La mia Befana, quella che non c’è più

 

Appartengo ad una generazione particolarmente fortunata. Sono nato nel 1944, con tutti i benefici della situazione: non ho vissuto la tragedia della guerra, ma ho vissuto la voglia di rinascere del dopoguerra. Ho cominciato a “vedere” il Giro d’Italia alla radio e dopo pochi anni ho visto il mio idolo Bartali sulla televisione. Mio babbo e mia mamma andavano al cinema a Grosseto partendo dalla Fattoria degli Acquisti con due biciclette, munite di dinamo e fanale perché se facevano tardi al buio era quella l’unica illuminazione per trovare la strada. In tutta la Fattoria esisteva un solo telefono per tutta la comunità, oggi sul mio cellulare il telefono sembra un dettaglio, perché per il resto c’è tutto: dalla musica ai video, dai giornali ai libri, senza contare che praticamente posso accedere ad una biblioteca pressoché universale. Un progresso che ha portato sconvolgimenti e progressi inimmaginabili. Spesso molto utili, fino a diventare poi indispensabili. Cose che solo pochi anni prima nemmeno le sognavi. Tutto progresso. Tutto positivo? No, tutto positivo proprio no.

Molte cose si sono perse, forse in maniera definitiva e in questo periodo dell’anno ce n’è una in particolare di cui sento molta nostalgia. È la festa della Befana.

Tra le mille fortune avute noi agli Acquisti festeggiavamo il  Natale con il Presepio e poi la Befana per l’Epifania. Babbo Natale lo scoprii solo più tardi, quando ci trasferimmo a Braccagni.

La nostra era proprio la Befana vera, quella che vien di notte, con le scarpe tutte rotte………ma soprattutto che non si vedeva. Non a caso ci mandavano a letto presto, perché finchè non fossimo addormentati, la Befana non sarebbe entrata!

Il focarile di casa era il luogo dove la Befana ci lasciava i regali. La sera prima gli si preparava una piccolissima fascinetta di scopo per scaldarsi un po’ e una di fieno pel su’ ciuchino che la portava a giro a distribuire i regali. Mia mamma Clary attaccava delle lunghe calze alla trave, ma anche dei nostri calzettoni. La mattina prendevamo le calze e ritornando a letto tiravamo fuori un pezzo alla volta il contenuto. Normalmente questi erano avvolti nella carta e quindi bisognava scartare un cartoccio alla volta per scoprire la sorpresa. Quasi sempre caramelle, gianduiotti, torroncini, ma anche noci, fichi, aranci. Qualche volta si poteva scartare e trovare un pezzo di carbone che inequivocabilmente segnalava che non eravamo stati sempre bravi: qualcosa di poco bello doveva essere segnalato e punito. Come facesse poi a sapere queste cose nemmeno ce lo chiedevamo. Ci poteva anche essere anche qualche piccolo giocattolo, ma i grandi giocattoli li trovavamo non nelle calze, ma direttamente sul piano del focarile dove mio nonno Cecco si addormentava seduto dopo cena, e che mia nonna Stella aveva pulito alla perfezione.

I giorni precedenti mio babbo Giorgio ci faceva tutta una serie di domande per sapere quali erano i nostri desideri, in modo che lui potesse comunicarli alla Befana. Come facesse non ce lo chiedevamo proprio. Fu proprio questo però che ad un certo punto arrivai alla scoperta dell’altarino. Quell’anno mio babbo mi chiese se avessi desiderato ricevere il gioco “Non ti scordar di me”. Io non lo conoscevo e nemmeno l’avevo mai sentito nominare. Quindi gli dissi di no, che non mi interessava. E lui giù a spiegarmi che era un nuovo gioco, molto bello e divertente. Ma io non mi arresi e dissi sempre no. La mattina dopo in mezzo ai regali trovo il gioco “Non ti scordar di me”. Non dissi niente a mio babbo, ma cominciai a capire come stavano le cose. Era arrivato il momento in cui si scopre come funziona la faccenda. Non dissi niente e continuai a far finta di niente per diversi anni ancora.

C’era in tutta la storia molta fantasia e magia. Sicuramente quello che più caratterizzava la Befana era il fatto che non la potessimo vedere. Noi facevamo molti domande su di lei, ma loro avevano sempre delle risposte belle e fantastiche: quello che faceva proprio al caso nostro! Tutto rimaneva nei racconti che ci facevano e nei nostri sogni di bambini.

Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, quasi sopportata più che goduta. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze? Piene quanto si vuole, ma semore e solo calze, inadeguate ai tempi di oggi.

Il colpo di grazie per me è stato dato quando ho visto la gru dei pompieri calare dall’alto del palazzo della Provincia una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta.

Con che cuore si può negare tutta la poesia della vecchia Befana alle generazioni di bimbi di oggi e di domani?

Nota finale

Al momento di mettere l’articolo sul blog mi sono accorto di aver scritto articoli simili sulla Befana già per diverse svariate volte. Non mi scoraggio e non me la prendo: è solo la misura del mio rimpianto.

Eccoli:

http://www.braccagni.info/2009/02/16/la-mia-befana/

http://www.braccagni.info/2012/01/03/arriva-la-befana-rispettiamo-leta-delle-favole/

http://www.braccagni.info/2013/01/01/la-befana-ieri-e-oggi/

http://www.braccagni.info/2015/01/04/la-befana/

http://www.braccagni.info/2015/01/05/una-buona-notizia-vietate-dal-ministero-le-discese-della-befana-dalle-autogru-dei-pompieri/

http://www.braccagni.info/2015/01/08/hanno-ucciso-luomo-ragno-no-hanno-ucciso-la-befana-non-si-sa-neanche-il-perche-forse-si-sa-pero-chi-e-stato/

http://www.braccagni.info/2016/01/02/hanno-ucciso-la-befana-chi-sia-stato-ora-si-sa-forse-quelli-della-mala-forse-la-pubblicita-hanno-ucciso-la-befana-e-si-sa-anche-il-perche/

http://www.braccagni.info/2016/01/04/famolo-strano-dove-e-come-arrivera-la-befana/

Archiviato in: I RICORDI E I PERSONAGGILA CULTURA

RSSNumero commenti (1)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    Appartengo ad una generazione particolarmente fortunata. Sono nato nel 1944, con tutti i benefici della situazione: non ho vissuto la tragedia della guerra, ma ho vissuto la voglia di rinascere del dopoguerra. Ho cominciato a “vedere” il Giro d’Italia alla radio e dopo pochi anni ho visto il mio idolo Bartali sulla televisione. Mio babbo e mia mamma andavano al cinema a Grosseto partendo dalla Fattoria degli Acquisti con due biciclette, munite di dinamo e fanale perché se facevano tardi al buio era quella l’unica illuminazione per trovare la strada. In tutta la Fattoria esisteva un solo telefono per tutta la comunità, oggi sul mio cellulare il telefono sembra un dettaglio, perché per il resto c’è tutto: dalla musica ai video, dai giornali ai libri, senza contare che praticamente posso accedere ad una biblioteca pressoché universale. Un progresso che ha portato sconvolgimenti e progressi inimmaginabili. Spesso molto utili, fino a diventare poi indispensabili. Cose che solo pochi anni prima nemmeno le sognavi. Tutto progresso. Tutto positivo? No, tutto positivo proprio no.

    Molte cose si sono perse, forse in maniera definitiva e in questo periodo dell’anno ce n’è una in particolare di cui sento molta nostalgia. È la festa della Befana.

    Tra le mille fortune avute noi agli Acquisti festeggiavamo il Natale con il Presepio e poi la Befana per l’Epifania. Babbo Natale lo scoprii solo più tardi, quando ci trasferimmo a Braccagni.

    La nostra era proprio la Befana vera, quella che vien di notte, con le scarpe tutte rotte………ma soprattutto che non si vedeva. Non a caso ci mandavano a letto presto, perché finchè non fossimo addormentati, la Befana non sarebbe entrata!

    Il focarile di casa era il luogo dove la Befana ci lasciava i regali. La sera prima gli si preparava una piccolissima fascinetta di scopo per scaldarsi un po’ e una di fieno pel su’ ciuchino che la portava a giro a distribuire i regali. Mia mamma Clary attaccava delle lunghe calze alla trave, ma anche dei nostri calzettoni. La mattina prendevamo le calze e ritornando a letto tiravamo fuori un pezzo alla volta il contenuto. Normalmente questi erano avvolti nella carta e quindi bisognava scartare un cartoccio alla volta per scoprire la sorpresa. Quasi sempre caramelle, gianduiotti, torroncini, ma anche noci, fichi, aranci. Qualche volta si poteva scartare e trovare un pezzo di carbone che inequivocabilmente segnalava che non eravamo stati sempre bravi: qualcosa di poco bello doveva essere segnalato e punito. Come facesse poi a sapere queste cose nemmeno ce lo chiedevamo. Ci poteva anche essere anche qualche piccolo giocattolo, ma i grandi giocattoli li trovavamo non nelle calze, ma direttamente sul piano del focarile dove mio nonno Cecco si addormentava seduto dopo cena, e che mia nonna Stella aveva pulito alla perfezione.

    I giorni precedenti mio babbo Giorgio ci faceva tutta una serie di domande per sapere quali erano i nostri desideri, in modo che lui potesse comunicarli alla Befana. Come facesse non ce lo chiedevamo proprio. Fu proprio questo però che ad un certo punto arrivai alla scoperta dell’altarino. Quell’anno mio babbo mi chiese se avessi desiderato ricevere il gioco “Non ti scordar di me”. Io non lo conoscevo e nemmeno l’avevo mai sentito nominare. Quindi gli dissi di no, che non mi interessava. E lui giù a spiegarmi che era un nuovo gioco, molto bello e divertente. Ma io non mi arresi e dissi sempre no. La mattina dopo in mezzo ai regali trovo il gioco “Non ti scordar di me”. Non dissi niente a mio babbo, ma cominciai a capire come stavano le cose. Era arrivato il momento in cui si scopre come funziona la faccenda. Non dissi niente e continuai a far finta di niente per diversi anni ancora.

    C’era in tutta la storia molta fantasia e magia. Sicuramente quello che più caratterizzava la Befana era il fatto che non la potessimo vedere. Noi facevamo molti domande su di lei, ma loro avevano sempre delle risposte belle e fantastiche: quello che faceva proprio al caso nostro! Tutto rimaneva nei racconti che ci facevano e nei nostri sogni di bambini.

    Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, quasi sopportata più che goduta. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze? Piene quanto si vuole, ma semore e solo calze, inadeguate ai tempi di oggi.

    Il colpo di grazie per me è stato dato quando ho visto la gru dei pompieri calare dall’alto del palazzo della Provincia una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta.

    Con che cuore si può negare tutta la poesia della vecchia Befana alle generazioni di bimbi di oggi e di domani?

    Nota finale

    Al momento di mettere l’articolo sul blog mi sono accorto di aver scritto articoli simili sulla Befana già per diverse svariate volte. Non mi scoraggio e non me la prendo: è solo la misura del mio rimpianto.

    Eccoli:

    http://www.braccagni.info/2009/02/16/la-mia-befana/

    http://www.braccagni.info/2012/01/03/arriva-la-befana-rispettiamo-leta-delle-favole/

    http://www.braccagni.info/2013/01/01/la-befana-ieri-e-oggi/

    http://www.braccagni.info/2015/01/04/la-befana/

    http://www.braccagni.info/2015/01/05/una-buona-notizia-vietate-dal-ministero-le-discese-della-befana-dalle-autogru-dei-pompieri/

    http://www.braccagni.info/2015/01/08/hanno-ucciso-luomo-ragno-no-hanno-ucciso-la-befana-non-si-sa-neanche-il-perche-forse-si-sa-pero-chi-e-stato/

    http://www.braccagni.info/2016/01/02/hanno-ucciso-la-befana-chi-sia-stato-ora-si-sa-forse-quelli-della-mala-forse-la-pubblicita-hanno-ucciso-la-befana-e-si-sa-anche-il-perche/

    http://www.braccagni.info/2016/01/04/famolo-strano-dove-e-come-arrivera-la-befana/

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.