Chi piange è mentalmente più forte

Ho un nipote di dodici anni con un carattere estroverso, con notevole facilità di rapporto verso gli altri. Buon parlatore – ama raccontare barzellette – trasmette con facilità agli altri il suo innato ottimismo. Si gode lo spontaneo carisma che si ritrova. Tutto questo non gli impedisce di commuoversi con una certa facilità e di versare qualche lacrimuccia che spesso si tramuta in pianto. Può accadere quando gli parlo dei miei genitori e dei miei nonni che non ci sono più, ma certe volte anche vedendo foto o scene di film.

Volevo consolarlo e dirgli  che non c’era niente di male in questo. Ma non sapevo cosa e come dirglielo. Poi mi capitano un paio di articoli che così si annunciano: “Chi piange è mentalmente più forte: 5 motivi che spiegano perché” e “7 Motivi per cui piangere fa bene alla salute”. Stampo i due articoli e gli dico di leggerli. Torna dopo un po’ e mi dice: belli, mi sono piaciuti! Allora finalmente prendo il coraggio e gli dico quello che volevo dirgli fin all’inizio: guarda che io sono esattamente come te! E gli dico pure che non è questione della mia età piuttosto avanzata, perché mi succedeva fin da giovane. E qui gli racconto un paio di storie.

Ho fatto il servizio militare dove divenni sottoufficiale dei bersaglieri. Gli chiesi a questo punto se sapesse cos’era la ronda. E lui mi rispose di si. Allora gli raccontai un fatto accaduto mentre ero capo ronda di servizio a Civitavecchia dove si trovava il mio reggimento. Il luogo preferito era  ovviamente il porto dove c’era un certo movimento e le navi che fanno servizio verso la Sardegna. Però si girellava anche in città e inevitabilmente si entrava – agratisse – nei cinema per controllare il comportamento in caso di presenza di nostri commilitoni. Poi qualche volta, se il film ci piaceva ci fermavamo a vederlo un po’. Una volta trovammo il film colosso Ben Hur. Il film ci appassionò e ci mettemmo comodi a vederlo. Dopo un po’ mi accorsi che mi stavo commuovendo e che mi veniva da piangere. Certo farlo li assieme a loro, io come capo ronda, non mi sembrava una gran bella cosa. Allora dissi loro che loro rimanessero seduti li, mentre io andavo in ultima fila perché da la ci vedevo meglio. Ovviamente non era così, ma una volta sedutomi in perfetta solitudine potei piangere felicemente e in santa pace!

Anche il secondo esempio riguardava un film visto al cinema. Qui però ero già grandicello, perché ero con mia moglie Laura e le due mie figlie Stella e Alessandra. La prima è sua mamma. Il film in questione era Jesus Christ Superstar. Un film avvincente e spesso commovente. Molto coinvolgente. Specie quando la bellissima musica accompagnava le scene più intense. Sentii uno strizzone allo stomaco e mi accorsi che stavo per piangere. Istintivamente guardai i miei e vidi che Alessandra era nelle mie stesse condizioni. Non ci pensai due volte: la presi per mano e gli dissi vieni con me. La portai nell’ultima fila del cinema e gli dissi: ora possiamo piangere quanto e come vogliamo. E così facemmo con nostra grande felicità.

E allora nei grandi occhi di Emanuele vidi con commozione la grande empatia che ci legava.

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Ho un nipote di dodici anni con un carattere estroverso, con notevole facilità di rapporto verso gli altri. Buon parlatore – ama raccontare barzellette – trasmette con facilità agli altri il suo innato ottimismo. Si gode lo spontaneo carisma che si ritrova. Tutto questo non gli impedisce di commuoversi con una certa facilità e di versare qualche lacrimuccia che spesso si tramuta in pianto. Può accadere quando gli parlo dei miei genitori e dei miei nonni che non ci sono più, ma certe volte anche vedendo foto o scene di film.

    Volevo consolarlo e dirgli che non c’era niente di male in questo. Ma non sapevo cosa e come dirglielo. Poi mi capitano un paio di articoli che così si annunciano: “Chi piange è mentalmente più forte: 5 motivi che spiegano perché” e “7 Motivi per cui piangere fa bene alla salute”. Stampo i due articoli e gli dico di leggerli. Torna dopo un po’ e mi dice: belli, mi sono piaciuti! Allora finalmente prendo il coraggio e gli dico quello che volevo dirgli fin all’inizio: guarda che io sono esattamente come te! E gli dico pure che non è questione della mia età piuttosto avanzata, perché mi succedeva fin da giovane. E qui gli racconto un paio di storie.

    Ho fatto il servizio militare dove divenni sottoufficiale dei bersaglieri. Gli chiesi a questo punto se sapesse cos’era la ronda. E lui mi rispose di si. Allora gli raccontai un fatto accaduto mentre ero capo ronda di servizio a Civitavecchia dove si trovava il mio reggimento. Il luogo preferito era ovviamente il porto dove c’era un certo movimento e le navi che fanno servizio verso la Sardegna. Però si girellava anche in città e inevitabilmente si entrava – agratisse – nei cinema per controllare il comportamento in caso di presenza di nostri commilitoni. Poi qualche volta, se il film ci piaceva ci fermavamo a vederlo un po’. Una volta trovammo il film colosso Ben Hur. Il film ci appassionò e ci mettemmo comodi a vederlo. Dopo un po’ mi accorsi che mi stavo commuovendo e che mi veniva da piangere. Certo farlo li assieme a loro, io come capo ronda, non mi sembrava una gran bella cosa. Allora dissi loro che loro rimanessero seduti li, mentre io andavo in ultima fila perché da la ci vedevo meglio. Ovviamente non era così, ma una volta sedutomi in perfetta solitudine potei piangere felicemente e in santa pace!

    Anche il secondo esempio riguardava un film visto al cinema. Qui però ero già grandicello, perché ero con mia moglie Laura e le due mie figlie Stella e Alessandra. La prima è sua mamma. Il film in questione era Jesus Christ Superstar. Un film avvincente e spesso commovente. Molto coinvolgente. Specie quando la bellissima musica accompagnava le scene più intense. Sentii uno strizzone allo stomaco e mi accorsi che stavo per piangere. Istintivamente guardai i miei e vidi che Alessandra era nelle mie stesse condizioni. Non ci pensai due volte: la presi per mano e gli dissi vieni con me. La portai nell’ultima fila del cinema e gli dissi: ora possiamo piangere quanto e come vogliamo. E così facemmo con nostra grande felicità.

    E allora nei grandi occhi di Emanuele vidi con commozione la grande empatia che ci legava.

  2. Gilberto Di Paolo ha detto:

    Complimenti Roberto, hai espresso una sensibilità non comune e lodevole.

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