“Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni. Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.

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Cristoforo De Pretis Miniatura del 1400 Gesù guarisce diversi infermi nel tempio

Cristoforo De Pretis Miniatura del 1400 Gesù guarisce diversi infermi

 8 FEBBRAIO 2015

                                   V  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 Marco 1,29-39

 “Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni.

Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.

                         ( Dal Vangelo)

L’argomento del Vangelo odierno si ricollega molto bene a quello che abbiamo riflettuto la Domenica passata. Gesù, profeta e salvatore, ha un’attenzione particolare per l’uomo concreto e lo libera dai suoi limiti di morte.

Quell’attenzione all’uomo che era stata intravista nelle Domeniche precedenti, viene finalmente in luce.

Quel Gesù che ha forza di opporsi all’oggettiva capacità di emarginazione del male, ha di mira l’uomo.

Lotta contro i demoni, o il loro equivalente, per poter prendere per mano l’uomo prostrato e indebolito, ricostruirlo in dignità e salute e renderlo capace di servire Lui e la comunità.

Questo è il senso della guarigione della suocera di Pietro. La potenza di Dio entra mediante Gesù nella storia di umana impotenza.

E’ questo anche il grande mistero della teologia del Vangelo di Marco.

Quante speranze, illusioni, attese alimentano la vita, una vita che è un ”soffio” (I lett.). Su questo soffio si appesantisce il male nelle sue varie forme.

Il mistero del dolore avvolge e sconvolge la vita dell’uomo ponendola in questione. Giobbe (I lett.) è il grido dell’uomo lanciato verso il cielo, è l’invocazione rivolta a Dio, è l’angoscia di chi cerca un senso alla propria vita e al proprio soffrire. E  solo Cristo è quel Dio che condivide il dolore dell’uomo per dargli un senso e uno sbocco di speranza e di vita.

Cristo è la risposta al grido di Giobbe, e non è una risposta filosofica, teorica. Cristo non è venuto a “spiegare” il dolore, ma è venuto a caricarselo sulle sue spalle, a condividerlo con l’uomo e a dargli un valore di redenzione e di salvezza.

Nel brano del Vangelo si è notato l’incontro di Gesù con una persona ammalata, e subito dopo c’è  il suo contatto con tutti i malati e gli indemoniati. C’è l’incontro con l’uomo che è un essere “ammalato”.

Gesù si accosta al nostro dolore dal momento che il Figlio di Dio ha condiviso il dolore di tutti noi. Così come identica è la posizione di S. Paolo (II lett.)” Mi son fatto debole con i deboli”.

La nostra fede in Cristo Crocifisso e Risorto ci deve rendere solidali con tutti i crocifissi del mondo e disponibili a lottare contro tutto ciò che genera dolore sia nel corpo come nello spirito.

Qualche detto:

dai poveri del deserto:

“Non c’è uomo senza dolore;

e se c’è, non è un uomo”.

 

Niccolò Tommaseo:

“ L’uomo non educato dal dolore,

rimane sempre bambino”.

 Buona domenica

don luigi corsi

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Duccio di Buoninsegna Gesù scaccia il demonio 1300

Duccio di Buoninsegna Gesù scaccia il demonio 1300

I° FEBBRAIO 2015

                                IV Domenica del tempo ordinario  /B

Marco1,21-28

“A Cafarnao, entrato proprio di Sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Io so che tu  sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E Lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti dissero: Che è mai questo?   Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

                                                                                      (dal Vangelo)

Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che “ insegna”. Domina la “Parola”. “Egli è il portavoce di Dio, le sue parole sono quelle di Dio. Gesù è l’uomo per eccellenza della Parola”. Gli porrò in bocca “le mie parole ed egli dirà quanto io comanderò”  (Deuteronomio).

L’evangelista non dice il contenuto del suo insegnamento; Il contenuto, infatti è il Vangelo, e cioè, Lui stesso che insegna.

Il profetismo della prima lettura ha avuto lo scopo di porre nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre.

Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e,  fin da oggi, gli apre la strada.  La sua è una predicazione incarnata nel realismo della storia presente in funzione del suo avvenire.

Questo è il profetismo nell’Antico Testamento che ha la sua carta di fondazione nel Deuteronomio della prima lettura.

Nel Vangelo, entra in scena il profeta, l’uomo per eccellenza della Parola.

La parola di Gesù penetrerà nella nostra storia e intraprenderà un processo di annientamento del male demoniaco.

La “dottrina nuova” del Cristo non sarà una teoria filosofica ma una forza creatrice e liberatrice.

Abbiamo ascoltato cosa dice l’indemoniato del Vangelo: “Che c’entri con noi ?  Sei venuto a rovinarci?  Se c’è una cosa che Cristo viene a rovinare è la nostra mediocrità, la nostra fede addormentata, il nostro qualunquismo”.

 “Esci da costui” grida Gesù, esci da questa falsa coscienza…”

Lo sappiamo, un profeta non ha mai vita facile in mezzo agli uomini. Perché è duro e scomodo accettare quanto dica, ma Cristo ci rivela: Quello che sei, quello che hai non basta, devi aspirare a qualcosa di nuovo, ad un “più”. Non limitiamoci ad essere una “caricatura “ del Vangelo.

Il Cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri: o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce. Tutto il Vangelo mira alla liberazione dallo spirito del  male  (il demonio).

Questo del male è un vero potere e tiene l’uomo schiavo di se stesso e cerca di contrapporsi alla Parola. Ma la stessa descrizione del miracolo fa intravedere che è possibile il superamento di ciò che da sempre si è sopportato.

Marco vuole aiutare i primi cristiani, così come quelli di ogni tempo, a riprovare quella gioia stupita davanti ai miracoli, segni operati da Gesù.

Buona domenica

don luigi corsi

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Guido di Graziano 1400 Chiamata di Pietro e Andrea (Siena, Pinacoteca Nazionale)

Guido di Graziano 1400 Chiamata di Pietro e Andrea (Siena, Pinacoteca Nazionale)

25 GENNAIO 2015

 III  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

Marco 1,14-20

“Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo!

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini.

Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”.

                                                                                                              (  Dal Vangelo)

La lettura del Vangelo odierno di Marco, è il primo scritto evangelico ad essere composto (probabilmente attorno al 70). Collaboratore di Paolo e Pietro lo denomina ”figlio mio”. Lo avremo, come guida, per tutto questo anno liturgico. Scrittore molto sobrio, ama molto le frasi brevi. Il suo è il Vangelo più breve, tanto che S. Agostino lo definisce “ il più divino degli abbreviatori”.

Il tema trattato dalle scritture bibliche permette di completare il discorso della Domenica precedente.

Nel brano odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta. Come nasce e come si caratterizza il seguace del Vangelo?

Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù per primo guarda e chiama. Il seguace, si rivolge per rispondere. Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata – risposta produce da una parte e dall’altra un atto che fa “segno ”, cioè una rottura nella continuità del vissuto.

Senza questa rottura senza il con-vertirsi e il ri-volgersi, non sorge la novità evangelica.

Anche Gesù ha fatto la stessa cosa: Egli ha lasciato il Padre, rinuncia ai suoi privilegi, e sempre fedele ad una storia di partenze e di separazioni arrivò alla Crocifissione dove divenne il segno di speranza, e di salvezza per tutti i suoi discepoli e per tutta l’umanità.

Ciò che caratterizza la vita di Gesù e di conseguenza dei suoi discepoli è il taglio netto. Nel momento in cui questo avviene, si produce quella relazione che chiamiamo: Fede. Perciò, nei Vangeli “credere” è equivalente a “Venire e seguire”.

“Venite dietro a me”. Ma… dove? La venuta  di Gesù non fonda un “nuovo luogo”. Il “dove”, è Lui e basta. Sulla via di Galilea Gesù viene e si consegna all’uomo.

L’uomo, convertendosi, risponde conseguentemente a Lui in maniera irrevocabile con una propria adesione a Gesù come Maestro e Signore.

Uno solo, infatti, è il vostro Maestro. Non ci sono altre verità da comunicare perché: “Io sono la Via ,la Verità, la Vita”.

Nessuna mescolanza di maestri e di insegnanti che allontanerebbero dalla via maestra della salvezza.

Per invitarvi a riflettere sul Vangelo di Marco in questo anno, un ameno dialogo riportato dal noto scrittore francese, Paul Bourget, il quale mentre era ammalato ricevette la visita di un amico, che vedendo il Vangelo sul comodino, gli chiese: Vuoi che te ne legga una pagina? “No, grazie, lo so a memoria”.

Imitiamolo!

Buona domenica

don luigi corsi

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Liberale da Verona Vocazione di Pietro e Andrea - Sec. XV

Liberale da Verona Vocazione di Pietro e Andrea – Sec. XV

18 GENNAIO 2015

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 GIOVANNI 1, 35-42

 Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio!

Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro”

                                                                                                    ( Dal Vangelo)

Come possiamo notare la “vocazione”- chiamata, non è solo quella sacerdotale e religiosa ma anche quella che prospetta di trovare il senso della propria vita da sviluppare con l’aiuto di Dio e la preziosità di una presenza fraterna come quella notata nella  prima lettura dove Eli, (Sacerdote del santuario di Silo), guida il giovane Samuele a riconoscere la chiamata da parte di Dio ( Samuele3,3-10-19) così come il

Battista che conduce verso Gesù i suoi due discepoli.

Nell’occasione Gesù cambia il nome di Simone di Giovanni, che diventa”Cefa-Pietro,  come segno di un destino inatteso e grandioso. E costatiamo come l’incontro con Dio ( così anche per ogni uomo), sconvolge spesso i piani modesti che l’uomo ha progettato, travolge le resistenze e coinvolge la vita in un impegno gioioso e totale.

Avere trovato Gesù, ha senso se si è decisi a testimoniarlo.

Esiste un legame profondo tra fede e testimonianza: osservate con quanta tenacia, fanatismo, caparbietà, i Musulmani  affermano dichiarano, difendono (anche se in modo sbagliato) il loro “credo”. Mettiamoli a confronto con il nostro” modo di credere in Dio”. Quale testimonianza saremmo capaci di offrire di fronte ad una persecuzione (che potrebbe essere non lontana).

Quanta differenza confrontandoci  con i martiri dei primi secoli del Cristianesimo!

Fatte le debite eccezioni,  ci dobbiamo riconoscere con una fede fatta di pasta frolla.

 Avete fatto attenzione a come il venerdì sera gli Ismaeliti gremiscono le loro scomode moschee pregando con fede,  mentre le nostre Chiese,  la Domenica,  soffrono di marcato sfollamento?

Costatiamo che è la grande fede a realizzare un progetto, fatto che si è verificato in ogni piccolo o grande avvenimento. Se la finalità del Corano e dei suoi adepti hanno il progetto di impiantare il loro sistema e religione sull’Europa, il Vaticano e l’intero mondo, con fede cieca e armi impazzite riusciranno ad attuarla? No, se viviamo con più impegno il nostro Cristianesimo riempiendolo della forza vitale della fede e scartando ogni forma di barbarie.

Buona domenica

don luigi corsi

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Il Battesimo di Cristo - Il Greco - 1600 - Madrid, Chiesa degli Agostiniani

Il Battesimo di Cristo – Il Greco – 1600 – Madrid, Chiesa degli Agostiniani

11 GENNAIO 2015

BATTESIMO DI GESU’

Marco 1

“In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.                                 

(Dal Vangelo)

Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.

Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.

E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta  la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.

Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci  se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?

Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?

Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.

Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…

Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

                                                 Buona domenica

don luigi corsi

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Lippo e Tederigo Memmi Adorazione dei Magi 1300 San Gimignano, Collegiata

Lippo e Tederigo Memmi Adorazione dei Magi 1300 San Gimignano, Collegiata

 6 GENNAIO 2015

   EPIFANIA DEL SIGNORE

 

MATTEO 2,1-12

“Nato Gesù a Betlemme di Giudea, alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano:” Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”

All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

…Erode, chiamati segretamente i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi del bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo. Ed ecco che la stella li precedeva finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

                      (Dal Vangelo

 

Siamo ancora nel clima natalizio; i Magi cercano il “nato re dei Giudei”, e noi ci domandiamo chi è questo bambino che, al suo venire al mondo, è cercato e rifiutato, è adorato e perseguitato?

Vi è già in germe la conclusione della sua storia: rigettato e condannato dai suoi; crocifisso e ucciso, risorge dai morti per essere il Signore della vita. Il Salvatore di tutti.

Oggi noi celebriamo” l’Epifania”, cioè “la Manifestazione”. Dio si manifesta in   Gesù,  nel corso della sua vita ed in particolare nella vicenda pasquale , quando viene tolto dal mondo.

Dio fa vedere concretamente la sua salvezza, mostra il suo amore, intento a chiamare tutti a vita nuova.

La liturgia odierna vuole celebrare una triplice “Epifania” del Cristo, oggi e nelle prossime due Domeniche, quando tratteremo:

  1. a) Il Battesimo di Gesù, in cui Dio si manifesta in Cristo, come Colui che non solo salva, ma comunica agli uomini la vita divina, addossandosi il peso dei loro peccati.
  2.  b) Nelle nozze di Cana : Dio manifesta in Gesù la sorgente intima del suo agire con un amore sponsale, personale, che  rende gli uomini partecipi della festa divina. Perciò un avvenimento di Cristo è un avvenimento di Chiesa

La sorpresa della Chiesa primitiva che è stata quella di costatare come i pagani, i lontani vengono, riconoscono Gesù-il-Signore, lo adorano e lo servono.

Ogni epoca storica, di transizione, ha visto crisi e tensioni proprio su questo punto: Conserviamo la fede” per noi”oppure la offriamo anche agli altri?

Ma il passaggio esige rinunce e cambiamenti alle nostre abitudini, alle nostre mentalità, alle nostre istituzioni spesso contrarie a quelle volute dal Cristo ( il Sinodo della famiglia del prossimo ottobre ce ne darà conferma).

Il Signore richiede una “ conversione”, una maturazione di tutta la Chiesa.

Alla Chiesa spetta accogliere, riconoscere i segni dei tempi, i segni di questa manifestazione “agli altri e negli altri”.

In tutte e tre le letture della Messa, abbiamo notato un movimento di espansione: da Gerusalemme a tutta la terra; dai discepoli ebrei di Gesù ai pagani; da Dio agli uomini di cuore sincero. Ma accanto, anche l’ombra tenebrosa del potere politico, della rigidezza religiosa, radici da cui germinano la violenza e la paura.

Nonostante tutto, non devono venir meno la speranza e la gioia della celebrazione. Tenere gli occhi aperti e scrutare; e come i re Magi, mettersi in cammino e cercare…

Non godremo la visione del profeta, ma possiamo comprendere la missione dell’Apostolo che, ormai, è di tutti noi.

                                                        Buona Festa

 

        don luigi corsi

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Biagio di Goro Ghezzi - Cristo stà per incarnarsi, affresco (part.) Paganico, Chiesa di San Michele

Biagio di Goro Ghezzi – Cristo stà per incarnarsi, affresco (part.) Paganico, Chiesa di San Michele

4 GENNAIO 2015

             II DOMENICA DOPO NATALE

 

Giovanni1,1-18

“ In principio era il Verbo…e il Verbo era Dio…

In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”

            (Dal Vangelo)

 

Domenica di riflessione sul figlio di Dio fatto uomo; se ne è parlato, scritto abbondantemente durante feste natalizie.

Il Vangelo di questa Domenica è lo stesso della Messa di Natale, ma l’argomento è di  tale mole che da venti secoli impegna i cervelli della teologia cristiana e cattolica in particolare.

La ripetizione del brano evangelico non avviene  perché non c’è altro da dire, ma perché siamo di fronte al più grande, anzi più sconcertante mistero della nostra fede. Perché sconcertante?

Alcuni hanno perso la fede perché non hanno ritenuto verosimile, possibile che un padre, al figlio unico assegni la missione di sacrificarsi per salvare un servo ribelle.

                                                                       

Ma se non possiamo capire Dio, perché affaticarci intorno a Lui?

Con noi Dio, dopo averci corredati di intelligenza e coscienza, ci ha parlato di se stesso: Egli si è rivolto a noi, perché sapeva che qualcosa di Lui potevano afferrare o non capire nulla.

Ecco il Vangelo di questa Domenica, prologo di S. Giovanni:“In principio era il Verbo=la Parola, il concetto: Il Verbo  è la luce che viene in questo mondo . Luce che non riguarda gli occhi della fronte, ma il mondo di Dio, il Tuttaltro.

E questo Tuttaltro ha infuso nell’uomo una particella, un seme  della sua divinità.

“ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.

Il piccolo uomo , con la sua mente è riuscito ad abbracciare l’universo.

Dio ha comunicato all’uomo di creare la sua creatività: quante cose ha inventato, saputo creare cose che in natura non esistono, (ultimo il computer).

Uomo piccolo Dio.

Ma se l’uomo è stato capace di conoscere tante realtà concrete, si deve fermare solo all’esterno?

Non può avventurarsi anche nel mondo divino?

“Il Verbo diventò carne cioè uomo”.

Il Vangelo di oggi canta questi due aspetti: il conferimento divino e l’assunzione dell’umano.

Del resto questo è il senso del Natale.

Ma, come mai Dio dà tanta importanza all’uomo?

Proprio perché nell’uomo c’è un “pezzetto di Dio.”

Se Dio manda suo Figlio, vuol dire che questo omiciattolo conta agli occhi di Dio, e conta non perché è fatto di elementi chimici ( ma conta per il raggio, la scintilla divina che è in lui, perciò:

Il Natale del figlio di Dio è la grande festa di Dio e dell’uomo.

E’ la festa della divinità, è la festa dell’umanità.

 

                                                Buona Domenica

 

                                                                                 don luigi corsi

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Giovanni Di Paolo 1482 - Maria Madre di Dio

Giovanni Di Paolo 1482 – Maria Madre di Dio

1°  GENNAIO 2015

 MARIA  MADRE di  DIO

 “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono si stupirono delle  cose che i pastori dicevano!

Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.

                                                                                       ( dal Vangelo)

Il primo pensiero, in questo inizio del nuovo anno è quello di rivolgere, da parte mia, l’augurio di Buon anno 2015, ricco di buona salute e di tanta pace.

Un poeta francese ( Rimbaud ) ci direbbe che ”E’ così bello ciò che comincia” e ciò anche se il nostro poeta latino, Ovidio, afferma che “Il tempo divora ogni cosa”, ma il buon anno che comincia è già buono se io sono buono “. Questo primo giorno dell’anno ha come riferimento il grande mistero celebrato otto giorni fa con la nascita del Redentore e, oggi, la glorificazione della madre Maria.

Primo giorno dell’anno, ricco di molti motivi sia teologici che antropologici.

Cercheremo di collegare le varie ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria,  significa scoprire il senso della vita come dono e, quindi, costruire la pace che è la Comunione fondata sulla logica del dono.

L’inizio del nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso.

Noi viviamo;  senza la vita tutto il  resto non avrebbe senso. Per questo è indispensabile saperci fermare nella corsa affannosa di un vivere che rischia di essere senza senso,

E’ indispensabile riscoprire, nei gesti di Maria e dei pastori, i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita, quale: essere capace di stupore, conservare, meditare nel cuore degli avvenimenti.

La consueta risposta alla situazione dell’uomo desideroso di vivere, con la paura della morte, è Gesù Cristo, Figlio di Dio, divenuto realmente uomo nel seno di Maria. Cristo, vivendo la nostra stessa vita, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e di donarci ai fratelli, costruendo la pace, che è comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso, la pace è possibile perché Cristo, nato da Maria, ci rivela che il dono, la grazia, il centro trascendente della vita è Dio.

Il suo avere e possedere, per quanto vasto sia ha un limite invalicabile, dato che l’uomo, non ha il potere di darsi la nascita, né di evitarsi la morte. L’uomo per vivere ha bisogno di amare la vita (sua e degli altri) in tutto e, nonostante tutto.

Per questo ha bisogno di aprirsi, senza paure, al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia accanto alla Madre. Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, glorificare  e lodare Dio in tutte le sue creature, con un cuore tanto puro da “abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

FELICE ANNO NUOVO A TUTTI

                                                                                  don luigi corsi

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Santa Famiglia

Santa Famiglia

28   DICEMBRE  2014

 SANTA FAMIGLIA

 

LUCA 2,22-40

“Quando venne il tempo della loro purificazione  secondo la legge di Mose’ Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.  Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele, lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù’ per adempiere la legge,  lo prese tra le braccia e benedisse Dio”

                                                                         (dal Vangelo)

Tre piccoli quadri intessono le letture della festa della S. Famiglia:

  1. a) La promessa che Dio fa ad Abramo che si realizza con un figlio, tanto  desiderato, Isacco;
  2. b) Al centro, la famiglia di Gesù;
  3. c) Alla conclusione, la profetessa Anna, vedova di ottantaquattro anni, simbolo della speranza ebraica, che vede nella nascita del bambino che porta in grembo la Madonna, Gesù, che giocherà in un villaggio palestinese, Nazaret,  come il Battista e come ogni altro ragazzino.

La celebrazione della festa odierna ci dà l’occasione di entrare nell’ambito delle nostre famiglie, di riflettere sulla natura e il compito di questa  istituzione, dei soggetti che la compongono insieme alle responsabilità e agli obblighi.

I genitori sono le colonne dell’edificio familiare; ad essi spetta il compito  di organizzare gli eventuali figli che vi convivono. L’insieme forma la famiglia.

Mai come in questi ultimi tempi si fa un gran parlare della famiglia. Eppure mai come adesso questa istituzione  sta subendo attacchi di ogni genere che vanno dalla sua denominazione alla indifferenza davanti ai bisogni che essa ha per crescere come una pianta rigogliosa,  pronta a donare frutti meravigliosi per tutta l’umanità.

Oggi, invece, si fa di tutto per snaturarla.

“ La famiglia è un grande mistero di Dio, ci ricorda S. Giovanni Paolo II”, e questo ci fa capire il carisma della sua missione, il significato del matrimonio, la responsabilità dell’essere genitori e anche dell’essere figli. Tutti collaborano per la vita, proprio perché essa è un dono di Dio e il primo atto di solidarietà tra gli uomini.

Il bambino viene alla luce, piccolo e indifeso, non trova una società anonima e astratta, ma le braccia di una madre e di un padre. Non c’è alcuna struttura politica o culturale che possa sostituirsi alla famiglia.

Crescendo, questo bambino che è stato accolto tra le braccia dei genitori saprà anch’egli a sua volta aprirle ai fratelli e sorelle.

Davanti a tanta bellezza sembra però che il mondo attuale sia diventato insensibile: più c’è candore e più si cerca di sporcare, così  come sta accadendo ai nostri giorni.

Partiamo da una constatazione. Va sempre più diminuendo la gioia e il desiderio di essere padri e madri. Oggi molte donne preferiscono la “carriera” e così. l’affermazione professionale diventa più importante dei figli.(quando ci sono).

E i padri? Da tempo si parla della figura paterna come di una figura inesistente. Il padre è, insieme alla madre, una figura indispensabile per la crescita armonica del figlio, il quale riceverà sicurezza, fiducia, possibilità di identificarsi.

La famiglia vera è quella che,  posto al centro della propria vita Dio, lo invoca, lo prega e accoglie il figlio come una benedizione e s’impegna ad educarlo. Oggi questa famiglia vera è messa in discussione, è combattuta da una pseudocultura suicida, basata sul successo, sul divertimento, sul denaro,diventati idoli dell’attuale società.

In questo scenario i Giovani  sono smarriti e diventano la prime vittime di genitori incapaci di trasmettere valori.

 I giovani oggi hanno tutto, anche di più, ma sono poveri di spiritualità: sono stracolmi di esperienze sessuali, ma poveri di amore, sono sazi e pieni di benessere, ma insoddisfatti e infelici.

Termino con una frase- testamento di una ragazza, trovata suicida in una stazione di Roma:  “Riconosco che mi avete voluto bene, ma…non siete stati capaci di farmi del bene, mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma…non mi avete dato l’indispensabile:

non mi avete indicato un ideale per il quale valesse la pena di vivere! Per questo ho deciso di togliermi la vita. Perdonatemi, ma non ho altra scelta”

La Santa Famiglia supplisca l’incoscienza di tanti genitori!

 

                                         BUONA DOMENICA

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Cristoforo De Predis - Miniatura del Natale

Cristoforo De Predis – Miniatura del Natale

 25 DICEMBRE 2014

 NATALE DEL SIGNORE

Solennità

Giovanni 1,1-18

 “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Celebriamo, oggi, un evento straordinario. Ce ne accorgiamo dalle tante luci accese durante la notte. Dai Presepi. Dalla gioia dei bambini. Dal ricomporsi delle famiglie. Dallo scambio di doni e, soprattutto, dal riempirsi delle Chiese.

Perché tanta festa? Qual è  il senso profondo che si nasconde oltre a tutto questo mondo di festosità?

“ Il popolo che camminava nelle tenebre, ha visto una grande luce” (Isaia 1,1).

“ E’ apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini” (Paolo a Tito      2,11).”

“Oggi nella città di David, è nato per noi un Salvatore che è Cristo Signore” ( Lc. 2,11).

“I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc.2,16).

Quello della gioia è il primo grande tema della liturgia del Natale. Le parole dell’Angelo ai pastori interrompono improvvisamente il silenzio notturno: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo.”

In questa dimensione di gioia si colloca anche la profezia di Isaia: “ Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia…poiché un bambino è nato per noi”.

E al tema della gioia, la liturgia del Natale associa ripetutamente quello della luce, perché Cristo è simile alla luce di un nuovo giorno che riempie di gioia tutti coloro che liberamente l’accolgono.

Dimentichiamo quello che abbiamo dentro di poco buono, sentiamo la gioia di poter

stringere le nostre mani, e guardarci in faccia da fratelli.

E’ la notte e il giorno del mistero, e voi sapete che il mistero amabile della nostra redenzione incomincia con un Bambino.

Nel Mistero di questa notte di Natale tutto è piccolo e tutto è grande:  E’ piccolo il Bambino che è nato, ma un bambino che cosa rappresenta? Non è quello che abbiamo più caro…che rappresenta il domani? Non è il piccolo segno di una vita che cresce… che diventerà, che prenderà il suo posto e che sarà, domani, un uomo?

E’ grande il fatto più sconvolgente che Dio si sia ad un certo punto imprigionato nella stessa realtà creata, che lui, il Creatore, sia diventata “creatura” plasmata nel seno della Vergine Maria, che Lui, l’eterno si sia fatto misurare dal tempo, che Lui, l’Infinito sia diventato un essere circoscritto?

Ormai, anche volendolo, l’uomo non può più respingere l’uomo Cristo perché equivarrebbe a respingere non tanto Dio quanto una parte di se stesso. Ormai Cristo appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo cuore batte con il cuore di tutti; la sua anima brilla nell’anima di tutti.

Ma accettare Cristo uomo non si può, senza accettarlo come Dio, perché in” Lui abita, corporalmente, la pienezza della divinità”.

Potremmo perciò concludere che L’Incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, dell’onnipotenza e, soprattutto dell’amore del Padre, per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una” nuova creatura”.

Questo è il Natale e così vogliamo viverlo insieme agli Auguri che affettuosamente rivolgo a voi tutti singolarmente, a tutte le famiglie e alle popolazioni di Genazzano, Borgo Carige, Braccagni con le  quali ho avuto il piacere di trascorrere i miei  sessant’anni di vita parrocchiale.

BUON NATALE

                                                                                  don luigi corsi

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Ambrogio Lorenzetti - Annunciazione - (1344) - Siena Pinacoteca Nazionale

Ambrogio Lorenzetti – Annunciazione – (1344) – Siena Pinacoteca Nazionale

21 DICEMBRE 2014

 IV DOMENICA DI AVVENTO     /B

 LUCA 1,26 – 38

 “L’ Angelo disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.

                                                                                                (  Dal Vangelo)

L’opera di Dio, attesa, sperata, testimoniata, si attua come e quando lui vuole.

 Il progetto di  David  (prima lett. Samuele,7,1-5) è respinto da Dio che tende a ben altre realizzazioni, pur nella fedeltà alla sua promessa.

Il Vangelo annunciato e compiuto  nel presente (II lett.Paolo ai Rom. 16,25-27), è l’Incarnazione del Figlio di Dio, cui il sì di Maria ha aperto uno spazio nella storia.

Questa Domenica, gomito a gomito col Natale, pone così il tema, tutto natalizio, della abitazione, o inabitazione di Dio tra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

 Non si fa menzione di luoghi o templi.

La rivelazione si estende a tutti gli individui: non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.

“I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”, vale a dire che dove c’è  un’anima che ricerca la verità, Dio è presente.

L’uomo per trovare Dio non deve muoversi verso questo o quel luogo, si  avvicini a Gesù,  presente nel mondo in tanti modi: “  Io sono quel Gesù che tu perseguiti”.”   Dove  sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro”: “Quello che avete fatto al più piccolo (povero) dei miei fratelli, l’avete fatto a me” e infine:” Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”.

Dio sceglie tempi e modi, ma soprattutto due persone di scarso valore agli occhi del pubblico, eppure, preordinate da Dio al ruolo più elevato che creatura umana potesse possedere: Maria e Giuseppe . Dinanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo, conta il suo cuore.

Considerando questo impegno, è difficile, (visto come viene ridotto il Natale ,oggi) trovare uno spazio sufficiente per il silenzio, per l’adorazione, la contemplazione, lo stupore, la meraviglia. Crediamo di avere tutto, ma ci manca l’essenziale. Parliamo tanto, anche troppo di Dio e ci dimentichiamo  spesso di parlare con lui, di lasciarlo parlare.

Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco come lui.

La festa di Natale sembra dirci:” Fermati un poco prima che sia troppo tardi, vivi, “ non lasciarti semplicemente vivere, vivi di vita, non di vuoto, di banalità, di sciocchezze, non riempire il vuoto con l’inutile, dà un significato al tuo tempo “  (Pronzato).

Il Natale ci ricorda  che abbiamo bisogno di un” supplemento d’essere “ e il nostro impegno è quello di ricordarlo a tutti quelli che si illudono di avere tutto.

Dobbiamo ricordare che, come in Maria, Dio vuole operare grandi cose nella vita di ogni persona.

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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FRANCESCO MOLA (1612-1666) SAN GIOVANNI NEL DESERTO - MUSEO DEL LOUVRE A PARIGI

FRANCESCO MOLA (1612-1666) SAN GIOVANNI NEL DESERTO – MUSEO DEL LOUVRE A PARIGI

14  dicembre 2014

                   III Domenica di avvento  /B

 Giovanni 1,6-19-28

 “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce perché tutti credessero per mezzo di lui.

E questa è la testimonianza di Giovanni.

Io sono la voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore”.    

(dal Vangelo)

 Questa terza Domenica dell’avvento è denominata dalla liturgia come la Domenica ”Gaudete o della gioia”.

Già nella prima lettura il profeta Isaia,  descrivendo la propria missione annuncia che Dio lo ha scelto per portare un messaggio di consolazione, di salvezza, di libertà  particolarmente a chi aveva più bisogno; così: ai poveri, agli afflitti, agli schiavi, ai prigionieri. E’ giunto ”l’anno  di misericordia del Signore!” E’ un anno di gioia per tutta la terra e, per primo, gioisce  il portatore della buona notizia.

La Chiesa applica alla persona di Gesù le parole che il profeta dice di se stesso.

La venuta di Cristo è stata una festa, una grande festa dell’umanità.

Il Natale è sentito dal popolo cristiano come giornata di gioia perché, da quella nascita, qualcosa di nuovo, di prezioso che prima non esisteva, è cominciato per l’uomo.

Paolo, nella seconda lettura, raccomanda ai Tessalonicesi di stare lieti, di essere contenti.

Egli al suo passaggio, non gettava solo i semi del Vangelo, ma anche quelli della gioia, così come da parte degli altri Apostoli.

Il Cristianesimo si presentò come una irruzione di felicità nel mondo pagano, privo di un’autentica gioia umana completa. Fu una ventata di primavera in un mondo che accusava i segni della stanchezza, dell’esaurimento e della senescenza.

Il Cristianesimo, oggi, si presenta ancora in venti di gioia?

Il Natale, si diceva, è giornata di festa, ma fino  a che punto Cristo entra in questa festa?

Certo, a leggere i giornali o vedere i vari telegiornali, c’è poco da stare allegri o ottimisti.

Nonostante tutto il marasma, un motivo per essere lieti c’è, ed è quello decisivo: Il Signore non ci ha ancora abbandonati! Ancora non si è stancato degli uomini. E il Bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere (e continua a nascere).

Diceva un saggio ebraico: “Le porte del cielo? La tristezza le chiude, la preghiera le apre, la gioia le spalanca”.

Ecco perché abbiamo il dovere di vivere nella gioia e di diffondere gioia: “La gioia è il gigantesco segreto dei Cristiani”( Chesterton).

Il brano del Vangelo ci ha descritto con parole poetiche la figura e la missione di Giovanni Battista.

Giovanni non era la luce, ma il testimone della luce che è Cristo. Cristo è tutto ciò che è positivo nei valori umani; Giovanni vuole aiutare i suoi contemporanei a scoprire Cristo, presente e sconosciuto.

 Alla missione inviata da Gerusalemme, Giovanni risponde che lui è solo testimone di Cristo.

Cristo è il Verbo = la Parola del Padre.

 L’invito di Giovanni verso i suoi fratelli è quello di “stanare“ Cristo. Egli è la luce e la gioia.

Cristo dice ordine, pulizia, serenità; rompe il cerchio della solitudine.

Che tutti capiscano che la religione non è contro la natura; insegna solo a seguirla ragionevolmente.

L’abolizione dei freni porta al trionfo dell’egoismo e l’egoismo non ha mai giovato

all’uomo.

La prossimità del Natale offre alla Chiesa il motivo a rallegrarsi e far festa e a Giovanni Battista l’invito a farci “stanare “ Cristo e a seguirlo.

BUONA DOMENICA

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L'Immacolata Concezione (1767 - 1769) - Museo del Prado - Madrid

L’Immacolata Concezione (1767 – 1769) – Museo del Prado – Madrid

8 DICEMBRE 2014

IMMACOLATA CONCEZIONE   /B

LUCA 1,26 – 38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei,  disse: ”Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: ”Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.

Le rispose l’angelo: ”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”.

Allora Maria disse: ”Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

            (dal Vangelo)

 

Le letture liturgiche della festa che stiamo celebrando, invitano a comprenderla nel quadro organico dell’avvento come preparazione al Natale.

Così, dalla situazione di peccato, tipicizzato nella prima lettura, l’umanità è liberata per l’azione redentrice di Cristo, nella quale noi siamo benedetti ( II lett.), come lo fu, anche se in modo diverso, Maria cui è rivolto il gioioso annunzio della salvezza (Vangelo).

Il concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che ha in Cristo il capo e il modello.

Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria, da Lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle Sacre scritture ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perché hai trovato grazia presso Dio”.

L’annuncio messianico per eccellenza, quello a Maria, che riassume tutti gli altri, è portatore di gioia conclusiva.  Infatti all’appello di gioia, segue l’annuncio della presenza divina che in Maria tocca il suo vertice.

Ella, esaltata nella grazia, riceve un titolo unico in vista della sua maternità messianica. Maria”ha trovato grazia presso Dio”. Madre del Messia; Maria è anche la novella sposa di Dio”.

L’antico patto di amicizia che Dio aveva stretto col suo popolo per avvicinarlo a sé, si compie perfettamente in Maria che l’angelo saluta con le parole: “Il Signore è con te”. Dio è con Maria come era stato con Abramo, Isacco, e altri profeti; ma è soprattutto con Maria perchè è madre dell’Emmanuele ( Il Dio con noi).

In Gesù che nasce da Maria; in Gesù vero Dio e vero uomo si realizza l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, facendolo suo amico ein attesa di quella “ intima divina presenza” che costituirà la futura beatitudine.

Purtroppo, questo gioioso annuncio contrasta con la condizione di condanna per quel peccato originale in cui l’uomo sotto lo stimolo della tentazione sogna un progetto alternativo a quello di Dio pensando di divenire egli stesso il Dio conoscitore del bene e del male.

E’ il peccato originale descritto nella prima lettura.

Non è “una cronaca “ della colpa originaria, ma è soprattutto segno di una situazione generale  personale di peccato, la cui radice è nella “ sufficienza presuntuosa e nella ”pretestuosa” disobbedienza alla parola di Dio.

Perciò il racconto biblico è un  invito a tutti per scoprire in sé questa realtà del peccato, ma anche per lottarvi, nella certezza della vittoria connessa con l’esperienza gioiosa della salvezza donataci dal Padre in Gesù Cristo.

La seconda lett. incoraggiandoci, ci esorta perché anche noi siamo stati chiamati ad essere ”santi e immacolati” e uniti al materno aiuto da parte della Madre  purissima, Maria, siamo proiettati: verso una comunione, sacramentale e vitale con Cristo.

Buona festa

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Antonio Nasini (1674) S. Marco - Eremo di Lecceto

Antonio Nasini (1674) S. Marco – Eremo di Lecceto

 7   DICEMBRE  2014

         II  DOMENICA  DI  AVVENTO  /B

Marco 1,1-8

 “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio.

Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada.

Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto,

 Predicava: Dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” (dal Vangelo)

 

Terminata la stagione di Matteo, ha inizio quella del primo evangelista Marco, che ci accompagnerà per tutto il nuovo anno liturgico.

Protagonista e araldo dell’inizio del Vangelo di Marco, è il Battista. Egli è come un indice puntato verso l’ingresso decisivo del Signore nelle strade del mondo.

E’ nel Cristo, infatti, che si attua la presenza di Dio in mezzo agli uomini.

Il Battista fin dall’inizio vuole fissare già il volto di Gesù Cristo come totalizzatore di tutto il Vangelo di marco con quelle parole iniziali: “Vangelo di Gesù Cristo , figlio di Dio”. E allora, specialmente, in queste Domeniche di Avvento, cerchiamo di fantasticare  sugli scenari e immagini che Marco cercherà di presentarci per farci comprendere quale fisionomia spirituale e fisica, avrà il Messia del prossimo Natale.

Certo, non siamo aiutati in questa analisi dalla configurazione della società odierna. I tempi difficili che stiamo vivendo potrebbero portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da tante orrendi notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, la stupidità e la volgarità dilagano, ci si esprime con termini che vanno dall’ombelico in giù, i bambini che ascoltano e imitano con il compiacimento dei genitori stessi;  ma allora, come ci si deve preparare in una società che, a volte, sembra proprio impazzita?

Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

Ascoltiamo la parola di Isaia: “Una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”. “Consolate il mio popolo (prima lett. di Isaia)

C’è sempre una parola di speranza e di impegno.

Ecco la forza del cristiano!

Di fronte a tanti strilloni che da televisione e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

I leaders e i capi ,che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me viene un altro che è più forte di me” (Vangelo).

Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “ Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie” (Isaia) ecco le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e lo raduna”…E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate. “Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Isaia).

La Parola di Dio, se ci prende lo sconforto, la delusione che ci fa disperare del futuro, ci indica come uscirne fuori.

“Preparate la via al Signore” nella santità e nella condotta perché “ mentre cammini, .cammina con te il mondo; se ti elevi, si eleva con te il mondo; ma se torni indietro, e cioè, se l’uomo non si inginocchia, è tutta la terra che si ribella…bestemmia, dato che  il tuo comportamento investe tutta la natura e la danneggia” (Anonimo).

BUONA DOMENICA

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GALLO CANTA

                                                                30 NOVEMBRE 2014

                                       I DOMENICA DI AVVENTO ANNO /B

 Marco 13,33-37

 “ State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E’ come uno che è partito per un viaggio e ha dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

Vegliate poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo , o al mattino,  fate in modo che non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati;  quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!”          (dal Vangelo)

Siamo appena all’inizio del nuovo Anno Liturgico, l’anno della Chiesa che percorre gli avvenimenti più importanti della sua istituzione.

E’ bene notare subito i fondamenti della sua natura per arrivare a capire meglio le caratteristiche della vita ecclesiale.

La religione cristiana non è una religione naturale, cioè un prodotto dell’uomo che cerca di mettersi in contatto con la divinità; non è quindi né un’ ideologia, per quanto comprenda un insieme di verità da credere, né un codice di comportamento morale, che peraltro ha la sua importanza; essa è una vita, anzi la vita divina partecipata all’uomo.

Questa partecipazione, iniziata già nella Creazione, per cui l’uomo è stato creato a immagine  e somiglianza di Dio, è stata portata a compimento nella persona di Gesù, figlio di Dio, e figlio dell’uomo.

Nel Vangelo di oggi abbiamo notato che la vita, si realizza nel tempo, da svegli e non da addormentati. Perciò il libro sacro dei cristiani ( come già gli Ebrei) non è un trattato di teologia, ma il libro della storia sacra, cioè la storia degli interventi di Dio nel tempo dell’uomo e del cosmo (Kronos) ma che, successivamente va trasformato in tempo della salvezza (Kairòs).

Il tempo, quindi, ha acquistato un significato nuovo da quando Dio in Cristo ha rotto il suo splendido isolamento con una venuta, con un ritorno, un viaggio del Signore verso l’uomo,  che il brano di Isaia ( prima lett.) presenta come un evento tanto sospirato: “Se Tu squarciassi i cieli e discendessi”

Nostalgia di Dio?

Con questa frase sembrerebbe come se Dio, dopo il contatto con l’uomo nella Creazione, sentisse l’esigenza di rompere quella” solitudine” e riaprire il contatto con l’uomo mediante il suo figlio Gesù.
Supposizione un po’ troppo ardita!.. E allora torniamo a noi stessi.

Siamo entrati nel tempo dell’attesa: l’Avvento, e questo ci suggerisce  la maniera con cui attendere “ Vegliate perché non sapete in quale ora il Signore verrà”; parole che devono farci riflettere; veglia e vigilanza vogliono significare lucidità interiore, intelligenza, capacità critica; non distrazione, non dissipazione.

Il vero pericolo è costituito dalla calma piatta, dalle comode certezze dalle  sicurezze fasulle. “Attendere è amare”…(Simon Weil). Non  viviamo addormentati!

Un detto siciliano recita: “Tre ore dormono i Santi, cinque i mercanti, sette gli uomini comuni, e nove i poltroni”!

Ognuno scelga il proprio  orario! Importante è essere pronti nel momento preciso del ritorno del padrone.

Vegliate, vegliate!

BUONA DOMENICA

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 Gesù Re Pastore V° sec Mausoleo di Galla Placidia

Gesù Re Pastore V° sec Mausoleo di Galla Placidia

 23  NOVEMBRE  2014

CRISTO RE DELL’UNIVERSO /A

Matteo 25,31-46

“ Il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il Pastore separa le pecore dai capri.

Alle pecore dirà : venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.”

( dal Vangelo)

L’anno liturgico si chiude con una solenne rappresentazione del Cristo che troviamo spesso nelle absidi delle antiche Basiliche come in quella in dei SS. Pietro e Marcellino, in Roma III° secolo e quella del Mausoleo di Gallia Placidia in Ravenna V° secolo dove è raffigurato il Cristo- Buon Pastore.

Un Re Pastore che non si comporta da sovrano sfruttatore, ma come  compagno di viaggio dei suoi figli.

Basterebbe passare   in rassegna la bellissima serie dei verbi che esprimono premura di Dio già presenti nella prima lettura e resi attuali dal Cristo:

“ Cercare, curare, seguire passo passo, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere.”

E’ ciò che realizza con amore il Cristo nei nostri riguardi ed è ciò che vuole dai pastori di oggi e di sempre; che operino, a sua rassomiglianza, in rapporto al gregge loro affidato.

La fine dell’Anno Liturgico, con la solennità di Cristo Re ci vuole ricordare che la carità, l’amore, la compassione, le opere di misericordia devono costituire il filo rosso costante dell’esistenza cristiana.

“ Se ti manca la carità, è come cucire con un ago senza filo” (S. Escrivà de Belanguer). E come diceva S. Agostino: “ Con la carità il povero è ricco, senza la carità, il ricco è povero.”

Nel concludere vogliamo ancora riflettere sulle parole di Gesù. La sua parola è severa e serena al tempo stesso, ci invita ad un impegno serio e  faticoso, ma è anche fonte di gioia a di speranza. Egli è vicino a noi, è in noi( così come si esprime S. Agostino nel tormento del dubbio finalmente aperto alla luce:” Tu eri dentro di me ed io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te, nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei balenato ed hai fatto risplendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”

E’ questa l’opera del Buon Pastore verso chi ha bisogno di luce e verità.

BUONA DOMENICA

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16 Novembre 2014

XXXIII    DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO  /A

Matteo 25,14-25

“ Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.

Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti ne presentò altri cinque. Bene servo buono e fedele, gli disse il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Così anche quello che ne aveva ricevuti due , ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò  costui disse: “ Signore so che sei un uomo duro….Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Servo malvagio e pigro…Toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”.  (Dal Vangelo)

Dalle letture bibliche di questa domenica emergono tre  temi:

  1. il carattere dell’attesa, non passiva ma operosa;
  2. la liberazione dalla paura che spesso blocca la persona nel suo operare;
  3. il confronto tra il premio e il nostro operato.

L’argomento del testo evangelico ha una premessa nelle prime due letture.

La prima (libro dei proverbi 31,10) celebra le qualità della donna saggia come moglie ideale, massaia infaticabile, accorta amministratrice, generosa benefattrice dei poveri: vertice e coronamento di tutto, è il timore di Dio, unica qualità religiosa che vale più della bellezza e dello splendore esterno.

  1. Paolo II lett. invita ad essere figli della luce; e figli del giorno, non dormiglioni ma vigilanti e sobri.

Nel Vangelo   troviamo la parabola dei talenti:  ossia la vigile operosità premiata, e il neghittoso disimpegno punito.

Notiamo subito che il vero compenso, dato dal Signore, non è ciò che il lavoro ci permette di guadagnare, ma ciò che ci permette di essere.

 Infatti i talenti affidati sono per tutti di materiale prezioso. Doni della Creazione e della grazia, ricchezze spirituali : la fede, la Chiesa, i Sacramenti e, dono supremo che supera tutti gli altri, il suo figlio Gesù.

Dobbiamo, quindi, portare frutto. E’ la legge della natura e della vita, per le piante, per gli animali e per l’uomo. E chi semina ha il diritto di raccogliere, Quindi Dio esige frutti dalla sua vigna. Ma per portare frutto bisogna, come detto prima, non addormentarsi; Non risparmiare la fatica, conoscere le proprie capacità e non aver paura.

Il tutto vale per la Chiesa intera. Cristo l’ha ricolmata di doni, di grazia da adoperare e portare al mondo intero. Si spalanchino le porte, si tolga la muffa, si esca ( così  come vuole Papa Francesco) dalla Chiesa per immetterci nella pasta nuova e fermentarla.

Ma la parola di Dio si applica anche a ciascuno di noi, oggi,  ogni giorno della nostra esistenza.

In un esame di coscienza cerchiamo di conoscere i doni preziosi che  possediamo, le nostre capacità. E metterci in campo per l’utilità della comunità in cui si vive.

L’ozio, infatti, è la ruggine dello spirito: Lavora!

Hanno fatto più danno alla storia gli sbadigli che tutte le pesti.

Dio ci dona un tempo e uno spazio per far fruttificare i nostri talenti. E’ un tempo in cui io mi costruisco un destino eterno; se lo spreco il progetto rimane monco.

E allora una riflessione come esame critico:

“Anche a me, Signore hai consegnato i tuoi talenti,

mi hai dato un cuore per amare,

una mente per riflettere,

una volontà per costruire qualcosa di buono,

delle braccia per lavorare,

una fede da trasmettere agli altri,

una famiglia con la quale vivere,

e tanti altri doni ancora.

Come hai ordinato alla pianta di dare i frutti in abbondanza, così vuoi che faccia fruttare tutto ciò che mi hai dato.

In realtà tengo questi doni in cassaforte pigramente sotterrati senza mai farli conoscere, non mi gettare nel buio.

Ti chiedo di darmi un altro giorno perché ho deciso, anche se in ritardo, di investire i tuoi doni, facendoli fruttare ad alto interesse. Faccio sul serio . Non ti truffo. Amen!

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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Roma - Basilica Papale San Giovanni in Laterano

Roma – Basilica Papale San Giovanni in Laterano

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 9 NOVEMBRE 2014

        DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE /A

Giovanni4,19-24

“… Gesù le dice:Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. E’ giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”

( Dal Vangelo)

Celebriamo, oggi, la festa della Dedicazione=Consacrazione della Basilica Lateranense,  Madre e origine di tutte le Chiese di Roma e del Mondo è la Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma la cattedrale del Papa. La Festa prevale sulla trentaduesima Domenica dell’anno liturgico e offre all’assemblea festiva un’occasione opportuna di “ fare Eucaristia” a  partire dal Mistero del Tempio, dopo aver riflettuto sulle dense e stimolanti espressioni delle letture odierne.

Il Tempio in cui noi ci raccogliamo è un segno del Tempio che ciascuno di noi è. Cerchiamo, allora, di valorizzare e venerare questo segno che ha un grande valore pedagogico, esso ci educa a passare dal visibile all’invisibile, dall’umano al divino, e non individualmente, ma in comunione con gli altri.

Il mistero del Tempio di pietre, introduce al mistero della Chiesa fatta di pietre vive.

Sulla facciata della Chiesa della Certosa di Galluzzo, a Firenze, si legge: “Intra, adora, illuminare” (Sarai illuminato se entrerai per adorare).

Eppure quel Tempio, tanto difeso da Gesù nel Vangelo di oggi, doveva restare solo un simbolo presenza di Dio in mezzo agli uomini  perché Gesù sarebbe diventato un vero Tempio. Egli consumerà il suo sacrificio, non nel tempio , ormai votato alla rovina, ma fuori, in pieno cielo perché la sua croce sarà l’altare e non di un Tempio ma del mondo.

  1. Paolo ,( seconda lettura) , ci mostra il passaggio da Cristo a noi. Ciascuno è chiamato a portare la sua pietra. Nessuno si ritenga dispensato o escluso.

        2. Gregorio nota che “ in un edificio, le pietre si sostengono a vicenda, e conclude che c’è uno il Cristo che sostiene tutti perché è il fondamento insostituibile”.

        3. Paolo va ancora oltre, vuole che abbiamo una profonda coscienza di ciò che siamo: “Voi sapete che siete il Tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi” (corinzi, prima lett. 9, 17).

Abbiamo notato anche nel Vangelo che abbiamo trascritto, una battuta di Gesù con la Samaritana che perfeziona ulteriormente il concetto spirituale “Del Tempio”: I veri adoratori adoreranno il Padre in “Spirito e verità”. Nel Vangelo di Giovanni, la Verità= è Cristo stesso; e lo Spirito è l’anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza.

E’ questo il vertice di ogni nostro incontro che avviene all’interno dell’edificio sacro.

Senza di questo incontro, sia pure iniziale, la liturgia nel Tempio è solo sala di riunione” (Ravasi). E’ ciò che, spesso,  purtroppo accade.

 

BUONA DOMENICA

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ART BOURGUIGNON -Abbandono del Cristo verso i defunti Sec. XII

ART BOURGUIGNON -Abbandono del Cristo verso i defunti Sec. XII

Domenica 2 Novembre 2014

COMMEMORAZIONE   DI  TUTTI   I  FEDELI  DEFUNTI  /A

Giovanni – Apocalisse 21,1-7

 

“Io Giovanni vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi la città santa la nuova Gerusalemme scendere dal cielo , da Dio pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

E udii una voce potente che diceva dal trono: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! E prenderà dimora con loro ed essi saranno suo popolo… Tergerà ogni lacrima…e la morte non ci sarà più;né vi sarà più lutto, né lamento, né dolore, perché le cose di prima sono passate.”

E colui che sedeva sul trono disse: “Ecco io faccio nuove tutte le cose. A chi ha sete, io darò in dono.. dell’acqua della vita…Io sarò il suo Dio, egli sarà mio figlio.”

(dall’Apocalisse)

 

Molte sono le indicazioni fornite dalla liturgia circa le tre Messe che oggi ogni sacerdote può celebrare in suffragio dei Defunti. Per la riflessione abbiamo scelto la seconda lettura della terza Messa tratta dall’Apocalisse (libro del divenire) scritto dall’Apostolo Giovanni.  Nelle tre sante Messe ci metteremo in contatto spirituale con i nostri defunti.

Tutte le letture sono in chiave pasquale perché il mistero pasquale vissuto da Gesù è lampada per la fede e nutrimento di speranza. La Croce innalzata e la tomba vuota sono l’esperienza del suo passaggio. I veri credenti salutano in Cristo il primogenito, la primizia della nuova creazione di cui ci scrive S. Giovanni.

La riflessione e la forza dell’intelletto tessono un filo conduttore ad una teologia della speranza su quanto espresso nell’Apocalisse. Platone, per esempio, rimane ad una immortalità come qualità fisica  dell’anima derivante dalla sua spiritualità e incorruttibilità, (ma Cristo non era ancora venuto); infatti per l’autore biblico, l’immortalità diventa comunione piena con Dio e quindi dono

 Ciascuno di noi, già durante l’esistenza, viene percorso da questa grazia di eternità che feconda l’agire della propria persona, la sua vita, il suo essere. Anche se il proprio cammino terreno è costellato di sofferenze, di prove e  di oscurità; anche se la propria morte sembra un fallimento, se

ha fede, egli è nella pace perché il proprio itinerario terreno segnato già da Dio non può non affacciarsi che su Dio

Nella grandezza di Dio egli sarà come lui, governando il destino della storia.

Nell’amore di Dio sarà anch’egli avvolto di “grazia e di misericordia”.

Il brano letto si trasforma, allora, in un cantico di pace e in una promessa di luce,” la sua speranza è piena di immortalità”.

La meta verso  cui la città ecclesiale terrena sta camminando è quella di un nuovo mondo in cui il mare, simbolo del male, del caos e del nulla, è stato definitivamente prosciugato. Al centro di questi “nuovi cieli e nuova terra” c’è la nuova Gerusalemme la cui fisionomia è tratteggiata con una sequenza di lineamenti esaltanti.

“Essa è la sposa amata, abbandonata alla gioia dell’unione col suo spazio divino” ( Os.2; EZ. 15-13).

Essa è il luogo della felicità ove morte, lutto, affanno,lamento e lacrime sono ostracizzati; essa è la fonte della vita da cui zampilla un’acqua che toglie la sete per sempre; essa è la casa, la famiglia in cui noi tutti siamo figli dello stesso Padre.

Questa città è già ora edificata  e sarà in pienezza innalzata  ed abitata alla fine.

Quale traccia da percorrere per noi che viviamo su questa terra?

L’abbiamo già indicata, ieri, nella festa di tutti i Santi: Le Beatitudini: esse sono il progetto del regno di Dio che spetta a ciascuno di noi realizzandolo e portandolo a compimento.

 

BUONA DOMENICA

                                                                                 don luigi corsi

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NARDO DI CIONE Tutti i Santi-Sec. XIV

NARDO DI CIONE Tutti i Santi-Sec. XIV

 1 Novembre 2014

       FESTA DI TUTTI I SANTI

Matteo 5

Beati i poveri in spirito,  perché di essi è  il regno dei cieli;

Beati gli afflitti, perché saranno consolati;

Beati i miti, perché erediteranno la terra;

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati; 

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia;

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio;

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio;

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”        

                                                                                                                              (Dal Vangelo)

 

Il ritratto ideale del santo, cioè del fedele discepolo di Cristo, è tutto all’interno delle Beatitudini: è il portale d’ingresso al grandioso Discorso della Montagna (Mt. 5-7)

Oggi la liturgia ce lo ripropone e noi ancora una volta ascoltiamo le beatitudini con lo spirito dei “puri di cuore” che sperano di vedere Dio.

Gesù è presentato come Mosè sul monte del nuovo Sinai per offrire la Legge divina definitiva e perfetta. Essa contiene nove atteggiamenti essenziali che costituiscono la prospettiva di fondo delle scelte del seguace di Cristo.

Cerchiamo, pertanto, di fare una sintesi sulla virtù cardine di tutte le altre.

Innanzitutto è indispensabile la povertà di cuore, cioè l’attitudine di spirito dei “poveri del Signore” distanti dalla disperazione e dal fatalismo rassegnato, anche lontani dall’orgoglio di chi confida solo nella potenza economica, politica, militare.

Nella prima lettura di oggi, S. Giovanni nell’Apocalisse (7,2-14) ci presenta, in una visione misteriosa, la manifestazione del significato  ultimo   della storia umana nel suo groviglio di bene e di male e nel suo destino di giudizio e di salvezza. La pagina è suggestiva e potente.

Due sono i quadri proposti: il primo è popolato dalla folla sterminata dove il numero dei 144.000 è un numero simbolico di totalità e immensità.

Significativi sono i tratti di questa marea umana. Ne raccogliamo sinteticamente quattro:

        1. Gli eletti sono segnati in fronte con il sigillo del nostro Dio, il “Tau= firma” , ulltima lettera dell’alfabeto ebraico segno dei salvati che fa pensare alla Croce. I giusti, quindi, appartengono a Dio, portano il segno di appartenenza a lui. I Santi sono per eccellenza gli uomini di Dio, appartengono alla sua famiglia.

        2. L’altro elemento è quello dell’ origine.

Essi provengono da tutte le tribù d’Israele ma anche da ogni nazione, razza, popolo e lingua”. I confini sono abbattuti, le razze travalicate, le culture superate

La Santità non è appannaggio di un’area geografica e neppure di un unico ambito spirituale.“  Dio infatti, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (Tim. 2,4).

E’ per questo che non c’è più giudeo né greco; nè schiavo né libero, non c’è più uomo né donna perché   tutti sono uno in Cristo Gesù. (Gal. 3,28).

3. Un terzo tratto distintivo è quello “delle vesti candide”…hanno reso candide le loro vesti col sangue dell’agnello”.

Nell’Apocalisse, il simbolismo cromatico del bianco, è la rappresentazione della divinità, della luce perfetta, dell’eternità. Abbiamo, allora, la celebrazione dei martiri come,  anche,  di tutti coloro che con fedeltà portano ogni giorno” la Croce” (Lc.9,23).

4. Ultimo segno è quello delle Palme che gli Eletti reggono nelle mani, segno di vittoria e di gloria.

E’ la felicità la meta dell’esistenza fedele, è la comunione con Dio l’approdo ultimo della vita del giusto.

A questo punto, la folla dei salvati partecipa a una corale liturgia celeste, tutta percorsa da canti, da inni, da festosità, da acclamazioni.

E’ noto che l’Apocalisse descrive la vita eterna con Dio come una festa continua, scandita dal culto e da canti.

Cantare è simbolo di contemplazione e di gioia, di conoscenza e di amore, di visione e di adesione totale.

Non per nulla Gesù aveva detto che “ la vita eterna è conoscere te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv. 7,3).

E’ questo, e non altro, il significato della festa di tutti i Santi.

 

A tutti auguri!

                                                                                 don luigi corsi

 

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Cristoforo De Predis - Il Comandamento dell'Amore - Miniatura Sec. XV

Cristoforo De Predis – Il Comandamento dell’Amore – Miniatura Sec. XV

26 ottobre 2014

 XXX  Domenica del tempo ordinario  /A

 Matteo 22,34-40

“Un dottore della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova: Maestro,  qual è il più grande comandamento della legge? Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente .Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.    ( dal Vangelo)

 

Punto centrale delle letture, la risposta di Gesù al dottore della legge; un motto sul quale soffermarsi può sembrare superfluo: lo conosciamo, lo accettiamo senza discussioni, non occorrono commenti: atteggiamento superficiale.

Il comandamento dell’amore, secondo Gesù, è il riassunto di tutta la legge e i profeti, regolamentazione tra l’uomo e Dio; un uomo e gli altri uomini per cui, osservato questo comandamento, non c’è da fare altro.

Si tratta di un principio non speculativo ma operativo. Pertanto la conoscenza  comporta esperienza; una conoscenza puramente teorica sarebbe monca e fasulla.

In altri termini: solo chi ama, sa cos’è l’amore; chi non ama non può saperlo. Date queste premesse, la riflessione sull’amore è indispensabile a chiunque intende mettersi alla sequela di Gesù.

Raoul Follerau ha scritto un libro intitolato” Se Cristo domani”, in cui chiede: “Se Cristo, domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete? Sarà forse un povero, un disoccupato, un profugo, un negro…Se Cristo domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

Quanti cristiani, e non , si dichiarano aperti al prossimo, filantropi in senso generale; poi, però, quando hanno di fronte persone che oggi hanno tanto bisogno di accettazione e di comprensione allora si girano dall’altra parte, sbattono la porta in faccia…”Se Cristo, domani batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

E’ facile riconoscere la dignità della persona umana in senso universale; ma rimane difficile evitare la calunnia verso il proprio vicino, amare un parente, rispettare un diverso.

Come di consueto, il brano del Vangelo di questa Domenica, ha un antefatto nell’A.T. riportato nella prima lettura dove Mosè ricorda, ai figli d’Israele, le sofferenze sopportate in schiavitù allo scopo di raccomandare di non far soffrire gli altri. Dio, infatti, provvede alla difesa degli esseri più deboli: la vedova, l’orfano,il forestiero. Proibisce di prestare denaro ad interesse e di “trattenere il pegno del mantello oltre il tramonto del sole”; casi che non bisogna perdere di vista neppure oggi.

“Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene” (Maritain).

Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. L’indifferenza vuol dire che non vedi neppure l’altro, non esiste.

Dio non ruba il cuore, lo moltiplica. E questo perché l’ha fatto più grande di tutte le cose. Noi, invece dimentichiamo anche quel…”come te stesso”.

Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno. Saprai solo  possedere senza gioia e senza gratitudine.

Buona Domenica

                                                                                 don luigi corsi

 

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Francesco Rosselli e Liberale da Verona - Il tributo - sec XV

Francesco Rosselli e Liberale da Verona – Il tributo – sec XV

19 Ottobre 2014

XXIX Domenica del tempo ordinario /A

 

Matteo 22,15-21

“I Farisei mandarono a Gesù i propri discepoli, con gli Erodiani, a dirgli : Maestro, sappiamo che sei veritiero e non guardi in faccia ad alcuno. Dunque dicci il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?

Gesù conoscendo la loro  malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro : Egli domandò loro : Di chi è questa immagine e l’iscrizione? Gli risposero: Di Cesare! Allora disse loro : Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. (dal Vangelo)

 

Nel Vangelo, Gesù viene interrogato per essere tratto in inganno.

La questione è delicata perché riguarda un aspetto della vita politica del suo tempo: Gli Ebrei erano sottoposti ai Romani. Gesù non si scandalizza della domanda.

Chi crede in Dio, prende posizione anche di fronte alle persone e ai problemi della vita pubblica.

Il popolo eletto, esiliato in Babilonia, riconosce in Ciro, re pagano, uno strumento di Dio per la liberazione. (Isaia prima lett.)

Ma la parola del profeta è vigile: Dio è, e rimane, il solo Signore. Non vi è posto per l’idolatria di uomini politici, anche se potenti. Una Comunità che crede, non rimane indifferente ad un avvenimento storico, ma non lo assolutizza perché Dio rimane sempre l’unico Signore.

“Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Sono poche parole, ma che ricchezze, che forza, che luce. Davvero, “mai un uomo ha urlato come parla quest’uomo!

La loro domanda è furba: “ E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”

Se non risponde vorrebbe dire che Egli non è veritiero…Se risponde di sì si dirà che è un collaboratore che non crede nel Regno di Dio; se risponde di no, passerà per un sovversivo! E  allora?

“Mostratemi la moneta del  tributo” chiede Gesù ! La moneta aveva l’immagine di Cesare e un’iscrizione: “  rendete a Cesare quello che è di Cesare; quindi non servitevi di Cesare per arricchirvi. E’ perciò una chiamata alla giustizia nei confronti dello Stato.

Ai discepoli di Gesù è richiesta questa onestà. Anche oggi!

Il Regno di Dio può avvenire là dove in un modo o un altro  regna il potere politico anche se i  due regni non si identificano. Il regno  di Dio è quello più vero, quello che non passa, che è eterno. Per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo Dio regna!

I Cesare di oggi sono numerosi: politica, economia, i media, la cultura, L’allegra comitiva degli evasori fiscali praticata senza pudore da molte persone soprattutto benestanti, trafficanti nel campo della droga, della pornografia…e altro.

Concludo con uno scritto di Gandi: “ L’uomo si distrugge con una politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio. Sono queste  le cose  che possono distruggerci”.

Al contrario i cristiani siano nel mondo quello che è l’anima nel corpo.

Questo è il Vangelo!

                                        

                                               Buona Domenica

                                                                                 don luigi corsi

 

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12 OTTOBRE 2014 UN RE FECE FESTA DI NOZZE

12 OTTOBRE 2014

 XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo  22,1-14

 Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze  per suo figlio.

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze ma questi non vollero venire. Non  se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re disse ai suoi servi: ”Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni,  andate  ora ai crocicchi  delle  strade  e tutti  quelli  che  troverete

 chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: “Amico, come sei potuto entrare qui senza abito nuziale?” Allora il re ordinò ai servi: ”Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

Nella conclusione della parabola letta domenica scorsa constatammo che la Chiesa è formata da coloro che, al seguito del Cristo, compiono le “Opere del Regno”.

La parabola di oggi continua in questa direzione: non importa chi si è, e da dove si  viene, qual è il proprio passato. Ciò che importa è la prontezza  nel rispondere al Signore che ci chiama ad operare .

Troviamo nella parabola il tema della Cattolicità della Chiesa. Tutti vi possono ormai far parte, basta essere pronti alla voce che  chiama e avere ”la veste nuziale”, cioè la volontà di cambiare, convertirsi. Il passato non conta; essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente e che apre un nuovo futuro, un modo di vivere.

Il rinnovamento deve essere interiore ed è un lungo processo di ripensamento della propria vita, di revisione delle proprie opinioni. Modificare i propri atteggiamenti profondi e non solo quelli superficiali.

Purtroppo tutto questo fa paura. E’ la paura di ciò che è nuovo e che perciò non si sa in che cosa consista.

Ma la vita è fatta di continua novità. Oggi è diverso da ieri, e avere una esperienza in più, una gioia in più. E’ crescere anche se non ce ne accorgiamo. Solo la somma di molti giorni e di molti anni ci fa misurare l’entità del cambiamento e ci fa comprendere che solo i morti non crescono.

La paura del nuovo si vince anche unendosi nella collaborazione per trovare la strada della vita, aiutandosi a sostenere  la fatica.

Si va avanti lavorando, cercando, aspettando, purché si vada avanti. E il mutamento nel meglio si verificherà solo nell’arco di molti anni o decenni. Non importa purché si cominci!

La parabola è  un compendio della storia della salvezza. Storia che in Cristo ha raggiunto il suo culmine: “Il convito è pronto, venite alle nozze”. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perché: “Tutto è pronto”.

Si preferisce al convito, la propria opera: Campo, affari, amici; chiusi in una visione miope all’opera del re. Ed ecco allora che l’invito è rivolto ad altri, buoni e cattivi.

Non guarda in faccia a nessuno, non chiede chi erano, né cosa facevano.

Ciò che definisce un uomo è la prontezza nell’accettare l’invito, anche se implica radicale cambiamento evitando quell’increscioso incidente dell’invitato”, senza veste nuziale,  il che significa che non basta dire sì alla chiamata, ma accettare Cristo e mettersi al suo seguito.

Concludendo diciamo che una cosa è certa: “Se l’uomo si salva,  è Dio il principale autore della sua salvezza; se l’uomo si perde, la colpa è solo sua.

Buona Domenica

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UVA VIGNETOOTTOBRE 2014

 XXVII  DOMENICA  DEL  TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo 21, 33-43

 C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio;  Visto il figlio, i contadini

dissero tra loro: “Uccidiamolo e avremo l’eredità”!

 Gesù disse: “ Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà  Fruttificare.”   (dal Vangelo)                            

                               

La liturgia della Parola ci fa considerare un testo meraviglioso del profeta Isaia (Prima lett.  che si apre con un capolavoro in assoluto della poesia ebraica (VII secolo A.C.).  E’ un canto d’amore perché la vigna nell’antico Oriente è spesso simbolo di una donna amata: nel Cantico dei Cantici, la sposa è chiamata “ vigna in fiore”. E’ un canto religioso perché la vigna nella Bibbia è quasi lo stemma d’Israele” (Ravasi).  Classica  Immagine per illustrare il legame d’alleanza tra Dio e il suo popolo e, in previsione del Messia, la vigna è il legame tra Cristo  e la sua Chiesa (vangelo odierno)

Il profeta ne descrive la cura da parte di Dio riguardo al suo popolo. Successivamente il profeta lascia il pensiero a quel Dio che come il Messia esprime tutta la sua delusione perché  la vigna e i vignaioli hanno tradito l’attesa e la fiducia. Ecco allora la decisione: “Trasformerà la vigna in pascolo”, immagine della realtà storica e religiosa; la Comunità infedele sarà dispersa.

La vigna del Signore era la casa d’Israele che è venuta meno agli impegni di alleanza.

I frutti che Dio si aspettava erano la giustizia, la rettitudine, la solidarietà che avrebbero dovuto costituire il fondamento e la ragion d’essere di Israele.

I frutti cattivi sono stati invece” spargimento di sangue e grida di oppressi”

Dio si chiede: “ Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto…?

Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla parabola di Isaia per costruire la sua.

Notiamo subito che le esigenze di fedeltà rimangono valide anche per il nuovo popolo = la Chiesa.  Essa sorge in forza della fede che riconosce il figlio ucciso, pietra angolare, cioè il nucleo della nuova umanità.

Solo che questa fede non può restare un’ adesione teorica o emotiva, ma deve tradursi in  carità attiva e generosa:  deve portare frutto.

Una Chiesa sterile di amore creativo è destinata a estinguersi. Ma in questo caso, la fedeltà irreversibile di Dio non viene annullata, ma continua con nuovi protagonisti (Chiese fiorenti in Africa, Asia Minore…Ultime constatazioni: Corea del Sud- Albania, dove abbiamo letto in quei volti presentati in t.v. una fede entusiasta, pulita gioiosa.

Nella parabola del Vangelo abbiamo notato come l’uomo amareggia e delude anche il cuore di Cristo che gli fa dire: ”Il padrone darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti…Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare”. Stiamo attenti, perciò, anche noi a non preparare la morte delle nostre Chiese.

E allora qualche interrogativo:

La nostra Chiesa funziona secondo il desiderio di Cristo?  Siamo uniti per farla fruttificare secondo il desiderio di Gesù? O stiamo forse uccidendo la speranza?

Che lo Spirito ci illumini e ci spinga ad accogliere l’invito di S. Paolo ( II lett.) che esorta a” tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.”

Buona Domenica

don luigi corsi

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28 09 2014 UVA MAREMMA 28 09 2014

28 SETTEMBRE 2014

 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 MATTEO  21,28–32

 Disse Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi  va’ a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose: ”Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ”Sì, Signore .” Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre? ”Risposero: ”Il primo”. E Gesù disse loro: ”In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio…

Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto: i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi , al contrario, avete  visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

( Dal Vangelo)

La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata: il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti  alle loro responsabilità.

Importante, secondo Gesù, è attendere non tanto quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento completo, un passaggio all’altra sponda.

Dio non commette arbitrii, proprio perché è Dio. Sono le libere scelte dell’uomo che determinano la sua destinazione finale.

Nella seconda lettura, le esortazioni di Paolo sono le stesse di Cristo: evitare lo spirito di contese e di superbia che è sempre fonte di disordine, divisioni, risse. Avere tanta umiltà da  ritenere gli  altri superiori a se stessi. Ecco l’esempio di Cristo che, di natura divina, non sta attaccato ai suoi privilegi.

Al centro delle riflessioni troviamo la significativa Parabola di Gesù.

In un simpatico quadretto familiare troviamo un padre e due figli: l’uno scanzonato e libertino; alla richiesta di andare a lavorare nella vigna risponde decisamente di no, ma poi si pente e va.  L’altro, furbescamente dice di sì ma non ci va.

Evidente il riferimento di Gesù alla storia del popolo ebraico. Era stata tutta una lunga chiamata, un invito pressante per entrare nel Regno di Dio.

Per secoli era stato preparato, ma quando, con Gesù, arrivò il giorno, solo pubblicani e prostitute risposero e, più tardi le masse di pagani che a rassomiglianza del figlio libertino della parabola che aveva detto no, furono i disponibili per seguire la nuova via.

La parabola non ha senso solo per gli Ebrei, ma vuole far riflettere ogni seguace di Cristo. Tutti sono chiamati a lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Il cristiano è la persona alla quale Dio  ha affidato altre persone.

Rispondere   all’invito divino è buona cosa  se le parole vengono seguite dai fatti.

Rispondere di no è male, tuttavia le azioni possono correggere le parole.

Per edificare un palazzo occorrono anni, a demolirlo basta un attimo, una bomba e tutto crolla. Così può accadere a chi ha presunzione e superbia. Far provvista di umiltà, diffidenza di sé, fiducia in Dio: questo ci dicono Gesù e Paolo. Questa è la via sicura della salvezza.

BUONA DOMENICA

don Luigi Corsi

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Liberale Da Verona Sec. XV Parabola dei vignaioli

Liberale Da Verona Sec. XV Parabola dei vignaioli

21 Settembre 2014

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

Matteo 20,1-16

“Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera  il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse a uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.

Non posso fare delle mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

Così gli  ultimi saranno primi e i primi gli ultimi.” (dal Vangelo)                                                             

 

Il profeta Isaia (prima lett. 55,6-9), invita i peccatori a tornare a Dio. I disegni di Dio sono infinitamente superiori a quelli dell’uomo.

In lui non c’è rivalsa, vendetta, calcolo, Dio non aspetta che l’uomo paghi; gli basta un piccolo cenno di buona volontà.

Sono queste le idee accolte ed espresse nella Parabola degli operai della vigna che leggiamo nel Vangelo di questa domenica.

La Parabola è un colpo contro la mentalità del privilegio e della superiorità che, in modo particolare gli ebrei (e non solo loro), si portavano nel sangue. Essi non reclamavano un maggior salario ma l’uguaglianza del trattamento a loro e a agli ultimi.

Il Signore ha combattuto insistentemente questa mentalità nonostante le resistenze degli avversari.

Shakespeare ci diceva: “Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?”

Certo resta difficile, dopo una vita di lavoro, guardare di buon occhio chi si è divertito e poi… è accolto dal Padre come se nulla fosse successo. Spesso il beneficato non ricorda più.

Eduardo de Filippo fa un’amara riflessione a questo riguardo. “Il detto  antico non fallisce mai:” Fa bene in vita, perché bene avrai!” A chi? Chi riceve u’ bene, se scorda! Nun te perdona cchiù! Nun te saluta cchiù! Gesù,Gesù, Gesù!…più spendi per l’amico, più ti scaccia. Se piglia ‘e spese, ma te vota ‘a faccia…”

E’ il rischio che corre il padrone della vigna nel  Vangelo: vuole essere generoso e benefattore, e fa scatenare l’incomprensione del beneficato. L’invidia rode il bene avuto.

Certamente non è semplice accettare, per il peccatore pentito, una festa superiore a quella per i novantanove giusti. Eppure il Vangelo è su queste posizioni. “Il segreto della felicità è trovare la propria gioia nella gioia dell’altro” (Bernanos).

Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Tutta la rivelazione biblica proclama la sovrana libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire. Aprirsi al mistero di Dio significa introdursi nella logica del suo agire quale si è dichiarata nella lettura.

La Parabola di Gesù è invito ad inchinarsi alla volontà del Padre, a comprenderla e adottarla verso i fratelli.

La parabola affronta altre due problematiche forti: quella del lavoro e del compenso.

Il padrone non tollera gente sfaccendata; al Signore i fannulloni non piacciono.

Un proverbio dice: ”A chi non vuole far fatiche il terreno produce ortiche”

Lavorare la vigna non riguarderà solo lo sforzo morale per sradicare vizi e difetti, ma anche il lavoro inerente alla propria situazione professionale; il lavoro dentro e fuori, per sé e per gli altri. Ogni lavoro è buono e accetto al Padre. Non c’è distinzione presso Dio tra tute e colletti bianchi.

Il lavoro va compiuto con impegno.

Essere felici di dare il proprio contributo alla famiglia, a chi ha bisogno, anche se  la ricompensa è soltanto un grazie, o neppure quello.

Il cristiano vero è sempre un gran lavoratore, e ciò con il superare molto spesso il concetto del “dare e dell’avere” superando l’indignazione polemica dei “primi assunti agli ultimi”.

San Paolo, nella II lett. di oggi, ci apre una finestra spalancandola sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere”.

L’unica cosa a cui ci invita l’Apostolo è quella di poter ricevere al termine dei nostri giorni non solo un compenso relativo al  nostro impegno, ma quella “busta”di Dio dove  c’è  la  vita senza  fine nell’eternità beata.

 

BUONA DOMENICA

 

                                                                                  don luigi corsi

 

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Il Perugino Sec. XV Esaltazione della Croce

Il Perugino Sec. XV Esaltazione della Croce

14 Settembre 2014

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE  /A

Giovanni  3,14-17

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”

                                                                                            (dal Vangelo)

                                                                                        

Lo schema verticale della Croce che si eleva verso il Cielo esprime simbolicamente il nesso tra la terra (la morte) e il Cielo (la divinità), la trasformazione della morte in vita e della creatura in figlio .

La riflessione di quanto abbiamo notato ci porta a quel dialogo notturno che si è svolto tra Gesù e Nicodemo riportato nel brano del Vangelo odierno, con un parallelismo esplicito tra l’elevazione del serpente e l’elevazione di Gesù sulla croce.

Guardando il serpente si otteneva la guarigione di un male del corpo e lo sguardo di fede alla Croce avrebbe portato la salvezza alla vita eterna dell’intera umanità. Abbiamo letto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.

Il simbolo della esaltazione è alla base  del celebre inno che leggiamo nella seconda lett. di oggi (Fil.2) che ci presenta in una prima fase la stato del Cristo come uomo: egli è apparso su questa terra con i tratti dello schiavo, dell’ultimo degli uomini ma che in realtà è colui che sacrificando la sua vita sulla Croce ha conquistato, salvandola, l’umanità intera .

Gesù, non ha considerato come un bene prezioso l’essere creatura  somigliante a Dio, al contrario la sua scelta è stata quella dell’abbassamento scandito da Paolo con cinque verbi mortificanti come: “ spogliarsi; assumere la condizione di servo; divenire simile agli uomini; farsi obbediente; umiliarsi.”

La Croce è l’abisso dell’abbassamento ma è anche l’apice dell’esaltazione nella gloria pasquale.

Nella Croce di Cristo  si supera non solo l’opposizione tra il mondo terreno e quello divino, tra uomo e Dio, ma si annulla anche  il contrasto tra morte e vita.

Come il Servo sofferente del Signore, anche Gesù è esaltato( Is.52,13) e costituito Signore dell’essere intero che egli ha redento e ricondotto a Dio.

Egli ormai regna con un titolo regale, un nome che è quello di “Signore”, Lo stesso nome di Dio. E a lui si indirizza l’adorazione universale e la Confessione della fede della Chiesa raccolta ai piedi della Croce, il trono della sua gloria.

“Con la Croce Gesù svela la sua qualità di Figlio che per amore spezza le porte del suo paradiso dorato e si associa all’uomo peccatore per portarlo alla purezza  primitiva.

Anche qui  L”Esaltazione” in croce ha la sua radice nell’amore salvante e liberatore di Dio” (Ravasi).

Buona Domenica

 don luigi corsi

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 Cristoforo De Pedris miniatura Sec. XV Gesù esorta a correggere, non a condannare.....

Cristoforo De Pedris miniatura Sec. XV Gesù esorta a correggere, non a condannare…..

7 SETTEMBRE 2014

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 

Matteo 18, 15-20

 “Disse Gesù ai suoi discepoli: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo;  se ti ascolterà,  avrai guadagnato un fratello. Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone,  perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro,  dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea,  sia per te come il pagano e il pubblicano”  ( dal Vangelo)

 

La prima lettura (Ezechiele 33,7-9) ci presenta un paragone significativo in cui rassomiglia la missione del profeta a quella di una sentinella  che deve spiare l’orizzonte della storia con l’individuare i segni nascosti per comunicarli  alla comunità.

La stessa responsabilità del profeta è ora applicata da Cristo alle nuove sentinelle (Vescovi-Parroci-Papa) verso le Comunità che essi presiedono.

“Essere sentinella”, praticare la correzione fraterna è, comunque, un’arte che richiede umiltà, amore autentico, sensibilità umana e interiore”. (Ravasi)

Lo scopo ultimo, infatti, non è quello del giudicare ma è quello di salvare.

Motivo dominante rimane sempre l’amore che ci rende solidali gli uni con gli altri e responsabili gli uni con gli altri.

La liturgia odierna parla di  correzione fraterna. Carità non è soltanto dare aiuto, rialzare chi è caduto lungo la strada della vita ; è anche mettere in guardia  contro passi falsi e denunciare pericoli ed errori: ”Qui stai sbagliando!”

Un proverbio popolare dice che: “Dove manca la correzione, abbonda la corruzione”.

La lezione della Parola di oggi è che ognuno è responsabile degli altri, ma occorre discrezione, delicatezza, tatto, rispetto. Si ammonisce perché si ama,  perché si vuole il vero bene dell’altro.

Un proverbio africano ci dice: ”Coloro che si aiutano a vicenda, portano a casa un elefante”.

E ancora, un altro scrittore ci narra: ”Un giorno vidi per strada una ragazzina che tremava di freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza di un pasto decente”.

Mi arrabbiai e dissi a Dio: ”Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?”

Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente, nella notte mi rispose: “Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te!” (Antony de Mello).

La conclusione di uno dei tanti convegni, che si sono occupati della maldicenza e del pettegolezzo, si è espressa con le seguenti parole: ”E’ un’arte. Perfida! Il gusto amaro del pettegolezzo è un atto che rovina la reputazione e nasce dall’invidia”.

Quanti di noi si sono abbandonati, qualche volta, a questo perfido piacere del …taglia e cuci..?

E’ quasi normale che quando si vive insieme, in famiglia, a scuola, sul lavoro, in parrocchia…si parli, si critichi, si giudichi.

Gesù, al contrario, ci insegna un’altra grande arte: quella della correzione fraterna.

Il Signore corregge chi ama, come un padre fa con il figlio prediletto. E noi?

Guardiamoci dalle chiacchiere inutili e dannose, dalle critiche, dall’emettere sentenze. La carità deve avere sempre l’ultima parola!

La correzione senza amore è sterile;  perciò: verità e carità insieme. 

Buona Domenica

don luigi corsi

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Cristoforo-De-Pedris-miniautura-Sec.-XV-Rimprovero-di-Gesù-a-Pietro

Cristoforo-De-Pedris – miniatura – Sec.XV- Rimprovero di Gesù a Pietro

31 AGOSTO 2014

 XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo 16 -2I – 27

 

 “Gesù, cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme  e soffrire molto…e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare…Questo  non ti accadrà mai. Ma egli voltandosi, disse a Pietro: Lungi da me, Satana!  Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini…

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà

salvare la propria vita, la perderà; ma chi  perderà la sua vita per causa mia, la troverà.

Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà  anima?”     (dal Vangelo) 

 

La pagina del Vangelo odierno è, in un certo senso, sconcertante.

Gesù ha appena finito di annunciare a Pietro che su lui edificherà la sua  Chiesa; ha appena terminato di elogiarlo perché non “la carne e il sangue, ma il Padre mio che sta nei cieli gli hanno rivelato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente” mentre ora lo apostrofa: “Lungi da me  Satana! Tu mi sei di scandalo perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini.”

Questo cambiamento di tono da parte di Gesù, ci richiama a riconoscere il dominio assoluto della parola di Dio. Quando Pietro si lascia prendere dalla tentazione  del suo proprio “buon senso” adatto agli schemi di un ragionamento umano allora diventa Satana-scandaloso.

E’ la Parola di Dio che domina!

La novità di questo annuncio è che Gesù deve “andare a Gerusalemme e soffrire e venire ucciso, ma il terzo giorno, risuscitare”.

Gesù è l’uomo del paradosso, ma è l’uomo che non accetta compromessi, mezze misure, sconti. Non accetta conformismi.

Vuole che anche i suoi seguaci gli vadano dietro su questa strada così impegnativa e faticosa. Gandhi ci diceva: ”Quando l’io muore, Dio ne riempie il vuoto. Trova se stesso chi perde il proprio io”.

Un trionfo umano esalterebbe il trionfatore, umiliando ed emarginando i vinti.

Il vero trionfo è il dono di sé che fa vivere gli altri  a prezzo della propria vita.

La vita piena è far vivere gli altri, purificando nella morte il proprio dono da ogni macchia di egoismo, perché rinasca nella purezza e nella perfezione; “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita  per causa mia la troverà.”

Chi vuole essere cristiano, discepolo di Cristo e seguirlo, deve costantemente superare il proprio egoismo (rinnegare se stesso); deve accettare questa croce del superamento di sé insieme al donarsi agli altri. Tutto il resto, non conta “qual vantaggio infatti, se guadagnerà il mondo intero e poi  perderà la propria anima?”

Quella croce accettata “è il centro della nostra storia ed è la sorgente della nostra fiducia. La tentazione è quella di togliere dal Vangelo la pagina della croce”. (Paolo VI )

Se si riguarda l’atteggiamento di Pietro dal Vangelo, attualizzandolo sul nostro concetto di cristianesimo, ci accorgiamo che anche noi vorremmo un cristianesimo facile, senza sacrificio, senza doveri,  senza rinunce, senza dolore, in una parola senza la Croce.  S. Paolo, (seconda lettura) ci invita a “non conformarci alla mentalità del mondo, ”Ma se cade la Croce di Cristo, che cosa rimane della nostra religione? Ecco il perché della reazione di Cristo verso Pietro, definendolo un “Satana-tentatore”, perché non ha pensato come Lui.

S. Paolo ci ha messo in guardia di “non svuotare la Croce di Crist (I Corinzi 1,17). Nella nostra società si cerca di annacquare la forza del Vangelo dove “perdersi è solo un guadagno”.

La Croce, non invita né al dolorismo, né alla rassegnazione, ma insegna la legge del  morire per vivere, la legge del sacrificio.

Una legge che è tremenda, ma vera; è grande e misteriosa, ma è la legge della vita cristiana.!

Scriveva  Lutero: “In Cristo, nel Crocifisso stanno la vera teologia e la vera conoscenza di Dio.

 BUONA DOMENICA

                                                                                  don luigi corsi

 

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Arnolfo di Cambio (1240 - 1302) San Pietro - Statua in bronzo

Arnolfo di Cambio (1240 – 1302) San Pietro – Statua in bronzo

24 AGOSTO 2014

 XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

Matteo 16,13-20 “Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: ”La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” Risposero: ”Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: ”Ma  voi, chi dite che io sia?”… Rispose Simon Pietro: ”Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico:Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa… A Te darò le chiavi  del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.”  (dal Vangelo) L’ambientazione della scena evangelica è quella relativa alla sponda settentrionale del lago di Genezaret. Si tratta di un’ inchiesta, di  un sondaggio di opinione pubblica  relativa a Gesù. Ai discepoli Gesù pone una domanda che ottiene una immediata e variegata risposta, perché riassume gli interrogativi di tutti coloro che vengono in contatto con Gesù: ”Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo? Chi è Gesù? “. Gesù s’informa  di quello che dice la gente nei suoi riguardi. Ma questa è solo una domanda-trampolino per un’altra successiva: Ma voi (discepoli) chi dite che io sia? “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ogni discepolo deve prendere posizione. Il Signore esige una risposta personale; cioè devi rispondere tu come devo rispondere io ogni giorno in cosa credo e come credo. La fede, secondo S. Paolo, investe tutta la persona da immergerla totalmente nella stessa verità in cui crede . Nella scena evangelica abbiamo notato che solo Pietro raccoglie il suggerimento nascosto nella domanda di Gesù. E…Noi, cosa pensiamo del Cristo? E’ bene che ognuno si scuota dal suo torpore e risponda con estrema sincerità. Alla confessione di Pietro segue l’elogio di Gesù che riconosce nella professione dell’Apostolo non tanto e solo la forza del suo intuito eccezionale, ma l’effetto di una rivelazione divina: ”Perché né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato,  ma il Padre mio…” La fede è un dono. La stretta connessione con il riconoscimento di Pietro Gesù, con parola efficace e creativa promette di costruire la sua Chiesa su Pietro come su fondamento stabile: Simone è ormai Pietro – Kepha – Roccia. L’immagine della roccia indica la solidità dell’edificio; le forze della morte e della perdizione, non potranno avere il sopravvento. La seconda promessa  prende corpo da un’altra immagine: quella delle Chiavi  di un palazzo. Gesù affida a Pietro le chiavi  perché apra la porta che introduce nel Regno di Dio. La prima lettura può spiegare molto efficacemente tale simbolo. Non si tratta, dunque, di un semplice portinaio, ma  del responsabile supremo della corte del Re. Così Pietro è costituito da Cristo suo delegato massimo al governo del nuovo popolo di Dio. Un’ultima espressione metaforica specifica il compito di Pietro all’interno della Comunità: quella di legare e sciogliere. Sciogliere e legare sulla terra ogni problema riguardante la fede e la morale e che avrà corrispondenza presso Dio. Come si costata, nessun culto della personalità, ma solo l’affermazione carismatica di Pietro discepolo- modello nella sua confessione  di fede in Cristo e interprete, per grazia, della Parola di Gesù. La pagina ”petrina” di oggi, diventa un ritratto della Chiesa di Cristo riunita attorno a Pietro e che guiderà verso quella “pietra” su cui si ergerà la Gerusalemme celeste.

BUONA DOMENICA

                                                                                          don Luigi Corsi

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Cristoforo De Pedris - La Cananea - Miniatura Sec. XV

Cristoforo De Pedris – La Cananea – Miniatura Sec. XV

17 Agosto 2014

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

  Matteo 15,21-28 “Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea si mise a gridare:Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio…Gesù rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini.  E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”. (dal Vangelo) Il tema proposto alla nostra riflessione, sia nella I lettura come nel testo del Vangelo, è chiaramente quello dell’apertura agli stranieri, della volontà salvifica ed universale di Dio. Dio vuole tutti salvi! Ma questo dono di Dio è però condizionato dall’atteggiamento dell’uomo. Tutti siamo chiamati alla salvezza. Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio per salvarci. S. Paolo , nella seconda lettura, parla della salvezza dei pagani e degli ebrei in termini collettivi: si salva un popolo; perciò io raggiungo la salvezza non da solo ma ricercando la salvezza degli altri. Siamo cellule di un organismo vivo; se una di esse si ammala ne risentono tutte le altre. Nel Vangelo notiamo una breve escursione di Gesù nella terra dei Gentili-pagani. Dirà ai discepoli di non andare né tra i pagani né tra i Samaritani, ma piuttosto tra le pecorelle smarrite della casa di Israele. E questo atteggiamento spiega il comportamento di Gesù nei confronti della Cananea, il suo rifiuto opposto in un primo momento, il colorito linguaggio orientale che fa etichettare la donna come un “cane” infedele: (non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini). ”Gesù non è un essere disincarnato ma vive all’interno di una preziosa cultura, di un ambiente ben definito” (Ravasi). Il silenzio di Gesù alle ripetute richieste della donna, non è durezza di cuore. Intende solo delineare come la demarcazione tra  chi fa parte del Regno e chi rimane fuori, non sarà la tradizione o la legge, ma la fede che comporta il resto e, cioè, la vita, dato che è un elemento vitale e non semplicemente intellettuale. Notiamo che proprio la parola dura: “cagnolini” offre a quella madre (eloquente come solo le madri sanno esserlo) il bandolo per sbloccare la soluzione. Il Signore non può trattenere una parola d’ammirazione: “Donna è davvero grande la tua fede “…ed è  miracolo! E’ la fede che attira il miracolo, anche se parte da una persona che non conosce il vero Dio e adora gli idoli. Una domanda un po’ inquietante a questo punto: ”Cosa conta davanti a Dio?” La risposta è quella di sempre: ”Conta il cuore. Questo è più importante dell’essere cristiano o cattolico. Se la mia dimensione umana è zoppa o storpia si inciampa e si cade.

BUONA DOMENICA

                                                                                     don luigi corsi      

         

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Pellegrino di Mariano Assunzione della Vergine Sec. XV Pinacoteca di Siena

Pellegrino di Mariano Assunzione della Vergine Sec. XV Pinacoteca di Siena

15 AGOSTO 2014

ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA /A

Luca 1,39-56

 “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi” (dal Vangelo)   Maria è sulla scia del figlio: Ascensione, e, dopo la morte, approda con tutto il suo essere alla piena comunione di Dio, entra nel cielo, simbolo dell’infinito e del divino. La liturgia ci invita ad elevare lo sguardo al cielo, non tanto per lasciarci conquistare dalla fantasia, ma per andare a scoprire la luce del sole e delle stelle, cioè, dell’infinito e del mistero. Contempliamo Maria Assunta in cielo che si incammina dietro la scia della Risurrezione di Cristo e che precede tutti quelli che saranno ammessi all’intimità eterna con Dio. Precede tutti noi che, se avremo fatto onore al nome cristiano, condivideremo la stessa gloria. Pur vivendo su questa terra con tanti dubbi e problemi, siamo invitati a guardare in cielo, al di sopra delle cose. Scrive un poeta contemporaneo: “ Non passa giorno, che io non guardo il cielo. Forse la mia vera casa sta da quelle parti” (Cibotto). Avremmo un po’ tutti bisogno di guardare il cielo non per vedere il tempo che fa o le stelle cadenti nella notte ma, come invita la solennità dell’Assunzione di Maria: “Fa che viviamo in questo mondo, costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria”. Dovremmo permettere che la stella più luminosa, Maria, entri nella nostra anima e ci ispiri il sentimento della nostalgia di poter essere come sua rassomiglianza, impegnandoci ad  ascoltare la parola di Dio e a metterla in pratica senza chiasso ma con la riflessione e il silenzio; Maria infatti è stata definita come la “divina taciturna”, come la “cattedrale del grande silenzio”. La nostra devozione alla Madonna è vera se si oppone al diluvio di parole e di chiasso che rischia di sommergere tutto e tutti . Maria ci invita a non restare in uno stagno dove non si può nuotare e navigare, ci invita a pensare alto.  Non spegniamo in noi il tormento dell’infinto. Guardiamo in su, perché se noi guardiamo a lungo il cielo, Dio scende e ci rapisce. Troviamo la forza di aggrapparci al silenzio di Maria, e, imparare da Lei, ad ascoltare. “ Il diritto di parlare può essere il principio della libertà, ma la necessità di ascoltare è ciò che rende importante questo diritto: Saper ascoltare è meglio che saper parlare (Lamartine). Ricordiamo  sempre che il silenzio è d’oro e allunga la vita”. La Madonna ci insegni  inoltre anche questa sapienza di vita: “Perché ha guardato l’umiltà della sua serva, tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. (Magnificat).

 BUON FERRAGOSTO

                                                                                          don Luigi Corsi

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Cristoforo De Pedris - Miniatura lombarda nel quattrocento

Cristoforo De Pedris – Miniatura lombarda nel quattrocento

10 agosto2014

 XIX  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 14,22-33

 “Gesù, costringe i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Sul finire della notte, Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: Coraggio, sono io, non abbiate paura! Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore salvami! Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando:  Tu sei veramente il Figlio di Dio.” (dal Vangelo) La I e la II lettura di questa Domenica presentano due scene in cui Dio si manifesta al focoso profeta Elia, nel venticello all’entrata della caverna sull’Oreb (Sinai) e, ai discepoli e a Pietro, nella persona di Gesù , al termine di una nottata trascorsa sul lago in tempesta. Tempesta e pace, incubo e serenità si fronteggiano in questi due scenari. Dio non va ricercato nei fenomeni straordinari, clamorosi, scioccanti, ma nella semplicità, nel silenzio, nella monotonia della storia  (I lett. ). San Francesco lo sentiva nella natura, da toccarlo quasi con mano; certo ci vuole una disposizione ed un’apertura, soprattutto di ordine morale così come  diceva qualcuno: “Mettiti in condizione di credere in Dio e non dubiterai della sua esistenza”. Quando nella vita c’è ordine e pulizia, diventa più facile scoprire Dio. Scriveva una famosa poetessa: “Tu mi cammini a fianco, o Signore, orma non lascia in terra il tuo passo. Non vedo Te; ma sento e respiro la tua presenza in ogni filo d’erba, in ogni atomo d’aria che mi  nutre” (Ada Negri). Penso sia proprio questo il mistero segreto della fede: vicinanza e silenzio, luce e oscurità, paura e fiducia. Sono i sentimenti che devono aver provato Elia e Pietro. Sentimenti che possiamo provare tutti noi che pur credendo di credere, tante volte ci sentiamo affondare nei dubbi, nella paura, nella disperazione… La fede ci permette di camminare al buio, con la sicurezza che Qualcuno veglia su di noi. La fede non ci facilita la strada. Semplicemente la fede dà un senso alla vita. Ci troviamo tutti sulla barca della Chiesa, che sembra sempre affondare, talvolta dalle onde di tanti pericoli, di tanti scandali, di tante ideologie che l’attaccano da tutte le parti, dalle feroci e insulse persecuzioni, con attentati ai luoghi di culto, credendo di affondare questa barca con pretese  e micidiali persecuzioni, (vedi le numerose sette), ma su questa barca c’è Cristo: Non abbiate paura!… Ciò che salva la barca non sono le qualità e il coraggio dei marinai. La garanzia più sicura contro il naufragio è la fede. Non siamo super-uomini. Eppure ci sentiamo al sicuro; e lo siamo soprattutto quando ci sentiamo capaci di metterci in ginocchio, e con la fede ripetiamo: ”Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

BUONA DOMENICA

                                                                                  don luigi corsi

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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma - Moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma – Moltiplicazione dei 5 pani e dei 2 pesci

3 agosto2014

 XVIII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 14,13- 21 “Gesù, sceso dalla barca vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, si accostarono i discepoli e gli dissero: il luogo è deserto ed è ormai tardi: congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare…Gesù disse ai discepoli: Date loro voi stessi da mangiare. Gli risposero: Non abbiamo che cinque pani e due pesci! Egli allora, ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati”   (dal Vangelo)                                                                                        Questa è la Domenica del cibo miracolosamente moltiplicato e della fame miracolosamente saziata. Cinque pani e due pesci diventano una quantità di cibo così abbondante da sfamare una folla numerosa. La fame prodigiosamente saziata era più spirituale che materiale, in quanto stimolava gente che aveva dimenticato il cibo del corpo per rimanere vicina a Gesù, per ascoltare la sua parola e ottenere da lui la guarigione dei malati. Anche il profeta Isaia (nella prima lettura della Messa) parla di Dio che offre al suo popolo acqua, pane, e altri cibi succulenti. (Is. 55,1-3) Comprendere il senso letterale di questo  miracolo è fin troppo facile. Gesù si trova nel deserto ed è attorniato da una folla innumerevole: soltanto gli uomini sono cinquemila e ci sono tra loro molti malati. Ormai si fa sera e i Discepoli sollecitano il Maestro a congedare la folla perché vada nei “ villaggi” a comprarsi da mangiare, ma Gesù risponde: ”Non occorre che vadano date loro voi stessi da mangiare”. Noi sappiamo bene come andarono le cose: del pane miracoloso tutti ne mangiarono a sazietà, ma non abbiamo capito che il miracolo ha bisogno di essere attualizzato, cioè ripetuto anche oggi.  Date loro voi stessi a mangiare” è un comando rivolto anche alla Chiesa che deriva dagli Apostoli. Pertanto la Chiesa che ha fra gli altri, anche il dovere di dare da mangiare agli affamati. Certo non è questo il suo dovere principale, ma nel tempo in cui la fame uccide milioni di persone in tutto il mondo, è un delitto non provvedere il pane a chi ne è privo. E’ vero che oggi, come in tutti i tempi, la Chiesa  sente vivissima la sofferenza della fame dei popoli e corre in loro aiuto, ma molti figli della Chiesa restano ancora chiusi davanti alle sofferenze dei loro fratelli. Non si tratta solo dei cristiani ma è la società che si allontana sempre più dalla compassione e dalla richiesta di Gesù. Leggiamo dai giornali che sono a rischio 854 milioni di esseri umani per denutrizione. In Italia, dove quasi tutti si proclamano cristiani, si getta ogni anno nelle immondizie una quantità di pane, di carne, e di ogni specie di cibi che basterebbe a nutrire un popolo di quattordici milioni di abitanti. Queste sono stime fatte da persone qualificate e competenti, considerazioni che fanno rabbrividire. La verità che emerge nel Vangelo odierno è che nel cuore di Gesù arde un amore infinito per l’uomo. E’ ancora l’amore per l’uomo a far brillare, nei gesti compiuti nel miracolo della moltiplicazione dei pani, la previsione, la volontà di offrire un pane divino che si identifica col corpo di Cristo. La piccola e povera risposta dell’uomo sia quella di avere le caratteristiche espresse da San Paolo (II lett.) quando esclama: “Chi ci separerà, dunque, dall’amore di Cristo? …Né presente, né avvenire, né altezza, né profondità, né creatura alcuna potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo nostro Signore” (Romani 9,1-15) L’amore che Dio porta all’uomo è sempre dono e proposta; come tale attende una generosa risposta. Sarà necessariamente piccola e povera la risposta dell’uomo, ma dovrà avere le caratteristiche della carità divina: sincerità, fedeltà, continuità, così ben espressa dall’Apostolo Paolo.

BUONA DOMENICA

                                                                                don luigi corsi

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Trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra

Trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra

27 LUGLIO 2014

 XVII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 13,44- 52 Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va,…vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei Cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche ad una rete gettatanel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni  e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.”                                                                                            (dal Vangelo)   Vivere vuol dire scegliere. Non si vive senza scegliere, senza impegnare tutte le proprie forze per qualcosa che valga la pena. E’ questa la proposta delle letture di questa domenica, specialmente, quella del Vangelo che chiude anche il ”capitolo 13° delle Parabole”, dove Gesù invita a dare tutto. Gesù non vuole dire che il Regno di Dio è simile ad un tesoro o alla perla, ma piuttosto che al Regno di Dio capita la stessa cosa che è raccontata nella parabola, e cioè, che colui che l’ha trovata, fa di tutto per impossessarsene subito. Il centro dell’attenzione è, quindi, la decisione dell’uomo per l’acquisto della  perla o Cristo. Cristo richiede una decisione assoluta non tentennamenti, non mezze misure: entrare nel suo Regno con gioia come è per colui che ha trovato il massimo delle sue aspirazioni. Con le parabole del Regno Gesù ha inteso annunciare una situazione in cui Dio veniva riconosciuto come tale dagli uomini e da ciò la sconfitta di tutte quelle forze (zizzanie – roveti soffocanti, il buon seme, ingiustizie, violenze, disperazione), tutte cose che non danno vita ma che conducono alla morte. Nelle parabole di queste domeniche dobbiamo notare una provocazione che ci riguarda direttamente; è quella in cui Gesù dice che la zizzania è stata seminata in mezzo al grano mentre “ tutti dormivano”. I discepoli di allora, quasi a discolpa e per un rigurgito di orgoglio domandono: “Vuoi che andiamo ad estirparla?” Gesù invita a svegliarsi. Non è il momento della conclusione. Adesso è il tempo della evangelizzazione e della testimonianza. E proprio con le parabole di oggi, del tesoro nel campo e della perla preziosa e della cernita: buoni e cattivi alla fine dei tempi. Il campo, lo dice Gesù stesso, è il mondo: nel profondo delle sue re del Regno; bisogna saper scavare, prendere quello che ha valore vero e lasciare il resto. La perla è la grazia, la vita con Dio. Dobbiamo essere disposti a vendere tutto, pur di non perdere il vero tesoro che è Cristo. Siamo cristiani, Abbiamo scelto Cristo e, con lui , tutti i valori del suo Vangelo. La vita cristiana se sempre non è facile, sempre può essere felice. “Non può diventare cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità facile” (Paolo VI). L’amore totale per Dio non spegne gli affetti umani, anzi li rende più belli. Per questo qualcuno ha detto: ”Il cristiano è una persona sotto il segno del più”. Fare la cernita dei pesci è l’ultima delle sette parabole che formano questo discorso di Gesù. Si tratta della scena conclusiva della pesca, dove, a riva, avviene la cernita In cui i pesci buoni vengono raccolti nei canestri; i cattivi vengono gettati via. Con questa cernita Gesù raffigura l’esito finale del mondo. Il destino ultimo della storia dove, finalmente, si avrà una Comunità di Santi. Per farne parte occorre presentarsi sotto il segno di un” più” .

BUONA DOMENICA

                                                                                  Don luigi corsi

George Braque - Campo di grano (1952) (Collezione privata Zurigo)

George Braque – Campo di grano (1952) (Collezione privata Zurigo)

 20 LUGLIO 2014

XVI  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

  Matteo 13,24-43 Il regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo. Quando la messe fiorì, ecco apparve anche la zizzania. I servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel mio granaio! Il regno dei  cieli è simile ad un granellino di senapa che un uomo semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero. Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti.”      (dal Vangelo)                                                                                  Continua la lettura del  “Capitolo delle Parabole”, il 13° del Vangelo di Matteo, iniziato la scorsa Domenica con quello del seminatore. Abbiamo una trilogia incentrata sullo stesso tema: Il Regno di Dio – la Chiesa dal suo inizio fino alla fine dei tempi. Delle tre parabole la più significativa è quella della zizzania, ma molto esplicative sono anche le altre due: quella del seme di senapa e quella del lievito. Notiamo anche, come nel caso del “seminatore” così, per il caso della zizzania, l’evangelista allega una spiegazione-commento che è quasi certamente  una delle prime omelie della Chiesa delle origini. Comunque la sostanza sembra essere che non c’è motivo di allarmarsi se della zizzania è stata seminata in un campo di grano, né è il caso di intervenire precipitosamente. Un proverbio arabo recita: ”Se c’è un rimedio, perché ti arrabbi? Se non c’è rimedio perché ti arrabbi?” La tolleranza generosa, la sopportazione serena, la pazienza,  è difficile da esercitare ma alla fine offre risultati straordinari. E’ quanto ci vuol far capire Gesù riguardo alla sua Chiesa. Dio è paziente e misericordioso, “lento all’ira e pieno di misericordia”. Da lui dobbiamo imparare l’arte della pazienza e della tolleranza. Soprattutto in una società, come la nostra, in cui sembra prevalere l’odio, il disprezzo, l’intolleranza, l’arroganza. Diceva giustamente S. Agostino: “Perché non dovrei sopportare gli altri, se Dio sopporta me?” E ora, se Dio agisce così con noi, perché non lo dovremmo fare anche noi con gli altri? Come ha detto il famoso filosofo, Rousseau: ”La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce”. Ancora una volta, come nella parabola del seminatore, lo stato d’animo che Gesù vuol comunicare è quello della fiducia e della sicurezza. Ascoltando o leggendo il Vangelo di questa domenica, ci accorgiamo che Gesù parla e semina nel cuore di tutti gli uomini e donne. E…Attende con pazienza! La responsabilità è nostra: Come accogliamo il seme, come accogliamo la Parola di Dio, quale frutto ne facciamo. La nostra è una Religione dell’ascolto, più ancora della ricerca. Già Pitagora diceva: ”Chi parla semina: chi ascolta raccoglie”. Oggi, si dice, viviamo nella civiltà dell’immagine; occorre invece sviluppare di più la civiltà del pensiero e dell’ascolto. Perché, sapere ascoltare è meglio che saper parlare. Per concludere, le altre due immagini dello sviluppo del Regno di Dio: la senapa col suo filino d’erba che diventa albero, il pugno di lievito che fermenta la massa  di farina. Due immagini che indicano la vita della Chiesa fino alla fine dei tempi che tende ad abbracciare l’umanità intera per una glorificazione senza fine.

BUONA DOMENICA

don luigi corsi

 

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V. Van Gogh Il Seminatore (1888)

V. Van Gogh Il Seminatore (1888)

13 LUGLIO 2014

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 13,1-23 Il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme, cadde sulla strada  e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra, subito germogliò perché il terreno non era profondo…e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta” (dal Vangelo) Le parabole sono difficili. Anche se, a prima vista appaiono facili da essere comprese, però ad un esame un poco approfondito si rivelano difficili tanto che i sapienti del mondo non ci capiscono nulla e Gesù li descrive come ciechi e sordi. Chi voglia vedere e udire il vero senso di questa parabola, deve innanzitutto riconoscere che Gesù è allo stesso tempo il seminatore e il seme. Egli è infatti la parola di Dio inviata a salvare il mondo. Non fa meraviglia che il seme stesso sia sparso con prodigalità, senza limiti, e non c’è più da meravigliarsi se il seminatore semina sulla strada sulle pietre e sulle spine. Dio si dona a tutti, senza eccezione e senza misura. Il seme è la parola di Dio, anzi Gesù stesso; ma se è così, come mai tre parti di quel seme non danno frutto? Gesù è Dio, quindi onnipotente; la sua Parola è creatrice di vita soprannaturale, perchè così spesso non crea? Riflettendo con un po’ di attenzione ci accorgiamo che tutta la colpa è del terreno, e fuori di metafora, la colpa è di chi è raggiunto dalla parola che “ci ha creati senza di noi , ma che non ci salva senza di noi” (S.Agostino) Se manca la nostra collaborazione con la Parola, i frutti non vengono. L’ascoltatore rappresentato nel terreno buono è colui che ascolta e che comprende, e, non solo con l’intelligenza, ma con la volontà di fare scendere la Parola nell’intimo del cuore e di accogliere tutte le sollecitazioni e tutte le richieste. Quando c’è una simile comprensione, il raccolto è miracoloso: un terreno buono dà già il trenta per uno, un terreno migliore dà il sessanta, un terreno ottimo dà il cento per uno. Importante è che il terreno sia fertile, e allora anche una resa del trenta per uno è già strepitosa, sia nell’agricoltura degli uomini, sia nell’agricoltura di Dio. Purtroppo ci sono categorie di ascoltatori che “odono e non comprendono” allora il seme va perduto. L’uditore che somiglia alla strada è impenetrabile: su di lui la Parola rimbalza. Quello che risponde al terreno sassoso, è un superficiale che si entusiasma e non persevera: promette tutto e non mantiene nulla. L’uditore che risponde al terreno spinoso è un materialista che preferisce i piaceri alle esigenze severe della Parola. Quello del terreno buono è colui che accoglie la Parola di Dio e la mette in pratica portando molto frutto. Ora è necessario domandarci: a quale tipo di terreno assomiglio io ? Domanda da non eludere.

BUONA DOMENICA

don  luigi corsi

 

Cristoforo di Bindoccio Sec. XV Apparizione ai discepoli nel cenacolo - Pienza, Museo Diocesano

Cristoforo di Bindoccio Sec. XV Apparizione ai discepoli nel cenacolo – Pienza, Museo Diocesano

6 LUGLIO 2014

 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 11,25-30 “Gesù disse. Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli… Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso è leggero”. ( dal Vangelo) La lettura evangelica di questa domenica ci propone tre idee distinte: a)    innanzitutto costatiamo la presenza di un inno di lode innalzato da Gesù al Signore dell’universo; brano molto significativo perché ci permette di penetrare i sentimenti e, più in generale, il mondo interiore di Cristo colto nel suo straordinario rapporto con il Padre. b) viene, poi, una sentenza autoplocamatoria in cui Cristo rivendica un              rapporto di reciproca conoscenza con il Padre: “ nessuno conosce il Padre se non il Figlio”. c)   Infine, sottoforma di detti sapienziali, c’è un duplice motivato invito agli oppressi perché si affidino a Gesù che è il maestro, non oppressore né violento. Da questa panoramica, ci portiamo ad evidenziare alcune caratteristiche del messianismo di Gesù, sottolineato dall’espressione “ mite e umile “. Ai miti è promessa la serenità, la pace, il possesso della terra. Alla pace è collegata anche la prima lettura, (Zaccaria 9,9-10), essa è il primo dei beni messianici; indica l’armonia globale tra uomo e uomo, tra uomo e natura, tra uomo e Dio. Seguire Gesù significa incamminarsi verso una tranquillità che dà, veramente, ristoro all’anima. Chi può seguire Gesù? Richiesta impervia ma non impossibile. I beni del Signore si raggiungono solo se si è miti e umili, capaci di perdonare, senza presunzioni e coscienti che tutto viene da Lui. S, Agostino ci esorta: “ Dove c’è umiltà, c’è pure la carità. L’umiltà è la prima medicina di cui abbiamo bisogno”. Perché Gesù, a differenza di altri”liberatori” assume le vesti del “ servo sofferente” verso colui che ha bisogno di salvezza? Perché prende su di sé la sofferenza del mondo facendosi mite e umile. Solo attraverso l’assunzione del negativo del mondo, il mondo può mutare. Al suo seguito possono avanzare tutti e solo coloro che sanno assumere e accettare il suo “giogo” con umiltà e mitezza, Non ci soffoca perché il suo peso è “dolce e leggero”. Abbiamo ancora notato che Dio comunica la sua conoscenza (intimità) ai “piccoli” attraverso il Figlio: Il sapiente, lo scriba, il potente sono esseri “ colmi di sé” di progetti, di ideologie, pronti a donare (sacchi pieni), ma incapaci di ricevere, di accogliere. Il “piccolo”, nella dura esperienza di ogni giorno,  si è svuotato di tutto, di sé, di sistemi altrui. Così vuoto, è pronto ad accogliere un”altro”, che lo riceve come dono di gioia e di pace. Il “giogo dolce” di Gesù, è un dono dell’Alto che ci prende e ci salva.!

BUONA DOMENICA

                                                                          don  luigi corsi

Abbraccio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo a Gerusalemme

Abbraccio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo a Gerusalemme

29 GIUGNO 2014

 SANTI PIETRO E PAOLO

  Matteo 16,13-19 “Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico:  Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (dal Vangelo) La liturgia della Parola ruota attorno a queste due “colonne” della Chiesa Pietro e Paolo. La festa odierna, infatti, unisce insieme Pietro e Paolo, i due Apostoli, principali attori del nascere della Chiesa. Due Apostoli così diversi che la Chiesa ha unito insieme nel momento del martirio e nel momento della gloria. La missione di Pietro: confessa che Gesù è il Figlio di Dio. Lo è per primo e quale porta-parola di tutti gli altri undici. Per questa affermazione riceve l’elogio del Cristo. Quando Pietro confessa che Cristo è il Figlio di Dio, egli è pietra, tiene le chiavi,  lega e scioglie. L’Apostolo Pietro diviene, così, la roccia sulla quale Gesù getta le basi di quell’edificio che è la Chiesa, di cui, però, Egli sarà sempre ”pietra angolare” insostituibile. Su di lui deve gravitare la solidità della casa quando sopravviene la tempesta e quando soffiano i venti. Ma badiamo bene: la pietra regge una costruzione che non è sua: la Chiesa è di Cristo: “Edificherò la mia Chiesa”. La comunità radunata da Dio per la preghiera, il culto, la celebrazione, resta del Signore e Pietro non è  padrone. A lui spetta soltanto dare del terreno solido ad essa perché essa sussista. La pietra, non è tutto l’edificio ma ne è soltanto la base, e questa base non sarà personale ma di chi in quanto Pietro o suo successore confessa che Gesù è il Figlio di Dio. La “pietra” è quel mondo visibile su cui avanza la salvezza di Dio. Ecco cos’è Pietro. La metafora delle “chiavi”, esplicita il contenuto del suo carisma di “pietra”. Pietro è designato quale custode del regno. Dovrà stare attento a non chiudere il regno in faccia agli uomini. Infine Pietro è chiamato a sciogliere e a legare. Egli, cioè, quale responsabile è garante della evangelizzazione insieme a tutti gli altri membri del collegio, allo scopo di garantire l’autenticità e l’unicità della dottrina e della morale. Nella seconda lettura della messa notiamo uno schizzo autobiografico (anche letteralmente felicissimo) una sua propria figura quella di S. Paolo , accanto a quella di Pietro. Paolo precisa il punto focale del suo futuro Apostolato dichiarando che il “Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo”. Simpatica e significativa fu la visita a Cefa  (Pietro) dove  rimase, come ospite carissimo, per quindici giorni. Questa visita avvenne a Gerusalemme tre anni dopo la sua conversione( a 36 anni). Paolo: mostrò la sua umiltà, riconoscimento di Pietro come capo degli Apostoli, confronto sul contenuto della sua evangelizzazione e approvazione da parte del capo della Chiesa, Pietro.

BUONA DOMENICA

don luigi corsi

 

Stefano di Giovanni detto il Sassetta - Ultima cena Sec XV Siena Pinacoteca nazionale

Stefano di Giovanni detto il Sassetta – Ultima cena Sec XV Siena Pinacoteca nazionale

22 GIUGNO 2014

CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giovanni 6,51-58 “Gesù disse ai Giudei: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo…Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” dal (Vangelo) “Interroga la vecchia terra e ti risponderà sempre con il pane e con il vino”. Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna ( Ravasi). Essi, simboli, non sono solo realtà materiali di sopravvivenza, risposta della ”vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono solo realtà materiali per la sopravvivenza fisica delle creature. Pane e vino e acqua rimandano a valori più alti come simboli di Comunione, di Amicizia, di Intimità. Cristo offre la sua persona (di fronte ad un gruppo di ebrei allibiti), come alimento della vita del credente. “La mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda” Attraverso l’Eucarestia il fedele andrà in Comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità (“Io lo risusciterò”) e inserito nel mistero della vita divina (“Avrete in voi la vita”). Ma in quale momento Gesù pensò di realizzare quanto aveva promesso?   Fu la sera più triste della sua vita terrena tradito da Giuda, di fronte ai discepoli tentennanti e paurosi, Egli ci lasciava il dono più grande dando tutto se stesso a noi, all’umanità con il pane e con il vino trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue. In quel Cenacolo si realizzò la Prima Comunione per i discepoli e per il mondo. Sempre, in quella drammatica sera, si ebbe il dono del Sacramento dell’Ordine per perpetrare nel tempo il grande mistero d’amore ”Fate questo in memoria di me” Cristo ci amerà fino alla fine del tempo; non ci lascerà orfani e ci nutrirà nel tempo per l’eternità. Ma noi rispondiamo adeguatamente a questo amore concretizzato da parte di Gesù? Siamo consapevoli e coscienti che nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa? E allora perchè  la releghiamo ad una misera mezz’ora settimanale? Quanta trascuratezza, quanta noia nelle nostre Messe! Davvero, le cose divine bisogna amarle per capirle. Certo non riusciremo mai a comprendere il mistero dell’ Eucaristia. Ma almeno viviamo con più rispetto e devozione! Partecipiamo con più fede, e non da spettatori se vogliamo che la nostra vita ne esca trasformata. Sulla porta di una chiesetta è scritto: ”Qui si entra per amare Dio. Da qui si esce per amare il prossimo”. Ricordiamoci che qui celebriamo un mistero di amore. Se lo celebriamo bene, quando usciremo saremo capaci di amare. E’ un sogno? Dice un proverbio: ”Se a sognare sei solo il tuo sogno è solo un sogno. Ma se a sognare siamo in tanti, allora il sogno comincerà a diventare realtà”.

BUONA DOMENICA

 don luigi corsi

Girolamo da Cremona e Liberale da Verona - (Sec. XV) Visione di Isaia della potenza di Dio

Girolamo da Cremona e Liberale da Verona – (Sec. XV) Visione di Isaia di Dio

15 giugno 2014

 SANTISSIMA TRINITA’

 Giovanni3,16-18  “Gesù disse a Nicodemo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (dal Vangelo).   In Dio il primato non è quello della giustizia che punisce ma quello dell’amore che perdona. C’è, quindi, un dono del Padre e un dono del Cristo, ma entrambi sono finalizzati alla liberazione dell’uomo dal male. La Trinità entra nell’esistenza di ciascuno di noi offrendo la grazia del Cristo, l’amore del Padre e la Comunione con lo Spirito Santo. E’ il saluto di ingresso della celebrazione odierna, festa della Santissima Trinità. A questo punto una richiesta inquieta il nostro cervello. Potremo mai entrare in questo mistero trinitario per acquisirne l’intima essenza? Pretesa purtroppo impossibile per i nostri parametri. Trinità, mistero: La parola “mistero” rimanda al silenzio, e sappiamo che in amore è più eloquente delle parole. Nella fede, davanti al mistero, questo è l’unico atteggiamento che possiamo avere. La contemplazione diventa la pienezza del dialogo con Dio: stare davanti a Dio in silenzio, in abbandono è ascolto, parola, intimità. Invece di perderci in ragionamenti, dovremo ripetere: ”Non ti chiedo niente, mio Dio, tu sei lì ed è abbastanza” ( P. Clodel). Nell’oscurità luminosa del mistero, all’uomo non resta altro che immergersi e perdersi nell’abbraccio infinito di un Dio che, se è un mistero, è soprattutto un mistero d’amore. Certo, questa situazione dell’uomo può far paura. Ma per chi ha il dono della fede, è convinto che, proprio nel mistero, Dio nasconde una segreta armonia. Ritorniamo al silenzio davanti a Dio. Al silenzio e all’adorazione per poter intuire nella storia l’agire segreto di Dio, convinti che il nostro rapporto è silenzio, tacere, ascoltare. Tacere e contemplare, tacere e attendere, tacere e amare. E’ Gesù che mediante lo Spirito di verità, ci annuncerà tutte le cose future. Ci eravamo illusi che i grandi ritrovati della tecnologia avessero potuto allontanare il mistero e col mistero, la poesia. Ma il risultato è che la vita dell’uomo è diventata soltanto più vuota e volgare. L’uomo sta diventando soltanto l’ingranaggio di una macchina che divora tutto e tutti. Alcune espressioni di grandi intelligenze sulla vita di questo Dio- Trinità: Il profeta Isaia: “Veramente tu sei un Dio misterioso”. Goethe: “ La felicità del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile”. S. Agostino: “Se comprendi, non è più Dio”. “ Quanto è piccolo l’animo umano per contenere il divino”. Vctor Hugo: “Dio è l’invisibile  evidente”. Silvio Solero: ”Con Dio il mondo è un mistero; senza  Dio il mondo è un assurdo”. Affidiamo sempre più la nostra vita a un Dio che, pur essendo misterioso, è sempre un Padre.

BUONA DOMENICA

                                                                               don luigi corsi

Maestro di Sant'Eugenio (1330-35) Pentecoste - Miniatura (part.) Venezia, Fondazione Cini

Maestro di Sant’Eugenio (1330-35) Pentecoste – Miniatura (part.) Venezia, Fondazione Cini

8 giugno 2014

Domenica di Pentecoste /A

Giovanni 20,19-23 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” (dal Vangelo) La prima Pentecoste è quella che Giovanni ambienta nella sera stessa del giorno di Pasqua. La seconda Pentecoste (descritta da Luca negli atti degli Apostoli, ambientata nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua) ci propone il simbolo del “Vento-Spirito” (Ravasi) e, cioè, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo insieme con la Madre di Gesù. Lo Spirito, a Pentecoste, ha stravolto la vita degli Aposotoli e da quel giorno il fuoco ha cominciato a propagarsi nel mondo. È quanto succede anche a noi cristiani. Siamo un pugno di argilla, paurosi, timorosi, ma quando passa lo Spirito di Dio, diventiamo non solo corpo vivo, ma creature nuove, capaci di farci capire da popoli con linguaggio diverso. Lo Spirito mette anche dentro di noi un’energia misteriosa. Tocca a noi alimentarla, diffonderla, perché anche altri ne vengano pervasi e riscaldati. Purtoppo, qualche volta non ci rendiamo nemmeno conto dell’esistenza e dell’azione dello Spirito Santo in noi, anzi, molti lottano tutta la vita per spegnere questa fiamma, lasciando che la loro esistenza si esaurisca. E ciò avviene per la nostra controtestimonianza, la nostra poca coerenza. Non vogliamo essere scomodati. Vedete: c’è una sazietà, ai nostri giorni, che impedisce di aver fame di valori più alti. Ci contentiamo di vivere terra terra. Recita un detto dei Padri del deserto: “Il fuoco non s’infiamma nel legno umido. Lo Spirito non abita nell’animo che ama la comodità.” Non lasciamoci appesantire da una fede fatta di abitudini. Lasciamoci piuttosto scuotere dalla forza dello Spirito che dà la vita. Il nostro compito di Cristiani coerenti, credibili, coraggiosi è quello di diventare fuoco per gli altri sciogliendo il gelo della sfiducia. Ricorderete, forse, il verso di Cecco Angiolieri imparato a scuola: “Si fossi foco, arderei lo monno”. La nostra Chiesa nasce a Pentecoste. Ha migliaia di anni ma, è sempre giovane; le sue energie si rinnovano continuamente. Questo vecchio, maestoso e robusto albero della Chiesa anche se ha dovuto e deve subire le furiose tempeste, trova sempre nuove risorse per rinnovarsi. La Chiesa non è vecchia, è perenne; è sempre giovane e sa mantenersi tale. La Chiesa è la giovinezza del mondo perché Cristo continuamente la rinnova e lo Spirito della Pentecoste la spinge con il suo alito, verso quella vita che rinnova la faccia della terra.  Dobbiamo amare questa Chiesa, perché Cristo l’ha amata! Dobbiamo amarla soprattutto adesso, quando sembra diventato di moda attaccarla. “La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno” (San Giovanni XXIII) “La Chiesa, arriva a dire Pasolini, sa essere inattuale oggi, per essere attuale domani”

Buona Domenica

don luigi corsi

Miniatore senese - Sec. XV Ascensione - Siena, Basilica dell'Osservanza

Miniatore senese – Sec. XV Ascensione – Siena, Basilica dell’Osservanza

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1° Giugno 2014

Ascensione del Signore  /A

 Matteo 28,16-20  “Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, Gesù avvicinatosi disse loro: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (dal Vangelo) Nei grandi testi della solenne liturgia della festa dell’Ascensione vediamo apparire una stessa scenografia spaziale. Il Cristo della Pasqua ascende verso il cielo, dal sepolcro scavato nella terra il Cristo sale fino al trono divino, dal regno della morte e della fine passa nel regno della vita e dell’infinito. Certamente l’Ascensione di Gesù al cielo pone una questione imbarazzante: Dove è andato a finire il Corpo glorioso di Gesù? Abolite ormai le distanze tra la terra e il cielo, manca ogni punto di riferimento nell’universo per poter dire: là è la sede della gloria visibile di Dio. Ma un’altra domanda si affaccia: è proprio necessario pensare ad un luogo dove sono i corpi gloriosi di Gesù e la Madonna? La risposta è difficile. Anche se il Signore ci ha fatti così, con il desiderio e l’ansia della ricerca e dell’indagine su tutti i campi, non bisogna addentrarsi troppo nel mistero di Dio. Un punto fermo, però, rimane: La glorificazione Corporale di Cristo dovunque e comunque avvenga è primizia della glorificazione del nostro corpo: Promessa immensa! Del resto a  ben pensarci non può essere diversamente. La sopravvivenza della nostra anima non è sufficiente! L’ uomo non è solo anima , ma anima e corpo. Lo spirito umano non può esplicare le attività superiori dell’intelletto senza il concorso del corpo. Dio, volendo accordare all’uomo una vita eterna che del resto è richiesta dalle qualità stesse dell’anima non può ecludere il corpo, diversamente non si avrebbe una persona umana. Tutto questo né spiega né complica il mistero, ma solo , enumera dei punti di orientamento, direttive di pensiero che facilitano la ragione nel raggiungimento di verità superiori consone alle attese della famiglia umana. A proposito così si esprime uno scrittore: “Niente è serio e completo per l’uomo se non si ripercuote sul suo corpo. Dio stesso quando ama l’uomo sino al segno supremo, gli si dà corporalmente, si impegna in una Incarnazione, istituisce un sacramento del corpo e del sangue, redime l’umanità  sacrificando il suo corpo sulla croce.” Cristo prima di ascendere verso il cielo, riassume la missione di coloro che prolungheranno la sua presenza nel mondo e nel tempo. L’essenziale è qui: portare al mondo il pensiero di Cristo. Il potenziale del Vangelo di Cristoo. La nuova umanità è la creatura, il neonato da battezzare. A questa creatura, tutta assorbita dalla sua dimensione terrena, e pur sempre ricca, è più interessante offrire le promesse di Cristo che portano glorificazione totale: anima e corpo.

BUONA DOMENICA

                                                                        don luigi corsi

Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero (?) - Sec. XV Apparizione ai discepoli a tavola Pienza, Museo Diocesano

Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero (?) – Sec. XV Apparizione ai discepoli a tavola
Pienza, Museo Diocesano

25 MAGGIO 2014

 VI   DOMENICA  DI  PASQUA  /A

 Giovanni 14,15-21  “Gesù disse ai suoi discepoli: Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere; perché non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.”(dal Vangelo). Questa Domenica, conclusiva del ciclo pasquale, nella I  e nella III lettura ci viene presentato lo Spirito Santo come Paraclito e Consolatore di una  Comunità (Chiesa) che nel giorno di Pentecoste verrà presentata al  mondo. Il termine ”Paraclito“ riferito allo Spirito Santo è un termine forense che ha il Significato di Avvocato-Difensore. Gesù non lascerà orfana la sua Comunità perché resterà presente mediante il suo Spirito. Giovanni vede la vicenda del Cristo e della Chiesa come un grande dibattimento processuale: il Cristo è crocifisso, la Chiesa è perseguitata, l’accusatore (il mondo peccatore e Satana i vincitori). Ma  in realtà, sul piano soprannaturale, la morte in croce di Cristo e della Chiesa è proprio l’inizio della salvezza e quindi, il trionfo sulla morte. Di quanto si è verificato S. Pietro nella I lettera, 3,15-18, invita i cristiani a “rendere testimonianza” (ragione) della speranza  che è in noi. Pietro scriveva questa lettera ai cristiani perseguitati. I suoi consigli si ispirano a quella  che va sotto il nome della “ non violenza”. Essere trascinati davanti ad un giudice non deve spaventare. Nulla mette in imbarazzo quanto l’innocenza. Ad incoraggiare c’è l’esempio di Cristo, nessuno più innocente di lui, anche se fu trascinato davanti ai tribunali. La violenza non risolve anzi,  richiama violenza. La risurrezione di Cristo, come già detto, ha significato la vittoria del bene sul male. Le parole del Vangelo dette da  Gesù ci aiutano a spiegare a noi la nostra speranza, il nostro essere cristiani e discepoli del Signore. Sono parole che invitano ad una riflessione profonda. Solo quando assimilate e vissute potranno renderne testimonianza agli altri. Seguire Gesù, è credere in lui, nella certezza che le sue parole sono attuali, e che la via aperta è percorribile ancora oggi.Non siamo orfani, ma formiamo una vera famiglia col Padre e lo Spirito Santo. In Giovanni si identificano Pasqua e Pentecoste: fiducia nel superamento della morte e nella possibilità di continuare il cammino si identificano ancora amore e comandamenti. Tutto ciò è bello se lo viviamo ogni giorno. Gesù è molto esplicito: seguirlo  è amarlo, e amarlo è seguire i suoi comandi, non provare un sentimento, ma credere in certi ideali e conseguentemente organizzarsi nella vita. La strada aperta dal  Cristo non tornerà più una steppa purchè non si preferisca la tenebra alla luce.

 BUONA DOMENICA

                                                                                   don luigi corsi

Duccio di Buoninsegna Commiato di Cristo dagli Apostoli (Sec. XIV) Siena Siena Museo dell'Opera del Duomo

Duccio di Buoninsegna Commiato di Cristo dagli Apostoli (Sec. XIV) Siena Siena Museo dell’Opera del Duomo

DOMENICA 18 MAGGIO 2014

 

V  DOMENICA DI PASQUA /A

 Giovanni 14,1-12  “Tommaso disse a Gesù:  Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via? Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscete anche il Padre. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre… Le parole che io vi dico, non le dico da me ; ma il Padre che è con me compie le sue opere. (dal Vangelo) Il tema della liturgia della Parola è centrato sull’annuncio del Risorto fatto agli Apostoli sotto il particolare aspetto del suo essere Via, Verità, Vita. E’ un discorso di commiato agli Apostoli. Il Risorto prospetta l’architettura spirituale della Comunità che sta per nascere ( la Chiesa), il cui fondamento è Cristo” Via, Verità, Vita. Su questa base si ergono le pareti della Chiesa fatte da tante ” pietre vive”. Come dice S. Pietro: Sono i cristiani delle singole comunità locali che con  la stessa esistenza innalzano un tempio molto più nobile di qualsiasi artistico edificio di culto. All’interno di questo tempio si celebrano sacrifici spirituali (I lettera di S. Pietro, 2,8). All’interno della Chiesa ci sono i ministri del culto. Sono i Dodici che hanno l’impegno della preghiera e “ il ministero” della parola: l’annuncio del Vangelo, la testimonianza viva della risurrezione. Ma ci sono anche i sette, i Diaconi, coloro che si dedicano al servizio dell’assistenza nei confronti dei poveri. Fede e carità si intrecciano in modo inestricabile( Atti 6,1-7). C’è, infine, tutto il popolo di Dio come stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa; essere testimoni del Cristo risorto in mezzo al mondo, rispondendo agli interrogativi e alla speranze dell’umanità” ( Ravasi). Abbiamo descritto il fondamento, le pareti, il culto, i ministri, il popolo della Chiesa di Dio. Il tutto fondato sul Cristo. Essa sale verso il Cristo e il Padre, con la sua base terrena e il suo vertice celeste. Nel Vangelo abbiamo notato tre parole che possono tormentarci o rassicurarci: “ Io sono la Via, La Verità, la Vita. Cristo è la Via: ci ha avvertito che non ci sono altre strade per giungere a Dio e arrivare all’uomo. Cristo è la  via della nostra vita, vale a dire che Egli è il supporto, la trama, la direzione, il metro della nostra esistenza. Cristo risorto è la via, una via che cammina essa stessa in noi e con noi; Cristo è il nostro” mio oggi”. La via porta dove io non so, ma finchè una via c’è, io posso camminare. Cristo-via ci fa essere liberi fino in fondo, ci fa superare la paura del nuovo. Cristo è la Verità: fra mille verità strombazzate in giro e che durano lo spazio di un mattino, fra i tanti falsi profeti che camminano per le nostre città, Cristo rimane l’unica verità. Cristo è la Vita:  S. Agostino esclama: “ Troppo tardi ti ho conosciuto, o Bellezza sempre antica e sempre nuova. Troppo tardi ti ho amato, Signore. Ti cercavo fuori, e tu eri dentro…”. Per concludere una riflessione di Paolo VI che venereremo Beato nel prossimo Ottobre. “E’ venuto un uomo, duemila anni fa, che ancora oggi ci tocca con il suo messaggio. Ma a differenza di tanti grandi uomini : (Buddha, Confucio, Maometto, Francesco, Gandhi, Marx), non ha detto:”sono un profeta, sono un teorico, sono un riformatore, sono un contestatore, sono un rivoluzionario( anche se lo è stato), ha detto semplicemente: “ Io sono la Via, la Verità, la Vita”. Sicchè Cristo rimane un passaggio obbligato per tutta l’umanità  

BUONA DOMENICA

                                                                                   don luigi corsi

Io sono la porta delle pecore (V° Sec.) - (Mausoleo di Galla Placidia Ravenna)

Io sono la porta delle pecore (V° Sec.) – (Mausoleo di Galla Placidia Ravenna)

11 MAGGIO 2014

IV  DOMENICA DI PASQUA /A

  Giovanni 10,1-10   “In verità vi dico: “Chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante.  Chi invece entra per la  porta, è il pastore delle pecore. Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina davanti a loro ed esse lo seguono, perché conoscono la sua voce… Io sono la porta delle pecore.  Chi entra attraverso di me sarà salvato. (dal Vangelo)   Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di “orme” da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che spingono in una certa direzione.   Che ne è del cammino cristiano nel tempo? Quali sono i modelli da imitare, quali tracce da seguire? Rispondono bene le letture della Messa odierna che cercheremo, in sintesi, di analizzare.   La prima lett. contiene il discorso di Pietro fatto nel giorno di Pentecoste, mettendo in luce un piccolo “credo” relativo al Cristo: Morte, Risurrezione, Glorificazione. ( Atti 2.14-36-41).   L’esito del conflitto tra l’azione soccombente dell’uomo e la reazione vittoriosa di Dio, si ripercuote in profondità sugli uditori generando un cambio di marcia; verso dove?   Pietro suggerisce quattro momenti dell’itinerario che si conclude con l’incorporazione alla Chiesa: la Conversione, il Battesimo, il Perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo; un cammino dunque ,senza tentennamenti, nel nome di Cristo:   II lett. Per uno toccato dal di dentro, com’è il credente, Cristo si fa “esempio” modello da copiare. Cristo si fa “orma” su cui porre il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui avanti, noi dietro.   Un cammino impegnativo, sconvolgente questo, sulle orme di Cristo, sapendo che Colui di cui seguiamo le tracce è il Pastore e custode delle nostre vite. Pietro I lett.( 2,20-25).   E’ quanto il Vangelo odierno ci conferma con il termine col quale Cristo si è autoproclamato “ la porta delle pecore”.   L’allegoria è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri; tra pastore ed estraneo.   Ricco è il senso della simbologia del Vangelo. Emerge anzitutto lo sfondo pastorale che intende significare Dio e il suo popolo. A Dio pastore legittimo, si contrappongono come “ ladri e briganti”.   Ricordiamo uno solo di questi terribili pastori attraverso una tragica dissacrazione del “Salmo del pastore”, fatta da un poeta americano drogato che così si esprime: L’eroina è il mo pastore, ne avrò sempre bisogno. Mi conduce ad una dolce demenza, distrugge la mia anima. Mi conduce sulla strada dell’inferno per amore del suo nome. Sì, anche se camminassi nella valle dell’ombra della notte, non temerei alcun male, perché la droga è con me. La mia siringa e il mio ago mi portano conforto…”   Al contrario della” demenza” manifestata, il vero pastore della nostra vita, Cristo, ci invita ad entrare nel suo recinto, a mangiare del nutrimento del suo pascolo, a sentirci guidati da lui, a conoscere la sua voce  eliminando ogni altra voce alternativa.

BUONA DOMENICA

 

                                                                                 don luigi corsi

Duccio di Buoninsegna Incontro sulla via di Emmaus Siena Museo dell'Opera del Duomo

Duccio di Buoninsegna Incontro sulla via di Emmaus Siena Museo dell’Opera del Duomo

4 MAGGIO 2014

III DOMENICA DI PASQUA

 

Luca 24,13-35    “In quello stesso giorno …due dei discepoli erano in cammino per un villaggio…di nome Emmaus.  Mentre discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di conoscerlo. Egli disse loro: ”Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?..” Vicini al villaggio…Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera…” Egli restò. Quando fu a tavola con loro, prese il pane…lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Lui sparì dalla loro vista”(dal Vangelo). La terza delle sette domeniche di Pasqua ha al centro una delle più straordinarie pagine di Luca, quella di Emmaus, divenuta ormai un grande simbolo liturgico (Eucarestia),  musicale  (Resta con noi – Bach 147! e letterario (si pensi alla splendida pagina che ad essa ha dedicato F. Mauriac nella sua”Vita di Cristo”) .  La trama di questo incontro di Emmaus è stesa da Luca in una specie di spartito in 4 atti.  Nel primo (vv 13-18) entrano in scena gli attori,due discepoli, Cleopa e un altro ignoto seguace di Cristo. Sono ”in cammino, discutendo tra loro col volto triste”. E’ un ritratto vivissimo della “crisi di fede, della delusione, della vana discussione per colmare un vuoto che si fa sempre più angosciante.” Ma si accende una piccola luce: c’è un altro uomo con cui parlare. Eccoci allora alla seconda scena (vv. 19-24) in cui il credente che sta per scivolare verso l’incredulità pronuncia, sfiduciato, quelle amare riflessioni: “Quel Cristo in cui si era sperato era stato, sì, un uomo potente in parole e opere ma la sua fine è stata un fallimento (i nostri sacerdoti e capi l’hanno  crocifisso), anche se delle  donne illuse sono venute a dirci di aver avuto una visione di Angeli)” A questo punto, in crescendo, si apre il terzo atto (v. 25-27). L’estraneo, rimprovera e fa riflettere, (attraverso un viaggio nelle Scritture, ritmato dai passi del viaggio verso Emmaus), quanto era stato predetto circa il Messia. A quelle parole il cuore dei due discepoli ritorna ad “ardere”. Non è ancora la fede ma vengono ricordati quei giorni in cui avevano per la prima volta ascoltato Gesù di Nazaret. La meta spaziale è raggiunta, Emmaus.  Ma nel quarto atto (vv. 28-35) è raggiunta anche la  meta spirituale. Luca, ai gesti di quella cena, in una modesta casa palestinese, sostituisce, quasi in dissolvenza, i gesti di un’altra cena, quella dell’ultima sera terrena del Cristo : “Egli prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e  lo diede loro.” Davanti al pane eucaristico spezzato i loro occhi si aprirono e lo riconobbero. Riconoscere nella Bibbia è il verbo della fede. La scintilla che era iniziata ad “ardere” durante il viaggio ora è come se fosse un incendio. Essi “partono senza indugi“ per annunziare a Gerusalemme e a tutti la loro gioia.

BUONA DOMENICA

                                                                     don luigi corsi

 

Lippo Vanni Incredulità di Tommaso, miniatura Sec. XIV (Collegiata di Casole d'Elsa)

Lippo Vanni Incredulità di Tommaso, miniatura Sec. XIV (Collegiata di Casole d’Elsa)

27 APRILE 2014

II DOMENICA DI PASQUA

 GIOVANNI   20,19-31  “I fratelli erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”( At. 2)  “Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: “ Mio Dio e mio Signore “Gesù gli disse: “ Perchémi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”( dal Vangelo). Uno scrittore umorista ha detto: “Se dici ad un uomo che nell’universo ci sono migliaia di stelle, ti crederà. Ma se gli dici che una panchina è stata verniciata di fresco, la toccherà per essere sicuro”( Heng) E’quantoavviene all’apostolo Tommaso. Le domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate,  nella liturgia della Parola, dalla sola lettura del Nuovo Testamento e ciò perché, con la morte e Risurrezione di Cristo, siamo entrati nei tempi nuovi, posti in “ novità di vita”.  Ciò manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano, da cui deriva un comportamento di gente  da Nuovo Testamento.  E’ ciò che viene prospettato già da questa domenica nelle lettere di S. Pietro in cui si afferma che, come cristiani, siamo nati a Pasqua, “ rigenerati mediante la Risurrezione”: Sacramentalmente, per il Battesimo; esistenzialmente per la fede. La fede, nel Vangelo odierno, ha la sua celebrazione nella esperienza di Tommaso. Percorso faticoso. Egli si fida del suo piccolo orizzonte di “buon senso”, legato al” toccare” e al “vedere”. Anche nell’ultima cena si era rivolto scetticamente a Gesù che annunziava la sua partenza per un altro orizzonte: “ Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via. Ora egli non sa superare la crisi del Venerdì Santo. Se non metto il dito…” Ma ciò che Cristo esige da lui non è solo di scoprirlo come Maestro e Messia , Egli vuole che Tommaso giunga  alla professione di fede piena; quella di “figlio di Dio, inviato dal Padre per la salvezza dell’umanità. Ha detto qualcuno: Tommaso, con tutta la mano si schiaffeggia la fronte dandosi dell’imbecille”. Sempre sulla fede qualche citazione: Diceva S. Agostino: “ La fede consiste nel credere ciò che non si vede”. Victor Ugò : “ Credere è difficile. Non credere è impossibile. Pascal: Dio ha creduto come si crede al sole”. Oggi però è una domenica eccezionale che non possiamo trascurare: La proclamazione  di due eccezionali pontefici: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II che saranno elevati agli onori dell’Altare.  Papa Giovanni: il papa buono, colui che si è fatto amare per la sua umiltà, operosità per conciliare e indicare soluzioni alle opposte inimicizie tra Stati. Circa la Chiesa: L’indizione del grande Concilio Ecumenico per risvegliare la Chiesa dalla sua indolenza. Giovanni Paolo: (il cavatore di pietre), impossibile comprendere la figura di Papa Wojtyla e la sua poliedrica  opera alla guida della Chiesa universale se non si tiene presente il retaggio di fede e di storia, una storia spesso tragica, che ha recato con sé dalla sua Polonia, con le sue esperienze vissute, le prove che ha affrontato. Ma la sua umanità, la giovinezza del suo cuore hanno fatto sì da recepire ciò che la Provvidenza metteva nel suo cammino. E così tragedia dopo tragedia, successo dopo successo, ha saputo affrontare la storia stessa dell’umanità nel passaggio del millennio che ha vissuto . Giuste le due glorificazioni; e che seguitino a seguirci dal Paradiso!

Buona domenica

                                                                don luigi corsi

 

Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro (Siena - Museo dell'Opera del Duomo)

Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro (Siena – Museo dell’Opera del Duomo)

20 aprile 2014

 DOMENICA DI PASQUA

RISURREZIONE DEL SIGNORE

 Matteo 28  “Un Angelo , sceso dal Cielo, si accostò, rotolò la pietra, si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’Angelo disse alle donne: “So che cercate Gesù  Crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era deposto, presto andate a dire ai suoi discepoli è risuscitato dai morti!”         ( Dal Vang.)

Duccio-di-Buoninsegna-Sec-XIV-Cattura-di-Cristo-Siena-Museo-dellOpera-del-Duomo

Duccio-di-Buoninsegna-Sec-XIV-Cattura-di-Cristo-Siena-Museo-dellOpera-del-Duomo

13 APRILE 2014

 DOMENICA DELLE PALME E PASSIONE DEL SIGNORE/ A

Matteo, 21,9-20,14-27,66

 “BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE”

 

GUIDO DA SIENA - RESURREZIONE DI LAZZARO 1270 SIENA PINACOTECA NAZIONALE

GUIDO DA SIENA – RESURREZIONE DI LAZZARO 1270 SIENA PINACOTECA NAZIONALE

6 APRILE 2014

V DOMENICA DI QUARESIMA /A

 

Giovanni11,1-45  Gesù disse a Marta:”Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “ So che risusciterà nell’ultimo giorno”.  Gesù  le disse: “Io sono la Risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore ,vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno.” E detto questo  gridò a gran voce :”Lazzaro vieni fuori!”  Il morto uscì, coi piedi e le mani avvolte in bende e il volto coperto da un sudario”( dal Vangelo).  

LIBERALE DA VERONA - Esto michi in Deum, Guarigione del cieco

LIBERALE DA VERONA – Esto michi in Deum, Guarigione del cieco

30 MARZO 2014

 IV DOMENICA DI QUARESIMA  /A

Giovanni 9,1-41

“Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita…Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi e gli disse: ”Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva… Gli disse Gesù: “Tu credi nel figlio dell’uomo?” Egli rispose: ”E chi è, perché creda in Lui?” Gli disse Gesù: ”Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te”. Ed egli disse: ”Io credo, Signore” ! E gli si prostrò innanzi.  (Dal Vangelo)  

Marcello Venusti - 1550 - Cristo e la Samaritana al pozzo - Siena, Pinacoteca Nazionale

Marcello Venusti – 1550 – Cristo e la Samaritana al pozzo – Siena, Pinacoteca Nazionale

23 marzo 2014

III DOMENICA DI QUARESIMA /A

Giovanni 4,5-42 Gesù giunse ad una città della Samaria (Sicar), al pozzo di Giacobbe. Arrivò una donna Samaritana ad  attingere acqua… Le disse Gesù: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete, anzi l’acqua che io gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (dal Vangelo).  

GIOVANNI BELLINI (1430) Trasfigurazione

GIOVANNI BELLINI (1430) Trasfigurazione

 16 MARZO 2014

 II  DOMENICA  DI QUARESIMA /A

Matteo 17, 1-9

“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse su un alto monte. E fu “trasfigurato ” davanti a loro. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve…Una nube luminosa li avvolse…E una voce diceva:” Questi è il figlio mio prediletto. ASCOLTATELO”. (dal Vangelo)

Tentazioni di Gesù, del Beato Angelico – Museo di San Marco - Firenze

Tentazioni di Gesù, del Beato Angelico – Museo di San Marco – Firenze

9 MARZO 2014

I DOMENICA DI QUARESIMA/A

Matteo 4,1-11

 “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo…Il tentatore gli disse: ”Se tu sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma Egli rispose:” Sta scritto: ”Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”…(dal Vang.)

 Liberale da Verona (1470) Gesù esorta gli apostoli a non servire due padroni

Liberale da Verona (1470) Gesù esorta gli apostoli a non servire due padroni

2 MARZO 2014

  

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

 

Matteo 6,24-34 Nessuno può servire a due padroni!..Non potete servire Dio e la ricchezza (mammona)  

“PACE” MANI CONGIUNTE (dettaglio) - VAN GOGH 1885-87

“PACE” MANI CONGIUNTE (dettaglio) – VAN GOGH 1885-87

23 FEBBRAIO 2014

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/A

 

Matteo 5,38-48  “Avete inteso che fu detto: ”Occhio per occhio e dente per dente:Ma io vi dico di non opporvi al malvagio…Avete inteso che fu detto: ”Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico:amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni…Voi, dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (dal Vangelo)

CRISTO PANTOCRATOR - Pala d'Oro (X-XIII secolo) - Tesoro di San Marco a Venezia

CRISTO PANTOCRATOR – Pala d’Oro (X-XIII secolo) – Tesoro di San Marco a Venezia

16 FEBBRAIO 2014

 VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 5,22-37   “Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra  non passerà un solo trattino della legge senza che tutto sia accaduto”( dal Vangelo).   LUCE CHE L'UOMO ASSIMILA E DIFFONDA (Val d'Aosta 1976)

LUCE CHE L’UOMO ASSIMILA E DIFFONDE (Val d’Aosta 1976)

9 FEBBRAIO 2014

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

                                                         

Matteo 5,13-16  “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il suo sapore… A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo…non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, così fa luce a tutti quelli che sono in casa.”   Giovanni di Paolo-Presentazione al Tempio, tavola -(1440-1445) New-York. The Metropolitan Museum of Art

Giovanni di Paolo – Presentazione al Tempio, tavola – (1440-1445) New York. The Metropolitan Museum of Art

2 FEBBRAIO 2014

              FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE /A               

 

Luca 2,27-32   “Giuseppe e Maria portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo  al Signore …ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone…Lo Spirito Santo…gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore…Si recò al tempio mentre i genitori vi portarono il Bambino Gesù…Lo prese tra le braccia e benedisse Dio: ”Ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace…perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”(Lc.2) (Vangelo)   Il

Sano di Pietro (1475) - Vocazione di Andrea e Pietro

Sano di Pietro (1475) – Vocazione di Andrea e Pietro

26 GENNAIO 2014

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/ A

 

Matteo 4,12-23   “Gesù, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao. Quel popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce… mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello che gettavano la  rete in mare perché erano pescatori. Ed Egli disse loro:”Seguitemi , vi farò pescatori di uomini!” Ed essi “subito“ lasciate le reti lo  seguirono”(dal Vang.).

JOACHIM PATINIER (1475 80 - 1524) Il battesimo di Cristo

JOACHIM PATINIER (1475 80 – 1524) Il battesimo di Cristo

12 GENNAIO 2014

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE /A

 

Matteo 3,13-17   

“GESU’ DALLA GALILEA VENNE AL GIORDANO DA GIOVANNI, PER FARSI BATTEZZARE DA LUI…APPENA BATTEZZATO SI APRIRONO I CIELI ED EGLI VIDE LO SPIRITO DI DIO DISCENDERE COME UNA COLOMBA E VENIRE SOPRA DI LUI.

E UNA VOCE DAL CIELO CHE DICEVA:”QUESTO E’ IL FIGLIO MIO L’AMATO”(dal Vang.).

 

Gentile da Fabriano - 1423 - Adorazione dei Magi (Epifania)

Gentile da Fabriano – 1423 – Adorazione dei Magi (Epifania)6 GENNAIO 2014

 EPIFANIA DEL SIGNORE

Matteo 2,1-12

 

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da Oriente a Gerusalemme e dicevano:”Dov’è Colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (dal Vang.).

 

  

Benvenuto di Giovanni - Annunciazione - 1466 -

Benvenuto di Giovanni – Annunciazione – 1466 –

L’incarnazione

5 GENNAIO 2014

II DOMENICA DOPO NATALE /A

Giovanni 1,1-18

 “In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio…In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (dal Vang.).

Vincent van Gogh - Il Seminatore (giugno 1888)

Vincent van Gogh – Il Seminatore (giugno 1888)

 La speranza!

1°  GENNAIO 2014

 SOLENNITA’ DI MARIA, MADRE DI GESU’.

–         CAPODANNO –

Luca 2,16-21

 

“I PASTORI TROVARONO MARIA

 E GIUSEPPE E IL BAMBINO”

 

Numeri:”INVOCHERANNO IL MIO NOME, E IO LI BENEDIRO”  

ANNIBALE CARRACCI - La Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto - Galleria Doria-Pamphilj a Roma

ANNIBALE CARRACCI – La Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto      Galleria Doria-Pamphilj a Roma

 29 DICEMBRE 2013

 FESTA DELLA  S. FAMIGLIA /A

Matteo 2,13-23

 

“UN ANGELO DEL SIGNORE APPARVE IN SOGNO A GIUSEPPE E GLI DISSE: ”ALZATI, PRENDI CON TE IL BAMBINO E SUA MADRE,  

FUGGI IN EGITTO”.

 

 

G.A. Bazzi detto il Sodoma: Natività di Cristo con S. Giovannino e Angelo - Sec. XVI - Lecceto

G.A. Bazzi detto il Sodoma: Natività di Cristo con S. Giovannino e Angelo – Sec. XVI – Lecceto

NATALE DEL SIGNORE

Solennità

Giovanni 1,1-18/A

                 “E  il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

 

 

 

Girolamo da Cremona - Viaggio di Maria e Giuseppe verso Gerusalemme

Girolamo da Cremona – Viaggio di Maria e Giuseppe verso Gerusalemme

22 DICEMBRE 2013

 IV DOMENICA DI AVVENTO /A

 Matteo  1,18-24                           “Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”. (dal Vang.)  

PELLEGRINO DI MARIANO - San Giovanni Battista Sec. XIV

PELLEGRINO DI MARIANO – San Giovanni Battista Sec. XIV

15 Dicembre  2013

 III DOMENICA  DI  AVVENTO /A

Matteo  : 11,11

 

“In verità, vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di  Giovanni il Battista” (Vangelo)

 

D

Immacolata Concezione - (B.E. Murillo - 1678) Siviglia

Immacolata Concezione – (B.E. Murillo – 1678) Siviglia

8 Dicembre 2013

 IMMACOLATA  CONCEZIONE  DI  MARIA

SOLENNITA’

 

Luca (1,26-38)  “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine , sposa di un uomo della famiglia di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse: ”Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.  

“Camminiamo nella luce del Signore” (IS. 2)

“Camminiamo nella luce del Signore”
(IS. 2)

 1 DICEMBRE 2013

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO  /A

 Matteo, 24

“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene

il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il figlio  verrà “

 

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV

24 Novembre 2013

FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO /C

 LUCA  (23, 35 – 43)

  

“GESU’, RICORDATI     DI ME QUANDO ENTRERAI  NEL TUO REGNO…”   GLI  RISPOSE: “OGGI   SARAI CON ME NEL PARADISO”

 

Michelangelo - Giudizio Universale

Michelangelo – Giudizio Universale

17 Novembre 2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario    / C

 LUCA   (21,  5 – 19)

                                                                                                             

VERRANNO GIORNI NEI QUALI, DI QUELLO CHE VEDETE,

NON SARA’ LASCIATA PIETRA SU PIETRA,

CHE NON SARA’ DISTRUTTA”

 

 

DISPUTA TRA GESU' E I SADDUCEI - LIBERALE DA VERONA SEC. XIV

DISPUTA TRA GESU’ E I SADDUCEI – LIBERALE DA VERONA SEC. XIV

10 NOVEMBRE 2013

XXXII Domenica del tempo ordinario  /C

 

Luca  (20, 27, 38)

 “DIO NON E’ DIO DEI MORTI, MA DEI VIVENTI,

PERCHE’ TUTTI VIVONO PER LUI”

 

DUCCIO DI BUONINSEGNA SEC. XIV - GESU' E ZACCHEO R

DUCCIO DI BONINSEGNA – SEC. XIV – Gesù e Zaccheo

DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013

XXXI del tempo ordinario  /C

Luca (19,1-10)

  

“IL FIGLIO DELL’UOMO E’ VENUTO A CERCARE E A SALVARE

CIO’ CHE ERA PERDUTO”

   

Nardo di Cione: Paradiso Sec XIV

Nardo di Cione: Paradiso Sec XIV

FESTA DI TUTTI I SANTI

1° Novembre 2013   Anno   /C

 Apocalisse  7,2-4.9-12 Mt.

 “DIO NON CI VUOLE DI SERIE B”

 

Liberale da Verona - Parabola del pubblicano e del fariseo

Liberale da Verona – Parabola del pubblicano e del fariseo

27 OTTOBRE 2013

XXX Domenica del tempo ordinario    /C

Luca (18, 9  – 14)

“CHIUNQUE SI ESALTA SARA’ UMILIATO,

CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO”

 

un "orante" Pittore senese del XIV secolo

un “orante”
Pittore senese del XIV secolo

20 OTTOBRE 2013

XXIX Domenica del tempo ordinario /C

 

Luca (18,1-8)

“QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO TORNERA’, TROVERA’ ANCORA FEDE SULLA TERRA?”

 

L’unico dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare Gesù

L’unico dei dieci lebbrosi guariti che torna a ringraziare Gesù

LIBERALE DA VERONA – sec XV

 13 OTTOBRE 2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario /C

Luca (17,11-19)

“ DI DIECI GUARITI DALLA LEBBRA

UNO SOLO TORNA A RINGRAZIARE GESU’ “

timone e concordia

se il timone funziona male, sfascia le cose e la vita

6 Ottobre 2013

XXVII  Domenica del tempo ordinario   /C

Luca: (17,5 – 10)

 “SE AVESTE FEDE!”

432 x 287 ricco-epulone

29 SETTEMBRE 2013

XXVI Domenica del Tempo Ordinario   /C

  Luca (16,19 –  31)

 

“NELLA VITA, TU HAI RICEVUTO I TUOI BENI, E LAZZARO I SUOI MALI:

MA ORA LUI È CONSOLATO, E TU INVECE SEI IN MEZZO AI TORMENTI”

 

 

non potete servire Dio e mammona

non potete servire Dio e mammona

22 SETTEMBRE 2013

              

XXV Domenica del Tempo Ordinario  /C

 

Luca  (16,1 –  13)  

“NON POTETE SERVIRE A DIO E A MAMMONA”

 

Bartolomeo Esteban Murillo - Ritorno del figlio prodigo

Bartolomeo Esteban Murillo – Ritorno del figlio prodigo

15 Settembre 2013

XXIV Domenica del Tempo Ordinario  /C

Luca 15,1- 32  

“CI SARA’ GIOIA IN CIELO PER UN PECCATORE CONVERTITO”

  

Simone Martini Secolo XV

Simone Martini
Secolo XV

“Colui che non porta la propria Croce …………non può essere mio discepolo”

8 SETTEMBRE 2013

XXIII Domenica del Tempo Ordinario / C

 

Luca  14,25-33  

TUTTO E’  RISCHIO  CIO’ CHE  E’ VITA…UNA RELIGIONE CHE NON RISCHIA DIVENTA UN CIMITERO”

   

tavola di BONAVENTURA BERLINGHIERI (1235) Chiesa di San Francesco a Pescia

tavola di BONAVENTURA BERLINGHIERI (1235) Chiesa di San Francesco a Pescia

tavola di Bonaventura Berlinghieri – (1235)

Chiesa di San Francesco a Pescia

“mite e umile”

DOMENICA 1 SETTEMBRE

XXII DEL TEMPO ORDINARIO

 

LUCA     14,1.7-14  

“CHIUNQUE  SI  ESALTA  SARA’ UMILIATO, E CHI SI UMILIA SARA’ ESALTATO”

 

Duccio di Boninsegna - Sec XIV "La porta è stretta"

Duccio di Boninsegna – Sec XIV
“La porta è stretta”

DOMENICA    25   AGOSTO

 XXI  DEL  TEMPO  ORDINARIO

   

 

SEGNA DI BONAVENTURA (Particolare di Croce dipinta) Sec XIV

SEGNA DI BONAVENTURA (Particolare di Croce dipinta) Sec XIV

DOMENICA 18 AGOSTO

XX DEL TEMPO ORDINARIO

 

Luca    

Girolamo da Cremona: Assunzione della Vergine (1468)

Girolamo da Cremona: Assunzione della Vergine
(1468)

ASSUNZIONE DELLA MADONNA

15 08 2013

 

GEORGES DE LA TOUR (1635-1640) Attesa

GEORGES DE LA TOUR (1635-1640)
Attesa

DOMENICA 11 AGOSTO

XIX del tempo ordinario

 

 

ANNIBALE CARRACCI: Il mangiafagioli

ANNIBALE CARRACCI: Il mangiafagioli

Lo “stolto” della parabola che pensa solo all’oggi

DOMENICA 4 AGOSTO

  XVIII  del tempo ordinario

Duccio di Boninsegna - Apparizione sul monte

Duccio di Boninsegna – Apparizione sul monte

DOMENICA 28 LUGLIO

 XVII del tempo ordinario

  

Jan Vermeer - Cristo nella casa di Marta e Maria

Jan Vermeer – Cristo nella casa di Marta e Maria

DOMENICA 21 LUGLIO

XVI del tempo ordinario

 

Liberale da Verona - Parabola del buon Samaritano

Liberale da Verona – Parabola del buon Samaritano

                                                       img936 IL DOVERE DI ANNUNCIARE IL VANGELO                                         

 

DOMENICA 7 LUGLIO

  

 

448aratro

DOMENICA 30 GIUGNO

 

441 arte 31

"VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO" SEC, XIV di Pietro Lorenzetti

“VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO”
SEC. XIV di Pietro Lorenzetti

 DOMENICA 23 GIUGNO

GIOVANNI DA MILANO (seconda metà del XIV)

GIOVANNI DA MILANO (seconda metà del XIV)

DOMENICA 16 GIUGNO

  

LIBERALE DA VERONA, Inclina, Domine, aurem tuam

LIBERALE DA VERONA, Inclina, Domine, aurem tuam

DOMENICA 9 GIUGNO  –  TEMPO ORDINARIO

 

Duccio di Boninsegna - Ultima cena

Duccio di Boninsegna – Ultima cena

Girolamo da Verona - Trinità

Girolamo da Verona – Trinità

SANTISSIMA TRINITA’

 

 

Duccio di Buoninsegna Pentecoste

Duccio di Buoninsegna Pentecoste

DOMENICA DI PENTECOSTE

 

Girolamo da Verona - Ascensione

Girolamo da Verona – Ascensione

ASCENSIONE DEL SIGNORE

  “

Miniatore senese, Pentecoste - miniatura

Miniatore senese, Pentecoste – miniatura

Influsso dello Spirito sul Concilio di Gerusalemme

(Miniatore senese)

VI  DOMENICA  DI PASQUA

DUCCIO DI BUONINSEGNA Apparizione sul monte

DUCCIO DI BUONINSEGNA
Apparizione sul monte

V DOMENICA DI PASQUA

 

le mie pecore

Duccio di Boninsegna - Apparizione sul lago di Tiberiade

Duccio di Boninsegna – Apparizione sul lago di Tiberiade

Duccio da Boninsegna - Icredulità di Tommaso (Sec. XIV)

Duccio da Boninsegna – Icredulità di Tommaso (Sec. XIV)

 

DUCCIO DA BONINSEGNA INGRESSO IN GERUSALEMME

Duccio di Buoninsegna – Ingresso in Gerusalemme

G DA CREMONA E L DA VERONA CRISTO IMPLORATO DAL LEBBROSO

G. da Cremona e L. da Verona – Cristo Implorato dal lebbroso

V  DOMENICA DI QUARESIMA

 

F ROSSELLI e L DA VERONA SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

F. Rosselli e L. da Verona – Sacramento della  Confessione

Liberale da Verona Parabola del fico sterile

Liberale da Verona; Venite, Parabola del fico sterile

LIPPO E TEDERIGO MEMMI TRANSFIGURAZIONE

LIBERALE DA VERONA CRISTO è TENTATO DAL DEMONIO

LIPPO E TEDERIGO MEMMI VOCAZIONE DI SAN PUIETROE SANT ANDREA

LIBERALE DA VERONA TRASFIGURAZIONE

DUCCIO DI BONINSEGNA APPARIZIONE AI DISCEPOLI NEL CENACOLO

                           

GIROLAMO DA VERONA LE NOZZE DI CANA 20 01 2013

 

ANDREA E RAFFAELLO DEL BRESCIANINO BATTESIMO DI CRISTO

STEFANO di GIOVANNI ADORAZIONE DEI MAGI

 EPIFANIA DEL SIGNORE

 

OMELIA 01 01 2013

 

DUM MEDIUN SILENTIUM 30 12 2012

NATIVITA'

LA VISITAZIONE

 

 

 

  

 

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COMMENTI (161)

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  1. Granocchiaio ha detto:

    7 SETTEMBRE 2014

    XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 18, 15-20

    “Disse Gesù ai suoi discepoli: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato un fratello. Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come il pagano e il pubblicano”
    ( dal Vangelo)

    La prima lettura (Ezechiele 33,7-9) ci presenta un paragone significativo in cui rassomiglia la missione del profeta a quella di una sentinella che deve spiare l’orizzonte della storia con l’individuare i segni nascosti per comunicarli alla comunità.
    La stessa responsabilità del profeta è ora applicata da Cristo alle nuove sentinelle (Vescovi-Parroci-Papa) verso le Comunità che essi presiedono.

    “Essere sentinella”, praticare la correzione fraterna è, comunque, un’arte che richiede umiltà, amore autentico, sensibilità umana e interiore”. (Ravasi)

    Lo scopo ultimo, infatti, non è quello del giudicare ma è quello di salvare.
    Motivo dominante rimane sempre l’amore che ci rende solidali gli uni con gli altri e responsabili gli uni con gli altri.

    La liturgia odierna parla di correzione fraterna. Carità non è soltanto dare aiuto, rialzare chi è caduto lungo la strada della vita ; è anche mettere in guardia contro passi falsi e denunciare pericoli ed errori: ”Qui stai sbagliando!”
    Un proverbio popolare dice che: “Dove manca la correzione, abbonda la corruzione”.

    La lezione della Parola di oggi è che ognuno è responsabile degli altri, ma occorre discrezione, delicatezza, tatto, rispetto. Si ammonisce perché si ama, perché si vuole il vero bene dell’altro.

    Un proverbio africano ci dice: ”Coloro che si aiutano a vicenda, portano a casa un elefante”.
    E ancora, un altro scrittore ci narra: ”Un giorno vidi per strada una ragazzina che tremava di freddo, aveva un vestitino leggero e ben poca speranza di un pasto decente”.
    Mi arrabbiai e dissi a Dio: ”Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?”
    Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente, nella notte mi rispose: “Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te!” (Antony de Mello).

    La conclusione di uno dei tanti convegni, che si sono occupati della maldicenza e del pettegolezzo, si è espressa con le seguenti parole: ”E’ un’arte. Perfida! Il gusto amaro del pettegolezzo è un atto che rovina la reputazione e nasce dall’invidia”.
    Quanti di noi si sono abbandonati, qualche volta, a questo perfido piacere del …taglia e cuci..?
    E’ quasi normale che quando si vive insieme, in famiglia, a scuola, sul lavoro, in parrocchia…si parli, si critichi, si giudichi.

    Gesù, al contrario, ci insegna un’altra grande arte: quella della correzione fraterna.
    Il Signore corregge chi ama, come un padre fa con il figlio prediletto. E noi?

    Guardiamoci dalle chiacchiere inutili e dannose, dalle critiche, dall’emettere sentenze. La carità deve avere sempre l’ultima parola!

    La correzione senza amore è sterile; perciò: verità e carità insieme.

    Buona Domenica

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com
    338 384 95 02

  2. Granocchiaio ha detto:

    14 Settembre 2014

    ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE /A

    Giovanni 3,14-17

    “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

    Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (dal Vangelo)

    Lo schema verticale della Croce che si eleva verso il Cielo esprime simbolicamente il nesso tra la terra (la morte) e il Cielo (la divinità), la trasformazione della morte in vita e della creatura in figlio .

    La riflessione di quanto abbiamo notato ci porta a quel dialogo notturno che si è svolto tra Gesù e Nicodemo riportato nel brano del Vangelo odierno, con un parallelismo esplicito tra l’elevazione del serpente e l’elevazione di Gesù sulla croce.

    Guardando il serpente si otteneva la guarigione di un male del corpo e lo sguardo di fede alla Croce avrebbe portato la salvezza alla vita eterna dell’intera umanità. Abbiamo letto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.

    Il simbolo della esaltazione è alla base del celebre inno che leggiamo nella seconda lett. di oggi (Fil.2) che ci presenta in una prima fase la stato del Cristo come uomo: egli è apparso su questa terra con i tratti dello schiavo, dell’ultimo degli uomini ma che in realtà è colui che sacrificando la sua vita sulla Croce ha conquistato, salvandola, l’umanità intera .

    Gesù, non ha considerato come un bene prezioso l’essere creatura somigliante a Dio, al contrario la sua scelta è stata quella dell’abbassamento scandito da Paolo con cinque verbi mortificanti come: “ spogliarsi; assumere la condizione di servo; divenire simile agli uomini; farsi obbediente; umiliarsi.”

    La Croce è l’abisso dell’abbassamento ma è anche l’apice dell’esaltazione nella gloria pasquale.

    Nella Croce di Cristo si supera non solo l’opposizione tra il mondo terreno e quello divino, tra uomo e Dio, ma si annulla anche il contrasto tra morte e vita.

    Come il Servo sofferente del Signore, anche Gesù è esaltato( Is.52,13) e costituito Signore dell’essere intero che egli ha redento e ricondotto a Dio.

    Egli ormai regna con un titolo regale, un nome che è quello di “Signore”, Lo stesso nome di Dio. E a lui si indirizza l’adorazione universale e la Confessione della fede della Chiesa raccolta ai piedi della Croce, il trono della sua gloria.

    “Con la Croce Gesù svela la sua qualità di Figlio che per amore spezza le porte del suo paradiso dorato e si associa all’uomo peccatore per portarlo alla purezza primitiva.

    Anche qui L”Esaltazione” in croce ha la sua radice nell’amore salvante e liberatore di Dio” (Ravasi).

    Buona Domenica

    don luigi corsi

    donluigi2514@gmail.com

    338 384 95 02

  3. Granocchiaio ha detto:

    21 Settembre 2014

    XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 20,1-16

    “Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
    Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi.
    Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse a uno di loro: Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
    Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
    Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
    Così gli ultimi saranno primi e i primi gli ultimi.” (dal Vangelo)

    Il profeta Isaia (prima lett. 55,6-9), invita i peccatori a tornare a Dio. I disegni di Dio sono infinitamente superiori a quelli dell’uomo.
    In lui non c’è rivalsa, vendetta, calcolo, Dio non aspetta che l’uomo paghi; gli basta un piccolo cenno di buona volontà.

    Sono queste le idee accolte ed espresse nella Parabola degli operai della vigna che leggiamo nel Vangelo di questa domenica.

    La Parabola è un colpo contro la mentalità del privilegio e della superiorità che, in modo particolare gli ebrei (e non solo loro), si portavano nel sangue. Essi non reclamavano un maggior salario ma l’uguaglianza del trattamento a loro e a agli ultimi.
    Il Signore ha combattuto insistentemente questa mentalità nonostante le resistenze degli avversari.
    Shakespeare ci diceva: “Se Dio ci trattasse come meritiamo, chi ci salverebbe dalle bastonate?”

    Certo resta difficile, dopo una vita di lavoro, guardare di buon occhio chi si è divertito e poi… è accolto dal Padre come se nulla fosse successo. Spesso il beneficato non ricorda più.
    Eduardo de Filippo fa un’amara riflessione a questo riguardo. “Il detto antico non fallisce mai:” Fa bene in vita, perché bene avrai!” A chi? Chi riceve u’ bene, se scorda! Nun te perdona cchiù! Nun te saluta cchiù! Gesù,Gesù, Gesù!…più spendi per l’amico, più ti scaccia. Se piglia ‘e spese, ma te vota ‘a faccia…”

    E’ il rischio che corre il padrone della vigna nel Vangelo: vuole essere generoso e benefattore, e fa scatenare l’incomprensione del beneficato. L’invidia rode il bene avuto.

    Certamente non è semplice accettare, per il peccatore pentito, una festa superiore a quella per i novantanove giusti. Eppure il Vangelo è su queste posizioni. “Il segreto della felicità è trovare la propria gioia nella gioia dell’altro” (Bernanos).

    Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare. L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Tutta la rivelazione biblica proclama la sovrana libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire. Aprirsi al mistero di Dio significa introdursi nella logica del suo agire quale si è dichiarata nella lettura.
    La Parabola di Gesù è invito ad inchinarsi alla volontà del Padre, a comprenderla e adottarla verso i fratelli.

    La parabola affronta altre due problematiche forti: quella del lavoro e del compenso.

    Il padrone non tollera gente sfaccendata; al Signore i fannulloni non piacciono.
    Un proverbio dice: ”A chi non vuole far fatiche il terreno produce ortiche”
    Lavorare la vigna non riguarderà solo lo sforzo morale per sradicare vizi e difetti, ma anche il lavoro inerente alla propria situazione professionale; il lavoro dentro e fuori, per sé e per gli altri. Ogni lavoro è buono e accetto al Padre. Non c’è distinzione presso Dio tra tute e colletti bianchi.
    Il lavoro va compiuto con impegno.
    Essere felici di dare il proprio contributo alla famiglia, a chi ha bisogno, anche se la ricompensa è soltanto un grazie, o neppure quello.

    Il cristiano vero è sempre un gran lavoratore, e ciò con il superare molto spesso il concetto del “dare e dell’avere” superando l’indignazione polemica dei “primi assunti agli ultimi”.

    San Paolo, nella II lett. di oggi, ci apre una finestra spalancandola sul mondo meraviglioso e affascinante della sua vita interiore con l’espressione: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere”.

    L’unica cosa a cui ci invita l’Apostolo è quella di poter ricevere al termine dei nostri giorni non solo un compenso relativo al nostro impegno, ma quella “busta”di Dio dove c’è la vita senza fine nell’eternità beata.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

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  4. Granocchiaio ha detto:

    28 SETTEMBRE 2014

    XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

    MATTEO 21,28–32

    Disse Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna.” Ed egli rispose: ”Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: ”Sì, Signore .” Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre? ”Risposero: ”Il primo”. E Gesù disse loro: ”In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio…

    Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto: i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi , al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

    ( Dal Vangelo)

    La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata: il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti alle loro responsabilità.

    Importante, secondo Gesù, è attendere non tanto quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non il passo falso annulla un’esistenza retta e generosa, bensì un rinnegamento completo, un passaggio all’altra sponda.

    Dio non commette arbitrii, proprio perché è Dio. Sono le libere scelte dell’uomo che determinano la sua destinazione finale.

    Nella seconda lettura, le esortazioni di Paolo sono le stesse di Cristo: evitare lo spirito di contese e di superbia che è sempre fonte di disordine, divisioni, risse. Avere tanta umiltà da ritenere gli altri superiori a se stessi. Ecco l’esempio di Cristo che, di natura divina, non sta attaccato ai suoi privilegi.

    Al centro delle riflessioni troviamo la significativa Parabola di Gesù.

    In un simpatico quadretto familiare troviamo un padre e due figli: l’uno scanzonato e libertino; alla richiesta di andare a lavorare nella vigna risponde decisamente di no, ma poi si pente e va. L’altro, furbescamente dice di sì ma non ci va.

    Evidente il riferimento di Gesù alla storia del popolo ebraico. Era stata tutta una lunga chiamata, un invito pressante per entrare nel Regno di Dio.

    Per secoli era stato preparato, ma quando, con Gesù, arrivò il giorno, solo pubblicani e prostitute risposero e, più tardi le masse di pagani che a rassomiglianza del figlio libertino della parabola che aveva detto no, furono i disponibili per seguire la nuova via.

    La parabola non ha senso solo per gli Ebrei, ma vuole far riflettere ogni seguace di Cristo. Tutti sono chiamati a lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Il cristiano è la persona alla quale Dio ha affidato altre persone.

    Rispondere sì all’invito divino è buona cosa se le parole vengono seguite dai fatti.

    Rispondere di no è male, tuttavia le azioni possono correggere le parole.

    Per edificare un palazzo occorrono anni, a demolirlo basta un attimo, una bomba e tutto crolla. Così può accadere a chi ha presunzione e superbia. Far provvista di umiltà, diffidenza di sé, fiducia in Dio: questo ci dicono Gesù e Paolo. Questa è la via sicura della salvezza.

    BUONA DOMENICA

    don Luigi Corsi

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  5. Granocchiaio ha detto:

    5 OTTOBRE 2014

    XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 21, 33-43

    C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò a vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero, un altro infine lo lapidarono.

    Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio; Visto il figlio, i contadini

    dissero tra loro: “Uccidiamolo e avremo l’eredità”!

    Gesù disse: “ Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà Fruttificare.” (dal Vangelo)

    La liturgia della Parola ci fa considerare un testo meraviglioso del profeta Isaia (Prima lett. che si apre con un capolavoro in assoluto della poesia ebraica (VII secolo A.C.). E’ un canto d’amore perché la vigna nell’antico Oriente è spesso simbolo di una donna amata: nel Cantico dei Cantici, la sposa è chiamata “ vigna in fiore”. E’ un canto religioso perché la vigna nella Bibbia è quasi lo stemma d’Israele” (Ravasi). Classica Immagine per illustrare il legame d’alleanza tra Dio e il suo popolo e, in previsione del Messia, la vigna è il legame tra Cristo e la sua Chiesa (vangelo odierno)

    Il profeta ne descrive la cura da parte di Dio riguardo al suo popolo. Successivamente il profeta lascia il pensiero a quel Dio che come il Messia esprime tutta la sua delusione perché la vigna e i vignaioli hanno tradito l’attesa e la fiducia. Ecco allora la decisione: “Trasformerà la vigna in pascolo”, immagine della realtà storica e religiosa; la Comunità infedele sarà dispersa.

    La vigna del Signore era la casa d’Israele che è venuta meno agli impegni di alleanza.

    I frutti che Dio si aspettava erano la giustizia, la rettitudine, la solidarietà che avrebbero dovuto costituire il fondamento e la ragion d’essere di Israele.

    I frutti cattivi sono stati invece” spargimento di sangue e grida di oppressi”

    Dio si chiede: “ Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto…?

    Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla parabola di Isaia per costruire la sua.

    Notiamo subito che le esigenze di fedeltà rimangono valide anche per il nuovo popolo = la Chiesa. Essa sorge in forza della fede che riconosce il figlio ucciso, pietra angolare, cioè il nucleo della nuova umanità.

    Solo che questa fede non può restare un’ adesione teorica o emotiva, ma deve tradursi in carità attiva e generosa: deve portare frutto.

    Una Chiesa sterile di amore creativo è destinata a estinguersi. Ma in questo caso, la fedeltà irreversibile di Dio non viene annullata, ma continua con nuovi protagonisti (Chiese fiorenti in Africa, Asia Minore…Ultime constatazioni: Corea del Sud- Albania, dove abbiamo letto in quei volti presentati in t.v. una fede entusiasta, pulita gioiosa.

    Nella parabola del Vangelo abbiamo notato come l’uomo amareggia e delude anche il cuore di Cristo che gli fa dire: ”Il padrone darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti…Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare”. Stiamo attenti, perciò, anche noi a non preparare la morte delle nostre Chiese.

    E allora qualche interrogativo:

    La nostra Chiesa funziona secondo il desiderio di Cristo? Siamo uniti per farla fruttificare secondo il desiderio di Gesù? O stiamo forse uccidendo la speranza?

    Che lo Spirito ci illumini e ci spinga ad accogliere l’invito di S. Paolo ( II lett.) che esorta a” tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.”

    Buona Domenica

    don luigi corsi

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  6. Granocchiaio ha detto:

    12 OTTOBRE 2014

    XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 22,1-14

    Il Regno dei Cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.
    Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze ma questi non vollero venire. Non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
    Allora il re disse ai suoi servi: ”Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni, andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete
    chiamateli alle nozze. E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: “Amico, come sei potuto entrare qui senza abito nuziale?” Allora il re ordinò ai servi: ”Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori”.
    ( Dal Vangelo)

    Nella conclusione della parabola letta domenica scorsa constatammo che la Chiesa è formata da coloro che, al seguito del Cristo, compiono le “Opere del Regno”.

    La parabola di oggi continua in questa direzione: non importa chi si è, e da dove si viene, qual è il proprio passato. Ciò che importa è la prontezza nel rispondere al Signore che ci chiama ad operare .
    Troviamo nella parabola il tema della Cattolicità della Chiesa. Tutti vi possono ormai far parte, basta essere pronti alla voce che chiama e avere ”la veste nuziale”, cioè la volontà di cambiare, convertirsi. Il passato non conta; essenziale è la decisione che si prende oggi, immediatamente e che apre un nuovo futuro, un modo di vivere.

    Il rinnovamento deve essere interiore ed è un lungo processo di ripensamento della propria vita, di revisione delle proprie opinioni. Modificare i propri atteggiamenti profondi e non solo quelli superficiali.

    Purtroppo tutto questo fa paura. E’ la paura di ciò che è nuovo e che perciò non si sa in che cosa consista.
    Ma la vita è fatta di continua novità. Oggi è diverso da ieri, e avere una esperienza in più, una gioia in più. E’ crescere anche se non ce ne accorgiamo. Solo la somma di molti giorni e di molti anni ci fa misurare l’entità del cambiamento e ci fa comprendere che solo i morti non crescono.

    La paura del nuovo si vince anche unendosi nella collaborazione per trovare la strada della vita, aiutandosi a sostenere la fatica.
    Si va avanti lavorando, cercando, aspettando, purché si vada avanti. E il mutamento nel meglio si verificherà solo nell’arco di molti anni o decenni. Non importa purché si cominci!

    La parabola è un compendio della storia della salvezza. Storia che in Cristo ha raggiunto il suo culmine: “Il convito è pronto, venite alle nozze”. E il rifiuto degli invitati è molto più grave proprio perché: “Tutto è pronto”.
    Si preferisce al convito, la propria opera: Campo, affari, amici; chiusi in una visione miope all’opera del re. Ed ecco allora che l’invito è rivolto ad altri, buoni e cattivi.
    Non guarda in faccia a nessuno, non chiede chi erano, né cosa facevano.
    Ciò che definisce un uomo è la prontezza nell’accettare l’invito, anche se implica radicale cambiamento evitando quell’increscioso incidente dell’invitato”, senza veste nuziale, il che significa che non basta dire sì alla chiamata, ma accettare Cristo e mettersi al suo seguito.

    Concludendo diciamo che una cosa è certa: “Se l’uomo si salva, è Dio il principale autore della sua salvezza; se l’uomo si perde, la colpa è solo sua.

    Buona Domenica
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  7. Granocchiaio ha detto:

    19 Ottobre 2014

    XXIX Domenica del tempo ordinario /A

    Matteo 22,15-21
    “I Farisei mandarono a Gesù i propri discepoli, con gli Erodiani, a dirgli : Maestro, sappiamo che sei veritiero e non guardi in faccia ad alcuno. Dunque dicci il tuo parere: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?
    Gesù conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro : Egli domandò loro : Di chi è questa immagine e l’iscrizione? Gli risposero: Di Cesare! Allora disse loro : Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. (dal Vangelo)

    Nel Vangelo, Gesù viene interrogato per essere tratto in inganno.
    La questione è delicata perché riguarda un aspetto della vita politica del suo tempo: Gli Ebrei erano sottoposti ai Romani. Gesù non si scandalizza della domanda.
    Chi crede in Dio, prende posizione anche di fronte alle persone e ai problemi della vita pubblica.
    Il popolo eletto, esiliato in Babilonia, riconosce in Ciro, re pagano, uno strumento di Dio per la liberazione. (Isaia prima lett.)
    Ma la parola del profeta è vigile: Dio è, e rimane, il solo Signore. Non vi è posto per l’idolatria di uomini politici, anche se potenti. Una Comunità che crede, non rimane indifferente ad un avvenimento storico, ma non lo assolutizza perché Dio rimane sempre l’unico Signore.
    “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.
    Sono poche parole, ma che ricchezze, che forza, che luce. Davvero, “mai un uomo ha urlato come parla quest’uomo!
    La loro domanda è furba: “ E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”
    Se non risponde vorrebbe dire che Egli non è veritiero…Se risponde di sì si dirà che è un collaboratore che non crede nel Regno di Dio; se risponde di no, passerà per un sovversivo! E allora?

    “Mostratemi la moneta del tributo” chiede Gesù ! La moneta aveva l’immagine di Cesare e un’iscrizione: “ rendete a Cesare quello che è di Cesare; quindi non servitevi di Cesare per arricchirvi. E’ perciò una chiamata alla giustizia nei confronti dello Stato.
    Ai discepoli di Gesù è richiesta questa onestà. Anche oggi!

    Il Regno di Dio può avvenire là dove in un modo o un altro regna il potere politico anche se i due regni non si identificano. Il regno di Dio è quello più vero, quello che non passa, che è eterno. Per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo Dio regna!

    I Cesare di oggi sono numerosi: politica, economia, i media, la cultura, L’allegra comitiva degli evasori fiscali praticata senza pudore da molte persone soprattutto benestanti, trafficanti nel campo della droga, della pornografia…e altro.
    Concludo con uno scritto di Gandi: “ L’uomo si distrugge con una politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio. Sono queste le cose che possono distruggerci”.

    Al contrario i cristiani siano nel mondo quello che è l’anima nel corpo.
    Questo è il Vangelo!

    Buona Domenica
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  8. Granocchiaio ha detto:

    26 ottobre 2014

    XXX Domenica del tempo ordinario /A

    Matteo 22,34-40

    “Un dottore della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova: Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente .Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”. ( dal Vangelo)

    Punto centrale delle letture, la risposta di Gesù al dottore della legge; un motto sul quale soffermarsi può sembrare superfluo: lo conosciamo, lo accettiamo senza discussioni, non occorrono commenti: atteggiamento superficiale.

    Il comandamento dell’amore, secondo Gesù, è il riassunto di tutta la legge e i profeti, regolamentazione tra l’uomo e Dio; un uomo e gli altri uomini per cui, osservato questo comandamento, non c’è da fare altro.

    Si tratta di un principio non speculativo ma operativo. Pertanto la conoscenza comporta esperienza; una conoscenza puramente teorica sarebbe monca e fasulla.

    In altri termini: solo chi ama, sa cos’è l’amore; chi non ama non può saperlo. Date queste premesse, la riflessione sull’amore è indispensabile a chiunque intende mettersi alla sequela di Gesù.

    Raoul Follerau ha scritto un libro intitolato” Se Cristo domani”, in cui chiede: “Se Cristo, domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete? Sarà forse un povero, un disoccupato, un profugo, un negro…Se Cristo domani, batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

    Quanti cristiani, e non , si dichiarano aperti al prossimo, filantropi in senso generale; poi, però, quando hanno di fronte persone che oggi hanno tanto bisogno di accettazione e di comprensione allora si girano dall’altra parte, sbattono la porta in faccia…”Se Cristo, domani batterà alla vostra porta, lo riconoscerete?”

    E’ facile riconoscere la dignità della persona umana in senso universale; ma rimane difficile evitare la calunnia verso il proprio vicino, amare un parente, rispettare un diverso.

    Come di consueto, il brano del Vangelo di questa Domenica, ha un antefatto nell’A.T. riportato nella prima lettura dove Mosè ricorda, ai figli d’Israele, le sofferenze sopportate in schiavitù allo scopo di raccomandare di non far soffrire gli altri. Dio, infatti, provvede alla difesa degli esseri più deboli: la vedova, l’orfano,il forestiero. Proibisce di prestare denaro ad interesse e di “trattenere il pegno del mantello oltre il tramonto del sole”; casi che non bisogna perdere di vista neppure oggi.

    “Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene” (Maritain).
    Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. L’indifferenza vuol dire che non vedi neppure l’altro, non esiste.

    Dio non ruba il cuore, lo moltiplica. E questo perché l’ha fatto più grande di tutte le cose. Noi, invece dimentichiamo anche quel…”come te stesso”.

    Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno. Saprai solo possedere senza gioia e senza gratitudine.

    Buona Domenica
    don luigi corsi

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  9. Granocchiaio ha detto:

    1 Novembre 2014
    FESTA DI TUTTI I SANTI
    Matteo 5
    Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli;
    Beati gli afflitti, perché saranno consolati;
    Beati i miti, perché erediteranno la terra;
    Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati;
    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia;
    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio;
    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio;
    Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”
    (Dal Vangelo)

    Il ritratto ideale del santo, cioè del fedele discepolo di Cristo, è tutto all’interno delle Beatitudini: è il portale d’ingresso al grandioso Discorso della Montagna (Mt. 5-7)
    Oggi la liturgia ce lo ripropone e noi ancora una volta ascoltiamo le beatitudini con lo spirito dei “puri di cuore” che sperano di vedere Dio.
    Gesù è presentato come Mosè sul monte del nuovo Sinai per offrire la Legge divina definitiva e perfetta. Essa contiene nove atteggiamenti essenziali che costituiscono la prospettiva di fondo delle scelte del seguace di Cristo.
    Cerchiamo, pertanto, di fare una sintesi sulla virtù cardine di tutte le altre.
    Innanzitutto è indispensabile la povertà di cuore, cioè l’attitudine di spirito dei “poveri del Signore” distanti dalla disperazione e dal fatalismo rassegnato, anche lontani dall’orgoglio di chi confida solo nella potenza economica, politica, militare.
    Nella prima lettura di oggi, S. Giovanni nell’Apocalisse (7,2-14) ci presenta, in una visione misteriosa, la manifestazione del significato ultimo della storia umana nel suo groviglio di bene e di male e nel suo destino di giudizio e di salvezza. La pagina è suggestiva e potente.
    Due sono i quadri proposti: il primo è popolato dalla folla sterminata dove il numero dei 144.000 è un numero simbolico di totalità e immensità.
    Significativi sono i tratti di questa marea umana. Ne raccogliamo sinteticamente quattro:
    a) Gli eletti sono segnati in fronte con il sigillo del nostro Dio, il “Tau= firma” , ulltima lettera dell’alfabeto ebraico segno dei salvati che fa pensare alla Croce. I giusti, quindi, appartengono a Dio, portano il segno di appartenenza a lui. I Santi sono per eccellenza gli uomini di Dio, appartengono alla sua famiglia.
    b) L’altro elemento è quello dell’ origine.
    Essi provengono da tutte le tribù d’Israele ma anche da ogni nazione, razza, po
    polo e lingua”. I confini sono abbattuti, le razze travalicate, le culture superate
    La Santità non è appannaggio di un’area geografica e neppure di un unico ambito spirituale.“ Dio infatti, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (Tim. 2,4).
    E’ per questo che non c’è più giudeo né greco; nè schiavo né libero, non c’è più uomo né donna perché tutti sono uno in Cristo Gesù. (Gal. 3,28).
    c) Un terzo tratto distintivo è quello “delle vesti candide”…hanno reso candide le loro vesti col sangue dell’agnello”.
    Nell’Apocalisse, il simbolismo cromatico del bianco, è la rappresentazione della divinità, della luce perfetta, dell’eternità. Abbiamo, allora, la celebrazione dei martiri come, anche, di tutti coloro che con fedeltà portano ogni giorno” la Croce” (Lc.9,23).

    d) Ultimo segno è quello delle Palme che gli Eletti reggono nelle mani, segno di vittoria e di gloria.

    E’ la felicità la meta dell’esistenza fedele, è la comunione con Dio l’approdo ultimo della vita del giusto.

    A questo punto, la folla dei salvati partecipa a una corale liturgia celeste, tutta percorsa da canti, da inni, da festosità, da acclamazioni.
    E’ noto che l’Apocalisse descrive la vita eterna con Dio come una festa continua, scandita dal culto e da canti.
    Cantare è simbolo di contemplazione e di gioia, di conoscenza e di amore, di visione e di adesione totale.

    Non per nulla Gesù aveva detto che “ la vita eterna è conoscere te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv. 7,3).
    E’ questo, e non altro, il significato della festa di tutti i Santi.

    A tutti auguri!
    don luigi corsi

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  10. Granocchiaio ha detto:

    9 NOVEMBRE 2014

    DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE /A

    Giovanni4,19-24

    “… Gesù le dice:Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

    Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. E’ giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”

    ( Dal Vangelo)

    Celebriamo, oggi, la festa della Dedicazione=Consacrazione della Basilica Lateranense, Madre e origine di tutte le Chiese di Roma e del Mondo è la Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma la cattedrale del Papa. La Festa prevale sulla trentaduesima Domenica dell’anno liturgico e offre all’assemblea festiva un’occasione opportuna di “ fare Eucaristia” a partire dal Mistero del Tempio, dopo aver riflettuto sulle dense e stimolanti espressioni delle letture odierne.

    Il Tempio in cui noi ci raccogliamo è un segno del Tempio che ciascuno di noi è. Cerchiamo, allora, di valorizzare e venerare questo segno che ha un grande valore pedagogico, esso ci educa a passare dal visibile all’invisibile, dall’umano al divino, e non individualmente, ma in comunione con gli altri.

    Il mistero del Tempio di pietre, introduce al mistero della Chiesa fatta di pietre vive.

    Sulla facciata della Chiesa della Certosa di Galluzzo, a Firenze, si legge: “Intra, adora, illuminare” ( Sarai illuminato se entrerai per adorare).

    Eppure quel Tempio, tanto difeso da Gesù nel Vangelo di oggi, doveva restare solo un simbolo presenza di Dio in mezzo agli uomini perché Gesù sarebbe diventato un vero Tempio. Egli consumerà il suo sacrificio, non nel tempio , ormai votato alla rovina, ma fuori, in pieno cielo perché la sua croce sarà l’altare e non di un Tempio ma del mondo.

    Paolo ,( seconda lettura) , ci mostra il passaggio da Cristo a noi. Ciascuno è chiamato a portare la sua pietra. Nessuno si ritenga dispensato o escluso.
    2. Gregorio nota che “ in un edificio, le pietre si sostengono a vicenda, e conclude che c’è uno il Cristo che sostiene tutti perché è il fondamento insostituibile”.

    3. Paolo va ancora oltre, vuole che abbiamo una profonda coscienza di ciò che siamo: “Voi sapete che siete il Tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi” (corinzi, prima lett. 9, 17).

    Abbiamo notato anche nel Vangelo che abbiamo trascritto, una battuta di Gesù con la Samaritana che perfeziona ulteriormente il concetto spirituale “ Del Tempio”: I veri adoratori adoreranno il Padre in “Spirito e verità”. Nel Vangelo di Giovanni, la Verità= è Cristo stesso; e lo Spirito è l’anima della Chiesa e dei suoi sacramenti di salvezza.

    E’ questo il vertice di ogni nostro incontro che avviene all’interno dell’edificio sacro.

    Senza di questo incontro, sia pure iniziale, la liturgia nel Tempio è solo sala di riunione” ( Ravasi). E’ ciò che, spesso, purtroppo accade.

    BUONA DOMENICA

    don luigi corsi

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  11. Granocchiaio ha detto:

    16 Novembre 2014

    XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 25,14-25

    “ Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.
    Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti ne presentò altri cinque. Bene servo buono e fedele, gli disse il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Così anche quello che ne aveva ricevuti due , ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò costui disse: “ Signore so che sei un uomo duro….Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Servo malvagio e pigro…Toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”. (Dal Vangelo)

    Dalle letture bibliche di questa domenica emergono tre temi:
    a) il carattere dell’attesa, non passiva ma operosa;
    b) la liberazione dalla paura che spesso blocca la persona nel suo operare;
    c) il confronto tra il premio e il nostro operato.
    L’argomento del testo evangelico ha una premessa nelle prime due letture.
    La prima (libro dei proverbi 31,10) celebra le qualità della donna saggia come moglie ideale, massaia infaticabile, accorta amministratrice, generosa benefattrice dei poveri: vertice e coronamento di tutto, è il timore di Dio, unica qualità religiosa che vale più della bellezza e dello splendore esterno.

    S. Paolo II lett. invita ad essere figli della luce; e figli del giorno, non dormiglioni ma vigilanti e sobri.

    Nel Vangelo troviamo la parabola dei talenti: ossia la vigile operosità premiata, e il neghittoso disimpegno punito.
    Notiamo subito che il vero compenso, dato dal Signore, non è ciò che il lavoro ci permette di guadagnare, ma ciò che ci permette di essere.

    Infatti i talenti affidati sono per tutti di materiale prezioso. Doni della Creazione e della grazia, ricchezze spirituali : la fede, la Chiesa, i Sacramenti e, dono supremo che supera tutti gli altri, il suo figlio Gesù.

    Dobbiamo, quindi, portare frutto. E’ la legge della natura e della vita, per le piante, per gli animali e per l’uomo. E chi semina ha il diritto di raccogliere, Quindi Dio esige frutti dalla sua vigna. Ma per portare frutto bisogna, come detto prima, non addormentarsi; Non risparmiare la fatica, conoscere le proprie capacità e non aver paura.

    Il tutto vale per la Chiesa intera. Cristo l’ha ricolmata di doni, di grazia da adoperare e portare al mondo intero. Si spalanchino le porte, si tolga la muffa, si esca ( così come vuole Papa Francesco) dalla Chiesa per immetterci nella pasta nuova e fermentarla.

    Ma la parola di Dio si applica anche a ciascuno di noi, oggi, ogni giorno della nostra esistenza.
    In un esame di coscienza cerchiamo di conoscere i doni preziosi che possediamo, le nostre capacità. E metterci in campo per l’utilità della comunità in cui si vive.
    L’ozio, infatti, è la ruggine dello spirito: Lavora!
    Hanno fatto più danno alla storia gli sbadigli che tutte le pesti.

    Dio ci dona un tempo e uno spazio per far fruttificare i nostri talenti. E’ un tempo in cui io mi costruisco un destino eterno; se lo spreco il progetto rimane monco.

    E allora una riflessione come esame critico:
    “Anche a me, Signore hai consegnato i tuoi talenti,
    mi hai dato un cuore per amare,
    una mente per riflettere,
    una volontà per costruire qualcosa di buono,
    delle braccia per lavorare,
    una fede da trasmettere agli altri,
    una famiglia con la quale vivere,
    e tanti altri doni ancora.
    Come hai ordinato alla pianta di dare i frutti in abbondanza, così vuoi che faccia fruttare tutto ciò che mi hai dato.
    In realtà tengo questi doni in cassaforte pigramente sotterrati senza mai farli conoscere, non mi gettare nel buio.
    Ti chiedo di darmi un altro giorno perché ho deciso, anche se in ritardo, di investire i tuoi doni, facendoli fruttare ad alto interesse. Faccio sul serio . Non ti truffo. Amen!

    BUONA DOMENICA
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  12. Granocchiaio ha detto:

    23 NOVEMBRE 2014

    CRISTO RE DELL’UNIVERSO /A

    Matteo 25,31-46

    “ Il figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il Pastore separa le pecore dai capri.

    Alle pecore dirà : venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi.

    Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.”

    ( dal Vangelo)

    L’anno liturgico si chiude con una solenne rappresentazione del Cristo che troviamo spesso nelle absidi delle antiche Basiliche come in quella in dei SS. Pietro e Marcellino, in Roma III° secolo e quella del Mausoleo di Gallia Placidia in Ravenna V° secolo dove è raffigurato il Cristo- Buon Pastore.

    Un Re Pastore che non si comporta da sovrano sfruttatore, ma come compagno di viaggio dei suoi figli.

    Basterebbe passare in rassegna la bellissima serie dei verbi che esprimono premura di Dio già presenti nella prima lettura e resi attuali dal Cristo:

    “ Cercare, curare, seguire passo passo, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre la smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, pascere.”

    E’ ciò che realizza con amore il Cristo nei nostri riguardi ed è ciò che vuole dai pastori di oggi e di sempre; che operino, a sua rassomiglianza, in rapporto al gregge loro affidato.

    La fine dell’Anno Liturgico, con la solennità di Cristo Re ci vuole ricordare che la carità, l’amore, la compassione, le opere di misericordia devono costituire il filo rosso costante dell’esistenza cristiana.

    “ Se ti manca la carità, è come cucire con un ago senza filo” (S. Escrivà de Belanguer). E come diceva S. Agostino: “ Con la carità il povero è ricco, senza la carità, il ricco è povero.”

    Nel concludere vogliamo ancora riflettere sulle parole di Gesù. La sua parola è severa e serena al tempo stesso, ci invita ad un impegno serio e faticoso, ma è anche fonte di gioia a di speranza. Egli è vicino a noi, è in noi( così come si esprime S. Agostino nel tormento del dubbio finalmente aperto alla luce:” Tu eri dentro di me ed io stavo fuori e ti cercavo gettandomi impuramente su queste cose belle che pure sono tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te; mi trattenevano lontano da te le creature che senza di te, nemmeno esisterebbero. Tu mi hai chiamato e gridato fino a rompere la mia sordità. Tu sei balenato ed hai fatto risplendere la tua luce per allontanare la mia cecità. Mi hai toccato ed ora ardo del desiderio della tua pace”

    E’ questa l’opera del Buon Pastore verso chi ha bisogno di luce e verità.

    BUONA DOMENICA

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  13. Granocchiaio ha detto:

    7 DICEMBRE 2014

    II DOMENICA DI AVVENTO /B

    Marco 1,1-8

    “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio.
    Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, Egli ti preparerà la strada.
    Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la strada del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto,
    Predicava: Dopo di me viene uno che è più forte di me al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” (dal Vangelo)

    Terminata la stagione di Matteo, ha inizio quella del primo evangelista Marco, che ci accompagnerà per tutto il nuovo anno liturgico.

    Protagonista e araldo dell’inizio del Vangelo di Marco, è il Battista. Egli è come un indice puntato verso l’ingresso decisivo del Signore nelle strade del mondo.
    E’ nel Cristo, infatti, che si attua la presenza di Dio in mezzo agli uomini.

    Il Battista fin dall’inizio vuole fissare già il volto di Gesù Cristo come totalizzatore di tutto il Vangelo di marco con quelle parole iniziali: “Vangelo di Gesù Cristo , figlio di Dio”. E allora, specialmente, in queste Domeniche di Avvento, cerchiamo di fantasticare sugli scenari e immagini che Marco cercherà di presentarci per farci comprendere quale fisionomia spirituale e fisica, avrà il Messia del prossimo Natale.

    Certo, non siamo aiutati in questa analisi dalla configurazione della società odierna. I tempi difficili che stiamo vivendo potrebbero portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da tante orrendi notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, la stupidità e la volgarità dilagano, ci si esprime con termini che vanno dall’ombelico in giù, i bambini che ascoltano e imitano con il compiacimento dei genitori stessi; ma allora, come ci si deve preparare in una società che, a volte, sembra proprio impazzita?
    Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

    Ascoltiamo la parola di Isaia: “Una voce grida; nel deserto preparate la via al Signore”. “Consolate il mio popolo (prima lett. di Isaia)
    C’è sempre una parola di speranza e di impegno.

    Ecco la forza del cristiano!
    Di fronte a tanti strilloni che da televisione e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli tiene viva la speranza in un mondo nuovo.

    I leaders e i capi ,che si credevano eterni, passano e vengono dimenticati…La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me viene un altro che è più forte di me” (Vangelo).

    Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “ Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie” (Isaia) ecco le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e lo raduna”…E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate. “Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Isaia).

    La Parola di Dio, se ci prende lo sconforto, la delusione che ci fa disperare del futuro, ci indica come uscirne fuori.

    “Preparate la via al Signore” nella santità e nella condotta perché “ mentre cammini, .cammina con te il mondo; se ti elevi, si eleva con te il mondo; ma se torni indietro, e cioè, se l’uomo non si inginocchia, è tutta la terra che si ribella…bestemmia, dato che il tuo comportamento investe tutta la natura e la danneggia” (Anonimo).
    BUONA DOMENICA

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  14. Granocchiaio ha detto:

    8 DICEMBRE 2014

    IMMACOLATA CONCEZIONE /B

    LUCA 1,26 – 38

    In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
    Entrando da lei, disse: ”Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: ”Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
    Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.
    Le rispose l’angelo: ”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”.
    Allora Maria disse: ”Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.
    (dal Vangelo)

    Le letture liturgiche della festa che stiamo celebrando, invitano a comprenderla nel quadro organico dell’avvento come preparazione al Natale.

    Così, dalla situazione di peccato, tipicizzato nella prima lettura, l’umanità è liberata per l’azione redentrice di Cristo, nella quale noi siamo benedetti ( II lett.), come lo fu, anche se in modo diverso, Maria cui è rivolto il gioioso annunzio della salvezza (Vangelo).

    IL concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

    Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che ha in Cristo il capo e il modello.

    Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria, da Lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle Sacre scritture ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perché hai trovato grazia presso Dio”.

    L’annuncio messianico per eccellenza, quello a Maria, che riassume tutti gli altri, è portatore di gioia conclusiva. Infatti all’appello di gioia, segue l’annuncio della presenza divina che in Maria tocca il suo vertice.

    Ella, esaltata nella grazia, riceve un titolo unico in vista della sua maternità messianica. Maria”ha trovato grazia presso Dio”. Madre del Messia; Maria è anche la novella sposa di Dio”.

    L’antico patto di amicizia che Dio aveva stretto col suo popolo per avvicinarlo a sé, si compie perfettamente in Maria che l’angelo saluta con le parole: “Il Signore è con te”. Dio è con Maria come era stato con Abramo, Isacco, e altri profeti; ma è soprattutto con Maria perchè è madre dell’Emmanuele ( Il Dio con noi).

    In Gesù che nasce da Maria; in Gesù vero Dio e vero uomo si realizza l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, facendolo suo amico e…in attesa di quella “ intima divina presenza” che costituirà la futura beatitudine.

    Purtroppo, questo gioioso annuncio contrasta con la condizione di condanna per quel peccato originale in cui l’uomo sotto lo stimolo della tentazione sogna un progetto alternativo a quello di Dio pensando di divenire egli stesso il Dio conoscitore del bene e del male.

    E’ il peccato originale descritto nella prima lettura.
    Non è “una cronaca “ della colpa originaria, ma è soprattutto segno di una situazione generale personale di peccato, la cui radice è nella “ sufficienza presuntuosa e nella ”pretestuosa” disobbedienza alla parola di Dio.

    Perciò il racconto biblico è un invito a tutti per scoprire in sé questa realtà del peccato, ma anche per lottarvi, nella certezza della vittoria connessa con l’esperienza gioiosa della salvezza donataci dal Padre in Gesù Cristo.

    La seconda lett. incoraggiandoci, ci esorta perché anche noi siamo stati chiamati ad essere ”santi e immacolati” e uniti al materno aiuto da parte della Madre purissima, Maria, siamo proiettati: verso una comunione, sacramentale e vitale con Cristo.

    Buona festa
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  15. Granocchiaio ha detto:

    21 DICEMBRE 2014

    IV DOMENICA DI AVVENTO /B

    LUCA 1,26 – 38

    “L’ Angelo disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.
    ( Dal Vangelo)

    L’opera di Dio, attesa, sperata, testimoniata, si attua come e quando lui vuole.

    Il progetto di David (prima lett. Samuele,7,1-5) è respinto da Dio che tende a ben altre realizzazioni, pur nella fedeltà alla sua promessa.

    Il Vangelo annunciato e compiuto nel presente (II lett.Paolo ai Rom. 16,25-27), è l’Incarnazione del Figlio di Dio, cui il sì di Maria ha aperto uno spazio nella storia.

    Questa Domenica, gomito a gomito col Natale, pone così il tema, tutto natalizio, della abitazione, o inabitazione di Dio tra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

    Non si fa menzione di luoghi o templi.
    La rivelazione si estende a tutti gli individui: non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.
    “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”, vale a dire che dove c’è un’anima che ricerca la verità, Dio è presente.

    L’uomo per trovare Dio non deve muoversi verso questo o quel luogo, si avvicini a Gesù, presente nel mondo in tanti modi: “ Io sono quel Gesù che tu perseguiti”.” Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono là in mezzo a loro”: “Quello che avete fatto al più piccolo (povero) dei miei fratelli, l’avete fatto a me” e infine:” Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”.

    Dio sceglie tempi e modi, ma soprattutto due persone di scarso valore agli occhi del pubblico, eppure, preordinate da Dio al ruolo più elevato che creatura umana potesse possedere: Maria e Giuseppe . Dinanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo, conta il suo cuore.

    Considerando questo impegno, è difficile, (visto come viene ridotto il Natale ,oggi) trovare uno spazio sufficiente per il silenzio, per l’adorazione, la contemplazione, lo stupore, la meraviglia. Crediamo di avere tutto, ma ci manca l’essenziale. Parliamo tanto, anche troppo di Dio e ci dimentichiamo spesso di parlare con lui, di lasciarlo parlare.
    Parliamo tanto di Gesù, ma viviamo poco come lui.

    La festa di Natale sembra dirci:” Fermati un poco prima che sia troppo tardi, vivi, “ non lasciarti semplicemente vivere, vivi di vita, non di vuoto, di banalità, di sciocchezze, non riempire il vuoto con l’inutile, dà un significato al tuo tempo “ (Pronzato).

    Il Natale ci ricorda che abbiamo bisogno di un” supplemento d’essere “ e il nostro impegno è quello di ricordarlo a tutti quelli che si illudono di avere tutto.

    Dobbiamo ricordare che, come in Maria, Dio vuole operare grandi cose nella vita di ogni persona.

    BUONA DOMENICA
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  16. Granocchiaio ha detto:

    25 DICEMBRE 2014

    NATALE DEL SIGNORE

    Solennità

    Giovanni 1,1-18

    “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

    Celebriamo, oggi, un evento straordinario. Ce ne accorgiamo dalle tante luci accese durante la notte. Dai Presepi. Dalla gioia dei bambini. Dal ricomporsi delle famiglie. Dallo scambio di doni e, soprattutto, dal riempirsi delle Chiese.

    Perché tanta festa? Qual è il senso profondo che si nasconde oltre a tutto questo mondo di festosità?
    “ Il popolo che camminava nelle tenebre, ha visto una grande luce” (Isaia 1,1).
    “ E’ apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini” (Paolo a Tito 2,11).”
    “Oggi nella città di David, è nato per noi un Salvatore che è Cristo Signore” ( Lc. 2,11).
    “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia” (Lc.2,16).

    Quello della gioia è il primo grande tema della liturgia del Natale. Le parole dell’Angelo ai pastori interrompono improvvisamente il silenzio notturno: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo.”

    In questa dimensione di gioia si colloca anche la profezia di Isaia: “ Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia…poiché un bambino è nato per noi”.

    E al tema della gioia, la liturgia del Natale associa ripetutamente quello della luce, perché Cristo è simile alla luce di un nuovo giorno che riempie di gioia tutti coloro che liberamente l’accolgono.

    Dimentichiamo quello che abbiamo dentro di poco buono, sentiamo la gioia di poter
    stringere le nostre mani, e guardarci in faccia da fratelli.

    E’ la notte e il giorno del mistero, e voi sapete che il mistero amabile della nostra redenzione incomincia con un Bambino.

    Nel Mistero di questa notte di Natale tutto è piccolo e tutto è grande: E’ piccolo il Bambino che è nato, ma un bambino che cosa rappresenta? Non è quello che abbiamo più caro…che rappresenta il domani? Non è il piccolo segno di una vita che cresce… che diventerà, che prenderà il suo posto e che sarà, domani, un uomo?

    E’ grande il fatto più sconvolgente che Dio si sia ad un certo punto imprigionato nella stessa realtà creata, che lui, il Creatore, sia diventata “creatura” plasmata nel seno della Vergine Maria, che Lui, l’eterno si sia fatto misurare dal tempo, che Lui, l’Infinito sia diventato un essere circoscritto?

    Ormai, anche volendolo, l’uomo non può più respingere l’uomo Cristo perché equivarrebbe a respingere non tanto Dio quanto una parte di se stesso. Ormai Cristo appartiene a tutti. Il suo respiro è diventato il respiro di tutti; il suo cuore batte con il cuore di tutti; la sua anima brilla nell’anima di tutti.

    Ma accettare Cristo uomo non si può, senza accettarlo come Dio, perché in” Lui abita, corporalmente, la pienezza della divinità”.

    Potremmo perciò concludere che L’Incarnazione è stata il più grande e mirabile atto della sapienza, dell’onnipotenza e, soprattutto dell’amore del Padre, per conquistare il cuore dell’uomo e ristrutturarlo in una” nuova creatura”.

    Questo è il Natale e così vogliamo viverlo insieme agli Auguri che affettuosamente rivolgo a voi tutti singolarmente, a tutte le famiglie e alle popolazioni di Genazzano, Borgo Carige, Braccagni con le quali ho avuto il piacere di trascorrere i miei sessant’anni di vita parrocchiale.

    BUON NATALE

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  17. Granocchiaio ha detto:

    28 DICEMBRE 2014

    SANTA FAMIGLIA

    LUCA 2,22-40

    “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mose’ Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele, lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte prima di aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù’ per adempiere la legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio”
    (dal Vangelo)

    Tre piccoli quadri intessono le letture della festa della S. Famiglia:
    a) La promessa che Dio fa ad Abramo che si realizza con un figlio, tanto desiderato, Isacco;
    b) Al centro, la famiglia di Gesù;
    c) Alla conclusione, la profetessa Anna, vedova di ottantaquattro anni, simbolo della speranza ebraica, che vede nella nascita del bambino che porta in grembo la Madonna, Gesù, che giocherà in un villaggio palestinese, Nazaret, come il Battista e come ogni altro ragazzino.

    La celebrazione della festa odierna ci dà l’occasione di entrare nell’ambito delle nostre famiglie, di riflettere sulla natura e il compito di questa istituzione, dei soggetti che la compongono insieme alle responsabilità e agli obblighi.

    I genitori sono le colonne dell’edificio familiare; ad essi spetta il compito di organizzare gli eventuali figli che vi convivono. L’insieme forma la famiglia.

    Mai come in questi ultimi tempi si fa un gran parlare della famiglia. Eppure mai come adesso questa istituzione sta subendo attacchi di ogni genere che vanno dalla sua denominazione alla indifferenza davanti ai bisogni che essa ha per crescere come una pianta rigogliosa, pronta a donare frutti meravigliosi per tutta l’umanità.
    Oggi, invece, si fa di tutto per snaturarla.

    “ La famiglia è un grande mistero di Dio, ci ricorda S. Giovanni Paolo II”, e questo ci fa capire il carisma della sua missione, il significato del matrimonio, la responsabilità dell’essere genitori e anche dell’essere figli. Tutti collaborano per la vita, proprio perché essa è un dono di Dio e il primo atto di solidarietà tra gli uomini.
    Il bambino viene alla luce, piccolo e indifeso, non trova una società anonima e astratta, ma le braccia di una madre e di un padre. Non c’è alcuna struttura politica o culturale che possa sostituirsi alla famiglia.

    Crescendo, questo bambino che è stato accolto tra le braccia dei genitori saprà anch’egli a sua volta aprirle ai fratelli e sorelle.

    Davanti a tanta bellezza sembra però che il mondo attuale sia diventato insensibile: più c’è candore e più si cerca di sporcare, così come sta accadendo ai nostri giorni.

    Partiamo da una constatazione. Va sempre più diminuendo la gioia e il desiderio di essere padri e madri. Oggi molte donne preferiscono la “carriera” e così. l’affermazione professionale diventa più importante dei figli.(quando ci sono).

    E i padri? Da tempo si parla della figura paterna come di una figura inesistente. Il padre è, insieme alla madre, una figura indispensabile per la crescita armonica del figlio, il quale riceverà sicurezza, fiducia, possibilità di identificarsi.

    La famiglia vera è quella che, posto al centro della propria vita Dio, lo invoca, lo prega e accoglie il figlio come una benedizione e s’impegna ad educarlo. Oggi questa famiglia vera è messa in discussione, è combattuta da una pseudocultura suicida, basata sul successo, sul divertimento, sul denaro,diventati idoli dell’attuale società.
    In questo scenario i Giovani sono smarriti e diventano la prime vittime di genitori incapaci di trasmettere valori.

    I giovani oggi hanno tutto, anche di più, ma sono poveri di spiritualità: sono stracolmi di esperienze sessuali, ma poveri di amore, sono sazi e pieni di benessere, ma insoddisfatti e infelici.

    Termino con una frase- testamento di una ragazza, trovata suicida in una stazione di Roma: “Riconosco che mi avete voluto bene, ma…non siete stati capaci di farmi del bene, mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma…non mi avete dato l’indispensabile:
    non mi avete indicato un ideale per il quale valesse la pena di vivere! Per questo ho deciso di togliermi la vita. Perdonatemi, ma non ho altra scelta”

    La Santa Famiglia supplisca l’incoscienza di tanti genitori!

    BUONA DOMENICA
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  18. Granocchiaio ha detto:

    1° GENNAIO 2015

    MARIA MADRE di DIO

    “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano!
    Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.
    ( dal Vangelo)

    Il primo pensiero, in questo inizio del nuovo anno è quello di rivolgere, da parte mia, l’augurio di Buon anno 2015, ricco di buona salute e di tanta pace.
    Un poeta francese ( Rimbaud ) ci direbbe che ”E’ così bello ciò che comincia” e ciò anche se il nostro poeta latino, Ovidio, afferma che “Il tempo divora ogni cosa”, ma il buon anno che comincia è già buono se io sono buono “. Questo primo giorno dell’anno ha come riferimento il grande mistero celebrato otto giorni fa con la nascita del Redentore e, oggi, la glorificazione della madre Maria.

    Primo giorno dell’anno, ricco di molti motivi sia teologici che antropologici.
    Cercheremo di collegare le varie ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono e, quindi, costruire la pace che è la Comunione fondata sulla logica del dono.

    L’inizio del nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso.
    Noi viviamo; senza la vita tutto il resto non avrebbe senso. Per questo è indispensabile saperci fermare nella corsa affannosa di un vivere che rischia di essere senza senso,

    E’ indispensabile riscoprire, nei gesti di Maria e dei pastori, i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita, quale: essere capace di stupore, conservare, meditare nel cuore degli avvenimenti.

    La consueta risposta alla situazione dell’uomo desideroso di vivere, con la paura della morte, è Gesù Cristo, Figlio di Dio, divenuto realmente uomo nel seno di Maria. Cristo, vivendo la nostra stessa vita, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”.

    Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e di donarci ai fratelli, costruendo la pace, che è comunione, condivisione, collaborazione.

    La vita ha senso, la pace è possibile perché Cristo, nato da Maria, ci rivela che il dono, la grazia, il centro trascendente della vita è Dio.

    Il suo avere e possedere, per quanto vasto sia ha un limite invalicabile, dato che l’uomo, non ha il potere di darsi la nascita, né di evitarsi la morte. L’uomo per vivere ha bisogno di amare la vita (sua e degli altri) in tutto e, nonostante tutto.

    Per questo ha bisogno di aprirsi, senza paure, al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia accanto alla Madre. Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, glorificare e lodare Dio in tutte le sue creature, con un cuore tanto puro da “abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

    FELICE ANNO NUOVO A TUTTI

    don luigi corsi
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  19. Granocchiaio ha detto:

    4 GENNAIO 2015

    II DOMENICA DOPO NATALE

    Giovanni1,1-18

    “ In principio era il Verbo…e il Verbo era Dio…
    In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”
    (Dal Vangelo)

    Domenica di riflessione sul figlio di Dio fatto uomo; se ne è parlato, scritto abbondantemente durante feste natalizie.
    Il Vangelo di questa Domenica è lo stesso della Messa di Natale, ma l’argomento è di tale mole che da venti secoli impegna i cervelli della teologia cristiana e cattolica in particolare.

    La ripetizione del brano evangelico non avviene perché non c’è altro da dire, ma perché siamo di fronte al più grande, anzi più sconcertante mistero della nostra fede. Perché sconcertante?
    Alcuni hanno perso la fede perché non hanno ritenuto verosimile, possibile che un padre, al figlio unico assegni la missione di sacrificarsi per salvare un servo ribelle.

    Ma se non possiamo capire Dio, perché affaticarci intorno a Lui?
    Con noi Dio, dopo averci corredati di intelligenza e coscienza, ci ha parlato di se stesso: Egli si è rivolto a noi, perché sapeva che qualcosa di Lui potevano afferrare o non capire nulla.

    Ecco il Vangelo di questa Domenica, prologo di S. Giovanni:“In principio era il Verbo=la Parola, il concetto: Il Verbo è la luce che viene in questo mondo . Luce che non riguarda gli occhi della fronte, ma il mondo di Dio, il Tuttaltro.
    E questo Tuttaltro ha infuso nell’uomo una particella, un seme della sua divinità.

    “ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.
    Il piccolo uomo , con la sua mente è riuscito ad abbracciare l’universo.
    Dio ha comunicato all’uomo di creare la sua creatività: quante cose ha inventato, saputo creare cose che in natura non esistono, (ultimo il computer).

    Uomo piccolo Dio.
    Ma se l’uomo è stato capace di conoscere tante realtà concrete, si deve fermare solo all’esterno?
    Non può avventurarsi anche nel mondo divino?
    “Il Verbo diventò carne cioè uomo”.

    Il Vangelo di oggi canta questi due aspetti: il conferimento divino e l’assunzione dell’umano.
    Del resto questo è il senso del Natale.
    Ma, come mai Dio dà tanta importanza all’uomo?
    Proprio perché nell’uomo c’è un “pezzetto di Dio.”
    Se Dio manda suo Figlio, vuol dire che questo omiciattolo conta agli occhi di Dio, e conta non perché è fatto di elementi chimici ( ma conta per il raggio, la scintilla divina che è in lui, perciò:

    Il Natale del figlio di Dio è la grande festa di Dio e dell’uomo.

    E’ la festa della divinità, è la festa dell’umanità.

    Buona Domenica

    don luigi corsi
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  20. Granocchiaio ha detto:

    11 GENNAIO 2015

    BATTESIMO DI GESU’

    Marco 1

    “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
    E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
    E sentì una voce dal cielo:Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
    (Dal Vangelo)

    Punto affascinante del racconto evangelico l’affermazione solenne della divinità di Cristo: “Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.
    Gesù riceve l’investitura ufficiale della sua missione di figlio e Salvatore dell’umanità.
    Gesù è in fila con altri uomini ed è battezzato da un uomo, Giovanni il Battista il battezzatore.

    Ma la scena, così tanto umana è attraversata dal divino e dal mistero. Si realizza il sogno di Isaia che a suo tempo aveva pregato:” Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.
    E’ ciò che è avvenuto con la presenza del Padre e dello Spirito Santo. Dio ha rotto il suo silenzio e il suo trascendente isolamento.

    Poche parole dal Vangelo così tanto esplosive e dense. In due righe è contenuta tutta la ”novità” di Cristo, ciò che accade quando Gesù aveva trent’anni, ed è decisivo per tutti.

    Troviamo un parallelo tra i due battesimi e di Cristo e della Chiesa: Gesù, dopo il battesimo, dà inizio all’attività pubblica predicando la novità del Vangelo; con la Pentecoste, la Chiesa ha il suo battesimo mediante il fuoco dello Spirito per aprirsi come accolta umana aperta ad ogni lingua e popoli.

    E i due inizi non vanno separati perché la Chiesa si fonda su Gesù.
    Mentre celebriamo questa manifestazione di Dio viene da chiederci se noi , oggi, ne siamo coinvolti.

    Cristo si fa luce, ma noi entriamo nel suo splendore?
    Tutto è stato fatto perché noi, cristiani, diventassimo altrettanto soli, cioè, forza vitale per gli altri uomini?
    Forse dobbiamo ricominciare tutti daccapo! Dobbiamo ritornare alle sorgenti del nostro battesimo.

    Una riflessione si impone nella festa del Battesimo di Gesù. Forse non sempre i cristiani sono coerenti.
    Forse ci sono cristiani che pretendono di risolvere i problemi di quelli che non credono, ma non si decidono a risolvere il loro unico problema: diventare credibili (almeno un po’)!

    Perché, come osserva l’Abbè Pierre, “ non basta essere credenti, o ritenersi tali: occorre anche essere credibili!”

    Abbiamo superato il duemila, ma non cambieremo il mondo se continueremo ad annacquare la potenza del Vangelo con una vita cristiana all’acqua di rose!

    Raoul Follerai ci lascia un richiamo: “Da duemila anni : l’era cristiana…
    Ma quando incominceremo noi ad essere cristiani?”.

    Buona domenica
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  21. Granocchiaio ha detto:

    18 GENNAIO 2015

    II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    GIOVANNI 1, 35-42

    “Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: Ecco l’Agnello di Dio!
    Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbi, dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse: Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.
    Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, ti chiamerai Cefa-Pietro”
    ( Dal Vangelo)

    Come possiamo notare la “vocazione”- chiamata, non è solo quella sacerdotale e religiosa ma anche quella che prospetta di trovare il senso della propria vita da sviluppare con l’aiuto di Dio e la preziosità di una presenza fraterna come quella notata nella prima lettura dove Eli, (Sacerdote del santuario di Silo), guida il giovane Samuele a riconoscere la chiamata da parte di Dio ( Samuele3,3-10-19) così come il
    Battista che conduce verso Gesù i suoi due discepoli.

    Nell’occasione Gesù cambia il nome di Simone di Giovanni, che diventa”Cefa-Pietro, come segno di un destino inatteso e grandioso. E costatiamo come l’incontro con Dio ( così anche per ogni uomo), sconvolge spesso i piani modesti che l’uomo ha progettato, travolge le resistenze e coinvolge la vita in un impegno gioioso e totale.

    Avere trovato Gesù, ha senso se si è decisi a testimoniarlo.
    Esiste un legame profondo tra fede e testimonianza: osservate con quanta tenacia, fanatismo, caparbietà, i Musulmani affermano dichiarano, difendono (anche se in modo sbagliato) il loro “credo”. Mettiamoli a confronto con il nostro” modo di credere in Dio”. Quale testimonianza saremmo capaci di offrire di fronte ad una persecuzione (che potrebbe essere non lontana).
    Quanta differenza confrontandoci con i martiri dei primi secoli del Cristianesimo!

    Fatte le debite eccezioni, ci dobbiamo riconoscere con una fede fatta di pasta frolla.

    Avete fatto attenzione a come il venerdì sera gli Ismaeliti gremiscono le loro scomode moschee pregando con fede, mentre le nostre Chiese, la Domenica, soffrono di marcato sfollamento?

    Costatiamo che è la grande fede a realizzare un progetto, fatto che si è verificato in ogni piccolo o grande avvenimento. Se la finalità del Corano e dei suoi adepti hanno il progetto di impiantare il loro sistema e religione sull’Europa, il Vaticano e l’intero mondo, con fede cieca e armi impazzite riusciranno ad attuarla? No, se viviamo con più impegno il nostro Cristianesimo riempiendolo della forza vitale della fede e scartando ogni forma di barbarie.

    Buona domenica
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  22. Granocchiaio ha detto:

    25 GENNAIO 2015

    III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

    Marco 1,14-20

    “Gesù predicava il Vangelo di Dio dicendo: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo!
    Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea mentre gettavano le reti e disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini.
    Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo e Giovanni e li chiamò. Ed essi lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”.
    ( Dal Vangelo)

    La lettura del Vangelo odierno di Marco, è il primo scritto evangelico ad essere composto (probabilmente attorno al 70). Collaboratore di Paolo e Pietro lo denomina ”figlio mio”. Lo avremo, come guida, per tutto questo anno liturgico. Scrittore molto sobrio, ama molto le frasi brevi. Il suo è il Vangelo più breve, tanto che S. Agostino lo definisce “ il più divino degli abbreviatori”.

    Il tema trattato dalle scritture bibliche permette di completare il discorso della Domenica precedente.

    Nel brano odierno è possibile scorgere, sia ciò che provoca la chiamata a divenire discepoli, sia il modello di come la domanda vada compresa e accolta. Come nasce e come si caratterizza il seguace del Vangelo?

    Al sorgere della sequela c’è una reciprocità di gesti tra Gesù e il seguace: Gesù per primo guarda e chiama. Il seguace, si rivolge per rispondere. Questo rivolgersi reciproco, questa chiamata – risposta produce da una parte e dall’altra un atto che fa “segno ”, cioè una rottura nella continuità del vissuto.
    Senza questa rottura senza il con-vertirsi e il ri-volgersi, non sorge la novità evangelica.
    Anche Gesù ha fatto la stessa cosa: Egli ha lasciato il Padre, rinuncia ai suoi privilegi, e sempre fedele ad una storia di partenze e di separazioni arrivò alla Crocifissione dove divenne il segno di speranza, e di salvezza per tutti i suoi discepoli e per tutta l’umanità.

    Ciò che caratterizza la vita di Gesù e di conseguenza dei suoi discepoli è il taglio netto. Nel momento in cui questo avviene, si produce quella relazione che chiamiamo: Fede. Perciò, nei Vangeli “credere” è equivalente a “Venire e seguire”.

    “Venite dietro a me”. Ma… dove? La venuta di Gesù non fonda un “nuovo luogo”. Il “dove”, è Lui e basta. Sulla via di Galilea Gesù viene e si consegna all’uomo.

    L’uomo, convertendosi, risponde conseguentemente a Lui in maniera irrevocabile con una propria adesione a Gesù come Maestro e Signore.
    Uno solo, infatti, è il vostro Maestro. Non ci sono altre verità da comunicare perché: “Io sono la Via ,la Verità, la Vita”.
    Nessuna mescolanza di maestri e di insegnanti che allontanerebbero dalla via maestra della salvezza.

    Per invitarvi a riflettere sul Vangelo di Marco in questo anno, un ameno dialogo riportato dal noto scrittore francese, Paul Bourget, il quale mentre era ammalato ricevette la visita di un amico, che vedendo il Vangelo sul comodino, gli chiese: Vuoi che te ne legga una pagina? “No, grazie, lo so a memoria”.
    Imitiamolo!

    Buona domenica
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  23. Granocchiaio ha detto:

    I° FEBBRAIO 2015

    IV Domenica del tempo ordinario /B

    Marco1,21-28

    “A Cafarnao, entrato proprio di Sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

    Un uomo posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Io so che tu sei il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò: Taci! Esci da quell’uomo. E Lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti dissero: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda agli spiriti immondi e gli obbediscono!”

    (dal Vangelo)

    Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che “ insegna”. Domina la “Parola”. “Egli è il portavoce di Dio, le sue parole sono quelle di Dio. Gesù è l’uomo per eccellenza della Parola”. Gli porrò in bocca “le mie parole ed egli dirà quanto io comanderò” (Deuteronomio).

    L’evangelista non dice il contenuto del suo insegnamento; Il contenuto, infatti è il Vangelo, e cioè, Lui stesso che insegna.

    Il profetismo della prima lettura ha avuto lo scopo di porre nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre.

    Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e, fin da oggi, gli apre la strada. La sua è una predicazione incarnata nel realismo della storia presente in funzione del suo avvenire.

    Questo è il profetismo nell’Antico Testamento che ha la sua carta di fondazione nel Deuteronomio della prima lettura.

    Nel Vangelo, entra in scena il profeta, l’uomo per eccellenza della Parola.

    La parola di Gesù penetrerà nella nostra storia e intraprenderà un processo di annientamento del male demoniaco.

    La “dottrina nuova” del Cristo non sarà una teoria filosofica ma una forza creatrice e liberatrice.

    Abbiamo ascoltato cosa dice l’indemoniato del Vangelo: “Che c’entri con noi ? Sei venuto a rovinarci? Se c’è una cosa che Cristo viene a rovinare è la nostra mediocrità, la nostra fede addormentata, il nostro qualunquismo”.

    “Esci da costui” grida Gesù, esci da questa falsa coscienza…”

    Lo sappiamo, un profeta non ha mai vita facile in mezzo agli uomini. Perché è duro e scomodo accettare quanto dica, ma Cristo ci rivela: Quello che sei, quello che hai non basta, devi aspirare a qualcosa di nuovo, ad un “più”. Non limitiamoci ad essere una “caricatura “ del Vangelo.

    Il Cristianesimo non può contentarsi di persone mediocri: o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce. Tutto il Vangelo mira alla liberazione dallo spirito del male (il demonio).

    Questo del male è un vero potere e tiene l’uomo schiavo di se stesso e cerca di contrapporsi alla Parola. Ma la stessa descrizione del miracolo fa intravedere che è possibile il superamento di ciò che da sempre si è sopportato.

    Marco vuole aiutare i primi cristiani, così come quelli di ogni tempo, a riprovare quella gioia stupita davanti ai miracoli, segni operati da Gesù.

    Buona domenica

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  24. Granocchiaio ha detto:

    8 FEBBRAIO 2015

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

    Marco 1,29-39

    “Gesù, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, si recò in casa di Simone e di Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito gli parlarono di lei. Egli accostatosi, la sollevò prendendola per mano, la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
    Venuta la sera, dopo il tramonto, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni.
    Al mattino si alzò quand’era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Andò poi per tutta la regione di Galilea, predicando e scacciando demoni”.
    ( Dal Vangelo)

    L’argomento del Vangelo odierno si ricollega molto bene a quello che abbiamo riflettuto la Domenica passata. Gesù, profeta e salvatore, ha un’attenzione particolare per l’uomo concreto e lo libera dai suoi limiti di morte.
    Quell’attenzione all’uomo che era stata intravista nelle Domeniche precedenti, viene finalmente in luce.

    Quel Gesù che ha forza di opporsi all’oggettiva capacità di emarginazione del male, ha di mira l’uomo.
    Lotta contro i demoni, o il loro equivalente, per poter prendere per mano l’uomo prostrato e indebolito, ricostruirlo in dignità e salute e renderlo capace di servire Lui e la comunità.

    Questo è il senso della guarigione della suocera di Pietro. La potenza di Dio entra mediante Gesù nella storia di umana impotenza.
    E’ questo anche il grande mistero della teologia del Vangelo di Marco.

    Quante speranze, illusioni, attese alimentano la vita, una vita che è un ”soffio” (I lett.). Su questo soffio si appesantisce il male nelle sue varie forme.

    Il mistero del dolore avvolge e sconvolge la vita dell’uomo ponendola in questione. Giobbe (I lett.) è il grido dell’uomo lanciato verso il cielo, è l’invocazione rivolta a Dio, è l’angoscia di chi cerca un senso alla propria vita e al proprio soffrire. E solo Cristo è quel Dio che condivide il dolore dell’uomo per dargli un senso e uno sbocco di speranza e di vita.
    Cristo è la risposta al grido di Giobbe, e non è una risposta filosofica, teorica. Cristo non è venuto a “spiegare” il dolore, ma è venuto a caricarselo sulle sue spalle, a condividerlo con l’uomo e a dargli un valore di redenzione e di salvezza.

    Nel brano del Vangelo si è notato l’incontro di Gesù con una persona ammalata, e subito dopo c’è il suo contatto con tutti i malati e gli indemoniati. C’è l’incontro con l’uomo che è un essere “ammalato”.

    Gesù si accosta al nostro dolore dal momento che il Figlio di Dio ha condiviso il dolore di tutti noi. Così come identica è la posizione di S. Paolo (II lett.)” Mi son fatto debole con i deboli”.

    La nostra fede in Cristo Crocifisso e Risorto ci deve rendere solidali con tutti i crocifissi del mondo e disponibili a lottare contro tutto ciò che genera dolore sia nel corpo come nello spirito.

    Qualche detto:
    dai poveri del deserto:
    “Non c’è uomo senza dolore;
    e se c’è, non è un uomo”.

    Niccolò Tommaseo:
    “ L’uomo non educato dal dolore,
    rimane sempre bambino”.

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