La mia Notre Dame

Per i casi della vita mi sono ritrovato a frequentare regolarmente Parigi negli anni ’70. Era per lavoro e le mie frequentazioni sono state spesso di una settimana per ogni mese. È così che ho potuto visitare questa stupenda città palmo a palmo, museo per museo, monumento per monumento, piazza per piazza, e Chiese per Chiese. Tra queste ricordo molto bene il Sacre-Coeur e Notre Dame. Entrambi splendide e così diverse. Certamente quelle che poi ho frequentato più volte è stata certamente Notre Dame.

È bellissima fuori, e ancora di più all’interno. È sufficiente entrare aperto a tutte le emozioni che quel luogo può provocare. Gli spazi, i colori, le opere d’arte, gli altari, tutto ti assale e ti coinvolge. La prima volta, di domenica pomeriggio, camminando lentamente sulla navata di destra arrivai ad un punto e vi restai immobile. Mi pareva di aver trovato il punto ideale per sentire e per capire. Mi accorsi che stavo stazionando vicino alla formella che indica il punto esatto in cui Il fisiologo francese Claude Bernard ebbe la sua conversione. Evidentemente era un punto speciale!

La storia della conversione è raccontata da Claude Bernard stesso.

La conversione avviene quando non ha ancora trent’anni, nel 1886, durante la messa di Natale celebrata a Notre Dame de Paris, ascoltando il Magnificat.

Claudel racconta quanto è accaduto il giorno di Natale. Recatosi ad assistere alla cerimonia non per fede, ma nella speranza di trovare spunti e ispirazione per la scrittura, poco soddisfatto della Messa solenne, Claudel ritorna per i vespri. Il coro sta cantando il Magnificat.

A questo punto accade un fatto straordinario. Ecco direttamente il racconto di Claudel: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: “Come sono felici le persone che credono!”. Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’Adeste, fideles».

 

A me non successe questo, ma qualcosa di ugualmente sconvolgente. Ero appunto assorto a guardare e ammirare quell’interno dove si udiva il classico silenzio dei grandi spazi quando ad un tratto un urlo enorme e spaventoso mi assali: era il gigantesco organo della chiesa che era partito a suonare a tutto volume, senza introduzione, come un qualcosa che viene acceso all’improvviso. Una bellezza incomparabile con volume così alto che pensavo fosse possibile solo nelle grandi discoteche. Giuro che sentivo le vibrazioni anche nel mio stomaco. Non conoscevo il pezzo suonato, ma sentivo la grande maestria dell’esecutore. E mi venne a mente l’incredibile monaco Papinutti organista del Vaticano al tempo di papa Giovanni Paolo II. Venne a suonare a Braccagni accompagnando Monsignor Pablo Colino maestro dei cori vaticani. Io mi piazzai a mezzo metro da lui e stessi a godere della sua musica e della sua magia. Poi lo sentii di nuovo in Vaticano con un organo ben diverso da quello della nostra chiesa. Pensavo che non ci fosse nessuno bravo come lui. Ma questo di Notre Dame era veramente una cosa suprema. Stetti così imbambolato a sentire questa musica. Brividi di piacere e poi mi accorsi che qualche lacrima mi scendeva dagli occhi. Qualcosa che ricorderò per tutta la mia vita.

 

Poi ci sono tornato con mia moglie Laura e le mie figlie Stella e Alessandra. Visita veloce alla città, ma anche a vedere quel punto fatidico dentro Notre Dame, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia.

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Per i casi della vita mi sono ritrovato a frequentare regolarmente Parigi negli anni ’70. Era per lavoro e le mie frequentazioni sono state spesso di una settimana per ogni mese. È così che ho potuto visitare questa stupenda città palmo a palmo, museo per museo, monumento per monumento, piazza per piazza, e Chiese per Chiese. Tra queste ricordo molto bene il Sacre-Coeur e Notre Dame. Entrambi splendide e così diverse. Certamente quelle che poi ho frequentato più volte è stata certamente Notre Dame.

    È bellissima fuori, e ancora di più all’interno. È sufficiente entrare aperto a tutte le emozioni che quel luogo può provocare. Gli spazi, i colori, le opere d’arte, gli altari, tutto ti assale e ti coinvolge. La prima volta, di domenica pomeriggio, camminando lentamente sulla navata di destra arrivai ad un punto e vi restai immobile. Mi pareva di aver trovato il punto ideale per sentire e per capire. Mi accorsi che stavo stazionando vicino alla formella che indica il punto esatto in cui Il fisiologo francese Claude Bernard ebbe la sua conversione. Evidentemente era un punto speciale!

    La storia della conversione è raccontata da Claude Bernard stesso.

    La conversione avviene quando non ha ancora trent’anni, nel 1886, durante la messa di Natale celebrata a Notre Dame de Paris, ascoltando il Magnificat.

    Claudel racconta quanto è accaduto il giorno di Natale. Recatosi ad assistere alla cerimonia non per fede, ma nella speranza di trovare spunti e ispirazione per la scrittura, poco soddisfatto della Messa solenne, Claudel ritorna per i vespri. Il coro sta cantando il Magnificat.

    A questo punto accade un fatto straordinario. Ecco direttamente il racconto di Claudel: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: “Come sono felici le persone che credono!”. Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’Adeste, fideles».

    A me non successe questo, ma qualcosa di ugualmente sconvolgente. Ero appunto assorto a guardare e ammirare quell’interno dove si udiva il classico silenzio dei grandi spazi quando ad un tratto un urlo enorme e spaventoso mi assali: era il gigantesco organo della chiesa che era partito a suonare a tutto volume, senza introduzione, come un qualcosa che viene acceso all’improvviso. Una bellezza incomparabile con volume così alto che pensavo fosse possibile solo nelle grandi discoteche. Giuro che sentivo le vibrazioni anche nel mio stomaco. Non conoscevo il pezzo suonato, ma sentivo la grande maestria dell’esecutore. E mi venne a mente l’incredibile monaco Papinutti organista del Vaticano al tempo di papa Giovanni Paolo II. Venne a suonare a Braccagni accompagnando Monsignor Pablo Colino maestro dei cori vaticani. Io mi piazzai a mezzo metro da lui e stessi a godere della sua musica e della sua magia. Poi lo sentii di nuovo in Vaticano con un organo ben diverso da quello della nostra chiesa. Pensavo che non ci fosse nessuno bravo come lui. Ma questo di Notre Dame era veramente una cosa suprema. Stetti così imbambolato a sentire questa musica. Brividi di piacere e poi mi accorsi che qualche lacrima mi scendeva dagli occhi. Qualcosa che ricorderò per tutta la mia vita.

    Poi ci sono tornato con mia moglie Laura e le mie figlie Stella e Alessandra. Visita veloce alla città, ma anche a vedere quel punto fatidico dentro Notre Dame, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia.

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