I° Novembre 2020 FESTA DI TUTTI I SANTI /A Matteo 5 “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli;

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                                        Ognissanti

“Se questi e queste ci sono riusciti, perché non io ?”

S. AGOSTINO

 I° Novembre 2020

 FESTA DI TUTTI I SANTI / A

 Matteo 5

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli;

 Beati gli afflitti perché saranno consolati;

 Beati i miti perché erediteranno la terra;

 Beati quelli che hanno fame  e sete e di giustizia, perché saranno  saziati;

 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia;

 Beati i puri di cuore perché vedranno Dio;

 Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio;

 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei  cieli”.

   ( dal Vangelo) 

 

 Il brano del Vangelo odierno è considerato come la Carta statutaria del Cristianesimo ed è conosciuto come ” IL DISCORSO DELLA MONTAGNA”.

Alziamo un po’ il nostro sguardo verso il cielo e contempliamone i suoi abitatori: Ci sono veramente tutte le categorie:

I Patriarchi e i Profeti dell’Antica Legge; come gli Apostoli, i Confessori ,i Martiri, Le Vergini della Nuova Legge.

Papi ed eremiti, imperatori e mendicanti, re e contadini, Vescovi ed operai, dottori di immensa sapienza, pastori analfabeti, giovani e vegliardi, soldati e suore, genitori e fanciulli, peccatori pentiti e innocenti, senza macchia.

La volontà salvifica di Dio, che risulta dai vari passi della Bibbia intende come Dio vuole tutti salvi. Partecipi della sua vita divina.

Come questo avvenga, in gran parte ci sfugge, ma, meno conta il modo più la sostanza.

All’idea e alla speranza di una salvezza generale arriviamo anche osservando il comportamento della maggioranza degli individui.

Il male non manca sulla terra, ma i più vivono una vita normale di onestà naturale. Della vita dei più dobbiamo dare un giudizio positivo. Nel nostro paese e nel mondo succedono tante cose brutte: ma quanti sono i ladri e disonesti in confronto delle persone corrette?

Non vogliamo fare i conti in tasca a Dio, vogliamo solo aprire il cuore alla speranza, senza abbandonarci all’illusione di una salvezza gratuita, …o quasi  forzata.

Un’altra distinzione è circa i Santi conosciuti, recepiti nel calendario. Verso questi Santi, il popolo cristiano si rivolge per sollecitarne l’intercessione, mentre al contrario, la loro funzione dovrebbe consistere in primo luogo come modello e stimolo.

La nota che il mondo vuol trovare è la sincerità, la schiettezza: dire solo quello a cui si crede veramente, senza incrinature. Dalla sincerità scaturisce il resto e insieme alla carità abbraccia tutto.

Si può essere discepoli dichiarati di Cristo e non essere poveri, non perdonare le offese, non amare il prossimo come Cristo li ha amati.

Ma la sincerità e la carità non è solo un traguardo, è anche un grande sforzo.

Certamente il nostro mondo ha bisogno di Santi e che nessuno può sottrarsi al dovere di esserlo.

IL Battesimo pone il cristiano su questa via, a nessuno è lecito il proposito di tirarsi indietro.

“CHI NON SI PROPONE NELLA VITA DI ESSERE SANTO, E’ UN PAZZO” .          (PAPINI)

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“VOI SIETE LA FAMIGLIA DI DIO, EGLI VI HA SCELTI E VI AMA: PERCIO’ ABBIATE SENTIMENTI NUOVI. S. Paolo

 25 OTTOBRE 2020

 XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

 Matteo 22,34-40

“Un dottore  della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova: ” Maestro qual è il più grande Comandamento della legge?”

Gesù rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti”.

E il secondo è simile al primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due Comandamenti dipende tutta la legge e i profeti”.

                                                                                   ( dal Vangelo)

 Punto centrale delle letture della Domenica la risposta di Gesù al dottore della legge: “Amare Dio e amare il prossimo”, motto sul quale soffermarsi può sembrare superfluo, lo conosciamo , lo accettiamo senza discussioni, non dovrebbero  occorrere commenti.

 Il Comandamento della carità, secondo Gesù è il riassunto di tutta la legge e i profeti, regolamentazione completa dei rapporti tra quest’uomo e Dio, quest’uomo e gli altri uomini. Osservato questo comandamento non occorre fare altro.

 Si tratta di un principio non speculativo, ma operativo; pertanto la conoscenza comporta esperienza, una conoscenza cioè puramente teorica diventerebbe monca e fasulla.

In altri termini: solo chi ama sa cos’è l’amore, pertanto chi non ama non può saperlo.

Date queste premesse, la riflessione sull’amore è indispensabile a tutti quelli che vogliono mettersi al seguito di Cristo.

Come di consueto, il brano del Vangelo ha un antefatto nella prima lettura della Messa. Mosè ricorda ai figli di Israele le sofferenze sopportate in schiavitù allo scopo di raccomandare di non far soffrire gli altri.

Chi ha sofferto, non ama veder soffrire gli altri, a meno che, non sia un sadico. Dio provvede alla difesa degli esseri più deboli: la vedova, l’orfano, il forestiero. Proibisce di prestar denaro ad interesse, e di trattenere il pegno del mantello oltre il tramonto del sole: due situazioni che non bisogna perdere di vista neppure oggi.

Nel Vangelo abbiamo un salto di qualità, balzo dalla terra al cielo. Il tema dell’amore del prossimo ritorna a più riprese e con  varie applicazioni: nel discorso della montagna, nella parabola dell’ultimo giudizio e in quella del Buon Samaritano.

L’umanità può ottenere salvezza solo dall’amore e per l’amore. Scienza e tecnica non ci hanno salvato. Con tutto quello che abbiamo non sono diminuiti gli scontenti, gli scioperi, al contrario la rabbia è aumentata.

Nel nostro paese abbiamo toccato con mano il risultato di una dissennata e sistematica semina di odio. Siamo caduti dalle nuvole quando quel seme ha dato il suo frutto, “chi semina vento raccoglie tempesta”. Ed è vano invocare la fine dei terrorismi e lasciare campo libero alla scuola dell’odio e della violenza, al contrario occorre creare nella comunità della famiglia, della scuola, dei sindacati, dei partiti una convivenza civile degna di cristiani e di uomini.

E questo si ottiene con una massiccia offensiva di amore.

“Si dimentica forse una donna del suo bambino? Anche se queste donne si dimenticassero, io non mi dimenticherò mai”. Sec. Isaia

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BARTOLOMEO MANFREDI – TRIBUTO DELLA MONETA 1610

“NON SI SALVA IL MONDO DAL DI FUORI”

                                              (Lazzati)

18 OTTOBRE 2020

 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /A

 Matteo 22,15–21

” I Farisei tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i suoi discepoli, con gli erodiani a dirgli: ” Maestro sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perchè  non guardi in faccia nessuno. Dunque dì a noi il tuo parere: è lecito, o no,  dare il tributo a Cesare?”

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: ” Ipocriti, perchè volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”.

Essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro:Questa immagine e l’iscrizione di chi sono?” Gli risposero: ” Di Cesare”.

Allora disse loro: ” Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

                         (dal Vangelo)

Scriveva Gandhi: L’uomo si distrugge con la politica senza principi, la ricchezza senza lavoro, la sapienza senza carattere, gli affari senza morale, la scienza senza umanità, la religione senza fede, l’amore senza sacrificio. Sono queste le cose che possono distruggerci”.

Siamo nel Tempio di Gerusalemme e si avvicinano a Gesù due gruppetti: Farisei, che aspettano la liberazione dall’occupazione romana e, degli Erodiani, che erano compromessi con il potere romano.

Domanda furba: E’ lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? Se Cristo non risponde, vorrebbe dire che Egli non è veritiero. Se risponde sì, si dirà che è un collaboratore, se risponde no, passerebbe per sovversivo.

 La questione è delicata perchè riguarda un aspetto della vita politica del suo tempo. Gesù non si scandalizza.

Chi crede in Dio, prende posizione anche di fronte alle persone e ai problemi della vita pubblica. Infatti la prima lettura del profeta Isaia, ne offre un esempio.

 Il popolo eletto esiliato in Babilonia, riconosce in Ciro un re pagano, uno strumento di Dio per la liberazione. Cristo ci ricorda che abbiamo una coscienza da ascoltare e da seguire.

Diceva Pirandello! ” E’ molto più facile essere un eroe che un galantuomo; eroi si può essere una volta soltanto, galantuomini si dev’essere sempre”.

“Mostratemi la moneta”, risponde Gesù. Avete del denaro di Cesare, non rubateglielo, non servitevi di Cesare per arricchirvi quindi: una chiamata alla giustizia nei confronti dello stato, onestà chiesta ai discepoli di Gesù anche oggi.

 I “Cesare “di oggi sono numerosi e sono tutte quelle realtà che esercitano un potere sul nostro mondo: autorità politica, il modo economico , i media, la cultura etc…

Non ci viene chiesto di sopprimere tutti questi “Cesare”, ma di impegnarci in modo che siano al servizio del Regno di Dio che non passa,  o a servizio dell’uomo.

 Ogni forma di potere che pretende di essere assoluto, è odio nei confronti dell’uomo. Ogni forma di potere che schiaccia l’uomo e la sua dignità è una idolatria.

 L’uomo porta l’immagine di Dio Padre e  va restituita, impreziosita di meriti guadagnati nell’esistenza terrena.

  ” Solo uomini nuovi in Cristo faranno nuovo anche il mondo …Non rinnoveremo la Chiesa “rinnovando gli altri, ma rinnovando noi stessi”.

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11 Ottobre 2020

lA VITA CRISTIANA E’ ESIGENTE, E’ FELICE OGGI, IN ATTESA  DI UNA PIENA FELICITA’ DOMANI”.

                                                                    ( Paolo VI)

 

XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO / ANNO A

 

ISAIA 25,6-10

Il Signore preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande…di vini eccellenti, di cibi succulenti. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni…Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci ed esultiamo  per la sua salvezza”.

 

MATTEO 22,1-14

“Il Regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi on vollero venire…Allora il re disse ai suoi servi:”Il banchetto è pronto, ma gli invitati non ne erano degni. andate ormai ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze”.  E la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: “Amico come sei potuto entrare qui senza l’abito nuziale? Allora il re ordinò ai servi:” Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori…” Perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”.

                                   ( dal Vangelo)

 

I testi biblici mettono in risalto la volontà salvifica universale di Dio: tutti, buoni e cattivi, sono chiamati a far parte del Regno. E in questo senso universale è il fondamento della vocazione missionaria della Chiesa.

 

Un grande banchetto sul monte per tutti i popoli è l’immagine che ci presenta la prima lettura del profeta Isaia, ci richiama alla convocazione che fa Dio sul monte Sion quando stringe l’alleanza col suo popolo abbracciando nello stesso tempo tutti i popoli.

 

Nel Vangelo viene presentata una festa di matrimonio che è simbolo per eccellenza di gioia,  di incontro, ed anche di intimità.

Noteremo in questo caso il rifiuto assurdo degli invitati a partecipare. Abbiamo letto come tutti hanno cose più importanti da fare, ma nonostante tutto Dio non sospende la festa. Il disegno di Dio non fallisce. Al contrario sono gli invitati che possono fallire.

 

Il Vangelo, respinto da qualcuno viene accolto inaspettatamente da tanti altri cuori, così, la sala si riempie di “esclusi”!

E’ il solito paradosso: il popolo di Dio rifiuta il Vangelo, mentre gli altri,” i lontani” lo cercano e lo accolgono.

Questo paradosso racchiude un avvertimento severo per noi cristiani: essere battezzati, appartenere alla Chiesa non deve farci sentire “al sicuro o degli arrivati”.

 

L’amore di Dio va al di là dell’alleanza fatta con Mosè e si apre ad una dimensione universale.

 Cristo, infatti, realizza la nuova Alleanza e con la sua morte e Risurrezione riassume il cammino di ogni uomo, di ogni popolo e nella Chiesa porta tutti alla salvezza.

 

E’ per questo che la Chiesa non cessa di andare in tutto il mondo e di annunciare agli uomini il piano della salvezza manifestato e realizzato in Cristo, partecipare alle gioie e sofferenze perchè la gloria di Dio sia manifestata e venga offerta a tutti la possibilità di incontrarsi con il Cristo.

 

 La Chiesa è per sua natura missionaria, pertanto la missione è opera di tutta la Chiesa, popolo radunato e vivificato dallo Spirito, perchè annunzi al mondo la buona notizia con le parole e le opere.

 

L’ ideale cristiano non è una morale opprimente, ma una beatitudine.

 

La vita cristiana è esigente, ma è liberatrice e trasformativa, è umana! “

 

 E’ FELICE OGGI, IN ATTESA DI UNA PIENA FELICITA’ DOMANI”.

                     (Paolo VI).

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            “LA TENEREZZA E’ PIU’ FORTE DELLA  DUREZZA”

 4 ottobre 2020

XXVII domenica del tempo ordinario /A

ISAIA 5,1-7

“Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse invece acini acerbi…”

MATTEO 21,33-43

” C’era un padrone che piantò una vigna, l’affidò ai vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi ma quei  vignaioli presero uno e lo bastonarono, l’altro lo uccisero e un altro infine lo lapidarono.

Da ultimo il padrone mandò il proprio figlio, i contadini dissero tra loro:” Uccidiamolo e avremo l’eredità..!”

Gesù disse : ” Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a  un popolo che lo farà fruttare”.

           ( dal Vangelo)

Le letture bibliche sono incentrate sul mistero della libera corrispondenza dell’uomo agli inviti di amore del nostro Creatore e Signore: come mai dopo tanti segni di benevolenza le creature razionali non riconoscono e non onorano l’infinito “Dono “ del loro Dio?

Il profeta Isaia ce lo dirà con l’immagine della vigna coltivata amorosamente da un colono  a lui caro e del quale condivide il doloroso dramma: dopo tanta fatica , le viti invece di uva si caricano di acerba selvatichezza.

Non gli rimane che smettere il suo impegno per quella vigna e abbandonarla ai rovi.

Gesù ricorrerà alla parabola — metafora dei vignaioli sleali e omicidi. Avrebbero dovuto rispondere con la consegna dei frutti della vigna, piantata e affidata ad essi dallo stesso padrone del campo. Ma essi glieli negano, malmenano e uccidono i messaggeri compreso lo stesso suo figlio.

Nel Vangelo abbiamo una parabola simile a quella di Isaia. E’ la parabola dell’amore di Dio che giunge a donare il Figlio perchè il mondo fosse salvato.

E’ la parabola questa della nuova alleanza, del nuovo popolo di Dio, della Chiesa che nasce dalla croce e dalla Risurrezione di Cristo.

Nel Vangelo Gesù fa riferimento alla parabola di Isaia per costruire la sua.

Notiamo subito che le esigenze di fedeltà rimangono valide anche per il nuovo popolo: la Chiesa. Essa sorge in forza della fede che riconosce nel figlio ucciso, la pietra angolare, cioè il nucleo della nuova umanità. Solo che questa fede non può restare un’adesione teorica o emotiva, ma deve tradursi in movimento di carità attiva e generosa.

E allora invece che misurarci sulle tante etichette, misuriamoci in concreto sulle opere, come quelle di ricuciture della solidarietà umana, di distruzione di ciò che è morte, violenza, infelicità. e allora potremo constatare il risveglio religioso.

La chiesa infatti custodisce ciò che rende possibile la solidarietà.

” UNA PAROLA CI LIBERA DI TUTTO IL PESO E IL DOLORE DELLA VITA : QUELLA PAROLA E’ AMORE”.  (Sofocle)

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27 settembre 2020

 “CHI RISPARMIA IL BASTONE DANNEGGIA SUO FIGLIO” (proverbi del Siracide)

 XXXVI domenica del tempo ordinario /A

 Matteo 21,28- 32

 Disse Gesù ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: “Che ve ne pare?  Un uomo aveva due figli; si rivolse al primo e disse: “Figlio va a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, Signore, ma non vi andò”. Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?

Risposero: “Il primo”. E Gesù disse loro “In verità io vi dico: i pubblicani e i peccatori vi passano avanti nel regno di Dio…Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. I pubblicani e le prostitute gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto,  queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

                                                                                               (dal Vangelo)

 La polemica contro scribi e farisei si fa sempre più serrata. Il Signore vuole inchiodare questi pretesi giusti alle loro responsabilità.

No, ribatte il profeta, voi portate le conseguenze dei vostri peccati. Il giusto che si abbandona al peccato scoverà la morte. Il peccatore che si converte avrà la vita.

Importante è attendere non tanto a quello che l’uomo fa, quanto a quello che l’uomo è. Non  il passo falso annulla un’esistenza retta bensì un rinnegamento completo, un passaggio all’altra sponda.

Dio non commette arbitri, non li può commettere perché è Dio. Sono le libere scelte dell’uomo che determinano la sua destinazione finale.

Le esortazioni di Paolo toccano il vertice del calore e della passione e introducono uno dei passi più importanti intorno alla persona di Cristo.

Le preoccupazioni di Paolo sono le stesse di Cristo: evitare lo spirito di contese e di superbia che è sempre fonte di discordie.

Avere tante umiltà da ritenere gli altri superiori a se stessi. Ed ecco l’esempio di Cristo che, di natura divina non sta attaccato al suo posto, ai suoi privilegi. Dall’altezza del suo grado , con un gesto definito di annientamento, al livello dell’uomo.

La storia del  popolo ebraico era stata una lunga chiamata, un invito per entrare nel nuovo regno di Dio.Ma il piano di Dio non è andato a vuoto

Per secoli lo aveva preparato, ma quando arrivò il giorno , solo i pubblicani e le meretrici risposero, la massa del popolo tacque.  Le classi peccatrici e più tardi le masse pagane avevano risposto di sì.

“Ogni cristiano è chiamato a lavorare per l’edificazione del Regno di Dio. Il cristiano è un uomo al quale Dio ha affidato altri uomini”.

 Rispondere di sì all’invito divino è buona cosa se le parole vengono seguite dai fatti. Rispondere di no è male, tuttavia le azioni possono correggere le parole.

 Il Signore annota che dove deludono le persone “per bene”, si rivelano generose quelle sulle quali si faceva minore affidamento. Anche qui l’ultima conclusione della parabola è un invito all’umiltà.

 Far provvista di umiltà, di fiducia in sè, è la strada della salvezza; lo dicono Gesù e Paolo.

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Andrei Nikolayevich Mironov

“Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”.

(VI Sec. A.C.)

 20 settembre 2020

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO /A

 Matteo 20,1-16

 Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì  all’alba per prendere lavoratori a giornata per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, e ancora verso le tre e le cinque, fece altrettanto. Quando fu sera. il padrone della vigna disse al suo fattore:

Chiama gli operai e dà loro la paga incominciando dagli “ultimi fino ai  primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone. Ma il padrone disse ad uno di loro:” Amico, non ti faccio torto. Non hai convenuto con me per un denaro. Prendi il tuo e vattene. Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppur  tu sei invidioso perché io sono buono”.

                                                                         (dal Vangelo)

Il profeta Isaia nella prima lett. invita i peccatori a ritornare a Dio. I suoi  disegni sono infinitamente superiori a quelli dell’uomo.

In lui non c’è rivalsa, vendetta, calcolo. Dio non aspetta che l’uomo paghi, gli basta un piccolo cenno di buona volontà: sono queste le idee accolte ed espresse nella parabola degli operai della vigna.

 

La parabola è un colpo contro  la mentalità del privilegio e della superioriorità che in modo particolare gli Ebrei ( e non solo loro) si portavano nel sangue. Il Signore ha combattuto insistentemente questa mentalità, nonostante le resistenze degli avversari..

Certo, resta difficile, dopo una vita di lavoro, guardare di buon occhio chi si è divertito e poi è accolto dal Padre come se nulla fosse successo.

Non è facile accettare per il peccatore pentito, una festa superiore a quella  per i 99 giusti. Eppure il Vangelo è su queste posizioni. Dio non pensa alla maniera umana. Egli trascende l’uomo e il suo modo di pensare.  L’uomo non lo può racchiudere nelle sue categorie. Tutta la rivelazione biblica proclama la sovrana libertà di Dio e l’imprevedibilità del suo agire quale ci è dischiusa dalla Scrittura.

La parabola di Gesù è invito ad inchinarsi alla volontà del Padre e a comprenderla e ad adottarla verso i fratelli.

La parabola affronta altre due problematiche forti: cioè del lavoro e del compenso.

Lavorare la vigna non riguarderà il solo sforzo morale per sradicare difetti e vizi, ma anche il lavoro inerente alla propria situazione professionale, lavorare dentro e fuori, per sè e per gli altri. Ogni lavoro è buono e bene accetto al Padre. Non c’è distinzione presso Dio tra tute colletti bianchi.

Il lavoro va compiuto dal cristiano con impegno. Essere felici di dare il proprio contributo alla famiglia, alla comunità, a chi ha bisogno, anche se la ricompensa è soltanto un “grazie” o, neppure quello. Mettere nel programma di lavoro lo studio della parola di Dio, la riflessione , lo sforzo per aderire al Vangelo.

Il cristiano vero è sempre un gran lavoratore e ciò, col superare il concetto del dare ed avere. Compenso sempre soddisfacente con quella busta di Dio, dove c’è la vita eterna.

La parabola è allora un canto della grazia e dell’infinito amore di Dio; un invito come ci esorta S. Paolo a poter dire: “per me vivere è Cristo e cioè Cristo è l’unica cosa che conti; Cristo per me è tutto.

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Leonardo

“Perdonati, Perdoniamo”. S. Agostino

 13 settembre 2020

 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

MATTEO 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. E Gesù  gli rispose:Non ti dico fino a sette volte , ma fino a settanta volte sette”.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!” Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e li restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.  Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”

Sdegnato il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello”.

                                             ( dal Vangelo)

L’omelia di questa domenica può costituire un approfondimento di quella della domenica precedente.

Solo che l’obiettivo è più specifico: non si tratta di interrogarsi sul comportamento nei confronti di un fratello che sbaglia in genere, ma nei

 confronti di chi commette un’offesa contro di noi.

Spicca, innanzitutto, uno stretto legame tra il perdono presente accordato al fratello e il perdono ultimo che il Padre concederà ai suoi introducendoli nel Suo Regno. La lettura del Siracide invita a ricordarci dei Comandamenti di Dio, non tanto per saperli a memoria, quanto per prendere coscienza delle nostre mancanze.

Nonostante i nostri tradimenti e le nostre ricadute, Dio riprende sempre l’iniziativa col proporci la sua amicizia.

Se abbiamo fatto l’esperienza dell’amore gratuito di Dio, non può non esser logica la risposta di Cristo a Pietro: “Non perdonerai solo una volta, ma sempre”.

Il perdono, nella vita di Cristo e in quella del cristiano, è il vero capitolo della fede.

Il ” Padre perdona loro che non sanno ” di Gesù sul Golgota non è un momento staccato della sua vita, ma la sintesi di tutto il suo messaggio e del suo stile di vita.

Occorre capire che il senso autentico e profondo del perdono è un amore al suo grado più puro, è superamento dell’egoismo  anche il più legittimo: è capacità di donare senza esigere. E’ la rottura della logica del “Do ut des”

Il perdono vero, libera e dà gioia. Esso fa capire che la logica della vita è quella della gratuità, e che la vera realizzazione non consiste “nel conservare per sè”. Nel possedere e nell’avere; ma proprio come fa Dio, nell’uscire fuori di sè, nel creare e nel donare.

In Cristo Dio ha cambiato tutta la storia del mondo; perciò colui che è stato perdonato da Dio, deve vivere il perdono ricevuto rendendolo suo; senza limiti nel quotidiano rapporto con i fratelli.

“Volete essere felici per un istante? Vendicatevi”. Volete essere felici per sempre? ” Perdonate”.  ( Lacordaire)

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Ammonire e perdonare per «guadagnare» un fratello
Ermes Ronchi

“COLORO CHE SI AIUTANO A VICENDA PORTANO A CASA UN ELEFANTE”

6 SETTEMBRE 2020

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo I8,I5 – 20

Gesù disse ai suoi discepoli: “Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo: se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello, se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perchè ogni cosa sia risolta nella parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”.

                       (dal Vangelo)

La liturgia odierna parla di correzione fraterna, meridiano che incrocia tutti i paralleli della vita. Carità non è soltanto dare aiuto, è anche mettere in guardia contro passi falsi e denunciare pericoli ed errori: Qui stai sbagliando…!

“Figlio dell’uomo ti ho costituito sentinella per la casa di Israele” E se il Profeta non ha il coraggio di parlare:” Io chiederò conto del suo sangue a te “. Parole riferite dalla liturgia odierna, perchè hanno valore per ogni cristiano.

Analizzando ulteriormente il Vangelo, troviamo due sentenze:

 la prima introduce il potere della comunità per il perdono”, per accogliere  o escludere il fratello.  Quel potere che era stato dato a Pietro, quale fondamento della Chiesa.

E’ Gesù, il Signore glorificato, che ha ricevuto ogni potere e lo esercita nella comunità attraverso il perdono e l’accoglienza.

La seconda sentenza, afferma esplicitamente questa presenza del Signore nella comunità dei discepoli.

I fratelli che ricompongono la comunione nel perdono, possono rivolgere piena fiducia al Padre, così come chiediamo nella preghiera del Padre nostro, dove condizione e frutto per il reciproco perdono è il ricomporre la fraternità minacciata continuamente dalle tensioni del peccato.

La presenza spirituale di Gesù nella comunità, anche minima, riunita nel suo nome è la presenza del Signore risorto che convoca sempre di nuovo con la forza del perdono i fratelli dispersi.

Carità significa, sentirsi responsabili dei fratelli.

Riprendere, fare un’osservazione non è facile nè comoda, si rischia di perdere delle amicizie; tra le opere di carità, la correzione fraterna è una delle più difficili e spinose, perciò, è una delle meno praticate.

Quando vediamo qualche cosa che non va nell’uno o nell’altro, facilmente ne facciamo critica con terzi, difficilmente ne trattiamo con l’interessato.

La carità, nella prospettiva cristiana è tutto. Lo ha affermato Gesù. Da questi “due Comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”.

Lo stesso concetto è ripreso da S. Paolo nel tratto della lettera ai Romani.

L’AMORE ABBRACCIA ED ESAURISCE LA LEGGE. Quando si è detto, ” AMERAI” si è detto tutto.

“Ama anche se il tuo amore è amaro, perchè più amaro di un amore amaro, è l’amarezza di non saper amare…”

BUONA DOMENICA

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“Nella Chiesa di Cristo si è apostoli o, si è apostati.”

30 agosto 2020

 XXII DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 16,21-27

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto…e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare…

Questo non ti accadrà mai”. Ma egli voltandosi disse a Pietro: ”  Lungi da me satana! Tu mi sei di scandalo, perchè non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini…”

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: ” Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchè chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la sua vita per causa mia, la troverà. Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la sua anima? Il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre, con i suoi angeli e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni”.Nella

                                           (Dal Vangelo)

Un famoso filosofo kierkeguard scriveva : ” E’ vero il cristianesimo va presentato in modo tale che un uomo deve essere pazzo per abbracciarlo”.

Davvero solo un pazzo dopo aver ascoltato il Vangelo di oggi può essere tentato di vivere l’avventura del cristianesimo, perchè l’avete sentito, presentato così, il cristianesimo è un fatto terribilmente impegnativo,” Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso , prenda la sua croce e mi segua”.

Se qualcuno è tentato di addolcire il cristianesimo come fa Pietro, Gesù reagisce: “Allontanati da me “.

Gesù è l’uomo del paradosso, ma è l’uomo che non accetta compromessi, mezze misure, sconti. Non accetta il conformismo e vuole che anche i suoi seguaci gli vadano dietro su questa strada così impegnativa e faticosa.

Per quanto riguarda la fede, dobbiamo avere paura della superficialità, della massificazione, e dell’opinione dominante.

  1. Paolo ci esorta a non conformarci alla mentalità del mondo. Non lasciamoci assimilare da questa società.

Un romanziere tedesco mette in guardia da quei cristiani che sono pronti ad adeguarsi a tutto, a fare le cose perchè così fan tutti e scrive:” Occorre imparare a conoscere questi assassini dello spirito. Non sanno cosa sia la fede, cosa sia l’impegno, e se si definiscono cristiani” non credete loro. sono pronti a vendere Dio alla prima occasione.

La cosa più terribile è che eludono anche la Croce…Vanno in chiesa come se andassero al circo”. Henrich Boll

Sembrano parole eccessivamente dure, ma servono a smascherare la loro ipocrisia e il nostro conformismo che appiattisce tutto e tutti, stampa, televisione, tentano a fare pensare tutti allo stesso modo e a comportarci come irreggimentati.

E’ necessario riscoprire e vivere con coraggio la nostra identità cristiana.

L’Abbè Pier ci esorta “ A non essere semplicemente credente, ma credenti nonostante tutto”.

BUONA DOMENICA

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Perugino: La consegna delle chiavi, Cappella Sistina – Roma

“Non cerco di capire per credere, ma credo per capire” S. ANSELMO

23 Agosto 2020

 XXI DOMENICA DEL TEMO ORDINARIO /A

Matteo 16,13-20

Giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippi, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei Profeti”.

Disse loro:  “Voi chi dite che io sia?

Rispose Simon Pietro: ” Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente…”

” TU sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che  legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

                                                            (Vangelo)

Chi è seguace di Gesù, di fronte a lui deve prendere una decisione. Non si può rimanere neutrali.

Gesù chiede questo per primo agli Apostoli, ma lungo la storia lo chiede ad ogni uomo; ” Chi sono io per te?

Cosa dici tu di Cristo?

Afferma Renan: “Tutta la storia è incomprensibile senza Cristo”. Dobbiamo per forza fare i conti con Lui.

Un altro afferma: “Cristo è le risposta totale di Dio alla domanda totale dell’uomo”.

Qualche tempo fa un sacerdote è stato querelato per aver sostenuto che Gesù Cristo è esistito realmente. L’Accusa è di abuso della credulità popolare.

Da sempre lo sappiamo, si cerca di eliminare Cristo, il suo insegnamento! Si dice che è tutta invenzione dei preti e della chiesa. Ma dice Ponge: ” Cristo non lo s’inventa perchè è troppo scomodo”. Ha detto ancora qualcuno (Antonio Socci) “Se Gesù non fosse esistito saremmo tutti dei disperati”.

Per questo  non possiamo eludere la domanda di Gesù: “Chi sono io per te?” E non servono libri o Catechismi o letture e studi. Tutto dipende dal nostro personale incontro con lui. E’ certamente l’incontro con Cristo non ti lascia come prima.

Cristo non vuole persone mediocri al suo seguito. Oggi Cristo si serve della nostra fede in lui per costruire la Chiesa. Grande è la nostra responsabilità, grande il nostro impegno.

Tre grandi simboli definiscono la natura della Chiesa e Colui che deve presiederla: Pietra, Chiavi, sciogliere e legare…Non cercare dunque di  capire per credere

“SE NON HAI CAPITO, CREDI!

L’intelligenza è il frutto della fede. Non cercare dunque di capire per credere. Ma credi per capire, perchè se no crederete, non capirete”. S. Agostino

BUONA DOMENICA

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Annibale Carracci . Cristo e la Cananea_- 1595 – Parma

INCANTEVOLE BOZZETTO: TIPICO CASO DELL’ETERNO E INCONTRASTABILE AMORE MATERNO

 16 agosto 2020

 XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 15,21-28

 Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna cananea si mise a gridare: Pietà di me, Signore figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio….”

Gesù rispose:” Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.

“E’ vero, Signore, disse la donna” ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede. Ti sia fatto come desideri”.

                                                          ( dal Vangelo)

Il tema proposto alla nostra meditazione di questa domenica è chiaramente quello della volontà salvifica e universale di Dio

Gli uomini non sono abbandonati in preda a forze misteriose, ma è Dio che si offre a tutti gli uomini come guida perchè la via del Signore possa essere seguita.

Il dono di Dio, però, è condizionato dall’atteggiamento dell’uomo.

Tutti siamo chiamati alla salvezza, ma tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio per salvarci.

Paolo parla della salvezza dei pagani in termini collettivi: si salva un popolo, perchè ognuno di noi  raggiunge t la salvezza non da solo, ma ricercando la salvezza degli altri.

Siamo cellule di un organismo vivo, ma la malattia di uno si fa sentire su tutte le altre.

Nel Vangelo notiamo una breve escursione del Signore nella terra dei Gentili e dirà ai discepoli di non andare tra i pagani, nè tra i samaritani, ma piuttosto tra le pecorelle smarrite della casa d’Israele.

Questo  proposito spiega il rifiuto opposto in un primo momento alla cananea.

ll silenzio di Gesù ai ripetuti richiami non è durezza di cuore,  contiene una risposta  che è quella di sempre cioè la sincerità con se stessi, la coerenza con quello che si pensa e quello che si fa, l’orientamento verso Dio e verso gli uomini.

L’episodio subisce una svolta. La donna per nulla disarmata va a prostrarglisi davanti: nuova preghiera e nuovo rifiuto.   Gesù risponde: “Non è bene prendere il pane dei figli…e gettarlo ai cagnolini”. “E’ vero”, replica la donna “ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

“Donna, davvero grande è la tua fede, ti sia fatto come desideri”.

 Il brano evangelico dimostra la necessità dell’insistenza nella preghiera, anche quando sembra impossibile essere ascoltati.

Ma allora qual è il valore della fede ? Del cristianesimo?

Immenso! Perchè consente uno sviluppo che difficilmente potrebbe essere originato da altra fonte. Più si diventa cristiani e più si diventa uomini!

Dobbiamo convincerci che c’è una sola razza: L’UMANITA’.

 BUONA DOMENICA

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autore: PINTEREST

“Per nascere aquila, bisogna abituarsi alle altitudini”. Oscar Wilde

15 Agosto 2020

 ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA /A

Apocalisse 12

“Nel cielo apparve una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi, sul capo una corona di dodici stelle. Ella partorì un figlio maschio destinato a governare tutte le nazioni.

Apparve anche un enorme drago rosso…Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato”.

Luca 1, 39-56

“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.

              ( dal Vangelo)

La glorificazione di Maria in corpo ed anima è l’oggetto della festa odierna.

I documenti della Chiesa affermano sostanzialmente che Maria è passata oltre la morte nella sua interezza spirituale e corporea.

Fatto questo, che può avere due chiavi di lettura: una fa dell’Assunzione di Maria un privilegio, un caso unico: sopravvivenza dell’elemento corporeo di fronte al disfacimento di tutti, e come eccezionalità nei riguardi di Maria.

L’altra, che vede nell’Assunzione un fatto non unico, non eccezionale, ma soltanto una esemplificazione per cui ciò che è avvenuto in Maria, avverrà anche per tutti i salvati.

Nell’Assunzione di  Maria, troviamo una prospettiva, indubbiamente più suggestiva . Lei diventa uno specchio nel quale la nostra sorte perde i lineamenti sconfortanti della fine per acquistare quelli sereni del transito di una nascita.

Ecco perchè le più grandi menti musicali di questo mondo, iniziando da Monteverdi, Bach, Vivaldi e tanti altri, hanno armonizzato il “Magnificat” gregoriano.

Le espressioni del Magnificat esprimono lucidamente la fede che esulta per la misericordia di Dio che si estende di generazione in coloro che lo temono.

Maria è una figura unica, in Lei, nella sua storia concreta si è espressa l’accoglienza valida per tutta l’umanità, del dono della salvezza che Dio ci offre in Gesù.

A  Lei fanno capo tutti coloro che Dio ha chiamato a far parte della nuova più vasta alleanza e cioè tutti quelli che anche se non esprimono un’adesione esplicita alla comunità della Chiesa, conformano la loro vita ai moti dello Spirito e si lasciano conquistare dalla fraternità con Cristo verso la paternità di Dio.

In tal senso Maria è Arca dell’Alleanza in quanto segno di una nuova inabitazione di Dio con il suo popolo.

Meditare e rendere grazie per il mistero dell’Assunzione di Maria, vuol dire per noi contemplare la redenzione  dell’intera umanità, pienamente attuata per il Figlio Gesù insieme alla totale disponibilità di una grande Madre Maria.

BUONA FESTA

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Richard Pampur

                       DIO E’ SILENZIO, DIO E’ PACE, INTIMITA’

9 AGOSTO 2020

 XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

I° RE 19,9.II-  13

Elia giunse al monte di Dio, l’Oreb. Ed ecco il Signore passò davanti a lui.

Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce . Ma il Signore non era nelle rocce.

Dopo il vento ci fu un terremoto. Ma il Signore non era nel terremoto.

Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello.

Matteo 14,22.33

Una barca era agitata dalle onde a causa del vento contrario. Gesù venne verso di loro camminando sulle acque e disse loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura! “Pietro, scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque verso Gesù. Ma per la violenza del vento si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ” Signore ,salvami!” Subito, Gesù stese la mano. lo afferrò e gli disse: ”  Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?”

                              (  dal Vangelo)

Le letture di questa domenica ci presentano due scene in cui Dio si manifesta.

Al profeta Elia, nel venticello, mentre entra nella caverna sull’Oreb.

Agli Apostoli e a Pietro, nella persona di Gesù al termine di una nottata trascorsa sul lago in tempesta.

Dio parla anche quando tace” ha scritto un famoso filosofo (Kierkegard).

E’ l’esperienza che fa Elia. Era un profeta focoso…Ma non incontra Dio nel vento impetuoso, nel terremoto o nel fuoco. Lo incontra al mattino, nel mormorio di un vento leggero…Nel silenzio incontra Dio nel rumore di un vento sottile…Un’immagine bellissima.

Dio è silenzio, Dio è pace, intimità.

Solo dopo aver parlato con Dio nel silenzio, Elia potrà tornare a parlare di Dio agli uomini ( un primo insegnamento) un primo utile insegnamento per noi.

Un secondo insegnamento ci viene da Pietro, nel Vangelo: la paura di Pietro, la poca fede di Pietro.

La fede non ci dispensa dalla dura fatica di essere uomini deboli, pieni soltanto di orgoglio che ci fa affondare.

La fede non è una scappatoia dalle responsabilità della vita, non facilita il cammino, semplicemente , dà un senso alla nostra vita.

Ha avuto Paura Pietro, abbiamo paura anche noi, ma, come Pietro, anche noi dimentichiamo il terzo insegnamento: abbiamo dimenticato la preghiera che ci insegna ad essere più leggeri, che vince la paura, che ci libera dalle preoccupazioni che ci appesantiscono.

“Gesù salì sul monte, solo a pregare”…Ecco il segreto della leggerezza.” 

“Signore salvami,  grida Pietro. Tu sei veramnte il Figlio di Dio” esclamano gli altri Apostoli. Solo quando un uomo piega le ginocchia impara a camminare nella vita.” A mani giunte si agisce meglio che agitando le mani”.

Quella barca che portava tanti uomini paurosi e spaventati, diventa più sicura quando vi sale Cristo.

E’ una stupenda immagine della Chiesa, sembra che sia sempre sul punto di affondare. La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata, non di rado, agitata da queste onde, gettata da un estremo all’altro.

Ciò che salva la Chiesa, non sono le qualità e il coraggio degli uomini. La vera garanzia è la fede. Siamo al sicuro solo perchè in ginoccho sappiamo gridare:” Tu sei veramente il Figlio di Dio”.

La Chiesa è tua! Salvala, e salva anche noi.

BUONA DOMENICA

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Giovanni Lanfranco
CENTRO CATECHISTICO SALESIANO Leumann (Torino)

2 AGOSTO 2020

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 QUANDO TU SARAI SAZIO, C’E’ UN ALTRO CHE PUO’ AVER FAME

 Matteo 14,13- 21

In quel tempo, avendo udito (della morte di Giovanni Battista) , Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto. in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: ” Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: ” Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci”. Ed egli disse: “Portatemeli qui.

E , dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene . Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

                                                     (  dal Vangelo)

 Le letture della domenica ci mostrano che la compassione è il “vero volto di Dio “. Non solo guarisce gli infermi, ma nutre anche miracolosamente le folle; non si ferma alle parole, ma passa all’azione, alla concretezza e

invita gli Apostoli, (e quindi anche noi) a provare gli stessi sentimenti:”

Non occorre che la folla vada a procurarsi il cibo,”date loro voi stessi da mangiare”. Un comando rivolto anche alla Chiesa che fra gli altri impegni  ha anche il dovere, di “dar da mangiare agli affamati”.

Purtroppo dobbiamo dolorosamente constatare che nella nostra società anche noi cristiani ci allontaniamo sempre più dalla comprensione e dalla compassione che ci ispira il Vangelo di oggi.

Ogni tanto leggiamo dai giornali che sono a rischio molti milioni di esseri umani; risorse esaurite in pochi decenni. Nel 2050 servirà una seconda terra.

Intanto continuiamo a buttare nella spazzatura tonnellate di alimenti che potrebbero sfamare quattro milioni di persone; inoltre si legge ancora, che i “grassi“ superano i denutriti  e l’obesità è in continuo aumento.

Risuona la parola di Cristo: “Date voi stessi da mangiare”, pertanto se la compassione amorosa è il vero volto di Dio facciamo in modo che diventi anche il nostro. Sarà il segno che crediamo davvero alla parola di Dio e soprattutto  al valore della persona umana , un essere più grande del mondo intero.

Una esortazione:

“Fa’ che spezziamo il nostro pane a chi ha fame,

che portiamo a casa nostra chi è privo di tetto,

che vestiamo chi è ignudo e non disprezziamo

chi appartiene alla nostra specie”.  Sant’ Agostino.

BUONA DOMENICA

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Autore: CASTAGNA
“Non ti cercherei se non ti avessi già trovato” (S. AGOSTINO)

 

26 luglio 2020

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 13,44-52

“I Regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va…vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il Regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Il Regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.

Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi seduti, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano i cattivi.

Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.

                         (dal Vangelo)

Si conclude con questa domenica il discorso delle Parabole e, a differenza di quelle precedenti, che prendevano tutte in considerazione il Regno di Dio nel suo complesso, queste, al contrario, si rivolgono all’uomo che deve entrare nel Regno.

Gesù non vuol dire che il Regno di Dio è simile al tesoro o alla perla , ma  piuttosto, che, Chi ha capito il Vangelo fa  di tutto per impossessarsene subito.

Il centro dell’attenzione è quindi la decisione dell’uomo  a favore dell’accoglimento del regno nel messaggio che ne deriva.

Gesù vuol dire che nel Regno entra con decisione assoluta e con gioia come per chi ha trovato il massimo delle sue aspirazioni.

Ne deriva di conseguenza che il Regno viene equiparato al valore massimo che si possa incontrare nella vita; e chi lo trova e ne capisce la preziosità vi entra con decisione immediata, gioiosa e senza rimpianti.

Con le parabole del Regno intendeva annunciare una situazione in cui Dio veniva riconosciuta come tale dagli uomini e con ciò, la sconfitta di tutte quelle forze che umiliano l’uomo assoggettandolo all’ingiustizia alla violenza, alla disperazione, alla legge, , a cose morte, che conducono alla morte.

Lo zappatore e il mercante vendono tutto per acquistare il tesoro o la perla. Non domandano pareri, al loro sguardo, tesoro e perla  valevano più di quanto possedevano e sono andati avanti senza esitazioni: per il regno dei cieli , la salvezza  vale la pena di sacrificare tutto il resto

Che cosa chiede il Signore in cambio della salvezza? Il pensiero corre agli Apostoli, ai sacerdoti, ai missionari, ai religiosi, ma no solo a loro; Gesù parla a tutti di un problema che tocca tutti.

Le due parabole debbono calarsi in ogni contesto, e spingono a vivere ogni stato e situazione civile alla luce del Vangelo.

E’ questa la totalità richiesta da Cristo insieme ad una disponibilità, se si fosse chiamati a scegliere Dio in alternativa con i massimi beni di questo mondo.

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Il grano e la zizzania, ovvero la pazienza di Dio

19 luglio 2020

 XVI  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 13,24-43

Il Regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato il buon seme nel campo. Quando la messe fiorì apparve la zizzania.

I servi gli dissero:” Vuoi che andiamo a raccoglierla? “NO”, rispose, perchè non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Solo al momento della mietitura dirò ai mietitori di cogliere prima la zizzania e legarla in fasci per poi bruciarla; il grano andrà messo nel granaio”

Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senape che un uomo semina nel suo campo . Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero.

Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perchè la fermenti.

                                                                      (dal Vangelo)

Come si rileva in questa liturgia della Parola, le letture ci pongono davanti a Dio, Signore della storia, che in modo originale e sovranamente libero, guida gli eventi umani secondo il suo disegno di salvezza e, in modo misterioso ma reale chiama gli uomini, dal di dentro,  al dialogo di salvezza.

Il Regno di Dio, seminato nella Pasqua di Cristo, cresce in mezzo a noi e dentro di noi, e la nostra meraviglia sta nel constatare il suo enorme accrescimento, il  granellino di senape che  da più piccolo seme diventa albero , come  le parabole centrali del Vangelo.

A noi però non è dato determinare i modi e i ritmi di attuazione del Regno, quindi siamo chiamati a rispettare il mistero personale sia di Dio, che opera la salvezza;  e sia dell’uomo in cui  la salvezza è operata  nella fede e nell’amore.

La liturgia di oggi ci invita quindi a rispettare il modo di realizzare il piano di Dio, perchè egli è il Padre di tutti e vuole dare a tutti la possibilità di salvarsi.

Come i servi della parabola , anche noi sentiamo il bisogno di un mondo più giusto e più vero e spesso ci domandiamo se occorre,  per cambiare, conservazione o rivoluzione, tradizione o novità, istituzione o creativitàsono i binomi del mondo di oggi e anche della vita della Chiesa.

Di fronte a queste incertezze di interpretazione, ancora una volta ci viene incontro il sapiente messaggio della liturgia odierna: le esigenze del Regno che cresce in mezzo a noi, superano ogni riduzione  e ci vogliono aperti all’agire di Dio e del mondo. Così cerchiamo di esserlo anche noi.

Dio non condivide la fretta dei fanatici che non rispettano i tempi della misericordia, gli spazi per la conversione. Sarà solo alla mietitura della storia il giudizio ultimo e conclusivo di Dio per far brillare giustizia e verità e cancellare odio e menzogna.

Come ha detto il famoso filosofo, Rousseau” la pazienza è amara , ma il suo frutto è dolce”.

Chi crede, non ha fretta; chi ama è paziente, tollerante e comprensivo.

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Araldi del Vangelo . Fatima Gesù spiega agli Apostoli la parabola del seminatore.

12 luglio 2020

 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse:”Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme  cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perchè il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciato, non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e lo soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda…”

                 (dal Vangelo)

La Parola  di Dio  è efficace, risuona e  penetra nella storia umana e la trasforma e la feconda come l’acqua che fa germogliare la terra per gli alimenti dell’uomo (Isaia prima lett.).

Con questa immagine il popolo di Dio rilegge la propria esperienza storica: la Parola ha dato  un senso e uno sbocco salvifico alle esperienze umane.

La storia quotidiana, l’esperienza spicciola del  contadino con le sue attese e delusioni diventa un segno rivelatore dell’azione nascosta e misteriosa di Dio.

” L’atto del seminare è un gesto di speranza e di fiducia nel futuro.Questa esperienza umana è già di per sè trasparente: può far intravedere una speranza più grande. La nota dominante è quella della speranza rappresentata da quelle messi che biondeggiano nella finale della parabola con le loro spighe colme di grano”.(Card. Angelo Scola)

Gesù costruisce una “parabola”, cioè un confronto tra quello che succede nella trama delle cose visibili e sperimentabili di ogni giorno e il progetto  di Dio che si  attua tra  chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere.

Con la parabola, o “paragone”, Gesù invita l’uomo a riflettere, a prendere una decisione di fronte alla proposta storica attuale di Dio.

La parabola quadro che dà l’intonazione a tutto il complesso risponde ad alcuni interrogativi di fondo che si possono collocare sia a livello di Gesù che a quello della comunità.

L’annuncio del regno di Dio perchè ha trovato tanta resistenza?

Perchè Gesù non è stato accolto dalla massa dei Giudei?

Perchè molti discepoli falliscono, vengono meno?

E’ questo un aspetto enigmatico della storia umana, dove è implicato  il mistero della libertà, della sovranità di Dio e della sua presenza e azione nel mondo.

BUONA DOMENICA

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“Gesù rivela il Padre per attirarci a sé”

5 LUGLIO 2020

 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

Matteo 11,25 – 30

In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perchè così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

                                                            (  dal  Vangelo  )

Esaminate le letture di questa domenica, specialmente l’ultima, è necessario innanzitutto domandarsi a chi Gesù rivolge le sue parole dato che vi è una precisa divisione tra intelligenti, sapienti e oppressori da una parte,e , semplici affaticati oppressi dall’altra.

Gesù parlava in un contesto sociale storico e religioso del suo tempo dove “i primi, i dotti” erano i maestri di legge Farisei e Scribi che insegnavano al popolo e  si ritenevano al di sopra di ogni altro; questa condizione li rendeva incapaci di accogliere la nuova rivelazione che si attua in Gesù:  Re mite e umile di cuore che stabilisce la pace e la giustizia

“I secondi”,  sono i poveri lavoratori dei campi e della pesca come i suoi discepoli appartenenti alla categoria della gente da poco, aperta alla parola di Dio.

Per questo  Gesù rende grazie al Padre, per aver manifestato ai piccoli  attraverso la sua persona,  i misteri del Regno .

Da questo apprendiamo che noi oggi non dobbiamo fare discriminazioni di categorie sociali, ci interessa raggiungere, anche attraverso le prove della vita , quella pace e quella serenità  che non ci opprime e non ci schiavizza, ma ci rende liberi e ci mantiene sulla retta via indicata dal Vangelo.

Concludiamo evidenziando quello che Gesù ci suggerisce:la conoscenza del Padre attraverso la rivelazione del Figlio: il Figlio è umiltà e povertà, vicino a chi soffre e lotta nella speranza per condurre ciascuno di noi  ad una libertà e ad una dignità che ci rendano figli degni di Lui.

Questo è il dono che ci fa la fede: una nuova immagine di Dio e insieme una nuova immagine dell’uomo.

                                                                    BUONA DOMENICA

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Leumann, Torino

28 GIUGNO 2020

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 10, 37–42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Chi ama il padre e madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me.

Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto  come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, che è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

                         (dal Vangelo)

La conclusione del discorso missionario (argomento in cui ci siamo intrattenuti in tre domeniche) ha messo in questione tutta una nostra riflessione che ha avuto come punto di riferimento la difesa dei valori familiari, tenendo conto che nella pratica cristiana, tali funzioni, sono trasferite alla comunità ecclesiale, cui si appartiene, per una libera scelta di fede.

Gli altri versetti del Vangelo trattano il tema dell’ospitalità che fonde quei ” rapporti nuovi”come famiglia del Signore.

Inoltre abbiamo la benedizione del Signore ( libro dei Re) che non può non cadere sulle persone che accolgono con generosità ogni suo inviato.

L’uomo che esce dall’acqua del Battesimo, vive di una vita nuova che prima non possedeva: la vita di Cristo che consisterà in un “germe” deposto nell’animo del neo battezzato,  che, nella risurrezione troverà la piena efflorescenza, presentando i suoi frutti.

Questo germe è stato deposto in tutti, ma se non verrà coltivato, rimarrà alle condizioni di germe soffocato dal peso della materia e della carnalità.

Altro spunto suggerito dal Vangelo, con  brevi incalzanti e impegnative informazioni, viene presentato da Cristo al primo posto: e questo sia avanti al padre e alla madre, come al figlio e alla figlia.

Una cosa così sovrumana potrà essere pretesa soltanto da un uomo Dio.

Il discepolo che annunzia il suo Vangelo è Cristo stesso che trasferisce nel discepolo tutta la sua missione voluta dal Padre: niente rimarrà senza ricompensa.

Ci farà meraviglia quel bicchiere d’acqua fresca dato all’assetato!!!

BUONA DOMENICA

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21 giugno 2020

 XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

 Matteo 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Non abbiate paura degli uomini, poichè nulla vi è nascosto che non sarà svelato nè di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo nelle terrazze.

E non abbiate  paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre Vostro, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura dunque: voi valete molto più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio  che è nei cieli”.

                       (dal Vangelo)

Come anticipo introduttivo a quanto detto, oggi è impegnativo in modo drammatico ciò che viene richiesto ai suoi seguaci, di allora e di sempre.

Oggi ne abbiamo la prima esemplificazione.

Una domanda rivolta a noi stessi : “ Dov’è il coraggio dei primi cristiani?

Quante volte dobbiamo confessarlo ? Abbiamo paura di testimoniare la nostra fede…

Scriveva Bernanos: ” Il cistianesimo non è il miele del mondo, ma il sale della terra sulle cui ferite brucia. E penso che proprio questo voleva Cristo quando diceva: ” Non temete gli uomini…non temete quelli che uccidono il corpo , ma non hanno potere di uccidere l’anima”.

Dice qualcuno: “Se uno non lotta per le proprie idee, o le idee non valgono nulla o non vale nulla lui ( Esdra Pound).

Abbiamo un tesoro formidabile, e lo lasciamo appassire ; invece di vivere un cristianesimo forte, lo rendiamo un calmante.

Molti cristiani vivono malati di indecisioni. E così si tracinano soddisfatti per aver ascoltato la messa domenicale, per aver recitato qualche preghiera, per aver fatto qualche elemosina. E così si tradisce il Vangelo!

Si annacqua la forza straordinaria del messaggio di Cristo, al contrario, impariamo a rischiare! Il rischio è una parola cristiana. Chi non rischia nulla è nulla ( Tibon).

Rischia chi parla apertamente, chi ha il coraggio delle proprie idee, chi si espone per difendere la propria fede.

Lo Spirito cristiano è vero, è esigente, alle volte scomodo e non sempre alla moda; ma non va giudicato per quello che toglie, ma per quello che dà. 

E’ facile preferire di stare zitti, quando si affrontano argomenti scottanti delle fede o della morale…ma Cristo ci ripete” Non temere gli uomini, quello che vi dico, ditelo nella luce, predicatelo sui tetti.

Viviamo come cristiani coerenti, vivibili, coraggiosi. Ricordando il proverbio:” Chi ha coraggio è già in vantaggio”.

 BUONA DOMENICA

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Tiziano – Ultima cena

14 giugno  2020

 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO /A

Giovanni 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: ” Come  può costui darci la sua carne da mangiare?”.

Gesù disse loro: ” In verità, in  verità io vi  dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita , ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono, Chi mangia questo pane vivrà in eterno “.

                                                         (dal Vangelo)

Nel Vangelo Gesù ci parla di vita: di vera vita.

Tocca a noi trovare il senso dell’esistenza, se vogliamo essere autenticamente “persone”.

Una vita senza senso è la tortura, forse il peso più oppprimente che spegne nel vuoto il cuore dell’uomo, chiamato all’infinito.

E’ importante raccogliere le lezioni della storia e dell’esperienza; è, attraverso di esse, infatti, che il Signore si rivela.

E’ fondamentale per ogni società, ritrovare una mentalità di condivisione, di altruismo, di solidarietà e generosità. Ugo Oietti scriveva che: ” la solidarietà è la forza dei deboli. La solitudine è la debolezza dei forti”. E’ alla condivisione che ci spinge l’Eucarestia che celebriamo.

Si legga nella Didachè: ” Se condividiamo il pane celeste come non condividere il pane terreno?”

Celebriamo oggi il mistero dell’Eucarestia, un mistero di fede , ma anche di amore e di vita:” Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”, dal Vangelo. Cristo si è rivestito dell’apparenza del pane, per farci capire che Lui è l’alimento.

Si moltiplica per essere a disposizione di tutti. Noi infatti siamo affamati di vita, e Lui, è affamato di noi. Occorre nutrirsi di Lui se vogliamo vivere in pienezza la nostra vita cristiana.

Come possiamo ricambiare quest’amore? Adorandolo e ricevendolo con altrettanto amore.

Il mondo di oggi ha più che mai fame e sete. E’ tale e tanta la voracità dichiarata che caratterizziamo il nostro tempo come “era dei consumi”. Divoriamo tante cose ed esse divorano noi. Invece di ricevere nutrimento, rimaniamo insoddisfatti con un senso di fallimento. Stiamo dimenticando che ciò che ci edifica è sempre nella logica dell’essere, e non nella coniugazione dell’avere.

Nell’esperienza del deserto, come Israele e Gesù dopo il Giordano, potremo riscoprire il cibo che esce dalla bocca di Dio come il suo verbo.

Accoglierlo nella fede è entrare nella vita, è possedere il cibo che non perisce, ma dura per la vita eterna.

Così è stata la vita di Gesù , espressione e nutrimento della fede che fa vivere.

Il vero devoto dell’Eucarestia lo si riconosce non dalle mani giunte, non dai calli alle ginocchia, ma dai calli  alle mani per le opere di carità. Solo così ha senso  celebrare l’Eucarestia.

La nostra bellezza consiste non nell’essere un frammento isolato, ma nell’inserirci con un abbraccio fraterno al più povero. E San Giovanni Crisostomo scrive di ricordarci che: ” Dio chiederà conto di tutto il mondo a te…”

Buona Festa

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Peter Paul Rubens

7 GIUGNO 2020

 Santissima Trinità  /A

Giovanni 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perchè  chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio , infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”.

                       (dal Vangelo)

Dopo che Cristo ha compiuto la sua missione sulla terra e inviato lo Spirito di verità è logica la maniera con cui la Chiesa ci presenta in uno sguardo d’insieme Dio nella sua natura e nella triplice personalità che hanno avuto rapporti d’amore verso l’uomo decaduto.

Cristo voleva condurci alla rivelazione della Santissima Trinità quale ineffabile mistero in possesso dell’anima redenta.

Dio è l’ESSERE. E’ una grande scoperta dello spirito umano questa grande rivelazione Divina.

Ma cosa si cela nel seno dell’ESSERE, quale l’intima essenza? L’ultima conclusione della filosofia su Dio, della stessa teologia allo stato terrestre, la pone S. Tommaso quando dice che la cosa suprema he possiamo conoscere di Dio, sia pure dopo un lungo cammino di ricerca, è che egli è “l’inconoscibile” un eterno silenzio ” una luce inaccessibile,” una Parola ineffabile.

Dobbiamo chinarci fino a terra e adorare con la fronte nella polvere, riconoscere la sua trascendente grandezza, e la nostra immisurabile piccolezza. E’ questo il più profondo autentico senso dell’umiltà ed è anche il primo passo verso la Fede.

Senza questo sprofondarsi nella sua piccolezza, l’uomo non speri nulla.

Eppure come antico profondamente umano il desiderio di vedere Dio, di sapere il suo nome.

Chiede S. Agostino:” Che cosa può dire colui che parla di te e tuttavia, guai a coloro che di Te si tacciono, perchè parlando essi sono muti.

Piena è  la storia di cercatori del volto e del cuore di Dio, pieno è anche il nostro tempo quantunque alcuni sbagliano strada e molti altri non sappiamo cercarlo.

Mosè fu un mediatore della Legge, Cristo lo è stato della verità, dato che egli è l’eterna parola che si è fatta carne ed ha parlato con umane parole rivelando il mistero ineffabile e noi ” abbiamo comtemplato la sua gloria, gloria qual è quella dell’unigenito venuto da parte del Padre.

L’ Eterno Spirito sceso sopra gli Apostoli è diventato Anima della Chiesa, garanzuìia della sua dottrina; affinò l’intelligenza degli Apostoli che capirono la rivelazione di Cristo e la ripeterono ai credenti.

Parole immense, cariche di mistero, palpitanti della gloria di Dio. Pagine sublime sono state scritte su questo mistero, Concilii, Padri, Dottori della Chiesa tutti cercando di dare qualche spiegazione. Esemplari di questa sono principalmente S. Agostino e S. Tommaso, che hanno saputo vedere le tre persone divine sussistenti “nell’Unica Natura divina”.

Per S. Agostino le persone divine sono tre, la prima che ama, quella che da lei nasce, la seconda che ama quelle da cui nasce, la terza che è lo stesso AMORE.

Concludiamo con una riflessione di Voltaire che diceva:” Non riesco ad immaginare come possa esistere l’orologio dell’universo senza un orologiaio. Senza Dio  tutto sarebbe senza senso.

BUONA DOMENICA

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Giotto – Cappella degli Scrovegni – Padova

31 MAGGIO 2020

DOMENICA DI PENTECOSTE /A

Giovanni 20,19 – 23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ” Pace a voi! Come il Padre ha mandato me , anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro” Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete non  saranno perdonati”.

                                                             (dal Vangelo)

Le letture di questa solennità raccontano lo stesso evento anche se in maniera diversa mettendo in evidenza la natura e la sostanza di verità che contengono.

Pentecoste (50 giorni dopo Pasqua) è la nascita di una nuova realtà, frutto della risurrezione .

Detta realtà nata in quel giorno è la Chiesa: comunità di uomini e donne che manifesteranno nel tempo la presenza di Dio nel mondo, specialmente dopo la scomparsa visibile del Signore , vincitore della morte.

Il compito della Chiesa è preparare esseri nuovi che diventano  nuove creature” superando il peccato, vincendo sulla morte, guadagnando una vita eterna; aperta a tutti , pronti ad ascoltare ogni persona indipendentemente dalla sua cultura, razza, ideologia, capaci di perdonare, servire, operare in mezzo all’umanità.

Questa sarà la missione nuova che da quel giorno gli Apostoli dovranno proclamare, come segno di pace, di amore e riconciliazione. Questi sono i doni del risorto. Dio si rende presente attraverso queste opere dell’uomo nuovo.

La Pentecoste non è solo un episodio storico, è un fatto di tutti i giorni e di tutti i seguaci di Cristo. I Santi sono la dimostrazione di questa presenza. Si potrà anche dire che in ogni religione si incontrano figure di Santi (Socrate pagano, Gandhi indù, Livingstone e martin Lutero e centinaia di altri).

Non può essere diversamente perchè lo Spirito non si lascia imprigionare nè da uomini , nè da istituzioni; infatti è innegabile che nessuna società può ventare tante figure eccezionali come ad esempio la nostra Chiesa, segno di una presenza e di un’azione più forte dello Spirito.

La Pentecoste è la festa dell’irruzione dello Spirito sulla terra, nella Chiesa, non è festa solo di quei fortunati Apostoli,  è la festa nostra . Lo Spirito è per ogni cristiano.

Quello che accadde allora si ripete silenziosamente nel conferimento di ogni Sacramento.   

 BUONA        FESTA

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24 MAGGIO 2020

 ASCENSIONE DEL SIGNORE /A

Matteo 28,16-20

“In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: “ A me è stato dato potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti  popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco , io sono con voi tutti i giorni , fino alla fine del mondo.

                                                           (Vangelo)

L’Ascensione di Gesù al cielo pone una questione imbarazzante: Dove è andato a finire il corpo glorioso di Cristo? Abolite  ormai le distanze fra la terra e il cielo, viene a mancare ogni punto di riferimento nell’universo per poter dire: là è la sede della gloria visibile di Dio.

La curiosità, se così vogliamo chiamarla, è stata la molla di scoperte che prima sembravano folli, inconcepibili tanto erano fuori del quadro della mente. Basta pensare all’atomo,  alla cellula vivente,  ai vari astri.

“Guardiamo il cielo, ci dice S. Agostino, là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo. ameremo e loderemo. Sarà per noi la fine senza fine”.

Lo spirito umano non può esplicare le attività superiori dell’intelletto, senza il concorso del corpo. La vera esperienza di fede non è isolamento dal mondo, ma immersione nel mondo per trasformarlo dal di dentro, con il fermento derivante dal Vangelo.

Tutto questo nè spiega, nè complica il mistero, ma solo enumera dei punti di orientamento direttive di pensiero, che facilitano alla ragione , almeno intenzionalmente, dati dalla fede che è al tempo stesso, caso non unico, impervia eppure  profondamente consona alle attese del cuore e all’intuito comune della famiglia umana.

Cristo prima di ascendere verso l’alto riassume la missione di coloro che prolungheranno la sua presenza nel mondo e nel tempo, con il portare al mondo l’essenziale;  è una consegna che non si limita solo ai presenti.

Essi fecero molto, ma moltissimo alla loro morte rimaneva da fare.

Oggi il da fare non è solo moltissimo ma è il di più e non solo in dimensione espansiva, ma anche in senso intensivo e di approfondimento.

Il cristianesimo è ben lontano dall’avere esaurito il pensiero di Cristo, il potenziale del Vangelo.

Ogni cristiano è invitato, anzi, è obbligato ad andare a testimoniare a battezzare…battezzare gli uomini e le cose, la civiltà, il progresso, la storia, la tecnica, mezzi di informazione, lavoro, tempo libero e famiglia.

Oggi c’è un mondo in costruzione non incontro al Cristo, ma senza di lui: la nuova umanità è la creatura, il neonato da battezzare.

BUONA DOMENICA

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17 Maggio 2010

 VI DOMENICA DOPO PASQUA /A

Giovanni 14,15-21

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perchè non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli rimane presso di voi e sarà con voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perchè io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio  e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.

             ( dal Vangelo)

Questa domenica conclusiva del ciclo pasquale, è stranamente gravidante su due cardini, apparentemente contraddittori: l’intimo del cuore da una parte, l’apertura di testimoniare al mondo dall’altra, anche in mezzo alle difficoltà.

In questa dialettica è il segreto di tutta l’esistenza cristiana,che è , nella luce dell’incarnazione” coincidenzia oppositorum”cioè concordanza di cose apparentemente opposte: Dio-uomo, cielo- terra, eternità -storia, pace- lotta, umiltà- coraggio, parole -fatti , distacco dal mondo-amore per il mondo, croce e risurrezione.

Centro della persona nell’antropologia bibblica è il cuore, luogo in cui si esplica l’azione trasformatrice di Dio, cioè. la santificazione ad opera dello Spirito Santo come divinizzazione effettiva che rende l’uomo da lontano- vicino, da schiavo-figlio, da tenebra- luce, da morto-vivo, da peccatore -santo, da non popolo-popolo.

E’ , per ricorrere ad un’immagine suggestiva, come se la vita cristiana fosse una molla che ha bisogno sempre di comprimersi su se stessa, per poter poi esplodere con tutta la sua energia, nello slancio e nella forza della potenzialità liberata.

Il primo mestiere del cristiano è quello di ascoltare la “Parola”di lasciar parlare il Signore, di far silenzio in se stesso: la voce di lui è soave e dobbiamo affinare l’orecchio per sentirla.

La seconda dimensione della vita cristiana, essenziale quanto la prima, si concentra nel pensiero di Pietro in questa liturgia, che ci invita ad essere ” sempre pronti a rendere testimonianza che è in voi”.

E’ un identickit perfetto dell’annuncio cristiano infatti, il cristiano vero è che si è ripieno di Dio, è uno che ha “visto” e non può tacere: che ha toccato e racconta, che ha” gustato” e comunica.

La sua stessa vita è pertanto testimonianza: la molla carica non può che scattare, l’acqua non può che bagnare, il fuoco non può che bruciare . L’azione è conseguenza della natura di una cosa.

Ecco allora i due opposti apparentemente inconciliabili, ricordati all’inizio ma,  che combinati insieme, ci danno la misura del cristiano completo.

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10 maggio 2020

Giovanni 14,1- 12

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono moltedimore. Se no, vi avrei mai detto:  vado a prepararvi un posto”?Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perchè dove sono io siate anche voi.

Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?” Gli disse Gesù:Io sono la via , la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin d’ora lo conoscete e lo avete veduto”.

Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non  mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?” Non credi che io sono nel Padre ?” Non credi che io sono il Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre , che rimane in me compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perchè io vado al Padre”.

                                                  (dal Vangelo)

Il tema della liturgia della Parola è, oggi, centrato sull’annuncio del Risorto fatto nella comunità sotto il particolare aspetto del suo “ESSERE” Via, Verità e Vita.

Il Risorto che è Verità e Vita, Pietra Viva per i credenti e pietra d’inciampo per i non credenti, é la via della nostra vita; è il supporto, la trama, la direzione , il metro della nostra esistenza.

Noi non siamo semplicemente religiosi, ma siamo discepoli di Cristo, di Cristo risorto. Gesù è la via, una via che cammina essa stessa in noi, che cammina con noi.

Via vuol dire avere in Cristo l’area dell’esperienza di Dio. Cristo è la nostra croce che si fa risurrezione nella fedeltà al Padre, sicchè vivere è proprio un cammino di crescita.

La via porta dove io non so, ma finchè una via c’è, io posso camminare .

D’altronde la vita stessa è un cammino continuo e inarrestabile. Si vive e si cammina. La vita è rischio. Ecco allora il messaggio di Cristo via . Egli ci fa essere liberi fino in fondo.

Così alla domanda angosciosa: “Dove andremo?” gli occhi nuovi ci aprono orizzonti nuovi per camminare insieme.

Un apologo tibetano recita così: ” Un giorno camminando in montagna, ho visto da lontano una bestia. Avvicinandomi mi sono accorto che era un uomo. Giungendo di fronte a lui ho visto che era mio fratello”.

La distanza, la lontananza, confonde i profili, genera paure, crea mostri, impedisce la comprensione autentica. Bisogna avvicinarsi, cioè cercare di capire, di affrontare quello che prima si considerava un pericolo.

Quanto più si accorciano le distanze, tanto più emergono i veri contorni ed emergono i particolari.

Il Vangelo infine ci presenta ancora Cristo come “il nostro, il mio oggi” Cristo che cammina tra noi è la nostra croce che si fa risurrezione nella fedeltà al Padre.

Camminare in Cristo via è scoprire che si muore, ma morendo a noi, risorgiamo nella fedeltà di Dio nostro Padre.

BUONA DOMENICA

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Gesù “porta dell’ovile” e “buon pastore”, ecco perchè – Il Dolomiti

3 Maggio 2020

 IV DOMENICA DI PASQUA /A

 Giovanni 10,1-10

 In verità vi dico: ” Chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore. Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perchè conoscono la sua voce. Un estraneo, invece non lo seguiranno…”

 ” Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Il ladro non viene se non per rubare; uccidere e distruggere. Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

                                                                       (dal Vangelo)

Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di “orme” da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che ci spingono in una certa direzione.

Che ne è del cammino cristiano nel tempo?

Quali sono i modelli da imitare, o, con più esattezza, quali tracce da seguire?

Vi rispondono bene le letture della celebrazione odierna, che cercheremo di analizzare.

Pietro suggerisce quattro tappe dell’itinerario che si conclude con l’ammissione e incorporazione alla Chiesa, cioè, la conversione, il Battesimo, il Perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo.

Cristo si fa ” esempio”, modello da copiare, abbozzo da completare.

Cristo si fa “orma” su cui porre effettivamente il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui davanti, noi dietro.

Il Vangelo odierno ci conferma quanto espresso, col quale Cristo si è autoproclamato ” Pastore”, pastore buono, valido, rassicurante.

La similitudine è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri, tra pastore ed estraneo.

Ricco è il significato che emerge innanzitutto per lo sfondo pastorale che intende simboleggiare: quello più intenso tra Dio e il suo popolo.

A Dio, pastore legittimo, si contrappongono altri che per essere diversi nel comportamento si manifestano ladri e briganti, disposti ad uccidere e distruggere.

Gesù, come porta d’entrata, vuole indicare il suo servizio pastorale genuino, che è quello che garantisce un cammino valido per la vita.

Un ultimo particolare a cui quasi mai si fa riferimento è quello che non parla soltanto di relazione del pastore con le pecore, ma anche di queste con il pastore.

E’ la coscienza di sapersi accudito dal pastore che è Cristo, che implica da parte del discepolo di seguirlo, di conoscere la sua voce invitandolo ad un pascolo diverso.

Così Cristo ci ha aperto gli occhi perchè possiamo comprendere e giudicare se una indicazione  ha il timbro del vero pastore o dell’estraneo.

BUONA DOMENICA

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Caravaggio – Cena in Emmaus

 26 Aprile 2020

 III DOMENICA di PASQUA / A

Luca 24,13.35

“In quello stesso giorno due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino? Si fermarono col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che è accaduto in questi giorni?…

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: Resta con noi perchè si fa sera e il giorno già volge al declino. Egli entrò per rimanere con loro, prese il pane , disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista”.

                                                                                              (Vangelo)     

Dalla lettura del Vangelo si pùò notare una certa evoluzione progressiva attraverso cui passano i discepoli di Emmaus.

Dapprima tristi, poi mano mano con un cuore sempre più ardente, mentre Gesù spiegava le Scritture, infine appena hanno riconosciuto Gesù alla frazione del pane, ripieni di gioia ed entusiasmo, tanto che si alzano e ritornano subito a Gerusalemme ad annunciare che Gesù era risorto.

Stato d’animo, questo, comune ad ogni uomo che perviene ad una chiara speranza in un futuro nuovo e migliore.  La situazione dei discepoli è esemplare: Un uomo, Gesù di Nazaret, che aveva alimentato tante speranze era stato ucciso dai potenti. Il male sembrava ancora aver vinto.

Situazione che comincia a cambiare con le parole di Gesù: Dio è fedele alle promesse, non lo fermerà neanche la morte.

Ma il vero cambiamento avviene solo nel riconoscimento del Risorto che avviene nel gesto dello spezzare “il pane” del condividere cioè: la sorte comune.

E’ qui che la speranza rinasce. Allora i due discepoli sono trasformati, comincia la mìssione, ritornano dai fratelli. Lo spezzare del pane acquisterà la sua forza, quando si cercherà una luce per venire incontro a una sofferenza per demolire una schiavitù di ogni tipo.

La risurrezione di Gesù apparirà logica, solo a chi, impegnato nella redenzione di questa nostra società, comprenderà che il messaggio della risurrezione sostiene la sua speranza, lo libera dallo scoraggiamento, dà una logica a tutti gli sforzi che si fanno per amore del prossimo.

Ecco , allora le ricchezze vitali di uno che crede: una comunità in cui si spezza il pane.

Nel discorso che notiamo nella prima lettura Pietro si riferisce alle azioni di Cristo, cioè la testimonianza fatta non di parole, ma di azioni.

Oggi il discorso deve continuare per le comunità cristiane.  Ai credenti è affidato il compito di fare incontrare il Risorto, di far nascere la speranza; di andare incontro ai deboli, non con oro o argento, ma con il proprio impegno personale.

La forza della Parola e del Pane che ci sono stati offerti, ci renda capaci di realizzare ciò a cui Dio ci ha chiamato, compiendolo in Cristo risorto.

BUONA DOMENICA

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Incredulità di san Tommaso – Caravaggio

 

19 APRILE 2020

 II DOMENICA DI PASQUA /A

GIOVANNI 20

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “ Pace a voi!“. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…”

Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!” Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò”.

Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: Mio Signore e Mio Dio!” Gesù gli disse: “Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

                                                                                          ( dal Vangelo)

Le Domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate nella Liturgia della Parola dalla sola lettura del nuovo Testamento: ciò perchè con la morte e risurrezione di Cristo siamo rientrati nei tempi nuovi  posti in “novità di vita”.

Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva un comportamento di gente da nuovo Testamento. Ecco allora che le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo diverso di vivere la nuova vita nata con la Pasqua.

Solo quando la risurrezione di Gesù è diventato un avvenimento reale per noi dando senso alla nostra esistenza, noi siamo nati alla vita nuova.

E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”. E amiamo “Gesù Cristo” pur senza averlo visto.

La fede pasquale ci dà “occhi nuovi per vedere la realtà vera al di sotto o al di là della superficie. Questa fede in Gesù Signore da cui proviene anche lo Spirito si rende operosa e visibile sia nella nostra vita individuale, come anche nei nostri rapporti sociali di vita donata.

Ma il luogo proprio ove questa novità di rapporti si manifesta, è la comunità di credenti; la Chiesa del Signore. Qui la vita si fa concreta, è la prima lettura della messa odierna che ci offre un modello di questa vita nuova vissuta insieme.

Già in questa celebrazione possiamo verificare se in noi è cominciata a nascere la persona nuova in Cristo risorto.

E’ un uomo che vive nel suo tempo come uomo di comunione a somiglianza di ciò che hanno espresso le prime comunità cristiane. E’ un uomo animato da speranza viva, capace quindi paradossalmente di gioia anche nelle tribolazioni.

E’ un uomo in missione di salvezza a nome del risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, come lui,” credendo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome”.

BUONA DOMENICA

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Resurrezione di Cristo – Raffaello Sanzio

12 APRILE 2020

DOMENICA DI PASQUA.  RISURREZIONE DEL SIGNORE /A

Matteo 28

Un Angelo del Signore sceso dal cielo si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. L’angelo disse alle donne : so che cercate Gesù crocifisso. Non è qui. E’ risorto! Venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “E’ risuscitato dai morti.

                                                                                 ( dal Vangelo)

Proclamiamo la tua Risurrezione”.

E’ una frase che celebriamo ogni volta che ripetiamo il mistero di Cristo, e la ripetiamo insieme ai fratelli in tutte le lingue del mondo, in attesa, del compimento dei tempi e in attesa della sua venuta.

La Risurrezione è una certezza che sta alla radice di quanti sono credenti nella Chiesa di Cristo, sin dalle prime parole di Pietro che abbiamo ascoltato poc’anzi.

Come si è incarnato per tutti, per tutti è risorto. Questa è la nostra certezza, perchè non basta amare Cristo come uomo, come profeta, come insuperabile saggio della storia degli uomini, ma carpire la divinità del suo essere.

Infatti come l’incarnazione, così la Risurrezione è opera di Dio. Cristo è Risorto perchè è Dio, e in lui noi abbiamo la certezza di risorgere.

Certezza che dalla Croce sul Golgota è cominciata un’altra storia che non procede nella linea orizzontale di un panorama cronologico, ma con una traccia verticale che dà un senso alla vita di ognuno e di tutti.

E’ la verità e la certezza che i cristiani portano, magari con lo stesso sbigottimento e le stesse paure degli Apostoli, ma non possono che proclamare, perchè è proprio nella Risurrezione che si vivificano e prendono consistenza e completezza, gli altri significati della vita cristiana.

Un amore senza la risurrezione e senza la divinità, sarebbe soltanto una patetica utopia.

La Croce, senza risurrezione resterebbe un patibolo insanguinato, come tutti i patiboli che l’uomo fabbrica per se stesso e che ha innalzato con tracotante indifferenza, se dal suo legno, non nasce l’albero che fiorisce e fruttifica il segno dell’amore eterno, forza insostituibile per vincere tutto ciò che è espressione di morte.

La Risurrezione, infatti, non è un’espressione della Bibbia, prima ancora di quella la leggiamo nella giornata amara degli uomini, perchè il dolore e l’agonia, ogni sete e fame non sono soltanto grandi o piccoli incidenti, carenze culturali o imprevisti della società  e dei sistemi, ma la richiesta di quell’amore che manca e che Cristo ha portato come dono per il cuore della storia e di ogni uomo.

La Risurrezione è invece certezza che l’amore è con le sue radici nel tempo,ma, non si consuma nel tempo: è la gioia delle Beatitudini.

BUONA   PASQUA

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Giotto – Cappella degli Scrovegni – L’entrata in Gerusalemme 1300 -Giotto di Bondone-

5 aprile 2020

 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE  /A

Matteo  26,14–27,66

“…Sputarono in faccia a Gesù e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonarono dicendo: Indovina Cristo! Chi è che ti ha percosso?… Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, lo schernivano: Salve, re dei Giudei!  E sputandogli addosso, lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello e lo portarono via per crocifiggerlo”.

                                                     ( dal Vangelo)

Esiste un nesso logico con i testi che ricordano l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la narrazione della Passione di Gesù: il momento dell’ esaltazione messianica e quello del racconto integrale della Passione.

L’uno e l’altro sono marcati dalla gloria: Cristo infatti viene esaltato da Dio e dai poveri di Gerusalemme, perchè ha servito Dio e i poveri fino alla morte. E’ stato ed è la potenza dell’amore a vincere.

Cristo è Signore perchè si è fatto servo di tutti secondo la volontà del Padre: servire è potenza perchè servire è amore

Tutta la liturgia del giorno ruota intorno a questo tema introduttivo alla grande settimana Santa: ” Io sto in mezzo a voi come colui che serve”.

Povertà, disponibilità , servizio significano essere povero con i poveri, disponibili come bambini, servitori gli uni degli altri.

Tutto questo va considerato per capire la linea dell’amore redentivo.

La verifica riguardante noi è nel costatare la nostra disponibilità nell’azione educativa, nelle visite agli ammalati, nel servizio agli anziani, agli emarginati, oltre al sentire i momenti forti per la conversione e la partecipazione ai drammi dell’uomo.

Il tema di oggi, la gioia redentiva, reca al dovere e all’impegno della riconciliazione  una carica particolare: essa infatti avviene nella morte di ciascuno di noi per la vita dell’altro.

E’ un’intesa di un accordo ritrovato non nel compromesso, nel silenzio, ma nel cambiamento.

Grande esempio che Gesù sulla croce offre a noi è quello di incarnare nella vita  il perdono delle offese ricevute:“Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

Altro esempio è l’abbandono nelle mani di Dio: “PADRE NELLE TUE MANI CONSEGNO  IL MIO SPIRITO “. E’ un PADRE” pronunziato CON SERENITA’  E FIDUCIA,” Padre”che tutti dovremmo implorare alla fine dei nostri giorni.

L’ultimo gesto terreno del Cristo è un atto di perdono al ladrone, così come ogni discepolo del Maestro desidererebbe implorare e sentirsi rispondere: “OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO!

 BUONA   SETTIMANA   SANTA

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Giotto – Resurrezione di Lazzaro – Assisi

29 MARZO 2020

  DOMENICA DI QUARESIMA /A

Giovanni 11,1–45

“Gesù, profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: Togliete la pietra! Gli rispose Marta, la sorella del morto: Signore, già manda cattivo odore, perchè è di quattro giorni. Le disse Gesù: Se credi vedrai la gloria di Dio. Tolsero dunque la pietra, Gesù allora alzò gli occhi al cielo e disse: Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno perchè credano  che tu mi hai mandato. E detto questo, gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori! Il morto uscì con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: Scioglietelo e lasciatelo andare!”

                ( dal Vangelo)

Dai segni dell’acqua e della luce delle domeniche precedenti, si passa in quest’ultima domenica di Quaresima al discorso sulla vita e la Risurrezione.

Acqua e luce sono segni e soltanto segni, perchè Gesù è vita e risurrezione e comunica Vita e Risurrezione.

Gesù voleva molto bene a Marta, Maria e a Lazzaro, eppure non raccoglie subito l’invito delle sorelle, si trattiene quattro giorni ancora, si direbbe, che lo lascia morire.

Sono questi gli apparenti silenzi di Dio dinnanzi alle sofferenze e alla morte, specialmente all’assurdo di certe morti.

La morte è morte e basta. Essa fa parte di questo tipo di situazione che ci siamo volutamente scelto e ne consegue che la morte ha il suo inesorabile corso.

La vita, che è il dono più grande fatto all’uomo, appassionava Gesù, lo esaltava; la morte che è il terrore più cupo, lo sconvolge.

Un poeta russo ha scritto dei versi facili e tragici;” In questa vita, non è difficile morire; vivere, è di gran lunga più difficile”.

La cosa più bella  che possiamo fare è quella di affrontare l’esistenza con coraggio, a testa alta, nonostante le difficoltà.

“Fare Pasqua” in definitiva significa , NUTRIRSI DEL CRISTO, SACRIFICATO E RISUSCITATO, per diventare con Lui “Un solo corpo e un solo spirito”.

Non aspettiamo l’altra vita, per capire questa, viviamo in piedi, in attesa che il nostro corpo mortale risusciti con Cristo.

BUONA     QUARESIMA

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Duccio di Boninsegna – Gesù Apre gli occhi all’uomo nato cieco

22 marzo 2020

IV DOMENICA DI QUARESIMA  /A

Giovanni 9,1–41

Gesù passando, vive un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse:

Va’ a lavarti nella piscina di Siloe, che significa  inviato.

Quegli andò si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?” Egli rispose: l‘uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto:” Va’ a Siloe e lavati”.

Condussero il cieco dai farisei che gli chiesero:”Tu che dici di lui dal  momento che ti ha aperto gli occhi?”

Egli rispose: “E’ un profeta!” Ed essi lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori e, incontratolo gli disse: ” Tu credi nel Figlio dell’uomo?” Egli rispose: E chi è perchè creda in lui?” Gli disse Gesù: ” Tu l’hai visto. E’ colui che parla con te “.  Ed Egli disse:” Credo Signore!” E gli si prostrò innanzi.

                                                         (dal Vangelo)

Siamo sempre in prospettiva pasquale e battesimale. Domenica scorsa il tema dell’acqua che dà la vita. Oggi il tema della luce: due aspetti inscindibili dell’unica realtà a cui il battesimo ci introduce.

Chi si prepara a diventare cristiano mediante il battesimo, cammina verso la luce; battezzato, sarà illuminato, irraggiato dalla chiarezza divina della fede.

Da quanto è presentato oggi dal Vangelo, possiamo concludere anzitutto che ci sono verità così evidenti che non è possibile farle entrare nei cervelli soprattutto se sono prevenuti. Abbiamo costatato, quanta difficoltà trova Gesù a far capire che il cieco prima non vedeva ed ora vede.

In secondo luogo che le cose evidenti non hanno bisogno di dimostrazioni, ma, quando un cuore è indurito, neppure Gesù riesce a far credere all’evidenza. Abbiamo notato che ci sono due tipi di cecità: quella che riesce a vedere più lontano, e quella che nemmeno un miracolo riesce a smuovere.

Diceva Maometto che la cecità peggiore è la “cecità del cuore.  Abbiamo  letto nel  Vangelo che i Giudei, i farisei, i  genitori del cieco guarito, sono ciechi dentro e, come dice il proverbio per il “cieco” non fa mai giorno.

L’uomo guarito, invece, preferisce affrontare l’incomprensione, piuttosto che tradire Gesù che gli ha dato la luce. La fede è conoscenza, ed è pure riconoscenza per tutto quello che Dio ci dona: riconoscenza per la grazia di averlo incontrato.

Il cieco guarito è diventato luce; così anche la nostra vita, illuminata dalla luce di Cristo deve essere in grado di illuminare gli altri. ma, dobbiamo stare attenti alla nostra “opacità ” che può fare da schermo per la luce agli altri.

San Paolo  ci ha detto che dobbiamo comportarci come figli della luce. Gli altri non si aspettano da noi spiegazioni, non dobbiamo essere burocrati delle regole e analfabeti nel cuore.

Dobbiamo semplicemente essere luce.

BUONA     QUARESIMA

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Cristo e la Samaritana, scuola francese del XVII sec. Chiesa di Saint-Leu-Saint-Gilles di Parigi

15 MARZO 2020

III domenica di QUARESIMA  /A

Giovanni 4,5–42

Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar al pozzo di Giacobbe. Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua…Le disse Gesù: ” Chiunque beve di quest’acqua, avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

Gli disse la donna: “ I nostri padri hanno adorato su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le rispose: ” Credimi, donna, è giunto il momento in cui nè su questo monte nè a Gerusalemme, adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità perchè il Padre cerca tali adoratori”.

                                                                ( dal Vangelo)

Il tempo quaresimale ci introduce sempre più attivamente alla considerazione delle verità che sono alla base della nostra vita cristiana.

Cristo è veramente la sorgente dello Spirito, la vera acqua viva, anche se spesso, noi cristiani dimentichiamo questa realtà.

 Il Signore presenta il colloquio con la samaritana: la necessità di rinascere di nuovo per essere figli di Dio, ma contro questa posizione, c’è tutta una mentalità, che riduce spesso la vita ai soli interessi.

Nell’incontro di Gesù con la donna samaritana (un capolavoro di psicologia) i silenzi e gli sguardi dicono tutto. L’abbandono del soprannaturale è frequente anche in quei battezzati i quali in seguito a crisi spirituali, o semplicemente per un processo lento di esurimento religioso, ora vivono praticamente come non se non avessero la fede.

L’umanità è spiritualmente malata e dense tenebre sono diffuse nel mondo, basterebbe aprire il giornale ogni mattina per documentare i sintomi di questa malattia immersa nell’umanità: guerre, stragi, attentati, delitti, suicidi, soppressione di innocenti, corruzioni, rapimenti, furti etc...Il giornale è come la cartella clinica

Nella scena dell’incontro con la samaritana ci accorgiamo che soltanto Dio può prendere tra le sue mani la sorte dell’umanità e risollevarla. Tutto il racconto sacro trabocca di questo amore di Dio che viene incontro alla sua creatura smarrita.

Nella folla di uomini che quella donna aveva incontrato ” donna dei cinque mariti, improvvisamente incontra un uomo che stravolge la sua esistenza.

Aveva vissuto tanti amori ma” con tanti amori è rimasta nel deserto dell’amore”. E’ vicina a quel pozzo di Giacobbe, dove ” pareva fosse attesa da sempre” e incontra finalmente “qualcuno” che riempie la sua sete d’amore.

Nella fede, come nell’amore, uno sguardo e un silenzio dicono più di molte parole.

Gesù non condanna la donna come non condanna mai nessuno; ma la sua tattica è quella di scalare nel cuore dell’uomo, di fargli  prendere coscienza della sua grandezza , di rivelargli le sue potenzialità.  Commenta efficacemente  S, Agostino: “ Colui che domandava da bere, aveva sete della fede della samaritana”.

La donna cerca di scantonare,  di tergiversare, ma Cristo la porta con dolcezza ad un cambiamento radicale, e questo succede quando lo si incontra.

Cristo obbliga a cambiare: un verbo impegnativo che ama la compagnia di un avverbio : “SUBITO” oggi non domani.

Non come quel tale che dice: “Domani cambierò! Ieri avrei voluto farlo oggi“.

BUONA     QUARESIMA

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Trasfigurazione – Raffaello Sanzio

8 MARZO 2020

II DOMENICA DI QUARESIMA  /A

Matteo 17,1-9

“In quel tempo, Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello  e li condusse, in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi farò  qui tre capanne, una per te,  una per Mosè, ed una per Elia. Egli stava ancora parlando, quando una nube lumninosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco, una voce dalla nube che diceva; “Questi è il  Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.

All’udire ciò, i discepoli caddero a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Alzando gli occhi non videro nessuno , se non Gesù solo.

                                                                                              (dal Vangelo)

I discepoli di Gesù avevano bisogno di incoraggiamento. Come ne abbiamo bisogno noi se abbiamo preso sul serio le prove della nostra fede.

Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. le loro attese venivano deluse …e il domani appariva incerto.

Questa esperienza d’incertezza e di timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte. Come Abramo, un personaggio di 2000 anni A.C. capostipite del popolo eletto che lascia la patria, casa, genitori, proptotipo di tutte le analoghe chiamate da parte di Dio, così come Paolo costituito Araldo,  Apostolo e maestro nella  fede di Dio.

Si rischia quando si ha una speranza ci si compromette quando si è certi di una promessa. Il Signore non lascia senza prospettive i suoi discepoli. Non li conduce  in una strada senza sbocco; non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte.

E’ un anticipo delle apparizioni che il Risorto farà ai suoi discepoli.

Nel cammino quaresimale di lotta per una fede autentica e di impegno, per una fedeltà profonda, risuona già l’annuncio pasquale della vita nuova.

Gesù la possiede già. e ne fa gustare ai suoi amici, ma solo per brevi istanti.

Non ci sono date molte consolazioni nella nostra vita al seguito di Gesù . Ma le esperienze di pienezza, di gioia, di pace, che qualche volta il Signore dà a quelli che veramente lo amano, sono sufficienti a mantenere viva la speranza.

Dio mantiene le sue promesse. Nè  vale la pena illudersi e cercare ciò che non ci è dato in questa terra come fa Pietro. Non pretendiamo di rimanere nella consolazione, nella quiete, nel riposo.

L’indicazione autorevole che viene dal Padre è precisa”ASCOLTATELO” e prende seriamente quanto Gesù dice.

L’Apostolo Paolo ha vissuto questa esperienza di debolezza e sempre ha superato tutto nella fede in Cristo Signore.

L’esortazione da lui rivolta al caro Timoteo, seconda lettura, oggi è per noi. Esortazione e annuncio”Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita”

Avvenimento, questo, che proclamiamo e celebriamo ora, nell’Eucarestia.

BUONA     QUARESIMA

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Prove di Cristo – Sandro Botticelli

I° Marzo 2020

 I DOMENICA DI QUARESIMA  /A

Matteo  4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti,  ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: ” Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei figlio di Dio, gettati giù, poichè sta scritto: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.

Gesù gli rispose: ” Sta scritto anche: ” Non tentare il Signore Dio tuo”.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un  monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: ” Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandosi , mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: ” Vattene satana! Sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”.

                           (dal Vangelo)

La Quaresima è un cammino attraverso il deserto, verso la meta.

Israele pellegrino quarant’anni nel deserto riportò un’esperienza di Dio e un vigore spirituale che alimentarono tutta la sua travagliata esistenza.

La Quaresima ha una durata di 40 giorni con una meta ben precisa: la Pasqua.

E’ tempo di incontro con Dio nello studio, nella preghiera, nelle opere di carità.

E’ un tempo che deve lasciare tracce nel cristiano, fortificarlo per il futuro.

Come il deserto degli ebrei fu rischiarato dalla speranza della terra promessa, così il piccolo deserto della Quaresima è rischiarato dalla terra promessa pasquale.

La liturgia quaresimale comincia col sollevare il velo sulla triste realtà umana del peccato. Che cos’è il peccato? Come si commette? Si può evitare?

A queste domande rispondono le tre letture.

Il racconto del peccato di Adamo ed Eva non è da prendere, però alla lettera,  ogni particolare ci spiega la dinamica di quel peccato come di ogni altro peccato personale.

  1. a) il peccato è sempre un invito = del serpente nel racconto bibblico = nel caso nostro, dell’egoismo =   nello smodato desiderio di piacere;
  2. b) invito al proibito dove si intravede un bene, un piacere, una conquista;
  3. c) è sempre una battaglia e solo quando si perde ogni senso morale l’uomo si inoltra nel peccato;
  4. d) è ebrezza di chi sperimenta il piacere dei sensi, di chi caccia in tasca una grossa somma rubata, di chi ha fatto una vendetta.  

“Si aprirono allora gli occhi di ambedue e conobbero di essere nudi”.

Quando il piacere è stato assaporato subentra allora un senso di vergogna, di  sconfitta. Adamo ed Eva si vergogneranno di presentarsi a Dio. Dopo il peccato l’uomo non ama incontrarsi con Dio.

Ma non tutto finisce qui:

Il peccato è entrato nel mondo, ha guastato tutto, afferma S. Paolo. A questo punto arriva Dio per mezzo di Gesù Cristo il quale apre gli occhi all’umanità sulla realtà del peccato e dà forza per combatterlo.

 La prova a cui furono sottoposti Adamo e Cristo è ciò a cui ciascun cristiano è chiamato a sostenere:

 prova di fedeltà;  

occasione di scelta libera e responsabile.

BUONA     QUARESIMA

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Beato Angelico – Discorso della Montagna

23 FEBBRAIO 2020

 VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

 MATTEO 5,38-48

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se  uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “ Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

                                                                     ( dal Vangelo)

La liturgia della Parola di questa VII domenica è tutta protesa a definire, attraverso i testi sacri, l’universale” regola d’oro”, punta di diamante di tutto il Discorso della Montagna, di tutto il Vangelo , di tutta la vita di Cristo incentrata sulla radicalizzazione  dell’amore verso il prossimo, e questo si può commisurare con l’amore che il Padre celeste ha verso l’umanità.

Quindi, non un amore limitato ai  connazionali e amici, ma a tutti senza barriere, fino ai nemici. Gesù tenta costantemente a far cambiare mentalità e comportamento, diffusi nel suo tempo, come quello della legge del taglione e dell’odio verso i nemici.

Prevale un amore che crea rapporti nuovi, capaci di trasformare il nemico in un fratello.

Nel libro del Levitico Dio aveva comandato agli Israeliti: “Siate Santi perchè io, il Signore vostro Dio, sono Santo. 

L’assimilazione a Dio da parte del discepolo, sta sulla via dell ‘amore  verso tutti. “Amate  i vostri nemici, perchè siete figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il  suo  sole sopra i malvagi e sopra i buoni”.

La civiltà dell’amore è lenta ma scende nella profondità dell’animo umano e tocca l’essenza dei valori dell’uomo. Non si basa sulle rivoluzioni con successi immediati quanto temporanei, ma sull’evoluzione con la garanzia di una lunga durata perchè  è cambiato il cuore dell’uomo.

L’amore che si fa segno e testimonianza può diventare una forza travolgente che cambia situazioni ritenute immodificabili.

Si pensi ai primi cristiani che travolgono un colosso, quale l’impero romano.

Di fronte a questa  forza, la violenza è debolezza e perciò destinata a perdere. Non è forte colui che usa la forza bruta nel dare uno schiaffo, ma chi lo riceve e riesce a non restituirlo.

Nel concludere questa basilare pagina del Vangelo, vi invito a capirla, non interrogando la propria sensibilità,  ma guardando la persona di Gesù.

In lui tutto ciò che era stato detto assume compimento e chiarezza e la sua autodefinizione di “essere mite ed umile di cuore” si conferma sulla croce, quando agonizzando  perdona e intercede per i suoi crocifissori.

BUONA DOMENICA

 

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Comunione degli Apostoli – di Luca Signorelli

16 FEBBRAIO 2020

 VI DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 5,17 – 37

In  quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento…

Io vi dico: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli…

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Ma io vi dico:

…”Chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto al giudizio…

Fu detto dagli antichi: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio nel proprio cuore.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi”.

                                           (Dal Vangelo)

L’Evangelista Matteo, oggi,  ci presenta l’esigenza di una “giustizia  “superiore” che cercheremo di comprendere il più possibile, collocandola nel contesto del pensiero espresso dalla liturgia della Parola di questa Domenica.

In tutto il brano si ripete uno schema in cui i  due assi sono La Legge e Cristo. La costruzione sta infatti in una costatazione; “Voi avete la Legge” e in un annuncio: “Ma io vi dico”.

La Legge che non passa; che conserva la sua validità, trova compimento nell’evento Cristo; Egli la esaurisce, la consuma nella sua persona.

La promessa contenuta nella legge, diventava in lui realtà. Così Cristo pone tra la legge e i suoi discepoli, la sua persona.

Questa è la novità della fede cristiana, rispetto all’ebraismo; cioè, Lui ha osservato perfettamente la Legge fino a svuotarla e noi, grazie soltanto in Lui, osserviamo la legge, ma senza di Lui, non potremmo.

Così, per entrare nel regno annunciato da Cristo, facciamo un passo avanti nella fraternità, nell’amore e nella veracità.

Un passo avanti nella fraternità: Non basta non uccidere il fratello, occorre rispettarlo; non sentirci superiori a Lui;

Si può uccidere una persona con la parola e il giudizio duro.

Dire che uno è cretino può essere già un omicidio, se significa dichiarare uno spregevole, non uguale, non degno.

Ogni volta che un uomo si fa più grande degli altri, si fa più uomo dell’altro c’è allora sfruttamento, oppressione, un attentato all’integrità dell’altro che viene soffocato e ucciso moralmente e spiritualmente.

Non si può onorare Dio, se il fratello è disonorato, perché Dio non è in cielo, ma è il Dio dei viventi che noi incontriamo nel prossimo, nei piccoli, nei poveri, in quelli che noi facilmente giudichiamo “i cretini”.

Un passo avanti “nell’Amore”:

La realtà nostra fa di noi delle persone che desiderano, che bramano. Anche quando andiamo verso la donna o viceversa, in un primo momento, non andiamo per amore, ma perché ci piace: il primo passo è erotico, ma noi dobbiamo aprirlo all’amore. Se la nostra brama resta tale, allora noi pecchiamo di adulterio.

L’adultero non è colpevole di rompere la sacralità, non è peccatore, perché rompe un contratto, ma perché vuole soddisfare il desiderio e non un’esigenza dell’amore.

Anche il Matrimonio può essere di fatto, una situazione di adulterio se non è costruito sull’amore libero e reciproco dei coniugi. Diversamente, è soltanto oppressione di uno sull’altro; si desidera l’altro senza amarlo e si commette adulterio nel cuore.

Cristo è esigente e porta luce su tante situazioni che di fatto sfuggivano ai farisei in quel tempo di tacita oppressione soprattutto della donna. Bastava loro che il matrimonio fosse salvo, che il contratto non fosse rotto. Gesù dice: “Non basta!”.

Un passo avanti nella Sincerità:

Gli Ebrei giuravano e credevano invocando il Cielo o il Tempio dando autorità alle loro parole. Gesù dice: “Non giurate affatto”, trovate l’autorità delle vostre parole, delle testimonianze e delle promesse, in voi.

Con il semplice “sì e no” date prova di essere fedeli. Se non si ha in se stessi la forza della veracità, inutile cercarla in Cielo.

Non si può far nero un capello bianco, ma un più grande amore alla verità per aderire al Dio veritiero.

 Sarà allora superfluo  il giuramento.

BUONA DOMENICA

 

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9 FEBBRAIO 2020

                         V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

Matteo 5,13 – 16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ” Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, nè si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”

                                                                                              (dal Vangelo)

Siamo in un tempo di crisi e di perdita d’identità. Oggi dobbiamo annunciare che il cristiano è “luce”e “sale ” del mondo: luce e sale che debbono essere per il mondo.

Si può affacciare un interrogativo: ” Come esserlo?” Come agire oggi per riflettere quella luce che Dio ci dà attraverso la fede? Si potrà notare subito che, se la fede c’è, il credente sala e illumina.

E allora forse formulare la domanda di fondo: Che significa, concretamente, aver fede oggi?

Significa innanzitutto riferire le parole di Gesù a coloro che sono poveri, miti, affamati di giustizia, puri, perseguitati. Sono quelli i discepoli di Cristo: Sale e luce della terra.

Cristiani, oggi, ci possiamo chiedere cosa significhi appartenere a Cristo?

Dov’è il nostro specifico, quale la nostra identità? Certo, la diversità dei cristiani, non è quella del fariseo che vanta se stesso e disprezza gli altri, ma è quella di essere servi dei fratelli nel lavoro che fanno, essere gioiosi nella persecuzione e nel disprezzo.

Noi cristiani siamo tutto questo?

Se non lo siamo, siamo sale che ha perso il suo sapore.

Come il sale, dobbiamo abbandonare la saliera ed essere gettati nella pasta che deve essere saporita. Dissolvendoci in un intenso contatto con il mondo, noi realizziamo ciò per cui siamo stati creati, diversamente, saremmo calpestati,  gettati via, e  rifiutati .

” Io sono la luce del mondo”,  ha detto Cristo,” ma anche voi siete la luce del mondo. Se in voi c’è luce tutti la vedranno , soprattutto nelle vostre opere buone.

Perciò nel Battesimo abbiamo ricevuto:

IL SALE, perchè la nostra esistenza ricevesse senso e gusto;

 una candela, LUCE perchè fossimo splendenti.

 Interroghiamoci cristiani!!!… 

BUONA DOMENICA

 

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2   FEBBRAIO 2020

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO  /A

Luca 2,22 – 40

“Giuseppe e Maria portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.

Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:” Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perchè i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele“.

                                                                                       (Dal Vangelo)

La Presentazione al Tempio ha per Luca un significato sacerdotale: Gesù è già” santo” essendo egli consacrato a Dio in modo unico, pertanto non ha bisogno di essere nuovamente consacrato a Dio.

L’ombra, segno della presenza di Dio nel Tempio di Gerusalemme, lo ha ricoperto fin dalla sua concezione; questo sia in vista del carattere sacerdotale di Gesù che per l’offerta che verrà presentata: Gesù viene individuato, ad un tempo stesso, sia sacerdote che offre, sia vittima che viene offerta.

Cosa viene offerto? ” un paio di tortore …o colombi” : sarà questo gesto l’accenno discreto, ma prezioso alla povertà dei protagonisti.

Entrano in scena Simeone e  Anna, i due nuovi personaggi sui quali Luca ama soffermare la sua e la nostra attenzione: Simeone, uomo  giusto come Zaccaria, unitamente ad Elisabetta e Anna, personaggi che arricchiscono la nostra conoscenza riguardo al mistero del Cristo, mentre si apre sempre di più la via che porta alla fede, alla quale siamo sollecitati non da ragionamenti astratti, ma da testimonianze vive.

“Si aspettava la consolazione d’Israele”, cioè l’avvenimento descritto e promesso dai profeti, capace di portare ad Israele la liberazione da tutti i mali e la venuta finale di Dio Padre e dello Spirito Santo .

Nel Vangelo di oggi per ben tre volte l’evangelista Luca conferisce importanza a questo episodio. Egli pone all’inizio e alla fine della sua opera il grande tema della salvezza in Cristo, offerta a chiunque si apra ad essa per mezzo dell’ascolto. (E-P)

BUONA DOMENICA

 

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26 GENNAIO 2020

 

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 Matteo 4,12-17

 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò in Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:” Convertitevi perchè il Regno dei cieli è vicino…”

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli , Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse: ” Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, che nella barca, insieme a Zebedeo, loro padre, riparavano le loro reti e li chiamò. Ed essi lasciarono la barca e il loro padre  e lo seguirono”.

                                                             ( dal Vangelo)

 Troviamo opportuno, nell’omelia odierna, porre attenzione sui tre brani della celebrazione eucaristica che aprono l’attenzione sulla chiamata dei pescatori e nel programma che Gesù ha nella sua mente iniziando la sua grande missione di Redenzione dell’umanità.

Il primo pensiero è tratto dal profeta Isaia. Esso annuncia che il giorno del Signore è vicino, e porterà liberazione, gioia e luce su coloro che abitano in terra tenebrosa”.

La seconda lettura, è come il proseguimento della prIma, è S. Paolo nella lettera ai Corinzi ( 1,10-17) che reagisce contro le divisioni nella Chiesa di Corinto operata da ” gruppettari” che non fanno che snaturare l’essenza della Chiesa stessa. Chiesa che vuole essere unita trovando la sua ragione d’essere soltanto in Cristo e, in Cristo Crocifisso (mi riferisco…).

Il culto della personalità, scrive Paolo, cambia i connotati essenziali della Chiesa riducendola a” setta religiosa”.

La centralità di Cristo libera i credenti dalla sudditanza dei grandi personaggi e dall’idolatrico attaccamento a capi prestigiosi.

Esso dà inizio a quanto Matteo ha scritto nel suo Vangelo che ci accompagnerà durante le domeniche del tempo ordinario del 2020. Vangelo che ha visto la sua luce tra gli anni 70-80 d. C.

Nota specifica e fondamentale di Matteo è quella di proclamare Gesà Cristo, Figlio di Dio. Da notare in tutta la sua esposizione , se vogliamo vederla come catechesi, è quella delle cinque grandi vie sul regno dei cieli, mentre lascia ai miracoli la funzione  integrativa per esprimere l?autorità. il potere, la misericordia di Gesù.

Per quanto riguarda la chiamata dei primi discepoli, il Vangelo di Matteo ci riporta i nomi dei due fratelli Pietro e Andrea, pescatori, mentre gettavano le reti, e altri due fratelli, Giacomo e Giovanni.

Gesù li chiama  ed “essi subito lasciarono la barca e Zebedeo e  lo seguirono

Da notare due cose: non chiama persone dotte o importanti, ma due operari e ciò per farci capire che la Chiesa che verrà fondata da Cristo verrà, nel tempo, guidata e ispirata dal suo Spirito.

  1. Agostino ci direbbe “di non aver paura di lasciar passare a vuoto Dio davanti alla porta della propria vita”.

BUONA DOMENICA

 

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19 GENNAIO 2020

 II  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

 

Giovanni 1,29-34

 

In quel tempo Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: ” Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo…Io sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele…”

Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: ” Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è colui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questo è il Figlio di Dio”.

(Dal Vangelo)  

 

In alcune chiese abbiamo visto un Agnello con uno stendardo. Oggi abbiamo sentito che Gesù è indicato come Agnello di Dio .

 

L’immagine evoca  subito idee di mansuetudine-rassegnazione-passività. Povero Gesù!

Ha subito sofferenze e morte, ma questa sua vicenda sembra non dirci altro che un invito a vivere rassegnati e pavidi; la storia la fanno i prepotenti e i violenti: noi la subiamo, sperando in un domani eterno migliore.

 

Indicando Gesù come Agnello di Dio l’evangelista Giovanni , e con lui la chiesa primitiva, non intendeva avviare una riflessione nel senso sopra esposto, anzi, proprio in quanto Agnello di Dio, Gesù è nel cuore della storia, protagonista principale, ma con stile decisamente nuovo.

 

Questo simbolo per comprendere Gesù emerge dall’A.T. Soffermiamoci per capire..

 

Troviamo l’Agnello nella sua Pasqua ebraica connesso con un evento di liberazione.

 

E’ rimosso l’ostacolo che impedisce ad Israele di essere popolo nella libertà e nella fedeltà alla sua tradizione- schiavitù.

Gesù è Agnello di Dio  perché è liberatore.                            

L’ostacolo da lui rimosso infranto e il peccato: “Che toglie i peccati del mondo”.

Ma questo come avviene storicamente?

E’ prefigurato in Isaia. Egli si fa solidale con i peccatori, partecipa alla condizione di uomini oppressi e alienati. Con la predicazione e la testimonianza sfida le strutture di ingiustizia e violenza che dominano il mondo con la sua fedeltà a Dio sino alla morte, spezza il potere del peccato e apre possibilità nuove allo Spirito.

Nell’Apocalisse l’ Agnello è il Cristo risorto al centro della Chiesa, cui dona lo Spirito Santo.

 

La nostra fede si educa e cresce anche nella giusta comprensione dei simboli attraverso i quali la Bibbia tenta di esprimere il mistero di Cristo.

Gesù impegnato nel suo servizio di amare, fino in fondo, nella donazione totale, in una lotta contro le manifestazioni del male, con la sicurezza della vittoria.

 

Questa fede deve ispirare e muovere la nostra vita.

Siamo discepoli dell’Agnello di Dio, sì, siamo qui per lodarlo e glorificarlo. Non basta. Dobbiamo seguirlo, imitare il suo stile, lottare con lui.

 E’ la nostra vocazione di battezzati!

Piero della Francesca – Battesimo di Cristo

12   Gennaio  2020

 BATTESIMO DEL SIGNORE /A

Matteo 3.13-17

Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: “Questi è il mio figlio prediletto, nel  quale mi sono compiaciuto”.

                                                (dal Vangelo)

Dall’evento del Battesimo di Gesù al Giordano , scaturisce per l’umanità una nuova immagine di Dio che si fa solidale con l’uomo in Cristo Gesù.

Viene consacrato con lo Spirito Santo e inizia la sua missione.

Il Battesimo è quindi un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a figli ottenutaci dal figlio  per eccellenza, secondo la celebre  dichiarazione di S. Paolo.

Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra il Creatore e la Creatura, tra il Signore glorioso e la fragile natura, come fece quella dei campi  che al mattino fiorisce e alla sera è avvizzita.

Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e di filiazione.

IL Battesimo segna per Gesù la svolta dalla vita privata, silenziosa, alla vita pubblica.

Dopo il Battesimo, Gesù è il precursore del nostro battesimo, anche se ci sono contrastanti differenze. Il nostro, cancella il peccato d’origine, riporta l’ordine tra l’uomo e Dio. Il Battesimo di Gesù non ha avuto nulla da eliminare o riordinare.

Una riflessione s’impone nella festa del Battesimo di Gesù: forse non sempre i cristiani sono coerenti; con troppa facilità abbiamo dimenticato gli impegni del nostro Battesimo, ma se non ci impegniamo e continuiamo  con una vita cristiana contraddittoria, che tipo di religiosità professiamo?

Davvero come ha scritto qualcuno, se oggi Cristo tornasse sulla terra ci domanderebbe: “Chi sono stato io per voi?

A ciascuno la risposta…

L’Abbè Pier risponde con un suggerimento che potrebbe essere adatto per riflettere: ” Non basta essere credenti, o ritenersi tali, occorre essere credibili”.

BUONA DOMENICA

 

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6  GENNAIO 2020

 EPIFANIA DEL SIGNORE

MATTEO 2,1-12

Nato a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli cribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero : ” A Betlemme di Giudea, perchè così è scritto per mezzo del profeta: E, tu, Betlemme terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo , Israele”.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li  inviò a Betlemme dicendo: ” Andate e informatevi sul bambino e, quando l’avrete trovato fatemelo sapere, perchè amch’io venga ad adorarlo.”

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

                                                     (dal Vangelo)

“l’Epifania è la celebrazione gioiosa della salvezza come rivelazione”. La festa di Cristo come manifestazione di Dio che salva.

La manifestazione salvifica di Gesù corrisponde all’azione del Padre che lo  rivela Messia o Figlio prediletto.

Gesù è stato proclamato luce, parola-sapienza nome-gloria di Dio perchè rende visibile il Dio invisibile: è sua immagine, manifesta il nome di Dio agli uomini.

Gesù è il profeta non semplicemente perchè ha un’importante parola da annunciare in nome di Dio, ma perchè la sua esistenza è quella stessa tradotta in categorie umane. Egli non solo manifesta Dio, ma è la manifestazione umana di Dio, del suo perdono, del suo amore.

La realtà di Gesù può essere definita attraverso questa realtà reale: Egli non solo dice parole di Dio, ma la sua esistenza è risonanza umana della parola eterna.

L’Epifania, perciò, è il manifestarsi storico come amore misericordioso di Dio.

La Chiesa, invece, celebra l’Epifania del Signore come la riscoperta della sua umanità perfetta: “Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria.Si inginocchiarono e adorarono il bambino”.

Come uomo egli è gloria di Dio, splendore della sua luce. Egli è perfettamente simile a noi, per nulla modificato nella struttura e nell’azione umana.

Per questo L’Epifania non è il semplice ricordo di uno o di molti episodi, è la celebrazione dell’esistenza di Gesù, come manifestazione dell’amore salvifico del Padre.

Le letture di oggi si inseriscono in questo processo di rievocazione delle parole  che hanno profetizzato l’evento.

Leggendo Isaia i cristiani  comprendono che non a caso Gesù è stato nella storia umana luce di Dio nelle tenebre degli avvenimenti degli umani.

E’ Gesù la gloria  venuta nella cittù santa. Egli è il tempio nuovo insediatosi in Gerusalemme. A lui , plendore della sua gloria, sono accorse le genti.

Le moltitudini salite alla nuova Gerusalemme sono state guidate, attratte dal suo splendore. Paolo, nella lettura agli Efesini sottolinea che la luce non attira solo gli Ebrei, ma tutti  gli uomini.

L’Epifania è appunto la manifestazione dell’eterno progetto ecclesiale compiuto in Cristo. La cattolicità della Chiesa non è un fatto già realizzato, ma una speranza da ammirare e perciò un impegno da rinnovare. I suoi traguardi, infatti, non  sono solamente i confini della terra, ma le profendità dello spirito umano. La chiesa, noi tutti, possiamo oggi celebrare L’Epifania del Signore, solo se essa è rivelazione di Dio, solo se oggi in Lei Dio viene incontrato dagli uomini che in  essa si stabiliscono, fanno crescere i figli della luce, come persone luminose  dello splendore di Dio.

Buona Festa

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5 GENNAIO 2020

II DOMENICA DOPO NATALE /A

GIOVANNI 1,1-18

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era dio. Egli era, in principio, presso Dio: Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e lemtenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni . Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui . Non era lui la luce , ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo . Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi , e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio;: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da carne nè da volere di uomo , ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:” Era di lui che io dissi: colui che viene dopo di me è avanti a me, perchè era prima di me”. Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perchè la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Cristo Gesù. Dio, nessuno lo ha mai visto: il figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

                                                                         ( dal Vangelo)

“Il verbo si è fatto carne e ha piantato la sua tenda in mezzo a noi”.

Queste poche parole certo tra le più famose di tutto il N. T., esprimono compiutamente tutto il senso e il mistero del Natale.

Esse racchiudono e confermano tutto quello che siamo venuti dicendo e meditando durante tutto l’avvento cioè, che il Natale, l’Incarnazione e tutto il fatto cristiano vivono essenzialmente sulla fede che, in Gesù Dio è diventato il Dio – con noi.

Questo venire ad abitare in mezzo a noi, questo “piantar le tende” indica con chiarezza il compito d’un proposito divino, l’attuazione di un progetto che è anche un desiderio, che ora  si compie: Dio è finalmente uno di noi, impegnato nella nostra storia coinvolto nella stessa avventura

L’annuncio degli Angeli esprime la gioia di Dio d’essere tra gli uomini anche se non sempre e non tutti rispondono con allegria a tale annuncio.

E’ il tema così profondo e misterioso che fa da trama nel brano del prologo di Giovanni:

Il contrasto drammatico tra luce che si rivela e gli uomini che alla luce preferiscono le tenebre.

Ancora una volta l’uomo non gradisce l’intervento di Dio nella sua storia, e all’annuncio gioioso degli Angeli ” Oggi è nato per voi un salvatore”, l’uomo incomincia a escogitare sistemi per rispedirlo nel più breve tempo possibile a chi lo aveva inviato.

Ma questo pensiero non è , non può essere dominante, oggi.

Oggi il pensiero deve soffermarsi più volentieri sulla consolante certezza che tra le nostre case,  a saperla trovare, c’è anche una tenda dove dimora Dio,  perchè a un Dio che viene nessuno può sbarrare la strada; e la sua spada fallisce il colpo ( come Erode), o Dio risorge da quel sepolcro dove l’uomo credeva d’averlo sotterrato per sempre.

Perchè, se Dio si è  fatto uomo, è l’uomo stesso che è diventato ormai portatore di Dio nei suoi destini di peccato e di gloria.

Una figura che non possiamo sottacere in questa straordinaria e paradossale vicenda è Maria. Ella è testimone muta, contemplatrice, adorante d’un mistero che si compie in lei e per lei, ma del tutto al di sopra di lei.

E non cessa d’approfondirlo e di meditarlo nel suo cuore. E’ un invito per noi: il disegno divino  non si rivela così facilmente nè si può indovinarlo a prima vista.

Bisogna saper guardare con umiltà e perseveranza nelle pieghe degli eventi.

E’ là che si nasconde il senso delle cose.  E’ là che si nasconde e si rivela Dio.

    SVEGLIATI  UOMO  PERCHE’ DIO  SI  E’   FATTO  UOMO!!!       

                                    BUONA    DOMENICA

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PRIMO  GENNAIO 2020

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO /A

LUCA 2,16-21

In quel tempo, i pastori  andarono, senza indugio, e trovarono Maria Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti  quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose , meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono , glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano  udito e visto, com’era stato detto loro. Quando fuono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo materno.

                                                     ( dal Vangelo)

Capodanno è un giorno ricco di molti motivi sia teologici che antropologici.

Festa di Maria, Madre di Dio, giornata della pace, primo giorno dell’anno.

Cercheremo di collegare le tre ricorrenze con questa enunciazone: aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita com dono e quindi, costruire la pace, che è la comunione fondata sulla logica del dono. L’inizio di un nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso. Noi viviamo, senza la vita tutto il resto per noi non avrebbe senso.

nella corsa affannosa di un vivere che rischia di essere senza senso.

E’ indispensabile riscoprire nei gesti di Maria e dei pastori i segni di una sintonia che, nel cuore gli avvenimenti arricchisce il senso della vita quale essere capaci di stupore, “conservare e meditare” gli avvenimenti, andare senza indugio, glorificare e lodere Dio.

La necessità di interrogarci nel senso del nostro vivere e correre, diventa più urgente se si fa attenzione ai gravi pericoli di distruzione e di morte che minacciano sempre più la pace dell’umanità.

La concreta risposta alla situazione dell’uomo, desideroso di morte è Gesù Cristo, figlio di Dio divenuto realmente uomo nel seno di Maria; Cristo vivendo la nostra stessa vita, assumendo il limite della nostra condizione umana, ci rivela che il senso della vita è quello di essere un “dono”.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli, costruendo la pace, che è comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso,  la pace è possibile perchè Cristo, nato da Maria ci rivela che il dono,z la grazia;  il centro trascendente della vita è Dio. Dalla giustizia e dal perdono di ciascuno nasce la pace per tutti.

La fede innanzitutto conferma la povertà radicale che ogni uomo anche il non credente, ha nei confronti dell’esistenza, il suo avere e possedere, per quanto vasto sia, ha un limite invalicabile. L’uomo non ha il potere di darsi la nascita nè di evitare la morte.

L’impegno per la pace, e quindi per la vita, non può non avere una dimensione sociale e universale esprimendosi concretamente, iniziando dal fratello che abitualmente o casualmente ci è vicino.

L’uomo per vivere ha bisogno di amare la vita in tutto e nonostante tutto. Per questo ha bisogno di aprirsi, senza paure, al Bambino che giace nella mangiatoia, accanto alla madre.

Allora potrà, come i pastori, come Francesco di Assisi, glorificare e odare Dio” in tutte le creature” con un cuore” tanto puro da abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

L’augurio che il nuovo anno possa essere vissuto in piena salute del corpo e dello spirito è quello che desidero rivolgere a ciascuno di voi e a tutte le famiglie della nostra comunità.

Buon Anno!!!

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29 dicembre 2019

          SANTA FAMIGLIA DI GESU’ MARIA E GIUSEPPE /A

 Matteo 2,13-23

 “Un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto! Giuseppe, destatosi, prese con sè il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.

Morto Erode un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese  d’Israele! Egli, alzatosi, prese con sè il bambino e sua madre ed entrò nel paese d’Israele ed andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perchè si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: sarà chiamato Nazareno”.

                  (dal Vangelo)

La famiglia è una cosa così bella che anche Dio ha sentito il bisogno di averne una.

Ecco perchè celebriamo oggi la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Possiamo dire che la nostra è una ” Santa famiglia?”

Vedete: è una questione di fede e di amore.

Giuseppe ha dovuto aver fede in Maria: ha dovuro credere in Lei, anche se non era in grado di capire quello che avveniva in lei, e l’ha amata così come era.

Maria si è fidata dell’ amore, della stima ,del rispetto di Giuseppe. E si è affidata a lui.

E anche Gesù ha avuto fede nei suoi genitori” stava loro sottomesso”.

Nelle mostre famiglie si ha fede gli uni negli altri?

Sappiamo che per amare ci vuole fede, per superare tante delusioni, tante difficoltà, ci vuole fede reciproca, unione, comprensione, pazienza, dialogo.

I figli amano i genitori non perchè sono senza difetti, o perchè sono i migliori del mondo, ma perchè da loro hanno ricevuto il dono della vita.

Quando si ama così si è la persona più felice della terra. Mazzini diceva che la” LA FAMIGLIA E’ LA PATRIA DEL CUORE”.

Spogliamo perciò la celebrazione della S. Famiglia dalla retorica e dallo scontato, la famosa frase di Bonhoeffer ( martire dei campi di concentramento nazisti) diceva.”Noi cristiani non potremo pronunziare le parole ultime se prima non abbiamo pronunciato le parole penultime”: sono le realtà quotidiane: quelle della giustizia , della vita, della famiglia e della dignità umana.

Un inglese George Moore scriveva : ” un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, poi torna a casa e lo trova lì”

                                               BUONA FESTA

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25 dicembre 2019

 NATALE DEL SIGNORE /A

 Giovanni 1,1-18

 “E IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A  NOI”.

                (dal Vangelo)

Osservando i Presepi che in questa Santa Notte hanno cominciato a rievocare il grande evento della nascita del Figlio di Dio sulla nostra terra, una caratteristica comune a tutti mi sembra opportuno rilevare; il movimento da una parte e la fissità dall’altra che divide le persona rimanendo incapaci di muoversi in direzione dell’avvenimento. Quindi “due categorie di persone”:

Quelle che rispondono alla provocazione dell’evento prodigioso e, vanno a vedere, rendersi conto e  contemplano.

E quelle che non abbandonano il loro posto. C’è anche che anche un’altra categoria che si agita ( come Erode) è inquieta perchè avverte quella ” Presenza” come una minaccia. Quel Bambino potrebbe diventare un pericoloso concorrente.

Al contrario i Pastori abbandonano i loro bivacchi, avvertiti dall’alto, vanno senza indugio a vedere.

E si muoveranno lontano anche i Magi per venire” ad adorare il Re del Giudei”.

E troppi non abbandonano le loro case, le loro sicurezze, le abitudini, il conforto, questo Dio non rientra nei loro programmi.

Lei, la Vergine Madre, lo ha dato alla luce, ha permesso che la luce splendesse nelle tenebre.” In Lui c’era la vita, e la vita era la luce degli uomini.”

C’era bisogno soprattutto di luce, dato che il peccato è disgregazione, è confusione, è buio fitto sia dentro l’uomo che fuori.

Purtroppo, chi fa il male, non vuole la luce, preferisce le tenebre, ha bisogno di coperture; ciò che produce è roba sua, non è il caso che certa mercanzia venga allo scoperto.

Chi, invece, fa la verità, desidera la luce, perchè si veda chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Ma quella  che ha incominciato a brillare in una stalla nei dintorni di Betlemme, è una luce inquietante, non decorativa, che pretende frugare in tutti gli angoli del nostro cuore,

Dio quando scende sulla terra vuole cominciare con la chiarezza, e, non da Padrone, ma da mendicante, non sfonda le porte, aspetta, perchè la porta va aperta dall’interno: l’Amore, non può essere costrizione e deve accettare il rischio di venire rifiutato e respinto.

Col Natale si inaugura il tempo della pazienza di Dio, delle attese interminabili del mendicante divino alle porte  degli uomini. Paura che costui gli prenda qualcosa, non capiscono che è venuto per dareo se ne va, con passi lenti della madre affaticata e di Giuseppe avvilito, con le nocche delle dita scorticate a forza di bussare.

Se ne va  a nascere fuori paese per non dare fastidio a nessuno, per essere ancora più libero di dare.

La Greppia può bastare per contenere la presenza di un neonato, viene dunque mandato a nascere “fuori della città”  così come verrà mandato a morire fuori della città”…e dire che questo mondo lo ha fatto piuttosto vasto!

Venne fra la sua gente ma, i suoi non l’hanno accolto” : un Dio abusivo, estraneo, indesiderato…Ma, se venisse oggi?

“A quanti, però,  l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Soltanto se la nostra povertà saprà accogliere l’occasione che ci viene  offerta, il nostro sarà  un

BUON NATALE!!!

 Che auguro a tutti: lettori, operatori, ex miei parrocchiani .

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22 Dicembre 2019

IV DOMENICA DI AVVENTO ANNO /A

 Matteo 1,21-23

 Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù…Tutto questo avvenne perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”.

                                                                                       (Dal Vangelo)

I protagonisti che hanno il massimo risalto nel Vangelo di questa ultima domenica di Avvento sono: Giuseppe e Maria.

Giuseppe cui Dio, affidandogli un’altra missione, lo corrobora di ogni carisma e di tutto quello che è necessario per compiere ciò a cui è destinato.

La missione importante fu quella che Giuseppe ebbe nel diventare padre putativo di nostro Signore Gesù Cristo e vero sposo della regina del mondo e Signora degli Angeli. Egli che “ab aeterno” fu scelto dal Padre come custode fedele dei suoi tesori, cioè del Figlio suo e della sua sposa; ufficio compiuto da Giuseppe fedelmente, tanto che Dio lo proclamerà: “Servo buono e fedele entra nella gioia del tuo Signore”.

E “Giuseppe” non temere di prendere con te Maria tua sposa. Se confrontiamo Giuseppe a tutta la chiesa di Cristo, non lo troviamo forse come un uomo eletto e speciale attraverso e sotto il quale Cristo è ordinatamente e onestamente introdotto nel mondo . 

Se dunque alla Vergine Madre tutta la santa chiesa è debitrice, dato che per essa Cristo si è degnato di accettarla, certo, dopo la Vergine, a Giuseppe si deve rendere grazie e particolare amore.

Giuseppe pertanto, completa e definisce l’antico Testamento, dove la fase patriarcale e quella della dignità dei Profeti hanno conseguito i loro frutti. Così il grande “uomo giusto” si ricordi di tutti noi e dei nostri defunti e intenda presso il suo figlio putativo che prosegua a rendere propizia la sua beatissima Vergine sua sposa alla chiesa e a tutto il mondo intero.

Abbiamo detto all’inizio che i protagonisti della domenica sarebbero stati due: Giuseppe e Maria.

Si profila all’orizzonte la figura di una Vergine che diventa madre di un figlio che è “Dio con noi”.

Nascono così, due novità assolute un’autentica vergine madre e un vero uomo: “perchè Dio si rivolge ad una donna? E una tacita risposta: perchè Dio vuole il suo figlio in maniera totale anche nella carne, senza intervento di un uomo. Non è contrarietà al sesso ma piuttosto paternità assoluta: Gesù viene da Dio, ” è Dio con noi.

Dio ha dato suo figlio tramite la donna. Dio fa a meno dell’uomo, non della donna e” la donna si chiamava Maria”. Da lei viene il Bambino di Betlemme, il Maestro, il Risorto.

A Maria domanderemo non di aiutarci dove possiamo noi, ma di facilitarci l’incontro con Cristo; di accrescere nell’animo umano la sensibilità morale; di stimolare la ricerca dei valori spirituali. E’ questo il ruolo che Dio ci ha assegnato.

BUONA DOMENICA

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15 dicembre  2019

 III DOMENICA DI AVVENTO /A

Matteo 11,2- 11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: ” Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Gesù rispose loro:” Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”.

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: ” Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi del re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità, io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni Battista; ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di  lui,”

       ( Dal Vangelo)

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

Giovanni Battista (personaggio chiave del Vangelo odierno) e,

Gesù non risponde esplicitamente, vuole che essi stessi siano a darsi una risposta, e dice loro, di riferire a Giovanni quello che vedono e ascoltano e cioè che i ciechi, gli storpi, i lebbrosi, i sord… i morti guariscono dai loro mali e ai poveri è predicata la buona novella, è annunciato il Vangelo.

E noi… cosa dobbiamo fare? Domanda che talvolta può essere posta anche a noi e spesso la liquidiamo rimettendo il tutto in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

Al contrario?   Annunciare la parola di Dio; che significa fare quello che ha fatto Gesù. Ubi charitas gaudet, ibi est festivitas ( S. Giovanni Crisostomo).

Cristo dice ordine, pulizia, serenità; rompe il cerchio della solitudine.

Cristo è luce e gioia anche per chi è nel fiore degli anni, e nella maturità.

Spesso la Religione è vista come un intralcio al godimento , specie presso i giovani.

La Religione non è contro la natura, ma insegna a seguirla ragionevolmente , cioè umanamente e non istintivamente.

L’abolizione dei freni porta al trionfo dell’egoismo che non ha mai giovato all’uomo.

La prossimità del Natale offre all’umanità un motivo di sollievo invitando tutti a far festa , mentre Giovanni Battista ci invita a scoprire Cristo dato che la gioia è il profumo di Dio sentito nell’anima.

 

Cristo viene e parla di gioia, tutto il suo annuncio esprime questa realtà; ecco Isaia e Giacomo con “Rinfrancate i vostri cuori perchè la venuta del Signore è vicina”.

Le varie forme di nevrosi  sembrano essere la testimonianza più eloquente di questa spaccatura interiore, della schizofrenia che minaccia l’essere umano nell’armonia della sua unità.

Al relativismo e alla crisi dei valori egli opporrà, col suo vivere quotidiano, la propria certezza in quel Dio della pace che è fedele e che farà quanto ha promesso.

BUONA DOMENICA

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8  DICEMBRE 2019

 IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA /A

Luca 1, 25-38

L’ANGELO GABRIELE fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, ad una vergine, sposa di un uomo della casa di David, chiamata Maria. Entrando da lei disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te…Ecco, concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù”.

              (dal Vangelo)

Le letture bibliche dell’odierna celebrazione aiutano a capire la storia salvifica di Dio.

Da una lettura religiosa dell’universo, del suo destino, del suo valore, Paolo, in piena luce del compimento in  Cristo ci spiega come ” prima  che il mondo fosse,  l’uomo, , è stato scelto per essere santo e immacolato , nella condizione di ” Figlio di Dio” adottivo in vista di una elezione e alleanza. ( Ep. 1,3-6).

Dio aveva previsto e voluto una vita di relazione piena, di dialogo, di confidenza filiale con tutti.

Il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato: la morte.Così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini.

Le pagine della Genesi ( 3,9-20) interpretano il tremendo rovesciamento del piano di Dio, ad opera dell’uomo, sobillato dal maligno.

Ma la catastrofe è aperta alla speranza che Dio stabilisce tra la discendenza del serpente e quella della donna che è chiamata ” Madre di tutti i viventi”.

Il piano di salvezza è “dono di Dio” fatto per l’uomo e con l’uomo. Partecipazione che ha come scopo la lotta contro il nemico, una ostilità dalle proporzioni cosmiche, nessuno sfugge, nessuno può sottovalutare il pericolo; l’avversario”guada”la preda e cerca di assalirla; di qui il richiamo alla vigilanza, all’impegno.

L’IMMACOLATA CONCEZIONE è il segno di quel mondo che Dio avrebbe desiderato e che avrebbe voluto per tutti, anche se non è riuscito, il nemico, il peccato, non è riuscito a spezzare il filo che lega l’intero piano di salvezza.

Gesù è il centro! La Vergine Madre  è il ” ponte” fra la Creazione e la ricostruzione . Il disegno originale di Dio, continua.

La Vergine di Nazareth non è un fiore isolato in un deserto di rovi, ma  la corolla più bella  in un giardino di rose.

L’Immacolata Concezione è sì un dono di Dio, ma anche sua conquista: Ecco l’Ancella del Signore: A Lei dunque, nostra sorella in umanità e modello della Chiesa, salga la nostra preghiera carica di nostalgia e di santità, bisognosa di luce divina.

BUONA FESTA

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I° Dicembre 2019

 I° domenica di Avvento /A

 Matteo 24,37-44

“vegliate perché non sapete in quale giorno il Signore verrà. Se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi siate pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

                 (  dal Vangelo)

Avvento vuol dire” venuta “.

Abitualmente la venuta si verifica in un momento; poi si passa ad altro.

Trattandosi di Gesù, il discorso è diverso.

La sua venuta, il suo avvento, non è un fatto concluso, ma sempre aperto.

Il fatto storico, irripetibile è sempre aperto!

Il fatto storico, irripetibile di Betlemme è suscettibile di trasposizione in altra chiave: in quella spirituale, sacramentale di eventi particolari della vicenda umana, come in chiave personale di persone nelle quali egli , particolarmente, rivive.

Avvenimento ricchissimo che spiega il ripetersi di ogni anno. Si dice che, spesso, nella nostra società si registra la ” caduta del desiderio”. Abbiamo tutto e non ci aspettiamo mulla.

Pensiamo per un momento cosa era l’attesa del Natale quando eravamo bambini, per le feste e per i regali…

Quale sorpresa può provare, oggi, un bambino che già usa un computer, un cellulare e tutto quello che vuole? Siamo sazi di tutto.

Quanto è difficile, allora, accogliere l’invito dell’Avvento a vegliare, a stare attenti, ad accogliere Colui che viene…Dovrebbe essere questo desiderio questa attesa  a dare gusto e senso al nostro tempo e alla nostra vita cristiana! E invece?

Cristo, all’inizio dell’Anno liturgico, si ripresenta alla persona del 2019-2020, non tanto come oggetto di studio, e maestro di una dottrina, ma nella famiglia, negli ambienti di lavoro; a Lui, se gli si apre un varco e lo si fa passare, dà una colorazione un timbro unico; umanizza la persona , rasserena l’ambiente, ripulisce dalle brutture; dagli abusi; porta un rifornimento di coraggio, accende speranze, distrugge gli odi, fuga gli egoismi col gettito dell’amore.

Cristo, con L’Avvento, ricompare all’orizzonte. Alziamoci in piedi per ascoltarlo e riinteressarsi a lui, di parlarne pubblicamente, sfidare l’opinione di chi sa parlare solo di danaro, di sesso, di divi, droga ecc…

Constatiamo, perciò come il Cristo che viene, è anche il cristiano che l’accoglie in se stesso e lo presenta agli altri con la propria vita.

Cerchiamo, allora, di vivere con queste e altre riflessioni, i sentimenti di attesa per il periodo dell’avvento.

Concludo con una massima di Martin Luther King:

” Non siamo ciò che dovremmo essere;

non siamo ciò che vogliamo essere,

non siamo , nemmeno ciò che un giorno saremo,

ma grazie a Dio non siamo ciò che eravamo”.

Viviamo nell’attesa del Natale

con la spinta ideale verso

“ciò che dovremmo essere, e non siamo!”

 Buona domenica

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24 NOVEMBRE 2019

 SOLENNITA’ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO /C

Luca 23,35-43

In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù,  il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: “Ha salvato gli altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: ” Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta : ” Costui è il re dei Giudei!”.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: ” Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi !”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: ” Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente perchè riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose:” In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.Che cosa significa che Cristo è ” Re dell’universo” così come dice il titolo di questa giornata

                                                     (  Dal Vangelo)

Che cosa significa che Cristo è ” Re dell’universo” così come dice il titolo di questa festa.

Le statistiche ci dicono che due terzi dell’umanità, neppure lo conoscono come persona storica. Il significato di questa regalità apparirà nel giudizio: Cristo afferma che a tutti è stata data la possibilità di incontrarlo, di servirlo e perciò di salvarsi.

La parabola evangelica infatti vuole rispondere all’interrogativo che si pongono i cristiani: gli altri come fanno a salvarsi? La risposta di Gesù è sorprendente: Chiunque mi ha potuto incontrare ( anche non sapendolo), nell’affamato, nell’assetato, nell’espatriato, nell’ignudo, nel malato, nel prigioniero quando ha compiuto gesti di servizio verso un suo fratello uomo- donna.

Quindi tutta l’umanità è lo spazio in cui Cristo esercita la sua regalità, e , ogni uomo, ha la possibilità di concorrere all’edificazione del Regno.

Cristo è il punto omega- il termine cioè di riferimento e di compimento di ogni atto soddisfatto e realizzato per aiutare, liberare, servire, promuovere gli altri.  Certamente Gesù non intende dire che ci si salva per un isolato gesto di bontà compiuto qualche volta all’interno di una vita egoistica e di un’attività oppressiva. Egli regge nella gloria chi ha dato un orientamento generoso e costruttivo alla sua esistenza.

Quest’ampia e concreta visione universale della regalità di Cristo, è fonte di speranza , perchè ci rende certi che tante persone che agiscono per la giustizia e con amore, operano per il Regno di Dio anche se non vi credono..

Noi cristiani, dovremmo essere i protagonisti responsabili e coscienti dell’edificazione del Regno e di associarci al gesto di Cristo che consegna il Regno al Padre, come ci ha detto l’Apostolo  Paolo.

La chiesa nel mondo è il ” Sacramento”, il segno visibile e lo strumento efficace nel condurne e ridurre al Cristo ogni attività e realtà.

Riflettendo su queste verità, alla luce della parola biblica ringraziamo Dio di averci chiamato a conoscere. Assaporiamo l’inizio di questa realtà; noi facciamo festa; apriamo il cuore alla speranza.

Buona domenica

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 17 novembre  2019

 XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 21,5  – 19 

Mentre alcuni parlavano del “Tempio”, Gesù disse: “Verranno giorni in cui non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”.Gli domandarono: “Maestro quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?

Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ” Sono io!” e il tempo è prossimo; non seguiteli. Quando sentite parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose ma non sarà subito la fine…Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.

                                                                                                                                               ( Dal Vangelo)

Riflettere sulla storia. è una delle più appassionanti occupazioni dells storia umana, come interpretarla, darle un volto, dei connotati.

Grandi Geni hanno fatto questo sforzo dandoci: la filosofia della storia. Essi sono: S. Agostino; Giovanni Battista Vico; Bossuet.

Nella Bibbia abbiamo qualcosa di analogo e insieme di diverso, come: La Teologia della storia; cioè: la storia guarda facendo capo a Dio.

Prescindendo da Dio, la storia è una congerie di avvenimenti senza senso e senza nesso. Tutto quello che si muove ( macchine, navi, aerei, navicelle spaziali, ecc…ha bisogno di una guida: La storia è evoluzione del progresso umano.

Per il Cristiano la storia è guidata da Dio dall’interno e, tutti gli avvenimenti vanno letti sotto questa guida.

Nell’odierna liturgia della parola, generalmente, si nota il tema della fine: Gerusalemme, della storia, del mondo e dell’individuo.

Il profeta Malachia (3,19-20) prevede un giorno rovente come un” forno”.

Nella storia bibblica ci sono due categorie: gli ingiusti e i cultori di Dio. In quel giorno per gli uni e per gli altri verranno tirate le somme.

Il giudizio di Dio si svolgerà nella coerenza. Il giorno del Signore” significherà la rivelazione di ogni uomo così come è, senza divise, senza paramenti: giorno della verità!

Allora si vedrà chi è stato uomo nel vero senso della parola e chi ha recitato; chi è stato vero e chi ha fatto il furbo; questa ” messa a nudo” di ciascuno, darà sentenza di vita o di morte per sempre.

Il discepolo, perciò è messo in guardia.

Si raccomanda di non lasciarsi ingannare da chi si presenta in nome di Cristo, come salvatori dell’uomo e  suoi liberatori. Vivere sotto l’impulso dello Spirito.

Cataclismi, guerre, persecuzioni, servono a tener desto il pensiero della fine.

Tuttavia, tra lo scatenarsi degli eventi e delle passioni, il cristiano deve conservare intatta la fiducia in Dio.

Il giorno di Jahwè è un giorno terribile, ma Jahwè è sempre un Padre, così come ci ha insegnato Gesù.

Se in vita tante volte lo abbiamo chiamato “Padre Nostro“, non potremo invocarlo anche quel giorno?

Buona domenica

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10 novembre 2019

 XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

 LUCA 20-27 – 38

Si avvicinarono a Gesù alcuni Sadducei e gli dissero: “C’erano  sette fratelli: il primo ,dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione di chi sarà moglie?”

Gesù rispose: ” I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie nè marito, e nemmeno possono più morire, perchè sono uguali agli Angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: ” Dio di Abramo e Dio di Giacobbe”. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perchè tutti vivono per lui”.

                                                     (dal Vangelo)

La liturgia di questa domenica ci presenta il tema della risurrezione:

Che sarà del nostro destino?

L’uomo può sopravvivere?

C’è un ostacolo alla nostra gioia e alla  nostra sicurezza: la morte!

Essa colpisce debolmente; violentemente; senza preavvisi; attraverso una lenta agonia.

Cosa ha da dire la nostra fede alla morte? Il nostro Dio è veramente il liberatore? Verso quale destino camminiamo?

Cristo ci rivela che noi siamo in Dio, già ora, e Dio è vivente, è per la vita!

C’è pertanto, nel destino dell’uomo, la presenza di una relazione con Dio. Dio è fedele, vivo, presente nell’uomo.

In questo senso possiamo quasi usare un commento ai nostri interrogativi, citando un paragrafo potente di” Demoni” di Dostoevski”: ” La mia immortalità è indispensabile perchè Dio non vorrà commettere un’iniquità e spegnere del tutto il fuoco d’amore che egli ha acceso per lui nel mio cuore…Io ho cominciato ad amarlo e mi sono rallegrato del suo amore deposto in me come una scintilla divina. come è possibile che Lui spenga me e la gioia e ci converta in zero? Se c’è Dio, anch’io sono immortale”.

E’ per questo che una delle conseguenze ultime di Gesù è questa:” Io vado a prepararvi un posto…Vi prenderò con me” (Gv 14,23).

Cristo,  perciò, è venuto a liberare questa relazione da illusioni magiche rivelando la capacità data all’uomo di vivere per Dio, accettando la mediazione del Vangelo come stile e logica di vita: ” Il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno” ( S. Paolo, Tess.3)

Certo, una persona o una comunità che non vive la salvezza, non potrà essere salvata; se non anticipa, oggi, l’amore di Dio, non potrà risorgere per lo stesso amore.

Più la nostra vita è ricca e completa di spiritualità, più riesce a farci intravedere ciò che ” Dio ha riservato a coloro che lo amano.

Pensiamo a vivere bene e a riempire di bene il nostro presente per affrontare con serenità ciò che ci attende.

Orazio diceva: “ Fa conto che ogni giorno sia stato l’ultimo a splendere per te”.

Buona domenica

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3  NOVEMBRE  2019

 XXXI  DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 19,1- 10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perchè era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perchè doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:” Zaccheo, scendi subito, perchè oggi devo fermarmi a casa tua”. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: ” E’ entrato in casa di un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.

Gesù gli rispose: Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perchè anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

                                                                         ( dal Vangelo)

Il racconto che leggiamo in questa Domenica, merita tutta la nostra attenzione e ammirazione. Esso s’impone per il tocco rapido e preciso della descrizione per l’unità dei protagonisti e il dominio indiscusso della signori.a salvifica di Gesù.

Il mestiere dei pubblicani era quello di furfanti e Zaccheo ne era un capo e non un pubblicano qualunque; e l’autorità fra gente di quel tipo, poteva fondarsi solo sulla ricchezza: Zaccheo, infatti “era ricco”.

 L’uomo cerca un” imfinito”;  il ricco proietta nella ricchezza questo suo desiderio ; la “conversione” segna il superamento di questa deviazione. Ma quest’uomo voleva vedere Gesù.

Gli accenni alla bassa statura e all’esperienza di salire su un sicomoro danno un tocco vivace al quadro e servono soprattutto a sottolineare la serietà del desiderio che Zaccheo aveva di vedere Gesù.

A questo punto s’innesta la seconda parte della scena nella quale è Gesù che prende l’iniziativa.

Egli vede Zaccheo, lo chiama per nome e si autoinvita e…entrando nella sua casa, entra nella sua vita.

E Zaccheo, che è sceso dall’albero, accoglie Gesù con gioia perchè  si sente perdonato del  suo passato; si converte e distribuisce non solo il denaro estorto, ma anche parte delle  sue sostanze.

E’ il segno di una conversione convinta e coraggiosa!!!

Con le parole pronunciate, Zaccheo si stacca nettamente dal passato. C’è in lui semplicemente l’intelligenza della carità , apre il suo cuore e dona: la metà  delle sue sostanze ai poveri e  restituisce il quadruplo di quanto preso illecitamente. Gesù risponde” Oggi per questa casa è venuta la salvezza.

Con una pedagogia paziente e amorosa ammonisce il peccatore e perdona.

Sono pagine, quelle odierne, che ci incoraggiano a sostenere l’impegno per il cambiamento salvifico anche nelle streme situazioni. E questo nonstante lo scandalo manifestato dai perbenisti, puritani e ipocriti.

Ricordiamoci che:

“LA LIBERTA’ E’ IL RESPIRO DEL VANGELO” dato che” PIU’ SI GIUDICA E MENO SI AMA”.  (CHAMPAS )    

Buona domenica

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1° Novembre 2019

 Festa di tutti i Santi

Matteo 5, 1- 12

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte, si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnare loro dicendo: ” Beati i poveri in spirito perchè di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto perchè saranno consolati. Beati i miti, perchè avranno in eredità la terra. Beati quelli che avranno fame e sete di giustizia, perchè saranno saziati”.

                               (dal Vangelo)

Il Vangelo odierno è la Carta Statutaria del Cristianesimo, conosciuto come:”Il discorso della montagna”.

Eleviamo il nostro sguardo verso il cielo e contempliamo i suoi abitanti: ci sono veramente tutte le categorie: I Patriarchi e i Profeti dell’Antica Legge, come gli Apostoli, i Confessori, i Martiri, Le Vergini della Nuova legge: Papi ed Eremiti, Imperatori e mendicanti, re e contadini, Vescovi ed operai, dottori di immensa sapienza e pastori analfabeti, giovani e vegliardi, soldati e suore, genitori e fanciulli, peccatori pentiti e innocenti senza macchia.

I nomi personali scompaiono nell’elenco con l’indicazione comune di tutti i Santi, quasi stelle di uguale splendore in un firmamento di limpida notte.

Oggi non vi sono fiori singoli da ammirare, ma l’intera immensa rosa celeste della quale ogni Santo forma un petalo di rara bellezza.

Davanti a questa meravigliosa contemplazione, dentro di noi sorge spontanea una domanda: Come hanno fatto per giungere lassù? E ancora come posso seguire le loro orme per essere un giorno annoverato tra così eletta schiera?

Gesù risponde nel Vangelo odierno.

Egli prende di petto le credenze antiche e le rovescia, dimostrando a tutti come siano fallaci. Gesù oppone alla legge del mondo, la legge del Padre, alla ricchezza la povertà, all’orgoglio l’umiltà, al riso il pianto, alla cupidigia la giustizia, alla prepotenza la misericordia, alla carne lo spirito, alla gioia colpevole la sofferenza.

Si chiamano queste grandi strade maestre, tracciate per raggiungere il cielo: Le Beatitudini.

I Santi, anche se hanno toccato le vette dell’eroismo, in certi momenti della loro vita, erano uomini come noi e come noi hanno sentito il richiamo della tentazione; hanno conosciuto la stanchezza, lo scoraggiamento, molti anche l’amarezza e l’umiliazione della colpa; gioie e dolori hanno accelerato i palpiti del loro cuore.

La Chiesa intende onorare anche i Santi da tutti ignorati, mai canonizzati. Santi senza storia, senza biografie, senz’altari e forse senza una tomba.

Anche se sono stati fino a ieri, come noi e con noi, pellegrini in questa valle di lacrime: Santi tra i Santi, purificati dalle scorie delle loro colpe..

Dio non ci chiede la rinuncia per la rinuncia, ma di passare attraverso la durezza dell’inverno per farci godere più immensamente, le dolcezze della primavera.

Il Paradiso al quale pensiamo, sarà più bello, più attraente se lo sentiamo come una conquista ed un premio raggiunto a caro prezzo.

    BUONA   FESTA

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27 OTTOBRE 2019

 XXX  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /C

 Luca 18,9-14

Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. ” Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così fra sè:” O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana, pago le decime di quanto possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo ma si batteva il petto dicendo: “ O Dio, abbi pietò di me peccatore!”

Io vi dico, questi tornò a casa giustificato, a differenza dell’altro, perchè chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

                                                                          ( dal Vangelo)

Nella parabola del fariseo e del pubblicano troviamo oggi, nel giorno del Signore, una precisa lezione di preghiera.

Essa abbraccia l’intero comportamento dell’uomo, in modo particolare, il credente che si pone davanti a Dio, a se stesso e ai propri simili.

Comportamenti religiosi che appaiono ineccepibili, ma che in realtà, non sono che opinioni dicutibili, false, che in confronto con altre, ritenute comunemente erronee, si rivelano invece giuste e vere.

L’Evangelista pensa evidentemente soprattutto alla sua comunità dove, non mancano, mai, quelli che sono convinti di essere ” giusti” e , considerano coloro che sono a fianco dei peccatori.

La parabola contrappone due gruppi sociali, due mentalità, due comportamenti spirituali ben distinti e la scelta dei protagonisti è senz’altro felice:

Il fariseo, l’uomo religioso per eccellenza, il praticante che si presenta in piena regola con gli altri e con Dio, prega, digiuna, osserva la legge.

Ma commette un errore che è quello delle” azioni”, e non un atteggiamento. Egli, infatti, è nel tempio al cospetto di Dio, ma rimane ” in piedi”, non prova ad inginocchiarsi, a piegarsi, a riconoscere il suo stato di nullità, di miseria, di colpa

La religiosità, che egli pratica, è solo esteriore, dentro vi è più  gorgoglio, presunzione e anche molta grettezza, cattiveria, arroganza che lo fa giudicare con disprezzo l’uomo peccatore.

La lacuna fondamentale che si rivela nell’animo del fariseo è nella sua sicurezza, tranquillità, autosufficienza. Egli si sente ricco. Viene nel Tempio, non per raccomandarsi, per chiedere, per riempirsi di Dio e del suo Spirito, al contrario si sente in grado si fare le sue offerte, i suoi doni a Dio.

Per sè non ha nulla da chiedere; ha già tutto, è sazio!

Andiamo ora ad analizzare l’altro attore della parabola: il pubblicano.

La sua figura era quella dell’uomo più abietto che l’ebreo conosceva ma viene a controbilanciare e a correggere le storture nella  religiosità farisaica.

Egli viene nel Tempio non a mani colme, ma vuote, non per offrire, ma per chiedere.

Egli nonostante tutto si sente povero, sprovvisto, bisognoso. Il suo atteggiamento davanti a Dio e a se stesso è quello del mendicante che tende la mano in segno di grazia e di perdono.

Egli disprezza la sua professione e i suoi guadagni, la sua ricchezza.

Si è spogliato di tutto, si è fatto veramente povero; per questo gli spetta il Regno di Dio, la giustificazione, il perdono.

Per Luca è il prototipo del vero credente:

“LA PREGHIERA DELL’UMILE PENETRA I CIELI”.

 

Buona domenica

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20 ottobre 2019

 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 18,1-8

Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. “ C’era  in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova che andava da lui e gli diceva: ” Fammi giustizia contro il mio avversario”: Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sè: ” Anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno , poichè questa vedova è così molesta le farò giustizia, perchè non venga sempre ad importunarmi”.

 E il Signore soggiunse: ” Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede su questa terra?”.

                                     (  Dal Vangelo)

Questa domenica ripresenta il tema della preghiera, già suggerita precedentemente.

La parabola che abbiamo ascoltato è volutamente una catechesi specifica sul dover pregare sempre, evitando due eccessi, quello di moltiplicare le parole vuote nel significato di fede; pregare solo nel momento del bisogno.

“Pregare sempre senza stancarsi mai” e ancora “Pregate senza interruzione”, scongiuravano i nostri padri nella fede.

Riflettiamo per bene su questa realtà: La preghiera, la testimonianza, l’attesa di un popolo aprirono la strada alla venuta di Cristo…E Cristo venne!

La preghiera, tuttavia, deve restare ancora nella Chiesa, nuovo popolo eletto, perchè, Cristo è venuto, ma dovrà ancora venire nella gloria.

Il male è stato vinto. ma deve ancora essere sgominato.

Il Regno è già fra di noi , ma deve ancora essere attuato nella pienezza.

Lo vediamo ogni giorno in noi, siamo cristiani eppure liti meschine, gelosie e  rancori dominano il nostro cuore: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Ciascuno di noi si trova di fronte a Dio nella condizione della povera vedova descritta nel Vangelo.

E noi, purtroppo, sappiamo qual è il nostro avversario: è lo spirito di contesa, di divisione : è  il diavolo.

Cristo è venuto sulla terra per realizzare l’unità dell’umanità, sfasciata da Satana mediante l’atto di ribellione al volere del progetto di Dio

Ogni giorno, o Padrone della vita, starò davanti a te.

A mani giunte, o Dio della terra, starò davanti a te

Sotto il tuo cielo senza rive, in silenzio nascosto, con il cuore umile, con le lacrime agli occhi, starò davanti a te.

In questo mondo svariato, in riva al mare del lavoro, in mezzo agli uomini della terra, starò davanti a te.

Quando in questo mondo finirò il mio lavoro, O RE DEI RE, solo, in silenzio, starò davanti a te”

                                                 (R. Tagore)

Buona domenica

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Dieci lebbrosi

13 ottobre 2019

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 17,11-19

Vennero incontro a Gesù dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”. Appena li vide, Gesù disse loro: ” Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: ” Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero? E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”

                                                                       (Dal Vangelo)

L’indicazione dell’odierna liturgia della Parola, è quella di parlare, più che del miracolo in se stesso della “ conversione e del ringraziamento.

Infatti i temi messi in risalto sono due: rendere gloria a Dio e la purificazione di Naaman il Siro, lo straniero, che riconosce il grande beneficio della salute fisica e della conversione della sua vita.

Facciamo subito attenzione sul primo aspetto: porre uno straniero come beneficiario del miracolo; e dire che egli solo riconosce il vero Dio equivale ad affermare l’universalismo della salvezza.

Quindi tutti gli uomini e donne, indipendentemente dal popolo e dalla religine da cui provengono, sono oggetto della misericordia di Dio, e tutti hanno in sè la possibilità di riconoscerla come proveniente dall’Essere infinito come loro Signore.

Non rimane dubbio che i dieci lebbrosi pensassero a Gesù, principalmente come a un guaritore e, una volta guariti, se ne vanno soddisfatti senza che spiritualmente nulla cambi nella loro vita.

Immaginiamo quanta gioia, festa, meraviglia!La lebbra è sparita, sono come tutti gli altri; possono tornare finalmente alle proprie case tranquilli con i familiari.

Uno di essi, però uno straniero, quando si accorge di essere guarito, sente il bisogno di tornare da Gesù per dirgli: grazie; si getta ai piedi e gli mostra riconoscenza.

Gesù fa notare questo particolare alla folla che lo seguiva e ai suoi discepoli, che dei dieci guariti, uno solo, e per di più straniero, torna a testimoniare la guarigione e a ringraziarlo. Con amore Gesù gli porge la mano e gli dice che la fiducia avuta in lui l’ha salvato: “Va’ in pace”.

Salvato non già dalla lebbra, come già avvenuta per tutti e dieci, ma all’interno del cuore per la vita eterna.

E’, quanto detto da Gesù, una grande lezione di vita. Gesù è venuto a salvarci, ad aiutare: ci aiuta, ci ascolta, ci fa capire che la salvezza è offerta a tutti.

Per essere discepoli autentici di Gesù è necessario rifuggire dal compromesso, dall’accomodamento.

La scelta di fede è radicale, è come una sorgente che deve irrigare tutto il terreno della vita; e Gesù è deciso e decisivo a porre le premesse che mettono in allarme le nostre coscienze.   

Buona domenica

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 6 OTTOBRE 2019

 XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 17,5  –  20

Gli Apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo gelso:”  Sii sradicato e trapiantato nel mare”, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad  arare o a pascolare il gregge, non gli dirà quando rientra dal campo: “Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi…! Si riterrà obbligato verso il suo servo perchè ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

                                                                 ( Dal Vangelo)

In questa domenica Gesù ci insegna, con la parabola del padrone e del servo obbediente , che la forza della fede è nell’amore e nel servire.

E’ abbastanza comune l’idea che tutto il brano di Luca costituisca un’ammonizione  rivolta a coloro che intendono farsi discepoli di Gesù.

Infatti, la decisione di diventare “discepoli”, dev’essere presa ad occhi aperti, con piena coscienza di aver bisogno di sostegno  ” Accresci la nostra fede” con piena consapevolezza e, non solo per quelli che intendono  diventare cristiani, quanto per quelli che già lo sono.

In tale contesto vanno considerate le condizioni richieste per essere degli autentici cristiani” Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Cristo ci vuole pronti per qualsiasi chiamata che interessi il Regno del Padre.

Gesù vuole che si fugga dalla tiepidezza. La scelta di fede deve essere radicale; deve essere come una sorgente che irriga il terreno della vita, è il vertice della scala dei valori  sul quale si predispone tutto il nostro programma. Il mutamento di mentalità è decisivo, e Gesù lo richiede, e senza pretese da parte nostra: ” Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

Ricordiamoci che :” la fede del cristiano è accompagnata dall’amore, la fede del demonio è senza amore”.( S. Agostino)

Non preghiamo il Signore per ottenere una vita facile e comoda ma, al contrario: ” Stringiti la veste ai fianchi e servimi”. Lo preghiamo perchè ci renda forti e coraggiosi nel seguirlo e nel testimoniarlo, solo così la nostra “fede diventa passione per l’esistenza” . ( Kierkegaard).

E ancora concludiamo con una massima di S. Agostino: “Parlate di Cristo dovunque  potete, con chiunque potete, in tutte le maniere che potete. Quello che si esige da voi è la fede, non l’abilità nel parlare.                  

Parli la fede  che vi nasce dal cuore, e sarà Cristo a parlare”.

Buona domenica

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29 settembre 2019

 XXVI Domenica del tempo ordinario /C

LUCA 16,19-31

C’era un uomo ricco che vestiva di porpora e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco; erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. morì anche il ricco e, stando all’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua perchè questa fiamma mi tortura.”Ma Abramo rispose:” Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e lazzaro parimenti i suoi mali. Ora invece lui è consolato e tu sei nei tormenti.” Quegli replicò: “ Padre, mandalo a casa mia ad ammonire i miei  cinque fratelli perchè non vengano anch’essi in questo luogo di tormento…”Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero perdonati”.

                                                                                             (  Dal Vangelo)

Il brano del Vangelo odierno si apre con due quadri, fortemente in contrasto:

Epulone: ricco gaudente, la cui occupazione è quella del piacere; ruota nell’abbondanza e nel benessere.

Lazzaro: il povero, che muore nell’indigenza e nella fame. Ma il contrasto più disumano tra il povero Lazzaro e il ricco Epulone, e che  sorprende con indignazione, sta nel notare che il ricco nemmeno si accorge del povero.

Infatti è abbastanza nota l’incomunicabilità tra ricchezza e povertà dove il “sazio” non crede a chi è ” digiuno”.

Eppure, come recita un detto:” Per essere utili agli altri non serve volare Basta volere“.

Dice qualcuno: “Solo quando ho accettato il rischio di aprirmi agli altri, ho provato la gioia di essere vivo”.

Apriamoci agli altri! Apriamo gli occhi sulla realtà che ci circonda, non siamo indifferenti ai bisogni degli altri.

Il mondo,  purtroppo, non la pensa così. E’ difficile trovare chi ha pensieri d’amore.

Un becero cantante, idolatrato dai giovani, si vanta di essere amato perchè aiuta i suoi coetanei a non pensare; in una sua canzone ripete: ” Liberaci dal pensiero”. Ma dice Eckhard: ” Quando il pensiero abbandona ci abbandona anche Dio”.

Eppure i ricchi epuloni continuano a esistere ancora oggi. E il non pensare significa  costruire sul vuoto.

Non si può vivere per godere e banchettare tutti i giorni. Ha detto San Giovanni Paolo II: ” Non possiamo fingere di non  vedere la sofferenza di tanti fratelli afflitti da tanta miseria”. “George Bernard Shaw ci dice che il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma è l’indifferenza.”

Non è possibile sempre pensare in termini di denaro, di carriera, di potere, di lavoro, di lusso…la ricchezza ci chiude nell’egoismo!!!

Epulone era talmente impegnato a custodire le sue ricchezze che non riusciva a vedere il povero alla sua porta; i cani invece avevano un altro comportamento!

Epulone apre gli occhi  quando ormai era troppo tardi,  non aveva pensato al futuro, all’aldilà!

Arriva per tutti il momento della resa dei conti…

COME CI PRESENTIAMO DAVANTI A DIO?

Buona domenica

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Guercino – Ritorno figliol prodigo

15 SETTEMBRE 2019

 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /C

 LUCA  15,1–  32

.. Un uomo aveva due figli. Il più giovane raccolse le sue cose, partì per un paese lontano e sperperò le sue sostanze, vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, andò a servizio di uno degli abitanti della regione che lo mandò a pascolare i porci…Allora rientrò in se stesso e disse: Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio!”

Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il padre disse ai servi: ” Presto portate il vestito più bello e l’anello, portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa perchè questo figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Il figlio maggiore si indignò e non voleva entrare. Il padre uscì a pregarlo dicendogli: ” Figlio mio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi perchè questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

                                                                                              (Vangelo)

La prima e la terza lettura danno la misura del divario che corre tra la visione di Dio nell’A.T. e nel N. T..

La seconda lettura, di S. Paolo, mostra come ha funzionato la misericordia di Dio, tema di fondo delle letture di questa Domenica.

Nella prima, il Dio che parla a Mosè è corrucciato, spirante ira e vendetta. Ma al di là delle immagini notate, occorre vedere il nocciolo della questione, perchè in Dio prevale sempre la misericordia.

Se Dio avesse voluto veramente castigare, non sarebbero bastate parole umane, fossero state anche di Abramo o Mosè.

L’inclinazione di fondo è per il perdono; il suo atteggiamento verso l’uomo è la misericordia.

  1. Paolo si presenta sempre come frutto della misericordia di Dio, che è presente nel mondo.

Egli era stato ” un bestemmiatore” persecutore e violento. Il Signore lo ha afferrato con la sua grazia. Oggi , egli, proclama ad alta voce:“Cristo Gesù venne nel mondo per salvare i peccatori, aggiungendo: Con sincera umiltà, dei quali,  il primo sono io”.

Con diverse sfumature, abbiamo presenti le tre parabole che ci parlano della bontà del Padre verso i peccatori.

Immagini paradossali come quella del ” Pastore” che  lascia le novantanove pecore nel deserto  e va alla ricerca  della fuggitiva e, quando l’ha raggiunta, non la punisce, ma se la carica sulle spalle e, corre a far festa: gioia grande per l’unica ritrovata che per le novantanove rimaste nell’ovile.

Anche la donna sente il bisogno di proclamare gioia per la dracma ritrovata.

Infine la parabola” del figlio prodigo” la più toccante perchè tratta dell’ambiente umano.

Il padre non tenta di trattenere il figlio intenzionato a lasciarlo: Faccia pure la sua esperienza; corra la sua avventura; Dio è rispettoso della libertà umana.

Il figlio parte per un lontano paese, non ha il coraggio si rimanere nelle vicinanze della casa paterna. Il peccato è sempre una separazione da Dio, ed è quella che porta ad un finale disastroso: è importante percepire sempre nell’intimo il pensiero  del Padre:

“Questo figlio era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato ritrovato!”

     DIO   è   COSI’ !    … E…NOI?

Buona domenica

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8 SETTEMBRE 2019

 XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /C

 

LUCA  14,25 –  33

Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre, sua moglie i suoi figli, i fratelli e le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.  Colui che  non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non vi siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo dicendo:” Costui ha cominciato a costruire ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasciata per la pace.

Così chiunque non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

                    ( dal Vangelo)

Le riflessioni del libro della Sapienza sui limiti della mente umana valgono anche ai nostri giorni quando l’intelligenza ha fatto tanti progressi nella conoscenza del mondo e dell’universo. Infatti quello che conosciamo del mondo, dell’uomo, è poco in confronto a quello che ignoriamo.

L’uomo deve servirsi dell’intelligenza per progredire nella scienza mondana e insieme a mettere a punto il suo rapporto con Dio. E sarebbe strano che l’intelligenza,  dono di Dio, servisse a tutto e non ad intendere la chiamata di Dio e a dare la giusta risposta.

Il biglietto di Paolo a Filemone ( seconda lett.) costituisce una pagina a sè in questa liturgia domenicale. Forse ci aspetteremmo da Paolo una presa di posizione molto più radicale nei confronti della schiavitù.

Paolo non impone di cambiare le strutture e poco di cambiare il cuore degli uomini, perchè si verificherebbero gli stessi inconvenienti, prima lamentati, ma di cambiare l’uomo. Perciò incomincia a considerare lo schiavo un uomo: un tuo fratello su un piano di parità e di amore.

Gli uomini devono cambiare e migliorare dall’interno, e non per la rete che li imbroglia( la società).

Il discorso è meno utopistico di quanto sembra. L’umanità è già stata migliorata molto dal lievito del Vangelo. Il cammino continua. Spetta al cristiano dare dei buoni colpi di acceleratore con la sua vita e con la diffusione della parola del Signore.

Senza dubbio questa strada non è la più breve e la più comoda; infatti prima che si trasformi una mentalità, occorrono secoli: è però la strada che porta a risultati sicuri e definitivi.

Il Signore nel Vangelo usa un linguaggio scioccante.

La decisione di diventare discepolo dev’essere presa ad occhi aperti, con piena consapevolezza dei rischi a cui si va incontro; il brano è diretto non a quelli che intendono diventare “cristiani” quanto più per quelli che già lo sono.

In tale contesto vanno interpretate le condizioni richieste per essere degli autentici cristiani. Essi devono chiedersi costantemente, cosa vuol dire esserlo.

 Gesù ci ha dettato delle condizioni:

  1. a) Bisogna rinunciare. “Chi non è disposto a rinunciare a tutti i suoi averi, non può continuare a chiamarsi mio discepolo”.

       2. b) Bisogna amare Gesù più di tutti gli altri. La preferenza assoluta deve andare a Dio, a Cristo, a costo di sacrificare tutti gli affetti umani, partendo da quelli familiari.

Gesù è sempre stato chiaro a questo riguardo, non ha promesso comodità, vantaggi particolari in questo mondo. Quando si sceglie di essere suoi discepoli è indispensabile aver presente tutto questo, in qualsiasi condizione di vita, preti o laici, celibi o sposati.

Il richiamo di Cristo impegna tutti in un profondo esame di coscienza e conseguentemente ad una rettifica da attuare per comportarci secondo il suo insegnamento.

Buona domenica

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Veronese – Cena in casa di levi – 1573

1° settembre 2019

 XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei Farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Guardando come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:”  Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perchè non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui  che ha invitato te e lui venga a dirti: cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece quando sei invitato  va’ a metterti all’ultimo posto, perchè venendo colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, passa più avanti! Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali!. Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici nè i tuoi fratelli… Al contrario invita i poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perchè non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la ricompensa alla risurrezione dei giusti. Perchè chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

                                         ( Dal Vangelo)

In questo periodo si moltiplicano i concorsi di bellezza. Una mamma che presenta la figlia ad uno di questi concorsi, dice in una intervista: ” Oggi ciò che conta è apparire”. E un giovanotto che ha vinto uno di questi concorsi dice: ” Per il successo sono disposto a tutto”.

Dice la Bibbia: ” L’uomo guarda all’apparenza, ma Dio guarda al cuore” ( Samuele, 16,7)

Ora io dico: esistono tante virtù minacciate di estinzione! Virtù che abbiamo relegato in soffitta, tra le cose inutili, abbandonate perchè inservibili, persino pericolose in una società, come la nostra, dove contano di più l’efficienza, la spregiudicatezza.

Le letture di oggi ci ricordano certe virtù dimenticate, come la pazienza, la gentilezza, la delicatezza, il rispetto, la modestia, il pudore, la sincerità, il buon senso, la discrezione , il galateo.

Non ci sfiora il dubbio che queste virtù non vanno confinate in una specie di riserva religiosa? Hanno bisogno, per crescere, e moltiplicarsi, del cuore di ognuno di noi, che è l’ambiente naturale migliore perchè si sviluppino

Avete sentito l’elogio dell’umiltà. Ma oggi chi ne parla di più? Chi la pratica? Eppure Dio è più umile di noi uomini. Si è fatto uomo e si è umiliato davanti agli uomini.

Riscopriamo anche noi la belleza di questa virtù. Oscar Wilde:” Quand’anche non ci salvasse dall’inferno, l’umiltà ci salva almeno dal ridicolo”. Dovremmo vivere tutti in un atteggiamento umile, di verità. Non abbiamo nulla da rivendicare per le nostre virtù. Abbiamo soltanto da ricevere. Tutto è dono, tutto è grazia. Tutto dobbiamo accogliere con riconoscenza, dalla bontà di Dio.

L’uomo diventa ridicolo quando si crede superiore agli altri, invece la legge del cristiano è l’umiltà.

Guai a giocare ai grandi, ai ricchi con Dio. Si rischia di essere rispediti indietro a mani vuote. Se, in giro, circola qualcuno con il complesso del padreterno, noi, ricordiamoci, che da un punto di vista evangelico è importante non essere importanti. ” Sei tu, Signore. il padre degli umili” (salmo).

Concludiamo facendo nostro l’insegnamento evangelico odierno che ci invita a rivestirci di umiltà

Buona domenica

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25 Agosto 2019

 Luca 13,22-30

Un tale chiese a Gesù: “Signore; sono pochi quelli che si salvano?” Gesù rispose:” Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perchè molti cercheranno di entrarvi ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, cominceranno a bussare alla p  orta, dicendo: ” Signore , aprici”, ma egli risponderà” non vi conosco, non so di  dove siete”. Comincerete a dire: ” Abbiamo  mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato sulle nostre piazze”.Ma egli dichiarerà: ” Vi dico che non so di dove siete” Verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione e da Mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno i primi ed alcuni tra i primi che saranno gli ultimi”.

                                                          ( dal Vangelo)

Quante volte ci siamo domandati perchè il Signore faccia soffrire i più buoni. La risposta la troviamo nella II lettura. ” Il Signore corregge  colui che Egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio.

E’ difficile, però accettare questa realtà.

Il dolore, la sofferenza sono un mistero. Dobbiamo allora convincerci che la sofferenza non è segno dell’abbandono di Dio, non è un castigo  di Dio. Al contrario, la fede ci insegna che la sofferenza ci avvicina a Dio e collabora con Lui per la salvezza del mondo. E poi ricordiamo Giobbe: ” Se da Dio, accettiamo il bene, non dovremmo accettare il  male?

Nel Vangelo Gesù ci ricorda che la salvezza viene offerta a tutti: a quelli che si credono primi e a quelli che pensano di essere ultimi.

E’ un dono gratuito di Dio,  non un privilegio, che ognuno deve cercare di meritarla.

Dice una preghiera polacca: ” Tu ci hai affidato di organizzare il mondo. E non ha senso che noi ripetiamo; ” O Dio, dà…ricordati…fa… perchè siamo noi che dobbiamo fare, ricordarci, e confessare; alla fine” siamo servi inutili”.

Gesù ci ripete che il Cristianesimo è per i forti, i generosi, i costanti, e non  per i deboli…i superficiali.

Paolo VI diceva:  Il Cristianesimo non  è facile, ma è felice!

Felice, perchè quando il sacrificio nasce dall’amore non produce tristezza, ma gioia.

Gesù condanna  chiaramente un cristianesimo di anagrafe fatto solo di devozionismo,  all’acqua di rose, senza spina dorsale.

Diceva S. Ignazio di Antiochia:” E’ meglio essere cristiano senza dirlo, piuttosto che dirlo senza esserlo!!!

Il Vangelo non è un privilegio: richiede coerenza. E’ necessario seguire Cristo anche attraverso la porta stretta”.

Ricordiamoci che ha valore solo ciò che costa. Proprio perchè costa.

Non abbandoniamoci alla mediocrità! Il sacrificio, l’impegno è un maestro che ci purifica dalla banalità, dalla stupidità, dalla superficialità, riportandoci all’interiorità, alle realtà che veramente contano, alla coscienza, al senso della vita.

Ritroviamo allora la capacità del sacrificio e dell’impegno Scrive Alfred Demousset: Nulla ci rende così grande come un grande dolore”…Nessuno conosce se stesso finchè non ha sofferto.

Accogliamo la scossa del Vangelo per ritrovare un’anima più vera e più viva, un’anima festosa e festiva, la gioia della vita, la pienezza dell’amore

Buona domenica

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fuoco e fiamme

18 Agosto 2019

 XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

LUCA 12,49–57

Gesù disse si suoi discepoli: ” Sono venuto a portare fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato, finchè non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra?

No, vi dico, ma la divisione. D’ora in poi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi 3 contro due e 2 contro  3 , si divideranno padre  contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocere.

Quando vedete una nuvola salire da ponente, dite subito: viene la pioggia, e così accade. Ipocriti, sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo non sapete giudicarlo?”.

                                                                                     dal Vangelo

Nel brano di Luca, che no passa alla fine dei tempi, ma all’oggi della storia, notiamo i seguenti tratti costitutivi di tutta la storia dopo la venuta di Cristo. Essi sono

a) Il fuoco sulla terra.

 b) La divisione che penetra nelle stesse famiglie.

 c) Il discernimento dei segni dei tempi.

Il fuoco è lo Spirito di Dio, che a Pentecoste ha costruito la comunità dei suoi seguaci, che si propone ad Israele e divide gli ascoltatori e genera altresì  la contraddizione.

La venuta di Gesù e il suo messaggio si scontrano contro tutto ciò che è unico di Dio e obbliga gli uomini a pronunciarsi, pro o contro.

La lotta è tanto radicale che penetra nelle stesse famiglie.

Il Vangelo non può essere soggetto a compromessi, non è neutrale. E’ la propria pace che deve essere persa per servirlo, non viceversa.

In linea con questo tema è la prima  lettura che descrive la persecuzione del profeta Geremia condannato quale disfattista e creatore di divisioni, così come furono condannati tutti i profeti d’ Israele.

Chi sa vedere i segni meteorologici e non sa vedere i segni della storia della salvezza è un ipocrita

Dunque al fondo di questa incapacità di lettura c’è una falsità: una cattiva volontà, una doppiezza doppiezza di veduta.

Ma quali sono i segni da leggere?

L’individuazione dei segni dei tempi passa attraverso la lettura di quegli eventi che sono umanizzanti tali  da passare attraverso il nostro mondo, provocando rotture e divisioni.

Siamo abituati ad avere una concezione idilliaca e romantica dell’amore, ma dimentichiamo spesso che “amare” significa dare la vita per gli altri; lottare e rompere certi legami.

Buona domenica

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F.Porta Assunzione di Maria  – volta della chiesa S.M. al Paradiso – Milano XVIII sec

15  AGOSTO  2019

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA /C

 Luca 1,39-55

 “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me..?E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!”

                                                                  (Dal Vangelo)

La glorificazione di Maria in corpo ed anima è l’oggetto della festa odierna.

I Documenti della Chiesa affermano sostanzialmente che Maria è passata oltre la morte, nella sua interezza spirituale e Corporea.

Fatto, questo, che può avere due chiavi di lettura, una fa dell’Assunzione di Maria, un” privilegio”, un caso unico: sopravvivenza dell’elemento di fronte al disfacimento di tutti, come eccezionalità nei riguardi di Maria.

L’altra, che vede nell’Assunzione un fatto non unico,  non eccezionale, ma una” esemplificazione” per cui, ciò che è avvenuto in Maria, avverrà anche per tutti i santi.

Nell’uomo, infatti, esiste un corpo spiritualizzato e uno spirito corporizzato e, i due elementi , non possono essere separati.

Un po’ come nella crisalide e la farfalla rispetto al bozzolo; o un po’ come la nascita di un bambino; abbandona la matrice che si è fatta soffocante e irrompe in un mondo nuovo, nell’aria libera, lo spazio, la luce e l’amore.

Nell’Assunzione di Maria, troviamo una prospettiva, indubbiamente più suggestiva. Lei diventa uno specchio nel quale, la nostra sorte, perde i lineamenti sconfortanti della fine, per acquistare quelli sereni del transito di una nascita.

Ecco perchè le più grandi menti musicali di questo mondo iniziando dal gregoriano, il “magnificat” viene armonizzato da Monteverdi, Bach, Vivaldi e tanti altri.

Le espressioni del Magnificat esprimono lucidamente la fede che esulta per la misericordia di Dio che si estende, di generazione in generazione in coloro che lo temono.

Maria è una figura unica. In Lei, nella sua storia concreta si è espressa l’accoglienza valida per tutta l’umanità, del dono della salvezza che Dio ci offre in Gesù.

A lei fanno capo tutti coloro che Dio ha chiamato a far parte della nuova, più vasta alleanza e, cioè, tutti quelli che, anche se non esprimono un’adesione esplicita alla Comunità della Chiesa, conformano però la loro vita ai moti dello spirito e si lasciano conquistare, dalla fraternità con Cristo verso la paternità di Dio.

In tal senso Maria è “Arca dell’Alleanza” in quanto segno di una nuova inabitazione di Dio col suo popolo.

 Meditare e rendere grazie per il mistero dell’Assunzione di Maria, vuol dire, per noi, contemplare la Redenzione dell’intera umanità, pienamente attuata per i meriti del Figlio, Gesù, insieme alla totale disponibilità di una sì grande Madre, Maria.

BUON FERRAGOSTO

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11 AGOSTO 2019

 XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

 LUCA     12,32 – 48

 “Non temere piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno…”Siate pronti con le cinture ai fianchi e le lucerne accese: siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa…Se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perchè il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”.

                                                           ( dal Vangelo)

L’odierna liturgia della parola è un’ esposizione della fede nella promesse divine. C’è un crescendo nelle tre letture: dalla fede del popolo ebraico, a quella dei Patriarchi fino alla luce del Cristo proiettata in lontananza, ma senza tenere al buio il percorso immediato.

La fede, dice l’autore della seconda  lettera agli Ebrei, non è diretta sulle cose che si vedono; in questo caso basta la vista o la ragione. Il paese della fede è al di là delle montagne e dei mari, del sole e degli astri; nel ragionamento è il punto di partenza, la pedana di lancio; una volta preso il volo, spazia in un’atmosfera diversa: vede e attende cose normalmente imprevedibili.

Gli Ebrei non sapevano con precisione come era la terra promessa: si mossero fidando sulla parola di Dio. Noi non pretendiamo di conoscere come è composta la città futura: ci è sufficiente sapere che Dio ne è l’architetto e costruttore.

Agli Ebrei fu richiesta una fede e una speranza illimitata nelle cose che non vedevano. Il Cristianesimo  ha questa dimensione finale, non in contrasto con la ragione, ma fuori della sua portata.

Nell’uomo c’è la tendenza innata a soffermarsi a godere i beni che sono a portata di mano e al presente, non stimando ciò che è futuro.

Con la crescita del progresso l’uomo sente sempre di più il bisogno di pensare al futuro. Il ragazzo irriflessivo, i giovani imprevidenti ci pensano poco. Più si è uomini e più ci si pensa.

Nel futuro del ragazzo previggente c’è il comportamento serio di una qualificazione professionale. Nel futuro del giovane ci sono la sposa, la casa e la famiglia.

Nel futuro di ogni cristiano, ci deve essere Gesù, il suo Regno. “Non temere , piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto di darvi  il suo regno. Non rimanete a mani vuote, siatene certi.”

La fede deve intervenire con tutto il suo peso a determinare l’equilibrio: ha il presente e il futuro, non  dobbiamo incrociare le braccia per pensare all’aldilà, tutt’altro, dobbiamo vivere una  fede operosa.

Dobbiamo rassomigliare a coloro che mangiarono la prima Pasqua sul piede di partenza verso la terra promessa.

Dobbiamo rassomigliare ai ” servi” che attendono il ritorno del padrone, anche se dovesse arrivare in ritardo

Dobbiamo essere vigilanti per l’ultima venuta del Signore, cioè attenderlo in ogni occasione quotidiana.

BUONA DOMENICA

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4  AGOSTO 2019

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 12,13- 21

La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante.  Egli ragionava tra sè: “Che farò, poichè non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così, disse: demolirò i miei magazzini ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni, poi dirò a me stesso: anima mia hai a disposizione molti beni per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti”. Ma Dio gli disse:” Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?  Così è chi accumula tesori per sè e non arricchisce presso Dio”.

                                                                                      ( Dal Vangelo) 

Tra il popolo ebreo si usava sottoporre i casi più disparati, come quelli della giustizia o quelli riguardanti le interpretazioni della legge, rivolgendosi a grandi maestri.

E’ quanto avviene anche nei riguardi di Gesù, così come nel caso del Vangelo odierno, chiamato, come giudice in una questione di eredità.

Ma Gesù non si lascia coinvolgere dalla casistica ma, come in altre occasioni, va alla radice del problema che è quello del possedere sempre di più. Da questa insaziabile fame, deriva l’errore e…la mentalità da cui convertirsi.

Significativo è il  versetto15:” guardatevi e tenetevi  lontano da ogni cupidigia,” perchè anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni.

Il versetto anticipa l’insegnamento della parabola.

Infatti la parabola illustra la stoltezza di porre la propria fiducia nel possesso, la stoltezza di chiedere che la salvezza consista nel possedere sempre di più; si noti: non è condannato il semplice possesso, ma la sicurezza posta nel possesso.

E’ quanto è stato intuito da Cristo, da tutta la tradizione sapenziale e  trasformato in parabola.

Il concetto di” vanità” che trova la sua espressione più lucida nella prima lettura;” vanità delle vanità, tutto è vanità,” che significa? Quoelet è un uomo disincantato che guarda al fondo di tutte le esperienze umane. Tutte le cose che l’uomo cerca e attua mantengono meno di quanto promettono;  in fondo sono ” vanità” inconsistenti come il fumo…

Egli individua, in particolare, tre forme di vanità:

1) La sterilità dello sforzo dell’uomo; c’è chi lavora e lavora e non ottiene nulla: attendeva il riposo e invece il lavoro diventa una prigione: ” il suo cuore non riposa neppure di notte”.

2)L’inconsistenza dei traguardi raggiunti, come è il caso, appunto, dell’uomo della parabola.

3) Le numerose anomalie e ingiustizie di cui è pieno il tessuto della vita: c’è chi lavora e non fa nulla, c’è chi non fa nulla e possiede.

Ma la parobola di Cristo non si limita a constatare la ” vanità” e non intende semplicemente disincantare l’uomo, liberandolo dal fascino del possesso; indica, più profondamente, la vera via della liberazione. Così è chi accumula tesori per sè, e non arricchisce davanti a Dio.

Arricchire davanti a Dio può significare non farsi trascinare dalla tentazione dell’affanno, dell’ansia, come succede all’uomo d’oggi, che vuole troppo,  non l’ottiene  e cade nella depressione. Impegno sì, ma con la serenità.

Arricchire davanti a Dio,  significa subordinare tutto: il lavoro, il possesso, la vita stessa al Regno di Dio.

E per finire la ricchezza donata: la fraternità e l’amore sono valori che non verranno mai meno.

BUONA DOMENICA

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 28 Luglio 2019

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

LUCA 11,1 -13

“Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno…“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perchè chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale Padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce, una serpe?

O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”

                                                                                      ( Dal Vangelo)

La lettura evengelica ci offre una catechesi sulla preghiera. Il centro è rappresentato dal Padre Nostro, ma sono importanti anche l’inizio e la conclusione.

E’ l’esempio di Gesù che fa nascere nei discepoli il desiderio di pregare.

E’ una preghiera che esprime la consapevolezza che il Cristo  possiede: essere figlio di Dio.

E sulla linea   di Gesù, Luca vuol ricordarci che la nostra preghiera deve rassomigliare a quella del Cristo.

Il Padre nostro deve essere interpetrato alla luce di tutto l’insegnamento del Salvatore, in esso si trovano i pensieri più cari: è una specie di riassunto del Vangelo.

Certo che per capire la preghiera del Padre nostro, è necessario sentire fino in fondo gli interessi che il messaggio di Gesù esprime e correre la

stessa avventura.

Il” Padre nostro “è soprattutto la preghiera del discepolo, cioè di colui

 che ha lasciato tutto, senza riserve,  per seguire Gesù ed ha fatto del Regno l’unica ragione della sua esistenza.

Dall’insegnamento di Gesù ricaviamo:

  1. a) nella preghiera non sono le parole che contano, ma le espressioni di povertà;
  2. b) l’ ampiezza della formula e le parole possono variare, però il. contenuto è il medesimo: la ricerca del Regno.

Nel Vangelo si narra ancora, oltre alla preghiera, la certezza di essere esauditi.

“Se hai un amico, puoi anche disturbarlo di notte, sai che puoi ottenere”.

Così scriveva Gandhi:

“Io sono un uomo di lettere e di scienze, cerco semplicemente di essere un uomo di preghiera.

E’ la preghiera che ha salvato la mia vita. Senza la preghiera avrei perso la ragione…la pace dell’anima.

…La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera”.

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 21  Luglio 2019

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / C

Luca 10,38-42

“Gesù entrò in un villaggio e una donna di nome Marta, lo accolse nella sua casa.

Essa aveva una sorella di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.

Marta, invece, era tutta presa dai molti servizi… Pertanto disse:  Signore, non t’importa che mia sorella mi ha lasciato sola a servire? Dille dunque che mi aiuti! Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria s’è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”.

                                                                                                                 (  Dal Vangelo)

Cos’è più importante: pregare o agire?

Tema odierno della Parola di Dio

Le letture ci indicano come l’uomo si deve muovere verso Dio.  Infatti ogni nostro rifiuto o indifferenza alla visita di Dio ci chiude all’amore di Dio e dei fratelli lasciandoci nel freddo e nella solitudine.

Non si può trascurare Dio. E’ un dovere mettersi in rapporto con lui attraverso la preghiera, lo studio; sentirlo interlocutore circa i nostri comportamenti.

L’alternativa,  proposta all’inizio, ha reso proverbiali i nomi di due sorelle: Marta, che fatica e Maria, che contempla.

Marta e Maria sono il tutto della vita cristiana. Sono, perciò, inseparabili, e Gesù rivendicando il primato assoluto della preghiera, lo fa per garantire che l’agire serve purché animato di amore.

Di conseguenza, il primato della preghiera è solo in funzione di un altro primato, quello vero:  Il rapporto interpersonale con Dio.

L’assoluto cristiano è uno solo: Cristo.

L’azione serve a poco se si agisce senza di Lui. Ma attenzione! Anche la contemplazione è  creativa se consiste nello stare dentro se stessi in compagnia del proprio “Io”.

E’ nella docilità a Lui, che preghiera e azione si incontrano e si compensano.

Nel racconto della prima lettura, una delle più simpatiche manifestazioni di Dio:

All’aria aperta, sotto il sole dell’ora più calda, tra la tenda e la quercia, il mistero trinitario del vivere divino si umanizza a tal punto, da accettare che la fede di Abramo lo tratti come un viandante che ha bisogno di rinfrancare il cuore per riprendere il cammino. La sosta amica diventa lo spazio di uno dei grandi eventi che scandiscono la storia della salvezza. (Genesi 18,1-10).  Ma Dio vuole aver bisogno anche di noi = Chiesa, come ci ricorda S. Paolo ( Col.1,24-28) dove tutti chiama, tutti manda: sacerdoti , religiosi, laici, dove ciascuno è corresponsabile di tutti, affinché l’unica Chiesa,  nutrita di preghiera, azione e sacrificio, ascolto, testimonianza, amore, diano unità alla vita.

Un “Apologo” per terminare e dar maggior chiarezza al titolo di oggi. Lo scritto è         intitolato “Cristo e il suo fiasco”

“ Vi è una profonda saggezza di vita nell’ingenua leggenda del vecchio pescatore che trasporta sul lago la sua barchetta a remi con un giovane studente che incuriosito osservò che su uno dei remi era incisa la parola “Ora” e sull’altro “Labora” per vivere bene. Il pescatore dalle mani incallite, sorrise saggiamente e…cominciò a vogare col solo remo su cui era incisa la parola “Labora”. Ed ecco che la barca si mise a girare in tondo. Lo studente lo guardò con aria interrogativa e il vecchio disse “ Così va il mondo, quando gli uomini si limitano a lavorare e dimenticano di pregare: vanno in girotondo e non arrivano alla meta”.

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7 LUGLIO  2019

 XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 10, 1-20

Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro:” la messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perchè mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, non portate borsa, nè bisaccia, nè sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima, dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti tornerà su di voi. Restate in quella casa mangiando e bevendo di quello che hanno, perchè l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi verrà messo dinanzi, curate i malati e dite loro: E’ vicino il Regno di Dio”.

.                                                                (dal vangelo)

Il tema che domina la liturgia della Parola è quello della missione.

Il profeta Isaia nella prima lettura (55,10-14) esplode con una ubriacatura di gioia e di godimento per il ritorno degli esuli rimpatriati in Gerusalemme: ” Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto”.

Nella seconda lettura (Galati, 6, 14-18) abbiamo le conclusioni a cui è giunto il più grande missionario cristiano, Paolo, dopo una dura e dolorosa esperienza in Galazia.

La conclusione per lui è che l’unico vanto che rimane ad un annunciatore di Cristo, non sono i suoi successi o le sue fatiche, ma unicamente la croce di Gesù, dalla quale, ( per altro, è stato indelebilmente segnato:

” Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo”.

Il Vangelo propone la missione di Gesù, rispecchiata in quella dei discepoli attraverso la particolarità di Luca che, oltre a riportare l’invio dei dodici, narra nel brano quella dei settantadue discepoli dove, secondo Luca, pone in evidenza l’urgenza della missione e la vastità di essa, esperienza viva e aquisita al seguito di Paolo.

Tuttavia, egli sa che tutto dipende dal padrone della messe, al quale si può chiedere, con fiducia, il personale necessario.

A proposito della missione, si possono ricavare dal Vangelo due caratteristiche.

La prima è la radicale povertà richiesta ai missionari, dove, al contrario sembrerebbe indispensabile essere molto attrezzati per affrontare viaggi e per garantire successo all’annuncio.

Ma, nell’ottica di Gesù, vale, al contrario, l’opposto. L’unica forza della missione è Gesù stesso con i suoi doni di cui arricchisce i suoi inviati: la pace, la possibilità di compiere sintomi chiari già della presenza del Regno,  come anche a fare nostro lo stile con cui Gesù stesso vuole anche che sia  compiuto.

Così, tutto quello che gli uomini sono portati a ritenere irrinunziabile, diventa una zavorra da cui liberarsene assolutamente.

L’unica forza  della missione è Gesù stesso con i doni di cui arricchisce i suoi inviati.

Il missionario non è un operaio abbandonato a se stesso, ma il coltivatore alle dipendenze di un Signore  interessato a garantire il raccolto.

 

  1. Paolo ci dice che “ Noi abbiamo questo tesore in vasi di creta, perchè appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”.

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30 GIUGNO  2019

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme…mentre andavano per strada un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”.

Gesù gli rispose:

“Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi; ma il figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo”.

Ad un altro disse: “Seguimi”.

E costui rispose:” Signore concedimi di andare a seppellireprima mio padre”.

Gesù replicò:”Lascia che i morti seppelliscano i morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”.

Un altro disse: ” Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congeda da quelli di casa”

Ma Gesù rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volta indietro è adatto per il regno di Dio”.

                                                                  (dal vangelo)

Dopo una lunga pausa, determinata dai fatti straordinari delle feste  del Natale-Pasqua-Ascensione-Pentecoste-SantissimaTrinita’-Corpus Domini, vi presentiamo il corso ordinario dell’ann-o liturgico: quello del ” Diventare profeta”, e quello di “seguireGesù.

Questa Domenica ci propone due temi fondamentali: quello del ” diventare profeta e quello di seguire Gesù”: tenendo presente l’elemento che l’accomuna: Il profeta è tale nel suo tempo di fronte alle condizioni sociali, politiche, economiche vissute da lui e da coloro ai quali egli parla.

Seguire Gesù, voleva signifcare accettare la sua missione sacrificando ogni altro impegno e continuare, nel tempo, il progetto redentivo della sua missione.

Nella prima lettura della Domenica, troviamo la persona del profeta Elia, che invita i seguaci a continuare la battaglia contro l’ambiguità in cui era caduta la fede in Israele e li incoraggia ad avere anora fiducia e speranza, nonostante tutto

Nel Vangelo osserviamo una ” mossa” di Gesù, quella” di mettersi in cammino con decisione verso Gerusalemme”, iniziando il suo grande  viaggio che l’avrebbe portato alla Croce.

Il signore non ha mai avuto esitazioni sulle sue scelte. Sapeva sin dall’inizio che cosa lo aspettava.

Il viaggio è da poco iniziato, e il Signoreconosce, di nuovo, l’umiliazione del rifiuto. Rifiutato a Betlemme non c’era posto in alloggio; rifiutato a nazart dai suoi concittadini, rifiutato più tardi in gerusalemme dagli scribi e farisei che lo metteranno a morte: “Venne nella sua casa, ma i suoi non l’accolsero”, condannato a peregrinare sulla terra.

E Gesù, rifiutato, andrà a bussare ad altre porte. Chi lo rifiuta non ha

bisogno di essere castigato, si sacrifica da sè, in quanto si priva di Cristo …E chi metterà al posto di Cristo?

La preoccupazione di Gesù non è quella di andare incontro alla sua morte, ma quella di avere dei seguaci decisi a continuare, nel tempo, la sua missione redentrice.

Ma quante difficoltà, titubanze, rifiuti. E Lui cheaaa spiega ed esemplifica la volontà del discepolo.

La campestre immagine dell’aratore che dietro ai suoi buoi tiene salda la mano su quel legno che dissoda la terra, esempio di continuità nell’andare sempre avanti, senza voltarsi a ciò che è stato ” arato”, ma andare avanti, continuare non come quei due uomini che Gesù chiama alla sua sequela, ma questi pongono condizioni, non mettono Gesù al primo posto, nè sentono l’entusiasmo di andare subito con lui.

Evidente contrasto: Gesù dà tutto e subito, gli uomini no.

Seguire Gesù è coinvolgersi con lui anche se non lo si comprende mai completamente. Chiunque cerca la posizione giusta verso la sua persona del Cristo deve sapere che il camminare non avrà mai sosta, che si è costretti a scegliere subito. Non c’è tempo di tornare  a casa, nè per seppellire i morti, nè per salutare i vivi.

(Espressioni che non vogliono significare insensibilità)

 Seguire Gesù richiede essere disposti a decisioni tempestive e radicali.

 ” Tu lascia quel mondo morto e finito e vanne ad annunciare uno nuovo . Tu che hai iniziato, non lasciarti prendere dalla nostalgia di contemplare il passato, guarda fisso avanti a te e …Continua” ( Un eremita)

 BUONA DOMENICA

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23  giugno 2019

 SANT.MO CORPO E SANGUE DI CRISTO /C

Luca 9,11-17

Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate sedere la folla per gruppi di cinquanta”. Così fecero. Allora egli prese cinque pani e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli, perchè li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

                                                          (dal vangelo)

Cristo viene presentato dalla liturgia come festa del suo Corpo e Sangue, dato all’umanità, come pane e bevanda di salvezza.

Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino.

Queste parole del poeta francese Claudel dipingono suggestivamente i due segni da cui parte la grande celebrazione eucaristica odierna, il pane e il vino, il cibo e la bevanda.

Essi non sono soltanto una risposta della” vecchia terra” al lavoro dell’uomo; non sono la realtà materiale che assicurano la sopravvivenza fisica delle creature.

Pane, vino e acqua rimandano a più alti valori; in tutte le creature sono simbolo di comunione, di amicizia di intimità.

Senza questo cibo l’uomo si svuota internamente e si irrigidisce nella morte dell’indifferenza e della superficialità.

Le altre due letture neotestamentarie svelano incece il significato del cibo offerto da Gesù, e…quale cibo!

Attraverso l’Eucarestia il fedele entra in comunione col Cristo, è strappato alla sua mortalità e caducità (“Io lo risusciterò”)ed è inserito nel mistero della vita divina (” avrete in voi la vita”).

Paolo, raccogliendo nella lettera ai Corinzi le dichiarazioni di Gesù a  Cafarnao, formula, limpidamente, il senso di ogni celebrazione eucaristica, da quella che si svolgeva in Grecia, a quella che oggi si compie nelle nostre città o nei più minuscoli centri di abitazione.

Attraverso il calice e il pane posti sull’altare Cristo comunica a noi il suo corpo, cioè la sua vita, il suo amore e la sua gloria.

Cristo, non allontana mai: conosce la fame e la sete dell’uomo. Non è preoccupato di far bella figura, lo notiamo nel Vangelo di Luca con il brano odierno.

In ogni situazione, Gesù prende a cuore le pene e le speranze dell’uomo e risolleva, ridà dignità, ridà valore e significatoa vivere di chi lo avvicina. Non svilisce, neanche giudica.

Nel linguaggio profetico, egli è l’avvocato di chi non ha difensore; la forza dell’innocente, il vendicatore di chi subisce l’ingiustizia.

Ma torniamo alle sollecitazioni della festa odierna dove Cristo si presenta come l’immagine del pane spezzato e del Sangue versato; si è spezzato la vita lottando contro lo spirito del male che degrada l’uomo e il mondo.

Un richiamo per l’uomo di oggi che è chiamato a lavorare insieme, lottare insieme, pregare insieme. Uniti tra noi, ma anche solidali con chiunque lotta per la dignità della vita.

Ogni uomo offeso, umiliato, è l’ostia di Cristo calpestata, dato che ogni sofferenza dell’uomo è pane della passione di Cristo.

Dio non ci ha lasciato un segno della sua presenza corporea. Non è una festa facile, quella dell’Eucarestia. Già, l’uomo. carnale, si è scontrato con questa problematicità: ” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.

Cristo risponde e offre la sua presenza nell’umile e fragile segno del pane eucaristico: “Questo è il mio corpo ” a condizione che, almeno, sperimentiamo, ogni giorno, come Israele nel deserto, la nostra fame e la nostra povertà.

 BUONA FESTA

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Trinità, olio su tela, Jusepe de Ribera (1591-1652), Museo del Prado

16 giugno 2019

 SANTISSIMA TRINITA’

 GIOVANNI 16,12-15

“Quando verrà lo Spirito di verità, egli ci guiderà alla verità tutta intera, perchè non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che avrà udito. Egli prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che il Pare possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

                                                                                          (dal Vangelo)

Conoscere Dio nella sua vita intima sarebbe impresa ardua e destinata al fallimento.

Diventa una conoscenza possibile, studiando il collegamento che Dio ha avuto con la storia dell’uomo e ha con la sua storia; dove la verità trinitaria, prima di essere un problema, è essenzialmente una illuminazione, una luce che accompagna la nostra stessa esistenza di uomini cristiani.

Paschal, che aveva tanto indagato il mistero di Dio, concludeva: “L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano”.

Leggere, scoprire la luce del mistero trinitario nella storia, può portare, così, a prendere atto delle tappe che, di fatto, la rivelazione ha avuto.

La rivelazione di Dio è stata progressiva, e ha assunto in se stessa,

prima la lunga storia d’Israele,

poi quella di Gesù di Nazareth,

poi quella dello Spirito Santo (che dura ancora) donato al suo popolo.

Javè–Dio dell’opera della Creazione, il Dio di Abramo, Mosè; Il Padre di Gesù.

E’ questo il punto di partenza per riflettere sulla Trinità: “Dio, prima di noi” in cui si riassume la Rivelazione dell’Antico testamento. Dio–Padre, l’origine di ogni possibile cammino umano; che è sempre colui che ci previene. Colui che ci ha amati per primo; il fondamento di ogni coscienza e di ogni storia alla cui origine c’è sempre il suo amore.

Quel Dio che, che è prima di noi, con l’Alleanza diventa anche Dio “avanti a noi”, nella forza di una promessa che produce il cammino di uscita da una terra di schiavitù, verso la libertà. Lui è davanti al popolo nel deserto; lo attira. lo precede, lo libera, e dietro di lui l’uomo trasforma se stesso e la storia, lo sostiene e lo guida verso di sè.

Ma questo nome di Padre, timidamente accennato  nell’ A.T.  esplode pienamente nella Persona del Figlio–Gesù Cristo, nella parola e nel nome del Figlio che lui si dà, e questo, sia nel ritornello appassionato che egli continuamente ripete e ci insegna : il Padre mio e il Padre nostro.

E’ nel Figlio Gesù. che il Padre ne fa il suo Tempio nuovo e definitivo- E’ Lui che ” ha posto la sua tenda in mezzo alle nostre.

Ma  proprio perchè è divenuto uno di noi, ha voluto passare. Ed è così che lo Spirito Santo viene a riempire lo spazio vuoto, dopo che il  Padre e il Figlio, compiuto la rispettiva missione di Creatore e Redentore sono tornati in cielo.

Ecco allora che la terza Persona può inserirsi nello spazio vuoto e compiere la sua missione che si concluderà con la fine del mondo.

Lo Spirito, Dio come il Padre e il Figlio, ha la sua abitazione dentro di noi, nei nostri cuori.

E’ lo Spirito in noi che rende presente il Padre e il Figlio.

E’  Lui che crea in noi la Comunione, che supera tutte le divisioni, l’artefice dell’unità presente nella realtà del Corpo di Cristo, eucarestia e popolo in cammino, verso il compimento di tutta la storia.

MA IL MISTERO RIMANE!

Buona festa

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Tiziano, Discesa dello Spirito Santo, Venezia, Basilica di Santa Maria della Salute.

 

9 GIUGNO 2019

 DOMENICA DI PENTECOSTE /C

Giovanni 14,15-25

“Se mi amate, osserverete i mie comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perchè rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Vi ho detto questo mentre sono ancora tra voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

                                                                              (Dal Vangelo)

E’ stato detto che lo Spirito Santo è il grande dimenticato della vita cristiana.

E’ forse anche per questo che la liturgia della Pentecoste, che è concentrata in una ricchezza di temi e che racchiudono una sostanzialità e unità, venga, purtroppo trascurata e come è anche per molte festività che ricorrono durante l’anno liturgico.

Si abbandonano le preziose, eccellenti melodie gregoriane supplendole con penose, slabbrate canzonette sanremesi.

Inimmaginabili quel “Veni Sancte Spiritus”gregoriano. Gli Ortodossi e le altre Confessioni religiose hanno mantenuto il gregoriano  o il loro canto storicamente tipico.

Scusatemi per questa dolorosa costatazione ma il dilagare di nacchere, tamburi, chitarre sono realtà che hanno disturbato la funzione del canto sacro con un surrogato alienante il misticismo delle celebrazioni adatte per discoteche

Il motivo portante e unificante è lo Spirito Santo, come principio di comunione interumana, come matrice di ritrovata e perfetta conciliazione  tra le persone.

L’episodio riportato dagli Atti degli Apostoli, è visto come un “Contraltare all’avvenimento narrato dalla Bibbia al quale fatto avvenne la confusione delle lingue (Babele) nessuno capiva più l’altro.

L’unità del genere umano venne altresì frantumato nella varietà nella incomunicabilità.

Ora, viceversa la varietà confusa e dissonante dei popoli, raggruppati a Gerualemme, si ritrova nella stessa lunghezza d’onda, della lingua parlata dagli Apostoli.

Allora, la disgregazione dell’unità fu causata dalla presunzione di dare una scalata al cielo.

Ora la rinnovata comprensione , frutto di un dono di luce  che piove dal cielo. Gerusalemme è la ” civitas Dei”, che ribalta Babele, la “civitas hominis”.

Ma a Gerusalemme il miracolo più vero è quello che ci porta il Vangelo, ma a una condizione:” Se mi amate, dice Gesù nel Vangelo. Osservate i Comandamenti, ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito il quale resti con voi per sempre: Lo Spirito di verità”.

Dalla frase evangelica, notiamo come Gesù continuerà anche dopo la sua Risurrezione a “fare ed insegnare” mentre gli Apostoli sviluppano la testimonianza.

Tutto questo indica che lo Spirito di Cristo si espande ovunque attuando la salvezza. Oggi, l’ascolto degli” Atti” coglie il realizzarsi ” l’evento costitutivo della futura Chiesa. Si adiempie, cioè, la promessa di Gesù nel compiersi del giorno“.

E nella lettera di Paolo ai Romani ( 8,8-17) troviamo la varietà delle forme  con le quali lo Spirito di Cristo, si effonde nel cuore dell’uomo.

E il detto di Cecco Angiolieri: “Se fossi foco arderei lo monno”.

BUONA FESTA

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2 GIUGNO 2019

 ASCENSIONE DEL SIGNORE /C

 Luca 24,46-5

Gesù li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel Tempio lodando Dio.

                                                         ( dal Vangelo)

La vita di Cristo sulla terra ha avuto inizio con l’Incarnazione.

Il ritorno di Gesù al cielo segna solo la sparizione visibile e sensibile.

Ma…” Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, e ci sarà non solo con il suo Vangelo, ma con la sua persona…”Questo è il mio corpo”.

L’Ascensione è il completamento della Risurrezione. L’una e l’altra indicano il cambiamento nel modo di essere, da quello umano a quello divino; da quello temporale a quello eterno; da quello della strada a quello della meta.

La Risurrezione — Ascensione, è una festa trinitaria divina ed è una festa umana, perchè l’uomo vede il suo Corpo inserito completamente in Dio e che dovrà raggiungere, nel tempo stabilito, in cielo.

Là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo, sarà per noi la fine senza fine( San. Agostino).

E’ questa la speranza che non deve mai farci vacillare, come ci ricorda S. Paolo nella lettera agli Ebrei, nella seconda lettura (9,24-28).

Ha detto bene uno scrittore americano: “Il futuro, è come il paradiso: tutti lo esaltano, ma nessuno ci vuole andare… adesso”.

Le parole del VANGELO, suonano come un congedo e trovano giusta collocazione in questa festa.

Il Signore parla di se stesso e della missione che affida agli Apostoli.

Questa sarà la nuova realtà che dominerà la scena della storia umana:  “Ogni potere mi è stato dato”. Un potere che non spaventa, nè opprime nessuno perchè, non si impone dal di fuori, ma sollecita dall’interno, dal più profondo dell’essere.

Evangelizzare? grosso problema…in un tempo di massimo rispetto della libertà altrui. Ma l’Evangelizzazione rimane.

“Rinunciare ad evangelizzare sarebbe rinunziare al cristianesimo, che è un dare agli altri e un tenere per sè.

Siamo coscienti che evangelizzare nel nostro tempo si è fatto più difficile, più serio, più impegnativo e, ne consegue che, il bene va fatto bene! Costatiamo che, nel nostro tempo non può esistere che una evangelizzazione: quella della testimonianza.

Gridare il Vangelo con la propria vita!

 La solennità di oggi è, quindi, la festa della speranza. E’ la  celebrazione della redenzione del nostro corpo mortale nella gloria della risurrezione e la proclamazione dell’immortalità beata, è l’indice puntato verso la meta ultima, della vita e della storia.

BUONA DOMENICA

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26 MAGGIO 2019

 VI DOMENICA DI PASQUA  /C

GIOVANNI 14,23-29

“Gesù disse ai suoi discepoli: Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi, ma il Consolatore, Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà tutto ciò che vi ho detto”.

                                                                                        (Dal Vangelo)

Questa Domenica conclusiva del ciclo pasquale, è stranamente gravitante su due cardini, apparentemente contraddittori. Questi sono evidenti sugli Atti (15,1-29) con il reale e l’Apocalisse con l’ideale( una costante nelle letture pasquali).

L’intimo del cuore da una parte, e l’apertura di testimonianza al mondo dall’altra (Apocalisse 21,10-239). In questa dialettica c’è il segreto di tutta l’esistenza cristiana e che è presente già nella luce della Incarnazione (Dio-Uomo) continuando, poi, in tutti i settori umani e naturali.

Santificare Cristo nei nostri cuori è il tema cardine di ogni vita cristiana. Centro della persona nell’antropologia biblica, è il cuore; luogo in cui si esplica l’azione trasformante da parte di Dio; La santificazione ad opera dello Spirito, la Divinazione effettiva che rende l’uomo da lontano -vicino, da schiavo-figlio, da tenebra-luce, da morto-vivo, da peccatore-santo da non popolo- popolo.

E il Vangelo viene a confermare quanto rivela l’Apocalisse; infatti la comunità credente nasce dalla comunione con Dio, tramite Cristo e lo Spirito e che insieme, saranno presenti nel cristiano, e non solo.

Prima di apparire in superficie, come comunità visibile, la Chiesa è già un organismo vivente. L’organizzazione esterna esprime quello che essa è già,  in essa le dà solo visibilità, non esistenza.

L’unico vincolo che lega i credenti tra di loro e con Dio, con Cristo e lo Spirito è: l’AMORE. Esso  fa di una moltitudine dispersa un unico corpo.

Il credente non è colui che possiede idea esatta su Dio, ma colui che comunica  con Lui, accoglie le sue aspirazioni.

Il brano del Vangelo fa parte dei discorsi di ” commiato” di Gesù.

Sarà lo Spirito Santo a presentarsi agli Apostoli e ad invitarli ad uscire dal Cenacolo e annunziare la salvezza ad ogni creatura umana.

Lo Spirito non si limiterà a ripetere le parole di Cristo, ma ne manifesterà tutto il significato e l’importanza.

Nel commiatarsi abbiamo notato come Gesù saluta i Discepoli con una parola “PACE”. Augurio che non rimane solo un auspicio ma, un dono: E’ la mia pace”

E’ la pace che scaturisce dalla libertà sovrana di chi non è più del mondo e, cioè, non è più asservito a se stesso, all’incredulità, all’amore di sè, alla morte.

E’ una lezione sempre necessaria perchè l’uomo, senza che se ne accorge, è portato in continuazione ad attribuire importanza eccessiva all’esterno, al tangibile, contro l’interno e l’invisibile, ma solo dove lo Spirito ha il primato, si gode della pace trasmessa e augurata dal Signore, diventando, l’uomo abitacolo della Divinità.

BUONA DOMENICA

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Cena in Emmaus – Jacopo Pontormo 1494-1556 – Uffizi

19 MAGGIO 2019

 V DOMENICA DI PASQUA  /C

Giovanni 13,31-35

“Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

                              (Dal Vangelo)

La liturgia della Parola ripropone nelle tre letture il tema del rinnovamento o,  come invito o, come( nell’Apocalisse) l’immagine profetica, come tre stelle, che ci guidano nel buio della vita.(Atti. 21,1-5a).

Negli Atti ( III lettura, 14,21-27) notiamo come il Cristianesimo ha iniziato la sua opera di rinnovamento, che diventa una lezione interessante, per i cristiani di oggi.

Abbiamo osservato ancora come la II lettura ci ha descritto l’aspetto della nuova Gerusalemme, mentre il Vangelo ci parla di un nuovo Comandamento.

Paolo e Barnaba suscitano delle Comunità compatte, appaiate, legate le une alle altre, così come dovrebbero essere le nostre Chiese locali: la Parrocchia, dove troppo spesso l’unico elemento di unione è dato dalla circoscrizione territoriale.

E la celebre, stupenda pagina dell’Apocalisse che oggi ci è stata presentata, ne è una luminosa testimonianza.

Noi attendiamo nella speranza la nascita di una nuova incantevole e armonica creazione dalla quale sia bandito il “mare”, che nella Bibbia è simbolo del caos, del limite, del male.

Attendiamo l’apparire della Comunità pura di una Gcerusalemme abitata dall’umanità fedele e giusta che vive in comunione con lo sposo amato, Dio.

In questa pagina, ha scritto Hamman, Giovanni ha intonato e diretto” la sinfonia del nuovo mondo di Dio”. E’  in questo  nuovo mondo, alla cui costruzione siamo chiamati in collaborazione col suo artefice supremo, Dio, dove troveremo la granda sorpresa: L’Emmanuele si farà presente, si farà nostro concittadino.

Passerà ancora per le nostre strade e dai volti sofferenti cancellerà le lacrime facendo sbocciare il sorriso.

 Il vecchio mondo, posto all’insegna dell’ingiustizia e sotto lo stemma della “Bestia” del male scomparirà per lasciare posto alla novità, alla luce, alla gioia.

 “Nella fede umile quotidiana e nell’amore, speriamo!” scriveva il poeta P. Claudel.

Ogni comunicazione con Dio conduce al prossimo. Non si fanno passi verso Dio senza fare passi verso il prossimo.

Da Cristo, l’uomo aveva bisogno di essere ripreso daccapo, di essere lavato, rianimato verso il destino descritto da S. Giovanni.

E un nuovo fine esige nuovi strumenti: “Vi do un Comandamento nuovo” ci annuncia Gesù. Nuovo per lo stile con cui le nuove comunità cristiane avrebbero dovuto amarsi. Perciò: Amore senza barriere, amore senza distinzione di persone, amore che non tiene conto delle offese e quindi anche dei nemici.

Ma c’è di più; Gesù ha detto che bisogna amare come Lui ci ha amati: è un metro nuovo e sappiamo fino a che punto ci ha amati.

DONANDOCI UNA VITA DIVERSA PER UN MONDO DIVERSO !!!

BUONA DOMENICA

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12 Maggio 2019

 IV Domenica di Pasqua  /C

 Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le  conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio , che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

                                                                                      ( Dal Vangelo)

La Risurrezione di Gesù è la contropartita della Passione .

La Comunità, che vive nella gioia pasquale, non dimentica le sofferenze che l’hanno preceduta.

Negli Atti degli Apostoli  ( 13,14-52) notiamo già, i primi contrasti nella Chiesa nascente, contraddizione cui è andata “”soggetta.

La “Parola“, però, proclamata dalla Chiesa Madre, non subisce l’arresto a cui si è tentato di portarla.

I “Gentili”, al contrario dei Farisei e del sacerdozio ebraico, l’accolgono con soddisfazione e, la pienezza dello Spirito, è la garanzia del successo ottenuto e della gioia di cui sono ricolmi.” Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”.

Un detto dice “che il cristiano dovrà gioire anche nel giorno cupo “; così come Paolo e Barnaba, cacciati dal loro territorio, scossa, contro di loro, la polvere dai piedi, andarono a Iconio.

I Discepoli erano pieni di gioia e Spirito Santo(13,50-52). “

Il contrasto tra il salvarsi e il perdersi è parallelo ad ascoltare e non ascoltare” “conoscere e non conoscere”.

L’unione di Gesù , con i suoi , è sicura perchè  è basata su un garante unico: il Padre.

Egli è più forte di tutti coloro che tentano di metterla in pericolo.

Nessuno può strappare le pecore da Cristo, perchè dovrebbero strapparle dalle mani del Padre.

Il gregge è una proprietà del Padre. Egli lo ha donato e affidato al Figlio perchè lo porti a salvezza.

Io e il Padre siamo una cosa sola”, che è come dire che il Padre e Gesù  agiscono in perfetta sintonia.

La bontà di Gesù verso di noi è la conclusione più autentica del mistero pasquale.

Egli, infatti è venuto a raccogliere tutta l’umanità; l’ ha nutrita con la nuova Legge e con i suoi esempi; l’ ha sfamato con il pane celeste ( il proprio corpo); assicura il riposo, la pace, la vita: “Perchè l’Agnello che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.(Atti. 7,9-17).

BUONA DOMENICA

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Arazzo di Raffaello, pesca miracolosa

5 Maggio 2019

 III DOMENICA DI PASQUA /C

 Giovanni 21,1-19

Gesù si manifestò di nuovo ai Discepoli sul mare di Tiberiade.

Dopo la pesca miracolosa e dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Mi ami più di costoro?” Gli rispose: ” Certo Signore, tu sai che ti amo”.Gli disse : ” Pasci i miei agnelli…“Gli disse ancora: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi”.

Questo gli disse per indicare con  quale morte  avrebbe glorificato Dio:

                                                                                               (dal Vangelo)

Con la Risurrezione, Gesù riprende il suo posto in seno alla comunità palestinese, a Gerusalemme, per le strade della Giudea, della Galilea, nella Comunità ma, in un’altra forma e in un’altra chiave: Prima era il Cristo dimesso, ora è il Cristo glorioso.

Prima era  il Cristo che si muoveva, parlava, operava nella sua persona, anche se  circondato dai discepoli; ora appare raramente, ma è più presente di prima attraverso i vari seguaci.

Non solo si parla di lui più di prima, ma sarà un discorso destinato a dilatarsi, prenderà le proporzioni di un fiume inarrestabile e dilagherà in tutto il mondo.

Prova ne siano moderni e attuali strumenti d’informazione che continuano, direttamente e indirettamente ad interessarsi di Lui.

Scribi e Farisei l’avevano messo a morte con l’intento di sbarazzarsi di Lui ma hanno ottenuto il contrario.

Dagli “Atti degli Apostoli” (  5,27 – 41  ) notiamo che le stesse violenze usate per Gesù, sono passate a colpire i suoi discepoli, ma non si  accorgevano che le battiture ai seguaci, invece che affievolire  i loro animi, provocavano, al contrario, gioia e fierezza.

Con la morte di Cristo si è inaugurato un nuovo metro per agire, vedere e valutare persone e cose. La Parola di Dio continua a svolgere nel mondo lo stesso invito, non si tratta di una specie di ” decapitazione” dei valori terreni, ma una collocazione al posto giusto.

Nel Vangelo, notiamo, oggi, che è Gesù che fa pescare i 153 grossi pesci ( dopo) una notte andata a vuoto; che accende il fuoco, che prepara il pane, che invita a mangiare. Dalla pesca vuota nella notte, alla raccolta abbondante all’alba nell’ora meno opportuna.

Quanta attenzione richiede la giornata riportata oggi dalla liturgia  che mette a fuoco l’attenzione di Gesù per l’umanità!

Le raccomandazioni fatte a Pietro mentre gli affida la missione di pascolare il suo gregge, si estendono anche alle previsioni di debolezze umane, perchè  sia guida e centro di unità.

La nostra fede ha voluto farci vedere i tanti segni come presenza del Signore che a noi si rivolge, a noi parla, a noi propone, a noi dona, a noi affida responsabilità.

Un’attenzione infatti merita quel gesto di Gesù verso Pietro. Al discepolo che l’aveva rinnegato tre volte, il Signore chiede una triplice attestazione di fede...solo dopo questa manifestazione di adesione piena, Pietro riceve il ministero pastorale della futura Chiesa.

Esso è un segno di presenza del Signore che è da intendersi e da viversi con fede.

La Chiesa crescerà secondo lo stile di Dio dove il seme diventa pianta e il pizzico di lievito fermenta la pasta.

BUONA DOMENICA

 

don luigi corsi

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Caravaggio Il dubbio di San Tommaso (particolare)

28 APRILE  2019

II DOMENICA DI PASQUA /C

Giovanni 20,19-31

“Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Portavano gli ammalati nelle piazze; anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti” (At5)”.

” Otto giorno dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse: Perchè hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”

                                                                                              (dal Vangelo)

Anche in questa Domenica, come nel giorno di Pasqua, le Letture della Messa presentano una grande ricchezza di temi: il perdono dei peccati; il nuovo modo della presenza di Gesù; il significato del “vedere”; la missione dei discepoli, e altro.

Ne sceglieremo uno, il dubbio: accompagna sempre i discepoli ogni volta che incontrano il Risorto e, che oggi viene impersonato da Tommaso.

L’aspetto della fede: è sempre  superamento del dubbio e non stato permanente, così, come potrebbe essere, l’ateismo.

Fede è seguire una persona, è giocare la propria vita al suo seguito.

“credere significa riconoscere che siamo amati” ( Muriac).

“Credere è difficile. non credere è impossibile”( Victor Hugo).

Potremo domandarci qual è lo scopo dell’apparizione di Gesù ai discepoli; e parrebbe ovvio rispondere: per aiutare quella fede dei discepoli che non è ancora sicura, e anche (come dice il brano del Vangelo) che non deve dipendere dalle manifestazioni “corporee” e sensazionali del vivente.

Il dubbio di Tommaso sembra come la resistenza umana ad affidarsi a Colui che, per l’occhio umano, appare uno “sconfitto” e che solo la fede ci dice“Risorto”.

“Ragionevole” dunque “il pessimismo di Tommaso” …se non metto il mio dito…io non credo”, e umanamente, è ragionevole qualche dubbio anche per noi, ma dev’essere eliminato riflettendo sulle parole di Gesù che  ci ha detto: “ Beati quelli che non  hanno visto e hanno creduto”.

Così, ogni ragionevolezza dettata dal dubbio, dalla paura e dalla mancanza di fede non deve apparire più come normale (ragionevole).

La Croce resta croce e, sul Risorto, i segni della tortura restano ben marcati: ma l’ultima parola non è della Croce ma , del Dio della vita.

Per il Battezzato, e non solo si tratta di accogliere con gratitudine e slancio la forza dello Spirito che il Signore dona a coloro che si aprono alla vita che non sarà mai soffocata dalla morte.

Terminiamo con due detti: “Credere in Dio non è un dovere: è un dono,  una grazia: ” Non credere in Dio non è una colpa ; forse è solo una disgrazia”(Walter Schubart).

“Tu devi credere, non devi sapere” (Pirandello).

BUONA DOMENICA

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Duccio di Boninsegna Sec XIV Pie donne al sepolcro – Siena –Museo dell’Opera del Duomo

21 Aprile 2019

 Domenica di Pasqua di Risurrezione del Signore /C

Luca 24,1-12

Le donne si recano alla tomba e trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto in terra, essi dissero loro:”Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”

                                        ( dal Vangelo)

CRISTO E’ RISORTO!

Una  potente luce si è accesa questa notte e ha rischiarato il mondo e le tenebre delle nostre anime.

GESU’ CRISTO ha ripreso la vita al terzo giorno della sua morte; ha testimoniato con la passione e la morte e la Risurrezione la verità che ci salva, che è luce, che è liberazione.

Cristo ha vinto la morte, Cristo ha mantenuto la parola profetica della sua Risurrezione. Egli vive e vivrà per sempre!

Nota dominante della liturgia , così complessa alta e ricca della Veglia Pasquale, vero poema di teologia e di originalità, è data da un fatto ricorrente e sempre nuovo così come in ogni altra sacra manifestazione dove si verifica il congiungimento dei due poli: il divino e l’umano, e più che soffermarsi solo sul Cristo, protagonista, si effonde, si travasa sopra il polo umano, sul mondo creato.

Ripensiamo un po’ la simbologia della Veglia di questa notte, come le letture delle profezie, la benedizione del fuoco, del cero pasquale, dell’acqua. Notiamo che il cosmo intero partecipa ad una festa in cui la storia umana trova il suo fulcro.

Soprattutto avverte la prima conseguenza che nella Risurrezione di Cristo intravediamo la risurrezione dell’uomo.

La Risurrezione è una certezza che sta alla radice di quanti sono credenti nella Chiesa di Cristo.

Come si è incarnato per tutti, per tutti è risorto! Questa è la nostra certezza perchè, non occorre capirne la divinità del suo essere basta amare Cristo come uomo, come profeta, come insuperabile saggio della storia degli uomini, ma occorre capirne la divinità del suo essere.

Certezza che dalla Croce sul Golgota è cominciata un’altra storia che non procede nella linea orizzontale di un panorama cronologico, ma ha una traccia verticale che dà un senso alla vita di ognuno.

E’ la verità e la certezza che l’uomo porta forse, con lo stesso sbigottimento e le stesse paure dei discepoli, ma non possono che proclamare come, proprio nella Risurrezione, si vivificano e  prendano consistenza e completezza gli altri significati della vita.

La croce senza Risurrezione, resterebbe un patibolo insanguinato (come tutti i patiboli che l’uomo fabbrica per se stesso e che ha innalzato con tracotante indifferenza) se dal suo legno non fosse sbocciato il seme della vita senza fine, espressione di amore eterno  che Cristo ha portato come dono per il cuore della storia e per quello di ogni uomo.

 

Un cordiale, fraterno augurio al (Granocchiaio) Roberto Tonini dirigente del sito, alla dattilografa Clotilde, ai lettori e lettrici delle riflessioni settimanali di

BUONA PASQUA

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Pietro Lorenzetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme. Basilica inferiore di San Francesco – Assisi

Palmezzano Marco, Cristo Porta Croce

14  APRILE  2019 /C

 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Luca 22,14-23,55

Si riunì il Consiglio degli Anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al Sinedrio e gli dissero: “Se tu sei il Cristo, diccelo”.

Gesù rispose:Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”.

Allora tutti esclamarono: “Tu, dunque, sei il Figlio di Dio?”

Ed egli disse loro: ” Lo dite voi stessi: Io lo sono”.

Uno dei malfattori disse: ” Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Egli rispose:”Oggi sarai con me nel Paradiso”.

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del Tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce disse: ” Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

                                                                               (dal Vangelo)

Nella Liturgia delle Palme, troviamo, nella celebrazione, un nesso logico con i testi, che ricordano, l’Ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme,e quelli della messa in cui si medita il testo integrale della Passione.

L’uno e l’altro sono marcati dalla gloria; Cristo infatti, viene esaltato dal Padre, dai fanciulli e dai poveri di Gerusalemme perchè, ha servito, durante la sua missione, sia Dio che i poveri: i più bisognosi (poveri) fino alla morte.

E’ stata ed è la potenza dell’amore a vincere.

Cristo è il Signore, perchè si è fatto servo di tutti secondo la volontà del Padre di salvezza: servire è potenza perchè servire è amore.

Tutta la liturgia del giorno ruota attorno a questo tema introduttivo alla Settimana Santa: “Io sto in mezzo a voi come uno che serve”.

Povertà, disponibilità, servizio significano essere poveri con i poveri, disponibili come bambini, servitori gli uni degli altri; tutto questo va considerato per capire la  linea dell’amore redentivo.

La verifica è nel costatare la nostra disponibilità: nell’azione educativa, nelle visite agli ammalati, nel servizio agli anziani e agli emarginati, nel sentire i momenti forti per la conversione e la partecipazione ai drammi della gente.

Tema di oggi è la gioia redentiva che propone l’impegno alla riconciliazione che avviene nella” morte” di ciascuno di noi per la vita dell’altro. E’ la glorificazione di un’intesa e di un accordo ritrovato; non nel compromesso, ma nel cambiamento, a rassomiglianza di quello del Cristo che…” pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma…spogliò se stesso”.

Ed ho pensato ancora a tutte quelle volte che noi cristiani, ci lamentiamo del nostro cristianesimo, che è difficile, è troppo impegnativo, richiede sacrificio… senza pensare che Cristo ha dato la sua vita per noi”.

Ma, se è ben compreso, ben conosciuto, il Cristianesimo è facile: è la religione della Croce, ma anche della gioia e della Resurrezione.

Il Cristianesimo vissuto in coerenza è una palestra di energie morali, è una scuola di autodominio.

Non è il rifugio di “pie donne e di” uomini mancati”: E’ pienezza di vita!

La  Passione che leggiamo  in questa giornata contiene…” l’ora delle tenebre”, che equivale all’ora di un amore rifiutato: Cristo vince con il suo immenso AMORE.

BUONA  DOMENICA

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Nicolas Poussin Cristo e la donna colta in adulterio (1653)

7  Aprile  2019

 V domenica di Quaresima  /C

Giovanni  8,1-15

Gli   scribi e i farisei conducono a Gesù una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in fragrante adulterio, Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”Ma Gesù, chinatosi si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano…alzò il capo e disse loro: ” Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Quelli, udito ciò se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase Gesù con la donna in mezzo. Alzatosi, Gesù le disse: ” Donna dove sono? Nessuno ti ha condannato?” Ed essa rispose: ” Nessuno Signore” E Gesù le disse: neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più”.

                                                                                             (dal Vangelo)

La Quaresima ci fa scoprire soprattutto la misericordia infinita di Cristo che per noi peccatori e per la nostra salvezza muore in croce e risuscita.

Poniamoci un interrogativo: E’ possibile per l’umanità che sperimenta le contraddizioni dell’oppressione, della fame, della violenza, sperare in un futuro nuovo e migliore?

La liturgia di questa domenica ci dà una risposta se la esaminiamo attentamente.

Nella prima lettura constatiamo che davanti all’esperienza drammatica della deportazione e dell’esilio del suo popolo, viene annunciata e realizzata la liberazione:” Non ricordate più le cose passate…Ecco io faccio una cosa nuova” ( Isaia43,16-21).

La prima lettura ci dice che non c’è solo la Pasqua del mondo, esiste anche la Pasqua personale, una partecipazione sofferta alla morte del Signore che è condizione per condividere la sua risurrezione.

E’ allora che Gesù sposta l’attenzione su quello che ognuno di noi è: Non gli altri devi giudicare, ma te stesso.

Così, messi di fronte alla propria coscienza, gli accusatori, scribi e farisei, si eclissarono e Gesù, solo di fronte alla donna,( Santo Agostino definirebbe  scena dei due: ( misera e misericordia) esclama.” Dove sono? Nessuno ti ha condannata?;” ” Nessuno, Signore”. E Gesù: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Gesù ama, per questo sa perdonare. Inoltre fa capire che chi diventa intransigente verso chi sbaglia,  non difende la libertà, diventa duro contro il fratello.

Guardiamo con fiducia al futuro perchè Dio” fa nuove tutte le cose” apre strade nel deserto”. Immette fiumi nella steppa”. ( il profeta Isaia).

BUONA QUARESIMA

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31 Marzo 2019

  IIII DOMENICA DI QUARESIMA /C

LUCA 15,1-32

Un uomo aveva due figli. Il più giovane, raccolse le sue cose, e partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno…Allora entrò in se stesso e disse:”Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò:”Padre ho peccato contro il cielo e contro di te!” Partì, si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…Poi disse ai servi:” Portate il vitello grasso e ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perchè questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Il figlio maggiore, però, si indignò: ” Questo tuo figlio ha divorato i tuoi averi con le prostitute ed ora che è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “ Bisognava far festa, rallegrarsi, perchè questo tuo fratello era morto ed è in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

                                                                       (dal Vangelo)

Le tre letture della celebrazione odierna sono strettamente legate nel loro significato, e che possiamo definirle come: Letture del ritorno.

La prima ci presenta il popolo ebraico, che era sceso in Egitto, diventando un grande popolo, ora affronta il vasto deserto per il ritorno nella terra dei padri; più che giustificata la loro solenne celebrazione della Pasqua, nella città di Galgala.

Nella seconda lettura c’è una carica di pensiero e una forza di espressione sconvolgenti così come nella lettera di Paolo ai Corinzi ( 5,17-21).

Se uno è in Cristo, è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove”.

La fede è il passaggio dal vecchio, dal rancido, al nuovo, al fresco, al sa no.

Ulteriore precisazione: E’ in Cristo che si verifica la riconciliazione tra Dio e il mondo; l’uomo si era allontanato da Dio; è giunta l’ora del ritorno.

Il meraviglioso è qui: l’incontro avviene non perchè il fuggitivo è tornato alla casa del Padre, ma perchè l’offeso ha mandato il suo Figlio a ricercare l’offensore.

Ancora di più: ha mandato questo Figlio a racogliere tutti i torti che i fuggitivi gli hanno fatto. Ora l’uomo può riprendere il suo posto di amico, di figlio. Perciò Paolo grida il coraggio, riconciliatevi con Dio, affrettatevi!!!

“Mi alzerò…”

M.L.King: ” più faceva quello che gli piaceva meno gli piaceva quello che faceva”.

Il figliol prodigo del Vangelo, ha voluto correre la sua “grande avventura”.Vivere la sua vita come gli pareva; senza rendere conto a nessuno, senza possibili controlli o richiami.

La sua esperienza si conclude con un “disastro”. Così quando ha toccato il fondo del suo dramma, si ricorda della casa del padre.

Ma…era possibile ripercorrere il cammino a ritroso?

Ripresentarsi sulla soglia della casa paterna come uno” straccione”, avanti ai servi e conoscenti?

Il prodigo trova la forza d’animo necessaria a scegliere la strada giusta. Gli occorre molta umiltà: riconoscere lo sbaglio e dichiararlo pubblicamente; una capitolazione più costosa di molti altri sacrifici.

Ci fu la lotta nel suo spirito ma, alla fine esplose la decisione; “Mi alzerò e andrò“. E’ la parola risolutiva. E’ il ritorno.

Il resto tra padre e figlio rappresenta la “scena-madre” della parabola.

Il prodigo ha il merito del pentimento, del ritorno da un passo sbagliato.

Quale accoglienza lo attende?

La realtà supera ogni aspettativa e ogni speranza.

Il padre, davanti a quel figlio rimasto a lungo lontano, non ha che un sentimento: La gioia di rivederlo e abbracciarlo.

Non gli dice una parola di rimprovero e, al figlio maggiore che fa rimostranze, oppone questa semplice costatazione: “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

IL PADRE RAGIONA COSI’ E DIO RAGIONA COSI’.

 

BUONA DOMENICA

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24 Marzo 2019

             III Domenica di Quaresima  /C

 Esodo 3,1-15

Dall’Esodo:” Il Signore apparve a Mosè in una pianura di fuoco…in mezzo ad un roveto. E Dio chiamò Mosè dal roveto: “Ho visto la miseria del mio popolo in Egitto e sono sceso per liberarlo…”Mosè disse a Dio: ” Ecco io dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi…Ma mi diranno: come si chiama? Dio disse a Mosè: ” IO sono Colui che sono!  Dirai agli Israeliti: Io Sono mi ha mandato a voi…Questo è il mio nome per sempre”.

                                                                                             (Esodo)

Luca 13

Un tale aveva piantato un fico nella vigna e venne a cercarvi i frutti ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo:” Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico ma non ne trovo. Tagliatelo!”

Ma quegli rispose:” Padrone, lascialo ancora quest’anno perchè vi zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire”.

                                                                                            (dal Vangelo)

 

Volendo fare una sintesi delle letture proposte per la celebrazione di questa terza Domenica di Quaresima, non possiamo dobbiamo mettere in evidenza un verbo che inquieta e impegna: CONVERTIRSI.

Già la prima lettura dal primo libro della Bibbia= l’ Esodo( 3,1-80), in una delle pagine più importanti dell’A.T., Dio rivela il suo Nome, incaricando Mosè di liberare il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto.

Nella seconda lettura, Paolo richiama i fatti in cui Dio gratificò tutto il suo popolo, nel passaggio del mare: la nuvola, la manna e l’acqua nel deserto, e ciò per sottolineare l’ingratitudine d’Israele dopo la liberazione.

Ciò serve di “esempio”anche per noi; non siamo “assicurati” per la vita eterna. Il tempo presente deve dimostrare la nostra fedeltà nelle prove.

Nel Vangelo, spicca la possibilità della scadenza della pazienza di Dio.

Giovanni Battista aveva già detto:”la scure è già posta alla radice degli alberi. Ogni albero che non porta frutto sarà buttato nel fuoco”.

Tutto il nuovo Testamento, insiste sull’urgenza del tempo che, con la venuta di Gesù, si raccorcia, precipita verso la sua consolazione e, per rispondere a questo ritmo, non c’è che un modo:”Convertirsi”.

La parabola del fico infruttuoso aggiunge che viviamo in un tempo dilazionato, un‘ultima stagione di grazia. Per sè, tutto dovrebbe essere concluso. tuttavia viene offerto in Cristo un’ultima, estrema stagione di grazia collocata” fuori tempo massimo”.

E’ strano! Tutti riusciamo ad interpretare dei segni meteorologici, ma il tempo umano, apportatore di salvezza o, rovina, nessuno lo scruta.

Eppure i ” segni” esistevano ed esistono e al tempo di Gesù e ai nostri tempi.

Siete impressionati, nota Gesù nel Vangelo di oggi, di quanto è accaduto di tragico e rovinoso per gli altri e…non vi rendete conto( ci direbbe oggi), del continuo,diuturno genocidio che rende l’essere non più umano, ma animale inferocito? “Convertirsi”, implica lo sforzo di “ridiventare persone umane”.

Non c’è giorno, infatti, che non leggiamo atrocità congiunte in ogni settore e da ogni età…, e, come nei tempi passati, così nel nostro tempo che denominiamo come “civile”.

Oltre i suddetti “segni” nel clima italiano non è difficile notarne altri, come crisi economica, l’acuirsi di tensioni sociali e ingovernabilità del sistema con relativo mal costume politico e amministrativo, criminalità dilagante, malessere delle giovani generazioni, insicurezza diffusa, ect…

Ci decidiamo presenza di Dio che  a valutare le suddette situazioni come ” segni” ammonitori?

Le tre letture di questa Domenica con Mosè, Paolo, Cristo, ci richiamano ad una urgente “conversione” solo dopo questa rivelazione, attenzione ai poveri che nel suo significato spirituale indica lo sforzo ascetico per camminare nella via di Dio, che è significato dal roveto ardente come esplicita presenza di Dio che dichiara a Mosè la sua volontà perchè, oppressione e miseria non distruggano l’uomo storico ed è da notare che,, Dio fa conoscere il suo nome: “IO SONO”.

Concludendo dobbiamo costatare che la Parola di Dio ci invita a non trascorrere un’esistenza vuota, ma a portare frutti e ad arricchirsi di meriti, per il giorno della chiamata del Signore.

Ricordiamoci che”spesso ci si dimostra più grandi confessando i propri errori che non evitando di commetterli”( La Roche Foucauld).

                                        Buona Quaresima

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Pietro Perugino, Trasfigurazione. Collegio del Cambio, Palazzo dei Priori – Perugia

            17 Marzo 2019   

 II DOMENICA DI QUARESIMA /C                   

  Luca  9 -36

“Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare. Mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia…Pietro disse a Gesù: ” Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè ed una per Elia”…Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra..E dalla nube uscì una voce che diceva:” Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!”.

                                 (dal Vangelo)

Le prime riflessioni Quaresimali ci invitano chiaramente ad una scelta tra terra e cielo.

Pensare e capire tale scelta e realizzarla è il nostro vivere la Quaresima.

L’aiuto che la Chiesa ci presenta è la Parola di Dio, che ci viene già fornita nella celebrazione di questa domenica di luce in cui scopriamo  Dio alleato, il Figlio Salvatore, l’uomo salvato.

Essa ci ricorda la Trasfigurazione di Gesù, presenti tre testimoni  (Pietro,Giacomo e Giovanni) i quali avrebbero desiderato rimanere sempre su quel monte, impressionati da quella scena di Paradiso.

Da sottolineare la continuità tra il brano di Paolo con quello del Vangelo di Luca, dove, il tema unificante è la Trasfigurazione.

La Trasfigurazione del monte diventa la rivelazione perfetta di Dio in mezzo agli uomini… Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto, la sua veste divenne candida, sfolgorante, luminosa, è la Trasfigurazione nella carne dell’uomo Gesù di Nazareth.

E’ in questa linea che possiamo introdurre la  trasfigurazione che riguarderà quella del cristiano. S. Paolo ci ha detto:” che Gesù  Cristo, trasfigurerà il nostro misero corpo, per conformarlo al suo corpo glorioso”; una parità quasi impossibile a credersi.

La Trasformazione del Cristo e del Cristiano, è il segno delle loro sia pur diverse ma parallele filiazioni Divine” (Ravasi)

Il nostro essere è destinato ad avere una trasfigurazione perchè Cristo, entrando nella nostra carne, “ha deposto un seme di eterno e di infinito” destinato a crescere e a germogliare.

Dio e l’uomo si incontrano. Dio si rivela e si curva sull’uomo per attirarlo a sè in un abbraccio d’amore.

Cantava Tagore, poeta indiano: “Tu, Signore, sarai il mio eterno compagno, prendimi tra le tue braccia. La stella polare brillerà illuminando il sentiero verso l’Eternità. Possano i legami terreni sciogliersi e io vengo a conoscere” Il Grande Ignoto, allora finalmente svelato”.

Ma per adesso viviamo sotto il segno della croce, del cammino, della prova, della caduta.

Ed ecco allora che ci sono degli”squarci di cielo azzurro tra le nubi nere, sono le trasfigurazioni sul nostro cammino terreno.

Guardiamoci attorno, riprendiamo coraggio. Ma attenti alle condizioni che il Padre nel Vangelo oggi ci chiede: la preghiera  e l’ascolto del Figlio con l’imperativo:           

ASCOLTATELO!!!

 Buona Quaresima

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10  MARZO  2019

I DOMENICA DI QUARESIMA /C

Luca 4,1-13

“Il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del Tempio e gli disse:Se Tu sei figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti:” Ai tuoi angeli darà ordine per te , perchè essi ti custodiscano”. Gesù rispose: ” E’ stato detto : Non tentare il Signore tuo Dio”.

                                                                             ( dal Vangelo)

Con questa Domenica entriamo nel tempo di Quaresima ( quaranta giorni) che ha il fine di prepararci alla Pasqua di Resurrezione di Gesù nostro Signore e Salvatore.

Nella tradizione liturgica, la celebrazione della Pasqua, vista nel suo triplice aspetto di morte, sepoltura, resurrezione, ha ricevuto, da secoli, una preparazione con la Quaresima.

Ispirata dall’esempio di Mosè ed Elia i quali, dopo un digiuno di 40 giorni, furono ammessi alla visione di Dio, e, più ancora dal digiuno di quaranta giorni compiuto da Cristo nel deserto come preludio alla sua vita pubblica, notiamo, dal IV Secolo, apparire l’osservanza di un periodo sacro di altrettanti giorni in preparazione al triduo sacro che richiama il mistero pasquale.

L’indole della Quaresima primitiva non conteneva solo un esercizio di penitenza corporale costituito dal digiuno. Essa era soprattutto un periodo sacro di vita cristiana più intensa, durante il quale ci si purificava diligentemente con le preghiere, le elemosine, la confessione e con tante altre cose simili., era, e, dovrebbe essere ancora:

Il Grande Ritiro del popolo Cristiano; il tempo propizio per il suo rinnovamento annuale, in special modo, nutrendosi con i Sacramenti della Chiesa e  della lettura della Parola di Dio.

Se il nostro spirito si apre a ricevere questo contributo di opere che abbiamo descritte, possiamo essere abbastanza sicuri di affrontare colui che ha tentato Gesù nel deserto.

Ciascuno di noi deve aver presente, anche se corazzati, che il diavolo è sempre in agguato ” cercando di divorarci” anche se la sua grande astuzia è quella di farci credere  che non esiste; basta guardarci attorno, leggere i giornali per convincerci della presenza della sua azione. Sta a noi, sorretti dalla grazia resistere con il digiuno e la preghiera e il distacco dalle cose, dall’egoismo e dall’orgoglio.

Il diavolo( o chi per esso) ha spinto una moltitudine di persone, specialmente giovani e sprovvisti di una robustezza spirituale, a fare uso della droga.

Essa svuota spiritualmente e fisicamente l’esistenza della persona corrodendola nel tempo, incapace di dominare se stesso rendendosi anche meno uomini e meno donne dato che lo stordimento della droga assunta, fa, al momento, il suo desiderato effetto, ma…brucia dal di dentro progressivamente l’essere…

Gesù fu tentato con varie proposte, da parte del diavolo, ma a tutte ha saputo dare la risposta giusta, tanto che il diavolo,”esaurita ogni tentazione, si allontanò da Lui“.

Tutto è possibile se abbiamo la volontà di combattere contro la tentazione!

Scrive Giovanni Arpino ( laico):

Lo dico con un brivido; perchè non mi vergogno a confessarlo, al diavolo ci credo

” Lo dico con un brivido: perchè io non mi vergogno a confessarlo, al diavolo ci credo…”

Gli credo, lo temo, non lo sfido, perchè  so che sta in noi.

(preso da un’annotazione di  Ravasi).

 Buona Quaresima

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3 MARZO 2019

  VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

 LUCA  (6,39-45)

“Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:”Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?

Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non guardi la trave che è nel tuo occhio?

Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, nè vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini nè si vendemmia uva da un rovo.”

                                               ( dal Vangelo)

La Parola di Gesù  di questa domenica, ci impegna a  riflettere, con semplici  parabole,” il proprio Essere,” circa il suo agire con  se stesso  e in relazione agli altri.

L’esame è proposto da Gesù ( nel Vangelo odierno) e da un testo dell’Antico testamento ( il libro del Siracide 27,2-7).

Protagonisti dei due testi: l’uomo; l’uomo e se stesso, visto alla luce di Dio, al quale, oggi, viene proposta una riflessione sul suo “io”.

L’uomo di oggi ha bisogno di saggezza, quella vera, quella che lo porta e lo aiuta a rientrare in se stesso. Troppe voci, troppi potenti, troppe ricchezze stanno espropriando l’uomo dalla sua individualità, distruggendone la personalità. Ma se è vero che ” in interiore homine habitat veritas”, come dice San’Agostino, se è nella profondità dell’uomo che sta di casa la verità, solo alcuni discorsi sono stimolanti per arrivare alla verità sull’uomo, sulla sua morale, sul suo destino che è Cristo Gesù.

L’uomo veramente “buono” trae fuori da sè il bene. Se uno è buono,“agisce”  da buono.

Non può stare in piedi una persona che coltivi solo se stessa, senza scelte e azioni concrete, non ci possono essere delle scelte e azioni buone se l’uomo che le compie non struttura la sua persona nella bontà autentica.

Belle le immagini di Gesù e del Siracide, come” l’albero” per verificare la bontà dei frutti; quella del” cieco che non può guidare un altro cieco”.

Quella del “setaccio” che scuotendolo trattiene i rifiuti. E, sempre dal  Siracide, “usare il vaglio”,  mettersi nella fornace dell’esame della propria vita, come per cuocere il vaso della propria persona; o coltivare l’albero della propria interiorità, per verificare la bontà dei frutti.

E’ la verità umana della coerenza che spesso ci manca e che poi rende improduttiva anche la fede.

Interroghiamoci se l’immagine che facciamo a noi stessi è veramente conforme al nostro essere o è falsa?

Il Vangelo aggiunge “la pagliuzza”: Se sei un uomo buono, coerente, se il tuo linguaggio corrisponde veramente a ciò che sei, allora sai quando nell’occhio del fratello c’è la pagliuzza; ma se nel tuo occhio c’è la trave, pensaci due volte prima di togliere la pagliuzza, quando ti rimane la trave.

Concludiamo con tre constatazioni:

“La prova dell’uomo si fa nella sua conversazione”,

“Non  lodare un uomo prima che abbia parlato, poichè questa è la prova degli uomini”( Siracide27,5-7).

” Il Vangelo è buona notizia per dare speranza all’uomo”.  

BUONA DOMENICA

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24  FEBBRAIO 2019

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Luca 6,27-38

“Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.

Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perchè con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

                                                                                 ( dal Vangelo)

Accade spesso di ascoltare espressioni di alcune persone con affermazioni di questo genere:” La mia coscienza è pulita!!!Non bestemmio, non rubo, non ho ammazzato, etc…

E’ purtroppo una morale dell’Antico Testamento che, nella fuga di alcune azioni peccaminose, vedono il compimento di tutta la legge di Dio.

 

Ma, il discorso di Gesù che abbiamo letto in questa domenica, (completamento della legge del Sinai), ha un’impostazione opposta. Sul Sinai si minacciavano castighi, nel discorso odierno, il Signore esorta e promette il Regno di Dio e la vita eterna.

E’ vero che, per evitare il male occorre una carica positiva di bene, di onestà, di rettitudine,ma è pur vero che, puntare sul negativo, avere la preoccupazione “del non fare” tarpa la ali, ferma  la crescita morale e spirituale,  non fa scoprire nè ricercare quel meglio che rappresenta lo sforzo fondamentale dell’uomo.

Nella parabola dei talenti abbiamo notato che il terzo servo è condannato senza aver fatto nulla di male.

Nella descrizione parabolica dell’ultimo giudizio il Signore non dice :” Venite benedetti perchè non avete rubato…ma perchè avete dato.

L’attenzione è rivolta non ad evitare, ma a fare; non a fuggire ma ad andare incontro.

Si sente ripetere :” Fuggite le compagnie cattive”; ma in base al Vangelo, come si è comportato Cristo? Dunque non fuggire, andare…

Decisiva è l’affermazione: “Come volete che facciano a voi gli uomini,  così fate a loro”.

E ciascuno vorrebbe che gli altri sostenessero le sue idee, le sue proposte, i suoi gusti;  che lo aiutassero nel lavoro, che lo apprezzassero, che fosse amato…Ebbene ecco quello che debbo fare!

E’ la nuova Legge che Gesù ha portato al mondo: “AMATE I VOSTRI NEMICI”Le raccomandazioni si susseguono con un ritmo incalzante. Il Signore non lascia respirare; prende in esame le diverse situazioni: i nemici, quelli che odiano, che insultano, che percuotono, che portano via il mantello…insomma i casi che più urtano la sensibilità, che fanno ribollire il sangue.

Anche qui il Signore non vuole un atteggiamento da cani frustati, ma che in ogni offesa corrisponda un’adeguata azione di bene.

SE AMATE QUELLI CHE VI AMANO, CHE MERITO NE AVRETE?

La vendetta è sempre una reazione infantile e da primitivi.

San Paolo riassume il pensiero del Signore esortandoci a:” non farti vincere dal male, ma vinci col bene il male”.

Terminiamo con un proverbio svedese che dice:

“Chi sa perdonare si è vendicato abbastanza”.

BUONA DOMENICA

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17 febbraio 2019

 VI Domenica del Tempo Ordinario /C

Luca 6,17- 26

Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era una gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e Sidone. Ed Egli alzati gli occhi verso i suoi discepoli diceva:

Beati voi, poveri, perchè vostro è il regno di Dio.

 Beati voi, che ora avete fame, perchè sarete saziati.

 Beati voi , che ora piangete perchè riderete.

Beati voi quando vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi, perchè la vostra ricompensa è grande nel cielo.

Guai a voi ricchi, perchè avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi. perchè avrete fame.

Guai a voi che ora ridete. perchè piangerete.

 Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo  stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

                                                                              (dal Vangelo)

                                                                                      

Le tre letture della celebrazione domenicale  possono essere riunite nel formare il disegno dell’uomo nuovo, secondo le intenzioni del Signore

Siamo chiamati a riflettere sulla Magna Carta del Cristianesimo che dovrà essere la “base”della catechesi cristiana e la sintesi della fisionomia morale del discepolo di Gesù. ( Ravasi)

Una” Magna Carta” destinata a formare il disegno dell’uomo Nuovo. Le Beatitudini sono le integrazioni del proclama del Sinai tendenti non ad abolire i Comandamenti ma a completarli.

E’ una visione nuova del rapporto uomo-uomo, rivelazione di un nuovo metro per misurare l’uomo= non i beni, la potenza, il successo, ma la povertà. la fame, la sofferenza, la persecuzione subita per amore di Cristo.

L’ ingordigia ha dato il via alle guerre che dilaniano l’umanità, la lotta di classe, mette l’uomo contro l’uomo; figli che hanno mangiato insieme per tanti anni si ritrovano in una lotta fratricida nella spartizione dei beni che tanto sono costati ai genitori.

Il testo dell’evangelista Luca indicato in questa domenica, ci fa presente la buona notizia ai poveri che è quella che deve portarlì fuori da una triste, infelice, assurda condizione che è il risultato di indebite appropriazioni e profitti di alcuni a discapito di altri.

Come seguaci di Cristo dobbiamo ricercare il vero senso della povertà e di altre oppressioni subite nella vita da parte dell’uomo prepotente. La frase del profeta Geremia è abbastanza dura ma eloquente: ” maledetto l’uomo che confida nell’uomo, benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. Frase che vuole significare che l’uomo non deve perdere di vista  i beni superiori ed eterni, cioè, quelli dello spirito dell’amicizia con Dio, della vita senza fine; e non compromettere questi con quelli.

Diversamente più i beni crescono e più ci sentiamo scontenti. Oggi abbiamo più di ieri e siamo scontenti più di ieri.

Certo, la strada delle Beatitudini non è solo dura, è anche solitaria, ma è l’unica indicata da Cristo.

E Paolo VI ci conceda con una sua frase che riassume il senso di quanto abbiamo, oggi, riflettuto:

” Non può essere cristiano chi non sa preferire la perfezione difficile alla mediocrità”.

BUONA DOMENICA

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David Teniers, detto il Giovane, La Pesca Miracolosa. Old Masters Gallery – Mosca

10 FEBBRAIO 2019

 V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

LUCA 5,1-11

Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì su una barca che era di Simone…sedette e in segnava dalla barca. Quando ebbe finito di parlare disse a Simone:”Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose:  Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano, Al vedere questo Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: Signore, allontanati da me che sono un peccatore…Gesù  disse a Simone: Non temere d’ora in poi sarai pescatore di uomini.

Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

                                                                                               (dal Vangelo)

 All’inizio del ministero pubblico di Gesù, è ovvio incontrare un tema che riguarda delle chiamate: Ecco Isaia che sente la voce del Signore che dice: ” Chi manderò e chi andrà per noi?”e la pronta risposta:” Eccomi,  manda me!”

E Gesù, che dice a Simone (Pietro)! ” Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E tirate  le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

Riflessione, pertanto, sulle chiamate da parte di Dio che toccano l’intimo di ogni persona.

E la persona animata da buona volontà può uscire dall’anonimato e dalla condizione di numero, affermare se stessa ed esprimere il meglio delle proprie ricchezze morali e spirituali.

I Pescatori, chiamati da Gesù erano tutti incompetenti di fronte alla nuova vocazione. Ma si sono lasciati attirare senza opporre resistenza verso qualcosa più grande di loro.

Dio sa che l’uomo è capace di tutto, persino di avventurarsi in esperienze mai provate: una cestista della Nazionale Italiana  di basket, si è fatta suora, Dio è entrato in   campo  e ha fermato  la partita, per condurla su un altro campo di gioco.

Ecco alcune sue espressioni:“Anch’io giocavo Signore e tu sei sceso in campo, hai fermato la partita”.Sarò acqua viva per chi ha sete, il gioco è tuo, Signore, sempre!” (Giovanna Bigi).

E’ la storia di molte vocazioni, non solo religiose, ma anche matrimoniali e professionali, o di volontariato.

C’è un’irruzione improvvisa, un incontro inaspettato, ed ecco che la vita cambia…”

Vocazione è avere per mestiere la propria passione”. (Stendhal)

E’ traumatico quel “…Lasciarono tutto e lo seguirono”. (Vangelo)

Si tratta di dare tutto. E Dio non si lascia vincere in generosità: “Per poco che dai ti  stracarica di doni”. (Chiara Lubich)

Termino con quanto scritto nel romanzo ” Ciascuno la sua notte” dell’autore francese Julen Green e riportato da Ravasi.  Sì, Dio ci segue passo passo. Tu magari non te ne accorgi. Ci sono delle volte che bisogna dirgli che se ne vada come se fosse un mendicante, perchè si allontani  un momento, ma poi ritorna di nuovo...” Andate via, Signore, lasciate che mi diverta. Voi mi date noia, Signore, lasciatemi”.

Ma non va via. E’ abituato agli insulti”.

BUONA DOMENICA

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 3 Febbraio  2019

  IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /C

Luca 4,21-30

Gesù disse ai cittadini di Nazareth: Nessun profeta è ben accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di loro fu mandato Elia se non a una vedova di Zarepta di Sidone.

All’udire queste cose, tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città per gettarlo giù nel precipizio.  Ma Egli  passando in mezzo a loro se ne andò”.

                                                               (  Dal Vangelo)

Giornata amara ci presentano la prima e la terza lettura con due rifiuti da Geremia e  da Gesù.

I compaesani di ambedue non solo rifiutano l’insegnamento, ma tentano di  gettare nel precipizio lo stesso Figlio di Dio;… e fecero guerra a Geremia ma…” Non vinceranno perchè io sono con te, per salvarti”, dice  Dio.

Purtroppo, le letture ci dimostrano quanto sia difficile annunciare una salvezza che viene da Dio, non dagli uomini.

Compito del profeta è,  appunto, “annunciare” la Parola di Dio.

Geremia e  Gesù, con la loro tragica sorte, sono l’esemplificazione più evidente del conflitto che si viene a creare quando Dio fa sentire la sua voce, mediante i suoi messaggeri.

I profeti sono stati sempre scomodi per il sistema qualunque esso sia. Perciò la loro sorte non è stata mai fortunata. Sono un po’ come quella parola ultima della coscienza che preferiremmo far tacere.

Risveglia e fa capire che nessuno è tanto pulito da poter scagliare la pietra contro il fratello, dato che non è  tanto facile dividere gli uomini tra sfruttati e sfruttatori.

Tutti portiamo ” sangue di Caino” nelle nostre vene, e tutti dovremmo sentire il bisogno di una continua conversione.

Ma è indubbio che i potenti, i tiranni, i cosiddetti “puri,” i sapienti, sono coloro che non sopportano neppure da lontano l’eco del profeta.

E’ una costatazione che tutti i profeti hanno fatto una brutta fine.

Cristo, il Profeta per eccellenza, doveva logicamente finire in croce. E, se non ci fosse stato un miracolo, l’avrebbero fatto fuori molto prima, così, come ci ricorda Luca nel Vangelo di oggi.

San Paolo, nella stupenda pagina che leggiamo nella celebrazione, ci aiuta a scoprire il vero senso della vita cristiana, nella carità-amore che deve permeare ogni aspetto dell’agire umano. Raccomanda l‘amore di Gesù per gli esclusi, la scelta dei poveri, la donazione fino al sacrificio supremo. Viviamo la carità nei comportamenti, nelle parole e nell’esistenza.

La pagina paolina è una strofa stupenda: è simile alla corolla di un fiore i cui petali sono costituiti dalle varie virtù che nascono dalla carità. I loro nomi sono : pazienza, bontà, assenza di invidia e di orgoglio, disinteresse, rispetto, benignità, perdono, giustizia, verità, totale generosità, costanza.

Se l’amore si spegne, anche le altre virtù umane e religiose avvizziscono. Ed è facile che al suo posto subentri un mostro come quello del denaro o dell’egoismo o dell’orgoglio.

E necessaria, per il credente, quella lampada della carità-amore che sia un atto di donazione a Dio ed ai fratelli. Ed essendo la fiamma dell’amore una scintilla di Dio” L’AMORE SUPREMO“, quella carità magnificata da S. Paolo, ” non avrà mai fine.

BUONA DOMENICA

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Cristo nella Sinagoga di Nazaret – Museo Visoki Decan – Monastery in Kosovo

 

27 GENNAIO 2019

III  DOMENICA   DEL  TEMPO ORDINARIO  /C

ESDRA- (AT)-8,2-10

Il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza…dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno. Esdra benedisse il Signore Dio e tutto il popolo si inginocchiò con la faccia a terra dinanzi al Signore. I Leviti spiegavano la legge al popolo: leggevano nel libro…a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura. E tutto il popolo piangeva mentre ascoltava le parole della legge. Neemia e Esdra dissero: Questo giorno è consacrato al Signore,…mangiate e bevete vini dolci perchè la gioia del Signore è la vostra forza”.

                           ( Dall’Antico Testamento)

 LUCA 1, 1 –  4

Gesù si recò di sabato a Nazareth e si alzò a leggere nella sinagoga. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia:”Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare la liberazione dei prigionieri e ai ciechi la vista”. Poi arrotolato il volume, disse: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita coi vostri orecchi”.

                            ( Dal Vangelo)

Due scene parallele, delle letture odierne, propongono un quadro in cui s’intravede la correlazione degli eventi della salvezza in sintonia tra l’Antico e il Nuovo Testamento.

La prima scena ha come sfondo Gerusalemme, ricostruita dopo il triste esilio babilonese.

E’ una dolce alba di un giorno autunnale del 444  A.C. Una grande folla alla Porta delle acque, davanti al Tempio riedificato.

Il sacerdote Esdra, guida spirituale della nazione, si eleva in mezzo all’assemblea. Apre il rotolo del libro biblico e lo proclama davanti a quanti erano capaci d’intendere, senza distinzione.

Una solenne Catechesi dalla quale emergono 3 verbi fondamentali: Leggere, Spiegare,  Comprendere .

Leggere a “brani distinti” con una selezione iniziale- (una scelta iniziale; non un romanzo).

Spiegare:  un antico aforismo rabbinico affermava che : “Ogni parola della Bibbia ha 70 volti. Il maestro della fede deve spiegare questi volti= è “l’esegesi” che in greco significa “tirar fuori” tutti i tesori, tutta la forza, tutta la spiritualità della preghiera biblica.

Comprendere: Comprensione  intensa. La Parola di Dio non è una fredda pietra preziosa, ma una realtà viva che deve permeare l’esistenza arida.

Da questo triplice processo sbocciano due atteggiamenti: da un affiorano agli occhi le lacrime della conversione, segno del rimorso per il male compiuto; dall’altro, la promessa del perdono, dato che l’ultima parola di Dio, non è la condanna ma quella del perdono da cui consegue la gioia.

Nel Vangelo Luca trova il ritratto più pertinente di Gesù per cui il discorso di Nazareth è un po’ come il programma sintetico della intera missione terrena di Gesù che nella sua breve ed efficace omelia afferma che “oggi  si è compiuta questa parola “, parola che si apre ad una liberazione globale, attenta a raggiungere ogni persona in ogni dimensione facendo centro nel cuore dell’uomo: sede, dove avviene lo scontro tra il bene e il male, dove alligna il peccato e, dove può solo entrare lo Spirito di Dio che tutto rinnova.

Scelta preferenziale nel breve discorso di Gesù, è quella verso i poveri. Discorso complesso che trova la sua definizione dalla Bibbia, come povertà da vivere e che si appoggia a  Dio e non ad altre sicurezze. E ancora, come libertà e, cioè il distacco da sè e dalle cose, per essere a disposizione di Dio.

E come povertà da combattere, estranea al piano di Dio, c’è l’ingiustizia, l’oppressione e lo sfruttamento.

Gesù predica una proclamazione di uguaglianza ed è da ciò che nasce la preferenza  per gli ultimi.

Per completare, un antico detto giudaico sulla validità  della Parola di Dio:

“Gira e rigira la Parola di Dio, perchè in essa vi è tutto.

Contemplala, invecchia e consumati in essa.

Da essa non ti allontanare perchè non vi è per te, sorte migliore”.  

BUONA DOMENICA

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20  GENNAIO 2019

  II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /C

Giovanni 2,1-12

Ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose:” Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La Madre disse: “ Fate quello che vi dirà…”Gesù disse:”Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro disse allo sposo:” Tutti servono da principio il vino buono e quando sono un po’  brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi segni (miracoli) in Cana di Galilea”.

                                                                       (dal Vangelo)

E’ estremamente significativo che il primo miracolo di Gesù sia un miracolo effettuato perchè ” la festa continui”.

Non c’è necessità che l’acqua diventi vino, se non quella che nasce dal desiderio di contribuire alla festa degli uomini.

Cosa c’è di meglio di un banchetto di nozze per esprimere la voglia di festa, il desiderio di una  festa senza fine, che abita da sempre il cuore di ogni persona che viene al mondo?

Ecco, allora, che Gesù fa questo miracolo, quasi spinto dalla Madre Maria che comprende il problema degli sposi e che desidera che la festa degli amici continui…Egli lo fa proprio  per esprimere tutto il desiderio di Dio: ed è quello che l’umanità goda fino in fondo della bellezza della vita, del creato che è messo a loro disposizione, che è loro donato perchè lo  leggano come dono, prima che considerarlo come una fatica e un compito.

Lo spazio di Dio è lo spazio della festa, cioè della vita, che splende nella Comunione piena tra gli uomini, che sanno che il bello della vita sta nelle relazioni amichevoli e fraterne, nello scambio libero e gratuito dei beni che il Signore mette a disposizione dei suoi figli.

L’acqua mutata in vino: ecco il segno della festa…L’acqua è il bisogno di bere per non morire.

Il vino è desiderio di gioia … è cuore che si riscalda, è vita che riprende colore; dice  occhi che vedono la vita sotto il segno di una benedizione, con la promessa di una felicità che non finisce.

Occorre a questo punto ricordare che il contesto del  miracolo non è una festa qualsiasi:  E’ UNA FESTA DI NOZZE.

L’amore tra l’uomo e la donna è segno grande della benedizione di Dio, ed è il modo più concreto con il quale Gesù si fa presente nella vita dei suoi figli: come amore che unisce, come comunione che interrompe la solitudine e apre il cammino ad un destino di relazione felice, di creatività inesausta, di comunicazione arricchente.

Tutte le volte che un uomo e una donna si assumono la responsabilità di vivere il loro amore come una chiamata ad uscire dal proprio sè per incontrare davvero l’altro e sposare il loro desiderio di vita, e fare della comunione il senso più profondo dell’esistenza: è allora che l’unione delle due vite, diventa una BENEDIZIONE DI DIO.

Anche quando nel matrimonio viene a mancare qualche elemento qualificante, non si drammatizzi.  Si confidi in Maria, e tutto si può acquistare.

Gesù inizia la sua vita di apostolato partecipando ad una festa di nozze, perchè, solo se si evangelizza la famiglia, si salva il mondo!!!

BUONA DOMENICA

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13 GENNAIO 2019

 BATTESIMO DEL SIGNORE /C

Luca 3,15-22

Giovanni disse a tutti: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Quando fu battezzato tutto il popolo e mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo,stava in preghiera, il cielo si aprì e stava su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo:“Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

                                                                                              (dal Vangelo)

                                                                                                

Il battesimo è un momento decisivo nella vita di  Gesù, quasi una seconda nascita e, per certi aspetti, più importante della prima.

Anche il Battesimo del Cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

Nel battesimo, Gesù fa una scelta: va a confondersi con i peccatori.

Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile, così,  come noi esitiamo a metterci pubblicamente a  fianco di uomini o donne di cattiva fama; dobbiamo salvaguardare la nostra reputazione.

Gesù compie il suo gesto con la massima naturalezza, anche se Giovanni protesta, mentre Gesù ordina di procedere e non esita a collocarsi tra i peccatori.

Da questo momento appartiene a loro, anche se ciò gli attirerà critiche e calunnie.

Ci possiamo domandare, anche noi, il perchè del suo agire,  ricevendo subito la spiegazione da parte dell’Evangelista: ” Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

Gesù è in queste parole: ” Agnello”, che secondo una traduzione più precisa ci fa capire: ” che prende su di sè”, il peccato del mondo.

La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano del Padre riceve la solenne approvazione dall’alto: ” Il cielo si apre, scende lo Spirito, si ode la voce del Padre”.

A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori mettendosi alla loro guida per condurli alla purificazione e alla salvezza.

Dopo il Battesimo, Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia.  A poco a poco , la folla lo assorbe.

     GESU’ E’ UNA  VITA PER GLI ALTRI!

Ecco quello che avviene nel nostro Battesimo.

Il Battesimo è, quindi, un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a  figli ottenutaci dal Figlio.

Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra Creatore e la creatura, tra il Signore glorioso e la fragile realtà mortale simile all’erba dei campi che al mattino c’è, e alla sera è avvizzita.

Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e filiazione: come dice il profeta Osea: ” Dio si  china e ci solleva alla sua guancia,  come il padre fa col suo bambino per farlo mangiare”.

Questa è la natura della paternità di Dio.

BUONA DOMENICA

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Giotto, Adorazione dei Magi. Cappella degli Scrovegni – Padova

6 GENNAIO 2019

 EPIFANIA DEL SIGNORE /C

 Matteo 2, 1-12

 Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode.

Anche i Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo…”

Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e prostratisi, lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

                                                                                              (dal Vangelo)

Giorno di manifestazione.

Luminosa manifestazione di Dio all’uomo che ha nella incarnazione la sua più piena espressione e nella Chiesa il suo prolungamento che rivela, nel tempo, la salvezza all’intera umanità.

Prima gli Angeli, poi i pastori, poi i Magi.

Dall’annuncio alla manifestazione:”Abbiamo visto la stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore”.

Come i Magi, anche noi siamo abbagliati dalla luce di Cristo. Siamo stati attratti dal mistero della sua nascita umile e silenziosa.

L’Epifania del Signore è la festa dell’universalità della salvezza. Cristo è venuto in mezzo a noi, e si è fatto nostro fratello per salvare l’uomo e tutti gli uomini.

La liturgia di questa grande solennità  è carica di significati spirituali. Guarda lontano. Guarda al passato della storia umana, al presente, al futuro. Cristo luce delle genti.

A muovere e a guidare i Magi è una stella che indica in modo preciso il percorso da seguire. ” La stella diventa perciò sempre più simbolo del re messianico e l’Apocalisse chiama “Cristo” la stella del mattino” (Ravasi).

Questo ci fa capire come, molte volte, più che inseguire noi la verità, è la verità ad inseguirci. Certo ci dev’essere in noi almeno una scintilla di desiderio, di ricerca, di voglia di verità.

Giustamente Platone diceva:” Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.con la nostra intelligenza

Tuttavia, non  siamo noi a conquistare la verità con la nostra intelligenza è lei a mettersi sulla nostre strade; forse anche deviate, a presentarsi davanti a noi, a conquistarci.

Quando trovarono Gesù, i Magi si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i loro doni… Anche noi dobbiamo arrivare là. E’ là davanti a Cristo che possiamo trovare quello che cerchiamo.

Picasso diceva.”Io non cerco, trovo”.

La grazia ci precede e ci accompagna; basta avere occhi puri e semplici per riconoscerla…

Jean Costeau diceva: “Prima trovare. Poi cercare”.

La via dei Magi è la via delle genti.

Tutte le strade, dunque, siano aperte verso il Signore. I Magi sono i protagonisti della ricerca senza sosta, della ricerca in concreto. Dio non è astratto, Egli è Persona ed è nascosto nell’uomo, specie in quello più diseredato e povero.

E Pasolini, (citato  da Ravasi) nella lirica Maria si chiedeva:”O gioia, gioia, gioia…

C’è ancora gioia in quest’umida notte preparata per noi?” 

Una risposta da S. Paolo a Pasolini e …a tutti noi:

” Se lo cercate, si lascerà trovare”.

BUONA FESTA

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Autore ignoto. Mater boni consilii
Santuario della Madonna del Buon Consiglio, Genazzano – Roma

I° GENNAIO 2019

 SOLENNITA’ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO /C

L’immagine che proponiamo oggi, primo giorno dell’anno 2019 ha una dedica molto significativa ed opportuna: “Madre del Buon Consiglio”  che è venerata nel Santuario di Genazzano (Roma) e, della quale, ricorrono in questo anno i suoi 550 anni di apparizione sul muro di una costruenda chiesetta, voluta da una donna ( la beata Petruccia).

La provenienza dell’immagine è avvenuta il 25 Aprile del 1467 e precisamente da  Scutari  di Albania. Il Papa leone XIII ha inserito nelle litanie della Madonna l’invocazione da lui stesso pensata di ” Mater Boni Consilii”.

Ora qual è quella persona che nei suoi giorni non ha bisogno di Consiglio dall’Alto?…

 Torniamo, ora, alla festa odierna.

Primo giorno dell’ ANNOFesta di Maria, Madre di Dio;  Giornata della PACE.

Cercheremo di collegare le tre ricorrenze con questa enunciazione: Aprirsi al mistero di Cristo, nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono e quindi costruire la pace come comunione fondata sulla logica del dono.

 IL Nuovo Anno si apre con una Benedizione, concepita come una comunicazione di vita da parte di Jahweh.

 Con la vita provengono la forza, la conoscenza, la libertà, e insieme tutte le qualità umane con cui il nostro essere  potrà e dovrà operare.

 Il I° Gennaio ha come punto di riferimento il grande evento degli otto giorni dalla nascita del Redentore, colui che ci ha portato in  dono una vita che non si spegnerà con la morte fisica. Il nostro spirito è simile a quello di Dio e, dato che Dio è eterno, noi parteciperemo di quella eternità che, “come un regalo”, ha voluto che anche noi ne fossimo partecipi. 

Per questo è indispensabile sapersi fermare nella  corsa affannosa di un vivere senza senso. E’ indispensabile riscoprire nei gesti di Maria e dei pastori i segni di una sintonia che arricchisce il senso della vita quali: essere capaci di stupore, conservare,  meditare nel cuore gli avvenimenti, andare senza tentennamenti, glorificando e lodando Dio.

Quando accogliamo la vita come dono di Dio, noi diventiamo, a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli, costruendo la pace che è: comunione, condivisione, collaborazione.

La vita ha senso; la pace è possibile.

L’uomo ha bisogno di aprirsi senza paure al BAMBIN0, accanto a MARIA E GIUSEPPE.

Allora potrà come i pastori, come Francesco d’Assisi, magnificare e lodare Dio in tutte le sue creature con un cuore” tanto puro da abbracciare il mondo senza volerlo tenere”.

Con L’AUGURIO di un FELICE ANNO NUOVO,

saluto tutti con la BENEDIZIONE DEL SIGNORE.

don luigi corsi

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30 Dicembre 2018

 SANTA FAMIGLIA DI GESU’- GIUSEPPE – MARIA /C

LUCA 2, 41-52

“I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua…

Ma trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo…Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.

A vederlo rimasero stupiti, e sua madre gli disse:”Figlio perchè hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo”. Ed egli rispose loro:” perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”.

                                                                    ( Dal Vangelo)

 Due sono i termini della nostra riflessione:

 a) La sacralità della famiglia.

 b) La visita al tempio di Gerusalemme.

Nella prima parte notiamo la storia di una famiglia esule immersa nel dimenticatoio dei “poveri che non fanno e non hanno notizia”. Gesù ha ormai dodici anni, età in cui gli veniva riconosciuta” la pienezza della responsabilità nei confronti della Legge e della Religione e dove Gesù rivelerà la sua autentica realtà di Maestro e di Figlio” (Ravasi).

Ma Gesù e i suoi genitori sono, purtroppo dei semplici profughi, appartenenti a quella catena illimitata di vittime che percorrono terre inospitali, città estranee e ostili: Betlemme- Egitto-Nazareth è stata la parte geografica dove si è mosso il Figlio di Dio.

Egli entra nel mondo da emarginato, assapora l’esilio in tutta la sua umiliazione da extra comunitario.

Tuttavia è protetto dall’amore della famiglia…”Prendi il Bambino e sua madre”.

Qui sta l’essenza:un padre( Giuseppe)che deve proteggere e partire per salvare la sua famiglia; una madre ( Maria)  che per amore del figlio accetta l’esilio, e un bimbo (Gesù): la famiglia non può dividersi.

Certo, non immaginiamoci il quadretto idilliaco della famiglia che lotta, che soffre, che gioisce. La  famiglia,  ogni famiglia è un mistero; un mistero di creature che si amano, che vivono insieme, che condividono i giorni gioiosi della serenità e i difficili giorni dell’incomprensione e della sofferenza.

L’esperienza della famiglia di Nazareth è quindi una proposta non solo alle famiglie in generale, ma anche ai cristiani non sposati che vogliono vivere spiritualmente un clima familiare.

Occorre non sciupare l’amore, è la cosa più dolce, più divina che Dio ci abbia dato,  perchè: DIO E’ AMORE!

 

  1. b) La Visita al Tempio di Gerusalemme

La visita annuale al Tempio, che viene compiuta ogni anno dalla famiglia ebrea, avviene una sorpresa. Gesù manca da tre giorni e i genitori angosciati lo hanno ricercato per ogni dove in Gerusalemme.

Maria vuole di nuovo tornare al Tempio, forse il figlio si sarà smarrito, l’ansia è al colmo. Visita i vasti e piccoli ambienti e…con sorpresa vede il figlio Gesù che sta parlando e interrogando i Sapienti del tempio.

Maria, come qualsiasi altra madre, chiede”spiegazione” del perchè si è comportato in tale maniera.

Gesù rispondendo alla madre spiega che Lui è venuto nel mondo per compiere una missione voluta dal Padre; i genitori non compresero le sue parole: “E tornò a Nazareth e stava loro sottomesso”.

Rimasero nella mente di Maria le parole dette da Gesù fino all’assimilazione e alla comprensione del significato.

Gesù voleva far intendere che nulla viene tolto alla sua famiglia circa il rispetto, l’amore che un figlio deve avere; ma che Lui proviene da un’altra famiglia, quella di Dio. Al Padre  è dovuta l’obbedienza e l’amore a tutti i livelli.

Per terminare, una riflessione sulla famiglia dal libro dei Proverbi ( A.T.) 17,1-

” Meglio un pezzo di pane secco e la serenità, che una casa dove si banchetta splendidamente e…si litiga”.

BUONA DOMENICA

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Gentile da Fabriano – Pala particolare della Natività, Galleria degli Uffizi, Firenze

25  DICEMBRE  2018

 SOLENNITA’ del  NATALE del  SIGNORE /C

GIOVANNI 1,1 – 18

“IL VERBO SI E’ FATTO CARNE

E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”

                                                                                               (dal Vangelo)

Il Natale non ammette mediocrità di sentimenti.

Il Natale è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e pensosa.

La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. Mentre la nostra società rischia di renderlo una grande fiera dello spreco e del superfluo. E così, il vero Natale, si rattrappisce e perde il suo significato più vero.

Il Natale è profondamente umano.

E’ un momento misteriosamente sacro. E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita, la sua coscienza, la sua essenza, il suo destino.

Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale.

La meraviglia è una caratteristica del Natale: siamo sorpresi! Siamo incantati!

E’ necessario sostare davanti al presepio e al Vangelo del Natale in silenzio; meditare e far cantare nell’anima lo stupore per un Dio, che  per amore diventa Uomo.

Non si tratta solo di vedere, ammirare, commuoversi, ma di riflettere…e di pregare!

E’ questo il mistero luminoso del Natale: è un esercizio benefico che tutti dovremmo fare per purificare lo spirito.

Il Natale ci dà motivo di riscoprire le ragioni per cui la vita è bella e può , essere, anzi deve essere felice.  Felice per ciò che essa è, e che ci lascia sperare.Il Natale ha un suo contenuto segreto, che è lasciato scoprire solo a chi ha lo sguardo di poeta.

La poesia diventa un antidoto alla superficialità, e ci mostra quanto siano grandi le nostre possibilità e quanto immenso il mistero che ci circonda e ci supera.

A Natale, ognuno deve poter dire: Cristo è venuto per me, proprio per me…

Dio è venuto al mondo per incontrarsi con me, per visitare me, per salvare me.

Il Natale è questo prodigio; è questa meraviglia.

Ritornano alla mente le parole di Paschal:  ” Gioia, gioia, gioia: lacrime di gioia!”.

 A Natale Cristo è il centro , anzi è il CUORE!

Cristo è la verità che cerchiamo.

Cristo è la vita di cui abbiamo bisogno!

 L’augurio migliore di BUON NATALE che con affetto rivolgo a tutti voi sia anche quello di riscoprire la grande verità del Natale.

Tanta salute e serenità!!!

don luigi corsi

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23 DICEMBRE 2018

 IV DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 1,39 – 48

 “…appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:”Benedetta  tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta al mio orecchio, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo, E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore…”.

                                                                       Dal Vangelo)

Alle soglie del Natale è la Madre del Signore che ci viene incontro sullo sfondo di un villaggio anonimo della “montagna di Giuda” identificato dalla tradizione cristiana in Ain Karim ( la fonte della vigna), a pochi chilometri da Gerusalemme.

Maria ci viene incontro con le parole stupende del suo Cantico, il “Magnificat”, celebrazione del Dio dei poveri, degli ultimi, degli oppressi.

Ma nel brano odierno c’è un’altra figura ed è Elisabetta, incinta di Giovanni. E’ lei a costruire con le parole del suo canto il ritratto più vivo di Maria.

Ed è su queste parole che porremo la nostra attenzione.

A queste parole si associa già il Battista col suo sussulto nel grembo della madre.

E’ un canto ” profetico” quello di Elisabetta; infatti Luca sottolinea che essa ” fu piena di Spirito Santo”.

Il canto si apre con una ” benedizione” mariana che è entrata nell’Ave Maria: ” Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”!

Elisabetta celebra la maternità divina di Maria come segno più alto della “benedizione” di Dio, cioè della sua presenza operante in mezzo a noi e all’interno della nostra storia.

Per la Bibbia la benedizione si rivela soprattutto nella fecondità e nella vita; in Maria appare la vita per eccellenza che cancella l’aridità e la morte.

Il titolo che Maria riceve da Elisabetta” Madre del mio Signore” è senz’altro il più alto e il più vero, come si dichiarerà nel Concilio di Efeso del 431.

Sant’Ambrogio scriveva: ” Maria, non è Dio nel  tempio, ma il tempio di Dio”.

Se ci pensiamo bene, tutto lo spirito del Natale è racchiuso nella piccolezza, nella semplicità, nella modestia.

Siamo noi, purtroppo, che abbiamo sommerso la semplicità del  Natale sotto una montagna di cose inutili…E, invece, dovremmo capire che possiamo incontrare Cristo solo sulla strada dell’umiltà.

 Concludiamo riflettendo quanto dice un saggio:Sii modesto: molto è stato fatto prima che tu nascessi!…L’universo non sa neppure che esisti!… Rilassati! “.

BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

 III DOMENICA DI AVVENTO /C

Luca 3,10-18

“Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”.Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”….”Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me,…costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula brucerà con fuoco inestinguibile”…

                            (Dal Vangelo)

Proveniente dal deserto, la liturgia di questa domenica inquadra Giovanni Battista, l’uomo forte, che  scassa    la terra arida, e annuncia la gioia che è “il gigantesco segreto dell’uomo e di coloro che lo seguiranno: “GESU’ CRISTO”.

Domenica “Gaudete“! La tristezza aveva chiuso le porte del cielo, la gioia le spalanca, perchè il Bambino che ci prepariamo ad  accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama. Lui sa bene in che razza di mondo doveva nascere ( e continua a nascere).

Egli continua a venire” per non lasciarti cadere le braccia, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per portare la gioia ai poveri” Sofonia (prima lettura della celebrazione).

E allora convinciamo noi stessi che ” gioia” è vivere con la serenità di una buona coscienza.

Scriveva Bernanos: “Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi”. E ancora il famoso filosofo ateo diceva:” Per convincermi a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, che avessero un volto più gioioso.( Nietzsche)

Questa la caratteristica dell’attuale III domenica di Avvento, che ha invitato ad attendere con gioia il Bambino a Natale.

Nel VANGELO appare un problema che si poneva a tutti i ceti del popolo ebraico…

Rivolgendosi  al grande protagonista dell’Avvento, Giovanni Battista, e domandano: “Che cosa dobbiamo fare?.

La stessa richiesta si pone, talvolta, anche a noi e molto spesso la liquidiamo rimettendo il tutto, in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

La risposta del Battista è semplice: “ Fate il vostro mestiere con giustizia”. Continuate a vivere nell’autenticità, carità e sensibilità, verso l’altro. Ogni categoria si comporti con gentilezza verso tutti.

ASCOLTARE,  prima di giudicare.

 RIFLETTERE, prima di parlare…

Essere fedeli ai nostri principi religiosi.

Chiudere le orecchie ai pettegolezzi!

Essere onesto nel lavoro.

 Aiutare gli altri…

Insomma sappiamo bene quale deve essere il proprio stile di vita. Perchè sapere quello che bisogna fare e non farlo,  è la più grande delle vigliaccherie.

Il senso delle risposte di Giovanni Battista sono l’unica vera via per incontrare il Bambino che rinnova la sua visita per il Natale, riempiendoci di gioia.

Si può notare, anche, come Giovanni, non impone il suo proprio modo di vivere, non esige  fughe dal mondo. Tutti possono restare dove sono.  Per riconoscere il Cristo che verrà, si esige soltanto una limpidezza di vita interiore ed esteriore.

E con una frase molto delicata dello scrittore francese Ernesto Hello: “La gioia è  come il profumo di Dio, sentito nell’anima”.

 Che quel profumo si diffonda anche su ciascuno di noi!

BUONA DOMENICA

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Tiziano Vecellio, San Giovanni Battista (particolare), 1542, Gallerie dell’Accademia Monastero di Bose

9 DICEMBRE 2018

II DOMENICA DI AVVENTO /C

 Luca 3,1-6

 Nell’anno XV dell’imperio di Tiberio, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto…Come è scritto nel libro del profeta Isaia…”Voce  di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri: ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato”.

                  (Dal Vangelo)

 

Il “ritorno della  Parola di Dio nella storia” in un momento molto concreto e in una regione bene individuata, attraverso una persona ben precisata, è l’insegnamento del Vangelo di questa Domenica.

Fanno riferimento e da sostegno a questa impostazione, la prima e la seconda lettura della celebrazione.

Il profeta Baruc  prevede “a nuova Gerusalemme  (la Chiesa) dove i suoi figli riuniti  da occidente a oriente, attorno alla Parola del Santo esultando  per il ricordo di Dio”.

E’ un popolo che,faticosamente si va ricostruendo come CHIESA del Signore intorno alla sua Parola e nella memoria collettiva di una storia intessuta da interventi salvifici di Dio.

Sperare non significa solo appoggiarsi a Dio e attendere un futuro, significa anche saper leggere all’interno degli eventi, quale forma la nostra storia preveda il disegno di Dio nel cammino della vita.

Per PAOLO: attendere il giorno del re Signore, significa: fiducia e disponibilità per diffondere la parola di Dio, che è motivo di gioia e di speranza. La salvezza continua ad operare dentro la storia e dentro di noi: Dio non lascia a metà ciò che inizia e la porta a compimento.

Occorre disponibilità per cooperare alla diffusione delle verità che sono vive e vere nel Vangelo.

La vita cristiana si avvera in una continua crescita in quello che è parte fondamentale: la carità, l’amore che si accompagna al discernimento in modo che: ” Sappiate ciò che è opportuno fare”.

Nel brano del VANGELO di Luca, leggiamo una introduzione storica:

da secoli la parola profetica taceva in Israele. Ma ecco che, all’improvviso irrompe lo spirito profetico in Giovanni Battista…Una sorpresa e una grazia.

E’ la sua, una parola urgente, nuova ( per questo richiede subito dopo l’annuncio la conversione) e, insieme fedele a se stessa per ricordare le promesse fatte.

La Parola di Dio che torna a risuonare in mezzo al popolo, annunzia l’imminenza del compimento, indicando tre caratteristiche :

  1. a) l’evento salvifico di Dio è situato nella storia di Israele e del mondo.
  2. b) E’ universale, offerto ad ogni uomo e ad ogni tempo.
  3. c) Occorre saperlo riconoscere e accoglierlo.

Già il profeta Isaia parlava di  “preparare la strada”.

Il mio augurio per tutti voi, riporta quello di S. Paolo. “Il Signore vi faccia crescere nella conoscenza e nel discernimento, perchè possiate distinguere sempre ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili”.

Dice Maurice Zundel: “Che Dio appare quel tanto, che lo lasciamo trasparire”.

BUONA DOMENICA

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8 dicembre 2018

 SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE  DELLA BEATA VERGINE MARIA  /C

Luca, 1,26-38

In quel tempo, L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio, in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te.”A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Alora Maria disse all’angelo: ” Come avverrà questo, perchè non conosco uomo?” Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la patenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà si chiamerà santo e  sarà chiamato figlio di Dio. Ecco, Elisabetta,tua parente, nella vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio.

Allora Maria disse: ” Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

                                                                        (Dal Vangelo)

Il concepimento di Maria è un momento significativo della storia della salvezza, dato che, l’azione misericordiosa di Dio è già presente con una speciale elezione in vista di una missione e con una grazia liberatrice.

Questo fatto assurge a “segno” di ciò che Dio fa nella storia dell’umanità per realizzarne la liberazione dal peccato e per costituire quel popolo nuovo che avrà in Cristo il capo e il modello.

Maria, pertanto non è una promessa di luce, ma un raggio che permette di vedere come presenti e reali, quelle cose di cui finora si è parlato e sperato. Ella è già una realtà. E’ una nuova creatura. Lei appare come il perfetto modello di ciò che l’uomo avrebbe dovuto essere, ma che in realtà non lo è stato.

La sua obbedienza a Dio, la sua prontezza nel dire” Sì”, la sua disponibilità alla sua cooperazione con Dio, fanno di lei una creatura che risponde esattamente al progetto divino nel momento della Creazione,  prima del peccato: umile e grande, padrona della creazione, ma rispettosa della sovranità del Creatore.

Maria si distinguerà dall’antica Eva, che abbandonò la via di Dio per seguire la propria; Maria, al contrario, abbandonerà la propria strada per seguire quella indicatale da Dio; ed è in questo il senso delle parole di Elisabetta: “Beata Colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stto detto da parte del Signore.

Nel Vangelo abbiamo notato il gioioso saluto dell’Angelo a Maria e da lei ben compreso essendosi formata nella meditazione delle sacre scritture: ” Esulta, o piena di grazia, il Signore è con te…Non temere perchè hai trovato grazia presso Dio”. Dio è con Maria, come era stato con Abramo Isacco e Giacobbe e altri profeti ma è soprattutto con Maria perchè sarà Madre dell’Emmanuele.

In Gesù, che nascerà da Maria come vero Uomo e vero Dio, si realizzerà l’incontro più sublime e più concreto di Dio con l’uomo, rendendolo suo amico e…in attesa di quella”intima” divina presenza che costituirà la futura beatitudine.

 BUONA FESTA

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2 dicembre 2018

 I DOMENICA DI AVVENTO /C

 LUCA 21,25–36

“Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore el mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che accadrà sulla terra. Le potenze dei cieli saranno infatti sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al  Figlio dell’uomo”.

                                                       (Dal Vangelo)

E’ questa la prima parte del nuovo anno liturgico -C- che ha inizio con il nome di “AVVENTO” venuta, attesa del Redentore (NATALE).

Durante quest’anno  liturgico avremo Luca come Evangelista.

Il periodo dell’AVVENTO è il tempo della preparazione al Natale in cui si celebra  la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini ed è anche il tempo in cui tramite questo ricordo l’umanità si orienta verso l’attesa della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.

Perciò l’Avvento è incentrato sul tema della speranza cristiana che determina l’atteggiamento dei discepoli di Cristo riguardo al futuro e che per vivere abbiamo bisogno di credere che la vita ha un senso.

Così inguadrando i requisiti dell’AVVENTO, non ci resta che seguire la parola di Dio, presentataci dalla liturgia, che ci facilita la nostra preparazione, in vista del Santo Natale: ” Alzatevi, state bene attenti…Vegliate e pregate”.

Iniziamo con i versetti del profeta Geremia (A.T.) che fanno parte di una raccolta di “oracoli messianici”. Il senso di quello odierno, si incentra sulla promessa e sulla irruzione certa della giustizia di Dio in un mondo caratterizzato “dall’ingiustizia” , e a questo tipo di mondo, il profeta vede il futuro come il superamento dei mali presenti.

Così, il nodo centrale dell’Avvento cristiano sarà l’annuncio caratterizzato dalla giustizia di Dio, che non è legata ai parametri dell’uomo ma a quelli imprevedibili di Dio.

Gesù è colui che realizzerà l’oracolo di Geremia e mostrerà attraverso quale strada si possono incarnare nel mondo dell’uomo.

Da qui la vigilanza e l’attenzione a non aggiustare il messaggio del proprio Maestro e a non ridurlo troppo a misura delle proprie corte misure.

  1. Paolo ci suggerisce la via da percorrere durante questo tempo di attesa: deve impegnarci a tutta prova , nella carità fraterna esercitandola senza riserve e senza preclusioni. Non cedere a facili compromessi e cadere nello sconforto che può seguire agli insuccessi.

Il Vangelo  di oggi, non invita ad uno scoraggiamento, ma ad un incessante spinta alla perseveranza. Tutto ciò che esiste: noi, il mondo, la chiesa, sono indirizzati ad un interrogativo:la fine di ogni cosa esistente, quando avverrà?

Il Vangelo indica che Dio è all’opera; che in questo mondo destinato alla rovina c’è la certezza, la speranza di un’alternanza radicalmente nuova.

Quale pertanto l’atteggiamento del credente di fronte a queste previsioni? Non certamente quello di una psicosi della fine, ma di una ”  perseveranza” nella Parola con cui verrà salvata la nostra vita.

2. Agostino ci invita a sperare anche se con tanti segni negativi:

” Se i tempi sono cattivi, viviamo bene ed essi diventeranno buoni”.

 BUONA DOMENICA

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16 DICEMBRE 2018

III DOMENICA DI AVVENTO / C 

Luca 3,10-18″

Le folle interrogavano Giovanni Battista:”Che cosa dobbiamo fare?”

 

 

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COMMENTI (53)

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    15 dicembre 2019

    III DOMENICA DI AVVENTO /A

    Matteo 11,2- 11

    In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Gesù rispose loro:” Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”.

    Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi del re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

    In verità, io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni Battista; ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui,”

    ( Dal Vangelo)

    “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

    Giovanni Battista (personaggio chiave del Vangelo odierno) e,

    Gesù non risponde esplicitamente, vuole che essi stessi siano a darsi una risposta, e dice loro, di riferire a Giovanni quello che vedono e ascoltano e cioè che i ciechi, gli storpi, i lebbrosi, i sordi:… i morti guariscono dai loro mali e ai poveri è predicata la buona novella, è annunciato il Vangelo.

    E noi… cosa dobbiamo fare? Domanda che talvolta può essere posta anche a noi e spesso la liquidiamo rimettendo il tutto in qualche pia pratica quale ricetta per la vita eterna.

    Al contrario? Annunciare la parola di Dio; che significa fare quello che ha fatto Gesù. Ubi charitas gaudet, ibi est festivitas (S. Giovanni Crisostomo).

    Cristo dice ordine, pulizia, serenità; rompe il cerchio della solitudine.

    Cristo è luce e gioia anche per chi è nel fiore degli anni, e nella maturità.

    Spesso la Religione è vista come un intralcio al godimento , specie presso i giovani.

    La Religione non è contro la natura, ma insegna a seguirla ragionevolmente, cioè umanamente e non istintivamente.

    L’abolizione dei freni porta al trionfo dell’egoismo all’uomo che non ha mai giovato all’uomo.

    La prossimità del Natale offre all’umanità un motivo di sollievo invitando tutti a far festa , mentre Giovanni Battista ci invita a scoprire Cristo dato che la gioia è il profumo di Dio sentito nell’anima.

    Cristo viene e parla di gioia, tutto il suo annuncio esprime questa realtà; ecco Isaia e Giacomo con “Rinfrancate i vostri cuori perchè la venuta del Signore è vicina”.

    Le varie forme di nevrosi sembrano essere la testimonianza più eloquente di questa spaccatura interiore, della schizofrenia che minaccia l’essere umano nell’armonia della sua unità.

    Al relativismo e alla crisi dei valori egli opporrà, col suo vivere quotidiano, la propria certezza in quel Dio della pace che è fedele e che farà quanto ha promesso.

    BUONA DOMENICA

    donluigi2514@gmail.com

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  2. Roberto Tonini ha detto:

    22 Dicembre 2019

    IV DOMENICA DI AVVENTO ANNO /A

    Matteo 1,21-23

    Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù…Tutto questo avvenne perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”.

    (Dal Vangelo)

    I protagonisti che hanno il massimo risalto nel Vangelo di questa ultima domenica di Avvento sono: Giuseppe e Maria.

    Giuseppe cui Dio, affidandogli un’altra missione, lo corrobora di ogni carisma e di tutto quello che è necessario per compiere ciò a cui è destinato.

    La missione importante fu quella che Giuseppe ebbe nel diventare padre putativo di nostro Signore Gesù Cristo e vero sposo della regina del mondo e Signora degli Angeli. Egli che “ab aeterno” fu scelto dal Padre come custode fedele dei suoi tesori, cioè del Figlio suo e della sua sposa; ufficio compiuto da Giuseppe fedelmente, tanto che Dio lo proclamerà: “Servo buono e fedele entra nella gioia del tuo Signore”.

    E “Giuseppe” non temere di prendere con te Maria tua sposa. Se confrontiamo Giuseppe a tutta la chiesa di Cristo, non lo troviamo forse come un uomo eletto e speciale attraverso e sotto il quale Cristo è ordinatamente e onestamente introdotto nel mondo .

    Se dunque alla Vergine Madre tutta la santa chiesa è debitrice, dato che per essa Cristo si è degnato di accettarla, certo, dopo la Vergine, a Giuseppe si deve rendere grazie e particolare amore.

    Giuseppe pertanto, completa e definisce l’antico Testamento, dove la fase patriarcale e quella della dignità dei Profeti hanno conseguito i loro frutti. Così il grande “uomo giusto” si ricordi di tutti noi e dei nostri defunti e intenda presso il suo figlio putativo che prosegua a rendere propizia la sua beatissima Vergine sua sposa alla chiesa e a tutto il mondo intero.

    Abbiamo detto all’inizio che i protagonisti della domenica sarebbero stati due: Giuseppe e Maria.

    Si profila all’orizzonte la figura di una Vergine che diventa madre di un figlio che è “Dio con noi”.

    Nascono così, due novità assolute un’autentica vergine madre e un vero uomo: “perchè Dio si rivolge ad una donna? E una tacita risposta: perchè Dio vuole il suo figlio in maniera totale anche nella carne, senza intervento di un uomo. Non è contrarietà al sesso ma piuttosto paternità assoluta: Gesù viene da Dio, ” è Dio con noi.

    Dio ha dato suo figlio tramite la donna. Dio fa a meno dell’uomo, non della donna e” la donna si chiamava Maria”. Da lei viene il Bambino di Betlemme, il Maestro, il Risorto.

    A Maria domanderemo non di aiutarci dove possiamo noi, ma di facilitarci l’incontro con Cristo; di accrescere nell’animo umano la sensibilità morale; di stimolare la ricerca dei valori spirituali. E’ questo il ruolo che Dio ci ha assegnato.

    BUONA DOMENICA

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  3. Roberto Tonini ha detto:

    25 dicembre 2019

    NATALE DEL SIGNORE /A

    Giovanni 1,1-18

    “E IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”.

    (dal Vangelo)

    Osservando i Presepi che in questa Santa Notte hanno cominciato a rievocare il grande evento della nascita del Figlio di Dio sulla nostra terra, una caratteristica comune a tutti mi sembra opportuno rilevare; il movimento da una parte e la fissità dall’altra che divide le persona rimanendo incapaci di muoversi in direzione dell’avvenimento. Quindi “due categorie di persone”:

    Quelle che rispondono alla provocazione dell’evento prodigioso e, vanno a vedere, rendersi conto e contemplano.

    E quelle che non abbandonano il loro posto. C’è anche che anche un’altra categoria che si agita ( come Erode) è inquieta perchè avverte quella ” Presenza” come una minaccia. Quel Bambino potrebbe diventare un pericoloso concorrente.

    Al contrario i Pastori abbandonano i loro bivacchi, avvertiti dall’alto, vanno senza indugio a vedere.

    E si muoveranno lontano anche i Magi per venire” ad adorare il Re del Giudei”.

    E troppi non abbandonano le loro case, le loro sicurezze, le abitudini, il conforto, questo Dio non rientra nei loro programmi.

    Lei, la Vergine Madre, lo ha dato alla luce, ha permesso che la luce splendesse nelle tenebre.” In Lui c’era la vita, e la vita era la luce degli uomini.”

    C’era bisogno soprattutto di luce, dato che il peccato è disgregazione, è confusione, è buio fitto sia dentro l’uomo che fuori.

    Purtroppo, chi fa il male, non vuole la luce, preferisce le tenebre, ha bisogno di coperture; ciò che produce è roba sua, non è il caso che certa mercanzia venga allo scoperto.

    Chi, invece, fa la verità, desidera la luce, perchè si veda chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

    Ma quella che ha incominciato a brillare in una stalla nei dintorni di Betlemme, è una luce inquietante, non decorativa, che pretende frugare in tutti gli angoli del nostro cuore,

    Dio quando scende sulla terra vuole cominciare con la chiarezza, e, non da Padrone, ma da mendicante, non sfonda le porte, aspetta, perchè la porta va aperta dall’interno: l’Amore, non può essere costrizione e deve accettare il rischio di venire rifiutato e respinto.

    Col Natale si inaugura il tempo della pazienza di Dio, delle attese interminabili del mendicante divino alle porte degli uomini. Paura che costui gli prenda qualcosa, non capiscono che è venuto per dareo se ne va, con passi lenti della madre affaticata e di Giuseppe avvilito, con le nocche delle dita scorticate a forza di bussare.

    Se ne va a nascere fuori paese per non dare fastidio a nessuno, per essere ancora più libero di dare.

    La Greppia può bastare per contenere la presenza di un neonato, viene dunque mandato a nascere “fuori della città” così come verrà mandato a morire fuori della città”…e dire che questo mondo lo ha fatto piuttosto vasto!

    Venne fra la sua gente ma, i suoi non l’hanno accolto” : un Dio abusivo, estraneo, indesiderato…Ma, se venisse oggi?

    “A quanti, però, l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

    Soltanto se la nostra povertà saprà accogliere l’occasione che ci viene offerta, il nostro sarà un

    BUON NATALE!!!

    Che auguro a tutti: lettori, operatori, ex miei parrocchiani .

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  4. Roberto Tonini ha detto:

    29 dicembre 2019

    SANTA FAMIGLIA DI GESU’ MARIA E GIUSEPPE /A

    Matteo 2,13-23

    “Un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto! Giuseppe, destatosi, prese con sè il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.

    Morto Erode un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d’Israele! Egli, alzatosi, prese con sè il bambino e sua madre ed entrò nel paese d’Israele ed andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perchè si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: sarà chiamato Nazareno”.

    (dal Vangelo)

    La famiglia è una cosa così bella che anche Dio ha sentito il bisogno di averne una.

    Ecco perchè celebriamo oggi la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

    Possiamo dire che la nostra è una ” Santa famiglia?”

    Vedete: è una questione di fede e di amore.

    Giuseppe ha dovuto aver fede in Maria: ha dovuro credere in Lei, anche se non era in grado di capire quello che avveniva in lei, e l’ha amata così come era.

    Maria si è fidata dell’ amore, della stima ,del rispetto di Giuseppe. E si è affidata a lui.

    E anche Gesù ha avuto fede nei suoi genitori” stava loro sottomesso”.

    Nelle mostre famiglie si ha fede gli uni negli altri?

    Sappiamo che per amare ci vuole fede, per superare tante delusioni, tante difficoltà, ci vuole fede reciproca, unione, comprensione, pazienza, dialogo.

    I figli amano i genitori non perchè sono senza difetti, o perchè sono i migliori del mondo, ma perchè da loro hanno ricevuto il dono della vita.

    Quando si ama così si è la persona più felice della terra. Mazzini diceva che la” LA FAMIGLIA E’ LA PATRIA DEL CUORE”.

    Spogliamo perciò la celebrazione della S. Famiglia dalla retorica e dallo scontato, la famosa frase di Bonhoeffer ( martire dei campi di concentramento nazisti) diceva.”Noi cristiani non potremo pronunziare le parole ultime se prima non abbiamo pronunciato le parole penultime”: sono le realtà quotidiane: quelle della giustizia , della vita, della famiglia e della dignità umana.

    Un inglese George Moore scriveva : ” un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, poi torna a casa e lo trova lì”

    BUONA FESTA

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  5. Roberto Tonini ha detto:

    6 GENNAIO 2020

    EPIFANIA DEL SIGNORE

    MATTEO 2,1-12

    Nato a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli cribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero : ” A Betlemme di Giudea, perchè così è scritto per mezzo del profeta: E, tu, Betlemme terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo , Israele”.

    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: ” Andate e informatevi sul bambino e, quando l’avrete trovato fatemelo sapere, perchè amch’io venga ad adorarlo.”

    Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

    (dal Vangelo)

    “l’Epifania è la celebrazione gioiosa della salvezza come rivelazione”. La festa di Cristo come manifestazione di Dio che salva.

    La manifestazione salvifica di Gesù corrisponde all’azione del Padre che lo rivela Messia o Figlio prediletto.

    Gesù è stato proclamato luce, parola-sapienza nome-gloria di Dio perchè rende visibile il Dio invisibile: è sua immagine, manifesta il nome di Dio agli uomini.

    Gesù è il profeta non semplicemente perchè ha un’importante parola da annunciare in nome di Dio, ma perchè la sua esistenza è quella stessa tradotta in categorie umane. Egli non solo manifesta Dio, ma è la manifestazione umana di Dio, del suo perdono, del suo amore.

    La realtà di Gesù può essere definita attraverso questa realtà reale: Egli non solo dice parole di Dio, ma la sua esistenza è risonanza umana della parola eterna.

    L’Epifania, perciò, è il manifestarsi storico come amore misericordioso di Dio.

    La Chiesa, invece, celebra l’Epifania del Signore come la riscoperta della sua umanità perfetta: “Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria.Si inginocchiarono e adorarono il bambino”.

    Come uomo egli è gloria di Dio, splendore della sua luce. Egli è perfettamente simile a noi, per nulla modificato nella struttura e nell’azione umana.

    Per questo L’Epifania non è il semplice ricordo di uno o di molti episodi, è la celebrazione dell’esistenza di Gesù, come manifestazione dell’amore salvifico del Padre.

    Le letture di oggi si inseriscono in questo processo di rievocazione delle parole che hanno profetizzato l’evento.

    Leggendo Isaia i cristiani comprendono che non a caso Gesù è stato nella storia umana luce di Dio nelle tenebre degli avvenimenti degli umani.

    E’ Gesù la gloria venuta nella cittù santa. Egli è il tempio nuovo insediatosi in Gerusalemme. A lui , plendore della sua gloria, sono accorse le genti.

    Le moltitudini salite alla nuova Gerusalemme sono state guidate, attratte dal suo splendore. Paolo, nella lettura agli Efesini sottolinea che la luce non attira solo gli Ebrei, ma tutti gli uomini.

    L’Epifania è appunto la manifestazione dell’eterno progetto ecclesiale compiuto in Cristo. La cattolicità della Chiesa non è un fatto già realizzato, ma una speranza da ammirare e perciò un impegno da rinnovare. I suoi traguardi, infatti, non sono solamente i confini della terra, ma le profendità dello spirito umano. La chiesa, noi tutti, possiamo oggi celebrare L’Epifania del Signore, solo se essa è rivelazione di Dio, solo se oggi in Lei Dio viene incontrato dagli uomini che in essa si stabiliscono, fanno crescere i figli della luce, come persone luminose dello splendore di Dio.

    Buona Festa

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  6. Roberto Tonini ha detto:

    12 Gennaio 2020

    BATTESIMO DEL SIGNORE /A

    Matteo 3.13-17

    Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: “Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.

    (dal Vangelo)

    Dall’evento del Battesimo di Gesù al Giordano , scaturisce per l’umanità una nuova immagine di Dio che si fa solidale con l’uomo in Cristo Gesù.

    Viene consacrato con lo Spirito Santo e inizia la sua missione.

    Il Battesimo è quindi un abbraccio con l’infinito, è comunione con Dio, è la nostra adozione a figli ottenutaci dal figlio per eccellenza, secondo la celebre dichiarazione di S. Paolo.

    Il legame che ora intercorre tra Dio e l’uomo non è più quello tra il Creatore e la Creatura, tra il Signore glorioso e la fragile natura, come fece quella dei campi che al mattino fiorisce e alla sera è avvizzita.

    Ora il legame si colora di intimità e di amore, è quello che sboccia in una relazione di paternità e di filiazione.

    IL Battesimo segna per Gesù la svolta dalla vita privata, silenziosa, alla vita pubblica.

    Dopo il Battesimo, Gesù è il precursore del nostro battesimo, anche se ci sono contrastanti differenze. Il nostro, cancella il peccato d’origine, riporta l’ordine tra l’uomo e Dio. Il Battesimo di Gesù non ha avuto nulla da eliminare o riordinare.

    Una riflessione s’impone nella festa del Battesimo di Gesù: forse non sempre i cristiani sono coerenti; con troppa facilità abbiamo dimenticato gli impegni del nostro Battesimo, ma se non ci impegniamo e continuiamo con una vita cristiana contraddittoria, che tipo di religiosità professiamo?

    Davvero come ha scritto qualcuno, se oggi Cristo tornasse sulla terra ci domanderebbe: “Chi sono stato io per voi?

    A ciascuno la risposta…

    L’Abbè Pier risponde con un suggerimento che potrebbe essere adatto per riflettere: ” Non basta essere credenti, o ritenersi tali, occorre essere credibili”.

    BUONA DOMENICA

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  7. Roberto Tonini ha detto:

    26 GENNAIO 2020

    III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 4,12-17

    Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò in Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao.

    Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire:” Convertitevi perchè il Regno dei cieli è vicino…”

    Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli , Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse: ” Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

    Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

    Andando oltre, vide altri due fratelli, che nella barca, insieme a Zebedeo, loro padre, riparavano le loro reti e li chiamò. Ed essi lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono”.

    ( dal Vangelo)

    Troviamo opportuno, nell’omelia odierna, porre attenzione sui tre brani della celebrazione eucaristica che aprono l’attenzione sulla chiamata dei pescatori e nel programma che Gesù ha nella sua mente iniziando la sua grande missione di Redenzione dell’umanità.

    Il primo pensiero è tratto dal profeta Isaia. Esso annuncia che il giorno del Signore è vicino, e porterà liberazione, gioia e luce su coloro che abitano in terra tenebrosa”.

    La seconda lettura, è come il proseguimento della prIma, è S. Paolo nella lettera ai Corinzi ( 1,10-17) che reagisce contro le divisioni nella Chiesa di Corinto operata da ” gruppettari” che non fanno che snaturare l’essenza della Chiesa stessa. Chiesa che vuole essere unita trovando la sua ragione d’essere soltanto in Cristo e, in Cristo Crocifisso (mi riferisco…).

    Il culto della personalità, scrive Paolo, cambia i connotati essenziali della Chiesa riducendola a” setta religiosa”.

    La centralità di Cristo libera i credenti dalla sudditanza dei grandi personaggi e dall’idolatrico attaccamento a capi prestigiosi.

    Esso dà inizio a quanto Matteo ha scritto nel suo Vangelo che ci accompagnerà durante le domeniche del tempo ordinario del 2020. Vangelo che ha visto la sua luce tra gli anni 70-80 d. C.

    Nota specifica e fondamentale di Matteo è quella di proclamare Gesà Cristo, Figlio di Dio. Da notare in tutta la sua esposizione , se vogliamo vederla come catechesi, è quella delle cinque grandi vie sul regno dei cieli, mentre lascia ai miracoli la funzione integrativa per esprimere l?autorità. il potere, la misericordia di Gesù.

    Per quanto riguarda la chiamata dei primi discepoli, il Vangelo di Matteo ci riporta i nomi dei due fratelli Pietro e Andrea, pescatori, mentre gettavano le reti, e altri due fratelli, Giacomo e Giovanni.

    Gesù li chiama ed “essi subito lasciarono la barca e Zebedeo e lo seguirono

    Da notare due cose: non chiama persone dotte o importanti, ma due operari e ciò per farci capire che la Chiesa che verrà fondata da Cristo verrà, nel tempo, guidata e ispirata dal suo Spirito.

    Agostino ci direbbe “di non aver paura di lasciar passare a vuoto Dio davanti alla porta della propria vita”.
    BUONA DOMENICA

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  8. Roberto Tonini ha detto:

    2 FEBBRAIO 2020

    PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO /A

    Luca 2,22 – 40

    “Giuseppe e Maria portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

    Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.

    Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:” Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perchè i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele“.

    (Dal Vangelo)

    La Presentazione al Tempio ha per Luca un significato sacerdotale: Gesù è già” santo” essendo egli consacrato a Dio in modo unico, pertanto non ha bisogno di essere nuovamente consacrato a Dio.

    L’ombra, segno della presenza di Dio nel Tempio di Gerusalemme, lo ha ricoperto fin dalla sua concezione; questo sia in vista del carattere sacerdotale di Gesù che per l’offerta che verrà presentata: Gesù viene individuato, ad un tempo stesso, sia sacerdote che offre, sia vittima che viene offerta.

    Cosa viene offerto? ” un paio di tortore …o colombi” : sarà questo gesto l’accenno discreto, ma prezioso alla povertà dei protagonisti.

    Entrano in scena Simeone e Anna, i due nuovi personaggi sui quali Luca ama soffermare la sua e la nostra attenzione: Simeone, uomo giusto come Zaccaria, unitamente ad Elisabetta e Anna, personaggi che arricchiscono la nostra conoscenza riguardo al mistero del Cristo, mentre si apre sempre di più la via che porta alla fede, alla quale siamo sollecitati non da ragionamenti astratti, ma da testimonianze vive.

    “Si aspettava la consolazione d’Israele”, cioè l’avvenimento descritto e promesso dai profeti, capace di portare ad Israele la liberazione da tutti i mali e la venuta finale di Dio Padre e dello Spirito Santo .

    Nel Vangelo di oggi per ben tre volte l’evangelista Luca conferisce importanza a questo episodio. Egli pone all’inizio e alla fine della sua opera il grande tema della salvezza in Cristo, offerta a chiunque si apra ad essa per mezzo dell’ascolto. (E-P)

    BUONA DOMENICA

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  9. Roberto Tonini ha detto:

    9 FEBBRAIO 2020

    V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 5,13 – 16

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ” Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, nè si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

    Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”

    (dal Vangelo)

    Siamo in un tempo di crisi e di perdita d’identità. Oggi dobbiamo annunciare che il cristiano è “luce”e “sale ” del mondo: luce e sale che debbono essere per il mondo.

    Si può affacciare un interrogativo: ” Come esserlo?” Come agire oggi per riflettere quella luce che Dio ci dà attraverso la fede? Si potrà notare subito che, se la fede c’è, il credente sala e illumina.

    E allora forse formulare la domanda di fondo: Che significa, concretamente, aver fede oggi?

    Significa innanzitutto riferire le parole di Gesù a coloro che sono poveri, miti, affamati di giustizia, puri, perseguitati. Sono quelli i discepoli di Cristo: Sale e luce della terra.

    Cristiani, oggi, ci possiamo chiedere cosa significhi appartenere a Cristo?

    Dov’è il nostro specifico, quale la nostra identità? Certo, la diversità dei cristiani, non è quella del fariseo che vanta se stesso e disprezza gli altri, ma è quella di essere servi dei fratelli nel lavoro che fanno, essere gioiosi nella persecuzione e nel disprezzo.

    Noi cristiani siamo tutto questo?

    Se non lo siamo, siamo sale che ha perso il suo sapore.

    Come il sale, dobbiamo abbandonare la saliera ed essere gettati nella pasta che deve essere saporita. Dissolvendoci in un intenso contatto con il mondo, noi realizziamo ciò per cui siamo stati creati, diversamente, saremmo calpestati, gettati via, e rifiutati .

    ” Io sono la luce del mondo”, ha detto Cristo,” ma anche voi siete la luce del mondo. Se in voi c’è luce tutti la vedranno , soprattutto nelle vostre opere buone.

    Perciò nel Battesimo abbiamo ricevuto:

    IL SALE, perchè la nostra esistenza ricevesse senso e gusto;

    una candela, LUCE perchè fossimo splendenti.

    Interroghiamoci cristiani!!!…

    BUONA DOMENICA

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  10. Roberto Tonini ha detto:

    nione degli Apostoli – di Luca Signorelli16 FEBBRAIO 2020 VI DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO /A Matteo 5,17 – 37In  quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento…Io vi dico: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli…Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Ma io vi dico:…”Chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto al giudizio…Fu detto dagli antichi: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio nel proprio cuore.Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi”.                                           (Dal Vangelo)L’Evangelista Matteo, oggi,  ci presenta l’esigenza di una “giustizia  “superiore” che cercheremo di comprendere il più possibile, collocandola nel contesto del pensiero espresso dalla liturgia della Parola di questa Domenica.In tutto il brano si ripete uno schema in cui i  due assi sono La Legge e Cristo. La costruzione sta infatti in una costatazione; “Voi avete la Legge” e in un annuncio: “Ma io vi dico”.La Legge che non passa; che conserva la sua validità, trova compimento nell’evento Cristo; Egli la esaurisce, la consuma nella sua persona.La promessa contenuta nella legge, diventava in lui realtà. Così Cristo pone tra la legge e i suoi discepoli, la sua persona.Questa è la novità della fede cristiana, rispetto all’ebraismo; cioè, Lui ha osservato perfettamente la Legge fino a svuotarla e noi, grazie soltanto in Lui, osserviamo la legge, ma senza di Lui, non potremmo.Così, per entrare nel regno annunciato da Cristo, facciamo un passo avanti nella fraternità, nell’amore e nella veracità.Un passo avanti nella fraternità: Non basta non uccidere il fratello, occorre rispettarlo; non sentirci superiori a Lui;Si può uccidere una persona con la parola e il giudizio duro.Dire che uno è cretino può essere già un omicidio, se significa dichiarare uno spregevole, non uguale, non degno.Ogni volta che un uomo si fa più grande degli altri, si fa più uomo dell’altro c’è allora sfruttamento, oppressione, un attentato all’integrità dell’altro che viene soffocato e ucciso moralmente e spiritualmente.Non si può onorare Dio, se il fratello è disonorato, perché Dio non è in cielo, ma è il Dio dei viventi che noi incontriamo nel prossimo, nei piccoli, nei poveri, in quelli che noi facilmente giudichiamo “i cretini”.Un passo avanti “nell’Amore”:La realtà nostra fa di noi delle persone che desiderano, che bramano. Anche quando andiamo verso la donna o viceversa, in un primo momento, non andiamo per amore, ma perché ci piace: il primo passo è erotico, ma noi dobbiamo aprirlo all’amore. Se la nostra brama resta tale, allora noi pecchiamo di adulterio.L’adultero non è colpevole di rompere la sacralità, non è peccatore, perché rompe un contratto, ma perché vuole soddisfare il desiderio e non un’esigenza dell’amore.Anche il Matrimonio può essere di fatto, una situazione di adulterio se non è costruito sull’amore libero e reciproco dei coniugi. Diversamente, è soltanto oppressione di uno sull’altro; si desidera l’altro senza amarlo e si commette adulterio nel cuore.Cristo è esigente e porta luce su tante situazioni che di fatto sfuggivano ai farisei in quel tempo di tacita oppressione soprattutto della donna. Bastava loro che il matrimonio fosse salvo, che il contratto non fosse rotto. Gesù dice: “Non basta!”.Un passo avanti nella Sincerità:Gli Ebrei giuravano e credevano invocando il Cielo o il Tempio dando autorità alle loro parole. Gesù dice: “Non giurate affatto”, trovate l’autorità delle vostre parole, delle testimonianze e delle promesse, in voi.Con il semplice “sì e no” date prova di essere fedeli. Se non si ha in se stessi la forza della veracità, inutile cercarla in Cielo.Non si può far nero un capello bianco, ma un più grande amore alla verità per aderire al Dio veritiero. Sarà allora superfluo  il giuramento.
    BUONA DOMENICA
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  11. Roberto Tonini ha detto:

    I° Marzo 2020

    I DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Matteo 4,1-11

    In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

    E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: ” Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

    Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei figlio di Dio, gettati giù, poichè sta scritto: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchè non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.

    Gesù gli rispose: ” Sta scritto anche: ” Non tentare il Signore Dio tuo”.

    Di nuovo il diavolo lo condusse con sè sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: ” Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandosi , mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: ” Vattene satana! Sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”.

    (dal Vangelo)

    La Quaresima è un cammino attraverso il deserto, verso la meta.

    Israele pellegrino quarant’anni nel deserto riportò un’esperienza di Dio e un vigore spirituale che alimentarono tutta la sua travagliata esistenza.

    La Quaresima ha una durata di 40 giorni con una meta ben precisa: la Pasqua.

    E’ tempo di incontro con Dio nello studio, nella preghiera, nelle opere di carità.

    E’ un tempo che deve lasciare tracce nel cristiano, fortificarlo per il futuro.

    Come il deserto degli ebrei fu rischiarato dalla speranza della terra promessa, così il piccolo deserto della Quaresima è rischiarato dalla terra promessa pasquale.

    La liturgia quaresimale comincia col sollevare il velo sulla triste realtà umana del peccato. Che cos’è il peccato? Come si commette? Si può evitare?

    A queste domande rispondono le tre letture.

    Il racconto del peccato di Adamo ed Eva non è da prendere, però alla lettera, ogni particolare ci spiega la dinamica di quel peccato come di ogni altro peccato personale.

    a) il peccato è sempre un invito = del serpente nel racconto bibblico = nel caso nostro, dell’egoismo = nello smodato desiderio di piacere;
    b) invito al proibito dove si intravede un bene, un piacere, una conquista;
    c) è sempre una battaglia e solo quando si perde ogni senso morale l’uomo si inoltra nel peccato;
    d) è ebrezza di chi sperimenta il piacere dei sensi, di chi caccia in tasca una grossa somma rubata, di chi ha fatto una vendetta.
    “Si aprirono allora gli occhi di ambedue e conobbero di essere nudi”.

    Quando il piacere è stato assaporato subentra allora un senso di vergogna, di sconfitta. Adamo ed Eva si vergogneranno di presentarsi a Dio. Dopo il peccato l’uomo non ama incontrarsi con Dio.

    Ma non tutto finisce qui:

    Il peccato è entrato nel mondo, ha guastato tutto, afferma S. Paolo. A questo punto arriva Dio per mezzo di Gesù Cristo il quale apre gli occhi all’umanità sulla realtà del peccato e dà forza per combatterlo.

    La prova a cui furono sottoposti Adamo e Cristo è ciò a cui ciascun cristiano è chiamato a sostenere:

    prova di fedeltà;

    occasione di scelta libera e responsabile.

    BUONA QUARESIMA

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  12. Roberto Tonini ha detto:

    8 MARZO 2020

    II DOMENICA DI QUARESIMA /A

    Matteo 17,1-9

    “In quel tempo, Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse, in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

    Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè, ed una per Elia. Egli stava ancora parlando, quando una nube lumninosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco, una voce dalla nube che diceva; “Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.

    All’udire ciò, i discepoli caddero a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Alzando gli occhi non videro nessuno , se non Gesù solo.

    (dal Vangelo)

    I discepoli di Gesù avevano bisogno di incoraggiamento. Come ne abbiamo bisogno noi se abbiamo preso sul serio le prove della nostra fede.

    Quasi tutti gli Apostoli non riuscivano a capire i progetti del loro Maestro. le loro attese venivano deluse …e il domani appariva incerto.

    Questa esperienza d’incertezza e di timore è anche la nostra quando la parola di Dio indica alcune scelte. Come Abramo, un personaggio di 2000 anni A.C. capostipite del popolo eletto che lascia la patria, casa, genitori, proptotipo di tutte le analoghe chiamate da parte di Dio, così come Paolo costituito Araldo, Apostolo e maestro nella fede di Dio.

    Si rischia quando si ha una speranza ci si compromette quando si è certi di una promessa. Il Signore non lascia senza prospettive i suoi discepoli. Non li conduce in una strada senza sbocco; non li impegna senza una speranza. E’ questo il significato della Trasfigurazione sul monte.

    E’ un anticipo delle apparizioni che il Risorto farà ai suoi discepoli.

    Nel cammino quaresimale di lotta per una fede autentica e di impegno, per una fedeltà profonda, risuona già l’annuncio pasquale della vita nuova.

    Gesù la possiede già. e ne fa gustare ai suoi amici, ma solo per brevi istanti.

    Non ci sono date molte consolazioni nella nostra vita al seguito di Gesù . Ma le esperienze di pienezza, di gioia, di pace, che qualche volta il Signore dà a quelli che veramente lo amano, sono sufficienti a mantenere viva la speranza.

    Dio mantiene le sue promesse. Nè vale la pena illudersi e cercare ciò che non ci è dato in questa terra come fa Pietro. Non pretendiamo di rimanere nella consolazione, nella quiete, nel riposo.

    L’indicazione autorevole che viene dal Padre è precisa”ASCOLTATELO” e prende seriamente quanto Gesù dice.

    L’Apostolo Paolo ha vissuto questa esperienza di debolezza e sempre ha superato tutto nella fede in Cristo Signore.

    L’esortazione da lui rivolta al caro Timoteo, seconda lettura, oggi è per noi. Esortazione e annuncio”Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita”

    Avvenimento, questo, che proclamiamo e celebriamo ora, nell’Eucarestia.

    BUONA QUARESIMA

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  13. Roberto Tonini ha detto:

    5 aprile 2020

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 26,14–27,66

    “…Sputarono in faccia a Gesù e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonarono dicendo: Indovina Cristo! Chi è che ti ha percosso?… Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, lo schernivano: Salve, re dei Giudei! E sputandogli addosso, lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello e lo portarono via per crocifiggerlo”.

    ( dal Vangelo)

    Esiste un nesso logico con i testi che ricordano l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la narrazione della Passione di Gesù: il momento dell’ esaltazione messianica e quello del racconto integrale della Passione.

    L’uno e l’altro sono marcati dalla gloria: Cristo infatti viene esaltato da Dio e dai poveri di Gerusalemme, perchè ha servito Dio e i poveri fino alla morte. E’ stato ed è la potenza dell’amore a vincere.

    Cristo è Signore perchè si è fatto servo di tutti secondo la volontà del Padre: servire è potenza perchè servire è amore

    Tutta la liturgia del giorno ruota intorno a questo tema introduttivo alla grande settimana Santa: ” Io sto in mezzo a voi come colui che serve”.

    Povertà, disponibilità , servizio significano essere povero con i poveri, disponibili come bambini, servitori gli uni degli altri.

    Tutto questo va considerato per capire la linea dell’amore redentivo.

    La verifica riguardante noi è nel costatare la nostra disponibilità nell’azione educativa, nelle visite agli ammalati, nel servizio agli anziani, agli emarginati, oltre al sentire i momenti forti per la conversione e la partecipazione ai drammi dell’uomo.

    Il tema di oggi, la gioia redentiva, reca al dovere e all’impegno della riconciliazione una carica particolare: essa infatti avviene nella morte di ciascuno di noi per la vita dell’altro.

    E’ un’intesa di un accordo ritrovato non nel compromesso, nel silenzio, ma nel cambiamento.

    Grande esempio che Gesù sulla croce offre a noi è quello di incarnare nella vita il perdono delle offese ricevute:“Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

    Altro esempio è l’abbandono nelle mani di Dio: “PADRE NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO “. E’ un PADRE” pronunziato CON SERENITA’ E FIDUCIA,” Padre”che tutti dovremmo implorare alla fine dei nostri giorni.

    L’ultimo gesto terreno del Cristo è un atto di perdono al ladrone, così come ogni discepolo del Maestro desidererebbe implorare e sentirsi rispondere: “OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO!

    BUONA SETTIMANA SANTA

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  14. Roberto Tonini ha detto:

    19 APRILE 2020

    II DOMENICA DI PASQUA /A

    GIOVANNI 20

    La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “ Pace a voi!“. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

    Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi…”

    Tommaso, uno dei dodici…non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!” Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel suo costato, io non crederò”.

    Otto giorni dopo, venne di nuovo Gesù…si fermò in mezzo ai discepoli…poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani…E non essere incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: Mio Signore e Mio Dio!” Gesù gli disse: “Perchè mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

    ( dal Vangelo)

    Le Domeniche che stanno tra Pasqua e Pentecoste sono caratterizzate nella Liturgia della Parola dalla sola lettura del nuovo Testamento: ciò perchè con la morte e risurrezione di Cristo siamo rientrati nei tempi nuovi posti in “novità di vita”.

    Questo manifesta chiaramente la nuova situazione del cristiano da cui deriva un comportamento di gente da nuovo Testamento. Ecco allora che le letture di questa domenica avranno lo scopo di illuminarci sul modo diverso di vivere la nuova vita nata con la Pasqua.

    Solo quando la risurrezione di Gesù è diventato un avvenimento reale per noi dando senso alla nostra esistenza, noi siamo nati alla vita nuova.

    E’ come l’esperienza di Tommaso che compie il suo atto di fede. Noi credenti viviamo la beatitudine proclamata da Gesù: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”. E amiamo “Gesù Cristo” pur senza averlo visto.

    La fede pasquale ci dà “occhi nuovi“ per vedere la realtà vera al di sotto o al di là della superficie. Questa fede in Gesù Signore da cui proviene anche lo Spirito si rende operosa e visibile sia nella nostra vita individuale, come anche nei nostri rapporti sociali di vita donata.

    Ma il luogo proprio ove questa novità di rapporti si manifesta, è la comunità di credenti; la Chiesa del Signore. Qui la vita si fa concreta, è la prima lettura della messa odierna che ci offre un modello di questa vita nuova vissuta insieme.

    Già in questa celebrazione possiamo verificare se in noi è cominciata a nascere la persona nuova in Cristo risorto.

    E’ un uomo che vive nel suo tempo come uomo di comunione a somiglianza di ciò che hanno espresso le prime comunità cristiane. E’ un uomo animato da speranza viva, capace quindi paradossalmente di gioia anche nelle tribolazioni.

    E’ un uomo in missione di salvezza a nome del risorto, portatore di liberazione con il dono dello Spirito, nell’aspirazione profonda che altri, come lui,” credendo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, abbiano la vita nel suo nome”.

    BUONA DOMENICA

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  15. Roberto Tonini ha detto:

    3 Maggio 2020

    IV DOMENICA DI PASQUA /A

    Giovanni 10,1-10

    In verità vi dico: ” Chi entra nel recinto delle pecore da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore. Le pecore ascoltano la sua voce, egli le chiama una per una e le conduce fuori. Cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perchè conoscono la sua voce. Un estraneo, invece non lo seguiranno…”

    ” Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Il ladro non viene se non per rubare; uccidere e distruggere. Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

    (dal Vangelo)

    Ogni cammino ha bisogno di punti di riferimento, di “orme” da seguire, di modelli che incarnino le ragioni ideali che ci spingono in una certa direzione.

    Che ne è del cammino cristiano nel tempo?

    Quali sono i modelli da imitare, o, con più esattezza, quali tracce da seguire?

    Vi rispondono bene le letture della celebrazione odierna, che cercheremo di analizzare.

    Pietro suggerisce quattro tappe dell’itinerario che si conclude con l’ammissione e incorporazione alla Chiesa, cioè, la conversione, il Battesimo, il Perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo.

    Cristo si fa ” esempio”, modello da copiare, abbozzo da completare.

    Cristo si fa “orma” su cui porre effettivamente il proprio piede, come per un cammino fatto insieme, lui davanti, noi dietro.

    Il Vangelo odierno ci conferma quanto espresso, col quale Cristo si è autoproclamato ” Pastore”, pastore buono, valido, rassicurante.

    La similitudine è la somma di due immagini: il contrasto tra pastore e ladri, tra pastore ed estraneo.

    Ricco è il significato che emerge innanzitutto per lo sfondo pastorale che intende simboleggiare: quello più intenso tra Dio e il suo popolo.

    A Dio, pastore legittimo, si contrappongono altri che per essere diversi nel comportamento si manifestano ladri e briganti, disposti ad uccidere e distruggere.

    Gesù, come porta d’entrata, vuole indicare il suo servizio pastorale genuino, che è quello che garantisce un cammino valido per la vita.

    Un ultimo particolare a cui quasi mai si fa riferimento è quello che non parla soltanto di relazione del pastore con le pecore, ma anche di queste con il pastore.

    E’ la coscienza di sapersi accudito dal pastore che è Cristo, che implica da parte del discepolo di seguirlo, di conoscere la sua voce invitandolo ad un pascolo diverso.

    Così Cristo ci ha aperto gli occhi perchè possiamo comprendere e giudicare se una indicazione ha il timbro del vero pastore o dell’estraneo.

    BUONA DOMENICA

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  16. Roberto Tonini ha detto:

    17 Maggio 2010

    VI DOMENICA DOPO PASQUA /A

    Giovanni 14,15-21

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito perchè rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perchè non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perchè egli rimane presso di voi e sarà con voi.

    Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perchè io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

    Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.

    ( dal Vangelo)

    Questa domenica conclusiva del ciclo pasquale, è stranamente gravidante su due cardini, apparentemente contraddittori: l’intimo del cuore da una parte, l’apertura di testimoniare al mondo dall’altra, anche in mezzo alle difficoltà.

    In questa dialettica è il segreto di tutta l’esistenza cristiana,che è , nella luce dell’incarnazione” coincidenzia oppositorum”cioè concordanza di cose apparentemente opposte: Dio-uomo, cielo- terra, eternità -storia, pace- lotta, umiltà- coraggio, parole -fatti , distacco dal mondo-amore per il mondo, croce e risurrezione.

    Centro della persona nell’antropologia bibblica è il cuore, luogo in cui si esplica l’azione trasformatrice di Dio, cioè. la santificazione ad opera dello Spirito Santo come divinizzazione effettiva che rende l’uomo da lontano- vicino, da schiavo-figlio, da tenebra- luce, da morto-vivo, da peccatore -santo, da non popolo-popolo.

    E’ , per ricorrere ad un’immagine suggestiva, come se la vita cristiana fosse una molla che ha bisogno sempre di comprimersi su se stessa, per poter poi esplodere con tutta la sua energia, nello slancio e nella forza della potenzialità liberata.

    Il primo mestiere del cristiano è quello di ascoltare la “Parola”di lasciar parlare il Signore, di far silenzio in se stesso: la voce di lui è soave e dobbiamo affinare l’orecchio per sentirla.

    La seconda dimensione della vita cristiana, essenziale quanto la prima, si concentra nel pensiero di Pietro in questa liturgia, che ci invita ad essere ” sempre pronti a rendere testimonianza che è in voi”.

    E’ un identickit perfetto dell’annuncio cristiano infatti, il cristiano vero è che si è ripieno di Dio, è uno che ha “visto” e non può tacere: che ha toccato e racconta, che ha” gustato” e comunica.

    La sua stessa vita è pertanto testimonianza: la molla carica non può che scattare, l’acqua non può che bagnare, il fuoco non può che bruciare . L’azione è conseguenza della natura di una cosa.

    Ecco allora i due opposti apparentemente inconciliabili, ricordati all’inizio ma, che combinati insieme, ci danno la misura del cristiano completo.

    BUONA DOMENICA

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  17. Roberto Tonini ha detto:

    24 MAGGIO 2020

    ASCENSIONE DEL SIGNORE /A

    Matteo 28,16-20

    “In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

    Gesù si avvicinò e disse loro: “ A me è stato dato potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco , io sono con voi tutti i giorni , fino alla fine del mondo.

    (Vangelo)

    L’Ascensione di Gesù al cielo pone una questione imbarazzante: Dove è andato a finire il corpo glorioso di Cristo? Abolite ormai le distanze fra la terra e il cielo, viene a mancare ogni punto di riferimento nell’universo per poter dire: là è la sede della gloria visibile di Dio.

    La curiosità, se così vogliamo chiamarla, è stata la molla di scoperte che prima sembravano folli, inconcepibili tanto erano fuori del quadro della mente. Basta pensare all’atomo, alla cellula vivente, ai vari astri.

    “Guardiamo il cielo, ci dice S. Agostino, là saremo esenti da ogni male, vedremo e ameremo. ameremo e loderemo. Sarà per noi la fine senza fine”.

    Lo spirito umano non può esplicare le attività superiori dell’intelletto, senza il concorso del corpo. La vera esperienza di fede non è isolamento dal mondo, ma immersione nel mondo per trasformarlo dal di dentro, con il fermento derivante dal Vangelo.

    Tutto questo nè spiega, nè complica il mistero, ma solo enumera dei punti di orientamento direttive di pensiero, che facilitano alla ragione , almeno intenzionalmente, dati dalla fede che è al tempo stesso, caso non unico, impervia eppure profondamente consona alle attese del cuore e all’intuito comune della famiglia umana.

    Cristo prima di ascendere verso l’alto riassume la missione di coloro che prolungheranno la sua presenza nel mondo e nel tempo, con il portare al mondo l’essenziale; è una consegna che non si limita solo ai presenti.

    Essi fecero molto, ma moltissimo alla loro morte rimaneva da fare.

    Oggi il da fare non è solo moltissimo ma è il di più e non solo in dimensione espansiva, ma anche in senso intensivo e di approfondimento.

    Il cristianesimo è ben lontano dall’avere esaurito il pensiero di Cristo, il potenziale del Vangelo.

    Ogni cristiano è invitato, anzi, è obbligato ad andare a testimoniare a battezzare…battezzare gli uomini e le cose, la civiltà, il progresso, la storia, la tecnica, mezzi di informazione, lavoro, tempo libero e famiglia.

    Oggi c’è un mondo in costruzione non incontro al Cristo, ma senza di lui: la nuova umanità è la creatura, il neonato da battezzare.

    BUONA DOMENICA

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  18. Roberto Tonini ha detto:

    31 MAGGIO 2020

    DOMENICA DI PENTECOSTE /A

    Giovanni 20,19 – 23

    La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ” Pace a voi! Come il Padre ha mandato me , anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro” Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati”.

    (dal Vangelo)

    Le letture di questa solennità raccontano lo stesso evento anche se in maniera diversa mettendo in evidenza la natura e la sostanza di verità che contengono.

    Pentecoste (50 giorni dopo Pasqua) è la nascita di una nuova realtà, frutto della risurrezione .

    Detta realtà nata in quel giorno è la Chiesa: comunità di uomini e donne che manifesteranno nel tempo la presenza di Dio nel mondo, specialmente dopo la scomparsa visibile del Signore , vincitore della morte.

    Il compito della Chiesa è preparare esseri nuovi che diventano nuove creature” superando il peccato, vincendo sulla morte, guadagnando una vita eterna; aperta a tutti , pronti ad ascoltare ogni persona indipendentemente dalla sua cultura, razza, ideologia, capaci di perdonare, servire, operare in mezzo all’umanità.

    Questa sarà la missione nuova che da quel giorno gli Apostoli dovranno proclamare, come segno di pace, di amore e riconciliazione. Questi sono i doni del risorto. Dio si rende presente attraverso queste opere dell’uomo nuovo.

    La Pentecoste non è solo un episodio storico, è un fatto di tutti i giorni e di tutti i seguaci di Cristo. I Santi sono la dimostrazione di questa presenza. Si potrà anche dire che in ogni religione si incontrano figure di Santi (Socrate pagano, Gandhi indù, Livingstone e martin Lutero e centinaia di altri).

    Non può essere diversamente perchè lo Spirito non si lascia imprigionare nè da uomini , nè da istituzioni; infatti è innegabile che nessuna società può ventare tante figure eccezionali come ad esempio la nostra Chiesa, segno di una presenza e di un’azione più forte dello Spirito.

    La Pentecoste è la festa dell’irruzione dello Spirito sulla terra, nella Chiesa, non è festa solo di quei fortunati Apostoli, è la festa nostra . Lo Spirito è per ogni cristiano.

    Quello che accadde allora si ripete silenziosamente nel conferimento di ogni Sacramento.

    BUONA FESTA

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  19. Roberto Tonini ha detto:

    7 GIUGNO 2020

    Santissima Trinità /A

    Giovanni 3,16-18

    In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perchè chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

    Dio , infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di lui.

    Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”.

    (dal Vangelo)

    Dopo che Cristo ha compiuto la sua missione sulla terra e inviato lo Spirito di verità è logica la maniera con cui la Chiesa ci presenta in uno sguardo d’insieme Dio nella sua natura e nella triplice personalità che hanno avuto rapporti d’amore verso l’uomo decaduto.

    Cristo voleva condurci alla rivelazione della Santissima Trinità quale ineffabile mistero in possesso dell’anima redenta.

    Dio è l’ESSERE. E’ una grande scoperta dello spirito umano questa grande rivelazione Divina.

    Ma cosa si cela nel seno dell’ESSERE, quale l’intima essenza? L’ultima conclusione della filosofia su Dio, della stessa teologia allo stato terrestre, la pone S. Tommaso quando dice che la cosa suprema he possiamo conoscere di Dio, sia pure dopo un lungo cammino di ricerca, è che egli è “l’inconoscibile” un eterno silenzio ” una luce inaccessibile,” una Parola ineffabile.

    Dobbiamo chinarci fino a terra e adorare con la fronte nella polvere, riconoscere la sua trascendente grandezza, e la nostra immisurabile piccolezza. E’ questo il più profondo autentico senso dell’umiltà ed è anche il primo passo verso la Fede.

    Senza questo sprofondarsi nella sua piccolezza, l’uomo non speri nulla.

    Eppure come antico profondamente umano il desiderio di vedere Dio, di sapere il suo nome.

    Chiede S. Agostino:” Che cosa può dire colui che parla di te e tuttavia, guai a coloro che di Te si tacciono, perchè parlando essi sono muti.

    Piena è la storia di cercatori del volto e del cuore di Dio, pieno è anche il nostro tempo quantunque alcuni sbagliano strada e molti altri non sappiamo cercarlo.

    Mosè fu un mediatore della Legge, Cristo lo è stato della verità, dato che egli è l’eterna parola che si è fatta carne ed ha parlato con umane parole rivelando il mistero ineffabile e noi ” abbiamo comtemplato la sua gloria, gloria qual è quella dell’unigenito venuto da parte del Padre.

    L’ Eterno Spirito sceso sopra gli Apostoli è diventato Anima della Chiesa, garanzuìia della sua dottrina; affinò l’intelligenza degli Apostoli che capirono la rivelazione di Cristo e la ripeterono ai credenti.

    Parole immense, cariche di mistero, palpitanti della gloria di Dio. Pagine sublime sono state scritte su questo mistero, Concilii, Padri, Dottori della Chiesa tutti cercando di dare qualche spiegazione. Esemplari di questa sono principalmente S. Agostino e S. Tommaso, che hanno saputo vedere le tre persone divine sussistenti “nell’Unica Natura divina”.

    Per S. Agostino le persone divine sono tre, la prima che ama, quella che da lei nasce, la seconda che ama quelle da cui nasce, la terza che è lo stesso AMORE.

    Concludiamo con una riflessione di Voltaire che diceva:” Non riesco ad immaginare come possa esistere l’orologio dell’universo senza un orologiaio. Senza Dio tutto sarebbe senza senso.

    BUONA DOMENICA

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  20. Roberto Tonini ha detto:

    14 giugno 2020

    SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO /A

    Giovanni 6,51-58

    In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

    Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: ” Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.

    Gesù disse loro: ” In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.

    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

    Come il Padre, che ha la vita , ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono, Chi mangia questo pane vivrà in eterno “.

    (dal Vangelo)

    Nel Vangelo Gesù ci parla di vita: di vera vita.

    Tocca a noi trovare il senso dell’esistenza, se vogliamo essere autenticamente “persone”.

    Una vita senza senso è la tortura, forse il peso più oppprimente che spegne nel vuoto il cuore dell’uomo, chiamato all’infinito.

    E’ importante raccogliere le lezioni della storia e dell’esperienza; è, attraverso di esse, infatti, che il Signore si rivela.

    E’ fondamentale per ogni società, ritrovare una mentalità di condivisione, di altruismo, di solidarietà e generosità. Ugo Oietti scriveva che: ” la solidarietà è la forza dei deboli. La solitudine è la debolezza dei forti”. E’ alla condivisione che ci spinge l’Eucarestia che celebriamo.

    Si legga nella Didachè: ” Se condividiamo il pane celeste come non condividere il pane terreno?”

    Celebriamo oggi il mistero dell’Eucarestia, un mistero di fede , ma anche di amore e di vita:” Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”, dal Vangelo. Cristo si è rivestito dell’apparenza del pane, per farci capire che Lui è l’alimento.

    Si moltiplica per essere a disposizione di tutti. Noi infatti siamo affamati di vita, e Lui, è affamato di noi. Occorre nutrirsi di Lui se vogliamo vivere in pienezza la nostra vita cristiana.

    Come possiamo ricambiare quest’amore? Adorandolo e ricevendolo con altrettanto amore.

    Il mondo di oggi ha più che mai fame e sete. E’ tale e tanta la voracità dichiarata che caratterizziamo il nostro tempo come “era dei consumi”. Divoriamo tante cose ed esse divorano noi. Invece di ricevere nutrimento, rimaniamo insoddisfatti con un senso di fallimento. Stiamo dimenticando che ciò che ci edifica è sempre nella logica dell’essere, e non nella coniugazione dell’avere.

    Nell’esperienza del deserto, come Israele e Gesù dopo il Giordano, potremo riscoprire il cibo che esce dalla bocca di Dio come il suo verbo.

    Accoglierlo nella fede è entrare nella vita, è possedere il cibo che non perisce, ma dura per la vita eterna.

    Così è stata la vita di Gesù , espressione e nutrimento della fede che fa vivere.

    Il vero devoto dell’Eucarestia lo si riconosce non dalle mani giunte, non dai calli alle ginocchia, ma dai calli alle mani per le opere di carità. Solo così ha senso celebrare l’Eucarestia.

    La nostra bellezza consiste non nell’essere un frammento isolato, ma nell’inserirci con un abbraccio fraterno al più povero. E San Giovanni Crisostomo scrive di ricordarci che: ” Dio chiederà conto di tutto il mondo a te…”

    Buona Festa

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  21. Roberto Tonini ha detto:

    12 luglio 2020

    XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /A

    Matteo 13,1-23

    Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.

    Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse:”Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perchè il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciato, non avendo radici si seccò. Un