17 OTTOBRE 2021 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B Marco 10.35-45 Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, dicendogli:

Duccio di Buoninsegna – Coronamento della Maestà (retro) – SIENA Museo dell’Opera del Duomo

“PER FARE DEL BENE AGLI ALTRI, NON BASTA VOLARE: BASTA VOLERE”.

                                                                                                                           (Cologan)

17 OTTOBRE  2021

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 10.35-45

Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, dicendogli: “Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro” Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: Concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

Gesù disse loro: “ Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono  battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro i quali è stato preparato”.

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro “ Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così: “ ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita per molti.

( Dal Vangelo)

 

La riflessione del Vangelo ci introduce gradualmente nella conoscenza della identità di Gesù: “Chi è Gesù?”

La conoscenza della sua vocazione. Gesù è colui che dà la sua vita per l’umanità. In lui si realizza la “figura del servo” del Signore di cui parla la prima lettura della messa odierna.

La figura del discepolo è messa in evidenza da colui che si fa servo di tutti e dove” la grandezza” si identifica in chi compie il suo lavoro.

I discepoli Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo,  che si presentano a Gesù, imboccano una strada sbagliata e fanno richieste  inutili.

Convinti che Gesù è il Messia chiedono di poter partecipare alla sua gloria.

A questo punto potremmo chiederci: “ Perché Giacomo e Giovanni hanno fatto una figura così meschina con Gesù?

La risposta è che, purtroppo, hanno mostrato di non aver capito il senso dell’essere Messia da parte di Gesù, e neppure, quello dell’essere discepolo.

Spesso la loro, è anche la nostra illusione; pretendere come Gesù debba accedere a tutte le nostre richieste.

La risposta di Gesù rimanda alla” figura del servo del Signore” che egli realizzerà nella sua vita. A noi, suoi discepoli, non può che indicare la via da lui seguita e che passa attraverso la Croce. Certo, non è tanto facile comprendere tale linguaggio. Perché “gli altri dieci “si sdegnano con Giacomo e Giovanni? Ma perché dentro avevano la medesima logica: Accaparrarsi i posti migliori: garantirsi un futuro, ricercare posizioni importanti. E’ purtroppo, la nostra logica! Sempre per il bene degli altri per sistemare meglio il mondo è la logica del potere che scegliamo.

Gesù risponde mostrando l’esempio di quello che è venuto a realizzare e che è in netto contrasto con la logica dei figli di Zebedeo e dei posteri mondani.

Per il cristiano vi è un solo modo per primeggiare ed affermarsi: SERVIRE!

San Paolo ci ha presentato Gesù che ha condiviso la nostra natura umana e ora è nello gloria del Padre. Tale deve essere la disposizione richiesta e donata al discepolo e che è la più efficace garanzia contro quello spirito proprietario, possessivo calcolatore che è all’origine di ogni forma di potere, di prepotenza e superbia.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Heinrich Hofmann, Cristo e il giovane ricco. Chiesa di Riverside – New York

“Tieni il povero con te: tu che sei ricco, non sei che un mendicante alla porta di Dio”.

  • A. Cantù
  • 10 OTTOBRE 2021

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

MARCO 10,17-30

Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”

Gesù gli disse…:” Tu conosci i comandamenti...”

Egli allora gli disse:” Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Gesù allora fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: Una cosa sola ti manca: va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo;  vieni! Seguimi!” Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Gesù volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “ Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”…

E i discepoli ancora più stupiti, dicevano tra loro: “ E chi può essere salvato?” Ma Gesù, guardandosi in faccia, disse: Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.

                                                                               (Dal Vangelo)

Un giovane si presenta a Gesù e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, desideroso di guadagnare la salvezza. Gesù lo fissa negli occhi e, ammirato dalla bellezza della sua anima giovanile, lo ama.

Ma ecco che si presenta la Parola di Dio viva, efficace, più tagliente di una spada a doppio taglio.  Propone al giovane ricco il massimo della generosità: “ Va’, vendi tutto…”Ma il giovane se ne va triste perché era troppo attaccato alle sue ricchezze.

Cristo ci fa capire che la ricchezza è difficilmente compatibile con la salvezza.

Vendere a dare ai poveri! Non essere prigioniero per avere un tesoro in cielo e seguire Gesù. A Gesù interessa che l’uomo possa raggiungere Dio senza fermarsi a tappe intermedie.

Quando questo distacco avviene, il rapporto con Dio è già instaurato. E in questo distacco dovrebbe essere impegnato ogni cristiano, non facoltativo, non privilegio di alcuni, ma esigenza per tutti.

Una seconda imitazione di estensione della prima dalla ricchezza, è estensione comunitaria.

I beni si devono compartecipare con i poveri. L’uomo che ha scoperto la comunione con Dio è libero dalla paura, dato che non ha più bisogno di accumulare per sentirsi più sicuro, più protetto.

Nella comunità di Cristo, l’uomo spossessato del transitorio, ritroverà centuplicata la ricchezza, quella che non teme la paura del ladro, né l’usura del tempo. Gesù ha parlato di una eredità che si identifica con la vita stessa di Dio. Di una terra promessa che è lo stesso luogo di Dio. Chi ne farà parte è come  l’albero piantato lungo limpidi ruscelli, che dona il suo frutto nella stagione delle sue foglie, che non ingialliscono mai, e tutto quanto opera riesce per sempre.

Ecco allora la povertà del distacco dalle cose come vera ricchezza, come profonda liberazione e cioè la non schiavitù delle cose. E Gesù ci afferma: “Avrai un tesoro in cielo”.

Per salvarsi occorre vendere, è una regola per tutti. Il Signore ci esorta quello che sopravanza datelo in elemosina. E sì che ce ne sono di avanzi..che non sappiamo più dove sotterrarli e le discariche insufficienti.

Preghiamo per avere quella sapienza che ad un anonimo ha fatto scrivere: “ Chiesi a Dio la ricchezza per poter essere felice e mi diede la povertà perché fossi saggio; chiesi di tutto per potermi godere la vita ed ebbi la vita per godere di tutto.

Non ebbi nulla di quello che avevo chiesto ma ebbi tutto quello che avevo sperato”.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Michelangelo – 1475-1564 – Galleria degli Uffizi

“LA DONNA E’ L’AVVENIRE DELL’UOMO”

                                                                                (L. ARAGON)

3 ottobre 2021

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Genesi 2,18-24

Il Signore Dio disse:Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

Allora il Signore plasmò con una costola dell’uomo una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: Questa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa”.

                                                (Genesi)

Marco 10,2-15

I Farisei chiesero a Gesù: “E’ lecito ripudiare la propria moglie?”

Risponde Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi il permesso dell’atto di rifiuto.

Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due ma una carne sola”.

                                                                        ( dal Vangelo)

I due testi biblici delle letture sono strettamente legati; Gesù si richiama in modo esplicito al libro della Genesi, da cui emerge la necessità di superare “la solitudine “dell’essere creato con un aiuto che gli sia simile”.

Dio pertanto consacra la socialità come fattore essenziale e costitutivo dell’essere umano. L. Aragon sentenzia che” la donna è l’avvenire dell’uomo”.

La creazione della donna pertanto, intende realizzare la pienezza umana che nasce dall’incontro di due esseri, chiamati per naturale vocazione a costituire una unità. L’unione non sarà, come per gli istintivi animali:  unione di corpi, ma dono di persone. Ecco perché l’amore, pur coinvolgendo il corpo, non può essere ridotta alla sessualità.

Perché questa unità possa di fatto effettuarsi, occorre che i due godano di una uguale disparità e di una stessa uguaglianza.

Proprio per esprimere questo concetto il Creatore mette in evidenza alcuni particolari quando parla della formazione della donna: è presentata all’uomo che la riceve come dono; viene creata con un materiale vivente dell’uomo (costola).

Dall’esistenza della prima coppia comprendiamo il valore della Famiglia e del Matrimonio.

L’uomo, questo io dimezzato, trova nell’alto io, della donna, il completamento per fargli superare la solitudine originaria.

L’uomo definisce la sua mascolinità solo dopo che ha accolto e contemplato la femminilità. Solo uscendo da sé e abbandonandosi all’altra egli coglie la sua profonda e globale identità. Attraverso il linguaggio corposo delle immagini si comprende che l’uomo completo è solo coppia.

La famiglia nasce per uno slancio di amore dei due, e il fondamento del matrimonio sta nella loro volontà di “ stare insieme, come comunione di idee, di sentimenti, di corpi.

La coppia secondo la Bibbia e il vangelo diventa sacramento (segno) del Dio-Amore perché di lui testimonia non solo l’esistenza (Dio c’è) ma anche la natura. Dio è Amore, personale, partecipato, e generante.

Possiamo inventare altri tipi di unione umana, ma sì!!! siamo liberi! Ma diamo però ”alla creatura nata il nome distintivo, appropriato, senza confonderlo con quello nato oltre quattromila anni fa e che si definisce e si chiama MATRIMONIO.

BUONA  DOMENICA

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“L’UOMO E’ DA  DIO, L’ERRORE E’ DALL’UOMO”

  1. S. Agostino

26  Settembre 2021

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 9,38 –48

Giovanni disse a Gesù: “ Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato perché non era dei nostri.

Ma Gesù disse:” Non glielo proibite, perché chi non è contro di noi è per noi”.

Chi scandalizza uno dei piccoli che credono è meglio per lui che gli si metta una macina d’asino al collo e venga gettato nel mare.

Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio entrare per te nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.

Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo che essere gettato con due piedi nella Geenna.

Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna.

               ( Dal Vangelo)

La lettura biblica ci segnala, oggi, la situazione della vita dei discepoli con la presenza dei profeti non legati alla Comunità di Gesù, come in quella del tempo di Mosè.

Il dubbio che i discepoli ponevano, non stava nel costringere costoro a rientrare” nei ranghi”, ma il sospetto che la loro dottrina non corrispondesse ali loro schemi.

L’animo del Signore, come quello di Mosè, era il senso della tolleranza e del rispetto:” Abbiamo visto uno che scacciava i demoni…ma non era dei nostri”.

Per chi ragiona in questi termini il bene è monopolio solo di una classe privilegiata. Per loro la verità è appannaggio esclusivo del proprio orizzonte. Affermava Gandhi:” la verità è una sola, ma ha molte facce come un diamante”.

Allo stesso modo il ragionamento riportato dalla prima lettura della messa odierna, dove” due uomini non appartenenti alla classe sacra dei settanta, si sono messi a profetizzare pervasi dallo spirito di Dio.

La classe dei “settanta” pretende che la grande guida dell’Esodo, Mosè, censurasse l’azione dei due, ma la sua risposta è folgorante, il quale spezzndo le barriere dei privilegiati, esalta gli infiniti orizzonti dello Spirito di Dio: “ Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse dare loro il suo spirito”.

Parallelo con Gesù che replicando a Giovanni sulla tentazione settaria, che intendeva monopolizzare Dio in un movimento gruppo o classe, diventerebbe  un atteggiamento che avrebbe fatto morire la fede per asfissia.

Abituati a proclamare verbalmente specie nella liturgia, la grandezza di Dio,  dobbiamo compiere un passo ulteriore verso la capacità di leggere correttamente i segni della presenza divina nel mondo, che si manifesta presso i nostri fratelli di fede, ma anche attraverso l’opera di altrettanti fratelli uomini (lontani), ma non credenti.

E’ un po’ come il compilare un grande giornale di” cronaca bianca”, prescindendo da ogni ideologia che ne può deformare la redazione.

L’atteggiamento che ci viene indicato dalla Parola di Dio è il contrario di ogni tirannia ideologica. E’ una chiamata alla carità che fiorisce nel dialogo sincero e nel servizio. Un’ulteriore attenzione è costruita sulla parola che echeggia come un ritornello ”scandalizzare” indica una pietra che fa inciampare i passi di un viandante.

Vittime di questi attentati sono i “piccoli” che nel N.T. non sono tanto i bambini, ma il simbolo dei credenti dalla fede fragile e insicura.

Gesù lancia un appello per la premura e l’attenzione nei confronti di questi “piccoli”.

Essi hanno bisogno di una mano che li sostenga; di un occhio che li illumini; di un piede che li sorregga.

Se faccio il contrario io sono come Satana il tentatore.

Questi piccoli dovranno essere al centro dell’impegno pastorale, della Comunità parrocchiale.

Concludiamo con una frase di S. Agostino che ci fa riflettere su ciò che Dio ci suggerisce:

“NON AMARE L’ERRORE, AMA L’UOMO.

L’UOMO E’ DA DIO, L’ERRORE E’ DALL’UOMO

AMA CIO’ CHE DIO HA FATTO, NON CIO’ CHE HA FATTO L’UOMO.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Duccio di Buoninsegna – Lavaggio dei piedi

“LA GRANDEZZA DELL’UOMO E’ TALE NEL SUO RICONOSCERSI MISERABILE; ALLORA NON FACCIAMOCI UN’IDEA TROPPO ALTA DI NOI STESSI “.  (Pascal)

19 settembre 2021

 XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 Marco 9,30-37

 Gesù istruiva i suoi discepoli e diceva loro: Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso dopo tre giorni, risorgerà.

Essi però non comprendevano queste parole. Giunsero intanto a Cafarnao, quando fu in casa, chiese loro: Di che cosa stavate discutendo lungo la via? Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso chi fosse il più grande.

Allora, sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti.

E preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e abbracciandolo disse loro: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato.

                                                                                  ( dal Vangelo)

I brani biblici di questa domenica ci presentano due logiche antitetiche, due scelte cioè, di vita opposte: contrappongono “ l’empio” alGiusto” la sapienza terrena “alla sapienza che viene dall’alto”, il “protagonismo al “servizio”.

Abbiamo uno spaccato della società in cui vige la logica mondana e ciò si avvera nella società attuale dove, molti sono gli arroganti, i litigiosi, gli arrivisti.

Gesù istruiva i suoi discepoli e diceva loro:” Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.

Essi però non comprendevano queste parole. Giunsero intanto a Cafarnao, quando furono in casa chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” Ed  essi tacevano. Per la via, infatti avevano discusso chi fosse il più grande.

Questi aspetti universali e contraddittori vengono ripresi spesso nella storia biblica e si scontrano con una certa frequenza contro la figura del Messia che realizzerà completamente nella sua vita, morte e risurrezione.

Al tema della sofferenza viene sempre quello della salvezza. Tale è la fede biblica e cioè, neppure la morte distrugge la speranza della vita.

L’antropologia più moderna ci assicura che questa è la strada più sicura per la realizzazione dell’uomo.  Ma essa, però, si perde nell’orizzonte del mistero, perché richiede che ci consegniamo, che ci abbandoniamo senza riserve.

Ecco allora Cristo che ci viene incontro dall’alto, con il suo annuncio e il suo esempio. In Lui e con Lui possiamo raggiungere la meta. Per Cristo il vero essere dell’uomo è essere “con “ e la massima espressione dell’uomo è l’amore.

Occorre smettere di usare la persona dell’altro trattandolo come un nostro possesso. L’amore lascia libero l’altro, anzi, l’aiuta a creare la propria libertà.

Amare, quindi è servire, è rinunziare all’uso della forza, del potere fisico e morale, fino a servire anche l’avversario.

Cristo, come notato nel Vangelo odierno, rovescia i termini della falsa convenzionalità che nasce dalla” vecchiaia del nostro cuore e ci porta una “luce nuova”. Chi tra voi vuole essere il primo sia l’ultimo e di tutti il servo.

E qualunque cosa avrete fatto all’ultimo dei più piccoli dei fratelli, l’avrete fatto a Cristo stesso.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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DORMIVO E SOGNAVO CHE LA VITA ERA GIOIA. MI SVEGLIAI, VIDI CHE LA VITA ERA SERVIZIO, VOLLI SERVIRE, E VIDI CHE SERVIRE ERA GIOIA”    (Tagore)

 12 settembre 2021

 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

 Marco 8,27- 25

“Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per via interrogava i suoi discepoli dicendo:” Chi dice la gente che io sia?”

Ed essi risposero: Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti. Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”

Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”.

E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E incominciò ad insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire ed essere rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente.

Allora Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltandosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me Satana! Perché tu pensi non secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

              ( dal Vangelo)

 

“ Chi dice la gente che io sia?”

In verità nessuno se l’aspettava. Nessuno poteva immaginare un La provocatoria domanda di Gesù trova spiazzati tutti i suoi discepoli. interrogativo così carico di teologia.

A questo punto una domanda è obbligo: Cosa dice oggi la gente di Gesù?

In quale Cristo crediamo, quale Cristo fa comodo? Quale Cristo predicare, imitare, attualizzare. Corriamo il rischio di avere tanti Gesù Cristo fatti su nostra misura, mentre Cristo è uno solo, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine che per noi è morto e risorto dandoci la vita: è il Cristo del Vangelo.

Si può restare turbati, scandalizzati per la parola del Signore che chiama Pietro” Satana”, di allontanarlo da sé. Poco prima Gesù si era congratulato con lui, perché il Padre gli aveva ispirato parole sublimi sul suo conto: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

Pietro voleva che il maestro non morisse! Cosa aveva detto di male per meritarsi quell’appellativo così offensivo “Satana?”

Per capire bisogna vedere qual era la posta in gioco. Pietro ha assunto il ruolo di Satana sul punto più importante del progetto salvifico di Gesù.

Satana non voleva la morte del Cristo, perché quella morte l’avrebbe rovinato per sempre.

“Che sei venuto a fare, a rovinarci? Satana offrì al Cristo tutti i regni della terra. Satana è nel mondo, bugiardo, omicida, sa imbrogliare il cervello e il cuore dell’uomo facendogli riferire il piacere momentaneo alla felicità eterna, i beni terreni a quelli celesti, l’avidità del denaro.

Senza riflettere Pietro cerca di far pensare Cristo alla maniera umana: non soffrire, non morire, godere e tirare a campare…Perciò Gesù gli disse quella parola orrenda” Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

La Croce, pertanto, c’è e sarà la grande provocatrice della sincerità del nostro amore, sia verso Dio come verso l’intera umanità.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Udivi la speranza, ma senza contemplarla; udivi i misteri , ma senza intenderli;

udivi le scritture, ma senza comprenderne la profondità”.  San Cirillo

5 Settembre 2021

XXIII DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 7,31-37

“Di ritorno dalle regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.

E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardandolo quindi, verso il cielo, emise un sospiro e disse: Effatà, che significa apriti! E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.  Comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava più essi ne parlavano e, pieni di stupore dicevano: “ Ha fatto bene ogni cosa fa udire i sordi e fa parlare i muti”.

                                                                              ( Dal vangelo)

In un’epoca di sguaiataggine televisiva, giornalistica come la nostra, non è certo fuori luogo sollecitare il ritorno al silenzio, alla moderazione del linguaggio, alla pulizia della parola, all’ascolto.

Un suggestivo detto latino afferma: “ Imago animi sermo est; qualis vita talis orazio” (il linguaggio è specchio dell’anima: quale è la vita, tale è il linguaggio).

Saper tacere è una vera arte, una parola non taciuta può procurare guai sproporzionati. Anche saper ascoltare è una grande arte.

Saper ascoltare è meglio che saper parlare.

Qualcuno molto acutamente ha detto:” Il Signore ci ha dato due orecchie e una sola bocca affinché non diciamo che la metà di quanto  ascoltiamo”

L’evangelista nel riferirci il miracolo di Gesù su di un sordomuto intende dare ad esso un significato teologico particolare. Il sordomuto che non può parlare perché” ha orecchi e non ode” raffigura i discepoli di tutti i tempi, che non riescono ancora a parlare e a vedere, mancando una disponibilità interiore ad un intervento di Cristo che aprisse gli orecchi e gli occhi, dando così la possibilità di comprendere e professare la loro e la nostra fede.

Questa era la situazione della Chiesa si Marco, ma non è, forse, emblematica anche per la Chiesa di oggi e di sempre?

E’ importante la connessione tra “udire” e “ parlare”. Solo chi è guarito nell’udito può ascoltare e può anche parlare. Ma tra l’udire e il parlare, ciò che è determinante è il dono della Spirito. Diversamente, anche ciò che si ascolta è sempre lettera che uccide e non spirito che vivifica.

La Chiesa è vivificata e si nutre della Parola. Per questo è in primo luogo ascolto ( come Maria di Nazareth e Maria di Betania). Ha bisogno di essere continuamente risanata dal Signore nella sua capacità di percezione.

La Chiesa si fa Parola, non fenomeni disarticolati i suoi, ma vibrazioni corrette di ciò che lo Spirito suggerisce: preghiera, stupore, meraviglia, lode, riconoscenza: l’Eucarestia, appunto.

Quel suono ora non ti avvolge più, ma riecheggia dentro di te poiché lo Spirito, dimorando in te, fa della tua mente una dimora divina.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Ricordiamo che: “CHI NON SI STACCA DALLA TERRA, NON VOLA”.  (Anonimo)

29 Agosto 2021

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco  7,1-23

In quel tempo , si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei   suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate, i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti, quei farisei e scribi lo interrogarono “ Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro:” Bene ha profetato Isaia di voi ipocriti, come sta scritto: “ Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. E diceva ai suoi discepoli: “ Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male, impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo.”

         (dal vangelo)

La posizione del Signore nei confronti della Legge non è quella di un conservatore, ma di un rivoluzionario innovatore.

La Legge, secondo Gesù deve trovare la sua ragione non nella costrizione, ma in una costante, graduale educazione all’uso della libertà.

Essa è come la segnaletica stradale, aiuta a camminare con più velocità verso la meta da raggiungere.

La Legge fondamentale è da Dio. Dio ha maturato la legge nella persona umana: è tutta da svolgere; più l’approfondiamo più diventiamo intelligenti e saggi.

La Legge non è un codice di formule. E’ Dio stesso che sta vicino a noi nel nostro spirito,  nel nostro cuore. Quando scaviamo dentro di noi, incontriamo Dio. Il celebre romanziere russo Dostoewski, riferendosi a Cristo scrive: ”Tu non discendesti dalla croce quando ti si gridava: Discendi dalla croce e crederemo che sei tu! Perché una volta di più non volesti asservire l’uomo. Avevi bisogno di un amore libero non di servili entusiasmi, avevi sete di fede libera non fondata sul prodigio”.

San Giacomo nella seconda lett. della Messa, espone il tema dell’essenza della religione e afferma che: Religione è un accettare Dio nella vita, non bruciargli davanti qualche grano d’incenso, ma per dare un volto, per imprimere uno stile, un modo di sentire e di agire al proprio essere”.

Intesa così, Religione e Legge si identificano fino a diventare la stessa cosa.

La Legge ha una funzione altissima nella vita dell’uomo, nel suo rapporto con Dio e con gli altri. Farisei e Scribi si erano perduti dietro meschinità e minuzzaglie che non valevano certo ad elevare l’uomo.

Il Signore, venuto a restaurare il mosaico umano, approfitta dell’occasione per precisare il suo punto di vista condannando aspramente la posizione dei Farisei formalistica e ipocrita; e affermare che sede di ogni purezza è il cuore dell’uomo.

La pulizia delle mani è buona cosa come misura igienica, moralmente, non è classificabile. Quanti con le mani pulite perpetrano i crimini più efferati!

Nel cuore umano, invece, si decide per il bene e per il male, per lo sporco e per il pulito davanti a Dio.

Curato il cuore tutto ritorna in ordine.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Duccio di Buoninsegna – Gesù parla agli Apostoli

“SE NON HAI CAPITO CREDI, NON CERCARE DI CAPIRE PER CREDERE, MA CREDI PER CAPIRE, PERCHE’ SE NON CREDI, NON CAPIRAI  ”. (S. Agostino)

 22 agosto 2021

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Giovanni 6,60-69

Molti dei discepoli, dopo aver ascoltato dissero: “ Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “ Questo vi scandalizza?… Vi sono alcuni tra di voi che non credono”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai dodici: “ Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “ Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio”.

(  Dal Vangelo)

La liturgia di questa domenica traccia per i credenti una vera e propria mappa: ci sono due vie dice Giosuè al popolo ( prima lettura): scegliete oggi chi volete servire. E Gesù, che con le sue parole” IO SONO IL PANE… CHI NON MANGIA DI ME NON HA LA VITA”, aveva scandalizzato discepoli e curiosi, che si erano allontanati, si rivolge agli Apostoli che erano rimasti con Lui: “Volete andarvene anche voi?”

Nella vita si impone una scelta di fondo. Se vi dispiace servire il Signore, perché le sue proposte vi sembrano troppo dure, o vi sentite tarpati delle vostre libertà, allora sappiate che voi servite gli dei di questa cultura, di questa società che inventa bisogni e padroni...Quando all’orizzonte dell’esistenza umana si oscura la presenza dell’unico Signore è allora, che tutti gli idoli sono possibili.

E’ una scelta spesso drammatica, lacerante, perché comporta la decisione per il Dio vivente, che è esigente contro gli idoli morti e comodi. Emblematica in questo senso, è ancora la prima lettura quando Giosuè si rivolge al popolo ebraico e domanda: “ Scegliete oggi chi volete servire”. Servizio che indica l’aderire libero e gioioso al progetto divino: seguire il suo cammino, amarlo con tutte le forze: credere in lui. 

Ora si presenta la grande domanda di Gesù: “ Volete andarvene anche voi?” Una domanda che vale anche per noi. La predica è utile perché mette a dura prova la fede di chi l’ascolta ( Julien Green), ma è utile specialmente se provoca a prendere una decisione: CIO’ CHE CERCA GESU’.

La domanda di Gesù si rivolge anche a noi in questa domenica estiva.

L’interrogativo è simile ad una spada che divide la storia personale in due punti:

 Da un lato, c’è chi si tira indietro spaventato da un messaggio che supera la carne; cioè le esigenze, gli orizzonti lontani, per introdurci nell’infinito di Dio: Chi tradisce, chi ha paura, chi è attaccato alle sue idee, al suo interesse gretto, immediato.

Dall’altro lato, attraverso le parole di Pietro si fa strada anche l’altro campo, quello di coloro che professano la loro fede pura nel Cristo, a Colui che ha parole di vita eterna IL SANTO DI DIO”.

BUONA  DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Rosso Fiorentino – Affresco della Santissima Annunziata, Firenze

“SIAMO TUTTI NATI NEL FANGO, MA, ALCUNI DI NOI GUARDANO LE STELLE”

                                                                                                                               (Oscar Wilde)

 15 Agosto 2021

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Luca 1,39-55

In questi giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Ella fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “ Benedetta tu fra le donne Benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?...E Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

                                                                ( Dal Vangelo)

La glorificazione di Maria in corpo e anima, è l’oggetto della festa odierna.

I documenti della chiesa affermano sostanzialmente che Maria è passata oltre la morte, nella sua interezza spirituale e corporea.

Fatto questo, che può avere due chiavi di lettura:

) Una,  fa dell’Assunzione di Maria” un privilegio”, caso unico: sopravvivenza dell’elemento corporeo di fronte al disfacimento di tutti, come eccezionalità nei riguardi di Maria.

L’altra,  che vede nell’Assunzione un fatto non “unico”, non eccezionale, ma soltanto una “esemplificazione” per cui ciò che è avvenuto a Maria avverrà per tutti i salvati.

Nell’uomo infatti, esiste un corpo spiritualizzato e uno spirito corporizzato e, i due elementi non possono essere separati.

Come nella crisalide e la farfalla rispetto al bozzolo; o un po’ come la nascita di un bambino abbandona la matrice che si è fatta soffocante e irrompe in un corpo nuovo nell’aria libera, lo spazio, la luce, l’amore.

Nell’Assunzione di Maria troviamo una prospettiva, indubbiamente più suggestiva: Lei diventa uno specchio nel quale, la nostra sorte, perde i lineamenti sconfortanti della fine, per acquistare quelli sereni del transito di una nuova nascita.

Ecco perché le più grandi menti musicali di questo mondo, iniziando dal gregoriano, il Magnificat” viene armonizzato da Monteverdi, Bach, Vivaldi e tanti altri.

L’espressione del Magnificat esprimono lucidamente la fede che esulta per la misericordia di Dio che si estende di generazione in generazione in coloro che lo temono.

Maria è una figura unica. In lei, nella sua storia concreta, si è espressa l’accoglienza valida per tutta l’umanità del dono della salvezza che Dio ci offre in Gesù.

A Lei fanno capo tutti coloro che Dio ha chiamato a far parte della sua nuova più vasta alleanza, e cioè tutti quelli che anche se non esprimono un’adesione esplicita alla comunità della Chiesa, conformano però la loro vita ai moti dello Spirito Santo e si lasciano conquistare.

In tal senso Maria è “ Arca dell’Alleanza” in quanto segno di una nuova inabitazione  di Dio col suo popolo.

BUONA  FESTA

Don Luigi Corsi

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Raffaello e il trionfo dell’Eucarestia

 8 agosto 2021

           XIX domenica del tempo ordinario /B

Giovanni 6,41-51

In quel tempo, I Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: “ Io sono il pane disceso dal cielo”. E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “ Sono disceso dal cielo”?.

Gesù rispose loro: “ Non mormorate tra voi, “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che  mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “ E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha  visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

                                                                                 (dal Vangelo)

Nelle letture della domenica abbiamo un parallelo molto significativo con la prima lettura formulato dal verbo” Mormorare”,( Verbo tipico dell’incredulità di Israele).

Il capitolo VI che stiamo trattando da qualche domenica non ha la caratteristica dell’omelia, è infatti un dibattito, una discussione con domande e risposte ed è questo, che gli dà vivacità.

Interlocutori sono la folla, poi i Giudei e infine i discepoli. Tutti costoro non comprendono o comprendono in modo superficiale e si scandalizzano.

Gesù reagisce con fermezza a queste loro obiezioni. E più la loro fede appare fragile e contraddittoria. Più la rivelazione di Gesù si fa profonda e decisa.

Accanto alla verità di Gesù, il vero discepolo comincia a sviluppare la verità in cui riconosce l’origine di Gesù e il suo significato di salvezza e di conseguenza, accoglie e condivide. Ma ambedue le dimensioni del discepolato sono per l’uomo un discorso duro.

L’Evangelista Giovanni è molto attento a scoprire le ragioni di questa durezza, le radici del rifiuto e dell’incredulità.

L’Eucarestia è la pietra di scandalo. La prima ragione del rifiuto è che il “Pane”, che è Gesù e che le folle cercano, va oltre la misura di salvezza del tipo che l’uomo pretende per sé.

Le folle  rifiutano il pane che Gesù offre, perché cercano se stesse. Per aprirsi a Cristo, occorre invece, accettare un dono che  viene da Dio; sulla sua misura occorre rigenerarsi.

La seconda ragione è che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono presenti sotto apparenze comuni e quotidiane: il figlio di Giuseppe e , nell’Eucarestia il pane e il vino.

I Giudei sognavano una presenza divina prodigiosa, gloriosa e risolutiva; e hanno provato “scandalo” di fronte al divino presente qui ed ora, nell’umiltà della carne.

E’ IL PARADOSSO DELL’INCARNAZIONE.

E’ questo il discorso duro che la folla non comprende…

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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“Tutto abbiamo in CRISTO, tutto è CRISTO per noi. Se vuoi curare le tue ferite Egli è il medico. Se sei ardente di febbre, Egli è fontana. Se sei oppresso dall’ingiustizia, Egli è giustizia. Se hai bisogno di aiuto Egli è forza. Se temi la morte, Egli è la vita. Se desideri il cielo, Egli è la via”.

                                                                                                                            (S. AMBROGIO)

 1° AGOSTO 2021

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

GIOVANNI 6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero:”Rabbì, quando sei venuto qua”?.

Gesù rispose loro: “ In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e  vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura. Ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.

Gli dissero allora: “ Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto:”. Rispose loro Gesù: “ In verità. In verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo. Ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il Pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.

Allora gli dissero:” Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

                                                                                                      (dal Vangelo)

La lettura del capitolo VI riprende la descrizione della folla che si raccoglie intorno al Maestro per capirne il suo operato.

La risposta di Gesù ripropone in maniera esplicita il significato del segno del Pane che sfama.

Inizia un rimprovero alla gente che si è limitata a mangiare i pani senza capirne la finalità e invita la folla, in modo perentorio, a cercare quel cibo che non perisce, che dura per la vita eterna e che Egli solo può dare.

Nell’uomo c’è la dimensione eterna che ha bisogno di essere alimentata.

  1. Paolo ci esorta ad abbandonare la condotta di prima: “ La vita è novità: il respiro è il battito del cuore, il succedersi del giorno e delle stagioni, l’età della nostra vita, gli avvenimenti della storia… Tutto è cambiamento… Tutto è movimento; perciò l’invito a deporre l’uomo vecchio che è in noi e a rinnovarci nello spirito, rivestendo l’uomo nuovo”.

La vita eterna si nutre quaggiù non dopo la morte. La vita è una sola, e ciò vuol dire che, alimentando lo spirito  con il pane della vita eterna ( L’EUCARESTIA) nutriamo la vita eterna che è in ogni persona.

“ Non è stato Mosè che ha dato il Pane dal cielo…ma il Padre mio…infatti il pane di Dio è Colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.

Nell’uomo c’è la dimensione eterna che ha bisogno di essere alimentata. Nutre per la vita eterna  tutto quello che arricchisce lo spirito, fa crescere e affina la coscienza, spinge al bene, apre il cuore verso un amore onnicomprensivo.

Manca un pane specifico: tale non era la manna. Ora è arrivato: “ IO SONO IL PANE DELLA VITA! CHI VIENE A ME NON AVRA’ PIU’ FAME, E CHI CREDE IN ME NON AVRA’ PIU’ SETE”.

La folla comprese finalmente l’invito di Gesù e gridò: “DACCI SEMPRE QUESTO PANE”.

L’Eucarestia deve essere il cuore delle nostre giornate, perché è il centro di ogni attività dello spirito. Senza questo pane la nostra vita cristiana non ha senso.

Terminiamo con quanto ci esorta S. Ambrogio: “TUTTO ABBIAMO IN CRISTO, TUTTO E’ CRISTO PER NOI. Se vuoi curare le tue ferite, egli è il medico. Se sei ardente di febbre, egli è fontana. Se sei oppresso dall’ingiustizia egli è giustizia. Se hai bisogno di aiuto, egli è forza. Se temi la morte, egli è la vita. Se desideri il cielo egli è la via”…

 BUONA DOMENICA

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Antonio Vaccaro – La moltiplicazione dei pani e dei pesci – Dario Succi

25 luglio 2021

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Giovanni  6,1-15

“Era vicina la Pasqua, Gesù vide che una gran folla veniva da lui e disse a Filippo: Dove possiamo comprare il pane, perché costoro abbiano da mangiare?...Disse allora uno dei discepoli, Andrea: C’è qui un ragazzo che ha cinque pani di orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente? Ma Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che erano seduti. Poi, quando furono saziati disse: Raccogliete i pezzi dei cinque pani d’orzo avanzati, coloro che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini. Allora la gente , visto il segno che egli  compiuto, disse: Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”.

( dal Vangelo)

Gesù, per indicare il grande Sacramento dell’Eucarestia, ci fa uno splendido, meraviglioso discorso attraverso il pane e il vino, che ci daranno sostentamento spirituale per la nostra debole esistenza.

Per  cinque settimane, la liturgia secondo il Vangelo di S. Giovanni ci illustrerà il senso del pane necessario alla persona umana.

Il pane che dalle mani del Signore non finisce mai… Come non vedere una dimostrazione dell’onnipotenza di Dio che, alla terra, lavorata dalle braccia e più ancora dall’intelligenza dell’uomo, ha sempre dato una capacità quasi illimitata? “ Non è la terra che domina il seme, ma lo riceve, lo nutre e lo fa germogliare”. (Papa Francesco)

Oggi c’è un certo allarmismo: Ci sarà cibo per tutti fra centinaia di anni? Non andiamo troppo lontano, perché il cibo manca anche oggi, e ne sappiamo il perché.

L’egoismo causa di tutti i mali fisici e morali, l’incuria verso il proprio simile,” la sacra fame dell’oro”, attività e industrie che conducono alla ricerca distruttiva della persona umana; vedi complessi industriali che non badano all’ecologia che la terra e l’aria e l’acqua richiedono, ma guardano al guadagno che si può ricavare. Aggiungiamo le enormi spese per gli armamenti ma, siamo poveri o dissennati?

Il giorno in cui cesserà questo disordinato sciupio non si avrà più paura di nulla?

L’altro aspetto del segno più trasparente e più grande che la moltiplicazione dei pani ha voluto significare tocca il vertice, il massimo che un Dio poteva concedere e donare all’essere umano: il dono del suo Corpo e del suo Sangue, per sfamare la debolezza dell’uomo e raggiungere la meta della vita: quella eterna.

Abbiamo notato anche nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che quando la folla fu saziata, Gesù disse ai discepoli di raccogliere le briciole e i pezzi avanzati, perché nulla andasse perduto: le briciole? Male tonnellate vengono gettate, mentre circa quattro milioni di esseri umani soffrono la fame. E’ civiltà questa? No, è barbarie…Noi intanto facciamo le cure dimagranti!

Gesù doveva amare il pane; forse ricordava i giorni della fanciullezza, quando sentiva il gusto sano, intenso nella casa di Nazareth accanto a Maria che glielo preparava e faceva assaporare.

Sapeva l’importanza del pane per le persone, perché esso, assieme al vino, è l’alimentazione fondamentale.

 BUONA DOMENICA

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Leonardo da Vinci e Gesù buon pastore

“ SE TU AMI VERAMENTE DIO, PROCURERAI DI NON ANDARE DA SOLO A LUI”

                                                                                                                      (S. GREGORIO MAGNO)

 18 LUGLIO 2021

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’ ” Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro  partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione  di loro , perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose.

                                                                                                            (dal Vangelo)

Il tema del gregge e del pastore è uno dei più frequenti  nella Bibbia.

Discorso naturale per un popolo dedito in buona parte alla pastorizia; tuttavia il suo simbolismo appartiene, ormai, al comune patrimonio della tradizione cristiana.

IL messaggio biblico si è così sviluppato nel tempo: Dio annuncia al suo popolo nell’ A. T. disperso per colpa dei Capi, che manderà l’intera guida: Cristo, che è la sua immagine.

Nell’ A.T. ciò si verifica puntualmente con corrispondenze precise. I capi sfruttano il popolo, mentre Gesù e gli Apostoli, si prodigano per esso al punto che non hanno neanche il tempo per mangiare.

Il popolo è disperso dai Capi mentre Gesù è  il Capo che lo raduna. Nell’A.T. il popolo si costituisce in virtù di un potere regio estrinseco, mentre il nuovo popolo è convocato dall’insegnamento di Gesù.

Così è oggi, se sappiamo discernere la guida con cui opera il Cristo anche nei nostri fratelli. La fede in lui ci ridarà la fiducia tanto più sicura, quanto più profonda, al di là delle apparenze.

Anche il cristiano di oggi sa che la Chiesa è come un gregge e che il Signore è come un pastore; sa anche che deve seguire i pastori terreni , gerarchia e clero,   forse anche troppo bene.

Il caso del linguaggio pastorale è un caso tipico del linguaggio ecclesiastico, forse troppo abusato, sfruttato, e mistificato.  Se lo si vuole adoperare, il primo dovere è quello di purificarlo radicalmente e, la liturgia di oggi, ci aiuta a renderlo più efficace.

Troppe idee, tutt’altro che cristiane, si sono collegate al linguaggio pastorale: conformismo, infantilismo, irresponsabilità, comodi egoismi, mentre le virtù, poco messe in luce, sono vere virtù.

Tali virtù dovrebbero rifulgere in ogni Capo del gregge cristiano, come immagine del Padre e dei fratelli che, veramente, prolungano l’azione del Cristo nell’annuncio evangelico nel servizio disinteressato,  verso l’umanità che forma il popolo di Dio.

   BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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“ Caro Dio, fa’ che neanche un secondo del mio tempo sia sprecato o perduto. Fa’ che usi la vita pienamente per divenire la persona che sono destinata ad essere”.

                                                                                                                          (Nachman di Braslav)

11 Luglio 2021

XV domenica del  Tempo ordinario / B

Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: “ Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

( dal Vangelo)

Scriveva San Gregorio Magno: “ Se tu ami veramente Dio, procurerai di non andare da solo a Lui”.

Per questo è vero quanto diceva un famoso scrittore Charlos Peguy’: “O ci salveremo tutti insieme, o tutti ci danneremo, o torneremo uniti alla casa del Padre, o tutti ne resteremo fuori”.

Nel vangelo abbiamo notato che Gesù invia a due a due i suoi Discepoli a testimoniare il Vangelo e per annunziarlo.

E quei primi sono stati capaci di contagiare il mondo.

Sant’Agostino diceva: “Hai salvato un’anima, hai predestinato la tua”.

Non ci si salva da soli, “Non arriveremo alla meta ad uno ad uno ma a due”. (Paul Eduard)

Con dodici poveri uomini paurosi, Cristo ha convertito il mondo e noi, cristiani di oggi, siamo oltre un miliardo. Cosa facciamo?

Dio non ci coccola, come si fa con i bambini.  Ci invia, vuole che camminiamo. Che siamo testimoni credibili, attraenti;  che siamo i salvatori degli altri.

Lo scopo della religione cristiana non è un “ si salvi chi può”; è ben più di una religione di salvati; la nostra è una religione di “salvatori”.

San Paolo diceva: “ Guai a me se non annunciassi il Vangelo”. Noi potremmo dire : “Guai a noi se non siamo testimoni”.

Il mondo , mai come oggi, ha bisogno non di belle teorie, ma di testimoni, di esperienze esemplari.

La parola fa pensare, ma l’esempio, fa agire.

Terminiamo con un consiglio di S. Ignazio di Loyola: “ E’ MEGLIO ESSERE CRISTIANI SENZA DIRLO, PIUTTOSTO CHE DIRLO SENZA ESSERLO

BUONA DOMENICA

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“NON E’ EGLI IL FALEGNAME IL FIGLIO DI MARIA?”.

 4 luglio 2021

 XIV DOMENICA  DEL T.O.  /B

Marco 6,1-6

 Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano:” Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses,  di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo d scandalo.

Ma Gesù disse loro:”Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E lì non poteva compiere  nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando

                                                                        ( dal Vangelo)

Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato si mise a insegnare nella sinagoga.

E molti ascoltando rimanevano stupiti e dicevano :” Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data?”

E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?

Siamo invitati dalla liturgia della parola a seguire le vicende di Gesù che si sposta da un villaggio all’altro suscitando reazioni contrastanti: entusiasmo, simpatia, indifferenza e ostilità.

Il profeta è per definizione uno che parla a tal punto che…parla anche quando sta zitto; rimane spesso isolato perché incompreso.

Paolo in questa pagina autobiografica, parla con franchezza delle sue fatiche, della sua grandezza e della sua miseria.

E’ una finestra spalancata sul mondo interiore di un grandissimo e delle sue tensioni drammatiche  e conflitti laceranti.

A Nazareth, Gesù è al centro delle chiacchiere paesane, ma domandiamoci: Se Gesù fosse qui tra noi, nella condizione di modesto carpentiere come lo fu a Nazareth per molti anni , chi si accorgerebbe di lui?.

Oggi il Vangelo ci dice che Egli non fu accettato come profeta dai suoi compaesani proprio perché l’avevano conosciuto come uno di loro, impegnato nella sua vita quotidiana di lavoro.

Eppure il Signore che qui proclamiamo e invochiamo è stato l’umile artigiano. Gesù si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani Per essi ha fatto ciò che ha compiuto altrove.

Gesù si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani. Per essi ha fatto ciò che ha compiuto altrove. Probabilmente essi volevano essere trattati in modo privilegiato; poter usufruire della potenza di Gesù e poterlo giudicare senza entrare nella sua proposta , senza accoglierlo con fede senza farsi suoi discepoli.

Lo avevano visto esercitare un mestiere, come potevano accettare un “ ministero profetico?”.

Ma questa esperienza si allarga sempre di più. Egli cammina verso l’insuccesso completo della croce.

Domandiamoci: non succede anche a noi di rassomigliarci agli increduli compaesani di Gesù, perché aspettiamo altro?.

Di solito rifiutiamo il profeta non perché non convinca, ma perché, se rispondiamo dobbiamo coinvolgerci nel suo messaggio.

Ma per noi se siamo discepoli di Gesù, s’impone un’altra considerazione: se cerchiamo di vivere il Vangelo fedelmente e di offrirgli una testimonianza credibile, non dobbiamo pretendere di essere accettati, specie dai più vicini.

Riprendiamo perciò la vita di ogni giorno con fede. Questa fede ci aiuta a percepire i segni di Dio, anche nei fatti più modesti.

Ci aiuta ad essere fedeli e quando anche gli altri non ci capiscono. Ci rifiutano.

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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 Leonardo da Vinci (1452-1519)

“Dio, se credessi in Dio! Mi piacerebbe avere fede perché chi non crede in Dio è molto solo”

(Oriana Fallaci)

27 Giugno 2021

                  XIII DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 5,21-43

“Una donna da dodici anni affetta da emorragia, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma Gesù disse: “Chi mi ha toccato il mantello?” La donna impaurita e tremante, venne, gli si gettò davanti e disse tutta la verità. Gesù rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Giunsero alla casa di Giairo, capo della sinagoga e Gesù vide trambusto e gente che piangeva ed urlava. Entrato, disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”.

Ed essi lo deridevano. Ma Egli, cacciati fuori tutti, prese con sé il padre della fanciulla ed entrò dov’era la bambina.

Prese la mano della bambina, le disse: “Talita Kum”, che significa: “Fanciulla alzati!”. E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare.

(dal Vangelo)

Dopo aver ascoltato questa immagine del Vangelo è necessario concludere che “ per chi non crede, nessun miracolo è possibile; per chi crede, nessun miracolo è necessario”.

Intorno a lui si è formato un folto gruppo di discepoli e gente di qualunque genere. La prima lettura fa parallelo con la terza. La parola di Isaia ha trovato il suo compimento con la venuta di Cristo, non su un piano materiale e politico, ma a livello spirituale.

Infatti il risanamento di un organismo deve cominciare dalla parte malata o più malata e anche il resto ne ritrarrà vantaggio.  Il Signore ha inteso risanare il cuore come principio morale e spirituale di tutte le azioni umane.

Gesù riprendendo l’uomo dalla parte del cuore ha colto nel segno e solo partendo da qui l’uomo tutto intero può essere risanato.

Più spesso ciò che si desidera è più confusamente la” grazia “ qualunque essa sia, dall’intercessione della Madonna. Noi da che parte siamo? Due miracoli si intrecciano nel racconto del Vangelo. Ma il tema che li lega è quello della fede. “La tua fede ti ha salvata”, continua solo ad aver fede…

BUONA DOMENICA

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20 Giugno 2021 XII

DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 4,35-4

Si sollevò una gran tempesta di vento che gettava onde sulla barca. Gesù se ne stava a poppa sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa se dormiamo?”.

Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu gran bonaccia. Tutti furono presi da timore e dicevano: “Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?

(Dal Vangelo)

Il salmo 106 considera un avvenimento straordinario e degno di essere proclamato nell’assemblea litrgica: l’esser statu salati in una tempesta di mari. E il mare corrucciato fa da sfondo letterario e religioso ad ambedue le letture di questa domenica.

“La fede nella tempesta” può essere un’occasione propizia per una riflessione concreta sulla nostra fede.

La fede è la certezza che Dio è con noi nonostante tutto. Anche quando sembra assente, tace, egli è sempre accanto a noi. Credere è proprio avere questa certezza, questa speranza contro ogni speranza.

E’ sempre più urgente liberare noi stessi da un’immagine di Dio che è venuto a liberarci dalle difficoltà di questo mondo, nel senso che viene a portare tutte le soluzioni che l’uomo non riesce a trovare.

Avere fede significa passare al di là di tutto questo per riposare in Dio, senza, evidentemente, saltare i problemi del mondo.

Fede è l’assunzione del mondo così com’è, in modo serio, adulto, senza misconoscenza dei suoi dati; è lotta per liberarlo dal male, sapendo che la liberazione proviene solo da Dio. Niente può scoraggiarci, pur essendo sempre in mezzo alle tempeste.

Giobbe è uno di più grandi esempi di questa fede e della difficoltà che l’uomo trova in certe situazioni, a tenerla ferma.

Non era così quella dei suoi amici razionalisti, che innanzi al suo flagello si preoccupavano di trovarne una qualche ragione convincente, così preoccupati pensano a salvare oltre che la divina reputazione, anche l’ordine della creazione.

Il Dio di Giobbe è altro dal mondo sta al di là delle sue leggi. alla ragione umana questo tipo di fede può apparire stolto e debole: è allora che non dobbiamo curarci della saggezza del mondo e nemmeno delle intimidazioni che ci vengono da una previsione del futuro basato soltanto sulla ragione.

Altrimenti perchè Gesù avrebbe rimproverato gli Apostoli che, da uomini esperti di navigazione prevedevano giustamente un naufragio. E così siamo stati abituati a parare retoricamente della “Chiesa come barca di Pietro” contro cui nulla possono i flutti del mondo.

Pertanto il vero problema, non è di rinvenire umani accorgimenti per salvare la Chiesa dalla sua crisi, quanto affidarsi totalmente alla potenza di Cristo che nella navigazione dei secoli è il capo, il maestro, il sacerdote, il Vescovo e ciò, non metaforicamente, ma direttamente ed effetivamente.

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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 LE GRANDI COSE INIZIANO SEMPRE IN UN GRANO DI SENAPE CHE TEIHAR DE CHARDIN HA CHIAMATO

UNA LEGGE DELLE ORIGINI INVISIBILI”

 13 Giugno 2021

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 4,26-34

“Così dice il Signore Dio: Io prenderò dalla cima del cedro un ramoscello e lo pianterò sul monte più alto di Israele. Metterà rami e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui…ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.

(Ezechiele 17,22-24)

Il regno di Dio è simile ad un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli il seme germoglia e cresce. Poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.

Il regno di Dio è simile a un granellino di senape, il più piccolo che è sulla terra, ma appena seminato cresce e fa i rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.

                                                                                      ( dal Vangelo)

L’uomo fece il suo” primo passo sbagliato” quando si lasciò prendere dalla mania di “ grandezza”. E fu il disastro che lo portò lontano da Dio.

Testardo volle ricominciare a dare la scalata al cielo costruendosi una grande torre e fu per tutti una grande Babele, con conseguente incomunicabilità.

Il granello di senape non è solo un paragone della speranza, ma evidenzia che “ il grande nasce dal piccolo”, e non per mezzo di grandi rivoluzioni, o il da farsi dell’uomo, ma perché questo avviene in modo lento e graduale” prima la spiga, poi il chicco pieno nella spiga, e quando il frutto è maturo la falce perché è arrivata la mietitura.

Questi peccati lontani, della mania, del tutto e subito, hanno lasciato in noi la cicatrice.  Così la mania di grandezza è sempre in agguato. A scuola abbiamo letto la storia delle grandi civiltà; dei grandi imperi, delle grandi guerre. Sui giornali si parla di grandi potenze economiche, grandi squadre di calcio ( poveri noi), di grandi progetti politici. Non c’è dubbio cerchiamo sempre il grande e finiamo per essere schiacciati sotto il suo peso.

Dio si presenta non come un bulldozer, ma con la piccolezza di un seme che è gettato nella terra. Non è la bravura del seminatore che farà germogliare il seme, ma la natura nel mistero della natura nella terra.

Dio, a Betlemme, si è nascosto nella carne fragile di un bambino. Non cambia metodo: lo fa anche oggi facendosi presente nel piccolo. Sarà un’ostia di pane, un sorriso dato per strada, una mano offerta ad un emarginato

 Essere seme e lasciarsi interrare, lasciando a Dio il ritmo della maturazione. Perché …il tempo del raccolto non è nelle mani dell’uomo ma di Dio.

Più che attaccarsi ai piani pastorali, anch’essi necessari, bisogna riscoprire la teologia del fiammifero.

Un’assemblea liturgica, per un guasto elettrico, può restare al buio, ma se  ogni  presente accende un fiammifero si ritorna alla luce.

E’ la teologia che ha insegnato Gesù:

Trasmettere un seme buono e aver fiducia nel mistero dell’uomo e di Dio.     

                  BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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MOFFIOLO DA CAZZANO – CAPPELLA DEL RISORTO

“Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova…Mi toccasti, e arsi di desiderio della Tua pace”. S. Agostino

 6 Giugno 2021

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO /B

Marco14,12.-16,22-26

l primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: “Dov’è la mia stanza, in cui possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? .Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta: lì preparate la cena per noi”. I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro, e ne bevvero tutti. E disse loro: “ Questo è il mio sangue dell’Alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio”.

Dopo aver cantato l’inno , uscirono verso il monte degli Ulivi.

                                                                              (dal Vangelo)

Dalla grande festa del “Corpus Domini” sono emerse interessanti letture che illustrano il contenuto e si concatenano in un discorso alquanto organico:

  1. A) Consapevolezza di ciò che veramente nella vita sazia e disseta;
  2. B) Riscoperta della identificazione di Gesù, come vita e necessità di unirsi a Lui;

        C) Conseguenze della comunione come unità, carità e fraternità delle quali l’Eucarestia è segno e causa.

Nel Vangelo, Gesù ci parla di una vera vita. Tocca a noi trovare il senso dell’esistenza, se intendiamo essere autenticamente “ persone”..

Infatti una vita senza senso, è la tortura, forse il peso più opprimente che spegne la forza di ogni entusiasmo dell’uomo chiamato all’infinito.

E, dove trovare il senso pieno della nostra vita cristiana se non nel Sacramento nel quale Cristo si dona a noi, vita vera per la nostra vita?

Ce lo rivela oggi, il mistero dell’Eucarestia, un mistero di fede ma anche di amore e di vita:” Se uno mangia questo pane, vivrà in eterno”.

Cristo si è rivestito dell’apparenza del pane, per farci capire che egli è l’alimento.

Si moltiplica per essere a disposizione di tutti.

Noi siamo affamati di vita, e Lui è affamato di noi.

Nutriamoci di Lui se vogliamo vivere in pienezza la nostra vita cristiana. Inoltre, ci sembra come possiamo ricambiare questo amore: Adorandolo, ricevendolo, e osannandolo per le nostre strade con altrettanto amore.

Diventa massima presenza della rivelazione di Dio all’uomo,  ci raggiunge con la sua storia, rimanendo nel nostro divenire con una totale Benedizione, Eucaristica, riconoscenza radicale e universale.

                                                                                                                     BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Masaccio – La Trinità

“FEDE DIVENTA  PASSIONE PER L’ESISTENZA”

(Kierkegard)

  30 MAGGIO 2021 /B

 SANTISSIMA TRINITA’

Matteo 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro:” A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti  i giorni, fino alla fine del mondo”.

                                                     dal ( Vangelo)     

Oggi nella festa della Santissima Trinità , dovremmo essere capaci di capire e di provare il senso del mistero, pensando ad un solo Dio in tre persone.

I mistero richiama a qualcosa di incomprensibile, di oscuro, una specie di rompicapo, davanti al quale, la nostra intelligenza si deve necessariamente fermare.

Ma, secondo Gustavo Tibon, “ il mistero non è un muro contro cui l’intelligenza si infrange, non un oceano dove l’intelligenza si perde” .

Einstein ci dice che il senso del mistero “ è la cosa più bella che  noi possiamo provare. Esso è la sorgente di tutta la vera arte e  di tutta la  vera scienza”.

Certo, conoscere Dio, la sua vita intima, è un’impresa ardua e destinata al fallimento. Diventa, però una conoscenza possibile se vien studiato il collegamento che Dio ha avuto e  che  ha con la storia dell’uomo, dove la verità Trinitaria prima di esserne un problema della nostra stessa esistenza di uomini cristiani.

Leggere, scoprire la luce del mistero trinitario nella storia, può portare a prendere atto delle tappe che, di fatto la rivelazione stessa ha avuto.

Essa è stata progressiva da parte di Dio ed ha assunto in se stessa la lunga storia di Israele; poi quella di Gesù di  Nazareth; insieme a quella del Paraclito Spirito Santo donato al nuovo popolo.

E’ questo il punto di partenza per riflettere sulla Trinità: “ Dio prima di noi in cui si riassume la rivelazione nell’A.T.   e cioè: Dio , il Padre, l’origine di ogni possibile cammino umano  che è sempre Colui che ci previene; Colui che ci ha amato per prima il fondamento  di ogni coscienza  di ogni storia alla cui origine c’è sempre il suo amore.

Quel Dio  che è “ Prima di noi” con l’alleanza diventa anche il Dio davanti a noi nella forza di una promessa che produce il cammino di uscita da una terra di schiavitù verso la libertà.

Lui è davanti al popolo nel deserto e lo attiva, lo precede, lo sostiene e lo guida versa di sé.

E’ nel Figlio Gesù che Dio fa “ suo tempio” nuovo e definitivo. E’ Lui  che ha posto la sua tenda in mezzo a noi, in mezzo alle nostre tende. Il tempio vero è la storia intera: sacra e profana, divina e umana, totalmente.

Con noi Dio si rattrista, gioisce o piange e si indigna e…ama, spera, trema nelle nostre diverse situazioni

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Beato Angelico – La Pentecoste

“LA VITA NON E’ PREZIOSA  SE NON DIVENTA  UNA  STELLA , UN FUOCO” (André Gouze)

SOLENNITA’’ DI PENTECOSTE / B

23 Maggio 2021

 GIOVANNI 15,26-27

 Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio ; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.

                                                                                         (dal Vangelo)

Lo Spirito di Dio: lo Spirito  Santo dato ai discepoli e a tutta la chiesa il giorno di Pentecoste è il titolo privilegiato che L’A. T. dà alla potenza di Dio  in azione per sottolinearne la forza creatrice e promozionale, la misteriosità, l’imprevedibilità e la perenne novità.

Senza la presenza e l’azione dello Spirito Santo, che è lo Spirito del Signore risorto e vivente, non si dà né la  fede né la Chiesa.”” Dall’apparizione del Risorto ai discepoli, il primo giorno dopo il Sabato, che fu la prima domenica cristiana, si può porre l’accento su due contenuti:

  1. a) IL DONO DELLA PACE E DELLA GIOIA;

b)IL DONO DELLO SPIRITO:

Gesù risorto dona lo Spirito; il gesto di alitare su di loro evoca l’atteggiamento primordiale della creazione dell’uomo e significa l’inizio di una” creazione nuova” il giorno dopo il sabato.

L’uomo è ricreato da Dio perché” rinasce figlio di Dio” , perché il peccato è perdonato e vinto.

Il primo risultato della presenza dello  Spirito è la fede; infatti senza lo Spirito Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, l’Evangelo  una lettera morta.

Lo Spirito che è “uno” elargisce in abbondanza doni policromi di carismi, di verità, di ministeri e di operazioni per l’utilità comune  e ciò per formare un solo corpo, il corpo di Cristo che è la Chiesa.

La Gerusalemme di Pentecoste è il rovesciamento  della confusione di Babele.

I popoli rappresentati provano stupore e meraviglia  nell’unità delle lingue e nell’annunzio delle  grandi opere di Dio

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Giotto – Cappella Scrovegni: ASCENSIONE

“GLI UOMINI DEVONO SAPERE CHE NEL TEATRO DELLA VITA SOLO A DIO E AGLI ANGELI E’ CONCESSO DI FARE DA SPETTATORI“ Francis Bacon

 16 MAGGIO 2021

ASCENSIONE DEL SIGNORE /B

Marco 16,15-20

Gesù apparve agli Undici e disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno quel veleno, non recherà  loro danno imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

                                (Vangelo)

Noi cristiani, e non, non siamo, semplicemente religiosi ma siamo discepoli di Colui che si è incarnato, ha vissuto la nostra vita, è risorto e asceso al cielo.

Egli è stato la via, una via che cammina essa stessa con noi, è quell’unica via che, come il Figlio del Padre vuole tutti condurci a formare, in eterno, una sola famiglia.

Nel vangelo odierno, e in modo particolare nella lettera di S. Paolo ci ha presentato il tipo che la nostra vita dovrà condurre su questa terra. Essa è una via di crescita  in Cristo, pietra viva e nella chiesa popolo sacerdotale. Dato che i cristiani, ma l’umanità intera, formano un tempio fatto non di sassi macinati, ma animati dallo Spirito e perciò “spirituali”.

Dio abita in noi, non nelle pietre; abita con la fede e i sacramenti nella nostra vita, animata dalla carità. In Cristo si inizia la costruzione di un nuovo tipo di umanità.

Il Vangelo, infine, è la presentazione di Cristo “via”. Cristo, diventato il nostro e il mio oggi, vuol dire avere in Cristo l’area dell’esperienza di Dio.

Cristo che cammina tra noi è la nostra vita croce e risurrezione attraverso la fedeltà al Padre.

E’ vero che con il Battesimo siamo diventati” gente giustificata”, ma fragile, come di lattanti, proprio dei bambini. Gente destinata a crescere, a consolidare lo sviluppo, il proprio organismo spirituale per raggiungere la completezza della materialità cristiana.

Il mistero di Cristo si prolunga nelle opere dei discepoli. La sua vita è contagiosa, come dovrà essere la vita del cristiano nel tempo.

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Oggi non è più tempo di muri, ma di ponti!

 9 maggio 2021

 VI domenica di Pasqua / B

Giovanni 15,9-17

Gesù disse ai suoi discepoli “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la     gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi , perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

( Dal Vangelo)

Le letture di questa domenica riguardano la malattia più diffusa di quell’epoca, dolorosissima, ributtante, difficile a guarire, pericolosa per il contatto dove l’unica difesa della società era isolare i pazienti.

La malattia tocca la persona in una maniera unica; è vero che certi dolori morali sono più terribili delle malattie fisiche, tuttavia il dolore fisico scotta più di tutti i mali che si soffrono sulla terra.

La malattia aggiunge alla tortura fisica, l’isolamento dagli altri. Nel caso del lebbroso odierno l’isolamento era anche sociale e locale: isolamento disumano che oggi, è vero non è imposto a nessuno anche se il malato si sente profondamente solo, anche se circondato da parenti e amici.

Le persone che gli stanno attorno sembrano tanto lontane: egli appartiene al mondo di chi sta male.

Ma l’attenzione alle malattie non deve far dimenticare i malati.

Nel Vangelo c’è il caso di un malato, di un lebbroso che per vari aspetti costituisce un esempio.

Per i malati vale a più forte ragione la parola detta da Gesù per i poveri: ”Li avrete sempre con voi”.

I malati non mancano davvero, lo notiamo oggi attraverso la pandemia, ne è la riprova la crisi che abbiamo attraversato con la mancanza per tutta l’umanità di medicamento adatto e di ospedali.

Colui che si sente guarito dovrebbe cantare con le parole del ritornello della liturgia odierna :” La tua salvezza Signore ci colma di gioia”.

Non lasciamoci prendere dalla paura del contagio e con Gesù tocchiamo i fratelli, chiniamoci ai loro bisogni condividendo in Cristo il suo amore.

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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Al popolo che nascerà diranno:” Ecco l’opera del Signore”

         2 MAGGIO 2021

V DOMENICA DI PASQUA / B

 Giovanni 15,1-8

 Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri,  causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

(dal Vangelo)

Il vero protagonista dell’episodio letto nel Vangelo di Luca, è Gesù: Gesù che si rivela.

Lo vedremo prima assediato dalla folla mentre annuncia la parola di Dio. La maestà di questa parola capace di attrarre la folla come di raccogliere i pesci, esige di essere sottolineata dal distacco.

Questo è il senso della guarigione della suocera di Pietro. Egli è venuto per tutti, ma, per raggiungerne il più possibile deve abbandonare un villaggio che ha ancora bisogno di lui.

Ogni uomo è in qualcosa di irresolubile . Il singolo uomo, o il singolo villaggio, esigerebbe tutta una vita e occorre abbandona, avendo di mira tutti per andare da altri senza che mai la totalità venga raggiunta.

Cosa vuol significare questo? Se non che la potenza di Gesù si manifesta nella voluta accettazione dei limiti dell’umano.

La potenza di Dio entra mediante Gesù nella storia prevista di umana impotenza. E’ questo il grande mistero della teologia del Vangelo di Marco.

E’ venuto per salvare tutto l’uomo e tutti gli uomini, ma ha accettato   e voluto che ciò fosse anche per lui impossibile.

La stessa esperienza viene tratta dall’Apostolo Paolo e dagli altri apostoli della chiesa in generale. Ed è questa situazione concreta a cui Cristo si china, ci prende per  mano e ci sana introducendoci nel suo regno dove non ci sarà più il male. Una volta guariti nello spirito di Cristo, dobbiamo a nostra volta servire gli altri.

Da ammalati dobbiamo divenire guaritori verso coloro che sono nel dubbio, nella sfiducia, nello scrupolo, nella disperazione.

 

BUONA DOMENICA

Don Luigi Corsi

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“Per trent’anni io camminai alla ricerca di Dio. Quando al termine di quegli anni aprii gli occhi, scoprii che era lui che mi cercava”

(Eddin Attar)

 25 APRILE 2021

 IV DOMENICA DI PASQUA /B

GIOVANNI 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario che non è pastore e al quale le pecore non appartengono vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mi vita per le pecore. E ho altre pecore che provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”.

(dal Vangelo)

Rimanendo nello studio della prima lettera di S. Giovanni constatiamo che il brano odierno è la punta di diamante  del dinamismo della vita cristiana: la figliolanza divina che si dimostra da una parte con la pace profonda del cuore che si fida di Dio, dall’altra, con l’osservanza del comando dell’amore dell’uomo in cui unicamente diventa visibile la figliolanza divina.

La verità rivelata da Cristo deve sempre passare attraverso il” cuore” essere espressa e leggibile nella nostra vita.

L’amore agli altri, sintesi della vita cristiana, non deve limitarsi alle parole:

la” verbosità “è vista da S. Giovanni come una minaccia ad un amore reale e profondo.

L’amore genuino si manifesta nella vita della persona . Si tratta di fare la verità, vivere di essa e in questa trafila dall’esterno all’interno e poi di nuovo all’esterno.

Non deve coglierci il dubbio, le perplessità, le ansia, ma affidarsi alla paternità di Dio, perché Dio è più grande del nostro amore; e comportandosi da Padre salvare al di là delle nostre titubanze, sa capire meglio di noi ciò che noi vogliamo desiderare: sa tutto ciò che ci interessa e ci riguarda.

Il brano degli atti ci presenta come Paolo, viene    superando le difficoltà della diffidenza, nel vivo di una Chiesa  che cresce e trova gradatamente , nel senso di Dio e  nella forza dello Spirito la sua autentica fisionomia.

Nel brano del Vangelo, presenta nell’allegoria della vite e dei tralci, una meditazione nella quale tutti i particolari esprimono un aspetto del rapporto di reciprocità dei cristiani con Cristo . Emerge un filo conduttore : “Rimarrete in me ed io in voi” e se rimarrete in me attraverso le mie parole tutto il tema della nuova alleanza della prima lettera di Giovanni viene rapportata a Cristo.

BUONA DOMENICA

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DUCCIO-BONINSEGNA

“SII TE STESSO E NON UNA COPIA”

(Liza Minnelli)

18 aprile 2021

  III DOMENICA DI PASQUA / B

Luca 24,35.48

In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Emmaus narravano ( agli undici e a quelli che erano con loro) ciò che era accaduto lungo la via e come avevano  riconosciuto Gesù  nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “ Pace a voi”. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: “perché  siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io ! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: “ Avete qui qualcosa da mangiare?” Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli  lo  prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: “ Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”. Allora  aprì loro la mente per comprendere le scritture e disse loro: “ Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”.

                                                                                                     (dal Vangelo)

Il tema unitario delle letture odierne può essere riassunto in questi termini: Cristo compie le sue opere nella Comunità. Il vangelo ci prospetta il tema di Cristo “ via al Padre”. Leggendolo e meditandolo si deve arrivare alla conclusione che, in Gesù, trova quanto Dio solo può dare: la vita e la verità.

Così Cristo rimane un “ passaggio” obbligato per tutta l’umanità, perché è il luogo dove si manifesta l’opera di Dio. E’ il mediatore unico col Padre: unico ma non isolato:” Chi crede in me compirà le opere che io compio”.

Il mistero di Cristo si prolunga nelle opere del discepolo. La sua vita è contagiosa in tal modo che anche il cristiano diventa in quanto unito a Cristo “via”al Padre.

La seconda lettura qualifica la suddetta missione del credente come ”sacerdotale” e il suo sacerdozio santo, sacerdozio regale. Ma intendiamoci bene! Detta funzione non sarà un’onorificenza di cui il popolo di Dio possa menar vanto.

La Chiesa è e resta sempre composta da chi era nelle “tenebre” e non popolo escluso dalla misericordia. E solo per grazia ha ottenuto misericordia, è diventato popolo di Dio e stirpe eletta. Essa dovrà proclamare le meraviglie di Dio non se stessa.

I cristiani pertanto formano il vero tempio non per iniziativa autonoma. Essi sono costruiti da Dio e solo quando si accostano a Cristo, pietra vivente e angolare, ottengono il tutto. In Cristo si inizia la costruzione di un nuovo tipo di umanità.

Tutto questo edificio è per un sacerdozio santo che si esercita con un sacrificio nuovo che è la vita vissuta in conformità alla volontà di Dio, intendendo la fedeltà all’unico vero compito cristiano proposto da Cristo: “Amatevi come io ho amato voi”.

Buona Domenica

Don Luigi Corsi

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CARAVAGGIO-INCREDULITÀ DI SAN TOMMASO

“ La fede consiste nel credere ciò che non si vede”

  1. Agostino

11 APRILE 2021

II DOMENICA DI PASQUA /B

GIOVANNI 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi” detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

Tommaso uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù: Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!” Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto  la mia mano  nel suo fianco, io non credo”.

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie  mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco ; e non essere incredulo, ma credente!”.  Gli rispose Tommaso: “ Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “ Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

(dal Vangelo)

Ha detto qualcuno, con una certa ironia, che ”molti cristiani, in fatto di fede portano ancora i calzoni corti”.

Oggi abbiamo un esempio di cosa è un cristiano con una fede matura: Scrive  Maria Turoldo: “  Credere senza l’orgoglio di credere senza vedere e toccare, Tommaso, tu sai il dramma degli atei, Tu il più difficile a dirsi Beato. E’ S. Tommaso il modello dell’uomo del dubbio e dell’uomo di fede. Un modello per noi che abbiamo paura di credere, paura di non credere, paura di essere liberi, paura di testimoniare la nostra fede.

Con una certa dose di materialismo, ci domandiamo: “ A che serve la fede? Quali vantaggi mi può portare?

Non è piuttosto un ostacolo, una sorgente di dubbi, una perdita di tempo?

Ma un famoso filosofo rispondeva a questa obiezione (Kirkegard).”La fede è una faccenda terribilmente pericolosa per gli smidollati”.

Se apriamo bene gli occhi ci accorgiamo (come ha fatto Tommaso) che la fede è vita, la fede è salvezza.  Se noi oggi possiamo credere senza vedere e quindi senza essere “beati” lo dobbiamo proprio a quella ostinazione. Tipi come Tommaso ci impiegano un po’ ad inginocchiarsi, ma quando si inginocchiano lo fanno davvero con convinzione.

Gesù non si offende per l’ostinazione di Tommaso, che vuole soltanto difendere il suo buon senso di uomo pratico. Ma fa dell’incredulità di Tommaso un argomento della nostra fede. La vita di Tommaso non è stata più quella di prima. Una vita di fede non è un equilibrio tranquillo. Una vita di fede è uno squilibrio permanente in Dio.

Non possiamo dormire sonni tranquilli se esaminiamo con quanta coerenza viviamo la nostra fede. Diceva Gandhi: “ Non credo alla gente che parla agli altri della propria fede. La fede non va raccontata, ma vissuta, allora si diffonde da sé.

Buona Domenica

Don Luigi Corsi

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La tomba vuota Beato Angelico | Arte religiosa, Arte cristiana, Dipingere idee

La tomba vuota – Beato Angelico

4 APRILE 2021

“ NON CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E’ VIVENTE!”

DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE / B

Marco 16,1-8

Passato il Sabato. Maria di Magdala, Maria di Giacomo  e Salome comprarono oli aromatici per andare ad imbalsamare Gesù.

Di buon mattino vennero al sepolcro, al levare del sole. Ma guardando videro che il masso era già stato rotolato via. Videro un giovane , vestito di veste bianca,  che disse loro: “ Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. E’ risorto, non è qui! Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.

La risurrezione di Cristo è il cardine della fede, e proprio per questo le letture della Pasqua sviluppano attorno ad esse un’ampia riflessione che va dal racconto all’avvenimento (Vang) al suo annuncio (Atti) e alla conseguenze morali che ne derivano ( Il brano di S. Paolo).

Pasqua resta la celebrazione più grande della Chiesa. il suo punto focale nell’anno liturgico, il tempo dell’incontro con il Risorto e il suo Spirito. Quello che illumina ogni domenica,” giorno del Signore”per cui si fa festa.

Ogni festa nasce dalla concorrenza di due fattori: Un evento mportante da vivere e, il bisogno di ritrovarsi insieme. Tale è anche la Domenica per il cristiano. Essa infatti trae origine dalla Risurrezione, evento tanto decidivo da meritare di essere commemorato e celebrato ogni settimana e tale evento, per espressa volontà di Cristo, non può  che essere vissuto comunitariamente.

La Pasqua richiama ogni anno il mistero della Passione, morte, Risurrezione, Ascensione del Signore: il mistero Pasquale fonte di salvezza per l’umanità.

E’ il più alto gesto posto da Cristo per riconciliare con il Padre tutta l’umanità e tutto il creato. Chiunque vuole entrare nella famiglia divina per l’eternità  ha  bisogno di essere raggiunto dal mistero di  pasquale di Cristo attraverso la Chiesa sacramento.

Non mancano altri temi per la Pasqua: la certezza di un fatto, la risurrezione, realmente avvenuta, e come tale subito trasmesso con convinzione ed entusiasmo fino ai confini della terra con il coraggio del martirio. La risurrezione è la prova delle prove che Gesù è il Signore Dio: “ Cristo mia speranza è risorto” ( Sequenza)

L’evento pasquale è un intervento diretto di Dio nella storia, paragonabile soltanto alla parola creatrice che all’inizio dette origine al tempo ed esistenza alle cose e all’uomo.

La Risurrezione di Gesù, non è soltanto da documentare e da commemorare dunque.

E’ un evento che coinvolge ognuno di noi “ Siete Risorti con Cristo” (II lett.) Non è solo speranza per “dopo”già oggi qui ed ora la Risurrezione ha la sua incidenza.

Di qui l’impegno pasquale per viverlo non come una occasione passeggera, ma come vita da condurre con impegno ogni giorno.

                    Tanti cordiali auguri di Buona Pasqua a tutti  

Don Luigi Corsi

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Pietro Lorenzetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme (Domenica delle Palme) | Il sasso nello stagno di AnGre

Pietro Lorenzetti, Entrata di Cristo in Gerusalemme (Domenica delle Palme)

“E’ stata ed è  la potenza dell’Amore a vincere “

  28 marzo 2021

DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE  /B

Marco 11,1- 10

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso  Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito.  Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “ Perché fate questo?”, rispondete: “ Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”. Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: “ Perché slegate questo puledro?  Ed essi risposero loro  come aveva detto Gesù . E li lasciarono fare.

Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!”.

                                                          (Vangelo)

Nella  liturgia delle Palme troviamo un nesso logico con i testi, che ricordano l’ingresso Trionfale di Gesù a Gerusalemme, insieme a quelli della Messa in cui si medita il testo integrale della Passione secondo il Vangelo di Marco.

L’uno e l’altro sono marcati dalla gloria; Cristo infatti, viene esaltato dal Padre, dai fanciulli e dai poveri di Gerusalemme, dato che ha servito, durante la sua missione, sia Dio che i poveri.

E’ stata ed è la potenza dell’Amore a vincere. Cristo è Signore perché si è fatto servo di tutti secondo la volontà del Padre: servire è potenza perché servire è Amore.

Tutta la liturgia del giorno ruota attorno a questo tema introduttivo di questa settimana santa: “Io sto in mezzo a voi come uno che serve”. Povertà, disponibilità, servizio, significano essere povero con i poveri, disponibili come bambino., servitori gli uni degli altri; tutto questo va considerato per capire la linea dell’ amore redentivo.

La verifica nel constatare la nostra disponibilità nell’azione educativa, nella visita agli ammalati, nel servizio agli anziani, agli emarginati, per sentire i momenti forti per la conversione alla partecipazione dei danni al nostro prossimo.

Tema di oggi è ancora la gioia che propone l’impegno alla riconciliazione che avviene nella “morte” di ciascuno di noi per la vita dell’altro.

Tutto questo ci fa rassomigliare a Cristo che:

“ Pur essendo di natura divina non  considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio. Ma spogliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce”

Se ben compreso il Cristianesimo è facile. Esso è la religione della Croce, ma anche della gioia e della Risurrezione.

Non è rifugio di” pie donne” ,  di uomini mancati: è pienezza di vita.

SERVIRE E’ POTENZA PERCHE’ SERVIRE E’ AMORE!!!

 

BUONA QUARESIMA

Don Luigi Corsi

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“SULLA TERRA L’ESSERE CHE CORRE MENO E’ L’ESSERE PIU’ VICINO AL NULLA: CHI NON RISCHIA NULLA E’ NULLA”.                  ( Gustave Thibon)

21 Marzo 2021

 V DOMENICA DI QUARESIMA /B

Giovanni 12,20-23

Alcuni Greci si avvicinarono a Filippo e gli chiesero: “Vogliamo vedere Gesù”. Gesù rispose: “ E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo.   In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna”.

                                                         (dal Vangelo)

Il tema del brano del Vangelo in questa domenica è incentrato nella glorificazione di Gesù attraverso la sua morte in Croce; per essere esaltato il Figlio dell’uomo deve morire, come il chicco di grano deve marcire se vuol portare frutto.

Questo  generarsi della vita dalla morte, e, della fecondità dalla rinuncia alla vita, Gesù l’applica innanzitutto alla situazione personale.

Il maestro infatti sta attirando a sé anche i non Giudei, i Greci desiderosi di vederlo, ma egli non potrà attrarre alla sua persona tutti gli uomini, se non sarà elevato da terra per essere esaltato sul trono della Croce.

Gesù, in realtà, subirà la sorte del chicco di grano, morirà per portare frutto.

L’esempio del seme che deve morire per dare frutto è utilizzato in una lettera di S. Clemente per spiegare la risurrezione di tutti i credenti.  “Consideriamo come Dio ci mostri continuamente la futura risurrezione; della quale ci chiede una primizia nel Signore Gesù risuscitandolo di morti.

Osserviamo la risurrezione che avviene al suo tempo opportuno. Il giorno e la notte ci mostrano una risurrezione: declina la notte e sorge il giorno; se ne va il giorno e sopravviene la notte. Prendiamo, per esempio i frutti. Come e in che modo si genera il seme? Caduto nella terra, secco e nudo, si dissolve, ma la Provvidenza del Signore li fa risorgere dalla dissoluzione e da un solo seme crescono molte piante e producono frutto!!”

Dal discorso di Gesù notiamo che condizione di una vera fecondità di bene è quello di sacrificare il proprio egoismo.

Troppi uomini  e donne cercano la vita nell’egoismo rovinando, così, la loro esistenza e condannando all’infelicità coloro che ad essi sono legati.

La Parola di Gesù ci indica in questo brano le due strade che ci stanno davanti: obbedire alla fede e cercare la salvezza perdendo generosamente la nostra vita nella solidarietà; oppure, obbedire alla nostra paura e cercare sicurezza nella prigionia del nostro egoismo.

La morte dello spirito è la solitudine, la solidarietà è la vita.

Chiediamo al Signore di darci la forza di donare la vita per ritrovarla nella pienezza della resurrezione.

 

BUONA QUARESIMA

Don Luigi Corsi

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“Anch’io, insieme a Gesù, ho salvato il mondo”

 14 marzo 2021

IV DOMENICA  DI QUARESIMA / B

GIOVANNI 3,14-21

“In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto ma abbia la, vita eterna . Dio, infatti non ha mandato il Figlio nel mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi  non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta ne4l mondo, ma gli uomini hanno amato le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte da Dio.”

(dal Vangelo)

Fedeltà e infedeltà, accettazione e rifiuto, vicinanza e lontananza, sono i termini contrapposti con i quali ciascun credente si trova costantemente confrontato nel suo cammino di fede.

La prima lettura del libro delle Cronache narra le infedeltà di Israele all’alleanza, alla base della caduta e della distruzione di Gerusalemme.

Eppure, nonostante le infedeltà e il  suo partner umano, Dio resta sempre fedele alle sue promesse.  La risurrezione di Gesù, al centro del piano evangelico, è il “sì” definitivo di Dio all’uomo e alla sua storia. E’ il senso della grande professione di fede soprattutto del nostro battesimo.

Nel Battesimo, in una espressione letteraria di domanda e risposta, la professione di fede ha trovato un luogo fecondo di espressione La domanda battesimale è l’offerta ufficiale della realtà della salvezza presente nella Chiesa. Già i Padri chiamavano questo momento” momento dell’alleanza con Dio”. E Giovanni Crisostomo afferma:” Tutti noi abbiamo firmato con Cristo un contratto, non con l’inchiostro, ma con lo Spirito. Non con la penna, ma con le nostre parole. Abbiamo proclamato la sovranità di Dio; abbiamo rinnegato la tirannia del diavolo. Ecco la firma, ecco la convenzione, ecco il contratto.

Ma potremmo chiedere: quali gli “effetti di questa professione di fede? Nel brano del Vangelo odierno troviamo la risposta più esauriente. “Chi crede alla vita eterna”. Vita eterna che secondo San Giovanni non ha solo connotati ultraterreni, ma indica vita piena, vita realizzata, vita sicura da ogni pericolo. E perché l’uomo potesse avere questo, Dio ci ha donato il suo Figlio per amore, senza nostri meriti, solamente per la nostra gioia.

Infatti egli non vuole  “ giudicare” ma salvare il mondo.

E di fronte a questa salvezza l’uomo si trova in piena libertà, può accogliere Gesù e trovare la vita eterna, oppure andare incontro alla condanna perché non ha saputo riconoscere la luce.

Inizia, per chi ha fede, un cammino che lo porta dalle tenebre alla piena luce. Non è dunque salvezza da conquistare, ma dono da cogliere.

Sant’Agostino ci direbbe  :” Come l’innamorata, nel Cantico dei Cantici, vuole sì camminare, ma appoggiandosi sulla spalla del suo diletto: la stessa fede è sì dono di Dio, ma anche conquista dell’uomo.

BUONA QUARESIMA

 

Don Luigi Corsi

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Liberale da Verona; Venite, Parabola del fico sterile

7 Marzo 2021

III  DOMENICA DI QUARESIMA

Luca (13,1 –  9)

“Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo” (Vangelo)

Non è sempre facile cercare i legami sottili che intercorrono tra le letture della liturgia di questa domenica (e non è la sola) dati gli accostamenti tra pagine diverse della Bibbia :Esodo , i Corinti,

Vangelo.

In sintesi si potrebbe tentare di ritrovare detto filo unificatore sulla base di un grande segno umano e religioso come quello del dialogo e della conversione.

Il celebre brano del c.3 dell’Esodo (A.T. ) I lettura, è  per eccellenza la rappresentazione del dialogo tra Dio e l’uomo .Dio si presenta a Mosè rivelando il suo nome – “ Io sono Colui  che sono”- Notiamo che Dio non  si rivela in un sostantivo, (Giove, etc.…), ma in un verbo, cioè in una forma attiva è non statica, inerte, com’è invece l’idolo. In questo verbo la filosofia cristiana ha intuito l’essere perfettissimo, radice di ogni altro essere creato. La prima frase del dialogo con noi , è allora importante, si concretizza nella libertà descritta nella II lettura anche da Paolo (Cor.10,1-1-12) con la sua evocazione del paesaggio del mare, del dono della manna, dell’acqua nel deserto.

Non a questa prima pagina del  dialogo, ora subentra la replica dell’uomo nella sua forma negativa attraverso una serie di fatti notati nella seconda e terza lettura. C’è innanzitutto il “mormorare”(S. Paolo) che indica l’incredulità, il rifiuto, la sfiducia.

Nel Vangelo Gesù ricorre alla parabola dei frutti assenti in un albero (il fico) inutilmente frondoso.

E’ la storia di un’ aridità interiore che non è scossa nemmeno dalla voce di Dio.

Ma Dio non cede al “no” dell’uomo e tenta di intrecciare un dialogo sereno e fruttuoso tra Dio e l’uomo. E’ ciò che Gesù esprime col verbo “convertirsi” e che egli colora con due elementi, con la cronaca e con la parabola. Al centro della cronaca ci sono due episodi di ” nera “: la repressione brutale della polizia romana all’interno del tempio e la tragedia delle 18 vittime sotto il crollo della torre di Siloe.

Gesù non vuole allinearsi con quelli che amano vedere  nelle disgrazie il dito di Dio giudice. Quei morti non erano più peccatori, né più colpevoli degli altri, purtroppo la storia di ciascuno è breve e può essere spezzata all’improvviso. Attenzione a non lasciar cadere nel vuoto quel dialogo che Dio intesse ogni giorno con l’uomo. Troviamo questo dialogo nella parabola tra il padrone della vigna e il contadino. Tra il Padre (il padrone) e il figlio ( il contadino) si instaura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente (il fico).

E come allora, così oggi non c’è che da ricercare quegli avvenimenti che sono” segni”per attuali situazioni personali, familiari, ecclesiali e sociali.

Nel clima italiano di questo momento critico, non è difficile raccogliere i segni: crisi economica e austerità imposta, l’acuirsi di tensioni sociali, ingovernabilità del sistema, malcostume politico amministrativo, criminalità dilagante con insicurezza diffusa, malessere delle giovani generazioni e calamità naturali.

Ci decidiamo a valutare tutti questi segni ammonitori? Non serve la deplorazione o il lamento. Tutti siamo coinvolti e responsabili. Vi è per l’oggi, un pressante invito alla conversione.  Dio ci propone una possibilità di salvezza. Prendiamola sul serio!

Il Cristo tenta , quindi, di annodare i fili di un dialogo che l’uomo ignora. Ma Cristo non vuole che    il lavoro dei ”tre anni” di ministero sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno perchè

finalmente questo albero, che è l’umanità, riesca a sbocciare, fiorire e a ” fruttificare”.

E la Quaresima è il tempo opportuno per convertire la nostra vita.

 

BUONA QUARESIMA

Don Luigi Corsi

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LA TRASFIGURAZIONE DI CRISTO – RAFFAELLO-SANZIO

“ASCOLTATELO!”

 28 febbraio 2021

II Domenica di Quaresima /B

 Marco 9,2-10

 Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni  e li portò sopra un alto monte. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime; nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle più bianche. E apparve loro Elia con Mosè e si formò una nube: ” Questi è il figlio mio prediletto: ASCOLTATELO!”.

E’ una settimana che stiamo percorrendo la strada di avvicinamento verso la Pasqua.

Ci siamo impegnati ad uno sforzo di conversione e di rinnovamento; sforzo, che come abbiamo visto domenica scorsa, è un “ rinuncio a Satana”,  alla seduzioni del male, uno smascherare i vari demoni che pretendono di occupare , nella nostra vita, il posto di Dio.

Il discepolo di Gesù, che vince la tentazione e accetta di vivere secondo lo spirito del Maestro, vede la realtà quotidiana con occhi nuovi: trasfigurata.

La Trasfigurazione è il paradigma della vita cristiana nelle condizioni dell’esilio, nel rapporto con le realtà terrene.

Vedere oltre la figura delle cose, oltre la figura di questo mondo, oltre l’immagine dell’uomo, la presenza e l’immagine di Dio senza che, nè il mondo, nè la materia, nè la carne, nè l’uomo siano negati o mortificati, ma dando loro, la trasparenza sfondando il velo della loro opacità.

Tutto il Vangelo è questa esperienza di trasfigurazione: “Ma non è questo il falegname di Nazareth?” Gesù sul monte resta quell’uomo, resta il figlio di Maria; ma agli occhi della fede assume un’altra figura, avviene trasparenza di Dio, Parola di Dio.

Allo stesso modo, l’uomo depredato e ferito dai briganti sulla strada di Gerico diviene figura dell’umanità, della Chiesa, su cui il Signore, il Dio samaritano, straniero, rifiutato, messo all’indice, si  china a spargere vino e olio  della consolazione e della salvezza.

Così l’assetato, l’affamato, l’ignudo, il carcerato, diventa figura di Cristo, si fa nostro giudice.

Così Gesù nelle mani di Pilato, percosso e condannato dal potere, non è più” un uomo” ma diventa ” l’uomo” figura dell’uomo. Così la Croce, non cessa di essere un patibolo, ma di diventa giustificazione e vittoria sulla morte.

Sul monte della Trasfigurazione la situazione cambia per sempre . Il volto di Gesù si può guardare, anzi, si deve guardare perchè solo osservando il Signore innalzato, come il serpente innalzato da Mosè, si trova la vita.

E’ lui il nuovo dono di Dio. Non una legge scritta sulla pietra, ma scritta sul volto del Figlio: ” Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!

E Gesù scende dal monte senza velo, senza separazione tra sacro e profano, per incontrare l’uomo, per le strade del mondo.

BUONA QUARESIMA

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GESU TENTATO NEL DESERTO

“LA FEDE DEL CRISTIANO E’ ACCOMPAGNATA DALL’AMORE, LA FEDE DEL DEMONIO E’ SENZA AMORE” (S. AGOSTINO)

 21 FEBBRAIO 2021

      PRIMA  DOMENICA DI QUARESIMA

 Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

                                                                                               ( dal Vangelo)

L’anno della Chiesa ci ha fatto iniziare un altro tempo forte dopo quello dell’Avvento.

Il tempo quaresimale come quello che ci preparò al Natale, ci spingerà a cambiare in meglio la nostra vita, arrivando così a quella” Santissima notte” che significherà il passaggio di Cristo dalla morte alla vita nella Pasqua di Resurrezione, completamente rifatti, risuscitati alla vita di Dio.

La Quaresima è un tempo diverso, anche se all’esterno, nulla o quasi cambia; chi segue la vita della Chiesa avvertendo la spinta a fare in Quaresima di più, sente che altrimenti perderebbe un’occasione provvidenziale.

Primo impegno quaresimale: esaminarsi per vedere a che punto si sta. In primo luogo la nostra fede. Chiederci se veramente crediamo e che cosa crediamo; non scacciare dubbi come se fossero pensieri cattivi; non rinunciare alla critica della ragione anche se mette indifficoltà.

Rivedere soprattutto l’incidenza che ha la fede sull’andamento della propria vita; una fede senza risonanza nè portamenti , non serve.

Riprendere in mano il rapporto con Dio e con Cristo: timore? confidenza? Rapporto formalistico o vivo? Si esprime in un colloquio, o si limita a ripetere formule?

Dio è una realtà che sta nel nostro profondo o è considerato un essere che sta fuori?

La quaresima è tempo di revisione; si deve partire da una conoscenza del nostro stato di salute spirituale per vedere dove occorrono rimedi.

Riprendere in mano se stessi come controllo dei pensieri, delle intenzioni, dei gesti, dei nervi. Spesso si vive di impulsi, si agisce per emotività, si va avanti macchinalmente quasi come robot, non umanamente, cioè con riflessione sapendo quello che si vuole, quello che si fa, dove si tende.

Quando cominciare la nostra ripresa? La domanda può sembrare superflua: iniziare subito;  il passato è irreversibile, nemmeno Dio lo può cambiare, però abbiamo avuto un avvio e uno sviluppo, sono questi la liturgia della parola che richiama alla mente la realtà: noi siamo dei segnati, il Battesimo ha dato un’impronta alla nostra vita.

Volendo riprendere in mano la nostra vita dobbiamo rifarci al Battesimo. Il

segno allora ricevuto non è cancellato. La morte è la risurrezione di Cristo, Ci ha inserito nel mistero della Pasqua, perenne attualità della vita cristiana, per cui ogni giorno moriamo con Cristo e risorgiamo con Lui.

Morire con Cristo nel lavoro, nelle preoccupazioni, nei contrasti, nelle difficoltà, e negli insuccessi: risorgere nella volontà di andare avanti, di lottare, di donarsi, di amare soprattutto nella speranza di partecipare alla vita senza fine con Cristo risorto.

La Quaresima è il periodo più opportuno per far diventare adulto il nostro vivere da battezzati, cioè, da persone in cui Cristo torna ad incarnarsi. Il battesimo è un seme, arriva a frutto solo attraverso una laboriosa coltivazione. Occorre soprattutto che ciascuno prenda coscienza della sua situazione personale e cerchi di aiutarsi da se stesso.

Concludendo il quaresimale oggi dobbiamo farcelo da noi stessi, da autodidatti

 BUONA QUARESIMA

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“LA FELICITA’ E’ LA SOLA COSA CHE SI E’ SICURI DI AVERE QUANDO SI E’ DONATI”   (Servigne)

 14 febbraio 2021

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

 Marco 1,40- 45

Venne a Gesù un lebbroso : lo supplicava in ginocchio: Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: ” Lo voglio, guarisci! “Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E ammonendo severamente, lo rimandò dicendogli: ” Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè  ha ordinato a testimonianza per loro”.

Ma quegli, allontanandosi, cominciò a proclamare e a divulgare  il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

              ( dal Vangelo)

La prima e la terza lettura di questa domenica riguardano la malattia più diffusa al tempo di Gesù; dolorosissima, ributtante, difficile a guarire. Pericolosa per il contagio. L’unica difesa della società consisteva nell’isolare i pazienti.

La malattia tocca la persona in una maniera unica. E’ pur vero che certi dolori morali sono più terribili delle malattie corporali, tuttavia il dolore fisico scotta più di tutti i mali che si soffrono sulla terra.

La lebbra si guariva solo con un miracolo. il malato viveva una condizione di vita eccezionalmente dura. Il lebbroso del Vangelo non grida da lontano  ma si accosta a Gesù e lo supplica in ginocchio.  Cosa grida?” Se vuoi puoi guarirmi”.

La fede, la certezza che Gesù può guarirla gli dà la forza di compiere quel gesto ; Gesù non ha paura di contaminarsi. Si china sull’uomo sofferente, lo tocca quasi addossarsi le infermità e i peccati dell’umanità

Oggi, esiste ancora la lebbra? Chi sono ancora gli attuali lebbrosi?

La malattia è stata in parte eliminata, ma in zone povere della terra, esistono ancora i lebbrosari. La lebbra rappresenta il male e questo, purtroppo, esiste ancora. Non possiamo considerare lebbra la droga  che distrugge tante vite specialmente giovanili? Non è forse lebbra la povertà presente anche tra noi?

Qualche volta anche noi, per far tacere la nostra coscienza diamo qualcosa . Ma,  non basta.  Anche noi siamo  un po’ lebbrosi, specialmente quando ci colpisce quella grave manifestazione che è l’egoismo, l’indifferenza?

Quante volte trascuriamo il vicino di casa, il vecchietto che ha bisogno magari solo di un sorriso?

Non pensate che ciascuno di noi dovrebbe gridare a Gesù : ” Guarisci il mio egoismo?”.

Guariti, dovremmo cantare con ritornello del salmo responsoriale ,:” La tua salvezza, Signore, ci colma di gioia”.

Non lasciamoci prendere dalla paura del contagio e, come Gesù e con Gesù tocchiamo i fratelli.

Chiniamoci sui loro bisogni, condividendo l’esempio di Cristo.

BUONA DOMENICA

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La suocera di Pietro e quel tizio: Gesù

 “ DIO TACE, MA E’ VICINO A CHI SOFFRE”

7 FEBBRAIO 2021

                         V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  /B

Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni . La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni ; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sua tracce. Lo trovarono  e gli dissero: “ Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”.

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e  scacciando i demoni.

                                 ( dal Vangelo)

Il brano del Vangelo odierno richiede un po’ di pudore di fronte a chi soffre. Gesù guarisce la suocera di Pietro senza dire una parola ; la prende per mano e la febbre la lascia.

Diceva giustamente Giovanni Paolo II: ” Vicino ad ogni uomo che soffre dovrebbe esserci un uomo che ama”.

La malattia è una delle esperienze che prima o poi tutti facciamo.

Abbiamo notato nella prima lettura che Giobbe dice : “Notti di dolore mi sono state assegnate. Un soffio è la vita”.

Purtroppo non sempre sappiamo fare il dovuto conto della salute e della vita, e quando arriva la sofferenza ci accorgiamo di quello che ci manca.  il dolore ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità.

Chi ha veramente sofferto non può non amare, non essere tenero verso tutti. Per questo dobbiamo guardare con particolare attenzione a chi soffre.

Chi crede in Dio è vicino a chi soffre. Diceva Abramo Lincoln: Alleviare

il dolore di un altro è dimenticare il proprio”.

Il dolore è un grande mistero come l’amore. Senza amore non si vive, senza dolore non si ama.

Dice uno dei proverbi del deserto: ” Non c’è uomo senza dolore e se non c’è, non è un uomo. A Dio diciamo grazie per il dono della vita, che è bella anche se avvolta nel mistero della sofferenza. Cristo è venuto per salvare  tutto l’uomo e tutti gli uomini,  ma non ha  voluto, anche lui,  liberarsi dalla sofferenza.

Il chinarsi di Gesù su questa umanità concretamente in preda al male vuol far capire che l’atteggiamento di Gesù e della stessa Chiesa, è quello di una disponibilità completa verso l’uomo concreto; il fratello che è vicino, l’uomo che incontri per strada bastonato dai banditi è il nostro simile che soffre.

Concludendo riassumiamo quanto è stato notato: Cristo e Paolo ci insegnano che la salvezza si china su ogni uomo personalmente e concretamente.

Ognuno che da Cristo viene sanato ha a sua volta il compito di collaborare con lui e sanare e innalzare gli altri.

A Dio diciamo grazie per il dono della vita: ” Che è bella anche se avvolta nel mistero della sofferenza.

 

BUONA DOMENICA

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“CREDETE VERAMENTE A QUELLO CHE PROPONETE?”

                                                                       (Paolo VI)

31 GENNAIO 2021

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

Marco 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano supiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo:” Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: ” Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è    mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”.

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

              ( dal vangelo)

La storia della salvezza ci presenta molte figure di Profeti. Essi non predicono sul futuro, ma parlano in nome di un altro.

Il libro del Deuteronomio si riferisce a tali profeti che, come Mosè, sono mandati ad annunciare fedelmente  ciò che viene da Dio.

Nel Vangelo notiamo, anche dallo stupore della folla, che solo Cristo ci parla con autorità di chi ha potere, perchè: è il Figlio di Dio.

Il Profeta pone nel presente le fondamenta su cui edificare l’avvenire in conformità alla verità di sempre. Egli presagisce il cammino di Dio nel futuro e, fin da oggi, gli apre la strada.

La sua è  una “predizione” incarnata nel realismo di una storia recente in funzione del suo avvenire. E’ questo il profetismo dell’Antico Testamento che ha la carta di fondazione nel Deuteronomio.

Nel racconto presentatoci dal Vangelo ritroviamo le migliori componenti della personalità profetica di Gesù: Dio e Satana si contendono il dominio dell’uomo, pertanto ogni liberazione di esso dal possesso del demonio è una vittoria di Dio. La parola che libera l’uomo si dimostra perciò stesso Parola di Dio.

Alla cacciata di Satana corrisponde una nuova presenza di Dio. Colui che libera l’uomo dal potere di Satana, si rivela portatore della realtà di Dio.

Cristo ha portato nel mondo questa parola essendo Egli  la Parola di Dio fatta uomo. E’ Egli stesso Dio.

Queste verità sono confermate dalla reazione del cuore umano che, di fronte a Gesù e alla sua Parola, viene regolarmente portata al risveglio, così come Marco annota anche in questa occasione.

Nel nostro tempo constatiamo che i profeti tornano ad avere fortuna, perchè la civiltà tecnologica è avida di spiragli sull’inconoscibile. Essa è pronta a seguire voci che trascinano.

Per concludere un breve esame di coscienza: quante volte abbiamo ucciso i profeti , estinto lo spirito?

BUONA DOMENICA

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“Troppo preziose sono per me le gocce del tempo” S. Agostino.

24 Gennaio 2021

 III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO /B

Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: ” Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello si Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro:” Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

                                                                  (Dal Vangelo)

Nella liturgia odierna è Gesù stesso che si presenta a noi dicendo: ” Il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

L’uomo deve cercare di rimuovere gli ostacoli che in lui si oppongono all’azione divina. Il Regno di Dio è opera di Dio, ma Dio non può agire se l’uomo non si rende attento a Dio che parla.

Il Vangelo prima di essere un libro è un messaggio che rivela le interruzioni di Dio che è in mezzo a noi e vuole salvarci.

Il Vangelo è Gesù stesso in persona che dice le parole del Padre e compie le opere di Dio. Il Vangelo è il lieto messaggio destinato a riempirci di gioia; la gioia di essere salvati comportandoci di conseguenza.

Il Regno di Dio è vicino, bisogna aprire, anzi spalancare le porte a Cristo così come diceva Giovanni ventiduesimo, non bisogna aver paura di lui che si avvicina per chiamarci a seguirlo, come chiamò i primi discepoli. Ci chiama a seguire lui per costruire insieme il Regno di Dio.

Guadagnare gli uomini a Cristo, predicando il Vangelo con tutta la nostra vita, senza perdere tempo, perché come afferma S. Paolo” Il tempo ormai si è fatto breve e la scena di questo mondo è destinata a passare”.

Di fronte al Vangelo tutto passa in secondo ordine, così come è stato l’atteggiamento dei primi discepoli chiamati da Gesù.

BUONA DOMENICA

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Memmi L.- Memmi F. sec. XIV, Vocazione di San Pietro e Sant’Andrea

                                   “CHI SI AMMALA DI GESU’ NON PUO’ PIU’ GUARIRE”                                                                                                                                        (autore arabo)

17 Gennaio 2021

II Domenica del tempo ordinario Anno /B

Giovanni 1,35-42

Fissando lo sguardo su Gesù, Giovanni Battista disse: ” Ecco l’Agnello di Dio!” Gesù si voltò e vedendo che due discepoli del Battista lo seguivano disse: ” Chi cercate?” Gli risposero: Rabbì, dove abiti?”  Disse loro : Venite e vedete”. Andarono dunque e videro dove abitava e si fermarono presso di lui. Uno dei due era Andrea, fratello di Simone Pietro. Egli incontrò suo fratello e gli disse:” Abbiamo trovato il Messia! E lo condusse da Gesù.

Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone , ti chiamerai Cefa-Pietro”.

                                       (dal Vangelo)  

In alcune chiese abbiamo visto un Agnello con uno stendardo. Oggi abbiamo sentito che Gesù è indicato come Agnello di Dio.

L’immagine evoca subito idee di mansuetudine , rassegnazione, passività. Povero Gesù!

Ha subito sofferenze e morte, ma questa sua vicenda sembra non dirci altro che un invito a vivere rassegnati e pavidi.

La storia la fanno i prepotenti e i violenti: noi la subiamo , sperando in un domani eterno e migliore.

Indicando Gesù come Agnello di Dio l’evangelista Giovanni , e con lui la chiesa primitiva, non intendeva avviare una riflessione nel senso sopra esposto. Anzi, proprio in quanto Agnello di Dio , Gesù è nel cuore della storia, protagonista principale, ma con stile decisamente nuovo.

Questo simbolo per comprendere Gesù emerge dall’A.T.. Soffermiamoci per capire…

Troviamo L’Agnello nella pausa ebraica connesso con un evento di liberazione.

E’ rimosso l’ostacolo che impedisce ad Israele di essere popolo nella libertà e nella fedeltà alla sua tradizione: la schiavitù.

Gesù è Agnello di Dio perché è liberatore. L’ostacolo da lui rimosso e incentrato è il pacato:” Che toglie i peccati del mondo”

Ma questo come avviene storicamente?

E’ prefigurato in Isaia. Egli si fa solidale con i peccatori, partecipa alla condizione di uomini oppressi e alienati; con la predicazione e la testimonianza sfida le strutture del peccato  di ingiustizia e violenza che dominano il mondo.

Con la sua fedeltà a Dio sino alla morte spezza il potere del peccato e apre possibilità nuove allo Spirito.

Nell’Apocalisse l’Agnello è Cristo risorto, al centro della chiesa cui dona lo Spirito Santo.

Agnello di Dio deve evocare Gesù impegnato nel suo servizio di amare fino in fondo, nella donazione totale, in una lotta contro le manifestazioni del male, con la sicurezza della vittoria.

Questa fede deve ispirare e muovere la nostra vita. Siamo discepoli dell’Agnello di Dio. Siamo qui per lodarlo e glorificarlo. Dobbiamo seguirlo. E’ la nostra condizione di battezzati.

                                                                                                           BUONA DOMENICA

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Piero della Francesca – Battesimo di Gesù

“Gesù passò facendo del bene e risanando tutti” (Vangelo)

 10 Gennaio 2021

BATTESIMO DI GESU’

Marco  1,7-11

In quel tempo Giovanni proclamava:

“Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: ” Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

                                                   ( dal Vangelo)

Il Battesimo è un momento decisivo nella vita di Gesù, quasi una seconda nascita, e per certi aspetti più importante della prima.

 Anche il Battesimo del cristiano è considerato come nuova nascita, non meno importante della nascita fisica.

Nel Battesimo Gesù fa una scelta:  va a confondersi con i peccatori. Scribi e Farisei non avrebbero mai fatto una cosa simile.

Il gesto è compiuto da Gesù con tutta naturalezza e spontaneità; Giovanni protesta, ma Gesù dice di procedere e, non esita a collocarsi tra i peccatori. Da questo momento appartiene a loro anche se ciò gli attirerà molte critiche e calunnie.

Perchè agisce così? ” Ecco l’Agnello di Dio , ecco colui che toglie il peccato del mondo. Il significato più proprio del Battesimo  di Gesù è in questa parola: ” AGNELLO” che secondo una traduzione più giusta  “prende su di sè ” il peccato del mondo.

La scelta fatta da Gesù corrisponde al piano divino e riceve la solenne approvazione dall’alto…il cielo si apre , scende lo Spirito …si ode la voce

del del Padre !

A Dio sta bene che Gesù abbia preso posto tra i peccatori; si sia messo alla loro testa per guidarli alla purificazione e alla salvezza .

Il Battesimo segna per Gesù la svolta dalla vita privata, silenziosa, alla vita pubblica. Dopo il Battesimo Gesù non appartiene più a se stesso, nè alla propria famiglia. A poco a poco la folla lo assorbe:  Gesù è una vita per gli altri.

Il Battesimo segna la consacrazione a sacerdote, re e profeta, sostantivi che dicono un rapporto agli altri. D’ora in poi egli prega e offre il sacrificio per gli uomini, apre l’aula del suo regno.

Gesù con il suo Battesimo anticipa quello cristiano,  che  cancella il nostro peccato d’origine.

Il Battesimo è da considerarsi un’apertura comunitaria. Sull’esempio di Gesù, il cristiano col battesimo comincia a vivere la sua vita pubblica,? nell’organismo della chiesa.

Diventando sacerdote re e profeta, il battesimo partecipa attivamente all’azione salvifica di Cristo nel mondo.

La sua vita , lavoro, sofferenza e gioie non rimangono patrimonio privato, vengono messe a disposizione dell’umanità, diventano quella miniera o riserva sotterranea che alimenta lo spirito dei fratelli.

“Dio si china e ci solleva alla sua guancia come il padre fa col suo bimbo , per farlo mangiare“.  (Osea 11,4)

   BUONA DOMENICA

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Sandro Botticelli – Adorazione dei Magi – 1475 – Galleria degli Uffizi Firenze

“Questa è la mia festa: Dare!“ Giovanni XXIII

 6 Gennaio 2021

EPIFANIA DEL SIGNORE

 Matteo 2,1 -12

 Nato Gesù a  Betlemme di Giudea, alcuni,  Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo!”

All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme…Erode chiamati i Magi li inviò a Betlemme esortandoli: ” Andate e informatevi del bambino e quando l’avete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo”. Ed ecco che la stella li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino e sua madre e, prostratosi lo adorarono”.

                                                                                 ( dal Vangelo)

Il messaggio odierno potremmo trasmetterlo attraverso un’immagine: una vasta landa immensa nelle tenebre, popolata da uno sterminato numero di persone che brancolano nel buio. Ma ad un certo momento, ecco, là lontano  in alto, il bagliore di una luce  e il brulicare di lunghe marce di”  uomini che faticosamente salgono verso la sorgente luminosa.

Quegli uomini in cerca di luce siamo ognuno di noi che sente il dovere di andare sempre alla ricerca della luce. Per questo il Profeta Isaia  usa questa immagine per i suoi connazionali. Immagine che torna anche nel racconto evangelico dove i Magi che vanno alla ricerca della Verità sono guidati dalla stella.

Finite le feste, anche noi avvertiamo che è necessario muoversi, camminare, fare qualcosa…

La cattolicità della nostra fede pone tutti in situazione di itineranti, ha l’aspetto di una convergenza di tutto l’uomo accompagnato dai suoi beni verso Cristo. Chi si contenta di quello che è non può essere cattolico.

Il simbolismo dei doni  vuole indicare la consacrazione dei beni temporali.

Nel suo cammino di fede, l’uomo non va col solo sentimento, ma con tutto  se stesso e il suo lavoro.

La luce nel cammino umano è opera di Dio non l’uomo. La stella dei Magi è un segno dall’alto. Bisogna lasciarci condurre da Dio. Dio ci guida attraverso segni che solo in parte sono evidenti. Il nostro itinerario si svolge nell’incertezza, non nella luce completa. Il pellegrinaggio diventa così una continua ricerca  sotto lo stimolo degli indizi. Non un possesso di spiegazioni appaganti

Così come i Magi , anche il cristiano deve appartenere alla categoria dei ricercatori audaci e perseveranti.

Epifania è la manifestazione. Per chi occorre manifestare? E incarnare questo Dio?  Per tutti coloro la cui esistenza va dalla stalla al tugurio? Al supplizio dello schiavo, passando attraverso l’umiliazione.

La nostra preghiera ci conduca all’azione, alla manifestazione, ci faccia uscire dalle nostre abitudini private per trascinarci nella strada. Di fronte alla violenza, organizziamo una dimostrazione calma, pacifica della forza  d’amicizia degli uomini.

Manifestiamo in favore degli uomini trattati come sotto- uomini. Questo significa far nascere l’amicizia nel mondo. Questo è dare un corpo a Dio e manifestare colui che ha voluto chiamarsi Figlio dell’Uomo.

A ciascuno il Profeta Isaia grida: “ Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”.

Accogliamo con gioia ed entusiasmo questa luce, affinché da essa  guidati sul sentiero della Verità, siamo resi fiaccole luminose, per quanti incroceremo nella nostra esistenza.

COLUI CHE DA’ NON SI PRIVA DI QUELLO CHE DA’. DARE E RICEVERE SONO LA STESSA COSA”. JORGE L. BORGES.

BUONA FESTA

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Giotto Nativita – 1303-1305 – Padova-Cappella-degli-Scrovegni.

“IL  VERBO  E’ LUCE: NON RIGUARDA  GLI  OCCHI   DELLA FRONTE,  MA  IL  MONDO   DI DIO” (anonimo)

3 GENNAIO 2021

 II DOMENICA DOPO NATALE

 Giovanni 1,1-18

 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 

Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno riconosciuto.  Venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto gli ha dato potere di diventare figli di Dio; a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, come del figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di  verità.

           (dal Vangelo)

“VEDERE, COMPRENDERE, SPERARE”: Sono tre verbi che emergono dalla lettura del Vangelo di S. Luca e che devono essere coniugati con la vita quotidiana di ogni fedele.

“VEDERE”. Troppo spesso la fede è ridotta a delle idee e le idee non si vedono.

I cristiani del nostro tempo vogliono vedere, toccare con mano la presenza di Dio nella loro esistenza. Cercano segni più che dimostrazioni.

Vanno alla ricerca di testimoni, più che di “”dotti”.

L’esperienza ha sempre questo vantaggio riguardo alle idee, è legata alla realtà, è concreta, anche se imperfetta.

Parla il linguaggio dei fatti solo quando si è provato può essere veramente trasmesso.

Vedere, desiderio impellente, ma non si può vedere se non c’è la luce. E la luce non viene da noi. E’ qualcosa che si raggiunge dall’esterno: è un dono. Per i credenti questa luce è qualcuno: Gesù, Figlio di Dio fatto uomo. E’ lui la vita, e non una vita qualsiasi, ma una pienezza di vita. Ma non basta neppure avere la luce se non si hanno occhi buoni. Siamo tutti un po’ ciechi e solo Dio guarisce la nostra cecità.

La Parola ci fa Comprendere la speranza a cui siamo chiamati e il tesoro di gloria che costituisce la nostra eredità. Sarebbe pericoloso fermarsi al

bambino del presepio che ancora non parla e davanti al quale possiamo raffigurarci Dio a modo nostro.

In questa domenica siamo tutti invitati a riflettere le Parole che lui dirà, perché, allora, non sarà più come prima: da quel momento siamo chiamati a prendere posizione, a decidersi, a scegliere.

SPERARE “la luce nelle tenebre, legata ad un fatto, ad un evento: ” Il VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI”.

Questa storia a partire dall’INCARNAZIONE, è anche la storia di Dio. e Dio non abbandona al suo destino l’essere umano, al contrario, Egli vuole condurlo fino al compimento della redenzione, abbracciando l’umanità intera.

Alcuni temono di perdere Dio, altri temono di trovarlo“. (Paschal)

BUONA      DOMENICA

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Mater Boni Consilii

 

“Non sono gli anni nella nostra vita che contano, ma la vita nei nostri anni” (Stevenson)

 I° Gennaio 2021

CAPODANNO

 Luca 2,16-21

In quel tempo, ( i pastori) andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo.

                                               (dal Vangelo)

E’ un giorno ricco di molti motivi sia teologici che antropologici: festa di Maria Madre di Dio, primo giorno dell’anno.

Cercheremo di collegare le due ricorrenze con questa enunciazione: aprirsi al mistero di Cristo nato da Maria, significa scoprire il senso della vita come dono.

L’inizio di un nuovo anno ci invita a riflettere su un fatto ovvio e insieme misterioso: noi viviamo, senza la vita tutto il resto per noi non avrebbe senso.

Cristo vivendo la nostra stessa vita, assumendo il limite della nostra condizione umana, ci rivela che il senso della vita è quello di essere “dono”, di conseguenza noi diventiamo a nostra volta, capaci di donare e donarci ai fratelli costruendo il dono della pace, tenendo presente che il centro della vita trascendente  è Cristo.

Vicino al sole, tra miliardi di stelle, un piccolo pianeta custodisce il più grande tesoro: la vita.

Qui sulla terra è la dimora degli uomini, creature libere, capaci di pensare, di volere e di amare. Hanno costruito capanne, case, paesi, città e poi strade, ponti, autostrade, ferrovie, aeroporti per collegarsi e comunicare tra di loro, navicelle spaziali etc…Il tutto dice che le conquiste dell’uomo non conoscono limiti.

Ma da qualche tempo, un senso di paura cresce nel mondo. Il minuscolo calcolatore che sta nel palmo di una mano è un prodigio di perfezione; eppure con la stessa tecnica è possibile progettare e provocare la distruzione dell’umanità, come il virus della la pandemia che ci ha colpiti.

Una piccola fiala di morfina allevia il dolore del malato, ma può anche servire per avviare ragazzi o ragazze sulle vie della droga e della morte. Con la loro genialità e il loro lavoro gli uomini possono scrivere ogni giorno una storia meravigliosa, o al contrario, una storia di miseria.

Come allora trovare le vie di un vero progresso a favore dell’uomo?  VIVERE  E’  CRESCERE !

Pulsa nel cuore la voglia di crescere, una forza misteriosa sospinge incessantemente verso nuove conquiste. Vorremmo conoscere i segreti racchiusi nella materia, andare al di là delle stelle, vorremmo, vorremmo…E forse riusciremo: la nostra intelligenza non finisce mai di stupire.

Ma se i nostri progetti non sono di pace, se le nostre opere non sono per il bene di tutti, a che cosa serve conquistare il mondo intero? A che serve avere di più, sapere di più, potere di più?

VIVERE E’  CRESCERE INSIEME!

Ogni uomo che nasce ha oggi a disposizione una immensa ricchezza dagli altri; dai genitori il dono della ,, vita e dagli altri amicizia, aiuti e tanti servizi. Ma la vita non è solo un ricevere, è anche un dare, mettendo a servizio degli altri le proprie doti di intelligenza, di amore e le nostre qualità spirituali.

Perché nessuno è un’isola e noi sviluppiamo la nostra umanità insieme con gli altri.

Diceva un poeta indiano:

“Ciò che do agli altri, questo resta: non scenderà nella tomba con me, sarà nelle mani di tutti”  (Tagore)

Dice Gesù: “ C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

              A tutti l’augurio di un buono e felice anno!

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GIOTTO – Fuga in Egitto

L’amore che passa per Iddio, che fa capo a Dio, che tiene conto di Dio

è l’Agape, cioè coinvolgere Dio nella famiglia.

27 Dicembre 2020

 Festa della Santa Famiglia  /B

Luca 2,22-40

” Quando giunse il tempo della loro purificazione Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore: ” Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore.

…Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre disse:” Ecco egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione. E anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori…

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea.

                                            ( Dal Vangelo)

Nell’ambito della vita sociale, la Chiesa presta una grande attenzione alle istituzioni primordiali come quella della famiglia, cellula primaria della società. che può esistere solo nel rispetto dei principi; così come la Santa Famiglia che contempliamo oggi in Giuseppe, Maria e il Bambino.

Già nell’antichità, come dimostra Aristotele, la famiglia era riconosciuta come l’istituzione sociale principale e fondamentale, anteriore e superiore allo Stato. Essa contribuiva efficacemente al bene della società stessa; quindi il suo ruolo  nella società, assicurava ad essa la vita e la crescita.

I figli costituiscono una delle principali ricchezze della nazione; occorre, dunque aiutare i genitori a compiere la loro missione educativa, nel rispetto dei principi e delle responsabilità.

In un certo qual modo una società e il suo futuro dipendono  dalla politica familiare che viene messa in atto.

Oggi, purtroppo, numerosi atti contro la vita, rivendicati come gesti di libertà, costituiscono, al contrario, la ” cultura della morte” che colpisce i nascituri e le persone malate e anziane.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un indebolimento del significato del valore della vita e una specie di anestesia delle coscienze.

Maria e Giuseppe sono state le persone più vicine a Gesù. Nella famiglia Gesù ha trascorso molto tempo (30 anni ), quanto forse, nessun altro, e questo, per farci capire quanto fondamentale è il suo valore, l’impronta educativa che viene amorosamente donata.

Ciascuno di noi rifletta ciò che i genitori trasmettono con la loro pazienza, con il loro senso del dovere, con i sacrifici affrontati per la cura della salute, per l’istruzione, per procurare un avvenire di tranquillità economica. E tutto  compiuto con l’amore che non  rivendica nulla, ma tutto offre.

L’esempio della S. Famiglia ci spinge a valorizzare sempre più le caratteristiche dell’obbedienza, del lavoro, del rapporto con Dio e infine, dell’unità dei cuori.

Buona Festa

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Giotto – Natività

 25 dicembre 2020

 NATALE DEL SIGNORE

 solennità

 Giovanni 1,1- 18

 “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

   (dal Vangelo)

Il Natale non ammette mediocrità di sentimenti:  è buono se è interiore, se è celebrato nel silenzio del cuore, dentro, nella coscienza fatta attenta e pensosa.

La prima condizione per fare bene il Natale è quella di conservargli la sua autenticità religiosa. Diversamente, il vero Natale si rattrappisce e perde il suo significato più vero.

Il Natale è profondamente  umano, e misteriosamente sacro. 

E’ un momento che tocca intimamente la nostra vita la sua essenza, il suo destino.

La vera ricchezza del Natale è quella interiore e religiosa, così come diceva Paoòo VI: ” Oh! Come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret!

Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine”.

Dovremmo tutti ritornare bambini per riscoprire la poesia del Natale . E’ necessario stare davanti al presepe e al Vangelo del Natale in silenzio, meditare e far cantare nell’anima lo stupore per un Dio che, per amore, diventa uomo.

Non si tratta solo di vedere, ammirare, commuoversi, ma riflettere e pregare e stare in silenzio.

E’ questo il mistero del Natale: è un esercizio benefico che tutti dovremmo fare  per purificare lo spirito.

Scrive Mario Luzi:” la preghiera comincia dove finisce la poesia, quando la parola non serve più e corre un linguaggio altro “.

Il Natale ci dà motivo di riscoprire le ragioni per cui la vita è bella e può essere, anzi deve essere felice per ciò che essa  è : e ci lascia sperare…

Il Natale è la prima grande pagina del pensiero cristiano. A Natale il fatto si fa mistero e il mistero poesia e la poesia amore ineffabile : Dio si fa uomo.

Ognuno deve poter dire: Cristo è venuto per me, proprio per me…per incontrarsi con me, per salvare me.

Ritornano alla mente le parole di Paschal: ” GIOIA, GIOIA, GIOIA. lacrime di gioia”.

A Natale Cristo è il centro. Anzi Cristo è il cuore! E’ la verità che cerchiamo. L’augurio migliore che possiamo farci è che riscopriamo questa verità del Natale. E come gli Angeli potremo cantare anche noi un solenne inno cosmico: ” GLORIA A DIO NELL’ ALTO DEI CIELI  E PACE AGLI UOMINI CHE DIO AMA”.

                                        A tutti BUON NATALE

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Caravaggio – Annunciazione

“OH, SE POTESSERO VEDERE L’ETERNO CHE E’ DENTRO DI NOI”.    Agostino

          20 dicembre 2020

 IV DOMENICA DI AVVENTO / B

 Luca 1,26-18

L’Angelo disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio”.

                                                                 ( dal Vangelo)

 Questa IV domenica di Avvento pone  il tema, tutto natalizio, dell’abitazione o inabitazione di Dio fra gli uomini: Dio vuole abitare tra gli uomini.

Lo stesso tema della venuta di Dio nel mondo,  riceve luce dal breve inno di Paolo a conclusione della lettera ai romani. Non si fa menzione di luoghi o di templi, la rivelazione si estende a tutti gli individui.

Non vi sono steccati di luoghi o di privilegi.” I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”.

 Ciò significa che dove c’è  uno spirito che ricerca la verità, Dio è presente.

 Dio sceglie tempi, modi e soprattutto persone: due esseri di scarso valore agli occhi del pubblico, ma preordinate da Dio a ruolo più elevato che creatura umana possa sostenere: GIUSEPPE E MARIA.

Dinnanzi a Dio gli ornamenti non contano. Agli occhi di Dio conta l’interno dell’uomo: il suo cuore.

 Cosa c’è nel loro spirito per essere prescelti da Dio per una missione così singolare? Esse sono le beatitudini viventi, o meglio, vissute: perfettamente poveri, limpidamente onesti.

Nel brano del Vangelo l’attenzione passa sulla persona di Maria chiamata da Dio a dare al mondo il Figlio suo; la fede e la resa incondizionata prevalgono  in lei e ,dopo un attimo di esitazione,  docilmente si abbandona  alla chiamata.

 Maria è tutta nelle mani di Dio . Infine l’attenzione abbandona anche Maria e va esclusivamente alla persona di Gesù che, da questo istante è già uomo tra gli uomini e si appresta a seguire tutta la trafila umana.

 La liturgia che inizia col discorso sul tempio di Dio porta alla contemplazione di questo bambino, nel quale abita tutta la pienezza della divinità.

 “Perché cerchi fuori di te ciò che è in te; se Dio si è fatto uomo per stare con noi non teniamolo ai bordi della nostra esistenza”.

                                                                               ( Gandhi) 

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Noi dobbiamo deciderci a diventare ciò che siamo!(Henrik Ibsen)

 13 DICEMBRE 2020

Giovanni 1,6- 8

 venne un uomo mandato da Dio : il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, perchè tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: ” Tu chi sei?”. Egli confessò e non negò. Confessò: ” Io non sono il Cristo“. Allora gli chiesero: “Chi sei, dunque? Sei tu Elia?”. “Non lo sono” disse. “Sei tu il profeta?“. ” No“, rispose. Gli dissero allora: ” Chi sei? Perchè possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso? Rispose: ” Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: “ Perchè dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, nè Elia nè  il profeta?”. Giovanni rispose loro: ” Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi conoscete, colui che viene dopo di me: a  lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo.

 Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

                    ( dal Vangelo)

Noi attendiamo Gesù che ritorna a Natale.

E la Chiesa attraverso le due prime letture ci suggerisce canti, esclamazioni cariche di gioia trepidante come “ RALLEGRATEVI”, gridate di gioia…Riprendete coraggio, viene il nostro Dio.

Natale è la festa della vita. “Avvento” vuol dire aspettare una persona viva che si chiama Gesù non, un bel ricordo del passato, ma qualcosa che avviene adesso. Per te, e per tutti gli uomini di questo mondo.

Il profeta Isaia ha ragione quando invita a guardare il Messia che viene a portare il “lieto annuncio…promulgare l’anno di misericordia del Signore.

  1. Paolo nella seconda lettura ci invita ” a stare sempre lieti…rendendo grazie in ogni cosa”.

Diceva il poeta indiano, Tagore:” Ogni bimbo che nasce porta la lieta notizia che Dio non si è ancora stancato degli uomini. E il bambino che ci prepariamo ad accogliere nel Natale ci ricorda che Dio ci ama.

Lui sa bene in che razza di mondo avrebbe dovuto nascere, e continua a nascere. Eppure, basta un pizzico di sale, per dar sapore a tutta la vivanda.

Potremmo aggiungere ancora una notazione di Goethe:” Ciò che rende  vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare il piacere nelle cose che dobbiamo fare”.

Viene proclamato oggi che la gioia “gaudete” è un dovere anche se le ricerche mostrano  che il settanta per cento degli italiani è scontento. E la pandemia ce ne dà conto. La vita è peggiorata, diventiamo meno contenti del nostro vivere.

La liturgia di questa domenica offre degli spunti : ” Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto rallegratevi, il Signore è vicino. Il Signore mi ha mandato a portare una lieta notizia. Io gioisco nel Signore. Noi cristiani al contrario dello scontento dobbiamo praticare il contagio della gioua e della speranza.

La Bibbia è tutta intrisa di una fondamentale nota di ottimismo, ha il suo fondamento nella certezza della bontà di Dio. E il Siracide libro dell’A.T. ci conferma che” l’allegria di un uomo allunga la vita”.

Concludiamo con un detto di un ateo, famoso filosofo: ” Per convincermi a credere nel loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero canti di gioia, e che avessero un volto più gioioso. ( Nietzsche)

BUONA DOMENICA

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6  Dicembre  2020

 II DOMENICA DI AVVENTO /B

Marco 1,1-8

Inizio del Vangelo di  Gesù Cristo, figlio di Dio.

Come è scritto nel profeta Isaia: “Ecco io mando un messaggero  davanti a te, Egli ti preparerà la strada”.

Voce di uno che grida nel deserto:” Preparate la via del Signore raddrizzate i suoi sentieri. Così presentò Giovanni a battezzare nel deserto”.

Predicava : “ Dopo di me viene uno che è più forte di me  al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.                                                  

                                               ( Dal Vangelo)

Due sono le idee di fondo del Vangelo odierno, dove troviamo Giovanni uomo forte e Giovanni aiuto a Gesù.

Rassegnarsi è non vivere. I tempi difficili che stiama vivendo possono portarci al pessimismo. Ogni giorno siamo sommersi da cattive notizie: la politica è corrotta, la società è alla deriva, la religione è in crisi, i delitti si moltiplicano, perfino in tenera età; la stupidità e la volgarità dilagano.

Siamo in attesa del Natale di Cristo ma. riflettiamo come  prepararci  con una società che a volte sembra proprio impazzita. Come può un cristiano avvicinarsi all’incontro con il Salvatore?

Ascoltiamo la Parola di Dio : “Consolate, consolate il mio popolo…  Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore”.

Ecco la forza al cristiano. C’è sempre una parola di consolazione: speranza e impegno.

Di fronte a tanti “strilloni ” che da televisioni e giornali inondano la società di parole vuote, una Parola, da secoli, tiene viva la speranza per un mondo nuovo. I leaders e i capi che si credevano eterni passano e vengono dimenticati. La Parola di Dio è la sola a rimanere: “Dopo di me, viene uno che è più forte di me”.

Ascoltiamo ancora la Parola di Dio: “Sali su un alto monte tu che rechi liete notizie”. E sono queste le notizie di cui abbiamo bisogno. C’è un Dio che perdona:” Come un pastore Egli fa pascolare il gregge, e lo raduna”.

E’ preoccupato per i deboli, attento alle realtà più delicate.

Se ci prende lo sconforto, la delusione, il senso d’impotenza, di inutilità che ci fanno disperare del futuro. La Parola di Dio ci indica come uscirne fuori:”Preparate la via al Signore ” nella santità della condotta, cercando di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio.

Rassegnarsi non è vivere. E’, in genere l’alibi dei pigri. Ricordiamo il detto di Confucio:” E’ molto più importante accendere una piccola candela, che maledire l’oscurità”.

L’Avvento è tempo di attesa ma anche tempo di vicinanza al Signore.  Il Regno di Dio non è fatto di gente che sta ad aspettare, ma di individui che hanno deciso di incamminarsi . Non contentiamoci di mezze figure, impariamo a volare alto. Abbiamo dormito anche troppo e abbiamo dimenticato che le gambe ci sono state date per la strada, non per il letto.

Ricordiamoci che il futuro sarà migliore se noi, seguendo Cristo, sapremo aprire  un capitolo nuovo di speranza per un futuro più luminoso.

BUONA DOMENICA

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Albero di Jesse

“OH, SE TU SQUARCIASSI I CIELI E DISCENDESSI!”     ( Is 63).

29 Novembre 2020

I  DOMENICA DI AVVENTO  /B

 ISAIA 63-64

“Se tu squarciassi i cieli e discendessi! Tu vai incontro a quanti   praticano la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te e siamo stati ribelli.  Ma , Signore, tu sei nostro padre”.

Marco 13,33-37

” State attenti, vigilate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E’ come uno che è partito per un viaggio e ha dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare.

Vegliate poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo, o al mattino, fate in modo che non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati; quello che dico a voi lo dico a tutti. VEGLIATE!”  

                                             (  dal Vangelo)

Diamo inizio ad un nuovo anno liturgico del Vangelo di Marco il quale, dopo una lunga predicazione orale scrive cronologicamente il primo dei Vangeli nell’era 60-70.

 L’Avvento è un tempo di attesa, un tempo di speranza.  Speranza e attesa di una realtà nuova e migliore di un tempo in cui il Signore si chinerà sulla sofferenza del suo popolo, per liberarlo dalla sua schiavitù e dal suo dolore.

 Lo “spirito” dell’Avvento trova abbondanti riscontri nella spiritualità biblica come è espressa nell’accorata preghiera del pio israelita che abbiamo sentito sulla bocca del profeta: ” Oh, se tu squarciassi i cieli...”.

Questo sentimento e questa esperienza sono anche nostri.

Anche noi viviamo in una situazione nella quale non sappiamo ritrovarci;  e di fronte all’angoscia del momento presente, anche noi invochiamo l’intervento liberatore e la sua venuta.

Oggi noi non attendiamo più il Figlio dell’uomo dalle nubi del cielo; oggi noi attendiamo che venga il suo Regno fra gli uomini, sapendo che “quel regno “sarà anche l’opera delle nostre mani.

 Quando esprimiamo tale invocazione intendiamo anche dire: “Fa’ di noi  operari alacri e generosi  della tua vigna, costruttori intelligenti della tua casa, artefici geniali  e instancabili del tuo regno”.

 Soprattutto sentiamo attuale e vicinissimo a noi il pensiero  che denuncia ( allora Isaia, noi oggi) il miserabile fallimento di un progetto umano che pretende di fare a meno di Dio.

E allora l’uomo alza gli occhi al cielo e invoca l’intervento del Signore, la sua venuta: E’ l’AVVENTO.

In questo movimento dell’anima l’uomo potrà riconoscere il suo peccato, la sua ribellione, il suo orgoglio, e ne chiederà perdono.

Riconosce la propria infedeltà nell’avere abbandonato i sentieri dell’Alleanza e rinnova il suo patto con Dio e promette fedeltà per il futuro. Godrà della ritrovata amicizia e della pace donata…

In questo eterno e alternarsi di tradimenti e di ritorni, di attese e di ritrovamenti si rinnova e si consuma ogni volta l’esperienza umana e cristiana dell’Avvento.

 ” Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce. Ma per chi ama, non c’è tempo”. (Van Dyke)

BUONA DOMENICA

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“SE TI MANCA LA CARITA’, E’ COME CUCIRE CON UN AGO SENZA FILO”  (sant’Escrivà de Balanguer)

                                           22 novembre 2020

          SOLENNITA’ DI GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO / A

 Ezechiele 34,11-17

“Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge così passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò e le condurrò al pascolo e le farò riposare. Fascerò la pecora ferita e curerò quella malata. Ma anche giudicherò tra pecora e pecora tra montoni e capre”.

Matteo 25,31-46

Il Figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. Alle pecore dirà:” Venite, benedette del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi, perchè io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e carcerato e siete venuti a trovarmi.

                                                  ( dal Vangelo)

Che cosa significa che Cristo è “RE dell’universo”?

Ci potrebbero meravigliare le statistiche che ci dicono come due terzi dell’umanità neppure lo conoscono come persona storica.

Il significato di questa regalità apparirà nel Giudizio universale: dove Cristo afferma che a tutti è stata data la possibilità di incontrarlo, di servirlo, e perciò di salvarsi.

La parabola evangelica infatti vuol rispondere all’interrogativo che si pongono i cristiani: ma, gli altri come faranno a salvarsi?La risposta di Gesù è sorprendente: Chiunque mi ha potuto incontrare  nell’affamato, nell’assetato, nell’espatriato, nell’ignudo, nel malato, nel prigioniero quando ha compiuto gesti di servizio verso tali bisognosi.

Quindi tutta l’umanità è lo spazio in cui Cristo esercita la sua regalità, e ogni uomo ha la possibilità di concorrere all’edificazione del suo Regno.

Cristo è il punto-omega- il termine di riferimento e di compimento di ogni atto compiuto per aiutare, liberare, servire, promuovere gli altri.

Certamente Gesù non intende dire che ci si salva per un isolato gesto di bontà compiuto qualche volta all’interno di una vita egoistica o di un’attività espressiva.

Egli elegge nella gloria colui che ha dato un orientamento generoso e costruttivo alla sua esistenza.

Quest’ampia e concreta visione universale della regalità di Cristo, è fonte di speranza perchè ci rende certi che le tante persone che agiscono per la giustizia e con amore operano per il Regno di Dio, anche se non vi credono.

Noi cristiani dovremmo essere i protagonisti responsabili e coscienti dell’edificazione del Regno nell’associarci al gesto di Cristo che consegna il  Regno al Padre così come ci ha detto l’Apostolo Paolo.

La Chiesa nel mondo è il ” Sacramento”, il segno visibile e lo strumento efficace nel condurne e ridurre al Cristo ogni attività e realtà.

Celebrando L’EUCARESTIA, noi annunciamo e anticipiamo l’universale regalità di Cristo, perchè la offriamo al Padre e ci offriamo insieme con  Lui. Riflettendo su queste verità alla luce della parola biblica ascoltata, noi facciamo festa. Ringraziamo Dio di averci chiamato a conoscere, assaporiamo l’inizio di questa realtà nella celebrazione e apriamo il cuore alla speranza.

CON LA CARITA’ IL POVERO E’ RICCO; SENZA LA CARITA’ IL RICCO E’ POVERO”.  (sant’AGOSTINO)

BUONA DOMENICA

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TOMMASO STENICO

“L’OZIO E’ LA RUGGINE  DELLO SPIRITO”     (anonimo)                        

15 NOVEMBRE 2020

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

MATTEO 25,14-25

Un uomo partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno.

Quando il padrone tornò, volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque. “Bene servo buono e fedele- gli disse il padrone-, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno, e vi nascose il denaro del suo padrone. Quando il padrone tornò, costui disse:

“Signore so che sei un uomo duro…ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Servo malvagio e pigro…toglietegli il talento e datelo a chi ne ha dieci…Gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti”.

                                                                                      ( Dal Vangelo)

Il messaggio della Parola di Dio in questa ultima domenica dell’anno liturgico ci parla di azione, di creatività e di impegno.

Dio non ci vuole trovare pigri, oziosi e lenti; ci vuole piuttosto impegnati nella realtà del mondo da costruire.

Ci è stato affidato un capitale: tocca al nostro impegno, alla nostra intelligenza, alle nostre mani, farlo produrre, farlo moltiplicare.

La domenica scorsa si era cercato di prendere coscienza che la vita cristiana si configura come vita di vigilanza e di attesa del Signore che verrà.

In questa domenica la parola di Cristo specifica ulteriormente il discorso e risponde a questa domanda: in che cosa consiste esattamente la vigilanza sapiente?

Ecco allora che abbiamo la parabola dei talenti dove scorgeremo come il cuore vigilante guida la mano operosa.

Una vita di fede sapiente sa essere anche laboriosa e solerte.

Non basta dire di avere la fede, se questa non spinge ad agire, a suscitare altra fede.

Il Signore ci vuole attivi, positivi, conclusivi.

Quando  sentiamo un dovere, non si dice lo farò domani, ma agire subito.

Bisogna operare, darsi da fare oggi perchè domani potrebbe essere tardi.

Bisogna che la vita umana e la vita cristiana siano attive per essere perfette, per salvarsi. Si salva chi agisce, chi passa all’azione, ci si salva non con l’essere, ma con l’agire, non perciò che abbiamo ottenuto, ma perciò che otteniamo; sono le nostre opere a salvarci: quindi, operare; dobbiamo trafficare i nostri talenti che Dio ci ha affidato.

E’ l’azione che dà valore al tempo, l’ozio, per sè, è tempo perduto.

La gente ci giudica dalle opere, non dalle intenzioni. Il Vangelo di oggi ci insegna che la vita è per tutti un impiego del quale ciascuno renderà conto.

Se è necessario rischiare… allora  rischiamo.

 Sulla terra l’essere che corre meno rischi è l’essere più vicino al nulla: infatti chi non rischia nulla è nulla.

 IL VERO COMPENSO NON E’ CIO’ CHE IL LAVORO CI PERMETTE DI GUADAGNARE, MA CIO’ CHE CI PERMETTE DI ESSERE.

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“FA’ CONTO CHE OGNI GIORNO SIA STATO L’ULTIMO A SPLENDERE PER TE.” ORAZIO

8 novembre 2020

                 XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / A

 Matteo 25,1-13

 “Il Regno dei cieli è simile a dieci vergini che prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero l’olio; le sagge, invece, insieme alle lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poichè lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormivano. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: “Dateci del vostro olio perchè le nostre lampade si spengono”. Ma le sagge risposero:” ” No, che non abbia a mancare per noi e per voi: andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andarono a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire:” Signore, signore, aprici!” Ma egli rispose:” In verità vi dico! Non vi conosco”.

                                                 ( dal Vangelo)

La liturgia di questa terzultima domenica dell’anno della Chiesa imposta il discorso sull’ultima fase del Regno e della nostra vita che sarà portato avanti anche nelle domeniche successive.

Il discorso sull’ultima fase è uno dei più importanti e difficili della nostra fede.  Ovvi i motivi: ammettere o negare il futuro  dopo la morte cambia l’intero progetto della vita; e il Signore, a proposito,  non ha lasciato dubbi.

L’immagine sugli ultimi tempi è stata preceduta da una significativa presentazione della sapienza che proviene mediante l’immagine di “una donna radiosa” piena di fascino e di dignità che si aggira per le strade e offre ai passanti le sue ricchezze e la sua benevolenza.

Il discorso del dopo morte si è fatto difficile. La rivoluzione degli ultimi decenni, ha portato incertezza anche negli ultimi progressi, ma non è il progresso che conta per risolvere ciò che invece è nel profondo del cuore  e della coscienza dell’uomo.

E’ l’uomo che dobbiamo interrogare. Il Nostro destino è nella mani di Dio che lo ha scritto nella persona umana. Contano gli aneliti, le intuizioni. le speranze che si agitano nel profondo. La risposta completa viene dalla rivelazione che assicura che, proprio quanto l’uomo aveva intuito corrisponde a realtà. Con la morte non tutto finisce; c’è la risurrezione, c’è la vita nuova.

Gesù più che stabilire una scadenza esorta  alla vigilanza. La vigilanza è motivata dall’incertezza circa la data dell’arrivo del Signore.

 Tocca a noi, quindi, raggiungere la vera sapienza della vita, e vivere sempre preparati, sempre pronti .

“E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più”  ( Oscar Wilde).

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COMMENTI (6)

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  1. Roberto Tonini ha detto:

    4° domenica di gennaio 2021

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    VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / B

  3. Roberto Tonini ha detto:

    II Domenica di Quaresima /B

  4. Roberto Tonini ha detto:

    III Domenica di Quaresima

  5. Roberto Tonini ha detto:

    IV DOMENICA DI QUARESIMA

  6. Roberto Tonini ha detto:

    Domenica delle Palme

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