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	<title>Braccagni.info &#187; archivio</title>
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		<title>la banca della memoria</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 13:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fidanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[I RICORDI E I PERSONAGGI]]></category>
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		<description><![CDATA[LE STRADE DEL VINO di Bruno Ciarpaglini   Produrre un ottimo vino con i mezzi moderni di oggi, con la tecnologia perfetta, le cantine a misura ambientale, dove troneggiano barili, contenitori e bottiglie sulle quali applicare l’etichetta, è facilissimo. Inoltre gli enologi che con il loro parere sapientemente trasformato dagli slogan pubblicitari che invogliano all’acquisto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1092" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><a href="http://www.braccagni.info/wp-content/uploads/2009/02/25.jpg"><img class="size-medium wp-image-1092" title="25" src="http://www.braccagni.info/wp-content/uploads/2009/02/25-184x300.jpg" alt="Il Dr. Iacopini" width="184" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Dr. Iacopini</p></div>
<p style="text-align: center;">LE STRADE DEL VINO</p>
<p style="text-align: center;">di Bruno Ciarpaglini</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Produrre un ottimo vino con i mezzi moderni di oggi, con la tecnologia perfetta, le cantine a misura ambientale, dove troneggiano barili, contenitori e bottiglie sulle quali applicare l’etichetta, è facilissimo. Inoltre gli enologi che con il loro parere sapientemente trasformato dagli slogan pubblicitari che invogliano all’acquisto del prodotto, operano in una realtà molto diversa da quando l’uva veniva pigiata dentro i bigonci nella vigna, per essere successivamente trasferita con i carri trainati dai buoi nel locale adibito a cantina dentro i tini in cui veniva pestata con i piedi scalzi fino a quando il mosto, travasato nelle damigiane diventava limpido e trasparente.</p>
<p>In mancanza di enologi diplomati, provvedevano all’assaggio coloro che col vino avevano particolare dimestichezza e quindi potevano esprimere un giudizio competente sul liquido sottoposto all’esame del loro palato.</p>
<p>Sullo stradone delle Gerlette, il podere di Guido e Ottavio Salvadori, quello di Callisto e Alberto Petrucci alla Ciprianina, erano punti di sosta obbligati per quanti, tornando dal lavoro in bicicletta o a piedi, potevano gustarsi un bicchierotto.</p>
<p>Ma anche gli altri viticoltori disseminati nella pianura erano mete ambite per visite “enologiche”. Come sarebbe stato possibile passare davanti a Casalpino e non fermarsi ad assaggiare il vino del Rappoli, oppure al podere Spiga e non fare visita al Ciardi, alla Francina dal Mazzini e dal Rossi, al Pian di Maggio e a Casalpiano dal Bonelli o da Basilio, ai Poderi  Nuovi dal “Mosca” o al Rigone dal Morganti?</p>
<p>Si sarebbero offesi e quindi non era il caso. Sottoposto a tale “collaudo” il vino poteva essere venduto, in fiaschi o al minuto.</p>
<p>Ed infatti, nelle botteghe di Montepescali e Braccagni c’erano cartelli scritti a mano con l’indicazione: “vini del Petrucci, del Salvadori, del Rappoli, etc.”</p>
<p>I vari assaggiatori avevano la fisionomia dei dipendenti delle Amministrazioni agricole, fissi o stagionali, e cioè di Giannino, Menchino, di “Guerra”, Gigi, Nanni, Savino, “Vento”, del Belli, del Riccio, etc. ai quali, nell’immediato dopoguerra, si aggiunse un carabiniere alto e grosso, un “omone” di nome Terenzio, che prestava servizio presso la caserma di Montepescali. Egli aveva per il vino una predilezione particolare tanto che Francesca, la donna di servizio detta Checca, quando apparecchiava per il pranzo o per la cena, era imbarazzata a trovare un bicchiere adatto alle esigenze di Terenzio. La soluzione fu merito di Aldemara che regalò alla Checca un boccale da birra da tre quarti.</p>
<p>Terenzio ovviamente faceva il possibile per essere mandato in servizio fra la stazione e gli Acquisti e passare con una certa frequenza per lo stradone delle Gerlette.</p>
<p>Una sera, però, probabilmente la libagione fu più abbondante del solito e Terenzio, dopo vari tentativi, non ce la fece proprio a risalire in bicicletta per ritornare a Montepescali alla fine del turno di servizio.</p>
<p>Il Salvadori pensò allora di mettere il giogo ad un paio di buoi ed attaccarli ad un carro e così il militare  e la bicicletta fecero ritorno in paese con tale improvvisato mezzo di locomozione.</p>
<p>Il carro agricolo non era però propriamente un pullman e procedendo lentamente, col passo dei mansueti animali, di tempo per coprire la distanza ne impiegò molto.</p>
<p>Durante il tragitto i fumi dell’alcool si diradarono per cui,  svegliandosi ed essendo nel frattempo discese le prime ombre della sera, invece di ringraziare, Terenzio notò che il carro non era fornito, sul retro, del fanale prescritto.</p>
<p>“Ci sarebbero i motivi per una contravvenzione”, commentò il militare davanti allo sbalordito “autista” del carro. Ovviamente, da quel momento, Terenzio si scordò il sapore e l’aroma del vino delle Gerlette.</p>
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