7 Marzo 2021 III DOMENICA DI QUARESIMA Luca (13,1 – 9) “Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo” (Vangelo)

Liberale da Verona; Venite, Parabola del fico sterile

7 Marzo 2021

III  DOMENICA DI QUARESIMA

Luca (13,1 –  9)

“Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo” (Vangelo)

Non è sempre facile cercare i legami sottili che intercorrono tra le letture della liturgia di questa domenica (e non è la sola) dati gli accostamenti tra pagine diverse della Bibbia :Esodo , i Corinti,

Vangelo.

In sintesi si potrebbe tentare di ritrovare detto filo unificatore sulla base di un grande segno umano e religioso come quello del dialogo e della conversione.

Il celebre brano del c.3 dell’Esodo (A.T. ) I lettura, è  per eccellenza la rappresentazione del dialogo tra Dio e l’uomo .Dio si presenta a Mosè rivelando il suo nome – “ Io sono Colui  che sono”- Notiamo che Dio non  si rivela in un sostantivo, (Giove, etc.…), ma in un verbo, cioè in una forma attiva è non statica, inerte, com’è invece l’idolo. In questo verbo la filosofia cristiana ha intuito l’essere perfettissimo, radice di ogni altro essere creato. La prima frase del dialogo con noi , è allora importante, si concretizza nella libertà descritta nella II lettura anche da Paolo (Cor.10,1-1-12) con la sua evocazione del paesaggio del mare, del dono della manna, dell’acqua nel deserto.

Non a questa prima pagina del  dialogo, ora subentra la replica dell’uomo nella sua forma negativa attraverso una serie di fatti notati nella seconda e terza lettura. C’è innanzitutto il “mormorare”(S. Paolo) che indica l’incredulità, il rifiuto, la sfiducia.

Nel Vangelo Gesù ricorre alla parabola dei frutti assenti in un albero (il fico) inutilmente frondoso.

E’ la storia di un’ aridità interiore che non è scossa nemmeno dalla voce di Dio.

Ma Dio non cede al “no” dell’uomo e tenta di intrecciare un dialogo sereno e fruttuoso tra Dio e l’uomo. E’ ciò che Gesù esprime col verbo “convertirsi” e che egli colora con due elementi, con la cronaca e con la parabola. Al centro della cronaca ci sono due episodi di ” nera “: la repressione brutale della polizia romana all’interno del tempio e la tragedia delle 18 vittime sotto il crollo della torre di Siloe.

Gesù non vuole allinearsi con quelli che amano vedere  nelle disgrazie il dito di Dio giudice. Quei morti non erano più peccatori, né più colpevoli degli altri, purtroppo la storia di ciascuno è breve e può essere spezzata all’improvviso. Attenzione a non lasciar cadere nel vuoto quel dialogo che Dio intesse ogni giorno con l’uomo. Troviamo questo dialogo nella parabola tra il padrone della vigna e il contadino. Tra il Padre (il padrone) e il figlio ( il contadino) si instaura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente (il fico).

E come allora, così oggi non c’è che da ricercare quegli avvenimenti che sono” segni”per attuali situazioni personali, familiari, ecclesiali e sociali.

Nel clima italiano di questo momento critico, non è difficile raccogliere i segni: crisi economica e austerità imposta, l’acuirsi di tensioni sociali, ingovernabilità del sistema, malcostume politico amministrativo, criminalità dilagante con insicurezza diffusa, malessere delle giovani generazioni e calamità naturali.

Ci decidiamo a valutare tutti questi segni ammonitori? Non serve la deplorazione o il lamento. Tutti siamo coinvolti e responsabili. Vi è per l’oggi, un pressante invito alla conversione.  Dio ci propone una possibilità di salvezza. Prendiamola sul serio!

Il Cristo tenta , quindi, di annodare i fili di un dialogo che l’uomo ignora. Ma Cristo non vuole che    il lavoro dei ”tre anni” di ministero sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno perchè

finalmente questo albero, che è l’umanità, riesca a sbocciare, fiorire e a ” fruttificare”.

E la Quaresima è il tempo opportuno per convertire la nostra vita.

 

BUONA QUARESIMA

Don Luigi Corsi

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LA TRASFIGURAZIONE DI CRISTO – RAFFAELLO-SANZIO

“ASCOLTATELO!”

 28 febbraio 2021

II Domenica di Quaresima /B

 Marco 9,2-10

 Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni  e li portò sopra un alto monte. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime; nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle più bianche. E apparve loro Elia con Mosè e si formò una nube: ” Questi è il figlio mio prediletto: ASCOLTATELO!”.

E’ una settimana che stiamo percorrendo la strada di avvicinamento verso la Pasqua.

Ci siamo impegnati ad uno sforzo di conversione e di rinnovamento; sforzo, che come abbiamo visto domenica scorsa, è un “ rinuncio a Satana”,  alla seduzioni del male, uno smascherare i vari demoni che pretendono di occupare , nella nostra vita, il posto di Dio.

Il discepolo di Gesù, che vince la tentazione e accetta di vivere secondo lo spirito del Maestro, vede la realtà quotidiana con occhi nuovi: trasfigurata.

La Trasfigurazione è il paradigma della vita cristiana nelle condizioni dell’esilio, nel rapporto con le realtà terrene.

Vedere oltre la figura delle cose, oltre la figura di questo mondo, oltre l’immagine dell’uomo, la presenza e l’immagine di Dio senza che, nè il mondo, nè la materia, nè la carne, nè l’uomo siano negati o mortificati, ma dando loro, la trasparenza sfondando il velo della loro opacità.

Tutto il Vangelo è questa esperienza di trasfigurazione: “Ma non è questo il falegname di Nazareth?” Gesù sul monte resta quell’uomo, resta il figlio di Maria; ma agli occhi della fede assume un’altra figura, avviene trasparenza di Dio, Parola di Dio.

Allo stesso modo, l’uomo depredato e ferito dai briganti sulla strada di Gerico diviene figura dell’umanità, della Chiesa, su cui il Signore, il Dio samaritano, straniero, rifiutato, messo all’indice, si  china a spargere vino e olio  della consolazione e della salvezza.

Così l’assetato, l’affamato, l’ignudo, il carcerato, diventa figura di Cristo, si fa nostro giudice.

Così Gesù nelle mani di Pilato, percosso e condannato dal potere, non è più” un uomo” ma diventa ” l’uomo” figura dell’uomo. Così la Croce, non cessa di essere un patibolo, ma di diventa giustificazione e vittoria sulla morte.

Sul monte della Trasfigurazione la situazione cambia per sempre . Il volto di Gesù si può guardare, anzi, si deve guardare perchè solo osservando il Signore innalzato, come il serpente innalzato da Mosè, si trova la vita.

E’ lui il nuovo dono di Dio. Non una legge scritta sulla pietra, ma scritta sul volto del Figlio: ” Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!

E Gesù scende dal monte senza velo, senza separazione tra sacro e profano, per incontrare l’uomo, per le strade del mondo.

BUONA QUARESIMA

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GESU TENTATO NEL DESERTO

“LA FEDE DEL CRISTIANO E’ ACCOMPAGNATA DALL’AMORE, LA FEDE DEL DEMONIO E’ SENZA AMORE” (S. AGOSTINO)

 21 FEBBRAIO 2021

      PRIMA  DOMENICA DI QUARESIMA

 Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

                                                                                               ( dal Vangelo)

L’anno della Chiesa ci ha fatto iniziare un altro tempo forte dopo quello dell’Avvento.

Il tempo quaresimale come quello che ci preparò al Natale, ci spingerà a cambiare in meglio la nostra vita, arrivando così a quella” Santissima notte” che significherà il passaggio di Cristo dalla morte alla vita nella Pasqua di Resurrezione, completamente rifatti, risuscitati alla vita di Dio.

La Quaresima è un tempo diverso, anche se all’esterno, nulla o quasi cambia; chi segue la vita della Chiesa avvertendo la spinta a fare in Quaresima di più, sente che altrimenti perderebbe un’occasione provvidenziale.

Primo impegno quaresimale: esaminarsi per vedere a che punto si sta. In primo luogo la nostra fede. Chiederci se veramente crediamo e che cosa crediamo; non scacciare dubbi come se fossero pensieri cattivi; non rinunciare alla critica della ragione anche se mette indifficoltà.

Rivedere soprattutto l’incidenza che ha la fede sull’andamento della propria vita; una fede senza risonanza nè portamenti , non serve.

Riprendere in mano il rapporto con Dio e con Cristo: timore? confidenza? Rapporto formalistico o vivo? Si esprime in un colloquio, o si limita a ripetere formule?

Dio è una realtà che sta nel nostro profondo o è considerato un essere che sta fuori?

La quaresima è tempo di revisione; si deve partire da una conoscenza del nostro stato di salute spirituale per vedere dove occorrono rimedi.

Riprendere in mano se stessi come controllo dei pensieri, delle intenzioni, dei gesti, dei nervi. Spesso si vive di impulsi, si agisce per emotività, si va avanti macchinalmente quasi come robot, non umanamente, cioè con riflessione sapendo quello che si vuole, quello che si fa, dove si tende.

Quando cominciare la nostra ripresa? La domanda può sembrare superflua: iniziare subito;  il passato è irreversibile, nemmeno Dio lo può cambiare, però abbiamo avuto un avvio e uno sviluppo, sono questi la liturgia della parola che richiama alla mente la realtà: noi siamo dei segnati, il Battesimo ha dato un’impronta alla nostra vita.

Volendo riprendere in mano la nostra vita dobbiamo rifarci al Battesimo. Il

segno allora ricevuto non è cancellato. La morte è la risurrezione di Cristo, Ci ha inserito nel mistero della Pasqua, perenne attualità della vita cristiana, per cui ogni giorno moriamo con Cristo e risorgiamo con Lui.

Morire con Cristo nel lavoro, nelle preoccupazioni, nei contrasti, nelle difficoltà, e negli insuccessi: risorgere nella volontà di andare avanti, di lottare, di donarsi, di amare soprattutto nella speranza di partecipare alla vita senza fine con Cristo risorto.

La Quaresima è il periodo più opportuno per far diventare adulto il nostro vivere da battezzati, cioè, da persone in cui Cristo torna ad incarnarsi. Il battesimo è un seme, arriva a frutto solo attraverso una laboriosa coltivazione. Occorre soprattutto che ciascuno prenda coscienza della sua situazione personale e cerchi di aiutarsi da se stesso.

Concludendo il quaresimale oggi dobbiamo farcelo da noi stessi, da autodidatti

 BUONA QUARESIMA

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“LA FELICITA’ E’ LA SOLA COSA CHE SI E’ SICURI DI AVERE QUANDO SI E’ DONATI”   (Servigne)

 14 febbraio 2021

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

 Marco 1,40- 45

Venne a Gesù un lebbroso : lo supplicava in ginocchio: Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: ” Lo voglio, guarisci! “Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E ammonendo severamente, lo rimandò dicendogli: ” Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè  ha ordinato a testimonianza per loro”.

Ma quegli, allontanandosi, cominciò a proclamare e a divulgare  il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

              ( dal Vangelo)

La prima e la terza lettura di questa domenica riguardano la malattia più diffusa al tempo di Gesù; dolorosissima, ributtante, difficile a guarire. Pericolosa per il contagio. L’unica difesa della società consisteva nell’isolare i pazienti.

La malattia tocca la persona in una maniera unica. E’ pur vero che certi dolori morali sono più terribili delle malattie corporali, tuttavia il dolore fisico scotta più di tutti i mali che si soffrono sulla terra.

La lebbra si guariva solo con un miracolo. il malato viveva una condizione di vita eccezionalmente dura. Il lebbroso del Vangelo non grida da lontano  ma si accosta a Gesù e lo supplica in ginocchio.  Cosa grida?” Se vuoi puoi guarirmi”.

La fede, la certezza che Gesù può guarirla gli dà la forza di compiere quel gesto ; Gesù non ha paura di contaminarsi. Si china sull’uomo sofferente, lo tocca quasi addossarsi le infermità e i peccati dell’umanità

Oggi, esiste ancora la lebbra? Chi sono ancora gli attuali lebbrosi?

La malattia è stata in parte eliminata, ma in zone povere della terra, esistono ancora i lebbrosari. La lebbra rappresenta il male e questo, purtroppo, esiste ancora. Non possiamo considerare lebbra la droga  che distrugge tante vite specialmente giovanili? Non è forse lebbra la povertà presente anche tra noi?

Qualche volta anche noi, per far tacere la nostra coscienza diamo qualcosa . Ma,  non basta.  Anche noi siamo  un po’ lebbrosi, specialmente quando ci colpisce quella grave manifestazione che è l’egoismo, l’indifferenza?

Quante volte trascuriamo il vicino di casa, il vecchietto che ha bisogno magari solo di un sorriso?

Non pensate che ciascuno di noi dovrebbe gridare a Gesù : ” Guarisci il mio egoismo?”.

Guariti, dovremmo cantare con ritornello del salmo responsoriale ,:” La tua salvezza, Signore, ci colma di gioia”.

Non lasciamoci prendere dalla paura del contagio e, come Gesù e con Gesù tocchiamo i fratelli.

Chiniamoci sui loro bisogni, condividendo l’esempio di Cristo.

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La suocera di Pietro e quel tizio: Gesù

 “ DIO TACE, MA E’ VICINO A CHI SOFFRE”

7 FEBBRAIO 2021

                         V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /B

Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni . La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni ; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sua tracce. Lo trovarono  e gli dissero: “ Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e  scacciando i demoni.

                                 ( dal Vangelo)

Il brano del Vangelo odierno richiede un po’ di pudore di fronte a chi soffre. Gesù guarisce la suocera di Pietro senza dire una parola ; la prende per mano e la febbre la lascia.

Diceva giustamente Giovanni Paolo II: ” Vicino ad ogni uomo che soffre dovrebbe esserci un uomo che ama”.

La malattia è una delle esperienze che prima o poi tutti facciamo.

Abbiamo notato nella prima lettura che Giobbe dice : “Notti di dolore mi sono state assegnate. Un soffio è la vita”.

Purtroppo non sempre sappiamo fare il dovuto conto della salute e della vita, e quando arriva la sofferenza ci accorgiamo di quello che ci manca.  il dolore ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità.

Chi ha veramente sofferto non può non amare, non essere tenero verso tutti. Per questo dobbiamo guardare con particolare attenzione a chi soffre.

Chi crede in Dio è vicino a chi soffre. Diceva Abramo Lincoln: Alleviare

il dolore di un altro è dimenticare il proprio”.

Il dolore è un grande mistero come l’amore. Senza amore non si vive, senza dolore non si ama.

Dice uno dei proverbi del deserto: ” Non c’è uomo senza dolore e se non c’è, non è un uomo. A Dio diciamo grazie per il dono della vita, che è bella anche se avvolta nel mistero della sofferenza. Cristo è venuto per salvare  tutto l’uomo e tutti gli uomini,  ma non ha  voluto, anche lui,  liberarsi dalla sofferenza.

Il chinarsi di Gesù su questa umanità concretamente in preda al male vuol far capire che l’atteggiamento di Gesù e della stessa Chiesa, è quello di una disponibilità completa verso l’uomo concreto; il fratello che è vicino, l’uomo che incontri per strada bastonato dai banditi è il nostro simile che soffre.

Concludendo riassumiamo quanto è stato notato: Cristo e Paolo ci insegnano che la salvezza si china su ogni uomo personalmente e concretamente.

Ognuno che da Cristo viene sanato ha a sua volta il compito di collaborare con lui e sanare e innalzare gli altri.

A Dio diciamo grazie per il dono della vita: ” Che è bella anche se avvolta nel mistero della sofferenza.

 

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“CREDETE VERAMENTE A QUELLO CHE PROPONETE?”

                                                                       (Paolo VI)

31 GENNAIO 2021

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano supiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo:” Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: ” Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è    mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”.

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

              ( dal vangelo)

La storia della salvezza ci presenta molte figure di Profeti. Essi non predicono sul futuro, ma parlano in nome di un altro.

Il libro del Deuteronomio si riferisce a tali profeti che, come Mosè, sono mandati ad annunciare fedelmente  ciò che viene da Dio.

Nel Vangelo notiamo, anche dallo stupore della folla, che solo Cristo ci parla con autorità di chi ha potere, perchè: è il Figlio di Dio.

Il Profeta pone nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre. Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e, fin da oggi, gli apre la strada.

La sua è  una “predizione” incarnata nel realismo di una storia recente in funzione del suo avvenire. E’ questo il profetismo dell’Antico Testamento che ha la carta di fondazione nel Deuteronomio.

Nel racconto presentatoci dal Vangelo ritroviamo le migliori componenti della personalità profetica di Gesù: Dio e Satana si contendono il dominio dell’uomo, pertanto ogni liberazione di esso dal possesso del demonio è una vittoria di Dio. La parola che libera l’uomo si dimostra perciò stesso Parola di Dio.

Alla cacciata di Satana corrisponde una nuova presenza di Dio. Colui che libera l’uomo dal potere di Satana, si rivela portatore della realtà di Dio.

Cristo ha portato nel mondo questa parola essendo Egli  la Parola di Dio fatta uomo. E’ Egli stesso Dio.

Queste verità sono confermate dalla reazione del cuore umano che, di fronte a Gesù e alla sua Parola, viene regolarmente portata al risveglio, così come Marco annota anche in questa occasione.

Nel nostro tempo constatiamo che i profeti tornano ad avere fortuna, perchè la civiltà tecnologica è avida di spiragli sull’inconoscibile. Essa è pronta a seguire voci che trascinano.

Per concludere un breve esame di coscienza: quante volte abbiamo ucciso i profeti , estinto lo spirito?

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“Troppo preziose sono per me le gocce del tempo” S. Agostino.

24 Gennaio 2021

 III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: ” Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello si Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro:” Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

                                                                  (Dal Vangelo)

Nella liturgia odierna è Gesù stesso che si presenta a noi dicendo: ” Il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

L’uomo deve cercare di rimuovere gli ostacoli che in lui si oppongono all’azione divina. Il Regno di Dio è opera di Dio, ma Dio non può agire se l’uomo non si rende attento a Dio che parla.

Il Vangelo prima di essere un libro è un messaggio che rivela le interruzioni di Dio che è in mezzo a noi e vuole salvarci.

Il Vangelo è Gesù stesso in persona che dice le parole del Padre e compie le opere di Dio. Il Vangelo è il lieto messaggio destinato a riempirci di gioia; la gioia di essere salvati comportandoci di conseguenza.

Il Regno di Dio è vicino, bisogna aprire, anzi spalancare le porte a Cristo così come diceva Giovanni ventiduesimo, non bisogna aver paura di lui che si avvicina per chiamarci a seguirlo, come chiamò i primi discepoli. Ci chiama a seguire lui per costruire insieme il Regno di Dio.

Guadagnare gli uomini a Cristo, predicando il Vangelo con tutta la nostra vita, senza perdere tempo, perché come afferma S. Paolo” Il tempo ormai si è fatto breve e la scena di questo mondo è destinata a passare”.

Di fronte al Vangelo tutto passa in secondo ordine, così come è stato l’atteggiamento dei primi discepoli chiamati da Gesù.

BUONA DOMENICA

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Memmi L.- Memmi F. sec. XIV, Vocazione di San Pietro e Sant’Andrea

                                   “CHI SI AMMALA DI GESU’ NON PUO’ PIU’ GUARIRE”                                                                                                                                        (autore arabo)

17 Gennaio 2021

II Domenica del tempo ordinario Anno /B

Giovanni 1,35-42

Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: ” Ecco l’Agnello di Dio!” Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano disse: ” Chi cercate?” Gli risposero: Rabbì, dove abiti?”  Disse loro : Venite e vedete”. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse:” Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone , ti chiamerai Cefa-Pietro”.

                                       (dal Vangelo)  

In alcune chiese abbiamo visto un Agnello con uno stendardo. Oggi abbiamo sentito che Gesù è indicato come Agnello di Dio.

L’immagine evoca subito idee di mansuetudine , rassegnazione, passività. Povero Gesù!

Ha subito sofferenze e morte, ma questa sua vicenda sembra non dirci altro che un invito a vivere rassegnati e pavidi.

La storia la fanno i prepotenti e i violenti: noi la subiamo , sperando in un domani eterno e migliore.

Indicando Gesù come Agnello di Dio l’evangelista Giovanni , e con lui la chiesa primitiva, non intendeva avviare una riflessione nel senso sopra esposto. Anzi, proprio in quanto Agnello di Dio , Gesù è nel cuore della storia, protagonista principale, ma con stile decisamente nuovo.

Questo simbolo per comprendere Gesù emerge dall’A.T.. Soffermiamoci per capire…

Troviamo L’Agnello nella pausa ebraica connesso con un evento di liberazione.

E’ rimosso l’ostacolo che impedisce ad Israele di essere popolo nella libertà e nella fedeltà alla sua tradizione: la schiavitù.

Gesù è Agnello di Dio perché è liberatore. L’ostacolo da lui rimosso e incentrato è il pacato:” Che toglie i peccati del mondo”

Ma questo come avviene storicamente?

E’ prefigurato in Isaia. Egli si fa solidale con i peccatori, partecipa alla condizione di uomini oppressi e alienati; con la predicazione e la testimonianza sfida le strutture del peccato  di ingiustizia e violenza che dominano il mondo.

Con la sua fedeltà a Dio sino alla morte spezza il potere del peccato e apre possibilità nuove allo Spirito.

Nell’Apocalisse l’Agnello è Cristo risorto, al centro della chiesa cui dona lo Spirito Santo.

Agnello di Dio deve evocare Gesù impegnato nel suo servizio di amare fino in fondo, nella donazione totale, in una lotta contro le manifestazioni del male, con la sicurezza della vittoria.

Questa fede deve ispirare e muovere la nostra vita. Siamo discepoli dell’Agnello di Dio. Siamo qui per lodarlo e glorificarlo. Dobbiamo seguirlo. E’ la nostra condizione di battezzati.

                                                                                                           BUONA DOMENICA

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Piero della Francesca – Battesimo di Gesù

“Gesù passò facendo del bene e risanando tutti” (Vangelo)

 10 Gennaio 2021

BATTESIMO DI GESU’

Marco  1,7-11

In quel tempo Giovanni proclamava:

“Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: ” Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

                                                   ( dal Vangelo)

Il Battesimo è un momento decisivo nella vita di Gesù, quasi una seconda nascita, e per certi aspetti più importante della prima.

 Anche il Battesimo del cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

Nel Battesimo Gesù fa una scelta:  va a confondersi con i peccatori. Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile.

Il gesto è compiuto da Gesù con tutta naturalezza e spontaneità; Giovanni protesta, ma Gesù dice di procedere e, non esita a collocarsi tra i peccatori. Da questo momento appartiene a loro anche se ciò gli attirerà molte critiche e calunnie.

Perchè agisce così? ” Ecco l’Agnello di Dio , ecco colui che toglie il peccato del mondo. Il significato più proprio del Battesimo  di Gesù è in questa parola: ” AGNELLO” che secondo una traduzione più giusta  “prende su di sè ” il peccato del mondo.

La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano divino e riceve la solenne approvazione dall’alto…il cielo si apre , scende lo Spirito …si ode la voce

del del Padre !

A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori; si sia messo alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza .

Il Battesimo segna per Gesù la svolta dalla vita privata, silenziosa, alla vita pubblica. Dopo il Battesimo Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia. A poco a poco la folla lo assorbe:  Gesù è una vita per gli altri.

Il Battesimo segna la consacrazione a sacerdote, re e profeta, sostantivi che dicono un rapporto agli altri. D’ora in poi egli prega e offre il sacrificio per gli uomini, apre l’aula del suo regno.

Gesù con il suo Battesimo anticipa quello cristiano,  che  cancella il nostro peccato d’origine.

Il Battesimo è da considerarsi un’apertura comunitaria. Sull’esempio di Gesù, il cristiano col battesimo comincia a vivere la sua vita pubblica,? nell’organismo della chiesa.

Diventando sacerdote re e profeta, il battesimo partecipa attivamente all’azione salvifica di Cristo nel mondo.

La sua vita , lavoro, sofferenza e gioie non rimangono patrimonio privato, vengono messe a disposizione dell’umanità, diventano quella miniera o riserva sotterranea che alimenta lo spirito dei fratelli.

“Dio si china e ci solleva alla sua guancia come il padre fa col suo bimbo , per farlo mangiare“.  (Osea 11,4)

   BUONA DOMENICA

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Sandro Botticelli – Adorazione dei Magi – 1475 – Galleria degli Uffizi Firenze

“Questa è la mia festa: Dare!“ Giovanni XXIII

 6 Gennaio 2021

EPIFANIA DEL SIGNORE

 Matteo 2,1 -12

 Nato Gesù a  Betlemme di Giudea, alcuni,  Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”

All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme…Erode chiamati i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: ” Andate e informatevi del bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo”. Ed ecco che la stella li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

                                                                                 ( dal Vangelo)

Il messaggio odierno potremmo trasmetterlo attraverso un’immagine: una vasta landa immensa nelle tenebre, popolata da uno sterminato numero di persone che brancolano nel buio. Ma ad un certo momento, ecco, là lontano  in alto, il bagliore di una luce  e il brulicare di lunghe marce di”  uomini che faticosamente salgono verso la sorgente luminosa.

Quegli uomini in cerca di luce siamo ognuno di noi che sente il dovere di andare sempre alla ricerca della luce. Per questo il Profeta Isaia  usa questa immagine per i suoi connazionali. Immagine che torna anche nel racconto evangelico dove i Magi che vanno alla ricerca della Verità sono guidati dalla stella.

Finite le feste, anche noi avvertiamo che è necessario muoversi, camminare, fare qualcosa…

La cattolicità della nostra fede pone tutti in situazione di itineranti, ha l’aspetto di una convergenza di tutto l’uomo accompagnato dai suoi beni verso Cristo. Chi si contenta di quello che è non può essere cattolico.

Il simbolismo dei doni  vuole indicare la consacrazione dei beni temporali.

Nel suo cammino di fede, l’uomo non va col solo sentimento, ma con tutto  se stesso e il suo lavoro.

La luce nel cammino umano è opera di Dio non l’uomo. La stella dei Magi è un segno dall’alto. Bisogna lasciarci condurre da Dio. Dio ci guida attraverso segni che solo in parte sono evidenti. Il nostro itinerario si svolge nell’incertezza, non nella luce completa. Il pellegrinaggio diventa così una continua ricerca  sotto lo stimolo degli indizi. Non un possesso di spiegazioni appaganti

Così come i Magi , anche il cristiano deve appartenere alla categoria dei ricercatori audaci e perseveranti.

Epifania è la manifestazione. Per chi occorre manifestare? E incarnare questo Dio?  Per tutti coloro la cui esistenza va dalla stalla al tugurio? Al supplizio dello schiavo, passando attraverso l’umiliazione.

La nostra preghiera ci conduca all’azione, alla manifestazione, ci faccia uscire dalle nostre abitudini private per trascinarci nella strada. Di fronte alla violenza, organizziamo una dimostrazione calma, pacifica della forza  d’amicizia degli uomini.

Manifestiamo in favore degli uomini trattati come sotto- uomini. Questo significa far nascere l’amicizia nel mondo. Questo è dare un corpo a Dio e manifestare colui che ha voluto chiamarsi Figlio dell’Uomo.

A ciascuno il Profeta Isaia grida: “ Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”.

Accogliamo con gioia ed entusiasmo questa luce, affinché da essa  guidati sul sentiero della Verità, siamo resi fiaccole luminose, per quanti incroceremo nella nostra esistenza.

COLUI CHE DA’ NON SI PRIVA DI QUELLO CHE DA’. DARE E RICEVERE SONO LA STESSA COSA”. JORGE L. BORGES.

BUONA FESTA

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Giotto Nativita – 1303-1305 – Padova-Cappella-degli-Scrovegni.

“IL  VERBO  E’ LUCE: NON RIGUARDA  GLI  OCCHI   DELLA FRONTE,  MA  IL  MONDO   DI DIO” (anonimo)

3 GENNAIO 2021

 II DOMENICA DOPO NATALE

 Giovanni 1,1-18

 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 

Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno riconosciuto.  Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto gli ha dato potere di diventare figli di Dio; a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, come del figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di  verità.

           (dal Vangelo)

“VEDERE, COMPRENDERE, SPERARE”: Sono tre verbi che emergono dalla lettura del Vangelo di S. Luca e che devono essere coniugati con la vita quotidiana di ogni fedele.

“VEDERE”. Troppo spesso la fede è ridotta a delle idee e le idee non si vedono.

I cristiani del nostro tempo vogliono vedere, toccare con mano la presenza di Dio nella loro esistenza. Cercano segni più che dimostrazioni.

Vanno alla ricerca di testimoni, più che di “”dotti”.

L’esperienza ha sempre questo vantaggio riguardo alle idee, è legata alla realtà, è concreta, anche se imperfetta.

Parla il linguaggio dei fatti solo quando si è provato può essere veramente trasmesso.

Vedere, desiderio impellente, ma non si può vedere se non c’è la luce. E la luce non viene da noi. E’ qualcosa che si raggiunge dall’esterno: è un dono. Per i credenti questa luce è qualcuno: Gesù, Figlio di Dio fatto uomo. E’ lui la vita, e non una vita qualsiasi, ma una pienezza di vita. Ma non basta neppure avere la luce se non si hanno occhi buoni. Siamo tutti un po’ ciechi e solo Dio guarisce la nostra cecità.

La Parola ci fa Comprendere la speranza a cui siamo chiamati e il tesoro di gloria che costituisce la nostra eredità. Sarebbe pericoloso fermarsi al

bambino del presepio che ancora non parla e davanti al quale possiamo raffigurarci Dio a modo nostro.

In questa domenica siamo tutti invitati a riflettere le Parole che lui dirà, perché, allora, non sarà più come prima: da quel momento siamo chiamati a prendere posizione, a decidersi, a scegliere.

SPERARE “la luce nelle tenebre, legata ad un fatto, ad un evento: ” Il VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”.

Questa storia a partire dall’INCARNAZIONE, è anche la storia di Dio. e Dio non abbandona al suo destino l’essere umano, al contrario, Egli vuole condurlo fino al compimento della redenzione, abbracciando l’umanità intera.

Alcuni temono di perdere Dio, altri temono di trovarlo“. (Paschal)

BUONA      DOMENICA

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Mater Boni Consilii

 

“Non sono gli anni nella nostra vita che contano, ma la vita nei nostri anni” (Stevenson)

 I° Gennaio 2021

CAPODANNO

 Luca 2,16-21

In quel tempo, ( i pastori) andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo.

                                               (dal Vangelo)

E’ un giorno ricco di molti motivi sia teologici che antropologici: festa di Maria Madre di Dio, primo giorno dell’anno.

Cercheremo di collegare le due ricorrenze con questa enunciazione: aprirsi al mistero di Cristo nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono.

L’inizio di un nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso: noi viviamo, senza la vita tutto il resto per noi non avrebbe senso.

Cristo vivendo la nostra stessa vita, assumendo il limite della nostra condizione umana, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”, di conseguenza noi diventiamo a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli costruendo il dono della pace, tenendo presente che il centro della vita trascendente  è Cristo.

Vicino al sole, tra miliardi di stelle, un piccolo pianeta custodisce il più grande tesoro: la vita.

Qui sulla terra è la dimora degli uomini, creature libere, capaci di pensare, di volere e di amare. Hanno costruito capanne, case, paesi, città e poi strade, ponti, autostrade, ferrovie, aeroporti per collegarsi e comunicare tra di loro, navicelle spaziali etc…Il tutto dice che le conquiste dell’uomo non conoscono limiti.

Ma da qualche tempo, un senso di paura cresce nel mondo. Il minuscolo calcolatore che sta nel palmo di una mano è un prodigio di perfezione; eppure con la stessa tecnica è possibile progettare e provocare la distruzione dell’umanità, come il virus della la pandemia che ci ha colpiti.

Una piccola fiala di morfina allevia il dolore del malato, ma può anche servire per avviare ragazzi o ragazze sulle vie della droga e della morte. Con la loro genialità e il loro lavoro gli uomini possono scrivere ogni giorno una storia meravigliosa, o al contrario, una storia di miseria.

Come allora trovare le vie di un vero progresso a favore dell’uomo?  VIVERE  E’  CRESCERE !

Pulsa nel cuore la voglia di crescere, una forza misteriosa sospinge incessantemente verso nuove conquiste. Vorremmo conoscere i segreti racchiusi nella materia, andare al di là delle stelle, vorremmo, vorremmo…E forse riusciremo: la nostra intelligenza non finisce mai di stupire.

Ma se i nostri progetti non sono di pace, se le nostre opere non sono per il bene di tutti, a che cosa serve conquistare il mondo intero? A che serve avere di più, sapere di più, potere di più?

VIVERE E’  CRESCERE INSIEME!

Ogni uomo che nasce ha oggi a disposizione una immensa ricchezza dagli altri; dai genitori il dono della ,, vita e dagli altri amicizia, aiuti e tanti servizi. Ma la vita non è solo un ricevere, è anche un dare, mettendo a servizio degli altri le proprie doti di intelligenza, di amore e le nostre qualità spirituali.

Perché nessuno è un’isola e noi sviluppiamo la nostra umanità insieme con gli altri.

Diceva un poeta indiano:

“Ciò che do agli altri, questo resta: non scenderà nella tomba con me, sarà nelle mani di tutti”  (Tagore)

Dice Gesù: “ C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

              A tutti l’augurio di un buono e felice anno!

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GIOTTO – Fuga in Egitto

L’amore che passa per Iddio, che fa capo a Dio, che tiene conto di Dio

è l’Agape, cioè coinvolgere Dio nella famiglia.

27 Dicembre 2020

 Festa della Santa Famiglia  /B

Luca 2,22-40

” Quando giunse il tempo della loro purificazione Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore: ” Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore.

…Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre disse:” Ecco egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione. E anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori…

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea.

                                            ( Dal Vangelo)

Nell’ambito della vita sociale, la Chiesa presta una grande attenzione alle istituzioni primordiali come quella della famiglia, cellula primaria della società. che può esistere solo nel rispetto dei principi; così come la Santa Famiglia che contempliamo oggi in Giuseppe, Maria e il Bambino.

Già nell’antichità, come dimostra Aristotele, la famiglia era riconosciuta come l’istituzione sociale principale e fondamentale, anteriore e superiore allo Stato. Essa contribuiva efficacemente al bene della società stessa; quindi il suo ruolo  nella società, assicurava ad essa la vita e la crescita.

I figli costituiscono una delle principali ricchezze della nazione; occorre, dunque aiutare i genitori a compiere la loro missione educativa, nel rispetto dei principi e delle responsabilità.

In un certo qual modo una società e il suo futuro dipendono  dalla politica familiare che viene messa in atto.

Oggi, purtroppo, numerosi atti contro la vita, rivendicati come gesti di libertà, costituiscono, al contrario, la ” cultura della morte” che colpisce i nascituri e le persone malate e anziane.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un indebolimento del significato del valore della vita e una specie di anestesia delle coscienze.

Maria e Giuseppe sono state le persone più vicine a Gesù. Nella famiglia Gesù ha trascorso molto tempo (30 anni ), quanto forse, nessun altro, e questo, per farci capire quanto fondamentale è il suo valore, l’impronta educativa che viene amorosamente donata.

Ciascuno di noi rifletta ciò che i genitori trasmettono con la loro pazienza, con il loro senso del dovere, con i sacrifici affrontati per la cura della salute, per l’istruzione, per procurare un avvenire di tranquillità economica. E tutto  compiuto con l’amore che non  rivendica nulla, ma tutto offre.

L’esempio della S. Famiglia ci spinge a valorizzare sempre più le caratteristiche dell’obbedienza, del lavoro, del rapporto con Dio e infine, dell’unità dei cuori.

Buona Festa

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Giotto – Natività

 25 dicembre 2020

 NATALE DEL SIGNORE

 solennità

 Giovanni 1,1- 18

 “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

   (dal Vangelo)

Il Natale non ammette mediocrità di sentimenti:  è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e pensosa.

La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. Diversamente, il vero Natale si rattrappisce e perde il suo significato più vero.

Il Natale è profondamente  umano, e misteriosamente sacro. 

E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita la sua essenza, il suo destino.

La vera ricchezza del Natale è quella interiore e religiosa, così come diceva Paoòo VI: ” Oh! Come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret!

Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine”.

Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale . E’ necessario stare davanti al presepe e al Vangelo del Natale in silenzio, meditare e far cantare nell’anima lo stupore per un Dio che, per amore, diventa uomo.

Non si tratta solo di vedere, ammirare, commuoversi, ma riflettere e pregare e stare in silenzio.

E’ questo il mistero del Natale: è un esercizio benefico che tutti dovremmo fare  per purificare lo spirito.

Scrive Mario Luzi:” la preghiera comincia dove finisce la poesia, quando la parola non serve più e corre un linguaggio altro “.

Il Natale ci dà motivo di riscoprire le ragioni per cui la vita è bella e può essere, anzi deve essere felice per ciò che essa  è : e ci lascia sperare…

Il Natale è la prima grande pagina del pensiero cristiano. A Natale il fatto si fa mistero e il mistero poesia e la poesia amore ineffabile : Dio si fa uomo.

Ognuno deve poter dire: Cristo è venuto per me, proprio per me…per incontrarsi con me, per salvare me.

Ritornano alla mente le parole di Paschal: ” GIOIA, GIOIA, GIOIA. lacrime di gioia”.

A Natale Cristo è il centro. Anzi Cristo è il cuore! E’ la verità che cerchiamo. L’augurio migliore che possiamo farci è che riscopriamo questa verità del Natale. E come gli Angeli potremo cantare anche noi un solenne inno cosmico: ” GLORIA A DIO NELL’ ALTO DEI CIELI  E PACE AGLI UOMINI CHE DIO AMA”.

                                        A tutti BUON NATALE

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Caravaggio – Annunciazione

“OH, SE POTESSERO VEDERE L’ETERNO CHE E’ DENTRO DI NOI”.    Agostino

          20 dicembre 2020

 IV DOMENICA DI AVVENTO / B

 Luca 1,26-18

L’Angelo disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.

                                                                 ( dal Vangelo)

 Questa IV domenica di Avvento pone  il tema, tutto natalizio, dell’abitazione o inabitazione di Dio fra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

Lo stesso tema della venuta di Dio nel mondo,  riceve luce dal breve inno di Paolo a conclusione della lettera ai romani. Non si fa menzione di luoghi o di templi, la rivelazione si estende a tutti gli individui.

Non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.” I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”.

 Ciò significa che dove c’è  uno spirito che ricerca la verità, Dio è presente.

 Dio sceglie tempi, modi e soprattutto persone: due esseri di scarso valore agli occhi del pubblico, ma preordinate da Dio a ruolo più elevato che creatura umana possa sostenere: GIUSEPPE E MARIA.

Dinnanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo: il suo cuore.

 Cosa c’è nel loro spirito per essere prescelti da Dio per una missione così singolare? Esse sono le beatitudini viventi, o meglio, vissute: perfettamente poveri, limpidamente onesti.

Nel brano del Vangelo l’attenzione passa sulla persona di Maria chiamata da Dio a dare al mondo il Figlio suo; la fede e la resa incondizionata prevalgono  in lei e ,dopo un attimo di esitazione,  docilmente si abbandona  alla chiamata.

 Maria è tutta nelle mani di Dio . Infine l’attenzione abbandona anche Maria e va esclusivamente alla persona di Gesù che, da questo istante è già uomo tra gli uomini e si appresta a seguire tutta la trafila umana.

 La liturgia che inizia col discorso sul tempio di Dio porta alla contemplazione di questo bambino, nel quale abita tutta la pienezza della divinità.

 “Perché cerchi fuori di te ciò che è in te; se Dio si è fatto uomo per stare con noi non teniamolo ai bordi della nostra esistenza”.

                                                                               ( Gandhi) 

                                             BUONA DOMENICA

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Noi dobbiamo deciderci a diventare ciò che siamo!(Henrik Ibsen)

 13 DICEMBRE 2020

Giovanni 1,6- 8

 venne un uomo mandato da Dio : il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: ” Tu chi sei?”. Egli confessò e non negò. Confessò: ” Io non sono il Cristo“. Allora gli chiesero: “Chi sei, dunque? Sei tu Elia?”. “Non lo sono” disse. “Sei tu il profeta?“. ” No“, rispose. Gli dissero allora: ” Chi sei? Perchè possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso? Rispose: ” Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: “ Perchè dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, nè Elia nè  il profeta?”. Giovanni rispose loro: ” Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi conoscete, colui che viene dopo di me: a  lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo.

 Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

                    ( dal Vangelo)

Noi attendiamo Gesù che ritorna a Natale.

E la Chiesa attraverso le due prime letture ci suggerisce canti, esclamazioni cariche di gioia trepidante come “ RALLEGRATEVI”, gridate di gioia…Riprendete coraggio, viene il nostro Dio.

Natale è la festa della vita. “Avvento” vuol dire aspettare una persona viva che si chiama Gesù non, un bel ricordo del passato, ma qualcosa che avviene adesso. Per te, e per tutti gli uomini di questo mondo.

Il profeta Isaia ha ragione quando invita a guardare il Messia che viene a portare il “lieto annuncio…promulgare l’anno di misericordia del Signore.

  1. Paolo nella seconda lettura ci invita ” a stare sempre lieti…rendendo grazie in ogni cosa”.

Diceva il poeta indiano, Tagore:” Ogni bimbo che nasce porta la lieta notizia che Dio non si è ancora stancato degli uomini. E il bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama.

Lui sa bene in che razza di mondo avrebbe dovuto nascere, e continua a nascere. Eppure, basta un pizzico di sale, per dar sapore a tutta la vivanda.

Potremmo aggiungere ancora una notazione di Goethe:” Ciò che rende  vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare il piacere nelle cose che dobbiamo fare”.

Viene proclamato oggi che la gioia “gaudete” è un dovere anche se le ricerche mostrano  che il settanta per cento degli italiani è scontento. E la pandemia ce ne dà conto. La vita è peggiorata, diventiamo meno contenti del nostro vivere.

La liturgia di questa domenica offre degli spunti : ” Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto rallegratevi, il Signore è vicino. Il Signore mi ha mandato a portare una lieta notizia. Io gioisco nel Signore. Noi cristiani al contrario dello scontento dobbiamo praticare il contagio della gioua e della speranza.

La Bibbia è tutta intrisa di una fondamentale nota di ottimismo, ha il suo fondamento nella certezza della bontà di Dio. E il Siracide libro dell’A.T. ci conferma che” l’allegria di un uomo allunga la vita”.

Concludiamo con un detto di un ateo, famoso filosofo: ” Per convincermi a credere nel loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, e che avessero un volto più gioioso. ( Nietzsche)

BUONA DOMENICA

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6  Dicembre  2020

 II DOMENICA DI AVVENTO /B

Marco 1,1-8

Inizio del Vangelo di  Gesù Cristo, figlio di Dio.

Come è scritto nel profeta Isaia: “Ecco io mando un messaggero  davanti a te, Egli ti preparerà la strada”.

Voce di uno che grida nel deserto:” Preparate la via del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto”.

Predicava : “ Dopo di me viene uno che è più forte di me  al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.                                                  

                                               ( Dal Vangelo)

Due sono le idee di fondo del Vangelo odierno, dove troviamo Giovanni uomo forte e Giovanni aiuto a Gesù.

Rassegnarsi è non vivere. I tempi difficili che stiama vivendo possono portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da cattive notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, perfino in tenera età; la stupidità e la volgarità dilagano.

Siamo in attesa del Natale di Cristo ma. riflettiamo come  prepararci  con una società che a volte sembra proprio impazzita. Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

Ascoltiamo la Parola di Dio : “Consolate, consolate il mio popolo…  Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore”.

Ecco la forza al cristiano. C’è sempre una parola di consolazione: speranza e impegno.

Di fronte a tanti “strilloni ” che da televisioni e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli, tiene viva la speranza per un mondo nuovo. I leaders e i capi che si credevano eterni passano e vengono dimenticati. La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me, viene uno che è più forte di me”.

Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie”. E sono queste le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona:” Come un pastore Egli fa pascolare il gregge, e lo raduna”.

E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate.

Se ci prende lo sconforto, la delusione, il senso d’impotenza, di inutilità che ci fanno disperare del futuro. La Parola di Dio ci indica come uscirne fuori:”Preparate la via al Signore ” nella santità della condotta, cercando di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio.

Rassegnarsi non è vivere. E’, in genere l’alibi dei pigri. Ricordiamo il detto di Confucio:” E’ molto più importante accendere una piccola candela, che maledire l’oscurità”.

L’Avvento è tempo di attesa ma anche tempo di vicinanza al Signore.  Il Regno di Dio non è fatto di gente che sta ad aspettare, ma di individui che hanno deciso di incamminarsi . Non contentiamoci di mezze figure, impariamo a volare alto. Abbiamo dormito anche troppo e abbiamo dimenticato che le gambe ci sono state date per la strada, non per il letto.

Ricordiamoci che il futuro sarà migliore se noi, seguendo Cristo, sapremo aprire  un capitolo nuovo di speranza per un futuro più luminoso.

BUONA DOMENICA

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Albero di Jesse

“OH, SE TU SQUARCIASSI I CIELI E DISCENDESSI!”     ( Is 63).

29 Novembre 2020

I  DOMENICA DI AVVENTO  /B

 ISAIA 63-64

“Se tu squarciassi i cieli e discendessi! Tu vai incontro a quanti   praticano la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te e siamo stati ribelli.  Ma , Signore, tu sei nostro padre”.

Marco 13,33-37

” State attenti, vigilate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E’ come uno che è partito per un viaggio e ha dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

Vegliate poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo, o al mattino, fate in modo che non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati; quello che dico a voi lo dico a tutti. VEGLIATE!”  

                                             (  dal Vangelo)

Diamo inizio ad un nuovo anno liturgico del Vangelo di Marco il quale, dopo una lunga predicazione orale scrive cronologicamente il primo dei Vangeli nell’era 60-70.

 L’Avvento è un tempo di attesa, un tempo di speranza.  Speranza e attesa di una realtà nuova e migliore di un tempo in cui il Signore si chinerà sulla sofferenza del suo popolo, per liberarlo dalla sua schiavitù e dal suo dolore.

 Lo “spirito” dell’Avvento trova abbondanti riscontri nella spiritualità biblica come è espressa nell’accorata preghiera del pio israelita che abbiamo sentito sulla bocca del profeta: ” Oh, se tu squarciassi i cieli...”.

Questo sentimento e questa esperienza sono anche nostri.

Anche noi viviamo in una situazione nella quale non sappiamo ritrovarci;  e di fronte all’angoscia del momento presente, anche noi invochiamo l’intervento liberatore e la sua venuta.

Oggi noi non attendiamo più il Figlio dell’uomo dalle nubi del cielo; oggi noi attendiamo che venga il suo Regno fra gli uomini, sapendo che “quel regno “sarà anche l’opera delle nostre mani.

 Quando esprimiamo tale invocazione intendiamo anche dire: “Fa’ di noi  operari alacri e generosi  della tua vigna, costruttori intelligenti della tua casa, artefici geniali  e instancabili del tuo regno”.

 Soprattutto sentiamo attuale e vicinissimo a noi il pensiero  che denuncia ( allora Isaia, noi oggi) il miserabile fallimento di un progetto umano che pretende di fare a meno di Dio.

E allora l’uomo alza gli occhi al cielo e invoca l’intervento del Signore, la sua venuta: E’ l’AVVENTO.

In questo movimento dell’anima l’uomo potrà riconoscere il suo peccato, la sua ribellione, il suo orgoglio, e ne chiederà perdono.

Riconosce la propria infedeltà nell’avere abbandonato i sentieri dell’Alleanza e rinnova il suo patto con Dio e promette fedeltà per il futuro. Godrà della ritrovata amicizia e della pace donata…

In questo eterno e alternarsi di tradimenti e di ritorni, di attese e di ritrovamenti si rinnova e si consuma ogni volta l’esperienza umana e cristiana dell’Avvento.

 ” Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce. Ma per chi ama, non c’è tempo”. (Van Dyke)

BUONA DOMENICA

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“SE TI MANCA LA CARITA’, E’ COME CUCIRE CON UN AGO SENZA FILO”  (sant’Escrivà de Balanguer)

                                           22 novembre 2020

          SOLENNITA’ DI GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO / A

 Ezechiele 34,11-17

“Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge così passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò e le condurrò al pascolo e le farò riposare. Fascerò la pecora ferita e curerò quella malata. Ma anche giudicherò tra pecora e pecora tra montoni e capre”.

Matteo 25,31-46

Il Figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. Alle pecore dirà:” Venite, benedette del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi, perchè io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.

                                                  ( dal Vangelo)

Che cosa significa che Cristo è “RE dell’universo”?

Ci potrebbero meravigliare le statistiche che ci dicono come due terzi dell’umanità neppure lo conoscono come persona storica.

Il significato di questa regalità apparirà nel Giudizio universale: dove Cristo afferma che a tutti è stata data la possibilità di incontrarlo, di servirlo, e perciò di salvarsi.

La parabola evangelica infatti vuol rispondere all’interrogativo che si pongono i cristiani: ma, gli altri come faranno a salvarsi?La risposta di Gesù è sorprendente: Chiunque mi ha potuto incontrare  nell’affamato, nell’assetato, nell’espatriato, nell’ignudo, nel malato, nel prigioniero quando ha compiuto gesti di servizio verso tali bisognosi.

Quindi tutta l’umanità è lo spazio in cui Cristo esercita la sua regalità, e ogni uomo ha la possibilità di concorrere all’edificazione del suo Regno.

Cristo è il punto-omega- il termine di riferimento e di compimento di ogni atto compiuto per aiutare, liberare, servire, promuovere gli altri.

Certamente Gesù non intende dire che ci si salva per un isolato gesto di bontà compiuto qualche volta all’interno di una vita egoistica o di un’attività espressiva.

Egli elegge nella gloria colui che ha dato un orientamento generoso e costruttivo alla sua esistenza.

Quest’ampia e concreta visione universale della regalità di Cristo, è fonte di speranza perchè ci rende certi che le tante persone che agiscono per la giustizia e con amore operano per il Regno di Dio, anche se non vi credono.

Noi cristiani dovremmo essere i protagonisti responsabili e coscienti dell’edificazione del Regno nell’associarci al gesto di Cristo che consegna il  Regno al Padre così come ci ha detto l’Apostolo Paolo.

La Chiesa nel mondo è il ” Sacramento”, il segno visibile e lo strumento efficace nel condurne e ridurre al Cristo ogni attività e realtà.

Celebrando L’EUCARESTIA, noi annunciamo e anticipiamo l’universale regalità di Cristo, perchè la offriamo al Padre e ci offriamo insieme con  Lui. Riflettendo su queste verità alla luce della parola biblica ascoltata, noi facciamo festa. Ringraziamo Dio di averci chiamato a conoscere, assaporiamo l’inizio di questa realtà nella celebrazione e apriamo il cuore alla speranza.

CON LA CARITA’ IL POVERO E’ RICCO; SENZA LA CARITA’ IL RICCO E’ POVERO”.  (sant’AGOSTINO)

BUONA DOMENICA

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TOMMASO STENICO

“L’OZIO E’ LA RUGGINE  DELLO SPIRITO”     (anonimo)                        

15 NOVEMBRE 2020

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

MATTEO 25,14-25

Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.

Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque. “Bene servo buono e fedele- gli disse il padrone-, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno, e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò, costui disse:

“Signore so che sei un uomo duro…ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Servo malvagio e pigro…toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”.

                                                                                      ( Dal Vangelo)

Il messaggio della Parola di Dio in questa ultima domenica dell’anno liturgico ci parla di azione, di creatività e di impegno.

Dio non ci vuole trovare pigri, oziosi e lenti; ci vuole piuttosto impegnati nella realtà del mondo da costruire.

Ci è stato affidato un capitale: tocca al nostro impegno, alla nostra intelligenza, alle nostre mani, farlo produrre, farlo moltiplicare.

La domenica scorsa si era cercato di prendere coscienza che la vita cristiana si configura come vita di vigilanza e di attesa del Signore che verrà.

In questa domenica la parola di Cristo specifica ulteriormente il discorso e risponde a questa domanda: in che cosa consiste esattamente la vigilanza sapiente?

Ecco allora che abbiamo la parabola dei talenti dove scorgeremo come il cuore vigilante guida la mano operosa.

Una vita di fede sapiente sa essere anche laboriosa e solerte.

Non basta dire di avere la fede, se questa non spinge ad agire, a suscitare altra fede.

Il Signore ci vuole attivi, positivi, conclusivi.

Quando  sentiamo un dovere, non si dice lo farò domani, ma agire subito.

Bisogna operare, darsi da fare oggi perchè domani potrebbe essere tardi.

Bisogna che la vita umana e la vita cristiana siano attive per essere perfette, per salvarsi. Si salva chi agisce, chi passa all’azione, ci si salva non con l’essere, ma con l’agire, non perciò che abbiamo ottenuto, ma perciò che otteniamo; sono le nostre opere a salvarci: quindi, operare; dobbiamo trafficare i nostri talenti che Dio ci ha affidato.

E’ l’azione che dà valore al tempo, l’ozio, per sè, è tempo perduto.

La gente ci giudica dalle opere, non dalle intenzioni. Il Vangelo di oggi ci insegna che la vita è per tutti un impiego del quale ciascuno renderà conto.

Se è necessario rischiare… allora  rischiamo.

 Sulla terra l’essere che corre meno rischi è l’essere più vicino al nulla: infatti chi non rischia nulla è nulla.

 IL VERO COMPENSO NON E’ CIO’ CHE IL LAVORO CI PERMETTE DI GUADAGNARE, MA CIO’ CHE CI PERMETTE DI ESSERE.

BUONA DOMENICA

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“FA’ CONTO CHE OGNI GIORNO SIA STATO L’ULTIMO A SPLENDERE PER TE.” ORAZIO

8 novembre 2020

                 XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

 Matteo 25,1-13

 “Il Regno dei cieli è simile a dieci vergini che prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero l’olio; le sagge, invece, insieme alle lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poichè lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormivano. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: “Dateci del vostro olio perchè le nostre lampade si spengono”. Ma le sagge risposero:” ” No, che non abbia a mancare per noi e per voi: andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andarono a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire:” Signore, signore, aprici!” Ma egli rispose:” In verità vi dico! Non vi conosco”.

                                                 ( dal Vangelo)

La liturgia di questa terzultima domenica dell’anno della Chiesa imposta il discorso sull’ultima fase del Regno e della nostra vita che sarà portato avanti anche nelle domeniche successive.

Il discorso sull’ultima fase è uno dei più importanti e difficili della nostra fede.  Ovvi i motivi: ammettere o negare il futuro  dopo la morte cambia l’intero progetto della vita; e il Signore, a proposito,  non ha lasciato dubbi.

L’immagine sugli ultimi tempi è stata preceduta da una significativa presentazione della sapienza che proviene mediante l’immagine di “una donna radiosa” piena di fascino e di dignità che si aggira per le strade e offre ai passanti le sue ricchezze e la sua benevolenza.

Il discorso del dopo morte si è fatto difficile. La rivoluzione degli ultimi decenni, ha portato incertezza anche negli ultimi progressi, ma non è il progresso che conta per risolvere ciò che invece è nel profondo del cuore  e della coscienza dell’uomo.

E’ l’uomo che dobbiamo interrogare. Il Nostro destino è nella mani di Dio che lo ha scritto nella persona umana. Contano gli aneliti, le intuizioni. le speranze che si agitano nel profondo. La risposta completa viene dalla rivelazione che assicura che, proprio quanto l’uomo aveva intuito corrisponde a realtà. Con la morte non tutto finisce; c’è la risurrezione, c’è la vita nuova.

Gesù più che stabilire una scadenza esorta  alla vigilanza. La vigilanza è motivata dall’incertezza circa la data dell’arrivo del Signore.

 Tocca a noi, quindi, raggiungere la vera sapienza della vita, e vivere sempre preparati, sempre pronti .

“E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più”  ( Oscar Wilde).

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COMMENTI (4)

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    4° domenica di gennaio 2021

  2. Roberto Tonini ha detto:

    VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

  3. Roberto Tonini ha detto:

    II Domenica di Quaresima /B

  4. Roberto Tonini ha detto:

    III Domenica di Quaresima

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