DVD DEL PREMIO BRACCAGNI.INFO DISPONIBILE DA GIOVEDI’ 2 NOVEMBRE

  A partire da giovedì 2 novembre sarà disponibile il DVD relativo alla consegna dei premi braccagni.info 2017

Il DVD contiene il filmato di tutta la cerimonia e le interviste ai vari premiati. Contiene anche una cartella con 78 fotografie di tutti i parecipanti, pubblico compreso che possono essere stampate in proprio su PC o presso un fotografo.

Torero Mariani  Lidia Pellegrini

Con un nome così non c’è pericolo di passare inosservato. Specie quando si viene presentati a nuove persone. A me è capitato spesso che dopo averlo presentato mi venisse chiesto, magari sottovoce e a parte: ma qual è il suo vero nome? Torero! Rispondevo io, al che segue seguiva l’inevitabile: Torero, Torero, olè!

Con un babbo che si chiama LUGANO, non è poi così inaspettato che la prima figlia si chiami VOLGA e il secondo TORERO, appunto!

 

Così come il suo nome Torero veramente come persona è più UNICO CHE RARO!

Se non ci fossero altri cento aspetti ne basterebbe uno a renderlo tale!

 

Il paese di Braccagni è stato a partire dal dopoguerra in maggioranza politicamente ROSSO, molto ROSSO direi. Dovrebbe essere noto che il ROSSO sia soprattutto  verace e inflessibile nemico del NERO. Solo i ROSSI però professavano apertamente e vistosamente la loro ROSSA fede. Zitti e boncitti tutti gli altri, o giù di li. L’unico che si è sempre professato NERO, ma NERO che più  nero non si può, è stato TORERO. Questo almeno all’apparenza. L’ha fatto sempre con il sorriso sulla faccia. Quando entrava qualcuno al forno notoriamente tendente al ROSSO non gli mancava il rosario che Torero riservava a questi clienti. Ti saluto sovietico compagno, tanto a me di te e di tutti i tuoi compagni, non me e frega niente (versione edulcorata). Ma la battuta poteva essere anche più colorita e pesante. Sempre ovviamente con i sorriso sulla faccia.

Con questo sistema si permetteva di gridare ai quattro venti i suoi epiteti e tutti rispondevano con altrettanto sorriso, magari mandandolo bonariamente a quel paese. Tutto questo faceva pensare ad una versione maremmana degli epici scontri tra Peppone e Don Camillo!

 

Ma ci fu un episodio che forse superò ogni precedente. Nelle elezioni del 1976 il Partito Comunista Italiano guidato da Enrico Berlinguer fece un eccezionale balzo in avanti giungendo al 34,37% con un impetuoso balzo del +7, 22% , guadagnando + 49 deputati alla Camera e + 25 al Senato

Mentre la DC si fermò al 38,71% con un minimo aumento dello 0,05%  perdendo però – 4 seggi alla Camera e invariato al Senato.     

Alla proclamazione di questi risultati vi fu festa grande in tutto il paese, simile alla vittoria del Campionato del Mondo di Calcio che doveva avvenire qualche anno dopo nel 1982.

Macchine che scorrazzavano per il paese sventolando bandiere rosse e suonando clacson con grida e canti di gioia. Il clou avvenne con una festa popolare nella Pergola del Tavarnesi. Era una cosa semplice per festeggiare e condividere la gioia del risultato con tutta la popolazione. Specie quella rossa ovviamente. La Pergola del Tavarnesi era piena all’inverosimile. Bandiere rosse, baci ed abbracci, finchè non arrivò lui, Torero in persona con una enorme cesta piena di schiaccine! Ovviamente tutti gli si fecero intorno per prenderlo in giro e lui reagì da vero fuoriclasse: con uno smagliante sorriso sulla faccia tuonò il solito ritornello contro di loro cercando di gridare più forte di tutti gli altri! Che ovviamente erano felici per conto loro e più felici ancora perchè festeggiavano proprio davanti a lui! Mitico! Felice di aver vissuto di persona questo incredibile avvenimento. Quando stava andando via gli chiesi se le schiaccine fossero state un suo omaggio, e lui mi rispose: ma che sei scemo?

 

Torero io l’ho conosciuto quando ancora ragazzetto portava il pane alla fattoria degli Acquisti con la sua Vespa. Si era negli anni ’50 e il pane fatto nel forno di casa una volta alla settimana, di solito il venerdì, iniziò il suo tramonto. Allora la strada delle Gerlette non era asfaltata, ma solo in terra battuta, senza ghiaia o ghiaino, per cui d’inverno erano ruotate e pozze d’acqua e d’estate profonde ruotate di mota secca e dura. Se prendevi un ruotata con un motorino erano guai: a me capitò guidando un triciclo tipo Ape, cioè a 3 ruote, e una volta preso mi portò direttamente nella fossa laterale.

Qualcosa di simile capitò anche a Torero. Cadde, e se la vide davvero brutta. Fu ricoverato alla clinica Francini/Fiornovelli. Il primo a soccorrerlo fu Gilberto Cencini, detto il CENCIO, che doveva poi divenire suo consuocero.

 

Torero era un poco più grande di me, ma nell’età dell’adolescenza quattro anni ti fanno di un’altra generazione. Fu molto fortunato perché poté disporre all’epoca di un’auto tutta sua subito, cioè appena in età di patente. E ne avute anche di belle! Ricordo una smagliante Giulia dall’inconfondibile suono Alfa! Avere l’auto a quei tempi voleva dire tanto, anzi parecchio! Successe addirittura anche a me quanto a diciotto anni potei contare sulla Fiat 1100 familiare di mio babbo: tra gli amici ero l’unico ad averla e quindi quando si partiva, si andava con la mia. Torero aveva fama di essere un amante del gentil sesso, quelli che talvolta vengono chiamati donnaioli. Sarà stato il suo fascino, saranno state le sue auto, fatto stà che insomma aveva un notevole successo con le donne. Ma non ci siamo mai trovati sul campo perché, come già detto, apparteneva ad un’altra generazione.

 

Frequentatore a vario titolo della clinica Francini/Fiornovelli, vi conosce Lidia Pellegrini che diverrà poi sua moglie e ovviamente metterà fine alla sua carriere di viveur. Lidia sarà per lui moglie e marito, passerà una intera vita nel panificio diventandone in pratica la factotum. Si sposano nel 1968 e nello stesso anno realizza uno dei suoi sogni della vita acquistando il magnifico podere Santa Lucia dall’amministrazione Guicciardini Corsi Salviati. Lucia sarà anche il nome della esuberante ed eclettica figlia.

Santa Lucia diventa il paradiso di casa Mariani. Ci tiene il cavallo Achille, sua grande passione, e sistema l’ambiente per accogliere ospiti e per farci assieme dei mitici Lunedì di Pasqua. Questo fa si che l’appuntamento divenga un appuntamento MUST, un’occasione a cui non si può mancare. E di amici ce ne vengano sempre tanti. A Santa Lucia ci organizzerà anche il favoloso pranzo di matrimonio di Lucia e Fabrizio Cencini, con l’allestimento di una Tendopoli degna di uno Scià della Maremma.

Il lavoro del forno progredisce anche per l’impegno completo e totale di Lidia e di Fabrizio. Il tempo passa e Torero e signora diventano nonni abbastanza presto, molto prima della fine del secolo scorso Lucia regala loro i nipoti Guendalina e Guglielmo. I quali per non essere da meno  attorno ai 20 anni gli regalano loro il grado di bisnonni!

 

Infine, anche alla luce di questi soli dettagli, si può tranquillamente sostenere che la coppia Torero e Lidia  appartengano ormai al grado di MITICI PERSONAGGI DEL BRACCAGNI. 

Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

 

 

 

SERENELLA GIOVANNA CASANOVI

Ci sono mestieri che si fanno tutta la vita, e non si sa bene il perché……………

Ci sono poi mestieri che si fanno tutta la vita …………… e si sa molto bene il perché!

 

Ci sono mestieri che “bella la vita eh?”

Ci sono mestieri che “che vita di merda!”

 

Ci sono mestieri che “il mio mestiere non lo cambierei con nessun altro al mondo”

Ci sono mestieri che “meglio del mio?……………… qualunque altro mestiere”

 

Ci sono mestieri che “mi sarebbe piaciuto fare ………”

Ci sono mestieri che “io non potrei mai farlo …….”

 

Però magari qualcuno lo deve pur fare.

Magari sono particolarmente importanti come quelli di un chirurgo che deve intervenire anche profondamente sul fisico delle persone. Magari con il famoso “taglia e cuci”. Sicuramente ci vuole una certa dose di convinzione. La tecnica si acquisisce con il tempo, ma il motore resta la passione e la perseveranza.

Ci sono poi compiti ancora più delicati, difficili da svolgere, ma non per questo meno importanti e delicati. Come per esempio la cura dei defunti. La cura comincia quando termina la nostra vita terrena, continua per la vestizione della salma, la sistemazione del defunto nella bara, e poi fino alla sepoltura. Ma non finisce qui, perché dopo un certo periodo di tempo può esserci anche la riesumazione della salma e la sistemazione in ossari. Quindi tutta una serie di impegni gravosi e contemporaneamente delicati e difficili. Non sono cose alla portata di tutti, meno ancora di una qualsiasi donna.

Come per esempio nel caso di Serenella, Giovanna Casanovi, CHE APPUNTO NON E’ UNA DONNA QUALSIASI.

Se uno conoscesse Serenella non sapendo che mestiere svolge credo non arriverebbe mai a scoprire cosa fa. Perché Serenella, forse per onorare il suo nome, è di una serenità disarmante. Pronta al sorriso, alla battuta spiritosa, amante della buona e allegra compagnia.

Come fa? Io non lo so. Mi sono fatto raccontare per sommi capi come è arrivata a fare quello che fa, ma il percorso è di una linearità disarmante, non ci sono segreti, insomma come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Si sposa giovanissima a 20 anni con Lamberto Martini, detto Pelè, stessa età, e anche lui una pasta d’uomo. Stanno assieme 35 anni, non hanno figli, e poi decidono di dividersi perché la cosa non funziona più. Ma restano buoni amici come lo sono tutt’oggi. Dove all’amore è subentrato il volersi bene. Si sentono via via al telefono.

Lei inizia con l’arrangiarsi con lavoretti vari finchè gli capita di lavorare sporadicamente per il Cimitero di Montepescali. Sia guidando il carro funebre sia alle prime chiusure delle bare ed ai seppellimenti. Acquista esperienza sia come autista che come saldatrice a stagno per le bare. Divide questo lavoro con altri lavoretti come assistenza domiciliare e simili. Finche nel 1989 non entra a lavoro con l’azienda di Marino Laurenti che aveva appunto vinto la gara per le riesumazioni.

Dimostrazione del carattere e della capacità acquisite mi racconta che quando si propose come autista dal Laurenti questi gli chiese se era in grado di farlo. Lei gli chiese “di chi è quel Mercedes lì?” “mio” gli rispose lui. Lei salta sulla macchina, lo invita a salire alla sua destra e parte per un giro di dimostrazione. Al ritorno quando scendono Marino si rivolge agli operai che li aspettavano e gli fa: “ragazzi, questa c’incula a tutti!”.

Resta con la ditta fino al 1992. Dopo si arrangia a fare tutti i lavori che gli capitano, sia con le assistenze, ma anche facendo lavori in agricoltura.

Infine nel 1999 vince il concorso all’Obitorio dell’Ospedale di Grosseto. Entra nella squadra allora unica donna. E da allora questo diviene il suo ruolo principale, il suo lavoro, la sua missione. Con il tempo si diviene più esperti nella quotidianità dei gesti ma non diminuisce certo la sensibilità e la tristezza per i defunti e di certi casi particolarmente dolorosi.

Tra questi mi ricorda quel 9 ottobre 2011, quando l’elicottero Pegaso 2, si alza in volo per raggiungere l’ospedale di Pisa da Grosseto, a bordo ci sono Giovanni Minetti (pilota, 38 anni), Paolo Brancaleon (copilota, 38 anni), e poi in particolare Niccolò Campo (medico del 118, 42 anni, livornese), Gemma Castorina (infermiera, 44 anni, grossetana), con loro Paolo Maffellucci 29 anninessun sopravvissuto.

E poi la tragedia della Concordia all’isola del Giglio, nel gennaio del 2012, dove persero la vita 32 persone. Di queste 31 passarono dall’obitorio di Grosseto. Un lavoro immane che durò circa 3 mesi con interventi, tra l’altro, di un Corpo Speciale da Roma per i riconoscimenti e le autopsie. Un lavoro impegnativo e stressante, ma non per questo arido di soddisfazioni professionali: il primo ricordo drammatico per la perdita di colleghi dell’Ospedale, il secondo per le dimensioni eccezionali della tragedia.

Infine, ed in sintesi, vorrei fare una riflessione come dicevo all’inizio: quanti conoscendo Serenella, l’esuberante e giocherellona ragazzetta sempre pronta alla battuta e allo scherzo, sospetterebbe il lavoro delicato, difficile, importante e pietoso che lei svolge?

La riflessione che voglio fare è questa: prima di giudicare gli altri, di cui magari non conosciamo abbastanza tutte le verità e realtà, sarebbe bene essere assai prudenti e giudiziosi. Caso contrario potremmo avere idee e convinzioni lontane anni luce dalla verità. Come per esempio come Serenella Giovanna.

Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

Un pensiero speciale dedicato a Serenella:

Pìetas et Charitas

Il significato sostanziale della parola “pìetas” è dimostrato dalla tua azione nel rivestire i corpi, dopo la morte.

La tua pietosa azione, Serenella, si riallaccia a Giuseppe d’Arimatea che destinò il suo sepolcro nuovo a Gesù dopo la sua morte, inchiodato ad una croce.

La tua caritatevole e preziosa opera, o Serenella, si riallaccia a quella dell’Arimateo il quale, prima di rotolare la grossa pietra per chiudere il sepolcro, si preoccupò di avvolgere il corpo di Gesù in un lenzuolo.

E tu fai altrettanto per vestire il corpo dei defunti. Grazie Serenella! Il Signore Dio ti renda merito…

Don Luigi Corsi

 

 

MAURO CHECHI

Mauro Chechi, era il Brioscia per tutti noi a Braccagni. Nasce a Civitella Paganico nel 1943. ma arriva a Braccagni appena giunge nell’età della ragione! I suoi primi lavori manco a dirlo sono in diversi forni, prima a Grosseto, poi a Braccagni da Torero. Forse è li che si guadagna quel simpatico quanto opportuno soprannome che lo seguirà poi per tutta la vita. Brioscia! Quale modo migliore per iniziare una giornata?

Trova anche il tempo di ritirare il latte per conto del Caseificio Rossi di Braccagni. Lavora anche presso la nuova Cantina Sociale di Montepescali assieme alla BILLA, dove oggi c’è la BIG MAT. (per i più giovani) Nel 1970 nasce Massimiliano e nel 1973 Cristiano, detto Cristianino. Ovviamente c’è una sposa e una mamma e risponde al nome di Fiorella Martini.

Nel 1975 Fiorella e Mauro aprono una pagina mitica nel mondo di Braccagni. Apre il MINIBAR, un bar nel palazzo dei Vannini che oggi non c’è più per fare posto ad un nuovissimo palazzo sede di una Banca. Il MINIBAR era proprio nell’angolo tra via del Garibaldini e via Piancani, quella cioè che porta al campo sportivo. Era veramente mini: il bar vero e proprio, quello con il bancone, era in una sola stanza, nemmeno tanto grande. Era la stanza che decenni prima era destinato alla vendita del latte sfuso che Renato Vannini versava con meticolosità nelle bottiglie di vetro che ognuno portava da casa. Dal bar si accedeva ad una saletta che disponeva di Juke Box, Flipper e qualche altro gioco. D’inverno ci si arrangiava alla meglio, ma il top si raggiungeva d’estate con i tavolini fuori sui due lati delle vie.

Fu subito il bar dei giovani. Era ancora l’epoca in cui i bar erano molto frequentati, ma gli altri erano colonizzati dagli adulti con le loro partire a carte e le loro pretese di calma e silenzio. Al contrario al minibar i ragazzi venivano liberi di fare i ragazzi. Cioè spesso facevano casino tra di loro. E Fiorella a fare da chioccia un po’ a tutti. Essendo tra i giovani era facile pensare a cose nuove e sentirsi vivi e partecipi. Ricordo che con sorpresa inaugurarono una tradizione che è rimasta mitica. Dopo ogni sposalizio il corteo nuziale che usciva dalla Chiesa veniva fermato da uno sbarramento vero e proprio che il Minibar allestiva in mezzo a via dei Garibaldini. Il Brioscia e Fiorella pronti con lo spumante per fare il primo brindisi della loro vita coniugale! Una trovata originale e simpaticissima.

Nel 1986 il Minibar viene venduto e Mauro trova un ottimo lavoro, molto prestigioso e interessante all’Argentario. Diviene cioè l’Uomo di Fiducia dei proprietari di molte ville che abitano fuori zona. L’uomo di fiducia fa un po’ tutto, dai rapporti con le amministrazioni al giardiniere e alla cura della casa fino a fare il guardiano quando i proprietari non ci sono. Sono le grandi ville sopra a Porto Santo Stefano fino alla zona di Cala Piccola, e oltre. È talmente preso dal lavoro che risiede proprio a Santo Stefano dal mese giugno a tutto settembre. In inverno fa avanti e indietro da casa qui a Braccagni. Una volta, non ricordo per quale motivo andai a trovarlo in una di queste ville e m’impaurii a vedere i mazzi di chiavi che aveva! Ma vidi anche lo splendore di queste ville, dei loro interni dei loro giardini, delle loro viste sul mare! Nell’ultimo periodo, prima di abbandonare definitivamente la zona, si occupa del Podere Il Calvello in Vallerotana di proprietà della Contessa Anna Guicciardini Ricceri e altri nella zona degli Acquisti.

Nel 1996 i figli Massimiliano e Cristiano aprono il RED BARON. Un nuovo bar dopo che a Braccagni “ALTO” non c’era più traccia di Bar. Questo non è affatto mini, anzi! Il bar si presenta subito con dei servizi moderni e intelligenti. Offre fin dal primissimo mattino un servizio efficiente di pizzeria, panini e naturalmente di BRIOSCE!!!!!!   Per questo servizio Mauro si incarica di aprire il laboratorio tutte le mattine ALLE ORE 4 !!!! a preparare l’offerta per gli avventori. I figli si presentano poco dopo e il bar ottiene un meritato successo specie dal traffico sulla strada che altro non è che LA VECCHIA AURELIA. Ancora percorsa da molte auto e moltissimi camion che mostrano di gradire un bar già aperto ed efficiente a quell’ora!

Da diversi anni Mauro si era lasciato prendere dalla passione delle vecchie auto e dalle vecchie moto. Era il suo hobby e vi si dedicava con passione e capacità. Sapendomi appassionato e tifoso delle moto GILERA un giorno mi annuncia di aver sistemato a puntino un GILERA NETTUNO 250! Lo invito a venirmi a trovare con la moto e lui viene con questa splendida creatura. La mette sul cavalletto, me la fa toccare, rimirare, e infine la mette in moto mentre io filmo lui, la moto e lo splendido suono che emette la bestiola. Quindi lui sale sopra si porta in strada, dà una bella sgassata e mi saluta con la sua GILERA NETTUNO.

Spero che tu trovi una bella GILERA anche dove ti trovi ora! Ciao Brioscia !!!

 

Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

 

 

 

 Giovanni Tascino Vicepresidente della Federazione Colombofila Italiana premia con la targa ricordo Enrico Galli

SCHEDA DI PRESENTAZIONE  

Enrico Galli è fratello gemello di Edo. Pare che sia anche il più anziano fra i due, ma la cosa non è poi così chiara. Così come il fratello ha preso molta ecletticità e vena artistica da parte di babbo Silvestro. Ambedue hanno a che fare, in maniera assai diversa, con il calcinaccio o col mattone, che dir si voglia. Ma soprattutto una vena artistica, poliedrica e passionale della vita.

Il babbo Silvestro Galli aveva, tra le altre mille cose, la passione per i Colombi Viaggiatori. Passione coltivata all’epoca con Alberto Coltelli e con Franco Bernasconi. Passione seguita fin da piccolo anche da Enrico. Nel 1980 viene a mancare Silvestro ed Enrico, allora appena sedicenne, continua la cura della Colombaia. Per i non addetti ai lavori è bene ricordare che si tratta di Colombi viaggiatori. Quelli cioè che riescono a rientrare alla propria colombaia percorrendo centinaia di chilometri.

Ci sono così le Gare di Velocità che si svolgono su percorsi che vanno dai 100 ai 300 km, gare di Mezzo Fondo, dai 300 ai 500 km e gare di Fondo dai 500 ai 700 km!

La razza di riferimento per Enrico è quella di Enrico Molinari di Codogno.

Ad appena 8 anni Enrico si classifica al 1° posto in un Campionato di mezzo Fondo.

Ultimamente ha un 1° posto in una gara a Scandiano di Reggio Emilia su di una gara da 500Km, 6° in Bulgaria su 1.800 partecipanti, 6° in Polonia sempre su 1.800 partecipanti, 2° Interprovinciale in Toscana, su 50 colombaie. Ma anche un 53° posto su 2.500 al Campionato del Mondo in Portogallo.

Alla fatidica domanda: ma come fanno ad orientarsi così distanti e dopo un viaggio senza veder il tragitto fatto? Enrico mi risponde: soprattutto Magnetismo terrestre, specie all’inizio del ritorno e fino in vista del Colombaio, poi entrano in gioco anche la Vista e l’Olfatto. Il tutto aiutato da una prodigiosa memoria dell’animale. Ma tutto è ancora materia di studio nella Università di Pisa.

La Colombaia di Enrico conta circa 40 esemplari, tra giovani, riproduttori e atleti in attività. Per i casi della vita ho diretto un allevamento di piccioni per una quindicina di anni: era il più grande d’Italia, con oltre 8.000 coppie di piccioni riproduttori. Questo per dire che di piccioni ne ho visti. Ma quando finita l’intervista mi ha portato a veder i suoi sono rimasto impressionato da questi colombi. Di una eleganza e di una bellezza incredibili. Mi ha detto poi che oltre le gare sulle distanze ci sono anche dei veri e propri concorsi di bellezza! Magari in occasione di aste.

A questo proposito sono rimasto di stucco quando mi ha detto che un buon animale può costare dai 500 ai 1.000 euro! Me lo sono fatto ripetere, e mi ha detto che questi sono i prezzi correnti normali, ma non è raro trovare prezzi di diverse migliaia di euro. E per avere una idea di cosa è quel mondo mi ha mostrato il caso del colombo “Golden Prince” venduto nel marzo del 2017 a 360.000 euro, mentre il record spetta a “Mr Fantastic” originario della Romania ma vissuto in Belgio per 20 anni e venduto per 500.000 euro!

A questo proposito mi dice che i paesi più appassionati a questa attività sono il Belgio e l’Olanda, ma non distanti anche la Cina e la Polonia.

Ogni 3 anni ci sono le Olimpiadi: le prossime potrebbero essere in Sud Africa.

E’ una passione che può avere anche dei costi non indifferenti che però vengono compensati parzialmente con la vendita di buoni soggetti.

Quando gli chiedo se ci sono anche personaggi famosi che si dedicano a questo sport mi rammenta Mike Tyson in U.S.A. e la Regina Elisabetta in Inghilterra.

Enrico dedica circa 3 ore al giorno alla sua colombaia e alle attività connesse. È infatti incaricato dalla Federazione Italiana che conta circa 3.000 soci, per le varie attività in Italia e all’estero. Ricordo che l’impegno giornaliero è per 365 giorni all’anno, come minimo: non è infatti possibile spengere Colombaia e Colombi come si fa con un televisore.

A dimostrazione del suo esemplare e proficuo impegno mi da la notizia che nei giorni 5 e 6 Gennaio 2018 si terrà presso Centro Fiere del Madonnino una esposizione a cura della FEDERAZIONE COLOMBOFILA ITALIANA con la presenza di circa 300 capi!

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Oggi, con i nostri sofisticati sistemi di comunicazione, che ci permettono di inviare istantaneamente messaggi in qualunque parte del mondo, è molto difficile pensare che, in passato, l’uso del piccione viaggiatore fosse uno dei metodi più veloci per comunicare. Tuttavia, invece, dobbiamo molto all’abilità di questi uccelli che per secoli hanno viaggiato su lunghe distanze per trasportare messaggi che davano speranza.

Storicamente è dimostrata l’esistenza di uno scambio di messaggi tramite piccioni viaggiatori fin dal 2.800 a. C.

Il loro utilizzo non è esclusivo della storia classica:. Durante la Prima Guerra mondiale fu un vero privilegio avere a disposizione questi amici pennuti, e anche durante la Seconda Guerra mondiale sono stati usati per evitare che le conversazioni venissero intercettate.

Alcuni eserciti moderni continuano ad addestrare i piccioni viaggiatori, allo scopo di contare su un piano di emergenza in caso di conflitto militare che provochi un collasso dei moderni sistemi di comunicazione.

Si può tranquillamente dire che questo “SPORT è anche e soprattutto cultura, saggezza  e civiltà con dei benefici più che evidente anche al giorno d’oggi.

 

A questo punto una domanda: chi dopo Franco Bernasconi, Silvestro Galli e oggi Enrico Galli, chi CONTINUERA’ questa nobile arte nel nostro paese?

Ragazzi e ragazze fatevi sotto! Avete in Enrico un maestro che può trasmettervi questa nobile attività! Non fatevi scappare l’occasione!
Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    SCHEDA DI PRESENTAZIONE

    Enrico Galli è fratello gemello di Edo. Pare che sia anche il più anziano fra i due, ma la cosa non è poi così chiara. Così come il fratello ha preso molta ecletticità e vena artistica da parte di babbo Silvestro. Ambedue hanno a che fare, in maniera assai diversa, con il calcinaccio o col mattone, che dir si voglia. Ma soprattutto una vena artistica, poliedrica e passionale della vita.

    Il babbo Silvestro Galli aveva, tra le altre mille cose, la passione per i Colombi Viaggiatori. Passione coltivata all’epoca con Alberto Coltelli e con Franco Bernasconi. Passione seguita fin da piccolo anche da Enrico. Nel 1980 viene a mancare Silvestro ed Enrico, allora appena sedicenne, continua la cura della Colombaia. Per i non addetti ai lavori è bene ricordare che si tratta di Colombi viaggiatori. Quelli cioè che riescono a rientrare alla propria colombaia percorrendo centinaia di chilometri.

    Ci sono così le Gare di Velocità che si svolgono su percorsi che vanno dai 100 ai 300 km, gare di Mezzo Fondo, dai 300 ai 500 km e gare di Fondo dai 500 ai 700 km!

    La razza di riferimento per Enrico è quella di Enrico Molinari di Codogno.

    Ad appena 8 anni Enrico si classifica al 1° posto in un Campionato di mezzo Fondo.

    Ultimamente ha un 1° posto in una gara a Scandiano di Reggio Emilia su di una gara da 500Km, 6° in Bulgaria su 1.800 partecipanti, 6° in Polonia sempre su 1.800 partecipanti, 2° Interprovinciale in Toscana, su 50 colombaie. Ma anche un 53° posto su 2.500 al Campionato del Mondo in Portogallo.

    Alla fatidica domanda: ma come fanno ad orientarsi così distanti e dopo un viaggio senza veder il tragitto fatto? Enrico mi risponde: soprattutto Magnetismo terrestre, specie all’inizio del ritorno e fino in vista del Colombaio, poi entrano in gioco anche la Vista e l’Olfatto. Il tutto aiutato da una prodigiosa memoria dell’animale. Ma tutto è ancora materia di studio nella Università di Pisa.

    La Colombaia di Enrico conta circa 40 esemplari, tra giovani, riproduttori e atleti in attività. Per i casi della vita ho diretto un allevamento di piccioni per una quindicina di anni: era il più grande d’Italia, con oltre 8.000 coppie di piccioni riproduttori. Questo per dire che di piccioni ne ho visti. Ma quando finita l’intervista mi ha portato a veder i suoi sono rimasto impressionato da questi colombi. Di una eleganza e di una bellezza incredibili. Mi ha detto poi che oltre le gare sulle distanze ci sono anche dei veri e propri concorsi di bellezza! Magari in occasione di aste.

    A questo proposito sono rimasto di stucco quando mi ha detto che un buon animale può costare dai 500 ai 1.000 euro! Me lo sono fatto ripetere, e mi ha detto che questi sono i prezzi correnti normali, ma non è raro trovare prezzi di diverse migliaia di euro. E per avere una idea di cosa è quel mondo mi ha mostrato il caso del colombo “Golden Prince” venduto nel marzo del 2017 a 360.000 euro, mentre il record spetta a “Mr Fantastic” originario della Romania ma vissuto in Belgio per 20 anni e venduto per 500.000 euro!

    A questo proposito mi dice che i paesi più appassionati a questa attività sono il Belgio e l’Olanda, ma non distanti anche la Cina e la Polonia.

    Ogni 3 anni ci sono le Olimpiadi: le prossime potrebbero essere in Sud Africa.

    E’ una passione che può avere anche dei costi non indifferenti che però vengono compensati parzialmente con la vendita di buoni soggetti.

    Quando gli chiedo se ci sono anche personaggi famosi che si dedicano a questo sport mi rammenta Mike Tyson in U.S.A. e la Regina Elisabetta in Inghilterra.

    Enrico dedica circa 3 ore al giorno alla sua colombaia e alle attività connesse. È infatti incaricato dalla Federazione Italiana che conta circa 3.000 soci, per le varie attività in Italia e all’estero. Ricordo che l’impegno giornaliero è per 365 giorni all’anno, come minimo: non è infatti possibile spengere Colombaia e Colombi come si fa con un televisore.

    A dimostrazione del suo esemplare e proficuo impegno mi da la notizia che nei giorni 5 e 6 Gennaio 2018 si terrà presso Centro Fiere del Madonnino una esposizione a cura della FEDERAZIONE COLOMBOFILA ITALIANA con la presenza di circa 300 capi!

    CONSIDERAZIONI FINALI

    Oggi, con i nostri sofisticati sistemi di comunicazione, che ci permettono di inviare istantaneamente messaggi in qualunque parte del mondo, è molto difficile pensare che, in passato, l’uso del piccione viaggiatore fosse uno dei metodi più veloci per comunicare. Tuttavia, invece, dobbiamo molto all’abilità di questi uccelli che per secoli hanno viaggiato su lunghe distanze per trasportare messaggi che davano speranza.

    Storicamente è dimostrata l’esistenza di uno scambio di messaggi tramite piccioni viaggiatori fin dal 2.800 a. C.

    Il loro utilizzo non è esclusivo della storia classica:. Durante la Prima Guerra mondiale fu un vero privilegio avere a disposizione questi amici pennuti, e anche durante la Seconda Guerra mondiale sono stati usati per evitare che le conversazioni venissero intercettate.

    Alcuni eserciti moderni continuano ad addestrare i piccioni viaggiatori, allo scopo di contare su un piano di emergenza in caso di conflitto militare che provochi un collasso dei moderni sistemi di comunicazione.

    Si può tranquillamente dire che questo “SPORT” è anche e soprattutto cultura, saggezza e civiltà con dei benefici più che evidente anche al giorno d’oggi.

    A questo punto una domanda: chi dopo Franco Bernasconi, Silvestro Galli e oggi Enrico Galli, chi CONTINUERA’ questa nobile arte nel nostro paese?

    Ragazzi e ragazze fatevi sotto! Avete in Enrico un maestro che può trasmettervi questa nobile attività! Non fatevi scappare l’occasione!
    Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

  2. Granocchiaio ha detto:

    Con un nome così non c’è pericolo di passare inosservato. Specie quando si viene presentati a nuove persone. A me è capitato spesso che dopo averlo presentato mi venisse chiesto, magari sottovoce e a parte: ma qual è il suo vero nome? Torero! Rispondevo io, al che segue seguiva l’inevitabile: Torero, Torero, olè!

    Con un babbo che si chiama LUGANO, non è poi così inaspettato che la prima figlia si chiami VOLGA e il secondo TORERO, appunto!

    Così come il suo nome Torero veramente come persona è più UNICO CHE RARO!

    Se non ci fossero altri cento aspetti ne basterebbe uno a renderlo tale!

    Il paese di Braccagni è stato a partire dal dopoguerra in maggioranza politicamente ROSSO, molto ROSSO direi. Dovrebbe essere noto che il ROSSO sia soprattutto verace e inflessibile nemico del NERO. Solo i ROSSI però professavano apertamente e vistosamente la loro ROSSA fede. Zitti e boncitti tutti gli altri, o giù di li. L’unico che si è sempre professato NERO, ma NERO che più nero non si può, è stato TORERO. Questo almeno all’apparenza. L’ha fatto sempre con il sorriso sulla faccia. Quando entrava qualcuno al forno notoriamente tendente al ROSSO non gli mancava il rosario che Torero riservava a questi clienti. Ti saluto sovietico compagno, tanto a me di te e di tutti i tuoi compagni, non me e frega niente (versione edulcorata). Ma la battuta poteva essere anche più colorita e pesante. Sempre ovviamente con i sorriso sulla faccia.

    Con questo sistema si permetteva di gridare ai quattro venti i suoi epiteti e tutti rispondevano con altrettanto sorriso, magari mandandolo bonariamente a quel paese. Tutto questo faceva pensare ad una versione maremmana degli epici scontri tra Peppone e Don Camillo!

    Ma ci fu un episodio che forse superò ogni precedente. Nelle elezioni del 1976 il Partito Comunista Italiano guidato da Enrico Berlinguer fece un eccezionale balzo in avanti giungendo al 34,37% con un impetuoso balzo del +7, 22% , guadagnando + 49 deputati alla Camera e + 25 al Senato

    Mentre la DC si fermò al 38,71% con un minimo aumento dello 0,05% perdendo però – 4 seggi alla Camera e invariato al Senato.

    Alla proclamazione di questi risultati vi fu festa grande in tutto il paese, simile alla vittoria del Campionato del Mondo di Calcio che doveva avvenire qualche anno dopo nel 1982.

    Macchine che scorrazzavano per il paese sventolando bandiere rosse e suonando clacson con grida e canti di gioia. Il clou avvenne con una festa popolare nella Pergola del Tavarnesi. Era una cosa semplice per festeggiare e condividere la gioia del risultato con tutta la popolazione. Specie quella rossa ovviamente. La Pergola del Tavarnesi era piena all’inverosimile. Bandiere rosse, baci ed abbracci, finchè non arrivò lui, Torero in persona con una enorme cesta piena di schiaccine! Ovviamente tutti gli si fecero intorno per prenderlo in giro e lui reagì da vero fuoriclasse: con uno smagliante sorriso sulla faccia tuonò il solito ritornello contro di loro cercando di gridare più forte di tutti gli altri! Che ovviamente erano felici per conto loro e più felici ancora perchè festeggiavano proprio davanti a lui! Mitico! Felice di aver vissuto di persona questo incredibile avvenimento. Quando stava andando via gli chiesi se le schiaccine fossero state un suo omaggio, e lui mi rispose: ma che sei scemo?

    Torero io l’ho conosciuto quando ancora ragazzetto portava il pane alla fattoria degli Acquisti con la sua Vespa. Si era negli anni ’50 e il pane fatto nel forno di casa una volta alla settimana, di solito il venerdì, iniziò il suo tramonto. Allora la strada delle Gerlette non era asfaltata, ma solo in terra battuta, senza ghiaia o ghiaino, per cui d’inverno erano ruotate e pozze d’acqua e d’estate profonde ruotate di mota secca e dura. Se prendevi un ruotata con un motorino erano guai: a me capitò guidando un triciclo tipo Ape, cioè a 3 ruote, e una volta preso mi portò direttamente nella fossa laterale.

    Qualcosa di simile capitò anche a Torero. Cadde, e se la vide davvero brutta. Fu ricoverato alla clinica Francini/Fiornovelli. Il primo a soccorrerlo fu Gilberto Cencini, detto il CENCIO, che doveva poi divenire suo consuocero.

    Torero era un poco più grande di me, ma nell’età dell’adolescenza quattro anni ti fanno di un’altra generazione. Fu molto fortunato perché poté disporre all’epoca di un’auto tutta sua subito, cioè appena in età di patente. E ne avute anche di belle! Ricordo una smagliante Giulia dall’inconfondibile suono Alfa! Avere l’auto a quei tempi voleva dire tanto, anzi parecchio! Successe addirittura anche a me quanto a diciotto anni potei contare sulla Fiat 1100 familiare di mio babbo: tra gli amici ero l’unico ad averla e quindi quando si partiva, si andava con la mia. Torero aveva fama di essere un amante del gentil sesso, quelli che talvolta vengono chiamati donnaioli. Sarà stato il suo fascino, saranno state le sue auto, fatto stà che insomma aveva un notevole successo con le donne. Ma non ci siamo mai trovati sul campo perché, come già detto, apparteneva ad un’altra generazione.

    Frequentatore a vario titolo della clinica Francini/Fiornovelli, vi conosce Lidia Pellegrini che diverrà poi sua moglie e ovviamente metterà fine alla sua carriere di viveur. Lidia sarà per lui moglie e marito, passerà una intera vita nel panificio diventandone in pratica la factotum. Si sposano nel 1968 e nello stesso anno realizza uno dei suoi sogni della vita acquistando il magnifico podere Santa Lucia dall’amministrazione Guicciardini Corsi Salviati. Lucia sarà anche il nome della esuberante ed eclettica figlia.

    Santa Lucia diventa il paradiso di casa Mariani. Ci tiene il cavallo Achille, sua grande passione, e sistema l’ambiente per accogliere ospiti e per farci assieme dei mitici Lunedì di Pasqua. Questo fa si che l’appuntamento divenga un appuntamento MUST, un’occasione a cui non si può mancare. E di amici ce ne vengano sempre tanti. A Santa Lucia ci organizzerà anche il favoloso pranzo di matrimonio di Lucia e Fabrizio Cencini, con l’allestimento di una Tendopoli degna di uno Scià della Maremma.

    Il lavoro del forno progredisce anche per l’impegno completo e totale di Lidia e di Fabrizio. Il tempo passa e Torero e signora diventano nonni abbastanza presto, molto prima della fine del secolo scorso Lucia regala loro i nipoti Guendalina e Guglielmo. I quali per non essere da meno attorno ai 20 anni gli regalano loro il grado di bisnonni!

    Infine, anche alla luce di questi soli dettagli, si può tranquillamente sostenere che la coppia Torero e Lidia appartengano ormai al grado di MITICI PERSONAGGI DEL BRACCAGNI.

    Roberto Tonini 7 Ottobre 2017

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