PAROLE IN LIBERTA’

archiviato in LA CULTURA di in 19 Marzo 2009 Popolare • views: 241

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  1. La Sentinella del Braccagni » Parole in liberta’, il seguito | 11 Giugno 2009
  1. viviana ha detto:

    Penso che alcuni di voi usino nick name diversi e si divertano a scrivere nascondendo la loro vera identità. Un modo curioso e divertente di presentarsi , un motivo per rendere più intriganti i propri commenti, costringendo gli altri a fare supposizioni su chi sia il reale interlocutore
    Io non riesco a scrivere se non con il mio vero nome . Un limite il mio , uno dei tanti .
    Recitare non mi riesce : ve l’ho detto una volta che da bambina non sono mai salita sul palco del cinema del prete e, più grande , su nessun altro palcoscenico, mai !

  2. Roberto Spadi ha detto:

    A proposito di campi/banchine incolti, sarà bene che chi c’ha l’oliveto dell’Usi in utenza si sbrighi a taglià l’erba perchè poi incomincia a seccà e c’è il serio pericolo di incendi.

  3. Biadone ha detto:

    Aspettate un attimo, voglio fa’ ancora qualche foto alle orchidee e ai giaggioli e in serata a qualche lucciola. Ma con il flash verranno?

  4. Pia de Tolomei ha detto:

    biadone, ma te lucciole e orchidee dovresti avercele nei capelli, o usi diserbo come shampo e ddt come brillantina?

  5. biadone ha detto:

    Tranquillo nei capelli mi ci fanno il nido i rondoni.

  6. bianchina ha detto:

    Quelle nella foto un saranno mica le tanto discusse lucciole che poi sono coleotteri della famiglia lampyridae ( lampyris noctiluca )maschio, quello piccolo e femmina quella grossa?.

  7. mastrociliegia ha detto:

    macchè!?! Questa volta si so fregati da soli, c’è scritto, basta anda’ col maus sulla foto: è un BACO!!

  8. cespuglio ha detto:

    Ha certamente indovinato bianchina, infatti gli insetti misteriosi sono proprio due lucciole e si può notare l’accentuato dimorfismo sessuale, infatti quello piccolo è un maschio ed è provvisto di ali, quindi è quello che si vede volare in questi periodi emettendo lampi di luce di breve intermittenza. Quello più grosso invece è la femmina che è sprovvista di ali quindi sta ferma e richiama i maschi con una luce non intermittente, ma persistente anche per ore.

  9. Ignorante ha detto:

    Era molto tempo che non entravo nel blog, devo fare i complimenti! tante persone nuove! questo tipo di comunicazione è veramente innovativa si può lanciare un messaggio? Sfidiamo altre comunità a comunicare in blog! Noi vinciamo!!!

  10. il granocchiaio ha detto:

    O CAPTAIN! MY CAPTAIN!
    Poesia di WALT WHITMAN (1865)

    O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
    la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
    vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
    occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
    ma o cuore! Cuore! Cuore!
    O gocce rosse di sangue,
    là sul ponte dove giace il Capitano,
    caduto, gelido, morto.
    O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
    risorgo – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
    per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
    te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
    ecco Capitano! O amato padre!
    Questo braccio sotto il tuo capo!
    E’ solo un sogno che sul ponte
    sei caduto, gelido, morto.
    Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
    non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
    la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
    la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
    esultate coste, suonate campane!
    Mentre io con funebre passo
    Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
    caduto, gelido, morto.

    Questa la celebre ode del poeta americano Walt Whitman (nato a New York il 31 maggio 1819 ed ivi deceduto il 26 marzo 1892), i versi iniziali “O Capitano! Mio Capitano!” sono poi diventati il filo conduttore del film “L’attimo fuggente” (1989), diretto da Peter Weir ed interpretato da Robin Williams.

    • Non importa cosa si dice in giro, le parole e le idee possono cambiare il mondo. (Prof. Keating)
    No matter what anybody tells you, words and ideas can change the world.

    • “O Capitano, mio capitano!” Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una Poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano, mio Capitano”. (Prof. Keating)
    O Captain, my Captain. Who knows where that comes from? Anybody? Not a clue? It’s from a poem by Walt Whitman about Mr. Abraham Lincoln. Now in this class you can either call me Mr. Keating, or if you’re slightly more daring, O Captain my Captain.

    • Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà. (Risponde Pitts)

    • Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. (Prof. Keating)
    We don’t read and write poetry because it’s cute. We read and write poetry because we are members of the human race. And the human race is filled with passion. And medicine, law, business, engineering, these are noble pursuits and necessary to sustain life. But poetry, beauty, romance, love, these are what we stay alive for.

    • Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. (Prof. Keating)

  11. viviana ha detto:

    Chi non si è commosso guardando il film ” L’attimo fuggente ” ?
    Chi non avrebbe voluto avere nel corso della sua vita scolastica , breve o lunga che sia stata , un insegnante come quello, capace di andare controcorrente , di porsi come comunicatore di idee e non di nozioni ?
    Giorni fa ho scritto che tante delle informazioni che riceviamo dal mondo che ci circonda finiscono nel dimenticatoio, la nostra memoria le affastella da una parte e le riesuma raramente .
    Non altrettanto avviene con le emozioni , con le sensazioni intense procurate da alcuni eventi significativi .
    Il film in questione presenta ovviamente una situazione ideale ,ma lo spettatore non può esimersi dal confronto tra la scuola del prof Keating e quella dei suoi tempi e non può fare a meno di pensare al rapporto con i suoi insegnanti , sempre rigidi, sempre lontani, attenti a non a mostrare il lato umano di sè stessi , preoccupati solo dei programmi , delle conoscenze .
    Per entrare ad insegnare un tempo si sostenevano degli esami : tutti vertevano sul bagaglio culturale , si doveva dimostrare di conoscere la materia .
    Giustissimo , ma requisito minimo.
    Nessun accenno alla capacità di sapersi rapportare con gli alunni e le tante sfaccettature delle loro personalità .
    In classe quindi tutto affidato alla propria individuale sensibilità .
    Fortunati allora quegli alunni che incontravano un docente attento , disponibile ad ascoltarli, pronto a dare qualche consiglio senza supponenza, capace di trasmettere non solo cultura , ma anche calore umano .
    Dei tanti anni passati sui banchi di scuola, molto più a mio agio lì che non davanti ad una cattedra , uno dei ricordi più belli è legato ad un professore di italiano che , leggendo il brano della madre di Cecilia dei Promessi Sposi , si commuoveva, si commuoveva così tanto che realmente piangeva .
    Noi, ragazzi di V ginnasio, lo guardavamo sorpresi e quasi divertiti, poi però non riuscivamo a non essere contagiati dal clima che si era creato in classe e a poco a poco ci mettevamo ad ascoltare in silenzio : i nostri chiacchiericci sottovoce di adolescenti distratti lasciavano il posto all’emozione forte del racconto e del professore che lo leggeva .

  12. Roberto Spadi ha detto:

    Purtroppo la possibilità di avere un ruolo determinante per la formazione morale dei ragazzi/e che i professori hanno è inversamente proporzionale alla loro effettiva capacità/volontà di esercitarlo.
    Credo che la storia scolastica di tutti noi sia piena di questi esempi, con rare eccezioni.

  13. il granocchiaio ha detto:

    Di insegnanti come quello del film se ne sono sempre visti pochi in circolazione, sia ora che prima , sia in Italia che all’estero.
    E qui un ci piove.

    Saranno più bravi la, saremo peggio di qua, ma la musica non cambia di tanto.
    Certo se si domanda a Viviana o a qualche altro fortunato che anch’io conosco, questi ti possono rispondere: io l’ho conosciuto un insegnante così, è stata la Mascherini. Il che corrisponde a una mezza verità. Perché se è stata il non plus ultra per Viviana e per pochi altri, è stata la peggior maestra possibile per l’altro 98% del mondo. E non credo che un’insegnante si misuri solo con le eccellenze. Anche saper dare alla maggioranza degli alunni dovrebbe contare qualcosa………..

    Le cose come al solito credo che siano un po’ più complesse.
    Non è per forza un buon insegnante che ti fa spiccare il volo. Può esserlo, dovrebbe esserlo, ma non è sempre così.
    Può essere una nonna, può essere un prete, per chi l’ha frequentati come me, possono essere una serie di circostanze. E infine credo che ci sia molto anche l’ambiente familiare, in senso lato, a determinare l’amore per la verità, per il sapere, per l’onestà quella intellettuale per prima (e la più rara e difficile a trovarsi), per l’onesta come onestà………..

    Certo è capitato anche a me, casualmente ed in maniera episodica, di incontrare un insegnante di quel genere e di avere delle esperienze forti, direi quasi inebrianti. Sono quelle cose e situazioni che ti fanno scoprire dei lati della tua persona che da solo non ti eri accorto di avere, e quindi doppio piacere: scoprire questi nuovi lati e scoprire che anche te avevi qualcosa di buono!

    L’episodio mi capitò a metà degli studi alla scuola superiore, quando dovetti frequentare una scuola privata che doveva prepararmi per “l’esame integrativo” necessario a chi non aveva fatto le medie di allora per accedere alle scuole per raggiungere un diploma.

    Si studiava sui libri, ma anche sui quaderni di appunti che ci dettava il professore. Nel caso specifico era di matematica. Io avevo preso l’abitudine ad averli particolarmente ordinati e coloratissimi, grazie agli insegnamenti del Dr Giacomo Carboni eccezionale insegnante di Ragioneria e Tecnica Bancaria. Dava i voti partendo dal 9 in giù: ogni errore scalava un punto o mezzo, a seconda della gravità, per cui dava tranquillamente anche 3, 2, 1 e anche zero! E il 10? Lo dava! E come le dava: a chi oltre non commettere errori presentava un compito particolarmente ordinato pulito, gradevole e magari colorato con penna blu, rossa e verde! E io ne presi di 10, anche nella licenza.

    Insomma il prof. Athos Michelacci, un genialoide che aveva studiato a Roma alla scuola del prof E. Amaldi, fumatore di profumatissime sigarette Roxy, un bel giorno avendo visto da lontano il mio coloratissimo quadernetto di appunti per la matematica, me lo prese e cominciò a guardarlo con attenzione. Dopo un pezzetto alzò gli occhioni celesti verso di me e mi disse: ti devo dire che mi ero sbagliato su di te: avevo sempre pensato che tu avessi resistito più sott’acqua che a studiare! Ora ti devo dire che hai un quaderno di appunti così ben fatto, come non avevo mai visto prima! Da oggi le lezioni le faccio sul tuo quaderno.

    Potete immaginare come mi sentii quale giorno e nel seguito. Prima la matematica mi piaceva, dopo l’adoravo. Così come la chimica e la fisica, cioè tutte le materie che insegna va il Michelacci.
    L’ho ricordato per tutta la vita, ma anche lui mi ha ricordato. Mia figlia ha avuto alle medie sua moglie come insegnate d’italiano. Ebbene al cognome di mia figlia associò il ricordo del mio e di quello di cui gli aveva parlato suo marito.

    Bei ricordi. Ma solo con questi non si costruisce il mondo. Solo singoli fortunati. Come me e Viviana.

  14. viviana ha detto:

    Abbiamo già detto che nel corso dei nostri studi abbiamo incontrato insegnanti con una grande conoscenza della propria materia , figure autorevoli per le quali abbiamo provato rispetto e stima . Abbiamo però anche aggiunto che pochi di loro hanno suscitato la nostra incondizionata ammirazione o sono diventati punti di riferimento .
    Il problema è che quello dell’insegnante è un mestiere difficile .
    Dalla scuola di infanzia in cui occorre sostituirsi al rassicurante abbraccio della mamma , alle elementari dove occorre guidare i bambini ai primi apprendimenti scolastici e poi alle medie con i problemi dei preadolescenti che con affanno stanno prendendo consapevolezza di sè , fino alle superiori con i più grandi che si preparano ad entrare attivamente alla vita , l’insegnante ha davanti a sè una variegata umanità che, per quanto si impegni, non riuscirà mai a conoscere in tutti i suoi aspetti .
    Di qui il dilemma : severità o accondiscendenza ; atteggiamento partecipato o distacco professionale ; valorizzazione delle qualità intellettive degli alunni o obbligata ricompensa per l’impegno profuso ?
    Il discorso sarebbe lungo e annoierebbe .
    Personalmente mi sono affidata a quel buon senso che il granocchiaio a volte mi riconosce .
    Soprattutto ho cercato di tener conto che la scuola non può permettersi di emettere giudizi definitivi : quelli li darà la vita in seguito.
    Troppe volte infatti le sentenze di qualche insegnante più che convinto delle sue verità sono state fatalmente smentite dalla realtà dei fatti .
    Un abbaglio pericoloso.

  15. viviana ha detto:

    E’ un pomeriggio di una domenica di fine maggio, ma pare ferragosto . Poche macchine in giro , i grossetani sono tutti al mare : quest’anno hanno inaugurato in anticipo la stagione balneare .
    Ho acceso la radio , è iniziato da poco ” Tutto il calcio minuto per minuto ”
    Non sono una fanatica dello sport, ma mi informo sul campionato, tifo Milan e ovviamente Grosseto .
    In casa c’è l’abbonamento a Sky, potrei guardare le partite sul video , comodamente seduta sul divano.
    Preferisco invece ascoltare la radio , mentre continuo a fare qualche piccola faccenda casalinga .
    La radio mi permette un’autonomia che la tv non mi dà, forse è per questo che , appena rientrata da fuori , regolarmente accendo la radio e mai la televisione .
    E poi è questo il mezzo di comunicazione che ho sempre avuto in casa , la tv è arrivata tardi, dopo altri elettodomestici ” più utili ” come si diceva in famiglia con molto senso pratico .
    Ascoltare le partite era un classico della domenica pomeriggio , quando non capitava di andare a vedere il Grosseto che giocava in casa .
    La formula della trasmissione è rimasta pressochè identica . I collegamenti si susseguono serrati , le variazioni di punteggio interrompono le descrizioni delle fasi di gioco e fanno sussultare gli animi dei tifosi , persino la musica della sigla iniziale e finale è quella sempre , solo lo sponsor si è arreso dopo quaranta anni .
    Il tempo sembra essersi fermato .. anche se in questo pomeriggio domenicale non sono i compiti da finire che mi tengono in ansia , ma i tanti panni che stazionano sulla sedia e che chiedono urgentemente di essere stirati.

  16. viviana ha detto:

    Bello il nuovo look del sito !
    Colorato, allegro , chiaro .
    Complimenti a chi ci ha lavorato .

  17. roberto f. ha detto:

    Al tramonto persino i nani proiettano ombre da giganti…

  18. da 0564 news ha detto:

    ribelle” un’occasione persa di promozione del nostro territorio
    08/11/2010 – 12:01

    Al centro di numerose polemiche a causa della messa in onda di scene hot e addirittura uno stupro, “Terra ribelle” fa parlare di sé soprattutto nel territorio maremmano.
    La fiction in dodici puntate, ambientata nella Maremma della seconda metà del XIX secolo, racconta la storia di due giovani butteri, cresciuti insieme, che si innamorano della stessa donna.
    Abbiamo incontrato Edo Galli, presidente del Gruppo Tradizioni Popolari di Braccagni, per parlarne insieme.
     “La trama è piacevole – dice  – quello che mi lascia perplesso è la ricostruzione del film, assolutamente poco curata in tutti i suoi aspetti storici, dalla scelta dei paesaggi ai minimi dettagli”.
    Può farci un esempio?
    Manca un’accuratezza nella ricostruzione dell’architettura, ma anche dell’abbigliamento. In Maremma non si sono mai visti i cappelli che indossano i protagonisti della fiction, né è mai stato utilizzato quel tipo di selle. L’ambientazione, i movimenti sono tutti trattati con troppa leggerezza e superficialità. Vedendo il film non si ha il minimo sospetto che possa essere una storia ambientata nella Maremma.
    Quale sarebbe stato l’abbigliamento adatto?
    Ad esempio il trench giallo, il pantalone di velluto, una camicia a quadri consumata, l’uncino ai butteri. Sicuramente in Maremma non avremmo mai visto pistoleri con il fodero, né un abbigliamento come quello utilizzato in questo film, che è molto più vicino a ciò che potrebbe indossare un personaggio del Far West.
    È stata oggetto di polemiche anche la location scelta. Il film, infatti, è stato girato in Argentina, cosa ne pensa?
    Credo che la superficialità nella scelta dei paesaggi sia ancor maggiore di quella dimostrata nella cura dell’abbigliamento. Si vedono spesso delle inquadrature che hanno sullo sfondo fiumi e canyon che, naturalmente, non possono essere tipici del nostro territorio. Il risultato sarebbe stato di gran lunga migliore se il film fosse stato girato in Maremma. Certamente per trovare i luoghi adatti sarebbe stato necessario cercarli in modo accurato, spostandosi, ma il nostro territorio è ricco di luoghi splendidi. Alberese o la Daccia Botrona sarebbero stati sicuramente due scenari molto indicati per questa storia.
    “Terra ribelle” avrebbe potuto contribuire alla promozione della Maremma?
    Questa fiction sarebbe stata una grandissima occasione di promozione della nostra terra, ma purtroppo non ne mostra nessun elemento e quindi non permette, a chi non l’ha mai visitata, di conoscerla. Ciascuno di noi ha nel suo immaginario un’idea della Maremma, vedere questa fiction ambientata nel nostro territorio le avrebbe dato un’aderenza alla realtà maggiore.
    Forse una fiction ha meno interesse ad approfondire una buona ricostruzione storica?
    Mi rendo conto che stiamo parlando di una fiction e quindi è impossibile cercare la realtà in una tipologia di film che è di per sé finzione, ma non capisco perché, se l’obiettivo è quello di raccontare una storia della Maremma, si debba girare il film altrove. Per chi ama il nostro territorio sarebbe stato sicuramente bello rivivere i tempi e l’atmosfera che si trovano ad esempio nel film “Tiburzi” di Paolo Benvenuti.
    La storia che viene raccontata in “Terra ribelle” è quella di Tiburzi?
    Potrebbero esserci delle associazioni tra Tiburzi e il personaggio Lupo di Tacca; entrambi vengono descritti come briganti buoni. Entrambi sono stati a lungo latitanti: Tiburzi per 25 anni e Lupo per 20. Il personaggio del film chiede ai suoi collaboratori di portare il “chimino” ai malati come del resto faceva Tiburzi ma, anche in questo caso, non esiste nessuna corrispondenza storica né cronologica, poiché nel film si intuisce che siamo intorno al 1863, anno in cui compare la prima ferrovia in Maremma e Tiburzi ha iniziato la sua latitanza nel 1870, morendo nel 1896.
    di Stefania Rubegni, 0564news

    • rob. ha detto:

      “Terra Ribelle” è al centro di polemiche perchè non è stato girato in Maremma, anche se la regista Cinzia Th Torrini (amante della Maremma) ha spiegato le ragioni di questa scelta.
      Ma non si tratta di una fiction?
      Mi viene un dubbio: ma tutti i western sono stati girati in America?

  19. braccagni.info ha detto:

    Ci è giunta la notizia della scomparsa (dopo lunga malattia) del sig. Balestri, babbo dei nostri amici Mario, Mara e Patrizia.
    Condoglianze alla Famiglia.

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