Ma in fondo a chi e a cosa serve questa dattilografia?

All’Avviamento Commerciale che ho frequentato con gioia e profitto dal 1954 al 1957, tra le moltissime e diverse materie di insegnamento, avevamo anche la dattilografia. A parte il colore dei tasto delle macchine Olivetti che erano diversamente e allegramente colorati (per indicare quale dito si doveva adoperare per ogni lettera, o tasto, a ma piaceva moltissimo sia perché amo tutti i congegni meccanici, sia perché mi piaceva veder lo scritto in caratteri di stampa su quel foglio bianco che si metteva nel rullo.

Come la stenografia era una materia insegnata a tutti, sia maschi che femmine. Ovviamente. Ma c’era sempre qualcuno  pronto a prenderci in giro chiedendoci se studiavamo per divenire segretarie.

A me la cosa non ha mai dato fastidio, ma così stavano le cose. A distanza di oltre 60 anni si notano però quelli che non hanno mai avuto insegnamenti di dattilografia. E si notano bene perché oggi, vuoi per Facebook, vuoi per altri mezzi mediatici, tutti scrivono con una tastiera e non tutti conoscono le regole più elementari della corretta scrittura. Mi riferisco in particolare ai segni di punteggiatura, tipo virgola, punto. Aperta parentesi(, chiusa parentesi) e via cantando. Non è che questi possono essere messi a piacere dove a uno può sembrare più simpatico o elegante: ci sono delle precise regola sa rispettare. Se non si osservano si commettono errori, e non di poco conto.

La cosa curiosa è che questi errori sono si trasversali, nel senso che sono commessi un po’ da tutti, ma in particolare da chi ha compiuto studi letterari!

Faccio qualche piccolo esempio.

 

Storia di un secondo

C’era una volta un secondo. Era uno dei tanti, non aveva nome, non era diverso in niente dagli altri, ma lui invece si sentiva diverso, pronto a grandi cose. Si preparava da tempo a svolgere il suo ruolo e si allenava con costanza, nella grande casa del signor Tempo (non quello dei fazzolettini).

Preso l’altro giorno da un Blog.

Storia di un secondo

C’ era una volta un secondo .Era uno dei tanti  non aveva nome , non era diverso in niente dagli altri ,ma lui invece si sentiva diverso , pronto a grandi cose .Si preparava da tempo a svolgere il suo ruolo e si allenava con costanza, nella grande casa del signor Tempo ( non quello dei fazzolettini ) .

Preso l ’altro giorno da un Blog.

 

Superfluo dire che il brano in corsivo è quello che contiene gli errori segnalati con il sottolineato.

Ma si potrebbero fare molti altri esempi.

La piccola polemica è solo per dare un avviso a chi magari compie questi errori senza nemmeno rendersene conto.

 

Con amicizia

Roberto Tonini

 

Archiviato in: LA CULTURA

RSSNumero commenti (1)

Lascia una risposta | Trackback URL

  1. Granocchiaio ha detto:

    All’Avviamento Commerciale che ho frequentato con gioia e profitto dal 1954 al 1957, tra le moltissime e diverse materie di insegnamento, avevamo anche la dattilografia. A parte il colore dei tasto delle macchine Olivetti che erano diversamente e allegramente colorati (per indicare quale dito si doveva adoperare per ogni lettera, o tasto, a ma piaceva moltissimo sia perché amo tutti i congegni meccanici, sia perché mi piaceva veder lo scritto in caratteri di stampa su quel foglio bianco che si metteva nel rullo.

    Come la stenografia era una materia insegnata a tutti, sia maschi che femmine. Ovviamente. Ma c’era sempre qualcuno pronto a prenderci in giro chiedendoci se studiavamo per divenire segretarie.

    A me la cosa non ha mai dato fastidio, ma così stavano le cose. A distanza di oltre 60 anni si notano però quelli che non hanno mai avuto insegnamenti di dattilografia. E si notano bene perché oggi, vuoi per Facebook, vuoi per altri mezzi mediatici, tutti scrivono con una tastiera e non tutti conoscono le regole più elementari della corretta scrittura. Mi riferisco in particolare ai segni di punteggiatura, tipo virgola, punto. Aperta parentesi(, chiusa parentesi) e via cantando. Non è che questi possono essere messi a piacere dove a uno può sembrare più simpatico o elegante: ci sono delle precise regola sa rispettare. Se non si osservano si commettono errori, e non di poco conto.

    La cosa curiosa è che questi errori sono si trasversali, nel senso che sono commessi un po’ da tutti, ma in particolare da chi ha compiuto studi letterari!

    Faccio qualche piccolo esempio.

    Storia di un secondo

    C’era una volta un secondo. Era uno dei tanti, non aveva nome, non era diverso in niente dagli altri, ma lui invece si sentiva diverso, pronto a grandi cose. Si preparava da tempo a svolgere il suo ruolo e si allenava con costanza, nella grande casa del signor Tempo (non quello dei fazzolettini).

    Preso l’altro giorno da un Blog.

    Storia di un secondo

    C’ era una volta un secondo .Era uno dei tanti non aveva nome , non era diverso in niente dagli altri ,ma lui invece si sentiva diverso , pronto a grandi cose .Si preparava da tempo a svolgere il suo ruolo e si allenava con costanza, nella grande casa del signor Tempo ( non quello dei fazzolettini ) .

    Preso l ’altro giorno da un Blog.

    Superfluo dire che il brano in corsivo è quello che contiene gli errori segnalati con il sottolineato.

    Ma si potrebbero fare molti altri esempi.

    La piccola polemica è solo per dare un avviso a chi magari compie questi errori senza nemmeno rendersene conto.

    Con amicizia

    Roberto Tonini

Lascia una risposta

Devi essere iscritto per scrivere un commento.