Quando incontrai Paolo Villaggio e Vittorio Gassman

Eravamo nel 1972, in giro a Parma per la BRAIMA a vendere e collaudare macchine per calcestruzzo. Si trattava del Contenitore-agitatore per calcestruzzo pensato da Marcello Sartiani e realizzato da mio babbo Giorgio Tonini alla BRAIMA. Si trattava di un macchinario nuovo sul mercato destinato ai fabbricanti di calcestruzzo e spesso sulle nuove piazze era necessario andare al sul cantiere a fare dimostrazione e collaudo. La macchina riscuoteva un buon successo nonostante si trattasse di un prodotto nuovo e per di più costruito da una ditta sconosciuta a livello nazionale. Ricordo che un signore presente alla dimostrazione mi fece i complimenti e poi mi disse: ho visto la targa sulla sua macchina GR…. ma di dove siete voi, che significa GR?

Non potei fare a meno di rispondere al volo “di Granada”! il tipo mi guardò perplesso al che, prima che aprisse bocca rettificai e dissi di Grosseto. Non contento mi chiese: e dove si trova Grosseto? Vidi che non scherzava, era proprio ignorante, per cui spiegai con pazienza dove si trovava Grosseto.

Tutto bene e quindi la sera cena al ristorante con il cliente soddisfatto. Ritorno all’albergo  a tarda ora ed entrando udii risate e un certo schiamazzo in una saletta a fianco della portineria. Mi affacciai dalla larga apertura di questa saletta dove vidi Paolo Villaggio intento a fare spettacolino per un gruppo di persone. Piccolo, tondo e biondino Villaggio si fermò un momento e mi guardò severamente un momento alla “Professor Otto von Kranz ” come per dire “e te che caxxo vuoi?”. Io continuai il mio tragitto e lui riprese a raccontare storielle e barzellette. Era stato solo un attimo, ma sufficiente a mostrare il suo inconfondibile modo di  esibirsi.

La mattina successiva scesi al bar di buonora. Il bar aveva una suo zona centrale e attorno un bancone per il servizio. Mi accomodai e cominciai a fare colazione quando dal lato vedo arrivare una figura di persona alta ed elegante. Guardo meglio e riconosco che è Vittorio Gassman. Con la barba incolta, per esigenze cinematografiche, è effettivamente un bell’uomo. Lo saluto formalmente come se fosse una persona qualsiasi e lui mi guarda e mi risponde al saluto. Ha uno sguardo magnetico e inconfondibile. Ma ripensandoci uno sguardo come a scrutare che effetto aveva la sua figura su di me.

Seppi poi che si trovavano lì per girare gli esterni del film Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto.

Con l’uno e con l’altro, con Villaggio come con Gassman, si è trattato solo di uno sguardo. Ma forse avendoli conosciuti così bene al cinema, avendo poi letto dei loro caratteri, delle loro virtù, ma anche delle loro debolezze, delle loro fisime, quegli sguardi sono stati lo specchio vero delle due persone.

Poco averli incontrati, ma sempre più di niente.

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Eravamo nel 1972, in giro a Parma per la BRAIMA a vendere e collaudare macchine per calcestruzzo. Si trattava del Contenitore-agitatore per calcestruzzo pensato da Marcello Sartiani e realizzato da mio babbo Giorgio Tonini alla BRAIMA. Si trattava di un macchinario nuovo sul mercato destinato ai fabbricanti di calcestruzzo e spesso sulle nuove piazze era necessario andare al sul cantiere a fare dimostrazione e collaudo. La macchina riscuoteva un buon successo nonostante si trattasse di un prodotto nuovo e per di più costruito da una ditta sconosciuta a livello nazionale. Ricordo che un signore presente alla dimostrazione mi fece i complimenti e poi mi disse: ho visto la targa sulla sua macchina GR…. ma di dove siete voi, che significa GR?

    Non potei fare a meno di rispondere al volo “di Granada”! il tipo mi guardò perplesso al che, prima che aprisse bocca rettificai e dissi di Grosseto. Non contento mi chiese: e dove si trova Grosseto? Vidi che non scherzava, era proprio ignorante, per cui spiegai con pazienza dove si trovava Grosseto.

    Tutto bene e quindi la sera cena al ristorante con il cliente soddisfatto. Ritorno all’albergo a tarda ora ed entrando udii risate e un certo schiamazzo in una saletta a fianco della portineria. Mi affacciai dalla larga apertura di questa saletta dove vidi Paolo Villaggio intento a fare spettacolino per un gruppo di persone. Piccolo e tondo e biondino Villaggio si fermò un momento e mi guardò severamente un momento alla “Professor Otto von Kranz ” come per dire “e te che caxxo vuoi?”. Io continuai il mio tragitto e lui riprese a raccontare storielle e barzellette. Era stato solo un attimo, ma sufficiente a mostrare il suo inconfondibile modo di esibirsi.

    La mattina successiva scesi al bar di buonora. Il bar aveva una suo zona centrale e attorno un bancone per il servizio. Mi accomodai e cominciai a fare colazione quando dal lato vedo arrivare una figura di persona alta ed elegante. Guardo meglio e riconosco che è Vittorio Gassman. Con la barba incolta, per esigenze cinematografiche, è effettivamente un bell’uomo. Lo saluto formalmente come se fosse una persona qualsiasi e lui mi guarda e mi risponde al saluto. Ha uno sguardo magnetico e inconfondibile. Ma ripensandoci uno sguardo come a scrutare che effetto aveva la sua figura su di me.

    Seppi poi che si trovavano lì per girare gli esterni del film Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto.

    Con l’uno e con l’altro, con Villaggio come con Gassman, si è trattato solo di uno sguardo. Ma forse avendoli conosciuti così bene al cinema, avendo poi letto dei loro caratteri, delle loro virtù, ma anche delle loro debolezze, delle loro fisime, quegli sguardi sono stati lo specchio vero delle due persone.

    Poco averli incontrati, ma sempre più di niente.

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