Il maresciallo Sante Bentivoglio

Negli oltre sessanta anni vissuti a Braccagni ho sempre avuto buoni rapporti con le locali forze dell’ordine, cioè con i Carabinieri. Penso per merito reciproco: io li ho sempre considerati dei punti di riferimento e di aiuto per il vivere in società, loro sostanzialmente molto ben integrati. Forse aiutati da una popolazione non troppo numerosa, ma soprattutto abbastanza sana e tranquilla.

Finito il periodo di comando nella locale stazione, tutti sono ripartiti per le più svariate destinazioni. E resta quindi la loro memoria che diviene presente solo se ci sono occasione particolari per ricordarli. Cosa che è successa recentemente con il Maresciallo Sante Bentivoglio grazie all’incontro con la figlia Laura tramite Facebook che offre queste splendide ed uniche possibilità.

Oggi racconto volentieri di lui perché con lui ho avuto rapporti di stima e vicinanza molto graditi. Due o tre punti per cercare di tratteggiare chi e cos’era quest’uomo.

 

I BUONI CONSIGLI

Mi ritrovai ad avere dei problemi con dei paesani. Sono piccoli problemi che, chissà come, sembrano divenire affari di stato. Aspri confronti e bellicose intenzioni anche in presenza di problemi che divengono enormi solo per merito dei contendenti. Sapevo, o credevo, di avere ragione, per cui ero arrivato all’idea di fare denuncia dei fatti. Mi recai dal Maresciallo e gli esposi i fatti e quindi le mie intenzioni. Lui mi ascoltò con pazienza, si parlò un po’ e finalmente mi invitò a riflettere se veramente ritenevo indispensabile aprire questa causa. Invitandomi quindi a riflettere se veramente secondo me il gioco valesse la candela. Fino a consigliarmi, papale papale, di lasciar perdere e stare saggiamente più tranquillo. Sarà stato il tono con cui mi parlò, sarà che pareva il consiglio che avrebbe potuto darmi mio babbo, fatto sta che mi convinse seduta stante e rinunciai a tutte lie bellicose intenzioni. Il tempo mi dimostrò quanto avesse avuto ragione!

 

L’EFFFICENZA

In quegli anni era in piena attività la BRAIMA, l’officina per la costruzione di macchine agricole e per l’edilizia. L’opificio era situato fuori paese, un chilometro circa, proprio davanti al podere Spiga abitato all’epoca dalla famiglia di Ivo Salvadori. Arrivammo ad avere una trentina di dipendenti e quindi un notevole giro di affari. Sarà stato per questo, sarà stato per l’isolamento che aveva, ma ci furono nel tempo diversi tentativi di furto notturni, alcuni andati a buon fine. Per i ladri, non per noi. I prodotti non si prestavano ad essere rubati per cui questi si dedicavano agli uffici. Le cose prime a sparire furono i francobolli! Oggi può sembrare incredibile, ma chi aveva molta corrispondenza, come noi, aveva sempre una notevole scorta di questi. E i francobolli erano come soldi contanti: facili da essere rivenduti. Soldi non c’erano se non in modestissime quantità, ma zupparono anche lì. Rimanevano le calcolatrici, le macchine da scrivere e altri piccoli oggetti da ufficio.

Noi avevamo un contratto con i Vigilantes, ma essendo così isolati bastava tentare il colpo in loro assenza ed il gioco era fatto: bastava agire un poco prima o un poco dopo.

Avevano il mio recapito telefonico e oramai quando sentivo suonare il telefono in piena notte immaginavo già di cosa si trattasse. O erano i Vigilantes o era Ivo Salvadori che aveva visto delle luci aggirarsi all’interno della fabbrica. Bisogna andare la, verificare i danni e i furti. Arrivavano anche i Carabinieri che facevano rilievi e rapporti, ma tutto era come un routine, non si arrivava mai a capo di niente. Mai scoperto i ladri, mai recuperata la merce rubata.

Quella volta venne il Maresciallo Bentivoglio assieme ad un Carabiniere. Stavolta avevano rubato un piccolo registratore della Geloso che tenevamo appunto in ufficio. C’era molto evidente una traccia del loro passaggio: avevano usato la fiamma ossidrica dell’officina per aprire la piccola cassaforte dove c’erano solo pochi spiccioli. La bombole di ossigeno e il cannello della fiamma erano ancora là in ufficio. il cannello era stato appoggiato, subito dopo l’uso, sopra una sedia con la copertura in plastica. Era stato appoggiato ancora caldo sulla sedia si che aveva bruciato la parte superiore. Proprio questo particolare colpì il Maresciallo che immediatamente sentenziò: sono ancora qui, da queste parti, il cannello è ancora molto caldo. Mitra in mano usci con il Carabiniere che teneva i mano la torcia per illuminare il terreno, andò così, nel buio più pesto, a fare una ispezione a tutto il perimetro esterno della recinzione. A noi pareva una cosa estremamente pericolosa e accennammo a dire che forse visto lo scarso valore della merce rubata, non valeva la pena correre dei rischi. Il Maresciallo ci disse di non preoccuparci e partì per l’ispezione. Tornò dopo un po’ dicendoci che non li aveva trovati, ma aveva trovato delle tracce: “domani tornerò per prendere copia delle orme lasciate”. E così fece. Nell’occasione ci disse che avrebbe attivato tutte le comunicazioni del caso su tutto il territorio della Toscana.

Tutto finì li. Per noi, ma non per lui. Dopo un paio di settimane si ripresenta e ci dice di aver rintracciato il ladro e la refurtiva! Era il figlio di un capostazione del livornese che aveva fatto tutta una serie di furti nella direttrice Livorno Grosseto. Dopo un paio di giorni ritornò anche il registratore della Geloso. Ed io ammirai la sua efficacia e la sua modestia.

 

QUESTIONE DI STILE

Eravamo nei primi anni ’80 e a Grosseto erano entrate in funzione le prime stazioni di TV locali. Grande curiosità e felicità per questa novità. Si seguivano come non mai: eravamo divenuti importati anche noi del grossetano.

Fu così che segnalarono un programma in cui venivano invitati dei ragazzi ad esibirsi in una qualche attività: cantare, suonare uno strumento, recitare poesie, raccontare barzellette, e compagnia bella.

All’epoca avevo messo in piedi un piccolo studio musicale per registrare basi musicali sulle quali potevo poi suonare o far cantare. Cantare chi? Ma Laura mia moglie e le mie due figlie Stella e Alessandra. Tutte intonate, tutte perplesse e titubanti sulle mie richieste. Laura con una splendida versione di Besame Mucho, le bimbe con alcune canzoni di Edoardo Bennato allora in grande voga.

Come seppi della cosa proposi immediatamente alle bimbe di andare a cantare. Avrebbero cantato sulle mie basi: avevo registrato batteria elettronica, accordi su di una tastiera, accordi di accompagnamento con chitarra e poi basso elettrico. Una cosa seria!

Mi dissero che ci sarebbe venuto anche Paolo Bentivoglio, figlio del Maresciallo Bentivoglio.

Stella e Alessandra, emozionatissime, cantarono molto bene e con successo “La Fata” di Edoardo Bennato e subito dopo Paolo fu invitato ad esibirsi. Io ero fuori dello studio televisivo con suo babbo, venuto all’appuntamento in divisa.

Il presentatore chiamò Paolo e prima di cantare gli chiese di raccontare una sua  barzelletta come erano rimasti d’accordo. E lui molto spigliato e vispo esordì con un : è una barzelletta sui Carabinieri!

Io mi sentii morire! Con la coda degli occhi guardai il Maresciallo che tranquillamente guardava suo figlio. E io mi chiesi come poteva sentirsi lui, Maresciallo dei Carabinieri, assistere in divisa al figlio che racconta una barzelletta sui Carabinieri. La barzelletta di Paolo non fu particolarmente feroce, ma arguta e simpatica come tutte le barzellette sui Carabinieri. Fu applaudito e suo babbo si dimostrò felice per la sua esibizione.

E io rimasi colpito dalla lezione di stile che avevo ricevuto. Non solo non se l’era presa, ma era addirittura felice per la riuscita del figlio.

D’altra parte con uno che si chiama SANTE BENTIVOGLIO cosa c’è da aspettarsi? Basta rileggere e comprendere nome e cognome!

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  1. Granocchiaio ha detto:

    Negli oltre sessanta anni vissuti a Braccagni ho sempre avuto buoni rapporti con le locali forze dell’ordine, cioè con i Carabinieri. Penso per merito reciproco: io li ho sempre considerati dei punti di riferimento e di aiuto per il vivere in società, loro sostanzialmente molto ben integrati. Forse aiutati da una popolazione non troppo numerosa, ma soprattutto abbastanza sana e tranquilla.

    Finito il periodo di comando nella locale stazione, tutti sono ripartiti per le più svariate destinazioni. E resta quindi la loro memoria che diviene presente solo se ci sono occasione particolari per ricordarli. Cosa che è successa recentemente con il Maresciallo Sante Bentivoglio grazie all’incontro con la figlia Laura tramite Facebook che offre queste splendide ed uniche possibilità.

    Oggi racconto volentieri di lui perché con lui ho avuto rapporti di stima e vicinanza molto graditi. Due o tre punti per cercare di tratteggiare chi e cos’era quest’uomo.

    I BUONI CONSIGLI

    Mi ritrovai ad avere dei problemi con dei paesani. Sono piccoli problemi che, chissà come, sembrano divenire affari di stato. Aspri confronti e bellicose intenzioni anche in presenza di problemi che divengono enormi solo per merito dei contendenti. Sapevo, o credevo, di avere ragione, per cui ero arrivato all’idea di fare denuncia dei fatti. Mi recai dal Maresciallo e gli esposi i fatti e quindi le mie intenzioni. Lui mi ascoltò con pazienza, si parlò un po’ e finalmente mi invitò a riflettere se veramente ritenevo indispensabile aprire questa causa. Invitandomi quindi a riflettere se veramente secondo me il gioco valesse la candela. Fino a consigliarmi, papale papale, di lasciar perdere e stare saggiamente più tranquillo. Sarà stato il tono con cui mi parlò, sarà che pareva il consiglio che avrebbe potuto darmi mio babbo, fatto sta che mi convinse seduta stante e rinunciai a tutte lie bellicose intenzioni. Il tempo mi dimostrò quanto avesse avuto ragione!

    L’EFFFICENZA

    In quegli anni era in piena attività la BRAIMA, l’officina per la costruzione di macchine agricole e per l’edilizia. L’opificio era situato fuori paese, un chilometro circa, proprio davanti al podere Spiga abitato all’epoca dalla famiglia di Ivo Salvadori. Arrivammo ad avere una trentina di dipendenti e quindi un notevole giro di affari. Sarà stato per questo, sarà stato per l’isolamento che aveva, ma ci furono nel tempo diversi tentativi di furto notturni, alcuni andati a buon fine. Per i ladri, non per noi. I prodotti non si prestavano ad essere rubati per cui questi si dedicavano agli uffici. Le cose prime a sparire furono i francobolli! Oggi può sembrare incredibile, ma chi aveva molta corrispondenza, come noi, aveva sempre una notevole scorta di questi. E i francobolli erano come soldi contanti: facili da essere rivenduti. Soldi non c’erano se non in modestissime quantità, ma zupparono anche lì. Rimanevano le calcolatrici, le macchine da scrivere e altri piccoli oggetti da ufficio.

    Noi avevamo un contratto con i Vigilantes, ma essendo così isolati bastava tentare il colpo in loro assenza ed il gioco era fatto: bastava agire un poco prima o un poco dopo.

    Avevano il mio recapito telefonico e oramai quando sentivo suonare il telefono in piena notte immaginavo già di cosa si trattasse. O erano i Vigilantes o era Ivo Salvadori che aveva visto delle luci aggirarsi all’interno della fabbrica. Bisogna andare la, verificare i danni e i furti. Arrivavano anche i Carabinieri che facevano rilievi e rapporti, ma tutto era come un routine, non si arrivava mai a capo di niente. Mai scoperto i ladri, mai recuperata la merce rubata.

    Quella volta venne il Maresciallo Bentivoglio assieme ad un Carabiniere. Stavolta avevano rubato un piccolo registratore della Geloso che tenevamo appunto in ufficio. C’era molto evidente una traccia del loro passaggio: avevano usato la fiamma ossidrica dell’officina per aprire la piccola cassaforte dove c’erano solo pochi spiccioli. La bombole di ossigeno e il cannello della fiamma erano ancora là in ufficio. il cannello era stato appoggiato, subito dopo l’uso, sopra una sedia con la copertura in plastica. Era stato appoggiato ancora caldo sulla sedia si che aveva bruciato la parte superiore. Proprio questo particolare colpì il Maresciallo che immediatamente sentenziò: sono ancora qui, da queste parti, il cannello è ancora molto caldo. Mitra in mano usci con il Carabiniere che teneva i mano la torcia per illuminare il terreno, andò così, nel buio più pesto, a fare una ispezione a tutto il perimetro esterno della recinzione. A noi pareva una cosa estremamente pericolosa e accennammo a dire che forse visto lo scarso valore della merce rubata, non valeva la pena correre dei rischi. Il Maresciallo ci disse di non preoccuparci e partì per l’ispezione. Tornò dopo un po’ dicendoci che non li aveva trovati, ma aveva trovato delle tracce: “domani tornerò per prendere copia delle orme lasciate”. E così fece. Nell’occasione ci disse che avrebbe attivato tutte le comunicazioni del caso su tutto il territorio della Toscana.

    Tutto finì li. Per noi, ma non per lui. Dopo un paio di settimane si ripresenta e ci dice di aver rintracciato il ladro e la refurtiva! Era il figlio di un capostazione del livornese che aveva fatto tutta una serie di furti nella direttrice Livorno Grosseto. Dopo un paio di giorni ritornò anche il registratore della Geloso. Ed io ammirai la sua efficacia e la sua modestia.

    QUESTIONE DI STILE

    Eravamo nei primi anni ’80 e a Grosseto erano entrate in funzione le prime stazioni di TV locali. Grande curiosità e felicità per questa novità. Si seguivano come non mai: eravamo divenuti importati anche noi del grossetano.

    Fu così che segnalarono un programma in cui venivano invitati dei ragazzi ad esibirsi in una qualche attività: cantare, suonare uno strumento, recitare poesie, raccontare barzellette, e compagnia bella.

    All’epoca avevo messo in piedi un piccolo studio musicale per registrare basi musicali sulle quali potevo poi suonare o far cantare. Cantare chi? Ma Laura mia moglie e le mie due figlie Stella e Alessandra. Tutte intonate, tutte perplesse e titubanti sulle mie richieste. Laura con una splendida versione di Besame Mucho, le bimbe con alcune canzoni di Edoardo Bennato allora in grande voga.

    Come seppi della cosa proposi immediatamente alle bimbe di andare a cantare. Avrebbero cantato sulle mie basi: avevo registrato batteria elettronica, accordi su di una tastiera, accordi di accompagnamento con chitarra e poi basso elettrico. Una cosa seria!

    Mi dissero che ci sarebbe venuto anche Paolo Bentivoglio, figlio del Maresciallo Bentivoglio.

    Stella e Alessandra, emozionatissime, cantarono molto bene e con successo “La Fata” di Edoardo Bennato e subito dopo Paolo fu invitato ad esibirsi. Io ero fuori dello studio televisivo con suo babbo, venuto all’appuntamento in divisa.

    Il presentatore chiamò Paolo e prima di cantare gli chiese di raccontare una sua barzelletta come erano rimasti d’accordo. E lui molto spigliato e vispo esordì con un : è una barzelletta sui Carabinieri!

    Io mi sentii morire! Con la coda degli occhi guardai il Maresciallo che tranquillamente guardava suo figlio. E io mi chiesi come poteva sentirsi lui, Maresciallo dei Carabinieri, assistere in divisa al figlio che racconta una barzelletta sui Carabinieri. La barzelletta di Paolo non fu particolarmente feroce, ma arguta e simpatica come tutte le barzellette sui Carabinieri. Fu applaudito e suo babbo si dimostrò felice per la sua esibizione.

    E io rimasi colpito dalla lezione di stile che avevo ricevuto. Non solo non se l’era presa, ma era addirittura felice per la riuscita del figlio.

    D’altra parte con uno che si chiama SANTE BENTIVOGLIO cosa c’è da aspettarsi? Basta rileggere e comprendere nome e cognome!

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