7 LUGLIO 2019 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C Luca 10, 1-20 Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

7 LUGLIO  2019

 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 10, 1-20

Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro:” la messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perchè mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, non portate borsa, nè bisaccia, nè sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima, dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti tornerà su di voi. Restate in quella casa mangiando e bevendo di quello che hanno, perchè l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi verrà messo dinanzi, curate i malati e dite loro: E’ vicino il Regno di Dio”.

.                                                                (dal vangelo)

Il tema che domina la liturgia della Parola è quello della missione.

Il profeta Isaia nella prima lettura (55,10-14) esplode con una ubriacatura di gioia e di godimento per il ritorno degli esuli rimpatriati in Gerusalemme: ” Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto”.

Nella seconda lettura (Galati, 6, 14-18) abbiamo le conclusioni a cui è giunto il più grande missionario cristiano, Paolo, dopo una dura e dolorosa esperienza in Galazia.

La conclusione per lui è che l’unico vanto che rimane ad un annunciatore di Cristo, non sono i suoi successi o le sue fatiche, ma unicamente la croce di Gesù, dalla quale, ( per altro, è stato indelebilmente segnato:

” Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo”.

Il Vangelo propone la missione di Gesù, rispecchiata in quella dei discepoli attraverso la particolarità di Luca che, oltre a riportare l’invio dei dodici, narra nel brano quella dei settantadue discepoli dove, secondo Luca, pone in evidenza l’urgenza della missione e la vastità di essa, esperienza viva e aquisita al seguito di Paolo.

Tuttavia, egli sa che tutto dipende dal padrone della messe, al quale si può chiedere, con fiducia, il personale necessario.

A proposito della missione, si possono ricavare dal Vangelo due caratteristiche.

La prima è la radicale povertà richiesta ai missionari, dove, al contrario sembrerebbe indispensabile essere molto attrezzati per affrontare viaggi e per garantire successo all’annuncio.

Ma, nell’ottica di Gesù, vale, al contrario, l’opposto. L’unica forza della missione è Gesù stesso con i suoi doni di cui arricchisce i suoi inviati: la pace, la possibilità di compiere sintomi chiari già della presenza del Regno,  come anche a fare nostro lo stile con cui Gesù stesso vuole anche che sia  compiuto.

Così, tutto quello che gli uomini sono portati a ritenere irrinunziabile, diventa una zavorra da cui liberarsene assolutamente.

L’unica forza  della missione è Gesù stesso con i doni di cui arricchisce i suoi inviati.

Il missionario non è un operaio abbandonato a se stesso, ma il coltivatore alle dipendenze di un Signore  interessato a garantire il raccolto.

 

  1. Paolo ci dice che “ Noi abbiamo questo tesore in vasi di creta, perchè appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”.

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30 GIUGNO  2019

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme…mentre andavano per strada un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”.

Gesù gli rispose:

“Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi; ma il figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo”.

Ad un altro disse: “Seguimi”.

E costui rispose:” Signore concedimi di andare a seppellireprima mio padre”.

Gesù replicò:”Lascia che i morti seppelliscano i morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”.

Un altro disse: ” Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congeda da quelli di casa”

Ma Gesù rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro è adatto per il regno di Dio”.

                                                                  (dal vangelo)

Dopo una lunga pausa, determinata dai fatti straordinari delle feste  del Natale-Pasqua-Ascensione-Pentecoste-SantissimaTrinita’-Corpus Domini, vi presentiamo il corso ordinario dell’ann-o liturgico: quello del ” Diventare profeta”, e quello di “seguireGesù.

Questa Domenica ci propone due temi fondamentali: quello del ” diventare profeta e quello di seguire Gesù”: tenendo presente l’elemento che l’accomuna: Il profeta è tale nel suo tempo di fronte alle condizioni sociali, politiche, economiche vissute da lui e da coloro ai quali egli parla.

Seguire Gesù, voleva signifcare accettare la sua missione sacrificando ogni altro impegno e continuare, nel tempo, il progetto redentivo della sua missione.

Nella prima lettura della Domenica, troviamo la persona del profeta Elia, che invita i seguaci a continuare la battaglia contro l’ambiguità in cui era caduta la fede in Israele e li incoraggia ad avere anora fiducia e speranza, nonostante tutto

Nel Vangelo osserviamo una ” mossa” di Gesù, quella” di mettersi in cammino con decisione verso Gerusalemme”, iniziando il suo grande  viaggio che l’avrebbe portato alla Croce.

Il signore non ha mai avuto esitazioni sulle sue scelte. Sapeva sin dall’inizio che cosa lo aspettava.

Il viaggio è da poco iniziato, e il Signoreconosce, di nuovo, l’umiliazione del rifiuto. Rifiutato a Betlemme non c’era posto in alloggio; rifiutato a nazart dai suoi concittadini, rifiutato più tardi in gerusalemme dagli scribi e farisei che lo metteranno a morte: “Venne nella sua casa, ma i suoi non l’accolsero”, condannato a peregrinare sulla terra.

E Gesù, rifiutato, andrà a bussare ad altre porte. Chi lo rifiuta non ha

bisogno di essere castigato, si sacrifica da sè, in quanto si priva di Cristo …E chi metterà al posto di Cristo?

La preoccupazione di Gesù non è quella di andare incontro alla sua morte, ma quella di avere dei seguaci decisi a continuare, nel tempo, la sua missione redentrice.

Ma quante difficoltà, titubanze, rifiuti. E Lui cheaaa spiega ed esemplifica la volontà del discepolo.

La campestre immagine dell’aratore che dietro ai suoi buoi tiene salda la mano su quel legno che dissoda la terra, esempio di continuità nell’andare sempre avanti, senza voltarsi a ciò che è stato ” arato”, ma andare avanti, continuare non come quei due uomini che Gesù chiama alla sua sequela, ma questi pongono condizioni, non mettono Gesù al primo posto, nè sentono l’entusiasmo di andare subito con lui.

Evidente contrasto: Gesù dà tutto e subito, gli uomini no.

Seguire Gesù è coinvolgersi con lui anche se non lo si comprende mai completamente. Chiunque cerca la posizione giusta verso la sua persona del Cristo deve sapere che il camminare non avrà mai sosta, che si è costretti a scegliere subito. Non c’è tempo di tornare  a casa, nè per seppellire i morti, nè per salutare i vivi.

(Espressioni che non vogliono significare insensibilità)

 Seguire Gesù richiede essere disposti a decisioni tempestive e radicali.

 ” Tu lascia quel mondo morto e finito e vanne ad annunciare uno nuovo . Tu che hai iniziato, non lasciarti prendere dalla nostalgia di contemplare il passato, guarda fisso avanti a te e …Continua” ( Un eremita)

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23  giugno 2019

 SANT.MO CORPO E SANGUE DI CRISTO /C

Luca 9,11-17

Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate sedere la folla per gruppi di cinquanta”. Così fecero. Allora egli prese cinque pani e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli, perchè li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

                                                          (dal vangelo)

Cristo viene presentato dalla liturgia come festa del suo Corpo e Sangue, dato all’umanità, come pane e bevanda di salvezza.

Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino.

Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna, il pane e il vino, il cibo e la bevanda.

Essi non sono soltanto una risposta della” vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono la realtà materiale che assicurano la sopravvivenza fisica delle creature.

Pane, vino e acqua rimandano a più alti valori; in tutte le creature sono simbolo di comunione, di amicizia di intimità.

Senza questo cibo l’uomo si svuota internamente e si irrigidisce nella morte dell’indifferenza e della superficialità.

Le altre due letture neotestamentarie svelano incece il significato del cibo offerto da Gesù, e…quale cibo!

Attraverso l’Eucarestia il fedele entra in comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità e caducità (“Io lo risusciterò”)ed è inserito nel mistero della vita divina (” avrete in voi la vita”).

Paolo, raccogliendo nella lettera ai Corinzi le dichiarazioni di Gesù a  Cafarnao, formula, limpidamente, il senso di ogni celebrazione eucaristica, da quella che si svolgeva in Grecia, a quella che oggi si compie nelle nostre città o nei più minuscoli centri di abitazione.

Attraverso il calice e il pane posti sull’altare Cristo comunica a noi il suo corpo, cioè la sua vita, il suo amore e la sua gloria.

Cristo, non allontana mai: conosce la fame e la sete dell’uomo. Non è preoccupato di far bella figura, lo notiamo nel Vangelo di Luca con il brano odierno.

In ogni situazione, Gesù prende a cuore le pene e le speranze dell’uomo e risolleva, ridà dignità, ridà valore e significatoa vivere di chi lo avvicina. Non svilisce, neanche giudica.

Nel linguaggio profetico, egli è l’avvocato di chi non ha difensore; la forza dell’innocente, il vendicatore di chi subisce l’ingiustizia.

Ma torniamo alle sollecitazioni della festa odierna dove Cristo si presenta come l’immagine del pane spezzato e del Sangue versato; si è spezzato la vita lottando contro lo spirito del male che degrada l’uomo e il mondo.

Un richiamo per l’uomo di oggi che è chiamato a lavorare insieme, lottare insieme, pregare insieme. Uniti tra noi, ma anche solidali con chiunque lotta per la dignità della vita.

Ogni uomo offeso, umiliato, è l’ostia di Cristo calpestata, dato che ogni sofferenza dell’uomo è pane della passione di Cristo.

Dio non ci ha lasciato un segno della sua presenza corporea. Non è una festa facile, quella dell’Eucarestia. Già, l’uomo. carnale, si è scontrato con questa problematicità: ” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.

Cristo risponde e offre la sua presenza nell’umile e fragile segno del pane eucaristico: “Questo è il mio corpo ” a condizione che, almeno, sperimentiamo, ogni giorno, come Israele nel deserto, la nostra fame e la nostra povertà.

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Trinità, olio su tela, Jusepe de Ribera (1591-1652), Museo del Prado

16 giugno 2019

 SANTISSIMA TRINITA’

 GIOVANNI 16,12-15

“Quando verrà lo Spirito di verità, egli ci guiderà alla verità tutta intera, perchè non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che avrà udito. Egli prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Pare possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

                                                                                          (dal Vangelo)

Conoscere Dio nella sua vita intima sarebbe impresa ardua e destinata al fallimento.

Diventa una conoscenza possibile, studiando il collegamento che Dio ha avuto con la storia dell’uomo e ha con la sua storia; dove la verità trinitaria, prima di essere un problema, è essenzialmente una illuminazione, una luce che accompagna la nostra stessa esistenza di uomini cristiani.

Paschal, che aveva tanto indagato il mistero di Dio, concludeva: “L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano”.

Leggere, scoprire la luce del mistero trinitario nella storia, può portare, così, a prendere atto delle tappe che, di fatto, la rivelazione ha avuto.

La rivelazione di Dio è stata progressiva, e ha assunto in se stessa,

prima la lunga storia d’Israele,

poi quella di Gesù di Nazareth,

poi quella dello Spirito Santo (che dura ancora) donato al suo popolo.

Javè–Dio dell’opera della Creazione, il Dio di Abramo, Mosè; Il Padre di Gesù.

E’ questo il punto di partenza per riflettere sulla Trinità: “Dio, prima di noi” in cui si riassume la Rivelazione dell’Antico testamento. Dio–Padre, l’origine di ogni possibile cammino umano; che è sempre colui che ci previene. Colui che ci ha amati per primo; il fondamento di ogni coscienza e di ogni storia alla cui origine c’è sempre il suo amore.

Quel Dio che, che è prima di noi, con l’Alleanza diventa anche Dio “avanti a noi”, nella forza di una promessa che produce il cammino di uscita da una terra di schiavitù, verso la libertà. Lui è davanti al popolo nel deserto; lo attira. lo precede, lo libera, e dietro di lui l’uomo trasforma se stesso e la storia, lo sostiene e lo guida verso di sè.

Ma questo nome di Padre, timidamente accennato  nell’ A.T.  esplode pienamente nella Persona del Figlio–Gesù Cristo, nella parola e nel nome del Figlio che lui si dà, e questo, sia nel ritornello appassionato che egli continuamente ripete e ci insegna : il Padre mio e il Padre nostro.

E’ nel Figlio Gesù. che il Padre ne fa il suo Tempio nuovo e definitivo- E’ Lui che ” ha posto la sua tenda in mezzo alle nostre.

Ma  proprio perchè è divenuto uno di noi, ha voluto passare. Ed è così che lo Spirito Santo viene a riempire lo spazio vuoto, dopo che il  Padre e il Figlio, compiuto la rispettiva missione di Creatore e Redentore sono tornati in cielo.

Ecco allora che la terza Persona può inserirsi nello spazio vuoto e compiere la sua missione che si concluderà con la fine del mondo.

Lo Spirito, Dio come il Padre e il Figlio, ha la sua abitazione dentro di noi, nei nostri cuori.

E’ lo Spirito in noi che rende presente il Padre e il Figlio.

E’  Lui che crea in noi la Comunione, che supera tutte le divisioni, l’artefice dell’unità presente nella realtà del Corpo di Cristo, eucarestia e popolo in cammino, verso il compimento di tutta la storia.

MA IL MISTERO RIMANE!

Buona festa

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Tiziano, Discesa dello Spirito Santo, Venezia, Basilica di Santa Maria della Salute.

 

9 GIUGNO 2019

 DOMENICA DI PENTECOSTE /C

Giovanni 14,15-25

“Se mi amate, osserverete i mie comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perchè rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Vi ho detto questo mentre sono ancora tra voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

                                                                              (Dal Vangelo)

E’ stato detto che lo Spirito Santo è il grande dimenticato della vita cristiana.

E’ forse anche per questo che la liturgia della Pentecoste, che è concentrata in una ricchezza di temi e che racchiudono una sostanzialità e unità, venga, purtroppo trascurata e come è anche per molte festività che ricorrono durante l’anno liturgico.

Si abbandonano le preziose, eccellenti melodie gregoriane supplendole con penose, slabbrate canzonette sanremesi.

Inimmaginabili quel “Veni Sancte Spiritus”gregoriano. Gli Ortodossi e le altre Confessioni religiose hanno mantenuto il gregoriano  o il loro canto storicamente tipico.

Scusatemi per questa dolorosa costatazione ma il dilagare di nacchere, tamburi, chitarre sono realtà che hanno disturbato la funzione del canto sacro con un surrogato alienante il misticismo delle celebrazioni adatte per discoteche

Il motivo portante e unificante è lo Spirito Santo, come principio di comunione interumana, come matrice di ritrovata e perfetta conciliazione  tra le persone.

L’episodio riportato dagli Atti degli Apostoli, è visto come un “Contraltare all’avvenimento narrato dalla Bibbia al quale fatto avvenne la confusione delle lingue (Babele) nessuno capiva più l’altro.

L’unità del genere umano venne altresì frantumato nella varietà nella incomunicabilità.

Ora, viceversa la varietà confusa e dissonante dei popoli, raggruppati a Gerualemme, si ritrova nella stessa lunghezza d’onda, della lingua parlata dagli Apostoli.

Allora, la disgregazione dell’unità fu causata dalla presunzione di dare una scalata al cielo.

Ora la rinnovata comprensione , frutto di un dono di luce  che piove dal cielo. Gerusalemme è la ” civitas Dei”, che ribalta Babele, la “civitas hominis”.

Ma a Gerusalemme il miracolo più vero è quello che ci porta il Vangelo, ma a una condizione:” Se mi amate, dice Gesù nel Vangelo. Osservate i Comandamenti, ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito il quale resti con voi per sempre: Lo Spirito di verità”.

Dalla frase evangelica, notiamo come Gesù continuerà anche dopo la sua Risurrezione a “fare ed insegnare” mentre gli Apostoli sviluppano la testimonianza.

Tutto questo indica che lo Spirito di Cristo si espande ovunque attuando la salvezza. Oggi, l’ascolto degli” Atti” coglie il realizzarsi ” l’evento costitutivo della futura Chiesa. Si adiempie, cioè, la promessa di Gesù nel compiersi del giorno“.

E nella lettera di Paolo ai Romani ( 8,8-17) troviamo la varietà delle forme  con le quali lo Spirito di Cristo, si effonde nel cuore dell’uomo.

E il detto di Cecco Angiolieri: “Se fossi foco arderei lo monno”.

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2 GIUGNO 2019

 ASCENSIONE DEL SIGNORE /C

 Luca 24,46-5

Gesù li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel Tempio lodando Dio.

                                                         ( dal Vangelo)

La vita di Cristo sulla terra ha avuto inizio con l’Incarnazione.

Il ritorno di Gesù al cielo segna solo la sparizione visibile e sensibile.

Ma…” Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, e ci sarà non solo con il suo Vangelo, ma con la sua persona…”Questo è il mio corpo”.

L’Ascensione è il completamento della Risurrezione. L’una e l’altra indicano il cambiamento nel modo di essere, da quello umano a quello divino; da quello temporale a quello eterno; da quello della strada a quello della meta.

La Risurrezione — Ascensione, è una festa trinitaria divina ed è una festa umana, perchè l’uomo vede il suo Corpo inserito completamente in Dio e che dovrà raggiungere, nel tempo stabilito, in cielo.

Là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo, sarà per noi la fine senza fine( San. Agostino).

E’ questa la speranza che non deve mai farci vacillare, come ci ricorda S. Paolo nella lettera agli Ebrei, nella seconda lettura (9,24-28).

Ha detto bene uno scrittore americano: “Il futuro, è come il paradiso: tutti lo esaltano, ma nessuno ci vuole andare… adesso”.

Le parole del VANGELO, suonano come un congedo e trovano giusta collocazione in questa festa.

Il Signore parla di se stesso e della missione che affida agli Apostoli.

Questa sarà la nuova realtà che dominerà la scena della storia umana:  “Ogni potere mi è stato dato”. Un potere che non spaventa, nè opprime nessuno perchè, non si impone dal di fuori, ma sollecita dall’interno, dal più profondo dell’essere.

Evangelizzare? grosso problema…in un tempo di massimo rispetto della libertà altrui. Ma l’Evangelizzazione rimane.

“Rinunciare ad evangelizzare sarebbe rinunziare al cristianesimo, che è un dare agli altri e un tenere per sè.

Siamo coscienti che evangelizzare nel nostro tempo si è fatto più difficile, più serio, più impegnativo e, ne consegue che, il bene va fatto bene! Costatiamo che, nel nostro tempo non può esistere che una evangelizzazione: quella della testimonianza.

Gridare il Vangelo con la propria vita!

 La solennità di oggi è, quindi, la festa della speranza. E’ la  celebrazione della redenzione del nostro corpo mortale nella gloria della risurrezione e la proclamazione dell’immortalità beata, è l’indice puntato verso la meta ultima, della vita e della storia.

BUONA DOMENICA

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26 MAGGIO 2019

 VI DOMENICA DI PASQUA  /C

GIOVANNI 14,23-29

“Gesù disse ai suoi discepoli: Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi, ma il Consolatore, Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà tutto ciò che vi ho detto”.

                                                                                        (Dal Vangelo)

Questa Domenica conclusiva del ciclo pasquale, è stranamente gravitante su due cardini, apparentemente contraddittori. Questi sono evidenti sugli Atti (15,1-29) con il reale e l’Apocalisse con l’ideale( una costante nelle letture pasquali).

L’intimo del cuore da una parte, e l’apertura di testimonianza al mondo dall’altra (Apocalisse 21,10-239). In questa dialettica c’è il segreto di tutta l’esistenza cristiana e che è presente già nella luce della Incarnazione (Dio-Uomo) continuando, poi, in tutti i settori umani e naturali.

Santificare Cristo nei nostri cuori è il tema cardine di ogni vita cristiana. Centro della persona nell’antropologia biblica, è il cuore; luogo in cui si esplica l’azione trasformante da parte di Dio; La santificazione ad opera dello Spirito, la Divinazione effettiva che rende l’uomo da lontano -vicino, da schiavo-figlio, da tenebra-luce, da morto-vivo, da peccatore-santo da non popolo- popolo.

E il Vangelo viene a confermare quanto rivela l’Apocalisse; infatti la comunità credente nasce dalla comunione con Dio, tramite Cristo e lo Spirito e che insieme, saranno presenti nel cristiano, e non solo.

Prima di apparire in superficie, come comunità visibile, la Chiesa è già un organismo vivente. L’organizzazione esterna esprime quello che essa è già,  in essa le dà solo visibilità, non esistenza.

L’unico vincolo che lega i credenti tra di loro e con Dio, con Cristo e lo Spirito è: l’AMORE. Esso  fa di una moltitudine dispersa un unico corpo.

Il credente non è colui che possiede idea esatta su Dio, ma colui che comunica  con Lui, accoglie le sue aspirazioni.

Il brano del Vangelo fa parte dei discorsi di ” commiato” di Gesù.

Sarà lo Spirito Santo a presentarsi agli Apostoli e ad invitarli ad uscire dal Cenacolo e annunziare la salvezza ad ogni creatura umana.

Lo Spirito non si limiterà a ripetere le parole di Cristo, ma ne manifesterà tutto il significato e l’importanza.

Nel commiatarsi abbiamo notato come Gesù saluta i Discepoli con una parola “PACE”. Augurio che non rimane solo un auspicio ma, un dono: E’ la mia pace”

E’ la pace che scaturisce dalla libertà sovrana di chi non è più del mondo e, cioè, non è più asservito a se stesso, all’incredulità, all’amore di sè, alla morte.

E’ una lezione sempre necessaria perchè l’uomo, senza che se ne accorge, è portato in continuazione ad attribuire importanza eccessiva all’esterno, al tangibile, contro l’interno e l’invisibile, ma solo dove lo Spirito ha il primato, si gode della pace trasmessa e augurata dal Signore, diventando, l’uomo abitacolo della Divinità.

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Cena in Emmaus – Jacopo Pontormo 1494-1556 – Uffizi

19 MAGGIO 2019

 V DOMENICA DI PASQUA  /C

Giovanni 13,31-35

“Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

                              (Dal Vangelo)

La liturgia della Parola ripropone nelle tre letture il tema del rinnovamento o,  come invito o, come( nell’Apocalisse) l’immagine profetica, come tre stelle, che ci guidano nel buio della vita.(Atti. 21,1-5a).

Negli Atti ( III lettura, 14,21-27) notiamo come il Cristianesimo ha iniziato la sua opera di rinnovamento, che diventa una lezione interessante, per i cristiani di oggi.

Abbiamo osservato ancora come la II lettura ci ha descritto l’aspetto della nuova Gerusalemme, mentre il Vangelo ci parla di un nuovo Comandamento.

Paolo e Barnaba suscitano delle Comunità compatte, appaiate, legate le une alle altre, così come dovrebbero essere le nostre Chiese locali: la Parrocchia, dove troppo spesso l’unico elemento di unione è dato dalla circoscrizione territoriale.

E la celebre, stupenda pagina dell’Apocalisse che oggi ci è stata presentata, ne è una luminosa testimonianza.

Noi attendiamo nella speranza la nascita di una nuova incantevole e armonica creazione dalla quale sia bandito il “mare”, che nella Bibbia è simbolo del caos, del limite, del male.

Attendiamo l’apparire della Comunità pura di una Gcerusalemme abitata dall’umanità fedele e giusta che vive in comunione con lo sposo amato, Dio.

In questa pagina, ha scritto Hamman, Giovanni ha intonato e diretto” la sinfonia del nuovo mondo di Dio”. E’  in questo  nuovo mondo, alla cui costruzione siamo chiamati in collaborazione col suo artefice supremo, Dio, dove troveremo la granda sorpresa: L’Emmanuele si farà presente, si farà nostro concittadino.

Passerà ancora per le nostre strade e dai volti sofferenti cancellerà le lacrime facendo sbocciare il sorriso.

 Il vecchio mondo, posto all’insegna dell’ingiustizia e sotto lo stemma della “Bestia” del male scomparirà per lasciare posto alla novità, alla luce, alla gioia.

 “Nella fede umile quotidiana e nell’amore, speriamo!” scriveva il poeta P. Claudel.

Ogni comunicazione con Dio conduce al prossimo. Non si fanno passi verso Dio senza fare passi verso il prossimo.

Da Cristo, l’uomo aveva bisogno di essere ripreso daccapo, di essere lavato, rianimato verso il destino descritto da S. Giovanni.

E un nuovo fine esige nuovi strumenti: “Vi do un Comandamento nuovo” ci annuncia Gesù. Nuovo per lo stile con cui le nuove comunità cristiane avrebbero dovuto amarsi. Perciò: Amore senza barriere, amore senza distinzione di persone, amore che non tiene conto delle offese e quindi anche dei nemici.

Ma c’è di più; Gesù ha detto che bisogna amare come Lui ci ha amati: è un metro nuovo e sappiamo fino a che punto ci ha amati.

DONANDOCI UNA VITA DIVERSA PER UN MONDO DIVERSO !!!

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12 Maggio 2019

 IV Domenica di Pasqua  /C

 Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le  conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio , che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

                                                                                      ( Dal Vangelo)

La Risurrezione di Gesù è la contropartita della Passione .

La Comunità, che vive nella gioia pasquale, non dimentica le sofferenze che l’hanno preceduta.

Negli Atti degli Apostoli  ( 13,14-52) notiamo già, i primi contrasti nella Chiesa nascente, contraddizione cui è andata “”soggetta.

La “Parola“, però, proclamata dalla Chiesa Madre, non subisce l’arresto a cui si è tentato di portarla.

I “Gentili”, al contrario dei Farisei e del sacerdozio ebraico, l’accolgono con soddisfazione e, la pienezza dello Spirito, è la garanzia del successo ottenuto e della gioia di cui sono ricolmi.” Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

Un detto dice “che il cristiano dovrà gioire anche nel giorno cupo “; così come Paolo e Barnaba, cacciati dal loro territorio, scossa, contro di loro, la polvere dai piedi, andarono a Iconio.

I Discepoli erano pieni di gioia e Spirito Santo(13,50-52). “

Il contrasto tra il salvarsi e il perdersi è parallelo ad ascoltare e non ascoltare” “conoscere e non conoscere”.

L’unione di Gesù , con i suoi , è sicura perchè  è basata su un garante unico: il Padre.

Egli è più forte di tutti coloro che tentano di metterla in pericolo.

Nessuno può strappare le pecore da Cristo, perchè dovrebbero strapparle dalle mani del Padre.

Il gregge è una proprietà del Padre. Egli lo ha donato e affidato al Figlio perchè lo porti a salvezza.

Io e il Padre siamo una cosa sola”, che è come dire che il Padre e Gesù  agiscono in perfetta sintonia.

La bontà di Gesù verso di noi è la conclusione più autentica del mistero pasquale.

Egli, infatti è venuto a raccogliere tutta l’umanità; l’ ha nutrita con la nuova Legge e con i suoi esempi; l’ ha sfamato con il pane celeste ( il proprio corpo); assicura il riposo, la pace, la vita: “Perchè l’Agnello che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.(Atti. 7,9-17).

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Arazzo di Raffaello, pesca miracolosa

5 Maggio 2019

 III DOMENICA DI PASQUA /C

 Giovanni 21,1-19

Gesù si manifestò di nuovo ai Discepoli sul mare di Tiberiade.

Dopo la pesca miracolosa e dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Mi ami più di costoro?” Gli rispose: ” Certo Signore, tu sai che ti amo”.Gli disse : ” Pasci i miei agnelli…“Gli disse ancora: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi”.

Questo gli disse per indicare con  quale morte  avrebbe glorificato Dio:

                                                                                               (dal Vangelo)

Con la Risurrezione, Gesù riprende il suo posto in seno alla comunità palestinese, a Gerusalemme, per le strade della Giudea, della Galilea, nella Comunità ma, in un’altra forma e in un’altra chiave: Prima era il Cristo dimesso, ora è il Cristo glorioso.

Prima era  il Cristo che si muoveva, parlava, operava nella sua persona, anche se  circondato dai discepoli; ora appare raramente, ma è più presente di prima attraverso i vari seguaci.

Non solo si parla di lui più di prima, ma sarà un discorso destinato a dilatarsi, prenderà le proporzioni di un fiume inarrestabile e dilagherà in tutto il mondo.

Prova ne siano moderni e attuali strumenti d’informazione che continuano, direttamente e indirettamente ad interessarsi di Lui.

Scribi e Farisei l’avevano messo a morte con l’intento di sbarazzarsi di Lui ma hanno ottenuto il contrario.

Dagli “Atti degli Apostoli” (  5,27 – 41  ) notiamo che le stesse violenze usate per Gesù, sono passate a colpire i suoi discepoli, ma non si  accorgevano che le battiture ai seguaci, invece che affievolire  i loro animi, provocavano, al contrario, gioia e fierezza.

Con la morte di Cristo si è inaugurato un nuovo metro per agire, vedere e valutare persone e cose. La Parola di Dio continua a svolgere nel mondo lo stesso invito, non si tratta di una specie di ” decapitazione” dei valori terreni, ma una collocazione al posto giusto.

Nel Vangelo, notiamo, oggi, che è Gesù che fa pescare i 153 grossi pesci ( dopo) una notte andata a vuoto; che accende il fuoco, che prepara il pane, che invita a mangiare. Dalla pesca vuota nella notte, alla raccolta abbondante all’alba nell’ora meno opportuna.

Quanta attenzione richiede la giornata riportata oggi dalla liturgia  che mette a fuoco l’attenzione di Gesù per l’umanità!

Le raccomandazioni fatte a Pietro mentre gli affida la missione di pascolare il suo gregge, si estendono anche alle previsioni di debolezze umane, perchè  sia guida e centro di unità.

La nostra fede ha voluto farci vedere i tanti segni come presenza del Signore che a noi si rivolge, a noi parla, a noi propone, a noi dona, a noi affida responsabilità.

Un’attenzione infatti merita quel gesto di Gesù verso Pietro. Al discepolo che l’aveva rinnegato tre volte, il Signore chiede una triplice attestazione di fede...solo dopo questa manifestazione di adesione piena, Pietro riceve il ministero pastorale della futura Chiesa.

Esso è un segno di presenza del Signore che è da intendersi e da viversi con fede.

La Chiesa crescerà secondo lo stile di Dio dove il seme diventa pianta e il pizzico di lievito fermenta la pasta.

BUONA DOMENICA

 

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Caravaggio Il dubbio di San Tommaso (particolare)

28 APRILE  2019

II DOMENICA DI PASQUA /C

Giovanni 20,19-31

“Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Portavano gli ammalati nelle piazze; anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti” (At5)”.

” Otto giorno dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse: Perchè hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”

                                                                                              (dal Vangelo)

Anche in questa Domenica, come nel giorno di Pasqua, le Letture della Messa presentano una grande ricchezza di temi: il perdono dei peccati; il nuovo modo della presenza di Gesù; il significato del “vedere”; la missione dei discepoli, e altro.

Ne sceglieremo uno, il dubbio: accompagna sempre i discepoli ogni volta che incontrano il Risorto e, che oggi viene impersonato da Tommaso.

L’aspetto della fede: è sempre  superamento del dubbio e non stato permanente, così, come potrebbe essere, l’ateismo.

Fede è seguire una persona, è giocare la propria vita al suo seguito.

“credere significa riconoscere che siamo amati” ( Muriac).

“Credere è difficile. non credere è impossibile”( Victor Hugo).

Potremo domandarci qual è lo scopo dell’apparizione di Gesù ai discepoli; e parrebbe ovvio rispondere: per aiutare quella fede dei discepoli che non è ancora sicura, e anche (come dice il brano del Vangelo) che non deve dipendere dalle manifestazioni “corporee” e sensazionali del vivente.

Il dubbio di Tommaso sembra come la resistenza umana ad affidarsi a Colui che, per l’occhio umano, appare uno “sconfitto” e che solo la fede ci dice“Risorto”.

“Ragionevole” dunque “il pessimismo di Tommaso” …se non metto il mio dito…io non credo”, e umanamente, è ragionevole qualche dubbio anche per noi, ma dev’essere eliminato riflettendo sulle parole di Gesù che  ci ha detto: “ Beati quelli che non  hanno visto e hanno creduto”.

Così, ogni ragionevolezza dettata dal dubbio, dalla paura e dalla mancanza di fede non deve apparire più come normale (ragionevole).

La Croce resta croce e, sul Risorto, i segni della tortura restano ben marcati: ma l’ultima parola non è della Croce ma , del Dio della vita.

Per il Battezzato, e non solo si tratta di accogliere con gratitudine e slancio la forza dello Spirito che il Signore dona a coloro che si aprono alla vita che non sarà mai soffocata dalla morte.

Terminiamo con due detti: “Credere in Dio non è un dovere: è un dono,  una grazia: ” Non credere in Dio non è una colpa ; forse è solo una disgrazia”(Walter Schubart).

“Tu devi credere, non devi sapere” (Pirandello).

BUONA DOMENICA

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Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro – Siena –Museo dell’Opera del Duomo

21 Aprile 2019

 Domenica di Pasqua di Risurrezione del Signore /C

Luca 24,1-12

Le donne si recano alla tomba e trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto in terra, essi dissero loro:”Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”

                                        ( dal Vangelo)

CRISTO E’ RISORTO!

Una  potente luce si è accesa questa notte e ha rischiarato il mondo e le tenebre delle nostre anime.

GESU’ CRISTO ha ripreso la vita al terzo giorno della sua morte; ha testimoniato con la passione e la morte e la Risurrezione la verità che ci salva, che è luce, che è liberazione.

Cristo ha vinto la morte, Cristo ha mantenuto la parola profetica della sua Risurrezione. Egli vive e vivrà per sempre!

Nota dominante della liturgia , così complessa alta e ricca della Veglia Pasquale, vero poema di teologia e di originalità, è data da un fatto ricorrente e sempre nuovo così come in ogni altra sacra manifestazione dove si verifica il congiungimento dei due poli: il divino e l’umano, e più che soffermarsi solo sul Cristo, protagonista, si effonde, si travasa sopra il polo umano, sul mondo creato.

Ripensiamo un po’ la simbologia della Veglia di questa notte, come le letture delle profezie, la benedizione del fuoco, del cero pasquale, dell’acqua. Notiamo che il cosmo intero partecipa ad una festa in cui la storia umana trova il suo fulcro.

Soprattutto avverte la prima conseguenza che nella Risurrezione di Cristo intravediamo la risurrezione dell’uomo.

La Risurrezione è una certezza che sta alla radice di quanti sono credenti nella Chiesa di Cristo.

Come si è incarnato per tutti, per tutti è risorto! Questa è la nostra certezza perchè, non occorre capirne la divinità del suo essere basta amare Cristo come uomo, come profeta, come insuperabile saggio della storia degli uomini, ma occorre capirne la divinità del suo essere.

Certezza che dalla Croce sul Golgota è cominciata un’altra storia che non procede nella linea orizzontale di un panorama cronologico, ma ha una traccia verticale che dà un senso alla vita di ognuno.

E’ la verità e la certezza che l’uomo porta forse, con lo stesso sbigottimento e le stesse paure dei discepoli, ma non possono che proclamare come, proprio nella Risurrezione, si vivificano e  prendano consistenza e completezza gli altri significati della vita.

La croce senza Risurrezione, resterebbe un patibolo insanguinato (come tutti i patiboli che l’uomo fabbrica per se stesso e che ha innalzato con tracotante indifferenza) se dal suo legno non fosse sbocciato il seme della vita senza fine, espressione di amore eterno  che Cristo ha portato come dono per il cuore della storia e per quello di ogni uomo.

 

Un cordiale, fraterno augurio al (Granocchiaio) Roberto Tonini dirigente del sito, alla dattilografa Clotilde, ai lettori e lettrici delle riflessioni settimanali di

BUONA PASQUA

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Pietro Lorenzetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme. Basilica inferiore di San Francesco – Assisi

Palmezzano Marco, Cristo Porta Croce

14  APRILE  2019 /C

 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Luca 22,14-23,55

Si riunì il Consiglio degli Anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al Sinedrio e gli dissero: “Se tu sei il Cristo, diccelo”.

Gesù rispose:Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”.

Allora tutti esclamarono: “Tu, dunque, sei il Figlio di Dio?”

Ed egli disse loro: ” Lo dite voi stessi: Io lo sono”.

Uno dei malfattori disse: ” Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Egli rispose:”Oggi sarai con me nel Paradiso”.

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del Tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce disse: ” Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

                                                                               (dal Vangelo)

Nella Liturgia delle Palme, troviamo, nella celebrazione, un nesso logico con i testi, che ricordano, l’Ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme,e quelli della messa in cui si medita il testo integrale della Passione.

L’uno e l’altro sono marcati dalla gloria; Cristo infatti, viene esaltato dal Padre, dai fanciulli e dai poveri di Gerusalemme perchè, ha servito, durante la sua missione, sia Dio che i poveri: i più bisognosi (poveri) fino alla morte.

E’ stata ed è la potenza dell’amore a vincere.

Cristo è il Signore, perchè si è fatto servo di tutti secondo la volontà del Padre di salvezza: servire è potenza perchè servire è amore.

Tutta la liturgia del giorno ruota attorno a questo tema introduttivo alla Settimana Santa: “Io sto in mezzo a voi come uno che serve”.

Povertà, disponibilità, servizio significano essere poveri con i poveri, disponibili come bambini, servitori gli uni degli altri; tutto questo va considerato per capire la  linea dell’amore redentivo.

La verifica è nel costatare la nostra disponibilità: nell’azione educativa, nelle visite agli ammalati, nel servizio agli anziani e agli emarginati, nel sentire i momenti forti per la conversione e la partecipazione ai drammi della gente.

Tema di oggi è la gioia redentiva che propone l’impegno alla riconciliazione che avviene nella” morte” di ciascuno di noi per la vita dell’altro. E’ la glorificazione di un’intesa e di un accordo ritrovato; non nel compromesso, ma nel cambiamento, a rassomiglianza di quello del Cristo che…” pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma…spogliò se stesso”.

Ed ho pensato ancora a tutte quelle volte che noi cristiani, ci lamentiamo del nostro cristianesimo, che è difficile, è troppo impegnativo, richiede sacrificio… senza pensare che Cristo ha dato la sua vita per noi”.

Ma, se è ben compreso, ben conosciuto, il Cristianesimo è facile: è la religione della Croce, ma anche della gioia e della Resurrezione.

Il Cristianesimo vissuto in coerenza è una palestra di energie morali, è una scuola di autodominio.

Non è il rifugio di “pie donne e di” uomini mancati”: E’ pienezza di vita!

La  Passione che leggiamo  in questa giornata contiene…” l’ora delle tenebre”, che equivale all’ora di un amore rifiutato: Cristo vince con il suo immenso AMORE.

BUONA  DOMENICA

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Nicolas Poussin Cristo e la donna colta in adulterio (1653)

7  Aprile  2019

 V domenica di Quaresima  /C

Giovanni  8,1-15

Gli   scribi e i farisei conducono a Gesù una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in fragrante adulterio, Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”Ma Gesù, chinatosi si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano…alzò il capo e disse loro: ” Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Quelli, udito ciò se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase Gesù con la donna in mezzo. Alzatosi, Gesù le disse: ” Donna dove sono? Nessuno ti ha condannato?” Ed essa rispose: ” Nessuno Signore” E Gesù le disse: neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più”.

                                                                                             (dal Vangelo)

La Quaresima ci fa scoprire soprattutto la misericordia infinita di Cristo che per noi peccatori e per la nostra salvezza muore in croce e risuscita.

Poniamoci un interrogativo: E’ possibile per l’umanità che sperimenta le contraddizioni dell’oppressione, della fame, della violenza, sperare in un futuro nuovo e migliore?

La liturgia di questa domenica ci dà una risposta se la esaminiamo attentamente.

Nella prima lettura constatiamo che davanti all’esperienza drammatica della deportazione e dell’esilio del suo popolo, viene annunciata e realizzata la liberazione:” Non ricordate più le cose passate…Ecco io faccio una cosa nuova” ( Isaia43,16-21).

La prima lettura ci dice che non c’è solo la Pasqua del mondo, esiste anche la Pasqua personale, una partecipazione sofferta alla morte del Signore che è condizione per condividere la sua risurrezione.

E’ allora che Gesù sposta l’attenzione su quello che ognuno di noi è: Non gli altri devi giudicare, ma te stesso.

Così, messi di fronte alla propria coscienza, gli accusatori, scribi e farisei, si eclissarono e Gesù, solo di fronte alla donna,( Santo Agostino definirebbe  scena dei due: ( misera e misericordia) esclama.” Dove sono? Nessuno ti ha condannata?;” ” Nessuno, Signore”. E Gesù: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Gesù ama, per questo sa perdonare. Inoltre fa capire che chi diventa intransigente verso chi sbaglia,  non difende la libertà, diventa duro contro il fratello.

Guardiamo con fiducia al futuro perchè Dio” fa nuove tutte le cose” apre strade nel deserto”. Immette fiumi nella steppa”. ( il profeta Isaia).

BUONA QUARESIMA

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31 Marzo 2019

  IIII DOMENICA DI QUARESIMA /C

LUCA 15,1-32

Un uomo aveva due figli. Il più giovane, raccolse le sue cose, e partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno…Allora entrò in se stesso e disse:”Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò:”Padre ho peccato contro il cielo e contro di te!” Partì, si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…Poi disse ai servi:” Portate il vitello grasso e ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perchè questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Il figlio maggiore, però, si indignò: ” Questo tuo figlio ha divorato i tuoi averi con le prostitute ed ora che è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “ Bisognava far festa, rallegrarsi, perchè questo tuo fratello era morto ed è in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

                                                                       (dal Vangelo)

Le tre letture della celebrazione odierna sono strettamente legate nel loro significato, e che possiamo definirle come: Letture del ritorno.

La prima ci presenta il popolo ebraico, che era sceso in Egitto, diventando un grande popolo, ora affronta il vasto deserto per il ritorno nella terra dei padri; più che giustificata la loro solenne celebrazione della Pasqua, nella città di Galgala.

Nella seconda lettura c’è una carica di pensiero e una forza di espressione sconvolgenti così come nella lettera di Paolo ai Corinzi ( 5,17-21).

Se uno è in Cristo, è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove”.

La fede è il passaggio dal vecchio, dal rancido, al nuovo, al fresco, al sa no.

Ulteriore precisazione: E’ in Cristo che si verifica la riconciliazione tra Dio e il mondo; l’uomo si era allontanato da Dio; è giunta l’ora del ritorno.

Il meraviglioso è qui: l’incontro avviene non perchè il fuggitivo è tornato alla casa del Padre, ma perchè l’offeso ha mandato il suo Figlio a ricercare l’offensore.

Ancora di più: ha mandato questo Figlio a racogliere tutti i torti che i fuggitivi gli hanno fatto. Ora l’uomo può riprendere il suo posto di amico, di figlio. Perciò Paolo grida il coraggio, riconciliatevi con Dio, affrettatevi!!!

“Mi alzerò…”

M.L.King: ” più faceva quello che gli piaceva meno gli piaceva quello che faceva”.

Il figliol prodigo del Vangelo, ha voluto correre la sua “grande avventura”.Vivere la sua vita come gli pareva; senza rendere conto a nessuno, senza possibili controlli o richiami.

La sua esperienza si conclude con un “disastro”. Così quando ha toccato il fondo del suo dramma, si ricorda della casa del padre.

Ma…era possibile ripercorrere il cammino a ritroso?

Ripresentarsi sulla soglia della casa paterna come uno” straccione”, avanti ai servi e conoscenti?

Il prodigo trova la forza d’animo necessaria a scegliere la strada giusta. Gli occorre molta umiltà: riconoscere lo sbaglio e dichiararlo pubblicamente; una capitolazione più costosa di molti altri sacrifici.

Ci fu la lotta nel suo spirito ma, alla fine esplose la decisione; “Mi alzerò e andrò“. E’ la parola risolutiva. E’ il ritorno.

Il resto tra padre e figlio rappresenta la “scena-madre” della parabola.

Il prodigo ha il merito del pentimento, del ritorno da un passo sbagliato.

Quale accoglienza lo attende?

La realtà supera ogni aspettativa e ogni speranza.

Il padre, davanti a quel figlio rimasto a lungo lontano, non ha che un sentimento: La gioia di rivederlo e abbracciarlo.

Non gli dice una parola di rimprovero e, al figlio maggiore che fa rimostranze, oppone questa semplice costatazione: “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

IL PADRE RAGIONA COSI’ E DIO RAGIONA COSI’.

 

BUONA DOMENICA

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24 Marzo 2019

             III Domenica di Quaresima  /C

 Esodo 3,1-15

Dall’Esodo:” Il Signore apparve a Mosè in una pianura di fuoco…in mezzo ad un roveto. E Dio chiamò Mosè dal roveto: “Ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e sono sceso per liberarlo…”Mosè disse a Dio: ” Ecco io dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi…Ma mi diranno: come si chiama? Dio disse a Mosè: ” IO sono Colui che sono!  Dirai agli Israeliti: Io Sono mi ha mandato a voi…Questo è il mio nome per sempre”.

                                                                                             (Esodo)

Luca 13

Un tale aveva piantato un fico nella vigna e venne a cercarvi i frutti ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo:” Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico ma non ne trovo. Tagliatelo!”

Ma quegli rispose:” Padrone, lascialo ancora quest’anno perchè vi zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire”.

                                                                                            (dal Vangelo)

 

Volendo fare una sintesi delle letture proposte per la celebrazione di questa terza Domenica di Quaresima, non possiamo dobbiamo mettere in evidenza un verbo che inquieta e impegna: CONVERTIRSI.

Già la prima lettura dal primo libro della Bibbia= l’ Esodo( 3,1-80), in una delle pagine più importanti dell’A.T., Dio rivela il suo Nome, incaricando Mosè di liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto.

Nella seconda lettura, Paolo richiama i fatti in cui Dio gratificò tutto il suo popolo, nel passaggio del mare: la nuvola, la manna e l’acqua nel deserto, e ciò per sottolineare l’ingratitudine d’Israele dopo la liberazione.

Ciò serve di “esempio”anche per noi; non siamo “assicurati” per la vita eterna. Il tempo presente deve dimostrare la nostra fedeltà nelle prove.

Nel Vangelo, spicca la possibilità della scadenza della pazienza di Dio.

Giovanni Battista aveva già detto:”la scure è già posta alla radice degli alberi. Ogni albero che non porta frutto sarà buttato nel fuoco”.

Tutto il nuovo Testamento, insiste sull’urgenza del tempo che, con la venuta di Gesù, si raccorcia, precipita verso la sua consolazione e, per rispondere a questo ritmo, non c’è che un modo:”Convertirsi”.

La parabola del fico infruttuoso aggiunge che viviamo in un tempo dilazionato, un‘ultima stagione di grazia. Per sè, tutto dovrebbe essere concluso. tuttavia viene offerto in Cristo un’ultima, estrema stagione di grazia collocata” fuori tempo massimo”.

E’ strano! Tutti riusciamo ad interpretare dei segni meteorologici, ma il tempo umano, apportatore di salvezza o, rovina, nessuno lo scruta.

Eppure i ” segni” esistevano ed esistono e al tempo di Gesù e ai nostri tempi.

Siete impressionati, nota Gesù nel Vangelo di oggi, di quanto è accaduto di tragico e rovinoso per gli altri e…non vi rendete conto( ci direbbe oggi), del continuo,diuturno genocidio che rende l’essere non più umano, ma animale inferocito? “Convertirsi”, implica lo sforzo di “ridiventare persone umane”.

Non c’è giorno, infatti, che non leggiamo atrocità congiunte in ogni settore e da ogni età…, e, come nei tempi passati, così nel nostro tempo che denominiamo come “civile”.

Oltre i suddetti “segni” nel clima italiano non è difficile notarne altri, come crisi economica, l’acuirsi di tensioni sociali e ingovernabilità del sistema con relativo mal costume politico e amministrativo, criminalità dilagante, malessere delle giovani generazioni, insicurezza diffusa, ect…

Ci decidiamo presenza di Dio che  a valutare le suddette situazioni come ” segni” ammonitori?

Le tre letture di questa Domenica con Mosè, Paolo, Cristo, ci richiamano ad una urgente “conversione” solo dopo questa rivelazione, attenzione ai poveri che nel suo significato spirituale indica lo sforzo ascetico per camminare nella via di Dio, che è significato dal roveto ardente come esplicita presenza di Dio che dichiara a Mosè la sua volontà perchè, oppressione e miseria non distruggano l’uomo storico ed è da notare che,, Dio fa conoscere il suo nome: “IO SONO”.

Concludendo dobbiamo costatare che la Parola di Dio ci invita a non trascorrere un’esistenza vuota, ma a portare frutti e ad arricchirsi di meriti, per il giorno della chiamata del Signore.

Ricordiamoci che”spesso ci si dimostra più grandi confessando i propri errori che non evitando di commetterli”( La Roche Foucauld).

                                        Buona Quaresima

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Pietro Perugino, Trasfigurazione. Collegio del Cambio, Palazzo dei Priori – Perugia

            17 Marzo 2019   

 II DOMENICA DI QUARESIMA /C                   

  Luca  9 -36

“Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare. Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia…Pietro disse a Gesù: ” Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè ed una per Elia”…Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra..E dalla nube uscì una voce che diceva:” Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!”.

                                 (dal Vangelo)

Le prime riflessioni Quaresimali ci invitano chiaramente ad una scelta tra terra e cielo.

Pensare e capire tale scelta e realizzarla è il nostro vivere la Quaresima.

L’aiuto che la Chiesa ci presenta è la Parola di Dio, che ci viene già fornita nella celebrazione di questa domenica di luce in cui scopriamo  Dio alleato, il Figlio Salvatore, l’uomo salvato.

Essa ci ricorda la Trasfigurazione di Gesù, presenti tre testimoni  (Pietro,Giacomo e Giovanni) i quali avrebbero desiderato rimanere sempre su quel monte, impressionati da quella scena di Paradiso.

Da sottolineare la continuità tra il brano di Paolo con quello del Vangelo di Luca, dove, il tema unificante è la Trasfigurazione.

La Trasfigurazione del monte diventa la rivelazione perfetta di Dio in mezzo agli uomini… Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto, la sua veste divenne candida, sfolgorante, luminosa, è la Trasfigurazione nella carne dell’uomo Gesù di Nazareth.

E’ in questa linea che possiamo introdurre la  trasfigurazione che riguarderà quella del cristiano. S. Paolo ci ha detto:” che Gesù  Cristo, trasfigurerà il nostro misero corpo, per conformarlo al suo corpo glorioso”; una parità quasi impossibile a credersi.

La Trasformazione del Cristo e del Cristiano, è il segno delle loro sia pur diverse ma parallele filiazioni Divine” (Ravasi)

Il nostro essere è destinato ad avere una trasfigurazione perchè Cristo, entrando nella nostra carne, “ha deposto un seme di eterno e di infinito” destinato a crescere e a germogliare.

Dio e l’uomo si incontrano. Dio si rivela e si curva sull’uomo per attirarlo a sè in un abbraccio d’amore.

Cantava Tagore, poeta indiano: “Tu, Signore, sarai il mio eterno compagno, prendimi tra le tue braccia. La stella polare brillerà illuminando il sentiero verso l’Eternità. Possano i legami terreni sciogliersi e io vengo a conoscere” Il Grande Ignoto, allora finalmente svelato”.

Ma per adesso viviamo sotto il segno della croce, del cammino, della prova, della caduta.

Ed ecco allora che ci sono degli”squarci di cielo azzurro tra le nubi nere, sono le trasfigurazioni sul nostro cammino terreno.

Guardiamoci attorno, riprendiamo coraggio. Ma attenti alle condizioni che il Padre nel Vangelo oggi ci chiede: la preghiera  e l’ascolto del Figlio con l’imperativo:           

ASCOLTATELO!!!

 Buona Quaresima

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10  MARZO  2019

I DOMENICA DI QUARESIMA /C

Luca 4,1-13

“Il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del Tempio e gli disse:Se Tu sei figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:” Ai tuoi angeli darà ordine per te , perchè essi ti custodiscano”. Gesù rispose: ” E’ stato detto : Non tentare il Signore tuo Dio”.

                                                                             ( dal Vangelo)

Con questa Domenica entriamo nel tempo di Quaresima ( quaranta giorni) che ha il fine di prepararci alla Pasqua di Resurrezione di Gesù nostro Signore e Salvatore.

Nella tradizione liturgica, la celebrazione della Pasqua, vista nel suo triplice aspetto di morte, sepoltura, resurrezione, ha ricevuto, da secoli, una preparazione con la Quaresima.

Ispirata dall’esempio di Mosè ed Elia i quali, dopo un digiuno di 40 giorni, furono ammessi alla visione di Dio, e, più ancora dal digiuno di quaranta giorni compiuto da Cristo nel deserto come preludio alla sua vita pubblica, notiamo, dal IV Secolo, apparire l’osservanza di un periodo sacro di altrettanti giorni in preparazione al triduo sacro che richiama il mistero pasquale.

L’indole della Quaresima primitiva non conteneva solo un esercizio di penitenza corporale costituito dal digiuno. Essa era soprattutto un periodo sacro di vita cristiana più intensa, durante il quale ci si purificava diligentemente con le preghiere, le elemosine, la confessione e con tante altre cose simili., era, e, dovrebbe essere ancora:

Il Grande Ritiro del popolo Cristiano; il tempo propizio per il suo rinnovamento annuale, in special modo, nutrendosi con i Sacramenti della Chiesa e  della lettura della Parola di Dio.

Se il nostro spirito si apre a ricevere questo contributo di opere che abbiamo descritte, possiamo essere abbastanza sicuri di affrontare colui che ha tentato Gesù nel deserto.

Ciascuno di noi deve aver presente, anche se corazzati, che il diavolo è sempre in agguato ” cercando di divorarci” anche se la sua grande astuzia è quella di farci credere  che non esiste; basta guardarci attorno, leggere i giornali per convincerci della presenza della sua azione. Sta a noi, sorretti dalla grazia resistere con il digiuno e la preghiera e il distacco dalle cose, dall’egoismo e dall’orgoglio.

Il diavolo( o chi per esso) ha spinto una moltitudine di persone, specialmente giovani e sprovvisti di una robustezza spirituale, a fare uso della droga.

Essa svuota spiritualmente e fisicamente l’esistenza della persona corrodendola nel tempo, incapace di dominare se stesso rendendosi anche meno uomini e meno donne dato che lo stordimento della droga assunta, fa, al momento, il suo desiderato effetto, ma…brucia dal di dentro progressivamente l’essere…

Gesù fu tentato con varie proposte, da parte del diavolo, ma a tutte ha saputo dare la risposta giusta, tanto che il diavolo,”esaurita ogni tentazione, si allontanò da Lui“.

Tutto è possibile se abbiamo la volontà di combattere contro la tentazione!

Scrive Giovanni Arpino ( laico):

Lo dico con un brivido; perchè non mi vergogno a confessarlo, al diavolo ci credo

” Lo dico con un brivido: perchè io non mi vergogno a confessarlo, al diavolo ci credo…”

Gli credo, lo temo, non lo sfido, perchè  so che sta in noi.

(preso da un’annotazione di  Ravasi).

 Buona Quaresima

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3 MARZO 2019

  VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

 LUCA  (6,39-45)

“Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:”Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?

Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non guardi la trave che è nel tuo occhio?

Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, nè vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini nè si vendemmia uva da un rovo.”

                                               ( dal Vangelo)

La Parola di Gesù  di questa domenica, ci impegna a  riflettere, con semplici  parabole,” il proprio Essere,” circa il suo agire con  se stesso  e in relazione agli altri.

L’esame è proposto da Gesù ( nel Vangelo odierno) e da un testo dell’Antico testamento ( il libro del Siracide 27,2-7).

Protagonisti dei due testi: l’uomo; l’uomo e se stesso, visto alla luce di Dio, al quale, oggi, viene proposta una riflessione sul suo “io”.

L’uomo di oggi ha bisogno di saggezza, quella vera, quella che lo porta e lo aiuta a rientrare in se stesso. Troppe voci, troppi potenti, troppe ricchezze stanno espropriando l’uomo dalla sua individualità, distruggendone la personalità. Ma se è vero che ” in interiore homine habitat veritas”, come dice San’Agostino, se è nella profondità dell’uomo che sta di casa la verità, solo alcuni discorsi sono stimolanti per arrivare alla verità sull’uomo, sulla sua morale, sul suo destino che è Cristo Gesù.

L’uomo veramente “buono” trae fuori da sè il bene. Se uno è buono,“agisce”  da buono.

Non può stare in piedi una persona che coltivi solo se stessa, senza scelte e azioni concrete, non ci possono essere delle scelte e azioni buone se l’uomo che le compie non struttura la sua persona nella bontà autentica.

Belle le immagini di Gesù e del Siracide, come” l’albero” per verificare la bontà dei frutti; quella del” cieco che non può guidare un altro cieco”.

Quella del “setaccio” che scuotendolo trattiene i rifiuti. E, sempre dal  Siracide, “usare il vaglio”,  mettersi nella fornace dell’esame della propria vita, come per cuocere il vaso della propria persona; o coltivare l’albero della propria interiorità, per verificare la bontà dei frutti.

E’ la verità umana della coerenza che spesso ci manca e che poi rende improduttiva anche la fede.

Interroghiamoci se l’immagine che facciamo a noi stessi è veramente conforme al nostro essere o è falsa?

Il Vangelo aggiunge “la pagliuzza”: Se sei un uomo buono, coerente, se il tuo linguaggio corrisponde veramente a ciò che sei, allora sai quando nell’occhio del fratello c’è la pagliuzza; ma se nel tuo occhio c’è la trave, pensaci due volte prima di togliere la pagliuzza, quando ti rimane la trave.

Concludiamo con tre constatazioni:

“La prova dell’uomo si fa nella sua conversazione”,

“Non  lodare un uomo prima che abbia parlato, poichè questa è la prova degli uomini”( Siracide27,5-7).

” Il Vangelo è buona notizia per dare speranza all’uomo”.  

BUONA DOMENICA

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24  FEBBRAIO 2019

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 6,27-38

“Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.

Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perchè con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

                                                                                 ( dal Vangelo)

Accade spesso di ascoltare espressioni di alcune persone con affermazioni di questo genere:” La mia coscienza è pulita!!!Non bestemmio, non rubo, non ho ammazzato, etc…

E’ purtroppo una morale dell’Antico Testamento che, nella fuga di alcune azioni peccaminose, vedono il compimento di tutta la legge di Dio.

 

Ma, il discorso di Gesù che abbiamo letto in questa domenica, (completamento della legge del Sinai), ha un’impostazione opposta. Sul Sinai si minacciavano castighi, nel discorso odierno, il Signore esorta e promette il Regno di Dio e la vita eterna.

E’ vero che, per evitare il male occorre una carica positiva di bene, di onestà, di rettitudine,ma è pur vero che, puntare sul negativo, avere la preoccupazione “del non fare” tarpa la ali, ferma  la crescita morale e spirituale,  non fa scoprire nè ricercare quel meglio che rappresenta lo sforzo fondamentale dell’uomo.

Nella parabola dei talenti abbiamo notato che il terzo servo è condannato senza aver fatto nulla di male.

Nella descrizione parabolica dell’ultimo giudizio il Signore non dice :” Venite benedetti perchè non avete rubato…ma perchè avete dato.

L’attenzione è rivolta non ad evitare, ma a fare; non a fuggire ma ad andare incontro.

Si sente ripetere :” Fuggite le compagnie cattive”; ma in base al Vangelo, come si è comportato Cristo? Dunque non fuggire, andare…

Decisiva è l’affermazione: “Come volete che facciano a voi gli uomini,  così fate a loro”.

E ciascuno vorrebbe che gli altri sostenessero le sue idee, le sue proposte, i suoi gusti;  che lo aiutassero nel lavoro, che lo apprezzassero, che fosse amato…Ebbene ecco quello che debbo fare!

E’ la nuova Legge che Gesù ha portato al mondo: “AMATE I VOSTRI NEMICI”Le raccomandazioni si susseguono con un ritmo incalzante. Il Signore non lascia respirare; prende in esame le diverse situazioni: i nemici, quelli che odiano, che insultano, che percuotono, che portano via il mantello…insomma i casi che più urtano la sensibilità, che fanno ribollire il sangue.

Anche qui il Signore non vuole un atteggiamento da cani frustati, ma che in ogni offesa corrisponda un’adeguata azione di bene.

SE AMATE QUELLI CHE VI AMANO, CHE MERITO NE AVRETE?

La vendetta è sempre una reazione infantile e da primitivi.

San Paolo riassume il pensiero del Signore esortandoci a:” non farti vincere dal male, ma vinci col bene il male”.

Terminiamo con un proverbio svedese che dice:

“Chi sa perdonare si è vendicato abbastanza”.

BUONA DOMENICA

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17 febbraio 2019

 VI Domenica del Tempo Ordinario /C

Luca 6,17- 26

Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era una gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e Sidone. Ed Egli alzati gli occhi verso i suoi discepoli diceva:

Beati voi, poveri, perchè vostro è il regno di Dio.

 Beati voi, che ora avete fame, perchè sarete saziati.

 Beati voi , che ora piangete perchè riderete.

Beati voi quando vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi, perchè la vostra ricompensa è grande nel cielo.

Guai a voi ricchi, perchè avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi. perchè avrete fame.

Guai a voi che ora ridete. perchè piangerete.

 Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo  stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

                                                                              (dal Vangelo)

                                                                                      

Le tre letture della celebrazione domenicale  possono essere riunite nel formare il disegno dell’uomo nuovo, secondo le intenzioni del Signore

Siamo chiamati a riflettere sulla Magna Carta del Cristianesimo che dovrà essere la “base”della catechesi cristiana e la sintesi della fisionomia morale del discepolo di Gesù. ( Ravasi)

Una” Magna Carta” destinata a formare il disegno dell’uomo Nuovo. Le Beatitudini sono le integrazioni del proclama del Sinai tendenti non ad abolire i Comandamenti ma a completarli.

E’ una visione nuova del rapporto uomo-uomo, rivelazione di un nuovo metro per misurare l’uomo= non i beni, la potenza, il successo, ma la povertà. la fame, la sofferenza, la persecuzione subita per amore di Cristo.

L’ ingordigia ha dato il via alle guerre che dilaniano l’umanità, la lotta di classe, mette l’uomo contro l’uomo; figli che hanno mangiato insieme per tanti anni si ritrovano in una lotta fratricida nella spartizione dei beni che tanto sono costati ai genitori.

Il testo dell’evangelista Luca indicato in questa domenica, ci fa presente la buona notizia ai poveri che è quella che deve portarlì fuori da una triste, infelice, assurda condizione che è il risultato di indebite appropriazioni e profitti di alcuni a discapito di altri.

Come seguaci di Cristo dobbiamo ricercare il vero senso della povertà e di altre oppressioni subite nella vita da parte dell’uomo prepotente. La frase del profeta Geremia è abbastanza dura ma eloquente: ” maledetto l’uomo che confida nell’uomo, benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. Frase che vuole significare che l’uomo non deve perdere di vista  i beni superiori ed eterni, cioè, quelli dello spirito dell’amicizia con Dio, della vita senza fine; e non compromettere questi con quelli.

Diversamente più i beni crescono e più ci sentiamo scontenti. Oggi abbiamo più di ieri e siamo scontenti più di ieri.

Certo, la strada delle Beatitudini non è solo dura, è anche solitaria, ma è l’unica indicata da Cristo.

E Paolo VI ci conceda con una sua frase che riassume il senso di quanto abbiamo, oggi, riflettuto:

” Non può essere cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità”.

BUONA DOMENICA

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David Teniers, detto il Giovane, La Pesca Miracolosa. Old Masters Gallery – Mosca

10 FEBBRAIO 2019

 V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

LUCA 5,1-11

Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì su una barca che era di Simone…sedette e in segnava dalla barca. Quando ebbe finito di parlare disse a Simone:”Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose:  Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano, Al vedere questo Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: Signore, allontanati da me che sono un peccatore…Gesù  disse a Simone: Non temere d’ora in poi sarai pescatore di uomini.

Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

                                                                                               (dal Vangelo)

 All’inizio del ministero pubblico di Gesù, è ovvio incontrare un tema che riguarda delle chiamate: Ecco Isaia che sente la voce del Signore che dice: ” Chi manderò e chi andrà per noi?”e la pronta risposta:” Eccomi,  manda me!”

E Gesù, che dice a Simone (Pietro)! ” Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E tirate  le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

Riflessione, pertanto, sulle chiamate da parte di Dio che toccano l’intimo di ogni persona.

E la persona animata da buona volontà può uscire dall’anonimato e dalla condizione di numero, affermare se stessa ed esprimere il meglio delle proprie ricchezze morali e spirituali.

I Pescatori, chiamati da Gesù erano tutti incompetenti di fronte alla nuova vocazione. Ma si sono lasciati attirare senza opporre resistenza verso qualcosa più grande di loro.

Dio sa che l’uomo è capace di tutto, persino di avventurarsi in esperienze mai provate: una cestista della Nazionale Italiana  di basket, si è fatta suora, Dio è entrato in   campo  e ha fermato  la partita, per condurla su un altro campo di gioco.

Ecco alcune sue espressioni:“Anch’io giocavo Signore e tu sei sceso in campo, hai fermato la partita”.Sarò acqua viva per chi ha sete, il gioco è tuo, Signore, sempre!” (Giovanna Bigi).

E’ la storia di molte vocazioni, non solo religiose, ma anche matrimoniali e professionali, o di volontariato.

C’è un’irruzione improvvisa, un incontro inaspettato, ed ecco che la vita cambia…”

Vocazione è avere per mestiere la propria passione”. (Stendhal)

E’ traumatico quel “…Lasciarono tutto e lo seguirono”. (Vangelo)

Si tratta di dare tutto. E Dio non si lascia vincere in generosità: “Per poco che dai ti  stracarica di doni”. (Chiara Lubich)

Termino con quanto scritto nel romanzo ” Ciascuno la sua notte” dell’autore francese Julen Green e riportato da Ravasi.  Sì, Dio ci segue passo passo. Tu magari non te ne accorgi. Ci sono delle volte che bisogna dirgli che se ne vada come se fosse un mendicante, perchè si allontani  un momento, ma poi ritorna di nuovo...” Andate via, Signore, lasciate che mi diverta. Voi mi date noia, Signore, lasciatemi”.

Ma non va via. E’ abituato agli insulti”.

BUONA DOMENICA

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 3 Febbraio  2019

  IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /C

Luca 4,21-30

Gesù disse ai cittadini di Nazareth: Nessun profeta è ben accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di loro fu mandato Elia se non a una vedova di Zarepta di Sidone.

All’udire queste cose, tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città per gettarlo giù nel precipizio.  Ma Egli  passando in mezzo a loro se ne andò”.

                                                               (  Dal Vangelo)

Giornata amara ci presentano la prima e la terza lettura con due rifiuti da Geremia e  da Gesù.

I compaesani di ambedue non solo rifiutano l’insegnamento, ma tentano di  gettare nel precipizio lo stesso Figlio di Dio;… e fecero guerra a Geremia ma…” Non vinceranno perchè io sono con te, per salvarti”, dice  Dio.

Purtroppo, le letture ci dimostrano quanto sia difficile annunciare una salvezza che viene da Dio, non dagli uomini.

Compito del profeta è,  appunto, “annunciare” la Parola di Dio.

Geremia e  Gesù, con la loro tragica sorte, sono l’esemplificazione più evidente del conflitto che si viene a creare quando Dio fa sentire la sua voce, mediante i suoi messaggeri.

I profeti sono stati sempre scomodi per il sistema qualunque esso sia. Perciò la loro sorte non è stata mai fortunata. Sono un po’ come quella parola ultima della coscienza che preferiremmo far tacere.

Risveglia e fa capire che nessuno è tanto pulito da poter scagliare la pietra contro il fratello, dato che non è  tanto facile dividere gli uomini tra sfruttati e sfruttatori.

Tutti portiamo ” sangue di Caino” nelle nostre vene, e tutti dovremmo sentire il bisogno di una continua conversione.

Ma è indubbio che i potenti, i tiranni, i cosiddetti “puri,” i sapienti, sono coloro che non sopportano neppure da lontano l’eco del profeta.

E’ una costatazione che tutti i profeti hanno fatto una brutta fine.

Cristo, il Profeta per eccellenza, doveva logicamente finire in croce. E, se non ci fosse stato un miracolo, l’avrebbero fatto fuori molto prima, così, come ci ricorda Luca nel Vangelo di oggi.

San Paolo, nella stupenda pagina che leggiamo nella celebrazione, ci aiuta a scoprire il vero senso della vita cristiana, nella carità-amore che deve permeare ogni aspetto dell’agire umano. Raccomanda l‘amore di Gesù per gli esclusi, la scelta dei poveri, la donazione fino al sacrificio supremo. Viviamo la carità nei comportamenti, nelle parole e nell’esistenza.

La pagina paolina è una strofa stupenda: è simile alla corolla di un fiore i cui petali sono costituiti dalle varie virtù che nascono dalla carità. I loro nomi sono : pazienza, bontà, assenza di invidia e di orgoglio, disinteresse, rispetto, benignità, perdono, giustizia, verità, totale generosità, costanza.

Se l’amore si spegne, anche le altre virtù umane e religiose avvizziscono. Ed è facile che al suo posto subentri un mostro come quello del denaro o dell’egoismo o dell’orgoglio.

E necessaria, per il credente, quella lampada della carità-amore che sia un atto di donazione a Dio ed ai fratelli. Ed essendo la fiamma dell’amore una scintilla di Dio” L’AMORE SUPREMO“, quella carità magnificata da S. Paolo, ” non avrà mai fine.

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Cristo nella Sinagoga di Nazaret – Museo Visoki Decan – Monastery in Kosovo

 

27 GENNAIO 2019

III  DOMENICA   DEL  TEMPO ORDINARIO  /C

ESDRA- (AT)-8,2-10

Il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza…dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno. Esdra benedisse il Signore Dio e tutto il popolo si inginocchiò con la faccia a terra dinanzi al Signore. I Leviti spiegavano la legge al popolo: leggevano nel libro…a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura. E tutto il popolo piangeva mentre ascoltava le parole della legge. Neemia e Esdra dissero: Questo giorno è consacrato al Signore,…mangiate e bevete vini dolci perchè la gioia del Signore è la vostra forza”.

                           ( Dall’Antico Testamento)

 LUCA 1, 1 –  4

Gesù si recò di sabato a Nazareth e si alzò a leggere nella sinagoga. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia:”Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare la liberazione dei prigionieri e ai ciechi la vista”. Poi arrotolato il volume, disse: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita coi vostri orecchi”.

                            ( Dal Vangelo)

Due scene parallele, delle letture odierne, propongono un quadro in cui s’intravede la correlazione degli eventi della salvezza in sintonia tra l’Antico e il Nuovo Testamento.

La prima scena ha come sfondo Gerusalemme, ricostruita dopo il triste esilio babilonese.

E’ una dolce alba di un giorno autunnale del 444  A.C. Una grande folla alla Porta delle acque, davanti al Tempio riedificato.

Il sacerdote Esdra, guida spirituale della nazione, si eleva in mezzo all’assemblea. Apre il rotolo del libro biblico e lo proclama davanti a quanti erano capaci d’intendere, senza distinzione.

Una solenne Catechesi dalla quale emergono 3 verbi fondamentali: Leggere, Spiegare,  Comprendere .

Leggere a “brani distinti” con una selezione iniziale- (una scelta iniziale; non un romanzo).

Spiegare:  un antico aforismo rabbinico affermava che : “Ogni parola della Bibbia ha 70 volti. Il maestro della fede deve spiegare questi volti= è “l’esegesi” che in greco significa “tirar fuori” tutti i tesori, tutta la forza, tutta la spiritualità della preghiera biblica.

Comprendere: Comprensione  intensa. La Parola di Dio non è una fredda pietra preziosa, ma una realtà viva che deve permeare l’esistenza arida.

Da questo triplice processo sbocciano due atteggiamenti: da un affiorano agli occhi le lacrime della conversione, segno del rimorso per il male compiuto; dall’altro, la promessa del perdono, dato che l’ultima parola di Dio, non è la condanna ma quella del perdono da cui consegue la gioia.

Nel Vangelo Luca trova il ritratto più pertinente di Gesù per cui il discorso di Nazareth è un po’ come il programma sintetico della intera missione terrena di Gesù che nella sua breve ed efficace omelia afferma che “oggi  si è compiuta questa parola “, parola che si apre ad una liberazione globale, attenta a raggiungere ogni persona in ogni dimensione facendo centro nel cuore dell’uomo: sede, dove avviene lo scontro tra il bene e il male, dove alligna il peccato e, dove può solo entrare lo Spirito di Dio che tutto rinnova.

Scelta preferenziale nel breve discorso di Gesù, è quella verso i poveri. Discorso complesso che trova la sua definizione dalla Bibbia, come povertà da vivere e che si appoggia a  Dio e non ad altre sicurezze. E ancora, come libertà e, cioè il distacco da sè e dalle cose, per essere a disposizione di Dio.

E come povertà da combattere, estranea al piano di Dio, c’è l’ingiustizia, l’oppressione e lo sfruttamento.

Gesù predica una proclamazione di uguaglianza ed è da ciò che nasce la preferenza  per gli ultimi.

Per completare, un antico detto giudaico sulla validità  della Parola di Dio:

“Gira e rigira la Parola di Dio, perchè in essa vi è tutto.

Contemplala, invecchia e consumati in essa.

Da essa non ti allontanare perchè non vi è per te, sorte migliore”.  

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20  GENNAIO 2019

  II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Giovanni 2,1-12

Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose:” Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La Madre disse: “ Fate quello che vi dirà…”Gesù disse:”Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro disse allo sposo:” Tutti servono da principio il vino buono e quando sono un po’  brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi segni (miracoli) in Cana di Galilea”.

                                                                       (dal Vangelo)

E’ estremamente significativo che il primo miracolo di Gesù sia un miracolo effettuato perchè ” la festa continui”.

Non c’è necessità che l’acqua diventi vino, se non quella che nasce dal desiderio di contribuire alla festa degli uomini.

Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, il desiderio di una  festa senza fine, che abita da sempre il cuore di ogni persona che viene al mondo?

Ecco, allora, che Gesù fa questo miracolo, quasi spinto dalla Madre Maria che comprende il problema degli sposi e che desidera che la festa degli amici continui…Egli lo fa proprio  per esprimere tutto il desiderio di Dio: ed è quello che l’umanità goda fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato perchè lo  leggano come dono, prima che considerarlo come una fatica e un compito.

Lo spazio di Dio è lo spazio della festa, cioè della vita, che splende nella Comunione piena tra gli uomini, che sanno che il bello della vita sta nelle relazioni amichevoli e fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.

L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa…L’acqua è il bisogno di bere per non morire.

Il vino è desiderio di gioia … è cuore che si riscalda, è vita che riprende colore; dice  occhi che vedono la vita sotto il segno di una benedizione, con la promessa di una felicità che non finisce.

Occorre a questo punto ricordare che il contesto del  miracolo non è una festa qualsiasi:  E’ UNA FESTA DI NOZZE.

L’amore tra l’uomo e la donna è segno grande della benedizione di Dio, ed è il modo più concreto con il quale Gesù si fa presente nella vita dei suoi figli: come amore che unisce, come comunione che interrompe la solitudine e apre il cammino ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.

Tutte le volte che un uomo e una donna si assumono la responsabilità di vivere il loro amore come una chiamata ad uscire dal proprio sè per incontrare davvero l’altro e sposare il loro desiderio di vita, e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza: è allora che l’unione delle due vite, diventa una BENEDIZIONE DI DIO.

Anche quando nel matrimonio viene a mancare qualche elemento qualificante, non si drammatizzi.  Si confidi in Maria, e tutto si può acquistare.

Gesù inizia la sua vita di apostolato partecipando ad una festa di nozze, perchè, solo se si evangelizza la famiglia, si salva il mondo!!!

BUONA DOMENICA

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13 GENNAIO 2019

 BATTESIMO DEL SIGNORE /C

Luca 3,15-22

Giovanni disse a tutti: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando fu battezzato tutto il popolo e mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo,stava in preghiera, il cielo si aprì e stava su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo:“Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

                                                                                              (dal Vangelo)

                                                                                                

Il battesimo è un momento decisivo nella vita di  Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti, più importante della prima.

Anche il Battesimo del Cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

Nel battesimo, Gesù fa una scelta: va a confondersi con i peccatori.

Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile, così,  come noi esitiamo a metterci pubblicamente a  fianco di uomini o donne di cattiva fama; dobbiamo salvaguardare la nostra reputazione.

Gesù compie il suo gesto con la massima naturalezza, anche se Giovanni protesta, mentre Gesù ordina di procedere e non esita a collocarsi tra i peccatori.

Da questo momento appartiene a loro, anche se ciò gli attirerà critiche e calunnie.

Ci possiamo domandare, anche noi, il perchè del suo agire,  ricevendo subito la spiegazione da parte dell’Evangelista: ” Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

Gesù è in queste parole: ” Agnello”, che secondo una traduzione più precisa ci fa capire: ” che prende su di sè”, il peccato del mondo.

La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano del Padre riceve la solenne approvazione dall’alto: ” Il cielo si apre, scende lo Spirito, si ode la voce del Padre”.

A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori mettendosi alla loro guida per condurli alla purificazione e alla salvezza.

Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia.  A poco a poco , la folla lo assorbe.

     GESU’ E’ UNA  VITA PER GLI ALTRI!

Ecco quello che avviene nel nostro Battesimo.

Il Battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a  figli ottenutaci dal Figlio.

Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino c’è, e alla sera è avvizzita.

Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice il profeta Osea: ” Dio si  china e ci solleva alla sua guancia,  come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare”.

Questa è la natura della paternità di Dio.

BUONA DOMENICA

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Giotto, Adorazione dei Magi. Cappella degli Scrovegni – Padova

6 GENNAIO 2019

 EPIFANIA DEL SIGNORE /C

 Matteo 2, 1-12

 Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode.

Anche i Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…”

Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e prostratisi, lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

                                                                                              (dal Vangelo)

Giorno di manifestazione.

Luminosa manifestazione di Dio all’uomo che ha nella incarnazione la sua più piena espressione e nella Chiesa il suo prolungamento che rivela, nel tempo, la salvezza all’intera umanità.

Prima gli Angeli, poi i pastori, poi i Magi.

Dall’annuncio alla manifestazione:”Abbiamo visto la stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore”.

Come i Magi, anche noi siamo abbagliati dalla luce di Cristo. Siamo stati attratti dal mistero della sua nascita umile e silenziosa.

L’Epifania del Signore è la festa dell’universalità della salvezza. Cristo è venuto in mezzo a noi, e si è fatto nostro fratello per salvare l’uomo e tutti gli uomini.

La liturgia di questa grande solennità  è carica di significati spirituali. Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro. Cristo luce delle genti.

A muovere e a guidare i Magi è una stella che indica in modo preciso il percorso da seguire. ” La stella diventa perciò sempre più simbolo del re messianico e l’Apocalisse chiama “Cristo” la stella del mattino” (Ravasi).

Questo ci fa capire come, molte volte, più che inseguire noi la verità, è la verità ad inseguirci. Certo ci dev’essere in noi almeno una scintilla di desiderio, di ricerca, di voglia di verità.

Giustamente Platone diceva:” Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.con la nostra intelligenza

Tuttavia, non  siamo noi a conquistare la verità con la nostra intelligenza è lei a mettersi sulla nostre strade; forse anche deviate, a presentarsi davanti a noi, a conquistarci.

Quando trovarono Gesù, i Magi si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i loro doni… Anche noi dobbiamo arrivare là. E’ là davanti a Cristo che possiamo trovare quello che cerchiamo.

Picasso diceva.”Io non cerco, trovo”.

La grazia ci precede e ci accompagna; basta avere occhi puri e semplici per riconoscerla…

Jean Costeau diceva: “Prima trovare. Poi cercare”.

La via dei Magi è la via delle genti.

Tutte le strade, dunque, siano aperte verso il Signore. I Magi sono i protagonisti della ricerca senza sosta, della ricerca in concreto. Dio non è astratto, Egli è Persona ed è nascosto nell’uomo, specie in quello più diseredato e povero.

E Pasolini, (citato  da Ravasi) nella lirica Maria si chiedeva:”O gioia, gioia, gioia…

C’è ancora gioia in quest’umida notte preparata per noi?” 

Una risposta da S. Paolo a Pasolini e …a tutti noi:

” Se lo cercate, si lascerà trovare”.

BUONA FESTA

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Autore ignoto. Mater boni consilii
Santuario della Madonna del Buon Consiglio, Genazzano – Roma

I° GENNAIO 2019

 SOLENNITA’ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO /C

L’immagine che proponiamo oggi, primo giorno dell’anno 2019 ha una dedica molto significativa ed opportuna: “Madre del Buon Consiglio”  che è venerata nel Santuario di Genazzano (Roma) e, della quale, ricorrono in questo anno i suoi 550 anni di apparizione sul muro di una costruenda chiesetta, voluta da una donna ( la beata Petruccia).

La provenienza dell’immagine è avvenuta il 25 Aprile del 1467 e precisamente da  Scutari  di Albania. Il Papa leone XIII ha inserito nelle litanie della Madonna l’invocazione da lui stesso pensata di ” Mater Boni Consilii”.

Ora qual è quella persona che nei suoi giorni non ha bisogno di Consiglio dall’Alto?…

 Torniamo, ora, alla festa odierna.

Primo giorno dell’ ANNOFesta di Maria, Madre di Dio;  Giornata della PACE.

Cercheremo di collegare le tre ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono e quindi costruire la pace come comunione fondata sulla logica del dono.

 IL Nuovo Anno si apre con una Benedizione, concepita come una comunicazione di vita da parte di Jahweh.

 Con la vita provengono la forza, la conoscenza, la libertà, e insieme tutte le qualità umane con cui il nostro essere  potrà e dovrà operare.

 Il I° Gennaio ha come punto di riferimento il grande evento degli otto giorni dalla nascita del Redentore, colui che ci ha portato in  dono una vita che non si spegnerà con la morte fisica. Il nostro spirito è simile a quello di Dio e, dato che Dio è eterno, noi parteciperemo di quella eternità che, “come un regalo”, ha voluto che anche noi ne fossimo partecipi. 

Per questo è indispensabile sapersi fermare nella  corsa affannosa di un vivere senza senso. E’ indispensabile riscoprire nei gesti di Maria e dei pastori i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita quali: essere capaci di stupore, conservare,  meditare nel cuore gli avvenimenti, andare senza tentennamenti, glorificando e lodando Dio.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli, costruendo la pace che è: comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso; la pace è possibile.

L’uomo ha bisogno di aprirsi senza paure al BAMBIN0, accanto a MARIA E GIUSEPPE.

Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, magnificare e lodare Dio in tutte le sue creature con un cuore” tanto puro da abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

Con L’AUGURIO di un FELICE ANNO NUOVO,

saluto tutti con la BENEDIZIONE DEL SIGNORE.

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30 Dicembre 2018

 SANTA FAMIGLIA DI GESU’- GIUSEPPE – MARIA /C

LUCA 2, 41-52

“I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua…

Ma trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo…Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.

A vederlo rimasero stupiti, e sua madre gli disse:”Figlio perchè hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo”. Ed egli rispose loro:” perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

 Due sono i termini della nostra riflessione:

 a) La sacralità della famiglia.

 b) La visita al tempio di Gerusalemme.

Nella prima parte notiamo la storia di una famiglia esule immersa nel dimenticatoio dei “poveri che non fanno e non hanno notizia”. Gesù ha ormai dodici anni, età in cui gli veniva riconosciuta” la pienezza della responsabilità nei confronti della Legge e della Religione e dove Gesù rivelerà la sua autentica realtà di Maestro e di Figlio” (Ravasi).

Ma Gesù e i suoi genitori sono, purtroppo dei semplici profughi, appartenenti a quella catena illimitata di vittime che percorrono terre inospitali, città estranee e ostili: Betlemme- Egitto-Nazareth è stata la parte geografica dove si è mosso il Figlio di Dio.

Egli entra nel mondo da emarginato, assapora l’esilio in tutta la sua umiliazione da extra comunitario.

Tuttavia è protetto dall’amore della famiglia…”Prendi il Bambino e sua madre”.

Qui sta l’essenza:un padre( Giuseppe)che deve proteggere e partire per salvare la sua famiglia; una madre ( Maria)  che per amore del figlio accetta l’esilio, e un bimbo (Gesù): la famiglia non può dividersi.

Certo, non immaginiamoci il quadretto idilliaco della famiglia che lotta, che soffre, che gioisce. La  famiglia,  ogni famiglia è un mistero; un mistero di creature che si amano, che vivono insieme, che condividono i giorni gioiosi della serenità e i difficili giorni dell’incomprensione e della sofferenza.

L’esperienza della famiglia di Nazareth è quindi una proposta non solo alle famiglie in generale, ma anche ai cristiani non sposati che vogliono vivere spiritualmente un clima familiare.

Occorre non sciupare l’amore, è la cosa più dolce, più divina che Dio ci abbia dato,  perchè: DIO E’ AMORE!

 

  1. b) La Visita al Tempio di Gerusalemme

La visita annuale al Tempio, che viene compiuta ogni anno dalla famiglia ebrea, avviene una sorpresa. Gesù manca da tre giorni e i genitori angosciati lo hanno ricercato per ogni dove in Gerusalemme.

Maria vuole di nuovo tornare al Tempio, forse il figlio si sarà smarrito, l’ansia è al colmo. Visita i vasti e piccoli ambienti e…con sorpresa vede il figlio Gesù che sta parlando e interrogando i Sapienti del tempio.

Maria, come qualsiasi altra madre, chiede”spiegazione” del perchè si è comportato in tale maniera.

Gesù rispondendo alla madre spiega che Lui è venuto nel mondo per compiere una missione voluta dal Padre; i genitori non compresero le sue parole: “E tornò a Nazareth e stava loro sottomesso”.

Rimasero nella mente di Maria le parole dette da Gesù fino all’assimilazione e alla comprensione del significato.

Gesù voleva far intendere che nulla viene tolto alla sua famiglia circa il rispetto, l’amore che un figlio deve avere; ma che Lui proviene da un’altra famiglia, quella di Dio. Al Padre  è dovuta l’obbedienza e l’amore a tutti i livelli.

Per terminare, una riflessione sulla famiglia dal libro dei Proverbi ( A.T.) 17,1-

” Meglio un pezzo di pane secco e la serenità, che una casa dove si banchetta splendidamente e…si litiga”.

BUONA DOMENICA

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Gentile da Fabriano – Pala particolare della Natività, Galleria degli Uffizi, Firenze

25  DICEMBRE  2018

 SOLENNITA’ del  NATALE del  SIGNORE /C

GIOVANNI 1,1 – 18

“IL VERBO SI E’ FATTO CARNE

E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”

                                                                                               (dal Vangelo)

Il Natale non ammette mediocrità di sentimenti.

Il Natale è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e pensosa.

La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. Mentre la nostra società rischia di renderlo una grande fiera dello spreco e del superfluo. E così, il vero Natale, si rattrappisce e perde il suo significato più vero.

Il Natale è profondamente umano.

E’ un momento misteriosamente sacro. E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita, la sua coscienza, la sua essenza, il suo destino.

Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale.

La meraviglia è una caratteristica del Natale: siamo sorpresi! Siamo incantati!

E’ necessario sostare davanti al presepio e al Vangelo del Natale in silenzio; meditare e far cantare nell’anima lo stupore per un Dio, che  per amore diventa Uomo.

Non si tratta solo di vedere, ammirare, commuoversi, ma di riflettere…e di pregare!

E’ questo il mistero luminoso del Natale: è un esercizio benefico che tutti dovremmo fare per purificare lo spirito.

Il Natale ci dà motivo di riscoprire le ragioni per cui la vita è bella e può , essere, anzi deve essere felice.  Felice per ciò che essa è, e che ci lascia sperare.Il Natale ha un suo contenuto segreto, che è lasciato scoprire solo a chi ha lo sguardo di poeta.

La poesia diventa un antidoto alla superficialità, e ci mostra quanto siano grandi le nostre possibilità e quanto immenso il mistero che ci circonda e ci supera.

A Natale, ognuno deve poter dire: Cristo è venuto per me, proprio per me…

Dio è venuto al mondo per incontrarsi con me, per visitare me, per salvare me.

Il Natale è questo prodigio; è questa meraviglia.

Ritornano alla mente le parole di Paschal:  ” Gioia, gioia, gioia: lacrime di gioia!”.

 A Natale Cristo è il centro , anzi è il CUORE!

Cristo è la verità che cerchiamo.

Cristo è la vita di cui abbiamo bisogno!

 L’augurio migliore di BUON NATALE che con affetto rivolgo a tutti voi sia anche quello di riscoprire la grande verità del Natale.

Tanta salute e serenità!!!

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23 DICEMBRE 2018

 IV DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 1,39 – 48

 “…appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:”Benedetta  tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta al mio orecchio, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo, E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore…”.

                                                                       Dal Vangelo)

Alle soglie del Natale è la Madre del Signore che ci viene incontro sullo sfondo di un villaggio anonimo della “montagna di Giuda” identificato dalla tradizione cristiana in Ain Karim ( la fonte della vigna), a pochi chilometri da Gerusalemme.

Maria ci viene incontro con le parole stupende del suo Cantico, il “Magnificat”, celebrazione del Dio dei poveri, degli ultimi, degli oppressi.

Ma nel brano odierno c’è un’altra figura ed è Elisabetta, incinta di Giovanni. E’ lei a costruire con le parole del suo canto il ritratto più vivo di Maria.

Ed è su queste parole che porremo la nostra attenzione.

A queste parole si associa già il Battista col suo sussulto nel grembo della madre.

E’ un canto ” profetico” quello di Elisabetta; infatti Luca sottolinea che essa ” fu piena di Spirito Santo”.

Il canto si apre con una ” benedizione” mariana che è entrata nell’Ave Maria: ” Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”!

Elisabetta celebra la maternità divina di Maria come segno più alto della “benedizione” di Dio, cioè della sua presenza operante in mezzo a noi e all’interno della nostra storia.

Per la Bibbia la benedizione si rivela soprattutto nella fecondità e nella vita; in Maria appare la vita per eccellenza che cancella l’aridità e la morte.

Il titolo che Maria riceve da Elisabetta” Madre del mio Signore” è senz’altro il più alto e il più vero, come si dichiarerà nel Concilio di Efeso del 431.

Sant’Ambrogio scriveva: ” Maria, non è Dio nel  tempio, ma il tempio di Dio”.

Se ci pensiamo bene, tutto lo spirito del Natale è racchiuso nella piccolezza, nella semplicità, nella modestia.

Siamo noi, purtroppo, che abbiamo sommerso la semplicità del  Natale sotto una montagna di cose inutili…E, invece, dovremmo capire che possiamo incontrare Cristo solo sulla strada dell’umiltà.

 Concludiamo riflettendo quanto dice un saggio:Sii modesto: molto è stato fatto prima che tu nascessi!…L’universo non sa neppure che esisti!… Rilassati! “.

BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

 III DOMENICA DI AVVENTO /C

Luca 3,10-18

“Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”.Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”….”Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me,…costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula brucerà con fuoco inestinguibile”…

                            (Dal Vangelo)

Proveniente dal deserto, la liturgia di questa domenica inquadra Giovanni Battista, l’uomo forte, che  scassa    la terra arida, e annuncia la gioia che è “il gigantesco segreto dell’uomo e di coloro che lo seguiranno: “GESU’ CRISTO”.

Domenica “Gaudete“! La tristezza aveva chiuso le porte del cielo, la gioia le spalanca, perchè il Bambino che ci prepariamo ad  accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere ( e continua a nascere).

Egli continua a venire” per non lasciarti cadere le braccia, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per portare la gioia ai poveri” Sofonia (prima lettura della celebrazione).

E allora convinciamo noi stessi che ” gioia” è vivere con la serenità di una buona coscienza.

Scriveva Bernanos: “Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi”. E ancora il famoso filosofo ateo diceva:” Per convincermi a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, che avessero un volto più gioioso.( Nietzsche)

Questa la caratteristica dell’attuale III domenica di Avvento, che ha invitato ad attendere con gioia il Bambino a Natale.

Nel VANGELO appare un problema che si poneva a tutti i ceti del popolo ebraico…

Rivolgendosi  al grande protagonista dell’Avvento, Giovanni Battista, e domandano: “Che cosa dobbiamo fare?.

La stessa richiesta si pone, talvolta, anche a noi e molto spesso la liquidiamo rimettendo il tutto, in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

La risposta del Battista è semplice: “ Fate il vostro mestiere con giustizia”. Continuate a vivere nell’autenticità, carità e sensibilità, verso l’altro. Ogni categoria si comporti con gentilezza verso tutti.

ASCOLTARE,  prima di giudicare.

 RIFLETTERE, prima di parlare…

Essere fedeli ai nostri principi religiosi.

Chiudere le orecchie ai pettegolezzi!

Essere onesto nel lavoro.

 Aiutare gli altri…

Insomma sappiamo bene quale deve essere il proprio stile di vita. Perchè sapere quello che bisogna fare e non farlo,  è la più grande delle vigliaccherie.

Il senso delle risposte di Giovanni Battista sono l’unica vera via per incontrare il Bambino che rinnova la sua visita per il Natale, riempiendoci di gioia.

Si può notare, anche, come Giovanni, non impone il suo proprio modo di vivere, non esige  fughe dal mondo. Tutti possono restare dove sono.  Per riconoscere il Cristo che verrà, si esige soltanto una limpidezza di vita interiore ed esteriore.

E con una frase molto delicata dello scrittore francese Ernesto Hello: “La gioia è  come il profumo di Dio, sentito nell’anima”.

 Che quel profumo si diffonda anche su ciascuno di noi!

BUONA DOMENICA

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Tiziano Vecellio, San Giovanni Battista (particolare), 1542, Gallerie dell’Accademia Monastero di Bose

9 DICEMBRE 2018

II DOMENICA DI AVVENTO /C

 Luca 3,1-6

 Nell’anno XV dell’imperio di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto…Come è scritto nel libro del profeta Isaia…”Voce  di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri: ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato”.

                  (Dal Vangelo)

 

Il “ritorno della  Parola di Dio nella storia” in un momento molto concreto e in una regione bene individuata, attraverso una persona ben precisata, è l’insegnamento del Vangelo di questa Domenica.

Fanno riferimento e da sostegno a questa impostazione, la prima e la seconda lettura della celebrazione.

Il profeta Baruc  prevede “a nuova Gerusalemme  (la Chiesa) dove i suoi figli riuniti  da occidente a oriente, attorno alla Parola del Santo esultando  per il ricordo di Dio”.

E’ un popolo che,faticosamente si va ricostruendo come CHIESA del Signore intorno alla sua Parola e nella memoria collettiva di una storia intessuta da interventi salvifici di Dio.

Sperare non significa solo appoggiarsi a Dio e attendere un futuro, significa anche saper leggere all’interno degli eventi, quale forma la nostra storia preveda il disegno di Dio nel cammino della vita.

Per PAOLO: attendere il giorno del re Signore, significa: fiducia e disponibilità per diffondere la parola di Dio, che è motivo di gioia e di speranza. La salvezza continua ad operare dentro la storia e dentro di noi: Dio non lascia a metà ciò che inizia e la porta a compimento.

Occorre disponibilità per cooperare alla diffusione delle verità che sono vive e vere nel Vangelo.

La vita cristiana si avvera in una continua crescita in quello che è parte fondamentale: la carità, l’amore che si accompagna al discernimento in modo che: ” Sappiate ciò che è opportuno fare”.

Nel brano del VANGELO di Luca, leggiamo una introduzione storica:

da secoli la parola profetica taceva in Israele. Ma ecco che, all’improvviso irrompe lo spirito profetico in Giovanni Battista…Una sorpresa e una grazia.

E’ la sua, una parola urgente, nuova ( per questo richiede subito dopo l’annuncio la conversione) e, insieme fedele a se stessa per ricordare le promesse fatte.

La Parola di Dio che torna a risuonare in mezzo al popolo, annunzia l’imminenza del compimento, indicando tre caratteristiche :

  1. a) l’evento salvifico di Dio è situato nella storia di Israele e del mondo.
  2. b) E’ universale, offerto ad ogni uomo e ad ogni tempo.
  3. c) Occorre saperlo riconoscere e accoglierlo.

Già il profeta Isaia parlava di  “preparare la strada”.

Il mio augurio per tutti voi, riporta quello di S. Paolo. “Il Signore vi faccia crescere nella conoscenza e nel discernimento, perchè possiate distinguere sempre ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili”.

Dice Maurice Zundel: “Che Dio appare quel tanto, che lo lasciamo trasparire”.

BUONA DOMENICA

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8 dicembre 2018

 SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  DELLA BEATA VERGINE MARIA  /C

Luca, 1,26-38

In quel tempo, L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio, in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te.”A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Alora Maria disse all’angelo: ” Come avverrà questo, perchè non conosco uomo?” Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la patenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà si chiamerà santo e  sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta,tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio.

Allora Maria disse: ” Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

                                                                        (Dal Vangelo)

Il concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza, dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che avrà in Cristo il capo e il modello.

Maria, pertanto non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali, quelle cose di cui finora si è parlato e sperato. Ella è già una realtà. E’ una nuova creatura. Lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere, ma che in realtà non lo è stato.

La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire” Sì”, la sua disponibilità alla sua cooperazione con Dio, fanno di lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della Creazione,  prima del peccato: umile e grande, padrona della creazione, ma rispettosa della sovranità del Creatore.

Maria si distinguerà dall’antica Eva, che abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria, al contrario, abbandonerà la propria strada per seguire quella indicatale da Dio; ed è in questo il senso delle parole di Elisabetta: “Beata Colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stto detto da parte del Signore.

Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria e da lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle sacre scritture: ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perchè hai trovato grazia presso Dio”. Dio è con Maria, come era stato con Abramo Isacco e Giacobbe e altri profeti ma è soprattutto con Maria perchè sarà Madre dell’Emmanuele.

In Gesù, che nascerà da Maria come vero Uomo e vero Dio, si realizzerà l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, rendendolo suo amico e…in attesa di quella”intima” divina presenza che costituirà la futura beatitudine.

 BUONA FESTA

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2 dicembre 2018

 I DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 21,25–36

“Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore el mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che accadrà sulla terra. Le potenze dei cieli saranno infatti sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al  Figlio dell’uomo”.

                                                       (Dal Vangelo)

E’ questa la prima parte del nuovo anno liturgico -C- che ha inizio con il nome di “AVVENTO” venuta, attesa del Redentore (NATALE).

Durante quest’anno  liturgico avremo Luca come Evangelista.

Il periodo dell’AVVENTO è il tempo della preparazione al Natale in cui si celebra  la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini ed è anche il tempo in cui tramite questo ricordo l’umanità si orienta verso l’attesa della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.

Perciò l’Avvento è incentrato sul tema della speranza cristiana che determina l’atteggiamento dei discepoli di Cristo riguardo al futuro e che per vivere abbiamo bisogno di credere che la vita ha un senso.

Così inguadrando i requisiti dell’AVVENTO, non ci resta che seguire la parola di Dio, presentataci dalla liturgia, che ci facilita la nostra preparazione, in vista del Santo Natale: ” Alzatevi, state bene attenti…Vegliate e pregate”.

Iniziamo con i versetti del profeta Geremia (A.T.) che fanno parte di una raccolta di “oracoli messianici”. Il senso di quello odierno, si incentra sulla promessa e sulla irruzione certa della giustizia di Dio in un mondo caratterizzato “dall’ingiustizia” , e a questo tipo di mondo, il profeta vede il futuro come il superamento dei mali presenti.

Così, il nodo centrale dell’Avvento cristiano sarà l’annuncio caratterizzato dalla giustizia di Dio, che non è legata ai parametri dell’uomo ma a quelli imprevedibili di Dio.

Gesù è colui che realizzerà l’oracolo di Geremia e mostrerà attraverso quale strada si possono incarnare nel mondo dell’uomo.

Da qui la vigilanza e l’attenzione a non aggiustare il messaggio del proprio Maestro e a non ridurlo troppo a misura delle proprie corte misure.

  1. Paolo ci suggerisce la via da percorrere durante questo tempo di attesa: deve impegnarci a tutta prova , nella carità fraterna esercitandola senza riserve e senza preclusioni. Non cedere a facili compromessi e cadere nello sconforto che può seguire agli insuccessi.

Il Vangelo  di oggi, non invita ad uno scoraggiamento, ma ad un incessante spinta alla perseveranza. Tutto ciò che esiste: noi, il mondo, la chiesa, sono indirizzati ad un interrogativo:la fine di ogni cosa esistente, quando avverrà?

Il Vangelo indica che Dio è all’opera; che in questo mondo destinato alla rovina c’è la certezza, la speranza di un’alternanza radicalmente nuova.

Quale pertanto l’atteggiamento del credente di fronte a queste previsioni? Non certamente quello di una psicosi della fine, ma di una ”  perseveranza” nella Parola con cui verrà salvata la nostra vita.

2. Agostino ci invita a sperare anche se con tanti segni negativi:

” Se i tempi sono cattivi, viviamo bene ed essi diventeranno buoni”.

 BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

III DOMENICA DI AVVENTO / C 

Luca 3,10-18″

Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”

 

Archiviato in: Anno ecclesiastico C) 2018-2019featuredIL TEMPO DELLO SPIRITO

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  1. Granocchiaio ha detto:

    2 dicembre 2018

    I DOMENICA DI AVVENTO /C

    LUCA 21,25–36

    “Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore el mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che accadrà sulla terra. Le potenze dei cieli saranno infatti sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina.

    State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

    (Dal Vangelo)

    E’ questa la prima parte del nuovo anno liturgico -C- che ha inizio con il nome di “AVVENTO” venuta, attesa del Redentore (NATALE).

    Durante quest’anno liturgico avremo Luca come Evangelista.

    Il periodo dell’AVVENTO è il tempo della preparazione al Natale in cui si celebra la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini ed è anche il tempo in cui tramite questo ricordo l’umanità si orienta verso l’attesa della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.

    Perciò l’Avvento è incentrato sul tema della speranza cristiana che determina l’atteggiamento dei discepoli di Cristo riguardo al futuro e che per vivere abbiamo bisogno di credere che la vita ha un senso.

    Così inguadrando i requisiti dell’AVVENTO, non ci resta che seguire la parola di Dio, presentataci dalla liturgia, che ci facilita la nostra preparazione, in vista del Santo Natale: ” Alzatevi, state bene attenti…Vegliate e pregate”.

    Iniziamo con i versetti del profeta Geremia (A.T.) che fanno parte di una raccolta di “oracoli messianici”. Il senso di quello odierno, si incentra sulla promessa e sulla irruzione certa della giustizia di Dio in un mondo caratterizzato “dall’ingiustizia” , e a questo tipo di mondo, il profeta vede il futuro come il superamento dei mali presenti.

    Così, il nodo centrale dell’Avvento cristiano sarà l’annuncio caratterizzato dalla giustizia di Dio, che non è legata ai parametri dell’uomo ma a quelli imprevedibili di Dio.

    Gesù è colui che realizzerà l’oracolo di Geremia e mostrerà attraverso quale strada si possono incarnare nel mondo dell’uomo.

    Da qui la vigilanza e l’attenzione a non aggiustare il messaggio del proprio Maestro e a non ridurlo troppo a misura delle proprie corte misure.

    Paolo ci suggerisce la via da percorrere durante questo tempo di attesa: deve impegnarci a tutta prova , nella carità fraterna esercitandola senza riserve e senza preclusioni. Non cedere a facili compromessi e cadere nello sconforto che può seguire agli insuccessi.
    Il Vangelo di oggi, non invita ad uno scoraggiamento, ma ad un incessante spinta alla perseveranza. Tutto ciò che esiste: noi, il mondo, la chiesa, sono indirizzati ad un interrogativo:la fine di ogni cosa esistente, quando avverrà?

    Il Vangelo indica che Dio è all’opera; che in questo mondo destinato alla rovina c’è la certezza, la speranza di un’alternanza radicalmente nuova.

    Quale pertanto l’atteggiamento del credente di fronte a queste previsioni? Non certamente quello di una psicosi della fine, ma di una ” perseveranza” nella Parola con cui verrà salvata la nostra vita.

    2. Agostino ci invita a sperare anche se con tanti segni negativi:

    ” Se i tempi sono cattivi, viviamo bene ed essi diventeranno buoni”.

    BUONA DOMENICA

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  2. Granocchiaio ha detto:

    9 DICEMBRE 2018

    II DOMENICA DI AVVENTO /C

     Luca 3,1-6

     Nell’anno XV dell’imperio di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto…Come è scritto nel libro del profeta Isaia…”Voce  di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri: ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato”.

                      (Dal Vangelo)

     

    Il “ritorno della  Parola di Dio nella storia” in un momento molto concreto e in una regione bene individuata, attraverso una persona ben precisata, è l’insegnamento del Vangelo di questa Domenica.

    Fanno riferimento e da sostegno a questa impostazione, la prima e la seconda lettura della celebrazione.

    Il profeta Baruc  prevede “a nuova Gerusalemme  (la Chiesa) dove i suoi figli riuniti  da occidente a oriente, attorno alla Parola del Santo esultando  per il ricordo di Dio”.

    E’ un popolo che,faticosamente si va ricostruendo come CHIESA del Signore intorno alla sua Parola e nella memoria collettiva di una storia intessuta da interventi salvifici di Dio.

    Sperare non significa solo appoggiarsi a Dio e attendere un futuro, significa anche saper leggere all’interno degli eventi, quale forma la nostra storia preveda il disegno di Dio nel cammino della vita.

    Per PAOLO: attendere il giorno del re Signore, significa: fiducia e disponibilità per diffondere la parola di Dio, che è motivo di gioia e di speranza. La salvezza continua ad operare dentro la storia e dentro di noi: Dio non lascia a metà ciò che inizia e la porta a compimento.

    Occorre disponibilità per cooperare alla diffusione delle verità che sono vive e vere nel Vangelo.

    La vita cristiana si avvera in una continua crescita in quello che è parte fondamentale: la carità, l’amore che si accompagna al discernimento in modo che: ” Sappiate ciò che è opportuno fare”.

    Nel brano del VANGELO di Luca, leggiamo una introduzione storica:

    da secoli la parola profetica taceva in Israele. Ma ecco che, all’improvviso irrompe lo spirito profetico in Giovanni Battista…Una sorpresa e una grazia.

    E’ la sua, una parola urgente, nuova ( per questo richiede subito dopo l’annuncio la conversione) e, insieme fedele a se stessa per ricordare le promesse fatte.

    La Parola di Dio che torna a risuonare in mezzo al popolo, annunzia l’imminenza del compimento, indicando tre caratteristiche :

    a) l’evento salvifico di Dio è situato nella storia di Israele e del mondo.
    b) E’ universale, offerto ad ogni uomo e ad ogni tempo.
    c) Occorre saperlo riconoscere e accoglierlo.
    Già il profeta Isaia parlava di  “preparare la strada”.

    Il mio augurio per tutti voi, riporta quello di S. Paolo. “Il Signore vi faccia crescere nella conoscenza e nel discernimento, perchè possiate distinguere sempre ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili”.

    Dice Maurice Zundel: “Che Dio appare quel tanto, che lo lasciamo trasparire”.

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  3. Roberto Tonini ha detto:

    16 DICEMBRE 2018

    III DOMENICA DI AVVENTO /C

    Luca 3,10-18

    “Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”.Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”….”Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me,…costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula brucerà con fuoco inestinguibile”…

    (Dal Vangelo)

    Proveniente dal deserto, la liturgia di questa domenica inquadra Giovanni Battista, l’uomo forte, che scassa la terra arida, e annuncia la gioia che è “il gigantesco segreto dell’uomo e di coloro che lo seguiranno: “GESU’ CRISTO”.

    Domenica “Gaudete“! La tristezza aveva chiuso le porte del cielo, la gioia le spalanca, perchè il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere ( e continua a nascere).

    Egli continua a venire” per non lasciarti cadere le braccia, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per portare la gioia ai poveri” Sofonia (prima lettura della celebrazione).

    E allora convinciamo noi stessi che ” gioia” è vivere con la serenità di una buona coscienza.

    Scriveva Bernanos: “Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi”. E ancora il famoso filosofo ateo diceva:” Per convincermi a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, che avessero un volto più gioioso.( Nietzsche)

    Questa la caratteristica dell’attuale III domenica di Avvento, che ha invitato ad attendere con gioia il Bambino a Natale.

    Nel VANGELO appare un problema che si poneva a tutti i ceti del popolo ebraico…

    Rivolgendosi al grande protagonista dell’Avvento, Giovanni Battista, e domandano: “Che cosa dobbiamo fare?.

    La stessa richiesta si pone, talvolta, anche a noi e molto spesso la liquidiamo rimettendo il tutto, in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

    La risposta del Battista è semplice: “ Fate il vostro mestiere con giustizia”. Continuate a vivere nell’autenticità, carità e sensibilità, verso l’altro. Ogni categoria si comporti con gentilezza verso tutti.

    ASCOLTARE, prima di giudicare.

    RIFLETTERE, prima di parlare…

    Essere fedeli ai nostri principi religiosi.

    Chiudere le orecchie ai pettegolezzi!

    Essere onesto nel lavoro.

    Aiutare gli altri…

    Insomma sappiamo bene quale deve essere il proprio stile di vita. Perchè sapere quello che bisogna fare e non farlo, è la più grande delle vigliaccherie.

    Il senso delle risposte di Giovanni Battista sono l’unica vera via per incontrare il Bambino che rinnova la sua visita per il Natale, riempiendoci di gioia.

    Si può notare, anche, come Giovanni, non impone il suo proprio modo di vivere, non esige fughe dal mondo. Tutti possono restare dove sono. Per riconoscere il Cristo che verrà, si esige soltanto una limpidezza di vita interiore ed esteriore.

    E con una frase molto delicata dello scrittore francese Ernesto Hello: “La gioia è come il profumo di Dio, sentito nell’anima”.

    Che quel profumo si diffonda anche su ciascuno di noi!

    BUONA DOMENICA

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  4. Roberto Tonini ha detto:

    13 GENNAIO 2019

    BATTESIMO DEL SIGNORE /C

    Luca 3,15-22

    Giovanni disse a tutti: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando fu battezzato tutto il popolo e mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo,stava in preghiera, il cielo si aprì e stava su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo:“Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

    (dal Vangelo)

    Il battesimo è un momento decisivo nella vita di Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti, più importante della prima.

    Anche il Battesimo del Cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

    Nel battesimo, Gesù fa una scelta: va a confondersi con i peccatori.

    Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile, così, come noi esitiamo a metterci pubblicamente a fianco di uomini o donne di cattiva fama; dobbiamo salvaguardare la nostra reputazione.

    Gesù compie il suo gesto con la massima naturalezza, anche se Giovanni protesta, mentre Gesù ordina di procedere e non esita a collocarsi tra i peccatori.

    Da questo momento appartiene a loro, anche se ciò gli attirerà critiche e calunnie.

    Ci possiamo domandare, anche noi, il perchè del suo agire, ricevendo subito la spiegazione da parte dell’Evangelista: ” Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

    Gesù è in queste parole: ” Agnello”, che secondo una traduzione più precisa ci fa capire: ” che prende su di sè”, il peccato del mondo.

    La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano del Padre riceve la solenne approvazione dall’alto: ” Il cielo si apre, scende lo Spirito, si ode la voce del Padre”.

    A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori mettendosi alla loro guida per condurli alla purificazione e alla salvezza.

    Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia. A poco a poco , la folla lo assorbe.

    GESU’ E’ UNA VITA PER GLI ALTRI!

    Ecco quello che avviene nel nostro Battesimo.

    Il Battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a figli ottenutaci dal Figlio.

    Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino c’è, e alla sera è avvizzita.

    Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice il profeta Osea: ” Dio si china e ci solleva alla sua guancia, come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare”.

    Questa è la natura della paternità di Dio.

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  5. Roberto Tonini ha detto:

    20 GENNAIO 2019

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

    Giovanni 2,1-12

    Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose:” Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La Madre disse: “ Fate quello che vi dirà…”Gesù disse:”Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro disse allo sposo:” Tutti servono da principio il vino buono e quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi segni (miracoli) in Cana di Galilea”.

    (dal Vangelo)

    E’ estremamente significativo che il primo miracolo di Gesù sia un miracolo effettuato perchè ” la festa continui”.

    Non c’è necessità che l’acqua diventi vino, se non quella che nasce dal desiderio di contribuire alla festa degli uomini.

    Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, il desiderio di una festa senza fine, che abita da sempre il cuore di ogni persona che viene al mondo?

    Ecco, allora, che Gesù fa questo miracolo, quasi spinto dalla Madre Maria che comprende il problema degli sposi e che desidera che la festa degli amici continui…Egli lo fa proprio per esprimere tutto il desiderio di Dio: ed è quello che l’umanità goda fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato perchè lo leggano come dono, prima che considerarlo come una fatica e un compito.

    Lo spazio di Dio è lo spazio della festa, cioè della vita, che splende nella Comunione piena tra gli uomini, che sanno che il bello della vita sta nelle relazioni amichevoli e fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.

    L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa…L’acqua è il bisogno di bere per non morire.

    Il vino è desiderio di gioia … è cuore che si riscalda, è vita che riprende colore; dice occhi che vedono la vita sotto il segno di una benedizione, con la promessa di una felicità che non finisce.

    Occorre a questo punto ricordare che il contesto del miracolo non è una festa qualsiasi: E’ UNA FESTA DI NOZZE.

    L’amore tra l’uomo e la donna è segno grande della benedizione di Dio, ed è il modo più concreto con il quale Gesù si fa presente nella vita dei suoi figli: come amore che unisce, come comunione che interrompe la solitudine e apre il cammino ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.

    Tutte le volte che un uomo e una donna si assumono la responsabilità di vivere il loro amore come una chiamata ad uscire dal proprio sè per incontrare davvero l’altro e sposare il loro desiderio di vita, e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza: è allora che l’unione delle due vite, diventa una BENEDIZIONE DI DIO.

    Anche quando nel matrimonio viene a mancare qualche elemento qualificante, non si drammatizzi. Si confidi in Maria, e tutto si può acquistare.

    Gesù inizia la sua vita di apostolato partecipando ad una festa di nozze, perchè, solo se si evangelizza la famiglia, si salva il mondo!!!

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  6. Roberto Tonini ha detto:

    17 febbraio 2019

    VI Domenica del Tempo Ordinario /C

    Luca 6,17- 26

    Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era una gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e Sidone. Ed Egli alzati gli occhi verso i suoi discepoli diceva:

    “Beati voi, poveri, perchè vostro è il regno di Dio.

    Beati voi, che ora avete fame, perchè sarete saziati.

    Beati voi , che ora piangete perchè riderete.

    Beati voi quando vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi, perchè la vostra ricompensa è grande nel cielo.

    Guai a voi ricchi, perchè avete già ricevuto la vostra consolazione.

    Guai a voi che ora siete sazi. perchè avrete fame.

    Guai a voi che ora ridete. perchè piangerete.

    Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

    (dal Vangelo)

    Le tre letture della celebrazione domenicale possono essere riunite nel formare il disegno dell’uomo nuovo, secondo le intenzioni del Signore

    Siamo chiamati a riflettere sulla Magna Carta del Cristianesimo che dovrà essere la “base”della catechesi cristiana e la sintesi della fisionomia morale del discepolo di Gesù. ( Ravasi)

    Una” Magna Carta” destinata a formare il disegno dell’uomo Nuovo. Le Beatitudini sono le integrazioni del proclama del Sinai tendenti non ad abolire i Comandamenti ma a completarli.

    E’ una visione nuova del rapporto uomo-uomo, rivelazione di un nuovo metro per misurare l’uomo= non i beni, la potenza, il successo, ma la povertà. la fame, la sofferenza, la persecuzione subita per amore di Cristo.

    L’ ingordigia ha dato il via alle guerre che dilaniano l’umanità, la lotta di classe, mette l’uomo contro l’uomo; figli che hanno mangiato insieme per tanti anni si ritrovano in una lotta fratricida nella spartizione dei beni che tanto sono costati ai genitori.

    Il testo dell’evangelista Luca indicato in questa domenica, ci fa presente la buona notizia ai poveri che è quella che deve portarlì fuori da una triste, infelice, assurda condizione che è il risultato di indebite appropriazioni e profitti di alcuni a discapito di altri.

    Come seguaci di Cristo dobbiamo ricercare il vero senso della povertà e di altre oppressioni subite nella vita da parte dell’uomo prepotente. La frase del profeta Geremia è abbastanza dura ma eloquente: ” maledetto l’uomo che confida nell’uomo, benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. Frase che vuole significare che l’uomo non deve perdere di vista i beni superiori ed eterni, cioè, quelli dello spirito dell’amicizia con Dio, della vita senza fine; e non compromettere questi con quelli.

    Diversamente più i beni crescono e più ci sentiamo scontenti. Oggi abbiamo più di ieri e siamo scontenti più di ieri.

    Certo, la strada delle Beatitudini non è solo dura, è anche solitaria, ma è l’unica indicata da Cristo.

    E Paolo VI ci conceda con una sua frase che riassume il senso di quanto abbiamo, oggi, riflettuto:

    ” Non può essere cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità”.

    BUONA DOMENICA

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  7. Roberto Tonini ha detto:

    24 FEBBRAIO 2019

    VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

    Luca 6,27-38

    “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.

    Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

    Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

    Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perchè con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

    ( dal Vangelo)

    Accade spesso di ascoltare espressioni di alcune persone con affermazioni di questo genere:” La mia coscienza è pulita!!!Non bestemmio, non rubo, non ho ammazzato, etc…

    E’ purtroppo una morale dell’Antico Testamento che, nella fuga di alcune azioni peccaminose, vedono il compimento di tutta la legge di Dio.

    Ma, il discorso di Gesù che abbiamo letto in questa domenica, (completamento della legge del Sinai), ha un’impostazione opposta. Sul Sinai si minacciavano castighi, nel discorso odierno, il Signore esorta e promette il Regno di Dio e la vita eterna.

    E’ vero che, per evitare il male occorre una carica positiva di bene, di onestà, di rettitudine,ma è pur vero che, puntare sul negativo, avere la preoccupazione “del non fare” tarpa la ali, ferma la crescita morale e spirituale, non fa scoprire nè ricercare quel meglio che rappresenta lo sforzo fondamentale dell’uomo.

    Nella parabola dei talenti abbiamo notato che il terzo servo è condannato senza aver fatto nulla di male.

    Nella descrizione parabolica dell’ultimo giudizio il Signore non dice :” Venite benedetti perchè non avete rubato…ma perchè avete dato.

    L’attenzione è rivolta non ad evitare, ma a fare; non a fuggire ma ad andare incontro.

    Si sente ripetere :” Fuggite le compagnie cattive”; ma in base al Vangelo, come si è comportato Cristo? Dunque non fuggire, andare…

    Decisiva è l’affermazione: “Come volete che facciano a voi gli uomini, così fate a loro”.

    E ciascuno vorrebbe che gli altri sostenessero le sue idee, le sue proposte, i suoi gusti; che lo aiutassero nel lavoro, che lo apprezzassero, che fosse amato…Ebbene ecco quello che debbo fare!

    E’ la nuova Legge che Gesù ha portato al mondo: “AMATE I VOSTRI NEMICI”Le raccomandazioni si susseguono con un ritmo incalzante. Il Signore non lascia respirare; prende in esame le diverse situazioni: i nemici, quelli che odiano, che insultano, che percuotono, che portano via il mantello…insomma i casi che più urtano la sensibilità, che fanno ribollire il sangue.

    Anche qui il Signore non vuole un atteggiamento da cani frustati, ma che in ogni offesa corrisponda un’adeguata azione di bene.

    SE AMATE QUELLI CHE VI AMANO, CHE MERITO NE AVRETE?

    La vendetta è sempre una reazione infantile e da primitivi.

    San Paolo riassume il pensiero del Signore esortandoci a:” non farti vincere dal male, ma vinci col bene il male”.

    Terminiamo con un proverbio svedese che dice:

    “Chi sa perdonare si è vendicato abbastanza”.

    BUONA DOMENICA

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  8. Roberto Tonini ha detto:

    17 Marzo 2019

    II DOMENICA DI QUARESIMA /C

    Luca 9 -36

    “Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare. Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia…Pietro disse a Gesù: ” Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè ed una per Elia”…Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra..E dalla nube uscì una voce che diceva:” Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!”.

    (dal Vangelo)

    Le prime riflessioni Quaresimali ci invitano chiaramente ad una scelta tra terra e cielo.

    Pensare e capire tale scelta e realizzarla è il nostro vivere la Quaresima.

    L’aiuto che la Chiesa ci presenta è la Parola di Dio, che ci viene già fornita nella celebrazione di questa domenica di luce in cui scopriamo Dio alleato, il Figlio Salvatore, l’uomo salvato.

    Essa ci ricorda la Trasfigurazione di Gesù, presenti tre testimoni (Pietro,Giacomo e Giovanni) i quali avrebbero desiderato rimanere sempre su quel monte, impressionati da quella scena di Paradiso.

    Da sottolineare la continuità tra il brano di Paolo con quello del Vangelo di Luca, dove, il tema unificante è la Trasfigurazione.

    La Trasfigurazione del monte diventa la rivelazione perfetta di Dio in mezzo agli uomini… Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto, la sua veste divenne candida, sfolgorante, luminosa, è la Trasfigurazione nella carne dell’uomo Gesù di Nazareth.

    E’ in questa linea che possiamo introdurre la trasfigurazione che riguarderà quella del cristiano. S. Paolo ci ha detto:” che Gesù Cristo, trasfigurerà il nostro misero corpo, per conformarlo al suo corpo glorioso”; una parità quasi impossibile a credersi.

    La Trasformazione del Cristo e del Cristiano, è il segno delle loro sia pur diverse ma parallele filiazioni Divine” (Ravasi)

    Il nostro essere è destinato ad avere una trasfigurazione perchè Cristo, entrando nella nostra carne, “ha deposto un seme di eterno e di infinito” destinato a crescere e a germogliare.

    Dio e l’uomo si incontrano. Dio si rivela e si curva sull’uomo per attirarlo a sè in un abbraccio d’amore.

    Cantava Tagore, poeta indiano: “Tu, Signore, sarai il mio eterno compagno, prendimi tra le tue braccia. La stella polare brillerà illuminando il sentiero verso l’Eternità. Possano i legami terreni sciogliersi e io vengo a conoscere” Il Grande Ignoto, allora finalmente svelato”.

    Ma per adesso viviamo sotto il segno della croce, del cammino, della prova, della caduta.

    Ed ecco allora che ci sono degli”squarci “di cielo azzurro tra le nubi nere, sono le trasfigurazioni sul nostro cammino terreno.

    Guardiamoci attorno, riprendiamo coraggio. Ma attenti alle condizioni che il Padre nel Vangelo oggi ci chiede: la preghiera e l’ascolto del Figlio con l’imperativo:

    ASCOLTATELO!!!

    Buona Quaresima

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  9. Roberto Tonini ha detto:

    24 Marzo 2019

    III Domenica di Quaresima /C

    Esodo 3,1-15

    Dall’Esodo:” Il Signore apparve a Mosè in una pianura di fuoco…in mezzo ad un roveto. E Dio chiamò Mosè dal roveto: “Ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e sono sceso per liberarlo…”Mosè disse a Dio: ” Ecco io dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi…Ma mi diranno: come si chiama? Dio disse a Mosè: ” IO sono Colui che sono! Dirai agli Israeliti: Io Sono mi ha mandato a voi…Questo è il mio nome per sempre”.

    (Esodo)

    Luca 13

    Un tale aveva piantato un fico nella vigna e venne a cercarvi i frutti ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo:” Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico ma non ne trovo. Tagliatelo!”

    Ma quegli rispose:” Padrone, lascialo ancora quest’anno perchè vi zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire”.

    (dal Vangelo)

    Volendo fare una sintesi delle letture proposte per la celebrazione di questa terza Domenica di Quaresima, non possiamo dobbiamo mettere in evidenza un verbo che inquieta e impegna: CONVERTIRSI.

    Già la prima lettura dal primo libro della Bibbia= l’ Esodo( 3,1-80), in una delle pagine più importanti dell’A.T., Dio rivela il suo Nome, incaricando Mosè di liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto.

    Nella seconda lettura, Paolo richiama i fatti in cui Dio gratificò tutto il suo popolo, nel passaggio del mare: la nuvola, la manna e l’acqua nel deserto, e ciò per sottolineare l’ingratitudine d’Israele dopo la liberazione.

    Ciò serve di “esempio”anche per noi; non siamo “assicurati” per la vita eterna. Il tempo presente deve dimostrare la nostra fedeltà nelle prove.

    Nel Vangelo, spicca la possibilità della scadenza della pazienza di Dio.

    Giovanni Battista aveva già detto:”la scure è già posta alla radice degli alberi. Ogni albero che non porta frutto sarà buttato nel fuoco”.

    Tutto il nuovo Testamento, insiste sull’urgenza del tempo che, con la venuta di Gesù, si raccorcia, precipita verso la sua consolazione e, per rispondere a questo ritmo, non c’è che un modo:”Convertirsi”.

    La parabola del fico infruttuoso aggiunge che viviamo in un tempo dilazionato, un‘ultima stagione di grazia. Per sè, tutto dovrebbe essere concluso. tuttavia viene offerto in Cristo un’ultima, estrema stagione di grazia collocata” fuori tempo massimo”.

    E’ strano! Tutti riusciamo ad interpretare dei segni meteorologici, ma il tempo umano, apportatore di salvezza o, rovina, nessuno lo scruta.

    Eppure i ” segni” esistevano ed esistono e al tempo di Gesù e ai nostri tempi.

    Siete impressionati, nota Gesù nel Vangelo di oggi, di quanto è accaduto di tragico e rovinoso per gli altri e…non vi rendete conto( ci direbbe oggi), del continuo,diuturno genocidio che rende l’essere non più umano, ma animale inferocito? “Convertirsi”, implica lo sforzo di “ridiventare persone umane”.

    Non c’è giorno, infatti, che non leggiamo atrocità congiunte in ogni settore e da ogni età…, e, come nei tempi passati, così nel nostro tempo che denominiamo come “civile”.

    Oltre i suddetti “segni” nel clima italiano non è difficile notarne altri, come crisi economica, l’acuirsi di tensioni sociali e ingovernabilità del sistema con relativo mal costume politico e amministrativo, criminalità dilagante, malessere delle giovani generazioni, insicurezza diffusa, ect…

    Ci decidiamo presenza di Dio che a valutare le suddette situazioni come ” segni” ammonitori?

    Le tre letture di questa Domenica con Mosè, Paolo, Cristo, ci richiamano ad una urgente “conversione” solo dopo questa rivelazione, attenzione ai poveri che nel suo significato spirituale indica lo sforzo ascetico per camminare nella via di Dio, che è significato dal roveto ardente come esplicita presenza di Dio che dichiara a Mosè la sua volontà perchè, oppressione e miseria non distruggano l’uomo storico ed è da notare che,, Dio fa conoscere il suo nome: “IO SONO”.

    Concludendo dobbiamo costatare che la Parola di Dio ci invita a non trascorrere un’esistenza vuota, ma a portare frutti e ad arricchirsi di meriti, per il giorno della chiamata del Signore.

    Ricordiamoci che”spesso ci si dimostra più grandi confessando i propri errori che non evitando di commetterli”( La Roche Foucauld).

    Buona Quaresima

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  10. Roberto Tonini ha detto:

    21 Aprile 2019 Domenica di Pasqua di Risurrezione del Signore /C Luca 24,1-12 Le donne si recano alla tomba e trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro;
    Scritto da Granocchiaio il 01-Dic-2018 Totale commenti 9

    Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro – Siena –Museo dell’Opera del Duomo

    21 Aprile 2019

    Domenica di Pasqua di Risurrezione del Signore /C

    Luca 24,1-12

    Le donne si recano alla tomba e trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

    Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto in terra, essi dissero loro:”Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”

    ( dal Vangelo)

    CRISTO E’ RISORTO!

    Una potente luce si è accesa questa notte e ha rischiarato il mondo e le tenebre delle nostre anime.

    GESU’ CRISTO ha ripreso la vita al terzo giorno della sua morte; ha testimoniato con la passione e la morte e la Risurrezione la verità che ci salva, che è luce, che è liberazione.

    Cristo ha vinto la morte, Cristo ha mantenuto la parola profetica della sua Risurrezione. Egli vive e vivrà per sempre!

    Nota dominante della liturgia , così complessa alta e ricca della Veglia Pasquale, vero poema di teologia e di originalità, è data da un fatto ricorrente e sempre nuovo così come in ogni altra sacra manifestazione dove si verifica il congiungimento dei due poli: il divino e l’umano, e più che soffermarsi solo sul Cristo, protagonista, si effonde, si travasa sopra il polo umano, sul mondo creato.

    Ripensiamo un po’ la simbologia della Veglia di questa notte, come le letture delle profezie, la benedizione del fuoco, del cero pasquale, dell’acqua. Notiamo che il cosmo intero partecipa ad una festa in cui la storia umana trova il suo fulcro.

    Soprattutto avverte la prima conseguenza che nella Risurrezione di Cristo intravediamo la risurrezione dell’uomo.

    La Risurrezione è una certezza che sta alla radice di quanti sono credenti nella Chiesa di Cristo.

    Come si è incarnato per tutti, per tutti è risorto! Questa è la nostra certezza perchè, non occorre capirne la divinità del suo essere basta amare Cristo come uomo, come profeta, come insuperabile saggio della storia degli uomini, ma occorre capirne la divinità del suo essere.

    Certezza che dalla Croce sul Golgota è cominciata un’altra storia che non procede nella linea orizzontale di un panorama cronologico, ma ha una traccia verticale che dà un senso alla vita di ognuno.

    E’ la verità e la certezza che l’uomo porta forse, con lo stesso sbigottimento e le stesse paure dei discepoli, ma non possono che proclamare come, proprio nella Risurrezione, si vivificano e prendano consistenza e completezza gli altri significati della vita.

    La croce senza Risurrezione, resterebbe un patibolo insanguinato (come tutti i patiboli che l’uomo fabbrica per se stesso e che ha innalzato con tracotante indifferenza) se dal suo legno non fosse sbocciato il seme della vita senza fine, espressione di amore eterno che Cristo ha portato come dono per il cuore della storia e per quello di ogni uomo.

    Un cordiale, fraterno augurio al (Granocchiaio) Roberto Tonini dirigente del sito, alla dattilografa Clotilde, ai lettori e lettrici delle riflessioni settimanali di

    BUONA PASQUA

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  11. Roberto Tonini ha detto:

    5 Maggio 2019

    III DOMENICA DI PASQUA /C

    Giovanni 21,1-19

    Gesù si manifestò di nuovo ai Discepoli sul mare di Tiberiade.

    Dopo la pesca miracolosa e dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Mi ami più di costoro?” Gli rispose: ” Certo Signore, tu sai che ti amo”.Gli disse : ” Pasci i miei agnelli…“Gli disse ancora: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi”.

    Questo gli disse per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio:

    (dal Vangelo)

    Con la Risurrezione, Gesù riprende il suo posto in seno alla comunità palestinese, a Gerusalemme, per le strade della Giudea, della Galilea, nella Comunità ma, in un’altra forma e in un’altra chiave: Prima era il Cristo dimesso, ora è il Cristo glorioso.

    Prima era il Cristo che si muoveva, parlava, operava nella sua persona, anche se circondato dai discepoli; ora appare raramente, ma è più presente di prima attraverso i vari seguaci.

    Non solo si parla di lui più di prima, ma sarà un discorso destinato a dilatarsi, prenderà le proporzioni di un fiume inarrestabile e dilagherà in tutto il mondo.

    Prova ne siano moderni e attuali strumenti d’informazione che continuano, direttamente e indirettamente ad interessarsi di Lui.

    Scribi e Farisei l’avevano messo a morte con l’intento di sbarazzarsi di Lui ma hanno ottenuto il contrario.

    Dagli “Atti degli Apostoli” ( 5,27 – 41 ) notiamo che le stesse violenze usate per Gesù, sono passate a colpire i suoi discepoli, ma non si accorgevano che le battiture ai seguaci, invece che affievolire i loro animi, provocavano, al contrario, gioia e fierezza.

    Con la morte di Cristo si è inaugurato un nuovo metro per agire, vedere e valutare persone e cose. La Parola di Dio continua a svolgere nel mondo lo stesso invito, non si tratta di una specie di ” decapitazione” dei valori terreni, ma una collocazione al posto giusto.

    Nel Vangelo, notiamo, oggi, che è Gesù che fa pescare i 153 grossi pesci ( dopo) una notte andata a vuoto; che accende il fuoco, che prepara il pane, che invita a mangiare. Dalla pesca vuota nella notte, alla raccolta abbondante all’alba nell’ora meno opportuna.

    Quanta attenzione richiede la giornata riportata oggi dalla liturgia che mette a fuoco l’attenzione di Gesù per l’umanità!

    Le raccomandazioni fatte a Pietro mentre gli affida la missione di pascolare il suo gregge, si estendono anche alle previsioni di debolezze umane, perchè sia guida e centro di unità.

    La nostra fede ha voluto farci vedere i tanti segni come presenza del Signore che a noi si rivolge, a noi parla, a noi propone, a noi dona, a noi affida responsabilità.

    Un’attenzione infatti merita quel gesto di Gesù verso Pietro. Al discepolo che l’aveva rinnegato tre volte, il Signore chiede una triplice attestazione di fede…solo dopo questa manifestazione di adesione piena, Pietro riceve il ministero pastorale della futura Chiesa.

    Esso è un segno di presenza del Signore che è da intendersi e da viversi con fede.

    La Chiesa crescerà secondo lo stile di Dio dove il seme diventa pianta e il pizzico di lievito fermenta la pasta.

    BUONA DOMENICA

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  12. Roberto Tonini ha detto:

    12 Maggio 2019

    IV Domenica di Pasqua /C

    Giovanni 10,27-30

    “In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio , che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

    ( Dal Vangelo)

    La Risurrezione di Gesù è la contropartita della Passione .

    La Comunità, che vive nella gioia pasquale, non dimentica le sofferenze che l’hanno preceduta.

    Negli Atti degli Apostoli ( 13,14-52) notiamo già, i primi contrasti nella Chiesa nascente, contraddizione cui è andata “”soggetta.

    La “Parola“, però, proclamata dalla Chiesa Madre, non subisce l’arresto a cui si è tentato di portarla.

    I “Gentili”, al contrario dei Farisei e del sacerdozio ebraico, l’accolgono con soddisfazione e, la pienezza dello Spirito, è la garanzia del successo ottenuto e della gioia di cui sono ricolmi.” Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

    Un detto dice “che il cristiano dovrà gioire anche nel giorno cupo “; così come Paolo e Barnaba, cacciati dal loro territorio, scossa, contro di loro, la polvere dai piedi, andarono a Iconio.

    I Discepoli erano pieni di gioia e Spirito Santo(13,50-52). “

    Il contrasto tra il salvarsi e il perdersi è parallelo ad ascoltare e non ascoltare” “conoscere e non conoscere”.

    L’unione di Gesù , con i suoi , è sicura perchè è basata su un garante unico: il Padre.

    Egli è più forte di tutti coloro che tentano di metterla in pericolo.

    Nessuno può strappare le pecore da Cristo, perchè dovrebbero strapparle dalle mani del Padre.

    Il gregge è una proprietà del Padre. Egli lo ha donato e affidato al Figlio perchè lo porti a salvezza.

    “Io e il Padre siamo una cosa sola”, che è come dire che il Padre e Gesù agiscono in perfetta sintonia.

    La bontà di Gesù verso di noi è la conclusione più autentica del mistero pasquale.

    Egli, infatti è venuto a raccogliere tutta l’umanità; l’ ha nutrita con la nuova Legge e con i suoi esempi; l’ ha sfamato con il pane celeste ( il proprio corpo); assicura il riposo, la pace, la vita: “Perchè l’Agnello che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.(Atti. 7,9-17).

    BUONA DOMENICA

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  13. Roberto Tonini ha detto:

    9 GIUGNO 2019

    DOMENICA DI PENTECOSTE /C

    Giovanni 14,15-25

    “Se mi amate, osserverete i mie comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perchè rimanga con voi per sempre.

    Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

    Vi ho detto questo mentre sono ancora tra voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

    (Dal Vangelo)

    E’ stato detto che lo Spirito Santo è il grande dimenticato della vita cristiana.

    E’ forse anche per questo che la liturgia della Pentecoste, che è concentrata in una ricchezza di temi e che racchiudono una sostanzialità e unità, venga, purtroppo trascurata e come è anche per molte festività che ricorrono durante l’anno liturgico.

    Si abbandonano le preziose, eccellenti melodie gregoriane supplendole con penose, slabbrate canzonette sanremesi.

    Inimmaginabili quel “Veni Sancte Spiritus”gregoriano. Gli Ortodossi e le altre Confessioni religiose hanno mantenuto il gregoriano o il loro canto storicamente tipico.

    Scusatemi per questa dolorosa costatazione ma il dilagare di nacchere, tamburi, chitarre sono realtà che hanno disturbato la funzione del canto sacro con un surrogato alienante il misticismo delle celebrazioni adatte per discoteche

    Il motivo portante e unificante è lo Spirito Santo, come principio di comunione interumana, come matrice di ritrovata e perfetta conciliazione tra le persone.

    L’episodio riportato dagli Atti degli Apostoli, è visto come un “Contraltare all’avvenimento narrato dalla Bibbia al quale fatto avvenne la confusione delle lingue (Babele) nessuno capiva più l’altro.

    L’unità del genere umano venne altresì frantumato nella varietà nella incomunicabilità.

    Ora, viceversa la varietà confusa e dissonante dei popoli, raggruppati a Gerualemme, si ritrova nella stessa lunghezza d’onda, della lingua parlata dagli Apostoli.

    Allora, la disgregazione dell’unità fu causata dalla presunzione di dare una scalata al cielo.

    Ora la rinnovata comprensione , frutto di un dono di luce che piove dal cielo. Gerusalemme è la ” civitas Dei”, che ribalta Babele, la “civitas hominis”.

    Ma a Gerusalemme il miracolo più vero è quello che ci porta il Vangelo, ma a una condizione:” Se mi amate, dice Gesù nel Vangelo. Osservate i Comandamenti, ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito il quale resti con voi per sempre: Lo Spirito di verità”.

    Dalla frase evangelica, notiamo come Gesù continuerà anche dopo la sua Risurrezione a “fare ed insegnare” mentre gli Apostoli sviluppano la testimonianza.

    Tutto questo indica che lo Spirito di Cristo si espande ovunque attuando la salvezza. Oggi, l’ascolto degli” Atti” coglie il realizzarsi ” l’evento costitutivo della futura Chiesa. Si adiempie, cioè, la promessa di Gesù nel compiersi del giorno“.

    E nella lettera di Paolo ai Romani ( 8,8-17) troviamo la varietà delle forme con le quali lo Spirito di Cristo, si effonde nel cuore dell’uomo.

    E il detto di Cecco Angiolieri: “Se fossi foco arderei lo monno”.

    BUONA FESTA

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  14. Roberto Tonini ha detto:

    16 giugno 2019

    SANTISSIMA TRINITA’

    GIOVANNI 16,12-15

    “Quando verrà lo Spirito di verità, egli ci guiderà alla verità tutta intera, perchè non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che avrà udito. Egli prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Pare possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

    (dal Vangelo)

    Conoscere Dio nella sua vita intima sarebbe impresa ardua e destinata al fallimento.

    Diventa una conoscenza possibile, studiando il collegamento che Dio ha avuto con la storia dell’uomo e ha con la sua storia; dove la verità trinitaria, prima di essere un problema, è essenzialmente una illuminazione, una luce che accompagna la nostra stessa esistenza di uomini cristiani.

    Paschal, che aveva tanto indagato il mistero di Dio, concludeva: “L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano”.

    Leggere, scoprire la luce del mistero trinitario nella storia, può portare, così, a prendere atto delle tappe che, di fatto, la rivelazione ha avuto.

    La rivelazione di Dio è stata progressiva, e ha assunto in se stessa,

    prima la lunga storia d’Israele,

    poi quella di Gesù di Nazareth,

    poi quella dello Spirito Santo (che dura ancora) donato al suo popolo.

    Javè–Dio dell’opera della Creazione, il Dio di Abramo, Mosè; Il Padre di Gesù.

    E’ questo il punto di partenza per riflettere sulla Trinità: “Dio, prima di noi” in cui si riassume la Rivelazione dell’Antico testamento. Dio–Padre, l’origine di ogni possibile cammino umano; che è sempre colui che ci previene. Colui che ci ha amati per primo; il fondamento di ogni coscienza e di ogni storia alla cui origine c’è sempre il suo amore.

    Quel Dio che, che è prima di noi, con l’Alleanza diventa anche Dio “avanti a noi”, nella forza di una promessa che produce il cammino di uscita da una terra di schiavitù, verso la libertà. Lui è davanti al popolo nel deserto; lo attira. lo precede, lo libera, e dietro di lui l’uomo trasforma se stesso e la storia, lo sostiene e lo guida verso di sè.

    Ma questo nome di Padre, timidamente accennato nell’ A.T. esplode pienamente nella Persona del Figlio–Gesù Cristo, nella parola e nel nome del Figlio che lui si dà, e questo, sia nel ritornello appassionato che egli continuamente ripete e ci insegna : il Padre mio e il Padre nostro.

    E’ nel Figlio Gesù. che il Padre ne fa il suo Tempio nuovo e definitivo- E’ Lui che ” ha posto la sua tenda in mezzo alle nostre.

    Ma proprio perchè è divenuto uno di noi, ha voluto passare. Ed è così che lo Spirito Santo viene a riempire lo spazio vuoto, dopo che il Padre e il Figlio, compiuto la rispettiva missione di Creatore e Redentore sono tornati in cielo.

    Ecco allora che la terza Persona può inserirsi nello spazio vuoto e compiere la sua missione che si concluderà con la fine del mondo.

    Lo Spirito, Dio come il Padre e il Figlio, ha la sua abitazione dentro di noi, nei nostri cuori.

    E’ lo Spirito in noi che rende presente il Padre e il Figlio.

    E’ Lui che crea in noi la Comunione, che supera tutte le divisioni, l’artefice dell’unità presente nella realtà del Corpo di Cristo, eucarestia e popolo in cammino, verso il compimento di tutta la storia.

    MA IL MISTERO RIMANE!

    Buona festa

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  15. Roberto Tonini ha detto:

    23 giugno 2019

    SANT.MO CORPO E SANGUE DI CRISTO /C

    Luca 9,11-17

    Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate sedere la folla per gruppi di cinquanta”. Così fecero. Allora egli prese cinque pani e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli, perchè li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

    (dal vangelo)

    Cristo viene presentato dalla liturgia come festa del suo Corpo e Sangue, dato all’umanità, come pane e bevanda di salvezza.

    Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino.

    Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna, il pane e il vino, il cibo e la bevanda.

    Essi non sono soltanto una risposta della” vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono la realtà materiale che assicurano la sopravvivenza fisica delle creature.

    Pane, vino e acqua rimandano a più alti valori; in tutte le creature sono simbolo di comunione, di amicizia di intimità.

    Senza questo cibo l’uomo si svuota internamente e si irrigidisce nella morte dell’indifferenza e della superficialità.

    Le altre due letture neotestamentarie svelano incece il significato del cibo offerto da Gesù, e…quale cibo!

    Attraverso l’Eucarestia il fedele entra in comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità e caducità (“Io lo risusciterò”)ed è inserito nel mistero della vita divina (” avrete in voi la vita”).

    Paolo, raccogliendo nella lettera ai Corinzi le dichiarazioni di Gesù a Cafarnao, formula, limpidamente, il senso di ogni celebrazione eucaristica, da quella che si svolgeva in Grecia, a quella che oggi si compie nelle nostre città o nei più minuscoli centri di abitazione.

    Attraverso il calice e il pane posti sull’altare Cristo comunica a noi il suo corpo, cioè la sua vita, il suo amore e la sua gloria.

    Cristo, non allontana mai: conosce la fame e la sete dell’uomo. Non è preoccupato di far bella figura, lo notiamo nel Vangelo di Luca con il brano odierno.

    In ogni situazione, Gesù prende a cuore le pene e le speranze dell’uomo e risolleva, ridà dignità, ridà valore e significatoa vivere di chi lo avvicina. Non svilisce, neanche giudica.

    Nel linguaggio profetico, egli è l’avvocato di chi non ha difensore; la forza dell’innocente, il vendicatore di chi subisce l’ingiustizia.

    Ma torniamo alle sollecitazioni della festa odierna dove Cristo si presenta come l’immagine del pane spezzato e del Sangue versato; si è spezzato la vita lottando contro lo spirito del male che degrada l’uomo e il mondo.

    Un richiamo per l’uomo di oggi che è chiamato a lavorare insieme, lottare insieme, pregare insieme. Uniti tra noi, ma anche solidali con chiunque lotta per la dignità della vita.

    Ogni uomo offeso, umiliato, è l’ostia di Cristo calpestata, dato che ogni sofferenza dell’uomo è pane della passione di Cristo.

    Dio non ci ha lasciato un segno della sua presenza corporea. Non è una festa facile, quella dell’Eucarestia. Già, l’uomo. carnale, si è scontrato con questa problematicità: ” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.

    Cristo risponde e offre la sua presenza nell’umile e fragile segno del pane eucaristico: “Questo è il mio corpo ” a condizione che, almeno, sperimentiamo, ogni giorno, come Israele nel deserto, la nostra fame e la nostra povertà.

    BUONA FESTA

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  16. Roberto Tonini ha detto:

    30 GIUGNO 2019

    XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

    Luca 9,51-62

    Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme…mentre andavano per strada un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”.

    Gesù gli rispose:

    “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi; ma il figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo”.

    Ad un altro disse: “Seguimi”.

    E costui rispose:” Signore concedimi di andare a seppellireprima mio padre”.

    Gesù replicò:”Lascia che i morti seppelliscano i morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”.

    Un altro disse: ” Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congeda da quelli di casa”

    Ma Gesù rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro è adatto per il regno di Dio”.

    (dal vangelo)

    Dopo una lunga pausa, determinata dai fatti straordinari delle feste del Natale-Pasqua-Ascensione-Pentecoste-SantissimaTrinita’-Corpus Domini, vi presentiamo il corso ordinario dell’ann-o liturgico: quello del ” Diventare profeta”, e quello di “seguireGesù.

    Questa Domenica ci propone due temi fondamentali: quello del ” diventare profeta e quello di seguire Gesù”: tenendo presente l’elemento che l’accomuna: Il profeta è tale nel suo tempo di fronte alle condizioni sociali, politiche, economiche vissute da lui e da coloro ai quali egli parla.

    Seguire Gesù, voleva signifcare accettare la sua missione sacrificando ogni altro impegno e continuare, nel tempo, il progetto redentivo della sua missione.

    Nella prima lettura della Domenica, troviamo la persona del profeta Elia, che invita i seguaci a continuare la battaglia contro l’ambiguità in cui era caduta la fede in Israele e li incoraggia ad avere anora fiducia e speranza, nonostante tutto

    Nel Vangelo osserviamo una ” mossa” di Gesù, quella” di mettersi in cammino con decisione verso Gerusalemme”, iniziando il suo grande viaggio che l’avrebbe portato alla Croce.

    Il signore non ha mai avuto esitazioni sulle sue scelte. Sapeva sin dall’inizio che cosa lo aspettava.

    Il viaggio è da poco iniziato, e il Signoreconosce, di nuovo, l’umiliazione del rifiuto. Rifiutato a Betlemme non c’era posto in alloggio; rifiutato a nazart dai suoi concittadini, rifiutato più tardi in gerusalemme dagli scribi e farisei che lo metteranno a morte: “Venne nella sua casa, ma i suoi non l’accolsero”, condannato a peregrinare sulla terra.

    E Gesù, rifiutato, andrà a bussare ad altre porte. Chi lo rifiuta non ha

    bisogno di essere castigato, si sacrifica da sè, in quanto si priva di Cristo …E chi metterà al posto di Cristo?

    La preoccupazione di Gesù non è quella di andare incontro alla sua morte, ma quella di avere dei seguaci decisi a continuare, nel tempo, la sua missione redentrice.

    Ma quante difficoltà, titubanze, rifiuti. E Lui cheaaa spiega ed esemplifica la volontà del discepolo.

    La campestre immagine dell’aratore che dietro ai suoi buoi tiene salda la mano su quel legno che dissoda la terra, esempio di continuità nell’andare sempre avanti, senza voltarsi a ciò che è stato ” arato”, ma andare avanti, continuare non come quei due uomini che Gesù chiama alla sua sequela, ma questi pongono condizioni, non mettono Gesù al primo posto, nè sentono l’entusiasmo di andare subito con lui.

    Evidente contrasto: Gesù dà tutto e subito, gli uomini no.

    Seguire Gesù è coinvolgersi con lui anche se non lo si comprende mai completamente. Chiunque cerca la posizione giusta verso la sua persona del Cristo deve sapere che il camminare non avrà mai sosta, che si è costretti a scegliere subito. Non c’è tempo di tornare a casa, nè per seppellire i morti, nè per salutare i vivi.

    (Espressioni che non vogliono significare insensibilità)

    Seguire Gesù richiede essere disposti a decisioni tempestive e radicali.

    ” Tu lascia quel mondo morto e finito e vanne ad annunciare uno nuovo . Tu che hai iniziato, non lasciarti prendere dalla nostalgia di contemplare il passato, guarda fisso avanti a te e …Continua” ( Un eremita)

    BUONA DOMENICA

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  17. Roberto Tonini ha detto:

    7 LUGLIO 2019

    XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

    Luca 10, 1-20

    Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro:” la messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perchè mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, non portate borsa, nè bisaccia, nè sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima, dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti tornerà su di voi. Restate in quella casa mangiando e bevendo di quello che hanno, perchè l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi verrà messo dinanzi, curate i malati e dite loro: E’ vicino il Regno di Dio”.

    . (dal vangelo)

    Il tema che domina la liturgia della Parola è quello della missione.

    Il profeta Isaia nella prima lettura (55,10-14) esplode con una ubriacatura di gioia e di godimento per il ritorno degli esuli rimpatriati in Gerusalemme: ” Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto”.

    Nella seconda lettura (Galati, 6, 14-18) abbiamo le conclusioni a cui è giunto il più grande missionario cristiano, Paolo, dopo una dura e dolorosa esperienza in Galazia.

    La conclusione per lui è che l’unico vanto che rimane ad un annunciatore di Cristo, non sono i suoi successi o le sue fatiche, ma unicamente la croce di Gesù, dalla quale, ( per altro, è stato indelebilmente segnato:

    ” Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo”.

    Il Vangelo propone la missione di Gesù, rispecchiata in quella dei discepoli attraverso la particolarità di Luca che, oltre a riportare l’invio dei dodici, narra nel brano quella dei settantadue discepoli dove, secondo Luca, pone in evidenza l’urgenza della missione e la vastità di essa, esperienza viva e aquisita al seguito di Paolo.

    Tuttavia, egli sa che tutto dipende dal padrone della messe, al quale si può chiedere, con fiducia, il personale necessario.

    A proposito della missione, si possono ricavare dal Vangelo due caratteristiche.

    La prima è la radicale povertà richiesta ai missionari, dove, al contrario sembrerebbe indispensabile essere molto attrezzati per affrontare viaggi e per garantire successo all’annuncio.

    Ma, nell’ottica di Gesù, vale, al contrario, l’opposto. L’unica forza della missione è Gesù stesso con i suoi doni di cui arricchisce i suoi inviati: la pace, la possibilità di compiere sintomi chiari già della presenza del Regno, come anche a fare nostro lo stile con cui Gesù stesso vuole anche che sia compiuto.

    Così, tutto quello che gli uomini sono portati a ritenere irrinunziabile, diventa una zavorra da cui liberarsene assolutamente.

    L’unica forza della missione è Gesù stesso con i doni di cui arricchisce i suoi inviati.

    Il missionario non è un operaio abbandonato a se stesso, ma il coltivatore alle dipendenze di un Signore interessato a garantire il raccolto.

    Paolo ci dice che “ Noi abbiamo questo tesore in vasi di creta, perchè appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”.
    BUONA DOMENICA

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