“Rispettare l’età delle favole”, senza “forzare la mano”

Lasciare dunque che siano i piccoli “a comprendere che a riempire la calza di doni e dolcetti non è la Befana, ma mamma e papa’”. I consigli per i genitori alle prese con i regali e le leccornie da acquistare in vista dell’Epifania è Elisabetta Scala, pedagogista e coordinatrice nazionale del Moige, che all’Adnkronos spiega “come il bell’incanto di queste favole debba svelarsi da sé: i genitori devono solo accompagnare i bambini, che, crescendo, iniziano a comprendere la verità attorno ai 7-8 anni”. Se poi la convinzione che la simpatica vecchina cavalchi davvero la scopa per consegnare doni dovesse protarsi oltre, “allora – suggerisce la pedagogista – è il caso, attorno ai 10 anni, di far capire loro la verià’”. Quanto ai regali e ai dolci da infilare nella calza, “per tradizione – ricorda Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Dunque il consiglio “è non esagerare, un regalo tipico – suggerisce – è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini”, soprattutto alla luce dell”abbuffata’ di regali che per molti bambini c’è stata con il Natale”. Quanto al carbone, incubo di molti piccoli in attesa della Befana, “se c’è – raccomanda la pedagogista – deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”. E se il carbone entra in casa “deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnare pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni. L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che c’è e va preservata”. Via libera alla calza per i piccoli, dunque, “finché continuano a credere nell’incanto delle fiabe”. (Adnkronos)

Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, bistratta e irriconoscibile. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze. Piene quanto si vuole, ma sempre calze.
Il colpo di grazie per me è stato dato quando hanno cominciato a voler spettacolarizzare l’evento. Si è arrivati e veder la gru dei pompieri che calava dall’alto del palazzo della Provincia  una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta.

Alternativa attuale quella di far confluire tutti i regali di tutti i bimbi in un dato posto e poi distribuiti da una persona mascherata, più brutta che bella, a bimbi piuttosto impauriti. Ditemi voi dov’è andata a finire la magia della befana CHE NON SI DOVEVA ASSOLUTAMENTE VEDERE! Ricordo che si diceva: la mia befana mia portato……e l’altro, invece la mia a me ha portato. Ora niente, Befana comune in bellavista. Si fa per dire. E si mostra in pubblico i regali che ognuno fa ai propri figli, con le ovvie conseguenze del caso: io lo faccio più bello e più costoso del tuo. E viceversa.

La Befanata è riemersa da un po’ di tempo nel paese. Dall’originale canto di questua casa per casa che avveniva la sera del 5 gennaio siamo passati ad uno spettacolo fisso con maschere piuttosto approssimative intente a recitare una trama becera con aspirazioni comiche e dove invitati principali risultano dovrebbero essere dei bimbi impauriti dagli urli chiamati poi a ricevere i doni “della Befana” in una calca paurosa.

E poi ci si domanda come è stato possibile arrivare ad un degrado dei costumi e lo svilimento di un’etica.

Hanno ucciso la Befana

chi sia stato ora si sa

forse quelli della mala, forse la pubblicità

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Lasciare dunque che siano i piccoli “a comprendere che a riempire la calza di doni e dolcetti non è la Befana, ma mamma e papa’”. I consigli per i genitori alle prese con i regali e le leccornie da acquistare in vista dell’Epifania è Elisabetta Scala, pedagogista e coordinatrice nazionale del Moige, che all’Adnkronos spiega “come il bell’incanto di queste favole debba svelarsi da sé: i genitori devono solo accompagnare i bambini, che, crescendo, iniziano a comprendere la verità attorno ai 7-8 anni”. Se poi la convinzione che la simpatica vecchina cavalchi davvero la scopa per consegnare doni dovesse protarsi oltre, “allora – suggerisce la pedagogista – è il caso, attorno ai 10 anni, di far capire loro la verià’”. Quanto ai regali e ai dolci da infilare nella calza, “per tradizione – ricorda Scala – la Befana porta leccornie e piccoli doni, quelli che, appunto, entrano nella calza”. Dunque il consiglio “è non esagerare, un regalo tipico – suggerisce – è il cappello con i guantini coordinati. Solo pensierini”, soprattutto alla luce dell”abbuffata’ di regali che per molti bambini c’è stata con il Natale”. Quanto al carbone, incubo di molti piccoli in attesa della Befana, “se c’è – raccomanda la pedagogista – deve essere poco, mai trasformarsi in una punizione. A punirli, infatti, non deve certo essere la Befana”. E se il carbone entra in casa “deve trasformarsi in un gioco: ad esempio consegnare pezzi veri per poi tirare fuori la calza con i dolci e i doni. L’Epifania, comunque, è una tradizione tutta italiana che c’è e va preservata”. Via libera alla calza per i piccoli, dunque, “finché continuano a credere nell’incanto delle fiabe”. (Adnkronos)

    Purtroppo oggi la festa della Befana resiste a malapena, bistratta e irriconoscibile. Oltre alle decine e decine di regali acquistati durante l’anno, in qualsiasi occasione, e poi la super abbuffata di Babbo Natale, che significato potrebbe avere la Befana con le sue calze. Piene quanto si vuole, ma sempre calze.
    Il colpo di grazie per me è stato dato quando hanno cominciato a voler spettacolarizzare l’evento. Si è arrivati e veder la gru dei pompieri che calava dall’alto del palazzo della Provincia una sciagurata quanto improbabile Befana attaccata con un cavo di acciaio intenta più che altro a non girare su se stessa come una trottola. Veramente tutta la poesia e la grazia della Befana distrutta.

    Alternativa attuale quella di far confluire tutti i regali di tutti i bimbi in un dato posto e poi distribuiti da una persona mascherata, più brutta che bella, a bimbi piuttosto impauriti. Ditemi voi dov’è andata a finire la magia della befana CHE NON SI DOVEVA ASSOLUTAMENTE VEDERE! Ricordo che si diceva: la mia befana mia portato……e l’altro, invece la mia a me ha portato. Ora niente, Befana comune in bellavista. Si fa per dire. E si mostra in pubblico i regali che ognuno fa ai propri figli, con le ovvie conseguenze del caso: io lo faccio più bello e più costoso del tuo. E viceversa.

    La Befanata è riemersa da un po’ di tempo nel paese. Dall’originale canto di questua casa per casa che avveniva la sera del 5 gennaio siamo passati ad uno spettacolo fisso con maschere piuttosto approssimative intente a recitare una trama becera con aspirazioni comiche e dove invitati principali risultano dovrebbero essere dei bimbi impauriti dagli urli chiamati poi a ricevere i doni “della Befana” in una calca paurosa.

    E poi ci si domanda come è stato possibile arrivare ad un degrado dei costumi e lo svilimento di un’etica.

    Hanno ucciso la Befana

    chi sia stato ora si sa

    forse quelli della mala, forse la pubblicità

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