20 GENNAIO 2019 II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C Giovanni 2,1-12 Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

20  GENNAIO 2019

  II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Giovanni 2,1-12

Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose:” Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La Madre disse: “ Fate quello che vi dirà…”Gesù disse:”Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro disse allo sposo:” Tutti servono da principio il vino buono e quando sono un po’  brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi segni (miracoli) in Cana di Galilea”.

                                                                       (dal Vangelo)

E’ estremamente significativo che il primo miracolo di Gesù sia un miracolo effettuato perchè ” la festa continui”.

Non c’è necessità che l’acqua diventi vino, se non quella che nasce dal desiderio di contribuire alla festa degli uomini.

Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, il desiderio di una  festa senza fine, che abita da sempre il cuore di ogni persona che viene al mondo?

Ecco, allora, che Gesù fa questo miracolo, quasi spinto dalla Madre Maria che comprende il problema degli sposi e che desidera che la festa degli amici continui…Egli lo fa proprio  per esprimere tutto il desiderio di Dio: ed è quello che l’umanità goda fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato perchè lo  leggano come dono, prima che considerarlo come una fatica e un compito.

Lo spazio di Dio è lo spazio della festa, cioè della vita, che splende nella Comunione piena tra gli uomini, che sanno che il bello della vita sta nelle relazioni amichevoli e fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.

L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa…L’acqua è il bisogno di bere per non morire.

Il vino è desiderio di gioia … è cuore che si riscalda, è vita che riprende colore; dice  occhi che vedono la vita sotto il segno di una benedizione, con la promessa di una felicità che non finisce.

Occorre a questo punto ricordare che il contesto del  miracolo non è una festa qualsiasi:  E’ UNA FESTA DI NOZZE.

L’amore tra l’uomo e la donna è segno grande della benedizione di Dio, ed è il modo più concreto con il quale Gesù si fa presente nella vita dei suoi figli: come amore che unisce, come comunione che interrompe la solitudine e apre il cammino ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.

Tutte le volte che un uomo e una donna si assumono la responsabilità di vivere il loro amore come una chiamata ad uscire dal proprio sè per incontrare davvero l’altro e sposare il loro desiderio di vita, e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza: è allora che l’unione delle due vite, diventa una BENEDIZIONE DI DIO.

Anche quando nel matrimonio viene a mancare qualche elemento qualificante, non si drammatizzi.  Si confidi in Maria, e tutto si può acquistare.

Gesù inizia la sua vita di apostolato partecipando ad una festa di nozze, perchè, solo se si evangelizza la famiglia, si salva il mondo!!!

BUONA DOMENICA

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13 GENNAIO 2019

 BATTESIMO DEL SIGNORE /C

Luca 3,15-22

Giovanni disse a tutti: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando fu battezzato tutto il popolo e mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo,stava in preghiera, il cielo si aprì e stava su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo:“Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

                                                                                              (dal Vangelo)

                                                                                                

Il battesimo è un momento decisivo nella vita di  Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti, più importante della prima.

Anche il Battesimo del Cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

Nel battesimo, Gesù fa una scelta: va a confondersi con i peccatori.

Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile, così,  come noi esitiamo a metterci pubblicamente a  fianco di uomini o donne di cattiva fama; dobbiamo salvaguardare la nostra reputazione.

Gesù compie il suo gesto con la massima naturalezza, anche se Giovanni protesta, mentre Gesù ordina di procedere e non esita a collocarsi tra i peccatori.

Da questo momento appartiene a loro, anche se ciò gli attirerà critiche e calunnie.

Ci possiamo domandare, anche noi, il perchè del suo agire,  ricevendo subito la spiegazione da parte dell’Evangelista: ” Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

Gesù è in queste parole: ” Agnello”, che secondo una traduzione più precisa ci fa capire: ” che prende su di sè”, il peccato del mondo.

La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano del Padre riceve la solenne approvazione dall’alto: ” Il cielo si apre, scende lo Spirito, si ode la voce del Padre”.

A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori mettendosi alla loro guida per condurli alla purificazione e alla salvezza.

Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia.  A poco a poco , la folla lo assorbe.

     GESU’ E’ UNA  VITA PER GLI ALTRI!

Ecco quello che avviene nel nostro Battesimo.

Il Battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a  figli ottenutaci dal Figlio.

Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino c’è, e alla sera è avvizzita.

Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice il profeta Osea: ” Dio si  china e ci solleva alla sua guancia,  come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare”.

Questa è la natura della paternità di Dio.

BUONA DOMENICA

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Giotto, Adorazione dei Magi. Cappella degli Scrovegni – Padova

6 GENNAIO 2019

 EPIFANIA DEL SIGNORE /C

 Matteo 2, 1-12

 Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode.

Anche i Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…”

Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e prostratisi, lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

                                                                                              (dal Vangelo)

Giorno di manifestazione.

Luminosa manifestazione di Dio all’uomo che ha nella incarnazione la sua più piena espressione e nella Chiesa il suo prolungamento che rivela, nel tempo, la salvezza all’intera umanità.

Prima gli Angeli, poi i pastori, poi i Magi.

Dall’annuncio alla manifestazione:”Abbiamo visto la stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore”.

Come i Magi, anche noi siamo abbagliati dalla luce di Cristo. Siamo stati attratti dal mistero della sua nascita umile e silenziosa.

L’Epifania del Signore è la festa dell’universalità della salvezza. Cristo è venuto in mezzo a noi, e si è fatto nostro fratello per salvare l’uomo e tutti gli uomini.

La liturgia di questa grande solennità  è carica di significati spirituali. Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro. Cristo luce delle genti.

A muovere e a guidare i Magi è una stella che indica in modo preciso il percorso da seguire. ” La stella diventa perciò sempre più simbolo del re messianico e l’Apocalisse chiama “Cristo” la stella del mattino” (Ravasi).

Questo ci fa capire come, molte volte, più che inseguire noi la verità, è la verità ad inseguirci. Certo ci dev’essere in noi almeno una scintilla di desiderio, di ricerca, di voglia di verità.

Giustamente Platone diceva:” Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.con la nostra intelligenza

Tuttavia, non  siamo noi a conquistare la verità con la nostra intelligenza è lei a mettersi sulla nostre strade; forse anche deviate, a presentarsi davanti a noi, a conquistarci.

Quando trovarono Gesù, i Magi si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i loro doni… Anche noi dobbiamo arrivare là. E’ là davanti a Cristo che possiamo trovare quello che cerchiamo.

Picasso diceva.”Io non cerco, trovo”.

La grazia ci precede e ci accompagna; basta avere occhi puri e semplici per riconoscerla…

Jean Costeau diceva: “Prima trovare. Poi cercare”.

La via dei Magi è la via delle genti.

Tutte le strade, dunque, siano aperte verso il Signore. I Magi sono i protagonisti della ricerca senza sosta, della ricerca in concreto. Dio non è astratto, Egli è Persona ed è nascosto nell’uomo, specie in quello più diseredato e povero.

E Pasolini, (citato  da Ravasi) nella lirica Maria si chiedeva:”O gioia, gioia, gioia…

C’è ancora gioia in quest’umida notte preparata per noi?” 

Una risposta da S. Paolo a Pasolini e …a tutti noi:

” Se lo cercate, si lascerà trovare”.

BUONA FESTA

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Autore ignoto. Mater boni consilii
Santuario della Madonna del Buon Consiglio, Genazzano – Roma

I° GENNAIO 2019

 SOLENNITA’ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO /C

L’immagine che proponiamo oggi, primo giorno dell’anno 2019 ha una dedica molto significativa ed opportuna: “Madre del Buon Consiglio”  che è venerata nel Santuario di Genazzano (Roma) e, della quale, ricorrono in questo anno i suoi 550 anni di apparizione sul muro di una costruenda chiesetta, voluta da una donna ( la beata Petruccia).

La provenienza dell’immagine è avvenuta il 25 Aprile del 1467 e precisamente da  Scutari  di Albania. Il Papa leone XIII ha inserito nelle litanie della Madonna l’invocazione da lui stesso pensata di ” Mater Boni Consilii”.

Ora qual è quella persona che nei suoi giorni non ha bisogno di Consiglio dall’Alto?…

 Torniamo, ora, alla festa odierna.

Primo giorno dell’ ANNOFesta di Maria, Madre di Dio;  Giornata della PACE.

Cercheremo di collegare le tre ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono e quindi costruire la pace come comunione fondata sulla logica del dono.

 IL Nuovo Anno si apre con una Benedizione, concepita come una comunicazione di vita da parte di Jahweh.

 Con la vita provengono la forza, la conoscenza, la libertà, e insieme tutte le qualità umane con cui il nostro essere  potrà e dovrà operare.

 Il I° Gennaio ha come punto di riferimento il grande evento degli otto giorni dalla nascita del Redentore, colui che ci ha portato in  dono una vita che non si spegnerà con la morte fisica. Il nostro spirito è simile a quello di Dio e, dato che Dio è eterno, noi parteciperemo di quella eternità che, “come un regalo”, ha voluto che anche noi ne fossimo partecipi. 

Per questo è indispensabile sapersi fermare nella  corsa affannosa di un vivere senza senso. E’ indispensabile riscoprire nei gesti di Maria e dei pastori i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita quali: essere capaci di stupore, conservare,  meditare nel cuore gli avvenimenti, andare senza tentennamenti, glorificando e lodando Dio.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli, costruendo la pace che è: comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso; la pace è possibile.

L’uomo ha bisogno di aprirsi senza paure al BAMBIN0, accanto a MARIA E GIUSEPPE.

Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, magnificare e lodare Dio in tutte le sue creature con un cuore” tanto puro da abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

Con L’AUGURIO di un FELICE ANNO NUOVO,

saluto tutti con la BENEDIZIONE DEL SIGNORE.

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30 Dicembre 2018

 SANTA FAMIGLIA DI GESU’- GIUSEPPE – MARIA /C

LUCA 2, 41-52

“I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua…

Ma trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo…Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.

A vederlo rimasero stupiti, e sua madre gli disse:”Figlio perchè hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo”. Ed egli rispose loro:” perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

 Due sono i termini della nostra riflessione:

 a) La sacralità della famiglia.

 b) La visita al tempio di Gerusalemme.

Nella prima parte notiamo la storia di una famiglia esule immersa nel dimenticatoio dei “poveri che non fanno e non hanno notizia”. Gesù ha ormai dodici anni, età in cui gli veniva riconosciuta” la pienezza della responsabilità nei confronti della Legge e della Religione e dove Gesù rivelerà la sua autentica realtà di Maestro e di Figlio” (Ravasi).

Ma Gesù e i suoi genitori sono, purtroppo dei semplici profughi, appartenenti a quella catena illimitata di vittime che percorrono terre inospitali, città estranee e ostili: Betlemme- Egitto-Nazareth è stata la parte geografica dove si è mosso il Figlio di Dio.

Egli entra nel mondo da emarginato, assapora l’esilio in tutta la sua umiliazione da extra comunitario.

Tuttavia è protetto dall’amore della famiglia…”Prendi il Bambino e sua madre”.

Qui sta l’essenza:un padre( Giuseppe)che deve proteggere e partire per salvare la sua famiglia; una madre ( Maria)  che per amore del figlio accetta l’esilio, e un bimbo (Gesù): la famiglia non può dividersi.

Certo, non immaginiamoci il quadretto idilliaco della famiglia che lotta, che soffre, che gioisce. La  famiglia,  ogni famiglia è un mistero; un mistero di creature che si amano, che vivono insieme, che condividono i giorni gioiosi della serenità e i difficili giorni dell’incomprensione e della sofferenza.

L’esperienza della famiglia di Nazareth è quindi una proposta non solo alle famiglie in generale, ma anche ai cristiani non sposati che vogliono vivere spiritualmente un clima familiare.

Occorre non sciupare l’amore, è la cosa più dolce, più divina che Dio ci abbia dato,  perchè: DIO E’ AMORE!

 

  1. b) La Visita al Tempio di Gerusalemme

La visita annuale al Tempio, che viene compiuta ogni anno dalla famiglia ebrea, avviene una sorpresa. Gesù manca da tre giorni e i genitori angosciati lo hanno ricercato per ogni dove in Gerusalemme.

Maria vuole di nuovo tornare al Tempio, forse il figlio si sarà smarrito, l’ansia è al colmo. Visita i vasti e piccoli ambienti e…con sorpresa vede il figlio Gesù che sta parlando e interrogando i Sapienti del tempio.

Maria, come qualsiasi altra madre, chiede”spiegazione” del perchè si è comportato in tale maniera.

Gesù rispondendo alla madre spiega che Lui è venuto nel mondo per compiere una missione voluta dal Padre; i genitori non compresero le sue parole: “E tornò a Nazareth e stava loro sottomesso”.

Rimasero nella mente di Maria le parole dette da Gesù fino all’assimilazione e alla comprensione del significato.

Gesù voleva far intendere che nulla viene tolto alla sua famiglia circa il rispetto, l’amore che un figlio deve avere; ma che Lui proviene da un’altra famiglia, quella di Dio. Al Padre  è dovuta l’obbedienza e l’amore a tutti i livelli.

Per terminare, una riflessione sulla famiglia dal libro dei Proverbi ( A.T.) 17,1-

” Meglio un pezzo di pane secco e la serenità, che una casa dove si banchetta splendidamente e…si litiga”.

BUONA DOMENICA

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Gentile da Fabriano – Pala particolare della Natività, Galleria degli Uffizi, Firenze

25  DICEMBRE  2018

 SOLENNITA’ del  NATALE del  SIGNORE /C

GIOVANNI 1,1 – 18

“IL VERBO SI E’ FATTO CARNE

E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”

                                                                                               (dal Vangelo)

Il Natale non ammette mediocrità di sentimenti.

Il Natale è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e pensosa.

La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. Mentre la nostra società rischia di renderlo una grande fiera dello spreco e del superfluo. E così, il vero Natale, si rattrappisce e perde il suo significato più vero.

Il Natale è profondamente umano.

E’ un momento misteriosamente sacro. E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita, la sua coscienza, la sua essenza, il suo destino.

Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale.

La meraviglia è una caratteristica del Natale: siamo sorpresi! Siamo incantati!

E’ necessario sostare davanti al presepio e al Vangelo del Natale in silenzio; meditare e far cantare nell’anima lo stupore per un Dio, che  per amore diventa Uomo.

Non si tratta solo di vedere, ammirare, commuoversi, ma di riflettere…e di pregare!

E’ questo il mistero luminoso del Natale: è un esercizio benefico che tutti dovremmo fare per purificare lo spirito.

Il Natale ci dà motivo di riscoprire le ragioni per cui la vita è bella e può , essere, anzi deve essere felice.  Felice per ciò che essa è, e che ci lascia sperare.Il Natale ha un suo contenuto segreto, che è lasciato scoprire solo a chi ha lo sguardo di poeta.

La poesia diventa un antidoto alla superficialità, e ci mostra quanto siano grandi le nostre possibilità e quanto immenso il mistero che ci circonda e ci supera.

A Natale, ognuno deve poter dire: Cristo è venuto per me, proprio per me…

Dio è venuto al mondo per incontrarsi con me, per visitare me, per salvare me.

Il Natale è questo prodigio; è questa meraviglia.

Ritornano alla mente le parole di Paschal:  ” Gioia, gioia, gioia: lacrime di gioia!”.

 A Natale Cristo è il centro , anzi è il CUORE!

Cristo è la verità che cerchiamo.

Cristo è la vita di cui abbiamo bisogno!

 L’augurio migliore di BUON NATALE che con affetto rivolgo a tutti voi sia anche quello di riscoprire la grande verità del Natale.

Tanta salute e serenità!!!

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23 DICEMBRE 2018

 IV DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 1,39 – 48

 “…appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:”Benedetta  tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta al mio orecchio, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo, E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore…”.

                                                                       Dal Vangelo)

Alle soglie del Natale è la Madre del Signore che ci viene incontro sullo sfondo di un villaggio anonimo della “montagna di Giuda” identificato dalla tradizione cristiana in Ain Karim ( la fonte della vigna), a pochi chilometri da Gerusalemme.

Maria ci viene incontro con le parole stupende del suo Cantico, il “Magnificat”, celebrazione del Dio dei poveri, degli ultimi, degli oppressi.

Ma nel brano odierno c’è un’altra figura ed è Elisabetta, incinta di Giovanni. E’ lei a costruire con le parole del suo canto il ritratto più vivo di Maria.

Ed è su queste parole che porremo la nostra attenzione.

A queste parole si associa già il Battista col suo sussulto nel grembo della madre.

E’ un canto ” profetico” quello di Elisabetta; infatti Luca sottolinea che essa ” fu piena di Spirito Santo”.

Il canto si apre con una ” benedizione” mariana che è entrata nell’Ave Maria: ” Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”!

Elisabetta celebra la maternità divina di Maria come segno più alto della “benedizione” di Dio, cioè della sua presenza operante in mezzo a noi e all’interno della nostra storia.

Per la Bibbia la benedizione si rivela soprattutto nella fecondità e nella vita; in Maria appare la vita per eccellenza che cancella l’aridità e la morte.

Il titolo che Maria riceve da Elisabetta” Madre del mio Signore” è senz’altro il più alto e il più vero, come si dichiarerà nel Concilio di Efeso del 431.

Sant’Ambrogio scriveva: ” Maria, non è Dio nel  tempio, ma il tempio di Dio”.

Se ci pensiamo bene, tutto lo spirito del Natale è racchiuso nella piccolezza, nella semplicità, nella modestia.

Siamo noi, purtroppo, che abbiamo sommerso la semplicità del  Natale sotto una montagna di cose inutili…E, invece, dovremmo capire che possiamo incontrare Cristo solo sulla strada dell’umiltà.

 Concludiamo riflettendo quanto dice un saggio:Sii modesto: molto è stato fatto prima che tu nascessi!…L’universo non sa neppure che esisti!… Rilassati! “.

BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

 III DOMENICA DI AVVENTO /C

Luca 3,10-18

“Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”.Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”….”Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me,…costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula brucerà con fuoco inestinguibile”…

                            (Dal Vangelo)

Proveniente dal deserto, la liturgia di questa domenica inquadra Giovanni Battista, l’uomo forte, che  scassa    la terra arida, e annuncia la gioia che è “il gigantesco segreto dell’uomo e di coloro che lo seguiranno: “GESU’ CRISTO”.

Domenica “Gaudete“! La tristezza aveva chiuso le porte del cielo, la gioia le spalanca, perchè il Bambino che ci prepariamo ad  accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere ( e continua a nascere).

Egli continua a venire” per non lasciarti cadere le braccia, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per portare la gioia ai poveri” Sofonia (prima lettura della celebrazione).

E allora convinciamo noi stessi che ” gioia” è vivere con la serenità di una buona coscienza.

Scriveva Bernanos: “Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi”. E ancora il famoso filosofo ateo diceva:” Per convincermi a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, che avessero un volto più gioioso.( Nietzsche)

Questa la caratteristica dell’attuale III domenica di Avvento, che ha invitato ad attendere con gioia il Bambino a Natale.

Nel VANGELO appare un problema che si poneva a tutti i ceti del popolo ebraico…

Rivolgendosi  al grande protagonista dell’Avvento, Giovanni Battista, e domandano: “Che cosa dobbiamo fare?.

La stessa richiesta si pone, talvolta, anche a noi e molto spesso la liquidiamo rimettendo il tutto, in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

La risposta del Battista è semplice: “ Fate il vostro mestiere con giustizia”. Continuate a vivere nell’autenticità, carità e sensibilità, verso l’altro. Ogni categoria si comporti con gentilezza verso tutti.

ASCOLTARE,  prima di giudicare.

 RIFLETTERE, prima di parlare…

Essere fedeli ai nostri principi religiosi.

Chiudere le orecchie ai pettegolezzi!

Essere onesto nel lavoro.

 Aiutare gli altri…

Insomma sappiamo bene quale deve essere il proprio stile di vita. Perchè sapere quello che bisogna fare e non farlo,  è la più grande delle vigliaccherie.

Il senso delle risposte di Giovanni Battista sono l’unica vera via per incontrare il Bambino che rinnova la sua visita per il Natale, riempiendoci di gioia.

Si può notare, anche, come Giovanni, non impone il suo proprio modo di vivere, non esige  fughe dal mondo. Tutti possono restare dove sono.  Per riconoscere il Cristo che verrà, si esige soltanto una limpidezza di vita interiore ed esteriore.

E con una frase molto delicata dello scrittore francese Ernesto Hello: “La gioia è  come il profumo di Dio, sentito nell’anima”.

 Che quel profumo si diffonda anche su ciascuno di noi!

BUONA DOMENICA

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Tiziano Vecellio, San Giovanni Battista (particolare), 1542, Gallerie dell’Accademia Monastero di Bose

9 DICEMBRE 2018

II DOMENICA DI AVVENTO /C

 Luca 3,1-6

 Nell’anno XV dell’imperio di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto…Come è scritto nel libro del profeta Isaia…”Voce  di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri: ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato”.

                  (Dal Vangelo)

 

Il “ritorno della  Parola di Dio nella storia” in un momento molto concreto e in una regione bene individuata, attraverso una persona ben precisata, è l’insegnamento del Vangelo di questa Domenica.

Fanno riferimento e da sostegno a questa impostazione, la prima e la seconda lettura della celebrazione.

Il profeta Baruc  prevede “a nuova Gerusalemme  (la Chiesa) dove i suoi figli riuniti  da occidente a oriente, attorno alla Parola del Santo esultando  per il ricordo di Dio”.

E’ un popolo che,faticosamente si va ricostruendo come CHIESA del Signore intorno alla sua Parola e nella memoria collettiva di una storia intessuta da interventi salvifici di Dio.

Sperare non significa solo appoggiarsi a Dio e attendere un futuro, significa anche saper leggere all’interno degli eventi, quale forma la nostra storia preveda il disegno di Dio nel cammino della vita.

Per PAOLO: attendere il giorno del re Signore, significa: fiducia e disponibilità per diffondere la parola di Dio, che è motivo di gioia e di speranza. La salvezza continua ad operare dentro la storia e dentro di noi: Dio non lascia a metà ciò che inizia e la porta a compimento.

Occorre disponibilità per cooperare alla diffusione delle verità che sono vive e vere nel Vangelo.

La vita cristiana si avvera in una continua crescita in quello che è parte fondamentale: la carità, l’amore che si accompagna al discernimento in modo che: ” Sappiate ciò che è opportuno fare”.

Nel brano del VANGELO di Luca, leggiamo una introduzione storica:

da secoli la parola profetica taceva in Israele. Ma ecco che, all’improvviso irrompe lo spirito profetico in Giovanni Battista…Una sorpresa e una grazia.

E’ la sua, una parola urgente, nuova ( per questo richiede subito dopo l’annuncio la conversione) e, insieme fedele a se stessa per ricordare le promesse fatte.

La Parola di Dio che torna a risuonare in mezzo al popolo, annunzia l’imminenza del compimento, indicando tre caratteristiche :

  1. a) l’evento salvifico di Dio è situato nella storia di Israele e del mondo.
  2. b) E’ universale, offerto ad ogni uomo e ad ogni tempo.
  3. c) Occorre saperlo riconoscere e accoglierlo.

Già il profeta Isaia parlava di  “preparare la strada”.

Il mio augurio per tutti voi, riporta quello di S. Paolo. “Il Signore vi faccia crescere nella conoscenza e nel discernimento, perchè possiate distinguere sempre ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili”.

Dice Maurice Zundel: “Che Dio appare quel tanto, che lo lasciamo trasparire”.

BUONA DOMENICA

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8 dicembre 2018

 SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  DELLA BEATA VERGINE MARIA  /C

Luca, 1,26-38

In quel tempo, L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio, in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te.”A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Alora Maria disse all’angelo: ” Come avverrà questo, perchè non conosco uomo?” Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la patenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà si chiamerà santo e  sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta,tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio.

Allora Maria disse: ” Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

                                                                        (Dal Vangelo)

Il concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza, dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che avrà in Cristo il capo e il modello.

Maria, pertanto non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali, quelle cose di cui finora si è parlato e sperato. Ella è già una realtà. E’ una nuova creatura. Lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere, ma che in realtà non lo è stato.

La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire” Sì”, la sua disponibilità alla sua cooperazione con Dio, fanno di lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della Creazione,  prima del peccato: umile e grande, padrona della creazione, ma rispettosa della sovranità del Creatore.

Maria si distinguerà dall’antica Eva, che abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria, al contrario, abbandonerà la propria strada per seguire quella indicatale da Dio; ed è in questo il senso delle parole di Elisabetta: “Beata Colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stto detto da parte del Signore.

Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria e da lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle sacre scritture: ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perchè hai trovato grazia presso Dio”. Dio è con Maria, come era stato con Abramo Isacco e Giacobbe e altri profeti ma è soprattutto con Maria perchè sarà Madre dell’Emmanuele.

In Gesù, che nascerà da Maria come vero Uomo e vero Dio, si realizzerà l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, rendendolo suo amico e…in attesa di quella”intima” divina presenza che costituirà la futura beatitudine.

 BUONA FESTA

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2 dicembre 2018

 I DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 21,25–36

“Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore el mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che accadrà sulla terra. Le potenze dei cieli saranno infatti sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al  Figlio dell’uomo”.

                                                       (Dal Vangelo)

E’ questa la prima parte del nuovo anno liturgico -C- che ha inizio con il nome di “AVVENTO” venuta, attesa del Redentore (NATALE).

Durante quest’anno  liturgico avremo Luca come Evangelista.

Il periodo dell’AVVENTO è il tempo della preparazione al Natale in cui si celebra  la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini ed è anche il tempo in cui tramite questo ricordo l’umanità si orienta verso l’attesa della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.

Perciò l’Avvento è incentrato sul tema della speranza cristiana che determina l’atteggiamento dei discepoli di Cristo riguardo al futuro e che per vivere abbiamo bisogno di credere che la vita ha un senso.

Così inguadrando i requisiti dell’AVVENTO, non ci resta che seguire la parola di Dio, presentataci dalla liturgia, che ci facilita la nostra preparazione, in vista del Santo Natale: ” Alzatevi, state bene attenti…Vegliate e pregate”.

Iniziamo con i versetti del profeta Geremia (A.T.) che fanno parte di una raccolta di “oracoli messianici”. Il senso di quello odierno, si incentra sulla promessa e sulla irruzione certa della giustizia di Dio in un mondo caratterizzato “dall’ingiustizia” , e a questo tipo di mondo, il profeta vede il futuro come il superamento dei mali presenti.

Così, il nodo centrale dell’Avvento cristiano sarà l’annuncio caratterizzato dalla giustizia di Dio, che non è legata ai parametri dell’uomo ma a quelli imprevedibili di Dio.

Gesù è colui che realizzerà l’oracolo di Geremia e mostrerà attraverso quale strada si possono incarnare nel mondo dell’uomo.

Da qui la vigilanza e l’attenzione a non aggiustare il messaggio del proprio Maestro e a non ridurlo troppo a misura delle proprie corte misure.

  1. Paolo ci suggerisce la via da percorrere durante questo tempo di attesa: deve impegnarci a tutta prova , nella carità fraterna esercitandola senza riserve e senza preclusioni. Non cedere a facili compromessi e cadere nello sconforto che può seguire agli insuccessi.

Il Vangelo  di oggi, non invita ad uno scoraggiamento, ma ad un incessante spinta alla perseveranza. Tutto ciò che esiste: noi, il mondo, la chiesa, sono indirizzati ad un interrogativo:la fine di ogni cosa esistente, quando avverrà?

Il Vangelo indica che Dio è all’opera; che in questo mondo destinato alla rovina c’è la certezza, la speranza di un’alternanza radicalmente nuova.

Quale pertanto l’atteggiamento del credente di fronte a queste previsioni? Non certamente quello di una psicosi della fine, ma di una ”  perseveranza” nella Parola con cui verrà salvata la nostra vita.

2. Agostino ci invita a sperare anche se con tanti segni negativi:

” Se i tempi sono cattivi, viviamo bene ed essi diventeranno buoni”.

 BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

III DOMENICA DI AVVENTO / C 

Luca 3,10-18″

Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”

 

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  1. Granocchiaio ha detto:

    2 dicembre 2018

    I DOMENICA DI AVVENTO /C

    LUCA 21,25–36

    “Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore el mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che accadrà sulla terra. Le potenze dei cieli saranno infatti sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina.

    State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

    (Dal Vangelo)

    E’ questa la prima parte del nuovo anno liturgico -C- che ha inizio con il nome di “AVVENTO” venuta, attesa del Redentore (NATALE).

    Durante quest’anno liturgico avremo Luca come Evangelista.

    Il periodo dell’AVVENTO è il tempo della preparazione al Natale in cui si celebra la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini ed è anche il tempo in cui tramite questo ricordo l’umanità si orienta verso l’attesa della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.

    Perciò l’Avvento è incentrato sul tema della speranza cristiana che determina l’atteggiamento dei discepoli di Cristo riguardo al futuro e che per vivere abbiamo bisogno di credere che la vita ha un senso.

    Così inguadrando i requisiti dell’AVVENTO, non ci resta che seguire la parola di Dio, presentataci dalla liturgia, che ci facilita la nostra preparazione, in vista del Santo Natale: ” Alzatevi, state bene attenti…Vegliate e pregate”.

    Iniziamo con i versetti del profeta Geremia (A.T.) che fanno parte di una raccolta di “oracoli messianici”. Il senso di quello odierno, si incentra sulla promessa e sulla irruzione certa della giustizia di Dio in un mondo caratterizzato “dall’ingiustizia” , e a questo tipo di mondo, il profeta vede il futuro come il superamento dei mali presenti.

    Così, il nodo centrale dell’Avvento cristiano sarà l’annuncio caratterizzato dalla giustizia di Dio, che non è legata ai parametri dell’uomo ma a quelli imprevedibili di Dio.

    Gesù è colui che realizzerà l’oracolo di Geremia e mostrerà attraverso quale strada si possono incarnare nel mondo dell’uomo.

    Da qui la vigilanza e l’attenzione a non aggiustare il messaggio del proprio Maestro e a non ridurlo troppo a misura delle proprie corte misure.

    Paolo ci suggerisce la via da percorrere durante questo tempo di attesa: deve impegnarci a tutta prova , nella carità fraterna esercitandola senza riserve e senza preclusioni. Non cedere a facili compromessi e cadere nello sconforto che può seguire agli insuccessi.
    Il Vangelo di oggi, non invita ad uno scoraggiamento, ma ad un incessante spinta alla perseveranza. Tutto ciò che esiste: noi, il mondo, la chiesa, sono indirizzati ad un interrogativo:la fine di ogni cosa esistente, quando avverrà?

    Il Vangelo indica che Dio è all’opera; che in questo mondo destinato alla rovina c’è la certezza, la speranza di un’alternanza radicalmente nuova.

    Quale pertanto l’atteggiamento del credente di fronte a queste previsioni? Non certamente quello di una psicosi della fine, ma di una ” perseveranza” nella Parola con cui verrà salvata la nostra vita.

    2. Agostino ci invita a sperare anche se con tanti segni negativi:

    ” Se i tempi sono cattivi, viviamo bene ed essi diventeranno buoni”.

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  2. Granocchiaio ha detto:

    9 DICEMBRE 2018

    II DOMENICA DI AVVENTO /C

     Luca 3,1-6

     Nell’anno XV dell’imperio di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto…Come è scritto nel libro del profeta Isaia…”Voce  di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri: ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato”.

                      (Dal Vangelo)

     

    Il “ritorno della  Parola di Dio nella storia” in un momento molto concreto e in una regione bene individuata, attraverso una persona ben precisata, è l’insegnamento del Vangelo di questa Domenica.

    Fanno riferimento e da sostegno a questa impostazione, la prima e la seconda lettura della celebrazione.

    Il profeta Baruc  prevede “a nuova Gerusalemme  (la Chiesa) dove i suoi figli riuniti  da occidente a oriente, attorno alla Parola del Santo esultando  per il ricordo di Dio”.

    E’ un popolo che,faticosamente si va ricostruendo come CHIESA del Signore intorno alla sua Parola e nella memoria collettiva di una storia intessuta da interventi salvifici di Dio.

    Sperare non significa solo appoggiarsi a Dio e attendere un futuro, significa anche saper leggere all’interno degli eventi, quale forma la nostra storia preveda il disegno di Dio nel cammino della vita.

    Per PAOLO: attendere il giorno del re Signore, significa: fiducia e disponibilità per diffondere la parola di Dio, che è motivo di gioia e di speranza. La salvezza continua ad operare dentro la storia e dentro di noi: Dio non lascia a metà ciò che inizia e la porta a compimento.

    Occorre disponibilità per cooperare alla diffusione delle verità che sono vive e vere nel Vangelo.

    La vita cristiana si avvera in una continua crescita in quello che è parte fondamentale: la carità, l’amore che si accompagna al discernimento in modo che: ” Sappiate ciò che è opportuno fare”.

    Nel brano del VANGELO di Luca, leggiamo una introduzione storica:

    da secoli la parola profetica taceva in Israele. Ma ecco che, all’improvviso irrompe lo spirito profetico in Giovanni Battista…Una sorpresa e una grazia.

    E’ la sua, una parola urgente, nuova ( per questo richiede subito dopo l’annuncio la conversione) e, insieme fedele a se stessa per ricordare le promesse fatte.

    La Parola di Dio che torna a risuonare in mezzo al popolo, annunzia l’imminenza del compimento, indicando tre caratteristiche :

    a) l’evento salvifico di Dio è situato nella storia di Israele e del mondo.
    b) E’ universale, offerto ad ogni uomo e ad ogni tempo.
    c) Occorre saperlo riconoscere e accoglierlo.
    Già il profeta Isaia parlava di  “preparare la strada”.

    Il mio augurio per tutti voi, riporta quello di S. Paolo. “Il Signore vi faccia crescere nella conoscenza e nel discernimento, perchè possiate distinguere sempre ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili”.

    Dice Maurice Zundel: “Che Dio appare quel tanto, che lo lasciamo trasparire”.

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  3. Roberto Tonini ha detto:

    16 DICEMBRE 2018

    III DOMENICA DI AVVENTO /C

    Luca 3,10-18

    “Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”.Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”….”Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me,…costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula brucerà con fuoco inestinguibile”…

    (Dal Vangelo)

    Proveniente dal deserto, la liturgia di questa domenica inquadra Giovanni Battista, l’uomo forte, che scassa la terra arida, e annuncia la gioia che è “il gigantesco segreto dell’uomo e di coloro che lo seguiranno: “GESU’ CRISTO”.

    Domenica “Gaudete“! La tristezza aveva chiuso le porte del cielo, la gioia le spalanca, perchè il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere ( e continua a nascere).

    Egli continua a venire” per non lasciarti cadere le braccia, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per portare la gioia ai poveri” Sofonia (prima lettura della celebrazione).

    E allora convinciamo noi stessi che ” gioia” è vivere con la serenità di una buona coscienza.

    Scriveva Bernanos: “Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi”. E ancora il famoso filosofo ateo diceva:” Per convincermi a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, che avessero un volto più gioioso.( Nietzsche)

    Questa la caratteristica dell’attuale III domenica di Avvento, che ha invitato ad attendere con gioia il Bambino a Natale.

    Nel VANGELO appare un problema che si poneva a tutti i ceti del popolo ebraico…

    Rivolgendosi al grande protagonista dell’Avvento, Giovanni Battista, e domandano: “Che cosa dobbiamo fare?.

    La stessa richiesta si pone, talvolta, anche a noi e molto spesso la liquidiamo rimettendo il tutto, in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

    La risposta del Battista è semplice: “ Fate il vostro mestiere con giustizia”. Continuate a vivere nell’autenticità, carità e sensibilità, verso l’altro. Ogni categoria si comporti con gentilezza verso tutti.

    ASCOLTARE, prima di giudicare.

    RIFLETTERE, prima di parlare…

    Essere fedeli ai nostri principi religiosi.

    Chiudere le orecchie ai pettegolezzi!

    Essere onesto nel lavoro.

    Aiutare gli altri…

    Insomma sappiamo bene quale deve essere il proprio stile di vita. Perchè sapere quello che bisogna fare e non farlo, è la più grande delle vigliaccherie.

    Il senso delle risposte di Giovanni Battista sono l’unica vera via per incontrare il Bambino che rinnova la sua visita per il Natale, riempiendoci di gioia.

    Si può notare, anche, come Giovanni, non impone il suo proprio modo di vivere, non esige fughe dal mondo. Tutti possono restare dove sono. Per riconoscere il Cristo che verrà, si esige soltanto una limpidezza di vita interiore ed esteriore.

    E con una frase molto delicata dello scrittore francese Ernesto Hello: “La gioia è come il profumo di Dio, sentito nell’anima”.

    Che quel profumo si diffonda anche su ciascuno di noi!

    BUONA DOMENICA

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  4. Roberto Tonini ha detto:

    13 GENNAIO 2019

    BATTESIMO DEL SIGNORE /C

    Luca 3,15-22

    Giovanni disse a tutti: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando fu battezzato tutto il popolo e mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo,stava in preghiera, il cielo si aprì e stava su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo:“Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

    (dal Vangelo)

    Il battesimo è un momento decisivo nella vita di Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti, più importante della prima.

    Anche il Battesimo del Cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

    Nel battesimo, Gesù fa una scelta: va a confondersi con i peccatori.

    Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile, così, come noi esitiamo a metterci pubblicamente a fianco di uomini o donne di cattiva fama; dobbiamo salvaguardare la nostra reputazione.

    Gesù compie il suo gesto con la massima naturalezza, anche se Giovanni protesta, mentre Gesù ordina di procedere e non esita a collocarsi tra i peccatori.

    Da questo momento appartiene a loro, anche se ciò gli attirerà critiche e calunnie.

    Ci possiamo domandare, anche noi, il perchè del suo agire, ricevendo subito la spiegazione da parte dell’Evangelista: ” Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

    Gesù è in queste parole: ” Agnello”, che secondo una traduzione più precisa ci fa capire: ” che prende su di sè”, il peccato del mondo.

    La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano del Padre riceve la solenne approvazione dall’alto: ” Il cielo si apre, scende lo Spirito, si ode la voce del Padre”.

    A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori mettendosi alla loro guida per condurli alla purificazione e alla salvezza.

    Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia. A poco a poco , la folla lo assorbe.

    GESU’ E’ UNA VITA PER GLI ALTRI!

    Ecco quello che avviene nel nostro Battesimo.

    Il Battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a figli ottenutaci dal Figlio.

    Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino c’è, e alla sera è avvizzita.

    Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice il profeta Osea: ” Dio si china e ci solleva alla sua guancia, come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare”.

    Questa è la natura della paternità di Dio.

    BUONA DOMENICA

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  5. Roberto Tonini ha detto:

    20 GENNAIO 2019

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

    Giovanni 2,1-12

    Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose:” Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La Madre disse: “ Fate quello che vi dirà…”Gesù disse:”Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro disse allo sposo:” Tutti servono da principio il vino buono e quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi segni (miracoli) in Cana di Galilea”.

    (dal Vangelo)

    E’ estremamente significativo che il primo miracolo di Gesù sia un miracolo effettuato perchè ” la festa continui”.

    Non c’è necessità che l’acqua diventi vino, se non quella che nasce dal desiderio di contribuire alla festa degli uomini.

    Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, il desiderio di una festa senza fine, che abita da sempre il cuore di ogni persona che viene al mondo?

    Ecco, allora, che Gesù fa questo miracolo, quasi spinto dalla Madre Maria che comprende il problema degli sposi e che desidera che la festa degli amici continui…Egli lo fa proprio per esprimere tutto il desiderio di Dio: ed è quello che l’umanità goda fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato perchè lo leggano come dono, prima che considerarlo come una fatica e un compito.

    Lo spazio di Dio è lo spazio della festa, cioè della vita, che splende nella Comunione piena tra gli uomini, che sanno che il bello della vita sta nelle relazioni amichevoli e fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.

    L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa…L’acqua è il bisogno di bere per non morire.

    Il vino è desiderio di gioia … è cuore che si riscalda, è vita che riprende colore; dice occhi che vedono la vita sotto il segno di una benedizione, con la promessa di una felicità che non finisce.

    Occorre a questo punto ricordare che il contesto del miracolo non è una festa qualsiasi: E’ UNA FESTA DI NOZZE.

    L’amore tra l’uomo e la donna è segno grande della benedizione di Dio, ed è il modo più concreto con il quale Gesù si fa presente nella vita dei suoi figli: come amore che unisce, come comunione che interrompe la solitudine e apre il cammino ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.

    Tutte le volte che un uomo e una donna si assumono la responsabilità di vivere il loro amore come una chiamata ad uscire dal proprio sè per incontrare davvero l’altro e sposare il loro desiderio di vita, e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza: è allora che l’unione delle due vite, diventa una BENEDIZIONE DI DIO.

    Anche quando nel matrimonio viene a mancare qualche elemento qualificante, non si drammatizzi. Si confidi in Maria, e tutto si può acquistare.

    Gesù inizia la sua vita di apostolato partecipando ad una festa di nozze, perchè, solo se si evangelizza la famiglia, si salva il mondo!!!

    BUONA DOMENICA

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