16 SETTEMBRE 2018 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B MARCO 8,27-35 Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi attorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: ” La gente chi dice che io sia?”.

16  SETTEMBRE  2018

 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

MARCO 8,27-35

Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi attorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: ” La gente chi dice che io sia?”. Ed essi  gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti”,. Ed egli domandava loro:” Ma voi chi dite che io sia?”.Pietro gli rispose : “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare con alcuno. E cominciò a insegnare loro che il figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venne ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimprovero Pietro e disse:” Va’, dietro a me, Satana! Perchè tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchè chi vuol salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

                                                                              (DAL VANGELO)

                                                                                   

Un noto commentatore di questo brano ha scritto che “Pietro a nome di tutti i cristiani, si ribella a questo mistero di Cristo”, e che “Gesù lo bolla col nome di Satana, il tentatore”.

La tentazione cui Pietro soccombe (rifiutare la realtà della Croce), è la stessa cui Gesù ha vittoriosamente resistito, quella, cioè, di cambiare il disegno del Padre, dato che resta sempre vero che la parola della Croce è follia per chi pensa, come gli uomini che non pensano secondo Dio.

Ecco perchè Satana, cacciato così perentoriamente dal Signore, tenta molto spesso a riprendere il posto tra i discepoli e tra i cristiani.

La Croce di Gesù doveva sembrare alla civiltà greca una stoltezza barbarica: e ad un cittadino della Roma imperiale, una esecrabile infamia; mentre ad un Ebreo, una maledizione di Dio.

Ma anche ai cristiani, talora, la croce è apparsa scandalosa, sconveniente, stolta, scomoda tanto è vero che ben presto si è cercato, praticamente, di metterla da parte.

Nel brano del Vangelo troviamo una domanda ben precisa: “La gente chi dice che io sia?

Domanda che trova spiazzati tutti i suoi discepoli. In verità nessuno se l’aspettava.

Interrogativo carico di teologia.

Oggi, cosa dice la gente di Gesù? E, cioè, in quale Cristo crediamo, quale Cristo fa comodo, quale Cristo predichiamo, imitiamo, attualizziamo. Corriamo il rischio di avere tanti Gesù Cristo fatti a nostra misura.

Mentre il Cristo è uno solo: Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, che per noi è morto e risorto, dandoci la vita. E’ il Cristo del Golgota, il   glorioso, il Cristo ricco di umanità. E’ il Cristo che noi dobbiamo imitare in questo nostro tempo inquieto.

E’ il Cristo delle Beatitudini, il Cristo che dobbiamo incarnare nella vita di ogni giorno. Essere di Cristo vuol dire prendere la sua croce e seguirlo.

Certo: Prendere la Croce! E’ questo un discorso duro, difficile a comprendere, ma il cristiano sa che solo nella croce gloriosa di Cristo c’è salvezza. Non c’è altra strada.

Di questa verità sublime, siamo tutti coscienti e tutti corresponsabili nell’annuncio e nella testimonianza.

Non è stolto e sterile masochismo, quanto affermato, è la logica della “follia” della croce che oggi l’Evangelista Marco, ci presenta con forza.

Buona Domenica

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9 SETTEMBRE 2018

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

MARCO 7,31-37

“Di ritorno dalla regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea, in pieno territorio della Decapoli.

E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardandolo, quindi, verso il cielo emise un sospiro e disse: “Effatà”, cioè ” apriti”! E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più Egli lo raccomandava, e più essi ne palavano e, pieni di stupore dicevano:” Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti.”

    (Dal  Vangelo)

L’evangelista Marco, nel riferirci questo miracolo, intende dare ad esso un significato teologico particolare: il sordomuto che non può parlare, perchè” ha orecchi e non ode” raffigura i Discepoli di Pietro i quali  profilano già la comunità cristiana; non riescono ancora a vedere e aparlare se Cristo, non apre loro gli occhi e le orecchie.

Solo allora, così guariti dalla sordità e dalla cecità, saranno in grado di professare e comprendere la loro fede.

Questa era la situazione nella Chiesa di Marco, ma è emblematica anche per la Chiesa di oggi e per i cristiani che la compongono.

E’ importante la connessione tra” udire e parlare”. Solo chi è guarito nell’udito, può ascoltare, può anche parlare. Ma tra l’udire e il parlare ciò che è determinante è il dono del suo Spirito. Diversamente, ciò che si ascolta è semplice lettera che” uccide” e non ” spirito che” vivifica”.

L’uomo è il suo linguaggio.

Un suggestivo detto latino afferma: ” Imago animi semo est. Qualis vita, talis oratio”.( Il linguaggio è specchio dell’anima: quale è la vita , tale è il linguaggio).

L’uomo è nel suo linguaggio di fede, che  si costituisce come credente. Ecco allora l’assoluta necessità dell’ascolto della  Parola, dato che la Comunità Cristiana nasce, si nutre, si fa Parola.

La Chiesa infatti è generata dalla Parola, basterebbe notare i riferimenti che questo miracolo ha con il rito del Battesimo.

La Chiesa  si nutre della Parola; per questo è in primo luogo, ascolto (così come Maria di Nazareth e Maria di Betania).

Ha bisogno di essere continuamente risanata dal Signore circa la sua capacità di percezione. La parola magica del Vangelo è quella di oggi pronunziata da Gesù: EFFATA’= APRITI e tutto il resto è solo conseguente.

E’ un Battesimo faticoso, questa immersione quotidiana nel fonte dello Spirito.

E’ duro questo permettere al dito di “DIO” di conficcarsi nelle nostre orecchie.

La Chiesa, che si fa Parola emette vibrazioni corrette di ciò che lo Spirito suggerisce, così la preghiera, lo stupore, la meraviglia, la lode, la riconoscenza= l’Eucarestia, appunto.

Terminiamo con una provocazione finale di Marco, raccolta da San Cirillo:

Eri chiamato Catecumeno”ed eri come avvolto da un suono che riecheggiava esteriormente; udivi la speranza ma senza contemplarla.

Udivi i misteri, ma senza intenderli.

Udivi le SCRITTURE, ma senza comprenderne la profondità.

Quel suono, ora non ti avvolge più , ma  riecheggia dentro di te, poichè lo Spirito, dimorando in te, fa della tua mente una DIMORA DIVINA.

Buona Domenica

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2  SETTEMBRE 2018

 XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  B

 Marco 7,1 – 23

 “Molti Giudei, Farisei, Scribi si riunirono attorno a Gesù, avendo notato che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani non lavate. Interrogarono Gesù perchè costoro non si comportavano secondo la tradizione degli Antichi… Gesù disse loro: ” Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini

Non c’è nulla al di fuori dell’uomo che possa contaminarlo: sono invece le cose che escono dall’uomo a condannarlo: impurità, furti, omicidi, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Dal cuore degli uomini, infatti, escono le intenzioni cattive”.

(Dal Vangelo)

Il tema di questa domenica lo evidenziano le letture: è quello dell’insanabile contrasto tra un’adesione formale alla Legge, alla Parola di Dio e un’adesione vitale, interiore, salda e profonda.

E’ tema quanto mai attuale in un mondo, quale è il nostro, che ritiene fondamentale l’essere legge e norma a se stessi. L’enfasi dei suoi diritti, sulla sua assoluta libertà di scelta, della norma.

E questa pretesa aleggia nell’Antico e purtroppo nell’era del Nuovo Testamento.

E’ facile la tentazione di restringere il contenuto delle letture di oggi ad un  passato e ad una situazione che non ci riguarda.  Ma non si fa abbastanza attenzione al fatto che anche oggi nella stessa Chiesa, si può creare la stessa situazione di ipocrisia, sia collettiva, che individuale.

Essere degli osservanti esatti e impeccabili dei precetti ma, vuoti d’interiorità.

La Parola di Dio ci indica quale dev’essere l’atteggiamento del credente dinanzi alla legge del Signore.

Gesù denuncia tutte le deviazioni di una falsa religiosità. Anzitutto Egli intende superare il vuoto legalismo degli Scribi e dei Farisei.  Allontando il tema della Legge, ribalta la prospettiva estrinseca e introduce un nuovo criterio di valutazione della purezza:”Non ciò che entra nell’uomo, ma ciò che esce dall’uomo è fonte d’impurità”.

 La genesi del bene e del male risiede nell’interiorità dell’uomo, nella sua decisione libera e cosciente dinanzi al Creatore.

“Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore dell’uomo, escono le intenzioni cattive…Vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo”. ” Il cuore” è il luogo della decisione e della scelta,  è la “coscienza”, è la profondità e la verità della persona.

Nella persona maturano e naufragano le possibilità e le potenzialità dei beni presenti nell’uomo.

Non serve, quindi, concentrare l’attenzione sulla distinzione fra cibi puri e impuri evitare persone “immonde”l’osservanza di abluzioni purificatrici. Il valore morale risiede nel “cuore”, è qui che la legge di Dio viene accolta e respinta.

 

Gesù porta avanti la linea dei Profeti e le dà compimento: annuncia e comunica un “cuore nuovo” già profetizzato dal profeta Ezechiele. E proclama: “Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio”.

 E come postilla, la lettera di Giacomo che  sintetizza,” la religione pura e senza macchia davanti a Dio in due punti:

” Interessarsi dei deboli per soccorrerli nei loro bisogni “;

 “Conservarsi puri da questo mondo”.

Buona Domenica

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Mosè e le Tavole

 26 AGOSTO 2018

XXI  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

 GIOVANNI 6,60 – 69

 “Molti Discepoli, dopo aver ascoltato dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”

Gesù conoscendo dentro di sè che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: ” Questo vi scandalizza..? Vi sono tra di voi  che non credono”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai dodici:”Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il santo di Dio”.

                                                                 (Dal Vangelo)

Dopo un limpido discorso tenuto da Gesù ai discepoli e alle folle, affamate di pane materiale per il corpo, ma indisposte a desiderare di nutrire lo spirito, diventa  più che giustificata la  drastica richiesta da parte di Gesù: “Volete andarvene?

Sono molti quelli che non se la sentono, e  lo abbandonano. Pensano che ciò che ha detto di se stesso è troppo! Restano increduli! Ma Gesù si è abbastanza rivelato! E questo era lo scopo del discorso.

La liturgia di oggi traccia per i credenti una vera e propria mappa! ” Ci sono, infatti, due interrogativi quello di Giosuè, successore di Mosè,  e uno di Gesù. 

Giosuè  rivolge al popolo la domanda: “Volete servire gli idoli o il nostro  Dio liberatore dalla schiavitù dell’Egitto? E’ Costui il nostro Dio. Lungi da noi abbandonare il Signore per servire altri dei.

E Gesù, ai discepoli rimasti con lui, “Io sono il pane…Chi non mangia di me non ha la vita”, scorge i titubanti e perciò aggiunge: “Volete andarvene?

 

Ma Pietro, con la prontezza un po’ irruenta che lo caratterizza, risponde per tutti:” Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna! Noi abbiamo creduto e conosciuto”.

E’ l’essenza di una fede incondizionata.

Purtroppo la situazione non è diversa neppure per l’uomo di oggi. Non è facile superare le apparenze, l’immediato e, guardare Gesù con l’occhio della fede. Non è facile accettare che la ” vita” può venire solo da lui.

E’ una scelta radicale quella richiesta da Gesù. dato che comporta la decisione per il Dio vivente ed esigente contro gli idoli morti e comodi.

Emblematica, in questo senso, è anche la prima lettura della Messa  verso biblico che non ha un significato “servile”, ma indica l’aderire libero, gioioso al progetto divino; così come la Madonna si dichiara:” serva del Signore” vuole significare: seguire il cammino indicato da Dio, amarlo con tutte le forze: credere in Lui.

O con Cristo, o contro di Lui. Il cristianesimo è stato sempre così. Il discorso sembra duro ma Cristo non ha mai pensato di scendere a compromessi con i benpensanti.

Noi ci culliamo nella nostra “…mediocrità” e Cristo, invece, ci chiede di ascendere.

Non basta vivere. Occorre una ragione per vivere. Non si vive senza impegnarci in maniera totale.

Se c’è una cosa che a un cristiano non si può perdonare è la mediocrità, e Goethe ci dice che :” Non meraviglia se tutti più o meno ci compiacciamo della mediocrità perchè ci lascia in pace”.

Per concludere:

Alla frontiera di Cafarnao, siamo tutti presenti: credenti e increduli, con la  nostra libertà, strumento fondamentale, affascinante e terribile; Gesù, infatti, ci ha ricordato che sarà il Padre stesso a tenerci per mano quando il guado di Cafarnao sembra troppo impervio e ci può rinascere il desiderio di tirarci indietro, è allora che dobbiamo gridare con Pietro: ” Solo Tu hai parole di vita eterna!

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19 AGOSTO 2018

 XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

GIOVANNI 6,51-58

“Gesù disse alla folla: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda…Questo è il pane disceso dal cielo, non come questo che mangiarono  i vostri padri e morirono.

Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

                                                                  (Dal Vangelo)

Da qualche domenica( come avrete potuto notare ) è stato sospeso il Vangelo di Marco e sostituito con il Cap, VI del Vangelo di S. Giovanni che verrà concluso alla prossima domenica.

Il Cap. VI ci ha voluto fare riflettere e presentare al mondo, Gesù, nutrimento all’uomo per raggiungere la vita divina nella vita presente e in quella futura.

I versetti di S. Giovanni da riflettere in questa domenica, sono l’invito ” più scandaloso” proponendoci  unità e intimità con Dio che sia mai stata data all’uomo: ” Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita divina in questa e nell’altra vita”.

Giustamente l’Evangelista si preoccupa dell’autenticità della celebrazione dell’Eucarestia, minacciata da chi ne fa un rito semi-magico, trascurando il rapporto personale con il Signore e l’ascolto della sua esigente parola, e, da chi ne fa una esaltazione sentimentale, dimenticandosi che si tratta della “Carne e del Sangue del Martire Divino”, dietro al quale, bisogna camminare portando la Croce.

E’ certo che uno degli aspetti principali della istituzione dell’Eucarestia, è senz’altro il suo collegamento che Gesù ebbe con i peccatori, per cui quei pasti, nel loro contenuto e nelle loro intenzioni, debbono rinascere come istanze di verifica delle nostre celebrazioni eucaristiche compiute con la stessa convinzione e volontà di Gesù.

Essi, pasti, erano innanzitutto riconciliazione con Dio, dei peccatori reali, irregolari, sbandati, impuri e scomunicati; venivano ammessi ad un pasto che Gesù……………come comunione con Dio, mediante la sua presenza.

Solo in questa condizione , diventerà evidente che quel Pane e quel Vino che celebriamo come Corpo do Cristo e cibo vero, cioè, completo che viene incontro a tutta la fame umana.

Essa, celebrazione, dovrebbe essere, anzitutto, un’azione del Sacerdote, dove il nome di Dio riacquista tutta la forza del suo fascino che consiste nell’essere: AMORE! che solidarizza, perdona, cerca appassionatamente la salvezza di chiunque.

Luogo dove è reso possibile il primo e grande Comandamento, giacché ” molto ama colui al quale molto è perdonato”.

L’Eucarestia, celebrata con immedesimazione, dovrebbe essere” sempre” un’assemblea dalla quale tutti gli sbandati, gli irregolari, gli scomunicati in mille forme e posizioni  vengono, dopo il riconoscimento dei propri errori, riammessi nella Comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

COME COROLLARIO:

“Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. S’avvicini, creda, entri a far parte del corpo e sarà vivificato”. ( S. AGOSTINO)

Buona Domenica

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15  AGOSTO  2018
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA / BLuca 1,39-55“In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me..?E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!”
(Dal Vangelo)La glorificazione di Maria in corpo ed anima è l’oggetto della festa odierna.
I Documenti della Chiesa affermano sostanzialmente che Maria è passata oltre la morte, nella sua interezza spirituale e Corporea.Fatto, questo, che può avere due chiavi di lettura, una fa dell’Assunzione di Maria, un” privilegio”, un caso unico: sopravvivenza dell’elemento di fronte al disfacimento di tutti, come eccezionalità nei riguardi di Maria.
L’altra, che vede nell’Assunzione un fatto non unico,  non eccezionale, ma una” esemplificazione” per cui, ciò che è avvenuto in Maria, avverrà anche per tutti i santi.Nell’uomo, infatti, esiste un corpo spiritualizzato e uno spirito corporizzato e, i due elementi , non possono essere separati.Un po’ come nella crisalide e la farfalla rispetto al bozzolo; o un po’ come la nascita di un bambino; abbandona la matrice che si è fatta soffocante e irrompe in un mondo nuovo, nell’aria libera, lo spazio, la luce e l’amore.Nell’Assunzione di Maria, troviamo una prospettiva, indubbiamente più suggestiva. Lei diventa uno specchio nel quale, la nostra sorte, perde i lineamenti sconfortanti della fine, per acquistare quelli sereni del transito di una nascita.
Ecco perchè le più grandi menti musicali di questo mondo iniziando dal gregoriano, il “magnificat” viene armonizzato da Monteverdi, Bach, Vivaldi e tanti altri.Le espressioni del Magnificat esprimono lucidamente la fede che esulta per la misericordia di Dio che si estende, di generazione in generazione in coloro che lo temono.Maria è una figura unica. In Lei, nella sua storia concreta si è espressa l’accoglienza valida per tutta l’umanità, del dono della salvezza che Dio ci offre in Gesù.A lei fanno capo tutti coloro che Dio ha chiamato a far parte della nuova, più vasta alleanza e, cioè, tutti quelli che, anche se non esprimono un’adesione esplicita alla Comunità della Chiesa, conformano però la loro vita ai moti dello spirito e si lasciano conquistare, dalla fraternità con Cristo verso la paternità di Dio.
In tal senso Maria è “Arca dell’Alleanza” in quanto segno di una nuova inabitazione di Dio col suo popolo.Meditare e rendere grazie per il mistero dell’Assunzione di Maria, vuol dire, per noi, contemplare la Redenzione dell’intera umanità, pienamente attuata per i meriti del Figlio, Gesù, insieme alla totale disponibilità di una sì grande Madre, Maria.BUON FERRAGOSTO
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12 Agosto 2018

 XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

I Giudei mormoravano di lui perchè aveva detto:” Io sono il pane  disceso dal cielo.” E dicevano:” Non è costui il Figlio di Giuseppe? Come può dire: Sono disceso dal cielo?”

Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi…Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna del deserto e sono morti! Questo è il pane disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo”.

                                                                                 (Dal Vangelo)

Nelle letture della Domenica, abbiamo un parallelo molto significativo con la prima lettura della Messa, formulata dal verbo“mormorare”, verbo      “rifiuto” dell’incredulità di Israele.

Il capitolo VI che stiamo trattando da qualche Domenica, non ha la caratteristica di una Omelia, è, infatti un dibattito, una discussione di domande e risposte ed è questo, che gli dà vivacità.

Interlocutori sono la folla, poi i Giudei e infine i Discepoli. Tutti costoro pongono domande., non comprendono, o comprendono in modo superficiale e, si scandalizzano.

Gesù reagisce con fermezza a queste loro obiezioni. E più la loro fede appare fragile e contraddittoria, più la rivelazione di Gesù si fa profonda e decisa.

Accanto alla verità di Gesù, il discorso sviluppa la verità del discepolo che riconosce l’origine di Gesù e il suo significato di salvezza, e, di conseguenza accoglie e condivide.

Ma ambedue le dimensioni del discepolato: L’accoglienza e la condivisione, sono per l’uomo un discorso duro.

L’Evangelista Giovanni è molto attento a scoprire le ragioni di questa durezza, le radici del rifiuto e dell’incredulità.

L’Eucarestia è” la pietra di scandalo”, è lo spartiacque tra il vero o falso discepolo. La prima ragione del rifiuto è che, il “pane” che è Gesù e che le folle cercano, va oltre la misura di salvezza che l’uomo pretende per sè;il primo ostacolo all’accettazione del mistero di Gesù è la ricerca di sè.

Le folle rifiutano il pane che Gesù offre, perchè cercano se stesse. 

Per aprirsi a Cristo occorre, invece, accettare un dono che viene da Dio, sulla sua misura occorre rigenerarsi.

La seconda ragione è che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono presenti sotto apparenze comuni e quotidiane: Il figlio di Giuseppe e, nell’Eucarestia, il pane e il vino.

I Giudei sognavano una presenza divina- prodigiosa,  gloriosa e risolutrice; e hanno provato, scartandola, di fronte al divino presente, qui ed ora, nella umiltà della carne.

E’ il paradosso dell’Incarnazione: La GLORIA DI DIO, PRESENTE NELLA DEBOLEZZA DELLA CARNE.

La terza ragione: è la paura che l’uomo prova di fronte all’invito di mangiare la sua carne e bere il suo sangue.

E’ questo il discorso duro che i Discepoli non comprendono.

E infatti ” mangiare e bere” non significano accogliere la presenza di Cristo e il suo dono d’amore, ma porsi in sintonia con quel dono e PROLUNGARLO!

Buona Domenica

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5 AGOSTO 2018

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Giovanni 6,24-35

“Quando, dunque la folla vide che Gesù non era più là…salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù…Allora gli dissero: “Quale segno tu fai perchè vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.

Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane del cielo, quello vero,; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

                                    ( Dal Vangelo)

La lettura del capitolo VI, riprende la descrizione della folla che si raccoglie intorno al Maestro per capire più a fondo l’ operato di Gesù.

E la risposta di Gesù ripropone in maniera esplicita il significato del segno del pane moltiplicato.

Inizia con un rimprovero alla gente che si è limitata a mangiare i pani senza capirne la finalità e invita la folla, in modo perentorio a cercare quel cibo che non perisce, che dura per la vita eterna e che Egli solo può dare.

Nell’uomo c’è la dimensione eterna che ha bisogno di essere alimentata.

  1. Paolo ci esorta ad abbandonare la condotta di prima; la vita è novità: il respiro, il battito del cuore, il succedersi dei giorni e delle stagioni, l’età della nostra vita, gli avvenimenti della storia. Tutto è cambiamento tutto è movimento, perciò l’invito ” a deporre l’uomo vecchio che è in noi e a rinnovarci nello spirito, rivestendo l’uomo nuovo”.

La vita eterna si nutre quaggiù, non dopo la morte. La vita è una sola, e ciò vuol dire che, alimentando lo spirito nutriamo con il pane della vita ,  (L’Eucarestia), la vita eterna che è in ogni persona.

“Non è stato Mosè che ha dato il pane dal cielo”, risponde Gesù agli interroganti, “ma il Padre mio…infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo.”

Nutre per la vita eterna tutto quello che arricchisce lo spirito; fa accrescere e affina la coscienza, spinge al bene; apre il cuore verso un amore onnicomprensivo.

Manca un pane specifico: tale, non era la manna. Ora è arrivato: “IO SONO IL PANE DELLA VITA”. CHI VIENE  A ME… non avrà più fame,  chi crede in me non avrà più sete”.

La folla comprese questo invito di Gesù e gridò: “Dacci sempre questo pane”.

L’Eucarestia deve essere il cuore delle nostre giornate, perchè è il centro di ogni attività dello spirito.

Senza questo pane la nostra vita cristiana non ha senso.

Terminiamo con quanto ci esorta San Ambrogio:

” TUTTO ABBIAMO IN CRISTO, TUTTO  E’ CRISTO PER NOI.

Se vuoi curare le tue ferite, egli è il medico.

Se sei ardente di febbre, egli è fontana.

Se sei oppresso dall’ingiustizia, egli è giustizia.

Se hai bisogno di aiuto, egli è la vita

<se temi la morte, egli è la vita.

Se desideri il cielo, egli è la via…”.

QUI LA SORGENTE DELLA NOSTRA ESISTENZA.

Buona Domenica

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29 LUGLIO 2018

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

GIOVANNI 6, 1-15

Era vicina la Pasqua, Gesù vide che una gran folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perchè costoro abbiano da mangiare? Disse allora uno AQ dei Discepoli, Andrea: “C’è un ragazzo che ha cinque pani di orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Ma Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che erano seduti. Poi, quando furono saziati, disse: “Raccogliete i pezzi dei cinque pani d’orzo avanzati”; coloro che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto disse: “Questi è davvero il profeta  che deve venire nel mondo”!

                                                              ( Vangelo)

La vita umana ha, da Dio, il felice destino di vivere “eternamente insieme” al suo Dio che lo ha creato.

La sua vita è nutrita da due elementi: il pane materiale che nutre  il corpo durante la sua esistenza terrena e il “Corpo di Cristo” che nutre lo spirito preparandolo alla vita senza fine insieme al suo Dio.

Il Vangelo odierno ci presenta il miracolo del pane che tratto “dalla Madre terra” assume ciò di cui ha bisogno il nostro fisico materiale.

Di questo pane tutta l’umanità potrebbe saziarsi se l’essere umano non fosse perverso ed egoista, se le tonnellate di rifiuti cessassero di essere gettate in mare o nelle discariche.

E è “tutto pane” che riuscirebbe a sfamare, a nutrire l’esigenza dei nostri fratelli in tutto il mondo.

Di fronte a questa tragedia, prendiamo, come esemplificazione l’atteggiamento di Gesù descritto nel Vangelo: Gesù si commosse nel notare così tanta gente che per vederlo e ascoltarlo si era dimenticata di fornirsi di qualcosa da mangiare. E Gesù ordina ai discepoli di provvedere.

Un ragazzo ha “cinque pani d’orzo e due pesci”, ma cos’è questo per tanta gente?

Gesù, dopo che la gente l’ha visto ed ascoltato, non vuole rimandare a casa le oltre cinquemila persone senza mangiare perchè la fatica avrebbe potuto causare dei danni alla loro salute.

Ordina, pertanto, di cominciare a distribuire “quel poco “che c’era; ma i discepoli si  accorsero che quel poco non finiva più.

Così tutti furono saziati.

Alla fine Gesù ordina di raccogliere i pezzi avanzati dei cinque pani d’orzo perchè nulla vada perduto”.

Lezione opportuna per noi” spreconi”.

Un’altra considerazione della scena narrata. Io penso che a Gesù sia venuto in mente un altro progetto, e cioè, non era sufficiente per l’umanità l’essere nutrita soltanto materialmente. Occorreva un altro tipo di alimento che potesse soddisfare anche lo spirito della persona , diversamente, l’essere umano durante il percorso della sua vita avrebbe perso  lo scopo, la finalità  della sua esistenza, non avendo più la percezione completa del suo essere.

E, non ci viene di pensare che Gesù , dalla scena della gente che dimentica persino il pane, per poterlo vedere ed ascoltare, progetti “quell’ultima Cena” per donare tutto se stesso con lo scopo di nutrire l’umanità fino alla fine del tempo?

E’ L’EUCARESTIA! NON è, infatti, il secondo elemento donato dal grande amore che sgorga dal Cuore di Cristo, per nutrire la vita spirituale dell’uomo affinchè non perisca, nel suo cammino sulla terra, ma abbia la vita senza fine in seno a Dio?

Sappiamo che l’uomo potrà morire secondo ciò che in lui è terreno, perdere, cioè, la vita nutrita dal pane della terra ma non può morire secondo ciò che in lui è spirito. “IO SONO LA VITA , dice Gesù, IO SONO LA RISURREZIONE, CHI VIVE IN ME, VIVRA’ IN ETERNO!

Buona Domenica

don luigi corsi

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22 LUGLIO 2018

 XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 5,30-39

“Gli Apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed Egli disse loro:”Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po”. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città incominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando vide molta folla e si commosse per loro, perchè erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose”.

                                                ( Dal Vangelo)

In questo tempo di vacanza, dovremmo fare nostro il consiglio di un vecchio Eremita: “Fuge – tace – quiesce“= Via dalla confusione; rilassati nel verde e nel silenzio.

Può succedere, infatti, di impegnarsi a fare le cose del Signore, dimenticando il Signore delle cose.

Certo, in questo periodo di vacanza, di riposo dovremmo impegnarci sì ad incontrare la natura, il mare, la montagna; ma anche, a fare un po’ di posto a Dio che ci ha donato tutte queste cose belle.

Risuona opportuno l’invito premuroso che troviamo nel Vangelo della Domenica odierna rivolto ai discepoli: ” Venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un poco”.

Il Vangelo, infatti, presenta  anche un’altra scena: il coinvolgimento della folla verso la quale Gesù si commuove, vedendola come un gregge senza pastore.

La folla, cioè la quotidianità con i suoi problemi, con le sue esigenze, con le sue amarezze.

E Gesù che deve rinunciare alla silenziosa solitudine perchè vede le lacrime sulla faccia della gente che lo cerca; sente i loro lamenti, intuisce il vuoto interiore che essi sperimentano proprio perchè non hanno pastori che li sappiano illuminare, sostenere e guidare.

E allora Egli si commuove, si lascia di nuovo avvolgere dall’abbraccio della folla che è un gregge disperso e sfruttato.

Una domanda: Chi sono questi pastori, di tutti i tempi? Solo Vescovi e Sacerdoti?

Anche se è enorme la loro responsabilità e non scusabile, pensiamo anche ai cristiani, che secondo il proprio ruolo, non hanno qualcosa da scusarsi?

La via indicata da Gesù, che clero e fedeli dovrebbero seguire, è la sola aperta a un futuro di speranza.

E’ il Cammino dell’Esodo che ha come unica garanzia la Parola di Dio e trova sostegno nel pane che Dio dona.

Se vissuto con serio impegno e gioiosa fiducia, questo cammino porterà la Chiesa ad essere un ” segno” per il nostro mondo, indicherà quali le strade da percorrere, per uscire da una condizione umana sempre più intollerante.

La Chiesa, però, non deve dimenticare che questo cammino passa sempre per la Croce di Cristo.

Due detti da riflettere in vacanza:

 1° “L’uomo che si agita troppo, senza mai pregare, fa scoppiare di risate gli Angeli”. ( Shakespeare).

 2° “Se amiamo la vita, non dissipiamo gli istanti di cui è fatta”. (Beniamino Franklin).

Buona Domenica

don luigi corsi

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15 Luglio 2018

XV DOMENICA del TEMPO  ORDINARIO / B

Marco 6,7- 13

“Gesù chiamò a sè i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli Spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: nè pane, nè sacca, nè denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi finchè   ve ne andiate da quel luogo.

 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto i vostri piedi, a testimonianza per loro.” E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciando molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”.

                                                                                        ( Dal Vangelo)

Possiamo denominare questa Domenica come quella della” Chiamata”.

Essa parte da lontano dalla Chiamata di Amos, pastore e raccoglitore di sicomori “ Non ero profeta nè figlio di profeta…ma il Signore mi chiamò e mi disse: Va’ profetizza al mio popolo”.

” Dio ci ha scelto prima della Creazione del mondo…“San Paolo che da persecutore diventa il massimo dei profeti”.

“Il Signore chiamò i Dodici…“( Vangelo)

Diversi tipi di “Chiamate” che ci ricordano come ogni vita è “vocazione”a realizzare il progetto di Dio.

La cosa che ci interessa di più risiede nella fedeltà quotidiana al proprio compito, a quella vocazione particolare a cui ognuno di noi è chiamato.

Dovrebbe sembrare una cosa scontata, ma è bene ogni tanto ribadirla, perchè , come dice un proverbio arabo, anche l’aria è ovvia, ma guai a non respirarla.

Gesù tra la folla, sempre più incostante che lo seguiva, scelse i discepoli, e, poi, tra questi simpatizzanti ne scelse DODICI chiamati a seguirlo nella vita comune e disposti a condividerne, anche la sua sorte.

Gesù chiama i discepoli perchè non vuole operare da solo, come gli antichi profeti, Egli vuole una vita che potremmo definire monastico-itinerante:

Monastica: nel senso dell’abbandono( temporaneo) di ogni impegno familiare e di lavoro.

Itinerante: perchè la nuova comunità è destinata a stare tra la gente, seguendo il Maestro che entra nei villaggi e nelle città; che sta con i peccatori, che aiuta i malati, che frequenta il tempio.

Tutta questa  impostazione è esemplificativa anche per noi: Anche noi dovremmo rispondere con un atto di fede verso gli impegni che abbiamo scelto, opponendoci alla paura e alla sfiducia.

Cristo vuole stabilire un rapporto di comunione col discepolo che deve crescere attraverso l’insegnamento che Gesù darà al discepolo.

Gesù parla e comunica in cosa consisterà la loro missione il cui messaggio ìnteresserà ogni cristiano e ogni Chiesa.

Così il servizio  che si presterà sarà comunitario. La predicazione non deve essere sofistica, da farisei o scriba, ma con fede e, come tale, sarà adatta a liberare gli uomini dall’oppressione del maligno.

Un’altra caratteristica è quella del disinteresse e del distacco: solo un bastone, non denaro, sandali per camminare, una tunica e nient’altro.

Anche il missionario deve fidarsi di Dio . Severo monito ai predicatori di oggi: studi, ricerche, libri, inchieste per annunciare Gesù.

Si è forse increduli nell’efficacia della Parola o, mancanza di testimonianza con cui darle autorità?

Occorre povertà relativa ai tempi , non mezzi che stupiscono per essere credibili.

E’ necessario aiutare l’uomo a vedere dov’è il bene e dov’è il male, e sostenerlo nelle sue scelte positive.

Infine una preghiera di Nachman di  Ararlad: “Caro Dio, fa’ che usi la vita pienamente per divenire la persona che sono destinato ad essere”.

Buona Domenica

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Gesù predica nella sinagoga di Nazareth Israele

8 LUGLIO 2018

 XIV domenica del tempo ordinario /B

MARCO 6,1- 6

“Di Sabato Gesù cominciò ad insegnare nella Sinagoga di Nazareth.

Molti ascoltavano stupiti e dicevano:”Donde gli vengono queste cose e che Sapienza è mai questa che gli è stata data? Non è costui il carpentiere figlio di Maria e fratello di Giacomo, Joses, Giuda e Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?” E si scandalizzavano di Lui.

Gesù disse loro:” Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua. E si meravigliava della loro incredulità”.

                                                                                   (Vangelo)

Oggi il Vangelo ci dice che Gesù non fu accettato come profeta dai suoi compaesani. E lo descrive quasi con divertito piacere perchè l’avevano conosciuto come uno di loro, impegnato nella sua vita quotidiana di lavoro.

Certo, il Signore che qui proclamiamo e invochiamo è stato l’umile artigiano di Nazareth.

Gesù si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani.

Per essi stava facendo già ciò che aveva compiuto in altre località. Probabilmente, essi volevano essere trattati in modo più privilegiato.“Non è costui il carpentiere figlio di Maria?” Come è possibile che uno come noi, lavoratore come ogni altro, figlio di una donna come ogni altro figlio di una donna, privo di meriti particolari o di blasoni speciali, sia capace di compiere quello che va facendo?

E’ un atteggiamento questo, che anticipa il nocciolo di tutta la problematica della fede di tutti i tempi.

L’interrogativo dei compaesani di Gesù è quello,prima o poi, di ogni credente.

 E Gesù soffre di questo rifiuto. Un’esperienza che si allargherà sempre di più. Egli cammina verso l’insuccesso completo che ha come sfondo la drammatica croce.

Lo avevano visto esercitare un” mestiere”, come potevano accettare il ministero profetico?

 E se invece diciamo che è Dio: perchè  ha vissuto come uno di noi, ha dovuto soffrire e non è stato capace di sfuggire ad una morte infamante e ingiusta?

“Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce”. Sfida inutile dato che Gesù è venuto a noi non per essere servito ma per servire.

 E se dal piano della persona del Cristo scendiamo a quello della Chiesa, gli interrogativi si fanno ancora più assillanti: Se Dio ama la sua creatura,  perchè l’ingiustizia e la persecuzione? Perchè il trionfo del forte sul debole? Perchè la vittoria di Caino su Abele?

 Se Dio è il Signore della storia perchè oggi, così  come ieri, la violenza delle tenebre continua a minacciare l’esile forza della luce?

Perchè Dio se è veramente interessato alle nostre vicende, una volta per sempre non si schiera dalla nostra parte contro i malvagi?

La vera fede è proprio il contrario di questa lettura. E’ assunzione dialettica di due poli per cui l’umano è nel divino e il divino nell’umano; la terra e il cielo e il cielo la terra: Gesù è Dio e Dio è Gesù.

Riprendiamo perciò la vita di ogni giorno con fede. Essa ci aiuterà a percepire i segni di Dio anche nei fatti più modesti

Ci aiuta ad essere fedeli e costanti anche quando gli altri non ci capiscono o ci rifiutano.

Goethe ci lascia con un lieto pensiero:” Esisto per stupirmi. Non perdiamo lo stupore!”

 

Buona Domenica

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1° LUGLIO 2018

 XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 5,21-43

 “Una donna da dodici anni affetta da emorragia, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era stata graziata da quel male. Ma subito Gesù disse:”  Chi mi ha toccato il mantello?” La donna impaurita e tremante venne e gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose:” Figlia, la tua fede ti ha salvata.”

Giunsero alla casa di Giairo, capo della Sinagoga e Gesù  vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro” Perchè fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta ma dorme”. Ed essi lo deridevano . Ma egli, cacciati fuori tutti, prese con sè il padre e la madre della fanciulla ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina, le disse: ” Talità Kum, che significa”Fanciulla, alzati”. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare”.

(Dal Vangelo)

Il salmo 29  della celebrazione odierna, ci facilita l’interpretazione unitaria di due brani biblici proposti alla nostra riflessione.

Il salmista ringrazia Dio per aver salvato in extremis la sua vita e averlo tratto fuori dal regno dei morti. Dio mostra in tal modo di amare la vita e non la morte, di essere il Dio dei viventi e non dei morti.

Relativo a questo annunzio rimane il grosso problema: Allora perchè moriamo?

E’ il brano della ” Sapienza” ( prima lettura) che ci dà la chiave della soluzione: La morte regna perchè il male ha vinto sulla giustizia di Dio.

Detto in altri termini,  l’uomo con la sua superbia, ” ha vinto”, ha voluto fare a meno  della bontà di Dio.  (Conseguente al dono dell’intelligenza e libertà).

Quale il rimedio ad una situazione così disastrosa?  “La Sapienza”ce lo indica con una espressione che significa:” giustizia immortale”. Essa risiede nel” cercare Dio con semplicità di cuore”, senza calcoli ed egoismo.

Dio non gode per la rovina dei viventi, egli ha creato tutto per l’esistenza, anche se l’uomo ha seguito di più la sua superbia seguendo Satana e abbandonando Dio.

L’uomo si è ridotto ad un fabbricatore di idoli da cui ricavare un guadagno  sordido prostituendo il nome di Dio nell’argilla.

La ricerca di Dio nella giustizia può avvenire solo per, e, nella fede.

Ecco, allora, l’insistenza nel Vangelo di Marco. Nella fede Dio è visto come il Dio della vita. Essa ci rivela l’unico volto di Dio: il Dio dei viventi e non dei morti.

E’ la fede che fa scoprire il mondo in modo diverso, nuovo, quello che Dio ha voluto. La morte regna perchè l’uomo non sa vivere e guardare il mondo in modo conforme alla fede.

E’ da questa morte che Cristo, vita e fonte della vita viene a svegliarci e a dirci: “Te lo comando: Alzati!” “E’ lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” ( Prefazio Pasquale1).

Se capiamo questa verità, allora non penseremo più che la morte è un destino tragico e ineluttabile: ma è una porta aperta sulla vita.

“Morire è spiccare un salto per cadere in Dio nella luce e nella gioia senza fine”.

” Per non temere la morte”, diceva Seneca, ” pensa ad essa”.

Dal Vangelo di oggi abbiamo notato due miracoli. Avvengono con un contatto con Gesù che fa rinascere la salute e la speranza di una vita normale.

Gesù, però, non vuole che tutto si esaurisca in un fatto miracoloso, ma vuole che da quella  fiducia fiorisca una fede limpida. Aspetta, infatti, che quella donna gettata ai suoi piedi, abbia una guarigione completa.

Così, a causa della sua fede la donna non sarà solo guarita, ma anche salvata; nell’altro miracolo, la bambina che sta morendo , si leva alla voce di Cristo che le ridona la vita. In questa ragazzina si anticipa simbolicamente il mistero della Pasqua in cui la morte è solo” un sonno” in attesa dell’incontro con l’eterno Dio.

E ci congeda S. Agostino, con una sua riflessione: ” A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella “.

Buona Domenica

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24 GIUGNO 2018

NATIVITA’ DI S. GIOVANNI BATTISTI /B

Atti degli Apostoli

 “Dalla discendenza di David, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un Salvatore, Gesù. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali”.

                                                                                   (AT.13)

Luca 1

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia e si rallegravano con lei…Coloro che udivano queste cose, le serbavano in cuor loro: ” Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui”.

                                                                      (Dal Vangelo)

Dio cerca una persona che abbia tutte le qualità adatte per preparare la venuta in terra del suo Figlio, Gesù, che rimetta in sintonia l’umanità decaduta, con il Padre e l’intera Trinità.

Al Padre necessitava la persona, moralmente la più adatta, che facesse da “Precursore” al suo Figlio.

Dove trovarlo? Sappiamo che a Dio nulla è impossibile e che può generare un essere umano anche da due vecchietti e, per di più, con una donna sterile.

Chi aveva individuato? Zaccaria e Elisabetta, una coppia ebraica, scrupolosa osservante della legge sulle quali Dio trova il suo compiacimento.

Invia l’Angelo che comunica loro la lieta notizia e che, riferendosi a Zaccaria così si esprime:” La tua preghiera è stata esaudita e tua moglie, Elisabetta, ti darà un figlio”. (Lc, 1,18)

Dinnanzi ad un annuncio inaspettato e così fuori tempo, Zaccaria replica: “Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni, dimostrando incredulità, e ancora: “Come posso conoscere questo?”.

La risposta dell’Angelo non si fece attendere: “Sarai muto, non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose  avverranno, perchè ” non hai creduto alle mie parole” (Lc.1,20).

L’Angelo non aveva rivelato loro la missione di questo figlio inaspettato, e che sarebbe stata, così come attuata, quella di preparare la venuta del Messia dato che i tempi stavano compiendosi.

Il Battista sarebbe diventato, così, il modello anche degli Apostoli futuri del Messia. Avrebbe rifiutato una vita comoda e senza compromessi, molto spesso non adottata da quei “cosiddetti cristiani” che si permettono di “Amare Dio senza perdere di vista, mammona” ( F. Mauriac).

E concludiamo con dei detti di S. Agostino, citati da Ravasi:

O Dio, allontanarsi da Te significa cadere.

Rivolgersi a Te significa alzarsi.

Rimanere in Te significa aver durata nella sicurezza.

O Dio, abbandonarsi significa morire.

Ritornare a Te significa svegliarsi a nuova vita.

Dimorare in Te significa vivere”.

                                                 ( S. Agostino)

Buona Domenica

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17 GIUGNO 2018

 XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

EZECHIELE 17,22-24

“Così dice il Signore Dio: ” Io prenderò dalla cima del cedro un ramoscello e lo pianterò sul monte più alto di Israele. Metterò rami e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui …ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà”.

                             (A. T.)

Marco 4,26-34

” Il Regno di Dio è simile ad un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli il seme germoglia e cresce. Poichè la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga poi il chicco pieno nella spiga.

Il Regno di Dio è simile a un granellino di senape, il più piccolo che è sulla terra, ma appena seminato cresce e fa i rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.

                                                                                        ( Dal Vangelo)

I due brani biblici di Ezechiele e Marco sono strettamente congiunti, sia per le immagini, che per il tema dottrinale che vogliono trasmettere, (crescita miracolosa del Regno di Dio e sua estensione senza limiti)con un linguaggio adatto agli uditori.

L’uomo fece il suo” primo passo sbagliato” quando si lasciò prendere dalla mania di” grandezza”. E fu il disastro che lo portò lontano da Dio.

Testardo, volle ricominciare con la scalata al cielo, costruendosi “una grande torre “e fu per tutti una grande “Babele” che causò la conseguente incomunicabilità.

 Questi peccati lontani, anche se annullati dalla misericordia di Dio hanno lasciato su tutti una vistosa cicatrice. Così” la mania di grandezza “resta sempre in agguato.

A scuola abbiamo letto la storia delle grandi civiltà, dei grandi imperi, dei grandi eserciti, delle grandi guerre. Sui giornali leggiamo di” grandi potenze economiche”,di ” grandi progetti politici”

cerchiamo sempre il “grande” e finiamo per essere schiacciati sotto il peso . Ma…ci sta bene;” mal voluto, non è mai troppo”.

Gesù è venuto  ad inaugurare una nuova umanità, immune da manie di grandezza.

I tasselli dell’uomo nuovo sono : la piccolezza dello strumento e la fiducia nel mistero.

Dio si presenta non con la forza di un “buldozer” ma con la piccolezza di un seme che è gettato  tra le zolle della terra. Non è la bravura del seminatore che farà germogliare il seme, ma la fiducia nel mistero della natura, nascosto nella terra, anche se oggi si cerca di imbastardirlo per ricavare più moneta, fame insaziabile di guadagni

Dio, a Betlemme, si è nascosto nella carne fragile di un bambino. Non cambia metodo: lo fa  anche oggi facendosi presente nel ” piccolo”. Sarà” un’ostia” di pane, un sorriso dato per strada, una mano tesa ad un emarginato.

Cercare Dio nei segni dello “strapotere” è tempo perso. E, cosa può fare il cristiano nell’oggi? Essere seme e lasciarsi interrare, lasciando a Dio il compito di farlo crescere, rispettando le leggi della vita, dei tempi e delle stagioni.

Il tempo del raccolto non è nelle mani dell’uomo, ma di Dio ( ciò specialmente nella missionarietà della Chiesa).

Più che attaccarsi alla teologia dei grandi piani pastorali o ai precisi itinerari di evangelizzazione ( costruiti al computer), bisogna riscoprire la teologia del fiammifero dove per un guasto elettrico si può restare al buio, ma se ognuno dei presenti accende un suo fiammifero si ritorna alla luce. E’ la teologia che ha insegnato Gesù.

Concludiamo con una constatazione che la” prassi del presto e subito” non ha nulla a che fare con l’agire di Dio, per cui ” mille anni sono come un solo giorno”.

 Buona Domenica

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10 GIUGNO 2018

 X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Genesi 3

“Il Signore disse al serpente: Poichè tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutte le bestie selvatiche…Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

Marco  3

Gesù venne con i suoi discepoli in una casa e si adunò intorno a lui molta folla al punto che non potevano neppure prendere cibo. demoni…

Allora i suoi uscirono per andarlo a prendere; poichè dicevano: E’ fuori di sè.

Gli Scribi dicevano : Costui è posseduto da Belzebul e scaccia i demoni per mezzo del principe dei

Sua madre e i suoi fratelli lo mandarono a chiamare…Gesù disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Chi compie la volontà di Dio è mio fratello, sorella e madre”.

                                              ( Dal Vangelo)

 Dalle  grandi  feste  pasquali, l’anno liturgico ci riporta sui binari dell’Ordinario per farci assimilare quell’insegnamento che deriva  dagli eccezionali miracoli operati da Gesù, come anche dalle istruzioni e riflessioni, proposte ai discepoli riguardante quel lieto annunzio diretto all’umanità di tutti i tempi:  l’essenza della sua missione: la  salvezza dell’umanità.

Oggi troviamo “l’ostacolo” che tenta di falsificare la potenza divina di Gesù circa il suo operato: Satana – il  serpente,  descritto da Mosè ( nella prima lettura), il demonio.

Certo non bisogna dimenticare il binomio tra lo SPIRITO di Dio e la forza del maligno, dato che tra  loro due si gioca tutta la nostra identità, Satana, o, lo “Spirito di Cristo”.

Scontro esistenziale tra i figli della luce e i figli delle tenebre.

Certo la vita personale e la storia dell’uomo appaiono come lacerazione profonda tra quanti amano sentirsi stirpe di Abramo e quanti desiderano  riconoscersi stirpe di Dio.

“Questa è chiamata per vocazione” a schiacciare la testa al demone del male, mentre quella si sente portata, per tentazione, a insidiarne il calcagno.

Quando la contrapposizione dialettica non viene superata e quando i sussulti della grazia sono” strozzati” dal male ci si ritrova divisi in se stessi.

E’ il momento nel quale affiorano le domande angoscianti e provocatorie della vita: A chi affidarsi, in chi credere, verso quale meta tendere, su quali direttrici muoversi? Senza mai dimenticare che la risposta e la scelta vera dimorano in noi.

Se siamo prudenti, volitivi e diretti verso il bene, la prospettiva diventa positiva e la risposta è l’affidamento verso  lo Spirito di Cristo.

A questo punto si apre la gamma delle possibilità che ci verranno offerte per riuscire vittoriosi sul potere di Satana; E quanto più si riuscirà a vivere nel progetto di Cristo, tanto più andremo in familiarità con lui perchè “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre.”

Quanti credono al messaggio di Cristo possono constatare anche come tutto si realizza perchè si fa sempre più nitida la proposta del nostro futuro.

In Cristo” vincitore del peccato e della morte”,l’universo risorge e si rinnova e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita” ( Prefazio Pasquale IV).

L’importante è restare fissi  a questa meta, e, profondamente inseriti in Cristo, mai dimenticando che” le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne.”(2  Corinzi)

Chi saprà permanere in questa esperienza non troverà la sua casa “divisa in se stessa” in quanto riceverà un’abitazione da Dio” non costruita da mani d’uomo, nei cieli”.

Buona Domenica

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Tinroretto – Ultima Cena -Chiesa Marcuola

3 GIUGNO 2018

 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO  /B

 Marco 14–26

 “…Mentre mangiavano Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete e mangiate questo è il mio corpo. Poi prese il calice e lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse:Questo è il mio sangue, il sangue dell’Alleanza versato per molti”.

                   ( Dal Vangelo)      

Questo giorno di festa dedicato  ad una “Particola di Pane”, ora esposta in un Ostensorio, ora frantumata dalle mani di un Sacerdote sulla pietra degli Altari, ora distribuita con amore al Popolo affamato da una misteriosa fame ha già un suo riferimento sulla scena descritta nella prima lettura dell’ A.T. presieduta da Mosè.

Ancora , più che per altri misteri, è difficile parlare dell’Eucarestia mentre a rassomiglianza di S. Tommaso D’Aquino, il teologo rigoroso, lo scienziato senza aggettivi, essenziale e assoluto, ci si dovrebbe prostrare ed adorare.

Sono, infatti di S. Tommaso gli Inni e le  Laudi migliori che siano mai scritti intorno alla festa del “CORPUS DOMINI” ( solo un esemplare)

“Con amore ti adoro, o nascosta divinità

che veramente ti celi sotto queste figure …

vista,  tatto,  gusto,  tutti sono ingannati in Te,

unica certezza dell’udito: il tuo Verbo.

Io credo ogni cosa che abbia detto il Figlio di Dio.

NULLA E’ PIU’ VERO DI QUESTQ PAROLA VERA”.

L’Eucarestia è la linfa vitale della Chiesa e della nuova umanità: Il Signore che si è fatto sostanza del mondo.

Lo scrittore del noto libro” dell’Imitazione di Cristo” afferma  che “se solo in un punto del globo si celebrasse una messa e, solo in un solo altare venisse compiuto il sacrificio, tutto il globo graviterebbe verso quel punto e tutta l’umanità si addenserebbe intorno a quella pietra. Perchè l’Eucarestia è il Sacramento dell’unità e della pace” .

Nè Chiesa, nè liturgia, nè salvezza sono pensabili senza Eucarestia. E non avrebbe senso neppure l’Incarnazione di Gesù e la sua redenzione se non ci fosse questo sacramento, che fa di Cristo il viatico del nostro pellegrinaggio, il punto di congiunzione con Dio, dato che l’Eucarestia non è altro che la continuità e il completamento dell’Incarnazione per mezzo della quale il verbo di Dio diventò uomo ed entrò nella nostra finitezza, mentre noi dal tempo e dallo spazio entriamo nella sua eternità.

Sembravano “assurdi” gli Israeliti quando viaggiavano verso la terra promessa portando in testa alle tribù l’Arca dell’Alleanza. Una cosa dovremmo sembrare noi, adoratori di una “particola” dov’è racchiuso lo stesso Dio, che si fa cibo e bevanda, che costituisce il prodigio di una fraternità nuova, la grazia di una vita divina, nascosta nelle vene di un povero, di un carcerato, nell’animo di gente umile?

Inoltre, è per la permanenza di questa Eucarestia che proprio il nostro pianeta continua ad essere il paese di Dio.

Così, quanto formava lo scandalo dei Farisei, è diventato il segno della nostra religione, il mistero della nostra Chiesa, il mezzo di Vittoria della nostra solitudine e paura. E dove non solo gli esseri umani si sentono comporre in unità, ma perfino gli elementi della terra, pane e vino, vengono trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue.

Per concludere una piccola frase da riflettere!

Sulla porta di una chiesetta di campagna è scritto:

“Qui si entra per amare Dio.

Di qui si esce per amare il prossimo”.

(Ricordiamoci che l’Eucarestia è ministero di Amore).

BUONA FESTA

don luigi corsi

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27 Maggio 2018

FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITA’

MATTEO  28,16  – 20

“Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro  fissato.

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni, però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra: Andate, dunque, e amministrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo.”

                                                                                 ( Dal Vangelo )

Oggi, nella festa della S.S. Trinità, dovremmo essere capaci di provare il senso del mistero, pensando ad un solo Dio in tre Persone.

Il mistero richiama a qualcosa di incomprensibile, di oscuro, una specie di rompicapo, davanti al quale, la nostra intelligenza si deve per forza fermare.

Ma, secondo Gustavo Tibon, “il mistero non è un muro contro cui l’intelligenza  s’infrange, ma un oceano dove l’intelligenza si perde”.

E Einstein ci dice che il senso del mistero” è la cosa più bella che noi possiamo provare. Esso è la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza”.

 Certo, conoscere Dio    nella sua vita intima è un’impresa ardua e destinata a fallimento. Diventa però una conoscenza possibile se studiamo il collegamento che Dio ha avuto e ha con la storia dell’uomo, dove la verità trinitaria, prima di essere un problema è essenzialmente una illuminazione: una luce che accompagna la nostra stessa esistenza di uomini cristiani.

Leggere, scoprire la luce del mistero trinitario nella storia, può portare così a prendere atto delle tappe che di fatto, la rivelazione stessa ha avuto.

Essa è stata progressiva da parte di Dio ed ha assunto in se stessa :

a) la lunga storia di Israele;

b) poi quella di Gesù di Nazareth;

nc) infine quella del Paraclito ( Spirito Santo)donato al! nuovo popolo.

Ecco il punto di partenza di una riflessione sulla Trinità e cioè: Dio prima di noi in cui si riassume la sua rivelazione nell’A.T. e cioè: DIO-il PADRE, l’origine di ogni possibile cammino umano, che è sempre colui che ci previene; colui che ci ha amato per primo, il fondamento di ogni coscienza e di ogni storia alla cui origine c’è sempre il suo AMORE.

Quel Dio che è “prima di noi”,  con l’alleanza diventa anche”, Dio davanti a noi” nella forza di una promessa che produce il cammino di uscita da una terra di schiavitù, verso la libertà. Lui è davanti al popolo nel deserto e lo attira, lo precede, lo sostiene e lo guida verso di sè.

Ma questo nome di Padre, timidamente accennato nell’A.T., esplode pienamente nella figura e nella parola di Gesù, sia nel nome di Figlio che egli si dà, sia nel ritornello appassionato che egli continuamente ripete e…c’insegna il ” PADRE MIO” e “PADRE NOSTRO”.

E’ nel Figlio-Gesù che Dio fa “Il suo tempio nuovo e definitivo. E’ Lui che “ha posto la sua tenda in mezzo a noi”, in mezzo alle nostre tende.

Il tempio vero è la storia intera: sacra e profana, divina e umana totalmente.

Ma questa presenza del “Dio con noi” non è terribile e invadente, non s’impadronisce ma si mette a disposizione. “Egli è in mezzo a noi, come uno che serve”.

Perciò la” signoria” dell’uomo si fonda in Cristo; chi non capisce e non vive la libertà totale, non ha colto nulla della sua realtà, anche se si definisce Cristiano.

Dio lega indissolubilmente e liberamente il suo destino alla storia nostra, di uomini” umani”( non di massacratori, violentatori, assassini) e  con noi, Dio si rattrista, gioisce o piange , o s’indigna e…ama, spera e trema… e muore, nelle nostre diverse situazioni.

Ecco quindi il posto aperto alla venuta della  terza persona della SS. Trinità: LO SPIRITO SANTO.

Egli è il Dio dentro di noi.

Il compito è quello di far nascere la CHIESA:  i cui membri sono destinati a vivere secondo il messaggio del Figlio di Dio : Gesù Cristo, di corredare il popolo di Dio dei sette doni necessari alla vita della persone che compiranno la diffusione dell’insegnamento  del Cristo.

E’ lo Spirito che opera in noi la presenza di Dio, è artefice di comunione  col Padre e con il Figlio verso il compimento di tutta la storia umana.

Dalla riflessione delle TRE PERSONE della SS. Trinità, scaturisce una possibile  idea del mistero trinitario.

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20  maggio 2018

 Domenica di Pentecoste  / B

“Quando verrà il Paraclito che io vi manderò dal Padre,  lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perchè siete con me fin dal principio”.

                                                                        (Dal Vangelo)

Sono cinquanta giorni dalla Pasqua ( Pentecoste) e la Chiesa festeggia l’evento conclusivo della grande storia della salvezza , una storia d’amore iniziata con Abramo.

Chi è lo Spirito Santo? Come possiamo definirlo? Terza persona della S.S. Trinità, Spirito (forza di Dio), dono del Risorto, Guida della Chiesa, sintetizzarlo con una semplice parola: é  AMORE.

Come dobbiamo accogliere lo Spirito Santo che ci è stato dato  nel Battesimo e negli altri Sacramenti  ricevuti nel corso della vita?

Esso ci ha avvolti e travolti con la sua forza vitale in certi momenti della nostra vita.

Se avete partecipato alla Messa, avete certamente gustato la bellezza della “Sequenza” che esprime questo Spirito come luce che invade i nostri cuori, come forza, come acqua che purifica, come calore e fuoco che infiamma i nostri animi, come lingue, che renderà possibile di annunciare la salvezza a tutti i popoli.

I Discepoli raccolsero immediatamente la “spinta” dello Spirito. Uscirono dal loro tugurio di paura e, rompendo il loro silenzio cominciarono ad annunciare il messaggio di salvezza insegnato da Gesù.

Nasce così in quel giorno, La Chiesa. E noi, oggi, siamo la Chiesa proclamata dalla presenza dello Spirito.

Il fuoco dello Spirito della Pentecoste spinge a rassomigliarci ai discepoli, vi prospetta una nuova speranza, ci fa percepire soprattutto che la Chiesa in cui viviamo non è un “museo”, non è un” cimitero” ma una comunità viva e sempre giovane perchè lo Spirito continuamente la rinnova, la fa crescere;  vuole azione, attività dei Vescovi, dei Sacerdoti, come anche dei laici battezzati.

E’ tempo di uscire dalla pigrizia spirituale e fisica. E’ tempo di passare all’impegno serio e coerente di cristiani attivi e attraenti. Perchè, come recita un detto arabo: Chi vuol fare qualcosa, trova sempre un mezzo per farlo; chi non vuole far niente trova sempre una scusa.

Che non sia così per noi! Sarebbe un cedimento della nostra vita spirituale proprio nel momento in cui lo Spirito Santo vuole travolgere la nostra esistenza: perchè se noi resteremo  giovani, la Chiesa sarà giovane; se noi saremo santi, sotto il soffio vitale dello Spirito, anche la Chiesa sarà santa.

Santa Caterina esorta con queste parole:

” Se sarete quello che dovete essere, metterete a fuoco il mondo intero”.

Un augurio per tutti : Fino a quanto vivi, sii luce e fuoco: Illumina  e riscalda.

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13 maggio 2018

 ASCENSIONE DEL SIGNORE /B

Marco 16-15-20

Gesù apparve agli undici e disse loro:

“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato…Il Signore dopo avere parlato con loro, fu elevato in cielo. Allora essi partirono e predicavano il Vangelo dappertutto”.

                                                                                 (dal Vangelo)

La Chiesa romana ci indica oggi, come Chiesa stazionale, la Basilica di S. Pietro.

E’ stata una bella idea quella di riunire in questo giorno, la Comunità dei fedeli intorno alla tomba di uno dei principali testimoni dell’Ascensione del MAESTRO.

In questa Basilica, come nella chiesa più umile, il simbolo liturgico di questa festa che è il Cero pasquale, acceso la notte della Risurrezione e che raffigurava il soggiorno del Risorto in compagnia dei discepoli, rimarrà acceso fino alla discesa della Spirito Santo.  

La “Cronaca” del giorno, viene  descritta vivacemente dagli Atti degli Apostoli (1,1-11)

La festività dell’Ascensione ci invita a meditare i misteri che racchiude:

il  suo assidersi alla destra del Padre;

la sua massima glorificazione;

la Grazia della nostra partecipazione alla sua divinità  e alla gloria da Lui conquistata.

Le conseguenze di tutto ciò, sono appassionatamente manifestate e descritte da S. Paolo nella seconda lettura della celebrazione odierna.

Il Vangelo ci riporta le ultime parole di Gesù.

Tutto ad un tratto appare in mezzo al Cenacolo: traballa il cuore di Maria; gli Apostoli adorano con emozione Colui che si mostra sulla terra per l’ultima volta; Gesù che si degna di prendere posto a tavola come segno affettuoso di familiarità.

Gli Apostoli desiderano ascoltare la sua Parola, tanto preziosa in questo momento di separazione. E’ il momento di affidare la missione più imponente che sia mai stata trasmessa agli uomini: Egli vuole ancora richiamarli all’umiltà.

Tra pochi giorni dovranno essere gli oracoli del mondo, e il mondo dovrà credere la loro parola, credere ciò che il mondo non ha visto, ma che loro soli hanno veduto e ascoltato.

Sarà la fede che mette gli uomini in comunicazione con Dio , quella fede che loro, all’inizio, non sempre  hanno avuto.

Cristo aveva istruito gli Apostoli sul Regno di Dio per quaranta giorni. Era necessario riassumere. Ecco allora che Gesù prende quel tono di autorità che a lui solo compete e, un momento prima di ascendere, conferma definitivamente la grande impresa per cui li aveva scelti, e cioè, continuare la sua stessa missione, annunciare la sua Parola in tutto il mondo. (Andate in tutto il mondo…)

Cristo ha compiuto la sua missione visibile, terrena, “ ascende in cielo”…

Ora toccherà al suo Spirito svilupparne tutta la potenzialità, sia nelle anime  che nella storia.

Gli Apostoli, vedendo Gesù scomparire tra le nuvole, rimasero con la nostalgia nel cuore.

Ormai si tratta di guardare in alto cercando di gustare le cose di lassù dove è il Cristo e da dove sarebbe tornato al termine della storia.

  1. Agostino ci esorta:

” Guardiamo il cielo, là saremo esenti da ogni male, vedremo e  ameremo, ameremo e loderemo. Sarà per noi la fine senza fine”.

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6   MAGGIO 2018

VI DOMENICA DOPO PASQUA / B

GIOVANNI 15,9-17

” Gesù disse ai suoi discepoli: Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi.

Rimanete nel mio amore. Se osservate i miei Comandamenti, rimanete nel mio amore. Come io ho osservato i Comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se farete le cose che io vi comando.

Non vi chiamo più servi, ma amici  perchè  ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Io vi ho scelto perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

                                                                                    (Dal Vangelo)                                                                                                                                                           

 

Il Vangelo di questa Domenica e la II lettura costituiscono una unità inscindibile incentrata sulla individuazione della essenza della vita cristiana e sui criteri per distinguere il cristiano e chi non lo è.

Come allora, così oggi, troviamo bruciante l’interrogativo su chi possiamo definire un cristiano.

La risposta ce la fornisce la seconda lettura: il cristiano è colui che è in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito. La condizione, quindi, di questa esistenza sono la fede e l’amore, perchè Dio è amore.

Di conseguenza, il vero cristiano è quello che si identifica con questo amore.

Tale amore, però, non rimane solo lassù, ma persegue una direzione  discendente, fino a toccare l’uomo.

” Amatevi gli uni gli altri”, ha detto Cristo; mentre noi ci divoriamo  gli uni gli altri, e Ionesco se ne esce addirittura con la frase: E’ molto più facile odiare il prossimo”.

Al contrario il Signore ci fa sapere che:“Voi siete miei amici”, una sorpresa: Abbiamo un Dio per amico!

Tutto il Cristianesimo è qui! Anche se, nella frase di Gesù, troviamo quel “come” che ci dà le vertigini. Perchè: Chi di noi è capace di amare  co me un Dio?

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi.”

La presenza dell’amore di Dio produce nell’uomo le conseguenze specifiche come, l’osservanza dei Comandamenti, che non possono essere un peso, ma un derivato dell’amore, il fondamento dell’amore per gli altri dove ne stabilisce anche la misura con  quel “come.”

Ancora l’Amore di Gesù, trasforma i servi in ” amici”.

Il rapporto tra  padrone servo – tra Dio e l’uomo è sostituito dall’amicizia. Ci  ha scelti per fruttificare, non per starcene oziosi.

L’essere umano si viene a trovare nella felice condizione di poter domandare al Padre con fiducia e ricevere la risposta giusta.

Dio è Amore! Chi non crede nell’amore non crede alla vita! Amare è straordinario! E’ la maniera più intensa di vivere. Amare ed essere amati è la cosa più bella che ci possa capitare

Ricordiamoci tutti che l’amore è una legge possibile è  legge facile, è legge bellissima…La religione cristiana è una grande fonte di gioia, perchè è essenzialmente amore”.( PAOLO VI)

Saper vedere in tutti un amico.

“Le amicizie moltiplicano le gioie e dividono i dolori”.

” Coloro che cessano di essere amici, vuol dire che non lo sono mai stati” (S. Francesco di Sales).

Un detto ebraico cita:” VUOI ESSERE AMATO ?  AMA!”

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29 APRILE 2018

V DOMENICA DI PASQUA  /B

GIOVANNI 15,1- 8

“Gesù disse ai suoi discepoli: Io sono la vera vite ed il Padre mio è il vignaiolo.

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo pota perchè porti più frutto, lo taglia e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchè porti più frutto.

Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca”.

                                                                        (Dal Vangelo)

Ciò che balza in evidenza dalla liturgia della Parola nella celebrazione domenicale, è il primato assoluto di Dio.

L’ iniziativa è sua. Quello che si compie è dono suo nel Cristo.

L’immagine della vite e dei tralci può essere riassunta con una semplice frase: ” Senza di me non potete far nulla.”

E’ una affermazione molto forte, radicale.  Non dice senza di me otterrete scarsi risultati…farete poco…Dice: ” Non potete far nulla”. Affermazione da riflettere.

Ecco  Paolo che ritorna a Gerusalemme dopo tre anni da quando era partito” spirando minaccia e strage contro i Discepoli del Signore, animato dal fanatismo  più esclusivo e feroce e…vi ritorna irradiato dalla luce di Cristo, provato dalla persecuzione e animato da un’ardente fede.

C’è nella breve pagina della prima lettura della Messa, una sintesi della vita dell’Apostolo ormai seguace di Cristo, con l’impegno che esso richiede e con i pericoli che esso riserba, ma anche con le consolazioni e  la forza che il Signore sa dare al suo seguace,

L’esortazione dell’Apostolo Giovanni nella seconda lettura, è oggi più sentita che mai .

L’accusa che viene fatta a noi, seguaci di Cristo, è nelle ” quisquilie” con cui ci perdiamo.

Molto spesso la bocca prende il posto delle mani e dei piedi, al contrario dovremmo rimboccarci le maniche per trovare una soluzione ai tanti problemi,  preferiamo occupare il tempo a parlare delle cose che si dovrebbero fare.

Dovremmo ricordare che “ ben fatto è meglio che ben detto” (B. Franklin).

Il mondo di oggi non crede più alle parole neppure a quelle che ripetiamo come dette da Dio.

Dibattiti, tavole rotonde, convegni,  messaggi , documenti, Encicliche, ecc. Troppo materiale che rischia di non essere letto  nemmeno dagli “addetti ai lavori”.

Diceva Pascoli: ” Chi prega è santo, ma chi fa è più santo”.

Nel Vangelo di Giovanni  si trovano espressioni come: ricevere, accogliere, conoscere. riferite alla Parola manifestata dal Padre nel Cristo.

Colui che si lascia penetrare da essa, conosce una dimensione nuova, quella della fede, per la quale Cristo si rivela a lui come vita.

Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù si dichiara la ” vera vite” perchè il Figlio è luce ; il pane, la vita.

Il Padre è il viticultore, strappa i tralci infruttuosi (i Discepoli) e monda gli altri perchè portino sempre più frutto.

L’azione della cura della vite, vuole significare un impegno più intenso per il bene spirituale e sociale di una umanità povera e sfiduciata.

Io sono la vite, voi i tralci”. Gesù è colui che realizza pienamente il tipo ideale del popolo di Dio, vite del Signore.

“Rimanete in me e io in voi”: è essere uniti a Gesù mediante i Sacramenti e l’unione fraterna della Comunità.

Ricordiamoci che i tralci sono un tutt’uno con la vite. Mettiamo Cristo al centro della nostra vita, perchè ” senza di lui non possiamo far nulla”.

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22 aprile 2018

IV DOMENICA DI PASQUA  /B

Giovanni 3,1-2 e 10,11-18

Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde. Egli è un mercenario e non gli  importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore ed esse conoscono me, come il Padre conosce me, e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”.

                                              (Dal Vangelo)

Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di orme da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che ci spingono in una certa direzione.

Che ne è del cammino cristiano nel tempo? O con più esattezza: quali tracce da seguire?  A detti quesiti rispondono bene le letture della domenica che cercheremo di riflettere.

La prima lettura contiene il discorso di Pietro tenuto nel giorno della Pentecoste.

Esso mette in luce un piccolo “credo“ relativo al Cristo: morte-resurrezione-glorificazione.

L’esito del conflitto tra l’azione soccombente dell’uomo e la reazione vittoriosa di Dio; essa si ripercuote in profondità sugli uditori generando un cambio di marcia.

Ma, verso dove? Pietro suggerisce quattro momenti o tappe dell’itinerario che si conclude con l’ammissione e incorporazione a quel Gesù che “è la pietra scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è sotto il cielo, altro nome dato agli uomini nel quale è stabilito che noi siamo stati salvati”

Questi quattro momenti si concluderanno attraverso l’ammissione e l’incorporazione alla chiesa, la conversione, il battesimo, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo.

Un cammino dunque, senza tentennamenti nel nome di Cristo. E nella seconda lettura San Giovanni completa le prerogative suaccennate constatando come per uno toccato dal di dentro, come è il credente, Cristo si fa “esempio” modello da copiare, abbozzo da completare.

Cristo si fa “orma” su cui porre effettivamente il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui davanti, lui dietro.

Un cammino impegnativo, sconvolgente e questo, sulle orme di Cristo, sapendo che Colui di cui seguiamo le tracce è il “Pastore” e custode  delle nostre vite.

E’ quanto il Vangelo odierno ci conferma con il termine col quale Cristo si è autoproclamato = “Pastore”. Pastore Buono, cioè valido, rassicurante.

La similitudine è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri tra pastori e mercenario.

Ricco è il significato che emerge; anzitutto lo sfondo pastorale. Gesù come porta di entrata vuole indicare il suo servizio pastorale genuino, che è tale, perchè Egli garantisce un cammino valido per la vita.

Un ultimo particolare, quasi sempre dimenticato, è la relazione delle pecore con il pastore.

E’ la coscienza di riconoscersi accudito dal pastore che è Cristo; che implica, da parte del discepolo di seguirlo, di conoscere” la sua voce” eliminando ogni altra voce alternativa che invita ad un pascolo diverso.

Così Gesù ci ha aperto gli occhi perchè possiamo comprendere e giudicare se una indicazione ha il timbro e lo stile del “vero Pastore” o dell’estraneo e mercenario.

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dal sito http://www.la-domenica.it/

15 APRILE 2018

 III DOMENICA DI PASQUA  / B

III DOMENICA DI PASQUA /B LUCA 24,35-48 ” Gesù apparve ai discepoli in persona e disse: “Pace a voi! Poi disse: Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”.Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle letture e disse:” Così sta scritto”.

Il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”.

                                 (Dal Vangelo)

Il mistero pasquale non fa che portare in piena luce un movimento proprio a tutta l’esistenza di Gesù: umiliazione- esaltazione, spogliazione-glorificazione. Se si volesse , infatti, sintetizzare il mistero Dio- uomo , ( e già in questa paradossale unità c’è la sintesi)esso non potrebbe essere che attraverso una serie di antitesi.

Leggendo la prima lettura della celebrazione, ci accorgiamo che mentre Dio ” glorifica” il suo servo = i giudei, consegnano il “giusto”, negano il santo”, mandano libero un assassino, uccidono l’autore della vita.

Un Dio lo risuscita! L’esaltazione di Cristo tradito, respinto, assassinato è nel progetto del Padre, proclamato e testimoniato dagli Apostoli.

E’ importante come prendere l’unità dei due momenti:Esaltato perchè umiliato.

La missione confidata agli Apostoli non è che l’annuncio di questa realtà: Necessità della morte del Messia per la salvezza dell’umanità.

Nel Cristo, noi  leggiamo e vediamo realizzato il ritmo proprio ed unico della storia, che vuole essere di salvezza.

Ciò è visibile anche nel mondo : ogni conquista umana che voglia essere valevole e universale esige rinuncia e sacrifici.

Ogni minima possibilità di essere più liberi, esige rinuncia ed anche la propria vita ( basta osservare i massacri di popoli del nostro tempo, per ottenere la dovuta libertà).

” La Pasqua nelle apparizioni di Gesù genera uomini nuovi liberi dal male. La celebre supplica del” Miserere”: Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, ora è pienamente esaudita” .( Ravasi)

Il ritmo della storia umana in cerca di salvezza deve, quindi, diventare il ritmo del Venerdì santo-Domenica di Risurrezione.

E’ vero che la Domenica non è in nostro possesso, essa però, ci sarà offerta dal nostro Dio a cui offriamo la nostra esistenza” umiliata”e “crocifissa”.

Il cristiano che fatica, lotta, soffre, muore non fa che calcoli sulla base di meriti, ma si affida a Dio con fede e speranza.

Pertanto, la sofferenza, la lotta, lo sforzo, compresa la morte, diventano condizioni e causa di vita, di vittoria, di novità quando sono accettate e vissute con amore e con fiducia, così come il Cristo che accetta le sofferenze e la morte per amore dell’umanità, e ciò anche se non ci è dato di vedere e constatare nel tempo il risultato dei nostri sforzi e dei sacrifici.

Essi verranno accomunati nell’evento pasquale di Gesù. perciò le nostre collaborazioni non rimarranno sterili. Dio condurrà a compimento il suo progetto di salvezza.

E terminiamo con una frase di Paolo VI :

“Sia in voi salda questa fede!

Sappiate che quanto il Cristianesimo vi insegna come vero, è vero;

quel che insegna come vitale, è vivo;

Come importante è importante;

Ciò che vi insegna come necessario è necessario.

NON SI PUO’ FARE A MENO DI CRISTO.

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Incredulità di san Tommaso (Caravaggio)

 8 APRILE 2018

II DOMENICA DI PASQUA / B

GIOVANNI 20,19-31

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi”. detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore…Come il Padre ha mandato me così, anche io mando voi: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati: a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati”.

Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani i segni dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo.

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse…Si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi” poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le le mie mani. Stendi la tua mano e mettila nel mio fianco, e non essere più incredulo ma credente!”Rispose Tommaso: ” Mio Signore e mio Dio”. Gesù gli disse:” perchè mi hai veduto hai creduto: Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.

                                                   ( Dal Vangelo)

La liturgia della Parola ci presenta in questa Domenica dopo Pasqua, temi fondamentali che tentano di risvegliare ciò che è l’interno e l’esterno della nostra vita spirituale, come: la Misericordia, la fede, l’azione dello Spirito impresso nella nostra anima dal giorno del Battesimo.

La Misericordia:l’amore di Dio è sempre più grande di quanto possiamo immaginare, e  si estende oltre ogni limite.

Esso è privo di confini liberandoci da ogni paura.

Sappiamo che la condizione di peccato ha come conseguenza la lontananza da Dio. Ma questo non significa che Lui si allontana da noi. Questa certezza deve sempre accompagnarci nella vita: Dio è più grande del nostro cuore”.

Pietro si confronta con la carità del Signore e finalmente capisce che Lui lo ama e gli chiede di lasciarsi amare.

E’ tanto difficile lasciarsi amare davvero!

Chiediamo, pertanto, al Signore la grazia di farci conoscere la grandezza del suo amore  che cancella ogni nostro peccato. Lasciamoci purificare dall’amore, per riconoscere il vero amore.

La fede: possiamo rassomigliarla all’idea di “passaggio” ( l’esemplare significativo, oggi è  San Tommaso, del quale esaminiamo questo passaggio.

Il cristiano è chiamato a passare dal presente suo e dei fratelli al futuro di Dio che è la vita eterna.

Questo passaggio, non è andare dal nulla verso l’essere, ma uno sviluppo dal meno verso il più; dalla presenza creduta alla presenza vista e posseduta.

Uno dei detti di Gesù nei Vangeli apocrifi è sintesi immaginifica di questo pensiero: La vita è come un ponte: passarci sopra, ma non costruirci la casa.

Il ponte è realtà concreta, tangibile, essenziale per il passaggio e la comunicazione delle due rive; ma la sua natura sta proprio nel fare forza non su se stesso( sospeso com’è nel vuoto) ma sulle due rive che lo sostengono.

Quando un uomo entra sul ponte è già al di fuori della terra da cui viene, ma non è ancora, del tutto dentro la terra verso cui cammina.

CRISTO è un ponte tra la terra degli uomini e la terra del PADRE. Egli è colui che ha fatto il ponte = pontefice, ponte vivo lui stesso tra presente e futuro eterno = pienezza di tutti i presenti.

Ora, cosa ci vuole significare l’immagine del ponte?

Innanzitutto un ringraziamento( sia benedetto) al Padre che ci ha dato la possibilità di una nuova vita , dataci mediante il suo Figlio, Gesù per non rimanere schiacciati sulla riva di partenza che ” in speranza” siamo protesi sul possesso della “riva eterna”e da qui la gioia, anche dentro la tribolazione dove ogni croce ha già, in speranza, la sua risurrezione.

Noi, a differenza di Tommaso, amiamo il Signore pur non avendolo visto. L’amore è il tratto di unione tra visione e fede.

Noi non siamo spettatori di una storia sacra fatta da Dio, noi siamo attori principali e profeti di dire con la nostra vita la Parola di Dio, di testimoniare ciò che le nostre mani hanno toccato, ciò che la nostra vita è stata resa dalla presenza fedele di Dio donato a noi in Gesù e nella comunità concreta.

Concludiamo con due citazioni:

La prima è di Trilussa: “La fede è bella senza li chissà, senza li come, e senza li perchè…”

L’altra è di S. Tommaso che ci invita a “inchiodare la nostra fede al pavimento, a  buttarci in ginocchio e, senza se e senza ma, ripetiamo a Dio: Mio Signore e mio Dio!”                                                

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Raffello Sanzio -Resurrezione

1 ° APRILE 2018

PASQUA DI RISURREZIONE /B

MARCO 16,1- 8

“Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome

 comprarono oli aromatici per andare ad imbalsamare Gesù.

Di buon mattino vennero al sepolcro, al levare del sole. Ma guardarono videro che il masso era già stato rotolato via.

Videro un giovane vestito di veste bianca, che disse loro: Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui! Ora, andate , dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.

                               (Dal Vangelo)

E’ risorto Cristo mia speranza,alleluia!

E’ una frase che ripetiamo ogni volta che celebriamo il Mistero Pasquale di Cristo.

Lo ripetiamo insieme ai fratelli in tutte le lingue del mondo, in attesa del compimento dei tempi e in attesa della sua venuta.

La resurrezione è una certezza che sta alla radice di quanti sono credenti nella Chiesa di Cristo sin dalle prime parole di Pietro che vengono proclamate nella celebrazione.

Il Cristo, come si è incarnato per tutti, per tutti è risorto.

Questa è la nostra sicurezza, perchè, non basta amare il Signore come uomo, come Profeta, come insuperabile saggio della storia dell’umanità, per capire la divinità del suo essere.

Cristo è risorto perchè è Dio e in lui abbiamo la certezza del risorgere.

E’ questa la verità che i cristiani portano, magari con lo stesso sbigottimento e le stesse paure degli Apostoli, ma non possiamo che proclamare come è proprio nella risurrezione che si vivificano e prendono consistenza e completezza gli altri significati della vita cristiana.

La Croce senza risurrezione resterebbe un patibolo insanguinato, così come quelli che l’uomo fabbrica per se stesso e che ha innalzato con tracotante indifferenza. Se dal suo legno non nasce l’albero che fiorisce e fruttifica; cioè il seme dell’ amore eterno ma rimane soltanto ciò che è espressione di morte.

La Pasqua è il giorno che ha voluto il nostro Dio, il giorno dell’universale speranza.

Il giorno in cui intorno al Risorto si uniscono tutte le sofferenze umane le delusioni, le umiliazioni, le croci, l’espressione, la dignità umana disprezzata e umiliata. Tutte le cose che gridano a voce alta: ” Alla vittima pasquale si innalzi oggi, il sacrificio di lode”.

 Entrando nel Cenacolo, a porte chiuse, Cristo risorto saluta i suoi discepoli con queste parole “Pace a voi”. Questa la prima parola del messaggio pasquale.

Lo stesso saluto desidero rivolgere a voi tutti augurandovi

BUONA PASQUA

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25 MARZO 2018

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

MARCO 14,1-15,47

“Mancavano due giorni alla Pasqua e agli azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di Gesù con inganno per ucciderlo…

Venuto mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloi, Eloi lamà sabactani, che significa Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato? Gesù, dando un forte grido spirò.

Il velo del Tempio si sguarciò in due, dall’alto al basso. Allora il Centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo disse: ” Veramente questo uomo era Figlio di Dio”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

Siamo arrivati alla settimana centrale dell’anno cristiano: la settimana Santa.

Siamo nel cuore della Quaresima.

E al centro, troviamo la luce di Cristo, una Croce che Cristo abbraccia senza dire una parola. Inchiodato alla Croce, e non ha detto una parola di lamento o di condanna.

E tutto per la nostra salvezza!

Non togliamo , però, a questa giornata un motivo gioioso reso a Gesù da parte dei Bambini.

Qualcuno ha fatto notare che i quattro Evangelisti non hanno parlato dei Bambini e del gioioso ingresso di Gesù in Gerusalemme, ma…ne parla la liturgia e ricorda come i “ fanciulli degli Ebrei, portando rami di ulivo andavano incontro al Signore e gridavano per la gioia agitando i rami e dicendo: ” Osanna al Figlio di David…

A quei bambini è stato sufficiente un ramo di olivo per dare gloria a Dio.

Imitiamo quei bambini , ritroviamo, come loro, il gusto dello stupore, della bellezza della fede: la gioia di andare dietro a Cristo.

Non vergogniamoci della nostra fede, della nostra religiosità, dimostriamo la nostra maturità, la nostra coerenza a vivere il Vangelo, anche  se è l’esigenza, anche se ci chiama a seguire Cristo sulla via della Croce; ma è l’unico modo per risorgere con Lui a Pasqua.

Dio non è morto, è risorto e vive nei nostri cuori, anche se Ebrei e Romani hanno creduto di averlo ucciso…Il Galileo vive e trionfa come re dell’amore.!”

Non vogliamo che si ripeta anche per noi, il rimprovero maledetto: “C’è stato un solo cristiano,  ma è morto in croce!” (Nietzsche)

Al contrario di quanto citato, vogliamo opporre un’altra affermazione quando nella nostra vita  il dolore, o  qualunque altro ostacolo, sembrano insopportabili, appoggiamoci alla Croce!

Gesù certamente entra nelle nostre coordinate tragiche quotidiane, modeste o terribili, per seminare la scintilla dell’infinito e della salvezza.

Gesù subisce anche un’altra situazione quella , cioè, di un viaggio nella solitudine dove , tutti l’abbandonano: da Giuda, il traditore, a Pietro, il discepolo caro, fino a tutti gli altri discepoli e l’intera folla.

In Gesù si ritrova,quindi, tutta la vicenda del dolore umano . Egli raccoglie in sè tutte le lacrime e tutte le lacerazioni fisiche e interiori per portarle a Dio e dar loro un senso che solo Dio sa trovare.

Infine, in queste pagine troviamo quello che per tutta la trama del Vangelo di Marco era il vertice dell’itinerario spirituale proposto al discepolo: infatti sul Calvario davanti al Cristo morto, un pagano, il Centurione romano, proclamerà la perfetta definizione di Gesù, superiore a quella pur grande proclamata da Pietro; ” Cristo Messia”e, cioè: Veramente costui era Figlio di Dio”

Egli non era un messia politico ma, il Figlio di Dio che donandosi, salva!

 BUONA DOMENICA

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18 MARZO 2018

 V DOMENICA DI QUARESIMA /B

Giovanni 12, 20 -23

“Alcuni Greci si avvicinarono a Filippo e gli chiesero:” Vogliamo vedere Gesù” Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù gli rispose: E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna…Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! “Padre, glorifica il tuo nome “. Venne allora una voce dal cielo: ” L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”.

Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. ” Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Questo diceva per indicare di quale morte doveva morire”.

                                                                                                 (Dal Vangelo)

Il Vangelo di questa quinta Domenica Quaresimale ci evidenzia come la glorificazione di Gesù avviene attraverso la sua morte sul legno della Croce.

Per essere esaltato il Figlio dell’uomo deve morire a somiglianza del Chicco di grano che deve marcire per portare frutto.

E’ la logica più dura di ogni seme, ma anche più feconda.

La metafora diventa affermazione non solo di Cristo ma anche  prospettiva del seguace di Cristo. Come Lui il Cristiano si caratterizza per il servizio, un servizio che raggiungerà il punto estremo anche nel momento della morte, ma che traboccherà . nella vita piena, gloria, vita eterna

                                                                                        .

Infatti chi vuol vedere Dio, non ha segno più evidente della Croce di Cristo; è sulla croce che ci sarà dato di capire fino a che punto giunge l’amore di Dio per l’uomo.

Il Maestro sta attirando a sè anche i non Giudei, (I Greci), desiderosi di vederlo. Ma Gesù non potrà attrarre alla sua persona tutti gli uomini se non  sarà elevato da terra per essere esaltato sul trono della Croce.

Immagine spaziale. Passaggio dalla terra al cielo è la Croce di Cristo, il cui estremo inferiore è piantato sulla roccia del Calvario, mentre l’altro estremo è immerso nell’aria verso il cielo e la gloria.

L’esempio del seme che deve morire per dare frutto è utilizzato in una lettera di San Clemente per spiegare la risurrezione di tutti i credenti:  “Consideriamo  la risurrezione che avviene al suo tempo opportuno: il giorno e la notte ci mostrano una risurrezione: declina la notte e sorge il giorno; se ne va il giorno e sopravviene la notte.

Prendiamo per esempio i frutti; come e in che modo si genera il seme? Caduto in terra, secco e nudo, si dissolve, ma la Provvidenza del Signore lo fa risorgere dalla dissoluzione e da un solo seme crescono molte piante e producono frutto.”

Dal discorso di Gesù notiamo che condizione di una vera fecondità di bene è quello di sacrificare il proprio egoismo.

Troppe persone cercano la vita nell’egoismo rovinando così, la loro esistenza e condannando all’infelicità coloro che ad essi sono legati.

La parola di Gesù ci indica le due strade : obbedire alla fede e cercare la salvezza perdendo generosamente la nostra vita nella solidarietà oppure, obbedire alla nostra paura e cercare sicurezza nella prigionia del nostro egoismo?

La vita di Cristo evidenzia la soluzione dato che la morte dello spirito è la solitudine.

La solidarietà è la vita!

                                BUONA   QUARESIMA

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11 MARZO 2018

 IV DOMENICA DI QUARESIMA /B

Giovanni 3,14-21

“Gesù disse a Nicodemo: Mosè innalzò il Figlio dell’uomo perchè chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo  ma perchè si salvi per mezzo di Lui.

Chi crede in Lui non è condannato, ma chi non crede in Lui è già stato condannato perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo  ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce perchè le loro opere erano malvage. Chiunque fa il male, odia la luce perchè non siano svelate le sue opere.

Ma chi opera la verità viene alla luce.”

                                                               (Dal Vangelo)

Fedeltà e infedeltà, accettazione e rifiuto, vicinanza e lontananza: sono i termini del credente con i quali ciascuno si contrappone; con essi ci si trova costantemente a confronto nel suo cammino di fede.

La prima lettura, presa dal libro delle Cronache ( A. T.) , narra le infedeltà di Israele all’Alleanza, base della caduta e della distruzione di Gerusalemme.

Eppure, nonostante le infedeltà del suo partner umano, Dio resta sempre fedele alle sue promesse.

La risurrezione di Gesù, al centro del brano evangelico è il “Sì”, definitivo di Dio all’uomo e alla sua storia.

E’ questo il senso dell’impegnativa professione di fede che abbiamo espressa nell’atto del nostro Battesimo già quando i Padri della Chiesa la definivano “ momento dell’Alleanza con Dio”, mentre S. Giovanni Crisostomo la commentava con queste parole: “Tutti noi abbiamo firmato con Cristo un contratto, non con l’inchiostro, ma con lo Spirito, non con la penna, ma con le nostre parole.

Abbiamo proclamato la sovranità di Dio;abbiamo rinnegato la tirannia del diavolo. Ecco la firma, ecco la convenzione, ecco il contratto”!

Ma potremmo chiedere: quali sono gli effetti? La risposta è contenuta nel brano del Vangelo odierno dove si può trovare un’ esauriente risposta.

Chi crede ha la vita eterna” vita eterna che secondo Giovanni , non ha solo connotati ultraterreni, ma indica vita piena, vita realizzata, vita sicura da ogni pericolo.

E perchè l’uomo potesse ottenere questo, Dio ci ha donato il suo Figlio per amore, senza nostri meriti, ma solamente per la nostra gioia.

Difatti egli non vuole giudicare, ma salvare il mondo.

E di fronte a questa salvezza da parte di Dio, l’uomo si trova in piena libertà: può accoglierla e trovare così la vita eterna oppure andare incontro alla condanna perchè non ha voluto e saputo riconoscere” la luce”.

Ci si presenta davanti l’affresco di un grande giudizio in cui si è assolti o condannati già oggi, a seconda che si accetti o si rifiuti Gesù, morto e risorto.

Inizia per chi ha fede un cammino che lo porta dalle tenebre alla luce.

Non è dunque, salvezza da conquistare, ma dono da accogliere dato che il progetto di Dio è causato dal suo amore per la persona umana. Tutto dipende ed è legato alla risposta ugualmente libera da parte della stessa.

Per concludere riporto una  espressione simpatica e  significativa da parte di S. Agostino:

“Siamo come l’innamorata che, nel Cantico dei Cantici vuole sì camminare ma, appoggiandosi sulla spalla del suo diletto: la stessa fede è sì dono di Dio, ma anche conquista dell’uomo”.

BUONA DOMENICA

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Gesù scaccia i mercanti di Luca Giordano

4 MARZO 2018

 III DOMENICA DI QUARESIMA / B

GIOVANNI  2,13-25   +    ESOD0  20,1-17

 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombi, e i cambiavalute seduti al banco.

Fatta, allora una sferza di cordicella, scacciò tutti fuori del Tempio con le pecore e i buoi, gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombi disse: Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato.

I discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divora”.  

                 (Dal Vangelo)

Il messaggio che Dio ci rivolge in questa terza domenica di Quaresima si inquadra nella preparazione alla Pasqua.

La Quaresima è il tempo della” conversione” a Dio attraverso la meditazione più approfondita della sua Parola. Le letture, infatti, riprendono i grandi temi dell’iniziazione cristiana: la fede, il Battesimo, la vita nuova, la carità, ecc. e tutto questo nelle immagini bibliche più caratteristiche come l’acqua, la risurrezione, il perdono dei peccati, la luce, e altro.

Ma il quadro non sarebbe completo senza un riferimento esplicito” alla morale nuova” che tale trasformazione comporta.

E’ appunto questo il significato delle letture della odierna domenica. 

Un apparente “contrasto”può apparire tra la Legge e la libertà proprio mentre guardiamo al Cristo come liberatore ma che ci viene eliminato dalla prima lettura che riguarda i Comandamenti.

Ma a questa lettura che ci riporta la sostanza originaria della Morale di Israele si possono fare alcune osservazioni:

Il Dio di Israele si rivela come il Dio della vita. Egli è interessato alla vita quotidiana, alle relazioni,tra gli uomini, alla Comunità; e non solo al culto e ai riti.

Il Dio di Israele è il Dio dell’interiorità, non dell’esteriorità soltanto, vuole l’uomo intero: alle azioni, devono corrispondere la sincerità e la fedeltà del cuore.

La Legge è in relazione con il gesto salvatore e liberatore di Dio dalla schiavitù.

La Legge non è l’imposizione di un tiranno, nè semplicemente la volontà del sovrano dell’universo: è la volontà di un DIO SALVATORE. L’osservanza della Legge è dunque la risposta ad un Dio che ha fatto “qualcosa” per primo.

Il Decalogo parte dal dono della libertà, un popolo schiavo non ha una sua legge; avere una legge, significa essere un popolo libero.

La Legge scaturisce da una realtà in cui Dio ci ha posti: non più schiavi, ma liberi; non più cittadini della terra, ma del cielo. dunque, dice il Signore: Agisci di conseguenza.

E’ quello che San Paolo svilupperà a fondo nelle sue svariate lettere.

Ciò vuol dire che la vita morale del cristiano, e non solo, non è strutturata su un programma, frutto di sapienza umana, ma unicamente sul fatto del suo inserimento vitale nella Pasqua del Cristo.

Nel VANGELO la scena della “purificazione” del Tempio diventa un messaggio mirante a far prendere coscienza della necessità di una” pulizia” interiore delle coscienze.

Il pericolo del” formalismo” è sempre incombente. Non solo la Legge e il Tempio, ma perfino Cristo può diventare una formalità, un”feticcio”, una sicurezza alienante.

La purificazione del Tempio e l’accenno alla sua distruzione sono un richiamo alla dimensione alla vita morale cristiana.

A differenza del giudaismo, Gesù vuole affermare che è la vita interiore che conta, non il rito. E’ l’amore a Dio e agli uomini l’essenza della Legge.

E’ in Gesù nella sua morte e Risurrezione, e non altrove, l’alleanza e la salvezza.

BUONA DOMENICA

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Raffaello – La TRASFIGURAZIONE

25 FEBBRAIO 2018

 II DOMENICA DI QUARESIMA /B

Marco 9,19

” Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un alto monte. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero candide, splendenti ; nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle più bianche. E apparve loro Elia con Mosè e si formò una nube: Questi è il Figlio mio prediletto : ASCOlTATELO!”

                                                  (Dal Vangelo)

 E’ una settimana in cui stiamo percorrendo la strada di avvicinamento verso la Pasqua.

 Ci siamo impegnati ad uno sforzo di conversione e di rinnovamento, sforzo che, come abbiamo notato domenica scorsa, è una rinuncia a Satana, alle seduzioni del male,  uno smascherare i vari demoni che pretendono di occupare, nella nostra vita, il posto di Dio.

 IL discepolo di Gesù, che vince la tentazione, accetta di vivere secondo lo spirito del Maestro, vede la realtà quotidiana, con occhi nuovi, trasfigurata.

 Si accorge che oltre al delirio del” fare” e “dell’agitarsi”, delle troppe parole, è necessario aprire l’oasi della quiete, della lentezza, della calma, del silenzio, dell’ascolto.

Paschal diceva che tutte le nostre disgrazie derivano dal non essere capaci di stare un po’ da soli in camera ogni giorno.

 La TRASFIGURAZIONE è il paradigma della vita cristiana nella condizione dell’esilio, nel rapporto con le realtà terrene.

 Vedere, oltre la figura delle cose, oltre l’immagine dell’uomo la presenza e l’immagine di Dio, senza che il mondo. nè la materia, nè l’uomo siano negati o mortificati ma, dando loro, la trasparenza, sfondando il velo dell’opacità.

 Tutto il Vangelo è questa esperienza di trasfigurazione: ” ma”, non è questo il falegname di Nazareth?”

 Gesù sul monte della trasfigurazione, resta quell’uomo, resta il figlio di Maria, ma agli occhi della fede, assume un’altra figura, diviene” trasparenza di Dio, della Parola di Dio.

Allo stesso modo, l’uomo depredato e ferito dai briganti sulla strada di Gerico, diviene figura dell’umanità, della Chiesa, su cui il Signore, il Dio Samaritano, straniero, rifiutato, messo all’indice, si china a spargere vino e olio della consolazione e della salvezza.

Così l’assetato, l’affamato, l’immigrato, l’ignudo, il carcerato diventano figura di Cristo, che si fa nostro giudice. Così, Gesù, nelle mani di Pilato, percosso e condannato dal potere, non diventa” l’uomo “,  figura dell’uomo.

Ancora la Croce, non cessa di essere patibolo, ma diventa ” figura di giustificazione” e di vittoria sulla morte.

Ciò che scompagina gli schemi dell’uomo è, per l’appunto, del tutto nuovo, che ci viene dall’evento della Trasfigurazione.

Prima non era così: “L’uomo gravitava verso il basso. Dio era nell’alto.

Sul monte della trasfigurazione la situazione cambia sempre.

 Il volto di Gesù si può guardare, anzi si deve guardare!

Solo guardando il Signore innalzato, come il serpente innalzato da Mosè, si vive.

E’ Lui il nuovo dono di Dio. Non una legge scritta sulla pietra, ma scritta sul volto del Figlio: volto dell’uomo e volto di Dio: Questi è il Figlio mio prediletto, ASCOLTATELO”.

E’ una parola molto impegnativa per l’uomo. E’ bene dire la Parola , ma è meglio ancora metterla in pratica”, (Sant’Agostino).

E Gesù scende dal monte senza velo, senza separazione tra sacro e profano, per incontrare l’uomo per le strade del mondo, trasfigurandosi in salvezza.

BUONA DOMENICA

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18 FEBBRAIO 2018

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA  /B

Marco 1,12.15

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e qui rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: ” Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

                                                                        (Dal Vangelo)

L’anno della Chiesa ci ha fatto iniziare, con questa domenica un altro “tempo forte”: dopo quello dell’Avvento ( con prospettiva di Natale), il tempo della Quaresima, con prospettiva la Pasqua.

Anche se all’esterno non cambia quasi nulla, la Quaresima è un tempo diverso.

Chi segue la vita della Chiesa, avverte la spinta a fare di più, e sente che diversamente, farebbe male.

Un primo impegno quaresimale: esaminarsi per vedere a che punto si sta, in primo luogo con la nostra fede; chiederci severamente credi o no, e che cosa crediamo?; non scaricare i dubbi come se fossero pensieri cattivi; non rinunciare alla critica della ragione, anche se mette in difficoltà.

Rivedere soprattutto l’incidenza della fede sull’andamento della vita; una fede senza risonanza, nei comportamenti non serve.

Riprendere in mano il rapporto con Dio e Cristo: timore, confidenza, rapporto formalistico o vivo; si esprime con un colloquio, o si limita a ripetere formule?

Dio è una realtà che sta nel nostro profondo, o è considerato un essere che sta fuori?

La Quaresima è tempo di revisione. Si deve partire da una conoscenza del nostro stato di salute spirituale per vedere dove occorrono rimedi.

Riprendere in mano se stessi come controllo dei pensieri, delle intenzioni, dei gesti, dei nervi.

Spesso si vive di impulsi, di emotività, si va avanti macchinalmente,  quasi come robot, non con riflessione, sapendo quello che si muove, quello che si fa, dove si tende.

Quando cominciare la nostra ripresa?

Domanda superflua…Subito! Iniziare in questo momento. Il passato è irreversibile tanto che nemmeno Dio lo può cambiare. Però, nella nostra vita esiste una realtà; noi siamo dei segnati: Il Battesimo ha inciso una impronta nella nostra vita.

Il segno, allora ricevuto, non si è cancellato. La Morte e la Risurrezione di Cristo ci ha inserito nel mistero pasquale, perenne attualità della vita cristiana per cui ogni giorno moriamo con Cristo e con Lui risorgiamo.

Morire con Cristo nel lavoro, nelle preoccupazioni, nei contrasti, nelle difficoltà, negli insuccessi. Risorgere nella volontà di andare avanti, di lottare, di donarsi, di amare soprattutto nella speranza di partecipare alla vita senza fine di Cristo risorto.

E’ solo a partire da questo momento che , nella nostra conversione, comincia il Regno di Dio e il Vangelo è creduto!

“E’ la colpa che ci fa invecchiare”: noi abbiamo l’età dei nostri peccati” ( Moriac).

“O Cristo Gesù tu sei il Dio di quelli che cantano” (Clemente D’Alessandria).

La Quaresima è il periodo più opportuno per far diventare adulto il nostro Battesimo. Vivere da battezzati, cioè, da persone in cui Cristo torna ad incarnarsi.

                                           BUONA  QUARESIMA

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11 FEBBRAIO 2018

 VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 1,40-45

“Venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: ” Se vuoi puoi purificarmi”.

Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”.

E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E ammonendolo severamente, lo cacciò via subito…ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

                                                                                        (Dal Vangelo)

La prima e la terza lettura, nella liturgia odierna, destinata da papa   Francesco come “Giornata mondiale … riguardano la malattia più diffusa di quell’epoca;malattia dolorosissima, ributtante, difficile de guarire, pericolosa per contagio: era la lebbra.

L’unica difesa della società era isolare i pazienti. La malattia tocca la persona in maniera unica; è vero che certi dolori morali sono più terribili delle malattie fisiche, tuttavia il dolore fisico scotta più di tutti i mali che si soffrono sulla terra.

La malattia aggiunge alla tortura fisica l’isolamento dagli altri. Nel caso  del lebbroso era anche sociale e locale: isolamento disumano che oggi, è vero, non è imposto a nessuno, ma il malato  si sente profondamente solo, anche se circondato da parenti e amici.

Le persone che gli stanno attorno sembrano tanto lontane: egli appartiene al mondo di chi sta male.

La malattia fa parte della natura umana data la complessità del nostro organismo anche se questa riflessione non comporta chi è malato mentre vede gli altri che stanno bene.

Grosso e complesso problema quello del dolore in generale e della malattia in particolare, prima o poi anche noi siamo un po’ lebbrosi, tutti dobbiamo fare i conti con detta realtà.

Il cristiano deve modellare i suoi comportamenti sugli esempi del Maestro.

Il Signore ha incontrato continuamente i malati sul suo cammino

Dal Signore proviene una lezione molto umana: amare i malati, combattere le malattie.

Il Signore non ha avuto paura di far violenza alla natura, non ha dato tregua a nessuna malattia, così la guerra contro il male rientra nel pieno diritto nel programma cristiano.

Oggi, esiste ancora la lebbra? Chi sono i lebbrosi?La malattia è stata in parte eliminata anche se  nelle zone povere della terra esistono ancora i lebbrosari.

La lebbra rappresenta , simboleggia il male, e quello,  purtroppo , esiste ancora.

Come non considerare la droga che distrugge tanti giovani? Non è forse “Lebbra”, la povertà presente anche tra noi?

Qualche volta anche noi per far tacere la nostra coscienza  facciamo qualcosa…ma non basta. Anche noi siamo un po’ lebbrosi, specialmente quando ci colpisce quella grave lebbra che è l’egoismo, l’indifferenza!.

Quante volte trascuriamo il vecchietto vicino di casa che, forse, avrebbe bisogno, magari, solo di un sorriso?

Ciascuno di noi dovrebbe gridare a Gesù: guarisci il mio egoismo, che le nostre mani siano sempre pronte ad aiutare.

“Sono un uomo e non giudico me, estraneo, nulla di ciò che è umano” (Terenzio).

Oggi non è più il tempo dei muri, ma dei ponti. Apriamoci alla solidarietà, perchè anche per noi può venire il giorno del bisogno.

Concludiamo con una costatazione che ci lascia un po’ di amaro.

” Non ha senso baciare l’immagine del Crocifisso e fingere di non accorgersi di quei crocifissi in carne ed ossa che patiscono fame, sete, solitudine, in questo mondo di spreco!”

BUONA DOMENICA

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4 Febbraio 2018

 V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 1,29-39

“Gesù uscito dalla sinagoga di  Cafarnao, si recò  in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per la mano. La febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni.

Al mattino si alzò quando era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava”.

                        Dal Vangelo)

Credere al Vangelo significa” seguire Cristo nella potenza della sua Parola che libera dallo spirito del male, è come è accaduto per la suocera di Simone, che malata e visitata da Gesù e guarita diviene la prima seguace di  Gesù, entra in lei il suo spirito che si esprimerà sostanzialmente nel “servizio”.

Il vero significato del miracolo operato sulla donna serve ad interpretare i successivi; non è nel portento  ma nell’umiltà in cui Dio comincia ad edificare il suo regno.

Infatti questa donna, così come le altre, nella cultura ebraica erano reputate tanto poco , e, per di più vecchia e suocera, è la prima che guarita dalla febbre, incarna e vive  lo spirito e lo stile nuovo di Gesù nella storia rivestita di umana impotenza. E’ questo il grande mistero della teologia nel Vangelo di Marco.

L’essere umano che si sa accettato da Dio è veramente guarito e, appunto, perchè guarito, è capace, a sua volta, di “guarire”.

Nessuno, infatti, può liberare, se non ci si è prima liberati.

Liberare, quindi, per servire: ecco la storia della salvezza.

Liberato per servire: ecco la mia realtà esistenziale.

Questo è il drammatico problema di ogni giorno per colui che si trova ad essere cristiano.

Solo se il “tocco” di Cristo mi libera, sono capace di servire realmente.

Qual è, allora nella mia vita il “segno” rivelatore del tocco di Gesù. della presenza in me dello Spirito, della mia avvenuta liberazione?

E’ la preghiera. E’ il servizio di Dio che rivela e autentica la possibilità di servire il fratello. E’ un immergersi nella sofferenza del nostro prossimo per portare sollievo e aiuto.

Diceva giustamente S. Giovanni Paolo II: “Di fronte ad ogni uomo che soffre dovrebbe esserci un uomo che ama”.

La malattia è una della esperienze che, prima o poi, tutti facciamo.

Nella prima lettura della celebrazione, abbiamo notato dove Giobbe dice: “Notti di dolore mi sono state assegnate, un soffio è la vita”.

Purtroppo, non sempre sappiamo fare il dovuto conto della salute e della stessa vita, ma quando arriva la sofferenza ci accorgiamo di quello che ci manca.

Il dolore ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità e ci rimette in equilibrio.

E’ Gesù, in fondo, che ha la forza di opporsi all’oggettiva capacità di immaginazione del male e che ha di mira l’uomo.

Lotta contro i demoni, o il loro equivalente, per poter prendere per mano l’uomo prostrato e indebolito., ricostruirlo in dignità e salute e renderla capace di servire lui e la sua chiesa.

Nel concludere alcune sentenze e detti del passato.

1)  C’è chi dice che non” valiamo se non soffriamo”.

2)  Chi dice che il valore può essere il sale dell’amore.

3)  Nessuno conosce veramente se stesso se non ha sofferto.

4)  Eschilo “: La saggezza si conquista attraverso la sofferenza “.

A Dio diciamo grazie per il dono della vita che è bella anche se è avvolta nel mistero della sofferenza  ( Ben. XII)

 BUONA DOMENICA

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28 Gennaio 2018

 IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 1,21- 28

“A Cafarnao, entrato proprio di Sabato, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perchè insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli Scribi.

Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che centri con noi, Gesù Nazzareno?

Io so che tu sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti dissero: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità.

Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

                                                                                      (Dal Vangelo)

Chi sarà il profeta previsto da Mosè? La prima lettura risponde che ” Il tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te…” A Lui darete ascolto… Egli dirà loro quanto io gli comanderò.” Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto”.

Il Profeta è il Santo di Dio! Lo abbiamo conosciuto, piccolo a Betlemme. giovinetto a Nazaret, ma ora ci appare come il “Maestro” che incontriamo a Cafarnao, tra la gente e tra le persone importanti dove parlò.

In una piazza più affollata del solito,c’erano i sapienti della Bibbia: erano i maestri e dottori  della legge e Gesù si mise ad insegnare.

Gesù è il” profeta”che annuncia le Parole del Padre e vuole portare gioia e felicità nel mondo.

Gesù insegna con autorità, ritocca la Scrittura dicendo spesso:” Avete sentito dire…”ma io vi dico…” (Cos’era il Sabato?) afferma di avere il “potere di rimettere i peccati “; di avere potere in cielo e sulla terra; inoltre afferma di avere il potere contro il male, le malattie, i demoni e tutti gli elementi avversi alla natura…

Queste novità intimoriscono gli Ebrei.

Un giorno gli chiederanno da dove attingeva tanta autorità. Egli era il Signore, anche se i suoi avversari non gli credettero.

Gesù, poi, trasmise il suo potere e la sua autorità agli Apostoli nei quali, si identificò: “Chi ascolta voi, ascolta me”. Tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato in cielo”.

Gesù comanda persino agli spiriti immondi : Satana, sapeva bene che Gesù era il “Santo di Dio e che era venuto nel mondo per rovinarlo”.

Proprio per questo la luce fuga le tenebre.

Gli spiriti immondi gridano e straziano gli indemoniati, anche se poi,  obbediscono.

Se Gesù è il Figlio di Dio si comprende perchè S. Paolo solleciti tutti i cristiani a consacrarsi interamente a Cristo Signore e ad amarlo con tutto il cuore.

Ma cosa constatiamo noi cristiani di oggi?

Forse potremmo ripetere l’interrogativo rivolto a Gesù da parte dell’ indemoniato: ” Sei venuto a rovinarci?” Forse la nostra mediocrità, la nostra fede addormenta il nostro qualunquismo?

Infatti non è concepibile una vita cristiana insignificante: mediocrità incoerenza, ipocrisia, tutti mali che dovrebbero scomparire dalla nostra vita.

Occorre esaminare più spesso i nostri comportamenti e vedere se siano testimoni credibili di Cristo; perchè così facendo si arriva al più spaventoso vuoto interiore.

Se non fosse così, ecco, allora che viene Cristo a rovinare questa nostra coscienza impigrita e abitudinaria.

“Esci da costui” grida Gesù da questa indolenza.

Il Cristianesimo non è una religione per mediocri, molti, purtroppo desiderano un cristianesimo facile, che si adegui alle mode del momento, una Chiesa che faccia silenzio, senza sacrifici, senza tante regole e tanti scrupoli, un cristianesimo comodo; al contrario lo si vive in pienezza, o lo si tradisce.

  1. Don Turoldo invoca Cristo con la seguente espressione: “Cristo mia dolce rovina”!

  BUONA DOMENICA

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21 GENNAIO 2018

 III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

MARCO 1,14-20

“Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino: Convertitevi e credete al Vangelo!

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Andando poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li  chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca coi garzoni, lo seguirono”.

                           (Dal Vangelo)

Nel tema odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta.

Come si caratterizza il seguace del Vangelo?

Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù, per primo si rivolge, guarda, fissa e chiama. Il seguace, si volta per rispondere.

Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata- risposta produce un atto che fa segno: cioè, una rottura nella continuità del vissuto.

Senza questa rottura, senza conversione non sorgerebbe la novità evangelica: è la  rottura che fa  lasciare, abbandonare, rompere, partire.

Anche da parte di Gesù si ha lo stesso fenomeno: lascia il Padre, rinuncia ai suoi privilegi e sempre fedele arriverà alla Crocifissione, divenendo segno di speranza e di salvezza per i suoi discepoli e per l’umanità intera.

La chiamata di Gesù e la risposta dei discepoli suppongono, l’una che essi lascino tutto per seguirlo; da parte di Gesù l’allontanamento del Padre, con il conseguente taglio netto.

Si produce, di conseguenza, quella relazione che chiamiamo fede. Perciò nei Vangeli” CREDERE è equivalente a “VENIRE”o “SEGUIRE”.

VENITE DIETRO A ME”, Ma DOVE? Gesù non fonda un nuovo luogo. Il “dove” è Lui e basta.

Sul lago di Galilea, Gesù viene e si consegna all’uomo.

L’uomo, convertendosi,  si consegna a Lui in maniera irrevocabile.

Importantissimo quel “subito”, perchè diventerà il simbolo, segno di  chiamata alla sequela del Cristo.

Per il discepolo c’è ancora un altro aspetto della sua adesione totale; adesione come a suo Maestro e Signore; scelta che deve essere assoluta e inconfondibile.

“UNO SOLO INFATTI E’ IL VOSTRO MAESTRO”.

Il Cristiano non può essere discepolo di nessun altro maestro: il mondo, la storia, la cultura offrono continuamente dei maestri, ma nessuno può prendere il posto di Gesù.

IO SONO la VIA; la VERITA’, la VITA.

Ogni volta che il cristiano vuol fare una mescolanza di maestri e di insegnamenti, si allontana dalla via della salvezza.

Questa prima pagina del Vangelo di Marco vale per tutti coloro che vogliono seguire Gesù; deve, dunque, indurre a metterci in cammino immediato ed esclusivo anche perchè, come nota il Vangelo di oggi all’inizio del brano, ci avverte che” il tempo è compiuto” e S. Agostino, commentando dice a se stesso e a tutti noi:

“TROPPO PREZIOSE SONO PER ME LE GOCCE DEL TEMPO”.

BUONA DOMENICA

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Liberale da Verona 
Vocazione di Pietro e Andrea – Sec.-XV

14 Gennaio 2018

 II  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO  / B

Giovanni 1,35-42

” Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio! Gesù  si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro.”

                       ( Dal Vangelo)      

Il tempo di Natale-Epifania ha riportato la figura di Gesù come rivelazione divina.

La festa del Battesimo di Gesù ha fatto vedere a quale concretezza giunga il farsi” uomo” di Dio.

La riflessione di questa domenica ci invita a meditare su come debba essere la nostra risposta alle varie chiamate che Dio ci ha rivolto nella vita: come e quando sei diventato padre, madre; sacerdote, suora e tante altre chiamate avvenute senza chiasso quando siamo stati ordinati a qualche missione da svolgere nella vita.

Nelle letture della Messa si parla di un ragazzo, Samuele chiamato di notte mentre dormiva e non riesce a capire, si alza più volte, chiede aiuto a  Eli, un anziano sacerdote… Ci vuole umiltà per lasciarsi aiutare!!!

La vita è talvolta difficile, si può sbagliare facilmente. Malati, chiediamo aiuto al medico, subito…Ma ci sono le malattie dell’anima…perchè non fare altrettanto?

L’esempio che ci viene proposto nella prima lettura ricorda a ciascuno che arriva il momento di dire, come Samuele: “Eccomi…” E’ il momento di assicurare le proprie responsabilità.

Succede, purtroppo, che anche quando si tratta di un impegno nella comunità cristiana, si presenta il rischio di dire: ” Ci penseranno gli altri.” Spesso concediamo la delega agli altri, perchè si impegnino al posto nostro, così come ai missionari di annunciare il Vangelo per noi. Alle suore, di dedicarsi ai piccoli e ai poveri al posto nostro ; e ancora per altre situazioni; insomma siamo cristiani per interposta persona, mentre sarebbe l’ora e il momento di ripetere : “ECCOMI””.

La religione è una cosa seria, Cristo è una persona seria, non illude mai nessuno! Ai due discepoli che lo seguono dice: “VENITE E VEDRETE“.

Nel Vangelo notiamo che i due discepoli di Giovanni seguono immediatamente Gesù. Essi sono un po’ il tipo di ogni futuro discepolo e la prontezza nella sequela, viene subito indicata come la sua prima virtù caratteristica.

Il” VENITE E VEDRETE” vuole significare: rendetevi conto.

Certo può essere un rischio. Ma tutto è rischio ciò che è vita: è vero che ha detto qualcuno: “Chi non rischia nulla, è nulla”.

Impegniamoci a ripetere spesso “Eccomi”.

Come cristiani non possiamo ritenerci degli arrivati, ma solo dei principianti”! Il cristianesimo non consiste nell’avere bei pensieri, ma nel praticarli”( Douget).

Ogni uomo non esiste per caso. Tocca a noi essere disponibili a fare la sua volontà . Tocca a noi ripetere: Ecco io vengo Signore, per fare la tua volontà” (Salmo responsoriale).

     BUONA DOMENICA

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   7 GENNAIO 2018

 BATTESIMO DI GESU’

Marco 1

“In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.                                 

(Dal Vangelo)

Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.

Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.

E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta  la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.

Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci  se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?

Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?

Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.

Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…

Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

Buona domenica

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Botticelli adorazione dei magi – Uffizi

6 Gennaio 2018

 EPIFANIA DEL SIGNORE /B

Matteo 2,1-12

“Nato Gesù a Betlemme di Giudea, alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato?

Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”.

All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme…Erode, chiamati segretamente i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi del Bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perchè anch’io venga ad adorarlo.

Ed ecco che la stella li precedeva finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

                                                                            (Dal Vangelo)

Giorno di manifestazione (Epifania). Luminosa manifestazione di Dio all’uomo che ha avuto nella Incarnazione l’espressione più piena e, nella cristianità il suo prolungamento che rivelerà nel tempo la salvezza a tutta l’umanità rappresentata dai personaggi provenienti dai vari Continenti per riconoscere nel nato Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.

L’Epifania è la festa dell’incontro tra Cristo e le genti: i nostri antenati. Incontro, che avviene dopo una lunga e faticosa ricerca.

Cristo è il mistero dei secoli: Il “fare festa” non ci libera dall’impegno personale tanto più che ora, la  manifestazione della sua presenza al mondo  deve avvenire per mezzo nostro, per opera della Cristianità. coinvolgendo in anteprima, la missionarietà della Chiesa, sia della Cattolica come delle altre.

Dio rivela L’uomo, ma egli deve scoprire Dio, se ama la luce, se vuole camminare nella luce.

Pertanto l’Epifania di Cristo, non è un solo giorno, ma è un programma.

Domandiamoci: Chi erano i Magi?

Persone alle quali non bastava la scienza, pur così nobile e profonda, necessaria allo sviluppo della civiltà, all’elevazione dell’uomo dalla barbarie, cui non era sufficiente la natura e la ragione, perchè esse rimandavano a qualcosa e a Qualcuno che non sono gli Assoluti.

Immagini di ogni uomo inquieto che veglia e cerca.

Protagonisti di tutte le filosofie, di sistemi che appaiono e scompaiono che si sovrappongono e muoiono. Segno di grandezza dell’uomo, ma anche della sua insufficienza dalle cose.

Essi sono le genti di ogni tempo, di ogni nazione e razza in cerca di un Salvatore.

“Tutte le genti, preannunziava Isaia, (sette secoli prima) camminavano nella sua luce e nello splendore della sua nascita”. Perchè Cristo  non è di nessun popolo… Egli è tutta l’umanità.

E’ semplicemente il Figlio dell’Altissimo, Salvatore dell’Europa, dell’Asia dell’Africa, di tutto il  mondo.

Nella folla epifanica della nuova Gerusalemme non c’è più distinzione di barbari, Greci, Rumeni.

La liturgia di questa grande solennità è carica di significati spirituali.

Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro.

Cristo luce delle genti !!!

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MATER BONI CONSILII (1400) – Genazzano-Roma

I° Gennaio 2018

 Maria Santissima Madre di Dio /B

Luca 2,16-21

“I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

Maria da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore.     (Dal Vangelo)

Il primo pensiero in questo inizio dell’anno 2018 è quello di rivolgere a tutti un augurio sincero di Buon Anno!

No alla violenza, sì alla pace!

E’ stato questo, uno dei temi dell’undicesima giornata della pace che viene celebrata in tutto il mondo sotto la protezione di Maria, Madre di Dio.

  1. Pietro parlando per la prima volta al piccolo gruppo di discepoli in Gerusalemme, iniziò con queste prime parole: “ Uomini Fratelli”.

“Uomini” perchè è la radice Comune, “Fratelli” perchè è la destinazione Comune da raggiungere.

Con la stessa semplicità, il successore di Pietro, Paolo VI, torna a rivolgersi agli” uomini-fratelli,” ripetendo il primo messaggio universale registrato nel Vangelo e proclamato a Betlemme: “Pace in terra agli uomini oggetto della benevolenza divina.”

Ci possiamo domandare: Perchè una giornata mondiale per la pace che torna da sedici anni a Capodanno?

La risposta è semplice e tragica:

Perchè la mancanza di pace tra gli uomini è la più nefasta calamità che colpisce nel corpo e nello spirito; mentre la pace è la somma del bene materiale e morale a cui l’umanità aspira con tutte le sue forze.

Perchè, ancora, la pace è un dono di Dio, non dato, però, già confezionato e pronto per tutti i tempi, bensì offerto alla buona volontà degli uomini che, nel loro sublime e terribile potere di libero arbitrio possano accoglierlo, farlo crescere e goderne i benefici, così come possono rifiutarlo, degradando l’umana convivenza al livello angosciante e logorante della giungla.

In nome di Dio, sorgente, autore e largitore della pace, chiediamo ancora una volta, a tutta l’umanità di riprendere, con serena consapevolezza, la riflessione sulla pace nel mondo, individuando e convogliando il meglio degli sforzi di cui l’umanità è capace.

Estirpiamo l’espansione della violenza privata, i femminicidi, gli attentati;  la prepotenza cerca di soffocare la ragione: rispettiamo la vita dalla nascita al tramonto, combattiamo gli inquinamenti dell’habitat, i rischi degli esperimenti atomici, la diffusione e l’uso della droga, la rassegnazione di fronte alla denutrizione della fame,ecc; tutte queste alterazioni sono attestati al grande bene della pace.

Il degrado di qualunque genere è un progressivo attentato alla pace.

Paolo VI riassumeva il suo messaggio con due affermazioni : No alla violenza”,” Sì alla pace”. E come sottotitolo : “No alla morte”, “Sì alla vita”

Maria, Madre del Buon Consiglio, ci aiuti a far capire ai CAPI delle NAZIONI che l’umanità intera desidera su questa terra non la guerra , ma la pace.

AUGURI  E  BUON  ANNO !

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31 Dicembre 2017

 Festa della Santa Famiglia /B

Luca 2,22-40

” Quando giunse il tempo della loro purificazione Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore: ” Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore.

…Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre disse:” Ecco egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione. E anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori…

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea.

                                            ( Dal Vangelo)

Nell’ambito della vita sociale, la Chiesa presta una grande attenzione alle istituzioni primordiali come quella della famiglia, cellula primaria della società. che può esistere solo nel rispetto dei principi; così come la Santa Famiglia che contempliamo oggi in Giuseppe, Maria e il Bambino.

Già nell’antichità, come dimostra Aristotele, la famiglia era riconosciuta come l’istituzione sociale principale e fondamentale, anteriore e superiore allo Stato. Essa contribuiva efficacemente al bene della società stessa; quindi il suo ruolo  nella società, assicurava ad essa la vita e la crescita.

I figli costituiscono una delle principali ricchezze della nazione; occorre, dunque aiutare i genitori a compiere la loro missione educativa, nel rispetto dei principi e delle responsabilità.

In un certo qual modo una società e il suo futuro dipendono  dalla politica familiare che viene messa in atto.

Oggi, purtroppo, numerosi atti contro la vita, rivendicati come gesti di libertà, costituiscono, al contrario, la ” cultura della morte” che colpisce i nascituri e le persone malate e anziane.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un indebolimento del significato del valore della vita e una specie di anestesia delle coscienze.

Maria e Giuseppe sono state le persone più vicine a Gesù. Nella famiglia Gesù ha trascorso molto tempo (30 anni ), quanto forse, nessun altro, e questo, per farci capire quanto fondamentale è il suo valore, l’impronta educativa che viene amorosamente donata.

Ciascuno di noi rifletta ciò che i genitori trasmettono con la loro pazienza, con il loro senso del dovere, con i sacrifici affrontati per la cura della salute, per l’istruzione, per procurare un avvenire di tranquillità economica. E tutto  compiuto con l’amore che non  rivendica nulla, ma tutto offre.

L’esempio della S. Famiglia ci spinge a valorizzare sempre più le caratteristiche dell’obbedienza, del lavoro, del rapporto con Dio e infine, dell’unità dei cuori.

Buona Festa

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25 DICEMBRE 2017

N A T A L E   /B

E IL VERBO SI FECE CARNE

“Oggi LA VERITA’ è sorta dalla terra.

Cristo è nato da una creatura

gioite e fate festa”.     S. Agostino

 

E’ Natale di Gesù figlio di Dio, venuto nel mondo a portare la pace.

E’ fuori dubbio che ci sia un’atmosfera particolare in questo giorno: il Bambino, la tradizione, la fredda stagione, la fede. Tutto concorre a costruire la diversità della giornata.

I legami affettivi prevalgono sul lavoro quotidiano, sulla professione. Non vediamo nemici e avversari perchè “il Natale è con i tuoi”.

“Svegliati, uomo, per te Dio si è fatto uomo”.

Nella notte si accese una luce di natura misteriosa, essa fu destinata più allo spirito e al cuore dell’uomo, che non ai suoi occhi.

Attraverso questa luce si è svelata ai Pastori di Betlemme, il mistero inscrutabile. Esso è diventato  accessibile a loro. Essi lo hanno accolto! Si sono avvicinati ad esso, hanno trovato” Un Bambino avvolto in fasce che giaceva in una mangiatoia”.

Nel visibile hanno riconosciuto l’invisibile. Sono diventati i primi testimoni del Mistero unendosi a MARIA E GIUSEPPE.

Proprio questo ha voluto esprimere la Messa della notte e che, in taluni luoghi, viene denominata come Messa dei Pastori.

Questo è il tempo dei ricordi più dolci. Essi affiorano dal profondo, portando con sè, la ghirlanda delle cose più pure e gentili della vita. Ogni anno finisce così; con un ritorno alla grazia dell’infanzia, al paese dell’innocenza dove si ritrova sempre un antico, insopprimibile desiderio  di bontà, un bisogno di pace.

E’ come una rinascita dinanzi a quella culla dove si contempla e si adora il mistero della vita divina, che ha preso forma umana dove i bimbi che andavano al presepio, avevano il gusto della vita.

Quale prodigio! Un mondo come l’attuale può ancora ritrovare un momento di unità con se stesso, liberando dal proprio essere un sentimento di nostalgia.

Non sciupiamo queste emozioni con il distrarci con ciò che tocca l’epidermide e basta.

E’ troppo poco, riduttivo, un fuori tema, dimenticare   quel Qualcuno che nascendo sulla nostra terra ci ha dato il motivo e il senso del Natale.

Cristo-Uomo non può essere accettato se non come Dio dato che” in lui abita tutta la pienezza della divinità. Il Dio in terra appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo Cuore, batte con il cuore di tutti.

Potremmo perciò dire, che l’incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, onnipotenza, ma soprattutto, dell’amore del Padre per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una nuova creatura.

Così, all’inquieta domanda di S. Agostino” CUR DEUS HOMO (perchè Dio si è fatto uomo? Possiamo rispondere anche con le nostre  riflessioni.

Con piacere rivolgo un augurio di BUON NATALE insieme a felicità e ai beni dello spirito e del corpo.

BUONA NATALE

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Luca Giordano – Annunciazione 1672

24 Dicembre 2017

 IV Domenica di Avvento /B

Luca 1,26-38

“L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: ” Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.

                                                                                              ( Dal Vangelo)

La liturgia di questa Domenica, gomito a gomito col Natale, prende le mosse dall’ intenzione di David di voler costruire una casa al Signore, il quale pur apprezzando il gesto, fa sapere, per il profeta Natan, che può rimanere anche sotto una tenda.

Questa Domenica pone così il tema, tutto natalizio, dell’abitazione o, inabitazione di Dio tra gli uomini, e cioè: Dio vuole abitare tra gli uomini.

Lo stesso tema riceve luce dal breve inno di Paolo a conclusione della lettera ai Romani; non si fa menzione di luoghi o templi, la rivelazione si estende a tutti gli individui; non vi sono steccati di luoghi o di privilegi: ” I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: Dove c’è uno spirito che ricerca la verità Dio è presente.

Gli uomini che vogliono trovare Dio, non debbono muoversi verso questo o quel luogo; si avvicinino a Gesù, presente nel mondo in tanti modi, per esempio:” Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a loro, ” Quello è il mio corpo, questo il mio sangue”, porgendo pane e vino.

Dio sceglie tempi, modi e soprattutto persone, anche se di scarso valore agli occhi del pubblico; dinnanzi a Dio gli ornamenti non contano, conta il contrario, il prezioso interno della persona e il suo grande cuore, ne abbiamo il magnifico esempio di Maria e Giuseppe che stiamo per  festeggiare.

Da Davide fino all’annunciazione vi è un  tratto della storia della salvezza che si estenderà  alla storia dell’umanità, e diventa attuale per noi nell’ “oggi “che viviamo.

Questo” presente” che viviamo, non è una retorica, è la verità perchè oggi, in questo tempo, noi viviamo il mistero della nascita del Verbo di Dio nella carne.

In questo” oggi “l’uomo entra per un “sì” che è sottomissione alla fede, analogo a quello di Maria che si donò senza riserve a quel Dio che adempiva in lei la promessa fatta a Davide. Questo ” oggi” sta per avverarsi in mezzo a noi nel Natale 2017, dove il dono di Dio vuole ancora il nostro “sì”.

CRISTO è stato , è l’AMEN” di DIO all’uomo, ed è l’Amen dell’intera umanità.

Dio entra improvvisamente nella vita di Maria e la trasforma: “Concepirai un figlio”:  “Eccomi,  sono la serva del Signore “.

Non è lei che entra nel mondo di Dio. Permette che Dio entri nel mondo, nella sua esistenza e sconvolga tutto, senza opporre resistenza.

DIO s’è costruito quaggiù una casa degna di lui.

QUESTA CASA E’ MARIA.

Affidiamoci a DIO, per il quale nulla è impossibile!!!

BUONA DOMENICA

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17 Dicembre 2017

 III Domenica di Avvento /B

Giovanni 1, 6 – 28

“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. E questa è la testimonianza di Giovanni: Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore.”

(dal Vangelo)

Noi attendiamo Gesù che ritorna a Natale. E la Chiesa, attraverso le due prime letture ci suggerisce canti, esclamazioni cariche di gioia trepidante come: “Rallegratevi, gridate di gioia………………Riprendete coraggio viene il nostro Dio.”

Natale è la festa della vita. Avvento vuol dire aspettare una persona viva che si chiama Gesù, non un bel ricordo del passato, ma qualcosa che avviene adesso, per te e per tutti gli uomini di questo mondo.

Ha ragione Isasia, quando invita a guardare il Messia che viene a portare il lieto annunzio … a promulgare l’anno di misericordia del Signore; e San Paolo, che ci invita a “stare sempre lieti … rendendo grazie in ogni cosa”.

Diceva il poeta indiano Tagore: “Ogni bimbo che nasce porta la lieta notizia che Dio non si è ancora stancato degli uomini”. E il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere (e continua a nascere). Eppure, basta un pizzico di sale per dar sapore a tutta la vivanda.

Potremmo aggiungere ancora una notazione di Goethe: “ciò che rende lieta la vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare il piacere nelle cose che vogliamo fare.”

Viene proclamato oggi che la gioia è un dovere anche se le ricerche mostrano che il settanta per cento degli italiani è scontento. La gente dice la vita è peggiorata siamo meno contenti di nigeriani, vietnamiti eccetera.

Le statistiche ci dicono che siamo i più insoddisfatti d’Europa. Ma non è così vero: siamo felici e non sappiamo di esserlo.  

La gioia di vivere, anche se è un dono abbastanza raro, è per noi Cristiani compito di dimostrarlo.

La liturgia di questa domenica “gaudere” (gioire)  offre degli spunti: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”.

“Il Signore mi ha mandato a portare una lieta notizia. Io gioisco nel Signore.”

Noi cristiani al contagio dello scontento dobbiamo praticare quello della gioia e della speranza.

Diceva Paolo VI: “Il Cristianesimo è gioia, la fede è gioia, la grazia è la gioia del mondo”.

E la Bibbia tutta intrisa di una fondamentale nota di ottimismo, ha il suo fondamento nella certezza e nella bontà di Dio.

Egli vuole la felicità degli uomini e li vuole colmi di abbondanza e di pienezza. E il Siracide, libro dell’A.T. , ci conferma che l’allegria di un uomo allunga la vita.

Concludiamo con un detto di un ateo famoso filosofo: “per convincermi a credere nel loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero di gioia, e che avessero un volto più gioioso. (Nietzsche)    

BUONA DOMENICA

don luigi corsi

donluigi2514@gmail.com

338 384 95 02

10 DICEMBRE 2017

II DOMENICA DI AVVENTO /B

Marco 1,1 – 8

“Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, FIGLIO DI DIO. Come è scritto nel profeta Isaia; Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri”. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto. Predicava: “dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

(dal Vangelo)

Dal Vangelo di Matteo, passiamo a quello del primo evangelista di nome Marco, che ci accompagnerà per tutto l’arco del nuovo anno.

La liturgia di questa seconda domenica di Avvento è dominata da tre gigantesche figure: ISAIA, il grande veggente che otto secoli prima proclama con fiducia: “Coraggio, Dio manderà il suo Consacrato, e in Lui tutto troverà cambiamento”.

PAOLO, che afferma come la salvezza nasce da una totale conversione al Cristo.

GIOVANNI BATTISTA, che con linguaggio infuocato, afferma come ogni uomo deve muoversi verso la salvezza e non recepirla passivamente.

Sembra ovvio, puntare la nostra attenzione sulla grande richiesta proposta dalla Parola: CONVERSIONE, e, questa, diretta verso il Regno di Dio, che diventa il punto finale del singolo uomo e dell’intera umanità.

Dio chiama i peccatori per nascita (e lo siamo tutti) e peccatori, che accettano volontariamente il giogo della passione che spinge al male. Ecco il Battista che invita la gente ad immergersi nel Giordano per un bagno materiale, simbolo di una purificazione spirituale, e quale guida per un nostro cambiamento.

La liturgia ci ha presentato l’inizio del Vangelo di Marco. La sua lettura e riflessione, non potrebbe diventare un aiuto?

Nel corso dell’anno liturgico, leggere e meditare la riscoperta di Cristo in modo pratico, concreto ci fa entrare in un mondo diverso, dove la verità del nostro essere può diventare liberatrice dalle tante inezie, superficialità che illudono il nostro vivere senza fornire pienezza e sostanza.

Libro facile, il Vangelo, senza pretese letterarie. Ascoltiamo la Parola di Dio: “Consolate il mio popolo…una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”.

Ecco la forza del cristiano. C’è sempre una parola di consolazione, di speranza, di impegno. Di fronte a tanti “strilloni” che da TV e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola da secoli, tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

I Leaders, i capi che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…la Parola di Dio è la sola a rimanere: “dopo di me, viene colui che è più forte di me”. “preparate la via al Signore, nella santità della condotta, cercando di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio in pace” (San Pietro)

“Se l’uomo non si inginocchia è tutta la terra che si ribella e…bestemmia, dato che il suo comportamento investe e danneggia tutta la natura.”

Non contentiamoci di mezze misure, impariamo a volare alti!

Abbiamo dormito anche troppo e abbiamo dimenticato che le gambe ci sono state date, per la strada, non per il letto. (Sapienza)

BUONA DOMENICA

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8 Dicembre 2017

SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Luca 1,26 – 68

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».  A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre  e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».  Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.  Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

(dal Vangelo)

La festa dell’Immacolata si inserisce come un raggio di luce nel corso delle nostre riflessioni sull’Avvento. Maria, infatti, non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali quelle cose di cui finora si è parlato e sperato. Ella è già una realtà. E’ una nuova creatura.
Lei è esattamente il contrario di ciò che l’uomo di fatto è; lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere e di fatto non è. La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire “sì “, la sua disponibilità alla cooperazione con Dio fanno di Lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della creazione, prima del peccato; umile e grande, padrona della creazione ma rispettosa della sovranità del Creatore.
Maria ristabilisce l’ordine primitivo proprio mediante l’ obbedienza. In questo si distingue dall’antica Eva: questa abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria abbandona la propria strada per seguire quella indicatagli da Dio. La sua gloria è tutta nella sua fede e nella sua obbedienza. E’ questo il senso del saluto di Elisabetta; beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore .
Tutto questo ci permetterà di dare un senso più compiuto alla celebrazione odierna: Maria non è grande per ciò che ha ricevuto, ma per il modo con cui ha accolto e messo a frutto i talenti ricevuti.
Maria è grande per aver detto sì a Dio quando fu il momento di dirglielo e ogni volta che le fu chiesto un sì: a Nazareth e a Betlemme, a Cafarnao e sul Calvario.
Questa fedeltà assoluta alla volontà di Dio , questo preporre la volontà di Dio alla propria volontà è essenzialmente la vera purezza di Maria. ELLA non ha pensato che disobbedendo sarebbe stata più se stessa, più libera, più donna; piuttosto ha sempre creduto che obbedire a Dio significasse per lei realizzare se stessa al massimo grado. L’obbedienza è nutrita di umiltà. L’umiltà che è conoscenza e accettazione gioiosa e serena della propria realtà, è grandezza d’animo, è riportare tutto a Colui che tutto ha donato:”Io sono la serva del Signore e Lui ha fatto in me cose grandi”. Al contrario l’orgoglio è insofferenza dei propri limiti e pretesa di annientarli negando i meriti altrui: tutto questo è menzogna e dunque peccato.
Questa umiltà di Maria è anche la sua più vera povertà: in questo non possedere nulla, neppure se stessa e la propria volontà, in questo donarsi senza pentimenti, senza riserve. E Dio non rimanda a mani vuote i poveri, ma li colma di beni e li sceglie come cosa sua,come cittadini del suo regno.

BUONA FESTA

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3 dicembre 2017

 I DOMENICA DI AVVENTO / B

Marco 13, 33-37

 

“Fate attenzione dice Gesù ai suoi discepoli, vegliate perchè non sapete quando è il momento. E’ come un uomo che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

Vegliate, dunque, voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo, o al mattino, fate in modo che non giunga all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti : VEGLIATE !”

                                                                    (Dal Vangelo)

L’Avvento è un tempo di attesa, un tempo di speranza. Speranza e attesa  di una realtà nuova e migliore, di un tempo (così come troviamo nella prima lettura del profeta Isaia) in cui il Signore si chinerà sulla sofferenza del suo popolo per liberarlo dalla schiavitù e dal suo dolore.

Lo spirito dell’Avvento trova abbondanti riscontri nella spiritualità biblica, così come si esprime l’accorata preghiera del pio israelita che abbiamo ascoltato sulla bocca del profeta: “Oh, se tu squarciassi i cieli e discendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti”.

Il sentimento del profeta e la sua esperienza sono anche i nostri.  Anche noi viviamo in una situazione nella quale non sappiamo ritrovarci e, di. fronte all’angoscia del momento presente, invochiamo l’intervento di Dio e la sua venuta.

Certo il nostro modo di attendere e perfino il nostro oggetto dell’attesa non sono gli stessi degli Ebrei e neppure dei primi cristiani.

Oggi non attendiamo più il Figlio dell’uomo dalle nubi del cielo,

ma che il suo Regno venga tra gli uomini sapendo che quel regno sarà anche l’opera delle nostre mani.

Quando imploriamo: “Venga il tuo regno…” intendiamo dire anche fa’ di noi operai alacri e generosi della tua vigna; costruttori intelligenti della tua casa; artefici geniali ed instancabili del tuo regno.

Soprattutto sentiamo attuale e vicinissimo a noi il pensiero che denuncia (a quel tempo Isaia, noi oggi) il progetto umano che farebbe a meno di Dio. Sarebbe un tranello, così come stiamo costatando in quasi tutti gli stati del nostro mondo.

E’ la storia di sempre: dopo l’ebbrezza dell’orgoglio e  la vertigine della ribellione, l’uomo sarà costretto ad aprire gli occhi (speriamo) sulla realtà della sua condizione e si troverà nudo, radicalmente povero, tragicamente solo in un mondo inquieto.

Siamo in AVVENTO! Non viviamo addormentati… Gesù ci ha invitati alla vigilanza, parola che vuol dire lucidità interiore, intelligenza, capacità critica, non distrazione, non dissipazione: vivere in pienezza la propria  vita.

Intravediamo già il Natale e Simon Weil ci dice che “Attendere è amare”. VEGLIATE!

E con un detto siciliano concludiamo con un po’ di umorismo : ” Tre ore dormono i Santi; cinque i mercanti; sette gli uomini comuni e nove i poltroni”. Ognuno scelga il proprio orario.

BUONA DOMENICA

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  1. Granocchiaio ha detto:

    3 dicembre 2017

    I DOMENICA DI AVVENTO / B

    Marco 13, 33-37

    “Fate attenzione dice Gesù ai suoi discepoli, vegliate perchè non sapete quando è il momento. E’ come un uomo che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

    Vegliate, dunque, voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo, o al mattino, fate in modo che non giunga all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti : VEGLIATE !”

    (Dal Vangelo)

    L’Avvento è un tempo di attesa, un tempo di speranza. Speranza e attesa di una realtà nuova e migliore, di un tempo (così come troviamo nella prima lettura del profeta Isaia) in cui il Signore si chinerà sulla sofferenza del suo popolo per liberarlo dalla schiavitù e dal suo dolore.

    Lo spirito dell’Avvento trova abbondanti riscontri nella spiritualità biblica, così come si esprime l’accorata preghiera del pio israelita che abbiamo ascoltato sulla bocca del profeta: “Oh, se tu squarciassi i cieli e discendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti”.

    Il sentimento del profeta e la sua esperienza sono anche i nostri. Anche noi viviamo in una situazione nella quale non sappiamo ritrovarci e, di. fronte all’angoscia del momento presente, invochiamo l’intervento di Dio e la sua venuta.

    Certo il nostro modo di attendere e perfino il nostro oggetto dell’attesa non sono gli stessi degli Ebrei e neppure dei primi cristiani.

    Oggi non attendiamo più il Figlio dell’uomo dalle nubi del cielo,

    ma che il suo Regno venga tra gli uomini sapendo che quel regno sarà anche l’opera delle nostre mani.

    Quando imploriamo: “Venga il tuo regno…” intendiamo dire anche fa’ di noi operai alacri e generosi della tua vigna; costruttori intelligenti della tua casa; artefici geniali ed instancabili del tuo regno.

    Soprattutto sentiamo attuale e vicinissimo a noi il pensiero che denuncia (a quel tempo Isaia, noi oggi) il progetto umano che farebbe a meno di Dio. Sarebbe un tranello, così come stiamo costatando in quasi tutti gli stati del nostro mondo.

    E’ la storia di sempre: dopo l’ebbrezza dell’orgoglio e la vertigine della ribellione, l’uomo sarà costretto ad aprire gli occhi (speriamo) sulla realtà della sua condizione e si troverà nudo, radicalmente povero, tragicamente solo in un mondo inquieto.

    Siamo in AVVENTO! Non viviamo addormentati… Gesù ci ha invitati alla vigilanza, parola che vuol dire lucidità interiore, intelligenza, capacità critica, non distrazione, non dissipazione: vivere in pienezza la propria vita.

    Intravediamo già il Natale e Simon Weil ci dice che “Attendere è amare”. VEGLIATE!

    E con un detto siciliano concludiamo con un po’ di umorismo : ” Tre ore dormono i Santi; cinque i mercanti; sette gli uomini comuni e nove i poltroni”. Ognuno scelga il proprio orario.

    BUONA DOMENICA

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  2. Granocchiaio ha detto:

    8 Dicembre 2017

    SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

    Luca 1,26 – 68

    Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

    Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

    (dal Vangelo)

    La festa dell’Immacolata si inserisce come un raggio di luce nel corso delle nostre riflessioni sull’Avvento. Maria, infatti, non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali quelle cose di cui finora si è parlato e sperato. Ella è già una realtà. E’ una nuova creatura.
    Lei è esattamente il contrario di ciò che l’uomo di fatto è; lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere e di fatto non è. La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire “sì “, la sua disponibilità alla cooperazione con Dio fanno di Lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della creazione, prima del peccato; umile e grande, padrona della creazione ma rispettosa della sovranità del Creatore.
    Maria ristabilisce l’ordine primitivo proprio mediante l’ obbedienza. In questo si distingue dall’antica Eva: questa abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria abbandona la propria strada per seguire quella indicatagli da Dio. La sua gloria è tutta nella sua fede e nella sua obbedienza. E’ questo il senso del saluto di Elisabetta; beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore .
    Tutto questo ci permetterà di dare un senso più compiuto alla celebrazione odierna: Maria non è grande per ciò che ha ricevuto, ma per il modo con cui ha accolto e messo a frutto i talenti ricevuti.
    Maria è grande per aver detto sì a Dio quando fu il momento di dirglielo e ogni volta che le fu chiesto un sì: a Nazareth e a Betlemme, a Cafarnao e sul Calvario.
    Questa fedeltà assoluta alla volontà di Dio , questo preporre la volontà di Dio alla propria volontà è essenzialmente la vera purezza di Maria. ELLA non ha pensato che disobbedendo sarebbe stata più se stessa, più libera, più donna; piuttosto ha sempre creduto che obbedire a Dio significasse per lei realizzare se stessa al massimo grado. L’obbedienza è nutrita di umiltà. L’umiltà che è conoscenza e accettazione gioiosa e serena della propria realtà, è grandezza d’animo, è riportare tutto a Colui che tutto ha donato:”Io sono la serva del Signore e Lui ha fatto in me cose grandi”. Al contrario l’orgoglio è insofferenza dei propri limiti e pretesa di annientarli negando i meriti altrui: tutto questo è menzogna e dunque peccato.
    Questa umiltà di Maria è anche la sua più vera povertà: in questo non possedere nulla, neppure se stessa e la propria volontà, in questo donarsi senza pentimenti, senza riserve. E Dio non rimanda a mani vuote i poveri, ma li colma di beni e li sceglie come cosa sua,come cittadini del suo regno.

    BUONA FESTA

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  3. Granocchiaio ha detto:

    10 DICEMBRE 2017

    II DOMENICA DI AVVENTO /B

    Marco 1,1 – 8

    “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, FIGLIO DI DIO. Come è scritto nel profeta Isaia; Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri”. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto. Predicava: “dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

    (dal Vangelo)

    Dal Vangelo di Matteo, passiamo a quello del primo evangelista di nome Marco, che ci accompagnerà per tutto l’arco del nuovo anno.

    La liturgia di questa seconda domenica di Avvento è dominata da tre gigantesche figure: ISAIA, il grande veggente che otto secoli prima proclama con fiducia: “Coraggio, Dio manderà il suo Consacrato, e in Lui tutto troverà cambiamento”.

    PAOLO, che afferma come la salvezza nasce da una totale conversione al Cristo.

    GIOVANNI BATTISTA, che con linguaggio infuocato, afferma come ogni uomo deve muoversi verso la salvezza e non recepirla passivamente.

    Sembra ovvio, puntare la nostra attenzione sulla grande richiesta proposta dalla Parola: CONVERSIONE, e, questa, diretta verso il Regno di Dio, che diventa il punto finale del singolo uomo e dell’intera umanità.

    Dio chiama i peccatori per nascita (e lo siamo tutti) e peccatori, che accettano volontariamente il giogo della passione che spinge al male. Ecco il Battista che invita la gente ad immergersi nel Giordano per un bagno materiale, simbolo di una purificazione spirituale, e quale guida per un nostro cambiamento.

    La liturgia ci ha presentato l’inizio del Vangelo di Marco. La sua lettura e riflessione, non potrebbe diventare un aiuto?

    Nel corso dell’anno liturgico, leggere e meditare la riscoperta di Cristo in modo pratico, concreto ci fa entrare in un mondo diverso, dove la verità del nostro essere può diventare liberatrice dalle tante inezie, superficialità che illudono il nostro vivere senza fornire pienezza e sostanza.

    Libro facile, il Vangelo, senza pretese letterarie. Ascoltiamo la Parola di Dio: “Consolate il mio popolo…una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”.

    Ecco la forza del cristiano. C’è sempre una parola di consolazione, di speranza, di impegno. Di fronte a tanti “strilloni” che da TV e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola da secoli, tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

    I Leaders, i capi che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…la Parola di Dio è la sola a rimanere: “dopo di me, viene colui che è più forte di me”. “preparate la via al Signore, nella santità della condotta, cercando di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio in pace” (San Pietro)

    “Se l’uomo non si inginocchia è tutta la terra che si ribella e…bestemmia, dato che il suo comportamento investe e danneggia tutta la natura.”

    Non contentiamoci di mezze misure, impariamo a volare alti!

    Abbiamo dormito anche troppo e abbiamo dimenticato che le gambe ci sono state date, per la strada, non per il letto. (Sapienza)

    BUONA DOMENICA

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  4. Granocchiaio ha detto:

    17 Dicembre 2017

    III Domenica di Avvento /B

    Giovanni 1, 6 – 28

    “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. E questa è la testimonianza di Giovanni: Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore.”

    (dal Vangelo)

    Noi attendiamo Gesù che ritorna a Natale. E la Chiesa, attraverso le due prime letture ci suggerisce canti, esclamazioni cariche di gioia trepidante come: “Rallegratevi, gridate di gioia………………Riprendete coraggio viene il nostro Dio.”

    Natale è la festa della vita. Avvento vuol dire aspettare una persona viva che si chiama Gesù, non un bel ricordo del passato, ma qualcosa che avviene adesso, per te e per tutti gli uomini di questo mondo.

    Ha ragione Isasia, quando invita a guardare il Messia che viene a portare il lieto annunzio … a promulgare l’anno di misericordia del Signore; e San Paolo, che ci invita a “stare sempre lieti … rendendo grazie in ogni cosa”.

    Diceva il poeta indiano Tagore: “Ogni bimbo che nasce porta la lieta notizia che Dio non si è ancora stancato degli uomini”. E il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere (e continua a nascere). Eppure, basta un pizzico di sale per dar sapore a tutta la vivanda.

    Potremmo aggiungere ancora una notazione di Goethe: “ciò che rende lieta la vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare il piacere nelle cose che vogliamo fare.”

    Viene proclamato oggi che la gioia è un dovere anche se le ricerche mostrano che il settanta per cento degli italiani è scontento. La gente dice la vita è peggiorata siamo meno contenti di nigeriani, vietnamiti eccetera.

    Le statistiche ci dicono che siamo i più insoddisfatti d’Europa. Ma non è così vero: siamo felici e non sappiamo di esserlo.

    La gioia di vivere, anche se è un dono abbastanza raro, è per noi Cristiani compito di dimostrarlo.

    La liturgia di questa domenica “gaudere” (gioire) offre degli spunti: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”.

    “Il Signore mi ha mandato a portare una lieta notizia. Io gioisco nel Signore.”

    Noi cristiani al contagio dello scontento dobbiamo praticare quello della gioia e della speranza.

    Diceva Paolo VI: “Il Cristianesimo è gioia, la fede è gioia, la grazia è la gioia del mondo”.

    E la Bibbia tutta intrisa di una fondamentale nota di ottimismo, ha il suo fondamento nella certezza e nella bontà di Dio.

    Egli vuole la felicità degli uomini e li vuole colmi di abbondanza e di pienezza. E il Siracide, libro dell’A.T. , ci conferma che l’allegria di un uomo allunga la vita.

    Concludiamo con un detto di un ateo famoso filosofo: “per convincermi a credere nel loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero di gioia, e che avessero un volto più gioioso. (Nietzsche)

    BUONA DOMENICA

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  5. Granocchiaio ha detto:

    24 Dicembre 2017

    IV Domenica di Avvento /B

    Luca 1,26-38

    “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: ” Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.

    ( Dal Vangelo)

    La liturgia di questa Domenica, gomito a gomito col Natale, prende le mosse dall’ intenzione di David di voler costruire una casa al Signore, il quale pur apprezzando il gesto, fa sapere, per il profeta Natan, che può rimanere anche sotto una tenda.

    Questa Domenica pone così il tema, tutto natalizio, dell’abitazione o, inabitazione di Dio tra gli uomini, e cioè: Dio vuole abitare tra gli uomini.

    Lo stesso tema riceve luce dal breve inno di Paolo a conclusione della lettera ai Romani; non si fa menzione di luoghi o templi, la rivelazione si estende a tutti gli individui; non vi sono steccati di luoghi o di privilegi: ” I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: Dove c’è uno spirito che ricerca la verità Dio è presente.

    Gli uomini che vogliono trovare Dio, non debbono muoversi verso questo o quel luogo; si avvicinino a Gesù, presente nel mondo in tanti modi, per esempio:” Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a loro, ” Quello è il mio corpo, questo il mio sangue”, porgendo pane e vino.

    Dio sceglie tempi, modi e soprattutto persone, anche se di scarso valore agli occhi del pubblico; dinnanzi a Dio gli ornamenti non contano, conta il contrario, il prezioso interno della persona e il suo grande cuore, ne abbiamo il magnifico esempio di Maria e Giuseppe che stiamo per festeggiare.

    Da Davide fino all’annunciazione vi è un tratto della storia della salvezza che si estenderà alla storia dell’umanità, e diventa attuale per noi nell’ “oggi “che viviamo.

    Questo” presente” che viviamo, non è una retorica, è la verità perchè oggi, in questo tempo, noi viviamo il mistero della nascita del Verbo di Dio nella carne.

    In questo” oggi “l’uomo entra per un “sì” che è sottomissione alla fede, analogo a quello di Maria che si donò senza riserve a quel Dio che adempiva in lei la promessa fatta a Davide. Questo ” oggi” sta per avverarsi in mezzo a noi nel Natale 2017, dove il dono di Dio vuole ancora il nostro “sì”.

    CRISTO è stato , è l’AMEN” di DIO all’uomo, ed è l’Amen dell’intera umanità.

    Dio entra improvvisamente nella vita di Maria e la trasforma: “Concepirai un figlio”: “Eccomi, sono la serva del Signore “.

    Non è lei che entra nel mondo di Dio. Permette che Dio entri nel mondo, nella sua esistenza e sconvolga tutto, senza opporre resistenza.

    DIO s’è costruito quaggiù una casa degna di lui.

    QUESTA CASA E’ MARIA.

    Affidiamoci a DIO, per il quale nulla è impossibile!!!

    BUONA DOMENICA

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  6. Granocchiaio ha detto:

    25 DICEMBRE 2017

    N A T A L E /B

    E IL VERBO SI FECE CARNE

    “Oggi LA VERITA’ è sorta dalla terra.

    Cristo è nato da una creatura

    gioite e fate festa”. S. Agostino

    E’ Natale di Gesù figlio di Dio, venuto nel mondo a portare la pace.

    E’ fuori dubbio che ci sia un’atmosfera particolare in questo giorno: il Bambino, la tradizione, la fredda stagione, la fede. Tutto concorre a costruire la diversità della giornata.

    I legami affettivi prevalgono sul lavoro quotidiano, sulla professione. Non vediamo nemici e avversari perchè “il Natale è con i tuoi”.

    “Svegliati, uomo, per te Dio si è fatto uomo”.

    Nella notte si accese una luce di natura misteriosa, essa fu destinata più allo spirito e al cuore dell’uomo, che non ai suoi occhi.

    Attraverso questa luce si è svelata ai Pastori di Betlemme, il mistero inscrutabile. Esso è diventato accessibile a loro. Essi lo hanno accolto! Si sono avvicinati ad esso, hanno trovato” Un Bambino avvolto in fasce che giaceva in una mangiatoia”.

    Nel visibile hanno riconosciuto l’invisibile. Sono diventati i primi testimoni del Mistero unendosi a MARIA E GIUSEPPE.

    Proprio questo ha voluto esprimere la Messa della notte e che, in taluni luoghi, viene denominata come Messa dei Pastori.

    Questo è il tempo dei ricordi più dolci. Essi affiorano dal profondo, portando con sè, la ghirlanda delle cose più pure e gentili della vita. Ogni anno finisce così; con un ritorno alla grazia dell’infanzia, al paese dell’innocenza dove si ritrova sempre un antico, insopprimibile desiderio di bontà, un bisogno di pace.

    E’ come una rinascita dinanzi a quella culla dove si contempla e si adora il mistero della vita divina, che ha preso forma umana dove i bimbi che andavano al presepio, avevano il gusto della vita.

    Quale prodigio! Un mondo come l’attuale può ancora ritrovare un momento di unità con se stesso, liberando dal proprio essere un sentimento di nostalgia.

    Non sciupiamo queste emozioni con il distrarci con ciò che tocca l’epidermide e basta.

    E’ troppo poco, riduttivo, un fuori tema, dimenticare quel Qualcuno che nascendo sulla nostra terra ci ha dato il motivo e il senso del Natale.

    Cristo-Uomo non può essere accettato se non come Dio dato che” in lui abita tutta la pienezza della divinità. Il Dio in terra appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo Cuore, batte con il cuore di tutti.

    Potremmo perciò dire, che l’incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, onnipotenza, ma soprattutto, dell’amore del Padre per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una nuova creatura.

    Così, all’inquieta domanda di S. Agostino” CUR DEUS HOMO (perchè Dio si è fatto uomo? Possiamo rispondere anche con le nostre riflessioni.

    Con piacere rivolgo un augurio di BUON NATALE insieme a felicità e ai beni dello spirito e del corpo.

    BUONA NATALE

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  7. Granocchiaio ha detto:

    31 Dicembre 2017

    Festa della Santa Famiglia /B

    Luca 2,22-40

    ” Quando giunse il tempo della loro purificazione Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore: ” Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore.

    …Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

    Simeone li benedisse e a Maria, sua madre disse:” Ecco egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione. E anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori…

    Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea.

    ( Dal Vangelo)

    Nell’ambito della vita sociale, la Chiesa presta una grande attenzione alle istituzioni primordiali come quella della famiglia, cellula primaria della società. che può esistere solo nel rispetto dei principi; così come la Santa Famiglia che contempliamo oggi in Giuseppe, Maria e il Bambino.

    Già nell’antichità, come dimostra Aristotele, la famiglia era riconosciuta come l’istituzione sociale principale e fondamentale, anteriore e superiore allo Stato. Essa contribuiva efficacemente al bene della società stessa; quindi il suo ruolo nella società, assicurava ad essa la vita e la crescita.

    I figli costituiscono una delle principali ricchezze della nazione; occorre, dunque aiutare i genitori a compiere la loro missione educativa, nel rispetto dei principi e delle responsabilità.

    In un certo qual modo una società e il suo futuro dipendono dalla politica familiare che viene messa in atto.

    Oggi, purtroppo, numerosi atti contro la vita, rivendicati come gesti di libertà, costituiscono, al contrario, la ” cultura della morte” che colpisce i nascituri e le persone malate e anziane.

    E’ chiaro che siamo di fronte ad un indebolimento del significato del valore della vita e una specie di anestesia delle coscienze.

    Maria e Giuseppe sono state le persone più vicine a Gesù. Nella famiglia Gesù ha trascorso molto tempo (30 anni ), quanto forse, nessun altro, e questo, per farci capire quanto fondamentale è il suo valore, l’impronta educativa che viene amorosamente donata.

    Ciascuno di noi rifletta ciò che i genitori trasmettono con la loro pazienza, con il loro senso del dovere, con i sacrifici affrontati per la cura della salute, per l’istruzione, per procurare un avvenire di tranquillità economica. E tutto compiuto con l’amore che non rivendica nulla, ma tutto offre.

    L’esempio della S. Famiglia ci spinge a valorizzare sempre più le caratteristiche dell’obbedienza, del lavoro, del rapporto con Dio e infine, dell’unità dei cuori.

    Buona Festa

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  8. Granocchiaio ha detto:

    I° Gennaio 2018

    Maria Santissima Madre di Dio /B

    Luca 2,16-21

    “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

    Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

    Maria da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. (Dal Vangelo)

    Il primo pensiero in questo inizio dell’anno 2018 è quello di rivolgere a tutti un augurio sincero di Buon Anno!

    No alla violenza, sì alla pace!

    E’ stato questo, uno dei temi dell’undicesima giornata della pace che viene celebrata in tutto il mondo sotto la protezione di Maria, Madre di Dio.

    Pietro parlando per la prima volta al piccolo gruppo di discepoli in Gerusalemme, iniziò con queste prime parole: “ Uomini Fratelli”.
    “Uomini” perchè è la radice Comune, “Fratelli” perchè è la destinazione Comune da raggiungere.

    Con la stessa semplicità, il successore di Pietro, Paolo VI, torna a rivolgersi agli” uomini-fratelli,” ripetendo il primo messaggio universale registrato nel Vangelo e proclamato a Betlemme: “Pace in terra agli uomini oggetto della benevolenza divina.”

    Ci possiamo domandare: Perchè una giornata mondiale per la pace che torna da sedici anni a Capodanno?

    La risposta è semplice e tragica:

    Perchè la mancanza di pace tra gli uomini è la più nefasta calamità che colpisce nel corpo e nello spirito; mentre la pace è la somma del bene materiale e morale a cui l’umanità aspira con tutte le sue forze.

    Perchè, ancora, la pace è un dono di Dio, non dato, però, già confezionato e pronto per tutti i tempi, bensì offerto alla buona volontà degli uomini che, nel loro sublime e terribile potere di libero arbitrio possano accoglierlo, farlo crescere e goderne i benefici, così come possono rifiutarlo, degradando l’umana convivenza al livello angosciante e logorante della giungla.

    In nome di Dio, sorgente, autore e largitore della pace, chiediamo ancora una volta, a tutta l’umanità di riprendere, con serena consapevolezza, la riflessione sulla pace nel mondo, individuando e convogliando il meglio degli sforzi di cui l’umanità è capace.

    Estirpiamo l’espansione della violenza privata, i femminicidi, gli attentati; la prepotenza cerca di soffocare la ragione: rispettiamo la vita dalla nascita al tramonto, combattiamo gli inquinamenti dell’habitat, i rischi degli esperimenti atomici, la diffusione e l’uso della droga, la rassegnazione di fronte alla denutrizione della fame,ecc; tutte queste alterazioni sono attestati al grande bene della pace.

    Il degrado di qualunque genere è un progressivo attentato alla pace.

    Paolo VI riassumeva il suo messaggio con due affermazioni : No alla violenza”,” Sì alla pace”. E come sottotitolo : “No alla morte”, “Sì alla vita”

    Maria, Madre del Buon Consiglio, ci aiuti a far capire ai CAPI delle NAZIONI che l’umanità intera desidera su questa terra non la guerra , ma la pace.

    AUGURI E BUON ANNO !

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  9. Granocchiaio ha detto:

    6 Gennaio 2018

    EPIFANIA DEL SIGNORE /B

    Matteo 2,1-12

    “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato?

    Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”.

    All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme…Erode, chiamati segretamente i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi del Bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perchè anch’io venga ad adorarlo.

    Ed ecco che la stella li precedeva finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

    (Dal Vangelo)

    Giorno di manifestazione (Epifania). Luminosa manifestazione di Dio all’uomo che ha avuto nella Incarnazione l’espressione più piena e, nella cristianità il suo prolungamento che rivelerà nel tempo la salvezza a tutta l’umanità rappresentata dai personaggi provenienti dai vari Continenti per riconoscere nel nato Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.

    L’Epifania è la festa dell’incontro tra Cristo e le genti: i nostri antenati. Incontro, che avviene dopo una lunga e faticosa ricerca.

    Cristo è il mistero dei secoli: Il “fare festa” non ci libera dall’impegno personale tanto più che ora, la manifestazione della sua presenza al mondo deve avvenire per mezzo nostro, per opera della Cristianità. coinvolgendo in anteprima, la missionarietà della Chiesa, sia della Cattolica come delle altre.

    Dio rivela L’uomo, ma egli deve scoprire Dio, se ama la luce, se vuole camminare nella luce.

    Pertanto l’Epifania di Cristo, non è un solo giorno, ma è un programma.

    Domandiamoci: Chi erano i Magi?

    Persone alle quali non bastava la scienza, pur così nobile e profonda, necessaria allo sviluppo della civiltà, all’elevazione dell’uomo dalla barbarie, cui non era sufficiente la natura e la ragione, perchè esse rimandavano a qualcosa e a Qualcuno che non sono gli Assoluti.

    Immagini di ogni uomo inquieto che veglia e cerca.

    Protagonisti di tutte le filosofie, di sistemi che appaiono e scompaiono che si sovrappongono e muoiono. Segno di grandezza dell’uomo, ma anche della sua insufficienza dalle cose.

    Essi sono le genti di ogni tempo, di ogni nazione e razza in cerca di un Salvatore.

    “Tutte le genti, preannunziava Isaia, (sette secoli prima) camminavano nella sua luce e nello splendore della sua nascita”. Perchè Cristo non è di nessun popolo… Egli è tutta l’umanità.

    E’ semplicemente il Figlio dell’Altissimo, Salvatore dell’Europa, dell’Asia dell’Africa, di tutto il mondo.

    Nella folla epifanica della nuova Gerusalemme non c’è più distinzione di barbari, Greci, Rumeni.

    La liturgia di questa grande solennità è carica di significati spirituali.

    Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro.

    Cristo luce delle genti !!!

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  10. Granocchiaio ha detto:

    7 GENNAIO 2018

    BATTESIMO DI GESU’

    Marco 1

    “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

    E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

    E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

    (Dal Vangelo)

    Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

    Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.

    Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

    Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.

    E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

    Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

    Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

    E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.

    Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

    Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?

    Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?

    Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

    Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.

    Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

    Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

    Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

    Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…

    Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

    Buona domenica

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  11. Granocchiaio ha detto:

    14 Gennaio 2018

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

    Giovanni 1,35-42

    ” Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio! Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

    Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro.”

    ( Dal Vangelo)

    Il tempo di Natale-Epifania ha riportato la figura di Gesù come rivelazione divina.

    La festa del Battesimo di Gesù ha fatto vedere a quale concretezza giunga il farsi” uomo” di Dio.

    La riflessione di questa domenica ci invita a meditare su come debba essere la nostra risposta alle varie chiamate che Dio ci ha rivolto nella vita: come e quando sei diventato padre, madre; sacerdote, suora e tante altre chiamate avvenute senza chiasso quando siamo stati ordinati a qualche missione da svolgere nella vita.

    Nelle letture della Messa si parla di un ragazzo, Samuele chiamato di notte mentre dormiva e non riesce a capire, si alza più volte, chiede aiuto a Eli, un anziano sacerdote… Ci vuole umiltà per lasciarsi aiutare!!!

    La vita è talvolta difficile, si può sbagliare facilmente. Malati, chiediamo aiuto al medico, subito…Ma ci sono le malattie dell’anima…perchè non fare altrettanto?

    L’esempio che ci viene proposto nella prima lettura ricorda a ciascuno che arriva il momento di dire, come Samuele: “Eccomi…” E’ il momento di assicurare le proprie responsabilità.

    Succede, purtroppo, che anche quando si tratta di un impegno nella comunità cristiana, si presenta il rischio di dire: ” Ci penseranno gli altri.” Spesso concediamo la delega agli altri, perchè si impegnino al posto nostro, così come ai missionari di annunciare il Vangelo per noi. Alle suore, di dedicarsi ai piccoli e ai poveri al posto nostro ; e ancora per altre situazioni; insomma siamo cristiani per interposta persona, mentre sarebbe l’ora e il momento di ripetere : “ECCOMI””.

    La religione è una cosa seria, Cristo è una persona seria, non illude mai nessuno! Ai due discepoli che lo seguono dice: “VENITE E VEDRETE“.

    Nel Vangelo notiamo che i due discepoli di Giovanni seguono immediatamente Gesù. Essi sono un po’ il tipo di ogni futuro discepolo e la prontezza nella sequela, viene subito indicata come la sua prima virtù caratteristica.

    Il” VENITE E VEDRETE” vuole significare: rendetevi conto.

    Certo può essere un rischio. Ma tutto è rischio ciò che è vita: è vero che ha detto qualcuno: “Chi non rischia nulla, è nulla”.

    Impegniamoci a ripetere spesso “Eccomi”.

    Come cristiani non possiamo ritenerci degli arrivati, ma solo dei principianti”! Il cristianesimo non consiste nell’avere bei pensieri, ma nel praticarli”( Douget).

    Ogni uomo non esiste per caso. Tocca a noi essere disponibili a fare la sua volontà . Tocca a noi ripetere: Ecco io vengo Signore, per fare la tua volontà” (Salmo responsoriale).

    BUONA DOMENICA

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  12. Granocchiaio ha detto:

    21 GENNAIO 2018

     III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    MARCO 1,14-20

    “Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino: Convertitevi e credete al Vangelo!

    Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

    Andando poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li  chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca coi garzoni, lo seguirono”.

                               (Dal Vangelo)

    Nel tema odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta.

    Come si caratterizza il seguace del Vangelo?

    Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù, per primo si rivolge, guarda, fissa e chiama. Il seguace, si volta per rispondere.

    Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata- risposta produce un atto che fa segno: cioè, una rottura nella continuità del vissuto.

    Senza questa rottura, senza conversione non sorgerebbe la novità evangelica: è la  rottura che fa  lasciare, abbandonare, rompere, partire.

    Anche da parte di Gesù si ha lo stesso fenomeno: lascia il Padre, rinuncia ai suoi privilegi e sempre fedele arriverà alla Crocifissione, divenendo segno di speranza e di salvezza per i suoi discepoli e per l’umanità intera.

    La chiamata di Gesù e la risposta dei discepoli suppongono, l’una che essi lascino tutto per seguirlo; da parte di Gesù l’allontanamento del Padre, con il conseguente taglio netto.

    Si produce, di conseguenza, quella relazione che chiamiamo fede. Perciò nei Vangeli” CREDERE è equivalente a “VENIRE”o “SEGUIRE”.

    VENITE DIETRO A ME”, Ma DOVE? Gesù non fonda un nuovo luogo. Il “dove” è Lui e basta.

    Sul lago di Galilea, Gesù viene e si consegna all’uomo.

    L’uomo, convertendosi,  si consegna a Lui in maniera irrevocabile.

    Importantissimo quel “subito”, perchè diventerà il simbolo, segno di  chiamata alla sequela del Cristo.

    Per il discepolo c’è ancora un altro aspetto della sua adesione totale; adesione come a suo Maestro e Signore; scelta che deve essere assoluta e inconfondibile.

    “UNO SOLO INFATTI E’ IL VOSTRO MAESTRO”.

    Il Cristiano non può essere discepolo di nessun altro maestro: il mondo, la storia, la cultura offrono continuamente dei maestri, ma nessuno può prendere il posto di Gesù.

    IO SONO la VIA; la VERITA’, la VITA.

    Ogni volta che il cristiano vuol fare una mescolanza di maestri e di insegnamenti, si allontana dalla via della salvezza.

    Questa prima pagina del Vangelo di Marco vale per tutti coloro che vogliono seguire Gesù; deve, dunque, indurre a metterci in cammino immediato ed esclusivo anche perchè, come nota il Vangelo di oggi all’inizio del brano, ci avverte che” il tempo è compiuto” e S. Agostino, commentando dice a se stesso e a tutti noi:

    “TROPPO PREZIOSE SONO PER ME LE GOCCE DEL TEMPO”.

    BUONA DOMENICA

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  13. Granocchiaio ha detto:

    28 Gennaio 2018

    IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    Marco 1,21- 28

    “A Cafarnao, entrato proprio di Sabato, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perchè insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli Scribi.

    Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che centri con noi, Gesù Nazzareno?

    Io so che tu sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

    Tutti dissero: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità.

    Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

    (Dal Vangelo)

    Chi sarà il profeta previsto da Mosè? La prima lettura risponde che ” Il tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te…” A Lui darete ascolto… Egli dirà loro quanto io gli comanderò.” Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto”.

    Il Profeta è il Santo di Dio! Lo abbiamo conosciuto, piccolo a Betlemme. giovinetto a Nazaret, ma ora ci appare come il “Maestro” che incontriamo a Cafarnao, tra la gente e tra le persone importanti dove parlò.

    In una piazza più affollata del solito,c’erano i sapienti della Bibbia: erano i maestri e dottori della legge e Gesù si mise ad insegnare.

    Gesù è il” profeta”che annuncia le Parole del Padre e vuole portare gioia e felicità nel mondo.

    Gesù insegna con autorità, ritocca la Scrittura dicendo spesso:” Avete sentito dire…”ma io vi dico…” (Cos’era il Sabato?) afferma di avere il “potere di rimettere i peccati “; di avere potere in cielo e sulla terra; inoltre afferma di avere il potere contro il male, le malattie, i demoni e tutti gli elementi avversi alla natura…

    Queste novità intimoriscono gli Ebrei.

    Un giorno gli chiederanno da dove attingeva tanta autorità. Egli era il Signore, anche se i suoi avversari non gli credettero.

    Gesù, poi, trasmise il suo potere e la sua autorità agli Apostoli nei quali, si identificò: “Chi ascolta voi, ascolta me”. Tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato in cielo”.

    Gesù comanda persino agli spiriti immondi : Satana, sapeva bene che Gesù era il “Santo di Dio e che era venuto nel mondo per rovinarlo”.

    Proprio per questo la luce fuga le tenebre.

    Gli spiriti immondi gridano e straziano gli indemoniati, anche se poi, obbediscono.

    Se Gesù è il Figlio di Dio si comprende perchè S. Paolo solleciti tutti i cristiani a consacrarsi interamente a Cristo Signore e ad amarlo con tutto il cuore.

    Ma cosa constatiamo noi cristiani di oggi?

    Forse potremmo ripetere l’interrogativo rivolto a Gesù da parte dell’ indemoniato: ” Sei venuto a rovinarci?” Forse la nostra mediocrità, la nostra fede addormenta il nostro qualunquismo?

    Infatti non è concepibile una vita cristiana insignificante: mediocrità incoerenza, ipocrisia, tutti mali che dovrebbero scomparire dalla nostra vita.

    Occorre esaminare più spesso i nostri comportamenti e vedere se siano testimoni credibili di Cristo; perchè così facendo si arriva al più spaventoso vuoto interiore.

    Se non fosse così, ecco, allora che viene Cristo a rovinare questa nostra coscienza impigrita e abitudinaria.

    “Esci da costui” grida Gesù da questa indolenza.

    Il Cristianesimo non è una religione per mediocri, molti, purtroppo desiderano un cristianesimo facile, che si adegui alle mode del momento, una Chiesa che faccia silenzio, senza sacrifici, senza tante regole e tanti scrupoli, un cristianesimo comodo; al contrario lo si vive in pienezza, o lo si tradisce.

    Turoldo invoca Cristo con la seguente espressione: “Cristo mia dolce rovina”!
    BUONA DOMENICA

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  14. Granocchiaio ha detto:

    11 FEBBRAIO 2018

    VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

    Marco 1,40-45

    “Venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: ” Se vuoi puoi purificarmi”.

    Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”.

    E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

    E ammonendolo severamente, lo cacciò via subito…ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

    (Dal Vangelo)

    La prima e la terza lettura, nella liturgia odierna, destinata da papa Francesco come “Giornata mondiale … riguardano la malattia più diffusa di quell’epoca;malattia dolorosissima, ributtante, difficile de guarire, pericolosa per contagio: era la lebbra.

    L’unica difesa della società era isolare i pazienti. La malattia tocca la persona in maniera unica; è vero che certi dolori morali sono più terribili delle malattie fisiche, tuttavia il dolore fisico scotta più di tutti i mali che si soffrono sulla terra.

    La malattia aggiunge alla tortura fisica l’isolamento dagli altri. Nel caso del lebbroso era anche sociale e locale: isolamento disumano che oggi, è vero, non è imposto a nessuno, ma il malato si sente profondamente solo, anche se circondato da parenti e amici.

    Le persone che gli stanno attorno sembrano tanto lontane: egli appartiene al mondo di chi sta male.

    La malattia fa parte della natura umana data la complessità del nostro organismo anche se questa riflessione non comporta chi è malato mentre vede gli altri che stanno bene.

    Grosso e complesso problema quello del dolore in generale e della malattia in particolare, prima o poi anche noi siamo un po’ lebbrosi, tutti dobbiamo fare i conti con detta realtà.

    Il cristiano deve modellare i suoi comportamenti sugli esempi del Maestro.

    Il Signore ha incontrato continuamente i malati sul suo cammino

    Dal Signore proviene una lezione molto umana: amare i malati, combattere le malattie.

    Il Signore non ha avuto paura di far violenza alla natura, non ha dato tregua a nessuna malattia, così la guerra contro il male rientra nel pieno diritto nel programma cristiano.

    Oggi, esiste ancora la lebbra? Chi sono i lebbrosi?La malattia è stata in parte eliminata anche se nelle zone povere della terra esistono ancora i lebbrosari.

    La lebbra rappresenta , simboleggia il male, e quello, purtroppo , esiste ancora.

    Come non considerare la droga che distrugge tanti giovani? Non è forse “Lebbra”, la povertà presente anche tra noi?

    Qualche volta anche noi per far tacere la nostra coscienza facciamo qualcosa…ma non basta. Anche noi siamo un po’ lebbrosi, specialmente quando ci colpisce quella grave lebbra che è l’egoismo, l’indifferenza!.

    Quante volte trascuriamo il vecchietto vicino di casa che, forse, avrebbe bisogno, magari, solo di un sorriso?

    Ciascuno di noi dovrebbe gridare a Gesù: guarisci il mio egoismo, che le nostre mani siano sempre pronte ad aiutare.

    “Sono un uomo e non giudico me, estraneo, nulla di ciò che è umano” (Terenzio).

    Oggi non è più il tempo dei muri, ma dei ponti. Apriamoci alla solidarietà, perchè anche per noi può venire il giorno del bisogno.

    Concludiamo con una costatazione che ci lascia un po’ di amaro.

    ” Non ha senso baciare l’immagine del Crocifisso e fingere di non accorgersi di quei crocifissi in carne ed ossa che patiscono fame, sete, solitudine, in questo mondo di spreco!”

    BUONA DOMENICA

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  15. Granocchiaio ha detto:

    18 FEBBRAIO 2018

    PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA /B

    Marco 1,12.15

    “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e qui rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: ” Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

    (Dal Vangelo)

    L’anno della Chiesa ci ha fatto iniziare, con questa domenica un altro “tempo forte”: dopo quello dell’Avvento ( con prospettiva di Natale), il tempo della Quaresima, con prospettiva la Pasqua.

    Anche se all’esterno non cambia quasi nulla, la Quaresima è un tempo diverso.

    Chi segue la vita della Chiesa, avverte la spinta a fare di più, e sente che diversamente, farebbe male.

    Un primo impegno quaresimale: esaminarsi per vedere a che punto si sta, in primo luogo con la nostra fede; chiederci severamente credi o no, e che cosa crediamo?; non scaricare i dubbi come se fossero pensieri cattivi; non rinunciare alla critica della ragione, anche se mette in difficoltà.

    Rivedere soprattutto l’incidenza della fede sull’andamento della vita; una fede senza risonanza, nei comportamenti non serve.

    Riprendere in mano il rapporto con Dio e Cristo: timore, confidenza, rapporto formalistico o vivo; si esprime con un colloquio, o si limita a ripetere formule?

    Dio è una realtà che sta nel nostro profondo, o è considerato un essere che sta fuori?

    La Quaresima è tempo di revisione. Si deve partire da una conoscenza del nostro stato di salute spirituale per vedere dove occorrono rimedi.

    Riprendere in mano se stessi come controllo dei pensieri, delle intenzioni, dei gesti, dei nervi.

    Spesso si vive di impulsi, di emotività, si va avanti macchinalmente, quasi come robot, non con riflessione, sapendo quello che si muove, quello che si fa, dove si tende.

    Quando cominciare la nostra ripresa?

    Domanda superflua…Subito! Iniziare in questo momento. Il passato è irreversibile tanto che nemmeno Dio lo può cambiare. Però, nella nostra vita esiste una realtà; noi siamo dei segnati: Il Battesimo ha inciso una impronta nella nostra vita.

    Il segno, allora ricevuto, non si è cancellato. La Morte e la Risurrezione di Cristo ci ha inserito nel mistero pasquale, perenne attualità della vita cristiana per cui ogni giorno moriamo con Cristo e con Lui risorgiamo.

    Morire con Cristo nel lavoro, nelle preoccupazioni, nei contrasti, nelle difficoltà, negli insuccessi. Risorgere nella volontà di andare avanti, di lottare, di donarsi, di amare soprattutto nella speranza di partecipare alla vita senza fine di Cristo risorto.

    E’ solo a partire da questo momento che , nella nostra conversione, comincia il Regno di Dio e il Vangelo è creduto!

    “E’ la colpa che ci fa invecchiare”: noi abbiamo l’età dei nostri peccati” ( Moriac).

    “O Cristo Gesù tu sei il Dio di quelli che cantano” (Clemente D’Alessandria).

    La Quaresima è il periodo più opportuno per far diventare adulto il nostro Battesimo. Vivere da battezzati, cioè, da persone in cui Cristo torna ad incarnarsi.

    BUONA QUARESIMA

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  16. Granocchiaio ha detto:

    18 MARZO 2018

    V DOMENICA DI QUARESIMA /B

    Giovanni 12, 20 -23

    “Alcuni Greci si avvicinarono a Filippo e gli chiesero:” Vogliamo vedere Gesù” Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù gli rispose: E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna…Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! “Padre, glorifica il tuo nome “. Venne allora una voce dal cielo: ” L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”.

    Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. ” Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Questo diceva per indicare di quale morte doveva morire”.

    (Dal Vangelo)

    Il Vangelo di questa quinta Domenica Quaresimale ci evidenzia come la glorificazione di Gesù avviene attraverso la sua morte sul legno della Croce.

    Per essere esaltato il Figlio dell’uomo deve morire a somiglianza del Chicco di grano che deve marcire per portare frutto.

    E’ la logica più dura di ogni seme, ma anche più feconda.

    La metafora diventa affermazione non solo di Cristo ma anche prospettiva del seguace di Cristo. Come Lui il Cristiano si caratterizza per il servizio, un servizio che raggiungerà il punto estremo anche nel momento della morte, ma che traboccherà . nella vita piena, gloria, vita eterna

    .

    Infatti chi vuol vedere Dio, non ha segno più evidente della Croce di Cristo; è sulla croce che ci sarà dato di capire fino a che punto giunge l’amore di Dio per l’uomo.

    Il Maestro sta attirando a sè anche i non Giudei, (I Greci), desiderosi di vederlo. Ma Gesù non potrà attrarre alla sua persona tutti gli uomini se non sarà elevato da terra per essere esaltato sul trono della Croce.

    Immagine spaziale. Passaggio dalla terra al cielo è la Croce di Cristo, il cui estremo inferiore è piantato sulla roccia del Calvario, mentre l’altro estremo è immerso nell’aria verso il cielo e la gloria.

    L’esempio del seme che deve morire per dare frutto è utilizzato in una lettera di San Clemente per spiegare la risurrezione di tutti i credenti: “Consideriamo la risurrezione che avviene al suo tempo opportuno: il giorno e la notte ci mostrano una risurrezione: declina la notte e sorge il giorno; se ne va il giorno e sopravviene la notte.

    Prendiamo per esempio i frutti; come e in che modo si genera il seme? Caduto in terra, secco e nudo, si dissolve, ma la Provvidenza del Signore lo fa risorgere dalla dissoluzione e da un solo seme crescono molte piante e producono frutto.”

    Dal discorso di Gesù notiamo che condizione di una vera fecondità di bene è quello di sacrificare il proprio egoismo.

    Troppe persone cercano la vita nell’egoismo rovinando così, la loro esistenza e condannando all’infelicità coloro che ad essi sono legati.

    La parola di Gesù ci indica le due strade : obbedire alla fede e cercare la salvezza perdendo generosamente la nostra vita nella solidarietà oppure, obbedire alla nostra paura e cercare sicurezza nella prigionia del nostro egoismo?

    La vita di Cristo evidenzia la soluzione dato che la morte dello spirito è la solitudine.

    La solidarietà è la vita!

    BUONA QUARESIMA

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  17. Granocchiaio ha detto:

    15 APRILE 2018

    III DOMENICA DI PASQUA / B

    III DOMENICA DI PASQUA /B LUCA 24,35-48 ” Gesù apparve ai discepoli in persona e disse: “Pace a voi! Poi disse: Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”.Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle letture e disse:” Così sta scritto”.

    Il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”.

    (Dal Vangelo)

    Il mistero pasquale non fa che portare in piena luce un movimento proprio a tutta l’esistenza di Gesù: umiliazione- esaltazione, spogliazione-glorificazione. Se si volesse , infatti, sintetizzare il mistero Dio- uomo , ( e già in questa paradossale unità c’è la sintesi)esso non potrebbe essere che attraverso una serie di antitesi.

    Leggendo la prima lettura della celebrazione, ci accorgiamo che mentre Dio ” glorifica” il suo servo = i giudei, consegnano il “giusto”, negano il santo”, mandano libero un assassino, uccidono l’autore della vita.

    Un Dio lo risuscita! L’esaltazione di Cristo tradito, respinto, assassinato è nel progetto del Padre, proclamato e testimoniato dagli Apostoli.

    E’ importante come prendere l’unità dei due momenti:Esaltato perchè umiliato.

    La missione confidata agli Apostoli non è che l’annuncio di questa realtà: Necessità della morte del Messia per la salvezza dell’umanità.

    Nel Cristo, noi leggiamo e vediamo realizzato il ritmo proprio ed unico della storia, che vuole essere di salvezza.

    Ciò è visibile anche nel mondo : ogni conquista umana che voglia essere valevole e universale esige rinuncia e sacrifici.

    Ogni minima possibilità di essere più liberi, esige rinuncia ed anche la propria vita ( basta osservare i massacri di popoli del nostro tempo, per ottenere la dovuta libertà).

    ” La Pasqua nelle apparizioni di Gesù genera uomini nuovi liberi dal male. La celebre supplica del” Miserere”: Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, ora è pienamente esaudita” .( Ravasi)

    Il ritmo della storia umana in cerca di salvezza deve, quindi, diventare il ritmo del Venerdì santo-Domenica di Risurrezione.

    E’ vero che la Domenica non è in nostro possesso, essa però, ci sarà offerta dal nostro Dio a cui offriamo la nostra esistenza” umiliata”e “crocifissa”.

    Il cristiano che fatica, lotta, soffre, muore non fa che calcoli sulla base di meriti, ma si affida a Dio con fede e speranza.

    Pertanto, la sofferenza, la lotta, lo sforzo, compresa la morte, diventano condizioni e causa di vita, di vittoria, di novità quando sono accettate e vissute con amore e con fiducia, così come il Cristo che accetta le sofferenze e la morte per amore dell’umanità, e ciò anche se non ci è dato di vedere e constatare nel tempo il risultato dei nostri sforzi e dei sacrifici.

    Essi verranno accomunati nell’evento pasquale di Gesù. perciò le nostre collaborazioni non rimarranno sterili. Dio condurrà a compimento il suo progetto di salvezza.

    E terminiamo con una frase di Paolo VI :

    “Sia in voi salda questa fede!

    Sappiate che quanto il Cristianesimo vi insegna come vero, è vero;

    quel che insegna come vitale, è vivo;

    Come importante è importante;

    Ciò che vi insegna come necessario è necessario.

    NON SI PUO’ FARE A MENO DI CRISTO.

    BUONA DOMENICA

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  18. Granocchiaio ha detto:

    22 aprile 2018

    IV DOMENICA DI PASQUA /B

    Giovanni 3,1-2 e 10,11-18

    “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde. Egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.

    Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore ed esse conoscono me, come il Padre conosce me, e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”.

    (Dal Vangelo)

    Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di orme da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che ci spingono in una certa direzione.

    Che ne è del cammino cristiano nel tempo? O con più esattezza: quali tracce da seguire? A detti quesiti rispondono bene le letture della domenica che cercheremo di riflettere.

    La prima lettura contiene il discorso di Pietro tenuto nel giorno della Pentecoste.

    Esso mette in luce un piccolo “credo“ relativo al Cristo: morte-resurrezione-glorificazione.

    L’esito del conflitto tra l’azione soccombente dell’uomo e la reazione vittoriosa di Dio; essa si ripercuote in profondità sugli uditori generando un cambio di marcia.

    Ma, verso dove? Pietro suggerisce quattro momenti o tappe dell’itinerario che si conclude con l’ammissione e incorporazione a quel Gesù che “è la pietra scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è sotto il cielo, altro nome dato agli uomini nel quale è stabilito che noi siamo stati salvati”

    Questi quattro momenti si concluderanno attraverso l’ammissione e l’incorporazione alla chiesa, la conversione, il battesimo, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo.

    Un cammino dunque, senza tentennamenti nel nome di Cristo. E nella seconda lettura San Giovanni completa le prerogative suaccennate constatando come per uno toccato dal di dentro, come è il credente, Cristo si fa “esempio” modello da copiare, abbozzo da completare.

    Cristo si fa “orma” su cui porre effettivamente il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui davanti, lui dietro.

    Un cammino impegnativo, sconvolgente e questo, sulle orme di Cristo, sapendo che Colui di cui seguiamo le tracce è il “Pastore” e custode delle nostre vite.

    E’ quanto il Vangelo odierno ci conferma con il termine col quale Cristo si è autoproclamato = “Pastore”. Pastore Buono, cioè valido, rassicurante.

    La similitudine è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri tra pastori e mercenario.

    Ricco è il significato che emerge; anzitutto lo sfondo pastorale. Gesù come porta di entrata vuole indicare il suo servizio pastorale genuino, che è tale, perchè Egli garantisce un cammino valido per la vita.

    Un ultimo particolare, quasi sempre dimenticato, è la relazione delle pecore con il pastore.

    E’ la coscienza di riconoscersi accudito dal pastore che è Cristo; che implica, da parte del discepolo di seguirlo, di conoscere” la sua voce” eliminando ogni altra voce alternativa che invita ad un pascolo diverso.

    Così Gesù ci ha aperto gli occhi perchè possiamo comprendere e giudicare se una indicazione ha il timbro e lo stile del “vero Pastore” o dell’estraneo e mercenario.

    BUONA DOMENICA

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  19. Granocchiaio ha detto:

    13 maggio 2018

     ASCENSIONE DEL SIGNORE /B

    Marco 16-15-20

    Gesù apparve agli undici e disse loro:

    “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato…Il Signore dopo avere parlato con loro, fu elevato in cielo. Allora essi partirono e predicavano il Vangelo dappertutto”.

                                                                                     (dal Vangelo)

    La Chiesa romana ci indica oggi, come Chiesa stazionale, la Basilica di S. Pietro.

    E’ stata una bella idea quella di riunire in questo giorno, la Comunità dei fedeli intorno alla tomba di uno dei principali testimoni dell’Ascensione del MAESTRO.

    In questa Basilica, come nella chiesa più umile, il simbolo liturgico di questa festa che è il Cero pasquale, acceso la notte della Risurrezione e che raffigurava il soggiorno del Risorto in compagnia dei discepoli, rimarrà acceso fino alla discesa della Spirito Santo.  

    La “Cronaca” del giorno, viene  descritta vivacemente dagli Atti degli Apostoli (1,1-11)

    La festività dell’Ascensione ci invita a meditare i misteri che racchiude:

    il  suo assidersi alla destra del Padre;

    la sua massima glorificazione;

    la Grazia della nostra partecipazione alla sua divinità  e alla gloria da Lui conquistata.

    Le conseguenze di tutto ciò, sono appassionatamente manifestate e descritte da S. Paolo nella seconda lettura della celebrazione odierna.

    Il Vangelo ci riporta le ultime parole di Gesù.

    Tutto ad un tratto appare in mezzo al Cenacolo: traballa il cuore di Maria; gli Apostoli adorano con emozione Colui che si mostra sulla terra per l’ultima volta; Gesù che si degna di prendere posto a tavola come segno affettuoso di familiarità.

    Gli Apostoli desiderano ascoltare la sua Parola, tanto preziosa in questo momento di separazione. E’ il momento di affidare la missione più imponente che sia mai stata trasmessa agli uomini: Egli vuole ancora richiamarli all’umiltà.

    Tra pochi giorni dovranno essere gli oracoli del mondo, e il mondo dovrà credere la loro parola, credere ciò che il mondo non ha visto, ma che loro soli hanno veduto e ascoltato.

    Sarà la fede che mette gli uomini in comunicazione con Dio , quella fede che loro, all’inizio, non sempre  hanno avuto.

    Cristo aveva istruito gli Apostoli sul Regno di Dio per quaranta giorni. Era necessario riassumere. Ecco allora che Gesù prende quel tono di autorità che a lui solo compete e, un momento prima di ascendere, conferma definitivamente la grande impresa per cui li aveva scelti, e cioè, continuare la sua stessa missione, annunciare la sua Parola in tutto il mondo. (Andate in tutto il mondo…)

    Cristo ha compiuto la sua missione visibile, terrena, ” ascende in cielo”…

    Ora toccherà al suo Spirito svilupparne tutta la potenzialità, sia nelle anime  che nella storia.

    Gli Apostoli, vedendo Gesù scomparire tra le nuvole, rimasero con la nostalgia nel cuore.

    Ormai si tratta di guardare in alto cercando di gustare le cose di lassù dove è il Cristo e da dove sarebbe tornato al termine della storia.

    Agostino ci esorta:
    ” Guardiamo il cielo, là saremo esenti da ogni male, vedremo e  ameremo, ameremo e loderemo. Sarà per noi la fine senza fine”.

                                                        BUONA FESTA

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  20. Granocchiaio ha detto:

    3 GIUGNO 2018

    SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO /B

    Marco 14–26

    “…Mentre mangiavano Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete e mangiate questo è il mio corpo. Poi prese il calice e lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse:Questo è il mio sangue, il sangue dell’Alleanza versato per molti”.

    ( Dal Vangelo)

    Questo giorno di festa dedicato ad una “Particola di Pane”, ora esposta in un Ostensorio, ora frantumata dalle mani di un Sacerdote sulla pietra degli Altari, ora distribuita con amore al Popolo affamato da una misteriosa fame ha già un suo riferimento sulla scena descritta nella prima lettura dell’ A.T. presieduta da Mosè.

    Ancora , più che per altri misteri, è difficile parlare dell’Eucarestia mentre a rassomiglianza di S. Tommaso D’Aquino, il teologo rigoroso, lo scienziato senza aggettivi, essenziale e assoluto, ci si dovrebbe prostrare ed adorare.

    Sono, infatti di S. Tommaso gli Inni e le Laudi migliori che siano mai scritti intorno alla festa del “CORPUS DOMINI” ( solo un esemplare)

    “Con amore ti adoro, o nascosta divinità

    che veramente ti celi sotto queste figure …

    vista, tatto, gusto, tutti sono ingannati in Te,

    unica certezza dell’udito: il tuo Verbo.

    Io credo ogni cosa che abbia detto il Figlio di Dio.

    NULLA E’ PIU’ VERO DI QUESTQ PAROLA VERA”.

    L’Eucarestia è la linfa vitale della Chiesa e della nuova umanità: Il Signore che si è fatto sostanza del mondo.

    Lo scrittore del noto libro” dell’Imitazione di Cristo” afferma che “se solo in un punto del globo si celebrasse una messa e, solo in un solo altare venisse compiuto il sacrificio, tutto il globo graviterebbe verso quel punto e tutta l’umanità si addenserebbe intorno a quella pietra. Perchè l’Eucarestia è il Sacramento dell’unità e della pace” .

    Nè Chiesa, nè liturgia, nè salvezza sono pensabili senza Eucarestia. E non avrebbe senso neppure l’Incarnazione di Gesù e la sua redenzione se non ci fosse questo sacramento, che fa di Cristo il viatico del nostro pellegrinaggio, il punto di congiunzione con Dio, dato che l’Eucarestia non è altro che la continuità e il completamento dell’Incarnazione per mezzo della quale il verbo di Dio diventò uomo ed entrò nella nostra finitezza, mentre noi dal tempo e dallo spazio entriamo nella sua eternità.

    Sembravano “assurdi” gli Israeliti quando viaggiavano verso la terra promessa portando in testa alle tribù l’Arca dell’Alleanza. Una cosa dovremmo sembrare noi, adoratori di una “particola” dov’è racchiuso lo stesso Dio, che si fa cibo e bevanda, che costituisce il prodigio di una fraternità nuova, la grazia di una vita divina, nascosta nelle vene di un povero, di un carcerato, nell’animo di gente umile?

    Inoltre, è per la permanenza di questa Eucarestia che proprio il nostro pianeta continua ad essere il paese di Dio.

    Così, quanto formava lo scandalo dei Farisei, è diventato il segno della nostra religione, il mistero della nostra Chiesa, il mezzo di Vittoria della nostra solitudine e paura. E dove non solo gli esseri umani si sentono comporre in unità, ma perfino gli elementi della terra, pane e vino, vengono trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue.

    Per concludere una piccola frase da riflettere!

    Sulla porta di una chiesetta di campagna è scritto:

    “Qui si entra per amare Dio.

    Di qui si esce per amare il prossimo”.

    (Ricordiamoci che l’Eucarestia è ministero di Amore).

    BUONA FESTA

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  21. Granocchiaio ha detto:

    1° LUGLIO 2018

    XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

    Marco 5,21-43

    “Una donna da dodici anni affetta da emorragia, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era stata graziata da quel male. Ma subito Gesù disse:” Chi mi ha toccato il mantello?” La donna impaurita e tremante venne e gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose:” Figlia, la tua fede ti ha salvata.”

    Giunsero alla casa di Giairo, capo della Sinagoga e Gesù vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro” Perchè fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta ma dorme”. Ed essi lo deridevano . Ma egli, cacciati fuori tutti, prese con sè il padre e la madre della fanciulla ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina, le disse: ” Talità Kum, che significa”Fanciulla, alzati”. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare”.

    (Dal Vangelo)

    Il salmo 29 della celebrazione odierna, ci facilita l’interpretazione unitaria di due brani biblici proposti alla nostra riflessione.

    Il salmista ringrazia Dio per aver salvato in extremis la sua vita e averlo tratto fuori dal regno dei morti. Dio mostra in tal modo di amare la vita e non la morte, di essere il Dio dei viventi e non dei morti.

    Relativo a questo annunzio rimane il grosso problema: Allora perchè moriamo?

    E’ il brano della ” Sapienza” ( prima lettura) che ci dà la chiave della soluzione: La morte regna perchè il male ha vinto sulla giustizia di Dio.

    Detto in altri termini, l’uomo con la sua superbia, ” ha vinto”, ha voluto fare a meno della bontà di Dio. (Conseguente al dono dell’intelligenza e libertà).

    Quale il rimedio ad una situazione così disastrosa? “La Sapienza”ce lo indica con una espressione che significa:” giustizia immortale”. Essa risiede nel” cercare Dio con semplicità di cuore”, senza calcoli ed egoismo.

    Dio non gode per la rovina dei viventi, egli ha creato tutto per l’esistenza, anche se l’uomo ha seguito di più la sua superbia seguendo Satana e abbandonando Dio.

    L’uomo si è ridotto ad un fabbricatore di idoli da cui ricavare un guadagno sordido prostituendo il nome di Dio nell’argilla.

    La ricerca di Dio nella giustizia può avvenire solo per, e, nella fede.

    Ecco, allora, l’insistenza nel Vangelo di Marco. Nella fede Dio è visto come il Dio della vita. Essa ci rivela l’unico volto di Dio: il Dio dei viventi e non dei morti.

    E’ la fede che fa scoprire il mondo in modo diverso, nuovo, quello che Dio ha voluto. La morte regna perchè l’uomo non sa vivere e guardare il mondo in modo conforme alla fede.

    E’ da questa morte che Cristo, vita e fonte della vita viene a svegliarci e a dirci: “Te lo comando: Alzati!” “E’ lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” ( Prefazio Pasquale1).

    Se capiamo questa verità, allora non penseremo più che la morte è un destino tragico e ineluttabile: ma è una porta aperta sulla vita.

    “Morire è spiccare un salto per cadere in Dio nella luce e nella gioia senza fine”.

    ” Per non temere la morte”, diceva Seneca, ” pensa ad essa”.

    Dal Vangelo di oggi abbiamo notato due miracoli. Avvengono con un contatto con Gesù che fa rinascere la salute e la speranza di una vita normale.

    Gesù, però, non vuole che tutto si esaurisca in un fatto miracoloso, ma vuole che da quella fiducia fiorisca una fede limpida. Aspetta, infatti, che quella donna gettata ai suoi piedi, abbia una guarigione completa.

    Così, a causa della sua fede la donna non sarà solo guarita, ma anche salvata; nell’altro miracolo, la bambina che sta morendo , si leva alla voce di Cristo che le ridona la vita. In questa ragazzina si anticipa simbolicamente il mistero della Pasqua in cui la morte è solo” un sonno” in attesa dell’incontro con l’eterno Dio.

    E ci congeda S. Agostino, con una sua riflessione: ” A questo mondo tutto finisce, ma non finisce mai senza dare inizio ad una cosa più bella “.

    Buona Domenica

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  22. Granocchiaio ha detto:

    12 Agosto 2018

    XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    I Giudei mormoravano di lui perchè aveva detto:” Io sono il pane disceso dal cielo.” E dicevano:” Non è costui il Figlio di Giuseppe? Come può dire: Sono disceso dal cielo?”

    Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi…Io sono il pane della vita.

    I vostri padri hanno mangiato la manna del deserto e sono morti! Questo è il pane disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo”.

    (Dal Vangelo)

    Nelle letture della Domenica, abbiamo un parallelo molto significativo con la prima lettura della Messa, formulata dal verbo“mormorare”, verbo “rifiuto” dell’incredulità di Israele.

    Il capitolo VI che stiamo trattando da qualche Domenica, non ha la caratteristica di una Omelia, è, infatti un dibattito, una discussione di domande e risposte ed è questo, che gli dà vivacità.

    Interlocutori sono la folla, poi i Giudei e infine i Discepoli. Tutti costoro pongono domande., non comprendono, o comprendono in modo superficiale e, si scandalizzano.

    Gesù reagisce con fermezza a queste loro obiezioni. E più la loro fede appare fragile e contraddittoria, più la rivelazione di Gesù si fa profonda e decisa.

    Accanto alla verità di Gesù, il discorso sviluppa la verità del discepolo che riconosce l’origine di Gesù e il suo significato di salvezza, e, di conseguenza accoglie e condivide.

    Ma ambedue le dimensioni del discepolato: L’accoglienza e la condivisione, sono per l’uomo un discorso duro.

    L’Evangelista Giovanni è molto attento a scoprire le ragioni di questa durezza, le radici del rifiuto e dell’incredulità.

    L’Eucarestia è” la pietra di scandalo”, è lo spartiacque tra il vero o falso discepolo. La prima ragione del rifiuto è che, il “pane” che è Gesù e che le folle cercano, va oltre la misura di salvezza che l’uomo pretende per sè;il primo ostacolo all’accettazione del mistero di Gesù è la ricerca di sè.

    Le folle rifiutano il pane che Gesù offre, perchè cercano se stesse.

    Per aprirsi a Cristo occorre, invece, accettare un dono che viene da Dio, sulla sua misura occorre rigenerarsi.

    La seconda ragione è che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono presenti sotto apparenze comuni e quotidiane: Il figlio di Giuseppe e, nell’Eucarestia, il pane e il vino.

    I Giudei sognavano una presenza divina- prodigiosa, gloriosa e risolutrice; e hanno provato, scartandola, di fronte al divino presente, qui ed ora, nella umiltà della carne.

    E’ il paradosso dell’Incarnazione: La GLORIA DI DIO, PRESENTE NELLA DEBOLEZZA DELLA CARNE.

    La terza ragione: è la paura che l’uomo prova di fronte all’invito di mangiare la sua carne e bere il suo sangue.

    E’ questo il discorso duro che i Discepoli non comprendono.

    E infatti ” mangiare e bere” non significano accogliere la presenza di Cristo e il suo dono d’amore, ma porsi in sintonia con quel dono e PROLUNGARLO!

    Buona Domenica

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    1338 384 95 02

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