Come il sorriso della Gioconda

Marcello aveva un viso con cui avrebbe sicuramente potuto fare l’attore. Nei film americani però, meglio nei film western. E forse lo faceva e noi non ce ne siamo accorti. Aveva il volto che pareva sempre uguale mentre invece aveva millanta espressioni. Soprattutto amichevoli e serene. Sapeva sorridere. Ogni volta che ti guardava pareva aspettare una tua battuta per poi poterti rispondere a tono. Dei mille e più volti fatti in vita sua io mi sono goduto uno speciale, forse fatto una sola volta nella sua vita, e fatto proprio a me!

C’è stata un’epoca in cui veniva a casa sempre con macchine diverse, tutte belle, qualcuna stupenda, qualche volta anche con qualche Ferrari. Io lo invidiavo perché guidare macchine belle a me è sempre piaciuto. Per non parlare delle Ferrari. Io e il Caprino (Oreste Nocciolini) amante sfegatato della Ferrari come e più di me, abbiamo fatto un patto molti anni fa: se uno di noi due avesse vinto al Totocalcio e poi alla Sisal ci saremmo comprati immediatamente una Ferrari. Chi di noi due vinceva doveva andare a prendere immediatamente l’altro per farci un bel giretto assieme. Però il tempo è passato e per ora nessuno ha vinto e quindi niente Ferrari.

Poi il caso volle che un giorno mi affacciassi sul mio cortile e vedessi di sotto una fiammante Ferrari! Si trattava di una Ferrari Dino 206GT, una delle più belle mai uscite da Maranello. Sugli scalini di casa vidi mio fratello Raffaello con Marcello Borghi. Puttana della miseria! Una Ferrari nel mio cortile e io che posso fare?  Prendo Laura per mano e mi precipito giù per le scale. Appena arrivati un cenno di saluto a Marcello e comincio a sbirciare dentro. Oh un ti vedo le chiavi nel quadro? Mi si accende la lampadina del genio improvvisazioni. Ci misi due decimi di secondo a decidere: dico a Laura: sali sulla macchina! Io m’infilo alla guida della Ferrari e finalmente vedo il volto di Marcello……qualcosa che mi rimarrà impresso nella mente per tutta la mia vita. Il suo mezzo sorriso era più enigmatico di quella della Gioconda! Non riuscivi a capire se sorrideva, se era sbigottito o se era semplicemente perplesso e impalato, senza muovere una grinza, con gli occhi fissi su di me come a dire “ora voglio vedè cosa fa questo matto”! . Lui era dalla parte opposta alla mia, a non più di tre metri da me. Con attenzione e relativa calma metto in moto la macchina e il primo soave ruggito mi arriva agli orecchi. Marcello resta impietrito e io inizio a fare marcia indietro fino all’Aurelia. Quando arrivo sulla strada e sto per mettere la prima Marcello si sporge dall’angolo con la stessa faccia impietrita e senza dire una parola. Io finalmente ingrano la marcia e mi dirigo verso nord. All’epoca c’era ancora l’uscita a Braccagni sud, davanti al Concialini. Pensavo infatti di fare questo piccolo giro. Fino a Casetta Grottanelli e all’ingresso della 4 corsie vado piano e faccio diverse prove cambiando più volte provando le varie marce. Sento che lo sterzo che è piuttosto duro anche se preciso. Idem per il pedale della frizione e del cambio. Quando finalmente arrivo sulla quattro corsie mi fermo un momento e mi concentro bene, perché mi rendo conto che è la prova di velocità della mia vita con una Ferrari. Faccio una partenza col piede schiacciato sull’acceleratore e cambiate in sequenza. Finalmente sento chiaro e forte il rombo che schizza alle stelle. Come il battito del mio cuore. Mi rendo conto che devo sfruttare ogni singolo secondo perché credo che potrebbe essere anche l’unica occasione di guidare una Ferrari. Laura non fiata, ma pare felice. Purtroppo l’uscita arriva alla svelta e con una frenata bestiale mi avvio all’uscita della quattro corsie per tornare verso casa. Rientro nel cortile, una sgassata e spengo. Marcello mi pare rasserenato e la piega della bocca accenna un sorriso come aver scampato un pericolo. Lui non disse una parola, solo un sorriso. Io gli disse: Grazie! E lui: prego! Quel sorriso io l’avevo già visto: era il sorriso della Gioconda dipinta da Leonardo da Vinci: un sorriso enigmatico!

Quando ci ritrovavamo se non ero io a ricordare il fatto magari era lui che ad un amico gli faceva: ma lo sai cos’ha fatto questo tipo? Una volta mi ha preso una Ferrari sotto il naso e se n’è andato a fare un giretto con la su moglie! E giù risate. Questo era per me, e resta, Marcello.

 

Ferrari Dino 206GT

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Marcello aveva un viso con cui avrebbe sicuramente potuto fare l’attore. Nei film americani però, meglio nei film western. E forse lo faceva e noi non ce ne siamo accorti. Aveva il volto che pareva sempre uguale mentre invece aveva millanta espressioni. Soprattutto amichevoli e serene. Sapeva sorridere. Ogni volta che ti guardava pareva aspettare una tua battuta per poi poterti rispondere a tono. Dei mille e più volti fatti in vita sua io mi sono goduto uno speciale, forse fatto una sola volta nella sua vita, e fatto proprio a me!

    C’è stata un’epoca in cui veniva a casa sempre con macchine diverse, tutte belle, qualcuna stupenda, qualche volta anche con qualche Ferrari. Io lo invidiavo perché guidare macchine belle a me è sempre piaciuto. Per non parlare delle Ferrari. Io e il Caprino (Oreste Nocciolini) amante sfegatato della Ferrari come e più di me, abbiamo fatto un patto molti anni fa: se uno di noi due avesse vinto al Totocalcio e poi alla Sisal ci saremmo comprati immediatamente una Ferrari. Chi di noi due vinceva doveva andare a prendere immediatamente l’altro per farci un bel giretto assieme. Però il tempo è passato e per ora nessuno ha vinto e quindi niente Ferrari.

    Poi il caso volle che un giorno mi affacciassi sul mio cortile e vedessi di sotto una fiammante Ferrari! Si trattava di una Ferrari Dino 206GT, una delle più belle mai uscite da Maranello. Sugli scalini di casa vidi mio fratello Raffaello con Marcello Borghi. Puttana della miseria! Una Ferrari nel mio cortile e io che posso fare? Prendo Laura per mano e mi precipito giù per le scale. Appena arrivati un cenno di saluto a Marcello e comincio a sbirciare dentro. Oh un ti vedo le chiavi nel quadro? Mi si accende la lampadina del genio improvvisazioni. Ci misi due decimi di secondo a decidere: dico a Laura: sali sulla macchina! Io m’infilo alla guida della Ferrari e finalmente vedo il volto di Marcello……qualcosa che mi rimarrà impresso nella mente per tutta la mia vita. Il suo mezzo sorriso era più enigmatico di quella della Gioconda! Non riuscivi a capire se sorrideva, se era sbigottito o se era semplicemente perplesso e impalato, senza muovere una grinza, con gli occhi fissi su di me come a dire “ora voglio vedè cosa fa questo matto”! . Lui era dalla parte opposta alla mia, a non più di tre metri da me. Con attenzione e relativa calma metto in moto la macchina e il primo soave ruggito mi arriva agli orecchi. Marcello resta impietrito e io inizio a fare marcia indietro fino all’Aurelia. Quando arrivo sulla strada e sto per mettere la prima Marcello si sporge dall’angolo con la stessa faccia impietrita e senza dire una parola. Io finalmente ingrano la marcia e mi dirigo verso nord. All’epoca c’era ancora l’uscita a Braccagni sud, davanti al Concialini. Pensavo infatti di fare questo piccolo giro. Fino a Casetta Grottanelli e all’ingresso della 4 corsie vado piano e faccio diverse prove cambiando più volte provando le varie marce. Sento che lo sterzo che è piuttosto duro anche se preciso. Idem per il pedale della frizione e del cambio. Quando finalmente arrivo sulla quattro corsie mi fermo un momento e mi concentro bene, perché mi rendo conto che è la prova di velocità della mia vita con una Ferrari. Faccio una partenza col piede schiacciato sull’acceleratore e cambiate in sequenza. Finalmente sento chiaro e forte il rombo che schizza alle stelle. Come il battito del mio cuore. Mi rendo conto che devo sfruttare ogni singolo secondo perché credo che potrebbe essere anche l’unica occasione di guidare una Ferrari. Laura non fiata, ma pare felice. Purtroppo l’uscita arriva alla svelta e con una frenata bestiale mi avvio all’uscita della quattro corsie per tornare verso casa. Rientro nel cortile, una sgassata e spengo. Marcello mi pare rasserenato e la piega della bocca accenna un sorriso come aver scampato un pericolo. Lui non disse una parola, solo un sorriso. Io gli disse: Grazie! E lui: prego! Quel sorriso io l’avevo già visto: era il sorriso della Gioconda dipinta da Leonardo da Vinci: un sorriso enigmatico!

    Quando ci ritrovavamo se non ero io a ricordare il fatto magari era lui che ad un amico gli faceva: ma lo sai cos’ha fatto questo tipo? Una volta mi ha preso una Ferrari sotto il naso e se n’è andato a fare un giretto con la su moglie! E giù risate. Questo era per me, e resta, Marcello.

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