Un Week End Di Straordinaria Musica

Vivendo a Grosseto non capita spesso di avere grandi personaggi della musica, ma stando con le antenne accese qualcosa qua e in la si riesce ad intercettare. Appassionato soprattutto della chitarra sono riuscito ad intercettare qualche anno fa Tommy Emmanuel e nientepopòdimenochè Mark Knopfler! Il primo mi fu segnalato da un amico per un concerto che si tenne a Cecina e fu una rivelazione fantastica. È infatti un tipo che dal vivo moltiplica il suo valore: coinvolgente e generoso, con una tecnica al limite dell’umano, qualcosa di incredibile, tutto su una chitarra acustica! Purtroppo con Mark non andò altrettanto bene. Una serata a Firenze assieme a un tenebroso Bob Dylan che sempre nell’ombra non si fece mai vedere nemmeno in faccia, Mark eseguì qualche pezzo folk sulla sua Gibson quel tanto per riconoscere il suo inconfondibile suono e stile.

Però nel tempo vi fu una combinazione astrale incredibile nel finire degli anni 70, qui in Maremma: qualcosa di impossibile da immaginare e forse nemmeno da programmare. Infatti tutto si consumò in un fine settimana assolutamente per caso. Due dei tre più grandi artisti italiani da me amati: Paolo Conte ed Enzo Jannacci tennero concerto in due successive serate, un venerdì ed un sabato sera.

Il sabato sera a Castiglione della Pescaia si esibì sotto un telone da circo Enzo Jannacci con una band incredibile di musicisti ad altissimo livello. Gente che conoscevo poco sia di faccia che di nome, ma di una bravura e una classe immensa. Di qualcuno ricordo il nome, come per esempio Bruno De Filippi, chitarrista e armonica in sala di incisione con Mina. Così tanto per dire. Il quale si esibiva alternandosi un po’ alla chitarra e un po’ all’armonica. Le chitarre in effetti erano due: l’altro era Sergio Farina fisso in sala di registrazione con Jannacci. Nella fantastica e robusta sezione dei fiati al sax Pino Sacchetti, mentre alla batteria suonava uno spumeggiante Tullio De Piscopo. Jannacci pur sapendo suonare diversi strumenti non si mosse dalla tastiera impegnato com’era a cantare. Era in tournèe e veniva dall’ultima tappa tenuta in Sicilia dove aveva avuto un disturbo al cuore. Tuttavia non si risparmiò e fu una fantastica Jam Session dove intervennero con assoli i vari musicisti. Sulle note di …Quelli che….Jannacci presentava chiamandoli per nome e per strumento via via i vari artisti che si scatenavano in incredibili assoli. Ricordo l’assolo alla chitarra di Bruno De Filippi alla fine del quale l’entrata di Jannacci fu: “…quelli…..esagerati…” e giù un interminabile applauso.

Naturalmente di Jannacci non c’era da gustare solo la bravura di tutti i musicisti, perchè c’erano anche le canzoni, e i relativi testi.

I pezzi indimenticabili della serata? Praticamente tutti, Bartali sopra tutti, ovviamente, poi uno spumeggiante Messico e Nuvole, e poi i versi:

E tu eri la’ che stavi al mare,
Che bel fresco onde evitare,
Che ti frega di uno che fa fatica a vomitare
E allora
Portami in fondo alla piazza, là dove canta il jukebox,
Senti se c’è ancora quello che canta Onliù, Onliuuu…
E portami in fondo alla piazza, fammi cantare con lui.
Accertarsi bene che quello che canta sia proprio Onliù. Onliuuu…

…con quello che segue, e così via.  Qualcuno l’ha definito Inafferabile e Geniale. Come dargli torto

Appena la sera prima ero andato a sentire Paolo Conte in una situazione completamente diversa. Come diversa era la musica ed il clima. Erano le prime uscite in concerto pubblico: si esibì infatti al Teatro degli Industri solo con il pianoforte ed un enorme registratore a bobina per le basi.

Avevo già scoperto per conto mio Paolo Conte appena iniziò a manifestarsi in pubblico. Non sapevo se apprezzare più la poesia dei testa o la magnifica sua musica. Il connubio della musica di Paolo Conte con i testi delle sue composizioni è incredibile. Sembrano nate una per l’altra, e forse sono proprio così. Testi e atmosfere diverse, ma sempre affascinanti e di una perfezione stupefacente. Non potendo qui riportare la musica provo a rammentare singole frasi dei testi, come:

Ora mi annoio più di allora
Neanche un prete per chiacchierar…………

o

…..La paura che ci fa quel mare scuro
E che si muove anche di notte
Non sta fermo mai…

…..
Con la pioggia che ci bagna
E i gamberoni rossi sono un sogno
E il sole è un lampo giallo al parabrise

o

Liberta e perline colorate, ecco quello che io ti darò…

o

…La vera musica, che sa far ridere
E all’improvviso ti aiuta a piangere

o

…I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
E la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria

Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera..

Potrei continuare per molto tempo ancora, ma prenderei troppo spazio. Se uno è interessato oggi si si trova tutto su Internet.

Ci ritrovammo a sentire Paolo Conte in tre, io il mio amico Carlo Pondini ed un giovanissimo Sergio Rubegni che collaborava allora con Radio Grifo ed era la proprio per conto della nascente Radio Libera grossetana. Alla fine chiesi a Sergio se fosse andato poi a intervistare Paolo Conte per Radio Grifo. Mi disse: c’andrei ma un poco mi vergogno, se viene anche te ci andiamo assieme. A me non parve il vero e tutti e tre ci incamminammo verso il camerino. Non fu un problema, ci accolse stanco, ma gentile e paziente. Sergio faceva le domande e io osservavo così da vicino quest’uomo con i capelli riccioli biondicci  come un bambino e appiccicati sulla fronte dal sudore. Sergio gli disse pure che noi avevamo la Squadra dei Maggerini e lui volle sapere di più: mi chiese poi se potevo mandargli dei testi dei nostri poeti estemporanei. Carlo Pondini, forse il più emotivamente coinvolto di noi, alla fine sbottò: Paolo mi dici per favore come si fa a scrivere frasi come “da lei saliva afrore di coloniali Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera”?

Lui sorrise compiaciuto e poi disse con modestia: così, vengono…

Sergio  emozionato come noi, per chiudere l’intervista azzardò: Paolo che messaggio vuoi lasciare al popolo di Grosseto? Paolo rispose sorridendo: ma io non lascio messaggi,…io canto!

A me regalò il foglietto scritto a mano con l’elenco delle canzoni eseguite nella serata.

In quei tempi bazzicavo frequentemente Parigi dove abitava anche un zio di Carlo, Rodolfo Dragoni, emigrato nei primi anni ’50 in Francia e la stabilitosi dopo una carriere terminata come collaudatore alla Renault. Lo andavo a trovare spesso perché amante ed espertissimo della musica  Swing, delle grandi orchestre americane e di Totò. Di tutti questo aveva una collezione paurosa di dischi e poi dopo di cassette e infine di CD e DVD. Fui io a parlargli per primo di Paolo Conte, alloro sconosciuto in Francia, e gli portai anche dei nastri. Gli piacquero assai. Di li a poco Paolo Conte andò a Parigi, all’Olympia, dove iniziò una sua fortunatissima carriera francese, dove fu apprezzato come e forse anche più che in Italia.

Aneddoto saputo di recente. Ad uno dei suoi primi concerti di Paolo Conte si seppe che Enzo Jannacci era presente in sala. Quando la cosa fu riferita a Paolo non ci pensò due volte e chiese pubblicamente a Enzo se voleva salire sul palco a cantare con lui. E la cosa si fece!

A proposito, il terzo artista italiano da me più amato è Renato Carosone: riuscii a sentirlo dal vivo nel piccolo teatro di Roccastrada, da solo con il suo pianoforte, roba da mettersi a piangere mentre suonava!

Carosone a 75 anni! …………..la mia attuale età, ma io nemmeno a fischiarla son capace!

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    Un Week End Di Straordinaria Musica
    Scritto da Roberto Tonini il 03-Feb-2020

    Vivendo a Grosseto non capita spesso di avere grandi personaggi della musica, ma stando con le antenne accese qualcosa qua e in la si riesce ad intercettare. Appassionato soprattutto della chitarra sono riuscito ad intercettare qualche anno fa Tommy Emmanuel e nientepopòdimenochè Mark Knopfler! Il primo mi fu segnalato da un amico per un concerto che si tenne a Cecina e fu una rivelazione fantastica. È infatti un tipo che dal vivo moltiplica il suo valore: coinvolgente e generoso, con una tecnica al limite dell’umano, qualcosa di incredibile, tutto su una chitarra acustica! Purtroppo con Mark non andò altrettanto bene. Una serata a Firenze assieme a un tenebroso Bob Dylan che sempre nell’ombra non si fece mai vedere nemmeno in faccia, Mark eseguì qualche pezzo folk sulla sua Gibson quel tanto per riconoscere il suo inconfondibile suono e stile.

    Però nel tempo vi fu una combinazione astrale incredibile nel finire degli anni 70, qui in Maremma: qualcosa di impossibile da immaginare e forse nemmeno da programmare. Infatti tutto si consumò in un fine settimana assolutamente per caso. Due dei tre più grandi artisti italiani da me amati: Paolo Conte ed Enzo Jannacci tennero concerto in due successive serate, un venerdì ed un sabato sera.

    Il sabato sera a Castiglione della Pescaia si esibì sotto un telone da circo Enzo Jannacci con una band incredibile di musicisti ad altissimo livello. Gente che conoscevo poco sia di faccia che di nome, ma di una bravura e una classe immensa. Di qualcuno ricordo il nome, come per esempio Bruno De Filippi, chitarrista e armonica in sala di incisione con Mina. Così tanto per dire. Il quale si esibiva alternandosi un po’ alla chitarra e un po’ all’armonica. Le chitarre in effetti erano due: l’altro era Sergio Farina fisso in sala di registrazione con Jannacci. Nella fantastica e robusta sezione dei fiati al sax Pino Sacchetti, mentre alla batteria suonava uno spumeggiante Tullio De Piscopo. Jannacci pur sapendo suonare diversi strumenti non si mosse dalla tastiera impegnato com’era a cantare. Era in tournèe e veniva dall’ultima tappa tenuta in Sicilia dove aveva avuto un disturbo al cuore. Tuttavia non si risparmiò e fu una fantastica Jam Session dove intervennero con assoli i vari musicisti. Sulle note di …Quelli che….Jannacci presentava chiamandoli per nome e per strumento via via i vari artisti che si scatenavano in incredibili assoli. Ricordo l’assolo alla chitarra di Bruno De Filippi alla fine del quale l’entrata di Jannacci fu: “…quelli…..esagerati…” e giù un interminabile applauso.

    Naturalmente di Jannacci non c’era da gustare solo la bravura di tutti i musicisti, perchè c’erano anche le canzoni, e i relativi testi.

    I pezzi indimenticabili della serata? Praticamente tutti, Bartali sopra tutti, ovviamente, poi uno spumeggiante Messico e Nuvole, e poi i versi:

    E tu eri la’ che stavi al mare,
    Che bel fresco onde evitare,
    Che ti frega di uno che fa fatica a vomitare
    E allora
    Portami in fondo alla piazza, là dove canta il jukebox,
    Senti se c’è ancora quello che canta Onliù, Onliuuu…
    E portami in fondo alla piazza, fammi cantare con lui.
    Accertarsi bene che quello che canta sia proprio Onliù. Onliuuu…

    …con quello che segue, e così via. Qualcuno l’ha definito Inafferabile e Geniale. Come dargli torto’

    Appena la sera prima ero andato a sentire Paolo Conte in una situazione completamente diversa. Come diversa era la musica ed il clima. Erano le prime uscite in concerto pubblico: si esibì infatti al Teatro degli Industri solo con il pianoforte ed un enorme registratore a bobina per le basi.

    Avevo già scoperto per conto mio Paolo Conte appena iniziò a manifestarsi in pubblico. Non sapevo se apprezzare più la poesia dei testa o la magnifica sua musica. Il connubio della musica di Paolo Conte con i testi delle sue composizioni è incredibile. Sembrano nate una per l’altra, e forse sono proprio così. Testi e atmosfere diverse, ma sempre affascinanti e di una perfezione stupefacente. Non potendo qui riportare la musica provo a rammentare singole frasi dei testi, come:

    Ora mi annoio più di allora
    Neanche un prete per chiacchierar…………

    o

    …..La paura che ci fa quel mare scuro
    E che si muove anche di notte
    Non sta fermo mai…

    …..
    Con la pioggia che ci bagna
    E i gamberoni rossi sono un sogno
    E il sole è un lampo giallo al parabrise…

    o

    …Liberta e perline colorate, ecco quello che io ti darò…

    o

    …La vera musica, che sa far ridere
    E all’improvviso ti aiuta a piangere…

    o

    …I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
    E la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria

    Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
    Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
    Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera..

    Potrei continuare per molto tempo ancora, ma prenderei troppo spazio. Se uno è interessato oggi si si trova tutto su Internet.

    Ci ritrovammo a sentire Paolo Conte in tre, io il mio amico Carlo Pondini ed un giovanissimo Sergio Rubegni che collaborava allora con Radio Grifo ed era la proprio per conto della nascente Radio Libera grossetana. Alla fine chiesi a Sergio se fosse andato poi a intervistare Paolo Conte per Radio Grifo. Mi disse: c’andrei ma un poco mi vergogno, se viene anche te ci andiamo assieme. A me non parve il vero e tutti e tre ci incamminammo verso il camerino. Non fu un problema, ci accolse stanco, ma gentile e paziente. Sergio faceva le domande e io osservavo così da vicino quest’uomo con i capelli riccioli biondicci come un bambino e appiccicati sulla fronte dal sudore. Sergio gli disse pure che noi avevamo la Squadra dei Maggerini e lui volle sapere di più: mi chiese poi se potevo mandargli dei testi dei nostri poeti estemporanei. Carlo Pondini, forse il più emotivamente coinvolto di noi, alla fine sbottò: Paolo mi dici per favore come si fa a scrivere frasi come “da lei saliva afrore di coloniali Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera”?

    Lui sorrise compiaciuto e poi disse con modestia: così, vengono…

    Sergio emozionato come noi, per chiudere l’intervista azzardò: Paolo che messaggio vuoi lasciare al popolo di Grosseto? Paolo rispose sorridendo: ma io non lascio messaggi,…io canto!

    A me regalò il foglietto scritto a mano con l’elenco delle canzoni eseguite nella serata.

    In quei tempi bazzicavo frequentemente Parigi dove abitava anche un zio di Carlo, Rodolfo Dragoni, emigrato nei primi anni ’50 in Francia e la stabilitosi dopo una carriere terminata come collaudatore alla Renault. Lo andavo a trovare spesso perché amante ed espertissimo della musica Swing, delle grandi orchestre americane e di Totò. Di tutti questo aveva una collezione paurosa di dischi e poi dopo di cassette e infine di CD e DVD. Fui io a parlargli per primo di Paolo Conte, alloro sconosciuto in Francia, e gli portai anche dei nastri. Gli piacquero assai. Di li a poco Paolo Conte andò a Parigi, all’Olympia, dove iniziò una sua fortunatissima carriera francese, dove fu apprezzato come e forse anche più che in Italia.

    Aneddoto saputo di recente. Ad uno dei suoi primi concerti di Paolo Conte si seppe che Enzo Jannacci era presente in sala. Quando la cosa fu riferita a Paolo non ci pensò due volte e chiese pubblicamente a Enzo se voleva salire sul palco a cantare con lui. E la cosa si fece!

    A proposito, il terzo artista italiano da me più amato è Renato Carosone: riuscii a sentirlo dal vivo nel piccolo teatro di Roccastrada, da solo con il suo pianoforte, roba da mettersi a piangere mentre suonava!

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