Vi invitiamo a dire la vostra sui soprannomi di Braccagni
agonia mi sa che è il soprannome della mi zia,cioè precisiamo na volta per tutte: è la figliola del cugino del mi nonno.
. By ALFREDO SOBRA on Nov 6, 2008 | Edit
FINALMENTE!!!!
Finalmente qualcuno che si fa avanti con i soprannomi. Una terra così prodiga di soprannomi e ancora nessuno che si era fatto vivo
Comprimenti quindi a Carolina alla quale propongo un premio per questo suo exploit.
Io tengo l’Albo Free d’Oro dei Soprannomi del Braccagni e Braccagni alto.
Sarebbe il famoso AL.FRE.DO. SO.BRA. dalle iniziali di quanto detto, che casualmente è anche il mio nome e cognome.
Questa raccolta contempla non solo l’elencazione dei soprannomi più famosi e leggendari dei nostri compaesani, sia vivi che già partiti, ma anche il loro volgare nome in borghese, l’eventuale secondo soprannome e, dove è stato possibile, anche il perché del suo appellativo.
Non è che uno dice, ISCRIVIMI o ISCRIVI il tal dei tali e la cosa è fatta. No, bisogna fa’ domanda e fa iniziare la procedura di richiesta di iscrizione.
Segue tutta la trafila di accertamenti, verifiche, del perché e del per come, e naturalmente il versamento delle tasse relative
Versamento se si tratta di vino o di olio, se invece si tratta di presciutti e altri generi di conforto, questi vanno portati di eccelsa qualità e in buono stato di conservazione, anche senza certificato medico: ci pensiamo noi. Animali da cortile quali polli, farraone, piccioni, coniglioli, paperi e affini, vanno consegnati macellati freschi spennati o spellati, ma con le looro proprie frattaglie. Per animali da caccia, sia piccioli che grandiosi, è raccomandata la frollatura d’uso e la dovuta spartizione.
Per Carolina e per premiare la su prima e brillante uscita sul blog dell’argomento SOPRANNOMI faremo uno strappo alla regola: la procedura sarà enormemente velocizzata e in luogo di portare genere alimentari e versate vino et olio prelibati, tutte le procedure saranno fatte in loco della sua abitazione nella quala la su mamma – di coca sopraffina assai nomata e risaputa – preparerà copiosi e boni di tortelli al sugo e pappardella sulla lepre, mentre di secondo piatto preparerà ella stessa, piatto arrosto di pesce bianco e saporito seguito da piccione novello ripieno un po’ di fegatello, perché noi si deve da mangià leggiero. Lo vino sarà bianco e rosso come la bandiera del Grosseto, ma bono e bono assai a nostro lo giudizio.
Durate tale libagione si procederà contemporaneamente e tutto in una volta alla stesura dell’interrogatori, delle rogatorie, e delle scritture atte a certifica’ lo soprannome chiesto e poi concesso.
Si sappi per il momenti solo questi dati dello ditto ALFREDO SOBRA: (Albo Free e D’Oro Soprannomi di Braccagni)
NUMERO ATTUALI ISCRITTI CERIFICATI n. 176
ORDINE DEGLI ALIMENTI FRUTTA E VERDURA N. 13
ORDINE DEGLI ANIMALI N. 13
ORDINE DEI POLITICI N. 6
NOMI SPIRITOSI E DI FANTASIA: LA STRAGRANDE MAGGIORANZA
INZIALI PIU’ RICORRENTI:
la B, la C e la P, con n. 24 soprannomi ciascuna
è ben nota una famiglia i cui fratelli erano in paese conosciuti quasi esclusivamente solo con il loro soprannome!!!!!!!!!!!!!!
Ci sono poi i frequenti casi di soprannomi che vengono trasmessi di padre in figlio, o paro paro, o con il diminutivo di circostanza………………
Aspetto riscontro da Carolina o da altri amanti della nobile arte et congrega del soprannome
Possano contattarmi tramite il blog per porre ogni tipo di richiesta
e prima di chiudere una considerazione: io non conosco la zia di Carolina, ma chi gli ha dato un soprannome così: “AGONIA” , meriterebbe come minimo un monumento, ma no di quelli del Mazzo!!!!
COME TALVOLTA NASCONO I SOPRANNOMI
di Bruno Ciarpaglini
Alcuni decenni orsono venivano usati, abbondantemente, soprannomi di tipo tradizionale, nel senso che venivano tramandati di padre in figlio, quasi in eredità.
I tre figli di Emidio Larini detto Padella, in ordine cronologico Lido, Silvano e Lodovico, venivano infatti indicati da tutti come i padellotti, mentre quelli di Corrado, il Gallo, erano ribattezzati, via via che nascevano e crescevano, come il galletto, il gallettino, la pollastrina, il pulcino e così via. E c’era addirittura qualche buontempone che, incontrandoli, imitasse il canto del re del pollaio con un robusto chicchirichì.
Armando era detto il Riccio perché sua madre era conosciuta come la Riccia, e tale soprannome fu poi trasmesso a suo figlio Vittorio, anche se ridotto a Ricciotto.
Armida, la figlia di Filide, era comunemente detta Filidotta. Argo e Argante, venivano entrambi chiamati, senza distinzione, “mezzo cervello” solo perché erano fratelli gemelli e quindi di avere avuto in dote da Lucia un solo cervello diviso a metà.
Ad Angiolino, fratello minore di Giuseppe Scaloncini detto Vento, piovuto a Montepescali alla fine del secondo conflitto mondiale, fu attribuito il soprannome di Ventino, dopo che furono scartate altre proposte per chiamarlo Libeccio e Tramontana.
Attilio Puccianti, venuto dalla natia Ciociaria ad accasarsi a Montepescali, corredato da un gregge di pecore, venne soprannominato l’”ombrellaio” ed era conosciuto esclusivamente in tal modo per il fatto di portare sempre, in qualsiasi stagione, arrotolato dietro la schiena, un ombrellone di colore verde.
Simone, che aveva solo i baffi, era chiamato Barbino perché il padre era detto Barba. Ed anche oggi, a Montepescali, per indicare quel pezzo di macchia dove, con favorevole stagione, spuntano funghi rigogliosi, si usa dire l’orto di Barbino.
Chi era dotato di un abbondante naso come Gigi Alfonso, Annibale, il Mascherini del Consorzio, Nanni Morganti ecc…, era detto il Nappa, così come Oscar, avendo un mento pronunciato, era detto Bazza.
Poi vi erano i soprannomi classici: i calzolai o ciabattini che dir si voglia, da Lampidio a Pilade, Venturino, Vittorio, Alvaro, Valdo, Lauro, Guelfo, ed infine Emilio che fu l’ultimo esemplare di tale tipo di artigianato, venivano indistintamente chiamati “Pecione.”
Anche a Braccagni, con i soprannomi, non ci andavano di scartina.
Aldo era detto Sardone perché era magro come un acciuga senza salamoia; Oris, invece, era chiamato Balliccio in quanto era abbondantemente soprappeso.
M.V., sorpreso in compagnia femminile in una posizione inequivocabile, venne interrotto dal commento “pinta forte”, e ciò fu motivo per cui gli fu affibbiato il soprannome Pintaforte.
Poi c’erano i soprannomi ad hoc: Baggiolo e Guido, due fratelli simpatici dotati di un’ottima parlantina vennero, per tale loquacità, chiamati rispettivamente Bagaglino e Ciombetta.
Ci furono anche i soprannomi legati alla professionalità esercitata, per cui i figli di vari pastori diventarono Scotta, Scottino, il Caciaio, etc.
Walter, fin da ragazzo, non amava farsi posare le mosche sul naso e alla minima contrarietà diceva che avrebbe fatto un polverone.
Ecco, da questa espressione derivò il soprannome di Polverone che ha portato e porta felicemente.
L’attribuzione del soprannome di “cameglio” a Savino, invece, è dovuta esclusivamente a Maso Mearini. “Cameglio”, nella simpatica parlata chianina, di cui Maso era uno degli inimitabili interpreti, stava per cammello.
E nacque così: gli operai che lavoravano in cooperativa, divisi in squadre di 6 – 7 ciascuna, avevano la consolidata abitudine di spedire i ragazzi più giovani, un’oretta prima di consumare il frugale pasto di mezzogiorno, a rifornirsi di vino (che poi veniva pagato quando riscuotevano la “quindicina” ogni due sabati) presso le rivendite esistenti nelle vicinanze del luogo di lavoro: a Roselle da Franca (la mamma di Primo della “Parolaccia”), a Braccagni da Quirino o dal Brencio, alla stazione da Sollecito, a Sticciano scalo da Vezio detto mezza lira, ecc.
Ovviamente i fiaschi venivano corredati anche di un bicchiere per ogni squadra.
Volle il caso che un giorno il bicchiere della squadra di cui facevano parte anche Maso e Savino si rompesse, ed in mancanza di altro oggetto adatto alla bisogna, venne deciso a maggioranza di bere a garganella contando i sorsi, o come li chiamava Maso, i “glu-glu”. Savino, e questo era imprevisto, era però dotato di una maggiore capacità di trangugiare il liquido, per cui ci si accorse che un suo “glu-glu” equivaleva ad almeno due degli altri.
Maso, interessato e che osservava attentamente, pensò allora ai cammelli che, come noto, fanno rifornimento di liquido prima di attraversare il deserto ed accomunò pertanto Savino ad uno di quegli animali.
SOPRANNOMI E NOMIGNOLI
a cura di Giuseppe Guerrini
Ci piacerebbe conoscere anche quelli della zona di Braccagni, che vanta sicuramente una lunga tradizione in merito.
Agonia, Bachino, Bachiorre, Baffino, Ballaccia, Becio, Biascino, Billo, Brenna, Buba, Buzzino, Buzzurro, Cacino, Canapino, Cannevote, Cazzabubbolo, Chioccino, Chiorba, Ciccio, Cignale, Cingallino, Contepelo, Culodoro, Conodoro, Dentice, Ficone, Gallina, Gavonchio, Gaghe, Grillo, Guazzino, Gattorosso, Gabolino, Granchio, Lisca, Mezzasega, Millelire, Mangiachicchi, Nasca, Omino, Pallino, Pascia, Paponchio, Pioppino, Pisello, Pipone, Poppediferro, Poccino, Pispolo, Puzzola, Seghino, Tacco, Tappo, Tomme, Veleno, Zanna, Zio.
Diminutivi di nomi propri di persona
Meco (Domenico)
Gigi (Luigi)
Gosto (Agostino)
Beppe (Giuseppe)
Tonio (Antonio)
Cecco (Francesco)
Poldo (Leopoldo)
Foffo (Astolfo)
Mino (Giacomo, Abramo, ecc.)
Dedo (Alfredo)
Lello (Raffaello)
Meo (Tolomeo)
Ghigo (Federigo)
Nanni (Giovanni)
Pippo (Filippo)
Nando (Ferdinando)
Lalle (Raoul)
Maso (Tommaso)

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