria, e anche il nostro basterebbe volerlo, è già presente, è qui: “Il Messia sono io che ti parlo”.

Il progetto per la vita umana è qui, è Lui, c’è solo da capirlo, accoglierlo con amore, tradurlo nell’esistenza e nella storia.

Non è più tempo di attesa, è tempo di decisione, è tempo di fede.

Con una frase di S. Agostino, con poche parole, riassumiamo il contenuto del brano: “Colui che domandava da bere, aveva sete della fede della Samaritana.

Buona Domenica

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Trasfigurazione di Cristo – Bellini museo di Capodimonte

12 Marzo 2017

 II DOMENICA DI QUARESIMA  /A

 

Matteo 17,1-9

“Gesù prese con sè Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui ma Pietro disse a Gesù; Signore è bello per noi restare qui; se vuoi farò tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.

Stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto,    

                                        ASCOLTATELO”

                                                                           (Dal Vangelo)

I discepoli di Gesù avevano bisogno di un unico incoraggiamento. Così come ne abbiamo bisogno noi se sono state prese sul serio le prove della nostra fede.

Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. Le loro attese venivano deluse, e il domani appariva incerto. Questa esperienza di incertezza e timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte.

E’ successo anche ad Abramo ( prima lettura), un personaggio di duemila anni a. C. capostipite del popolo eletto che lascia patria, casa, parenti: prototipo di tutte le chiamate da parte di Dio, così come Paolo, costituito araldo Apostolo, maestro per speciale volere di Dio.

Si rischia quando si ha una speranza, ci si compromette quando si ha una prospettiva. Il Signore non lascia senza promessa i suoi discepoli. Non li conduce su una strada senza sbocco, non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte Tabor. “E’ bello stare qui…Facciamo tre tende”. La terra toccava il cielo, e il cielo baciava la terra. Non c’erano più dubbi anche se quel momento, d’estasi, è soltanto un istante.

Bisogna ridiscendere al piano, fra le strade polverose, sotto il sole, tra la gente. Gesù dice che bisogna continuare la strada presso Gerusalemme.

E’ un altro monte quello della città santa, che aspetta una proposta che aiuti a ritrovare le vie di Dio. Il pellegrinaggio della fatica, dopo l’attimo d’intimità con Dio, riparte con quel volto trasfigurato nel cuore, il volto di un incompreso che va verso la condanna.

Saranno state allucinanti per Pietro, specialmente il comando espresso da Gesù: “Alzatevi, andiamo!”

Bisogna camminare, andare, bisogna staccarsi dalle comodità, dalle abitudini

Questa è la fede: un cammino. Costa, ma senza questo prezzo, non c’è salvezza.

Purtroppo, a noi piace una fede comoda; mediocrità che è sempre in agguato.

Ma la fede non è un “possesso”. E’ un’esperienza da vivere, faticosamente, giorno dopo giorno. E’ ” vecchio nel cuore”, chi desidera che la vita si svolga identica al passato”. A furia di star fermi nella fede si rischia la paralisi della fede.

Siamo in Quaresima e l’invito di Dio, nel Vangelo è solenne e perentorio. Esso cade nel momento propizio non solo ai tre presenti sul Tabor, ma prezioso per tutti quelli che intendono valorizzare questo tempo quaresimale, per ripulire il proprio animo di tutte quelle idee e pensieri che durante un anno non hanno dato un assetto valido alla propria esistenza. La parola del Padre è una sola.

   ASCOLTATELO!

Facciamo un proposito Quaresimale: asteniamoci dalle parole inutili, dalle parole cattive, dalle parole vuote, dal pettegolezzo, riduciamo il chiacchiericcio, e soprattutto, ascoltiamo in silenzio, Dio e gli altri

“Facciamo il digiuno del telefonino : il silenzio parlerà.

Concludiamo con una costatazione del pensatore Confucio (un pagano):  “La ragione per cui gli altri evitavano di buttar fuori parole, era perchè avevano vergogna che, lanciate le parole non ci fosse la possibilità di raggiungerle”.

 BUONA QUARESIMA

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Duccio di Buoninsegna – La tentazione di Cristo sul monte

5 Marzo 2017

 I DOMENICA DI QUARESIMA /A

 

MATTEO 4,1-11

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli si accostò e gli disse: Se sei il figlio di Dio, dì a questi sassi di diventare pane…

Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Il diavolo lo condusse poi nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei figlio di Dio, gettati giù, perchè sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede. Gesù gli rispose: Sta scritto anche: ” Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, Satana!” Sta scritto, infatti,: “Il Signore, Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. (Dal Vangelo)

La QUARESIMA si apre con la scena grandiosa delle tentazioni che Matteo costruisce in tre atti che hanno come fondale rispettivamente il deserto, il tempio di Gerusalemme e un monte altissimo.

Il deserto, nella tradizione biblica ha un doppio senso: il primo è che il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, dell’ intimità con lui, del dialogo contemplativo quasi un prolungamento del paradiso perduto.

Il secondo senso è quello del deserto come “terra inospitale, arida, dura dove tutto parla di morte. E’ l’antico Eden, dominio dei demoni. luogo dove occorre affrontare il combattimento contro l’Avversario.

Quindi luogo di benedizione e di maledizione al tempo stesso.

La tentazione non è lo scandalo e neppure l’incitazione al male. Si tratta di potenzialità con incitamento al male.

Si tratta di una potenza in azione con l’intenzione precisa di spezzare, di separare, o, “prova”( notata nel Vangelo ) di una cosa o persona per saggiarne la resistenza, come quella di provare la resistenza di un tessuto.

Nel racconto del Vangelo, il tentatore per eccellenza, cerca di separare Gesù dal progetto del Padre, ossia, dalla strada di un Messia sofferente, umiliato, rifiutato, e fargli prendere un cammino di facilità, di successo, di potenza.

Abbiamo notato come il dialogo si svolge a colpi di citazioni delle Sacre scritture . Il diavolo per staccare Gesù dalla via della Croce gli propone le varie speranze messianiche del tempo, come benessere economico, fede miracolistica, potere politico o dominio con la forza, (Sono le tentazioni di oggi e di sempre e che stiamo sorseggiando con le droghe, il ladrocinio, la violenza, la sopraffazione sull’altro e tante altre sfumature).

Gesù, specie nella Quaresima, ci invita a riflettere e a vincere le suggestioni del male.

Come Lui, dovremmo respingere ciò che è indecoroso e cattiveria e ribadire la propria volontà di seguire la via stabilita dal Padre anche se non coincide con la moda poco rassicurante del mondo che ci circonda.

Gesù ci ricorda che ” non di solo pane vive l’uomo, ossia, che l’uomo è più dello stomaco, e dovrebbe imparare ad avere più fame e sete di Dio. Che la strada della fede passa anche attraverso i silenzi di Dio, il buio, il dubbio, le contraddizioni, ma l’insegnamento di Gesù risulta veramente esemplare e non consente dubbi e esitazioni.

Ogni cristiano è invitato a fare i conti con la scena che si svolge nel deserto per recuperare il senso genuino del proprio compito e della propria presenza nel mondo.

E’ vero, Gesù, un giorno moltiplicherà i pani, non dai sassi, ma da una condivisione del poco pane di un ragazzo.

Si inginocchierà, non di fronte a Satana, ma davanti agli Apostoli per lavar loro, i piedi.

Sarà innalzato, ma non sul pinnacolo del tempio, bensì sulla Croce indicando, così, ai suoi seguaci che, per entrare nella vita piena, occorre imboccare la scomoda strada del Calvario.

 BUONA QUARESIMA

don luigi corsi

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26 febbraio 2017

 VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

Matteo 6, 24-34

“Gesù disse ai suoi discepoli; “Nessuno può servire a due padroni, perchè  odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita  non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

Non contate voi forse più di loro? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non mietono. Eppure neanche Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro.

Ora se Dio veste l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque, dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?

 Che cosa indosseremo? Il Padre  vostro Celeste infatti sa che ne avete bisogno”.                                                                                         

             ( Dal Vangelo)

Il Vangelo di questa domenica ci fa pregustare come in una solenne sinfonia, la varietà dei colori con i quali annualmente si ammanta la nostra terra mentre esprime la gratuità della multiforme ricchezza regalata all’uomo che sa osservare il miracolo di ogni stagione. Una provvidenza immensa che nutre ogni creatura nella sua molteplice varietà di cibo e bellezza.

Quel buon Dio che ha creato l’universo, ha pensato al piccolo -grande uomo al quale ha affidato la custodia di tale tesoro perchè lo custodisse, senza intaccarne lo specifico della sua specie come terra, mari, montagne, ghiacciai, boschi e i rispettivi abitanti: uomini, donne e animali di ogni razza.

Col brano odierno del Vangelo, il “Discorso della montagna”delle domeniche passate giunge al suo apice invitando ad una scelta che sia  confidente abbandono all’amore in Dio, in modo da ispirare la vita ad un filiale rapporto con Lui.

Molto spesso si sente ripetere che il messaggio cristiano è allergico alla gioia; che esiste incompatibilità tra Cristo e il piacere. (Basterebbe ascoltare il “Kyrie, Sanctus-Benedictus” della Messa in si minore del grande Bach per smentire l’assurdità della Chiesa allergica alla gioia).

Una specifica allergia la troviamo, però, in una frase del Vangelo odierno

dove viene  affermato un’unica radicale incompatibilità che è quella tra Dio e il denaro.

Infatti Gesù parla di una scelta decisiva che l’uomo deve fare, e ne parla con parole forti, come quella di servire” un solo padrone”.

Il dilemma è chiaro: o si ripone la propria fiducia in Dio oppure nella ricchezza. Non ci può essere l’uno e l’altro, ma o l’uno o l’altro.

Così comprendiamo il peccato originale del ricco che consiste nel mettere tra parentesi Dio. Un cuore occupato dal denaro è un cuore vuoto di Dio.

Cristo non si scaglia contro i ricchi in quanto categoria sociale, ma in quanto espressione di un atteggiamento che svuota il contenuto essenziale della fede.

Significativo e rassicurante l’invito di Gesù che incoraggia a non affannarsi. La fede si oppone all’angoscia, all’ossessione, all’inquietudine.

Insiste, Gesù,  sull’esigenza di affidarsi al Padre celeste, il quale provvede tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tuttavia invita l’uomo a fare la sua parte, non ci dispensa dal nostro impegno che deve rimanere responsabile e sereno.

Il credente si fida dell’amore del Padre  e tuttavia è invitato a darsi da fare. L a fede nella Provvidenza non dispensa il discepolo dal lavoro; il suo impegno rimane serio e sereno.

Osserviamo per un attimo l’impegno e il risultato ottenuto da personaggi e Santi del nostro tempo come l’opera del Cottolengo di don Orione, don Zeno, Madre Teresa di Calcutta , Padre Pio da Pietralcina e di tanti altri sparsi per il  mondo.

Soltanto questi credenti nella Provvidenza sono in grado di documentare se la pagina evangelica è poesia, oppure realtà.

Il detto popolare con cui concludiamo la riflessione sintetizza molto bene sia la Provvidenza di Dio, come l’impegno dell’uomo.

“Dio provvede il cibo agli uccelli ma non glielo mette nel nido”.

Buona Domenica

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Duccio di Buoninsegna – Crocifissione

19 Febbraio 2017

 VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo  5, 38- 48

 “Gesù disse ai suoi discepoli: Avete inteso che fu detto agli antichi; occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra tu porgigli anche l’altra; a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli…”

                                                                               ( dal Vangelo)

La liturgia della Parola, oggi, è tutta protesa a definire, con i sacri testi, l’universale “regola d’oro” punta di diamante di tutto il  “Discorso della montagna” e di tutta la vita di Cristo incentrata sulla radicalità di quella via dell’amore verso il prossimo commisurato all’amore che il Padre Celeste ha verso l’umanità.

Quindi non un amore limitato a connazionali e amici, ma a tutti, senza barriere , fino ad  includere quelli che vengono definiti” nemici”. Troviamo descritto, questo travolgimento, nel Vangelo di questa domenica.

Già nel libro del Levitico (A. T.) Dio aveva comandato agli Israeliti: “Siate Santi, perchè io il Signore vostro Dio, sono Santo”.

Con più intima familiarità e con altro linguaggio più universale ed essenziale Gesù comanda ai Discepoli qualcosa di simile: ” Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro Celeste”.

E la perfezione di Dio coincide, qui,  con il suo amore per gli uomini. Perciò l’assimilazione a Dio, da parte del discepolo, sta sulla via dell’amore fraterno: ” amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perchè siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i” malvagi”

Anche il comando di amare il prossimo si trova nel Levitico, ma viene corretta l’interpretazione .

Per “prossimo” si intendeva, infatti. solo chi apparteneva ai figli di Abramo, chi condivideva, cioè, la stessa fede, la medesima patria.

Gesù dichiara, invece, che” prossimo” è ogni uomo, senza limiti di nazionalità o di religione, ivi compresi esplicitamente, i nemici.amore che egli insegna, non ha confini: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli che cosa fate di straordinario”?

Così l’amore cristiano non è interessato, ma con cuore mite, non opponendo violenza, ma conformandosi all’agire del Padre che sta nei cieli.

C’è, dunque, un amore che non resta sopraffatto dal male, che non si lascia vincere ed ha la capacità di cercare rapporti nuovi, di trasformare il nemico in un fratello.

La civiltà dell’amore è lenta, ma scende nella profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo. Non si basa sulle rivoluzioni, successi immediati e temporanei; ama, invece un’evoluzione con la garanzia di una lunga durata perchè deve cambiare il cuore dell’uomo, e allora tutto sarà possibile.

L’amore che si fa segno e testimoianza può diventare una forza travolgente che cambia situazioni ritenute immodificabili.

Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso quale era l’impero romano.

Si pensi ad un Gandhy, alla protesta, non violenta di un Martin Luther King, per l’emarginazione negra; ad un crollo della dittatura comunista; ad un Papa Giovanni e a madre Teresa di Calcutta, ed a tanti altri.

Di fronte a questa forza, la potenza è debolezza e perciò destinata a perdere!

Nel concludere questa basilare pagina del Vangelo vi invito a rifletterla e a capirla, non interrogando la propria sensibilità, ma guardando la persona di Gesù. Si è autodefinito” mite ed umile di cuore e ha avuto la sua sanzione sulla croce quando , agonizzando, intercede e perdona i suoi crocefissori, e scusandoli dirà che ” che non sanno quello che fanno”, ma chi non si lascia colpire dalla crocefissione di Gesù, non può interiorizzare la frase di S. Agostino che dice:”Chi non si desta ad un potente tuono, non dorme, ma è morto”.

Buona Domenica

don luigi corsi

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12 FEBBRAIO 2017

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 5,17-18

“Gesù disse ai suoi discepoli:  Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.  In verità io vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge senza che tutto sia avvenuto.

…Sia il vostro parlare: “Sì,sì”, “No,no”; il di più viene dal maligno.

                                                                                              (dal Vangelo)

Il livello in cui si pone nel brano evangelico Gesù e al quale richiama i discepoli, è di un livello dottrinale e morale di un’altezza sconfinata.

Gesù non si richiama al Dio dell’Esodo, al Dio che aveva tratto il suo popolo dalla schiavitù e gli aveva rivelato la propria legge nel deserto. Si appella al Dio “ che fa sorgere il suo sole e manda la sua pioggia anche a coloro che l’offendono e lo bestemmiano”.  Gesù si richiama al Dio che si mostra misericordioso e fedele, ad ogni popolo e ad ogni cuore, e che si fa  Padre della tenerezza infinita per i discepoli.

Il dovere assoluto e unico dei figli di Dio è quello di imitare il Padre.

Gesù si trasformerà in fermento permanente, in rinnovatore dell’umanità.

La nuova Legge include e supera i comandi del Decalogo, che diviene insufficiente e inadeguato. Gesù è venuto a dare compimento, non ad abolire.

Ognuno di noi può approfondire quello che tocca più vicino la nostra esperienza. Gesù ha dato tutto e chiede tutto in radicalità, coerenza, fedeltà piena: Non si può onorare Dio e non essere in armonia con il fratello.

L’amore è il primo debito che abbiamo. Nessuna legge può sostituire e violare la coscienza. E’ per questo che Dio ha voluto dare una legge, uguale per tutti e che tutti siano obbligati ad osservare. Ma Dio non obbliga: “ Se vuoi essere fedele dipende dal tuo buon volere ( prima lettura).

La coscienza non impedisce di commettere il peccato, impedisce  solo di goderne in pace.

Impedisce che ci addormentiamo pensando di aver fatto una cosa giusta. Come dice Paschal : La coscienza è il miglior libro di morale che abbiamo, e quello che si deve consultare di più.”

Qualche volta la ragione ci può ingannare, la coscienza, mai.

Quando Dio creò l’uomo, mise in lui una scintilla, viva e brillante, perchè illuminasse il suo spirito e gli desse il discernimento tra il bene e il male( coscienza), legge innata presente in noi e che ci distingue dagli animali.

Purtroppo possiamo oscurarla, lasciando spazio al piacere immediato, alla superficialità, all’egoismo.

Qualcuno ha ironizzato: “La coscienza, per certe persone è la sostanza più elastica del mondo: oggi, non potete stenderla su una buca di talpa, domani, nasconde una montagna.”

La conclusione non può essere, che quella propostaci dal Figlio di Dio, che impegna ogni essere umano a fare un passo avanti nella fraternità, nell’amore, nella verità sia verso l’uomo come verso il Dio di Gesù Cristo.

Buona Domenica

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5 febbraio 2017

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 5,13-16

“Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

                                                                                              (dal Vangelo)

Dopo la proclamazione delle “Beatitudini” della scorsa domenica  dove Gesù ha dettato la regola per chi vuol seguirlo, in questa domenica passa a dire ai suoi seguaci che cosa devono rappresentare nel mondo servendosi di due metafore: il Sale e la Luce; bastano questi accenni per metterci sotto accusa.

In termini spiccioli il non cristiano, vedendo il cristiano, dovrebbe sentirsi invogliato a seguirlo.

Se questo non succede, vuol dire, che la fede di quel cristiano  è insipida, non saporita.

Il cristiano, col suo coerente comportamento dovrebbe diventare polo di attrazione, far intendere, (senza prediche) che, aderire a Cristo, dà gusto, si è più sereni, più contenti: far sentire il fascino del cristianesimo. E’ così?

In molti casi, certamente! Questo spiegano conversioni, ritorni, vocazioni speciali, l’interesse nel mondo, anche fuori dell’area cristiana.

Ma quanto più si potrebbe ottenere se ognuno di noi vivesse realmente la sua fede!

Troviamo infatti un cristianesimo attraente e un cristianesimo scostante. E’ scostante quello che si basa solo come culto e, del culto, in fondo Dio non ha bisogno a differenza dell’uomo ma a patto che il culto incida sulla vita, sia momento di penetrare la fede insieme ad una crescita interiore. Venendo  a  mancare questa interiorità il culto diventa fastidioso.

Scostante è ancora il cristianesimo moralistico articolato solo su precetti: questo si può fare, quello no…….

Come dev’essere un cristianesimo attraente; Aperto e coraggioso

Il profeta Isaia nella prima lettura della Domenica affronta il problema e ci invita con queste parole: ”spezza il tuo pane con l’affamato; introduci in casa i miseri senzatetto (sembra che viva il nostro tempo); vesti il nudo”…

Nella seconda lettura troviamo il grande convertito Paolo, il quale dopo l’esito negativo del dotto discorso nell’Areopago di Atene mette da parte ogni pregio retorico e va all’essenziale presentando Cristo Crocifisso e basta, che ha costituito il segreto del successo.

Le metafore delle quali si è servito Gesù nel Vangelo sono impietose per i cristiani di” nome”.

Il sale diluito e la lampada da 5 watt, non servono e non piacciono, lo ha affermato Gesù e lo conferma l’esperienza.

Il seguace di Cristo, così come il sale, deve  abbandonare la saliera ed essere gettato nella pasta per dare sapore; con questa immagine Gesù voleva farci capire che il suo seguace e la Chiesa, devono dissolversi in un intenso contatto con il mondo; diversamente, come il sale diventato insipido, saremo calpestati e rifiutati.

Se il seguace di Cristo e la Chiesa avranno dato sapore, sapranno essere anche Luce, e la luce si vede nell’oscurità. Anche una piccola luce dà direzione ad una grande marcia. Se la luce c’è, la vedranno! Dove?

Nelle nostre opere buone e renderanno grazie a Dio. “ Io sono la luce del mondo” ha detto Gesù, ma anche voi” siete luce del mondo”

Non mettiamo questa Luce sotto il moggio, non la rendiamo opaca con strutture, ambiguità compromessi, ma lasciamola risplendere in pienezza. Non vedano noi, ma vedano chi opera in noi, il Signore.

Con la Luce e il Sale diamo un senso e un gusto dello spirito all’esistenza. Il mondo lo attende. Interroghiamoci, cristiani!

Buona Domenica

don luigi corsi

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29 GENNAIO 2017

 IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

MATTEO 5,1-12

“Gesù, vedendo le folle, salì sul monte…si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perchè saranno consolati.

Beati i miti di cuore, perchè avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete, perchè saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli.

Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli”.   (Dal Vangelo)

Contro quelli che pensano di avere il “complesso del “padr’eterno”, S. Paolo (II lett.), dice: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”,

Contro quelli che pensano di essere” indispensabili” per la società, Gesù dice: beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli.

Ha scritto giustamente Francois Muriac:”   Chi non ha letto il discorso della montagna, non è in grado di sapere cos’è il Cristianesimo”. Insomma per arrivare alle altezze di Dio bisogna stare molto in basso.

Dio ha un debole per i deboli.

Solo la piccolezza e la debolezza può far paura ai forti e ai potenti.

La storia la fanno quelli che non smarriscono mai il senso  delle proporzioni,coloro  che non sono infatuati di sè, ma quelli che ogni giorno fanno il proprio dovere.

Ma in un mondo come quello attuale ha ancora senso il discorso della montagna?

Esso può ancora essere predicato dai Cristiani come il centro del messaggio di Gesù?

Che senso far risuonare quel testo in una società dei consumi, nel terzo mondo sottosviluppato?Interroghiamoci sul significato e sulla forza delle beatitudini: “Beati i poveri di cuore, perchè di essi è il Regno dei cieli”.

L’opera dell’uomo, giorno dopo giorno, è quella di uscire dalla miseria. Il suo impegno è liberazione da questo stato di povertà. La sua ricerca è: avere beni e poterli consumare. Anche se notiamo che il concetto di” povero”è relativo; così il povero dei paesi evoluti, serebbe ricco nei paesi del terzo mondo. Alcuni sono poveri: ci sono ladri di galline, i narcotrafficanti, piccoli contrabbandieri, e baraccati che affittano la casa in città, cc…

Evidentemente non si può applicare a questi la beatitudine della povertà evangelica.

C’è un appello in questa beatitudine, seguire Gesù che invita a rimettere sempre in discussione  la propria personalità; il tenore di vita, l’impiego dell’intelligenza, della cultura, le istituzioni in cui si è inseriti e il tutto in spirito di servizio.

Ricordiamo l’esemplificazione della spoliazione totale di S. Francesco, o il detto di Ghandi:” Chiunque ha più del necessario è un ladro”.

Ricordiamo sempre che l’imparzialissimo Dio sta dalla parte dei poveri veri, dei non violenti, di chi ha compassione, di chi è pulito, di chi è perseguitato.

Dio è con i poveri, non per calcolo, ma per affinità: Dio è povero; è tutto e solo Lui stesso. L’universo è suo, ma non lo sfiora, non lo fa più grande.

Crea per l’uomo beni a non finire e manda il suo Figlio a nascere in una grotta e a morire, nudo, su due assi di legno.

Dio aiuta tutti ad essere “più”, ma con i poveri ci riesce meglio.

Buona Domenica

don luigi corsi

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22 Gennaio 2017

 III Domenica del Tempo Ordinario /A

 Matteo 4,12- 17

 “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:

“Convertitevi, perchè il Regno dei Cieli è vicino…”

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono”.( Dal Vangelo)

 

La carcerazione di Giovanni Battista consiglia a Gesù di ritirarsi verso la Galilea dove la città di Cafarnao diventerà la sua patria di adozione.

La Galilea, al confine con la Siria, essendo anche un punto d’incontro tra ebrei e Gentili, non per caso, fu scelta da Gesù.

Ora a noi interessa mettersi a fianco di Gesù, seguirlo nei suoi spostamenti, cogliere i tempi che lui viene vivendo.”

E’ stupefacente vedere come Gesù, senza preamboli entri in argomenti( segno che Giovanni Battista aveva fatto un buon lavoro di preparazione , fissando alcuni punti chiave del suo annuncio riguardante la Conversione, il Regno, la Sequela.

L’ordine è Convertirsi.

Nessun argomento per avallarlo; non c’è tempo da perdere in dimostrazioni bisogna, passare ai fatti.

E sì che il convertirsi sia cosa facile, comporta un capovolgimento della mentalità e degli atteggiamenti!

Non a tutti si richiedeva di abbandonare tutto, come gli Apostoli, ma a tutti si richiedeva di correggere di molti gradi la rotta della navigazione: meta doveva diventare il Regno di Dio, da costruire e non solo da godere.

REGNO: punto focale del discorso.

L’annuncio del Regno è dato in maniera semplice, è lo stile di Gesù.

REGNO DEI CIELI: che cos’è? Risposta difficile. Di certo non è un regno che sta oltre le nuvole. Non è un regno che sta tutto dall’altra parte, neppure tutto e solo da questa parte.

Potremmo dire che sulla terra è la Chiesa, ma la Chiesa è tutto il popolo di Dio che abbraccia tutti i figli di Dio e non solo i battezzati e …quale persona non è figlio di Dio?

Il Regno di Dio è su questa terra e oltre la terra. E’ già , e non ancora. E’ nell’apparato della Chiesa, ma non in tutte le sue strutture. E’ nell’intera umanità ma,  non è condiviso ugualmente da ogni uomo. E’ più presente tra i cristiani, ma… molti non cristiani lo posseggono, lo vivono più dei cristiani.

E’ la Parola di Dio ma… non solo quella scritta; è anche quella che risuona nella coscienza.

E’ trasmessa attraverso i Sacramenti, ma Dio non si lascia imprigionare neppure dai Sacramenti e non rinuncia alla sua libertà.

E’ nei poveri, nei piccoli, in chi prega, ma… può essere anche tra i ricchi, tra gli uomini di tutte le categorie  e persino tra chi non prega.

Certamente è nella vita di quelli che pensano più agli altri che a sè: ed è pure scintilla per chi fa il male

Volendo definire qualcosa di più, direi: REGNO è Dio che in Cristo prende a vivere come gli uomini che, ispirandosi a Gesù, cercano di vivere come Dio.

SEGUITEMI !  Per Gesù il Regno non è un’utopia e neppure una probabilità, è un fatto scontato, anche se tutto da costruire. Prepara e raccoglie gli” annunciatori” o costruttori. Da pescatori di pesci ne fa pescatori di uomini. Non fa esami, test di intelligenza: si serve del materiale che offre la sua terra. Per lui, tutti sono buoni..

I quattro uomini nominati nel Vangelo avranno grandissima  importanza nel Regno. La storia si occuperà molto di loro.

Il Vangelo ci fa sapere i nomi dei primi chiamati: Sono due coppie di fratelli: Pietro e Andrea; Giacomo e Giovanni.

Un’avvertenza lasciataci da S. Agostino per concludere:

“Ognuno di noi deve aver paura di lasciar passare a vuoto Dio davanti alla porta della propria vita”.

I chiamati, intanto, partono alla ventura dietro un semplice invito.

Così inizia il cammino di quel Regno che ha una presenza massiccia, anche visibile sulla terra ( la parte invisibile va molto più in là)  e sempre ci sono state persone che hanno fatto credito a Gesù e hanno scelto Lui a preferenza di tutto il resto.

Buona Domenica

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15 Gennaio 2017

 II Domenica del Tempo Ordinario /A

 Giovanni  1,29- 34

“In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo…Io sono venuto a battezzare nell’acqua, perchè egli fosse manifestato a Israele… Giovanni testimoniò dicendo: Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questo è il Figlio di Dio” (Dal Vangelo)

 

Ciò che balza all’evidenza nella liturgia della Parola di questa Domenica è la testimonianza di Giovanni resa su Gesù, primo anello di una “cascata di testimonianze” ricevuta dal Messia.

Anche la missione del “servo” della prima lettura appare come una testimonianza disinteressata proprio perchè la sua vita è un fedele servizio a Dio, dato che il Padre stesso lo rende “luce delle nazioni”.

Il compito del testimone è quello di indicare Dio, così come il compito del “cristiano”, attraverso la sua vita, il suo esempio,la sua parola, è indicare Cristo.

Un compito non facile, ma certamente esaltante!

Attraverso me gli altri devono poter vedere Cristo!

Quale attenzione, allora, dobbiamo porre nei nostri comportamenti.

Se è vero che “le parole muovono, ma gli esempi trascinano” (San Gregorio Magno).

Oggi, come ieri, gli uomini non vengono conquistati  dalle parole che stupiscono, ma dagli esempi che stordiscono.

Sulla tomba di Giovanni Paolo II, tra i tanti bigliettini ivi lasciati, in uno è scritto questo pensiero: “Era un uomo che quando lo avvicinavi ti faceva venire voglia di Dio”

Questo si desidera da un cristiano! Non saranno certo le folle oceaniche, o le Messe presiedute dal Papa, ad attirare la gente che non crede, ma piuttosto, una vita cristiana vissuta con coerenza, con coraggio, con credibilità.

Per concludere un’amena storiella che ci aiuta a capire che solo Gesù è il servo sofferente, il nostro Salvatore che ci porta al Padre e che forma l’essenziale della vita del cristiano.

Un giorno S. Pietro stanco per il suo gravoso impegno di PORTINAIO del Paradiso, decide di concedersi un momento di riposo, ed esce dal Paradiso.

Ma, ahimè, subito si accorge di aver dimenticato di prendere con sè le chiavi (quelle famose chiavi riservate a lui solo (“A te darò le chiavi …”), e così si ritrova  chiuso fuori, senza possibilità di rientrare.

Come fare? Come riuscire a introdurre i numerosi eletti che sono in arrivo?

E’ proprio disperato e non sa a quale santo rivolgersi…proprio lui che ha avuto da Cristo il potere di

aprire e  chiudere le porte del Paradiso! Non sapendo come  fare si affida alla collaborazione di chi è in arrivo e ha le carte in regola per entrare.

Il primo ad entrare è un grande personaggio che tiene una borsa pesante e delle chiavi in mano . San Pietro gli chiede: ” Possiamo provare se una delle tue chiavi  riesce ad aprire?

Le provano tutte, ma nessuna apre…

Arriva un PRELATO dall’aria importante. Stesse chiavi, stessi tentativi. Nulla! Dopo di lui tante persone e tutte disponibili, ma nessuna chiave si rivela idonea allo scopo.

Giunge finalmente una VECCHIETTA curva e tremante.. Nessuna la considera o si aspetta da lei qualcosa.

  1. Pietro non si scoraggia e le domanda: “Lei non ha portato proprio nulla?” La vecchietta alza timidamente la mano e solleva il suo tesoro: la corona del Rosario con appeso un piccolo Crocifisso. S. Pietro non esita un istante: prende il Crocifisso, lo infila nella toppa, e la porta… incredibilmente si apre!

“Il Crocifisso,, e non altre chiavi ha avuto il potere sovrumano di aprire quella porta ormai chiusa per tutti.

Buona Domenica

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(Perugino – Battesimo di Cristo)

8  Gennaio 2017

Battesimo del Signore  /A

 Matteo 3,13-17

 “Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed  egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse:” Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”(Dal Vangelo)

Celebrando il Battesimo di Gesù, non possiamo non stabilire un parallelo con il nostro battesimo. Su Gesù irrompe in pienezza lo Spirito di Dio. Gesù è “il servo”, l’eletto, il prediletto nel quale il Padre ha espresso tutto il suo compiacimento.

Anche su di noi, nel giorno del nostro Battesimo c’è stato il  compiacimento trinitario, insieme all’adozione a figli di Dio

per un tempo senza fine e con una regola fondamentale che è quella di amarci così come Dio ci ha amato.

Poche pagine del Vangelo sono così esplosive e dense; in due righe è contenuta tutta la” novità” di Cristo. Quello che accadde quando Gesù aveva circa 30 anni è decisivo per tutti.

Con la manifestazione del Giordano si è completato, concluso, superato tutto quanto predetto dall’Antico Testamento.

Gesù non sarà uno dei tanti Profeti, ma il Figlio unico del Padre. La sua missione sarà quella di dare vita a un nuovo popolo, sacrificando la sua vita per la salvezza dell’umanità.

Dopo il Battesimo, Gesù fa una scelta: va a confrontarsi con i peccatori, cosa che non avrebbero mai fatto sacerdoti, scribi e farisei.

Giovanni protesta, ma Gesù con tutta naturalezza dice di procedere anche se ciò attirerà molte critiche e calunnie.,

Perchè agisce così? “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie e prenderà su di sè i peccati del mondo. Inoltre al Padre sta bene la scelta che ha fatto Gesù mettendosi alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza.

Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, né alla propria famiglia; a poco a poco la folla lo assorbe: Gesù è una vita per gli altri.

Anche noi abbiamo ricevuto lo stesso Battesimo di Gesù. Ma guardiamoci attorno! Esistono comunità di uomini e di donne che si aprono all’iniziativa divina per farsi come Gesù, testimoni e portatori della salvezza nel mondo?

O si è presenti solo per recitare formule di preghiera o soddisfare solo un’esigenza individuale?

O addirittura. dimenticarsi della dignità che il Battesimo ci ha conferito come figli di Dio ?

“Gandhi” (per concludere) ripeteva: “La fede” non ammette di essere raccontata, deve essere vissuta e allora si diffonde da sè”. Se siamo appassionati da Cristo, non possiamo  non trasmettere questo fascino ad altri. “La fede o è un virus o è un vaccino” (diceva Kierkegaard) è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati”.

Riprendiamo coscienza di ciò che comportano Battesimo e Cresima e rendiamoci disponibili a continuare la missione di Gesù caratterizzata non dall’essere servito, ma dal servire

BUONA DOMENICA

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6 Gennaio 2017

 Epifania del signore

 

Matteo1, 12

“Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato?

Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…” Al vedere la stella provarono una grande gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e prostrati lo adorarono. Poi aprirono gli scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

                                                                       (dal Vangelo)

 

Matteo imbastisce la pagina evangelica odierna con molteplici elementi:

Persone: Erode Magi, Scribi e Sacerdoti, il Bambino e Maria e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Grande innominato: Giuseppe.

Le cose : la stella, gli scrigni,oro, incenso e mirra,” l’altra strada”, l’Oriente.

I Sentimenti: la gioia dei Magi nel rivedere la stella, il turbamento di Erode e di Gerusalemme per la notizia della nascita del “Re Dei Giudei”,  ignota ai Giudei, perchè portata da persone giunte da lontano.

Atteggiamenti: finzione di Erode, adorazione dei Magi.

Noi sappiamo che i Pastori ebbero l’annuncio dell’Angelo

durante la notte di Natale (“Oggi vi è nato..”), tanto che andarono a  Betlemme e trovarono ancora il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia.

E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro” e “tutti quelli che udirono si stupirono”( Lc. 2,170)

Chi erano  quelli che” udirono e  si stupirono”?

Certamente Maria  e Giuseppe. Ma la notizia non dovette diffondersi oltre i confini di Betlemme.

Infatti, quando giunsero i Magi dall’Oriente, il Re e tutti gli abitanti della città furono sorpresi e si turbarono.

In verità i sacerdoti e gli scribi sapevano che a Betlemme doveva nascere il Messia. E così fede e scienza si incontrano.

Attraverso il simbolismo  dei doni, i Magi completano le conoscenze dei sacerdoti e scribi relativi al Messia.

Questi è Re  (oro);

é Dio  (incenso);

è Uomo destinato a morire per la salvezza del mondo (Mirra).

Ai sacerdoti andava bene che era Uomo e Re, non però che era Dio. Per questo, giunta la sua” ora” lo uccideranno.

A Erode stava bene che era Uomo, ma non Re e cercò di eliminarlo.

Ai Magi, a Maria, a Giuseppe stava bene che era Uomo- Re- Dio e… l’adorarono.

La nota stonata del racconto quasi fiabesco è Erode. Con i suoi sentimenti di volpe furba e sanguinaria, turba la scena poetica. I Magi, infatti, si allontanarono da lui percorrendo”un’altra strada”, indicata forse da un Angelo anziché dalla stella.

Ma tornandosene nelle loro terre d’Oriente, hanno lanciato il più grande messaggio per tutte le religioni, per tutte le politiche, per la scienza: Ecco l’ Epifania di Dio!

Buona Festa

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Capodanno 2017

 Maria Madre di Dio

 Numeri 6,22;   Galati 4,4-7;   Luca 2,16-21.

“Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace” (Num.6).

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perchè ricevessimo l’adozione a figli” (Galati).

“Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore…Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’Angelo, prima di essere concepito nel grembo della madre” (Lc 2 ).

Per chi riesce a far posto alla Parola  di Dio in mezzo al frastuono e all’allegria obbligata e stordente della prima notte e giorno, del nuovo anno, c’è  a disposizione una stupenda benedizione.

 

Ma che cos’è una benedizione? E quale efficacia concreta può avere sulla nostra vita ?  Per molti è associata a qualcosa di magico , mentre la benedizione occupa un posto di spicco in tutto l’A.T. Essa è concepita come una comunicazione di vita da parte di Jahweh.

Con la vita vengono il vigore, la forza, il successo che procurano la pace della mente e la pace con il mondo.

Dio benedice ogni specie della creazione, ma in modo particolare benedice l’uomo creato a sua immagine.. La Creazione è vista  come una grandiosa opera di vita.

 

La benedizione di Dio risulta quanto mai opportuna all’inizio dell’anno civile 2017.

Accogliendo, pertanto, la benedizione  divina,  noi riconosciamo che il tempo non ci appartiene, è dono, non è nostra proprietà. A noi obbliga di non sciuparlo, riempiendolo  di vuoto. Riflettiamo come il tempo, gli anni, passano in fretta, svaniscono nel mistero dell’eternità.

Corriamo tutti dietro il tempo. Gli anni passano in fretta. Ci manca il tempo. Le ore sono troppo brevi e la vita è un soffio. E allora interpelliamo  Dio. Ma di tempo ce ne abbiamo. A noi tocca riempirlo, valorizzarlo serenamente con calma, ma riempirlo tutto di cose valide.

L’uomo saggio che vive a contatto della terra sa che come il frutto matura per virtù del sole , della pioggia e   per virtù del suo sudore; sa pure che il suo benessere, il suo gusto di vivere dipendono da Dio e dall’uomo, da una collaborazione tra ragione e natura, tra il  cielo e la terra.

Arriva  il turno dei fiori, arriva il turno delle messi , il turno dei funghi, il turno delle nevi …e l’anno passa!

Hanno inventato il” fermacarte”, nessuno inventerà mai il fermatempo!

Il cancelliere Adenauer era solito dire ai suoi collaboratori: “Il tempo è l’unico che non perde mai tempo”.

Una tartaruga può godersi i suoi 150 anni di vita; un avvoltoio 117; ad un elefante indiano ne sono concessi: 77; ad un cavallo 40, ad un leone 30; ad un gatto 27… ma su tutti  un giorno piomba il tempo e trionfa!

Solo l’uomo, arrivato a 80-90 anni, e più, si libera dal tempo e lo supera!”

Questa la nostra grandezza, questa la nostra responsabilità: essere insieme mortali ed eterni!

“Per quanto vi preoccupiate ( Vang. ) chi di voi potrebbe prolungare di un solo istante la sua vita?

E allora perchè vi affannate?

Il padre vostro celeste lo sa che ne avete bisogno…

E allora cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto verrà dato in sovrappiù.

Il 2016 si è liquefatto per sempre, anche per noi :

tramonta il sole , cambiano le foglie, scivola l’acqua…scorre il tempo…e graffia!

Solo l’istante presente è in nostro potere, piccolo, piccolissimo, e allora l’AUGURIO migliore di un BUON ANNO  Nuovo è quello che rivolgo a tutti voi, ricco di buona salute e di opere meritevoli che rendano la vita gradita a Dio e preziosa per il futuro, aiutati dalla Madre di Dio, MARIA, alla quale è dedicato questo primo giorno dell’anno 2017…INVOCHIAMOLA !

BUONA DOMENICA

BUON CAPODANNO

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DUCCIO di BUONINSEGNA Natività e i profeti Isaia e Ezechiele – Washington National Gallery

   25  DICEMBRE 2016

   Natale del Signore /A

 

“Giuseppe che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret salì in Giudea alla città di Davide,  chiamata   Betlemme, per farsi registrare  insieme con Maria sua sposa che era incinta.

Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto, diede alla luce  il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c’era posto per loro nell’albergo”( Dal Vangelo)

 

 

  1. Agostino, accoglie la nascita del Messia con una frase molto profonda e significativa:

” Oggi la verità è sorta dalla terra: Cristo è nato da una creatura: gioite e fate festa.

“Cur Deus Homo” che significa :”Perchè Dio si è fatto uomo?”

E’ il grande interrogativo dei secoli. E’ inconcepibile secondo la mente umana, che Dio sia Padre e Figlio…

E’ inconcepibile che Egli diventi “Uomo” ma appunto è un “mistero” e il mistero, sappiamo non si spiega, lo si accetta e basta! Ma…per chi crede, sa che nulla è impossibile a Dio” Dio è onnipotente, ma soprattutto è …AMORE e pertanto, nulla è impossibile a quel Dio onnipotente che è “Amore”.

Dio si fa uomo per rinnovare il mondo.

Potrebbe sembrare che Natale non possa tornare in un mondo tutto assorbito dall’ odio che uccide, dall’ingiustizia che opprime ed emargina, dalla miseria che colpisce le classi più povere.

 

Potrebbe sembrare che Natale non abbia più senso in una società dominata dall’egoismo, dalla ricerca affannosa del piacere oppure là dove, brutalmente, si ricercano bambini per essere massacrati o, per insegnare loro, come uccidere altri bambini in una guerra dissennata e feroce.

Non sono questi i messaggi del Natale.

 

Natale torna perchè è qualcos’altro…è un’altra realtà, è qualcosa che va ben al di là dei piccoli e poveri tentativi che tentano di squalificarlo e di  svuotarlo.

 

Natale è DIO che viene.  E’ DIO con noi. E’ DIO che,  nonostante la cattiveria dell’uomo,  CI  AMA!

 

Natale è un Uomo che nasce, ed è l’uomo che rinasce e che diventa più importante delle cose umane, delle ricchezze del potere, del prestigio e della gloria.

 

Un episodio molto significativo per concludere:

Nel 1886 a Notre Dame (Parigi) assisteva, da dilettante, il grande scrittore Paul Claudel alla celebrazione dei Vespri di Natale.

Paul Claudel, cercava stimolo alle sue composizioni letterarie.

La liturgia parlava di luce ” Davanti alla piccola statua di un Bambino posto sull’altare. Era un puro simbolo o vi si nascondeva una realtà?

 

Se fosse vero, se fosse realtà.! Ed osservava i fedeli sereni e gioiosi perchè credevano. Oh! Il popolo che crede come è felice!

La luce inondò anche il suo animo e gridò: “DIO C’è, e DIO si è fatto BAMBINO – UOMO.

E’ una persona come me, mi ama, mi chiama: IO CREDO”!

 

Con gli Auguri di Buon Natale ai Collaboratori dell’omelia e a tutti coloro che ci seguono auspico di riscoprire la verità del Natale e cantare insieme l’inno cosmico di ” GLORIA a DIO e Pace in Terra”!

BUON  NATALE  

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18 Dicembre 2016

IV Domenica di Avvento /A

 Matteo 1,18-24

 “Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù Tutto questo avvenne perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”(Dal Vangelo)

 

L’attesa del Natale si fa oggi più pressante e diretta con la parola”nascita”. E’ in primo piano in tutte tre le letture della celebrazione domenicale.

Fare memoria del Natale significa, per noi cristiani, imbattersi in una profezia permanente sul nostro tempo, profezia intesa come interpretazione profonda, inspirata del tempo della Chiesa.

A Natale, a  Gesù è stato anticipato un nome che, solo a conclusione della sua stagione palestinese, potrà  esprimere tutta la sua efficacia; quando da Risorto,l’Emmanuele si sarà reso a noi” contemporaneo, anzi futuro alla nostra gloria. Da risorto, infatti, Gesù, nella pienezza dei poteri del Figlio, ha profetizzato di sè: Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Nelle letture, troviamo un parallelo , tra la prima e la terza, e la liturgia le ha usate per saldare, come profezia e avvenimento, il primo oracolo dell’Emmanuele con la nascita di Gesù dalla Vergine Maria.

Il caso di Acaz (prima lettura) manifesta il risvolto negativo mentre, viceversa, presenta (terza lettu.) Giuseppe, l’uomo giusto, l’aspetto positivo.

Il brano odierno di Matteo, da una parte introduce Gesù  come personaggio più profondamente radicato nel suo popolo fin dalle più remote origini; dall’altro, il nucleo centrale del racconto, ci propone una verità di fede: il carattere assolutamente straordinario della nascita di Gesù.

Protagonisti della scena narrata sono Giuseppe e Maria.

Un quesito può essere espresso sul significato della scelta di Dio relativo alla nascita del suo Figlio, e cioè: Perchè Dio si è rivolto ad una donna? Si tenta di rispondere: Dio vuole il suo figlio in maniera totale, anche nella carne senza l’intervento dell’uomo. Ciò non è da vedersi come una contrarietà al sesso che è stato voluto e creato da Dio , così com’è; ma piuttosto come affermazione della paternità totale nei confronti di Gesù: Gesù, viene da Dio= Dio fa a meno dell’uomo non fa a meno della donna.

Questa presenza femminile vuole anche significare la rivalutazione di chi , fino a quel giorno, la donna, era stata tenuta in una condizione di inferiorità.

Maria emerge nella sua responsabile corrispondenza all’annuncio e nella sua gratitudine, di consapevole protagonista all’opera di Dio e al riconoscimento della sua eccezionale santità.

Tanto Giuseppe che Maria agiscono nella  fede alla soglia del mistero di Dio mentre ci chiede un: riconoscono e accettano l’intervento divino e si rendono disponibili a ciò che Dio vuol fare per mezzo loro.

L’Avvento sta per finire, ci porta fino alla soglia del mistero di Dio mentre ci chiede un assenso e una consolazione perchè la venuta  di Cristo, che è sempre nuova nascita in chi ogni volta s’incontra con lui, non sia inutile per noi e per il mondo.

E’ illuminante la riflessione che segue da parte di Gandhi (non cristiano) diceva: Perchè cerchi fuori di te ciò che è in te. Se Dio si è fatto uomo per stare con noi, non teniamolo ai bordi della nostra esistenza. L’Eterno è dentro di noi.

BUONA DOMENICA

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11-12-2016-giovannibatt

11 DICEMBRE 2016

III DOMENICA DI AVVENTO /A

 Matteo 11,2-11

 “Giovanni Battista, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?

Gesù rispose: Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:I ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano. Ai poveri è predicata la buona novella. (Dal Vangelo)

 

Gesù accoglie i discepoli del Battista e invia, loro tramite, la sua carta di identità.

Le note distintive segnalate da Gesù indicavano la sostanziale caratteristica della sua missione che avrebbe svolta su questa terra proiettata come esemplificazione per i suoi futuri seguaci.

Fondamentale è aiutare e consolare chi soffre.

Il Natale si fa sempre più vicino e la liturgia della Chiesa dedica questa terza Domenica di Avvento alla gioia che pregusta l’avvenimento della nascita di Gesù e la intitola “Domenica gaudete”(gioite- fate festa).

Una gioia profonda, intima che coinvolge il nostro spirito, una giornata particolare che porta a riflettere come attraverso questa nascita siamo resi capaci di assimilare la pienezza della vita insieme a quella del nostro Redentore.

E, come suggerito dalle risposte recate a Giovanni, che è in carcere, così dobbiamo sentirci impegnati a seguire l’atteggiamento e le opere compiute da Gesù verso coloro che difettano di qualche sofferenza fisica, o spirituale, disporci a visitare, incoraggiare, aiutare coloro che sono nella sofferenza. Sarebbe l’azione buona che farebbe godere con più intensità la grande festa che si attende.

Opere di misericordia, tanto raccomandate da Papa Francesco,” azione che regala anche a chi la compie tanta ricchezza e porta  a ringraziare Dio per la grazia della salute personale. Siamo noi ad arricchirci quando ci avviciniamo a coloro che soffrono, perchè chi soffre risveglia in noi la certezza della nostra piccolezza e del nostro bisogno di Dio e degli altri.”

Facciamoci imitatori dell’operato di Gesù che è espresso nel Vangelo di questa domenica e crediamo che questa è la via che ci porta alla salvezza. Abbiamo fede.

Per concludere riportiamo una delicata poesia di Trilussa: ” Quella vecchietta cieca che incontrai la sera, che mi spersi in mezzo al bosco, mi disse:

“Se la strada non la sai ti accompagno io che la conosco, se ci hai la forza de venimme appresso, de tanto in tanto te la darò ‘na voce fino là in cima dove c’è una croce”.

 Io risposi: “Sarà…ma trovo strano che me possa guidà, chi non ci vede…” La cieca allora mi pijò la mano e sospirò:” Cammina!” Era la fede…

 BUONA DOMENICA

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8 Dicembre 2016

 IMMACOLATA CONCEZIONE /A

 Genesi 3,9-15;      Luca 1,25-38

 ” Il Signore Dio disse al serpente: Perchè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame…sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn, 3)

 L’ANGELO GABRIELE fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamata Maria.

Entrando da lei disse: Ti saluto , o piena di grazia, il Signore è con te…Ecco, concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù”( Luca1)

 ” Egli al principio fece l’uomo, e lo lasciò in balia del suo consiglio. Se vuoi osserverai i Comandamenti, e di essere fedele dipende dal tuo volere…Dinanzi agli uomini c’è la vita e la morte, a ciascuno sarà dato ciò che sceglierà”.

 

Queste parole sono la migliore introduzione alla prima lettura della celebrazione odierna dove si costata, purtroppo il rovesciamento delle proposte di Dio con la conseguente caduta dei progenitori dallo stato di grazia e di felicità.

Paolo, in piena luce del compimento in Cristo, così si esprime: L’uomo era stato scelto per essere santo e immacolato, aperto all’amore verso il suo Dio con una relazione piena di dialogo, e confidenza filiale, con una risposta che non fosse affidata ad un sì o ad un no soltanto, non una risposta verbale, ma esistenziale.

L’uomo pertanto, perde il prezioso dono offerto da Dio e ” il peccato entra nel mondo e così anche la morte raggiungerà tutta l’umanità.

Ma ecco il nostro Dio che, sostanziato di misericordia, blocca la catastrofe e apre alla Speranza.

Ha inizio così, il piano di salvezza, fatto per l’uomo e con l’uomo.

La partecipazione consiste nella lotta contro il nemico. Una ostilità dalle proporzioni cosmiche. Nessuno sfugge, nessuno può sottovalutare il pericolo. L’avversario “guata” la preda, cerca di assalirla; da qui il richiamo alla vigilanza e all’impegno.

La catastrofe originata dall’uomo sarà aperta alla speranza, e il piano di Dio, completamente ristrutturato.

Ma con chi?

Quale sarà la creatura prescelta ?

Una Vergine chiamata MARIA !

Creata da Dio senza il peccato di origine ” umile e grande più che creatura”. Ella concepirà un figlio, lo darà alla luce e lo chiamerà Gesù… Lo Spirito Santo scenderà su di lei…e il suo regno non avrà fine…Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”.

L’immacolata Concezione di Maria è segno di quel mondo che Dio aveva voluto per tutti. Neppure il peccato è riuscito a spezzare il filo che lega l’intero piano di salvezza: Gesù è il centro; la Vergine Madre è il ponte tra la Creazione e la ricostruzione. Il disegno originale di Dio continua!

La Vergine di Nazaret non è un fiore isolato in un deserto di rovi, ma la corolla più bella in un giardino di rose.

La Madonna è l’immagine viva e la realizzazione concreta dell’umanità così come è stata concepita da Dio.

A Lei, pertanto, nostra sorella in umanità e modello della Chiesa, salga la nostra preghiera, carica di nostalgia, di santità e bisognosa di luce divina.

BUONA  FESTA

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4 Dicembre 2016

 

II Domenica dell’Avvento /A

 

Matteo 3,1-12

 

“Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto di Giudea dicendo: Convertitevi perchè il regno dei cieli è vicino! Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

Colui che viene dopo di me è più potente di me. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile”.    ( Dal Vangelo)

 

La liturgia della Parola è, oggi,  dominata da tre gigantesche figure che ne evidenziano la natura della celebrazione:

 

ISAIA, il grande veggente, nato circa 2700 anni fa a Gerusalemme. Il Signore mi ha chiamato ed ho risposto:” Eccomi, manda me!”

 

PAOLO, nato verso l’anno dieci a Tarso (Asia Minore) si chiamava Saulo ed era educato dai Farisei. Odiava i cristiani. Incaricato di guidare una spedizione punitiva nella città di Damasco, incontrò lungo la strada Gesù che gli disse:” Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti?”. Cadde da cavallo e in quel momento cambiò vita e divenne il più grande Apostolo di Gesù.

 

GIOVANNI BATTISTA, con: “Preparate la via al Signore” apre la strada a Gesù…

Matteo l’evangelista, lo presenta  uomo che vive nel deserto , veste con pelli di animali e si ciba di cavallette. Di tanto in tanto scende lungo le rive del Giordano ed annunzia la venuta del Salvatore.

 

Come potremmo definirle queste figure della nostra religione se non come i grandi sognatori? E tutto quello che hanno sognato è diventato realtà?

 

E’ proprio vero che gli uomini hanno bisogno di sogni; sogni per vivere, sogni per sopravvivere. Soprattutto i cristiani hanno bisogno di sogni: ” Se non ci fossero sogni nella Chiesa, non ci sarebbe neppure il Vangelo ( Beitenbau).

Non ci sarebbdero i profeti come quelli che abbiamo nominati; Isaia, per esempio, che sogna il lupo con l’agnello, la pantera con il capretto, il leone che si ciba di paglia…Non ci sarebbero i Santi,  come Francesco, Giovanni, Padre Pio, Madre Teresa…

 

Guai a non avere un ideale, un sogno, una meta più alta! Si diventerebbe “ragionieri dell’anima, freddi calcolatori”.

 

Lo spirito ha bisogno di volare, come una farfalla, di respirare aria pura. Ed è per questo che è necessario, ogni tanto (ecco l’Avvento) di pregare, di pensare, di sognare. “vivere senza sognare è come visitare Venezia senza andare in gondola”.

 

Se nel nostro mondo è accaduto qualcosa di nuovo è grazie a dei” sognatori inguaribili” che si sono ostinati ad immaginare una realtà diversa. Spesso abbiamo paura di sognare cose stupende, cose grandi, cose nuove: abbiamo paura di volare alto; mentre la Parola di Dio ci aiuta a sognare. A volte è la nostra fede che non ha il coraggio di sognare, mentre Dio ha bisogno dei nostri sogni. (Isaia)

 

Pensate: cosa ci ha dato la logica, la sapienza dei politici? Violenze, guerre, fame, droga, morte… Sognare nel linguaggio biblico, spesso equivale a sperare. Allora riempiamo la terra di speranza e Dio ci farà  protagonisti di una grande storia. Ce lo ricorda S. Paolo nella seconda lettura: “In virtù della speranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza”.

 

Proviamo a sognare come cambierebbe la nostra vita e quella della società se mettessimo in pratica l’invito di S. Paolo: “Accoglietevi gli uni gli altri come  Cristo accoglie voi”.

 

Lo stiamo constatando:

Se ci fosse meno intolleranza, ma più accoglienza del diverso, dello straniero, della gente che fugge dagli orrori della guerra non li lasceremmo morire di freddo e di stenti su un lastricato di cemento.

 

Porti addosso tutte le bandiere delle civiltà che ti hanno originato e arricchito: la tua democrazia è greca… la tua scrittura è latina… i tuoi numeri sono arabi…il tuo Cristo è Giudeo e tu ti rifiuti di accogliere un tuo fratello? E tu rimproveri a tuo fratello di essere straniero?

” Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio” ( S. Paolo)

BUONA DOMENICA

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27 Novembre 2016

 I Domenica di Avvento /A

 Matteo 24,37-44

 “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare   la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

                                                                                   (Dal Vangelo)

Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

  1. Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.

L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:    

E era l’Antico Testamento!

Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

Buona Domenica

don luigi corsi

donluigi2514@gmail.com

338 384 95 02

 

20-11-2016-slide_13

20 novembre 2016

Cristo Re dell’Universo /C

Luca 23,35-43

“Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere. I Capi invece schernivano Gesù dicendo: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.

Anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso! C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei!

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi. Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena. Noi, giustamente, perchè riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico: Oggi sarai con me nel Paradiso”.

                                                                                           ( Dal Vangelo)

Il simbolo cosmico della Croce che abbraccia e unifica i quattro punti cardinali, riunificazione della luce e delle tenebre, dello spirito e della materia, del cielo e della terra è al centro  e il centro che domina la liturgia odierna.

La Parola fatta carne imprime alla Croce il senso ultimo e definitivo all’interno dell’esperienza cristiana; e le esemplificazioni portate da Gesù nelle proclamazioni evangeliche acquistano tutto il senso manifestato da Lui e proposto ai suoi seguaci:  “Se il chicco di frumento non muore…”; “Beati i perseguitati…”; “Rimetti la spada nel fodero…..”; “Amatevi…”

Oggi  proclamiamo Gesù Re, perchè “regge”, come una mamma il suo bambino l’umanità intera, perchè non caschi nel baratro del male, ma resti sicura fra quelle braccia che esprimono amore, anima e vita per tutti e per sempre.

Cristo è un Re al quale non sfugge la nostra presenza, ci guarda, ci segue è il pastore delle nostre anime, ci prospetta un destino ultimo e ci attende con amore anche quando le nostre umane distrazioni offuscono questa sua presenza. La sua vicinanza è raccolta meravigliosamente nel “Confessioni di S. Agostino con la seguente riflessione: “Tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei banelato ed hai fatto splendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”.

Cristo, pur essendo il sovrano del popolo, ne diventa il Re Pastore. Egli non si preoccupa di salvare se stesso, ma davanti al popolo che si era radunato per assistere al suo martirio, concede la comunione con il vivente. Al malfattore pentito, concede il “Paradiso”.

Uno dei grandi predicatori dei primi secoli cristiani, S. Giovanni Crisostomo, così si esprime:

“Questo ladrone ha rubato il Paradiso. Nessuno prima di lui ha mai sentito una simile promessa,  né Abramo, né Isacco, né Giacobbe,  né Mosè, né i profeti, né gli Apostoli: Il ladrone entrò prima di tutti loro. Ma anche la sua fede oltrepassò la loro.

Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato alla Croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia con amore.

O ammirabile malfattore. Hai veduto un uomo crocifisso e lo hai proclamato Dio”.

L’altro malfattore distolse lo sguardo e Gesù non gli disse nulla,

Il buio e il silenzio che sovrastano la morte ci ricordano che la morte può essere, purtroppo, anche l’inizio della morte eterna, ma che il Re-Pastore la vuole annullata per sempre…

Buona domenica

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  1. Granocchiaio ha detto:

    20 novembre 2016

    Cristo Re dell’Universo /C

    Luca 23,35-43

    “Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere. I Capi invece schernivano Gesù dicendo: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.

    Anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso! C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei!

    Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi. Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena. Noi, giustamente, perchè riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico: Oggi sarai con me nel Paradiso”.

    ( Dal Vangelo)

    Il simbolo cosmico della Croce che abbraccia e unifica i quattro punti cardinali, riunificazione della luce e delle tenebre, dello spirito e della materia, del cielo e della terra è al centro e il centro che domina la liturgia odierna.

    La Parola fatta carne imprime alla Croce il senso ultimo e definitivo all’interno dell’esperienza cristiana; e le esemplificazioni portate da Gesù nelle proclamazioni evangeliche acquistano tutto il senso manifestato da Lui e proposto ai suoi seguaci: “Se il chicco di frumento non muore…”; “Beati i perseguitati…”; “Rimetti la spada nel fodero…..”; “Amatevi…”

    Oggi proclamiamo Gesù Re, perchè “regge”, come una mamma il suo bambino l’umanità intera, perchè non caschi nel baratro del male, ma resti sicura fra quelle braccia che esprimono amore, anima e vita per tutti e per sempre.

    Cristo è un Re al quale non sfugge la nostra presenza, ci guarda, ci segue è il pastore delle nostre anime, ci prospetta un destino ultimo e ci attende con amore anche quando le nostre umane distrazioni offuscono questa sua presenza. La sua vicinanza è raccolta meravigliosamente nel “Confessioni di S. Agostino con la seguente riflessione: “Tu eri dentro di me e io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei banelato ed hai fatto splendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”.

    Cristo, pur essendo il sovrano del popolo, ne diventa il Re Pastore. Egli non si preoccupa di salvare se stesso, ma davanti al popolo che si era radunato per assistere al suo martirio, concede la comunione con il vivente. Al malfattore pentito, concede il “Paradiso”.

    Uno dei grandi predicatori dei primi secoli cristiani, S. Giovanni Crisostomo, così si esprime:

    “Questo ladrone ha rubato il Paradiso. Nessuno prima di lui ha mai sentito una simile promessa, né Abramo, né Isacco, né Giacobbe, né Mosè, né i profeti, né gli Apostoli: Il ladrone entrò prima di tutti loro. Ma anche la sua fede oltrepassò la loro.

    Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato alla Croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia con amore.

    O ammirabile malfattore. Hai veduto un uomo crocifisso e lo hai proclamato Dio”.

    L’altro malfattore distolse lo sguardo e Gesù non gli disse nulla,

    Il buio e il silenzio che sovrastano la morte ci ricordano che la morte può essere, purtroppo, anche l’inizio della morte eterna, ma che il Re-Pastore la vuole annullata per sempre…

    Buona domenica

    don luigi corsi

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  2. Granocchiaio ha detto:

    27 Novembre 2016

    I Domenica di Avvento /A

    Matteo 24,37-44

    “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

    (Dal Vangelo)

    Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

    Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

    In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

    Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

    Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

    Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.
    L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

    L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

    L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

    Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

    Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

    E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

    Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

    Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

    Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

    Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:

    E era l’Antico Testamento!

    Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

    Buona Domenica
    27 Novembre 2016

    I Domenica di Avvento /A

    Matteo 24,37-44

    “Vegliate, perchè non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perchè nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

    (Dal Vangelo)

    Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia un nuovo anno liturgico della Chiesa.

    Questo tempo vuole ricordarci la prima venuta di Gesù e quindi, un periodo di preparazione al Natale.

    In prospettiva, è l’attesa del suo ritorno alla fine dei tempi.

    Tema dominante dell’Avvento è il nostro incontro con il Signore, reso presente nelle liturgie di questo periodo: Dio viene e noi gli andiamo incontro con gioia perchè la nostra liberazione è vicina.

    Nella prima lettura, il profeta Isaia, prevede il prodigio del Messia che fa tornare l’umanità ad una conversione verso il centro, dove l’unione e la vicinanza con Dio viene recuperata.

    Paolo nella seconda lettura spinge a liberarsi dall’ottusità di un ripiegamento su se stesso e ad aprirsi al mistero divino che abita in noi.
    L’anno liturgico, con la sua periodicità, stimola i viandanti verso il futuro che consultano la mappa di viaggio cercando quella del passato.

    L’Avvento è il primo segmento, importante, perchè segna l’inizio della “memoria” cristiana quando il Natale ha iniziato la sua presenza storica come uomo Dio manifestandoci la generosa fedeltà alle promesse del passato in un presente sorprendente, stracolmo di grazia.

    L’Antico Testamento resterà sempre, per noi cristiani un punto di riferimento obbligato e non per oscurare, ma per cogliere più efficacemente il vero senso del nostro ricordo di Cristo.

    Il brano del Vangelo, più che gli avvenimenti, vuole affermare ” le disposizioni” che devono avere i fedeli in vista del rinnovato S. Natale.

    Il pensiero dominante suggerito dal Vangelo è la Vigilanza, l’essere pronti. E’ una vigilanza ad una responsabilità ricevuta.

    E’ un vigilare con la consapevolezza che le scelte di oggi sono decisivi giudizi che facciamo su noi stessi.

    Nella lettera di S. Paolo, la presenzialità della salvezza è descritta come antinotte, quindi antisonno, antipigrizia, e al positivo, come giorno luminoso.

    Isaia, quanto mai attuale nel suo e nel nostro tempo, ci ha parlato di un popolo smarrito, scoraggiato e ci dice: “Coraggio, non temete”. Si rivolge a gente che non sa più vedere e grida: “Sorgi…guarda verso oriente, vedi i tuoi figli smarriti”-

    Esorta una Comunità delusa e cascante e ricorda “che mai si è udito che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in Lui”.

    Stimola un popolo avvilito e incredulo e con forza alza la voce: “Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio che viene con potenza!”:

    E era l’Antico Testamento!

    Che la” sveglia” valga anche per la nostra società!

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  3. Granocchiaio ha detto:

    8 Dicembre 2016

    IMMACOLATA CONCEZIONE /A

    Genesi 3,9-15; Luca 1,25-38

    ” Il Signore Dio disse al serpente: Perchè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame…sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn, 3)

    L’ANGELO GABRIELE fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamata Maria.

    Entrando da lei disse: Ti saluto , o piena di grazia, il Signore è con te…Ecco, concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù”( Luca1)

    ” Egli al principio fece l’uomo, e lo lasciò in balia del suo consiglio. Se vuoi osserverai i Comandamenti, e di essere fedele dipende dal tuo volere…Dinanzi agli uomini c’è la vita e la morte, a ciascuno sarà dato ciò che sceglierà”.

    Queste parole sono la migliore introduzione alla prima lettura della celebrazione odierna dove si costata, purtroppo il rovesciamento delle proposte di Dio con la conseguente caduta dei progenitori dallo stato di grazia e di felicità.

    Paolo, in piena luce del compimento in Cristo, così si esprime: L’uomo era stato scelto per essere santo e immacolato, aperto all’amore verso il suo Dio con una relazione piena di dialogo, e confidenza filiale, con una risposta che non fosse affidata ad un sì o ad un no soltanto, non una risposta verbale, ma esistenziale.

    L’uomo pertanto, perde il prezioso dono offerto da Dio e ” il peccato entra nel mondo e così anche la morte raggiungerà tutta l’umanità.

    Ma ecco il nostro Dio che, sostanziato di misericordia, blocca la catastrofe e apre alla Speranza.

    Ha inizio così, il piano di salvezza, fatto per l’uomo e con l’uomo.

    La partecipazione consiste nella lotta contro il nemico. Una ostilità dalle proporzioni cosmiche. Nessuno sfugge, nessuno può sottovalutare il pericolo. L’avversario “guata” la preda, cerca di assalirla; da qui il richiamo alla vigilanza e all’impegno.

    La catastrofe originata dall’uomo sarà aperta alla speranza, e il piano di Dio, completamente ristrutturato.

    Ma con chi?

    Quale sarà la creatura prescelta ?

    Una Vergine chiamata MARIA !

    Creata da Dio senza il peccato di origine ” umile e grande più che creatura”. Ella concepirà un figlio, lo darà alla luce e lo chiamerà Gesù… Lo Spirito Santo scenderà su di lei…e il suo regno non avrà fine…Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”.

    L’immacolata Concezione di Maria è segno di quel mondo che Dio aveva voluto per tutti. Neppure il peccato è riuscito a spezzare il filo che lega l’intero piano di salvezza: Gesù è il centro; la Vergine Madre è il ponte tra la Creazione e la ricostruzione. Il disegno originale di Dio continua!

    La Vergine di Nazaret non è un fiore isolato in un deserto di rovi, ma la corolla più bella in un giardino di rose.

    La Madonna è l’immagine viva e la realizzazione concreta dell’umanità così come è stata concepita da Dio.

    A Lei, pertanto, nostra sorella in umanità e modello della Chiesa, salga la nostra preghiera, carica di nostalgia, di santità e bisognosa di luce divina.

    BUONA FESTA

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  4. Granocchiaio ha detto:

    6 Gennaio 2017

    Epifania del signore

    Matteo1, 12

    “Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato?

    Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…” Al vedere la stella provarono una grande gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e prostrati lo adorarono. Poi aprirono gli scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

    (dal Vangelo)

    Matteo imbastisce la pagina evangelica odierna con molteplici elementi:

    Persone: Erode Magi, Scribi e Sacerdoti, il Bambino e Maria e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Grande innominato: Giuseppe.

    Le cose : la stella, gli scrigni,oro, incenso e mirra,” l’altra strada”, l’Oriente.

    I Sentimenti: la gioia dei Magi nel rivedere la stella, il turbamento di Erode e di Gerusalemme per la notizia della nascita del “Re Dei Giudei”, ignota ai Giudei, perchè portata da persone giunte da lontano.

    Atteggiamenti: finzione di Erode, adorazione dei Magi.

    Noi sappiamo che i Pastori ebbero l’annuncio dell’Angelo

    durante la notte di Natale (“Oggi vi è nato..”), tanto che andarono a Betlemme e trovarono ancora il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia.

    “ E dopo averlo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro” e “tutti quelli che udirono si stupirono”( Lc. 2,170)

    Chi erano quelli che” udirono e si stupirono”?

    Certamente Maria e Giuseppe. Ma la notizia non dovette diffondersi oltre i confini di Betlemme.

    Infatti, quando giunsero i Magi dall’Oriente, il Re e tutti gli abitanti della città furono sorpresi e si turbarono.

    In verità i sacerdoti e gli scribi sapevano che a Betlemme doveva nascere il Messia. E così fede e scienza si incontrano.

    Attraverso il simbolismo dei doni, i Magi completano le conoscenze dei sacerdoti e scribi relativi al Messia.

    Questi è Re (oro);

    é Dio (incenso);

    è Uomo destinato a morire per la salvezza del mondo (Mirra).

    Ai sacerdoti andava bene che era Uomo e Re, non però che era Dio. Per questo, giunta la sua” ora” lo uccideranno.

    A Erode stava bene che era Uomo, ma non Re e cercò di eliminarlo.

    Ai Magi, a Maria, a Giuseppe stava bene che era Uomo- Re- Dio e… l’adorarono.

    La nota stonata del racconto quasi fiabesco è Erode. Con i suoi sentimenti di volpe furba e sanguinaria, turba la scena poetica. I Magi, infatti, si allontanarono da lui percorrendo”un’altra strada”, indicata forse da un Angelo anziché dalla stella.

    Ma tornandosene nelle loro terre d’Oriente, hanno lanciato il più grande messaggio per tutte le religioni, per tutte le politiche, per la scienza: Ecco l’ Epifania di Dio!

    Buona Festa

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  5. Granocchiaio ha detto:

    8 Gennaio 2017

    Battesimo del Signore /A

    Matteo 3,13-17

    “Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse:” Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”(Dal Vangelo)

    Celebrando il Battesimo di Gesù, non possiamo non stabilire un parallelo con il nostro battesimo. Su Gesù irrompe in pienezza lo Spirito di Dio. Gesù è “il servo”, l’eletto, il prediletto nel quale il Padre ha espresso tutto il suo compiacimento.

    Anche su di noi, nel giorno del nostro Battesimo c’è stato il compiacimento trinitario, insieme all’adozione a figli di Dio

    per un tempo senza fine e con una regola fondamentale che è quella di amarci così come Dio ci ha amato.

    Poche pagine del Vangelo sono così esplosive e dense; in due righe è contenuta tutta la” novità” di Cristo. Quello che accadde quando Gesù aveva circa 30 anni è decisivo per tutti.

    Con la manifestazione del Giordano si è completato, concluso, superato tutto quanto predetto dall’Antico Testamento.

    Gesù non sarà uno dei tanti Profeti, ma il Figlio unico del Padre. La sua missione sarà quella di dare vita a un nuovo popolo, sacrificando la sua vita per la salvezza dell’umanità.

    Dopo il Battesimo, Gesù fa una scelta: va a confrontarsi con i peccatori, cosa che non avrebbero mai fatto sacerdoti, scribi e farisei.

    Giovanni protesta, ma Gesù con tutta naturalezza dice di procedere anche se ciò attirerà molte critiche e calunnie.,

    Perchè agisce così? “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie e prenderà su di sè i peccati del mondo. Inoltre al Padre sta bene la scelta che ha fatto Gesù mettendosi alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza.

    Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, né alla propria famiglia; a poco a poco la folla lo assorbe: Gesù è una vita per gli altri.

    Anche noi abbiamo ricevuto lo stesso Battesimo di Gesù. Ma guardiamoci attorno! Esistono comunità di uomini e di donne che si aprono all’iniziativa divina per farsi come Gesù, testimoni e portatori della salvezza nel mondo?

    O si è presenti solo per recitare formule di preghiera o soddisfare solo un’esigenza individuale?

    O addirittura. dimenticarsi della dignità che il Battesimo ci ha conferito come figli di Dio ?

    “Gandhi” (per concludere) ripeteva: “La fede” non ammette di essere raccontata, deve essere vissuta e allora si diffonde da sè”. Se siamo appassionati da Cristo, non possiamo non trasmettere questo fascino ad altri. “La fede o è un virus o è un vaccino” (diceva Kierkegaard) è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati”.

    Riprendiamo coscienza di ciò che comportano Battesimo e Cresima e rendiamoci disponibili a continuare la missione di Gesù caratterizzata non dall’essere servito, ma dal servire

    BUONA DOMENICA

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  6. Granocchiaio ha detto:

    5 febbraio 2017

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5,13-16

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

    A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

    Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

    (dal Vangelo)

    Dopo la proclamazione delle “Beatitudini” della scorsa domenica dove Gesù ha dettato la regola per chi vuol seguirlo, in questa domenica passa a dire ai suoi seguaci che cosa devono rappresentare nel mondo servendosi di due metafore: il Sale e la Luce; bastano questi accenni per metterci sotto accusa.

    In termini spiccioli il non cristiano, vedendo il cristiano, dovrebbe sentirsi invogliato a seguirlo.

    Se questo non succede, vuol dire, che la fede di quel cristiano è insipida, non saporita.

    Il cristiano, col suo coerente comportamento dovrebbe diventare polo di attrazione, far intendere, (senza prediche) che, aderire a Cristo, dà gusto, si è più sereni, più contenti: far sentire il fascino del cristianesimo. E’ così?

    In molti casi, certamente! Questo spiegano conversioni, ritorni, vocazioni speciali, l’interesse nel mondo, anche fuori dell’area cristiana.

    Ma quanto più si potrebbe ottenere se ognuno di noi vivesse realmente la sua fede!

    Troviamo infatti un cristianesimo attraente e un cristianesimo scostante. E’ scostante quello che si basa solo come culto e, del culto, in fondo Dio non ha bisogno a differenza dell’uomo ma a patto che il culto incida sulla vita, sia momento di penetrare la fede insieme ad una crescita interiore. Venendo a mancare questa interiorità il culto diventa fastidioso.

    Scostante è ancora il cristianesimo moralistico articolato solo su precetti: questo si può fare … quello no

    Come dev’essere un cristianesimo attraente; Aperto e coraggioso

    Il profeta Isaia nella prima lettura della Domenica affronta il problema e ci invita a: ”spezza il tuo pane con l’affamato; introduci in casa i miseri senzatetto (sembra che viva il nostro tempo); vesti il nudo”…

    Nella seconda lettura troviamo il grande convertito Paolo, il quale dopo l’esito negativo del dotto discorso nell’Areopago di Atene mette da parte ogni pregio retorico e va all’essenziale presentando Cristo Crocifisso e basta, che ha costituito il segreto del successo.

    Le metafore delle quali si è servito Gesù nel Vangelo sono impietose per i cristiani di” nome”.

    Il sale diluito e la lampada da 5 watt, non servono e non piacciono, lo ha affermato Gesù e lo conferma l’esperienza.

    Il seguace di Cristo, così come il sale, deve abbandonare la saliera ed essere gettato nella pasta per dare sapore; con questa immagine Gesù voleva farci capire che il suo seguace e la Chiesa, devono dissolversi in un intenso contatto con il mondo; diversamente, come il sale diventato insipido, saremo calpestati e rifiutati.

    Se il seguace di Cristo e la Chiesa avranno dato sapore, sapranno essere anche Luce, e la luce si vede nell’oscurità. Anche una piccola luce dà direzione ad una grande marcia. Se la luce c’è, la vedranno! Dove?

    Nelle nostre opere buone e renderanno grazie a Dio. “ Io sono la luce del mondo” ha detto Gesù, ma anche voi” siete luce del mondo”

    Non mettiamo questa Luce sotto il moggio, non la rendiamo opaca con strutture, ambiguità compromessi, ma lasciamola risplendere in pienezza. Non vedano noi, ma vedano chi opera in noi, il Signore.

    Con la Luce e il Sale diamo un senso e un gusto dello spirito all’esistenza. Il mondo lo attende. Interroghiamoci, cristiani!

    Buona Domenica

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  7. Granocchiaio ha detto:

    19 Febbraio 2017

    VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5, 38- 48

    “Gesù disse ai suoi discepoli: Avete inteso che fu detto agli antichi; occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra tu porgigli anche l’altra; a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

    Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli…”

    ( dal Vangelo)

    La liturgia della Parola, oggi, è tutta protesa a definire, con i sacri testi, l’universale “regola d’oro” punta di diamante di tutto il “Discorso della montagna” e di tutta la vita di Cristo incentrata sulla radicalità di quella via dell’amore verso il prossimo commisurato all’amore che il Padre Celeste ha verso l’umanità.

    Quindi non un amore limitato a connazionali e amici, ma a tutti, senza barriere , fino ad includere quelli che vengono definiti” nemici”. Troviamo descritto, questo travolgimento, nel Vangelo di questa domenica.

    Già nel libro del Levitico (A. T.) Dio aveva comandato agli Israeliti: “Siate Santi, perchè io il Signore vostro Dio, sono Santo”.

    Con più intima familiarità e con altro linguaggio più universale ed essenziale Gesù comanda ai Discepoli qualcosa di simile: ” Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro Celeste”.

    E la perfezione di Dio coincide, qui, con il suo amore per gli uomini. Perciò l’assimilazione a Dio, da parte del discepolo, sta sulla via dell’amore fraterno: ” amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perchè siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i” malvagi”

    Anche il comando di amare il prossimo si trova nel Levitico, ma viene corretta l’interpretazione .

    Per “prossimo” si intendeva, infatti. solo chi apparteneva ai figli di Abramo, chi condivideva, cioè, la stessa fede, la medesima patria.

    Gesù dichiara, invece, che” prossimo” è ogni uomo, senza limiti di nazionalità o di religione, ivi compresi esplicitamente, i nemici.amore che egli insegna, non ha confini: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli che cosa fate di straordinario”?

    Così l’amore cristiano non è interessato, ma con cuore mite, non opponendo violenza, ma conformandosi all’agire del Padre che sta nei cieli.

    C’è, dunque, un amore che non resta sopraffatto dal male, che non si lascia vincere ed ha la capacità di cercare rapporti nuovi, di trasformare il nemico in un fratello.

    La civiltà dell’amore è lenta, ma scende nella profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo. Non si basa sulle rivoluzioni, successi immediati e temporanei; ama, invece un’evoluzione con la garanzia di una lunga durata perchè deve cambiare il cuore dell’uomo, e allora tutto sarà possibile.

    L’amore che si fa segno e testimoianza può diventare una forza travolgente che cambia situazioni ritenute immodificabili.

    Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso quale era l’impero romano.

    Si pensi ad un Gandhy, alla protesta, non violenta di un Martin Luther King, per l’emarginazione negra; ad un crollo della dittatura comunista; ad un Papa Giovanni e a madre Teresa di Calcutta, ed a tanti altri.

    Di fronte a questa forza, la potenza è debolezza e perciò destinata a perdere!

    Nel concludere questa basilare pagina del Vangelo vi invito a rifletterla e a capirla, non interrogando la propria sensibilità, ma guardando la persona di Gesù. Si è autodefinito” mite ed umile di cuore e ha avuto la sua sanzione sulla croce quando , agonizzando, intercede e perdona i suoi crocefissori, e scusandoli dirà che ” che non sanno quello che fanno”, ma chi non si lascia colpire dalla crocefissione di Gesù, non può interiorizzare la frase di S. Agostino che dice:”Chi non si desta ad un potente tuono, non dorme, ma è morto”.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  8. Granocchiaio ha detto:

    26 febbraio 2017

    VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

    Matteo 6, 24-34

    “Gesù disse ai suoi discepoli; “Nessuno può servire a due padroni, perchè odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

    Non contate voi forse più di loro? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non mietono. Eppure Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro.

    Ora se Dio veste l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque, dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?

    Che cosa indosseremo? Il Padre vostro Celeste infatti sa che ne avete bisogno”.

    ( Dal Vangelo)

    Il Vangelo di questa domenica ci fa pregustare come in una solenne sinfonia, la varietà dei colori con i quali annualmente si ammanta la nostra terra mentre esprime la gratuità della multiforme ricchezza regalata all’uomo che sa osservare il miracolo di ogni stagione. Una provvidenza immensa che nutre ogni creatura nella sua molteplice varietà di cibo e bellezza.

    Quel buon Dio che ha creato l’universo, ha pensato al piccolo -grande uomo al quale ha affidato la custodia di tale tesoro perchè la custodisse, senza intaccarne lo specifico della sua specie come terra, mari, montagne, ghiacciai, boschi e i rispettivi abitanti: uomini, donne e animali di ogni razza.

    Col brano odierno del Vangelo, il “Discorso della montagna”delle domeniche passate giunge al suo apice invitando ad una scelta che sia confidente abbandono all’amore in Dio, in modo da ispirare la vita ad un filiale rapporto con Lui.

    Molto spesso si sente ripetere che il messaggio cristiano è allergico alla gioia; che esiste incompatibilità tra Cristo e il piacere. (Basterebbe ascoltare il “Kyrie, Sanctus-Benedictus” della Messa in si minore del grande Bach per smentire l’assurdità della Chiesa allergica alla gioia).

    Una specifica allergia la troviamo, però, in una frase del Vangelo odierno

    dove viene affermato un’unica radicale incompatibilità che è quella tra Dio e il denaro.

    Infatti Gesù parla di una scelta decisiva che l’uomo deve fare, e ne parla con parole forti, come quella di servire” un solo padrone”.

    Il dilemma è chiaro: o si ripone la propria fiducia in Dio oppure nella ricchezza. Non ci può essere l’uno e l’altro, ma o l’uno o l’altro.

    Così comprendiamo il peccato originale del ricco che consiste nel mettere tra parentesi Dio. Un cuore occupato dal denaro è un cuore vuoto di Dio.

    Cristo non si scaglia contro i ricchi in quanto categoria sociale, ma in quanto espressione di un atteggiamento che svuota il contenuto essenziale della fede.

    Significativo e rassicurante l’invito di Gesù che incoraggia a non affannarsi. La fede si oppone all’angoscia, all’ossessione, all’inquietudine.

    Insiste, Gesù, sull’esigenza di affidarsi al Padre celeste, il quale provvede tutto ciò di cui abbiamo bisogno e tuttavia invita l’uomo a fare la sua parte, non ci dispensa dal nostro impegno che deve rimanere responsabile e sereno.

    Il credente si fida dell’amore del Padre e tuttavia è invitato a darsi da fare. L a fede nella Provvidenza non dispensa il discepolo dal lavoro; il suo impegno rimane serio e sereno.

    Osserviamo per un attimo l’impegno e il risultato ottenuto da personaggi e Santi del nostro tempo come l’opera del Cottolengo di don Orione, don Zeno, Madre Teresa di Calcutta , Padre Pio da Pietralcina e di tanti altri sparsi per il mondo.

    Soltanto questi credenti nella Provvidenza sono in grado di documentare se la pagina evangelica è poesia, oppure realtà.

    Il detto popolare con cui concludiamo la riflessione sintetizza molto bene sia la Provvidenza di Dio, come l’impegno dell’uomo.

    “Dio provvede il cibo agli uccelli ma non glielo mette nel nido”.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  9. Granocchiaio ha detto:

    5 Marzo 2017

    I DOMENICA DI QUARESIMA /A

    MATTEO 4,1-11

    “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli si accostò e gli disse: Se sei il figlio di Dio, dì a questi sassi di diventare pane…

    Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

    Il diavolo lo condusse poi nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei figlio di Dio, gettati giù, perchè sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede. Gesù gli rispose: Sta scritto anche: ” Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”.

    Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, Satana!” Sta scritto, infatti,: “Il Signore, Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. (Dal Vangelo)

    La QUARESIMA si apre con la scena grandiosa delle tentazioni che Matteo costruisce in tre atti che hanno come fondale rispettivamente il deserto, il tempio di Gerusalemme e un monte altissimo.

    Il deserto, nella tradizione biblica ha un doppio senso: il primo è che il deserto è il luogo dell’incontro con Dio, dell’ intimità con lui, del dialogo contemplativo quasi un prolungamento del paradiso perduto.

    Il secondo senso è quello del deserto come “terra inospitale, arida, dura dove tutto parla di morte. E’ l’antico Eden, dominio dei demoni. luogo dove occorre affrontare il combattimento contro l’Avversario.

    Quindi luogo di benedizione e di maledizione al tempo stesso.

    La tentazione non è lo scandalo e neppure l’incitazione al male. Si tratta di potenzialità con incitamento al male.

    Si tratta di una potenza in azione con l’intenzione precisa di spezzare, di separare, o, “prova”( notata nel Vangelo ) di una cosa o persona per saggiarne la resistenza, come quella di provare la resistenza di un tessuto.

    Nel racconto del Vangelo, il tentatore per eccellenza, cerca di separare Gesù dal progetto del Padre, ossia, dalla strada di un Messia sofferente, umiliato, rifiutato, e fargli prendere un cammino di facilità, di successo, di potenza.

    Abbiamo notato come il dialogo si svolge a colpi di citazioni delle Sacre scritture . Il diavolo per staccare Gesù dalla via della Croce gli propone le varie speranze messianiche del tempo, come benessere economico, fede miracolistica, potere politico o dominio con la forza, (Sono le tentazioni di oggi e di sempre e che stiamo sorseggiando con le droghe, il ladrocinio, la violenza, la sopraffazione sull’altro e tante altre sfumature).

    Gesù, specie nella Quaresima, ci invita a riflettere e a vincere le suggestioni del male.

    Come Lui, dovremmo respingere ciò che è indecoroso e cattiveria e ribadire la propria volontà di seguire la via stabilita dal Padre anche se non coincide con la moda poco rassicurante del mondo che ci circonda.

    Gesù ci ricorda che ” non di solo pane vive l’uomo, ossia, che l’uomo è più dello stomaco, e dovrebbe imparare ad avere più fame e sete di Dio. Che la strada della fede passa anche attraverso i silenzi di Dio, il buio, il dubbio, le contraddizioni, ma l’insegnamento di Gesù risulta veramente esemplare e non consente dubbi e esitazioni.

    Ogni cristiano è invitato a fare i conti con la scena che si svolge nel deserto per recuperare il senso genuino del proprio compito e della propria presenza nel mondo.

    E’ vero, Gesù, un giorno moltiplicherà i pani, non dai sassi, ma da una condivisione del poco pane di un ragazzo.

    Si inginocchierà, non di fronte a Satana, ma davanti agli Apostoli per lavar loro, i piedi.

    Sarà innalzato, ma non sul pinnacolo del tempio, bensì sulla Croce indicando, così, ai suoi seguaci che, per entrare nella vita piena, occorre imboccare la scomoda strada del Calvario.

    BUONA QUARESIMA

    don luigi corsi

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  10. Granocchiaio ha detto:

    12 Marzo 2017

    II DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Matteo 17,1-9

    “Gesù prese con sè Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

    Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui ma Pietro disse a Gesù; Signore è bello per noi restare qui; se vuoi farò tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.

    Stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto,

    ASCOLTATELO”

    (Dal Vangelo)

    I discepoli di Gesù avevano bisogno di un unico incoraggiamento. Così come ne abbiamo bisogno noi se sono state prese sul serio le prove della nostra fede.

    Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. Le loro attese venivano deluse, e il domani appariva incerto. Questa esperienza di incertezza e timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte.

    E’ successo anche ad Abramo ( prima lettura), un personaggio di duemila anni a. C. capostipite del popolo eletto che lascia patria, casa, parenti: prototipo di tutte le chiamate da parte di Dio, così come Paolo, costituito araldo Apostolo, maestro per speciale volere di Dio.

    Si rischia quando si ha una speranza, ci si compromette quando si ha una prospettiva. Il Signore non lascia senza promessa i suoi discepoli. Non li conduce su una strada senza sbocco, non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte Tabor. “E’ bello stare qui…Facciamo tre tende”. La terra toccava il cielo, e il cielo baciava la terra. Non c’erano più dubbi anche se quel momento, d’estasi, è soltanto un istante.

    Bisogna ridiscendere al piano, fra le strade polverose, sotto il sole, tra la gente. Gesù dice che bisogna continuare la strada presso Gerusalemme.

    E’ un altro monte quello della città santa, che aspetta una proposta che aiuti a ritrovare le vie di Dio. Il pellegrinaggio della fatica, dopo l’attimo d’intimità con Dio, riparte con quel volto trasfigurato nel cuore, il volto di un incompreso che va verso la condanna.

    Saranno state allucinanti per Pietro, specialmente il comando espresso da Gesù: “Alzatevi, andiamo!”

    Bisogna camminare, andare, bisogna staccarsi dalle comodità, dalle abitudini

    Questa è la fede: un cammino. Costa, ma senza questo prezzo, non c’è salvezza.

    Purtroppo, a noi piace una fede comoda; mediocrità che è sempre in agguato.

    Ma la fede non è un “possesso”. E’ un’esperienza da vivere, faticosamente, giorno dopo giorno. E’ ” vecchio nel cuore”, chi desidera che la vita si svolga identica al passato”. A furia di star fermi nella fede si rischia la paralisi della fede.

    Siamo in Quaresima e l’invito di Dio, nel Vangelo è solenne e perentorio. Esso cade nel momento propizio non solo ai tre presenti sul Tabor, ma prezioso per tutti quelli che intendono valorizzare questo tempo quaresimale, per ripulire il proprio animo di tutte quelle idee e pensieri che durante un anno non hanno dato un assetto valido alla propria esistenza. La parola del Padre è una sola.

    ASCOLTATELO!

    Facciamo un proposito Quaresimale: asteniamoci dalle parole inutili, dalle parole cattive, dalle parole vuote, dal pettegolezzo, riduciamo il chiacchiericcio, e soprattutto, ascoltiamo in silenzio, Dio e gli altri

    “Facciamo il digiuno del telefonino : il silenzio parlerà.

    Concludiamo con una costatazione del pensatore Confucio (un pagano): “La ragione per cui gli altri evitavano di buttar fuori parole, era perchè avevano vergogna che, lanciate le parole non ci fosse la possibilità di raggiungerle”.

    BUONA QUARESIMA

    don luigi corsi

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  11. Granocchiaio ha detto:

    19 Marzo 2017

    III DOMENICA DI QUARESIMA /A

    GIOVANNI 4,5-42

    “Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar al pozzo di Giacobbe.

    Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua…Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua, avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

    Gli disse la donna: I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le rispose: Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme, adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perchè il Padre cerca tali adoratori.”

    (Il Vangelo).

    Il nostro cammino verso la Pasqua ci pone nella situazione degli Ebrei nel deserto (prima lett.) continua tensione tra la nostalgia di ciò che s’è lasciato e la speranza di un avvenire migliore, promesso da Dio, ma non ancora assaporato.

    Oggi, dalle letture della liturgia, ci viene presentato il mistero dell’acqua e il dono della grazia. Spesso a quella terra riarsa, spaccata dal calore del sole e incapace di far germogliare quelle possibilità di vita che sono nel suo interno manca di quell’elemento necessario che ci fa gridare verso il Signore: “Dacci dell’acqua perchè possiamo bere” perchè la spaccatura si ricongiunga con l’acqua che scorre al suo interno e, le zolle possano dar vita a tutte le potenzialità presenti al suo interno.

    La speranza non può riposare che nel Signore: “Egli spaccò le rocce nel deserto, e li dissetò”.

    E’ questa, un’allegoria che può configurare frequentemente lo stato d’animo di chi, sfiduciato di tutto, non ha più, quell’acqua viva della grazia che mette in azione il suo assopimento.

    Il racconto presentato dal brano è un capolavoro di psicologia.

    Vicino ad un pozzo (quello di Giacobbe) nell’ora più calda, una donna incontra un uomo che stravolge la sua vita.

    Non era un incontro programmato. Cristo non aspettava una peccatrice, e la donna, non aspettava certo un profeta, ma era lì per attingere acqua. il suo problema non erano i suoi peccati, ma l’acqua.

    Ma l’incontro con Cristo non è mai innocuo: obbliga a cambiare. Donna di cinque mariti. Aveva vissuti tanti amori. Ma come dice Mazzolari” Con tanti amori è rimasta nel deserto dell’amore”.

    Gesù non condanna la donna. Non condanna mai nessuno. La sua tattica è quella di scavare nel cuore dell’uomo, fargli prendere coscienza della sua grandezza, e rivelargli le sue potenzialità.

    Ecco cosa succede quando si incontra Cristo: la vita cambia” Se tu conoscessi il dono di Dio…!

    Nel nostro Battesimo l’acqua versata sul nostro capo, è stata quella che, dopo la vita naturale, ci ha fatto rinascere alla vita soprannaturale.

    Constatiamo come la società di oggi, dimenticando i valori sostanziali della sua vita spirituale, soffre la febbre dell’inquietudine. Eliminate certe preziosità si rimane vuoti specialmente nei momenti di bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi per continuare la vita con serenità.

    La Samaritana non riusciva ad afferrare, così come l’uomo del benessere, ciò che disseta in una vita destinata all’eterno.

    “Se tu conoscessi il dono di Dio “è l’inconscio della donna di Samaria, e anche il nostro basterebbe volerlo, è già presente, è qui: “Il Messia sono io che ti parlo”.

    Il progetto per la vita umana è qui, è Lui, c’è solo da capirlo, accoglierlo con amore, tradurlo nell’esistenza e nella storia.

    Non è più tempo di attesa, è tempo di decisione, è tempo di fede.

    Con una frase di S. Agostino, con poche parole, riassumiamo il contenuto del brano: “Colui che domandava da bere, aveva sete della fede della Samaritana.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  12. Granocchiaio ha detto:

    26 marzo 2017

    IV DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Giovanni 9,1-41

    “Gesù passando, vide un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa inviato).

    Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

    Allora i vicini gli chiesero: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Siloe e lavati. Condussero il cieco dai farisei che gli chiesero: Tu che dici di lui dal momento che ti ha aperto gli occhi? Egli rispose: E’ un profeta! Ed essi lo cacciarono fuori.

    Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo gli disse: Tu credi nel Figlio dell’uomo? Egli rispose: E chi è perchè creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te. Ed egli disse: Io credo Signore! E gli si prostrò innanzi”. (dal Vangelo)

    Siamo sempre in prospettiva pasquale. Domenica scorsa il tema dell’acqua che dà vita allo spirito. Oggi quello della luce.

    E’ tempo di decidersi: decidersi per la fede, dicevamo domenica passata commentando il brano della Samaritana.

    Ma, decidersi,quando? Subito! “finchè giorno”, dice Gesù, prima che venga la notte occupata dalle tenebre”.

    La fretta non è soltanto di Gesù, la cui giornata, donatagli per compiere le opere di Dio, volge alla sera. Il plurale (V.4) “compiamo” così come altri brani del Vangelo, è un plurale “comunitario” rivolto alla comunità dei credenti, cosicché tutti siamo compromessi.

    “Ancora per poco tempo la luce è con voi, camminate mentre avete la luce, perchè non vi sorprendano le tenebre”.

    Il tempo quaresimale, è tempo privilegiato e quindi, limitato per aprirsi alla luce.

    Il tempo è davvero breve: si pensi alle tante occasioni perdute, o alle numerose porte che, ieri, parevano aperte e oggi appaiono sbarrate, c’è sempre un troppo tardi, non solo per i giudei del tempo del Signore, ma anche per ogni credente e per la stessa comunità-

    Il racconto del cieco-nato, non fa che tradurre in storia concreta l’autorivelazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo”.

    Ogni uomo è tenebra, cioè, è strutturato dall’esistenza che resta enigma a sè stessa, che è cieca e sbaglia la propria via e approda alla morte. Ma nel mondo umano è disceso il verbo di Dio che illumina ogni uomo, e che è l’unica luce di Dio e che, a differenza di tutte le ideologie, rende comprensibile l’esistenza e con essa la vita. Infatti la luce è anche simbolo della salvezza totale.

    Gesù Cristo è il profondo conoscitore dell’uomo, colui che rivela l’uomo a se stesso: “Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

    La storia del cieco-nato è un capolavoro d’ingenuità, candore e determinazione, scelta di valori scoperti con un minimo di buonsenso e di onestà. Che parlano da sè .

    I cavilli non riescono ad abbattere questo uomo vero, disponibile che gode della verità da qualunque parte gli provenga .”Una cosa so: ero cieco e ora ci vedo”.

    Il racconto dei farisei mette bene in luce le radici della colpevole cecità dei farisei e di chi a loro si rassomigliano.

    Restano imprigionati staticamente nel passato e dentro di sè . A costoro dice bene S. Paolo nella seconda lettura di oggi “Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà”e Bossuet insiste: ” L’uomo prevenuto non ascolta, è sordo”.

    I farisei si proclamano interpreti autorevoli delle scritture, sanno già tutto, nessuno può loro insegnare nulla, non cercano tutta la verità e proprio in questo consiste la loro cecità e il loro peccato.

    Einstein ci direbbe che: E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio”.

    Severo avvertimento offerto a tanta gente cosiddetta “religiosa” di ogni tempo; gente avvezza a ricorrere a tutte le sottigliezze per scusarsi, gente terribilmente sicura che, né la Parola di Dio, né quella della Chiesa riescono più a sorprenderli e ad appassionarli.

    Ma nonostante le nostre problematiche situazioni, Cristo prosegue a ripeterci: “Voi siete la luce del mondo”. Non burocrati delle regole e analfabeti nel cuore, ma semplicemente luce.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  13. Granocchiaio ha detto:

    2 Aprile 2017

    V domenica di Quaresima /A

    Giovanni 11,1- 45

    “Gesù disse a Marta: Tuo fratello risusciterà.

    Gli rispose Marta: So che risusciterà nell’ultimo giorno. Gesù disse: Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me anche se muore, vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno…

    E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro vieni fuori !Il morto uscì coi piedi e le mani avvolti in bende e il volto coperto da un sudario”.

    (Dal Vangelo )

    I segni dell’acqua e della luce delle domeniche precedenti, sfociano nel discorso della VITA e della RESURREZIONE.

    Acqua e luce sono soltanto segni, dato che Gesù non è nè acqua nè luce, ma è vita e risurrezione.

    Un acuto osservatore, “Pronzato”, così commenta la pagina del Vangelo odierno: Gesù risulta insopportabile per certe mentalità, perchè ama la vita, benedice la vita, sente la morte come un’assurdità, un insulto, una cosa intollerabile…Lui non predica l’accettazione della morte, ma insegna ad amare la vita”. Ne è segno il grido: Alzati, vieni fuori”.

    E’ una parole che scuote, anche se noi ci contentiamo di una vita” come viene”, come si usa dire tiriamo a campare.

    Quanta ricchezza trascurata! Al contrario Gesù ci fa capire che Dio è il nuovo centro dal quale si coglie il senso della vita. Ma quale Dio? Non un Dio qualunque, un Dio generico, costruito dalla propria immaginazione, ma il Dio di Gesù Cristo, cioè: il Dio al quale è stato fedele Gesù, (Morte) e il quale è stato fedele a Gesù,(Risurrezione).

    Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e a Lazzaro, eppure non raccoglie subito l’invito della sorelle: Si trattiene due giorni ancora, si direbbe che lo lascia morire.

    Sono questi gli apparenti silenzi di Dio dinanzi all’assurdo di certe morti.

    La morte è morte e basta! Non l’ha scelta Dio, siamo stati noi e da quel dì, la morte fa il suo inesorabile corso.

    Anche il Verbo di Dio facendosi” carne”, cioè uomo debole e mortale, non ha saltato la morte e neppure l’ha snobbata.

    La morte, ancor più la morte di un amico, lo sorprende e lo scuote nel profondo.

    La Vita, che è il dono più grande fatto all’uomo, appassionava Gesù, lo esaltava.

    La morte, che è il terrore più cupo, lo sconvolge.

    Ecco perciò , la forza di quel grido elevato a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori.”

    Ci sforzeremo di capire dal Vangelo il senso della Resurrezione operata da Cristo, non un segno-promessa per il futuro ma come segno profezia del presente: La vita nuova che Cristo ci dona è già presente in chi crede in Lui che è “la Risurrezione e la Vita”.

    La comunione con Cristo, che è appunto la vita piena e, non soltanto in senso biologico, bensì nel senso totale di trionfo del positivo sul

    negativo, del bene sul male, dello spirituale sul materiale.

    La vita nuova che Cristo ci dona non riguarda solo la sfera spirituale, ma tutto l’uomo. Ha la sua radice profonda nel cuore dell’uomo, cioè nella capacità di dare un senso nuovo alla propria vita nella donazione completa di sè a Dio e ai fratelli. Cristo grida, ad ogni persona : vieni fuori dal sonno, dalla passività, dalla pesantezza, dalla mediocrità; vieni fuori da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità; smettila di morire.

    E’ ora di vivere, di partecipare alla Risurrezione.

    Ad un cristiano poi, non è consentito di vivacchiare. Avete sentito S. Paolo nella seconda lettura:” lo Spirito abita in voi, e lo Spirito è vita. Alzati tu che dormi, vieni fuori: non piegarti sulle debolezze e i dubbi che provi; vivi in pienezza!

    Non aspettiamo l’altra vita per capire questa, viviamo in piedi in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo.

    BUONA QUARESIMA

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    338 384 95 02

  14. Granocchiaio ha detto:

    9 Aprile 2017

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 26,14-27,66

    Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

    E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

    A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

    Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

    Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

    Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

    Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

    Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

    Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

    I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

    C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

    Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

    Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

    Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

    Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son portata fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

    Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

    BUONA SETTIMANA SANTA

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    338 384 95 02

  15. Granocchiaio ha detto:

    9 Aprile 2017

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 26,14-27,66

    Qualcuno ha fatto notare che i quattro evangelisti non parlano dei bambini per il festoso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma ne parla la liturgia e ricorda come i fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andarono incontro al Signore e gridavano per la gioia, agitando rami di ulivo e dicendo: Osanna al Figlio di David”. (Dal Vangelo)

    E’ proprio vero, che i fanciulli trovano il tutto nel nulla e gli uomini il nulla nel tutto.

    A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo, per dare gloria a Dio.

    Imitiamo quei bambini, ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza, della fede, la gioia di andare dietro a Cristo.

    Qualcuno ha detto: “Il bambino è un bellissimo punto di partenza per l’uomo”.

    Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità. Ricordiamo con commozione come vivevamo, da bambini la nostra fede e il nostro incontro con Cristo. E ora, da adulti, dimostriamo la nostra maturità di vivere il Vangelo, anche se è esigente, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce.

    Ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

    Dio non è morto, è risorto! Anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…” Il Galileo vive e trionfa, come il re dell’amore.”(Ibsen)

    Il II atto della liturgia di oggi si concentra sulle fasi del processo teso a condannare a morte Gesù.

    I più celebri casi giudiziari, come quello contro Socrate, Galileo, Giovanna d’Arco, impallidiscono di fronte allo sbrigativo tribunale al quale si presenta Gesù.

    C’è un accanimento della folla davanti a Pilato che cerca in qualche modo, di salvare Gesù: “Che male ha fatto? E’ reo di morte! Non trovo in Lui nessun motivo di condanna. “E la folla: “Crocifiggilo”!

    Ha pregato per i nemici, ha insegnato il perdono… Sia crocifisso! Ha guarito i malati, ha fatto risorgere i morti…E’ reo di morte!Cancelliamo per sempre il suo ricordo; togliamo i crocifissi dalla nostra vita.

    Afferma giustamente uno studioso inglese( Samuel Benandon): “Gli effetti del processo di Gesù nella storia umana sono incalcolabili…”

    Riusciremo a capire l’importanza della sua presenza nella nostra vita e nella nostra società?

    Per alleggerire un po’ la nostra riflessione si potrebbe concludere ricordando la scena in cui don Camillo (Guareschi) porta una grande croce e si lamenta con Gesù: “Almeno potevano farla un po’ più leggera”.Dillo a me, gli risponde Gesù, che me la son portata fino al Calvario; non avevo la forza che hai tu”.

    Ci attende una settimana Santa, preziosa, non la sciupiamo…

    BUONA SETTIMANA SANTA

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

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  16. Granocchiaio ha detto:

    16 APRILE 2017

    DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE / A

    “Un Angelo sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era sepolto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti”.(Dal Vangelo)

    Un giornalista scrivendo un articolo sulla Pasqua inizia col riportare un dialogo avuto con suo figlio. La mattina a Pasqua.

    “Mio figlio, stamane, mi ha domandato: “Perchè è Pasqua? Che cosa significa: è Pasqua?

    Già, perchè è Pasqua. Non mi è facile spiegarlo. In verità mi sembra di non saperlo, di essermelo dimenticato.

    Intorno trovo soltanto gente che non lo sa, che se lo è dimenticato, forse non lo ha mai saputo. C’è il calendario, certamente c’è la festa, anzi, per essere esatti, la festività: non si lavora, si va alla gita, forse anche alla Messa. Si incontrano persone che dicono: “Auguri, Buona Pasqua” e tirano avanti. Si avrebbe voglia di fermarle, di restituire la domanda di mio figlio.

    A me sembra che molta gente che aveva il ricordo di Cristo e della Pasqua non sappia più dove questo Gesù e la sua Pasqua siano stati collocati nel corso della propria vita.

    Se c’è un dramma nella vita, questo è causato da un vuoto che fa vivere nella incertezza e spinge a cercare un surrogato di potere, in contrapposizione, di intolleranza, di violenza, scartando quella vita nuova che la Pasqua di Cristo e nostra, vuole significare.

    Buona Pasqua, proviamo a spiegarci la parola.

    Noi la diciamo in un giorno dell’anno, di un anno fatto di errori, di soprusi, di paure, di incertezze, di gesti con i quali ho trattato gli altri come oggetti, piacevoli-spiacevoli, come ostacoli, o come vantaggi.

    La diciamo in un giorno dell’anno che la nostra cosiddetta civiltà, ha scelto per ricordare un altro giorno nel quale Dio ha proclamato innocente e santo davanti al mondo un uomo condannato e ucciso come malfattore.

    Un giorno nel quale un uomo aveva vinto la morte, perchè il Padre lo aveva amato più della morte.

    Per molti di noi, questo uomo è come il Padre, Dio, che significa l’essere che viene prima del tempo e continua dopo il tempo.

    Buona Pasqua, allora, significa soprattutto: Ti amo; amo te, che sei lì, e mi sbarri la strada. Teche mi rubi la carriera; te che mi fai soffrire; te che sei fastidioso, te che ti rifugi nel mio paese.

    La grande frattura, adesso, è proprio tra il dire il fare; fra la pagliuzza e la trave.

    Quell’uomo ucciso sul Golgota, aveva trascinato una folla dietro di sè, con parole nuove che gli spianarono la via del sacrificio e quando il sacrificio fu maturo, anzichè sottrarsi, lo accettò, come fosse giusto.

    Così la più clamorosa ingiustizia profana della storia sacra: senza morte, non poteva esserci Risurrezione.

    Forse quella gente di cui parlava il citato giornalista all’inizio dell’omelia, si era dimenticato la Pasqua, perchè aveva da tempo cancellato il “ Venerdì Santo” e si era messo a “.. giocare a dadi con i soldati”.

    Per il credente e anche per il non credente “Buona Pasqua” vuole, innanzitutto, significarci che tale augurio è la festa del “cantico nuovo” la festa della vita e di Cristo e di tutta l’umanità. Il Cantico dell’Alleluia è il significato che esprime gioia e freschezza: “So che cercate Gesù Crocifisso”, dice l’Angelo alle donne, non è qui. E’ RISORTO!

    E’ “lassù” nella gloria del Padre Colui che “è vivo” ed è in mezzo noi per sempre (Ravasi).

    La Buona Pasqua che auguro a tutti voi con tanto affetto, porti serenità, salute del corpo e dello spirito.

    ALLELUIA

    don luigi corsi

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  17. Granocchiaio ha detto:

    23 aprile 2017

    II domenica dopo PASQUA /A

    Giovanni 20

    “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

    Gesù disse loro di nuovo : Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…

    Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro. Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò.

    Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse. Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno! ( Dal Vangelo)

    IL Cenacolo, una semplice sala di un edificio della vecchia Gerusalemme, è popolata di ricordi cristiani…Là, infatti, si è celebrata l’Eucarestia, là si è istituito il sacerdozio, là è stato donato lo Spirito Santo, là si è offerto all’umanità il Sacramento della Riconciliazione (Ravasi). Il Sacramento dello Spirito oltre al giorno della Pentecoste, è conferito nello stesso giorno della Risurrezione di Cristo.

    Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste, sono caratterizzate, nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò ,perchè con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei “tempi nuovi”posti in ” novità di vita”.

    Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva il comportamento di gente da Nuovo Testamento.

    Ecco allora che, le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo di vivere la nuova vita nata dalla Pasqua.

    La seconda lettura ci ha messo in evidenza che. come cristiani, noi siamo nati a Pasqua” rigenerati mediante la Risurrezione”sacramentalmente per il Battesimo, esistenzialmente per la fede.

    Solo quando la Risurrezione di Gesù è diventata un avvenimento reale “per noi”ha dato, senso e finalità alla nostra esistenza, siamo nati alla vita nuova.

    E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù:”Beati quelli che, pur non avendo visto crederanno e amiamo Gesù pur senza averlo visto” (sec. lett.).

    La fede pasquale ci dona “occhi nuovi” per vedere la realtà vera al di sotto, o al di là della superficie.

    Siamo consapevoli che “credere è difficile. Non credere è impossibile” (Victor Hugo. E ancora che: ” Credere è anche essere capaci di convivere con i propri dubbi” (Guardini).

    Credere senza l’orgoglio di credere; credere senza vedere e toccare…

    Ma una cosa non dobbiamo mai dimenticare: “Credere significa riconoscere che siamo amati”(Mauriac”..Sì, Dio crede in noi e ci ama.

    Dalla Pasqua di Cristo ha inizio un movimento di persone rinnovate nei loro rapporti interpersonali.

    Chi ha incontrato Lui nella fede sa assumere i suoi medesimi atteggiamenti di perdono di riconciliazione, di servizio, di amore dovunque e con chiunque.

    Così alla domanda iniziale: quale uomo è nato a Pasqua?

    E’ un uomo in missione di salvezza a nome del Risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, così come lui ” credendo che Gesù è Cristo, è il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome.”

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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