NEGLI ANNI ’70 – SIAM VENUTI A CANTAR MAGGIO – LA VERSIONE ORIGINALE

 

Salvatore e Antonio Sapienza con il  Cadevano da record

La rinascita del canto del maggio a Braccagni NEGLI ANNI ’70 – Parte 2°

Fin dalle prime riunioni dei “fondatori” fu chiaro che bisognava trovare “IL POETA”. E qui vennero fuori tutta una serie di nomi ai quali però non ci pareva facile approcciarsi. Poi venne fuori il nome di Silvano Cittadini, il Penni, che vuoi per l’età che per il carattere ci pareva l’uomo giusto da contattare.

Silvano si mostrò favorevolmente sorpreso dalla nostra richiesta: non avrebbe mai pensato che tre tipi come noi pensassero ad una cosa così bella e tradizionale come il canto del Maggio. Ci spiegò per primo di cosa si trattava, come si doveva svolgere e la sacralità di tutta la liturgia. Parlava con grandissimo rispetto dei poeti, persone straordinarie e degne del massimo rispetto. E su quest’ultimo aspetto insisteva in modo particolare.

Ci disse poi che lui aveva fatto il corbellaio e non poteva ritenersi un vero poeta del Maggio, non si sentiva degno e nemmeno troppo preparato. Forse fu la nostra accorata insistenza, forse gli facevamo un po’ pena, forse anche lui aveva una discreta voglia di venire e alla fine disse: ci disse “va bene, proviamoci”.

Fu il il nostro Virgilio in tutto, nei mille aspetti e attenzioni per farci entrare nella mentalità delle squadre dei Maggerini. Non a caso le prove si svolsero a casa sua! Naturalmente dovemmo cercare subito qualcuno che potesse cantare e i primi che furono interpellati furono il PEO (Giampiero Pieraccini), il Cecco (Alessandro Pieraccini) e il Chiopi (Marcello Tavarnesi). Mentre Silvano si preparava “il suo Maggio”, il cuore del suo canto, noi dovevamo cercare qualcosa di musicale. Non so come ma fu Nello Lolini a indicarci e prestarci un 33 giri del  Canzoniere Internazionale, un numeroso e bravissimo gruppo toscano, dove c’era appunto il magnifico pezzo “Siam Venuti A Cantar Maggio “. Pezzo che poi è rimasto nel tempo l’asse portante dei vari gruppi braccagnini, pur se con modifiche e varie contaminazioni. Il pezzo è molto bello, con varie strofe e musiche che via via cambiano al cambiare delle strofe. A me piacque tantissimo e a parte insegnarlo ai vari cantanti cercai nel tempo di implementare la parte strumentale. Dopo Maurilio ed il sottoscritto arrivò Lorenzino Meschinelli, già maestro della gloriosa Banda Musicale di Montepescali  con il suo mandolino-banjo. In verità lui sapeva suonare anche il Flicorno, o Bombardino, oltre ad altri strumenti. Lorenzino  fu una scoperta! Nonostante l’età avanzata reggeva benissimo a suonare sveglio tutta la notte come e più dei giovani, anche con battute spiritose per l’allegria di tutta la squadra. Siccome ad ogni fermata c’era come minimo un minirinfresco con tanto di bevuta, dopo ogni bicchiere bevuto citava regolarmente il suo consiglio si come bere “poco, ma spesso!”.  E così arrivava alla mattina più sveglio di molti giovani. Ricordo che nel viaggio fra podere a podere veniva nella macchina con me: ebbene posso confermarvi che durante ogni trasferimento anziché riprendere fiato prendeva il suo mandolino e suonava qualche pezzo del suo repertorio!

Nelle squadre degli anni seguenti ad incrementare la sezione strumentale arrivò Rolando Dottarelli con la seconda chitarra, al Chiopi fu dato un Cembalo, a Maria Caselli un triangolo e poi arrivò addirittura un Ottavino, piccolo flauto traverso, inviatoci dal sassofonista Stefano “Cocco” Cantini. 

Facemmo le prime timorose uscite in territorio amico come da Ivo Salvadori , da Abramo Bindi, Giovanni Rossi, tutte famiglie amiche, ma che soprattutto conoscevano e amavano molto il Maggio.

Come prova di Ribotta invitammo tutta la popolazione di Braccagni al Campo della Fiera. Ricorda il Chiopi come nell’occasione la squadra offrì a tutti gli intervenuti due enormi Regine pescate da suo babbo Albino Tavarnesi e cotte magnificamente nel forno di Torero e l’anno successivo un Cadevano pescato da Antonino Sapienza. Pesce che fece record toscano di peso!

 

Rodolfo TONINI, i fondatori Carlo PONDINI e Mario BONELLI, la maggerina Maria Grazia CIACCI

Il GALLO, il PANIERA, il PENNI ….e gli altri…….tra cui Mario Bonelli, Il Cecco Pieraccini e Maurilio Boni

La rinascita del canto del maggio a Braccagni NEGLI ANNI ’70, ha come nelle migliori famiglie, due genitori: uno è Carlo Pondini è l’altro è Mario Bonelli.

Prima, negli anni ’50, ma anche prima, c’erano state squadre, magari più genuine e caratteristiche, ma che erano rimaste un fenomeno riguardante la campagne, pochi poderi circoscritti alle possibilità di mobilità della notte tra il 30 aprile ed il primo maggio.

Fu verso nei primi anni ’70 che Carlo e Mario  vennero a cercarmi per dirmi che avevano appunto “scoperto il Maggio”, cioè il canto che festeggia il ritorno di questo mese che segna anche la conferma della primavera e l’arrivo della bella stagione. Ma poi anche un significato più stretto con il lavoro ed i lavoratori.

Mi spiegarono che l’avevano sentito cantare verso Massa Marittima dove questa tradizione era rimasta sempre forte e diffusa. Mi citarono nomi di famosi poeti del genere, gente che poi avrei anche conosciuto e apprezzato anche nella nostra squadra..

Il personaggio cardine è il Poeta, un poeta estemporaneo capace di cantare in ottava rima non solo sugli attributi ed il significato del Maggio, ma anche di improvvisare su vari temi, anche in risposta ad un altro poeta estemporaneo come lui. Poi ci sono i maggerini che cantano “il Maggio” quello composto parole e musica proprio per l’occasione. E naturalmente uno strumento musicale che spesso era la fisarmonica, ma poteva essere anche la sola chitarra. O magari tutti e due.

I due mi cercarono proprio per quello, sapendo che avevo a suo tempo tenuto in mano una chitarra, mi cercarono come una prima gamba del progetto.

Ma mi dissero che anche qui da noi di poeti ce n’erano un certo numero, il difficile era di coinvolgerli in una iniziativa dove noi potevamo apparire come dei pivelli, come in effetti eravamo, se non proprio degli “estranei”. In effetti le motivazioni erano diverse e svariate: c’era si la componente folcloristica e tradizionale, ma anche una discreta voglia di fare qualcosa, di divertirsi a farlo, di scoprire questo nuovo “gioco”.

Il Poeta che ci diede ascolto fu Silvano Cittadini, il Penni, che aveva già fatto l’alberaio in squadre del maggio. Sapeva quindi cantare, conosceva la forma delle ottave, anche se confessò che doveva un po’ prepararsi perché non era poi così esperto. Ma fu lui che con il suo appoggio che determinò il successo dell’iniziativa. Quando cominciai a capire come funzionava la cosa cercai Maurilio, quello che aveva come me tenuto in mano uno strumento, la fisarmonica. Il resto della squadra fu costituito da compagni di merenda: Il Chiopi, il Cecchino, il Peo, ai quali si aggiunsero nel tempo altri elementi. Anche femminili. Le prove si fecero proprio in casa del Penni sotto l’occhio benevole dei suoi vecchi.

Tra i primissimi maggerini ci fu Giampiero Pieraccini (il Peo), Alessandro Pieraccini (il Cecco), Marcello Tavarnesi (il Chiopi), naturalmente Silvano Cittadini (il Penni) e poi Maurilio Boni con la fisarmonica e io con la chitarra.

La RIBOTTA fu pubblica al Campo della Fiera dove vennero servite agratisse 2 mega Carpe pescate da Albino Tavarnesi ciascuna di circa 8 Kg, mentre nella foto il Cadevano pescato da Antonino Sapienza e offerto per lo stesso scopo. Questo fu un pescato RECORD TOSCANO finito poi sui più importanti giornali di pesca d’Italia!!!!

Se interesse si racconterà anche le varie vicissitudini del gruppo che doveva poi allargarsi notevolmente sia con i poeti, sia con i maggerini, ma anche con i musicisti.

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    La rinascita del canto del maggio a Braccagni NEGLI ANNI ’70, ha come nelle migliori famiglie, due genitori: uno è Carlo Pondini è l’altro è Mario Bonelli.

    Prima, negli anni ’50, ma anche prima, c’erano state squadre, magari più genuine e caratteristiche, ma che erano rimaste un fenomeno riguardante la campagne, pochi poderi circoscritti alle possibilità di mobilità della notte tra il 30 aprile ed il primo maggio.

    Fu verso nei primi anni ’70 che Carlo e Mario vennero a cercarmi per dirmi che avevano appunto “scoperto il Maggio”, cioè il canto che festeggia il ritorno di questo mese che segna anche la conferma della primavera e l’arrivo della bella stagione. Ma poi anche un significato più stretto con il lavoro ed i lavoratori.

    Mi spiegarono che l’avevano sentito cantare verso Massa Marittima dove questa tradizione era rimasta sempre forte e diffusa. Mi citarono nomi di famosi poeti del genere, gente che poi avrei anche conosciuto e apprezzato anche nella nostra squadra..

    Il personaggio cardine è il Poeta, un poeta estemporaneo capace di cantare in ottava rima non solo sugli attributi ed il significato del Maggio, ma anche di improvvisare su vari temi, anche in risposta ad un altro poeta estemporaneo come lui. Poi ci sono i maggerini che cantano “il Maggio” quello composto parole e musica proprio per l’occasione. E naturalmente uno strumento musicale che spesso era la fisarmonica, ma poteva essere anche la sola chitarra. O magari tutti e due.

    I due mi cercarono proprio per quello, sapendo che avevo a suo tempo tenuto in mano una chitarra, mi cercarono come una prima gamba del progetto.

    Ma mi dissero che anche qui da noi di poeti ce n’erano un certo numero, il difficile era di coinvolgerli in una iniziativa dove noi potevamo apparire come dei pivelli, come in effetti eravamo, se non proprio degli “estranei”. In effetti le motivazioni erano diverse e svariate: c’era si la componente folcloristica e tradizionale, ma anche una discreta voglia di fare qualcosa, di divertirsi a farlo, di scoprire questo nuovo “gioco”.

    Il Poeta che ci diede ascolto fu Silvano Cittadini, il Penni, che aveva già fatto l’alberaio in squadre del maggio. Sapeva quindi cantare, conosceva la forma delle ottave, anche se confessò che doveva un po’ prepararsi perché non era poi così esperto. Ma fu lui che con il suo appoggio che determinò il successo dell’iniziativa. Quando cominciai a capire come funzionava la cosa cercai Maurilio, quello che aveva come me tenuto in mano uno strumento, la fisarmonica. Il resto della squadra fu costituito da compagni di merenda: Il Chiopi, il Cecchino, il Peo, ai quali si aggiunsero nel tempo altri elementi. Anche femminili. Le prove si fecero proprio in casa del Penni sotto l’occhio benevole dei suoi vecchi.

    Tra i primissimi maggerini ci fu Giampiero Pieraccini (il Peo), Alessandro Pieraccini (il Cecco), Marcello Tavarnesi (il Chiopi), naturalmente Silvano Cittadini (il Penni) e poi Maurilio Boni con la fisarmonica e io con la chitarra.

    La RIBOTTA fu pubblica al Campo della Fiera dove vennero servite agratisse 2 mega Carpe pescate da Albino Tavarnesi ciascuna di circa 8 Kg, mentre nella foto il Cadevano pescato da Antonino Sapienza e offerto per lo stesso scopo. Questo fu un pescato RECORD TOSCANO finito poi sui più importanti giornali di pesca d’Italia!!!!

    Se interesse si racconterà anche le varie vicissitudini del gruppo che doveva poi allargarsi notevolmente sia con i poeti, sia con i maggerini, ma anche con i musicisti.

  2. Roberto Tonini ha detto:

    NEGLI ANNI ’70 – SIAM VENUTI A CANTAR MAGGIO – LA VERSIONE ORIGINALE

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